12_AziendaComune
Sindaco pronta a mollare. Anzi no
25 luglio 2009
Repubblica - Napoli
Maggioranza assente Iervolino pronta a lasciare
“L´istinto mi dice di chiuderla qui”. Parte la verifica
Comune, manca il numero legale l´area Montemarano diserta la seduta
di Ottavio Lucarelli
Pronta a dimettersi. L´hanno bloccata i suoi assessori, soprattutto i bassoliniani. Pronta a dimettersi. Così vicina al divorzio come non lo era stata in inverno nei giorni delle manette agli “sfrantummati”. «L´istinto - commenta Rosa Russo Iervolino dopo un´ora a porte chiuse con la giunta - mi dice di chiuderla qui. Partire, in modo che chi è capace di governare meglio venga e governi la città». Questo l´istinto dopo l´ennesimo flop in consiglio comunale con una maggioranza assottigliata dai cambi di casacca. Ultimo Franco Moxedano, ex diessino passato dal Pd a Di Pietro, che esce dall´aula assieme alla destra. «Pur ritenendo gravi le assenze - aggiunge il sindaco - non le valuto come una rottura tale da annullare il mandato. Prima di gettare la città nel caos, facendo forza a me stessa, voglio vedere se esistono condizioni serie per andare avanti. Avvio una verifica. L´istinto è di dire “me ne vado”. Il ragionamento è di dire “verifichiamo”».
Manca il numero legale (è accaduto 24 volte in tre anni su 92 sedute) nel giorno in cui il Consiglio è chiamato a votare il conto consuntivo 2008. Un atto sofferto perché l´assessore Riccardo Realfonzo, in carica da gennaio, si trova a dover mettere la firma a un vecchio bilancio. Nessun rischio di commissariamento. Il flop segna però un centrosinistra che sulla carta ha ancora la maggioranza ma che all´atto pratico viene meno. E gli assenti sono tutti nel Pd. Verdi, sinistra e socialisti presenti. Cinque invece i vuoti nel Pd, senza calcolare Salvatore Galiero che è in malattia. Tra questi ben quattro, compreso il figlio Emilio, appartengono al gruppo legato all´ex assessore regionale alla sanità Angelo Montemarano. Con due in particolare, Giovanni Palladino e Diego Venanzoni, che avvertono: «Delegare tutte le questioni a singoli assessori tecnici sta causando una lenta agonia. Se bisogna staccare la spina, lo faremo noi».
È sempre più a rischio il capogruppo del Pd Fabio Benincasa mentre il suo predecessore Antonio Borriello accusa: «Assenze gravi, che chiamano il Pd alla sue responsabilità. Occorre una forte iniziativa a sostegno del sindaco e del centrosinistra». E il segretario regionale Tino Iannuzzi richiama all´ordine: «La giunta deve andare avanti nell´interesse della città. Invito tutti i consiglieri del Pd a essere presenti in aula e leali con il sindaco».
Solidarietà alla Iervolino dai segretari della Cgil Michele Gravano e Peppe Errico. Mentre l´eurodeputato Pd Andrea Cozzolino è corso a Palazzo San Giacomo: «Bisogna andare avanti per il bene della città». Un messaggio anche dall´ex sindaco Riccardo Marone, oggi assessore regionale: «Sono certo che la Iervolino guiderà la maggioranza fino al 2011».
Tanti ex, intanto, sono però passati dall´altra parte. Come Roberto De Masi, dal Pd all´Udc: «La maggioranza non c´è più e non possiamo fare da stampella». Per Enzo Ruggiero, segretario Idv, «niente verifica, ma dimissioni». Mentre la destra stringe i tempi. «Dalla Iervolino - commenta Carlo Lamura di An - aspettiamo un atto d´amore verso la città, le dimissioni». E Ciro Varriale di Forza Italia: «Il sindaco segua l´istinto».
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Corriere del Mezzogiorno
Comune. La sindaca alla giunta: basta, tutti a casa. Poi frena: rischio caos
Flop in aula sul bilancio 2008
Iervolino: pronta a dimettermi
Salta il numero legale. «Ora verifica di maggioranza»
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — «Adesso basta, ce ne andiamo tutti a casa. Mi dimetto». Dopo il flop, l’ennesimo, del Consiglio comunale che stavolta doveva approvare il bilancio consuntivo del 2008 ma che è saltato per mancanza del numero legale, la sindaca Iervolino dice basta e avvia la verifica politica per tastare il polso della sua maggioranza con la fortissima tentazione di lasciare. Poi frenerà l’ira, annunciando di voler fare una verifica politica che in otto anni non ha mai fatto. Ma la rabbia resta e sul futuro di questa consiliatura cala un’ombra fittissima.
Tutto accade in aula quando, ad una richiesta di verifica del numero legale da parte del Consigliere di An, Andrea Santoro, i presenti sono 29 su 61: è allora che al presidente Impegno non resta altro che sciogliere la seduta a data da destinarsi. Ma la sindaca non ci sta. E, in una stanza attigua alla sala consiliare, convoca d’urgenza il vicesindaco, Santangelo; l’assessore alla Legalità, Scotti; il presidente del Consiglio comunale, Impegno. Poi l’assessore Oddati e, via via, tutti i componenti della giunta. Entra anche il capogruppo del Pd, Benincasa, nel mirino dei bassoliniani in aula che cercano di farlo fuori dalla carica. Il clima è terribile. A tutti, Iervolino ripete: «Ora basta, io me ne vado. Sono stanca di queste cose». C’è chi le dà ragione (Scotti e Santangelo), convinto che sia giusto mandare tutto all’aria; e chi, invece, come Nicola Oddati, l’invita a riflettere, visto che di mezzo c’è l’agosto col Comune che, in caso di dimissioni della Iervolino, rimarrebbe molti mesi ad un commissario di governo. E anche perché — è il ragionamento che ha fatto Oddati — se si dimette il sindaco di un Comune come Napoli, difficilmente sono ammessi ripensamenti nei 20 giorni previsti dalla legge (che sarebbero scaduti il 14 agosto). Iervolino, però, sembra essere giunta al capolinea. Anche perché da tempo, ormai, senza il sostengo del gruppo Misto, non riesce più a governare l’aula. E di volta in volta è costretta a sottostare a questo o quel consigliere comunale che prova a tirarla per la giacca. «Uno solo mi ha detto chiaramente: guarda, non contare su di me, gli altri invece sembravano tutti ben disposti», sbotta. Ecco allora che è giunta l’ora di fare i conti. Con tutti. Dentro o fuori, insomma. Con lei o tutti a casa, prendendo al volo questa possibilità per lasciare, come pensa di fare da tempo senza però mai avere l’occasione giusta. Chi le sta vicino spiega infatti che la decisione di dimettersi alla prima buona occasione la stia accarezzando da tempo, già dai tempi delle bufere giudiziarie dello scorso dicembre. Inoltre, se Bassolino decidesse davvero di candidarsi a sindaco di Napoli, bene o male, questa consiliatura difficilmente andrebbe oltre il mese di maggio del 2010 (quando scade il mandato regionale).
Dunque — questo è un po’ il ragionamento che fa la sindaca — meglio lasciare ora e pilotare il Comune verso il voto anticipato e non farsi travolgere dagli eventi della politica. Del resto, le parole della prima cittadina non lasciano spazio a dubbi: «Non sottovaluto affatto la gravità di quello che è successo oggi, per questo mi viene da dire: parto, vado al mare. E chi è capace di governare meglio, venga e governi questa città. Per ora, inizio la verifica politica». La sindaca racconta poi che «c’era stata una riunione dei capigruppo che avevano ribadito la loro la loro coesione. Ecco perché allora, prima di buttare la città nel caos, e in un certo qual senso facendo forza a me stessa, voglio vedere se esistono davvero condizioni serie per andare avanti. E se sono serie, andiamo avanti; se non sono serie, ce ne andiamo invece tutti a casa. Ritengo infatti che debba esserci un’attenzione particolare verso la città perché al di là del consuntivo 2008 ci sono cose come il Forum delle Culture, i 220 milioni per il centro storico, la questione relativa al contenimento dei debiti fuori bilancio. Ci sono delle operazioni in corso che non è facile interrompere senza recare danno alla città. Perciò sia chiaro, l’istinto è quello di dire: me ne vado; il ragionamento è quello di dire: verifichiamo se sussistono le condizioni politiche per andare avanti. E se sussistono, si vede; se non sussistono, si cambia strada. Devo infatti verificare la tenuta e la serietà della maggioranza. Perché io rispetto chi mi è venuto a dire ’sinceramente no, non me la sento’. Non rispetto invece chi se l’è squagliata o ha fatto finta di venire, entrare e uscire. Io sono una persona seria, quindi senza dubbio pretendo serietà. I conti prima li faccio meglio è. Poi, quando arrivo alla conclusione, lo comunico».
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Rivoluzione. Ma non troppa
23 giugno 2009
Corriere del Mezzogiorno
Le nomine
Partecipate, freno tirato alle rivoluzioni nei cda
di Pa. Cu.
NAPOLI — Potendo, la linea auspicata dall’assessore Riccardo Realfonzo — e avallata dalla sindaca — sarebbe quella del ridimensionamento di alcuni cda delle Partecipate. È stato così con la Napolipark, col cda ridotto da 5 a 3 componenti. Non si sa invece cosa accadrà con le altre partecipate comunali in scadenza: Metronapoli, Anm (l’assemblea si terrà venerdì prossimo), Caan, Terme di Agnano.
La maggioranza risicata in Consiglio comunale avrebbero infatti indotto la sindaca Iervolino, quindi l’assessore Realfonzo, a mordere il freno sul fronte delle rivoluzioni del management onde evitare ulteriori frizioni politiche. La linea dell’assessore era infatti quella di ridimensionare dove fosse possibile, magari sostituendo la conduzione societaria delle Partecipate di cui il Comune detiene la maggioranza passando dal consiglio di amministrazione all’amministratore unico. Poi però, a conti fatti, il risparmio alla voce «gettoni di presenza» sarebbe stato assai basso. È il caso di Napolipark, dove riducendo il cda di due componenti in 3 anni si risparmieranno appena 90 mila euro. Di contro, moltissime sono invece le tensioni politiche che un riassetto nelle partecipate potrebbero generare. Le società miste, infatti, quasi sempre sono utilizzate dalla politica come camera di compensazione. Realfonzo, però, non essendo espressione diretta della politica non ci sta. Solo che si scontra con i partiti, sopratutto il Pd e l’area della sinistra più radicale, che in questo momento sopravvivono in Consiglio comunale grazie a una maggioranza che solo di volta in volta riesce a mettersi assieme. Ecco allora lo stop voluto dalla Iervolino, almeno per qualche giorno, sul fronte del ridimensionamento dei cda delle Partecipate. Anche se un taglio pure potrebbe esserci. Per Metronapoli e Anm, infatti, si ipotizza una riduzione da 5 a 3 dei membri del Consiglio di amministrazione. Mentre per le Terme di Agnano l’idea di Realfonzo e di sostituire il cda con un amministratore unico.
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Bilancio. La voragine dei conti
4 marzo 2009
Corriere del Mezzogiorno
L’intervista «Sapevo di trovarmi davanti a conti scassati ma non fino a questo punto»
Realfonzo: disastro al Comune, ho ereditato una voragine
L’assessore al Bilancio: tanti sprechi e consulenze inutili
di R. C.
NAPOLI — Ancora qualche settimana, poi il Bilancio di previsione 2009, il primo firmato dal neo assessore Riccardo Realfonzo, approderà in aula. Il termine ultimo è il 31 marzo. Ma la coperta, a sentire il successore di Enrico Cardillo, è «molto corta».
Perché, qual è lo stato dei conti che trova al Comune?
«Senza mezzi termini? La verità è che eredito una situazione al limite dell’insostenibile. Ero ben consapevole che mi sarei trovato di fronte a un bilancio scassato, ma adesso che finalmente gli uffici ci hanno consegnato le agognate carte, la realtà ha superato anche la più pessimistica delle previsioni. Soltanto una settimana fa sono pervenuti gli ultimi dati sulle previsioni di entrata e sulle minori uscite che deriveranno dai pensionamenti. Quel che ne esce è una voragine».
Significa che siamo al dissesto?
«No. Tuttavia, rispetto al 2008 rileviamo minori entrate per 144 milioni di euro, una cifra colossale la cui voce principale è data da minori trasferimenti statali per 50 milioni. Al tempo stesso si sono già determinate alcune maggiori uscite, soprattutto legate alla questione rifiuti. Altro che messa in efficienza e lotta ai fannulloni. Qui l’unico modo per far quadrare i conti sarebbe una politica di lacrime e di sangue, che colpirebbe in modo indiscriminato i redditi, i posti di lavoro e la erogazione dei servizi essenziali».
Lei aveva dichiarato che non intende aggiustare i conti privatizzando l’acqua: si rimangia la parola?
«Niente affatto. Ho detto e ripeto che la privatizzazione dei servizi pubblici fondamentali, a partire dall’acqua, sarebbe una soluzione inefficiente. Francamente, trovo incredibile che in una fase storica in cui banche e industrie vengono messe sotto l’ala protettrice dei governi, vi siano ancora esponenti politici che hanno la faccia tosta di proporre la gestione privata dell’acqua, che non garantisce incrementi di efficienza e che di norma comporta aumenti delle tariffe ».
Allora perché in tanti spingono per privatizzare?
«La verità è che ci sono sempre stati interessi pressanti, che puntavano a sfruttare lo strangolamento delle finanze pubbliche per concludere affari facili con le privatizzazioni. Ma io certo non torno sui miei passi: ho impedito la privatizzazione del depuratore di Coroglio e andrò avanti così, se me ne daranno la possibilità».
Capitolo Tarsu: è vero che l’aumenterete?
«Assolutamente no. In verità c’è una legge nazionale che vorrebbe imporcelo, ma mi devono spiegare come faccio ad aumentare la Tarsu senza avere ancora la minima garanzia che il problema dello smaltimento sia stato effettivamente risolto. Molti cittadini si sono visti togliere l’immondizia sotto casa appena pochi mesi fa. Come possiamo pretendere un ulteriore contributo per la nettezza urbana, visto che tra l’altro non riusciremmo nemmeno a distribuirlo in modo differenziato tra le varie fasce sociali della popolazione?».
Lotta agli sprechi. Come farete quadrare i conti?
«Guardi, io rispetto moltissimo il sindaco, ma bisogna riconoscere che le gestioni passate non hanno certo brillato in tema di efficienza. Qui ci sono sprechi, consulenze inspiegabili, consigli di amministrazione che non servono, spese dirigenziali troppo spesso fuori controllo, e soprattutto mancate riscossioni la cui dimensione è scandalosa. Chi come me crede nello Stato e nel servizio pubblico deve essere il primo nemico di simili inefficienze. Non a caso, fin dal primo giorno di insediamento ho avviato un piano di lotta agli sprechi. Ho imposto un controllo dei debiti fuori bilancio e ho programmato una serie di interventi che mirino a far funzionare meglio le partecipate, a partire da Napoli Servizi. Certo, ho incontrato non pochi ostacoli».
Ce ne dica qualcuno.
«Per esempio, non condivido affatto la recente decisione di imbarcare tanti dirigenti, sia pure temporanei, in una fase drammatica come questa. Inoltre, qualche consigliere della destra ha persino avuto il coraggio di lamentarsi, perché intendo sostituire gli elefantiaci consigli di amministrazione delle partecipate con degli amministratori unici. Come vede, gli ostacoli ad una politica per l’efficienza pubblica sono tanti, ma ci sono anche moltissime persone produttive e oneste che mi sostengono, dentro e fuori il Palazzo, e finché posso vado avanti».
E quindi?
«Il problema è che con la voragine che si è aperta nei conti non si tratta di mettersi col bilancino per colpire i lavativi e premiare i giusti. Qui, se si dovesse chiudere il bilancio senza aiuti esterni, ci sarebbe da tagliare con una violenza così indiscriminata da rendere risibile qualsiasi discorso sull’efficienza. Quale credibilità si può dare ai discorsi sul merito e sulla produttività se poi ogni voce di spesa andrebbe tagliata dal 10 al 50 per cento rispetto all’anno scorso? Come posso attuare un serio programma di efficienza se poi mi ritrovo costretto a fare i salti mortali per non tagliare i riscaldamenti alle scuole?».
Insomma, avete un’idea sul da farsi o siamo alla frutta?
«Occorre un aiuto da parte del Governo e della Regione. Il Governo ha aperto la borsa per Roma e Catania, e mi risulta che intenda erogare risorse pure ad altri enti. Come si giustifica che non avvenga altrettanto per il terzo comune più grande d’Italia? Inoltre, il Governo ha commissariato la gestione dei rifiuti scaricando sul Comune una lunga serie di costi. Quanto alla Regione, è vitale che eroghi un contributo molto maggiore rispetto all’anno scorso. Se non giunge un aiuto che possa almeno in parte seriamente compensare le mancate entrate per 144 milioni, non è detto che l’amministrazione sarà in grado di garantire il medesimo livello dei redditi, tutti i posti di lavoro e l’erogazione dei servizi di base».
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Repubblica - Napoli
L´assessore alle Finanze: “Ho ereditato una situazione disastrosa”
Realfonzo accusa “Evasione altissima”
di Ottavio Lucarelli
«Cerco di far quadrare i conti, anche se i conti il Comune dovrebbe farli con tutti gli errori degli anni passati». È il commento secco dell´assessore alle Finanze, il professore Riccardo Realfonzo in carica da gennaio, che dopo le riunioni di lunedì con assessori e consiglieri del centrosinistra si sfoga su Facebook bocciando senza appello il lavoro del suo predecessore Enrico Cardillo. «Cerco di far quadrare i conti, ho ereditato una situazione disastrosa con un´evasione altissima, soprattutto in materia di Irpef e di riscossone della tassa sui rifiuti». Situazione complicata dai tagli del governo che, sommati alle minori entrate, portano a un “vuoto” di 145 milioni. Si apre anche uno scontro sull´utilizzazione dei 220 milioni per il centro storico: Rifondazione chiede attenzione anche per le periferie e le politiche sociali. E incassa il sostegno del sindaco Rosa Russo Iervolino: «Nel bilancio potremo tagliare tutto, ma non le misure per i più poveri».
La macchina è ferma, i partiti no: aumentano
29 gennaio 2009
Repubblica - Napoli
La psicosi giudiziaria sta paralizzando l´attività della giunta, tutto fermo nelle commissioni
La paura blocca il consiglio comunale “Non ci arriva più alcuna delibera”
di Ottavio Lucarelli
«Ormai noi consiglieri siamo disoccupati. Da Palazzo San Giacomo non arrivano più delibere. Hanno paura di tutto. Paura di firmare. Paura di nuove inchieste e noi la mattina andiamo in commissione per fare quattro chiacchiere e poi tornare a casa». È lo sfogo di Claudio Renzullo, consigliere comunale di Alleanza nazionale che continua ad andare ogni mattina in via Verdi. Un tempo le sale delle commissioni erano stracolme di carte. Oggi è tutto fermo.
Paura in giunta per i riflettori accesi e puntati da alcuni mesi su Palazzo San Giacomo. Ma tanta paura anche tra i consiglieri per il metodo chirurgico con cui i magistrati vanno a leggere ogni singolo comportamento. Anche dell´opposizione. Emendamenti presentati, ritirati, ripresentati. Al punto che Andrea Santoro, giovane esponente di Alleanza nazionale, ha annunciato: «D´ora in avanti presenteremo molti emendamenti, come fa un´opposizione e come abbiamo sempre fatto. Ma d´ora in avanti, questa la novità, non li ritireremo più. Vuol dire che in aula ci saranno maratone spaventose».
Maratone, ma per quali atti? Al momento sono due le delibere all´attenzione del Consiglio. Due sole delibere, peraltro ferme da tempo: la Fondazione che dovrà organizzare il Forum Unesco delle culture che Napoli ospiterà nel 2013. E il piano commerciale. Paura in giunta. Non solo. Perché la paura, leggendo ordinanze e altri atti, ha invaso ora anche la palazzina di via Verdi, la palazzina del consiglio comunale. Un clima di veleni e sospetti che ha generato la paralisi.
Paura della giunta, paura in Consiglio. Con il rischio concreto che, dopo la maratona della scorsa settimana sulle comunicazioni del sindaco relative al rimpasto in giunta, il primo voto utile in aula si avrà solo a fine marzo quando per legge dovrà arrivare il bilancio di previsione per il 2009. Un atto tecnico e politico allo stesso tempo sul quale la maggioranza dovrà di nuovo contarsi. E in quell´occasione la verifica riguarderà anche la tenuta dell´opposizione che, dopo certe valutazioni dei magistrati, ci penserà dieci volte prima di ritirare un emendamento. Opposizione che fu determinante ad esempio a novembre a mantenere il numero legale in occasione dell´ultimo assestamento di bilancio firmato dall´ex assessore, ora indagato, Enrico Cardillo.
L´ombra di Romeo su ogni atto del Comune. Ed è così che, quasi per esorcizzare l´immobiliarista originario di Cesa, il consigliere di Forza Italia Raffaele Ambrosino ha rotto gli indugi annunciando la richiesta di una commissione di indagine: «Mentre altri poteri esercitano il proprio ruolo, è opportuno che il consiglio comunale di Napoli faccia la propria parte smettendo di assistere passivamente a quanto è accaduto e sta accadendo sulle vicende che vedono protagonista le aziende riconducibili alla Romeo gestioni. Si istituisca anche, ai sensi dell´articolo 34 dello Statuto del Comune, una commissione di indagine specifica con il compito di controllare tutti i contratti tra il Comune e le società del gruppo Romeo anche per verificare il sussistere di eventuali inadempienze, per sciogliere e disdire contratti che non rispettano i capitolati di appalto».
Proposta sostenuta dal nuovo Psi. «L´inchiesta Magnanapoli che ogni giorno continua a rivelare nuovi e preoccupanti aspetti di una vicenda che mortifica l´istituzione e l´intera città - accusa il consigliere Domenico Palmieri - impone un´immediata operazione verità interna al consiglio comunale».
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Corriere del Mezzogiorno
Comune. Ogni partito ha diritto a 5 dipendenti distaccati, fondi di economato e alla sede (che non c’è per tutti)
Capigruppo di loro stessi, è record
Consiglio comunale: otto i partiti che hanno un solo consigliere
Ieri è stato diffuso l’ultimo decreto del presidente dell’aula, Impegno, che fissa il numero dei partiti in Consiglio comunale che ora diventano addirittura 17
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Altro che semplificazione del quadro politico. Altro che razionalizzazione. E altro che riduzione dei costi. Il Comune di Napoli batte ogni record di occupazione della politica con 17 gruppi presenti in Consiglio, di cui ben 8 composti da un unico consigliere. Proprio ieri è stato comunicato agli uffici di via Verdi l’ultimo decreto del presidente del Consiglio comunale, Leonardo Impegno, che, alla luce delle dichiarazioni di appartenenza di alcuni consiglieri comunali nel corso della seduta di giovedì scorso, ha preso atto dello sdoppiamento dell’Udc di Casini. Partito dal quale fuoriesce Stanislao Lanzotti, che era l’unico consigliere, il quale fonda al Comune di Napoli il Gruppo dell’Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro, che fa capo a Francesco Pionati. Nell’Udc arriva però Federico Alvino (ex Udeur e ex Dpl), che quindi, come Lanzotti, diventa capogruppo di se stesso.
E così, con 8 «monogruppi», quindi capigruppo, Napoli batte tutte le grandi città italiane. Batte Torino, che di Gruppi in aula ne ha 6; batte Roma, che ne ha 4 come Bari e Bologna. Ma batte anche Milano, che come Firenze ne ha 3. Mentre Palermo non ne ha addirittura nessuno.
I capigruppo di loro stessi che si aggiungono a Lanzotti e Alvino sono Ciro Fiola, capogruppo dello Sdi-Socialisti per Napoli; Rosario Giudice, Dl-Margherita; Salvatore Parisi, Sinistra democratica; Nino Funaro, Udeur; Domenico Palmieri, Democrazia cristiana-Partito socialista. Stefano Palomba, in predicato di passare nell’Mpa, ma capogruppo di Democrazia per la Libertà dunque, di fatto, è il nuovo capogruppo di questo partito. Ma non solo. Perché dalla scissione di Rifondazione comunista, Francesco Minisci, che ha aderito al Movimento che fa capo a Niki Vendola, potrebbe presto fondare un nuovo Gruppo evitando di confluire nel Gruppo Misto, oggi composto da Alfredo Giordano e da Achille De Simone. Quest’ultimo, eletto nelle file del Pdci a Napoli ma che a Cercola è assessore di Forza Italia. Accade anche questo. Solo alcuni mesi fa, invece, Italia dei Valori di di Pietro è passata dall’essere un monogruppo (c’era il solo capogruppo Tonino Scala) ad un gruppo di due, vista l’adesione di Carlo Migliaccio proveniente dall’Udeur. Mentre Marco Mansueto starebbe per tornare in Forza Italia, con la conseguenza che Iniziativa Popolare, composta da lui e da Ciro Monaco, diventerà presto un altro monogruppo.
E così al Comune di Napoli la conferenza dei capigruppo si trasforma in una mini convention: quando si tiene occorre una sala con almeno 17 sedie. Ma è quella dei partiti «monoconsigliere », che peraltro condizionano assolutamente il centrosinistra in aula, la storia più incredibile. Basti pensare alle spese: ad ogni Gruppo, ad esempio, spettano oltre alle cose normali per lo svolgimento del lavoro (collegamento a internet e alle agenzie di stampa, cellulare di servizio e permesso gratuito di sosta davanti piazza Municipio), fino a 5 dipendenti comunali distaccati presso il Gruppo consiliare. Poi c’è il budget a disposizione del capogruppo (che certo non navigano nell’oro, se si considera che un Consigliere a tempo pieno guadagna al massimo 1.230 euro): nel 2008 ogni gruppo «singolo » ha percepito 10.687.50 euro per «prestazioni di servizio» e 4.077 euro per l’«acquisto di beni e servizi».
