11_Cardinale e attivista

2 marzo 2008

Repubblica - Napoli
L´arcivescovo interviene alla riunione delle associazioni dei laici cattolici di Napoli
L´invito del cardinale Sepe “Chiarezza, per il bene dei cittadini”
Replica alla Iervolino: compio il mio mestiere fino in fondo
di Patrizia Capua

«Che posso dire? Speriamo che tutto si chiarisca per il bene comune dei cittadini». Sceglie una formula neutra il cardinale Crescenzio Sepe per commentare le vicende giudiziarie del governatore Antonio Bassolino nello scandalo dei rifiuti. Dichiarazione a margine di una giornata particolare in cui Sepe, nel seminario di Sant´Ignazio a Cappella Cangiani, ha dato vita a quella che ha voluto definire la «Costituente» delle associazioni dei laici cattolici di Napoli. Il raduno, promosso da Mario Di Costanzo, alla guida della Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, da un´idea nata prima dello scorso Natale durante un incontro di riflessione, ha richiamato una settantina di gruppi che operano in diversi settori della società. Il dibattito è stato fortemente influenzato, sarebbe stato strano il contrario, dalle vicende che Napoli sta vivendo in questi mesi, a cominciare dalla crisi della spazzatura. Fallimenti più che risultati.
Alla platea sono state presentate sei proposte, con analisi e relativo giudizio durissimo sulla gestione della cosa pubblica e sulla classe politica che ha operato. Ipotesi di intervento «per rendere un servizio competente nelle strutture come famiglia, istituzioni, partiti, sindacati, per la realizzazione del bene comune».
In campo, ciascuno con una sintesi del lavoro di gruppo, sono scesi i rappresentanti del Centro italiano femminile, Azione cattolica, Comunità di Sant´Egidio, l´Ordine di Malta, la Famiglia Camilliana laica. «Cittadini attivi che vogliono assumersi come cristiani, la responsabilità di migliorare il contesto», ha detto il cardinale. «Non vogliamo piangere su noi stessi, è finito il tempo, ora bisogna che noi cristiani assumiamo le nostre responsabilità e ci proiettiamo verso il futuro. Che usciamo dai nostri ambiti chiusi e cerchiamo di essere quel seme che fa fermentare questa società. Noi siamo nel mondo per essere l´anima del mondo».
Sepe ha rivolto alle associazioni un sentito riconoscimento per il lavoro svolto assieme all´esortazione ad essere concreti. Per quanto riguarda il proprio ruolo, il cardinale non ha rinunciato a puntualizzare. «È inutile che mi vengano a dire che il cardinale esce dai suoi confini» ha ribadito in polemica con il sindaco Rosa Russo Iervolino, che reagì alle critiche («il cardinale faccia il cardinale»). Io compio il mio mestiere di vescovo nei confronti dell´uomo, anima e corpo» e la sala si è lanciata in un lungo applauso, «e compierò questa missione fino alla fine e senza nessuna paura».
Sei proposte sui temi “Formazione ed educazione” (Angela Giustino), “Giovani” (Giuseppe Irace), “Lavoro” (Eleonora Cavallaro), “Giustizia” (Matilde Azzollini), “Ambiente” (Giovanni Battista De Medici), “Salute e sanità” (Anna Zedda). Frutto di analisi della realtà, e della ricerca delle cause che hanno determinato ferite nel tessuto sociale che sembrano insanabili.
Il percorso avviato, si è detto nei numerosi interventi, prevede che ciascuno offra il proprio contributo per la soluzione dei problemi, la missione del laicato cattolico si allarga così alla realtà sociale, politica, ambientale, con funzioni di stimolo e di collaborazione. I laboratori presentati ieri si tramuteranno in “osservatori stabili”, è stato lo stesso cardinale ad annunciarlo, per offrire risorse e idee. Con cadenza semestrale si terranno nuovi incontri per verificare l´operatività e la sinergia tra i diversi soggetti in campo. «Siamo dei missionari chiamati da Dio a rispettare il suo disegno e metterlo in pratica», ha esortato il cardinale.
Una “nuova primavera” del laicato cattolico, «questo primo marzo sarà ricordato nella storia della Chiesa napoletana come l´inizio di una nuova stagione», ha affermato Sepe, «questa giornata fa parte di un piano pastorale che stiamo approntando. Nessuna parola detta sarà persa». Mario Di Costanzo, ex assessore al Patrimonio del Comune di Napoli, che vede nell´evasione scolastica uno dei mali più gravi, ha spiegato nella sua relazione: «La città è stata lo sfondo per la nostra riflessione. E anche la dimensione politica. L´idea di una politica che interagisce con le persone, ne coglie le domande e le traduce in proposte e progetti. Che agli interessi di parte antepone i bisogni collettivi. Che dà esempio di assoluto rigore amministrativo e rifiuta soluzioni compromissorie. La politica come vita delle persone, capace di dare risposte forti e significative ai bisogni, tante volte inespressi. È importante che il vescovo sappia che su di noi la Chiesa di Napoli può contare».
Angela Giustino, del Centro italiano femminile, ha fatto rilevare che si produce cultura e anche di notevole livello solo a vantaggio di una élite mentre anche grazie all´indifferenza degli intellettuali, ampie fasce della società napoletana ne restano puntualmente escluse. Sulla vicenda spazzatura, De Medici ha denunciato che la Regione Campania non ha ancora istituito siti di stoccaggio di rifiuti tossici e nocivi. Vito Amendolara (Coldiretti) ha ricordato che le campagne del napoletano sono ormai lo sversatoio della città e che non è stato ancora approntato un piano di bonifica per proteggere le produzioni agricole. La rinascita della città passa per la questione lavoro.
Cavallaro ha toccato i punti nodali: arginare la dispersione scolastica, agevolare la burocrazia (vedi il caso Rinascente che sta abbandonando Napoli), attivare gli incentivi (il credito d´imposta) per l´occupazione e gli investimenti, potenziare la rete dei servizi (asili nido e assistenza domiciliare per gli anziani), sviluppo turistico, considerato fonte preziosa di lavoro. Da qui l´idea di avviare un censimento dei beni, anche della Chiesa, che potrebbero essere restaurati e messi a disposizione di cooperative di giovani per creare piccole imprese.
::


