10_sprechi e costi della politica
17 marzo 2009
Corriere del Mezzogiorno
Il retroscena. Partecipate tra rinnovi e tagli in Bilancio
Realfonzo e il Risiko dei sei cda in scadenza
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — La scure di Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio del Comune di Napoli, sta per abbattersi su alcuni dei sei cda in scadenza delle società Partecipate: Terme di Agnano, Napolipark, Sirena, Caan, Anm e Metronapoli; società che, tutte insieme, contano 23 consiglieri di amministrazione, i quali comportano un costo totale a carico delle casse comunali di 729.419 euro l’anno, e che sono finiti sotto la lente dell’assessore. Ma se per Metronapoli e Anm, che insieme contano 9 consiglieri di amministrazione, i ragionamenti su un possibile taglio del management non sono stati ancora fatti, per le altre quattro, che hanno un costo totale per i cda di 370.546,05 euro, l’orientamento a Palazzo San Giacomo è quello di ridurre il numero dei manager delle Partecipate nominando altrettanti ammini-stratori unici in una sorta di Risiko delle Controllate che si sta consumando in questi giorni nelle stanze del Comune.
Fatti due conti, il taglio interesserebbe 10 membri dei Consigli di amministrazione. Del resto, l’assessore Realfonzo, che sta lavorando al Bilancio di previsione 2009 tagliando tutto il tagliabile, compresi 10 milioni di trasferimenti all’Asìa, nei giorni scorsi è stato chiaro sostenendo in un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno che i consigli di amministrazione delle Partecipate sono troppi e che la sua linea è quella di ricorrere alla figura dell’amministratore unico. Ecco quindi i ragionamenti in atto come nascono e come si alimentano.
Altro obiettivo dell’assessore alle Finanze è quello del pareggio di Bilancio per le Partecipate (delega che è sempre sua), proseguendo un lavoro avviato dal Comune di Napoli nell’ultimo triennio. Ovviamente, le somme si potranno tirare solo con l’approvazione del Bilancio consuntivo 2008 che deve essere votato dal Consiglio comunale entro il 30 aprile. Ma alcuni ragionamenti possono essere già fatti: il rendiconto 2007 approvato nel 2008, ad esempio, ha riportato una perdita complessiva tra le 25 Partecipate comunali (di cui 8 detenute al 100% e altrettante con una partecipazione pari o superiore al 50%) per 20.474.962,81 euro. Una cifra che, seppure preceduta dal segno meno, rappresenta una riduzione di circa il 250% delle perdite rispetto al rendiconto 2006, che è stato un anno terribile per le Partecipate comunali con perdite complessive per 73.099.812 euro (rispetto ai 21.275.364,85 del 2005). Facendo uno screening tra i conti, emerge quindi che nel 2006 hanno riportato perdite notevoli sia l’Asìa, che l’Anm e il Ctp (Consorzio tranvie provinciali). Ad inizio 2008, però, il Comune di Napoli ha ceduto alla Provincia il 50 per cento del Ctp, che nel 2007 aveva riportato perdite per 36.668.956 euro, la metà a carico del Comune. Ecco perché quindi, se il trend nei conti dovesse essere lo stesso, sul versante delle Partecipate il rendiconto 2008 potrebbe essere anche migliore rispetto al 2007 sfiorando addirittura il pareggio. Ma siamo alle ipotesi.
In ogni caso, la cesoia di Realfonzo non si abbatterà solo sui costi delle società controllate. Molte altre sono infatti a suo avviso le fonti di potenziale risparmio. Come le auto blu, che hanno un costo totale di un milione e 100 mila euro, e che dovrebbero essere tagliate passando da 36 a 16; o anche i dirigenti esterni, che costano 2 milioni di euro, cifra che Realfonzo intende sforbiciare. Oltre la Tarsu, invece, nessuna nuova tassa sarà introdotta. Verrà invece rivisto, ma senza che venga elevato il costo, il calcolo della Cosap (la tassa per l’occupazione del suolo), che verrà pagata in base a quanto tempo realmente verrà occupato il suolo e non, come oggi, solo con due tariffe (mensile o annuale).
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7 ottobre 2008
Corriere del Mezzogiorno
«Velardi? È un bullo D’Antonio impreparato»
L’assessore Montemarano: non c’è nessun extradeficit. Risparmieremo mandando in pensione i medici anziani
di Simona Brandolini
NAPOLI — Caschi il mondo, Angelo Montemarano, resta sereno. Zen. Come quei cinesi che stanno sulla sponda del fiume in attesa dei cadaveri dei loro nemici.
La Regione Campania, entro venerdì, deve convincere il governo che i conti della sanità sono in regola. E cosa succede? Claudio Velardi chiede la testa del collega di giunta Montemarano e un altro assessore, Mariano D’Antonio, contesta il suo piano di razionalizzazione. Un fuoco amico, anzi no, utilizzando un’espressione bassoliniana, sul responsabile della Sanità campana stanno cadendo «bombe atomiche».
Assessore come si spiega questa guerra aperta contro di lei?
«Non me la spiego. Non so se ha una genesi politica. Non sono né candidato, né candidabile, né voglio un ruolo attivo nel partito».
Va bene, ma come la interpreta?
«Trovo che l’atteggiamento di Velardi sia bullesco. Quanto a D’Antonio penso che non conosca la materia. Non ha avuto modo di seguire sin dall’inizio la vicenda: fino al 2006 noi avevamo 8 miliardi di euro di disavanzo. Significherà qualcosa che nel 2007 abbiamo sforato solo di 74 milioni di euro o no?».
Allora siamo più chiari, pensa che dietro gli attacchi velardiani prima alla sindaca e poi a lei ci sia una precisa strategia di delegittimazione degli ex democristiani all’interno del Pd?
«Questo è un sistema di lotta di potere che non mi appartiene. Mi è stato chiesto di fare l’assessore e continuo a fare il mio dovere. La sanità stava per implodere. Dunque resto tranquillo: non mi esalto quando mi elogiano, non mi deprimo quando mi attaccano. Io a D’Antonio e Velardi, quando li vedrò, chiederò un chiarimento tecnico. Delle loro considerazioni politiche non mi interessa nulla. Per litigare bisogna essere in due».
Ieri il segretario regionale del Pd Tino Iannuzzi ieri si è scagliato contro Velardi dicendo che «è assurdo ed ingiustificato che un assessore esprima così le sue opinioni alimentando polemiche in un momento in cui la giunta deve lavorare con incisività» e chiede a Bassolino di intervenire. Che ne pensa?
«Prima cosa ringrazio Iannuzzi e apprezzo molto la sua posizione seria e responsabile. Quanto a Bassolino dico solo che abbiamo avuto una telefonata affettuosa».
Ma lei davvero non è preoccupato che il governo possa decidere di commissariare la sanità?
«Io sono cautamente ottimista, perché ho affrontato il tavolo romano, prima con un governo di centrosinistra e poi di centrodestra, con umiltà e serenità. Ho solo un incubo: si chiama Massicci ed è il funzionario governativo, nostro interlocutore da sempre. Una sorta di imbuto attraverso il quale dobbiamo passare. Ma sinora è stato corretto e noi lo siamo stati con lui».
Parliamo un po’ di conti. Oggi c’è un’ulteriore riunione di giunta, anche se informale, in cui discuterete del suo piano di razionalizzazione. Un piano che non convince e non convincono i conti.
«Su questo non ammetto errori. I conti sono solo e sempre quelli che noi inviamo al ministero. Non ne esistono altri».
E quali sono? È vero che nel primo semestre del 2008 c’è un extradeficit di svariati milioni di euro?
«Non è vero. L’unico disavanzo certificato al 2007 è di 74 milioni di euro dovuti alla stabilizzazione di 2300 paramedici e 700 medici precari».
Ma scusi non c’era il blocco del turn over?
«C’è il blocco del turn over fino al 2010. I 3000 precari, sia chiaro, non li ha stabilizzati l’assessore Montemarano, ma il consiglio regionale con legge regionale. È vero che questo confligge con quanto richiesto dal governo e per questo abbiamo chiesto una mano a Brunetta».
A Brunetta? E cosa ha fatto?
«Ha disposto che i dipendenti pubblici con già 40 anni di contributi vadano incentivati alla pensione. E noi vogliamo che per i medici diventi non un invito, ma un obbligo».
Assessore sta dicendo che in Campania verrà azzerata una intera generazione medica di sessantenni con esperienza per far posto ai precari?
«In linea di massima è così. Ma saremo flessibili. È chiaro che il luminare o il capo di dipartimento particolarmente brillante rimarrà. Ma è necessaria nuova linfa anche negli ospedali campani. Che ridurremo. Taglieremo i piccolissimi che saranno trasformati in case della salute come Bisacce e Teano. Punteremo su ospedali di eccellenza, da otto diventeranno undici. Altri sette diventeranno specialistici e soprattutto saranno tagliati 830 posti letto con un risparmio di circa 230 milioni. Io sono abituato a lavorare, quanto agli altri affar loro, parlino pure».