E che dire delle stanze che non ci sono per tutti? Nella sede del Consiglio comunale in via Verdi c’è infatti posto solo per il Pd (ma soltanto per quella che era la parte degli ex Ds), per il Gruppo Misto, i Verdi, Prc, FI, Dc-Nuovo Psi, Udc e Sd. Gli altri partiti — Margherita, An, Udeur, Pdci, Italia dei Valori, Iniziativa popolare e Sdi — sono «spalmati» invece in varie sedi prese in affitto dal Comune in Calata San Marco, via Cervantes, via Melisurgo e via Guantai Nuovi. Ovviamente, con ulteriore aggravio per le casse del Comune, che invece sperava di tagliare i cosìdetti fitti passivi.
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Ascolto (versione 2009)
15 gennaio 2009
Repubblica - Napoli
Il retroscena
Amaturo e Guida sollecitano i cittadini a inviare segnalazioni su disfunzioni e problemi dell´arredo urbano
Rimossa la panchina rotta in via Chiaia gli assessori varano la “strategia d´ascolto”
di Cristina Zagaria
Un autogru del Comune solleva la panchina di pietra spezzata in due, tra gli sguardi increduli di residenti e commercianti. Poi tocca a dissuasori e fioriere. Al posto dei buchi, un po´ di asfalto, per tamponare. È la politica delle finestre rotte. La scelta di camminare a piedi per la città per toccare l´inefficienza e i problemi quotidiani. È l´ascolto di cui parla il sindaco, Rosa Russo Iervolino, nella sua lettera alla città, un ascolto che comincia da piccoli interventi: rimuovere le panchine distrutte dai teppisti in via Chiaia e sostituite le fioriere in via Toledo. Eccoli i nuovi assessori alle prese con la città. «Alle prese con i problemi quotidiani», rimarca Enrica Amaturo, assessore con la delega ai Rapporti con la città. «Io mi muovo sempre a piedi. E da assessore ho scoperto che questa è una buona abitudine per capire i ritmi della città», interviene Diego Guida, assessore al Decoro urbano.
Il Comune ha aperto un canale diretto. I cittadini possono inviare delle e-mail sul sito www. comune. napoli. it, nella sezione “Scrivi agli Uffici”. Ogni segnalazione sarà poi girata agli assessori competenti. «Per ora siamo partiti da due segnalazioni che abbiamo letto sui giornali - dice la Amaturo - . La nota di Giuseppe Zollo in cui si accennava alle panchine rotte e abbandonate in via Chiaia da oltre un mese e la lettera di un lettore, sempre su Repubblica, che segnalava le fioriere distrutte in via Toledo». In 48 ore fioriere e panchina sono state rimosse. «In via Chiaia abbiamo fatto un sopralluogo - spiega Guida - per valutare se era possibile recuperare la panchina. Una volta capito che il danno era irrecuperabile l´abbiamo rimossa, insieme a quattro dissuasori, di cui due verranno ripristinati subito. Stessa procedure per le fioriere di via Toledo». Queste le azioni immediate. «Si tratta di piccoli interventi di riorganizzazione. È la politica delle finestre rotte - interviene la Amaturo - . Appena sapremo di quali risorse disponiamo, passeremo agli interventi strutturali, ma nel frattempo lavoriamo su segnalazioni dei cittadini». Guida ha le idee chiare: «Voglio cambiare le fioriere. In via Toledo cominciamo subito: togliamo i fiori. Li sostituiamo con piante sempreverdi, magari meno colorate, ma più resistenti. Poi sto pensando di modificare anche i cestini dell´immondizia con uno spazio per i mozziconi di sigaretta, così se i napoletani continueranno a buttarli a terra si dovrà incolpare solo l´inciviltà del singolo». Gli assessori promettono di rispondere a tutte le segnalazioni che arriveranno via e-mail. «Intervenendo a risoluzione dei problemi o spiegando perché non lo facciamo - dicono Guida e la Amaturo - . E non parliamo solo di decoro e arredi, ma di tutto ciò che può migliorare la quotidianità». «Era ora: quasi non ci credevamo, quando abbiamo visto portare via la panchina rotta un mese fa dai teppisti - dice Salvatore Senese, presidente dei negozianti di via Chiaia - . Questo però è solo l´inizio. Bisogna rivalutare questa strada attivando l´isola pedonale, i dissuasori, scoraggiare gli abusivi e prevenire gli atti di teppismo».
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Nulla di nuovo
30 dicembre 2008
Repubblica - Napoli
Comune, l´altolà di Nicolais
Il segretario Pd avverte Iervolino: “Serve un rimpasto sostanziale”
“Occorre un segnale di discontinuità” Slitta la nuova giunta
di Ottavio Lucarelli
È scontro sul vicesindaco, slitta il rimpasto ma a Palazzo San Giacomo si annuncia un turn over davvero ampio. Per molti assessori l´avventura è agli sgoccioli e rischia anche il notaio Tino Santangelo perché, parole del segretario provinciale del Pd Luigi Nicolais, «giustamente qualcuno chiede un vicesindaco più politico». E aggiunge: «A Napoli serve un cambiamento di sostanza e non solo di forma per dare una chiara percezione che i prossimi due anni e mezzo non sono di sopravvivenza ma di rilancio». Un rimpasto che superi di gran lunga le quattro caselle rimaste scoperte in seguito all´inchiesta Romeo e che porti ad un esecutivo più snello.
Lo stop del Partito democratico arriva in serata e fa saltare i piani della Iervolino che avrebbe voluto presentare già oggi la nuova squadra. Dallo studio del sindaco, al secondo piano di Palazzo San Giacomo, è appena uscito l´assessore regionale alla Sanità Angelo Montemarano quando arriva Nicolais, ma i due non si incrociano solo per qualche attimo. Sono le 17.30 e il segretario del Pd uscirà dal municipio alle 19: «Chiediamo un cambiamento profondo, sostanziale, impegnativo. La nuova giunta potrà essere definita solo nei primi giorni del nuovo anno, spero prima dell´Epifania. Solo un segnale di forte discontinuità negli obiettivi, nelle persone e nell´incisività può tenere insieme il rilancio del Comune e la riapertura di una linea di credito politico con la città».
Nicolais aggiunge che «della vecchia giunta restano due o tre punti fermi» citando l´assessore alla Legalità Luigi Scotti e poi, sollecitato, anche Tino Santangelo. Chiarendo però subito: «Il problema è vedere il pacchetto nel suo insieme. Giustamente c´è chi vuole per il vicesindaco una figura più politica, ma se il sindaco, come può fare e sa fare, si impegnerà di più sulla linea politica, allora un vice tecnico può stare bene lo stesso. L´importante è verificare i ruoli di tutti i giocatori». Ed è questo il nodo che, anche se lui smentisce seccamente, potrebbe portare Nicolais in giunta se il Pd dovesse decidere di investirlo come possibile successore della Iervolino nel 2011. Rispetto ai nuovi assessori Nicolais ha ribadito la disponibilità del deputato del Pd Francesco Boccia per la delega alle finanze, ma ha anche ammesso: «Ci sono state alcune rinunce, serve qualche altro giorno di lavoro».
Discontinuità e giunta corta. Condizioni che nel corso della giornata erano state poste con forza anche da Rifondazione, Sinistra democratica, Verdi, Comunisti italiani, e gruppo misto che hanno invitato la Iervolino ad «avere coraggio». Mentre Nino Funaro dell´Udeur ha dichiarato piena fiducia in Iervolino e nel vicesindaco: «Non giova farsi prendere da smanie di nuovismo a tutti i costi. Nel caso di Santangelo è strano non riconoscergli l´impegno per la città».
Grande rinnovamento in giunta e nuovo rapporto con la città. In mattinata Nicolais aveva riunito all´hotel Oriente per un brindisi oltre duecento tra dirigenti e militanti del Pd. In serata, uscito dal municipio, ha telefonato al segretario regionale Tino Iannuzzi, che a caldo ha commentato: «Il partito è unito sulla linea del sostegno al sindaco, ma anche di un ampio rinnovamento della giunta». Nel frattempo la Iervolino chiamava nella sua stanza Santangelo. La luce al secondo piano del municipio è rimasta accesa fino a tarda sera.
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Corriere del Mezzogiorno
Napoli, la nuova giunta entro l’Epifania
Iervolino-Nicolais: accordo per il quasi azzeramento. «Salvi» Santangelo e Scotti
L’ex ministro dice che l’intesa tra la sindaca e il Pd è piena. Nicolais e Iervolino torneranno a lavorare questa mattina
di Rosanna Lampugnani
ROMA — Non si avrà entro domani la soluzione della crisi politica, ma quasi certamente nei primi giorni del nuovo anno il Comune di Napoli avrà finalmente la giunta a ranghi completi. Che si marci speditamente in questa direzione lo conferma Luigi Nicolais che ieri ha incontrato per un paio d’ore la sindaca, ricevendo l’impressione forte che Rosa Iervolino ha compreso fino in fondo la necessità di mettere a disposizione della città un governo nuovo, costruito con una soluzione di continuità rispetto al precedente. Insomma, non saranno più solo riempite le cinque caselle resesi vacanti per motivi giudiziari e per dimissioni anticipate gli assessorati al Bilancio, al Patrimonio, alla Scuola, all’Edilizia e alla Protezione civile. Ma non si tratterà nemmeno di una decapitazione netta: Iervolino, infatti, manterrà al proprio posto qualcuno degli assessori attualmente in carica. C’è molta curiosità sul nome di chi riempirà una delle caselle determinanti, su chi farà l’assessore al Bilancio. È molto probabile che davvero alla fine sia Francesco Boccia, oggi deputato Pd, direttore del dipartimento economie territoriali del governo Prodi, che per circa un anno guidò il «tavolo» tecnico per Napoli. Il parlamentare pugliese non ha ancora sciolto la riserva, anche se gran parte di questi giorni di vacanza li ha destinati alla lettura della documentazione sugli atti dell’amministrazione partenopea. Perché dica sì — racconta chi gli ha parlato recentemente — dipende da Walter Veltroni. Boccia parlerà oggi per telefono con il leader Pd (all’estero in questi giorni) per essere certo del totale sostegno del vertice romano. Negli ultimi quindici giorni, infatti, dal Nazareno sono arrivati solo prese di posizione nette per l’azzeramento della giunta napoletana, mentre Iervolino ha continuato ad insistere nel difendere una maggiore autonomia decisionale, per limitarsi ad un sostanziale rimpasto della giunta, per quanto ampio. Troppo poco, era stato il giudizio di Veltroni, del vice Dario Franceschini e del segretario provinciale del Pd Nicolais. Il quale ieri è entrato nella stanza della riunione determinato a far capire alla sindaca che una soluzione netta non andava intesa come una ripicca del vertice romano, ma come un passaggio propedeutico al vero rilancio amministrativo della città. Del resto più volte lo steso Veltroni aveva avuto modo di spiegarlo alla Iervolino. Ieri, dunque, la svolta, determinata anche dalla convinzione che l’asse forte tra il Pd nazionale e quello provinciale per un profondo cambiamento è invalicabile. Così nel corso della riunione ieri pomeriggio si sono poste le basi per la definizione del profilo della nuova giunta, su cui Nicolais e Iervolino torneranno a lavorare questa mattina. Oggi, dunque, si stilerà la prima vera lista dei possibili assessori, tra cui probabilmente ci sarà il professor Mario Rusciano, docente di di Diritto del lavoro alla Federico II. Infine, dovrebbe essere nominato anche un assessore ai Rapporti con la città.
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Ancora più in difficoltà
22 dicembre 2008
Repubblica - Napoli
Comune, Iervolino accelera pronta la giunta dei professori
Il sindaco va avanti dopo aver respinto l´invito di Berlusconi a dimettersi
Boccia già al lavoro: avrà la delega al bilancio
di o. l.
Francesco Boccia, Adriano Giannola, Enrica Amaturo, Eugenio Mazzarella. Comincia a prendere corpo la nuova giunta comunale che il sindaco, dopo aver respinto l´invito di Berlusconi a dimettersi, dovrebbe presentare tra Natale e Capodanno con un rimpasto che, oltre a cambiare mezza squadra, ricalcherà la linea avviata a maggio quando tra i cinque nuovi assessori, che rimarranno tutti al proprio posto ad eccezione del dipietrista Luigi Imperlino per scelta di partito, c´era tra gli altri l´ex Guardasigilli Luigi Scotti con delega alla legalità. Delega ereditata da Giuseppe Gambale, ora agli arresti domiciliari. E quella staffetta è l´esempio del cambiamento, il marchio che la Iervolino vuole rimarcare.
Nel fine settimana, oltre a leggere le oltre cinquecento pagine dell´ordinanza del caso Romeo, il sindaco ha accelerato e, dopo il sì del deputato pugliese del Pd Francesco Boccia, che ha avuto anche ieri contatti con la Iervolino (in serata era di nuovo a Roma) e che sta già studiando le carte del bilancio e delle aziende, è ormai a buon punto l´intesa con un nutrito gruppo di professori universitari tra i quali Adriano Giannola, Mario Rusciano, Raffaele Porta, la preside di sociologia Enrica Amaturo, il deputato del Pd Eugenio Mazzarella, il senatore ed ex ministro Luigi Nicolais. Ma è in atto anche un secondo assalto a Tiziano Treu che, dopo un primo no, potrebbe ripensarci anche in considerazione della qualità della nuova giunta in costruzione. Mentre è ormai certo il no di Mirella Barracco.
Lavori in corso a Palazzo San Giacomo. Dove potrebbe però trovare spazio anche qualche “esperto” come l´assessore provinciale Guglielmo Allodi, Gianfranco Nappi, il segretario nazionale dei Verdi Grazia Francescato, gli ex assessori comunali Eugenio Chiodo e Roberto Cappabianca.
Oggi, intanto, Antonio Di Pietro dovrebbe ufficializzare l´uscita dell´Italia dei valori da tutte le giunte della Campania in un dibattito alle 11 all´hotel Oriente con il coordinatore regionale Nello Formisano. Annuncio che dovrebbe portare alle dimissioni di Luigi Imperlino dalla giunta Iervolino.
Mentre alle 15 nella sala multimediale del Consiglio comunale, in via Verdi, l´europarlamentare Claudio Fava incontra con Raffaele Porta e Salvatore Vozza i dirigenti campani di Sinistra democratica.
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20 dicembre 2008
Repubblica - Napoli
Lo sfogo della Iervolino “Io capro espiatorio del paese”
Toto-assessori: il deputato Boccia al bilancio
“Voglio una supergiunta eticamente forte oppure lascio serenamente”
di Ottavio Lucarelli
Un supergoverno per la città. Una supergiunta «eticamente forte o lascio serenamente», avverte a Roma in mattinata Rosa Russo Iervolino che si sente «un capro espiatorio del pese» ma che in realtà rientra rafforzata dalla riunione della Direzione nazionale del Pd. Nessun processo alla città e il sì di Francesco Boccia, deputato pugliese che ai tempi del governo Prodi ha guidato la cabina di regia per Napoli e che in Municipio avrà la delega al bilancio e alle aziende comunali. Il tassello attorno al quale, assieme ad alcuni “pilastri” come l´ex Guardasigilli Luigi Scotti che ha la delega alla legalità, ricostruire la squadra di Palazzo San Giacomo, un edificio che diventa la linea Maginot del Partito democratico. Una scelta che indica anche la strategia del Pd. Schierare le proprie forze migliori attorno alle mura delle città. E così a Napoli, oltre a Boccia, potrebbero entrare nel rimpasto di giunta il senatore ed ex ministro Luigi Nicolais, il deputato Eugenio Mazzarella, i professori Adriano Giannola, Mario Rusciano, Raffaele Porta ed Enrica Amaturo, ma anche Mirella Barracco, l´ex pallanuotista Franco Porzio, l´assessore provinciale Guglielmo Allodi, il capo della segreteria di Bassolino in Regione Gianfranco Nappi, gli ex assessori comunali Roberto Cappabianca ed Eugenio Chiodo.
«Dalla direzione del Partito democratico - commenta la Iervolino - che è più grande del consiglio nazionale della Dc che presiedevo io e dove avevo il 41 per cento dei voti, è arrivata una ulteriore spinta da parte di tutta la classe dirigente, ancora una volta, ad andare avanti. Ho molto apprezzato la relazione di Veltroni che non è per nulla contrastante e anzi rafforza il mio tentativo di far rinascere una giunta eticamente forte a Napoli nei tempi più stretti possibili».
Walter Veltroni in quarantadue pagine non parla di Napoli e della Campania e la Iervolino rientra a Palazzo San Giacomo «stanca morta» ma rinfrancata: «Come vedete non c´è stato il processo alla città come qualcuno credeva. Io lo sapevo, il discorso me lo aveva anticipato due giorni fa a Roma nel corso dell´incontro che ho avuto con lui. La questione morale va affrontata dove c´è, non dove c´è solo il rumore di una questione morale».
In mattinata Roma il sindaco parla anche di un suo ritorno all´attività di avvocato, ma di sera a Napoli chiarisce: «Quelle dichiarazioni hanno un solo significato. Ho intenzione di spiegare con molta chiarezza a chi mi conosce meno che non ho bisogno di fare il sindaco di Napoli per campare. Fare il sindaco, concretamente, mi costa nel senso che sul mio stipendio di poco oltre i quattromila euro devo tenere due case anziché una. Posso fare mille cose compreso l´avvocato, ma ho ancora i vecchi codici e non ho alcuna voglia di fare l´avvocato. Per essere ancora più chiara, oggi sulla prima pagina di un quotidiano c´è una brutta vignetta. Io non devo difendere la mia poltrona perché grazie a Dio il lavoro ce l´ho».
Chiusi i conti con il Pd, la Iervolino ha incontrato a Roma anche il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, che le ha riconfermato la fiducia. In serata il ritorno a Palazzo San Giacomo dove la stanza del sindaco al secondo piano resta illuminata fino a tardi: «Sarò anche domani in ufficio perché bisogna fare la nuova giunta e, allo stesso tempo, portare avanti l´amministrazione ordinaria. Pensiamo solo allo sforamento delle polveri sottili. Due giorni a Roma dal punto di vista dell´amministrazione sono due giorni persi. Anche quest´anno, insomma, per me non ci saranno vacanze, non avrò tempo per mangiare i rococò».
Ma quando sarà presentata la nuova giunta? «Nei tempi più stretti possibili, ma certamente dopo Natale. Del discorso di Veltroni ho molto apprezzato il modo in cui ha affrontato il problema dell´etica della politica, cioè fare politica negli interessi della comunità. Quello che io voglio provare a fare».
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Consiglio comunale in difficoltà
6 dicembre 2008
Corriere del Mezzogiorno
Iervolino: vado avanti, fiducia da Veltroni
Lunga telefonata col leader Pd. Dalla Regione critiche a Nicolais
La telefonata di Veltroni alla sindaca Iervolino ha rinsaldato la convinzione della prima cittadina di continuare il proprio lavoro senza cambiamenti in giunta
di Angelo Agrippa
NAPOLI — È stato sufficiente che Walter Veltroni esprimesse solidarietà a Rosa Russo Iervolino che sul viso finora corrucciato della sindaca di Napoli è tornato a splendere il sorriso: «Andiamo avanti con gioia e orgoglio — ha commentato — per la fiducia del segretario, non ci sarà nessun processo e nessuna messa al bando». La Iervolino ha raccontato ai giornalisti di essersi intrattenuta a lungo al telefono con Veltroni: «Walter mi ha detto di andare avanti tranquilla e pacifica con la mia giunta, che devo tirare dritto e pensare a lavorare. Mi dispiace per il povero Giorgio (Nugnes, l’ex assessore suicida, ndr) e non possiamo fare festa». Persino sull’ipotesi di maxirimpasto la sindaca ha frenato: «Non è l’occasione per una svolta. Andiamo avanti benissimo. Certo, occorre fare meglio: sempre che riesca a trovare un povero tapino che per 2 mila 720 euro al mese si prenda l’impiccio di caricarsi un posto di assessore sulle spalle; per ora non ho ancora alcun nome da fare». Anche Antonio Bassolino ha assicurato di voler proseguire nel suo ruolo: «Porto avanti, assieme alla nuova giunta, il mio impegno per Napoli e la Campania». Da palazzo Santa Lucia, gli assessori regionali Mariano D’Antonio (Bilancio); Lilly De Felice (Politiche sociali); Walter Ganapini (Ambiente); Nicola Mazzacca (Università) e Claudio Velardi (Turismo) scrivono in una nota che «stiamo lavorando da dieci mesi, mettendo a disposizione le nostre competenze professionali, per affrontare la difficile realtà campana, facendoci carico con lealtà dell’azione svolta negli anni precedenti, delle luci e delle ombre che l’hanno segnata. Il nostro lavoro evidenziano - è sempre suscettibile di approfondimenti critici. L’importante è che la discussione si svolga entrando nel merito dei problemi, nell’interesse dei cittadini della Campania. Mentre non è giusto e neppure tollerabile che il dibattito pubblico si svolga in modo confuso e poco trasparente, annegando in un unico calderone accuse indistinte e generiche alle istituzioni locali». Ovviamente, la precisazione vale come replica alle ultimative dichiarazioni del segretario provinciale del Pd, Gino Nicolais. Anche per gli assessori provinciali Guglielmo Allodi e Giovanna Martano «le opinioni espresse in queste ore da Nicolais destano sconcerto: in questi giorni stiamo assistendo ad un attacco dissennato contro le amministrazioni comunale e regionale che proviene dal nostro partito. L’operazione che si sta conducendo, da Napoli e forse anche da Roma, non giova a nessuno». Tuttavia, ieri dalla riunione della segreteria del Pd allargata ai parlamentari e ai capigruppo di Comune di Napoli, Provincia e Regione è emersa la volontà di affidare a Nicolais il mandato di incontrare Iervolino e Bassolino «per fornire un segnale forte e formulare le soluzioni più adeguate alla gravità oggettiva della situazione».
Infine, il contestato presidente della commissione di vigilanza sulla Rai, Riccardo Villari, ha commentato amareggiato in tv, ospite di Matrix, che la sua vicenda «viene usata dal Partito democratico per coprire la questione morale che sta esplodendo. C’è «una caduta di tensione morale — ha sostenuto —: è finito un ciclo politico durato 15 anni nei quali Bassolino è stato centrale nella vita della Regione. Questo ciclo è arrivato alla fine e il fatto che coincida con un intervento della magistratura rende questa fine un crollo».
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3 dicembre 2008
Corriere del Mezzogiorno
«Iervolino e Bassolino, lasciate» L’invito di politici e società civile
Geremicca: «Inaccettabile che restino». Velardi: «La via d’uscita? Il voto» Craveri: «Dimissioni subito». Villone: «Siamo su un binario morto»
di Simona Brandolini
Politici ed esponenti della società civile che gravitano nel centrosinistra e nel mondo delle associazioni non hanno dubbi: la parola torni alle urne
NAPOLI — È informale la visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Che inaugura la nuova sede del network delle fondazioni che vede in prima linea Mezzogiorno-Europa, da lui fondata nel ‘99. Un pensatoio, un luogo delle idee, in via De Cesare, proprio difronte all’entrata secondaria di Palazzo Santa Lucia. Nel vicolo dove si affaccia la finestra del governatore, al terzo piano. Dove di solito le grida dei ragazzini che giocano a pallone accompagnano le riunioni politiche. In questo budello stretto, da un lato, nel Palazzo, si pensa all’oggi, dall’altro al domani. Ma a quale domani? Non c’è di che essere ottimisti, l’ha detto chiaramente anche il capo dello Stato: «Io ho il dovere di non abbandonarmi al pessimismo, ma che sforzo ad essere ottimisti».
E dunque cosa fare per Napoli? Gli echi di inchieste, dimissioni improvvise, accuse e sospetti reciproci entrano a stento in queste stanze. Qui la risposta è politica. E non si ha voglia di attendere sviluppi giudiziari per chiudere definitivamente la pagina. È ormai opinione assai diffusa, almeno in via De Cesare, che non si tratti solo di andare al voto per il Comune di Napoli, ma anche per la Regione. Succeda, quel che succeda. «Rimanere saldi sulle poltrone? È una risposta insopportabile», sbotta Andrea Geremicca, anima di Mezzogiorno-Europa. «Siamo arrivati ad un punto tale che dobbiamo ricominciare daccapo. Certo anche ricostruendo una classe dirigente, ma soprattutto avendo la forza della verità. Ho la sensazione che nelle istituzioni non ci sia questa coscienza del fallimento ». E prosegue: «Come uscire da questa situazione? Senza retorica, facendo appello ai cittadini: andiamo alle elezioni sia a livello regionale sia comunale. Non accetto più la gara tra chi è meno peggio. Ma io mi chiedo: davvero, in queste condizioni, si può immaginare una scadenza ordinaria?». Domanda retorica cui non fa fatica a rispondere Alfredo Mazzei, altro uomo chiave della fondazione. «È inaccettabile — spiega — che si continui a dire che se si vota si consegnano città e Regione al centrodestra. Non è provato, dunque basta». «Chiudiamo questa pagina pietosa — prosegue Marinella De Nigris —. Vincerà chi avrà un programma concreto». «Facile a dirsi — prosegue il ragionamento lo storico Piero Craveri —. Sono pessimista, certo più del presidente Napolitano. Non lo dico ora, lo dico da tempo che sono necessarie dimissioni, come dire, diffuse. Per la Regione sono ovvie da un anno e mezzo. Premessa questa ovvietà faccio fatica però a vedere un dopo, perché il ricambio dov’è? Non esiste un segnale, uno, dall’opposizione. Siamo alla morte della politica, alla decomposizione della struttura amministrativa. Anche dalle sedi della cultura in questi anni sono uscite proposte indicative? Napoli è una città con il morbo di Parkinson. Per risolvere l’emergenza mondezza è corso il premier. E non fidandosi torna in città ogni quindici giorni. Dal dopoguerra in poi direi che così in basso non si è mai arrivati. Onestamente pur sostenendo che sono necessarie le dimissioni di Bassolino e Iervolino penso al dopo e non so cosa ci possa essere». Craveri lancia poi una domanda alla sindaca: «Mi domando come rimpiazzerà Cardillo e Nugnes? Chiunque dotato di buon senso dirà di no». Insomma da via De Cesare l’indicazione è unica. D’altronde «il fallimento del mercato della politica», per dirla con l’economista Massimo Lo Cicero, è evidente. Per Massimo Villone il vero rischio è «che ci manderanno a casa i cittadini». «Se non riusciamo a fare un salto di qualità — prosegue — mi pare che le prospettive siano grame. Vorrei che ci fosse una presa di coscienza, mi sento come su un treno lanciato sul binario morto e nessuno fa nulla per fermarlo. Questa inerzia mi lascia di stucco. Non c’è risposta alcuna. Critiche e analisi ci sono tutti i giorni, da anni, ma chi ha in mano le leve del governo è sordo. L’esito conclusivo non c’è. È intollerabile, vuol dire che c’è un ceto politico che si autoperpetua. Questo è il modo per affondare e il Sud non se lo può consentire».
