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4 marzo 2008 - 9 giugno 2008
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discariche, sempre mancate
9 giugno 2008
Corriere della Sera
Napoli. Progetti «mobili» e cantiere: un caso lungo 20 anni
Discariche fantasma per avere i fondi Ue
La Corte dei Conti condanna i politici
Uno spreco milionario per un sito mai realizzato. I giudici: gli amministratori sapevano che era irrealizzabile
di Marco Imarisio
DAL NOSTRO INVIATO
NAPOLI — «È tutto un complesso di cose». Nella sua memoria difensiva un imputato ha trovato questa giustificazione. Almeno sul punto non aveva torto. In Campania, quando si parla di rifiuti è sempre un complesso di cose. Fin dai primordi, come dimostra l’ultima sentenza della Corte dei conti regionale, la prima ad occuparsi di una delle tante vicende di cattiva amministrazione alla base dell’odierno disastro, condannando i responsabili a rimborsare il danno inflitto alla collettività.
La storia riguarda la mancata realizzazione nel Beneventano di un impianto di selezione e di una discarica. Il progetto veniva giustificato con «lo stato di assoluta emergenza in materia di smaltimento dei rifiuti». Era il 1988, vent’anni fa. Nonostante «l’assoluta emergenza» non se ne fece nulla.
L’idea venne agli amministratori delle comunità montane del Fortore e dell’Alto Tammaro, i quali — dettaglio da niente — non avevano alcun titolo per decidere l’apertura di una discarica, materia allora di competenza della Regione, ma intravedevano in lontananza la possibilità di ottenere un cospicuo finanziamento misto stanziato dal Cipe e dall’Unione europea. Ne venne fuori un progetto sballato, dove ogni protagonista, dalla Regione ai sindaci di piccolissimi comuni passando per le aziende vincitrici degli appalti fino ai cittadini, ha fatto in modo di contribuire al fallimento. Scrivono i magistrati che hanno condotto l’inchiesta penale: «Dall’esame di tutti i comportamenti emerge un quadro di frantumazione della responsabilità che ha portato ad una irresponsabilità collettiva e diffusa». La sentenza della Corte dei conti identifica questa piccola storia come un caso di scuola sulla gestione dei rifiuti in Campania. A suo modo, un prototipo. Indietro al settembre 1988. Una volta avviate le procedure per ottenere il finanziamento del Cipe, le due comunità montane approvano il progetto commissionato alla società Castalia e il 3 ottobre lo inoltrano alla Regione. Tutti d’accordo, l’impianto di riciclaggio è in località Praianone, nel comune di Morcone, avanti con la dichiarazione di pubblica utilità e gli espropri. Peccato che nella fretta nessuno dica nulla al sindaco e agli abitanti.
Ne consegue che la discarica diventa mobile, qual piuma al vento. Soltanto due mesi dopo, il 28 dicembre, viene approvata una delibera con la quale si sposta l’opera di qualche chilometro in linea d’aria, in località Selvapiana. L’anno seguente, l’area individuata per l’intervento cambia ancora, questa volta si ferma in località Villa Viola, ma la sosta è breve, appena un mese. A cantiere aperto, il sindaco di Morcone ha un ripensamento. A questo punto entra in scena la commissione di esperti, che con un colpo di teatro «battezza» una nuova area, ma nel Comune di Colle Sannita, dove non sembrano gradire. Proteste, resistenze, scontri. Come non detto. Si rifà tutto, con la trovata di lasciare un margine di incertezza. Il nuovo bando fissa la costruzione dell’impianto nel Comune di Morcone o in quello di San Giorgio La Molara. Intanto si approva, poi si vedrà. Ma anche qui entrambi gli enti locali, non entusiasti dell’idea, si guardano bene dal mettere a disposizione i terreni.
Il tour del progetto, sempre più itinerante, fa tappa in altre sei località del circondario, ricevendo pochissimi consensi di pubblico e critica. L’ultima possibilità viene individuata nel comune di Ginestra degli Schiavoni, ma anche qui «la scelta non viene confermata dall’Amministrazione locale» scrive con pudore la Corte dei conti. Le due comunità montane chiedono alla Regione una proroga di 12 mesi, gentilmente accordata. Passano invece due anni, la Regione nomina un commissario ad acta per realizzare il progetto, ma «l’individuazione di nuovi siti non dava esiti positivi ». A cinque anni dalla sua concessione, il Cipe revoca l’agognato finanziamento. Dopo aver aperto e richiuso cantieri in serie, la Castalia porta in tribunale le Comunità montane dell’Alto Tammaro e del Fortore e le fa nere, obbligandole al rimborso di un milione e centomila euro. Così la Corte dei conti: «Il rapido susseguirsi delle delibere e i continui mutamenti nell’individuazione del luogo consentono di affermare la consapevolezza degli amministratori della Comunità montana circa l’irrealizzabilità dell’impianto nel sito originariamente individuato e l’aleatorietà dell’iniziativa». La progettazione, scrivono i giudici, «non è mai stata effettivamente esecutiva ». C’è una ragione, per questo agire a casaccio. «L’urgenza di “sfruttare” l’opportunità del finanziamento Cipe ha portato gli amministratori ad assumere tutta una serie di obblighi sottovalutando i limiti insiti nella propria competenza istituzionale e l’assenza di strumenti giuridici per giungere alla realizzazione dell’impianto ».
Ai responsabili di questo capolavoro, la Corte dei conti ordina di rifondere, ognuno secondo le sue responsabilità, i soldi versati all’azienda Castalia. I presidenti, gli amministratori, i consiglieri che votarono le delibere, tutti si sono macchiati di «colpa grave nei confronti della collettività». L’unico sconto viene concesso «per l’oggettiva difficoltà di controllo della vicenda anche in relazione alle proteste della popolazione ». Vent’anni, e sembra oggi.
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Box. Il precedente
Il Pan
Nel 2002 il governatore della Campania Antonio Bassolino, in veste di Commissario per i rifiuti, crea il Pan (Protezione ambiente e natura), poi trasferito gratuitamente alla Provincia di Napoli e all’Arpac (l’agenzia regionale di protezione ambientale), per offrire un servizio informativo sull’emergenza ambientale
La sentenza
Nel 2007 il Pan ha ottenuto 4,3 milioni di euro di fondi pubblici, chiudendo con un buco di 1,2 milioni. L’anno precedente la perdita era stata di 2,3 milioni. Nel novembre del 2007 la società viene fusa in un’altra, l’Arpac Multiservizi, controllata dall’Arpac. Una sentenza della Corte dei Conti sostiene che l’ente abbia assunto senza motivo 100 lavoratori socialmente utili e chiede a Bassolino di risarcire 3,2 milioni
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rifiuti tossici e bonifiche mancate
6 giugno 2008
Repubblica
Russo, Pdl, ex presidente della commissione parlamentare sui rifiuti, conferma le parole di Napolitano
“Nelle inchieste sulle ecomafie ci sono nomi, indirizzi, itinerari”
di Antonello Caporale
Sono decine le pagine dedicate all´attraversamento dei rifiuti tossici da nord verso sud. Precisi i dettagli, puntuale la geografia dei luoghi in cui la “merce” viene impacchettata e le località dove essa approda. I laghetti del litorale domiziano, le terre casertane, poi, proseguendo verso est, la piana di Foggia, infine le caverne della Murgia barese. Paolo Russo è parlamentare del Pdl, dopo esserlo stato di Forza Italia. Per cinque anni (2002-2006) ha presieduto la commissione d´inchiesta sulla gestione dei rifiuti.
Il Pdl è alleato della Lega. I leghisti ritengono evanescente la prova che gli imprenditori del Nord abbiano potuto intossicare il Sud.
«Gli amici della Lega hanno reagito tradendo una qualche apprensione elettoralistica, secondo un puro istinto territoriale. Si sono sentiti punti».
Il nord è invece un´ape laboriosa.
«Hanno ritenuto che si volesse sollevare la Campania dalle responsabilità del proprio ceto politico».
Esistono due tipi di rifiuti. I primi, quelli industriali, non solo puzzano ma sono anche tossici.
«Ci sono grandi inchieste giudiziarie oramai note. Ne cito due: Re Mida e Terra Mia».
Note a lei!
«Nomi e cognomi. Città, indirizzo dello stabilimento, sede sociale. Gli inquirenti hanno scoperto e anche arrestato».
Facciamo un ripasso veloce.
«Prenda l´Italia e la immagini come l´imbuto».
L´imbuto è largo all´imbocco.
«L´imbocco è il nord produttivo. Del resto i rifiuti si producono dove si effettuano le lavorazioni. Scendendo giù troviamo un´area geografica, orientativamente interna al territorio della Toscana, dove c´è un´alta concentrazione di imprese che trattano i rifiuti pericolosi. Imprese che stoccano, altre che diluiscono, sminuzzano, sigillano. Hanno regolare licenza per farlo».
E siamo a metà dell´imbuto.
«Tra gli anni ‘80 e ‘90 la fine dell´imbuto è costituito dalle aree della Campania e della Puglia».
Perché lì?
«Perché lì c´è un´organizzazione che garantisce il controllo assoluto del territorio, promette il silenzio delle popolazioni, assicura la totale impermeabilità e riservatezza dell´operazione. Ma prima di tutto: offre lo smaltimento a prezzi inarrivabili».
Quell´organizzazione si chiama Camorra, c maiuscola. Camorra imprenditrice.
«Il differenziale tra il costo medio dello smaltimento lecito e quello illecito genera la portata dei flussi. La tratta è possibile perché alcune delle imprese situate a metà dell´imbuto, quelle per intenderci impegnate nel trattamento e nello stoccaggio, operavano fuori dalle norme».
Certificavano pulizia dov´era sporcizia.
«Gli inquinanti venivano trasformati, ma solo per via cartolare, a qualcosa che, in fondo, faceva meno male della marmellata».
Certificazioni false.
«Totalmente. Queste imprese intermediavano: lassù la domanda, quaggiù l´offerta».
E i camion si riempivano.
«Inabissamento dei rifiuti nei laghetti del litorale casertano»
Interramento tra i carciofi.
«Anche nell´area dove più ricca e intensa è l´attività agricola».
Hanno riempito gli anfratti cavernosi della Murgia barese.
«La quantità dei rifiuti da smaltire era tale… «.
Appena l´anno scorso il nostro sistema delle imprese ha prodotto circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali che non si ritrovano nella contabilità ordinaria delle sostanze smaltite.
«Misurando la quantità di lavorazione effettuata si ha la quantità dei rifiuti speciali da smaltire. Lo smaltimento dev´essere certificato. Tutta quella roba oggi manca all´appello».
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Corriere del Mezzogiorno
La denuncia. Gli 830 dipendenti avrebbero dovuto pulire l’alveo di Quindici. Non si sono mai visti
Bonifiche fantasma, Nola contro la Recam
di F.G.
NAPOLI — La Recam — società amministrata da Michele Raccuglia e partecipata al 51% dalla Regione e al 49% da Italia lavoro — non ripulisce l’alveo Quindici, come avrebbe dovuto fare in base a un’ordinanza del 24 ottobre emessa dal Commissariato di governo alle bonifiche; il comune di Nola la diffida.
La convenzione sottoscritta il 30 luglio 2007 tra la Recam ed il Commissariato alle bonifiche assegnava alla società oltre 20 milioni di euro — 41 sono stati già stanziati in precedenza dalla Regione — affinché intervenisse anche nel sito di interesse nazionale litorale domizio flegreo ed agro aversano. Tra i lavori finanziati, quello relativo all’alveo Quindici, nel comune di Nola. Un lungo canalone invaso da bottiglie di plastica, elettrodomestici, copertoni, suppellettili. In certi tratti i cumuli di rifiuti raggiungono quasi la copertura in cemento del canale e creano gravi rischi di esondazioni, in caso piova abbondantemente. I lavoratori della Recam — 380 ex Lsu — avrebbero dovuto ripulire l’alveo, eliminare la vegetazione incolta, creare le condizioni affinché l’acqua scorra liberamente e non proliferino ratti, mosche, insetti. «Termine di ultimazione delle attività e di ogni altro adempimento», recita l’ordine di servizio del Commissariato alle bonifiche, «31 gennaio 2008».
Il 28 marzo, nulla essendo stato ancora realizzato, Giacomo Stefanile, il dirigente del settore Tutela ambiente dell’amministrazione nolana, diffida la Recam. Invano. Racconta Antonio Corcione, uno dei residenti a Masseria Canera, la zona attraversata dall’alveo: «Non ho mai visto un operaio che portasse via un rifiuto». C’è invece il cantiere Recam, poco lontano. Catenaccio, non un’anima viva all’interno, una scopa abbandonata e tre prefabbricati deserti. Raccuglia non riscontra anomalia alcuna, però: «Il progetto operativo è stato presentato il 27 marzo, approvato il 21 maggio e dovrebbe essere realizzato in un mese». Contesta anche le cifre fornite ieri da Ganapini sulla bonifica di Foro Boario, ad oggi neppure iniziata: «La Regione ha stanziato 2.490.000 euro, non 4».
Bonifiche nella bufera, dunque, mentre finiscono sotto inchiesta — scrive oggi l’Espresso — alcuni dirigenti della Jacorossi, l’altra società che dovrebbe ripulire la Campania dai veleni.
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2 interviste a Ganapini
5 giugno 2008
Corriere del Mezzogiorno
Il responsabile regionale dell’Ambiente sotto tutela dalle forze dell’ordine
Ganapini: «Stop ai fondi per l’Arpac e la Recam»
L’assessore: gli Lsu non possono fare bonifiche
Ieri mattina ha incontrato il ministro Prestigiacomo, Ganapini prepara una vera rivoluzione
di Simona Brandolini
NAPOLI — Assessore Ganapini, gira voce che anche le sia sotto scorta è vero?
«No comment, la prego».
Ha ricevuto delle minacce?
«No comment».
Insisto. Lei sta girando in tutta la Regione, sta facendo un lavoro certosino per verificare quello che è stato fatto e soprattutto non fatto: ha scoperto impianti di compostaggio ancora imballati, non ultima una discarica da 400 mila tonnellate mai utilizzata a Santa Maria la Fossa. E il clima è pesante…
«Diciamo che devo stare più attento perché mi muovo troppo, diciamo che avrò autisti più attenti. Stop».
Non ne vuole parlare, Walter Ganapini. E glissa sull’argomento piazzandoci su una grossa risata. È di ritorno da un incontro con la ministra per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: «Che Dio la benedica, seria, preparata come i suoi tecnici». È andato a Roma con una missione, parlare del nodo dei nodi, del problema vero della Campania, «perché i rifiuti si tolgono dalle strade, quello che resta è sotto terra»: le bonifiche.
Ma da quali dati è partito?
«Bella domanda. Per il sito di Acerra è stata la Coldiretti a fare la caratterizzazione. L’unico studio più serio lo ha redatto l’Apat (Agenzia protezione ambiente)».
E l’Arpac?
«Ah. Ma sa che quando è scoppiato il caos per la diossina nella mozzarella su 1600 dati raccolti casualmente solo due erano relativi ai suoli dove ci sono allevamenti?».
E che indagine era?
«Appunto. Bisogna ripartire seriamente, tant’è che ho fermato ogni flusso di denaro verso l’Arpac fino a quando non capirò di cosa stiamo parlando. Io vivo con angoscia il fatto che nonostante i proclami ci siano ad Acerra, in località Calabricitto, 300 tonnellate di materiale contenente diossine 392 volte oltre i limiti consentiti».
Sulla carta le bonifiche dovrebbero essere fatte da Recam e Iacorossi, ma finora hanno spazzato, più che bonificato.
«Questo è un punto fondamentale. La Recam e la Jacorossi dovranno essere riformate. Siamo stati chiari con la Prestigiacomo e lei è d’accordo: non si può continuare con la storia degli Lsu».
Cioè? Può essere più chiaro?
«Ma in quale parte del mondo un lavoro così altamente specializzato viene fatto da lavoratori socialmente utili? Non è più tollerabile che il nuovo venga massacrato dal vecchio che non vuole morire. Stiamo lavorando per trovare nuove aree di business per loro. Non vogliamo fare macelleria, vogliamo però agire e aprire al mercato».
Faccia un esempio.
«Arrivando a Parco Saurino, sabato scorso, stavo cercando i vagli mobili con fori molto più piccoli di quelli in dotazione dei cdr che nel 2002 il commissariato ha comprato per non so quanti milioni. Lì ce ne sono 8, integri, i migliori al mondo. Prendiamo 50 addetti della Recam e facciamoli lavorare ai vagli una volta che saranno portati nei cdr. Ma è solo un esempio. Potrebbero lavorare nei Parchi che in Campania sono solo consigli di amministrazione. Possono essere formati per diventare guardie ecologiche volontarie. Bisogna mettere uno stop a questo scandalo».
Lei oltre ai fondi all’Arpac, cos’altro ha stoppato?
«La scorsa settimana in giunta è arrivata la delibera con i preventivi di spesa della Recam per alcuni lavori. Quando ho visto quelle cifre mi è venuta la pelle d’oca. L’ho bloccata».
Perché?
«Per la bonifica del Foro Boario di Maddaloni per la Recam servivano 4 milioni di euro. Dico otto miliardi di lire, ma stiamo scherzando?».
I commissari alle bonifiche hanno sempre lamentato la mancanza di risorse.
«Non è così. Le risorse ci sono. È bastato andare a Roma, volere è potere. E tutto il lavoro sarà condiviso».
Cosa vuol dire?
«Che ogni nostra decisione sarà comunicata e discussa da un gruppo di venti rappresentanti della società civile».
Cosa pensa del passato?
«Io da sabato ho chiuso le saracinesche. Se ne occupino altri del passato, io guardo solo avanti».
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Repubblica - Napoli
Il responsabile regionale dell´Ambiente: “Dopo i fatti di Caserta devo stare attento”
Sotto scorta l´assessore Ganapini
di Patrizia Capua
Sotto scorta anche l´assessore all´Ambiente, Walter Ganapini, protezione legata all´emergenza rifiuti. «Dopo i fatti di Caserta, devo stare attento». Di più non vuole dire, mentre entra affannato nella sala giunta della Regione, carico di documenti, di ritorno da Roma dove ha avuto un incontro con Stefania Prestigiacomo, «finalmente un vero ministro per l´Ambiente». Si presenta il progetto “Torna a casa Pet”, della Socib di Marcianise, che imbottiglia Coca Cola: raccolta di bottiglie in 100 punti vendita di Napoli e Caserta. In collaborazione con l´associazione Bidonville, d´intesa con gli assessorati all´Agricoltura, all´Ambiente ed Erreplast di Gricignano. Parte della plastica va al centro di salute mentale onlus “Gotha”, di San Cipriano d´Aversa, che la rilavora e la trasforma in fiori per addobbi.