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19 febbraio 2008
Corriere del Mezzogiorno
Regione e sprechi
Il territorio visto dai campani, uno studio da 228.000 euro
NAPOLI — 228mila euro. È la cifra stanziata dalla Regione Campania con decreto dirigenziale (numero 1 del 28 gennaio 2008) per finanziare con la procedura del prezzo più basso uno studio chiamato: «Analisi sulla percezione della qualità del proprio territorio-ambiente, durante l’emergenza rifiuti, da parte delle imprese e dei cittadini campani rispetto a quella dei cittadini del resto d’Italia».
All’indagine deve poi seguire una conseguente «analisi della problematica attraverso l’esposizione di tematiche legate all’immagine e alle attività produttive della Regione Campania con particolare riferimento ai prodotti alimentari. Elaborazione di proposte di indirizzo strategico di comunicazione verso il sistema imprese campane e cittadinanza nazionale». Per le associazioni «Napolipunto acapo» e «Napoliliberal» si tratta «delll’ennesima consuetudine negativa e poco trasparente di assegnare incarichi attraverso procedure che consentono ai dirigenti regionali potere discrezionale sulla scelta dei soggetti vincitori delle gare».
Intanto il settimanale americano «Newsweek», nell’edizione internazionale, ha messo in prima pagina la crisi dei rifiuti in Campania. La foto di copertina (scattata da Ciro Fusco) ritrae un quartiere della periferia di Napoli sommerso dai rifiuti e un ragazzino che corre in bicicletta. Un’immagine emblematica del degrado di questi giorni.
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Corriere del Mezzogiorno
29 dicembre 2007
La Corte dei conti Condanna per la società Pan. Il legale del presidente: «Faremo ricorso»
«Sprechi, Bassolino risarcisca tre milioni di euro»
di Fabrizio Geremicca
NAPOLI — In attesa dell’udienza preliminare di metà gennaio, durante la quale il gup si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dai pm nei suoi confronti, per l’indagine sui rapporti tra la Fibe e i responsabili del Commissariato di Governo, Antonio Bassolino incassa una dura mazzata da parte della Corte dei Conti. Come anticipato ieri dal quotidiano Il Roma, infatti, il 6 dicembre la Corte dei Conti ha condannato il presidente della giunta regionale a risarcire a palazzo Santa Lucia tre milioni e 200mila euro. La decisione è stata presa dalla sezione giurisdizionale della magistratura contabile, presidente Salvatore Staro. La vicenda risale al 2001, epoca in cui Bassolino rivestiva anche l’incarico di commissario all’emergenza rifiuti.
Cento lavoratori socialmente utili furono assunti per istituire un call center ambientale, gestito dalla società mista Pan. A Bassolino, secondo i magistrati contabili, non competeva, in qualità di commissario delegato, la creazione di un call center di quel tipo e neppure della società mista che lo doveva gestire. La costituzione della società Pan ha comportato per le casse della Regione una spesa di circa 4 milioni di euro. Ingiustificata, secondo la Corte dei Conti. Di qui la condanna emessa il 6 dicembre nei confronti di Bassolino. Ieri mattina il legale del presidente della Regione Campania, Felice Laudadio, ha presentato appello. L’iniziativa dell’avvocato sospende l’efficacia della sentenza. «Siamo sereni — sostiene Laudadio — perché a nostro avviso la condotta del Commissario è stata pienamente legittima e conforme ai dettami di legge, sia per quanto riguarda l’informazione ambientale, sia per quanto concerne la stabilizzazione degli Lsu». Il tema delle società miste, partecipate dalla Regione Campania, è da anni al centro di polemiche e critiche. In una recente inchiesta il settimanale l’Espresso definisce in questi termini palazzo Santa Lucia, proprio in riferimento alla proliferazione delle società miste: «Un’amministrazione- polipo dove le dimensioni della holding regionale sono da record». La Regione avrebbe quote in 37 società, che farebbero registrare perdite per 36 milioni di euro al 31 dicembre 2006. Nell’inchiesta si cita l’esempio di Autoservizi Irpini, «una perla che elargisce stipendi per 18 milioni l’anno». Critiche ingiustificate, secondo Antonio Bassolino, che si è così difeso sul suo blog in rete: «Le perdite regionali a fine 2006 non sono certo 36 milioni, bensì 1,6». Ha rivendicato l’impegno per diminuire le società miste: «Dalle 37 operative che erano attive 12 mesi fa, siamo passati a 33, mentre altre 5 sono in corso di dismissione. I consiglieri sono stati ridotti da 255 a 208 e lo stesso dicasi per i loro compensi, tutti quanti in linea — e in diversi casi al di sotto — rispetto a quanto previsto dalla Finanziaria 2006». Quanto all’Autoservizi Irpini, ha detto Bassolino: «La Regione Campania ha acquistato questa società nel 2002, rilevando e risanando aziende pubbliche locali preesistenti, con l’obiettivo di realizzare un servizio integrato di trasporti al servizio di tutta quanta l’Irpinia».
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Repubblica - Napoli
20 dicembre 2007
Prima tegola sul partito di Iannuzzi, il centrodestra all´attacco. Sospesi tutti i dipendenti inquisiti
Il battesimo giudiziario del Pd
Silenzi e difese: “Fiducia ai giudici, ma Roberto non c´entra”
di Cristina Zagaria
Sospesi i dirigenti e i funzionari arrestati. È la prima reazione di Comune e Regione alla bufera dell´operazione “Canaglia”. Linea dura, mista alla speranza che si provi l´innocenza degli indagati e, soprattutto, a un timore latente che questo ennesimo scandalo demolisca la già scarsa fiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni.
Rosa Russo Iervolino ha avuto la notizia degli arresti di cinque dipendenti comunali, ieri mattina, appena atterrata all´aeroporto di Barcellona: «Abbiamo appena saputo che nel 2013 Napoli sarà sede del Forum internazionale delle culture e speravamo di festeggiare». La Iervolino, rispettando «il lavoro della magistratura» si augura che «gli indagati possano dimostrare presto la loro innocenza». Un augurio e un ordine dovuto, quello di sospendere tutti gli indagati. E infatti in tarda mattinata viene ufficializzata «la sospensione dei cinque dipendenti comunali arrestati, in attesa dell´esito delle indagini».
Stessa linea in Regione. «Appena verrà notificato il provvedimento del gip - recita una fredda nota ufficiale - l´amministrazione procederà alla sospensione del servizio della dirigente coinvolta». La nota si riferisce a Ornella Barile, all´epoca dirigente del settore Bilancio e Ragioneria. Già «il 15 ottobre scorso, con decreto del presidente del consiglio regionale, in via provvisoria, la dottoressa Ornella Barile - continua la nota - è stata destinata ad altro incarico non gestionale». E anche la gara per l´affidamento della gestione e della manutenzione degli impianti tecnologici (con un bando di 1,2 milioni di euro), oggetto dell´indagine, era stata sospesa e poi annullata.
La nuova bufera giudiziaria investe in un´unica folata Comune e Regione, dove si scatenano le reazioni politiche, tra censori e innocentisti. Il Pd fa quadrato intorno al consigliere regionale Roberto Conte, indagato per i suoi rapporti con l´imprenditore Vincenzo Cotugno. Conte proprio due giorni fa è stato eletto, per il Partito democratico, segretario dell´ufficio di presidenza dell´assemblea regionale, dopo essere stato per alcuni anni consigliere questore alle finanze.
«Ho fiducia nell´operato della magistratura perché è giusto che negli atti della pubblica amministrazione ci sia chiarezza e anche nei tempi brevi - dice secco Mario Sena, capogruppo in regione del Pd - . Ma auspico con forza che il consigliere Conte dimostri l´assoluta estraneità alla vicenda e la totale trasparenza del suo comportamento».
Il segretario campano del Pd, Tino Iannuzzi, ieri, interviene sui recenti riassetti istituzionali in consiglio regionale, ma prende tempo sull´inchiesta e sul ruolo di Conte. Eppure è la prima, seria tegola sul Pd campano. Apre, invece, la discussione sulla questione morale all´interno del centrosinistra il senatore Nello Formisano, capogruppo dell´Italia dei Valori a palazzo Madama e coordinatore regionale del partito: «I primi anni del centrosinistra in Campania e a Napoli, avevano fatto registrare una fortissima tensione etica. Ora, perciò, è indispensabile recuperare, tra i valori propri del centrosinistra che governa Regione, Provincia e Comune di Napoli, quello della legalità».
Se la maggioranza serra i ranghi, l´opposizione sia a Palazzo San Giacomo che in via Santa Lucia insorge. Il presidente del gruppo di An, Enzo Rivellini, annuncia che oggi, in aula, presenterà le prove dello «scandalo Campaniagate» e chiede che «sia da subito istituita una commissione d´inchiesta regionale».