La novità vera in questi discorsi è che non si fanno più sconti e distinguo tra Palazzo Santa Lucia e Palazzo San Giacomo. Almeno, per quella che lo stesso Geremicca definisce «società strutturata» per l’attuale classe dirigente non c’è appello. Quanto alla politica le differenze le continua a fare. L’assessore regionale Claudio Velardi, ancora ieri in un’intervista rilasciata al Giornale, rilancia: «Subito al voto in Comune». «L’uscita dalla bufera a Napoli? Deve essere politica non giudiziaria. Bisogna andare alle elezioni, visto che s’è esaurito il ciclo tanto di Bassolino che della Iervolino, senza invece aspettare che sia la magistratura ad aprire nuovi scenari: questa sì che sarebbe una soluzione davvero intollerabile». E continua parlando del Comune: «Il centrosinistra ha ormai esaurito il suo ciclo. Il centrodestra secondo me non è credibile. E allora non c’è che una soluzione: una lista civica, di quelle che una volta si diceva rappresentano la società civile » e «penso sempre a quella che anni fa si chiamava la maggioranza silenziosa». «Penso ad una lista — spiega Velardi — che si contrapponga tanto al centrosinistra che al centrodestra. Quello che serve è che gente nuova batta un colpo, che la borghesia si faccia sentire».
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2 dicembre 2008
Repubblica - Napoli
Iervolino blinda la squadra “Non c´è la maxi-inchiesta”
Il sindaco convoca gli assessori: “Vado avanti”
di Ottavio Lucarelli
«LI ho ascoltati uno per uno. Nessun mio assessore è indagato in questa fantomatica maxi-inchiesta, nessuno è stato interrogato dai magistrati. Certo che vado avanti. Ho le spalle larghe e l´affetto della gente di Pianura ci rafforza tutti». Una maratona per Rosa Russo Iervolino che per l´intera giornata si alterna tra alcune delle tappe della visita del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, il funerale dell´ex assessore Giorgio Nugnes, una serie di faccia a faccia con la sua giunta. «Li ho incontrati - spiega in una breve pausa - per capire se sono stati ascoltati dai magistrati, se sono indagati. Insomma, niente di niente». E aggiunge: «Ho ascoltato i miei assessori e ho letto le dichiarazioni del procuratore che dice che non c´è la maxi-inchiesta. Finché non ha parlato Lepore non avrei commentato. Adesso che Lepore, procuratore della Repubblica, smentisce, cos´altro posso aggiungere?».
Nelle mani un rosario. Il sindaco lo stringe. C´è l´immagine di una suora, racconta, glielo ha regalato la gente di Pianura: «Domenica, nella camera ardente, abbiamo anche recitato il rosario assieme ai familiari. Ho detto a Mimma, la vedova di Nugnes, che il Comune resta accanto a lei e ai figli Tommaso e Andrea, così come resterà accanto alla gente per continuare a portare avanti i progetti avviati assieme a Giorgio. E così prima del funerale mi hanno regalato questo bel rosario che porterò sempre con me».
Domenica la polemica con la Procura di Napoli: «Il segreto istruttorio è ormai diventato il segreto di Pulcinella». Ieri gli incontri con gli assessori a Palazzo San Giacomo e la svolta: «A brevissimo termine sostituirò le due caselle lasciate vuote da Giorgio e dalle dimissioni dell´assessore alle Finanze Enrico Cardillo. Redistribuirò internamente le deleghe, ma non sostituirò altri assessori».
Questa l´idea del sindaco ma non è escluso che, dopo l´improvviso addio alla politica da parte di Cardillo, anche qualche altro assessore della vecchia guardia possa essere stanco e decidere perciò di passare la mano, aprendo la strada a forze fresche.
La Iervolino stringe i tempi del rimpasto e riparte il toto-giunta, che vede in pole position alcuni professori universitari, tra i quali Massimo Marrelli, Adriano Giannola ed Eugenio Chiodo, ma anche il commercialista Roberto Cappabianca e l´assessore provinciale Guglielmo Allodi. Nei giorni scorsi la Iervolino aveva annunciato il rimpasto per fine anno, ora ha invece deciso di accelerare: «Ascolto i partiti, ma poi alla fine decido io. Occorrono grandi professionalità. Sarà un rimpasto del livello di quello precedente».
In sole 72 ore le dimissioni del super assessore Enrico Cardillo, che lascia la politica e, sulle spalle del sindaco, deleghe pesanti come il bilancio e le aziende, e il suicidio di Giorgio Nugnes, tra i consiglieri più votati alle elezioni di due anni e mezzo fa. A metà della consiliatura, dunque, la Iervolino decide di cambiare passo e accelerare per la seconda svolta dopo il primo rimpasto di marzo che ha visto ben cinque avvicendamenti con l´arrivo, tra gli altri, del Guardasigilli uscente Luigi Scotti. Due caselle da riempire per irrobustire e tenere unita la coalizione per altri due anni e mezzo.
«L´abbraccio della gente di Pianura ci ha ricaricati», commenta la Iervolino. Ma alla fine del funerale c´era anche un contestatore. Un uomo che accusava il Comune di aver lasciato solo Nugnes dopo il coinvolgimento nell´inchiesta sui tumulti anti-discarica dello scorso gennaio. «C´è sempre qualche mestatore - ribatte il sindaco - qualcuno che cerca di strumentalizzare politicamente persino la morte di una persona così amata da tutti come era Giorgio Nugnes. Domenica sera ho deciso di diffondere, per farla pubblicare, la lettera di dimissioni di Nugnes da assessore proprio per far capire a tutti i rapporti di stima e di amicizia che c´erano tra noi in giunta».
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Corriere del Mezzogiorno
La sindaca annuncia un mini-rimpasto in giunta
Iervolino: «Non mollo, cambio due assessori»
di Paolo Cuozzo
Chi pensava che Rosa Russo Iervolino, travolta dal dolore per la tragica fine di Giorgio Nugnes, gettasse la spugna dovrà ricredersi: ieri la sindaca ha ricordato di aver vissuto momenti molto più difficili e ha ribadito che non si dimetterà
NAPOLI — In due giorni, tra venerdì e sabato scorso, per motivi diversi, ha visto dimettersi il suo assessore al Bilancio, Enrico Cardillo, «per scelta di vita»; e Giorgio Nugnes, ex assessore alla Protezione civile, addirittura suicidarsi. Quanto basterebbe ad altri per avvertire un cammino tutto in salita, se non addirittura per dire: basta, lascio. Invece Rosa Russo Iervolino non pare essere stufata di amministrare la giunta in un momento così difficile: vuole «andare avanti». «Il sindaco ha le spalle larghissime. Eccomi qua, non sfuggo mica. Con tanta voglia di lavorare e con tanta serenità», dice la Iervolino. Malgrado da vari esponenti del centrodestra, nei giorni scorsi, sia stata forte la richiesta di dimissioni; richiesta a cui la sindaca risponde seccata: «Mancano di fantasia e coraggio. E non sanno di avere di fronte un sindaco che politicamente ha passato la fase del delitto Moro, quando ero in direzione nazionale del Partito; ha passato Tangentopoli e ha comandato la spedizione italiana di soccorso in Kosovo. Ecco, se i tanti critici e commentatori riflettessero su tutto questo, forse immaginerebbero un sindaco con le spalle più dritte». E mentre anche nel Pd campano c’è fermento, col segretario provinciale, Luigi Nicolais, che le ha chiesto un incontro «per sollecitarla a fare rapide scelte per garantire continuità politica ed amministrativa al comune», la sindaca mostra di voler affrontare i problemi. Pur sapendo la difficoltà di tenere unita per altri due anni una coalizione che, per motivi diversi, ha già registrato le dimissioni di sette assessori, in controtendenza rispetto all’esperienza del primo mandato caratterizzato da una squadra di governo immutata dall’inizio alla fine. Iervolino spiega poi «che se c’è una cosa che motiva il sindaco non solo a non stufarsi ma a ricaricarsi — dice —, è proprio il comportamento della gente di Pianura che ai funerali di Nugnes mi ha solo chiesto: “Ora che non c’è più Giorgio mica ci abbandonerete?”, eppoi mi ha regalato un Rosario». Parole pronunciate con tristezza e col volto teso, ma con calma assoluta dalla prima cittadina che quindi allontana le ipotesi di dimissioni aleggiate in queste ore «perché — sottolinea — ho una giunta calmissima e per niente nel marasma». Certezze che evidentemente la prima cittadina deve aver consolidato quando «in mattinata» racconta di aver «parlato uno a uno» con i componenti del suo esecutivo: «E voi — dice rivolgendosi ai giornalisti — sapete che con gli assessori ho un rapporto splendido. Gli ho detto: “ragazzi, qualcuno di voi è stato chiamato in tribunale”? Mi è stato detto di no». Risposta che evidentemente dev’essere bastata alla sindaca per ritenere che «oltre Cardillo e Nugnes non sostituirò nessun altro. Mi spiace per i pretendenti, ma cambio solo loro due e, forse, farò una riassegnazione delle deleghe. Poi basta». Dunque, nessun maxirimpasto. Anche se i tempi si accorciano. E il mese che fino a venerdì scorso pareva essere «necessario per la sostituzione di Cardillo e Nugnes», sembra ora restringersi: «Farò più presto possibile — rimarca Iervolino —. Per un motivo semplice semplice: ventiquattr’ore al giorno non posso lavorare, fino a sedici ci arrivo, ma a ventiquattro no. Ma sia chiaro che quando dico più presto possibile non dico domani, perché purtroppo il candidato non ce l’ho». Effettivamente il problema di convincere «personalità di rilievo, magari professori universitari» a far parte della giunta la sindaca ce l’ha. «Il lavoro è tanto e si guadagna poco », ripeteva sempre la Iervolino giorni fa, che riteneva Cardillo e Nugnes due assessori «che lavoravano tanto», spiegando che «non sarà facile sostituirli». Il suo pensiero torna quindi a Nugnes, per il quale ribadisce che «se ho una pena è di non averlo visto quando mi hanno detto sia venuto al Comune. Gli avrei detto: forza, coraggio, gli avrei fatto una carezza». In queste ore il pensiero della Iervolino è rivolto alla famiglia dell’ex assessore scomparso «che il Comune — giura — non abbandonerà. Ma soprattutto al figlio piccolo, con quell’immagine di lui ai funerali che non dimenticherò mai».
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Repubblica - Napoli
Il retroscena
Prima di togliersi la vita fece il giro del municipio senza riuscire a incontrare nessuno.
Il mistero della telefonata. Quando Nugnes cercò la giunta
Tentò di parlare con gli ex colleghi: “Forse l´avremmo fermato
di Dario Del Porto
Venerdì, il giro dei palazzi e delle redazioni. Sabato una telefonata che, secondo alcuni, avrebbe reso ancor più cupo l´umore di Giorgio Nugnes. Prima di togliersi la vita con un gesto tragico che ha scosso la città intera, l´ex assessore della giunta Iervolino era tornato a Palazzo San Giacomo per incontrare i colleghi con i quali aveva condiviso l´esperienza amministrativa, poi interrotta dall´arresto nell´ambito delle indagini sui disordini di Pianura. Ma era stato un viaggio a vuoto, come conferma l´assessore all´Edilizia Felice Laudadio che ieri ha smentito di aver incontrato Nugnes il giorno prima del suicidio. «Venerdì era passato, tra gli altri, anche dal mio ufficio - racconta Laudadio a “Repubblica” - ma io ero in giunta insieme al sindaco. Poi siamo andati alla conferenza stampa di Enrico Cardillo, dunque non siamo riusciti a vederlo. Voleva incontrare gli assessori che avevano fatto parte della prima giunta, non solo me. Ma eravamo tutti impegnati nella riunione e non avevamo la possibilità di parlare con lui come con nessun altro».
Aggiunge Laudadio di essere «profondamente dispiaciuto per non averlo potuto incontrare. Non lo vedevo da prima che fosse colpito dalla misura cautelare. Forse, mi illudo, un atto di affetto avrebbe potuto essere utile». In un momento nel quale le voci su una dirompente inchiesta si rincorrono, Palazzo San Giacomo vive, secondo Laudadio, «un momento di dolore per la scomparsa di un assessore, ma anche di fiducia nel doveroso controllo di legalità che la magistratura deve effettuare, e di impegno a realizzare tutto ciò che la città attende, ed è tanto». L´assessore all´Edilizia esclude collegamenti tra la scelta di Cardillo, che ha inaspettatamente rassegnato le dimissioni dalla giunta, e il drammatico epilogo della vicenda umana di Giorgio Nugnes. «Si tratta di due fatti tra i quali non trovo alcuna connessione concreta. Uno ha deciso di cambiare attività, l´altro di togliersi la vita».
Le indiscrezioni sull´indagine che prenderebbe in esame appalti e delibere, sottolinea Laudadio, «non mi hanno turbato perché, se esiste quest´inchiesta, si tratterebbe di una doverosa azione della magistratura nella quale nutro piena fiducia. E francamente non penso che un uomo navigato come Nugnes possa uccidersi per un´indagine, ammesso che ci sia veramente. Penso invece che possa essersi trattato di un attimo di debolezza, determinato di una condizione psicologica resa difficile anche dal distacco dall´attività politica». Di sicuro, Nugnes aveva vissuto con profondo turbamento il divieto (poi temperato dal giudice) di dimorare a Pianura. E di certo prima di farla finita ha parlato anche con altre persone. Compresa quella telefonata che, è emerso sulla stampa nei giorni successivi, lo aveva ulteriormente turbato.
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28 novembre 2008
Corriere del Mezzogiorno
Palazzo San Giacomo. Il capogruppo Ambrosino garantisce il numero legale. Il partito lo sospende
Maggioranza salvata da Forza Italia
Vertice Iervolino-Cardillo, tam tam di voci sulle dimissioni dell’assessore
Tensioni nel centrosinistra e nel centrodestra durante il dibattito sul Bilancio. Oggi conferenza stampa congiunta di sindaco e assessore
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Raffaele Ambrosino, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, che mantiene il numero legale e viene sospeso dal partito; il tam tam sulle possibili dimissioni di Enrico Cardillo dalla giunta Iervolino 24 ore dopo l’approvazione dell’assestamento di Bilancio. La giornata politica di ieri è destinata a far parlare a lungo. Tutto comincia al mattino quando in aula si discute la manovra di assestamento 2008. Al primo appello la maggioranza conta 29 presenti, che diventano 30 al secondo appello. Ma in aula resta Raffaele Ambrosino, capogruppo di Forza Italia, che con la sua presenza garantisce i 31 consiglieri necessari al via libera dei lavori mentre il resto della sua colazione resta fuori. Si scatena un putiferio. Ambrosino, tra i più attivi nel suo partito, che al mattino aveva discusso anche con il coordinatore regionale di Forza Italia, Cosentino, per definire le strategie da tenere in aula, viene attaccato da molti esponenti della sua coalizione. Mentre il capogruppo del Pd, Borriello, sostiene invece che si tratti di «un’esagerazione quella di Forza Italia». «Non sono un traditore», replica Ambrosino. Che aggiunge: «Comunque mi dimetto da capogruppo. Perché se solo con la presenza di un consigliere d’opposizione si tiene la sessione di Bilancio è indubbio che non c’è più una maggioranza ». Ambrosino ricorda però che «se le innumerevoli volte che ho fatto sciogliere le sedute del Consiglio comunale in questi anni di attività non sono servite a dimostrare l’inesistenza di una maggioranza ormai legata solo alla gestione del potere, sono certo che questo mio atto, che mi costerà politicamente, potrà contribuire alla fine di questi 15 anni di malgoverno che ci consegnano una città allo sfascio. Sono certo che i fatti di oggi provocheranno un dibattito all’interno di questa penosa maggioranza e nello stesso Pdl che sconta ritardi su strategie e candidature». Pochi minuti dopo arriva la nota di Forza Italia che parla di posizione «grave e irresponsabile e non coerente con la strategia di Fi». Da destra a sinistra. In questo caso è il tam tam sulle possibili dimissioni dell’assessore Cardillo a tenere banco. Il quale ieri ha avuto un incontro con la sindaca intorno alle 17.30 durato oltre 45 minuti. Tutto nasce dalle dichiarazioni dell’assessore alle Finanze, due giorni fa, quando ha detto «questo è l’ultimo bilancio a cui lavoro». Frase pronunciata da Cardillo in commissione bilancio che ha lasciato di stucco gli altri consiglieri. Dichiarazioni rilanciate ieri dall’agenzia di stampa «Il Velino ». Parole che però, sul sito internet del Corriere del Mezzogiorno, l’assessore ha smentito: «Voci infondate », ha detto. Sarà. Sta di fatto, però, che il giallo sulle dimissioni viene alimentato dalla conferenza stampa convocata al Comune di Napoli per stamattina alle 12, senza «oggetto», con la Iervolino che ai suoi collaboratori ha detto «vedrete domani (oggi, n.d.r.) presenti la sindaca e Cardillo, che sempre secondo «Il Velino» sarebbe il momento per Cardillo per «spiegare le ragioni del suo addio alla giunta dopo otto anni trascorsi ad occuparsi di conti». Durante la conferenza stampa l’assessore dovrebbe però anche elencare i tagli del governo al Comune. Dovrebbe. Perché il tam tam sulle sue scelte future, lontano dalla giunta Iervolino, è incessante. Sebbene i fedelissimi di Cardillo sembrino cadere dalle nuvole: «Domani alle 15 c’è una riunione dei Riformisti per l’Europa nella sede di via Verdi», ripetono un po’ tutti, «com’è possibile che vada via?». «Sono stato un suo stretto collaboratore, l’avrei saputo», dice Francesco Nicodemo, oggi consigliere comunale del Pd. Di Cardillo si diceva potesse essere tra i papabili per la presidenza dell’Autorità portuale, oggi si ipotizza un incarico nella Uil nazionale o al vertice di una Partecipata. Ma siamo alle ipotesi. Come di ipotesi si parla quando voci che si rincorrono parlano di un imminente maxirimpasto in giunta, dove c’è già da sostituire il dimissionario Giorgio Nugnes. Presto, oppure oggi, la verità.
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Repubblica - Napoli
Il sindaco attende Napolitano “Chiederò aiuto per la città”
Voci sulle dimissioni dell´assessore Cardillo
di Ottavio Lucarelli
«A Giorgio Napolitano chiederò di aiutare la città. Come sindaco chiedo sempre a tutti di farlo e lo farò, in particolare, nei confronti del Capo dello Stato». Rosa Russo Iervolino parla in piazza Municipio prima della seduta del consiglio comunale e lancia un segnale al presidente della Repubblica che arriverà in visita ufficiale lunedì e martedì.
«Napolitano - aggiunge il sindaco - quando può aiutare la nostra e la sua città lo fa sempre. In ogni sua visita a Napoli offre sempre un´iniezione di fiducia e in questa occasione, in particolare, abbraccia tre aree fondamentali come il commercio, la ricerca scientifica e l´impresa. Sì, chiederò al presidente qualcosa per Napoli anche perché da quando sono sindaco il verbo chiedere l´ho coniugato in ogni tempo e in ogni modo. E comunque Napolitano è sempre attento, non c´è bisogno di chiedere».
Appello che ha aperto una giornata complicata per l´amministrazione comunale. Salvata prima dal capogruppo di Forza Italia che ha garantito in aula il numero legale e poi scossa dal un comunicato dell´agenzia “Il Velino” che, nel pomeriggio, ha annunciato le imminenti dimissioni dell´assessore alle Finanze Enrico Cardillo proprio dopo l´approvazione in aula dell´assestamento di bilancio di fine anno.
Cardillo non ha smentito ufficialmente e ha solo annunciato per oggi alle 12 una conferenza assieme al sindaco Rosa Russo Iervolino. Avvalorando così le voci circolanti da alcune settimane di una sua più o meno imminente ricollocazione: un ritorno alla Uil, la guida di un´azienda comunale o un seggio da eurodeputato dopo aver sfiorato due anni fa la Camera nella lista dell´Ulivo.
Uscito la scorsa settimana da una vicenda che lo aveva tenuto in tensione per oltre due mesi (la richiesta di interdizione da parte della Procura, poi rigettata dal gip, in un´inchiesta sulle consulenze per il Piano strategico della città), Cardillo potrebbe dunque lasciare la giunta dopo sette anni e mezzo. Come ha già confidato ad alcuni amici.
Superato l´esame di assestamento di fine anno, Cardillo potrebbe passare la mano mettendo così fine ad un´opera di risanamento che non dà tregua. Un assestamento che, oltre a sanare la copertura per altri 14 milioni di debiti fuori bilancio accumulati negli ultimi due mesi, ha segnato comunque nel pomeriggio una svolta nei rapporti tra il Comune e le proprie aziende. In aula è infatti passato, su proposta di Rifondazione, Sinistra democratica, Comunisti italiani e Verdi, una mozione in cui si invita l´Arin (acquedotto) a ridurre le tariffe per le famiglie più povere della città. La proposta è di creare una sorta di redditometro per la valutazione del costo dell´acqua. Più si è indigenti e più caleranno le tariffe analizzando diversi indicatori a cominciare dal reddito disponibile. Obiettivo: gennaio 2009.
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Ambrosino torna in consiglio, la maggioranza vara il bilancio
Salva il numero legale Forza Italia lo sospende
di o. l.
«Serve il trentunesimo consigliere per cominciare la seduta? Eccomi». Raffaele Ambrosino, capogruppo di Forza Italia, raccoglie così la sfida del consigliere del Pd Salvatore Guerriero e, unico del centrodestra, entra in aula e consente alla giunta Iervolino e alla sua maggioranza di superare l´esame del bilancio di assestamento di fine anno. La Iervolino lo ringrazia e lo cita come esempio di “correttezza istituzionale». Il suo partito la pensa diversamente e lo sospende da Forza Italia.
A nulla servono nel pomeriggio le sue dimissioni da capogruppo. «La decisione del consigliere comunale Ambrosino di salvare il numero legale - spiega il portavoce regionale azzurro Ernesto Caccavale - è estremamente grave, irresponsabile, totalmente contraria alle nostre strategie e sforzi quotidiani protesi ad una rapida conclusione del fallimentare governo della città da parte della giunta di centrosinistra. Ambrosino è sospeso e Forza Italia continuerà un´opposizione dura e senza tregua contro una maggioranza che ha portato Napoli allo sfascio».
«Ambrosino ha sbagliato perché avevamo una grande occasione - incalza il sottosegretario Nicola Cosentino - per dare finalmente una spallata alla Iervolino e per arrivare allo scioglimento anticipato del Comune». D´accordo Alleanza nazionale: «Ambrosino ha salvato il Comune dallo scioglimento che sarebbe stato inevitabile dopo un flop sul bilancio».
Non più capogruppo, sospeso dal partito ma deciso a rimanere in Forza Italia. «Resto in Forza Italia - ribatte Ambrosino - perché sospeso non vuol dire espulso. Basterebbe ricordare quante volte ho fatto cadere io il numero legale in consiglio comunale. Non sono un traditore. Lo dico ai miei amici, ai miei elettori e al mio partito credendo fermamente in quello che ho fatto. Resto in Forza Italia e sono certo che quanto accaduto provocherà un dibattito serio nel Pdl che sconta ritardi su strategie e candidature».
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Stipendi sul web
17 settembre 2008
Repubblica - Napoli
Comune, operazione trasparenza “Sul web gli stipendi dei dirigenti”
Iniziativa di Raffa. I sindacati: “È la moda del brunettismo”
La Iervolino ha scritto al Garante della privacy per informarsi sulla pubblicazione
Già ora è possibile vedere i compensi dei dipendenti sulla rete interna Intranet
di Cristina Zagaria
Piano trasparenza totale. L´assessore Mario Raffa inserisce nella rete interna di San Giacomo gli stipendi dei dipendenti e chiede al sindaco l´autorizzazione per pubblicare, in internet, i compensi dei dirigenti, con tanto di nome cognome, curriculum e compiti. La Iervolino accetta la sfida e scrive una lettera al Garante per la Privacy per capire modalità e norme per la diffusione on-line dei dati personali. I sindacati insorgono: «È la solita operazione di immagine, che serve a ben poco. Un brunettismo che va molto di moda, ma non aiuta San Giacomo a cambiare davvero rotta».
