Pliz, visit …
In auar cauntri, al momento abbiamo qualche problema. Per l’UE, addirittura, non solo c’è il caso della “emergenza” campana che dura da 14 anni (e che potrebbe costare all’Italia una multa da 800mila euro al giorno), ma anche il (nuovo) caso delle discariche abusive, non solo campane.
Però per San Valentino (nota festa tradizionale) il nostro provvido ministro per i bibbì e le aa ciccì (che fra un po’ potrebbe ricandidarsi come sindaco della capitale) offre agli innamorati (dell’arte) due visite al prezzo di una in un po’ di musei italici.
Non è campagna elettorale, immagino, visto che organizzare la giornata avrà richiesto un po’ di tempo, e dunque la stessa sarà stata concepita prima della caduta del governo (anche se ora, magari, torna utile). Il dubbio è un altro: l’offerta vale solo per innamorati naturali, o per tutti gli innamorati?
Poi ci sarebbe il fatto che il ministero in questione riceve svariate critiche per la sua ordinaria attività, ma questo è un altro discorso.
Con l’occasione, due notizie collegate (più o meno, si sa che io faccio curiose associazioni di idee).
Prima: a fine gennaio ha definitivamente chiuso il mitico portale italia.it, costato 7 milioni di euri. Causa monnezza, la notizia (peraltro diffusa con molta discrezione) era passata sotto silenzio anche qui. Dunque, vale come recupero arretrati.
Seconda (back to the future): è di nuovo scontro fra i governi locali e il Rutello, per il Forum delle culture 2013 (a chi tocca organizzarlo e dunque gestire un bel po’ di soldi?).
Peraltro, a insistere che l’evento l’abbiamo conquistato qui e dunque qui va gestito, con una Fondazione e non con un commissario, non è solo l’assessore Oddati (che ieri si esprimeva contro gli antibassoliniani dell’ultima ora) . Ad appoggiare la sua rivendicazione, ora ci sono anche sindaco e governatore.
Tutto a posto, dunque, alla faccia delle discontinuità. E, pliz, visitateci anche con la monnezza…
ancora in tema di cultura
Riprendo anche (e questa volta è perfino in topic) il tema proposto ieri in un commento da Zetavu: il caso “Israele ospite d’onore alla Fiera del Libro di Torino”. Qui c’è una intervista a Grossman, di Alberto Stabile. Da Lipperatura potete firmare l’appello per esprimere “solidarietà senza riserve” agli organizzatori della Fiera (quale che sia la vostra idea “nei confronti di aspetti specifici della politica dell’attuale amministrazione israeliana”, come si dice nell’appello stesso).
Il testo con le prime firme — e relativo dibattito — è anche su Nazione Indiana.



February 6th, 2008 alle 1:04 pm
L’importante è che voi teniate ben martellato in testa che siete solo pacchetti di infeudati mossi da destra a sinistra e da sinistra a destra per tutta la vostra esistenza su questo suolo di Infernapoli. Molto non potete fare delle vostre aspirazioni ( parlo degli anonimi mortali, non delle torme di Bramini della Casta,ovvio) nè applicare i vostri talenti , nè semplicemente mantenere decorosamente ormai le vostre famiglie se non ci fossero i genitori dietro a dare ‘’un’aiutarella'’ ( e parlo per quelli fino ai 40 anni) un po’ su tutto,genitori a loro volta infeudati in illo tempore che venivano spostati da sinistra a destra e da destra a sinistra. Questo sì che è capitalismo, democrazia e libertà.
Oppure mettiamola cosi :
Sud dell’occidente, XIII secolo : Viviamo nei feudi , gli infeudati braccio a braccio coi nostri feudatari, i quali ci dànno da mangiare e decidono come e quanto dobbiamo vivere.
Stato italiano? Magistratura? Polizia ? Carabinieri? Esercito? Ministri ? Un sistema di coibentazione dei feudi o una casa produttrice di palloni aerostatici…
Perchè sgobbare e pagare tasse a un fornitore di sistemi di coibentazione o a una casa produttrice di palloni aerostatici? Non capisco.
** *** ***
la vita è tutta qui al di sotto del 40° parallelo ( Formia)
Bonne Journée
«Il vice di Bassolino
guadagnava un milione»
Rifiuti, requisitoria del pm. La Procura: con cifre così alte, più durava l’emergenza più si lucrava
La crisi potrebbe ulteriormente acuirsi a causa del blocco dell’impianto di cdr di Giugliano
Il subcommissario Raffaele Vanoli percepiva oltre un milioni di euro ogni anno
NAPOLI — L’emergenza rifiuti è stata l’occasione per far guadagnare cifre «inimmaginabili » a chi lavorava negli anni scorsi al commissariato straordinario, dove durante la gestione Bassolino i subcommissari hanno ricevuto compensi pari anche a novantacinquemila euro al mese e non c’era quindi alcun interesse a risolvere la situazione. È questo uno dei punti centrali della requisitoria dei pm Noviello e Forleo durante l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio del governatore della Campania Bassolino, dei vertici di Impregilo e di alcuni ex rappresentanti del commissariato.