27 gennaio 2008

Corriere del Mezzogiorno
Iervolino: «Sepe pensi a fare il cardinale»
La replica del presule: che Dio illumini tutti noi
«Chi ha procurato il disastro rifiuti — ha detto l’alto prelato — è un peccatore. Adesso però bisogna superare subito questa grave emergenza»
di Simona Brandolini

NAPOLI — Nel salone dei Busti è lapidaria, quasi infastidita: «Ognuno faccia il suo mestiere. Il cardinale faccia il cardinale». Scoppia il caos, fioccano le polemiche, il centrodestra si schiera in difesa dell’arcivescovo di Napoli e lei, la sindaca, raddrizza il tiro. «Non vi è nessun attacco alla Chiesa — spiega nel pomeriggio Rosa Russo Iervolino — e men che meno alcuna mancanza di rispetto al cardinale Crescenzio Sepe nelle mie dichiarazioni, carpite nella confusione di Castel Capuano. Mi pare logico e rispettoso della laicità dello Stato che le responsabilità politiche, qualora vi siano, vengano giudicate dagli elettori e dagli organi competenti». E non dalla Chiesa, quindi. E prosegue: «Questo significa avere le idee chiare sul sistema costituzionale e non vuole assolutamente costituire critica o mancanza di rispetto nei confronti di nessuno». Che poi non è molto lontano dall’ «ognuno faccia il suo mestiere», è solo la spiegazione della dichiarazione di una donna che è nelle istituzioni da sempre, laicamente, pur essendo profondamente religiosa.
Ed è anche una difesa. Ché al di là delle precisazioni, ieri è stata palpabile la freddezza di quel saluto tra la Iervolino e l’alto prelato. Alla sindaca non deve essere piaciuta la critica alle istituzioni. Non deve aver digerito neanche la veglia di preghiera organizzata in Duomo (cui non ha partecipato perché frebbricitante) e il miracolo straordinario chiesto dal cardinale a San Gennaro perché «Napoli non è mai stata tanto in pericolo come in questi giorni», così ha tuonato l’arcivescovo di Napoli. Tant’è che poco prima delle celebrazioni per l’anno giudiziario la Iervolino esprime la sua insofferenza anche al sottosegretario Luigi Scotti. Il cardinale Sepe, che aveva rilanciato la querelle sostenendo che «chi ha procurato il disastro rifiuti è un peccatore», controbatte in serata alla Iervolino. «Noi speriamo di fare il nostro lavoro ed ognuno faccia il suo — precisa l’alto prelato — speriamo che l’aiuto di Dio e di San Gennaro, che abbiamo voluto chiamare direttamente, possano illuminare tutti noi: chi deve prendere le decisioni, chi deve essere coinvolto, chi deve collaborare, affinchè ci si metta insieme per risolvere una volta per sempre, bene e definitivamente questi problemi». Intanto con Sepe e contro la sindaca si scatena il centrodestra. Il deputato di Forza Italia Antonio Martusciello parla di «una caduta di stile» da parte della Iervolino. «Il presule— dice — si fa carico dei problemi della gente che soffre, che non ce la fa più a vedere la propria città collassare».
::

Repubblica - Napoli
Iervolino contro il cardinale “A ognuno il suo mestiere”
Poi nel pomeriggio frena: “Nessun attacco alla Chiesa”. Sepe: “Ha peccato chi ha causato il disastro rifiuti, bisogna convertirsi”
di Ottavio Lucarelli