Il piano trasparenza dell´assessore alle Politiche del personale si divide in due parti. La prima è già operativa: sono stati inseriti nella rete telematica interna a San Giacomo (intranet) gli stipendi dei 12.000 dipendenti comunali, divisi per quattro categorie. Sono dati aggiornatissimi (al mese di agosto 2008), che possono essere consultati da tutti i dipendenti. La divulgazione degli stipendi non è nominale, ma divisa in quattro categorie. A, B, C, D. Per esempio i 439 dipendenti della fascia più bassa (categoria A) nelle tredici mensilità guadagnano in totale 7.478.153 euro, mentre i 184 più alti in grado (di fascia D3), a fine anno incassano 4.682.766 euro. I dati poi vengono disaggregati per i singoli, sempre per appartenenza di categoria. Quindi un dipendente di fascia A guadagna circa 1300 euro al mese e uno di fascia D, circa 1900.
Con i dirigenti, poi, Mario Raffa vuole fare un salto di qualità. L´idea è di inserire sul sito di Palazzo San Giacomo una scheda con nome e cognome di tutti i dirigenti, i rispettivi curriculum e gli incarichi, corredati di stipendio. «È un gesto di trasparenza - dice Raffa - nessuno vuole violare la privacy e il primo compenso che pubblicherei subito è proprio il mio». Ma per la diffusione di questi dati c´è un paletto: l´articolo 19 della legge 196 del 2003, in altre parole il divieto di rendere pubblici i dati personali. Ecco perché la Iervolino ha scritto al Garante per la Privacy, chiedendo come comportarsi. In tre mesi, nessuna risposta. «In molti altri Comuni spesso si pubblicano le medie degli stipendi dei dirigenti - dice Raffa - noi vorremmo pubblicare invece i compensi di ciascuno, accanto al ruolo e ai compiti che svolgono, per non avere filtri nei confronti dei cittadini». Un´operazione, quella di Raffa, che viene completata dalla pubblicazione sul sito del Comune di tutte le delibere approvate in Consiglio e di tutti i servizi. Sul sito di San Giacomo (www. comune. napoli. it), intanto, sono già disponibili tutti i bandi di gara con gli esiti e i compensi dei rappresentanti dell´amministrazione comunale nei consigli di amministrazione di Anea, Anm, Arin, Asia, Bagnoli futura e di tutte le società consorziate. Queste informazioni si possono trovare cliccando semplicemente sulla bacheca degli avvisi. C´è, infine, una vera e propria sezione, chiamata “Dossier trasparenza” con le presenze e le assenze per malattia. Anche qui i dati sono stati elaborati con riferimento alle categorie di appartenenza del personale dipendente, per poter verificare l´incidenza delle assenze registrate rispetto ai servizi. Insomma un piano trasparenza complesso.
Ma i sindacati sminuiscono la portata dell´operazione. Cgil e Cisl parlano dell´«ennesima e inutile operazione in stile Brunetta».
«Parto da un punto certo. La busta paga dei dipendenti comunali, con nome e cognome è segreta - dice Gennaro Martinelli, segretario provinciale Fp-Cgil -. Detto questo, pubblicare i compensi dei dirigenti lascia il tempo che trova. Sarebbe più utile tenere aggiornati i cittadini sulla qualità dei servizi, mettendo in rete cosa funziona e cosa no. Sapere quanto guadagna un dirigente può soddisfare la pruriginosa curiosità di qualcuno, ma non migliora la macchina comunale. E poi, in fondo i compensi per i dirigenti li ha stabiliti lo stesso Comune». Per Martinelli, insomma, «invece di valutare e pubblicare il portafoglio dei dipendenti, bisognerebbe misurare e mettere on-line i dati sulla qualità e la professionalità dei servizi». Sulla stessa linea Lorenzo Medici, segretario regionale Cisl, che sorride all´iniziativa dell´assessore: «Comprendo il ministro Brunetta che pubblicizza i compensi dei grandi burocrati, ma riproporre lo stesso schema nel nostro piccolo orto è ridicolo. Sarebbe più interessante fare un calcolo del costo dei gettoni di presenza dei consiglieri comunali o razionalizzare le commissioni. Così si scoprirebbero i veri sprechi, non andando a fare i conti in tasca a un giardiniere comunale che guadagna 1300 euro al mese e che, credo, non abbia proprio niente da nascondere».
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Corriere del Mezzogiorno
La proposta Raffa: «Ruoteranno tutti, c’è gente da 10 anni allo stesso servizio»
«Su internet gli stipendi dei dirigenti» Chiesto il via libera al Garante della privacy
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — «Il Comune di Napoli pubblicherà appena possibile sul proprio sito internet gli stipendi dei suoi dirigenti comunale». L’impegno, solenne, è dell’assessore al personale, Mario Raffa, che si avvia così sulla stessa strada intrapresa dal suo collega e amico di vecchia data, Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, che ha pubblicato sul sito del ministero l’elenco di tutti i consulenti della Pubblica amministrazione e i relativi emolumenti. Peraltro Raffa, come Brunetta, intende dare l’esempio: «Il primo stipendio che va pubblicato è il mio, anche se sono un assessore e non un dirigente. Così nessuno potrà lamentarsi». Ma non solo. Perché Raffa è intenzionato a dar vita alla rotazione dei dirigenti «perché è impensabile — dice — che le stesse persone dirigano gli stessi servizi comunali da dieci anni cumulano troppe indennità ». L’idea è infatti di stabilire un tetto, raggiunto il quale, automaticamente, scatta la rotazione. Per ora si ragiona su una base di quattro anni «che è una soglia logica— spiega l’assessore — se si considera che occorre del tempo prima che si entri a conoscenza di un settore e del meccanismo che lo regge». Dunque, il Comune intraprende la linea della rigidità nel rapporto con i suoi dirigenti.
Ma torniamo alla pubblicazione degli stipendi dei dirigenti su internet. L’assessore al Personale, uno dei cinque nuovi membri della giunta subentrati nell’ultimo rimpasto fatto dalla Iervolino, aveva chiesto che la pubblicazione degli stipendi dei dirigenti comunali fosse già fatta, ma la sindaca ha preferito procedere con i piedi di piombo. Nel senso che, il 6 giugno scorso, la prima cittadina ha chiesto, con una lettera inviata al garante della privacy, se fosse possibile non soltanto pubblicare quanto guadagnano i dirigenti, ma anche il curriculum vitae e i compiti che svolgono i propri dirigenti; in tutto, circa 220, tra dirigenti interni, esterni e di staff.
E c’è anche un giallo, perché Mario Raffa era addirittura convinto che la pubblicazione sul sito del Comune fosse già cosa fatta, salvo poi apprendere, ieri, che l’elenco on line ancora non c’era perché dal Garante non era giunto ancora nessun pronunciamento. Da qui il pressing, «sperando che il via libera ci arrivi quanto prima», per un’operazione che mira a rendere quanto più trasparente la gestione dell’amministrazione comunale.
L’idea dell’assessore al Personale, comunque, non è solo quella di pubblicare lo stipendio dei dirigenti, ma la dichiarazione dei redditi globale. Ecco perché la sindaca Iervolino ha chiesto un parere al Garante, onde evitare in problemi di privacy che pure ci sono.
Nel frattempo, però, Raffa annuncia: «È mia intenzione pubblicare non soltanto la parte ordinaria dello stipendio, ma anche quella accessoria, comprensiva cioè degli eventuali premi per il raggiungimento degli obiettivi e dei benefit di cui godono i nostri dirigenti». Una rivoluzione di non poco conto, insomma.
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I rifiuti convenienti
6 giugno 2008
Repubblica - Napoli
Discarica e termovalorizzatore: piano segreto del Comune per coinvolgere negli affari i quartieri
Inceneritore, cittadini azionisti
“Occorre che l´impatto dell´impianto sia il meno violento possibile”
di a.c.
Il piano Napoli sarà descritto solo in via informale a Berlusconi durante la sua terza visita. Lo conosce già Bertolaso, che oggi o domani incontra l´assessore Mola. Un appuntamento che segna l´inizio di una collaborazione più intensa tra Comune e Commissariato, dopo gli attriti del 2007.
Con Gennaro Mola è al lavoro il city manager, Luigi Massa. Il sindaco ha raccomandato loro di studiare una soluzione «il più possibile condivisa dai cittadini», sia per l´eventuale discarica di Chiaiano che per l´inceneritore urbano. «Occorre che l´impatto sia il meno violento possibile, che i cittadini siano convinti delle garanzie loro offerte e che ne abbiano anche dei vantaggi». È stato questo l´indirizzo politico di Rosa Russo Iervolino. Vuol risolvere la crisi dei rifiuti con un scatto d´orgoglio per tutta la città.
Non solo rassicurare i cittadini, ma coinvolgerli nei vantaggi. A Massa è stato quindi descritto il sistema di Peccioli, 5mila abitanti, provincia di Pisa. Il presidente Renzo Macelloni li ha coinvolti nella gestione della discarica “Belvedere”. Un nome, un programma. «Se un paese scopre che i rifiuti sono oro, non può accadere questo anche in uno o più quartieri di Napoli?» si sarà domandato Massa. Il city-manager ha però preso tempo, «bisogna capire se è fattibile».
Il progetto fonda su due punti: unificare in una “società di gestione” discarica e inceneritore. Una società mista: 51 per cento il Comune, 49 i privati. Ma quali privati? I cittadini di Napoli, più rilevanti nei quartieri interessati. Il Comune può realizzare questo ciclo dei rifiuti con un “azionariato popolare” ma ad una condizione: che il Commissariato gli conceda la gestione di discarica e inceneritore attraverso l´Asìa, società privata con capitale pubblico, cento per cento del Comune di Napoli.
Il progetto rientra nelle direttive del sindaco. Il suo staff ripete che «la discarica o l´inceneritore non deve essere un pacco da dare ad un quartiere, ma una opportunità». È prevista quindi un´ampia riqualificazione: un parco, asili nido, luoghi di aggregazione, impianti sportivi. Prevedibili gli ostacoli. Le multinazionali (i francesi di Veolia) contestano l´affidamento diretto all´Asia, ma chiedono una gara pubblica. Quella che anche Berlusconi vorrebbe evitare per affidare Acerra ai lombardi di “A2A”. Scettici gli industriali: avranno l´appalto delle opere civili, sono invece interessati anche alla gestione e ai ricavi del recupero energetico.
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I commenti, a rimpasto avvenuto
11 maggio 2008
Corriere del Mezzogiorno
I rimpasti in comune e regione
Ricomincio (tardi) da dieci
di Paolo Macry
«Meglio un professore universitario di un segretario provinciale», dice con un pizzico di antipolitica Rosa Iervolino, presentando i nuovi assessori tecnici della sua giunta. Dopo Bassolino, anche la sindaca reagisce all’emergenza con la carta del rimpasto. Cinque qualificati professionisti a Palazzo San Giacomo, altrettanti a Palazzo Santa Lucia. Napoli e la Campania ricominciano da dieci?
Se tutto fosse nelle mani delle new entry, ci sarebbe da sperare bene. Ma, come sempre, il governo dei tecnici è fenomeno tutt’altro che politicamente ingenuo, anzitutto perché costituisce esso stesso il segnale di una grave crisi politica. La Iervolino chiede oggi un passo indietro ai partiti ma la verità è che mai avrebbe potuto agire con tanta determinazione, se quei partiti non fossero già a pezzi. Dando vita a nuove giunte, sindaca e governatore ammettono il fallimento delle proprie squadre e delle coalizioni che le sostenevano.
Ma questo significa che la politica sta davvero cedendo spazio ai non addetti ai lavori? Nel 1993, la presenza in giunta comunale di altri prestigiosi professionisti indicò la volontà dell’emergente Bassolino di emanciparsi dai partiti e di dettare la linea direttamente ai propri «esperti». Oggi, che i partiti sono ridotti a ombre e il prestigio di governatore e sindaca appare assai appannato, i tecnici potrebbero avere più autonomia. Ma una simile ipotesi presuppone che la delega data ad essi sia convinta e non strumentale, strategica e non contingente. Difficile crederci.
Per dirne una, la svolta compiuta in Regione e in Comune è stata troppo tardiva per non sembrare il classico salvagente afferrato dal naufrago. Un escamotage tattico e mediatico, più che una scelta di legislatura. Se sui fondi europei, il traffico, la differenziata, eccetera, governatore e sindaca avessero cambiato passo un paio d’anni fa, tutto sarebbe andato diversamente. E meglio. Oggi dai nuovi assessori si attende una svolta in termini di efficienza e di governance che appare a tal punto miracolosa da far nascere il sospetto che neppure chi li ha chiamati a quelle responsabilità ci creda davvero.
Del resto qualcosa significherà pure che, nel momento stesso in cui vengono varate giunte semi-tecniche, si lavori per ricostruire la vecchia (e fallimentare) rete di alleanze dell’Unione prodiana. Che, mentre ai professionisti cooptati in giunta si chiede efficienza ammini-strativa, Bassolino cerchi di rimettere in piedi il puzzle della politica politicante e così portare il centrosinistra campano ad una nuova vittoria elettorale. «Non basta vincere per governare, ma per governare bisogna pur vincere», dice il leader di Palazzo Santa Lucia. Ebbene, è proprio in questo gioco di parole che i tecnici rischiano di restare schiacciati. Se la politica sceglierà la logica della sopravvivenza ad ogni costo, l’obiettivo del buongoverno sarà destinato a finire nel cassetto. Dopo tutto, l’alternativa D’Alema- Veltroni è questa: lavorare per vincere o lavorare per costruire un partito in grado di governare. E Bassolino, a quanto sembra, è dalla parte di D’Alema.
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L’ex ministro
Nicolais: «Ma uno sforzo in più si poteva fare»
di S. B.
NAPOLI — Alla sindaca di Napoli ci sono voluti ventiquattro giorni di lavoro per varare la nuova giunta. Da ieri meglio conosciuta come la giunta dei professori. Non a caso nei giorni passati era circolato con insistenza il nome dell’ex ministro Luigi Nicolais che avrebbe dovuto prendere il posto del vicesindaco Tino Santangelo. Si è parlato, addirittura, di un braccio di ferro tra la Iervolino e il deputato Pd. «La verità che mai e poi mai qualcuno mi ha contattato per quell’incarico», dice oggi con un velo di stanchezza il predecessore di Renato Brunetta. Che di passare per l’assente o «trombato» di lusso proprio non ci sta.
Non è stato chiamato dal leader del Partito democratico Walter Veltroni nel governo ombra? Bene, anzi meglio, nelle sue mire ci sono la commissione Cultura e continuare a lavorare per la ricerca. E poi, più in là a venire, poter correre per la presidenza di Palazzo Santa Lucia.
«Previe primarie», ovviamente.
Ma il Nicolaispensiero è racchiuso in una frase che si lascia sfuggire: «La verità è che non corro per necessità personale, ma per dare un contributo. Ma se non sono utile basta dirlo, io un lavoro ce l’ho». E come spesso capita ai prof anche Gino Nicolais ad un certo punto della sua esistenza è stato chiamato dalla politica.
Ci dà un giudizio sul rimpasto fatto dalla Iervolino a Palazzo San Giacomo?
«Poteva essere meglio».
Inizia così, a bruciapelo?
«Ma non è un giudizio sulle persone. Conosco molto bene Scotti, uomo perbene e di grande esperienza. E altresì credo che Raffa e Rispoli potranno dare un contributo serio».
Nuzzolo e Imperlino?
«Non so chi siano, quindi non giudico».
Ma allora perché la Iervolino poteva fare meglio?
«Perché, mi pare, che la struttura di massima sia intatta. La redistribuzione e lo spacchettamento delle deleghe potranno dare un valore aggiunto ma non così forte. Ma capisco che gli equilibri politici bloccano qualsiasi iniziativa».
Lei pensa che la nuova giunta Iervolino andrà a scadenza naturale del mandato?
«Io credo proprio di sì. Non è detto che andare ad elezioni anticipate in Regione significhi trascinare anche Napoli e i napoletani al voto. Almeno io spero che questo non avvenga».
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Labruna: «Per lei i prof non sono più Piripacchi»
di Simona Brandolini
NAPOLI — Professore era lei il Piripacchio, ricorda?
«E come lo faccio a dimenticare, ma perché?». Luigi Labruna, giurista ed editorialista del Corriere del Mezzogiorno, è a Milano. Non conosce le ultime sul nuovo esecutivo di Palazzo San Giacomo. Nel 2006, però, fu protagonista di una querelle tra intellettuali e sindaca. La Iervolino se ne uscì con un infelice: «Intellettuali? Ma quali intellettuali? Labruna e Piripacchio, quel gruppetto che si spartisce gli editoriali sulla stampa locale?». Ovviamente ci fu una reazione. Garbata, al vero.
Professore, la sindaca non ha mai manifestato grande simpatia per la sua categoria. Ebbene, per il rimpasto ha chiamato cinque prof. Non sono più Piripacchi?
«Evidentemente l’esperienza fallimentare di questi anni le ha fatto capire che doveva andare verso lidi più felici».
Conosce qualcuno dei colleghi ora assessori?
«Stimo molto sia Scotti sia Gioia Rispoli, due persone di grandi capacità e cultura».
Quindi il suo giudizio è positivo?
«La verità è che sono un ottimista e spero che non siano pannicelli caldi. Detto questo continuare a perdere pezzi, come Udeur e Pdci, non so quanto possa giovare alla maggioranza in consiglio comunale».
Lei avrebbe accettato un incarico da assessore?
«Essendo un suo critico, la Iervolino non mi avrebbe mai interpellato. Ma so che molti altri colleghi hanno detto di no».
Secondo lei perché quando c’è uno scossone politico o una crisi istituzionale si fa ricorso all’Accademia?
«Vede, dicendo che la politica è in crisi, si presuppone che esista. Ma dubito davvero che a Napoli, in questi anni, si sia fatta politica. Direi si è tirato a campare».
Ma perché si chiamano i professori?
«Prima cosa per recuperare un’immagine persa. Ma se da una parte il riconoscimento del fallimento è positivo perché diventa consapevolezza della necessità di mutare, dal-l’altra è un guaio. La verità è che, date le condizioni, il centrosinistra ha difficoltà ad andare anticipatamente alle urne».
Al ministro uscente Scotti la sindaca ha dato deleghe delicate: appalti, consulenze, polizia urbana, legalità. Perché?
«Perché Scotti è un ex magistrato di esperienza che mantiene un buon rapporto con i giudici. In questo momento Napoli ne ha bisogno ».
Crede che questi cinque uomini nuovi possano cambiare Napoli?
«Ripongo grandi speranze in Nuzzolo, che è della scuola di Cascetta, finalmente. Speriamo gli facciano applicare le sue conoscenze. E poi ho letto che il cardinale Sepe ha scritto un libro. Lo dico da laico: ci aiuti lui e i suoi referenti, da San Gennaro in su».
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Repubblica - Napoli
Trombetti cauto “Aspettiamo risultati concreti”
“Mi fa piacere per i singoli docenti però non sono espressione di un ateneo”
di Angelo Carotenuto
Quattro docenti universitari nella nuova giunta voluta dalla Iervolino: due vengono dalla Federico II. «Come sempre, i risultati si misureranno dagli effetti. La vera grande attesa, mia e della città, è una: vedere finalmente aggredita la normalità». È la giunta dei professori vista con gli occhi del rettore Guido Trombetti. «Che singoli docenti siano chiamati a far parte dell´amministrazione, non può che farmi piacere. Ma sia chiaro: non sono espressione di un ateneo».
Rettore Trombetti, sembra di intendere che lei non abbia espresso alcun parere preventivo sulle nomine del sindaco. Giusto?
«Ci mancherebbe altro. Ho sempre tenuto l´università gelosamente fuori da tutto ciò. Credo sia giusto così».
Quando ha saputo della “giunta dei professori”?
«L´ho saputo venerdì sera. Dal comunicato stampa che ufficializzava le nomine».
Pensava fosse giusto ricevere prima una telefonata?
«Tutt´altro. Dico solo che l´ho saputo a cose fatte. Questa è la premessa».
Va bene la premessa. E il parere?
«Conosco tre neoassessori su cinque. Mario Raffa e Gioia Rispoli sono due colleghi, vecchi e cari amici, persone di integrità riconosciuta e di capacità accademiche anch´esse riconosciute. L´ex ministro Scotti, invece, l´ho conosciuto tempo fa a Procida. È una personalità di altissimo profilo. Gli altri due incaricati non li conosco».
Sono i nomi giusti per far fronte ai problemi della città?
«Come sempre, i risultati si misureranno dagli effetti. Giudico positivamente che il sindaco abbia pensato a metà legislatura di imprimere un cambio di marcia, senza indulgere al toto assessori. L´ha fatto in assoluta riservatezza. Immagino, e spero, anche in assoluta autonomia».
Sono le sostituzioni che servivano per il “cambio di passo”?
«Francamente non so chi sono gli assessori uscenti, e non me ne voglio occupare».
S´è detto: più tecnici, meno partiti. Lei che ne pensa?
«I neoassessori non mi sembrano persone totalmente lontane dalla politica».
Gioia Rispoli: ex consigliere comunale. Mario Raffa: impegnato nelle primarie del Pd. Luigi Scotti: ex ministro. Un male?
«Non ho mai pensato che la società civile sia migliore della società politica, o viceversa. Ho sempre ritenuto che l´una sia la proiezione dell´altra. Sarebbe ben strano, se non fosse così».
Il sindaco sostiene che negli ultimi 3 anni si potrà innovare tanto. In quali settori si avverte maggiore urgenza di intervenire?
«Intanto, io credo che molti dei problemi della città sui quali si discute, non siano ascrivibili alle responsabilità di sindaco e giunta, e che di conseguenza su questi problemi non siano loro a poter arrivare in maniera determinante a una soluzione. Mi sembrano problemi di portata molto più ampia».
Cos´è, un´assoluzione?
«La vera grande attesa, da parte mia e della città, è una: vedere finalmente aggredita la normalità. Bisognerà lavorare con grandissimo impegno sulle cose che sindaco e giunta possono fare quotidianamente, sui problemi del giorno per giorno».
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Imprese fredde “Dalla Iervolino mossa tardiva”
Cola (Camera di commercio) loda invece le mosse del primo cittadino
di Dario Del Porto
A Palazzo Partanna le considerazioni del presidente sono rinviate a domani, quando la giunta dell´Unione industriali si riunirà per discutere, fra gli altri argomenti, anche di quanto sta accadendo al Comune di Napoli, dove cinque nuovi assessori sono entrati in giunta. Ma con i suoi collaboratori, Gianni Lettieri non sembra entusiasta del rimpasto deciso dal sindaco. «Pannicelli caldi» che non sarebbero in grado di imprimere quel cambio di passo più volte auspicato, questo il commento prevalente in piazza dei Martiri. In realtà, i vertici napoletani dell´Unione industriali, spesso estremamente critici nei confronti dell´amministrazione, avevano sollecitato già nei mesi scorsi una mossa in grado di garantire discontinuità al governo cittadino. E dunque la decisione del sindaco appare, agli occhi degli industriali, innanzitutto tardiva. Quanto al merito delle scelte, prevale la cautela. Non a caso Diego Guida, consigliere incaricato al centro studi dell´Unione (incarico che equivale a quello di vicepresidente) preferisce tenere separato il giudizio sui tempi da quello sui nomi.
«Il rimpasto è arrivato un po´ tardi - sottolinea Guida - ma le scelte mi sembrano comunque di buon livello. Mi riferisco, in particolare, a Mario Raffa: una persona in gamba, che ha messo in campo iniziative di ampio respiro e, mi auguro, potrà restituire vitalità all´operato della giunta comunale. Certo, si è aspettato un po´ troppo. Bisognerà vedere quali risorse avrà ancora a disposizione Raffa e soprattutto quale spazio operativo riuscirà ad ottenere in concreto». Secondo Guida, la mossa del sindaco potrebbe anche rappresentare «l´inizio del disgelo nei rapporti tra Palazzo Partanna e Palazzo San Giacomo. D´altra parte - spiega l´industriale - è inutile restare arroccati sulle proprie posizioni, in questi giorni si registrano una serie di segnali positivi che vanno presi in considerazione. E non credo che il sindaco abbia scelto personalità di rilievo, fra le quali figura anche l´ex ministro della Giustizia Luigi Scotti, per non farle lavorare o addirittura per bruciarle». I nomi di Scotti e Raffa vengono accolti positivamente anche da Gaetano Cola, il presidente della Camera di commercio, che promuove la strategia che ha ispirato il rimpasto: «Il sindaco - evidenzia Cola - si è mantenuto al di fuori dai partiti. Dei nuovi assessori conosco bene Scotti e Raffa, sono sicuro che potranno garantire un sensibile aiuto all´azione amministrativa della città Napoli, anche perché non mi sembrano nomi legati al mondo della politica».
Cola non condivide le critiche che, dopo l´ufficializzazione delle nomine, sono arrivate, oltre che dall´opposizione, anche da alcuni partiti dello schieramento di centrosinistra, come i Comunisti italiani di Oliviero Diliberto. «Si dice sempre che bisogna fare ricorso al contributo della società civile - afferma il presidente della Camera di Commercio - ed è proprio quel che il sindaco Iervolino ha fatto in questa circostanza. Non dimentichiamo che la città ha accumulato un sensibile ritardo su molti fronti e rimanere ancora fermi può solo penalizzarci. Ora si riparte, vediamo come va». Sul piano tecnico, ragiona invece Costanzo Iannotti Pecci, presidente di Federturismo, la scelta di avvalersi di personalità estranee alle logiche di partito «può funzionare. Mi auguro però che non finisca per ritorcersi contro la Iervolino, fornendo ai partiti un alibi per scaricare il sindaco. Ci aspettano tempi difficili e Napoli ha bisogno di un´amministrazione che governi e di un consiglio comunale che supporti questo lavoro».