Assessore, si punta sulla differenziata?
«Fra dieci giorni presentiamo il piano delle autonomie provinciali, basato sulle direttive europee in materia. Quattro mesi fa questa regione era un corpo piagato e purulento. Ora il grande bubbone è Napoli e un pezzo di Caserta».
I cdr?
«Valorizzarli al massimo, visto che costano come una Maserati».
Gli inceneritori?
«Da decreto sono quattro, ma visto che è denaro pubblico, ha senso uno a Salerno e una rivisitazione razionale di quello di Acerra».
E la differenziata a Napoli?
«Dipende dall´Asìa. Fortini (amministratore delegato ndr) ha cominciato ad aprire. Su 2100 addetti ce ne sono 7-800 sopra i 60 anni, che hanno pressioni da finanziarie perché sotto usura. Ne ho parlato con la Prestigiacomo. È un problema sociale. Il governo dovrà farsi carico di pensionamenti anticipati di una quota significativa».
I Consorzi di bacino improduttivi?
«Verranno tutti aboliti, al loro posto nascono le nuove società provinciali. La prima ad Avellino, il 30 giugno».
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I (misteriosi) Cdr e le discariche (anch’esse misteriose)
2 giugno 2008
Repubblica - Napoli
Cdr chiusi, scatta lo stato di allerta
Cumuli di rifiuti a San Giorgio e nel Vesuviano, difficoltà a Napoli
A breve un incontro tra il commissario Ue all´Ambiente Dimas e il sottosegretario Guido Bertolaso
di Cristina Zagaria
Stop di 24 ore per i cdr e nuova allerta. Due giorni di festa: domenica e lunedì, una doppietta pericolosa per una Napoli sull´orlo dell´emergenza. Dopo il lungo ponte del 2 giugno la città tornerà alla routine quotidiana, tra nuovi cumuli di immondizia non raccolti. Ieri, infatti, i sette cdr della Campania hanno lavorato per metà giornata. Oggi sono completamente chiusi. A reggere il peso delle 7.000 tonnellate prodotte giornalmente dalla regione c´è solo la discarica di Macchia Soprana, che da un lato deve sostenere il peso di Napoli e dall´altro arginare il maggior carico di lavoro dei paesi della costiera amalfitana presa d´assalto dai turisti. Insomma fiato sospeso fino a domani.
Fino a ieri in Campania c´erano 26.000 tonnellate di rifiuti non raccolti con tre punti di sofferenza: Avellino, l´hinterland di Napoli e la provincia di Caserta. Sulle 7.000 prodotte giornalmente ne sono state raccolte solo 5.500. Oggi andrà ancora peggio.
Sembra reggere il capoluogo dove fino a sabato erano appena 300 le tonnellate di rifiuti per strada. Ma il ponte del 2 giugno potrebbe mettere in crisi questo equilibrio precario. Ieri notte la raccolta in città è stata minima: un´opera di mantenimento. Secondo le previsioni peggiori domani si potrebbe tornare a superare le mille tonnellate di rifiuti per strada, secondo le migliori la quota di rifiuti vicino ai cassonetti potrebbe fermarsi a 600-700 tonnellate. «Difficile fare previsioni - dicono i tecnici dell´Asìa - bisogna sperare che i napoletani siano andati tutti fuori città». Anche se è un boomerang, viste le presenze di turisti (anche napoletani) in Costiera e quindi la maggiore produzione di rifiuti sul versante salernitano. Rimane comunque critica la situazione della provincia di Napoli. A San Giorgio a Cremano restano a terra circa 110 tonnellate di immondizia. Sabato notte, infatti, gli automezzi della Mita (la ditta che gestisce il ciclo rifiuti) non hanno potuto effettuare il servizio di raccolta. Il mancato prelievo in città è dovuto alle lunghe file cui da giorni sono costretti gli automezzi davanti all´impianto di Caivano prima di poter conferire.
A Ercolano, il sito di stoccaggio provvisorio individuato nella zona alta della città per fare fronte all´emergenza, non accoglie più i rifiuti: una ordinanza del sindaco, infatti, ne stabiliva la riapertura dal 24 aprile fino al 31 maggio. In affanno tutti i Comuni del Vesuviano, dove regge solo Portici. «Riusciamo a tenere la città pulita, nonostante i problemi legati all´emergenza», dice il sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo. A Portici i rifiuti vengono conferiti presso il sito di stoccaggio individuato nell´ex scalo ferroviario.
Intanto se a Chiaiano è scattato il conto alla rovescia per gli esiti dei primi risultati delle indagini tecniche (previsti entro la fine della settimana o i primi giorni della prossima) molto presto il commissario Ue all´Ambiente, Stavros Dimas, incontrerà il sottosegretario con delega ai rifiuti, Guido Bertolaso. L´incontro servirà per discutere insieme, «in un clima di piena collaborazione», dell´emergenza rifiuti in Campania e del decreto presentato dal governo per farvi fronte.
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Santa Maria La Fossa
“Ma quella discarica va bonificata”
di Cri. Z.
Botta e risposta tra Gianni De Gennaro e Walter Ganapini sulla discarica di Parco Saurino, nel Comune di Santa Maria La Fossa, nel Casertano. E intanto i cittadini, stretti tra la discarica di Ferrandelle, il sito di compostaggio di Maruzzella e Parco Saurino, chiedono i danni per «disastro ambientale».
«Si poteva evitare l´emergenza di febbraio. Sono esterrefatto» dice Ganapini, dopo la scoperta di una discarica realizzata e mai utilizzata a Parco Saurino. «Credo che occorrerà risalire alla catena di coloro che non potevano non essere a conoscenza dell´esistenza di questa struttura pagata dal commissariato nel 2003. Certamente è una discarica che può contenere tutti i rifiuti della Campania per sei mesi». Ganapini denuncia anche, dopo un sopralluogo nella provincia di Caserta, che «di fianco a questa discarica, scoperta casualmente», ha trovato «otto vagli mobili dei setacci su rimorchio, con i quali possiamo pulire tutta la sostanza organica che è ferma negli impianti cosiddetti cdr della Campania e rimetterli in pieno funzionamento. Si tratta di macchinari tedeschi, dei primi anni del 2000, di un valore di miliardi delle vecchie lire».
Il commissario delegato all´emergenza rifiuti, Gianni De Gennaro, però ricorda che l´area di Parco Saurino «è un sito che già ospita due discariche esaurite, Parco Saurino 1 e Parco Saurino 2». Entrambe richiedono «interventi urgenti di messa in sicurezza e bonifica per evitare ulteriori danni all´ambiente e in tal senso sin dal 2003 sono state classificate come sito da bonificare di interesse nazionale». A tal proposito De Gennaro a febbraio aveva promesso alle amministrazioni comunali e ai comitati dei cittadini di «non utilizzare ulteriormente l´area di Parco Saurino fin tanto che non fosse stata effettuata l´opera di bonifica». Ora è stata indetta, per il 17 giugno, una gara per i lavori di messa in sicurezza del sito, con un appalto da 4.823.023 euro. Anche se intanto i comitati cittadini della zona si preparano alla battaglia legale: «A Ferrandelle stanno costruendo altre 9 piazzole - dice Mario Schiavone, agronomo - Maruzzella è stata riempita di ecoballe, Parco Saurino non è stata bonificata. Siamo al centro di un´area devastata, non infierite ancora sul nostro territorio. Per quanto ci riguarda, ora chiederemo solo i danni e lo faremo per le vie legali».
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1 giugno 2008
Corriere del Mezzogiorno
Il reportage. I sette impianti che dovrebbero produrre ecoballe: quello di Tufino è vuoto ma ancora sotto sequestro
Nei Cdr, dove si lavora senza protezioni
di F. G.
NAPOLI — Il tanfo, dolciastro, sale alla testa, nella cabina dei gruisti del tritovagliatore di Battipaglia. Gennaro La Bruna, 50 anni, manovra il ragno meccanico che agguanta la spazzatura accatastata nella fossa di scarico e la deposita sui nastri dove, in teoria, dovrebbe essere separata la parte umida dal secco. «Qui dentro — lamenta — non si respira. La cabina non è adeguatamente coibentata e il sistema di aereazione funziona male. Impossibile resistere 8 ore di fila. Mi alterno con l’altro gruista. Ognuno trascorre la metà del turno qui e il resto all’aperto, pulendo i piazzali».
A Battipaglia lavorano 71 operai. Sono 550 nei 7 Cdr campani che il Governo vorrebbe chiudere. Si distribuiscono su 3 turni, nell’arco delle 24 ore. Lavorano ciascuno 5 giorni su 7. Furono assunti tramite l’agenzia interinale Obiettivo lavoro, 6 anni fa. Poi passarono a Fisia - Italimpianti, quindi a Fibe. Metalmeccanici, percepiscono 1200 euro al mese. Spesso in ritardo. «Da quando Fibe ha i conti bloccati — riferisce La Bruna — paga il Commissariato, ma gli stipendi devono comunque transitare per l’azienda. Un iter tortuoso e i soldi arrivano sempre dopo il 27». Il salario di maggio, per esempio, ancora non l’ hanno visto. Forse martedì. «Se uno ha un mutuo che scade, paga sempre oltre il limite e la banca si prende la penale», protestano gli operai. Problemi economici, ma pure di sicurezza. «Non ci sono le passerelle protette per lavorare in altezza, sulle montagnole di rifiuti, alte anche 10 metri. Le condizioni igieniche sono penose». Manutentori(elettricisti e meccanici), manovratori delle gru e delle pale meccaniche, operatori sulle linee: questa la divisione dei compiti tra gli addetti agli impianti. Poi ci sono i responsabili, oggi tutti agli arresti domiciliari. Vittime più che carnefici nella tragedia campana dell’emergenza, secondo Vincenzo Argentato, della Fiom: «Gente che prende 1600 euro ogni 30 giorni e subisce pressioni perché i camion escano con le ecoballe, o quel che sono. Per debolezza o per inconsapevolezza c’è chi si è trovato in un guaio». Furono realizzati nel 2002 i Cdr campani e sono costati 270 milioni di euro. Tecnologicamente non erano pessimi, ma non hanno mai prodotto né Cdr di qualità (le ecoballe), né la frazione organica stabilizzata che, trattata negli impianti di compostaggio, potrebbe diventare compost. Riflette Argentato: «I Cdr funzionano bene in un sistema in cui ci sia una raccolta differenziata seria. In Campania non è mai stato così e hanno lavorato almeno il doppio dell’immondizia prevista. Non bastasse, Fibe ha ignorato la manutenzione. Non ha neanche sostituito i mezzi usurati».
Quando si rompe un pezzo, poi, è un disastro. «Per non interrompere il lavoro — raccontano gli operai — abbiamo cannibalizzato il Cdr di Tufino, sequestrato tre anni fa dalla Procura di Nola e mai più riaperto. I pezzi di ricambio arrivano tutti da lì». Tufino, un altro mistero. La Procura di Nola lo pose sotto sequestro tre anni fa, dopo vari incendi. Verificò che si era di fatto trasformato in una discarica: migliaia di tonnellate di fos ed ecoballe ammassate nelle piazzole. E’ stato poi svuotato, ma il Commissariato ancora non ne ha chiesto il dissequestro.
«Il prefetto Sottile — è ancora Argentato che parla — si era impegnato a farlo. Ad oggi, nulla». I lavoratori attendono in queste condizioni l’ultimo colpo di teatro annunciato da Berlusconi: i militari gestiranno gli impianti al posto dei dirigenti Fibe agli arresti. Aspettano e si preparano a scioperare, il 13 giugno, contro la proposta del premier di chiudere i tritovagliatori. «In un sistema virtuoso la produzione di combustibile da rifiuto è essenziale — aggiunge Argentato — Una cosa è mettere Cdr negli inceneritori, altra bruciare immondizia tal quale». Sposano la proposta dell’assessore all’Ambiente della Regione, Walter Ganapini: ristrutturare gli impianti e destinarne uno al compostaggio. Costerebbe non più di 5 milioni di euro. Salverebbe posti di lavoro. Bocciano il decreto Berlusconi: «Quattro termovalorizzatori che brucieranno 7.000 tonnellate al giorno di immondizia tal quale significa cancellare la differenziata, perché in Campania si producono 7200 tonnellate di rifiuti ogni 24 ore. Guadagneranno solo i gestori degli inceneritori».
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Flop differenziata (e altre cose)
1 maggio 2008
Repubblica - Napoli
L´intervista. I ritardi nella raccolta. Parla Daniele Fortini, nuovo amministratore di Asìa
“Differenziata porta a porta primo esperimento a giugno”
di Conchita Sannino
«Abbiamo tanto tempo da recuperare, pochissimi mesi davanti a noi, e molte attese che premono. Ma lo capisco: anche avere la mappa sul web delle isole ecologiche e dei contenitori aiuterebbe. Mi scuso con i cittadini se non c´è ancora. Ma la stiamo aggiornando. Quando sono arrivato, al di là di sorprese anche positive e importanti che non mi aspettavo, ho scoperto che dopo 14 anni di crisi non c´era in Asìa una squadra interna per la differenziata».
Dopo l´inchiesta di Repubblica sulla Differenziata “immaginaria” dell´Asìa, risponde il nuovo amministratore delegato dell´azienda partecipata, Daniele Fortini, già presidente di Federambiente. Quaranta giorni a Napoli, con la consapevolezza «che il management è pronto alle sfide. Ma l´azienda deve crescere. E i piani sono due: da un lato tenere la barra dritta, innalzare assolutamente l´efficienza. Dall´altro, fare di Asìa una impresa moderna che si occupi non solo di spazzamento, ma anche di impianti tecnologici, dell´industria rifiuti».
Dottore Fortini, la nostra verifica ha dimostrato che un cittadino “virtuoso” di Napoli oggi non può partecipare alla differenziata perchè il vostro call center non è in grado di dare informazioni complete sui contenitori. In fondo non è chiedere troppo.
«Me ne rendo conto. È anche vero che la crisi immondizia è stata così dura e pesante, che ora tutti vorrebbero immediatamente ricevere dalla differenziata le risposte che non arrivano da altre parti. Come ad di Asìa ne sento tutta la responsabilità».
Concretamente, quando sarà aggiornata questa mappa sul web?
Sorride. «Mi dicono, dal mio ufficio dove ho ottimi collaboratori: 10 giorni netti. Poiché siamo a Napoli, le dico: 3 settimane».
Per stare agli ostacoli gravi di oggi. Lei dice: innalzare la produttività. Significa riconoscere che in Asìa c´è ancora una quota di fannulloni o che non c´è stato sufficiente controllo?
«Per stile sono abituato a non attribuire i miei eventuali insuccessi alle falle delle gestioni precedenti. Nel merito. Penso che ci sia carente produttività, ma c´è anche un´alta percentuale di anziani. Ogni anno vanno in pensione tra le 50 e le 60 persone. Inoltre, per onestà, penso che altri operatori vadano motivati e formati come forse non era mai stato fatto».
Lo farete?
«Assolutamente così. Ho già chiesto alla Regione, che ha risorse per la formazione, di investire sul nostro personale, credo che questo accordo non troverà ostacoli. Penso che sul territorio vada recuperata e caricata di una missione civica la funzione del netturbino. Ciò non toglie che a Napoli così come a Milano a Vienna se su una strada di un chilometro c´è una cartaccia a 500 metri, la percezione del cittadino è che sia sporca».
Fortini, questo esperimento della raccolta porta a porta sta di nuovo per essere rinviata. Quando partire realmente?
«A giugno scatta la prima sperimentazione per 20 mila famiglie. Un inizio ambizioso ma necessario: pensi che a Roma e a Milano sono partiti su un campione di 5 mila. Noi aggiungeremo invece altri 40 mila cittadini a ottobre, altri 40 mila entro fine anno. Poco tempo, molte attese».
E il futuro di Asìa?
«Entro luglio presenteremo il Piano industriale. Ma non si può solo fare raccolta. Dobbiamo essere in grado di arrivare all´industria, gestire la tecnologia dei rifiuti».
Acerra, ad esempio.
«Sì, anche».
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Dissequestrato il sito di Ferrandelle
De Gennaro da Berlusconi: verso una proroga tecnica dell´incarico
di Conchita Sannino
dal nostro inviato
santa Maria C.V. - L´ultima missione impossibile è scongiurare una paralisi a pochi giorni dall´insediamento “napoletano” del primo Consiglio dei ministri.
Così il sito di stoccaggio di Ferrandelle viene dissequestrato dopo 24 ore, malgrado il suo fiume di percolato inquinante, che resta infatti sotto accurata analisi. Ferrandelle riapre, ma solo in parte, un´area in corso di realizzazione, e sulla base di garanzie per la salute pubblica verificate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Analogo esito, ma tra qualche giorno, dovrebbe riguardare anche il sito per le balle di Pianodardine, in Irpinia, anch´esso chiuso, 48 ore fa, in una singolare convergenza di blitz giudiziari. Per quest´ultima vicenda, la Procura di Avellino ha indagato, ipotizzando l´emissione di un «provvedimento illegittimo», proprio il braccio operativo del commissario Gianni De Gennaro, il generale dell´esercito Franco Giannini. Segnali che impongono una nuova corsa contro il tempo. Tema che proprio ieri a Roma ha tenuto banco, per due ore, nell´incontro riservato avvenuto a Palazzo Grazioli tra lo stesso De Gennaro, il premier in pectore Berlusconi e il suo sottosegretario Gianni Letta. Si è trattato di un serrato confronto su scenari possibili, nuove emergenze. Un quadro in base al quale, si apprende in serata, è lecito ipotizzare la “proroga tecnica” di alcuni giorni per il mandato dell´ex capo della polizia.