«È lampante che a Napoli e in Campania chi ricopre incarichi pubblici non riesce ad amministrare con capacità e competenza - afferma duro Mariano Malvano, esponente di FI in consiglio comunale - . Queste vicende determinano il rifiuto della politica ed allontanano il popolo dalle istituzioni».
I capigruppo di FI, An, Udc e Nuovo Psi, Raffaele Ambrosino, Luciano Schifone, Stanislao Lanzotti e Mimmo Palmieri, esprimono la loro «grave preoccupazione per il diretto coinvolgimento di alti funzionari della pubblica amministrazione e di un componente dello staff del primo cittadino (Luca Esposito)». Il vice coordinatore regionale di An, Luciano Schifone, in particolare, chiede che «il prefetto insedi la commissione d´accesso agli atti amministrativi per verificare eventuali condizionamenti esterni di natura camorristica, vista la fitta rete di connivenze e connessioni tra l´apparato amministrativo - politico del Comune e imprenditori dediti al malaffare». Schifone chiede anche all´assessore alla Polizia amministrativa, Elisabetta Gambardella, «se la società Graded, coinvolta nello scandalo, sia la stessa che in Ati con Acea gestisce da 5 anni l´illuminazione pubblica a Napoli nonostante due sentenze di annullamento dell´aggiudicazione da parte del Tar e del Consiglio di Stato».
Per il consigliere regionale di An, Pietro Diodato, «ancora una volta emerge l´azione isolata dell´autorità giudiziaria, rispetto ad interventi di ripristino della legalità nella pubblica amministrazione, che non trova sostegno in chi amministra gli interessi collettivi». Salvatore Ronghi, vicepresidente del consiglio regionale, dà «merito al presidente Lonardo di aver attuato, con la separazione tra la funzione di programmazione e di indirizzo politico e la quella gestionale dei dirigenti, una svolta storica del consiglio».
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Corriere del Mezzogiorno
20 dicembre 2007
Cotugno e le 7 telefonate con i politici
Indagati Luca Esposito e Roberto Conte. Un funzionario della Regione accusa
di Gianluca Abate
NAPOLI — Il 23 maggio 2007, alle ore 15.49, le microspie della Guardia di Finanza intercettano la prima telefonata di un politico comunale sul telefono cellulare dell’imprenditore Vincenzo Cotugno. Chiama Luca Esposito, ex assessore oggi nello staff della sindaca. I due «discutono dell’esclusione da una gara della Fire Control». E «Enzo (Cotugno) invita Luca (Esposito) a recarsi dall’assessore Alfredo Ponticelli e capire cosa sia successo». Diciannove minuti dopo, alle 16.08, a telefonare è l’imprenditore: «Dice che gli farà pervenire gli atti a Palazzo San Giacomo e poi domani si vedranno all’hotel del corso Vittorio Emanuele» Sette giorni dopo, il 30 maggio, alle 20.43, Vincenzo Cotugno è di nuovo al telefono. Ecco cosa annotano gli 007 della Finanza: «L’assessore Alfredo Ponticelli è stato avvicinato da Vincenzo Cotugno prima della gara in questione e proprio con l’intercessione di Luca Esposito». Che ciò sia vero o meno, cosa si siano detti i due politici e se quel (presunto) colloquio configuri un’ipotesi di reato, è affare che chiarirà la magistratura. Lui, Luca Esposito, da ieri è formalmente indagato: il pm Giancarlo Novelli gli ha notificato un decreto di perquisizione (equivalente a un avviso di garanzia), la Finanza ha perquisito ufficio al Comune e abitazione. L’ex assessore, che come tutti gli indagati è innocente fino a prova contraria, c’è rimasto di stucco: «Cado dalle nuvole».
Le sue telefonate (fino a quella del 13 giugno 2007, ore 18.01) sono finite agli atti dell’inchiesta e citate nell’ordinanza di custodia cautelare firmata ieri dal gip Pia Diani. E non sono le uniche, ché il giudice nel provvedimento cita anche altre tre telefonate. Due sono conversazioni intercorrenti tra il consigliere regionale del Pd Roberto Conte e l’imprenditore, nella terza parla il segretario del politico. Perché allegare quelle conversazioni? Perché, si legge nelle 108 pagine dell’ordine d’arresto degli indagati, «Vincenzo Cotugno riesce ad ottenere che Ornella Barile venga nominata presidente della commissione aggiudicatrice di un appalto attraverso il determinante contributo del consigliere Roberto Conte, che in seno al consiglio regionale riveste il ruolo di questore». Quella nomina, accusa il pm, è «fondamentale », perché la (ex) dirigente del settore bilancio è «complice » dell’imprenditore. E, alla Procura, lo conferma un funzionario della stessa Regione. È Girolamo Sibilio. Lo sentono come «persona informata sui fatti» il 4 ottobre 2007. E lui rivela che «il consigliere Roberto Conte ha caldeggiato presso di me la nomina a presidente della dottoressa Ornella Barile».
Che, come tutti gli altri indagati arrestati ieri, parla al telefono «con sorprendente disinvoltura». Lette una dietro l’altra, quelle intercettazioni disegnano un quadro in cui «in molti casi è difficile distinguere la figura del funzionario pubblico da quella del dipendente della Fire Control». No, al telefono controllori e controllati conversano da vecchi amici. E, rileva il gip, «in nessun caso e a nessun livello, dall’assessore al funzionario, si è riscontrato l’uso di forme e modi di comunicazione che, pur nelle forme di cortesia e reciproco rispetto, avrebbero dovuto esprimere la consapevolezza dei diversi ruoli ricoperti e della conseguente necessità di mantenere il dovuto distacco». E neppure conta, stando sempre all’accusa, che il figlio di un funzionario comunale arrestato ieri, Antonio Gremito, lavori per la Fire Control di Vincenzo Cotugno. Ecco cosa scrive il gip: «Naturalmente in un paese normale tale circostanza avrebbe dovuto determinare l’insorgere di un dovere di astensione dal funzionario da atti amministrativi coinvolgenti gli interessi della Fire Control, ma purtroppo i fatti si svolgono al Comune di Napoli». Dove, come accade anche alla Regione, «le indicazioni sulle iniziative da adottare nel corso delle gare d’appalto arrivavano anche via mail o sms» (intercettati). E dove gli indagati non mostrano «alcuna forma di prudenza», tanto da spingere il giudice a chiosare con insolita durezza: «Sono comportamenti grossolani e sfacciati (…) di ignobili personaggi mossi dal più assoluto senso di impunità».
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Industriali, arrestato il vicepresidente
Appalti e tangenti, il gip: un imprenditore controllava Comune e Regione
Tredici ordini di custodia, coinvolti Vincenzo Cotugno e i vertici burocratici.
di Gianluca Abate
NAPOLI — Vincere gli appalti di Comune e Regione, racconta la Procura, era cosa facile. Bastava presentare quattro buste con diverse offerte di gara (ribassi dal 6 al 36 per cento), evitare che fossero sigillate grazie al compiacente funzionario di turno e, una volta conosciute le proposte dei concorrenti, scegliere la busta giusta,
quella che consentiva di aggiudicarsi l’appalto. E andava sempre così, che si trattasse del centro stampa del Comune, della manutenzione degli estintori, della fornitura delle fotocopiatrici o della gestione degli impianti tecnologici della Regione (gara poi annullata). Il tutto, rivela l’ordinanza del gip Pia Diani che ieri ha portato all’arresto di 13 persone, l’aveva «messo in piedi» Vincenzo Cotugno, titolare della
Fire control, imprenditore rampante al centro di «una fitta rete di contatti tra lo stesso imprenditore e pubblici funzionari di Comune e Regione» e «protagonista di un sistema di gestione di appalti dotato di non comune capacità corruttiva ». E sono per l’appunto corruzione e turbativa d’asta i reati contestati a vario titolo agli indagati arrestati ieri nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal capo del pool antitangenti Giuseppe Maddalena, delegata al pm Giancarlo Novelli e affidata al pool di 007 della Guardia di Finanza. Il giudice ha ordinato la custodia in carcere per l’imprenditore, due suoi collaboratori (Alberto Di Martino e Pasquale Sannino) e tre funzionari del Comune di Napoli (Sabatino Papa, Silvio Nastri e Antonio Gremito). Arresti domiciliari per il vicepresidente dell’Unione industriali di Napoli Vito Grassi (gli viene contestato un episodio di turbativa d’asta), l’ex dirigente del settore «Bilancio» della Regione Ornella Barile, il direttore centrale del Comune Antonio Ruggiero, un altro funzionario di Palazzo San Giacomo (Matteo Di Nunzio), una collaboratrice di Cotugno (Alessandra Bottone) e due funzionari della «Xerox spa», Antonio Panuccio e Giancarlo D’Auria. Le intercettazioni (nelle quali «è frequente l’autocompiacimento dei soggetti per l’inganno perpetrato») farebbero emergere un «totale e passivo asservimento dei funzionari alle ragioni dell’azienda del Cotugno», quasi un «vero dirigente di Comune e Regione». Loro, i funzionari, in cambio avrebbero ricevuto «somme imprecisate di denaro e altre utilità». Quali? L’«assunzione di un figlio» o «un orologio da 3.650 euro» rinvenuto durante una perquisizione a casa di Antonio Ruggiero. È «la figura apicale della burocrazia comunale». Lo chiamano «babbo». E quando l’imprenditore gli assicura che s’è messo con «il numero uno», lui annuisce ammiccante: «Sei il fuoriclasse delle gare».