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Attenta a come rimpasti!
25 aprile 2008
Repubblica - Napoli
Comune
Rimpasto, Iervolino a Formisano “Idv non può impormi un nome”
C´è inquietudine intorno al rimpasto al Comune di Napoli. “Italia dei valori” è intervenuta con poche righe, secche, a firma di Nello Formisano, coordinatore regionale del partito di Di Pietro, per dire che «l´unico nome sottoposto all´attenzione del sindaco Iervolino per la giunta di Napoli è quello del dottor Domenico Napolitano, primario otorinolaringoiatra dell´ospedale Cardarelli». Una precisazione che fa seguito alle voci ricorrenti sulla possibile chiamata in giunta invece, da parte del sindaco, di Argìa Albanese. Altrettanto secca però la risposta della Iervolino: «Confermo che l´unico nome segnalato è quello di Napolitano. Con il massimo rispetto, sia del candidato che dell´onorevole Formisano, ho chiesto a quest´ultimo di prevedere un´ampia rosa di nomi in modo da lasciare al sindaco la responsabilità di compiere le scelte che istituzionalmente le competono».
Insomma Iervolino ricorda a Formisano che la scelta spetta e lei e che non può certo essere messa davanti a un aut-aut. È peraltro la tesi sostenuta anche da un pezzo rilevante del partito di Di Pietro. Neanche una settimana fa, quando il nome di Napolitano era già stato avanzato, i tre consiglieri regionali, Cosimo Silvestro, Nicola Marrazzo e Francesco Manzi erano scesi in campo con un comunicato non proprio legittimante per Napolitano, nel quale parlavano esplicitamente di una rosa di nomi per «destinare il meglio che il nostro partito possa offrire alla libera scelta, nel rispetto delle prerogative di legge, del sindaco Iervolino».
Acque agitate anche in Rifondazione. Il capogruppo Raffaele Carotenuto interviene per ricordare che «convinti che il cambiamento deve essere serio e significativo, non abbiamo posto pregiudiziali né rose di nomi alternative, ma solo chiesto alto profilo, competenze e coraggio». Carotenuto sospetta invece che avanzino logiche di partito, segnatamente il Pd: «Il rinnovamento che ci convince è quello che tiene dentro gli interessi della città e non guarda al riassetto degli equilibri in seno a questo o a quel partito. A nessuno, nemmeno al Pd, è permesso condizionare esiti e tempi per i cambi auspicati». (r.f.)
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Corriere del Mozzogiorno
Il documento. È una reazione all’incontro tra la coordinatrice Pd e la sindaca
Napoli, rivolta anti-Giammattei
Dieci consiglieri alla segretaria: astieniti da suggerimenti
Non è piaciuto il discorso dell’italianista che consigliava un rinnovamento «di qualità» nella giunta comunale, con «personalità di spessore riconosciute dalla città»
NAPOLI — Le parole dei Emma Giammattei, che ha auspicato un rinnovamento «di qualità» nella giunta comunale, con «personalità di spessore riconoscibili e riconosciute dalla città», scatena la bagarre nel Partito democratico. Tanto che 10 consiglieri su 20 al Comune di Napoli — tra i quali Emilio Montamarano, figlio di Angelo, assessore regionale alla Sanità e a capo di una componente di quattro consiglieri — attaccano duramente la presa di posizione della Giammattei ritenendo che «la segreteria provinciale del partito farebbe meglio a riflettere sui disastri prodotti alle ultime elezioni amministrative nei Comuni di Giugliano e Pozzuoli e a trarne le dovute conseguenze piuttosto che discettare sulla competenze dei futuri assessori del Comune di Napoli».
I consiglieri firmatari del documento sono Mariano Anniciello, Fabio Benincasa, Saverio Cilenti, Alfredo Giordano, Vito Lupo, Pietro Mastranzo, Emilio Montemarano, Vincenzo Russo, Pasquale Sannino, Carmine Simeone. Nella nota, i rappresentanti del Pd in via Verdi ritengono che nel giudizio del segretario del Pd si omette «scientemente di considerare il gruppo consiliare del Pd che al suo interno esprime competenze, professionalità, esperienza politica e amministrativa, oltre che legame coi territori, assolutamente adeguati a supportare l’azione del sindaco». Come dire: sono parole che tagliano fuori i consiglieri comunali. Tesi in ogni caso che rappresenta quasi un dogma per la Iervolino, che non intende coinvolgere in giunta consiglieri comunali. La sindaca intanto puntalizza a Nello Formisano, coordinatore regionale di Italia dei Valori, di volere «una rosa di nomi e non solo il nome del dotto Mimmo Napolitano», come invece sostenuto da Formisano in un comunicato stampa. Sul piede di guerra anche Rifondazione comunista e Sinistra democratica. I capigruppo di Prc, Raffaele Carotenuto, e di Sd, Salvatore Parisi, si dicono «persuasi e convinti che il cambiamento deve essere serio e significativo» e ricordano di non aver «posto pregiudiziali, né rose di nomi alternative, ma solo alto profilo, competenze e coraggio». I due capigruppo spiegano però che «il rinnovamento che ci convince è quello che tiene dentro gli interessi della città e non guarda al riassetto degli equilibri in seno a questo o a quel partito della maggioranza che sostiene il sindaco. A nessuno, nemmeno al Partito democratico, è permesso condizionare esiti e tempi per i cambi auspicati». Dura quindi la conclusione di Carotenuto e Parisi, che alla Iervolino chiedono «di presentarsi in Consiglio Comunale e stabilire un patto di fine consiliatura ». Cioè, cosa intende fare da qui alla fine del mandato. Che non si sa più, a questo punto, quanto durerà ancora. (Pa. Cu.)
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arriva il rimpasto?
20 aprile 2008
Corriere del Mezzogiorno
Palazzo San Giacomo. I componenti dell’esecutivo: «Ritieniti libera di decidere su noi»
Comune, il rimpasto prima dei ballottaggi
Iervolino vuole un magistrato in giunta e punta a ridurre il numero di assessori
La sindaca al Pd: «Il rinnovamento sarà il più ampio possibile, ma dovrà garantire la funzionalità di alcuni settori che non possono rimanere sguarniti all’improvviso»
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Cambierà squadra. E, se troverà i nomi giusti, cambierà di parecchio. E pure in fretta. Perché la Iervolino si gioca l’ultima carta per proseguire il più possibile con la sua giunta. Certo, visti gli esiti del voto politico, non si sa fino a quando. Anche se a Palazzo San Giacomo sono in tanti a ritenere che per Comune di Napoli e Regione e Campania si finirà col votare assieme (a conti fatti, nel 2010). Perciò, dopo la batosta elettorale, per la sindaca di Napoli il rimpasto è solo un punto di partenza dove però non sono ammessi errori nelle scelte.
La Iervolino vorrebbe intervenire in maniera profonda per cambiare l’esecutivo, forte del fatto che dai suoi assessori ha avuto un totale via libera: «Rosa, ci rimettiamo alle tue decisioni », gli hanno detto la maggior parte di loro. «Nessuno di noi è intoccabile », ha ribadito ieri Nicola Oddati, che ha chiesto alla sindaca di poter gestire solo le deleghe per la gestione del Forum della cultura del 2013.
Il nuovo esecutivo dovrebbe essere pronto per il giorno successivo ai ballottaggi: da lunedì 28 aprile, infatti, ogni momento sarà buono. La sindaca lo ha annunciato anche al suo partito, il Pd, l’altro ieri sera, pur senza fare nomi: «Il rinnovamento sarà il più ampio possibile, ma dovrà garantire la funzionalità di alcuni settori che non possono rimanere sguarniti all’improvviso», è stato il ragionamento della Iervolino sul metodo da seguire. Come dire: posso cambiare tutti ma non coloro che hanno incardinato lavori tali da non poter essere interrotti. In questo week end la prima cittadina lavora al profilo dei futuri componenti della giunta, poi si intensificheranno i contatti.
In giunta, la Iervolino vorrebbe soprattutto dei tecnici. Così come vorrebbe un magistrato, al quale affidare una vera e propria supervisione degli atti. Ovviamente, si tratterebbe di un magistrato in pensione o in aspettativa, a cui affidare la gestione di alcune deleghe e settori particolarmente spinosi: si tratterebbe di un’altra personalità di rilievo che andrebbe ad affiancare Felice Laudadio, avvocato civilista e assessore all’Edilizia, e Sabatino Santangelo, notaio, che già oggi svolgono una sorta di cabina di regia di controllo sulle delibere.
Poi c’è la voglia della Iervolino di ridurre la giunta da 16 a 14 assessori, se non a 12 (come poi sarà invece obbligatorio, come prevede la nuova normativa, dalle prossime elezioni comunali). Sarebbe un forte segnale contro la «casta» e contro gli sprechi, anche se a onor del vero è addirittura difficile per la l’ex ministra trovare personalità di rilievo, quindi professionisti affermati della società civile, disposti ad accantonare il proprio lavoro, oppure a farlo part time, per 2.800 euro netti al mese.
Nella riunione col Pd alla Iervolino è stato chiesto di tenere presente per la giunta anche il Consiglio, magari attingendo da figure che rappresentano i partiti in aula. In tal senso, la sindaca non è mai stata d’accordo, però si è riservata di decidere. Il capogruppo del Pd al Comune, Antonio Borriello, ha chiesto alla Iervolino «un rinnovamento spinto». Tra gli altri, c’è stato anche l’intervento a sostegno della sindaca di Emilio Montemarano, figlio di Angelo, assessore regionale alla Sanità, a capo della componente composta da quattro consiglieri (lui, Enzo Russo, Pietro Mastranzo e Vito lupo): ora il suo gruppo chiede spazio in giunta.
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17 aprile 2008
Corriere del Mezzogiorno
Comune di Napoli. La sindaca pensa al rimpasto e forse a ridurre gli assessori da 16 a 14
Iervolino: cambierò la giunta il più possibile
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — La decisione l’aveva maturata prima del voto politico. Troppi e di diverso genere erano i problemi. Però, cambiare prima delle elezioni, sarebbe stato impensabile. Ma chiuse le urne ha atteso meno di 48 ore, Rosa Russo Iervolino, prima di annunciare ai suoi assessori che farà il rimpasto in giunta: cosa che da quando è sindaca — quasi otto anni — non aveva mai fatto. «Cambierò la giunta appena saranno chiari i risultati globali delle elezioni». Ed ancora: «Cambierò nel modo più corposo che posso». Come dire: nessun assessore può sentirsi al sicuro, dal vicesindaco in giù. «Ho sempre creduto nella stabilità di governo — è stato il ragionamento della Iervolino —. Nello scorso mandato ho tenuto duro sulla giunta. E credo che i risultati delle elezioni a sindaco mi abbiano dato ragione. E alla luce di quello che è successo a Roma, si misura ancora meglio la validità della scelta elettorale fatta nel 2006». Frase che rimarca quello che è il «credo» della sindaca: che «da soli non si vince» e che «per vincere serve stabilità nelle scelte». «Ora però — aggiunge — ci sono tante novità, c’è l’esigenza di dare la sensazione di rinnovamento e movimento ». Ma il tempo, al di la delle dichiarazioni di rito, stringe. Già eri la Iervolino ha parlato con i vertici della Sinistra l’Arcobaleno; domani, in via Verdi, sarà invece la volta del vertice col Pd, il suo partito, che in giunta conta per 11 assessori su 16. Sempre ieri c’è stato anche un passaggio formale, una telefonata della sindaca con Emma Giammattei, segretaria provinciale del Pd. Anche perché se «un cambio di passo» dovrà esserci, sarà difficile che non riguardi anche il partito maggiormente rappresentato nell’esecutivo-Iervolino. Addirittura, la sindaca, per dare un segnale di reale rinnovamento, avrebbe anche pensato di ridurre la giunta di due esponenti, passando da 16 a 14 assessori. Ma la coperta è corta, cortissima. C’è poi chi dice che il rimpasto, di uomini e di deleghe, avverrà entro il prossimo fine settimana. Di certo il nuovo esecutivo sarà pronto prima che Berlusconi venga a Napoli per tenere il primo Consiglio dei ministri. La sindaca precisa: «Non sono assediata dai futuri assessori». Due saranno quindi le prerogative nella scelta dei futuri assessori: «La validità delle persone e la voglia di lavorare, lavorare, e lavorare da mattina a sera». Parole che per chi conosce la Iervolino sanno di messaggio a qualche assessore che, evidentemente, la sindaca ritiene svogliato. Poi ci sono gli equilibri politici da garantire: c’è l’Italia dei Valori, che alle recenti elezioni ha raggiunto il 5,5 per cento ma che non ha assessori; c’è l’Udeur, che ha un unico consigliere comunale, e dove la Mastelliana Donata Rizzo D’Abundo dovrebbe essere sostituita proprio con un assessore di Idv. Poi c’è il Pdci, che al posto di Dolores Madaro vorrebbe piazzare qualcun altro (Scotto di Luzio?). E c’è il Pd, che pure vorrebbe cambiare qualche esponente. La Iervolino lavora anche alla ridefinizione delle deleghe. Mola (Pd), che gestisce Traffico e rifiuti, è troppo appesantito.
Mentre Oddati (neo-Pd) ha chiesto che gli vengano tolte tutte le deleghe (commercio, lavoro e mercati) tranne la Cultura, in modo da potersi dedicare meglio alla preparazione del Forum del 2013. Lunedì la sindaca ha anche parlato del rischio di ritrovarsi dei «trombati al Comune ». Oggi invece dice: «A priori, non respingo niente». La Iervolino vorrebbe dei tecnici, possibilmente di livello: ha espresso apprezzamenti pubblici per Grazia Francescato, con la quale ha lavorato quando l’esponente dei Verdi era vicepresidente della Bagnolifutura. Questo fa pensare che la posizione di Rino Nasti, assessore all’ambiente proprio dei Verdi, non sia sicurissima. Nel 2006 la sindaca avrebbe quindi rivoluto in giunta Roberto De Masi. Anzi, avrebbe voluto che De Masi facesse anche il capogruppo del Pd, ora l’ex esponente dello Sdi potrebbe rientrare in gioco come assessore. Ma siamo al totonomi, che nei prossimi giorni impazzirà sempre più.
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Repubblica - Napoli
Il sindaco prende tempo su eventuali cambi in giunta
Il rimpasto non c´è. “Prima l´analisi del voto”
di o.l.
«Per il momento non sono affatto assediata da aspiranti assessori. Nelle ultime settimane siamo stati tutti molto impegnati per le elezioni e ora bisogna tornare a rimboccarsi le maniche». Rosa Russo Iervolino frena. Frena decisamente sull´ipotesi di un´imminente rimpasto a Palazzo San Giacomo. Rimpasto che alcuni invocano ormai da sette anni. «Ora - aggiunge il sindaco - bisogna pensare a lavorare. Lavorare dalla mattina alla sera».
Due settimane, forse tre per un chiarimento che riguarderà il rapporto con gli assessori, con i consiglieri della maggioranza e anche con i partiti che sostengono la coalizione di centrosinistra al Comune di Napoli.
«Ho sempre creduto nella stabilità di governo e per cinque anni ho tenuto duro sulla mia giunta non cambiando nessuno - spiega la Iervolino - e credo che, anche alla luce di quanto successo in queste ore a Roma, tutto ciò consenta di misurare meglio la validità del risultato elettorale del 2006 e dimostri che, quindi, ho avuto ragione nell´insistere su quel gruppo di assessori».
Una discussione con la maggioranza, poi in Consiglio comunale arriverà il bilancio. Di rimpasto, ammesso che si faccia, non si parlerà dunque a Palazzo San Giacomo prima di due o tre settimane. Un assestamento che potrebbe derivare dal nuovo scenario dei partiti della coalizione, ma anche dalla volontà di inserire un paio di assessori tecnici in giunta.
«Per il momento non sono assediata da aspiranti assessori - aggiunge la Iervolino - e comunque non è facile trovare chi è disposto a farlo. Napoli non è certo Cortina d´Ampezzo. Il mio discorso, in ogni caso, da sempre si basa su due concetti. La validità delle persone e la voglia di lavorare. Qui, in particolare qui a Napoli, ci vuole la voglia di lavorare. Tanta voglia di lavorare, dalla mattina alla sera».
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il rating di Napoli
8 marzo 2008
Corriere del Mezzogiorno
Rifiuti, Moody’s punisce Napoli
L’assessore Cardillo: «Ma le altre agenzie ci promuovono»
Moody’s ha espresso un duro giudizio su Napoli soprattutto per il persistere dell’emergenza rifiuti
di F. G.
NAPOLI — Moody’s, una delle tre agenzie internazionali che certificano l’affidabilità finanziaria del comune di Napoli, declassa la città da A1 ad A2. Uno smacco che arriva dopo mesi di difficoltà e nel pieno di una crisi turistica determinata in gran parte dalle immagini delle strade ricolme di immondizia, diffuse dai media di tutto il mondo.
Proprio la crisi dei rifiuti, scrive nel suo rapporto Moody’s «mette in evidenza le sfide di sistema che potrebbero pesare sulle finanze di Napoli». Non bastassero le circa 3000 tonnellate che ancora occupano le strade napoletane, particolarmente quelle periferiche, arriva dunque questa nuova tegola, a testimoniare che la crisi dei rifiuti e anni di inerzia sul versante dell’allestimento di un sistema decente di riuso e riciclaggio dell’immondizia(Napoli è al 10% di raccolta differenziata, 4 volte sotto i limiti di legge previsti dalla Finanziaria) hanno un impatto economico devastante in tutti i settori.
La decisione di Moody’s è tanto più bruciante perché, a palazzo san Giacomo, nessuno se l’aspettava. Nei giorni scorsi, infatti, sia Standard& Poor’s sia Fitch avevano confermato il precedente rating del comune di Napoli. Oltre alla crisi dei rifiuti, nel rapporto di Moody’s dei bilanci delle società partecipate che, in passato, aveva invece segnalato come elementi di preoccupazione». Acuisce il rammarico degli amministratori di palazzo San Giacomo, con ogni probabilità, il fatto che Moody’s abbia invece aggiornato la valutazione della Provincia di Napoli - non meno devastata dall’emergenza rifiuti - confermando il rating A3 stabile. Lo stesso di cui godono Province come Bologna, Milano,Genova, Rimini, Treviso e Torino. Sul piano degli investimenti, secondo gli analisti, la Provincia di Napoli, negli ultimi anni, è riuscita a farsi carico dell’ammodernamento degli edifici scolastici e della manutenzione stradale. L’ente di piazza Matteotti, a detta degli esperti dell’agenzia, «è stato inoltre capace di aumentare gli investimenti senza indebitarsi, finanziando la spesa con risorse proprie». Altra tegola per l’amministrazione cittadina, pure questa legata alla crisi dei rifiuti: un cittadino si è visto riconoscere dal Giudice di pace il diritto al rimborso della tassa sulla rimozione dei rifiuti, essendo evidente la situazione assolutamente precaria, su questo versante. Palazzo San Giacomo dovrà dunque pagare 500 euro al ricorrente, più altri 650 di spese legali, Si cerca intanto il sostituto di Ciro Turiello, l’esperto manager che ha ricoperto per anni il ruolo di amministratore delegato di Asia e va via, destinazione Jacorossi, l’impresa incaricata delle bonifiche in Campania.
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fare community (?)
Repubblica - Napoli
19 dicembre 2007
IL RETROSCENA /L´ex consigliere Capano canta per sindaco e assessori
Banchetto e musica. Il Natale della giunta
All´happening assente soltanto Oddati in trasferta in Spagna per il Forum Culture
di Ottavio Lucarelli
Ad un certo punto si sono arresi anche gli operai delle ditte di manutenzione stradale che da mesi aspettano di essere pagati e che dopo due ore di assedio hanno spento il megafono e ripiegato gli striscioni liberando piazza Municipio. Da Palazzo San Giacomo, nonostante gli “inviti” al sindaco e alla giunta, non usciva nessuno e, insomma, ad ora di pranzo hanno capito di aver scelto la giornata sbagliata per l´assedio perché in Comune, nonostante le montagne di spazzatura e la paralisi del traffico in centro per i tre cortei di protesta, era giornata di festa. Giornata di grande festa. La festa di Natale tra dolci, mozzarelle, vini, spumante e ritmi napoletani con tanto di cantante “di giacca” e orchestrina allestita nella moderna e funzionale sala al terzo piano dedicata alcuni anni fa all´ex portavoce della Curia monsignor Luigi Pignatiello. Giornata di grande festa ma ad inviti. Riservata a sindaco, assessori, dirigenti e qualche staffista fortunato.
Una festa a sorpresa, organizzata da alcuni dirigenti per il sindaco Rosa Russo Iervolino, il suo vice Tino Santangelo, gli assessori. La squadra di Palazzo San Giacomo presente al gran completo ad eccezione del “latino” Nicola Oddati che ormai, proiettato sulla candidatura di Napoli al “Forum Unesco delle culture 2013″, ha trasferito la propria residenza professionale dalla messicana Monterrey alla catalana Barcellona dove oggi l´amministrazione comunale potrebbe staccare il biglietto dell´assegnazione ufficiale.
Festa di Natale a Palazzo San Giacomo, dunque, per tutti tranne che per Oddati. Con il city manager Luigi Massa e la dirigente Maria Rosaria Guidi, autentico “motore” del Municipio, a fare da padroni di casa. Tavola imbandita come fosse il 25 dicembre e podio per Ciro Capano, ex consigliere comunale ai tempi del Pds ma noto soprattutto per le sue esibizioni di autentico “cantante di giacca” e per alcune azzeccate reclame di prodotti napoletani.
Festa in grande al ritmo di ‘O sole mio, ‘O surdato ‘nnammurato, Funiculì funiculà. Tutti a cantare e a battere le mani così forte da non sentire gli operai che protestavano davanti al Municipio. Niente da fare. Pasta al forno, prosciutto e mozzarella, gamberoni, cascate di frutta e dolci di Natale tra vino e spumante hanno avuto il sopravvento sulla manifestazione di piazza. Tutti a cantare e battere le mani anche se nel pomeriggio un paio di assessori, rientrati nelle rispettive stanze dopo un utile caffè, si sono lamentati con i diretti collaboratori sull´opportunità di una festa in un momento così critico per la città. Anche perché nei giorni scorsi la squadra di Palazzo San Giacomo si era già riunita per cenare a casa del vicesindaco Tino Santangelo.
Finiti per ora i banchetti a numero chiuso, da domani in Comune si torna all´ufficialità. Alle 10 al secondo piano di Palazzo San Giacomo gli auguri del sindaco e della giunta ai dipendenti del Municipio mentre venerdì nella vicina via Verdi tocca al presidente del consiglio comunale Leonardo Impegno e ai capigruppo. Feste aperte e a numero chiuso. Lo scorso anno fu la morte di Fabiola Di Capua in via Caracciolo a far sospendere giustamente ogni festa natalizia, aperta o chiusa, in Municipio. In questi giorni, invece, anche per cancellare per qualche attimo traffico e spazzatura, a Palazzo San Giacomo si è voluto recuperare un po´ di arretrato tra prosciutti e dolci, tra cantanti e spumante.
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multiutility
Repubblica - Napoli
15 dicembre 2007
Attraverso l´Arin sarà acquisita una quota azionaria dell´azienda che gestisce il gas
Energia, accordo tra Comune e Italgas
di p.c.
Il Comune di Napoli attraverso l´Arin, la società partecipata che gestisce le risorse idriche, entra nella gestione del gas. Per un accordo stipulato fra la giunta e la società Italgas (gruppo Eni), l´Arin potrà acquisire una cospicua quota azionaria di Napoletanagas, che gestisce il gas in Campania. «È una grande novità industriale, importante per colmare l´assenza del Comune nella gestione del gas» ha commentato l´assessore alle Risorse strategiche, Enrico Cardillo. Alla stipula dell´intesa, c´erano il sindaco Iervolino, il presidente di Italgas, Giovanni Locanto, Maurizio Barracco, amministratore unico di Arin spa, e Vittorio Brun, ad di Napoletanagas.
Preliminare la due diligence della società del gas, per stabilirne il valore di mercato. La quota da acquisire sarà determinata subito dopo. Nel frattempo verrà sgombrato il campo da ogni contenzioso. La data di approdo dell´operazione è il 31 dicembre 2008, ma Cardillo dice: «Contiamo di completare molto prima». Cauto il giudizio dei sindacati: «Bene ma attenzione a salvaguardare i livelli occupazionali».
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Corriere del Mezzogiorno
15 dicembre 2007
Partecipate. Primo tassello del piano di Palazzo San Giacomo. Cardillo: si colma una lacuna
Multiutility, l’Arin si candida
L’intesa: la società idrica acquisirà azioni di Napoletanagas. L’accordo è stato sottoscritto dalla sindaca Rosa Russo Iervolino e dal presidente di Italgas Giovanni Locanto
di Patrizio Mannu
NAPOLI — Il Comune di Napoli entra nella gestione del gas. In base a un accordo stipulato fra l’ente partenopeo e la società Italgas del gruppo Eni, l’Arin, società partecipata che gestisce le risorse idriche del capoluogo campano potrà acquisire una quota azionaria di Napoletanagas società al 100% nelle mani di Italgas), la società che gestisce il gas in tutta la Campania. Ne ha dato notizia ieri l’assessore alle Risorse strategiche del Comune di Napoli, Enrico Cardillo. L’obiettivo della collaborazione strategica avviata è quello di costituire un solido operatore di riferimento a livello regionale per lo sviluppo del settore energetico. Insomma, Arin si candida a diventare una multiutility.