Su Ferrandelle, naturalmente va avanti l´inchiesta su violazioni in materia di tutela ambientale e sull´eventuale rischio di inquinamento della falda acquifera, intanto la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto ieri il parziale dissequestro della discarica. Una mossa che arriva in seguito ad una nuova relazione dell´Arpac e, soprattutto, dopo l´incessante dialogo sullo stato della crisi in corso tra il palazzo di giustizia sammaritano e lo staff di De Gennaro. Conferma a Repubblica il procuratore capo Corrado Lembo (sull´indagine condotta dal pm Luigi Landolfi). «Dobbiamo sottolineare il processo virtuoso che ha innescato il sequestro - sottolinea Lembo - Da un lato abbiamo il dovere di verificare se vi è stata o meno questa eventuale contaminazione di terreno e di una parte della falda, e bene abbiamo fatto ad agire con urgenza; dall´altro, registriamo l´immediata capacità di correzione e ottimizzazione del lavoro di smaltimento svolto dal Commissariato».
Resta tuttavia «molto alta» la vigilanza di tecnici amministrativi e dell´autorità giudiziaria per quel sito. Ha un record, Ferrandelle: 1500 litri di percolato in una settimana. Con periodiche fuoriuscite del liquido inquinante al di fuori delle condotte che avrebbero dovuto drenarlo. E poi ci sono altri illeciti riscontrati. Colline di immondizia che superano i 15 metri invece dei 10 consentiti. E rifiuti speciali (metalli, carcasse di auto, pezzi di elettrodomestici) accatastati insieme ai rifiuti solidi urbani. Ma tra poche ore dovrebbe essere pronta la «piazzola numero 6»: è l´unica area di Ferrandelle che potrà essere dissequestrata e dunque dove potranno nuovamente essere sversati i rifiuti. Con sospiro di sollievo per decine di comuni delle province partenopea e casertana, già sull´orlo della crisi di nervi.
Intanto da Napoli, Palazzo Salerno risponde per le rime, con garbo istituzionale, alla parallela vicenda che ha portato al sequestro del sito di Pianodardine. Il generale Giannini è indagato per «aver disposto con provvedimento illegittimo» la realizzazione del sito di stoccaggio di balle in località Pianodardine senza «adeguati sistemi di viabilità e di pianificazione antincendio». Rilievi ai quali puntualmente il supercommissario Gianni De Gennaro risponde che saranno attuate «tutte le misure necessarie a garantire le migliori condizioni di sicurezza». Anche perché manda a dire De Gennaro, «l´operatività dell´impianto è ritenuta indispensabile per evitare il riproporsi di una fase acuta della crisi». Con gravi ripercussioni, proprio «sulla provincia di Avellino».
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29 aprile 2008
Repubblica - Napoli
La raccolta differenziata è un flop
Informazioni nulle, mappe approssimative. Il caso di via Pigna
di Conchita Sannino
Il centralino promette: «Tra qualche istante un operatore sarà a sua completa disposizione». Ma alle 14.40 di ieri, al primo tentativo sullo 800.161010, il telefono chiama per 8 volte, prima che cada la linea. Così alla seconda e terza volta. Solo al quarto tentativo risponde un addetto al call center dell´azienda Asìa. Ma il peggio non è questo umano ritardo sullo squillo. Il peggio è che la voce gentile, una volta in linea, non ha risposte adeguate per voi, che magari pensate sia dovere dei napoletani (immersi da 14 anni nella crisi rifiuti) sostenere ogni giorno la raccolta differenziata. Infatti, alla domanda: «Dove sono le campane per il vetro o l´alluminio più vicine al mio indirizzo di casa?», la risposta dell´operatore sarà, nel migliore dei casi: «La mappa non si apre on line». Vero: nel pur accogliente sito di Asìa (asianapoli. it) da numerosi giorni è spiegato che la mappa «non è disponibile per aggiornamenti». Nel peggiore caso, l´operatore lascia intendere la sua impotenza: «Non so aiutarla. Le posso dare le strade principali in cui si trovano solo le isole ecologiche, valuti poi come arrivarci. Ma non abbiamo mica in memoria la dislocazione di tutte le campane e dei contenitori».
Fotografia di una raccolta differenziata immaginaria. Proprio nella città-epicentro del disastro immondizia. Cinquanta giorni dopo l´approvazione del Piano Differenziata al Comune di Napoli (licenziato all´alba dell´8 marzo), Repubblica verifica come sia progredita la cura del servizio, per capire se si riesca a sottrarre qualcosa alle 7200 tonnellate che ogni giorno il supercommissario De Gennaro deve smaltire. Ma ogni giorno ci si imbatte nella stessa corsa a ostacoli. Informazioni carenti, organizzazione frammentaria, capacità di incentivare la collaborazione dei cittadini zero. Eppure l´assessore comunale Gennaro Mola, l´8 marzo, aveva garantito: «Ci vorrà un mese per adeguare la macchina. Entro due settimane l´Asìa predisporrà il piano per incrementare la differenziata. Appello martellante: differenziamo». Di martellante, purtroppo, c´è ancora l´inadeguatezza di strutture e regia operativa. Ecco un esempio tra i tanti.
Al 76 di via Pigna, mega-parco condominiale con 300 famiglie, sono sparite le campane per vetro e alluminio. Decine di persone hanno segnalato il disservizio. Risposta, circa un mese fa: «Stiamo sostituendole con le nuove». Ieri, al noto call center, la gentile operatrice, a domanda specifica, sosteneva: «Qui non abbiamo più segnalazione: quindi immagino siano arrivate». Ovviamente in via Pigna quei contenitori non ci sono ancora. E solo pochissimi di quei circa 1500 cittadini oggi caricano l´immondizia differenziata in auto per fare circa 800 metri utili a raggiungere gli altri contenitori più vicini.
Per la cronaca, ieri il Commissariato ai rifiuti, con la prefettura, ha presentato “Cartaviva”, raccolta speciale di carta e cartone negli uffici pubblici. A partire dai prossimi giorni, prefettura ed Esercito, insieme con Conai, Comieco ed Asìa metteranno in campo «squadre di operatori che due volte a settimana provvederanno a raccogliere la carta e il cartone consumato da dipendenti pubblici e depositato in appositi bidoncini».
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Verso una proroga del commissario? (e altre cose)
26 aprile 2008
Repubblica - Napoli
Rifiuti, De Gennaro in pressing per i siti di Chiaiano e Vallata
Trasferta a Roma: verso una “proroga tecnica”
di Conchita Sannino
Missione romana per il supercommissario Gianni De Gennaro, in coincidenza con la sua partecipazione alle celebrazioni pubbliche (nella capitale) per l´anniversario della Liberazione. Obiettivo: ottenere dai prossimi inquilini di Palazzo Chigi l´input decisivo per andare avanti sulle due opzioni considerate “strategiche” nel superamento della crisi rifiuti in Campania.
Da un lato la discarica di Chiaiano, l´impianto da realizzare nelle cave poste sulla linea di confine tra il capoluogo e il comune di Marano, e in cui andrebbe depositato il “tal quale”, cioè le tonnellate di rifiuti non trattate dalla lavorazione dei Cdr; e la mega-pattumiera di Vallata, in alta Irpinia, per disporre di un enorme buco della capacità di 2 (o anche 3) milioni di tonnellate in cui trattare anche rifiuti pericolosi, fangosi, e metalli. Due piattaforme sulle quali si sta irrobustendo il fronte del no mentre il commissario De Gennaro - il cui mandato scadrebbe ufficialmente tra due settimane - ha accelerato incontri, studi e progetti definitivi, insieme agli uomini del suo staff. Scelte divenute urgenti alla luce della latente crisi immondizia che si affaccia insieme al caldo. Un´emergenza che rischia di esplodere al primo grave imprevisto, soprattutto a causa della paralisi di molti impianti di Cdr, e della mancata partenza del pacchetto speciale di treni, carico massimo 160mila tonnellate, diretti in Germania. Un contesto nel quale appare molto probabile la “proroga tecnica” che il prossimo premier Berlusconi dovrebbe affidare all´ex capo della polizia: almeno per seguire il completamento del primo lotto della discarica di Savignano Irpino, che dovrebbe essere pronto per il 20 maggio. Contestualmente, si chiarirà il ruolo definitivo per l´ex capo della polizia.
Intanto, sul terreno di scontro di Chiaiano, si prepara già da domani una settimana di iniziative di lotta. Sui muri della periferia nord aumentano i manifesti e i volantini con il «No alla megadiscarica». La tensione sale tra cittadini, comitati e aree dell´antagonismo: dopodomani, alle 9, c´è una seduta di consiglio straordinaria dell´Ottava municipalità (corso Chiaiano 50), cui seguirà una conferenza nel poligono di tiro attiguo alla cava. Confermano l´avversione al progetto anche i comuni di Marano, Mugnano e Calvizzano. Proteste bipartisan: guidate sia da consiglieri comunali del Pd che da esponenti del Pdl. Sempre contro l´opzione Chiaiano, domani alle 10.30 a Palazzo Marigliano (via S. Biagio dei Librai 39) si riuniscono le Assise di Napoli e del Mezzogiorno per discutere di “Discarica nelle cave della periferia nord e traffico di rifiuti tossici”. Cresce la mobilitazione anche nel resto della regione, dall´Irpinia al beneventano fino ad Eboli. Nel salernitano, in particolare, un corteo di 2mila persone è sceso in strada contro la scelta del sito di Coda di Volpe, nella piana del Sele, destinata allo stoccaggio di 20mila tonnellate di balle. Il sindaco di Eboli, Gaetano Melchionda, propone come alternativa un´area limitrofa a quella dell´impianto di Cdr di Battipaglia. Si attendono anche gli esiti di controlli disposti dal pm della Procura di Salerno Angelo Frattini sulla idoneità di Coda di Volpe a ospitare rifiuti.
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Corriere del Mezzogiorno
Bonifiche fantasma, Ganapini: «Azzero i vertici della Recam»
L’assessore: «Basta assistenzialismo»
La Recam, mista regionale, non fa le bonifiche e ingoia soldi pubblici.
L’assessore promette una svolta
di Fabrizio Geremicca
«Ho chiesto di convocare l’assemblea della Recam e di azzerare i vertici della società, che va profondamente trasformata». Walter Ganapini, assessore all’Ambiente della Regione Campania, rompe gli indugi e interviene sul tema delle bonifiche fantasma. Quelle affidate in parte alla Jacorossi, società privata, in parte alla Recam, società controllata al 51% dalla Regione Campania e al 49% da Italia Lavoro.
Intanto proprio la Regione eroga altri 18 milioni di euro a Recam per le bonifiche, nonostante non sia in grado di effettuarle.
«Sono soldi richiesti per ordini di servizio del Commissariato. Confido che siano gli ultimi, prima della svolta. Non si può intendere per bonifica l’ utilizzo di personale generico per portare via cassette di frutta. Bonificare significa andare a Villa Literno, Acerra, Aversa e mettere in campo le migliori competenze».
Come cambierà la società dopo il suo intervento?
«Uno dei passaggi essenziali dei mesi prossimi riguarda l’ esigenza di dotare la Regione Campania di una strumentazione aggiornata, competente e vera per uscire dalla visione assistenzialistica del tema del lavoro Lsu. Nessuna macelleria sociale, intendiamoci. Servono innesti di qualità alta nei settori della chimica, dell’ingegneria chimica, delle biotecnologie e urge un serio percorso di formazione e specializzazione del personale. Infine, Italia lavoro, che detiene il 49% della Recam, uscirà dalla compagine, perché sono scaduti i 5 anni previsti».
Bonifiche al rallentatore. Cosa si può fare?
«Ne ho discusso con Massimo Menegozzo, commissario alle bonifiche. C’è un progetto per coinvolgere anche le risorse imprenditoriali che esistono in Campania. Abbiamo per questo attivato pure rapporti con Confindustria nazionale».
In percentuale, quanta parte del territorio campano è stata bonificata?
«Ho rivolto la domanda al professore Menegozzo, il quale mi ha garantito una risposta in tempo breve. Le risorse ci sono: circa 400 milioni di euro. La mia preoccupazione è che non vadano disperse. È l’ultimo treno, poi non arriveranno altre risorse pubbliche e non sarà facile trovare privati che investano. Non possiamo sbagliare».
Quali sono i compiti del Commissario alle bonifiche, ora che non gode più dei poteri straordinari?
«Concede le autorizzazioni per le iniziative in corso d’opera ».
Berlusconi ha detto che convocherà a Roma una riunione dei maggiori esperti mondiali di bonifiche. La Regione Campania sarà rappresentata?
«Suggerirei di invitare Simonetta Tunesi, che sta operando con noi per il problema diossina e metalli pesanti ad Acerra. Un altro esperto è Giovanni Vallini, scienziato di fama internazionale nel campo delle Biotecnologie ambientali».
I depuratori che stentano sono un’altra delle emergenze ambientali in Campania.
«Come per Recam, una riflessione andrà fatta in tempi brevi anche su Hydrogest, il consorzio di imprese ai quali sono stati affidati. Non vanno e leggo previsioni tecniche irritanti circa i tempi per rimetterli in ordine».
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la rivolta irpina
22 aprile 2008
Repubblica - Napoli
La presidente della Provincia ottiene un documento bipartisan contro le nuove mega-pattumiere
De Simone guida la rivolta irpina “Aiutatemi a fermare De Gennaro”
di Pierluigi Melillo
Un patto bipartisan tra i parlamentari eletti in provincia per scongiurare il pericolo che «l´Irpinia diventi la pattumiera della Campania». La presidente della Provincia di Avellino, Alberta De Simone, è riuscita a far approvare un documento di protesta contro il piano De Gennaro, firmato da deputati e senatori di Pd e Pdl. Tutti d´accordo: l´Irpinia vuole fare la sua parte nell´emergenza rifiuti ma senza essere penalizzata. «Aiutatemi a fermare De Gennaro», ha annunciato la De Simone, che con fermezza dice «no» anche alla discarica regionale di Savignano.
Perché ha deciso di iniziare questa battaglia contro il commissario per l´emergenza rifiuti?
«Ma è stato De Gennaro a cambiare le carte in tavola. Lui ha sempre parlato di piano provinciale di rifiuti. È venuto nell´aula del consiglio provinciale il 19 gennaio scorso per ricordarci che dovevamo attrezzarci con una discarica provinciale. Ho conservato una videocassetta con il suo intervento ad Avellino. Spero di farglielo rivedere. Noi eravamo pronti ad attuare le sue disposizioni, poi il copione è stato completamente capovolto».
Ora cosa pensate di fare?
«Siamo pronti a compiere tutti i passi possibili e immaginabili per evitare che l´Irpinia diventi un immondezzaio. Potremmo ricorrere anche alla Commissione europea. Ma noi diciamo una cosa semplice: ogni provincia deve fare la sua parte. Il consiglio provinciale ha approvato un documento con il quale si accettano quote di rifiuti di Napoli, ma in una distribuzione di solidarietà che coinvolga tutti in Campania».
E, invece, il commissario De Gennaro cosa le ha detto?
«Nell´ultimo incontro che abbiamo avuto mi ha prospettato una strategia allucinante. De Gennaro vuole portare 42mila ecoballe a Pianodardine nell´area Asi nei pressi del Cdr, sversare a Savignano 700mila tonnellate d´immondizia, e, nel frattempo, realizzare in Alta Irpinia una piattaforma da 2 milioni di tonnellate di rifiuti, anche speciali e nocivi, una sorta di mostro ecologico per il quale - lo abbiamo appreso senza essere mai stati contattati prima - c´è già persino un progetto preliminare».
Adesso cosa proponete?
«Vogliamo essere noi a gestire il ciclo integrato dei rifiuti, del resto come ente Provincia abbiamo un piano approvato. Non accettiamo scelte calate dall´alto che rischiano completamente di distruggere la verde Irpinia, un´immagine che con tanti sacrifici stiamo cercando di proporre come modello di sviluppo sostenibile. Adesso non possiamo arrenderci: ci sono un territorio ed un´economia da difendere».
I parlamentari ed i consiglieri regionali sono dalla sua parte?
«Sono tutti d´accordo sulla linea della provincializzazione dei rifiuti. La battaglia andrà avanti. E De Gennaro deve cambiare idea anche su Pustarza. Non serve all´Irpinia una discarica da 700mila tonnellate di rifiuti. Il comune di Savignano, come già accaduto con Serre, mette a disposizione un altro sito, quello di contrada Ischia dove c´è una cava abbandonata. Le ruspe per la realizzazione della discarica devono essere spostate lì».
Altrimenti, cosa potrebbe accadere?
«I segnali sul fronte dell´ordine pubblico sono stati già piuttosto preoccupanti. I comitati e gli agricoltori di Savignano sono pronti a nuove proteste, che rischiamo di non poter più controllare. Si tratta di un territorio che è stato già martoriato per la discarica di Difesa Grande che dista poco lontano. Con la forza non si va da nessuna parte, spero ancora nel dialogo. Per questo ho convocato anche i sindacati per avere anche dalle forze sociali un sostegno forte».
Ma c´è il pericolo di vedere nuove scene di violenza?
«Non è questo quello che vogliamo. Ma una ricostruzione storica va fatta: l´Irpinia nell´80 ha avuto duemila morti per il terremoto. La maggior parte dei fondi per la ricostruzione è finita a Napoli. Ma, poi, si parlò di Irpiniagate, senza contare che gli scandali, quelli veri, sono stati tutti o quasi accertati nel napoletano. Questa provincia è stata già scippata troppe volte. Non si può pensare di risolvere l´emergenza rifiuti ammazzando l´Irpinia. Adesso basta».
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19 aprile 2008 — il dossier di De Gennaro (riservato, in teoria)
Repubblica - Napoli
Rifiuti, autonomia fino all´estate
De Gennaro fissa il limite: 5 luglio. Siti a Chiaiano e Giugliano
di Conchita Sannino
La morsa rifiuti concede meno di tre mesi di autonomia. Poi la crisi potrebbe affacciarsi di nuovo all´orizzonte della Campania: tra 86 giorni, 5 luglio prossimo. Lo racconta la data segnata in rosso nel dossier, ancora riservato, che il supercommissario Gianni De Gennaro ha consegnato ai responsabili di Regione e Province, e che ha in parte già affidato alle prime riflessioni del futuro premier Silvio Berlusconi nel corso del loro recentissimo incontro.