I pm hanno citato i casi più eclatanti: il subcommissario Vanoli percepiva un milione e cinquantamila euro all’anno, i subcommissari Paolucci e Facchi, compensi tra gli ottocento e i novecentomila euro. La stessa situazione si sarebbe verificata anche quando commissario era il prefetto Corrado Catenacci, che in una intercettazione telefonica allegata agli atti del procedimento e citata dai pm, si lamentava con l’interlocutore, perché il suo stipendio era di cinquemila euro mensili, mentre due tecnici della struttura commissariale intascavano cifre pari a un miliardo di lire all’anno.
Con compensi così alti, sostiene la Procura, è chiaro che «più durava l’emergenza più si guadagnava», e quindi la gestione commissariale non avrebbe avuto affatto interesse a superare la crisi. Di qui le molte inadempienze che oggi sono contestate agli imputati — soprattutto non aver messo a norma gli impianti cdr che producono un materiale inutilizzabile come combustibile nel futuro inceneritore di Acerra e in qualunque altro inceneritore — e di cui, secondo i pm, Bassolino era a conoscenza perché il suo ruolo di commissario era un ruolo «amministrativo e non politico» e aveva quindi «giuridicamente l’obbligo di controllare».
L’emergenza che oggi affligge la Campania nasce, sostiene la Procura, anche da quella cattiva gestione commissariale che consentì all’Impregilo di far finire in discarica non il 14 per cento dei rifiuti prodotti, così come prevedeva il piano, ma il 49 per cento, intasando gli impianti e creando quella che i pm chiamano «fame di discariche» con la quale deve fare i conti oggi il commissario De Gennaro mentre cerca di portare la regione fuori dalla crisi.
oppure:
il Corriere del Mezzogiorno, 05-02-2008
«Lo scarrupo tutto quanto… Gli butto giù 150 metri quadri e dieci metri di muro. Come ha progettato la bomba non scappa, Giovanna. Gli do Afragola addosso». Il genero, Pasquale Di Fiore, illustra alla suocera, Giovanna Terracciano, il formidabile attentato che sta preparando. Insieme fanno il conto delle persone che, verosimilmente, moriranno: quindici o sedici.
Spiega lui: «La sorella di Ginetta, come si chiama… La sorella di Pupetta, la sorella di Titina… Muore anche quella e la figlia. Adesso mettendo la cosa in mezzo al vicolo, sarebbe la casa di Maria ‘a cozza… Il pacco come lo butti? Quello mica è una pietra. Quattro metri di muro e quattro metri di pannelli… A progetto fatto, 150 metri quadrati, abbatte anche la casa di Maria “Passaguai”». La suocera ha un attimo di incertezza: «Madonna, Pasquale… ». Lui è freddo, lucido e non raccoglie: «Quella ha tre figlie femmine e due figli uomini, come minimo dobbiamo uccidere quindici o sedici persone». Poi, il piano prevede la fuga e la lontananza da Acerra quanto basta a far tornare la calma: «Per la Madonna, dopo dobbiamo scappare solo. Dopo ce ne andiamo, ce ne andiamo due o tre mesi: armiamoci ed andiamo». Sarà un lavoretto facile, prevede Pasquale: un pacco di tritolo, un telecomando e nessun rischio: «Tu per andare a sparare devi affrontare qualche problema. Tu qua basta che premi il dito e te ne vai al bar». E il clamore dell’attentato, l’arrivo delle forze dell’ordine, le indagini non mettono paura: «La magistratura siamo noi».
Affine al marito per durezza di linguaggio e di cuore Elvira De Falco. Che, all’indomani dell’uccisione del padre, pensa agli affari. Ai soldi: «Non è cambiato nulla. I soldi di mio padre ce li mangiamo sempre noi. Acerra è sempre di mio padre, lo devono capire questa gente di merda». La morte, in qualche modo, Ciro De Falco se la cercò. Aveva ucciso Gennaro Mariniello e il 20 ottobre del 2006, una domenica, ne incontrò in strada il fratello Antonio. Lo insultò, ma quello era armato e «dovette» sparargli. I De Falco misero subito in atto la vendetta. Prima tentarono di uccidere Antonio Tedesco, poi assassinarono Luigi Borzacchiello brindando alla sua morte, quindi provarono ad assassinare Salvatore ed Antonio Mariniello. Ma fallirono e passarono a progettare la strage: «Ci vuole un quarto di tritolo: bro, bro, hanno chiuso dall’altra parte. Un pacco di tritolo, buum, buum». Il piano venne bloccato quando uno degli affiliati decise di presentarsi alla polizia e di cominciare a collaborare. Il tritolo, già ordinato, non venne mai ritirato e gli investigatori non sono riusciti a trovarlo.