All’incontro cui ha fatto seguito l’annuncio hanno preso parte anche il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervilino e il presidente di Italgas Giovanni Locanto, l’amministratore unico di Arin, Maurizio Barracco e Vittorio Brun, amministratore delegato di Napoletanagas. «Una novità importante dal punto di vista industriale», Cardillo ha salutato così l’iniziativa, che ha definito «di grande importanza per colmare la storica assenza del Comune nella gestione del gas. Intendiamo colmare un ritardo rispetto ad altre esperienze nazionali». La presenza del Comune partenopeo si farà sentire attraverso la società partecipata Arin, che a partire dal prossimo gennaio potrà acquisire delle quote della storica Napoletanagas, la più grande azienda di distribuzione di gas naturale nel Mezzogiorno. Secondo Cardillo «l’obiettivo della collaborazione strategica è di costituire un solido operatore di riferimento a livello regionale per lo sviluppo del settore energetico». Sulla stessa lunghezza d’onda Locanto. «A partire da gennaio — ha detto — grazie ad investimenti nel settore del gas si potranno creare nuove opportunità di lavoro a Napoli e in tutta la regione». Soddisfatta dell’accordo anche Iervolino: «Sono orgogliosa di essere sindaco di una città in cui operano realtà industriali serie e rigorose come Arin e Napoletanagas, in grado di operare coniugando pubblico e privato, dando vita a nuovi investimenti volti a migliorare la qualità della vita e dell’occupazione». Per il sindaco l’accordo è la dimostrazione di come «gli enti locali non siano luoghi di spesa e di sperpero di denaro, ma fonti di sinergie positive in grado di innescare meccanismi virtuosi». Lusinghiero anche il giudizio del sindaco sulle società partecipate. «Mentre a livello nazionale si disquisisce su come regolamentarle — ha concluso — ce ne sono molte che hanno la capacità di andare avanti lo stesso».
Secondo Barracco «si tratta di un avvenimento industriale di grande portata, reso possibile dal risultato che in questi anni è stato raggiunto all’Arin e realizzato grazie a chi lavora in forte sinergia con l’azionista Comune di Napoli. Abbiamo la capacità finanziaria di perseguire una nostra diversificazione nel settore del gas così come previsto dal piano di riorganizzazione delle partecipate comunali, fortemente voluto dal sindaco e dall’assessore alle risorse strategiche Cardillo». Il passo successivo sarà l’esito della due diligence che interesserà Napoletanagas, in base al quale si deciderà quante azioni cedere ad Arin. Una decisione sulla quale peserà, e non poco, la capacità di acquisto del Comune.
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Le aziende
Napoletanagas
Napoletanagas è una società dell’Italgas (Eni) ed è la più grande azienda di distribuzione di gas naturale nel Mezzogiorno. Gestisce il servizio in 128 comuni tra cui Napoli, Caserta e Benevento. Un sistema distributivo formato da circa 5 mila chilometri di rete primaria e oltre 7 mila chilometri di infrastrutture complementari attraverso il quale che ogni anno transitano in media circa 550 milioni di metri cubi di gas diretti a 700mila utenti.
Arin Spa
Il gruppo Arin è composto da Arin spa e Netservice.
Il fatturato totale è di 110 milioni euro. Il Bilancio è in utile ultimi tre anni.
A oggi sono in corso investimenti importanti: 125 milioni di euro di cui 75 milioni per l’acquedotto del Serino, 36 milioni per la città di Napoli, 14 milioni per il nuovo campo-pozzi di San Felice a Cancello, che garantisce 400 litri al secondo, per il potabilizzatore (700 litri secondo), e per la messa in pressione di Serino-Napoli. Il numero dei lavoratori è di 520 unità.
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Corriere del Mezzogiorno
23 ottobre 2007
Operazione da 300 mila euro al mese. Il ministro Nicolais: «Da gennaio si sblocca il turn over»
«Facenti funzione», prorogate le indennità per 600 dipendenti del Comune di Napoli
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Sono più di 600 i funzionari del Comune di Napoli ai quali ieri è stata rinnovata l’indennità di funzione fino a fine anno. Si tratta di una proroga di due mesi, fino al 31 dicembre, per un impegno di spesa da 300 mila euro in più ogni mese per le casse di Palazzo San Giacomo. Un provvedimento che significa «più soldi» da riconoscere in busta paga come differenza a quegli impiegati comunali che, curriculum alla mano, hanno i requisiti per fare i «facenti funzioni». Il rinvio a fine anno delle loro indennità (quando si tratterà di nominare i 40 dirigenti che ancora mancano nelle Municipalità i facenti punzione potranno prender parte alla selezione interna) serve per consentire un passaggio sindacale nodale, quello dell’elezione delle Rsu, in programma dal 19 al 22 novembre prossimo, che sancirà l’intesa con i sindacati anche in vista del nuovo bando interno per la definizione delle nuove posizioni organizzative per il biennio 2008-2010. «Alla luce dell’avvento delle municipalità occorrerà prevedere altre posizioni organizzative per le municipalità», ha detto l’assessore al Personale, Bruno Terracciano, che ieri ha proposto la delibera di proroga delle posizioni organizzative che erano scadute lo scorso 30 settembre. La proroga riguarda quei funzionari che ricoprono posizioni apicali, che cioè sono messi al vertice di strutture e uffici, o che portano avanti progetti finalizzati, e che in molti casi, laddove non c’è il dirigente responsabile del procedimento, svolgono una vera e propria reggenza. A palazzo San Giacomo, intanto, si attende la riforma della Macchina comunale. Un passaggio-chiave, che potrebbe portare anche al progetto di esodi incentivati per 3.000 dipendenti e all’assunzione di un migliaio di nuove unità. Una conferma in tal senso arriva dalle parole del ministro Nicolais che ieri ha annunciato che «dal primo gennaio 2008 non ci sarà più il blocco del turn over nei settori della pubblica amministrazione: in tutti i settori ci sarà un ricambio del sessanta per cento di coloro che vanno in pensione. Nella ricerca — ha spiegato il ministro — il ricambio sarà del cento per cento». «Questo è un segnale che il Governo ha voluto dare — ha aggiunto Nicolais — di attenzione al comparto della ricerca perché riteniamo che la ricerca debba sempre di più arricchirsi di giovani che entrano nell’attività in modo permanente, con contratti a tempo indeterminato». Le novità riguardano anche i precari. «La prossima settimana — ha concluso il ministro — firmerò l’avvio della stabilizzazione dei precari che hanno superato un concorso e hanno almeno tre anni di anzianità negli enti pubblici di ricerca».
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Repubblica - Napoli
16 ottobre 2007
Boc e finanza, bufera “Report”
Cardillo: “Tutte falsità”. L´opposizione: “Dimettiti”
È polemica dopo la trasmissione della Gabanelli sui derivati
Sotto accusa la gestione del debito: “Perdite che graveranno sui cittadini”
Le associazioni dei consumatori: intervengano le Procure
di Patrizia Capua
Debiti milionari verso le banche che si materializzano nei bilanci di Comune e Regione a parecchi anni di distanza e vengono rifilati ai posteri. Inchiesta choc sugli swap o contratti derivati stipulati dalle amministrazioni locali per rastrellare risorse, e maquillage contabili con cui nascondere buchi in bilancio, quella di domenica sera su Rai Tre, per l´esordio del nuovo ciclo di Report, il programma di Milena Gabanelli. «Chi arriva a gestire il Comune di Napoli dopo il 2011 si troverà ad avere pagamenti per 100 milioni. Intanto però questa giunta può vantarsi dei risparmi». L´assessore alle Finanze, Enrico Cardillo: «Report afferma cose false».
L´inchiesta di Report ha scatenato un putiferio. Milena Gabanelli scavando nelle manovre finanziarie delle amministrazioni pubbliche con istituti di credito e banche d´affari internazionali, swap e derivati, parla di «debito a orologeria per le giunte future». Cardillo replica: «Sono falsità. Per il calcolo dei vantaggi e degli svantaggi, è stato adottato un metodo strumentale e non corretto sul piano tecnico». Non è il solo. A ribellarsi ci sono anche la Lombardia, il sindaco di Torino, Chiamparino, e il governatore del Piemonte, Mercedes Bresso. Adusbef e Federconsumatori, intanto, chiedono alle Procure della Repubblica di Milano, Roma, Torino, Firenze, Genova, Palermo, Bari, Lecce, Napoli e Bologna di aprire inchieste.
La chiamano “gestione attiva del debito”, spiega la giornalista Rai. Forse, aggiunge, sono state più brave le banche, Barclays, Opi e Deutsche Bank, perché dalla valutazione emerge un costo di 15 milioni sostenuto proprio nella rimodulazione. Al Comune di Napoli, poi, già fallito nel 1993, «hanno fatto un contratto che permette all´amministrazione di Rosa Russo Iervolino di incassare, mentre il suo successore, che con il contratto precedente avrebbe dovuto pagare 100, adesso dovrà tirare fuori la modica cifra di 204 milioni di euro fino al 2035». Cardillo, che dal 2004 ha operato cinque ristrutturazioni del debito, e sottolinea «sempre dopo gare internazionali», invece sostiene che l´aggravio non esiste: «Il calcolo dell´eventuale perdita futura è scorretto per due motivi: il primo perché la perdita è stata determinata presupponendo che l´attuale valore dei tassi non si modifichi fino al 2035 - un´ipotesi che potrebbe fare solo il Nobel per la veggenza - il secondo perché il valore di 100 milioni non è stato attualizzato. Qualsiasi valutazione sui risultati deve essere effettuata sul valore reale dei tassi nei prossimi anni».
La trasmissione scatena anche la reazione degli esponenti dell´opposizione di Palazzo San Giacomo. «Notizie gravissime - interviene Fabio Chiosi coordinatore cittadino di An - che aprono uno squarcio drammatico sulla gestione del bilancio del Comune. Sarebbe opportuno e serio dichiarare subito il dissesto». I parlamentari Franco Malvano e Salvatore Varriale chiedono al sindaco Iervolino di revocare «il mandato all´assessore Cardillo artefice di un´operazione che graverà sul bilancio della città per i prossimi trent´anni».
Anche la giunta Bassolino ha fatto derivati, incalza Gabanelli. Non è che anche lui sta preparando la polpetta avvelenata al suo successore? «E la struttura dello swap garantisce degli incassi alla Regione Campania progressivi». Il consulente finanziario indipendente Matteo Carradori, risponde: «Guadagna nella sottoscrizione, fino al 2014, per una cifra pari a circa 56 milioni. Poi dal 2015 alla scadenza del contratto che è il 2021, registrerà una perdita di 126 milioni». E conclude che «chi arriva a governare la Regione Campania dopo il 2014 accumulerà perdite fino a 126 milioni». Le operazioni sono state gestite dai fratelli Pavesi, che dopo 12 anni con la Merrill Lynch, da quest´anno sono consulenti fissi della Ubs (Unione banche svizzere). La voce fuori campo di Stefania Rimini, tocca un altro tasto delicato: «L´operazione che ha un costo stimato in 28 milioni è stata fatta con Ubs, dove lavora Gaetano Bassolino, figlio del governatore della Regione». Ad Antonio Valiante, assessore al Bilancio e vicepresidente Regione Campania, dice: «Quello che sembra è che il governatore Bassolino faccia affari con il figlio». Antonio Valiante taglia corto: «È una speculazione che si porta avanti sulle spalle, non tanto del presidente, ma di un giovane professionista che lavora in modo corretto e lineare sulle sue competenze professionali». Rimini insiste: «Sa che questi banchieri prendono dei bonus sui contratti che chiudono?». Valiante: «Ma quelli che chiudono i contratti. Noi non abbiamo chiuso nessun contratto con Gaetano Bassolino». Rimini, voce fuori campo: «Per essere uno che non c´entra niente, il figlio di Bassolino all´Ubs è stato promosso responsabile del business con il settore pubblico italiano».
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Corriere del Mezzogiorno
16 ottobre 2007
L’ira di Cardillo: «In tv stime non veritiere»
Dopo Report l’opposizione insorge, Malvano: la sindaca revochi le deleghe all’assessore
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Swap èuntermine molto in voga al Comune di Napoli. In inglese significa scambio, in italiano si definisce derivato. Ma la parola assume diversi significati in programmazione a seconda del contesto. Nel caso di palazzo San Giacomo viene utilizzata se si parla di «gestione attiva del debito», quindi di «finanza creativa», cioè quella messa in piedi da alcuni anni dall’assessorato alle Finanze, retto da Enrico Cardillo, e fatta a fette dalla trasmissione
Report in onda su Raitre l’altro ieri sera. In un servizio firmato da Stefania Rimini dal titolo «Il banco vince sempre», si sostiene addirittura che «tra multe mai pagate e tasse mai incassate», nel bilancio del Comune di Napoli «si trova un buco da un miliardo di euro». Una cifra che l’assessore Cardillo non comprende: «Ma come si fa a sommare tutti i mutui contratti dal Comune, diciamo dal 1950 in poi? Allora, se è così, dal dopoguerra a oggi palazzo San Giacomo ha sommato per la precisione mutui per un miliardo e 380 milioni», spiega l’assessore. Secondo la trasmissione di Raitre, inoltre, il Comune avrebbe siglato con le banche «un contratto che permette al Comune della Iervolino di incassare, mentre il suo successore si troverà strangolato senza saperlo». «Strangolato », dunque, dagli interessi maturati sul debito rinegoziato che da 100 milioni di interessi diventerebbero 204 e tutti a carico sulle future generazioni. L’operazione di rimodulazione, sempre secondo Report, è stata fatta tramite un pool di banche. Costo per il Comune: 15 milioni. Ma Cardillo non ci sta e 24 ore dopo la puntata di Report dirama una dura nota nella quale spiega: «I derivati — scrive Cardillo — non sono assolutamente un ulteriore indebitamento né tantomeno servono a mascherare buchi di alcun genere. Al contrario, possono solo modificare il costo degli interessi». Il responsabile delle Finanze ricorda anche che «è stato detto che l’operazione di rinegoziazione dei tassi ha portato un aggravio futuro per il bilancio del Comune di 104 milioni, passando da 100 a 204 milioni di euro. Volontariamente, infatti, non si è voluto ricordare che la prima operazione di derivati si riferiva ad un debito preesistente di 495 milioni, mentre quando è stato rinegoziato nel 2006 il capitale sottostante iniziale ha incluso un’ulteriore quota di debito, sempre assunta negli anni precedenti, di circa 100 milioni di euro. Pertanto è evidente che non si tratta di un aggravio dovuto a peggioramenti delle condizioni del precedente derivato, bensì del-l’effetto della maggiore quota di capitale interessato dalla nuova operazione, che, è vero, ha un tasso fisso fino a una certa data e uno variabile. Ma sempre con un tetto insuperabile del 5,5 per cento». «Report ha poi stimato un guadagno iniziale certo del Comune tra i 52 e i 59 milioni e una perdita ipotetica futura di circa 100 milioni di euro — dice ancora Cardillo —. Il calcolo dell’eventuale perdita futura è scorretto per due motivi: primo, perché la perdita è stata determinata presupponendo che l’attuale valore dei tassi non si modifichi fino al 2024; secondo, perché il valore di 100 milioni non è stato attualizzato. L’errore sta nel confrontare i 50 milioni di oggi con i cento milioni del 2024». Passa all’attacco Forza Italia. Nella vicenda è intervenuto il senatore Malvano, candidato sindaco contro la Iervolino, che ha scritto una lettera con l’ex capogruppo di FI al Comune, Varriale, nella quale considera Cardillo «l’artefice di un’operazione che graverà sul bilancio per i prossimi trent’anni», e chiede alla sindaca di «revocare il mandato a Cardillo».
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Corriere del Mezzogiorno
5 ottobre 2007
Cardillo in aula: i dirigenti che non controllano la spesa risponderanno alla corte dei conti
Comune, il «tesoretto» non basta: debiti fuori bilancio per 20 milioni
Palazzo San Giacomo deve accendere un mutuo per ripianarli
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Al Comune di Napoli il «tesoretto» da 17 milioni e 300 mila euro, proveniente da maggiori entrate tributarie, non basta. Non basta, perché sulla manovra correttiva 2007 pesano come un macigno i 20 milioni e 320 mila euro di debiti fuori bilancio. Un’enormità. Almeno se si fa un paragone — per esempio — con i debiti fuori bilancio del Comune di Milano, che, come ha spiegato il capogruppo di An, Luciano Schifone, «ammontano a 60 mila euro e solo per un errore di trascrizione». Invece Palazzo San Giacomo è costretto a stravolgere il Riequilibrio 2007 discusso ieri in Consiglio proprio per coprire l’enorme massa di debiti fuori bilancio — cioè quei soldi in più che gli assessorati si trovano a dover spendere e che non sono contemplati nel bilancio preventivo — molti dei quali dovuti a contenziosi. E così, sebbene a Palazzo San Giacomo si cerchi di garantire la spesa corrente, mancano i soldi per fare tante cose. È il caso della Notte Bianca, il grande flop, annunciato alla Bit di Milano per il 3 novembre ma che non si farà più per mancanza di fondi. Dei debiti fuori bilancio, 12 milioni e 800 mila euro sono riferiti a sentenze o lodi esecutivi, mentre 7 milioni e 500 mila euro sono attribuibili a spese vive degli assessorati non previste; quelle che tecnicamente vengono definite «maggiori prestazioni per i servizi». Una voce, quest’ultima, che comunque è aumentata se si considera che a gennaio scorso i debiti fuori bilancio erano appena 5 milioni. In particolare, per la parte corrente, i debiti sono circa 13 milioni di euro, di cui quasi 2 milioni già coperti in bilancio e 11 milioni ripianati con la manovra di variazione. Il resto, cioè oltre 7 milioni, Palazzo San Giacomo li coprirà accendendo un mutuo e pagando i relativi interessi. L’argomento ha tenuto banco ieri in aula dove una volontà trasversale ha imposto alla giunta un emendamento «per mettere in atto tutte le procedure per salvaguardare l’ente amministrato laddove si verifichino debiti fuori bilancio». In sostanza, il Comune è chiamato ad aprire procedimenti a carico di quei dirigenti che anno dopo anno continuano a produrre debiti fuori bilancio. Tutto perché, stando a quanto dichiaravano i revisori dei conti, il Comune non effettua il controllo di gestione. A tal proposito ci è andato giù duro l’assessore alle Finanze, Enrico Cardillo, che nel corso della sua relazione in aula ha detto chiaramente: «Chi sbaglia paga. E i dirigenti che non terranno sotto controllo i debiti fuori bilancio ne risponderanno alla corte dei conti ». Cardillo ha detto anche che «non è degno di una grande città come Napoli il ritardo con cui si pensa di attivare il controllo di gestione. Io — ha aggiunto— che non credo che si debba governare con ipocrisia, ritengo infatti che senza controllo di gestione un’azienda con oltre tredicimila dipendenti non possa essere adeguatamente controllata». Tensioni sul finire della seduta: l’aula non ha approvato l’emendamento proposto dall’assessore alla Legalità del Comune di Napoli, Giuseppe Gambale, per una variazione di bilancio da 3 milioni prevista per la realizzazione del progetto pilota del Pon sicurezza sul recupero di beni confiscati alla camorra da destinare a fini sociali. Uno schiaffo in faccia alla maggioranza.
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Corriere del Mezzogiorno
15 settembre 2007
Riduzione del personale negli enti pubblici
Sfoltire per migliorare
di Ricciotti Antinolfi
«Dagli enti locali dipende ormai circa il 30% della spesa totale delle pubbliche amministrazioni (più della metà se si esclude la spesa previdenziale e per interessi sul debito pubblico). È chiaro quindi che è essenziale il loro concorso sia nell’opera di risanamento dei conti pubblici che in quella di miglioramento della qualità ed efficienza della spesa. La manovra finanziaria per il 2007 aveva già compiuto passi importanti in questa direzione, definendo un nuovo patto di stabilità interno… Marcate sono però le diversità tra comuni localizzati in regioni differenti, con valori relativamente più elevati nei comuni delle regioni meridionali (con massimi in Calabria e Campania con valori pari al 37%) rispetto a quelli localizzati nelle regioni del Nord (il minimo si tocca in Lombardia con il 29%)». È un lungo brano tratto dal Libro verde sulla spesa pubblica curato dal ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il Comune di Napoli, ricalcando vecchie pratiche assistenziali, contribuisce, nell’opera di risanamento e di miglioramento della qualità ed efficienza della spesa, lanciando un esodo per 3.000 dipendenti e assumendo 1000 giovani laureati (ma la Cisl pretende che siano 3000). Che dire? L’Agenzia delle entrate ha diffuso una statistica, secondo la quale, al proprio interno, fra le regioni più assenteiste, oltre la Calabria e la Sicilia, spiccano Lazio e Campania e, in particolare, Napoli. Il Comune si priverà di 3000 assenteisti? Non credo.
Il ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais, in un’intervista alla Stampa del 6 settembre scorso, annunciando una legge che prevede il licenziamento automatico per i «fannulloni», ha dichiarato: «di esempi ne abbiamo in tante amministrazioni, nei ministeri, nell’università, nei comuni, nella sanità». Lo stesso ministro, però, si è dichiarato disponibile a risolvere il problema di accompagnare alla pensione i dipendenti del Comune di Napoli che desiderano avvalersi di questa opportunità (Il Mattino, 5 settembre scorso). Come si concilia, inoltre, il risanamento della finanza pubblica, mettendo in prepensionamento 3000 dipendenti del Comune di Napoli, che andrebbero ad ingrossare l’esercito dei lavoratori sommersi, facendo concorrenza ai giovani. Per trovare l’occupazione ai giovani laureati non sarebbe meglio allentare i vincoli degli ordini professionali e liberalizzare le local utilities?
Accompagnare alla pensione i dipendenti del Comune di Napoli, che desiderano avvalersi di questa opportunità, denota una mancanza di programmazione: ci sono reparti in cui il personale è scarso e reparti in cui è abbondante. Possibile che si lasci a chi lo desidera, avvalersi dell’opportunità di andare in pensione? Mancanza di programmazione vi è anche nel proposito di assumere 1000 giovani laureati. Qui vi è, piuttosto, l’intenzione elettoralistica di dare una risposta meramente simbolica alla disoccupazione intellettuale. Se vanno in pensione degli addetti alla pulizia delle strade o delle fogne, possiamo sostituirli con dei laureati?
Per ridurre il personale dei comuni e la relativa spesa, bisogna operare sul turnover: non bloccandolo, ma assumendo meno persone di quelle che vanno naturalmente in pensione, secondo le esigenze dei servizi (non privandosi del personale più esperto). E ristrutturando in servizi, per aumentarne la produttività e l’efficienza. Ciò è possibile, promuovendo il merito con incentivi. Bisogna poi snellire le pratiche, introdurre le tecniche telematiche e addestrare a queste tecniche. La formazione deve però includere nozioni di corretto comportamento al servizio della popolazione, che con le tasse paga gli stipendi dei pubblici dipendenti.
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Corriere del Mezzogiorno
31 luglio 2007
«Napoli servizi», nuovo contratto
Una maratona sul filo del numero legale per approvare la delibera per la stipula del contratto di servizio con la «Napoli Servizi Spa». Una delibera dibattuta, sulla quale pesava una pregiudiziale di An, che ha evidenziato come sulla delibera ci fosse pesasse il parere negativo del ragioniere generale. Una convenzione di cinque anni, che vale 10 milioni e mezzo di euro, che assicura la copertura però solo fino al 29 ottobre 2007. Poi non si sa. La ragioneria ha infatti evidenziato che «non risulta copertura nel bilancio annuale per il periodo successivo al 29 ottobre e nel bilancio pluriennale, annualità 2008-2009, si ritiene non sia possibile proporre la stipula della convenzione». Pertanto, la ragioneria ha espresso «parere non favorevole».
Eppure la delibera è passata, ma sarà necessaria a settembre, in fase di assestamento, una variazione di Bilancio.
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Gli abusi in aree vincolate (quarantamila) saranno esaminati dalla Soprintendenza
Condono edilizio per ottantamila, possibili anche i mutui agevolati
Sì del consiglio Comunale, interessi ridotti al 2,5 per cento
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — «Dopo ventidue anni la città di Napoli ha il condono edilizio». Esulta il vicesindaco Santangelo quando alle 19.20 l’aula del Consiglio comunale vota la delibera per la semplificazione del condono edilizio, con l’astenzione di Rifondazione, Pdci, Verdi e Sd. E forse ha ragione, dal suo punto di vista, perché con la semplificazione sul condono edilizio il Comune di Napoli «chiude» una partita da 80 mila pratiche — 50 mila delle quali addirittura relative al condono del 1985 — che non era mai riuscito a smaltire. Finora, infatti, non c’era napoletano che sapesse che fine avesse fatto la sua richiesta di condono, sia che fosse relativa all’85, che ai condoni del ‘94 o del 2003. Ma non solo. Perché il Comune non soltanto ha concesso la possibilità di dilazionare il pagamento a chi ha commesso abusi, ma si è anche impegnato, recependo un emendamento presentato dal consigliere forzista Umberto Minopoli, per stipulare convenzioni con alcune banche in modo da far concedere mutui a tasso agevolato per poter pagare l’abuso commesso. Una decisione duramente contestata dal consigliere diessino Francesco Nicodemo che si è astenuto dal voto sulla dilazione del pagamento «perché — ha spiegato — significa rendere più difficile la riscossione da parte dell’ente dei proventi derivanti dal condono senza benefici per le casse del Comune». Sconti per tutti, insomma, anche sul fronte degli interessi passivi la cui aliquota è stata ridotta dal 10 al 2,5 per cento. Per quanto riguarda i controlli sulle pratiche, ci sarà un esame a campione da un minimo del 5 per cento, mentre per gli abusi in zone vincolate — ben 40 mila su 80 mila — saranno esaminati per aree dalla soprintendenza, congiuntamente al Comune dopo la stipula di un protocollo d’intesa. Ma — dicono tutti al Comune — si procederà velocemente perché c’è l’esigenza di fare cassa.