«Ognuno deve fare il proprio mestiere, il cardinale faccia il cardinale». Sbotta così il sindaco Rosa Russo Iervolino a Castelcapuano quando i cronisti le chiedono di commentare le frasi di Crescenzio Sepe riportate dai giornali e pronunciate alla veglia di preghiera di venerdì sera. Frasi dure, certamente non le prime, verso la classe dirigente locale: «Napoli mai in pericolo come in questi giorni». «Fate presto». «San Gennaro aiutaci tu». La Iervolino sbotta e la sua reazione così secca scatena rapidamente reazioni a valanga che, da una parte e dall´altra degli schieramenti, sono comunque tutte in difesa del cardinale.
Dalla Curia a caldo nessun commento ufficiale, ma il primo a reagire è il senatore Nello Formisano dell´Italia dei valori: «Possiamo solo ringraziare il cardinale Crescenzio Sepe per l´appello che ha rivolto a tutti i cittadini, siano essi rappresentanti istituzionali o meno, chiedendo un impegno concreto per salvare la città di Napoli e tutta la Campania in un momento difficile come quello attuale». Secondo Formisano è soprattutto la Chiesa, ora più che mai, a poter raccogliere e catalizzare le energie positive necessarie a poter richiamare le coscienze delle persone per superare definitivamente l´emergenza rifiuti».
Ma sulle frasi della Iervolino, mai così drastica nei confronti di Sepe pur in un rapporto che non è stato certamente mai idilliaco, si scatena soprattutto il centrodestra. Per Antonio Martusciello di Forza Italia quella reazione è «una caduta di stile figlia di una rinnovata cultura oscurantista della sinistra che vuole imbavagliare la Chiesa di fronte ai disastri causati dalla propria incapacità amministrativa». Secondo Raffaele Ambrosino, capogruppo azzurro in consiglio comunale, «la reazione così spropositata alle sacrosante critiche del cardinale Sepe evidenzia un sindaco ormai sotto assedio da parte di tutti i settori della società civile cittadina e rivela un atteggiamento ipocrita e incoerente anche nei rapporti con la Chiesa napoletana». Appena qualche settimana fa, l´8 dicembre ricorda Ambrosino «la stessa Iervolino manifestò l´intenzione di lavorare addirittura insieme alla Curia per utilizzare i 220 milioni di euro dell´Unione europea per la riqualificazione del centro storico ed oggi, in risposta alle sacrosante critiche del cardinale, afferma che ognuno deve fare il proprio mestiere».
La secca frase della Iervolino rimbalza in ogni angolo della regione mentre il cardinale, anch´egli in mattinata tra le toghe di Castelcapuano, nel frattempo aveva rincarato la dose nei riguardi della classe politica locale ritornando a bacchettare sulla tragedia dell´immondizia in Campania: «Quanti peccatori ci sono in questa città per l´emergenza rifiuti? Tutti quelli che hanno causato questo disastro perché quando si fa del male si pecca. E quando si pecca bisogna convertirsi, cercare di fare del bene, cercare di riparare il male fatto».
Un suggerimento che nel pomeriggio Rosa Russo Iervolino segue ma solo in parte. Il sindaco cerca di giustificare la sua reazione ma, nella sostanza, conferma il concetto espresso in mattinata all´inaugurazione dell´anno giudiziario: «Nelle mie parole non vi è stato alcun attacco alla Chiesa. Men che meno alcuna mancanza di rispetto nei confronti del cardinale Crescenzio Sepe nelle mie dichiarazioni carpite al volo dai giornalisti nella confusione di Castelcapuano. Mi pare logico e rispettoso della laicità dello Stato che le responsabilità politiche, qualora vi siano, vengano giudicate dagli elettori e dagli organi competenti. Questo significa avere le idee chiare sul sistema costituzionale e non vuole assolutamente costituire critica o mancanza di rispetto nei confronti di nessuno».
::



26 gennaio 2008

La Stampa
Caos rifiuti, rivolta nel Beneventano
A Napoli il cardinale espone reliquie
::

Corriere della Sera
Napoli. Sepe: peccato grave aver portato a questo scempio. Il super commissario: non cambio il piano
San Gennaro contro l’emergenza rifiuti
Esposta l’ampolla, veglia in Duomo. Guerriglia nel Beneventano
Fedeli a raccolta affinché il sangue si sciolga in via «straordinaria». Era già successo con la peste e il terremoto
di Fulvio Bufi