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Il ritratto. L’imprenditore ai domiciliari
Vito Grassi, il patron della «Graded» specializzato in forniture alle amministrazioni
di P. Man.
NAPOLI — L’indagine della Finanza piomba all’Unione industriali di Napoli come un macigno. Chi è finito sotto arresto è uno degli uomini più vicini al presidente Gianni Lettieri.
Quel Vito Grassi che a Palazzo Partanna non solo è vicepresidente, ma soprattutto dice la sua in quanto è componente sia del Consiglio direttivo, sia della giunta dell’Unione industriali. Un pezzo pesante, imprenditorialmente e politicamente (in ambito associativo), di fronte al quale i vertici di piazza Dei Martiri non sanno bene cosa fare. E’ una mattinata di fibrillazioni, telefonate, riunioni. Alla fine si decide cosa fare: non fare niente. Non un comunicato, non una presa di posizione. Nessuno parla, commenta, si espone. Le stanze ovattate di Palazzo Partanna si chiudono a doppia mandata. Si prende tempo per valutare. Scegliere una strada: sospendere il vicepresidente? magari avocando a sé Lettieri le sue funzioni? Attendere che lo stesso Grassi si autosospenda. Ventiquattrore in più possono aiutare a chiarirsi le idee.
Ma chi è Vito Grassi? L’imprenditore è nato a Napoli il 24 agosto 1958, in tasca una laurea in Ingegneria civile. L’azienda che dirige (è amministratore unico e azionista di maggioranza), la «Graded», fu fondata dal padre Lucio nel 1962. L’impresa negli ultimi anni ha conseguito valori di accreditamento considerevoli (20 milioni di euro) per il settore di propria competenza negli appalti pubblici. L’attività di «Graded» riguarda progettazione, sviluppo, costruzione, collaudi, global service, controllo e manutenzione impianti civili ed industriali di riscaldamento, condizionamento, elettrici, trattamento aria ed acqua, energetici; è regolarmente certificata in Qualità (Vision 2000) già dal 1997.
Nel corso dell’anno 2002 la «Graded» ha sviluppato la propria attività commerciale nella direzione che il mercato degli impianti tecnologici richiede fortemente, e cioè global service, facility management, project financing e gestioni tecnologiche di centrali di produzione più o meno complesse per committenti pubblici. Prima della nomina a vicepresidente, ha guidato la Sezione installatori dell’Unione industriali Napoli nonché di Assistal Campania. Un avvocato prestato alla politica è invece Ornella Barile, nata ad Atripalda, nel febbraio del 1960. Una giovane, insomma, che dal 3 gennaio 2007 era responsabile del settore Bilancio e ragioneria della regione Campania.
Su di lei la presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo chiese al Roberto De Liso, «ad acquisire ufficialmente e con sollecitudine da parte della dirigente del settore Bilancio, Ornella Barile, ogni elemento utile ed opportuno in relazione alle notizie di stampa che la riguardano ». Vincenzo Cotugno, invece, è nato a Napoli nel settembre del 1966.
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Iervolino: «Interventi immediati»
Da Barcellona la sindaca di Napoli, Rosa Russo Iervolino, promette che il Comune prenderà subito provvedimenti nei confronti dei dirigenti e dei funzionari arrestati.
«Fermo restando il rispetto per le singole posizioni e per gli indagati — ha spiegato Iervolino — ho già dato incarico a chi di dovere di prendere provvedimenti immediati e credo che l’abbia fatto». In pratica, attivazione delle procedure disciplinari che nel caso specifico si possono tradurre in sospensione dal servizio.
La sindaca non ha fatto alcun riferimento al coinvolgimento di Luca Esposito, attuale capo del suo staff politico. Si è limitata a dire: «Eravamo contenti perché Napoli è stata scelta come sede del Forum della cultura, poi abbiamo saputo la notizia degli arresti».
Il senatore di Idv, Nello Formisano ha parlato di «abbassamento della tensione morale nella vita politica, inammissibile dopo tangentopoli.
Occorre — ha concluso Formisano – che Bassolino e Iervolino, se ne hanno voglia, perché sappiamo che ne hanno le capacità, si scollino da dosso quella fitta rete di rapporti, frequentazioni, conoscenze che offuscano, oggi, lo smalto che avevano le coalizioni di centro sinistra dal ‘93 in poi».
Per Antonio Martusciello di Forza Italia occorre infine fare piena luce, individuando le colpe degli eventuali responsabili che minano la credibilità delle Istituzioni».
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Repubblica - Napoli
17 dicembre 2007
“Progetti di qualità”
Vomero, pioggia di contributi è polemica nella Municipalità
Il consigliere Gallo: “Soldi sprecati, nessuno sapeva”
di Stella Cervasio
Sessantamila euro dalla V Municipalità, per il Natale del Vomero. Oggi li concede l´assemblea di quartiere. Ma per il consigliere Norberto Gallo è più un regalo di Natale che un finanziamento. Gallo lo scrive nel suo sito Napoli online. org, ed è subito polemica. A irritare gli autori dei commenti spediti è soprattutto la promessa di “felicità ai bambini”. Qualcun altro rileva il “sapore di aria fritta che accompagna i progetti”. Non ci sta il presidente della Municipalità, Mario Coppeto: «Non capisco la polemica, le nostre sono vere iniziative partecipate, che miglioreremo ancora. Avremmo potuto cavarcela come altre Municipalità, invece abbiamo puntato sulla qualità e il risultato è buono».
Sessantunomila euro da spendere entro la fine del 2007. E saranno assegnati a venti tra associazioni, parrocchie ed enti no-profit che hanno presentato altrettanti progetti. Il fatto è, obietta il consigliere Gallo - l´unico eletto al Vomero nelle file del movimento di Marco Rossi-Doria - che la Municipalità non ha diffuso preventivamente alcun avviso pubblico, quindi nessuno ne sapeva niente. «Anche se - prosegue Gallo - il tam tam tra le associazioni viene diffuso molto più capillarmente dei manifesti dalle telefonate dei politici, che colgono questa come altre occasioni per sdebitarsi dell´appoggio ricevuto in campagna elettorale».
Una “politica dei piccoli eventi” che coinciderebbe in scala minore con quella praticata a più alti livelli per i grandi. Ma non c´è niente di nuovo, ogni amministrazione spende soldi prima della scadenza di fine anno “per non perderli”. Una prassi in vigore fin da quando c´erano le circoscrizioni, tanto nessuno giudica davvero scrupolosamente la qualità dei piccoli o grandi eventi. Dov´è la differenza, allora? «È nel fatto - afferma il consigliere - che da quest´anno con le municipalità si doveva cambiare musica. È dimostrato invece che tutto resta uguale». Ma vediamo per questa spesa quale Natale riserva l´apparato comunale locale al popolo dei 120 mila vomeresi. Le quattro parrocchie di Cappella Cangiani, Due Porte all´Arenella, Camaldoli e Camaldolilli propongono, chiamandoli con nomi diversi, presepi viventi e “allestimenti di luoghi caratteristici del borgo secondo le storiche rappresentazioni dell´Avvento”, con contributi dai 1500 ai 2500 euro. Per le mostre, il finanziamento più consistente (2000 euro) va all´associazione Better World che si propone, con una mostra-convegno di “avvicinare i cittadini al tema dell´architettura”. C´è poi un “Gruppo informale Sprint” che con 1800 euro prospetta interventi di Land Art in un parco cittadino. C´è anche l´associazione “La prima lettera”, che nel suo sito afferma di voler “creare nuove possibilità per gli appassionati di libri antichi, fumetti, scrittura creativa, editoria, collezionismo”. E per 1500 euro propone una mostra itinerante di giocattoli e incontri “che rivalutino il concetto di gioco”. Sport e spettacoli fanno la parte del leone: fa le cose in economia l´ensemble Axia, che con 40 coristi offre un concerto di Natale in una chiesa. L´associazione Vomero Antico si accontenta di 1500, ma propone un pianoforte e un opuscolo con la storia del Vomero. L´associazione “Scetammece”, che opera a Chiaia, per 1200 euro ha in mente di salire in collina per rifornire di caramelle i bambini del quartiere. «Se oggi l´elenco di manifestazioni sarà approvato - dice Gallo - presenterò un ricorso al Tar». E Coppeto replica: «Ho già avuto ricorsi dalle minoranze sul regolamento. Hanno perso. Difendo i contributi delle piccole energie, che non vanno persi».