Senza lesinare ad amministratori e vertici istituzionali né toni ruvidi né inviti alla concretezza e alla collaborazione, De Gennaro - al tavolo istituzionale di Palazzo Santa Lucia - ha ammonito i rappresentanti dei vari enti: «Occorre pensare fin d´ora alla realizzazione di una piattaforma di 2 milioni di tonnellate di immondizia, che accolga anche rifiuti pericolosi». Per la prima volta in via formale il prefetto indica l´Alta Irpinia (Vallata e dintorni) per la megadiscarica. E tuttavia non assolve le carenze di Napoli e provincia, a cominciare dal misero e attuale 6 per cento cui si attesta la raccolta differenziata nel napoletano e dalla mancanza di discariche. Così rilancia senza indugi «l´idoneità» dei progetti per due siti definitivi: sia a Chiaiano, (per una capacità da 1 milione di tonnellate), sia a Giugliano (per 700mila tonnellate). E annota: «Per questi ultimi siti i tempi di attivazione possono essere già ridotti, attese le attività che abbiamo già condotto in quella direzione»
Venti pagine. Un dossier fitto di schede. Ma anche la bozza di ricetta per il futuro, che si annuncia vergato da Berlusconi, in trasferta di servizio (con un sottosegretario) da Palazzo Chigi a Palazzo Reale apposta per il caso rifiuti. Ci sono i numeri dei primi 100 giorni di De Gennaro, nel dossier appena redatto dalla task-force di Palazzo Salerno, firmato da De Gennaro. Un bilancio che arriva a tre settimane esatte dalla scadenza del mandato (stamane il sito del Commissariato di governo per l´emergenza rifiuti segna infatti - 21; ma è possibile che il leader Pdl chiederà a De Gennaro una proroga tecnica di alcuni giorni).
Dal 16 gennaio al 16 aprile 2008, sono state smaltite dal Commissariato 636.728 tonnellate. Montagne di immondizia che De Gennaro ha strappato alle strade che soffocavano nel percolato, trasferendole nei vari siti: cioè a Marigliano, a Ferrandelle e a Maruzzella, e in tutti i mini-siti per lo stoccaggio di balle in uscita dai Cdr saturi. Compaiono poi i rendiconti dei viaggi oltre Campania, tanto inevitabili quanto costosi: i convogli partiti come di rito per la Germania hanno trasportato 71.464 tonnellate, mentre altre 117mila tonnellate sono «in corso di invio». Ma anche i rapporti con la Germania, avverte l´ex capo della polizia, con i relativi contratti, «si esauriranno entro fine luglio». Ecco ancora i conferimenti speciali nelle regioni italiane: tra Abruzzo, Emilia, Puglia, Sardegna, Sicilia sono state inviate oltre 37 mila tonnellate. Più esose e non utilizzate le opzioni di Toscana e Liguria: chiedevano 250 euro per tonnellata.
Il capitolo centrale del dossier è rappresentato, tuttavia, dalla data di rischio. La deadline è fissata al 5 luglio 2008. Si tratta del termine ultimo «per l´autonomia della raccolta rifiuti». È il confine invalicabile oltre il quale il prefetto De Gennaro individua il rischio di saturazione per discariche e siti provvisori, a cavallo con l´annunciata apertura dei 2 nuovi impianti definitivi in via di realizzazione, quello di Savignano Irpino (apertura prevista, 20 maggio) e quello beneventano di Sant´Arcangelo Trimonte (che dovrebbe partire dal 5 giugno). In tale scenario si inquadra anche la preannunciata rivolta di Serre e il no gridato a gran voce, ieri, dal sindaco Palmiro Cornetta, in riferimento alla «possibilità di un allargamento della capacità della discarica di Macchia Soprana» appena avanzata dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. «De Luca crede che la Provincia sia di sua proprietà? - rintuzza Cornetta - Si sbaglia. Si ricordi che se Salerno è pulita, lo deve solo al sacrificio del comune di Serre. Che chiede rispetto degli impegni».
Lo spettro di un´altra crisi aleggia sul dossier di De Gennaro, attraverso i suoi rilievi. Il supercommissario parte dalla produzione giornaliera in Campania di 7200 tonnellate (a fronte delle 6.500 segnate invece nel nuovo Piano regionale) e di una media di differenziata in Campania del 12 per cento (col picco virtuoso della Provincia di Avellino, 42 per cento). Ne deriva che il quadro generale, scrive l´ex capo della polizia, è segnato da «una potenzialità di smaltimento inadeguata rispetto al fabbisogno, che si manifesterà con una saturazione delle nuove discariche già a fine corrente anno». Per questo, informa De Gennaro, «si impongono fin da ora alcune priorità». Eccole. Procedere «alla realizzazione dei nuovi impianti (Savignano, Sant´Arcangelo e poi Terzigno, ndr). Prevedere la piattaforma da 2 milioni di tonnellate anche per avviare il corretto trattamento dei rifiuti speciali solidi, liquidi, fangosi, pericolosi o non pericolosi, anche derivanti da operazioni di bonifica. Continuare a gestire gli stoccaggi provvisori anche dopo la saturazione, per evitare problemi di trafilamento di percolato o di instabilità ai versanti». E, infine, «avviare la manutenzione straordinaria degli impianti di Cdr». Un altro passaggio, quest´ultimo, che sembra contraddire il nuovo Piano regionale firmato dall´assessore Walter Ganapini, secondo cui non c´è bisogno di un autentico revamping dei sette Cdr. E l´estate è alle porte. Parafrasando la nota canzone, la situazione non è (ancora) buona.
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18 aprile 2008 — il nuovo piano regionale e gli studi sulle ecoballe
Repubblica - Napoli
Scontro sulla mega-discarica in Irpinia
Strappo tra il presidente della Provincia De Simone e il commissario De Gennaro
di Conchita Sannino
Ora la chiamano «la Piattaforma da 3 milioni di tonnellate». Ma è il ritorno al notissimo, contrastato progetto. Che piace al Cavaliere. Puntare su Vallata, alta Irpinia, stavolta sul serio, «zero perdita tempo». Il Piano Berlusconi sui rifiuti parte in sordina e già provoca chiusure. La conferma ieri sera ad Avellino: dove si è consumato lo strappo tra il supercommissario De Gennaro che ha formalizzato l´input su Vallata e il presidente della Provincia Alberta De Simone, che ha lasciato l´incontro. Suggellando il “no” con la promessa: «Ricorreremo fino all´Ue. Non consentiremo alla Campania di fare di Vallata il più grande sversatoio europeo».
Già il neodeputato del Pdl Paolo Russo aveva anticipato a Repubblica, tre giorni fa: «Di Berlusconi la gente si fida. Sarà aperta una discarica ancora segreta: un buco da 3 milioni di tonnellate». Come dare l´indirizzo: in Campania non vi sarebbe altra estensione per i rifiuti a misura ecologica, in quanto «lontana da terreni agricoli e da centri abitati». È la scelta dell´eterno ritorno: sostenuta dall´allora ministro Pecoraro e dagli studiosi che fanno capo alle assise di Palazzo Marigiliano, ma osteggiata dal piano Bertolaso. Oggi, 4 supercommisari dopo, Berlusconi punta sulla stessa area verde della comunità dell´Ufita. Che i malpensanti ritenevano “protetta” da qualunque ipotesi di discarica finché è brillato l´astro De Mita.
Intanto, aspettando Berlusconi e il suo «sottosegretario con delega ai rifiuti», il governatore Bassolino ha presentato con l´assessore Walter Ganapini il nuovo Piano per la gestione del ciclo, fase ordinaria. Lanciando un appello-monito al leader del Pdl. «Il governo contribuisce nell´ambito delle sue prerogative. Se intende organizzare una cabina di regia, faremo la nostra parte. Ma spetta a noi individuare una linea di percorso», manda a dire il presidente. «Spetta a noi». Bassolino lo ripete più volte. Fino alla motivazione di fondo: «È soprattutto per questo che ho deciso di non lasciare. Per fare la nostra parte - spiega ancora Bassolino - con l´assunzione di responsabilità di cui io mi sono fatto carico, ma anche con la volontà e la determinazione a puntare verso una gestione avanzata».
Più raccolta differenziata, meno balle da incenerire ad Acerra (tra 3 anni almeno), più competenze nella gestione della «sostanza organica». Materia utile a «bonificare i nostri terreni» e buona anche «da esportare, perfino in Dubai». Un Piano condito di buone idee, molto ottimismo e vaghe certezze. Come questa. «Forse sarà realizzato prima l´inceneritore di Salerno e poi quello di Acerra», risponde Ganapini. Che poi loda «i 7 Cdr, che nessuno ha mai saputo far funzionare, uno scheletro prezioso, non c´è bisogno di revamping». E Bassolino: «Quei Cdr li ho fatti tutti io, quand´ero commissario». Il Piano diventerà operativo a fine mese, Berlusconi permettendo. Dal Pdl, infatti, nessun commento conciliante. «Questa presentazione del Piano sembra un concorso di idee - taglia corto il deputato del Pdl, Paolo Russo - Le decisioni importanti sui rifiuti saranno prese a Roma. Bassolino è fuori tempo, Ganapini ha la sua competenza “gravata” da un alto tasso ideologico (perciò dimezza la capacità dell´inceneritore di Acerra). Come se uno, detestando le malattie, decidesse di sopprimere gli ospedali. Peraltro, prima che siano mai entrati in funzione».
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Corriere del Mezzogiorno
Rifiuti, 25 impianti per superare la crisi
Ganapini: finora tanti incompetenti, ignorate le relazioni tecniche su come gestire i Cdr
L’assessore regionale all’ambiente illustra il piano. Bassolino: «Pronti a collaborare con il governo con una cabina di regia»
di Angelo Agrippa
NAPOLI — «Nessuno sogni bacchette magiche, non ve ne sono». Walter Ganapini, assessore regionale all’Ambiente, non fa magie; tuttavia convoca una conferenza stampa con il presidente della Regione, Antonio Bassolino, e il vice, Antonio Valiante, per svelare come in quattordici anni di emergenza rifiuti nessuno si sia accorto che la soluzione al problema c’era già. «La responsabilità — ha denunciato — è stata della incompetenza di chi ha gestito orrendamente gli impianti di Cdr». Quegli stessi Cdr che, annuncia, non avranno bisogno di revamping (ma solo di manutenzione per 5 milioni) e definisce, con sospetta enfasi, «lo scheletro d’oro» del ciclo dei rifiuti. Più di un assist per Bassolino che, pronto a colpire al volo, aggiunge: «Quei 7 Cdr realizzati da noi, durante il periodo commissariale». Ganapini prende ad esempio quanto avvenuto per l’impianto di Molinara, nel Sannio, solo sei giorni fa: «Il test eseguito ha accertato che l’impianto conteneva molte tonnellate di rifiuti organici contaminati da plastica, tanto da causare il blocco delle attività del sito. È stato sufficiente trattare quel materiale con un vaglio dei fori adeguatamente ristretti, di 12 millimetri piuttosto che 60 di diametro, per separare la sostanza organica, che le analisi definiscono compost di qualità, dai residui plastici. La vagliatura era troppo larga, forse perché allora chi gestiva voleva più sostanza da bruciare. Addirittura non si portava a fermentazione la frazione organica, ma la si lasciava deperire». Insomma, per l’ex leader di Greenpeace «chi doveva gestire non lo ha saputo fare. Eppure — ha insistito — ci sono relazioni tecniche pervenute al Commissariato nel 2004 e successivamente da cui si evince come si sarebbe dovuto procedere». Intanto, la Regione ha varato il suo piano. Che trova fondamento nella legge appena approvata che andrà in vigore il prossimo 29 aprile, il giorno dopo la pubblicazione sul Burc. Ganapini dice di voler finalmente applicare la direttiva Ue del ‘76. Impugna il pennarello e fa i conti: «In Campania vengono prodotti 6500 tonnellate al giorno di rifiuti. Qualcuno prima diceva 7mila e più. Ma grazie al lavoro dell’Esercito abbiamo verificato che sono di meno. Ebbene, Salerno, Benevento e Avellino superano il 34% di raccolta differenziata. L’Asìa a Napoli si è impegnata a portare entro l’anno al 20% la differenziata, la stessa quota che entro il 2008 contiamo di inviare alle industrie regionali per il riutilizzo. Così elimino 1300 tonnellate al giorno di rifiuti. Ne restano 5200 che saranno finalmente separate adeguatamente dai Cdr, con il 25% di peso in meno, fino a lasciare 3900 tonnellate di rifiuti diviso in 2600 di secco con grande capacità calorifica e 1300 di sostanza organica». Ci sarebbero già 33 comuni candidati ad accogliere i 25 impianti di compostaggio («che produrranno 300 occupati»), mentre a Santa Maria la Fossa sarà realizzato un impianto di gassificazione. In più, si punta ad accelerare i lavori per il termovalorizzatore di Salerno, in grado di bruciare 1200 tonnellate al giorno. «Per ciò che resta di organico sarà sufficiente un’area di 1400 ettari: favoriremo agricoltura biologica e trattamento per terreni contaminati». Certo, si attende anche il termovalorizzatore di Acerra: «Se si farà la gara europea, i tempi saranno lunghi. Se, invece, la Ue autorizzerà la trattativa privata, i tempi per completare le due linee per il secco oscilleranno dai 18 ai 24 mesi. perciò è importante che si proceda velocemente su Salerno». E poi, per completare il quadro, le società miste provinciali «per le quali faremo in modo con Confindustria che le piccole aziende stringano alleanze con le multiutulity». Ma il nodo del personale da assorbire resta, tuttavia, irrisolto. Infine, il ruolo del Governo nazionale, con Berlusconi che vuole intervenire direttamente sulla vicenda campana: «Spetta a noi andare avanti — ha replicato Bassolino — ma siamo pronti a discutere con il Governo. Si può fare anche una cabina di regia. Siamo pronti a parlarne».
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Le ipotesi. Tecnologia a emissioni zero e l’interesse del Fondo di Dubai
Studio dell’Ansaldo per smaltire le ecoballe Nel Casertano coltivazioni anti-diossina
di A.A.
NAPOLI — Due ipotesi sperimentali per avvicinarsi all’exit strategy dell’emergenza rifiuti: le 5 milioni di balle prodotte dagli impianti di Cdr non a norma e stoccate nei siti campani potrebbero essere facilmente smaltite grazie a una nuova tecnologia messa a punto da Ansaldo Caldaie a Gioia del Colle che prevede una combustione senza fiamma e ad emissioni zero. L’altra ipotesi è ancora più suggestiva: il Fondo del Dubai potrebbe decidere di coltivare canna comune per ricavare biogas in alcune aree del Casertano, in modo da sperimentare una combinazione di produzione di biogas e bonifica dei terreni dalla diossina, grazie al fatto che in presenza di sostanza organica sarebbe stato scientificamente provato che si arricchisce l’attività microbiologica del suolo, fino a scardinare la resistente molecola della sostanza contaminante.
È quanto ha affermato l’assessore regionale all’Ambiente Walter Ganapini in conferenza stampa durante la presentazione del nuovo piano di smaltimento. Al progetto anti-diossina lavorano Ministero della Salute, assessorato all’Ambiente della Regione Campania, Istituto zooprofilattico di Portici e istituti di ricerca italiani ed esteri. «Ci sono evidenze in base alle quali la diossina, molecola complessa — ha sottolineato Ganapini — in terreni poco contaminati, quindi non ad Acerra, può essere contrastata. Portando sostanze organiche si riattiva e si arricchisce l’attività microbiologica dei suoli. Acerra ha bisogno di bonifiche profonde, ma nel Casertano il terreno è meno contaminato. Il Fondo del Dubai ci ha richiesto 3 mila ettari per piantare la canna comune, l’arundo donax, per produrre biogas. In prospettiva potrebbe capitare e credo non sia da escludere che l’organico che recuperiamo negli impianti di Cdr si usi su quei terreni, impiantando canne. I microrganismi della sostanza organica, cambiandosi con la rizosfera (l’area di contatto tra il suolo e le radici, ndr) delle canne, favoriscono la decomposizione dei primi legami della diossina. E c’è persino l’idea di tenere in vita bufale contaminate per usarle come indicatore biologico».
Sul fronte dello smaltimento delle balle di talquale accumulate, invece, «stiamo analizzando alternative tecnologiche — ha aggiunto l’assessore — legate a una innovazione italiana in un settore avanzatissimo della termochimica e della termomeccanica nella quale è coinvolto il Cnr partenopeo. Sono in corso prove ed entro fine anno potremmo avere una soluzione e non le “sole”, come dicono a Roma, e le proposte stravaganti finora arrivate». In particolare, l’assessore ha spiegato che «il Cnr di Napoli e l’Enea hanno messo a punto con Ansaldo Caldaie a Gioia del Colle una tecnologia che Enel sta già utilizzando in parte per il carbone pulito. Una combustione senza fiamma e ad emissioni zero da usare anche con i peggiori composti. Darà al nostro paese 5-10 anni di primato competitivo rispetto il resto d’Europa».
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29 marzo 2008 — chi gestisce cosa
Repubblica - Napoli
Riscritta la legge. Nascono le società miste di servizi
Rifiuti, la gestione passa dai Consorzi alle Province
di Roberto Fuccillo
La Regione comincia a guardare al post-De Gennaro. Ieri il Consiglio ha approvato la legge sui rifiuti, quella che dovrà regolare il settore dopo la fine del commissariato. Una norma già approvata l´anno scorso. Nel frattempo però la Finanziaria aveva abolito le Autorità di bacino, e la Campania ha dovuto adeguarsi, distribuendo le competenze gestionali in carico alle cinque province. Il punto più delicato era come riorganizzare la gestione e soprattutto i tanti dipendenti dei consorzi che vanno a scomparire. Una scuola di pensiero, incarnata in un emendamento presentato dal centrodestra, li trasferiva “sic et simpliciter” alle Province. Soluzione problematica. Ieri si è presentata in aula, scura in volto, anche l´assessore provinciale di Napoli Giuliana Di Fiore, che da tempo invocava una soluzione del problema che non caricasse sulle sue spalle una massa ingestibile di personale. Alla fine un emendamento della maggioranza ha sancito la nascita di società miste, «a totale o prevalente capitale pubblico», alle quali le Province affideranno la gestione integrata dei rifiuti.