NAPOLI — Quando arrivò il prefetto De Gennaro a governare l’emergenza rifiuti, fu inevitabile che qualcuno accostasse il suo cognome al nome del santo patrono, e inevitabili furono le battute sul «miracolo di De Gennaro » di cui Napoli aveva bisogno. Ma adesso non c’è più ironia, adesso c’è veramente una richiesta di miracolo. E direttamente a San Gennaro, non a De Gennaro, che per parte sua ha fatto un piano per uscire dalla crisi e non intende cambiarlo anche se c’è chi protesta.
L’appello al santo parte dalla più alta autorità della Chiesa di Napoli: il cardinale Crescenzio Sepe porta le ampolle in Duomo e chiama i fedeli a una veglia di preghiera - che stanotte ha riempito la cattedrale - affinché il sangue si sciolga in via straordinaria anche lontano dalle date dedicate al prodigio (19 settembre, 16 dicembre e il sabato che precede la prima domenica di maggio). Non è un auspicio inedito, ha precedenti concomitanti con le peggiori tragedie della città: l’epidemia di peste e quelle di colera, la guerra, il terremoto.
Anche l’immondizia che da anni con gli sversamenti illeciti avvelena i napoletani (proprio ieri i prelievi di sangue su alcuni abitanti di Pianura per accertare i danni provocati dalla discarica), nelle parole dell’arcivescovo diventa non più emergenza, ma tragedia. Napoli, scrive monsignor Sepe, è «sprofondata in una delle notti più buie della sua storia». E deve perciò ricorrere al soccorso più alto: quello della fede. Ma il richiamo del cardinale ha anche la volontà di scuotere le coscienze. «Rialzati Napoli! Grida forte il tuo tormento, ma non lasciarti vincere dal tuo dolore », scrive ancora. E scrive anche «Basta!», e «Fate presto!», rivolto a chi per ruolo istituzionale deve risolvere il problema.
Non è la prima volta che monsignor Sepe fa sentire la sua voce da quando è scoppiata la crisi igienica. Ma mai era arrivato fin dove arriva con questa lettera alla città. «Ha commesso peccato grave chiunque ha provocato questo scempio», vi è scritto. E poi: «Nessuno può chiamarsi fuori dallo scempio di una città, mai così umiliata e mai così in pericolo come in questi giorni: troppi sacchetti neri insudiciati dagli egoismi, dalle inadempienze, dalle incapacità e - Dio non voglia - dalle connivenze con il malaffare, sono andati ad ammassarsi come rifiuti, sporcando non solo mani ma anche la coscienza».
Quindi non è di proteste che c’è bisogno, insiste il cardinale, ma di impegno. Ora che «non c’è più un minuto da perdere», manifestazioni e blocchi stradali, come quelli che anche ieri si sono ripetuti nel Beneventano per protestare contro la riapertura della discarica di Montesarchio, dovrebbero lasciare spazio a altri comportamenti: «Nel nome di Dio, imploro tutti voi, cittadini e fratelli di Napoli e della Campania, a rendere possibile l’impossibile di queste settimane tragiche e amare. È necessario ora che il senso di responsabilità non solo superi, ma sovrasti anche i sentimenti che la devastazione ha già messo in campo: l’indignazione, l’ira, il senso di umiliazione ». Tutto questo chiede l’arcivescovo ai napoletani. Ma lancia anche un messaggio al resto del Paese: «Siamo di fronte a un problema che tocca tragicamente Napoli ma che riguarda tutti. E neppure oggi, pur ridotta in tali condizioni, Napoli può essere considerata come la malattia endemica di cui soffre l’Italia. Tentazioni di questo genere sono, queste sì, spazzatura impossibile finanche da riciclare ».
::

Corriere del Mezzogiorno
«Napoli mai in pericolo come in questi giorni»
Sepe invoca San Gennaro ma niente miracolo
Il cardinale Sepe chiede il miracolo «straordinario» per l’emergenza rifiuti e per lo scempio «di una città umiliata, mai così in pericolo»
di Carlo Franco

NAPOLI — Nella teca che il Cardinale Sepe ha tenuto ben alta perchè tutti invocassero il miracolo, il sangue del patrono è rimasto duro come pietra, ma non è un cattivo presagio perchè il miracolo è atteso, come una prova di condivisione o meno per la città, solo nelle ricorrenze canoniche. Il popolo dei fedeli che ieri gremiva la cattedrale per la veglia di preghiera sollecitata dal Cardinale Sepe per invocare una tregua nella emergenza rifiuti, ha accolto senza scomporsi il responso negativo. Qualcuno però ha avuto il coraggio di obiettare: «Certo, se lo faceva era meglio». Ma non ci sono state, come nel passato quando nel Duomo spadroneggiavano le «parenti», scene di disperazione e proteste all’insegna del peggior folclore. «San Gennaro, pensaci tu» non ha funzionato, ma, in compenso, la requisitoria del Cardinale è stata severissima. Accuse roventi ai politici che devono riscoprire l’etica e liberarsi dei loro vizi. E scelte coraggiose per venire in soccorso della città che ormai è quasi agonizzante. L’applaudo è stato lungo e convinto, soprattutto quando il Pastore ha tuonato: «Vorremmo scavare con l le nostre mani per dissotterrare la verità di questo scandalo che si consuma sotto gli occhi del mondo».
Pestilenze, guerra, terremoti e ora la munnezza: nei momenti drammatici la Chiesa «che non ha paura di sporcarsi le mani» scende in campo con le sue armi, la veglia di preghiera e la richiesta di un «intervento» dall’alto che salvi la città «fiaccata da troppi mali ma ancora di più da un cumulo di diagnosi sbagliate ». Nell’omelia che scandisce il tempo della veglia Crescenzio Sepe non lesina le accuse: «Mai avremmo pensato, quando Papa Benedetto XVI è venuto tra di noi per il meeting della pace, che la città sarebbe sprofondata in una delle notti più buie della sua storia». E conclude con una sorta di scomunica - «Basta!» che ripete il titolo che il Corriere del Mezzogiorno stampò in prima pagina nel giornale del 23 maggio. Otto mesi dopo l’allarme è diventato dramma e il cardinale lo sottolinea con toni quanto mai forti: «Nessuno può chiamarsi fuori dallo scempio di una città mai così umiliata e mai così in pericolo, come in questi giorni: troppi sacchetti neri insudiciati dagli egoismi, dalle inadempienze, dalle incapacità e - Dio non voglia - dalle connivenze con il malaffare, sono andati ad ammassarsi come rifiuti, sporcando non solo mani ma anche la coscienza ». Le sedie riservate alle autorità sono quasi tutte vuote. Mancano il sindaco, il Governatore e il presidente della Provincia e il Cardinale saluta alla voce i presenti: il caro senatore Tessitore e l’assessore regionale Montemarano. Più defilati il viceprefetto Mariella D’Ascia e i presidi Ferrara e Grella. Troppo poco, ma questo passa il convento devastato dalle contestazioni.
L’immagine del Duomo con il popolo in ginocchio richiama alla mente un’altra foto, quella di una affollatissima processione da San Giorgio a Cremano alle falde del Vesuvio per invocare l’arresto della lava durante l’eruzione del ‘44, l’ultima. In quella occasione i fedeli portarono a spalla l’immagine di San Gennaro e le statue degli altri santi protettori. Ieri sera, invece, la prova è stata molto più impegnativa anche se segnata dall’emozione profonda. Il cardinale non risparmia il cittadino comune: «Anche noi, dice, abbiamo contribuito a questo scempio ogni volta che abbiamo depositato i sacchetti a tutte le ore del giorno e della notte, ogni volta che abbiamo abbandonato in strada, senza alcuna decenza, qualsiasi cosa». Molto forte anche il richiamo a trovare in noi stessi il coraggio della verità. Ecco il passaggio chiave dell’omelia, una sorta di tuono che ha scosso il popolo dei fedeli investendo la responsabilità delle istituzioni: «Sì, fratelli miei, ha commesso peccato grave chiunque ha provocato questo scempio, ma il Signore è pronto a perdonare se la conversione è autentica e accompagnata da gesti e atteggiamenti consapevoli». Sepe «dialoga» anche con il prefetto De Gennaro: «Di fronte all’ennesimo piano lo scetticismo non è certo scomparso», ma questo, aggiunge, non è tempo di critiche ma di azione. Che significa turatevi il naso e collaborate.
::