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Corriere del Mezzogiorno
28 novembre 2007
Gabriele: «Il sistema è marcio, solo pochi enti lavorano bene»
di Simona Brandolini
NAPOLI — «Il senso di impunità totale, questo mi sconvolge. Nell’ufficio. Hanno preso le mazzette nell’ufficio, come fosse una cosa normale. La formazione serve per avviare al lavoro chi ne è privo, non per arricchire persone senza scrupoli che il lavoro lo hanno già».
L’assessore regionale alla Formazione, Corrado Gabriele, è il motore dei quattro arresti di ieri. Nel luglio scorso proprio lui ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica in cui segnalava il timore che nel mare magnum della formazione ci fosse di tutto, compreso le mazzette. Nella sua stanza al terzo piano dell’isola A6 del Centro direzionale, Gabriele si sbraccia mentre racconta la vicenda. Sul tavolo «Il settimo cielo» di Nagib Mahfuz, ma anche le memorie di Nunzio Giuliano, una foto di Annalisa Durante tra quelle dei suoi figli e un carrarmato di plastica in gabbia. Alle pareti un poster con Giancarlo Siani e la foto del presidente Giorgio Napolitano. A personaggio inquadrato, stupisce sempre quanto la normalità (cioé la denuncia di una tangente) diventi straordinaria in una regione dove è labile il confine tra lecito e illecito. Stupisce, tra l’altro, ancor più perché pur avendo denunciato, resta lui il primo responsabile della formazione. «Non mi tiro indietro, certo che dipende dal governo il controllo della macchina, la trasparenza dei procedimenti — spiega —. Questa vicenda dimostra, però, che la nostra attenzione per la legalità sarà sempre alta».
Partiamo dall’inizio di questa vicenda, cosa le è stato raccontato che poi ha fatto scattare l’esposto?
«Alcuni proprietari di enti di formazione, quando abbiamo cambiato alcune regole e soprattutto i dirigenti del settore, mi vennero a segnalare un andazzo poco corretto. Chiesi loro quale fosse il metodo, mi risposero: si prendono il 3 per cento per rendicontare le nostre spese e quindi liquidare prima i soldi».
Le hanno fatto solo quattro nomi?
«Non rispondo, ma la vicenda è nata così. La mia preoccupazione maggiore è che per la Formazione l’Europa ci ha dato 800 milioni nella prima fase e ne arriveranno 1miliardo e 200 milioni fino al 2013. È una responsabilità enorme se il sistema è questo».
Ma secondo lei il sistema è generale o si tratta di singoli episodi?
«Il sistema è indubbiamente marcio. Quando sono entrato in assessorato ho avuto la possibilità di cambiare tutto lo staff e la gran parte dei dirigenti del settore reimpostando così il lavoro».
Come funziona questo sistema della formazione in Campania?
«Ho la sensazione che non vi siano più di una dozzina di enti che svolgano bene il proprio ruolo e hanno realmente investito nella formazione, mentre i restanti, ne sono accreditati 300, abbiano concorso in questi anni a far girare le risorse del fondo sociale senza incidere sulla qualità».
Il punto è, però, come si aggiudicano questi corsi?
«Attraverso gare di appalto a cui possono accedere soltanto strutture accreditate senza scopo di lucro».
Senza scopo di lucro?
«Già. Non lavorando per il profitto, distribuiscono tutte le entrate sui costi. La tendenza a gonfiare le spese è naturale. Si possono presentare anche curriculum fantasma, cioé che non corrispondono a veri docenti. Chi lavora per questi enti è spesso precario e sottopagato. Ci rendiamo conto che dobbiamo spendere ulteriori risorse in questo contesto? Il paradosso è che se blocchi il meccanismo e non certifichi in tempo la spesa in Europa rischi di perdere soldi e premialità».
È un circolo vizioso, scusi ma cosa farete oltre a denunciare questi episodi?
«C’è una delibera, già in itinere, che la giunta dovrà approvare con la quale cambiamo radicalmente il sistema di approccio alla formazione. Ci saranno più controlli e più personale impegnato nelle verifiche, ma senza rallentare le pratiche. Ma soprattutto non esisterà più un solo dipendente che resti in un ufficio tutta la vita».
Cioé?
«Chi giocava terzino diventa attaccante, chi attaccante sarà portiere».
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Repubblica - Napoli
28 novembre 2007
IL RETROSCENA / Nonostante le denunce dell´assessore
di Angelo Carotenuto
In genere comincia così. Una voce che gira, uno che fa l´occhiolino, uno che indica di nascosto. Pure stavolta. In Regione non era mica un mistero. Uno che lo sussurra, un altro che lo ripete, un altro che lo diffonde. In genere comincia che tutti sanno e nessuno si muove. E stavolta no. «Mi sono arrivate anche delle lettere anonime. Mi è venuto il sospetto che non fossero più dei pettegolezzi o delle dicerie». Il dubbio venuto a Corrado Gabriele, quarantenne assessore regionale a Istruzione, Formazione e Lavoro, s´è tradotto in un esposto di tre paginette consegnato nei mesi scorsi alla Procura. Scambi, favori, anomalie. Ombre, un mucchio di ombre. Pressioni. Qualcuno che le chiama tangenti. «Pensavo fosse mio dovere intervenire in un settore peraltro così sensibile. Dico la verità: l´avevo fatto sperando di avere torto», racconta oggi Gabriele, 1.000 fra dipendenti e funzionari nei tre settori del suo assessorato.
Invece torto non aveva. Ormai i funzionari delle mazzette non si appartavano neanche più. Ricevevano direttamente in ufficio, la grande casa delle impunità dentro il grattacielo della Regione. Eppure. «Eppure ce n´erano molti a dirmi che stavo facendo delle fughe in avanti. Qualcuno - racconta ancora Gabriele - aspettava che il fumo prima o poi si diradasse». Qualcuno, ma non dentro gli uffici. Neppure col fumo alto fino in cielo, si sono fermati. Neppure con l´esposto in Procura, neppure con l´attenzione dei giornali. Come fanno i signori del racket che vanno a bruciare i negozi anche dopo essere stati denunciati. «Prego, fate salire», dicevano ai commessi che a piano terra preparavano ignari il “pass” per la concussione.
Hanno continuato. Imperturbabili e impuniti. Come quei grandi latitanti che rischiano l´arresto pur di mangiare il ragù con la famiglia. «Questa è la cosa che mi indigna di più», sbuffa Gabriele. Che non leggevano neppure i giornali? «La voce ormai circolava, e questi vengono in ufficio e se ne fregano. Quando il vice questore me l´ha raccontato, non ci potevo neppure credere».
Autunno del ´93. Quando Bassolino non è ancora Bassolino. Comincia la sua marcia verso Palazzo San Giacomo prendendo di mira i palazzi del potere napoletano, pure loro sommersi dalla marea di Tangentopoli che s´è alzata per prima a Milano. Bassolino lancia la sua campagna morale con due slogan. Scoperchiare la pentola del malaffare. E poi attacca tutte le volte che può la “banda dei quattro”. Erano i grandi politici napoletani dell´epoca coinvolti nelle inchieste dei magistrati. Prima il voto di scambio, poi le mazzette. Quattordici anni dopo, anche questa era una “banda dei quattro”. Più sottile, più invisibile, più impalpabile. Nascosta dentro le maglie delle amministrazioni. Nel nome dell´Europa e di quel fiume di danaro con cui il Sud costruisce i suoi progetti. A Bassolino, quattordici anni dopo quell´autunno di enormi speranze, Corrado Gabriele aveva confessato l´estate scorsa che un´altra “banda dei quattro” si poteva nascondere proprio nel cuore del loro governo.
Massima collaborazione, si sente rispondere da Santa Lucia. «Gliene ho parlato, e a fine luglio ho presentato l´esposto. Certo - racconta ancora Gabriele - questo episodio ci riporta indietro nel tempo, a comportamenti già denunciati. Soprattutto riporta l´attenzione sul tema degli scioglimenti dei Consigli comunali per infiltrazioni della camorra. Vengono sciolti i Consigli coi politici, ma i dirigenti restano al loro posto». Un incubo attraverso il quale è passato lo stesso Gabriele, da consigliere comunale di Marano: lì venne accolto il ricorso del sindaco Bertini che tornò al suo posto. «Mandano via la politica, ma i funzionari possono continuare ad agire nelle maglie della pubblica amministrazione. Ecco perché la nostra attenzione non deve mai calare. In questa storia appena scoperta - dice l´assessore di Rifondazione - sono girati 20 mila euro. Vale a dire lo stipendio di un anno di un dipendente».