Almeno 20 milioni di euro, subito. E così, rispetto alla delibera di giunta che portava la firma del vicesindaco Santangelo e dell’assessore all’Edilizia, Laudadio, quella votata ieri in Consiglio dopo la relazione del presidente della Commissione Ambiente, Migliaccio, è una delibera modificata in molti punti. La proroga dei termini per la semplificazione, per esempio, già slittati dal 30 giugno scorso al 31 ottobre, sono ora fissati nel 31 dicembre. Per quanto riguarda invece il pagamento degli oneri concessori, sarà ora possibile dilazionare in 18 mesi, se per sanare l’abuso saranno necessari fino a 10 mila euro; 24 mesi, per un abuso fino a 15 mila euro; 36 mesi, se l’abuso supererà i 15 mila euro. Come dire: chi più ha abusato, può pagare più comodamente, anche se con sistema dell’accensione del mutuo i termini vengono dilazionati per tutti. Ma non finisce qui. Perché con un altro emendamento alla delibera, proposto dal Consigliere di An, Marco Nonno e votato dall’aula, è stata data la possibilità di dilazionare anche il pagamento dei diritti di segreteria. Emendato e approvato all’unanimità pure l’ordine del giorno, a firma del consigliere Santoro (An), con cui «si impegna il sindaco di Napoli a farsi garante affinché le somme incassate dal Comune per gli oneri di urbanizzazione derivanti dal condono siano spese prevalentemente per la realizzazione di opere di urbanizzazione nei quartieri che ne sono privi». Come dire: i soldi incassati non dovranno essere reinvestiti necessariamente per fare interventi nelle zone dove è stato consumato l’abuso, ma ovunque sarà necessario. Sempre Santoro ha proposto, e l’aula l’ha approvato, un emendamento che «elimina la proposta della Giunta di affidare alla Gestline, oggi Equitalia, la gestione del pagamento rateizzato degli oneri di urbanizzazione».
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Corriere del Mezzogiorno
18 luglio 2007
Palazzo San Giacomo, i rilievi sull’esercizio 2006. Analoghe criticità erano state evidenziate a gennaio da Standard & Poor’s
Comune di Napoli, sferzata dei revisori
Il collegio segnala la «mancanza di controllo sulla spesa del personale»
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Al Comune di Napoli «non esiste il controllo di gestione», e c’è «mancanza di procedure di controllo sulla spesa del personale» al punto da pregiudicare «gli equilibri di bilancio». Due colpi durissimi, inferti a Palazzo San Giacomo dal Collegio dei revisori dei conti, composto da Michele Saggese, Gabriela Napoli e Roberto Trivellini. La scure è contenuta nelle 157 pagine di relazione di accompagnamento al rendiconto finanziario del 2006, riferita alla delibera di giunta 2375 del 29 giugno scorso, depositata l’altro ieri al Comune. Ma non solo. Perché alla voce «raccomandazioni e osservazioni finali» viene fatta notare anche «l’assoluta necessità di un riconoscimento e finanziamento di tutti i debiti fuori bilancio esistenti, soprattutto — scrivono Saggese, Napoli e Trivellini — in virtù del fatto che vengono riconosciuti debiti relativi ad anni pregressi». Poi si legge ancora: «Il collegio raccomanda ancora una accelerazione del processo di vendita del patrimonio immobiliare nel più breve tempo possibile, il ritardo è causa di oneri che vanno a pesare sulle casse dell’Ente». Finora, infatti, il Comune ha venduto poche centinaia degli oltre 2.500 immobili del patrimonio disponibile, ma nemmeno un’abitazione o un negozio degli oltre 13 mila allogi del patrimonio di Edilizia residenziale pubblico. Criticità vengono poi espresse anche sul fronte della liquidità di cassa, sottoposta ad una «progressiva diminuzione ». E la cosa «può generare — secondo il Collegio dei revisori — maggiori oneri per l’Ente, come spese legali e interessi di mora, derivanti da azioni esecutive poste in essere dai creditori per ritardati pagamenti». Infine una stilettata ai dirigenti comunali e ai loro uffici. «Ancora una volta — si legge nella relazione — il Collegio evidenzia che alcuni servizi predispongono relazioni assolutamente lacunose e carenti». Analoghe criticità le aveva rilevate nel gennaio scorso l’agenzia Standard & Poor’s che assegnava al Comune di Napoli un rating BBB+. Gli analisti finanziari avevano notato, da un lato, «una capacità di riscossione delle entrate proprie correnti inferiore alla media nazionale e internazionale», dall’altro, che «le sfide sul fronte della gestione delle entrate comunali non risultano finora accompagnate da un controllo rigido delle spese correnti, che sono cresciute negli ultimi due anni ad un tasso medio del 7% contribuendo in gran parte alla compressione del margine corrente». In sostanza, l’agenzia aveva avvertito di una spesa fuori controllo, pur riconoscendo «la volontà del Comune di rispettare i limiti imposti dal patto di stabilità per il 2006». Duro il commento del consigliere di Forza Italia, Raffaele Ambrosino, che ieri la relazione l’ha spulciata pagina per pagina: «Al collegio dei revisori dei conti del comune di Napoli è bastato fare un semplice “copia e incolla” delle due pagine di raccomandazioni e osservazioni alla manovra di bilancio consuntivo del 2005, per rilevare le stesse e identiche criticità economiche nel 2006», scrive in una nota il consigliere azzurro, per il quale «nessun miglioramento dei conti e nessun correttivo alle precedenti criticità sono stati rilevato dall’organo di controllo istituzionale del consiglio comunale nel consueto e obbligatorio parere al questo rendiconto 2006». Ambrosino rileva anche «la poco etica novità consiste nel rilevamento dell’assenza di procedure di controllo sulla spesa del personale, spesa risultata completamente fuori controllo che, essendo relativa proprio all’anno delle elezioni amministrative, solleva dubbi e interrogativi pesanti di cui chiederemo conto in aula il prossimo 25 luglio. Le costituzioni degli staff dei 16 assessorati, il proliferare delle posizioni organizzative, degli straordinari, le nomine di dirigenti esterni, i numerosissimi progetti di produttività hanno determinato una vera e propria impennata di spesa per le casse del Comune nel 2006».
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Corriere del Mezzogiorno
5 giugno 2007
Comune, in un anno solo 53 delibere
Rispetto al 2001-2002 la giunta Iervolino ha portato in aula metà dei provvedimenti
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Forse c’è minore entusiasmo, certamente c’è maggiore conflittualità politica e tanti fondi in meno. Potrebbero essere attenuanti, non c’è dubbio, ma è certo, numeri alla mano, che la seconda giunta Iervolino produce molto ma molto meno della prima. Probabilmente perché l’esecutivo ha perso smalto, oppure perché il quadro normativo è cambiato o forse perché qualche assessore è meno capace di qualcun altro o meno presente; o, forse ancora, perché l’iter di approvazione delle delibere, che ora passano da un comitato di controllo, è più farraginoso per garantire una trasparenza migliore.
Ma certo, confrontando i dati del primo anno del primo mandato Iervolino con quelli del primo anno del secondo mandato, emerge che la produttività degli assessori è calata del 47 per cento. Ed è tantissimo. Parlano chiaro i numeri delle delibere di proposta al Consiglio poi approvate dall’aula: procedendo con un dato comparato, viene fuori infatti che nel 2001, dal 18 giugno del 2001 al 13 giugno del 2002, in Consiglio comunale sono state approvate ben 100 delibere di giunta in 35 sedute (nelle quali per 12 volte, per motivi vari, è venuto meno il numero legale). Nel secondo mandato Iervolino, invece (anche se il Consiglio taglierà il nastro di un anno il prossimo 4 luglio), di delibere ne sono state approvate appena 53 su 60 proposte, delle quali appena due «strategiche» (quella sul Global Service per la manutenzione stradale e quella del Bilancio 2007), con sette delibere ancora pendenti che verranno riproposte nelle prossime 3 sedute appena calendarizzate da qui al 19 giugno. Una me dia produttiva dell’esecutivo che, come si vede, si è ridotta moltissimo. E dire che stavolta, rispetto ai 36 consiglieri del primo anno della prima giunta Iervolino, la maggioranza è molto più robusta potendo contare su 41 voti; ciò nonostante, in Consiglio arrivano molte meno delibere. Anche il Consiglio si riunisce di meno (ma di poco) rispetto al primo mandato Iervolino, con 28 sedute (contro 35) consumatesi finora (e manca un mese alla fine del primo anno). Ciò, malgrado la maggioranza, che è più forte rispetto a sei anni fa, finora abbia tenuto di più col numero legale venuto meno «sole» sette volte su 28 sedute svolte finora. Ma non solo. Perché se è vero che la giunta produce poco, è vero anche che il Consiglio, che pure potrebbe produrre delibere come la giunta, finora ne ha proposte appena 7, di cui una sola approvata (quella sul condono fiscale per i tributi locali). Si dirà: meglio che nel primo anno del primo mandato Iervolino, quando né le commissioni né i partiti proposero alcune deliberazione, ma furono tutte delibere di giunta. Vero. Ma è comunque niente, almeno rispetto a Roma e Milano, dove il Consiglio ha finora proposto rispettivamente 37 e 19 delibere. Va detto però che lo scenario normativo è completamente cambiato rispetto alla consiliatura precedente. Oggi, infatti, alla giunta sono attribuiti molti più poteri, tanto da «svuotare» quelli del Consiglio: è il caso dei debiti fuori bilancio, dove prima si procedeva con una delibera debito per debito, mentre oggi si accorpa tutto e si arriva in Aula con un’unica proposta di deliberazione; oppure in materia di urbanistica, con siderata la la legge regionale che attribuisce tutti i poteri alla giunta, anche se finora i provvedimenti approvati coi poteri della giunta e collegati a questa materia sono pochi.
Nessun traccia, poi, della verifica programmatica periodica o quella dei 100 giorni. Le opposizioni non la chiedono con determinazione (sebbene il consigliere di FI, Ambrosino, lamenti l’assenza di comunicazioni della sindaca), mentre solo i piccoli partiti della maggioranza invitano — sen za troppe pressioni — il sindaco a una riflessione. Ma un consuntivo vero e proprio, ad un anno dall’insediamento della giunta (era il 19 giugno dello scorso anno quando gli assessori ricevettero le deleghe), la Iervolino non l’ha fatto ancora. Da segnalare, infine, che il dato sulla cadenza delle riunioni di Consiglio è quasi omologo anche per le pause estive, ma nel 2001, oltre che più sedute convocate, erano anche molto più ravvicinate invece sono molto più diradate. Basti pensare che il Consiglio sull’emergenza rifiuti è stato calendarizzato per il 15 giugno, cioè tra 10 giorni. A riprova che forse, per alcuni consiglieri l’emergenza vera è di avere un po’ di visibilità ma non certo quella sui rifiuti, altrimenti l’aula andava convocata ad horas e non tra dieci giorni.
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Corriere del Mezzogiorno
10 maggio 2007
Dopo 41 ore il Consiglio approva il documento finanziario 2007 e il condono fiscale. Varriale (Fi): «Gli atti alla Corte dei conti»
Comune, 300 mila euro per la Stu a Scampia
In bilancio i fondi per creare la seconda società di trasformazione dopo Bagnolifutura
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Dopo 41 ore di discussione il Consiglio comunale ha approvato il bilancio di previsione 2007. Si è trattato del primo bilancio dell’esecutivo Iervolino votato in assenza della prima cittadina, a Lourdes per motivi personali. È stata una maratona interminabile, un tour de force che rischiava di battere i due record precedenti: quello delle tre notti e quattro giorni (sindaco Bassolino) che servirono nel ‘94 per approvare il bilancio; e quello delle due notti e tre giorni (sindaco Marone) necessari nel ‘99 per licenziare il Piano parcheggi. Ma contrariamente al passato, quando l’opposizione riuscì a incassare qualche successo, stavolta il muro contro muro non ha portato a nulla: il centrosinistra ha tenuto, riuscendo a mantenere sempre il numero legale. E così l’Ici, che il centrodestra voleva ridurre molto di più, calerà invece, come previsto dal documento di giunta, di un simbolico 0,1 per mille nel 2007 e di un altro 0,1 per mille nel 2008. La spesa corrente sarà ridotta di 32 milioni di euro, dunque cinghia stretta per assessorati e, soprattutto, per i settori Eventi e Cultura dove ci sarà un forte giro di vite. La refezione scolastica aumenterà per tutte le fasce di reddito, anche se formalmente, visto che la Regione Campania, già dal prossimo settembre, garantirà quei 600 mila euro necessari per riportare i costi allo stato attuale. Cospicua la voce investimenti, con Palazzo San Giacomo che si conferma essere ancora il primo committente della città con 874 milioni destinati allo sviluppo, di cui 130 prelevati dalle casse proprie. Il Consiglio ha anche dato il via libera, bipartizan, al condono fiscale sui tributi locali con sconti che, a seconda del grado di giudizio in cui ci si trova, oscillano dal 30 fino all’ 80 per cento della «lite» ; una decisione che da un Comune come quello di Napoli, che nel 2004 si dichiarò contrario al condono fiscale del governo Berlusconi, davvero non ci si aspettava. In bilancio sono previsti anche 300 mila euro per la costituzione della Società di trasformazione urbana di Scampia: un’idea partorita dalla prima giunta Iervolino ma poi accantonata. Ora riprende corpo, con i partiti già in attesa di lottizzare il cda. Si tratta della seconda Società di trasformazione urbana della città dopo Bagnolifutura. Il Comune è già in cerca di una sede e presto la sindaca procederà anche alla nomina del Consiglio di amministrazione, ma solo dopo aver avuto il decreto dal governo che stabilisce il numero dei consiglieri di amministrazione nelle Partecipate.
Potenziati, e non senza polemiche, anche i fondi destinati ai Gruppi consiliari che, quest’anno, sono quattro in più rispetto alla scorsa consiliatura e incideranno per 12 mensilità e non 10, come nel 2006, quando ci fu la sospensione dovuta alle elezioni: l’incremento sarà di circa 190 mila euro l’anno in più. Palazzo San Giacomo, in ogni caso, punta molto sulle Entrate. Ciò, «anche grazie alla lotta all’evasione», spiega l’assessore al Bilancio, Enrico Cardillo, che da quest’anno vedrà al fianco degli uffici comunali anche la Guardia di Finanza: con le Fiamme gialle è stato infatti sottoscritto un Protocollo d’intesa per lo scambio di informazioni. In sostanza, in caso di accertamento fiscale, la Guardia di Finanza chiederà conto al contribuente anche del pagamento dei tributi locali: e chi non paga, oltre alle sanzioni, si vedrà negare alcuni servizi comunali.
Dopo il voto in aula il centrodestra va all’attacco: «Prendiamo le distanze dal bilancio di previsione 2007 che non lascia intravedere alcuna svolta per la città di Napoli», dice il capogruppo di Forza Italia, Salvatore Varriale. «Basti pensare — aggiunge — che per gli aumenti degli estimi catastali l’agenzia del territorio prevede circa 11.200.000,00 di euro di maggior get tito mentre l’amministrazione si limita a riconoscere ai napoletani lo 0,1 per mille, pari a soli 600 mila euro. In virtù di ciò, abbiamo proposto al Comune di riconoscere ai cittadini la diminuzione dell’aliquota Ici per la prima casa al 3,6 per mille, prevedendo così di compensare gli aumenti. A questa proposta, invece, Palazzo San Giacomo, pur mantenendo gli aumenti previsti per il gettito, ha risposto con l’incapacità di diminuire l’aliquota Ici al 3,6 per mille sia per il 2007 che per il 2008», rimarca Varriale. Che commenta l’impegno in aula della sua coalizione con i numeri della maratona: «In circa due notti e due giorni di serrato confronto l’opposizione, con la presentazione di 25 ordini del giorno e 183 emendamenti, ha esposto le ragioni del proprio dissenso e le proposte per migliorare il bilancio. L’amministrazione ha fatto muro difendendo una manovra ingessata e inadeguata e negando i 15 milioni di euro per il recupero del centro storico che per l’Unesco è patrimonio dell’Umanità, i 30 milioni per gli impianti sportivi, i 55 milioni per la ristrutturazione dei monumenti, i 15 milioni per la ristrutturazione delle chiese, i 3,5 milioni per le Politiche sociali, tra cui refezione scolastica, asili nido, sostegno agli anziani e ai disabili», evidenzia ancora il capogruppo di Forza Italia. Che annuncia: «Invierò il Bilancio e gli atti collegati alla Corte dei Conti per gli accertamenti».
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Repubblica - Napoli
8 maggio 2007
L´aula vota la manovra, e non fa dietrofront sui “benefit” ai consiglieri
Maratona sul bilancio passa la riduzione Ici
In serata conferme per le imposte Tarsu e Cosap. Protesta di Teresa Naldi dell´Unione industriali “Esigue le risorse destinate al turismo”
Non ci sono stati molti ripensamenti sulla questione dei cosiddetti “benefit” (pc, palmari, taxi gratis), ovvero l´aumento di fondi per dotazioni dei consiglieri comunali nel bilancio, che ieri è andato in discussione in aula. L´argomento ha avuto l´onore di primo punto all´ordine del giorno. Lo stesso sindaco Rosa Russo Iervolino, arrivando in aula, l´ha affrontato con una sostanziale non opposizione: «Se i consiglieri hanno ritenuto di dover aumentare i fondi per quello che considerano il costo dei lavori non sta a me giudicare. Sono sei anni che faccio una ingiustizia non aumentando lo stipendio dei consiglieri: quella è una cosa di mia competenza, il resto no. Poi ci sono state riduzioni dettate dalle ultime due finanziarie ed una forte inflazione in questi anni, ma il mio parere è quello di avere sempre un massimo contenimento dei costi».
Un punto sul quale per la verità alcuni consiglieri hanno tentato anche una sortita. Ciro Signoriello e Raffaele Ambrosino di Forza Italia, Luciano Schifone di An, Ciro Fiola dello Sdi, Nino Funaro dell´Udeur: nei loro interventi la difesa sugli 850mila euro in più per le spese dei gruppi consiliari si è quasi trasformata in attacco contro i tagli subiti negli anni precedenti alla indennità base. La larvata richiesta di recupero di quel taglio del 10 per cento è stata però osteggiata dal capogruppo ds Antonio Borriello. Quanto ai fondi per i gruppi, l´assessore Enrico Enrico Cardillo ne ha ribadito la natura, e i consiglieri sono tutti d´accordo nell´interpretarli come dotazione di economato per il funzionamento istituzionale. Signoriello ha rivendicato che quei fondi servono anche per il personale distaccato, censurando così le censure operate dai sindacati in questi giorni. Ma intanto un altro appunto viene da Teresa Naldi, presidente della sezione turismo dell´Unione industriali: «Napoli città turistica? Il Comune non sembra credere in questa vocazione, vista l´esiguità delle risorse destinate al comparto».
Ad ogni modo, gran parte della giornata se n´è andata in discussione generale sul bilancio. La maggioranza ha anche respinto svariate richieste di sospensiva prospettate dal centrodestra. Solo in serata però si è passato agli articolati. Votando immediatamente le delibere propedeutiche, quelle relative alle tariffe. È passata subito al conferma dell´addizionale Irpef allo 0.5 per cento. Poi, mano mano, gli altri provvedimenti, fra cui la riduzione dell´Ici sulla prima casa dal 5.5 al 5.4 per mille, le conferme per Tarsu e Cosap e una revisione del regolamento per le liti pendenti, che dovrebbe consentire una soluzione agevolata (ovvero con meno mora) anche per i fermi amministrativi (tipo ganasce fiscali) e le iscrizioni ipotecarie operate dalla concessionaria Gestline per i soli contenziosi relativi ai tributi locali. Il tutto comunque affidato a una nottata a oltranza per l´approvazione dell´intero documento di previsione. A margine, Rifondazione ha reso noto una intesa raggiunta con Cardillo sulla riorganizzazione delle società partecipate: rinvio per sei mesi di qualunque decisione almeno per quelle impegnate sul servizio idrico e sulla gestione dei rifiuti.(r.f.)
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Corriere del Mezzogiorno
8 maggio 2007
Oddati Valente, scontro sulle deleghe
La gestione dell’ «Estate a Napoli» passa all’assessora
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — «Chi fa cosa». A distanza di un anno dall’insediamento della giunta Iervolino bis, la sindaca deve precisare ruoli e funzioni di due suoi assessori, Oddati (Cultura) e Valente (Turismo e Grandi eventi). Un po’ come dire: non c’eravamo intesi, spieghiamoci meglio.
In realtà i due assessori, entrambi ds, in più di un’occasione si sono pestati i piedi.
Cultura e Grandi Eventi, infatti, sono deleghe che spesso si accavallano.
In più, i fondi in bilancio sono stati drasticamente ridotti per entrambe le voci. Ed ecco allora che con la coperta corta può accadere che una mostra d’arte (che compete a Oddati) possa trasformarsi in grande evento (in carico alla Valente), o che la visita di un museo (Oddati) diventi appuntamento turistico (Valente), generando dualismo e caos. E così alla Iervolino, in una città assediata da criminalità, rifiuti, traffico e smog, è toccato prendere carta e penna per ridefinire le deleghe onde evitare (altri) attriti tra i due; attriti che, dalla nascita del Pd, stanno già moltiplicandosi. La sindaca ha perciò messo per iscritto che la delega alla Cultura «comprende la gestione e la promozione del patrimonio artistico e museale, nonché la realizzazione e l’organizzazione degli eventi». E questo tocca a Oddati, al quale è stata però «sottratta» l’organizzazione dell’Estate a Napoli che la Iervolino ha compreso nella delega ai Grandi Eventi insieme col Maggio dei Monumenti e Natale a Napoli. E non solo. Alla Valente competono ora anche alcuni progetti, come la «Casa della socialità» e la gestione dei Cof, entrambi creati da Oddati e finanziati dall’assessorato regionale di Cozzolino. Oddati, per ora, incassa. Ma c’è rimasto male. Mentre in tanti ipotizzano un vero e proprio rimpasto di deleghe e uomini da fare a breve nella giunta. Intanto in consiglio comunale è cominciata la maratona per l’approvazione del bilancio 2007 col centrodestra che ha presentato centinaia di emendamenti. Si tratta di un bilancio (criticato da Teresa Naldi dell’Unione industriali: «Poche risorse per il turismo, il Comune non ci crede») che tra le voci prevede anche 190 mila euro l’anno in più di fondi destinati ai gruppi consiliari per l’acquisto non solo di carta e cancelleria, ma anche computer portatili e palmari per i consiglieri. L’argomento ha generato un dibattito in aula. L’assessore Cardillo ha spiegato che « gli aumenti sono dovuti al maggiore numero di gruppi rispetto al mandato precedente e alla gestione nei 12 mesi delle spese e non 10 come avvenuto nel 2006, considerando i due mesi di sospensione per fine mandato».
Molti consiglieri hanno colto l’occasione per chiedere un aumento del loro gettone (oscilla tra i 700 e i 1.000 euro) che, però, è collegato allo stipendio della sindaca, la quale non intende elevarselo. Anzi, quest’anno, per il secondo anno consecutivo, il gettone per i consiglieri si ridurrà del 10 per cento come prevede la Finanziaria.
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Repubblica - Napoli
1 maggio 2007
Società miste, è scontro
La Cdl è contro la privatizzazione delle aziende
Scontro sulle società miste. L´assessore Enrico Cardillo, presentando in aula il bilancio di previsione per il 2007, ha confermato l´obiettivo di privatizzazione parziale delle aziende, a cominciare dall´Asia, ma il progetto è contestato dalla Casa delle libertà che prepara una valanga di emendamenti, centinaia di emendamenti sull´intera manovra che saranno esaminati in commissione a partire da giovedì.
Il Comune prova a recuperare i ritardi nei confronti delle altre grandi città e l´attacco più duro arriva dal capogruppo di Forza Italia Salvatore Varriale: «La giunta propone di collocare sul mercato il 49 per cento del capitale azionario delle aziende di servizi pubblici del Comune, ma dimentica che presentano indicatori finanziari, economici, e reddituali tra i peggiori in Italia e che ciò rende l´investimento non appetibile sul mercato. L´assessore Cardillo, inoltre, non considera che la maggior parte di quelle aziende gestisce affidamenti “in house” e la più recente evoluzione normativa e giurisprudenziale nega la possibilità dell´affidamento diretto a società con partecipazione anche minoritaria di privati».
Una manovra che non aumenta, anzi riduce o mantiene stabile la tassazione. L´addizionale Irpef resta bloccata allo 0.5 mentre più della metà dei Comuni l´ha aumentata e l´Ici per la prima casa, come annunciato, scende dello 0.1 per mille nel 2007 e nel 2008. Sul fonte casa, dunque, il Comune perderà circa 700 mila euro rispetto allo scorso anno che saranno però ampiamente compensati dalla revisione degli estimi in ampie fasce collinari della città che porterà sei milioni di euro nelle casse di Palazzo San Giacomo.
Stop ai rincari delle bollette Arin sulla prima fascia dei consumi. Cresce, anche se di poco, la spesa per le politiche sociali mentre è in bilancio la cifra di 667 milioni di euro per le linee 1 e 6 della metropolitana. Per la manutenzione stradale (con la nuova formula del “Global service”) sono in bilancio 5.5 milioni di euro. Alle dieci Municipalità sono riservati complessivamente 23.4 milioni per la spesa corrente e altri sette per gli investimenti.
Tra queste la più ricca è Pianura-Soccavo che riceve dal Comune un bonus di 13 milioni mentre la più povera è San Lorenzo-Vicaria-Poggioreale con 2.5 milioni circa. A ruota Chiaia-Posillipo-San Ferdinando, l´unica governata dal centrodestra, con 2.6 milioni.