Repubblica
Rifiuti, attacco del cardinale “Napoli: la politica ha fallito”
In Duomo le reliquie di San Gennaro, come per la peste
Napoli, attacco del cardinale: sui rifiuti la politica ha fallito
Guerriglia nel Beneventano De Gennaro: il piano non si cambia
di Conchita Sannino

NAPOLI - Una «città agonizzante opprime il cuore della Chiesa di Napoli». Per questo il cardinale Crescenzio Sepe, celebrando in Duomo una veglia speciale di preghiera per la metropoli devastata dalla crisi rifiuti, richiama duramente alle sue responsabilità una «politica tramortita e senza etica, resa sterile dai suoi stessi vizi», denuncia il «fallimento dell´intera filiera nazionale e locale», ma indica con lucidità anche «le mancanze e l´indifferenza di tutti noi, dei cittadini che si indignano, ma hanno contribuito con la loro condotta a questo scempio». Il pastore cresciuto all´ombra di Wojtyla e che a ottobre aveva gioiosamente organizzato la visita di Papa Ratzinger in città, lancia ora il suo grido: «Napoli rialzati!». E affida la volontà del cambiamento anche all´intercessione del patrono San Gennaro, di cui il cardinale decide ieri di esporre, «eccezionalmente», le ampolle con il suo sangue. È una scelta meditata e grave: lo stesso cardinale Sepe ricorda che tale offerta delle reliquie (al di fuori delle tre celebrazioni in onore del Santo, a maggio, settembre e dicembre) è sempre avvenuta in circostanze drammatiche come appunto «eventi catastrofici, guerre, pestilenze, carestie e terremoti».
Una giornata che, forse, segnerà un punto di svolta nella fase più drammatica dell´emergenza campana. In Duomo la gente applaude, medita, piange. Oltre un migliaio di persone nelle navate, tra le offerte i giovani portano «il pane, i fiori, l´acqua», simboli di «un creato minacciato» dall´immondizia. «Chiunque ha provocato questo scempio ha commesso peccato grave», tuona il cardinale. Proprio nelle stesse ore, nel raggio di qualche centinaio di chilometri dalla cattedrale, si acutizzano le tensioni nei comuni di Montesarchio e di Ariano Irpino contro la decisione del super commissario De Gennaro di riaprire le discariche. Blocchi stradali a ripetizione si registrano fino a sera sulla statale Appia, oppure a Pozzuoli, a San Giorgio a Cremano, a Torre Annunziata. È il solito intreccio. Si mescola la rabbia di chi non vuole più la discarica vicino casa con l´angoscia di intere comunità costrette a vivere tra i miasmi. Oggi De Gennaro sarà a Benevento per incontrare le istituzioni locali sulla riapertura del sito Tre Ponti a Montesarchio, già sequestrato dalla magistratura e in queste ore requisito dal supercommissario. «Dialogo con tutti, ma il Piano non si cambia di una virgola», ribadisce De Gennaro.
È il rischio anarchia che lo stesso arcivescovo non trascura di condannare. Sepe incoraggia l´azione del prefetto De Gennaro, invoca con fermezza: «Bisogna fare presto. Non c´è più un minuto da perdere. Eppure di fronte all´ennesimo Piano, lo scetticismo non è certo scomparso. Ma io vi imploro, cittadini e fratelli di Napoli e della Campania, a rendere possibile l´impossibile di queste settimane tragiche e amare». Basta dire no, è l´invocazione della Chiesa. Intanto la crisi rifiuti tiene banco anche in Regione e a Palazzo di giustizia. In mattinata, in consiglio regionale, viene respinta la mozione di sfiducia avanzata dal centrodestra contro il governatore Antonio Bassolino. Poco dopo, nell´aula bunker di Poggioreale dove si celebra il processo alla politica delle inefficienze (27 indagati, tra cui i vertici del gruppo Impregilo e lo stesso presidente della giunta regionale), affiora un´altra ipotesi di reato a carico lo stesso Bassolino: concorso in falso.
::