I quattro dirigenti coinvolti sono stati sospesi. Lo annuncia Andrea Abbamonte, assessore regionale alle Risorse Umane e alla Riforma dell´amministrazione. Dice: «Abbiamo subito disposto la loro sospensione dall´impiego e l´avvio del relativo procedimento disciplinare. Voglio aggiungere che qualunque sia l´esito di questo procedimento, andremo avanti in un riassetto organizzativo già avviato dell´area della formazione». Gabriele parla di mele marce e conferma: «Forse gli arresti serviranno da monito. La stragrande maggioranza dei dipendenti vive solo del proprio stipendio, ma il caso dei quattro arrestati potrebbe non essere isolato. Ecco perché rafforzeremo ulteriormente i controlli: nel 2008 avremo 150 milioni di euro del fondo sociale europeo da spendere, e vogliamo che tutto avvenga nella massima trasparenza. Cambieremo radicalmente il sistema di approccio alla formazione. Ci saranno più controlli e più personale impegnato nelle verifiche, ma senza rallentare le pratiche. Non un solo dirigente, nella mia struttura, occupa lo stesso posto di alcuni anni fa. Andremo avanti su questa strada».
Rifondazione, coi suoi parlamentari napoletani Migliore e De Cristofaro, sottolinea il grande risultato; e un riconoscimento alla denuncia di Gabriele arriva pure dal centrodestra della Regione. Cosimo Sibilia, capogruppo di Forza Italia, elogia, si prende un po´ di merito e dice che «la notizia degli arresti rammarica e sorprende, ma non più di tanto. Sono anni che denunciamo la necessità di una rigorosa politica di controllo e verifica di tutti quei settori che prevedono impegni ed erogazione di risorse».
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Repubblica - R2
20 novembre 2007
Oltre 30 miliardi in sette anni dall´Ue al Mezzogiorno: così è stato usato questo nuovo piano Marshall. A partire dalla Campania
di Antonello Caporale
NAPOLI - «Abbiamo fatto i salti mortali per spendere tutto il miliardo di euro del 2007». Al Sud anche spendere costa fatica. Dall´Europa all´Italia, periodo 2000-2007, sono giunti 31 miliardi e 900 milioni di euro. Fondi straordinari per un piano straordinario rivolto al Mezzogiorno, area definita a forte deficit strutturale. All´oro di Bruxelles s´è aggiunto l´oro di Roma: il governo nazionale ha cofinanziato il piano contribuendo con circa 14 miliardi di euro. E siamo a 46 miliardi di euro. I privati, nel loro piccolo, avrebbero dovuto dare il segno della loro partecipe e fattiva azione: cinque miliardi e spiccioli. In totale (a+b+c) la cifra di quel che appare la versione monstre del piano Marshall è giunta a toccare la soglia lunare dei 51miliardi e duecento milioni di euro. Che è solo la prima tranche di aiuti. Dal prossimo gennaio al 2013 sono programmati investimenti che mobiliteranno risorse ancora più ingenti (100 miliardi di euro). Spesi il 63 per cento dei fondi disponibili, impegnati (cioè solo programmati o già in corso di realizzazione) quasi il 93 per cento dei soldi. Quasi tutto insomma quel che c´era in borsa sarà speso. E come? E Dove? Svaniti, come inghiottiti da una burocrazia famelica. Spesso, troppo spesso, sprecati e bruciati. Lingue di fuoco, un grande falò che ancora arde.
Andiamo a Napoli. La colpevole gestione dei rifiuti in Campania, divenuto dramma sociale e testimonianza imperitura del più avanzato e moderno sistema di sperpero delle risorse pubbliche, ha coperto con i suoi miasmi ogni altra azione di recupero e di valorizzazione. «Abbiamo speso e realizzato anche opere importanti. Ma il recupero dei tesori d´arte, la loro valorizzazione in una cornice ambientale così degradata è il limite insostenibile di ogni azione di buon governo». Sincero l´assessore regionale Marco Di Lello, chiamato a coniugare l´impossibile: sviluppare il turismo malgrado i cumuli di immondizia.
A Napoli si dice munnezza. Non era possibile ammirare ad occhi chiusi e naso tappato il recupero del Rione Terra ai Campi Flegrei (percorso archeologico suburbano più grande d´Europa), l´imponenza maestosa della Reggia di Caserta (riqualificazione di tutta l´area circostante), la nuova illuminazione degli scavi di Pompei e dei templi di Paestum; le grandi mostre alla Certosa di Padula. E i musei aperti o rilanciati: l´inaugurazione del Madre, grande e prestigioso contenitore di arte contemporanea. Opere realizzate in un recinto di inqualificabile abbandono.
Sud dell´Italia: da Napoli a Catania, da Bari a Cagliari un fiume è corso: acqua, tanta acqua. Dire che non è accaduto niente non è vero, dire poco non basta. Le percentuali illustrate dai valutatori indipendenti di Vision&Value (London School of Economics) documentano un tasso di crescita enormemente più modesto del risultato atteso (siamo all´1,2 per cento a fronte di una media Ue ben più robusta); l´occupazione è a cifre assai inferiori alla media comunitaria; il tasso di illegalità (percentuale per crimini violenti ogni diecimila abitanti) ancora più elevato rispetto al tetto dal quale si era partiti (solo la Basilicata migliora, diciamo così, la performance).
Un quadro nero, nel quale le colpe sono limpide, definite, certe. Napoli, per esempio. L´emergenza rifiuti è di nuovo riesplosa in queste ultime settimane. Adesso a guidare l´emergenza c´è il prefetto Alessandro Pansa, un altro uomo di Stato, integro, capace. Ma nemmeno lui ce la fa. Discariche bloccate, la munnezza come postcard.
In questo contesto deprimente il primo accusato è Antonio Bassolino, il governatore nato rosso e trasfigurato, a sentire i detrattori che nel tempo sono divenuti numerosi, in un signore che accentra il dominio grazie a una fitta rete di relazioni, a una ragnatela stesa per governare, alla guida di una sapiente cabina di regia, ogni singolo centro di potere e di spesa.
Questo contesto, e il clima plumbeo che ne fa da cornice, nascondono naturalmente anche alcune belle prove date. E dunque chi sa che la Campania ha speso, prima di tutti e meglio di tutte le altre regioni italiane, soldi per alleggerire le strade dalle auto? Ha infatti realizzato la più imponente cura del ferro che l´Italia contemporanea abbia messo in campo. Napoli sta scavando il suo ventre per far posto alla nuova metropolitana in città, allungandola ancora perché ha straziante necessità di trovare vie di fuga, corsie supplementari, strade veloci e di massa. Il sistema di collegamenti ferroviari tra il capoluogo e la provincia è stato potenziato. 868 milioni di euro sono serviti a realizzare 43 nuovi chilometri di strada ferrata della metropolitana regionale, vagoni nuovi, stazioni nuove (32) corse raddoppiate: per i pendolari una piccola boccata d´ossigeno. Una nuove rete, il trasporto marittimo, lega le città di mare ai centri turistici della costa. Si deve ad Ennio Cascetta, un tecnico, assessore ai Trasporti, la qualità e anche la trasparenza degli interventi finanziari. Come si deve a Luigi Nicolais, ora ministro della Funzione pubblica, una riuscita e vasta opera di finanziamento dei centri di ricerca, di sostegno all´università e all´impresa al tempo in cui guidava gli investimenti per la ricerca e l´università della regione. Eccellenze in un territorio a mano armata, fiori che sono nati, non morti, in un terreno di fango. E la tutela dei beni culturali, la riscoperta e il loro recupero, non è stata proprio occasionale: concentrata in sei aree definite “grandi attrattori culturali”, sviluppata attraverso un´opera importante di restauro e conservazione, segnata in generale da buoni risultati. Qui finiscono i meriti. Che se ci sono, e ci sono, vanno registrati anche sotto il nome di Antonio Bassolino.
Però le colpe paiono più gravi, enormemente più accentuate, più visibili, più dolorose. In Campania non esiste più un gruppo dirigente ma fazioni, famiglie, clan che si combattono e si dividono, si azzuffano nel senso letterale del termine, e si accusano, anche qui letteralmente. Dal partito democratico, allargato alla corte di Clemente Mastella, proviene la classe politica che ha governato la Campania in quasi ogni centro del suo territorio. Oramai divenuta impresentabile al punto che i dirigenti nazionali, da Veltroni in giù, neanche vogliono sapere, guardare, indagare.
A Napoli l´oro di Bruxelles è riassumibile, se si è costretti alla sintesi, in una sola parola: consulenti. Consulenti e viaggi, eventi, fiere, mostre, gite, sagre, opuscoli, pubblicità su carta e su video. E siti web: decine, centinaia di siti che partono dal nulla e giungono nel nulla. Milioni di euro in fumo così. Ad agosto, per esempio, l´assessore alle Attività produttive produce un bando nel quale sono previsti diciassette milioni di euro utili ad ingaggiare consulenti, i più vari, i più diversi, che dovrebbero approntare un mega piano di sviluppo, il Paser, uno di quei frutti noti nella Unione sovietica dell´età brezneviana: carte e illustrazioni sterminate, dettagli inutili, cifre accomodate e irraggiungibili. I consulenti avrebbero dovuto dire all´assessore come fare, cosa fare di quei 750 milioni di euro, tanti sono infatti i soldi preventivati, per l´industria e il commercio della Campania. Il bando ha intanto prodotto polemiche feroci ed altre accuse.