Una soluzione che nasce politicamente dalla necessità di salvare il personale, ma che secondo l´assessore Walter Ganapini è uno dei punti che consentirà davvero alla Campania di uscire dall´emergenza: «Questa legge è una pietra miliare sulla strada che porta la regione a regime. Il nostro difetto principale è proprio la carenza di cultura gestionale sui servizi. Ora invece ci saranno cinque soli gestori (allusione alle Province, ndr) e delle società che potranno svilupparsi come vere aziende di servizi pubblici». Ganapini ritiene infatti che la loro competenza possa estendersi anche agli impianti, al verde pubblico, all´arredo urbano e così via, con ciò assorbendo davvero tutti e i dipendenti, Lsu e non solo. Una massa la cui stima varia dai 2500 della differenziata a circa 13mila. «Stiamo verificando il tutto con Italia lavoro - dice Ganapini - ma altre esperienze ci dicono che per 6 milioni di abitanti ci potrebbe essere un bacino di 8000 addetti».
Sarà per questo che alla fine anche la destra, ha votato a favore della legge riscritta, fra la soddisfazione della presidente Sandra Lonardo e degli altri protagonisti del dibattito. Peraltro Salvatore Ronghi è riuscito a farsi approvare anche alcuni emendamenti, fatti propri dalla maggioranza. Uno di questi in particolare sblocca 400 milioni per le bonifiche. Vi si chiede l´adozione entro 45 giorni di un piano per i siti inquinati già riconosciuti di carattere nazionale: litorale domizio-flegreo, agro di Aversa e di Acerra, agro nolano-mariglianese, Pianura (proprio ieri la giunta comunale ha approvato la perimetrazione dell´area), Giugliano, Qualiano, Villaricca, Caserta, Santa Maria la Fossa, Villa Literno, Regi Lagni. È una mossa che in pratica sottrae questi siti alla competenza del Commissariato per le bonifiche e quindi consente di sbloccare 400 milioni di fondi europei già appostati, ma che non riuscivano a essere spesi. Intanto in Regione arrivano due volti nuovi. Michele Greco, dirigente della Protezione civile in forza al Commissariato, diventa primo direttore del servizio rifiuti. Dalla Luiss arriva invece Massimo Padovano, esperto di finanza locale.
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Corriere del Mezzogiorno
Sodano
«I consorzi? Sprechi pagati dai cittadini»
di A. A.
NAPOLI — Il presidente uscente della Commissione Ambiente del Senato, il comunista Tommaso Sodano, contesta la decisione scaturita da un parere tecnico del dipartimento della Protezione civile, in forza della quale il commissario liquidatore per l’emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, ha avvertito i Comuni campani che saranno ancora i consorzi di bacino ad occuparsi della raccolta differenziata. «I consorzi di bacino — ha detto Sodano — vanno sciolti. Non è la prima volta che lo diciamo».
Tuttavia, i consorzi, con la nuova disposizione, rientrano dalla finestra.
«Ed è un gravissimo errore. Se manteniamo questi carrozzoni così come sono, a fine anno i cittadini della Campania si ritroveranno a coprire totalmente le spese per i rifiuti, compresi gli sprechi».
Come si potrebbe rimediare?
«Se queste scelte non si affrontano durante la fase commissariale, quando possiamo attenderci che arriveranno?».
Intanto, resta il nodo del personale: che fine faranno i dipendenti, compresi quelli che per loro stessa ammissione non sono stati messi in condizione di lavorare?
«Dovranno essere assorbiti dalle strutture che saranno organizzate dai comuni. Compresi quelli che, non certo per loro responsabilità, non hanno potuto espletare le proprie mansioni».
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28 marzo 2008 —l’Impregilo è OK
Repubblica - Napoli
“Impregilo non è azienda criminale” i giudici frenano sul maxi-sequestro
La Cassazione: troppi 750 milioni, vanno ridotti
Ora la parola passa al Riesame La difesa: no ai sigilli su 500 milioni
di Conchita Sannino
Il gruppo Impregilo «non è un´impresa criminale». E il mega-sequestro di 750 milioni di euro disposto e confermato a Napoli a carico di quelle società, già mandate sotto processo e chiamate a rispondere del disastro rifiuti in Campania, va ridimensionato.
Lo ha stabilito ieri la Corte di Cassazione (dopo una camera di consiglio durata sei ore e mezza) con un verdetto che accoglie le istanze della difesa ed apre un nuovo fronte polemico nell´ambito del processo rifiuti che ha già visto il rinvio a giudizio del governatore Bassolino insieme ad altri 27 imputati, tra cui i manager di quel gruppo imprenditoriale. Fermento anche tra i magistrati di Napoli, per un pronunciamento che di fatto cancella mesi di conteggi e lavoro, ed è in netto contrasto con quanto delineato dalla Procura, e poi passato positivamente al vaglio dell´Ufficio Gip e del Riesame. Di fatto, si allenta la morsa e si riapre la partita economico-giudiziaria che investe le società Fibe, Fisia e Impregilo. I cui titoli producono infatti una fiammata a Piazza Affari, e ieri chiudono la giornata con un guadagno del 18,99 per cento attestandosi a 3,35 euro, dopo una sospensione per eccesso di rialzo.
Le Sezioni Unite hanno infatti deciso di annullare con rinvio il maxi-sequestro che, nello scorso giugno, aveva portato a congelare i 750 milioni, su ordine della Procura di Napoli. In concreto, non un euro sarà scongelato di quei 310 milioni su cui la giustizia ha già materialmente messo le mani, sui 750 che restano formalmente sotto sequestro: fino a quando non sarà resa nota, in un mese, la motivazione del provvedimento.
In sintesi, la Corte Suprema ha stabilito che la somma identificata dai pm campani debba essere ridotta, così come richiesto dagli avvocati delle società incriminate (gli avvocati Alfonso Stile e Paolo Siniscalchi) e dallo stesso pg della Cassazione, Gianfranco Ciani. Proprio il pg, nella sua requisitoria nell´udienza a porte chiuse, aveva chiesto di ridurre il megasequestro, fondando le sue argomentazioni sul fatto che non si poteva «equiparare» le attività di società legali, eventualmente caratterizzate in Campania da condotte illecite relative alla gestione del ciclo rifiuti, con “ragioni sociali” di società del crimine. «Nel caso del sequestro operato dai giudici campani ci sono molte cose da rivedere - ha infatti spiegato il pg Ciani - perché qui non ci troviamo di fronte ad un gruppo criminale, ma ad un´impresa che può aver commesso degli sbagli, ma alla quale non si può imputare lo svolgimento di una attività imprenditoriale completamente illecita». Una tesi che alle 19 sembra in buon parte accolta dalla Suprema Corte. Nel dispositivo emesso dalle Sezioni unite, presiedute da Torquato Gemelli, si corregge il criterio con cui identificare il “profitto del reato”: che deve essere l´utile netto, e non il ricavato totale. Dal quale, evidentemente, detrarre spese, prestiti, costi di realizzazione.
Alla luce del nuovo principio, di quanto si ridurrà il sequestro? La difesa ipotizza che il Riesame potrebbe dissequestrare 500 milioni. Ma l´ultima parola spetta appunto al Tribunale partenopeo. Soddisfazione viene espressa dal legale del gruppo Impregilo, il professore Alfonso Stile. «Dopo questo annullamento con rinvio, l´importo sarà fortemente ridotto anche se ancora non possiamo parlare con esattezza dell´entità della cifra». Aggiunge Stile: «La Suprema Corte non ha condiviso i principi di onnicomprensività del profitto adottati dai magistrati napoletani».
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Il provvedimento assunto dalla Suprema Corte e il futuro prossimo dell´impianto di Acerra
Il destino del termovalorizzatore: la gara d´appalto si farà ugualmente
Il prefetto Sottile: “Siamo al lavoro per il bando e non ci faremo condizionare”
di co.sa.
E ora? Dopo la decisione della Cassazione su Impregilo sarà più agevole il destino di immobilismo che incombe da sempre sul termodistruttore di Acerra? I lavori si completeranno prima? Ora che i giudici di Napoli, “corretti” dalla Cassazione, dovranno dissequestrare buona parte dei 750 milioni le società del gruppo si mostreranno più collaborative con il commissariato ai rifiuti e con quello liquidatore, in virtù della riguadagnata liquidità? O, di contro, aumenteranno le controversie e i legali di Impregilo, legittimamente, chiederanno il recupero del tempo e delle liquidità perdute, e la restituzione degli importi anticipati nelle numerose fasi di stallo che gli ultimi 5 anni della crisi rifiuti ha registrato?
C´è una sola certezza, per ora: la gara per il completamento del ciclo rifiuti e la realizzazione dell´inceneritore si farà comunque. La conferma arriva proprio dalle stanze di via Medina. Sebbene manchi ancora una data per la formalizzazione della gara. Il commissario liquidatore, Sottile, ribadisce: «Negli uffici di via Medina siamo tutti al lavoro per garantire un bando di successo a questo cantiere. Non ci faremo condizionare dal clima di attesa, dalle pressioni esercitate dall´opinione pubblica». Il piano del prossimo dissequestro di alcune delle somme di Impregilo, difatti, non dovrebbe determinare svolte nella difficile storia dell´inceneritore mai andato in funzione, ad Acerra, il paese che non lo vuole. L´amministrazione si è appena opposta persino all´ordinanza del presidente del Consiglio, con cui si autorizzava in quell´impianto di termodistruzione la combustione delle balle provenienti dai Cdr campani, fin lì considerate fuori norma, «tutto tranne che ecologiche».
Restano tutti da fare i calcoli che, proprio nei computer di via Medina, segnano il dare e l´avere nei confronti delle società di Impregilo. Difatti, se il giudice di Cassazione Piercamillo Davigo, nella sua relazione con cui rinviava la decisione sul dissequestro alle Sezioni Unite della Suprema Corte, sposava quel sequestro da 750 milioni e paragonava di fatto il calcolo del provento illecito del gruppo Impregilo a quello di «una organizzazione che si occupa di spaccio di droga» o ad un´associazione delittuosa «impegnata nella realizzazione di edifici abusivi», ieri sono caduti questi paralleli. E dal ricavato totale dei 750 milioni si ipotizza che saranno detratti, come sottolinea ancora il difensore di Impregilo, l´avvocato Stile, «tutti i costi che si sono risolti in un vantaggio per il danneggiato: ad esempio, l´importo che è servito a produrre le ecoballe prodotte ad Acerra dal termovalorizzatore di Impregilo, e spedite in Germania. Che sono da considerarsi un vantaggio realizzato per la pubblica amministrazione». Poi ci sono i «50 milioni che Impregilo si fece prestare dal Commissariato. E ci sono i 100 milioni del costo del termovalorizzatore, il suo valore al momento della rescissione del contratto». Numeri. Soldi. E controversie che continuano. Mentre il cantiere aspetta di essere completato.
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27 marzo 2008 — rifiuti partono
Repubblica - Napoli
Entro un paio di giorni dovrebbero partire circa 150mila tonnellate. Costo totale circa 30 milioni
Rifiuti in Germania, pronti i contratti
Siglati due accordi a Francoforte, oggi la firma per altri due
Impregilo, attesa in giornata la decisione della Corte di Cassazione
di Roberto Fuccillo
Finalmente la Germania. Dopo un mese e mezzo è andata in porto la trattativa per il trasferimento oltralpe di gran parte dei rifiuti accumulati per strada durante la fase più acuta di crisi a cavallo di Natale. Gianni De Gennaro inoltrò a metà febbraio una richiesta alla Germania per 200mila tonnellate. Un quantitativo che, nelle more della definizione del contratto, si è oggi ridotto a meno di 150mila. Le parti si sono riunite ieri a Francoforte, ospiti della Camera di commercio italo-tedesca che ha fatto da tramite fra il commissariato e le imprese tedesche interessate all´acquisto.
Un acquisto in realtà fatto di diverse parti e relativi contratti. Il primo, già firmato nei giorni scorsi, prevedeva la prosecuzione del vecchio rapporto con la Sassonia, per ulteriori 35mila tonnellate, solamente di rifiuti tal quale, al cui trasporto penserà ancora la “Ecolog”. Ci sono poi altri quattro contratti, da firmare con altrettanti Laender, che pure hanno deciso di trattare i rifiuti nostrani e per i quali si è aperta la riunione ieri sera a Francoforte. Due di questi sono già stati firmati, altri due lo saranno oggi. La somma di questi quattro tronconi dovrebbe portare a 100mila tonnellate. Aggiunte a quelle per la Sassonia, si arriva a circa 135mila, e il Commissariato conta che alla fine la massa da inviare risulterà minore, dato che nel frattempo il quantitativo per strada si è andato riducendo fino alle 40mila tonnellate delle ultime rilevazioni. Non va dimenticato che l´invio costa: per l´intero pacchetto autorità e industrie tedesche hanno spuntato un prezzo di 210 euro a tonnellata (di cui 110 per il solo trasporto). Dunque il costo totale finale dovrebbe essere di circa 30 milioni. Siglati i contratti, anche queste spedizioni ripartiranno nel giro di due-giorni, e saranno effettuate non più dalla “Ecolog” ma dalla “Trenitalia Cargo”.
È di ieri intanto sul fronte rifiuti anche la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto col quale Prodi ha stanziato 25 milioni, in carico al Fondo aree sottoutilizzate, con destinazione Acerra per il completamento del termovalorizzatore. E, a proposito di Acerra, è atteso per oggi il pronunciamento della Corte di Cassazione sul provvedimento col quale la Procura di Napoli, nell´ambito dell´inchiesta sullo scandalo rifiuti, adottò nell´estate scorsa misure cautelative contro la Impregilo, compreso il blocco di 750 milioni della azienda.
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26 marzo 2008 — rifiuti zero (lo dice l’Asia)
Repubblica - Napoli
Il punto. Losa: ora speriamo di continuare così
L´Asìa annuncia: “Zero rifiuti in tutta la città”
di a.c e cri.z
Zero rifiuti per le strade. Per la prima volta, dopo tre mesi di emergenza, Napoli è pulita. Non ci sono più cumuli di rifiuti. «È stato un risultato difficile da raggiungere, ma che ora speriamo di mantenere nel tempo», commenta il presidente dell´Asìa, Pasquale Losa, guardando per la prima volta il bilancio giornaliero in cui accanto alle tonnellate di immondizia da raccogliere c´è un grande, netto, ormai insperato: “zero”. E oggi verrà presentato al consiglio d´amministrazione dell´Asìa il piano attuativo per la raccolta differenziata in città, approvato dal Consiglio comunale quindici giorni fa. Due gli interventi immediati: il progetto “Educambiente” nelle scuole e il potenziamento delle campane per la differenziata in città, con la creazione di 52 mini-isole ecologiche.
Entro 15 giorni in tutte le scuole di Napoli arriveranno i cestini per la raccolta di carta, lattine, plastica e vetro. Stessi tempi (dieci, quindici gironi al massimo) per il potenziamento delle campane per la raccolta della carta e del cartone in città, che già coprono un 60 per cento della popolazione. Secondo il nuovo piano, l´Asìa sostituirà anche tutte le campane danneggiate o bruciate e creerà nelle dieci municipalità 52 nuove isole ecologiche. L´azienda di igiene urbana e l´assessore Gennaro Mola hanno chiesto al commissario straordinario per l´emergenza rifiuti un sito a Napoli, dove stoccare l´umido, oltre quello in Sicilia. Gianni De Gennaro sta studiando varie ipotesi. Intanto si accelerano i tempi per il sito di compostaggio di Ponticelli: sono partiti i lavori di bonifica, che saranno ultimati in due mesi, e, secondo le previsioni, dopo altri 11 mesi ci sarà la consegna del sito. «A gennaio 2008 - dice Mola - la raccolta differenziata di carta e cartone è stata di 1.650 tonnellate, un dato ottimo che in prospettiva ci fa sperare in una raccolta annua di oltre 20.000 tonnellate. Se si pensa che in tutto il 2006 si sono raccolte 2 tonnellate e l´anno scorso 13.500, si ha il dato reale dell´incremento della differenziata in città».
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14 marzo 2008 — ancora sugli sprechi
Repubblica - Napoli
Le rivelazioni sui costi dei mezzi in fitto: interviene il prefetto Sottile. Inceneritore, lavori più veloci
Stop al grande affare dei noli ma soldi a Fibe per Acerra
di a.c.
Tutto ruota intorno a Fibe. Dal grande affare dei noli rivelato ieri all´ultima fase dei lavori per l´inceneritore di Acerra. La giornata di Goffredo Sottile comincia alle 9, quando in treno legge che il caos rifiuti provoca un disastro finanziario in Campania, ma non per tutti. L´emergenza è ormai una industria. Un circuito di soldi che premia tutte le società più fortunate, basta prestare servizi e mezzi a Fibe. Muletti, pale meccaniche gommate e cingolate, piattaforme, muletti, container. La società non compra ma noleggia: mezzi fittati per anni e conti che si gonfiano. Si possono invece acquistare con la somma dei primi mesi di nolo.
«Ho inviato a Fibe una lettera ufficiale, protocollata quindi, per avere elementi su questo meccanismo. Non ho poteri investigativi, ma userò tutti quelli previsti dal ruolo di commissario per intervenire», è la reazione di Goffredo Sottile che prosegue la drastica riduzione di spese eccessive, superflue o fittizie avviata da Alessandro Pansa. Lo sostiene in questa azione il magistrato Giovanni Corona, esperto di camorra e delle sue tecniche per infiltrarsi negli enti pubblici. Il Commissariato ha ormai superato un miliardo di debiti, di questi 320 milioni con Fibe, che però a sua volta ha aperto un contenzioso di due miliardi. Anche il Commissariato rivendica almeno un miliardo, elencando una serie di contestazioni. I costosi noli saranno forse la nuova contestazione. Perché è il Commissario a pagare le fatture presentate a Fibe dalle sue ditte satellite.
Sottile dà impulso ai lavori per Acerra. Ha ottenuto dal governo 25 milioni, attraverso la Regione, come da tempo annuncia Bassolino. Li gira a Fibe perché paghi le ditte che lavorano ad Acerra. Non è giusto dire che Fibe sia tornata. Non è mai uscita, pur avendo una interdittiva per i rapporti con enti pubblici. «Vogliamo fare in modo che i tempi siano più veloci e che la gara abbia successo», spiega Sottile. L´inceneritore potrebbe essere ultimato in sette mesi, ma è necessario il rodaggio in tandem tra Fibe e il gestore che vincerà la gara. Passerà del tempo. Bisogna essere poi certi che resista ai vari ricorsi il provvedimento di Prodi: ha dato via libera anche alle ecoballe attuali, fuori norma. Domani c´è una manifestazione ad Acerra. Il portavoce dei comitati intanto critica la dichiarazione di Sottile, temendo «un disegno di Prodi e dei suoi commissari per Proteggere Fibe e Bassolino e intimorire la magistratura». Sottile in realtà consente alle ditte di proseguire il lavoro, senza fermarsi. Hanno già anticipato troppi soldi.