I revisori dei conti, intanto, hanno firmato in serata la relazione di accompagnamento che evidenzia alcune criticità. Le aziende, innanzitutto. Con l´azienda rifiuti Asia in rosso per cinque milioni e un deficit di 2.9 milioni per la Napoli servizi, uno degli ultimi carrozzoni agganciato al treno delle ventuno aziende comunali.
Dopodomani in commissione comincia l´esame degli emendamenti mentre la complessiva manovra del bilancio 2007 sarà affrontata in aula il 7 maggio.(o. l.)
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Corriere del Mezzogiorno
1 maggio 2007
Impianti sportivi, aumentano le tariffe
Cardillo: «Le società lucrano sulle nostre strutture, e non è giusto»
di Antonio Scolamiero
Revisione delle tariffe a carico delle associazioni e delle società sportive che utilizzano gli impianti sportivi comunali. C’è scritto anche questo nel bilancio di previsione. L’assessore alle risorse strategiche, Enrico Cardillo, nella sua relazione, ha dedicato un intero capitolo all’argomento, spiegando a chiare lettere, che ci sono società che hanno a disposizione spazi comunali, che si fanno pagare dagli atleti per la pratica sportiva. Il passaggio nella relazione di Cardillo è diretto: «E’ davvero iniquo che ci siano tariffe molto salate per i ragazzi e per gli utilizzatori di impianti sportivi pubblici dati alle associazioni. Non è giusto ha aggiunto Cardillo che ci siano società che lucrano e fanno tanto lucro sulle tasche degli utilizzatori, mentre invece, il costo del personale della manutenzione ordinaria e straordinaria ricade tutto sul pubblico e le concessioni sono date a livelli, davvero indegni. Si tratta, dunque ha concluso di fare carico a chi gestisce, tra l’altro, profittevolmente questi impianti, un po’ di più del dovuto nel rapporto con il Comune».
E sull’argomento Alfredo Ponticelli, assessore allo Sport, annuncia che si sta lavorando già ad un nuovo regolamento. «Un regolamento ha spiegato che sarà contenuto in un protocollo d’intesa con il Coni e con il Cip ( Comitato Italiano paraolimpico), che prevede alcuni requisiti fondamentali per le società che ci fanno richiesta di spazi. Ad esempio le società che vogliono usufruire dei nostri impianti devono garantire di fare attività agonistica a tutti i livelli e soprattutto che la facciano fare ai disabili». Immediata la reazione del centrodestra. Per Salvatore Varriale, capogruppo di Forza Italia, «Cardillo continua a dare i numeri. Così come ha fatto per le partecipate ha aggiunto il forzista lo fa anche per gli impianti sportivi».
Dello stesso avviso di Varriale, anche il consigliere comunale azzurro, Raffaele Ambrosino, per il quale la pesante e grave denuncia di Cardillo, «deve essere subito approfondita nelle sedi adeguate» e aggiunge: «Additare le società sportive di far pagare tariffe molto alte ai ragazzi per la pratica sportiva, rispetto alle minime tariffe di utilizzazione praticate dal Comune, non può essere solo, come forse inteso da Cardillo, una semplice giustificazione per gli aumenti dei costi previsti per il prossimo anno a danno delle società».
E se le società pagheranno di più anche i ragazzi che fanno sport saranno costretti a subire aumenti nelle tariffe.
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Corriere del Mezzogiorno
28 aprile 2007
L’assessore alle Finanze presenta il Piano di riordino e valorizzazione delle Società controllate: «Arin per prima in Borsa»
Comune, via al «Gruppo» delle Partecipate
Cardillo: «Bilanci consolidati, presto sul mercato». Nascono le Agenzie del Patrimonio
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Mettere in rete le 15 Partecipate comunali, creando un Gruppo delle controllate del Comune di Napoli. Una specie di holding, anche se per ora virtuale. Il tutto, dando vita, come prevede la legge, ad una società per la gestione del patrimonio delle Partecipate, per il momento quello delle società del trasporto pubblico locale, che si chiamerà «Agenzia per la Mobilità». È una delle molte novità previste dalla minirivoluzione nel settore annunciata dall’assessore alla Risorse strategiche, Enrico Cardillo, durante una conferenza alla quale hanno preso parte tutti i dirigenti delle Partecipate comunali. Molti sono stati gli spunti venuti fuori: Cardillo, infatti, presentando il primo vero bilancio consolidato delle 15 controllate — un autentico Comune nel Comune se consideriamo che parliamo di aziende che gestiscono i servizi essenziali della città e che contano complessivamente 12.201 dipendenti (Palazzo San Giacomo ne ha 12.883) — ha annunciato anche la nascita di una «Società di service», cioè un soggetto unico che gestirà i servizi. Curerà per esempio le buste paga dei dipendenti, il call center unico, la comunicazione, gli acquisti, i sistemi informativi, la ricerca e lo sviluppo.
Dunque, un’unica grande società di servizi, a maggioranza pubblica, a sostegno delle società miste. Tutto ciò è contenuto nel «Piano di riordino e la valorizzazione delle società partecipate», analizzato in conferenza stampa dagli economisti Marrelli, Ferrara, Ciriello e Maggioni. Cardillo e la sindaca Iervolino hanno parlato anche di «Polo per la produzione di beni e servizi nei settori acqua, rifiuti, energia e gas». E in tal senso, è stato annunciato che l’Arin — con l’Asìa — è candidata non solo come soggetto capace di gestire un Polo unico dell’energia, (elettricità, acqua e gas), anche costituendo una società di scopo anche in partnership con altri soggetti industriali, privati o pubblici. E non solo. Perché proprio L’Arin potrebbe essere la prima tra le Partecipate, in base ai requisiti necessari (tre anni di bilanci in attivo), a guardare da vicino la quotazione in Borsa. «In un tempo ragionevole contiamo di farlo» ha dichiarato l’assessore, che ha anche spiegato come «il Comune dismetterà la sua partecipazione nelle Autostrade Meridionali». La riorganizzazione, divide di fatto i bilanci consolidati delle partecipate in tre grandi gruppi: quelle per i servizi pubblici locali (Arin, Anm, Metronapoli, Ctp, Napolipark, Asia), quelle delle società di scopo (Mostra d’Oltremare, Terme di Agnano, Caan, Sirena, Anea, Stoà) che il Comune pensa di dismettere (Napoli Servizi, Napoli Sociale, Elpis). Ma anche per quanto riguarda l’Asìa, l’azienda di igiene urbana, l’obiettivo è ambizioso: «Intendiamo metterla in condizioni da poter gestire l’intero ciclo, e fin d’ora la candidiamo per la gestione del termovalorizzatore di Acerra. Presto la doteremo degli strumenti necessari, ma soprattutto delle aree necessarie per lo stoccaggio in modo da mettersi sul mercato». A proposito di aree, «il Comune conta di individuare quei depositi delle aziende di trasporti, storicamente ubicati in centro, oltre ad alcuni immobili, da mettere a reddito oppure di alienarli». Dunque, la logica dominante di tutto il discorso è che facendo gruppo le Partecipate diventeranno appetibili, «quindi si apriranno al mercato e ai soggetti privati, fermo restando — ha puntualizzato Cardillo — che il Comune continuerà a svolgere le funzioni di regolazione e di controllo soprattutto nel campo dei servizi pubblici locali». Tra gli annunci fatti ieri, anche quello di un osservatorio per la qualità dei servizi. Ci si chiede allora: ma come mai, con le Partecipate spesso nel mirino della Corte dei Conti, oggi si parla di «appetibilità»? L’ottimismo di Cardillo si fonda su un dato che si riferisce al biennio 2004-2005, un arco di tempo durante il quale «il Gruppo di partecipate che si intende organizzare ha potuto contare su un patrimonio netto di diretta pertinenza del Comune pari a circa 494 milioni di euro nel 2005, in aumento del 15 per cento rispetto al 2004, ha dimezzato le perdite, passando, per quanto riguarda la quota di competenza del Comune di Napoli, da 41,7 milioni del 2004 ai 20,8 milioni del 2005».
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Repubblica - Napoli
28 aprile 2007
Piano dell´amministrazione per rilanciare le società. Cardillo: i privati non vanno demonizzati. Rifondazione protesta
Le aziende del Comune sul mercato
Rivoluzione nelle partecipate: l´Asìa gestirà gli inceneritori
di Ottavio Lucarelli
L´azienda rifiuti Asìa gestirà gli inceneritori e sarà lanciata sul mercato azionario. L´acquedotto Arin si candida a controllare tutto il comparto Ato-2 della provincia di Napoli. Nascerà una holding dei trasporti e saranno create società ad hoc per gestire il patrimonio e il personale di tutte le aziende comunali. Ma anche una società di service per centralizzare funzioni trasversali.
Sono le linee del “Piano di riordino e valorizzazione delle società comunali” che il sindaco Rosa Russo Iervolino e l´assessore Enrico Cardillo hanno presentato a Palazzo San Giacomo. Un piano per provare a recuperare il ritardo nell´ammodernamento dei servizi accumulato nei confronti delle altre grandi città italiane. Tra gli obiettivi principali dell´amministrazione comunale resta, dunque, innanzitutto il rafforzamento di settori strategici come i trasporti ma anche la realizzazione di una rete integrata sia nel settore idrico sia nel comparto de rifiuti oltre alla creazione di un polo energetico per elettricità, acqua e gas.
Un piano che il Comune ha corredato con quattro relazioni di accompagnamento, sostanzialmente tutte positive, firmate dai rettori Gennaro Ferrara (Università Parthenope) e Pasquale Ciriello (Orientale) assieme ai professori Massimo Marrelli (Federico II) e Vincenzo Maggioni (Seconda Università). «Che non sono stati nostri consulenti nella redazione del piano - ha spiegato Cardillo - ma ai quali abbiamo consegnato il progetto dieci giorni fa per riceverne un parere».
Progetto in cui il Comune cerca di dare una svolta. «Negli anni scorsi - chiarisce l´assessore - ci siamo dovuti impegnare per il risanamento delle casse delle nostre aziende. Sono stati fatti notevoli passi in avanti e ora si procederà con accorpamenti ma anche con l´apertura sul mercato oltre all´attuazione di una normativa nazionale per le aziende pubbliche». Apertura al mercato, insiste Cardillo «perché i privati non vanno demonizzati ma sono, piuttosto, una opportunità soprattutto in vista della creazione di un´area di libero scambio che scatterà nel 2010 nei paesi del Mediterraneo».
Ventuno aziende e una raffica di dati. Il gruppo da riorganizzare ha, complessivamente, un valore immobiliare di 919 milioni compresi terreni, immobili e macchinari. L´attività del gruppo, nella relazione di accompagnamento, risulta in crescita con un aumento del valore della produzione dai 667 milioni del 2004 ai 695 del 2005. Dimezzate, infine, le perdite che sono ridotte, per la quota di competenza del Comune, dai 41.7 milioni del 2004 ai 20.8 del 2005.
Un piano per potenziare le aziende che prevede anche qualche dismissione a cominciare dalla quota dello 0.01 per cento che il Comune detiene nella società “Autostrade meridionali”. Ma è anche previsto il passaggio di mano, dal Comune all´Arin, di tutti gli impianti di depurazione. Annunciati anche un Codice etico e un Osservatorio sulla qualità dei servizi.
Un piano presentato e in parte contestato da Rifondazione. Secondo il consigliere Francesco Minisci, infatti, «il Comune non deve porre sul mercato quote azionarie dell´azienda Asìa perché in quel modo aprirebbe la strada all´incremento della produzione dei rifiuti».
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altri articoli su Il Denaro:
Rilanciamo le partecipate - intervista a Cardillo (Sabrina Milano, 24 aprile)
Il bilancio del comune (Giuseppe Carlomagno, 24 aprile)
La rivoluzione delle partecipate (Sabrina Milano, 28 aprile)
Il codice etico (box, 28 aprile)
Corriere del Mezzogiorno
6 aprile 2007
Palazzo San Giacomo, liberi dal «vincolo» anche i funzionari dei gruppi consiliari
Tra i dipendenti degli assessorati l’ 80 percento non usa il cartellino
Il capo di Gabinetto impone il marcatempo. La risposta: o timbrano tutti o nessuno
di Antonio Scolamiero
NAPOLI — Tra i dipendenti dei 16 assessorati comunali, compresa la segreteria della sindaca, solo quelli del settore Patrimonio, Personale e Servizi interni marcano il cartellino. La media numerica è presto fatta: su poco più di ottanta impiegati che lavorano a palazzo San Giacomo, solo in quindici, al loro arrivo, passano al marcatempo e strisciano la tesserina magnetica personale nella macchinetta elettronica che registra l’entrata e l’uscita del dipendente dal posto di lavoro. Una storia vecchia, quella dei marcatempo del Comune che, già nel 2002 scatenò un mare di polemiche soprattutto sul fatto che gli «aggeggi» elettronici erano guasti e, dunque, i dipendenti dovevano dimostrare il rispetto degli orari — e il loro lavoro straordinario — firmando gli obsoleti fogli di presenza. Sono passati cinque anni e qualcosa è cambiato. Ma non tutto. A Palazzo San Giacomo la pratica del non marcare il cartellino è ancora frequente. In molti lo fanno, moltissimi altri no. Non si hanno tracce, invece, delle regi strazioni elettroniche delle presenze negli uffici distaccati dell’amministrazione comunale; quelli, per intenderci, lontani da piazza Municipio. Ma la questione singolare è di questi ultimi giorni. Riguarda tutti i dipendenti comunali che prestano servizio presso i vari assessorati della giunta Iervolino. Dal primo aprile scorso tutti questi lavoratori dovrebbero obbligatoriamente marcare il cartellino, dicendo addio al vecchio e tanto caro foglio delle presenze, da firmare ogni mattina all’arrivo in ufficio e sottoposto al controllo del «capo». La disposizione porta la firma del Capo di Gabinetto, Vincenzo Mossetti, ed è datata 15 marzo.
Nella missiva indirizzata a tutti gli assessori, al direttore generale, al capo della segreteria particolare della sindaca e ai responsabili degli staff, Mossetti invita a far marcare ai dipendenti comunali il badge personale. La risposta, però, da parte di quasi tutti gli assessorati è stata del tutto inaspettata: su 17 assessorati, compresa la segreteria della sindaca, sono state soltanto tre le strutture che si sono adeguate alle disposizioni dell’alto dirigente. Numericamente, vuol dire che su i circa ottanta dipendenti che compongono le segreterie degli assessori, solo in quindici lo fanno. A conti fatti, circa il 20 per cento. Gli assessorati in regola, come dicevamo, sono quello al Personale, quello ai Servizi interni e quello al Patrimonio. Tutti gli altri hanno risposto a quella missiva adducendo che in molti altri uffici comunali non è ancora applicata la regola della registrazione delle presenze con il meccanismo elettronico. Insomma, fino a quando tutti i 12.960 dipendenti comunali non prenderanno la buona abitudine di strisciare il badge all’ingresso e all’uscita dall’ufficio, non se ne parla proprio. La disposizione, inoltre, aveva anche un altro intento: quello di regolamentare il lavoro straordinario.
Nel documento di Mossetti viene spiegato infatti — a chiare lettere — che lo scorso anno, in molte occasioni, lo straordinario effettuato dai dipendenti degli assessorati ha ecceduto i limiti del budget economico assegnato al dipartimento, con il ricorso ai debiti fuori bilancio, per poter pagare le prestazioni lavorative.
Per evitare, dunque, il ripetersi di quella situazione, si è deciso di invitare, senza grande successo stando a quanto sta accadendo, tutti i dipendenti degli assessorati a seguire quella che in altri contesti è una regola base.
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Repubblica - Napoli
5 aprile 2007
Città-groviera, passa il piano
L´appalto riguarda la bonifica di 250 km di strade. La Iervolino “E´ il nostro regalo al Capo dello Stato che sta arrivando”
di Ottavio Lucarelli
«Ora possiamo accogliere il presidente Giorgio Napolitano con una bella notizia. Lui ci dice di fare. Bene, abbiamo fatto. Questo è il nostro regalo al Capo dello Stato che trascorre qui le ferie pasquali». Tredici ore di maratona in consiglio comunale, il voto nella notte, quindi la passerella a Palazzo San Giacomo dopo il sì a una delibera sulla manutenzione stradale che Rosa Russo Iervolino definisce «il principale investimento dell´amministrazione comunale per il 2007».
Via libera dunque al “Global service”, ad una gara internazionale firmata dall´assessore della Margherita Giorgio Nugnes per un appalto di lunga durata, un appalto per ben nove anni. Una gara da 330 milioni di euro per curare la manutenzione ordinaria e straordinaria dei 250 km di quattrocento strade cittadine. Tutte le arterie principali, 250 dei complessivi 1100 km con le strade secondarie che restano di competenza delle municipalità che però a loro volta hanno la possibilità di inserirsi nell´appalto.
Manutenzione ordinaria e straordinaria, ma anche monitoraggio e pronto intervento 24 ore su 24, call center e check up di tutta la viabilità tra segnaletica e cartellonistica nella gara che sarà conclusa non prima di sei-otto mesi. La città delle buche, la città delle strade groviera cerca dunque di voltar pagina. Non più interventi a pioggia ma un piano organico di investimenti. Un piano portato avanti dalla sola maggioranza. Forza Italia non ha partecipato alla maratona in consiglio comunale (unica eccezione Raffaele Ambrosino) annunciando già ricorsi al Tar e paventando, con il commissario cittadino Paolo Russo, che «dietro questa gara si nasconde un regalo del Comune alle coop rosse».
In aula ha invece combattuto contro la gara del “Global service” il gruppo di Alleanza nazionale con il capogruppo Luciano Schifone: «Restiamo fermamente contrari a questa delibera e, durante il dibattito, abbiamo messo in evidenza tutti i punti critici della proposta dell´amministrazione a cominciare dalla scelta del gestore unico e dell´unico lotto che impedisce pluralità e concorrenza. Riteniamo assurdo aver dato la prevalenza ai servizi sulla parte dei lavori tagliando fuori le imprese napoletane dalla partecipazione al bando favorendo così le grandi società». «Se aggiungiamo la spesa eccessiva e la mortificazione delle municipalità - aggiunge Schifone - si capisce perché abbiamo contrastato la delibera con tutte le nostre forze. Unico punto positivo, che rivendichiamo come conquista dell´opposizione, è la nascita di un organismo di controllo che permetterà al Consiglio di vigilare sulla reale manutenzione delle strade napoletane».
Di altro avviso tutta la maggioranza di centrosinistra, dal sindaco al presidente del consiglio comunale Leonardo Impegno. Passando per i comunisti italiani Gaetano Sannino e Antonio Fellico: «Tra i vantaggi c´è la fine della massa di procedimenti giudiziari ai danni del Comune per il risarcimento degli innumerevoli incidenti ad automobilisti, centauri e pedoni». L´onere del risarcimento per incidenti causati da buche o da altri disservizi sarà infatti a carico di chi vincerà la gara.
Via libera al “Global service” anche dall´Udeur che però, con il capogruppo Diego Venanzoni, avvisa: «È stato il nostro ultimo atto di lealtà. D´ora in poi, se non ci sarà una preventiva informazione tra gli alleati, ci sentiremo liberi di decidere autonomamente di volta in volta su ogni atto dell´amministrazione».
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Corriere del Mezzogiorno
21 febbraio 2007
Vigili, nessuno vuole andare sugli Scudo
I sindacati: no all’impiego di 60 agenti e 40 tenenti. Battaglia con il comando
di Anna Paola Merone
NAPOLI — La riunione è durata quattro ore e non è servita a smussare gli angoli e a raggiungere un punto di vista comune.
Motivo dell’incontro i vigili urbani e, nello specifico, l’utilizzo degli «Scudo», i furgoni attrezzati per essere impiegati sul fronte dell’infortunistica stradale, che sono arrivati a dicembre al Comando di via De Giaxa e che dovrebbero entrare in servizio domani. Le macchine ci sono ma, ed è il problema su cui ci si è interrogati ieri, mancano gli uomini. O meglio ci sono idee diverse per la formazione delle nuove pattuglie automontate.
Il Comandante Carlo Schettini ha deciso che sugli Scudo saranno in servizio — un servizio garantito su 24 ore — due agenti e un tenente. Tre uomini, dunque, per ogni turno. Saranno soppressi, con l’avvio del nuovo servizio, i Cot (centri operativi territoriali) ai quali erano impiegati esclusivamente agenti. In soldoni, dunque, l’operazione dovrebbe portare ad un risparmio di 60 agenti da mandare in strada, a dirigere il traffico, e all’impiego di (almeno) quaranta tenenti alcuni dei quali sono stati fino ad ora in ufficio. Sembra tutto a posto, dunque. Niente affatto, tuonano i sindacati.
Ieri a Palazzo San Giacomo intorno ad un solo tavolo si sono seduti i leader locali delle sigle sindacali che rappresentano i vigili, il comandante Schettini, l’assessore alla Mobilità Gennaro Mola e quello al Personale Bruno Terracciano. I sindacati dicono di non essere d’accordo sulla forma, e non sulla sostanza del provvedimento. «Ci appelliamo all’articolo 28 del contratto nazionale — spiega il leader dello Snavu, Agostino Anselmi — e impugniamo il provvedimento. L’istituzione di un nuovo servizio e l’impiego di nuovi mezzi e tecnologie richiede, prima di procedere, l’istituzione di un tavolo di concertazione con i sindacati. Questo non è avvenuto e si è tentato di proporre un progetto del quale non conosciamo neanche gli effettivi benefici. Inoltre non crediamo ad un risparmio di risorse poiché sarà utilizzato chi già lavora in strada. Dunque, tenenti o no, verrà sottratto altro personale alla viabilità».
In realtà neanche l’idea di mandare graduati in strada, sulle macchine, è ben vista dal sindacati e dagli uomini di via De Giaxa. «I tenenti già svolgono il proprio servizio — spiega Anselmi — e questo rimescolamento delle carte crea solo confusione».
Per ora il provvedimento però, a scanso di colpi di scena, va avanti. Avalla le scelte del Comandante Schettini l’assessore Mola. «Siamo convinti — spiega — di agire nel rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro e stiamo andando avanti in base ad una logica che punta alla razionalizzazione dell’uso delle risorse umano allo scopo di avere più forze in strada. Non ritengo affatto che saranno declassate le funzioni dei tenenti che sullo Scudo svolgeranno funzioni di coordinamento e anche quelle di ufficiale giudiziario».
Insomma una patata bollente, l’ennesima che costella l’organizzazione relativa al Corpo dei vigili urbani.
Ma a cosa dovrebbero lavorare questi uomini prescelti per il nuovo servizio? A tutte le attività relative ad incidenti e ad emergenze che si verificano lungo le strade della città, compiti che sulle autostrade vengono svolti dalla polizia stradale. Un servizio che attualmente viene svolto da agenti in forza presso i Cot che dispongono di auto di servizio non attrezzate, come sono invece gli Scudo, che a bordo hanno sistemi informatici sofisticati. L’organizzazione Scudo, inoltre, tira in qualche modo la volata alla riforma. Le auto sono dieci, una per ogni Municipalità, e l’assessore Mola non ha mai fatto mistero del fatto che nella riforma dovrà essere assegnato ad ogni municipalità il proprio drappello di uomini, gestiti secondo le precipue esigenze del territorio. E ad ogni municipalità è intanto stato assegnato uno Scudo.
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Repubblica - Napoli
15 febbraio 2007
IL CASO
Servono per i rilievi sugli incidenti, i tenenti si oppongono. Saltato il vertice
Uffici mobili dei vigili urbani braccio di ferro con l´assessore
Mola: “La legge parla chiaro”. Schettini: “Basterà applicare le norme”
di Patrizia Capua
Domani, ultima chiamata per i tenenti dei vigili urbani che non vogliono la partenza del servizio degli uffici mobili per i rilievi dopo gli incidenti. Il vertice convocato ieri è saltato per l´assenza dei sindacati. Così pure il tavolo con il vice sindaco Tino Santangelo, l´assessore alla Mobilità, Gennaro Mola, e il generale dei Vigili Carlo Schettini sulla riforma del corpo della polizia municipale, slittato al 23 febbraio. La vertenza dei 440 Idv, istruttori direttivi di vigilanza, si riproporrà domani mattina a Palazzo San Giacomo. E sarà ancora braccio di ferro. I “caschi bianchi” sui furgoni Fiat Scudo, costati 200 mila euro, non vogliono salirci perché lo considerano «una precisa volontà di diminuzione del ruolo».
Lavorare negli “uffici mobili” per rilievi, sequestri e ascolto di testi. Turni massacranti? Vediamo. Dieci mezzi in servizio, dieci tenenti a bordo, quattro turni al giorno, quaranta tenenti in tutto, 6 ore di lavoro a testa in strada ogni 11 giorni. Nella gerarchia del corpo dei vigili, i tenenti appartengono alla categoria D3, hanno un salario annuo di 22.246,54 euro. Più un lungo elenco di extra: 100 euro di indennità vigilanza, 55 indennità comparto, 130 indennità per servizi di particolare responsabilità, 236 per i turni, 80 di reperibilità, 134 ticket mensa. Oltre a ciò, anche gli straordinari.
L´avvio del servizio è stato fermato per sette giorni dall´assessore Mola che ora però, si dice deciso ad «andare fino in fondo». Ha convocato i sindacati per domani mattina. «Non ci faremo fermare da nulla - annuncia - perché la legge parla chiaro. Le organizzazioni sindacali ritengono che è materia di concertazione? Vedremo, è organizzazione del lavoro? Ci confronteremo». Schettini, che ieri ha ricevuto un´altra visita dei giornalisti di Report, è fiducioso: «Dall´incontro con i sindacati e con l´assessore emergeranno delle decisioni. Io non farò altro che applicarle perché trovano la loro forza in norme, regolamenti e atti legislativi vigenti».