L´imponenza della rete clientelare della quale vive tutto l´arco delle forze politiche in campo non smette di generare mostri. Una sanità colabrodo ingoia tessere più che ammalati. E sugli altri fronti ogni giorno piccole semine di spreco. Decreto dirigenziale n. 386, “Progetto ponte tra l´Eccellenza Campana e le Potenzialità russe”. 500mila euro di spese suddivise così: 50mila a consulenze specialistiche, 40mila a studi e indagini di mercato, 25mila a interpretariato e traduzioni, 215mila spese per fiere e workshop, 50mila per il classico sito web. Poi viaggi, comunicazione, eccetera. In sintesi: il nulla.
E così, sfogliando e scorrendo, decine di migliaia di euro volano via spesi a pacchetti da 500mila. Decreto dirigenziale n. 456: “DolCina, progetto per il lancio di prodotti liquoristici della provincia di Benevento nel mercato cinese”. Utile, si potrebbe anche sostenere, ma lievemente spropositata la spesa di rappresentanza dell´impresa possibile. I soliti 45mila euro per il sito web; 54mila euro per supporti multimediali; 55mila per le consulenze specialistiche, e il resto lo immaginerete.
Miliardi che hanno preso il volo per una quantità non documentabile di progetti cosiddetti “immateriali” e qui l´aggettivo sta più per fumo, solo fumo senza nemmeno una punta di arrosto. Decine e decine di programmi e di tavoli programmati, gli acronimi fantasiosi (Paser, Pit, Fesr), rappresentanti degli enti locali affamati di soldi ma non di idee. Sono nati i Gal, altro acronimo che sta per Gruppo di Azione locale. Devono, dovrebbero, animare l´economia di un territorio circoscritto a qualche comune. Sette Gal (Alto Casertano, Titerno, Verde Irpinia, Partenio, Colline Salernitane, Casacastra, Adat). Altrettanti organigrammi amministrativi: assemblea dei soci, funzionari. E, come sempre, consulenti. “Il Corriere del Mezzogiorno” ne ha contati, solo nel ristrettissimo ambito di questa nuova piccola ma affamata burocrazia almeno una cinquantina. Ogni Gal ha un sito Internet; ogni sito un tecnico; ogni tecnico uno stipendio (sui duemila euro). Poi i responsabili degli ecosportelli, altra figliolanza prodotta dall´Europa, poi gli amministrativi (1800 euro mensili). Ogni Gal costa quasi 250mila euro l´anno. E cosa fa? Attività non memorabili. Il Gal Verde Irpinia ha elaborato un´analisi degli “elementi di memoria storica della Castagna di Montella”. Settantamila euro è costato lo studio della castagna. Il Gal Casacastra ha speso in quattro anni 100mila euro per trasmissioni tv che devono pubblicizzare i microprogetti. Sembra che l´obiettivo, più che fare, sia comunicare… Infatti il Gal del Vallo di Diano (si chiama Adat) ha speso 85mila euro per pubblicazioni, brochure, sito web (e ti pareva!), presentazioni in power point, organizzazione di tour. Quello delle Colline salernitane ha speso quasi 250mila euro per un volume (e dvd, certo) dedicato all´intellettuale lucano Giustino Fortunato e al sentiero storico a lui intitolato. Tutto si può fare per raggiungere l´obiettivo dello sviluppo rurale, azione dichiaratamente ritenuta dall´Europa meritevole di sostegno. Persino l´operazione culturale intorno a Fortunato che, nel computo totale, sfiora il milione di euro. Ragionevole e giusto?
Progetti fotocopia e finanziamenti al buio. I soldi sono stati tanti da aver dopato il mercato. L´impresa è divenuta parte integrante della famiglia dei clientes: solo richieste (a volto solo richieste di elemosina) e quasi mai l´assunzione di un rischio. Gli albergatori, per esempio, non hanno nemmeno sfruttato per intero le provvidenze messe a loro disposizione per riqualificare e ammodernare camere e servizi. Dovevano co-finanziare. Grazie, no.
Troppi e troppo in fretta. Indigestione da soldi. La mano di Bruxelles è arrivata, ma (quasi) nessuno se n´è accorto.
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I dubbi del commissario alle Politiche comunitarie Hubner
“I fondi sono spesi ma con che risultati?”
di Alberto D´Argenio
BRUXELLES - In generale l´Europa si dice soddisfatta di come l´Italia gestisce i fondi comunitari, anche se negli uffici di Bruxelles non si nasconde un certo disappunto sulla scarsità di informazioni su quanto i finanziamenti Ue effettivamente contribuiscano allo sviluppo del nostro territorio, in particolare quello meridionale.
«Dal punto di vista quantitativo siamo abbastanza soddisfatti», ha spiegato la portavoce di Danuta Hubner, commissaria Ue alle Politiche regionali, riferendosi al fatto che il Belpaese mediamente riesce a spendere tutti i fondi che gli vengono assegnati. Tuttavia «vorremmo sapere di più sui risultati», ovvero quando e come i nostri finanziamenti «fanno la differenza».
Il punto, spiegano a Bruxelles, è di sapere con maggiore precisione quando i fondi diano vita «a storie di successo». Quanto alle eventuali frodi, per la Commissione Ue l´Italia non versa in condizioni critiche: «Ci sono i revisori italiani e comunitari che lavorano bene - ha assicurato la portavoce - è in più l´Italia è l´unico Paese ad avere un proprio programma di controllo contro l´uso dei fondi da parte del crimine».
Un concetto su cui ha battuto la stessa Hubner, che ieri ha risposto alle critiche avanzate la scorsa settimana da Beppe Grillo proprio da Bruxelles, secondo cui l´Europa dovrebbe sospendere l´erogazione di fondi all´Italia. Tanto, ha affermato il comico-tribuno, è come darli al crimine.
«La politica dell´Unione Europea ha giovato molto all´Italia, sia a Nord sia nel Mezzogiorno, e diverse regioni sono in linea con gli obiettivi Ue», ha assicurato la Hubner. «Non darei un´immagine negativa» della situazione italiana, ha aggiunto, visto che la politica regionale ha contribuito in modo positivo allo sviluppo» anche nel Sud, «dove la maggior parte delle regioni ha registrato un notevole progresso dal punto di vista delle disparità». E quando si riscontrano irregolarità, ha assicurato, entra in moto «un sistema molto ben collaudato che implica anche l´interruzione dei fondi».
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Corriere del Mezzogiorno
24 ottobre 2007
«Fondi Ue, un’occasione sprecata»
London School of Economics: la Regione non ci ha creduto fino in fondo
di Patrizio Mannu
NAPOLI — «Le risorse europee in alcuni casi sono state sprecate. Questo perché le regioni meridionali non hanno creduto fino in fondo agli obiettivi che esse stesse si sono prefissati. Non ci hanno creduto abbstanza da un punto di vista politico». Chi parla non è un politico, né un esponente dell’opposizione. E’, invece, Francesco Grillo, napoletano, ricercatore della London School of Economics e amministratore delegato di «Vision e Value», cui il governo ha demandato una ricerca, durata tre anni, per valutare l’impatto del Qcs 2000-2006 sulle dinamiche di sviluppo delle regioni meridionali (le mille pagine di dossier saranno presentate domani a Roma, presso la sede del Cnel). La ricerca è impietosa; dice che prima e dopo il Qcs (Corriere del Mezzogiorno di ieri) quasi nulla è cambiato: il Pil ha viaggiato a rilento; il turismo è arretrato quanto a giorni di presenza; l’occupazione s’è innalzata di poco. Tutti indicatori lontani dagli obiettivi fissati e dalle medie calcolate, da quelle meridionali a quelle europee.
Grillo, entriamo nel vivo. Gli obiettivi fissati non sono stati raggiunti. Perché?
«Diciamo che col Qcs gli obiettivi sono stati fissati dalle Regioni stesse. Ma non sono riuscite a raggiungerli perché l’investimento politico è la visibilità nei confronti dell’opinione pubblica non sono stati sufficienti».
Non li hanno interiorizzati, si direbbe.
«Certo. Non li hanno fatti propri. Quegli obiettivi non sono ancora centrali nell’agenda politica delle amministrazioni».
E se non hanno fatto questo, cosa hanno fatto?
«Non avendo un obiettivo preciso e sentito, li hanno dispersi in mille rivoli. Finanziando anche cose poco utili».
In Campania, il dato che più spaventa riguarda il turismo. Lì si è andati a passo di gambero: dai 3,4 giorni di presenza turistica per abitante del 1999, si è passati ai 3,3 giorni del 2005. E’ un segnale, il Por è passato invano.
«Ma sa che quando parliamo di turismo, in realtà …nessun dato certo per sviluppare una strategia?».
Che vuol dire?