Sottile prevede anche il revamping dei Cdr (lavori di adeguamento) per migliorare la qualità delle ecoballe. La pausa nasconde un retroscena. L´opera doveva essere affidata agli specialisti dell´emiliana “Hera” che per conto di Gianni De Gennaro ha studiato le lacune dei sette impianti. La nomina di Walter Ganapini fa paventare un conflitto di interessi. “Hera” è tra i clienti più importanti di “Macroscopio Spa”, presidente proprio il nuovo assessore regionale all´Ambiente.
Per i trasporti in Germania è ancora favorita “Ecolog”, società pubblica di “Trenitalia”, già in credito per 108 milioni. Nel Commissariato c´è chi ritiene opportuno un confronto di offerte, per evitare che si sancisca il monopolio di “Ecolog”. Società ferroviarie private, magari tedesche, possono proporre costi più bassi. I trasporti incidono molto sul bilancio: ferrea la riduzione imposta da Alessandro Pansa nel 2007. Da 36 a 22 milioni l´anno. Furono scoperti eccessi nel conteggio delle ore di attesa. La sosta costava anche più del viaggio. È uno dei settori più chiacchierati, molte ditte sono sparite appena fu richiesto il certificato antimafia.
L´interdittiva della prefettura di Caserta al consorzio Ce4 costringe ora il Commissariato a revocare la gestione dei siti. Per Ce4 si profila la liquidazione. Il sito di trasferenza di Parco Saurino a Santa Maria La Fossa è già bloccato.
La lunga giornata di Sottile si è conclusa a Palazzo San Giacomo. Incontro con il sindaco Iervolino per firmare il piano ideato dall´assessore Enrico Cardillo. Il Comune di Napoli è tra i morosi, con 87 milioni. Li pagherà in dieci comode rate annue.
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Corriere del Mezzogiorno
Impianti mai utilizzati, il caso in Procura
Sodano: «Esposto ai pm». L’ex sindaco di Salerno: «De Luca non li volle»
Polemiche dopo le accuse di Giulio Facchi sui Comuni che non vollero gli impianti di compostaggio. Sottile: «Ora accelerare su Acerra»
di Gabriele Bojano Fabrizio Geremicca
NAPOLI — «Presenterò un esposto alla Procura, su questa vicenda assurda». Tommaso Sodano, il presidente della Commissione Ambiente al Senato, legge le dichiarazioni dell’ex subcommissario Facchi sugli impianti di compostaggio prodotti da due ditte piemontesi per conto del Commissariato, ma mai ritrirati, e decide di rivolgersi alla magistratura. «La vicenda conferma quello che denuncio da tempo. Ovvero, in 14 anni di Commissariato è mancata clamorosamente la volontà di mettere in piedi una filiera della raccolta differenziata». Nel caso del compostaggio, ha detto Facchi al Corriere del Mezzogiorno, la colpa fu di quei comuni i quali nel 2001 garantirono la propria disponibilità ad ospitare gli impianti, poi fecero marcia indietro. Una tesi che non convince Sodano: «Sono state emanate fior di ordinanze per imporre le discariche, possibile che nessuno dei commissari di Governo sia stato mai capace di imporre gli indispensabili impianti di compostaggio, che hanno un impatto minore e sono molto più utili?».
Uno dei comuni che si tirarono indietro, ha raccontato Facchi, fu Salerno. Tra gli acerrimi nemici del previsto impianto di compostaggio, ed è una sorpresa, l’attuale sindaco Enzo De Luca, appassionato propugnatore del termovalorizzatore, da sindaco attualmente in carica. Così almeno ricorda l’ex primo cittadino, Mario De Biase, che racconta: «Nel 2001 approvammo in giunta localizzazione ed impianto del capannone per trasformare l’umido in fertilizzante. Ci muovemmo per avere anche un finanziamernto per le piazzole del sito di trasferenza di Ostagli. Ci fu però una rivolta generale. Tra i più ostili l’attuale sindaco De Luca». Nel 2001 Raffaele Fiorillo era sindaco di Cava, un altro dei Comuni riottosi citati da Facchi. Proprio come ora, era anche presidente del consorzio Salerno 1. Ricorda: «Cava si era candidata. L’area dell’ex mattatoio avrebbe dovuto ospitare da 6 a 12 biocelle, ma ci furono proteste, anche perché si era in piena emergenza, come ora. Approvammo un ordine del giorno col quale si chiedeva al Commissariato di non assegnare la gara di appalto per gli impianti, di sospenderla e di costruire un percorso congiunto con i cittadini. Poi persi le elezioni e non so cosa sia accaduto».
Nelle strade campane, intanto, ancora 50.000 tonnellate di immondizia. Ore decisive per la definizione dei contratti con la Germania, che consentiranno di incrementare l’attività di raccolta delle giacenze. De Gennaro comunica, inoltre, che tutte le città più importanti e popolose della Campania hanno rispettato i termini di presentazione dei rispettivi piani per la raccolta differenziata. Nei confronti dei Comuni inadempienti sarà immediatamente attivata la procedura di diffida, propedeutica al commissariamento.
Prosegue l’affannosa ricerca dei siti di stoccaggo delle ecoballe. Ieri a Somma Vesuviana sit in di protesta degli abitanti. L’area, lo ha anticipato il Corriere del Mezzogiorno, fu già utilizzata come discarica e nel 2005 un misterioso incendio incenerì i rifiuti e sparse diossina nei campi, liberando spazio nel sito. L’area è stata poi inserita nell’elenco di quelle da bonificare redatto dalla Regione Campania, ma evidentemente nessuno lo ha detto a De Gennaro ed ai suoi collaboratori che l’hanno individuata come sito per le ecoballe. «L’ennesima scelta scriteria»,tuona Sodano. «Quella zona, di proprietà di una ditta colpita in passato dall’interdittiva antimafia,teatro nel 2005 di un incendio le cause del quale non sono state mai chiarite, dovrebbe essere bonificata.I funzionari del Commissariato mi dicono che non erano a conosdcenza di quell’incendio e non sapevano che il sito fosse nell’elenco di quelli da bonificare. Allibisco». L’altro Commissario, quello per la liquidazione delle pendenze finanziarie del Commissariato, che è il prefetto Goffredo Sottile, preme l’acceleratore su Acerra: «Saranno velocizzati i tempi per l’affidamento della gestione del termovalorizzatore».
A una settimana dalle vacanze di Pasqua, però, è allarme tra gli operatori turistici. Temono il calo di presenze causato dall’emergenza rifiuti, della quale hanno trattato i media di tutto il mondo. Scende al loro fianco la Biblioteca Nazionale, che attiva un servizio di prestito libri a disposizione degli ospiti di alcuni dei più prestigiosi alberghi napoletani.
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13 marzo 2008 — nuovo ad per l’Asia
Repubblica - Napoli
Il presidente di Federambiente Daniele Fortini nominato da Iervolino manager dell´azienda specializzata nella raccolta dei rifiuti
“Primo obiettivo, la differenziata”
Il nuovo ad dell´Asìa: ma serve uno scatto d´orgoglio dei cittadini
di Cristina Zagaria
Il primo obiettivo sarà «attuare il nuovo piano della differenziata». Il secondo? «Risolvere la crisi», scherza. E subito aggiunge: «Spero di migliorare la qualità dei servizi». Arriva carico di entusiasmo, ma anche di responsabilità, il fiorentino Daniele Fortini, presidente nazionale di Federambiente. È il nuovo amministratore delegato dell´Asìa, l´azienda di igiene ambientale del Comune di Napoli, un incarico tanto prestigioso quanto spinoso. Per strada ci sono ancora circa 2000 tonnellate di immondizia e la situazione generale è critica. Un tuffo nel vuoto, a 52 anni, e dopo una lunga carriera nel mondo delle municipalizzate toscane. «Sarà un´esperienza altamente formativa», assicura Fortini, nominato ieri dal sindaco. Oggi ci sarà l´ok da parte del consiglio di amministrazione.
Rosa Russo Iervolino dice di averlo scelto «per il suo curriculum prestigioso». Parliamo di un «tecnico di esperienza nazionale ed internazionale» dice il sindaco, che aggiunge: «Darà un contributo notevole alla soluzione del problema rifiuti nella nostra città». Il manager toscano in trasferta risponde di aver accettato l´incarico «perché quando il sindaco mi ha chiamato non potevo assolutamente dire di no, per i napoletani e anche di fronte all´Italia tutta. La Campania vive l´emergenza rifiuti sulla sua pelle, ma ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. È la gravità stessa della crisi a imporre uno scatto di responsabilità e di coscienza da parte dei napoletani, ma anche di tutti gli italiani. E io alla mia chiamata ho risposto di sì».
Cinquantadue anni («Cinquantatré a luglio», precisa lui), sposato, presidente di Federambiente dal 2005, Fortini è da 25 anni impegnato nel mondo delle “utilities” in aziende del gas, dell´acqua e dei rifiuti. «Napoli è una capitale europea… ma è una capitale ferita, che soffre - dice Fortini - ma proprio per questo, venire a lavorare in questa città è un grande orgoglio». Nella sua carriera: la vicepresidenza di Fiorentina Ambiente, un posto di consigliere dell´Agenzia regionale toscana per l´ambiente, di consigliere delegato della Publiservizi di Firenze, di dirigente di Confservizi-Cispel Toscana. E «quando ero giovane sono stato anche sindaco di Orbetello, il paese dove sono nato» aggiunge lui per alleggerire il suo curriculum. «A Firenze la raccolta differenziata arriva al 40 per cento, a Napoli, invece, so che è intorno al 13 per cento, ma questo certo non mi spaventa - dice il neo amministratore delegato dell´Asìa - Anzi vuol dire che c´è tanta strada da fare, ma ci sono anche i margini per raggiungere degli obiettivi. Se arrivavo in una città dove la differenziata funzionava come un meccanismo svizzero, avrei avuto poco da fare. Invece mi piacciono le sfide». Idee? «Idee tante, ma per carattere mi piace mettere sul tavolo come prima carta l´umiltà. Arrivo in una città con gravi problemi, ma dove c´è un´azienda specializzata nel settore rifiuti e una giunta comunale che da anni lavorano su questa emergenza. Io seguirò il piano studiato dal Comune e dai vertici Asìa e darò il mio contributo alle loro idee».
Arriva in punta di piedi il nuovo manager cittadino dei rifiuti, ma ha già una serie di punti fermi: «Il mio primo obiettivo sarà quello di realizzare con l´azienda la raccolta differenziata, poi evitare qualsiasi forma di spreco e di ulteriori costi di gestione, mantenere dei conti equilibrati, valorizzare le risorse umane… Insomma consolidare un´impresa che già ha buoni risultati, nonostante le difficoltà». E il carico di lavoro? Il suo predecessore, Ciro Turiello, che si è dimesso la settimana scorsa per andare a Roma, aveva la fama di stakanovista, con ritmi di lavoro di 14-16 ore al giorno. Per un pendolare, con altri incarichi sparsi tra la Toscana e Roma, non sarà facile mantenere gli stessi ritmi. «Se ci sarà da lavorare 14 ore al giorno certo non mi tirerò indietro. Io punto ai risultati, in 14 ore al giorno come in sei». E il presidente dell´Asìa Pasquale Losa aggiunge: «Venire a Napoli vuol dire impegnarsi a tempo pieno e credo che Fortini sia abituato ai grandi impegni».
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12 marzo 2008 — a metà dell’opera
Repubblica - Napoli
Differenziata, resa dei sindaci oltre la metà non ha un piano
Gli albergatori: la spazzatura ha l´effetto del colera
di Patrizia Capua
Gli ultimi messi comunali salgono le scale trafelati per consegnare sul filo di lana i plichi negli uffici del Commissario straordinario per l´emergenza rifiuti, Gianni De Gennaro. Ieri termine scaduto per presentare i piani della raccolta differenziata. Su 551 Comuni della Campania, 258, pari al 47 per cento, li hanno trasmessi in tempo. A fornire i primi, parziali dati è l´Associazione dei comuni italiani. Una corsa contro il termine di scadenza, pena il commissariamento. Per i municipi inadempienti scatterà subito la diffida. Per quelli in regola ci sono 30 giorni per attuare le disposizioni previste dai piani, compresa la scelta del soggetto che gestirà la differenziata. Il dato, si è detto, è ancora del tutto incompleto. Molti Comuni si sono anche avvalsi della posta spedendo per raccomandata.
Al momento la percentuale più bassa si segnala in provincia di Napoli. Su 258 piani, 54 vengono dalla provincia di Caserta (52 per cento), 61 da Avellino (51 per cento), 36 da Benevento (46 per cento), 70 da Salerno (44 per cento) e, infine, 37 da Napoli (40 per cento).
Enzo Cuomo, sindaco di Portici, che ha collaborato come presidente regionale dell´Anci Campania, a creare un vademecum e fornendo indicazioni e suggerimenti, racconta: «Abbiamo consigliato di adottare la formula dell´ordinanza del sindaco che è la via più breve. Ma c´è qualcosa - aggiunge - che si presta a una confusione: i 150 Comuni che sono già al 35 per cento di differenziata, avevano o no l´obbligo di presentare il piano? Per me no, ma non è chiaro. Il commissariato dovrà avviare un monitoraggio sui risultati più che sull´aspetto formale». Cuomo protesta per un altro motivo: «Il 20 febbraio Prodi ha firmato un´ordinanza con cui taglia i trasferimenti del governo ai Comuni che sono debitori del Commissariato. Così non fa altro che creare una frattura istituzionale con gli enti locali».
Il piano comunale di Giugliano, adottato con ordinanza del sindaco, è arrivato in mattinata. Il sindaco, Francesco Taglialatela, dice: «Possiamo partire subito e bene, ora i cittadini sono particolarmente sensibili alla necessità di differenziare i rifiuti e rispondono in modo corretto». È pronto anche un portale con un blog aperto ai commenti e agli interventi dei cittadini.
Continua intanto la protesta degli operatori turistici di Napoli. L´emergenza rifiuti come il colera o l´attentato alle Torri Gemelle. Lo ha detto il presidente degli albergatori, Pasquale Gentile, nell´incontro voluto da Alleanza Nazionale, alla presenza dell´assessore regionale Claudio Velardi. Sul tema dell´immagine macchiata dall´effetto rifiuti si registra una dichiarazione: «Il danno che va eliminato non sono trasmissioni come Report, ma i disastri ambientali che Report denuncia», afferma Eugenio Mazzarella, candidato del Pd alla Camera.
Dopo due no, e l´appello alla solidarietà lanciato da De Gennaro a tutta Italia, da Genova è arrivato l´ok a ricevere 10 mila tonnellate di rifiuti da Napoli. Una manifestazione di disponibilità, frenano al commissariato, perché manca un´intesa scritta. Ginevra, intanto, dice no ai rifiuti di Napoli negli impianti svizzeri. Fra gli elementi poco chiari «c´è la natura stessa dei rifiuti» ha detto il presidente del governo Laurent Moutinot. Dal ministero dell´Ambiente buone notizie per Pianura: il sito è stato dichiarato di “interesse nazionale”. Una vittoria per i movimenti antidiscarica.
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Corriere del Mezzogiorno
Le autorità di Ginevra dicono di no ai rifiuti campani: «Non siamo certi della loro natura»
Ecco gli impianti di compostaggio, fermi in Piemonte
di Fabrizio Geremicca
NAPOLI — Hanno vinto una gara di appalto bandita dal Commissariato per i rifiuti, realizzato gli impianti di compostaggio, ma non sono stati pagati. Alcuni di quegli impianti sono ancora impacchettati, altri, che pure hanno funzionato per qualche tempo, sono ora chiusi. Soldi perduti, per chi li ha prodotti; tempo sprecato, per la Campania, dove gli stabilimenti di compostaggio per trasformare il rifiuto umido in compost o fertilizzante servirebbero come il pane. Protagoniste della vicenda, ricordata ieri dall’assessore regionale all’Ambiente Walter Ganapini al Corriere del Mezzogiorno, due aziende piemontesi.
La ricostruzione
La prima è guidata da Gianfrancesco Galanzino: «Era il novembre 2000 — ricorda — quando il Commissariato di Governo emanò un bando per la fornitura di 4 impianti, con una capacità di trattamento di onnellate annue di rifiuto umido. Mi aggiudicai la gara, che prevedeva un importo di 2 milioni 757 mila euro, ad aprile 2001. L’8 agosto di quell’anno gli impianti erano pronti e vennero qui in Piemonte alcuni funzionari del Commissariato per il collaudo. Tutto a posto. Avrebbero dovuto comunicarci poi dove spedirli. Non lo hanno mai fatto e i macchinari sono ancora qui da noi, in azienda, impacchettati ed inutilizzati. Ci hanno pagato solo 1 milione 930 mila euro e per questo abbiamo citato lo Stato in giudizio. I giudici ci hanno dato ragione, ma non abbiamo mai potuto riscuotere quel che ci spettava. Giacché i beni del Commissariato non sono soggetti a pignoramento». Insomma, un bagno economico. «Ora se mi chiedono un preventivo dalla Campania, rispondo che non trattiamo con quella regione». Ganapini punta ad una transazione che consenta di utilizzare i 4 impianti di compostaggio. Vicenda analoga quella di un’altra azienda piemontese che nel 2000 si aggiudicò il bando di gara per la fornitura di 3 stabilimenti per produrre compost. Importo della gara: 4 milioni di euro. Saldati solo in parte. Gli impianti sono stati spediti e montati a Teora, a Polla, a Caivano. Nessuno di essi attualmente è in funzione. I primi due, recita il piano Pansa, sono «attivi ma saturi». Quello di Caivano è stato impropriamente utilizzato come discarica di ecoballe che di eco non hanno nulla.
Il no di Ginevra
Infine, se a Napoli restano a terra 3 mila tonnellate di rifiuti, l’ultima cattiva notizia arriva da Ginevra, dove le autorità hanno deciso di vietare l’incenerimento della spazzatura campana. «È una decisione politica — ha detto il presidente del governo cantonale Laurent Moutinot — motivata dalle eccessive incertezze sulla natura stesa dei rifiuti e troppo vaghe sarebbero anche le informazioni sugli intermediari con i quali la società Sig sarebbe in contatto».