Corriere del Mezzogiorno
10 novembre 2007

L’amministrazione comunale corre ai ripari dicendosi pronta a discutere con il comitato sulle proposte avanzate
Chiaia, Sepe «benedice» il corteo
Gli organizzatori: l’intervento del Cardinale rafforza la protesta contro il degrado
di Anna Paola Merone

NAPOLI — Il corteo dei cittadini di Chiaia ha ottenuto una adesione speciale. Una «benedizione» ha azzardato qualcuno, dal momento che al comitato «Chiaia per Napoli» ha manifestato solidarietà e partecipazione il cardinale Crescenzio Sepe. In una lettera l’Arcivescovo di Napoli sottolinea la congruità delle ragioni dei manifestanti che oggi alle 11 scenderanno in piazza. «Non potrò essere alla marcia — scrive il cardinale Sepe — ma senz’altro ne condivido lo spirito e gli obiettivi».
Gli organizzatori del corteo, Giuseppe Marasco e Paolo Santanelli, ringraziano e procedono avanti tutta. Ieri pomeriggio, fianco a fianco, lavoravano per raccogliere le ultime adesioni. In giro attraverso le strade di Chiaia. «Siamo lusingati e contenti — dice Santanelli — dell’adesione del Cardinale, che rafforza la nostra protesta. Quante persone prevediamo che interverranno? Difficile dirlo. Stiamo lavorando all’organizzazione del corteo da venti giorni, senza sosta. Mail, telefonate, passaparola fra amici sono i canali su cui ci stiamo muovendo. Le venti associazioni che fanno parte della consulta, fra cui ci sono anche i commercianti, stanno facendo la loro parte. Le previsioni meteo indicano una giornata di sole. Insomma noi ci crediamo. E le reazioni che vengono dal Comune ci fanno supporre che abbiamo colto nel centro».
Reazioni che ieri sono arrivate dall’assessore alla Mobilità, Gennaro Mola. «La disponibilità del Comune a discutere dei problemi di Chiaia — sottolinea — c’è ed è stata anche dimostrata. Ho invitato i promotori del corteo ad incontrarci in Comune, prima, durante o dopo la manifestazione. Martedì ho incontrato il presidente della Municipalità, Fabio Chiosi, e ho contattato direttamente Santanelli. Ho persino autorizzato lo spostamento delle fioriere di Piazza dei Martiri che avrebbero potuto intralciare il corteo. Ho manifestato ai promotori della protesta piena disponibilità a incontrarci per affrontare specificamente i problemi del quartiere, principalmente quelli in materia di polizia locale e di sorveglianza, ma evidentemente hanno preferito rinviare l’incontro a dopo la manifestazione».
Una manifestazione organizzata per chiedere maggiore attenzione a Chiaia: sicurezza, legalità, parcheggi, un controllo effettivo sulla movida, la delocalizzazione dei mercatini rionali, l’abbattimento delle barriere architettoniche, il rispetto delle zone a traffico limitato. «Non tutte le nostre richieste saranno probabilmente accolte fin dal primo momento — osserva Marasco —, ma non recideremo dalle nostre posizioni fino a quando, l’uno dopo l’altro, i problemi di Chiaia non saranno risolti e, a seguire, quelli degli altri quartieri della città. Chiediamo attenzione ad una amministrazione assente. Assente in tutta Napoli».
L’appuntamento per la manifestazione è per questa mattina alle 11, in piazza dei Martiri. Poi il corteo si muoverà in direzione via Filangieri, via dei Mille, via Carducci fino a piazza San Pasquale, simbolo della movida violenta. Alle finestre del quartiere saranno appesi, in segno di protesta, drappi bianchi.
::

IL MESSAGGIO /«Aderisco all’iniziativa, ridà fiducia e speranza»
di Crescenzio Sepe

Ho avuto notizia delle ragioni che hanno portato alla costituzione del Comitato di consulta delle Associazioni di cittadini «Chiaia per Napoli». Non potrò essere alla marcia, ma ne condivido lo spirito e gli obiettivi. L’iniziativa non si presenta come una protesta o una ribellione contro qualcuno, bensì come una civile e legittima manifestazione di insoddisfazioni, di attese e di richieste espresse da una parte della comunità cittadina e da un quartiere, ma certamente condivisibili da una larga maggioranza della popolazione. Le motivazioni addotte e i punti di criticità individuati — come l’affermazione della legalità, la sicurezza sociale, il potenziamento dei servizi — tendono ad una diversa e migliore qualità della vita dei singoli e dell’intera comunità. Il Vescovo della Città non può esimersi dal preoccuparsi anche delle questioni che attengono alla promozione umana e, quindi, alla centralità e alla dignità della persona, al rispetto dell’uomo, proprio perché fatto ad immagine e somiglianza di Dio. La grande legge dell’amore, d’altra parte, non postula affatto l’egoismo e l’individualismo ma invita ad amare Dio e ad amare il prossimo come se stesso, il che impegna tutti, anche in funzione del proprio ruolo nella società, a concorrere a favorire il benessere della persona ed a realizzare il bene comune.
Aderisco, pertanto, alle ragioni dell’iniziativa assunta dal Comitato «Chiaia per Napoli», nella certezza che tutto avviene all’interno delle regole della democrazia e della correttezza comportamentale, nonché nel convincimento che essa è finalizzata a ridare fiducia e speranza a quanti credono fortemente nella capacità di riscatto della nostra amata Città e avvertono il dovere civico di aiutarla ad uscire dai disagi e dalle angustie di questo tempo.
::