oppure:
la Repubblica Napoli, 05-02-2008
Ottant´anni e due giorni. Celebrati da Ciriaco De Mita sotto braccio con Antonio Bassolino, e portando alla giacca lo spillino con lo storico simbolo della vecchia Dc. Libertas. «Avere ottant´anni dà anche un certo vantaggio. Venti anni fa, l´Unità mi accusava di essermi arricchito con il terremoto; a distanza di tempo D´Alema e Geremicca mi hanno chiesto scusa», racconta con soddisfazione l´ex presidente del Consiglio al governatore, in disparte, tra gli oltre 500 invitati alla festa posillipina, la terza in tre giorni.
Il più affollato dei ricevimenti, ultimo capitolo della “trilogia” delle celebrazioni, aperta sabato a Roma con una cena ristretta e proseguita domenica a Nusco.
Per il party posillipino a Villa Lanzillotta, ieri sera intorno all´ex presidente del Consiglio s´è radunato tutto il mondo per il quale De Mita non fa mistero di avere un debole. Quello della medicina. Gli inviti sono stati spediti direttamente da Angelo Montemarano, l´assessore regionale alla Sanità. Inviti a cui hanno risposto in tanti: Giovanni Persico, preside del Nuovo Policlinico; il chirurgo cardiovascolare Giancarlo Bracale; Luigi Muto, manager del Vecchio Policlinico; Remigio Prudente, direttore sanitario della Asl Napoli 1; Franco Salvatore, del Ceinge; Marco Salvatore, direttore del dipartimento di radiologia alla Federico II; Franco Corcione, primario chirurgo al Monaldi; Guido De Sena, primario chirurgo al Cardarelli. E ancora Nunzio Tricarico, Paolo Purri, Carmine Petrone.
Olive all´ascolana, bruschette, ostriche, parmigiano. Così sono stati accolti gli invitati all´ingresso della villa. Bassolino è arrivato con sua moglie, la senatrice Carloni. Il sindaco Iervolino non ha preso parte alla festa. C´era il suo vice, Tino Santangelo. Presenti i rettori universitari Trombetti, Ciriello, Pasquino, Rossi. Una festa a cui ha preso parte tutto il vertice regionale del Partito democratico, a cominciare dal segretario Tino Iannuzzi, il deputato salernitano da tempo politicamente vicino all´area di De Mita. E con lui il vicepresidente della giunta regionale, Antonio Valiante. Così come il presidente regionale del partito, Graziella Pagano. E ancora Ossorio, Andria, Amato, Tessitore, Mosella, il segretario regionale della Cgil Gravano. Tra gli invitati presenti a Villa Lanzillotta anche l´ex ministro all´Innovazione, Luigi Nicolais.
I dirigenti regionali del Partito democratico hanno regalato all´ex leader dc un´opera dell´artista statunitense Mary Obering, “Piazza Armerina”.
PS . Non so se quel che ho affisso qui irrita i lettori di decidiamoinsieme; se la Sig.ra Daniela ritiene non sia in linea con lo spirito del suo blog, prego cancellare pure; non la riterrò una censura, avrò sempre molta stima di Lei. Cerco solo di capire su quale lunghezza d’onda posso esprimermi e trovar un intendimento di comunicazione, cosciente di essere un po’ troppo arrabbiato rispetto al napoletano medio.
Grazie
February 6th, 2008 alle 4:06 pm
@ don Pedro
se irrita, ce lo diranno…
Io cerco di non tagliare quasi nulla. Nei limiti del buon senso.
Personalmente, trovo il commento solo un po’ troppo lungo, e un po’ fuori topica, ma è un peccato comune, come saprà, se ha un po’ navigato qui dentro…
per il resto, sono quasi arrabbiata quanto lei (ma ci possiamo dare il tu?). Solo che sono meno fiuciosa nel giacobinismo napoletano (anche quello dicamo così “vero”, incarnato ueber alles dall’avv. Marotta), che invece mi pare di capire lei apprezza parecchio.
February 6th, 2008 alle 8:59 pm
“La UE potrebbe irrogare una multa da 800 mila euro al giorno…”
Mamma mia sono un sacco di soldi, quasi lo stipendio di un anno di onesto lavoratore come Facchi