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8 marzo 2008 — punti di vista
Repubblica - Napoli
Impianti a rischio paralisi. Marigliano ultima speranza
Una settimana per liberare la città dai rifiuti
di Conchita Sannino
Con quattordici anni di ritardo, Napoli ha il suo piano per la differenziata. E anche tre aree ufficiali dove depositare (in futuro) il compost: a Bagnoli, Ponticelli e a Chiaiano. Passi avanti che tuttavia diverranno concreti solo tra un mese. E intanto cadono nella città sfigurata da 3 mila tonnellate di cumuli. Un arretrato che, secondo calcoli ottimistici, scomparirà dalle strade non prima di sette giorni. Un venerdì nero anche per le due offensive che colpiscono Palazzo San Giacomo: da un lato, il verdetto di Moody´s che abbassa il rating sull´affidabilità finanziaria del Comune, anche a causa «dei costi che l´emergenza rifiuti ha avuto sui bilanci comunali»; dall´altro, la condanna di un giudice di pace che obbliga l´amministrazione a rimborsare la Tarsu, la tassa sulla spazzatura, pagata da un cittadino. Caso unico. Che rischia di dare il via a una valanga di ricorsi.
È ancora codice rosso a Palazzo Salerno, il quartier generale in cui il supercommisaario Gianni De Gennaro e il suo staff stanno tentando di arginare una crisi dai risvolti tuttora drammatici. Ostacoli si aggiungono a imprevisti ritardi, soprattutto nella trattativa per il megatrasferimento di circa 200mila tonnellate in Germania (20mila tonnellate per ogni nave), un progetto sul quale si attendono risposte definitive dall´ambasciata italiana a Berlino nelle prossime ore. La settimana declina su una provincia di nuovo ostaggio dei rifiuti. Intanto è chiuso da ieri l´impianto cdr di Pianodardine (per un´altra agitazione sindacale), mentre gli altri 5 stabilimenti a rischio saturazione vanno a rilento: con continui stop agli sversamenti. E oggi, come da accordi, chiude il sito di stoccaggio a Giugliano.
La paralisi è di nuovo in agguato. Una possibilità di svolta resta legata all´apertura - prevista per lunedì - del sito di Marigliano. A Napoli, intanto, il Consiglio comunale ha approvato poco prima dell´alba la delibera sul piano per la differenziata, col voto contrario di Fi, An, Nuovo Psi. Occhi puntati sui tempi: quando sarà operativo? Risponde l´assessore Gennaro Mola: «Ci vorrà un mese al massimo per adeguare la macchina. Non ci nascondiamo che il dispositivo intende recuperare anni di ritardo, soprattutto cogliendo una sensibilità nuova, figlia dell´emergenza. Entro 15 giorni arriveranno circa 112 mini-isole ecologiche: ciascuna formata da tre campane per vetro, plastica e alluminio». Ma ci sarà ancora qualche passaggio burocratico. «Entro due settimane l´Asìa predisporrà il piano industriale - aggiunge Mola - per implementare la differenziata. Appello rivolto ai napoletani, martellante: differenziamo». Peccato che la raccolta “porta a porta” per 100mila famiglie non potrà scattare prima di un anno. Una sfida, riconosce Mola, «che nessuno può più perdere».
Preoccupazione che rilancia anche l´assessore regionale Walter Ganapini. Per il quale il lavoro «più utile e faticoso comincia ora». Spiega Ganapini: «La domanda è: si può trascinare la Campania definitivamente fuori dalla sua emergenza? La risposta è sì: a patto che si instauri un patto leale e responsabile con tutti i cittadini e con gli operatori economici, sociali, le associazioni, dai sindacati all´Unione degli industriali fino ai nuclei di cittadinanza attiva». È con questo slancio che prosegue da martedì prossimo il tour dello stesso assessore, con il gruppo di “Rifiuti 2″, ovvero i rappresentanti degli enti locali virtuosi: l´11 marzo si fa tappa a Benevento, il 12 a Caserta, il 14 ad Avellino, il 15 a Napoli alla Sala Santa Maria la Nova di Napoli. Intanto Ganapini annuncia che ci sono già 20 milioni disponibili per l´attivazione dei programmi collegati alla differenziata. E dovrebbe partire il “revamping” dei 7 cdr. «Occorrono 5 milioni complessivamente, e solo 15 giorni per ristrutturarne uno alla volta, ovviamente dopo averli svuotati». Discariche e siti liberi permettendo.
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L´emergenza rifiuti vista dall´interno: parla un indagato speciale, il subcommissario De Biasio
“I consorzi fabbricano posti si arriverà a 100mila assunti”
di Antonio Corbo
La voce di un indagato eccellente per raccontare dall´interno l´emergenza rifiuti. L´architetto Claudio De Biasio comincia con Eco 4, covo simbolo dei clan. Diventa direttore generale di Ce 4, il consorzio degli scandali. È vice di Bertolaso, quando la Finanza lo arresta. Due aprile 2007. Andava a collaudare la discarica di Lo Uttaro, una fogna di veleni e oscuri interessi. Inciamperà in altre due inchieste. Dei rifiuti sa tutto. In una telefonata è raccomandato come «uno dei nostri» per un posto di vertice. Sarà subcommissario.
De Biasio, la camorra decide anche le carriere?
«Nel mio caso falso, bisogna rileggere bene l´intercettazione di uno dei fratelli Orsi al viceprefetto Ernesto Raio. Spera che sia assunto “uno dei nostri” come affidabilità sul piano tecnico. Il nome mio sta molto più avanti. Non ho mai chiesto raccomandazioni. Ho lavorato per Bassolino, quando era lui commissario: ero molto vicino a Facchi, Vanoli e Paolucci i suoi vice. Come dirigente di Ce 4. Catenacci mi stimava molto. Era esaurito Parco Saurino con 550mila tonnellate. Era nostro, di Ce4. Bassolino il 22 febbraio 2004 si dimise. Grave la crisi. Non c´era sbocco. Catenacci prese a stimarmi perché trovai una soluzione perfetta, legale. Fu dissequestrata la discarica Bortolotto dimostrando che era la Sogeri ad inquinarla e non il contrario. Da allora Catenacci mi volle vicino. Dirigente area tecnica. Bertolaso mi nominò subcommissario».
Bertolaso e Pecoraro si accusano l´uno con l´altro: si può sapere lei a chi dei due fosse legato?
«Mascazzini, dal ministero dell´Ambiente, scrisse: se la soluzione è interna, avete De Biasio. Se esterna, c´è Pierobon a Treviso. Non se ne fece niente. Ci fu una crisi e Bertolaso mi promosse. Mi stimava».
Il Ce4 è stato colpito da interdittiva antimafia. Sono in gioco 500 posti di lavoro. Un consorzio che riunisce tutti i vizi, gli abusi, le truffe, gli sperperi di questa emergenza. Il presidente Giuseppe Valente, destituito e arrestato, chiede 510mila euro di risarcimento. Ma al tribunale si è rivolto anche l´ex commissario, Emilia Tarantino, accusando Valente di essersi attribuito 20mila euro il giorno prima di andar via. Avrebbe assunto anche gli ultimi 19.
De Biasio, del Ce4 lei è stato direttore generale. Era l´emblema di un saccheggio. Ma anche una fabbrica di posti.
«Sono addolorato. Io l´ho lasciato nel 2004 con 20 impiegati, 28 operai sui cantieri, 56 della Raccolta differenziata, i famosi ex lsu dei consorzi. Non si arriva a cento unità».
Da cento a 500, in quattro anni. Calcolando i 160mila abitanti dei 20 comuni, c´è un addetto per ogni 320.
«Ho letto che sono diventati sedicimila nei vari consorzi. Io penso di più. E continuando così saranno centomila. Buona norma, sistema perverso».
In che modo?
«I consorzi nascono per gestire discariche. L´attività si amplia. Si passa alla raccolta, poi allo smaltimento. Bisogna assumere con i comuni consorziati. Si assume, contano i politici. La società è mista. Quando il privato se ne va, gli assunti rimangono al consorzio. Il gioco va avanti. Gli assunti nuovi si sommano a quelli che c´erano. È un obbligo il passaggio di cantiere. Qui si va avanti così».
Lei era accanto a Valente, presidente del Ce 4: crocevia di politica, imprese, clan. Portava anche gli imprenditori dal boss latitante Fragnoli. Ne assunse il figlio. L´accusa è questa.
«Mi creda, un politico come gli altri. In ogni consorzio c´è un Valente. Purtroppo su Ce 4 si sono accesi i fari».
In Ce 4 i fratelli Orsi, plurindagati, sono sotto processo.
«Imprenditori. Vengono dall´edilizia e come altri passano al settore rifiuti. È sporco ma rende molto. Sembra di basso livello, chiede invece competenze».
Lei è uno dei 28 indagati nel processo a Bassolino e Fibe.
«Mi difenderò, ho le accuse più leggere. Non mi sta bene però che Regione, Provincia e Comune siano parte civile e chiedano il sequestro dei beni. A tutti. Peccato però che l´indagato più importante, Antonio Bassolino, risulti nullatenente…».
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5 marzo 2008 - Torna (resta)
Repubblica
Due mesi dopo, i rifiuti invadono di nuovo anche le strade del centro
Napoli, torna la “monnezza”
di Giovanni Marino
NAPOLI — Non voteranno. Né Veltroni né Berlusconi, né altri. «Non andremo alle urne, nessuno merita la nostra preferenza, guardate cosa hanno combinato, questa era la terra più bella del mondo…». Lo dicono con livore nella città, tornata a essere invasa da montagne di rifiuti dopo una breve tregua. Piramidi di spazzatura dalla periferia al suo salotto. Da Scampia a via Toledo. Lo ripetono quasi con rassegnazione nella provincia, mai liberata dall´incubo della spazzatura. Ormai sommersa dai cumuli, con fermate dei bus trasformate in discariche, panorami sfregiati dalla monnezza.
A due mesi dalla grande crisi che ha precipitato Napoli all´inferno la situazione è, se possibile, ancor più grave. L´allarmante novità, rispetto a poche settimane fa e che, ormai, anche la city è allo stremo. Neppure i Palazzi delle istituzioni sono risparmiati. «I miracoli sono esauriti, San Gianni De Gennaro non ce la fa più, prima riusciva a pulire le zone nobili, ma oggi deve arrendersi», commenta Antonio Capuani, pensionato, mentre dà le spalle agli uffici della prefettura in piazza Carolina, dove la spazzatura è tracimata dai cassonetti ed è sparsa a terra.
Come molti napoletani, Capuani sembra informatissimo: «Le discariche nessuno le vuole e De Gennaro non può mica usare la forza per imporle, tantomeno adesso che non ha neppure un governo alle spalle; poveretto, non so proprio come faccia ad andare avanti: è qui da 53 giorni e gliene restano 67 per trovare la soluzione a un problema che dura da 15 anni». Pochi passi e si raggiunge il quartiere di Santa Lucia, la sede della Regione guidata da Antonio Bassolino. La scena è identica a piazza Carolina, con la spazzatura che salta fuori dai cassonetti. Luciana Latella attacca: «Tutta colpa loro, bisogna reagire: il giorno delle elezioni vado a prendere il sole e se piove entro in un cinema: vedrete quanti napoletani faranno come me, lasceremo i politici carichi di meraviglia».
La protesta è evidente in via Toledo, la strada dello shopping. Sopra un “cimitero” di monnezza qualcuno ha affisso una serie di cartoni con scritte del tipo: “Informazioni per i turisti, questa è una grande scultura del Maestro Bassolino” e altre ben più pesanti dedicate al presidente della Regione che proprio ieri ha dovuto incassare anche la costituzione di parte civile del sindaco Rosa Russo Iervolino nel processo sul caso rifiuti che lo vede imputato assieme ad altri 27. Il sindaco, comunicando la decisione, quasi si scusa con il governatore: «Gli atti dovuti come istituzioni si devono fare, ma sul piano personale la scelta è stata sofferta e comunque non accetto l´accanimento e il linciaggio politico-mediatico che si sta attuando».
In via Toledo sfila una scolaresca. I bambini prima sono attratti dai cartelli con gli slogan, ma subito dopo vengono assaliti dai miasmi e l´insegnante che li guida li sprona a correre in avanti: «Non respirate, su, per qualche secondo non respirate e superate questo punto». A Monte di Dio, nel centro storico, Carolina Improta, capelli bianchi e tanta rabbia in corpo, accusa: «Il mio negozio di frutta e verdura sta fallendo, tutti pensano che i prodotti campani siano avvelenati dalla spazzatura e ho registrato un calo delle vendite del 70 per cento».
Va male ovunque, in città. A Bagnoli, dove qualche anno fa andò in frantumi il sogno di portare a Napoli l´America´s Cup di vela, ora si combatte con il cattivo odore, i ratti e gli scarafaggi: «Ringraziando Bassolino - esordisce la casalinga Monica Scotti - la situazione è tragica e non possiamo lasciare una finestra aperta altrimenti le blatte e i topi entrano in casa; non mi parlate di campagna elettorale, nessuno può chiederci il voto qui in Campania, nessuno può avere questa faccia tosta».
Un´altra donna alza la voce. Siamo a Fuorigrotta, in viale Augusto, la strada che porta allo stadio San Paolo e alla Mostra d´Oltremare, davanti alla gelateria “Ice Paradise” dove Teresa Pone non sa darsi pace: «Come faccio a vendere coni e coppette con questo schifo qua davanti?». E suo figlio, Danilo: «A Pianura è anche peggio, noi abitiamo lì e quando vado in motorino devo studiarmi il percorso per non scivolare sulla monnezza, è di nuovo tutto come prima». Ha ragione. Pianura è una distesa di rifiuti. Come a gennaio nei giorni della rivolta anti-discarica. Salvatore Granillo, 12 anni, deve prendere l´autobus per andare a Rione Traiano. Sta praticamente in mezzo alla strada perché la fermata è un indegno ammasso di spazzatura. Più avanti la rotonda all´incrocio di via Nabbucco è uno sversatoio a cielo aperto dove branchi di cani randagi vanno a cercare il cibo. Anna Nappi urla dal balcone: «La politica ci ha abbandonati, pensano solo a raddoppiarsi gli stipendi: qui nessuno andrà a votare. Destra, sinistra e centro sono uguali: diserteremo le urne». E dalla strada i passanti la applaudono.
L´immagine della sconfitta, in provincia, è una cabina telefonica all´ingresso di Pozzuoli. Sepolta per settimane dai cumuli, era stata liberata un mese fa. Oggi non si vede quasi più, sormontata dai sacchetti. In Largo Matteotti, l´ufficio informazioni per i turisti è circondato dalla spazzatura: «Che possiamo farci? Segnaliamo la cosa ogni giorno ma non succede nulla», allargano le braccia.
Se Pozzuoli è un disastro non va meglio in altri Comuni come Quarto e Casoria dove, addirittura, una strada, via Viterbo, è totalmente ostruita da cartoni, bottiglie vuote, sacchi con resti di alimenti, carcasse di televisioni, vecchi indumenti, un ferro da stiro, due cucine, tre frigoriferi ammaccati e alcuni mobili in legno. A Melito, invece, dopo due mesi di rivolte, le strade principali sono finalmente sgombre. «Ma attenzione - avverte uno studente, Ciro Masiello, anche lui molto informato sull´emergenza - è un´illusione: i sacchetti sono stati semplicemente spostati da una strada all´altra».
Città e provincia annegano nei rifiuti mentre da Bruxelles arriva la notizia che l´Italia ha risposto nei tempi previsti al richiamo dell´Unione europea sulla procedura di infrazione che riguarda l´emergenza rifiuti. Ciro apprende la novità dalla sua radio. Sorride: «E cosa hanno detto all´Europa? Che ci vorranno 15 anni per bruciare 6 milioni di ecoballe nel termovalorizzatore che ancora non è stato costruito?».
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Repubblica - Napoli
Si allarga il fronte degli enti locali danneggiati. Mentre avvocati e Procura valutano gli effetti del decreto Prodi sulle ecoballe
Rifiuti, il Comune parte civile
Al processo anche la Provincia. Iervolino: scelta sofferta
di Dario Del Porto
La decisione, ammette il sindaco Rosa Russo Iervolino, non è stata presa a cuor leggero ma per dovere istituzionale, che impone al Comune di Napoli di essere presente, come parte civile, al processo sul ciclo dei rifiuti che vede sul banco degli imputati, fra gli altri, il governatore Antonio Bassolino. E dunque la delibera è stata approvata ieri dalla giunta «in considerazione - spiega il sindaco - della delicatezza dell´argomento e del momento politico, senza attendere, come sempre facciamo, la prima udienza del 14 maggio. Ci è sembrato giusto farlo», dice la Iervolino. Ma il sindaco intende anche sgombrare il campo dagli equivoci ed evitare che la necessità di garantire al Comune la presenza in aula al dibattimento possa essere interpretata come uno strappo al consolidato rapporto politico e personale che la lega al governatore. «Gli atti dovuti, come istituzioni, si devono fare - si giustifica - ma sul piano personale la scelta è stata sofferta. Bassolino è persona troppo intelligente per non sapere ciò che le istituzioni devono fare, e poi la Regione lo ha fatto prima di noi. Comunque, sul piano personale, non accetto l´accanimento e il linciaggio politico mediatico che si sta attuando».
Al processo che sarà celebrato davanti alla quinta sezione penale si costituiranno parte civile anche la Provincia, come reso noto dall´assessore con delega all´Avvocatura Antonio Pugliese, e il Comune di Avellino, mentre la Regione, come ricordato anche dalla Iervolino, si è costituita già all´udienza preliminare con l´assistenza di un curatore speciale rappresentato dagli avvocati Roberto Fiore e Pino Vitiello. Dai difensori di Palazzo Santa Lucia è partita venerdì scorso la richiesta di sequestro «conservativo» dei beni dei 28 imputati. Il gup Marcello Piscopo dovrebbe sciogliere la riserva la prossima settimana. In vista del dibattimento, la difesa sta studiando l´ordinanza del presidente del Consiglio Romano Prodi, approvata il 20 febbraio scorso, che autorizza lo smaltimento nel termovalorizzatore da costruire ad Acerra delle ecoballe ritenute non a norma dagli inquirenti. Questo potrebbe cambiare almeno in parte il quadro delle accuse ipotizzate dalla Procura nell´inchiesta condotta dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. Commenta l´avvocato Alfonso Maria Stile, difensore di Impregilo: «Il provvedimento del governo riporta a mio avviso il problema alla sua giusta dimensione: chiarisce le responsabilità del “partito del no”, che si è opposto alla soluzione più logica. Senza questi ostacoli, sarebbe stato possibile risolvere la questione molto prima, spostandola sul piano civilistico senza trascinarla in un´aula del tribunale penale». Contro l´ordinanza si schiera invece il comune di Acerra, che annuncia l´intenzione di impugnare l´iniziativa governativa dinanzi al Tar.