Corriere del Mezzogiorno
9 novembre 2007

Sepe, quattro incontri per scuotere la città
Nel Duomo con filosofi e scrittori il mercoledì. «I politici devono solo ascoltare»
di Carlo Franco

NAPOLI - Il cardinale Sepe spinge ancora sulla leva dell’acceleratore sociale. La visita di Benedetto XVI e l’incoraggiamento ottenuto per la carica di dinamismo impressa alla sua azione pastorale lo hanno indotto a rilanciare la sfida. Puntando questa volta non sulla denuncia ma sul dialogo con la città del fare. Dopo il bastone, la carota si sarebbe portati a dire, ma l’obiettivo è un altro: «Il Cristianesimo - dice don Gennaro Matino - responsabile della comunicazione all’interno del nuovo governo della Curia, ma per realizzare una città diversa e migliore è giusto mettere in campo altre provocazioni con l’intento di costruire una città migliore». L’iniziativa prevede quattro dialoghi tra il cardinale e altrettanti protagonisti della vita culturale - Erri De Luca, Fulvio Tessitore, Aldo Masullo e Francesco Casavola - che si svolgeranno nella cattedrale alla presenza di un pubblico che, si spera, sarà numeroso e qualificato. I politici di mestiere per una volta si limiteranno ad ascoltare e a fare tesoro delle proposte che verranno fatte e, al termine del confronto, potranno interloquire con i protagonisti. L’appuntamento che aprirà la serie è fissato per il 28 novembre: gli altri si succederanno ogni mercoledì e fino al 19 dicembre.
Il primo faccia a faccia Crescenzio Sepe lo avrà con lo scrittore Erri De Luca con il quale, partendo da un testo delle Sacre Scritture, parlerà delle «attese (deluse) del nostro popolo», metafora nobile che sottintende la delusione dei napoletani rispetto agli impegni presi e non mantenuti dalle istituzioni. De Luca - l’autore di «Montediddio un romanzo ambientato nel suo quartiere «dove se vuoi sputare in terra non trovi un posto libero tra i piedi» che è una storia di povera gente che attende giustizia - non vive più a Napoli ma non ha tagliato i ponti con la città, ci ritorna appena può e l’ama al punto da avvicinarsi, lui ateo, alla Chiesa per dialogare con Gennaro Matino allo scopo di lanciare messaggi di concordia e di operosità che un giorno potrebbero essere presi in considerazione dalla città che non ascolta. Dopo i libri scritti con Matino, quindi, De Luca alza il tiro e si confronta con il cardinale nella speranza, che è anche del Pastore, che serva a qualcosa. Con Fulvio Tessitore, l’unico politico dei quattro anche se solo preso in prestito dal Senato, si discuterà della «città accogliente» - un altro sogno da coltivare - e con Francesco Casavola, ex presidente della Corte Costituzionale, l’argomento del dialogo sarà l’anelito alla pace e alla giustizia sociale.
Abbiamo di proposito saltato il terzo argomento che è quello centrale e più delicato: l’attesa di una città finalmente vivibile. Il cardinale lo affronterà con Aldo Masullo che da mesi sta conducendo una vera e propria crociata. «Sono un non credente - tiene a dire il filosofo - e non ho nessuna religione, ma da uomo civile e colto ritengo che quando la Chiesa non pretende di dettare leggi allo Stato laico, ma si adopera perchè la comunità viva meglio, il suo sforzo è da sostenere e da incoraggiare. Per criticare il sindaco e le altre istituzioni Masullo non si affiderà ad un linguaggio indolore e sceglierà il verso di una canzone famosa di Giorgio Gaber: democrazia è partecipazione. «Le istituzioni napoletana non coinvolgono i cittadini, è una colpa gravissima, lo hanno capito anche a Roma, ma qui non c’è verso di farlo intendere. Il filosofo lancerà altre due accuse: «Siamo stanchi di attese vane, vogliamo meno Piedigrotte e meno opere artistiche imposte dagli amici degli amici e, in compenso, una attenzione maggiore alle richieste che vengono dal basso». E a questo proposito il filosofo citerà due esempi che, di certo, troveranno consenziente il cardinale. Il primo riguarda la famosa scuola d’arte sistemata all’interno del parco di Capodimonte, in strettissima relazione con il Museo e le iniziative culturali che vi si svolgono. «Ho incontrato i vecchi maestri artigiani che hanno pianto sulla mia spalla denunciando il disinteresse che probabilmente condannerà la scuola a chiudere i battenti. E’ gravissimo, ma chi se ne da per inteso? Lo stesso dramma lo vivianmo a San Gregorio Armeno. Gli artigiani hanno realizzato un miracolo richiamando l’attenzione di tutto il mondo. Si poteva costruire su questo successo, invece si rischia un clamoroso fallimento per non aver assecondato la prima richiesta delle aziende che alimentano il mercato dei pastori e dei presepi i quali volevano e vorrebbero una scuola di formazione per insegnare ai giovani un’arte antichissima e ingenua, ma capace di toccare il cuore degli acquirenti». Ripeterlo con il conforto dell’incontro con questo spirito e Cardinale può servire a rilanciare la proposta: «Andrò all’incontro con questo spirito e confido sulla tenacia del Pastore. Grazie a lui la possibilità di dare una sveglia alla città che dorme si fa finalmente concreta».
::