Intanto il Consiglio comunale ha rinviato la decisione sul piano per la raccolta differenziata elaborato dall´assessore Gennaro Mola. Lo slittamento è stato determinato da disaccordi all´interno della maggioranza tra la Sinistra Arcobaleno e gli altri partiti che compongono il centrosinistra. Se ne riparlerà domani. L´obiettivo del piano, ha detto ieri in aula Mola, è quello di avvicinarsi il più possibile al 50 per cento di raccolta differenziata attraverso una strategia articolata: la raccolta domiciliare della carta sarà estesa a tutto il territorio; vetro, plastica e lattine saranno raccolte presso tutti i bar e ristoranti, sarà avviato un «modello integrato di raccolta» attraverso una serie di progetti pilota. Si dovrebbe passare gradualmente dalla raccolta stradale a quella domiciliare, «portone-portone».
In attesa che i progetti diventino realtà, c´è chi organizza proteste: tra oggi e domani 2mila drappi neri saranno esposti ai balconi di Chiaia. «Nero perché - spiegano i promotori, aderenti al comitato “Chiaia per Napoli” - il governatore dovrebbe stare a lutto per la morte della sua dignità».
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Repubblica
Come vincere la sfida dei rifiuti
di Guido Viale
Il problema dei rifiuti non può essere isolato dal suo contesto, cioè dalle produzioni e dai prodotti che li generano, dai modi del loro consumo. Alla luce del contesto il tema rifiuti si colloca all´interno di una contesa tra culture diverse in cui le posizioni dei contendenti si radicano entrambe nell´ambito della modernità; ma con esiti sempre più divergenti. Ritroviamo la stessa contrapposizione tanto sulle grandi questioni dell´umanità, come guerre o cambiamenti climatici, quanto in quelle minute della vita quotidiana – compresa la produzione di rifiuti – il cui effetto cumulativo decide il destino del pianeta
Da un lato abbiamo la cultura della crescita, affidata alla tecnica e al mercato, più o meno corretto con interventi “politici”, ma anch´essi di natura tecnica; non a caso chiamati sempre più spesso “manovre”. Qui, alle aspettative sullo sviluppo tecnologico viene affidato anche il rimedio ai “danni collaterali” prodotti dalla tecnica: alla superiorità nella tecnologia bellica il compito di garantire l´ordine mondiale messo in forse dalla disseminazione di armi micidiali; all´energia nucleare, alla cattura del carbonio, all´idrogeno, il compito di neutralizzare i cambiamenti climatici provocati dai combustibili fossili, il cui utilizzo non deve conoscere tregua per non ostacolare la crescita. L´assunto è semplice: la tecnologia ci ha dato il benessere; la tecnologia rimedierà ai suoi danni collaterali.
Nella vita quotidiana la cultura della crescita è promozione del consumo per il consumo; del consumo per mandare avanti la macchina produttiva; del consumo per sostenere occupazione e redditi. Consumo di beni sempre più inutili mentre miliardi di uomini mancano del minimo necessario. Il “danno collaterale” del consumo è costituito dai rifiuti, perché tutto ciò che viene prodotto è destinato a trasformarsi in rifiuto in un lasso di tempo sempre più breve. Quindi, tanto vale produrre direttamente rifiuti: l´usa-e-getta (nel cui novero rientrano tutti gli imballaggi “a perdere”) non è altro che fabbricazione di rifiuti destinati a qualche effimera funzione per il tempo più breve possibile.
Ma la cultura della crescita ha sempre una “tecnologia” pronta per rimediare a tutto: Per i rifiuti, prima c´era la discarica, più o meno “controllata”; poi l´inceneritore (il sogno di “mandare in fumo” tutto ciò che non ci serve); poi il “termovalorizzatore” (la produzione di energia più costosa mai comparsa sulla Terra: il termovalorizzatore manda in fumo con rendimenti energetici infimi non solo quello che brucia, ma anche tutta l´energia consumata per produrre i materiali che usa come combustibile e che potrebbero invece venir riciclati); infine il “ciclo integrato” dei rifiuti, inframmettendo tra pattumiera e inceneritore altre macchine per separare il secco dall´umido e “un po´” di raccolta differenziata; ma non troppa; altrimenti il termovalorizzatore si spegne.
Il secondo contendente di questa contrapposizione è la cultura della sobrietà. Non è organizzata, né sponsorizzata, né roboante; ma in qualche modo si radica in ciascuno di noi quando realizziamo che la rincorsa ai consumi è soprattutto una corsa alla produzione di rifiuti che rende tutti più poveri e intasa il mondo. Anche la cultura della sobrietà è figlia della modernità: non è frutto della penuria, della nostalgia per il passato o di una volontà di espiazione; bensì di saperi che ci guidano a usare le risorse in modo ragionevole. Non ha inventato macchine volanti, ma il deltaplano, che permette di realizzare il sogno di Icaro sfruttando i movimenti dell´aria; o la bicicletta, che moltiplica il rendimento dello sforzo che si fa per camminare; o il trasporto flessibile che combina velocità, comodità e risparmio di spazio, di risorse e di energia. Non ha realizzato la fusione a freddo – la pietra filosofale che trasformava il piombo in oro e oggi dovrebbe trasformare l´acqua in idrogeno – ma i pannelli fotovoltaici e le pale eoliche, che possono fornire all´intero pianeta tanta energia quanta ne basta per una vita moderna e agevole. Ma solo in un quadro di contenimento e perequazione nell´utilizzo delle risorse.
Meno consumi producono meno rifiuti; ma a ridurre la produzione di rifiuti sarà soprattutto quello che si consuma e il modo in cui lo si fa: le nostre scelte di acquisto. Cioè: meno imballaggi superflui (oggi sono il 40 per cento dei rifiuti urbani in peso e il 70-80 per cento in volume), cominciando da bottiglie e flaconi a rendere cauzionati; meno prodotti usa-e-getta (un altro 10 per cento): l´usa-e-getta ha sostituito per una frazione di secolo prodotti che prima si usavano fino alla consunzione; ma oggi ci sono sostituti dei prodotti usa-e-getta che costano e inquinano meno e sono più comodi e igienici di tutti i loro predecessori: nuovi pannolini lavabili o lavastoviglie che evitano il ricorso a piatti e bicchieri di plastica nelle mense. Più prodotti venduti sfusi (”alla spina”), a partire dai detersivi; meno sprechi di avanzi alimentari, per lo più frutto di una spesa fatta senza programma, come ricordava pochi giorni fa Carlo Petrini; più compostaggio domestico dei rifiuti organici (ovunque si disponga di spazi adeguati, e lo può essere anche un balcone); adozione di prodotti tecnologici modulari (computer, hi-fi, cellulari, elettrodomestici), in modo che per adeguarli ai progressi della tecnologia non sia necessario cambiare tutta l´attrezzatura, ma solo le componenti logore od obsolete; una moderna regolazione e incentivazione del mercato dell´usato, per non mandare in discarica o in fumo quello che milioni di persone sono ancora disposte a usare. E poi, ma solo poi, raccolta differenziata capillare porta-a-porta, responsabilizzando gli addetti perché intrattengano un rapporto diretto con gli utenti; impianti decentrati di compostaggio e di recupero dei materiali; incentivi agli acquisti ecologici (green procurement) per enti pubblici e imprese, per fornire un mercato ai materiali riciclati.
Sono cose semplici, alla portata di cittadini, enti locali e imprese grandi o piccole, ma tanto più urgenti, anche ricorrendo a misure straordinarie, quanto maggiore è l´emergenza rifiuti che soffoca un territorio. Intervenire alla fonte, in base alla gerarchia delle priorità indicata oltre trent´anni fa da Ocse ed Europa: riusare, ridurre, riciclare, e poi smaltire – “termovalorizzatore” e discarica – solo quello che rimane. Ma se si fa tutto ciò, che cosa resta da bruciare in un “termovalorizzatore”? Quasi niente: non l´acqua (60-70 per cento) contenuta nel residuo organico sfuggito alla raccolta differenziata; non la carta talmente bagnata da non poter essere conferita insieme a quella riciclabile; non il vetro e le lattine che invece di bruciare assorbono calore. Ma neanche quel poco di plastica che ne resta dopo una buona raccolta differenziata (che al 2012, per decisione coincidente – caso quasi unico – degli ultimi governi sia di destra che di sinistra, dovrà raggiungere l´obiettivo del 65 per cento). Perché la plastica è fatta con il petrolio e non potrà più essere assimilata a una fonte di energia rinnovabile e fruire di quegli incentivi che in passato hanno fatto ricchi i gestori degli inceneritori – primo tra tutti quello famosissimo di Brescia – a spese dei fondi pagati da tutti noi per promuovere l´energia del sole, del vento, dei residui dei boschi e delle colture bioenergetiche.
E allora? Allora, anche nel campo dei rifiuti, la cultura della sobrietà ha soluzioni, anche tecnologicamente molto sofisticate, e tutte già sperimentate, per raggiungere risultati che la cultura della crescita non riuscirà mai a conseguire, immobilizzata com´è in attesa di inceneritori che sarà sempre più difficile e costoso realizzare e soprattutto far funzionare senza incentivi (negli Stati Uniti non se ne costruiscono più da 15 anni, mentre in molte città del Nord America la raccolta differenziata ha raggiunto il 60 per cento in poco più di un anno). La crisi drammatica della Campania deve essere l´occasione per un ripensamento profondo e generale su queste alternative.
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4 marzo - le ecoballe riabilitate
Corriere del Mezzogiorno
Le «ecobelle»
di Antonio Fiore
Da oggi le ecoballe non a norma che a milioni si accumulano nei siti della Campania diventano a norma, e cominciano a rotolare — sia pur teoricamente, perché il costruendo termovalorizzatore non è in grado al momento di termovalorizzare alcunché — verso Acerra: è bastata un’ordinanza del governo, firmata il 20 febbraio scorso dal presidente del Consiglio dimissionario Prodi, per trasformare in prezioso materiale in grado di produrre energia ciò che fino all’altro giorno era giudicato un indistinto ammasso di rifiuti non smaltibile attraverso la termovalorizzazione.
Colpo di coda, colpo di bacchetta magica, colpo di genio? Forse nella spiazzante trovata dell’ex capo del governo ci sono tutt’e tre le cose, tenute assieme da una buona dose di pragmatismo che «riabilita» le ecoballe provando a cancellarle prima dal nostro immaginario e poi dal territorio della Campania. Tuttavia, questa machiavellica mossa non è esente da critiche: se era così semplice promuovere le ecoballe da cdr «taroccato» a prezioso combustibile, perché il governo ha preso questa elementare decisione con tanto colpevole ritardo? E ancora: se per anni si è fatto a gara nel definire le ecoballe null’altro che un cumulo di veleni e oggi invece vengono dichiarate non dannose per l’ambiente, l’opinione pubblica ha tutto il diritto di chiedersi se erano frottole quelle di ieri o se gli si sta mentendo oggi; con quale danno per la credibilità dello Stato è facile intuire. E infine: l’atto di clemenza prodiano con cui si perdonano le «ecoballe» fino a poco fa cattive servirà davvero a sbloccare l’impasse del termovalorizzatore di Acerra, inducendo quei privati al momento latitanti a impegnarsi economicamente nella sua gestione?
Tutti i dubbi e gli interrogativi sollevati dall’ordinanza avranno come conseguenza, temiamo, quella di ingarbugliare la vicenda processuale che vede coinvolta l’Impregilo e esponenti anche di rilievo delle istituzioni locali, ma soprattutto non abbrevieranno (quali che fossero le intenzioni di Prodi) il calvario della popolazione campana: l’unica fino a ora a pagare un prezzo (altissimo in termini di salute, lavoro, futuro) nel grande gioco della monnezza. Che, paradossalmente, con l’avvicinarsi delle elezioni politiche si prolunga e si complica: nel centrosinistra (che porta la responsabilità più grave di quanto è avvenuto negli ultimi quindici anni) il redde rationem, invece di essere affrontato con decorrenza immediata, viene infatti spostato a un fumoso dopo-voto, e si capisce che il «regolamento di conti» sarà solo l’ultimo atto di una defatigante trattativa il cui esito dipenderà dai futuri assetti del potere locale interno al Pd. La sinistra radicale prova a scansarsi, forse troppo tardi, dalle rovine del Götterdämmerung
bassoliniano, il centrodestra la butta come al solito in caciara propagandistica. E ora Prodi promette un futuro illuminato dai bagliori di milioni di ecoballe (non più) pestilenziali date alle fiamme. Un finale di apocalittica potenza per una trama mediocre, intessuta solo di negligenze e sotterfugi, viltà e raggiri: chissà se andrà mai in scena.
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Acerra denuncia Prodi: «Sarà un disastro»
Il sindaco Marletta contro la decisione di bruciare le ecoballe nell’inceneritore
L’ordinanza di Prodi annulla i limiti normativi sulla qualità delle balle prodotte dai Cdr della Campania
di Angelo Agrippa
NAPOLI — Un vincolo normativo che salta, così come era stato richiesto dalle multiutility interessate a gestire il termovalorizzatore di Acerra, e forze politiche che insorgono, avvertendo addirittura il premier Romano Prodi di prenotarsi un posto nelle aule giudiziarie per difendersi dall’accusa di «disastro ambientale». Con propria ordinanza, datata il 20 febbraio e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di venerdì scorso, il premier uscente ha decretato che le ecoballe di rifiuti prodotte dai Cdr campani, le quali non osservano i requisiti richiesti dalla normativa, potranno essere bruciate nel termovalorizzatore di Acerra. «Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato di emergenza — si legge all’articolo 4 dell’ordinanza — in particolare per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell’impianto di termodistruzione di Acerra, è autorizzato il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai codici Cer 191212, 190501 e 190503 (rispettivamente le ecoballe campane, la frazione organica non stabilizzata, ossia l’ex fos, e il compost fuori specifica, ndr)
presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti già fissati nel provvedimento di autorizzazione».
Le reazioni
Il presidente della Commissione ambiente del Senato, il comunista Tommaso Sodano, ha chiesto il ritiro dell’ordinanza, poiché «le popolazioni non possono dire di sì anche a questa ultima imposizione: bruciando quelle ecoballe, in deroga alla legge, tutti i composti nocivi aumenteranno compromettendo le acque, il suolo, l’aria che la gente respira». La deputata dell’Udc, Erminia Mazzoni, condivide «la preoccupazione del senatore Sodano. Non può che allarmare la decisone assunta di derogare a specifiche norme poste a tutela della salute dei cittadini ». Ma anche a destra è stato censurato il provvedimento del presidente del Consiglio: «È un’ulteriore dimostrazione — ha affermato Ulderico de Laurentiis della direzione nazionale di Azione Giovani e presidente dei giovani di An ad Acerra — che il Partito democratico di Prodi e Veltroni è la casa dei sinonimi e contrari. Un partito ambientalista, ma anche no». Il sindaco della città dove sorgerà l’impianto, Espedito Marletta, ha chiesto udienza al capo dello Stato: «È di una gravità inaudita — ha dichiarato — che si cambi la tipologia e la natura dei rifiuti con leggi che arrivano, poi, quando il governo è ormai finito. Il governo — ha concluso — ha fatto un regalo a quelle società che ora sono sotto inchiesta, e che sono state rinviate a giudizio, proprio per la questione rifiuti, lo scorso 29 febbraio». L’assessore all’ambiente di Acerra, Andrea Piatto, minaccia, invece, di adire le vie legali: «Non ci resta che informare la Procura della Repubblica di Roma per tutti i reati ipotizzabili — ha commentato — giacché anche il giudice amministrativo ha sentenziato che si può bruciare solo il combustibile da rifiuto con le caratteristiche del decreto ministeriale del ‘98». Il consigliere regionale azzurro, Ermanno Russo, ha parlato di «ultimo schiaffo assestato da Prodi alla Campania». Raffaele Porta, coordinatore della Sinistra democratica, ha attaccato: «Dopo l’estensione dei benefici del Cip 6 ai futuri gestori degli inceneritori campani, adesso viene data anche la possibilità di bruciare le false ecoballe ad Acerra. Continua così la sciagurata politica dei governi che da tre lustri hanno commissariato la Campania senza realizzare il ciclo di smaltimento e senza aver proceduto alla bonifica delle discariche, legali ed illegali, esistenti».
4200 tonnellate a Napoli
Intanto, Napoli resta sommersa dalla spazzatura a causa dell’attività a singhiozzo degli impianti di Cdr «per mancanza di fondi — è stato comunicato dal Commissariato — per il pagamento degli straordinari». Il vicecommissario per l’emergenza rifiuti, generale Franco Giannini, ha promesso che «in otto giorni la città sarà liberata dalle giacenze che si sono accumulate ». Intanto, a Giugliano ieri è scaduto il termine dei cinque giorni stabiliti per il conferimento presso il sito di stoccaggio di Taverna del Re, così come deciso lo scorso 28 febbraio. Ma i residenti confermano di voler mantenere un atteggiamento vigile: in dieci, tra i quali anche Lucia De Cicco, la donna che si diede fuoco, proseguono lo sciopero della fame.
Scade il termine della Ue
Scade, infine, oggi il termine per inviare una lettera di risposta alla Ue, a seguito della procedura d’infrazione aperta dalla Commissione. Sarà Emma Bonino a tentare di rassicurare l’esecutivo di Barroso.
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1. (16.01 - 6.05.2007)
2. (7.05 - 31.05.2007) + 2. il decreto
3. (7.06 - 6.07.2007)
4. cambia il commissario (7.07.2007)
5. (8.07 - 11.11.2007)
6. (14.11 - 27.12.2007)
7. (28.12.2007 - 27.01.2008)
8. (29.01.2008 - 29.02.2008)