Il Mattino
domenica 11 febbraio 2007

Le lame consegnate saranno fuse per realizzare gli attrezzi agricoli da utilizzare nei terreni confiscati «Fossero solo 5 sarebbe già un successo»
Sepe: deponete i coltelli, cestini nelle chiese
Messaggio ai giovani della Curia, coinvolte tutte le parrocchie. «Sotto la croce lasciate anche armi e droga»
di Daniela De Crescenzo

«Ragazzi, aprite le mani, lasciate cadere i coltelli. Li trasformeremo in strumenti per lavorare le terre confiscate alle mafie»: il cardinale Crescenzio Sepe si rivolge ai giovani con una lettera che da oggi sarà distribuita in tutte le parrocchie. Un’iniziativa che, ha spiegato, è nata dalle riflessioni provocate dalla morte di Luigi Sica, il sedicenne accoltellato da un coetaneo a Materdei, e che andrà avanti per l’intera quaresima concludendosi il venerdì santo quando si terrà la via Crucis in piazza del Gesù. E ieri il cardinale ha presentato il progetto con al fianco tutta l’équipe che lo ha preparato e che si occuperà di portarlo avanti, dal responsabile della pastorale giovanile, Pasquale Incoronato, al referente regionale di Libera, Tonino Palmese, al direttore delle comunicazioni sociali, Luigi Merluzzo. Presente anche il direttore scolastico regionale, Alberto Bottino, che ha assicurato la mobilitazione delle scuole a sostegno dell’iniziativa del cardinale. «Dopo la morte di Luigi Sica - ha spiegato Sepe -ho sentito il bisogno pastorale di dire qualcosa ai giovani. Nei giorni scorsi sono stato in una scuola, l’istituto Curie di Ponticelli, e mi sono accorto che sono tesi, preoccupati. Perciò noi dobbiamo fare qualcosa, la Chiesa deve dialogare con gli adolescenti non solo sulla base dei ragionamenti, ma parlando con il cuore». E perciò ai ragazzi il cardinale dice: «Non abbiate paura, siate forti. Aprite le mani, lasciate cadere i coltelli. Sfoderate il vostro coraggio e in questi giorni che ci separano dalla Pasqua portate nelle chiese le armi, tutte le armi che rinnegano la vita. Deponete davanti all’altare di Cristo i coltelli, le lame che infangano la vostra giovinezza e la vostra dignità di uomini». E da oggi ai piedi del Crocifisso in tutte le chiese ci sarà una cesta: i giovani, anonimamente, potranno deporvi le armi. Armi che saranno poi bruciate simbolicamente nella via crucis del venerdì santo. Quante saranno? Non importa. «Fossero anche quattro o cinque andrebbe bene comunque, sarebbe il segno che c’è chi ha scelto di cambiare. E sarebbe bello che qualcuno lasciasse nelle ceste qualche grammo di droga», spiega Sepe. Le lame diventeranno strumenti per coltivare le terre confiscate alle mafie in base alla legge approvata dal Parlamento nel ’96. E, spiega Palmese, l’olio prodotto a Gioia Tauro dalla cooperativa «Valle del Marro» sarà benedetto durante la messa del mercoledì santo e utilizzato per i sacramenti. E non sarà questa la sola novità di un calendario di celebrazioni che si presenta particolarmente fitto: a cominciare dalla lavanda dei piedi del giovedì santo (sarà il cardinale a lavare i piedi a dodici giovani esponenti di altrettante comunità), per finire alle stazioni quaresimali poste in zone diverse, da Napoli centro a Ponticelli, da Afragola a Torre del Greco e Marano. E il 31 marzo l’appuntamento è in piazza Dante per la giornata mondiale della gioventù. Giovani protagonisti della Pasqua napoletana, dunque. Ma non solo. Ai ragazzi il cardinale chiede il coraggio di deporre le armi. Ma per i ragazzi chiede molto: innanzitutto un lavoro e poi una città che a suo parere deve tornare a essere la capitale del Mediterraneo, ritrovando un’antica vocazione e virando verso un futuro ricco di prospettive. L’arrivo del Papa sarà, lo ricorda Sepe: «Un’occasione irripetibile per la città, che dovrà mostrare il suo vero volto» Un volto ricco di storia e di arte. E anche per questo, ricorda il cardinale, «è importante che i lavori in cattedrale siano completati per la ricorrenza di San Gennaro».
::

Puoi iscriverti alla newsletter di Decidiamo Insieme per ricevere sulla tua email ogni novità del sito.



Powered by FeedBlitz


Se invece utilizzi un aggregatore di fonti rss, puoi utilizzare il nostro feed.
Feed RSS

Se non sai cos'è un feed, niente panico. Per essere avvisato quando nuovi contenuti vengono pubblicati su questo sito è sufficiente disporre di un aggregatore, che puo' essere un programma sul vostro computer, tipo Feedreader (Windows) o Netnewswire (Mac), oppure un servizio web tipo Bloglines o Rojo, e leggere la guida di Repubblica a RSS. Questo sistema è molto utilizzato e consigliato perchè rende i siti web consultabili in maniera davvero semplice.