«Che di cosa sia e come sia strutturato l’industria turistica sappiamo molto poco. Conosciamo solo le presenze, perché una legge impone di registrare gli ospiti. Così se turismo è anche marchio di una regione o di un territorio, noi quel marchio non sappiamo valorizzarlo. Turismo significa avere dei clienti e noi di quei clienti non sappiamo da dove vengono, che gusti hanno, cosa vogliono. Nulla conosciamo anche dei potenziali clienti, di coloro, cioè che non ci conoscono ma che, avendolo fatto, potrebbero sceglierci. Ancora più importante è che nulla sappiamo dei nostri competitor, chi sono e cosa fanno. Di chi è in concorrenza con Positano o Pompei. Su queste basi, di che vogliamo parlare?».
Professor Grillo domani e dopodomani a Sorrento si svolgeranno gli Stati generali del turismo campano. A che serviranno?
«Non so del convegno, ma senza quegli elementi di conoscenza si rischia di fare chiacchiere da bar».
Insomma, il settore turistico è tutto da ricostruire. Quali altri suggerimenti darebbe alla Regione Campania in vista della prossima programmazione 2007-2013?
«Di non disperdere i fondi e di concentrare le iniziative su pochi fronti».
Vale a dire?
«Comincerei dalle questione legalità. Anche se qui non ci sono solo i fondi Ue ma pure altre risorse. Ebbene, oltre al numero dei crimini commessi inserirei un altro dato: quello della percezione
che si ha della criminalità. Conosco molti imprenditori che non sono mai venuti in Campania, magari sono andati direttamente in Sicilia, convinti che se arrivano a Napoli sono sgozzati. E’ un dato su cui riflettere e che occorre invertire».
Altra iniziativa?
«La capacità di attrarre investimenti esteri. Pensi che la sola Umbria intercetta gli stessi finanziamenti dell’intero Meridione. Bene, io affiderei tale compito ad un soggetto terzo che vada a caccia di investitori e che sia remunerato solo sulla base dei risultati».
…
«La ricerca; devo innanzitutto dire che la Campania ha conseguito risultati migliori delle altre regioni, grazie ad una persona che oggi è ministro del Governo, Luigi Nicolais. Tuttavia, nel Sud la spesa in ricerca è ancora a livelli bassissimi. Per invertire la rotta, credo che si debba ridimensionare il ruolo dell’amministrazione pubblica nella selezione dei progetti da finanziare, che produce una distribuzione a “pioggia” degli incentivi, e selezionare un gruppo di operatori finanziari specializzati nella identificazione di business ideas in grado di essere distintive in un contesto globale; inoltre, rompere la necessità del rapporto tra università locali e imprese locali e incentivare le università delle regioni Obiettivo 1 ad acquisire come propri partner imprese multinazionali».
Crede che con la prossima programmazione comunitaria si stiano ripetendo gli errori del Por 2000-2006.
«Esistono elementi di preoccupazione, ma anche qualche segnale positivo, il Qsn ad esempio, tuttavia la partita è così grossa che occorre un investimento di responsabilità politica nei confronti dell’opinione pubblica».
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Repubblica - Napoli
23 ottobre 2007
Tram e bus mai utilizzati uno spreco da 22 milioni
Dossier della Finanza alla Corte dei conti
di Angelo Carotenuto e Irene De Arcangelis
Trenta filobus fermi nei depositi e tre dei nuovissimi tram Sirio mai visti sui binari. Ventidue milioni di euro pubblici che sono andati sprecati, secondo la segnalazione della Guardia di finanza alla Procura della Corte dei conti. Le spese dell´Azienda napoletana mobilità (Anm) finiscono così sotto osservazione. Mezzi di trasporto acquistati con soldi pubblici, ma senza essere utilizzati, perché la rete elettrica non regge. Abbandonati nei depositi dell´Anm, mai ritirati dalle aziende produttrici o, peggio ancora, ritirati e rispediti indietro. Spreco da manuale, tanto eclatante da non sembrare possibile. Ventidue milioni di danno all´erario, e la storia di un parco mezzi su rotaie che i napoletani non hanno avuto la fortuna di utilizzare. La causa: un errore nel programma aziendale Anm datato metà anni Novanta, che ha deciso gli acquisti - esorbitanti rispetto al fabbisogno - senza valutare le reali possibilità del servizio. Un errore di cui tutti i consigli di amministrazione della partecipata non si sarebbero accorti da allora a oggi. È il nucleo di un´inchiesta della Guardia di finanza giunta alla conclusione con una lunga informativa alla Corte dei conti, sulla «inefficiente e inefficace gestione dei mezzi filotranviari».
I Boc, per cominciare. I Buoni ordinari comunali emessi dall´ente per finanziare l´acquisto, nel 2000, di 87 filobus e 22 Sirio, costati in media 400 mila euro l´uno. I cui interessi gravano sul bilancio comunale. Quegli acquisti fatti sulla base del programma aziendale dell´Anm in cui si prevede anche un ampliamento della rete elettrica che solo oggi sarebbe alle primissime fasi di realizzazione. Intanto però parte il mega ordine di mezzi. L´analisi sul loro uso fatta dalla Finanza parla di mezzi abbandonati, mai ritirati dall´impresa costruttrice o addirittura rispediti indietro per mancanza di spazio nei depositi dell´Anm. I Sirio in pratica invisibili in città, perché con l´aumento di richiesta di energia elettrica (inevitabile per tram come i Sirio) scatta il blocco di tutti gli altri filobus collegati. Che si fermano sulle rotaie con buona pace degli utenti. L´indagine delle Fiamme gialle assoda senza ombra di dubbio l´impiego a rotazione dei mezzi e, nel caso dei nuovi Sirio, una sola corsa giornaliera. Un po´ come il vestito della festa. Lasciato a marcire nei depositi senza manutenzione. Fermi 30 degli 87 filobus (il 35 per cento del totale), e mai uscito dai depositi il 14 per cento dei 22 Sirio. Dunque la Corte dei conti aprirà ora l´istruttoria sul tram fantasma pagato a caro prezzo. Andrà anche chiarito come mai nessun consiglio di amministrazione di quelli che si sono succeduti dalla metà degli anni Novanta a oggi è mai intervenuto per modificare un programma aziendale che andava di molto al di là del fabbisogno cittadino.
L´Anm, con una nota che porta la firma del suo presidente Simeone, riferisce di aver fornito «tutta la documentazione utile per le indagini. In particolare sono stati forniti i programmi in base ai quali fu ravvisata l´esigenza del rinnovo del parco filotramviario e gli eventi che successivamente hanno inciso sui programmi stessi. Al momento non è pervenuta alcuna comunicazione sulle conclusioni dell´inchiesta da parte del Guardia di finanza. L´azienda comunque continuerà a collaborare con tutti gli organi competenti perché sia definitivamente chiarita la questione».
Un´indagine partita a gennaio, prendendo spunto da alcuni articoli apparsi sui quotidiani napoletani, rilanciati in un servizio tv del programma “Le Iene” su Italia Uno. La Guardia di finanza, in quei giorni, conduce un doppio blitz curato dagli uomini del comando provinciale del colonnello Bottillo. Uno negli uffici di Fuorigrotta dell´Anm, dove i militari del nucleo di tributaria, coordinati dal colonnello Della Volpe, acquisiscono documenti; l´altro nel deposito centrale dell´azienda per verificare quanti sono i mezzi fermi e per quali guasti. «Le Iene hanno tagliato le risposte non in linea con lo spirito del servizio che avevano in mente», si lamenta il giorno dopo Antonio Simeone, il presidente della società. Protesta quel giorno pure il direttore generale, Renato Muratore, ed è seccato Enrico Cardillo, l´assessore comunale al Bilancio, titolare della delega alle società partecipate. Cardillo chiede una relazione sui filobus, 87 in tutto, a trazione bimodale, doppio motore, elettrico e a gasolio. Si chiamano F19. In strada ci vanno in meno di cinquanta, la spiegazione dei vertici Anm, perché «sono sufficienti, gli altri non sono rotti, vanno in strada a rotazione così evitiamo che ce ne siano alcuni usurati e altri mai usati. Altrimenti finirebbero uno in coda all´altro. Sulla pendenza di calata Capodichino, a pieno carico, se alimentati a gasolio, non ce la fanno a salire».
Ma allora perché comprarne tanti? Simeone non c´entra. È presidente dell´Anm solo dal giugno del 2006. Prova a rispondere il suo predecessore, Felice Laudadio, oggi assessore della giunta Iervolino, nel cda dell´azienda dal ‘99 al 2006. Fu lui a ereditare la nuova flotta dal presidente Cappabianca che la acquistò: «Quando gli acquisti furono decisi - parole di Laudadio - si agì di concerto con l´amministrazione comunale. Era un momento in cui si pensava a una grande espansione della rete elettrica dalla città verso i Comuni di Ercolano e Portici». Ma erano anni in cui il tram veniva fermato a piazza Vittoria (nel Natale del 2000). Da Bagnoli furono portati via i binari perché in via Diocleziano i residenti si lamentavano: per le vibrazioni ai palazzi e per i marciapiedi stretti e pericolosi. Via il tram anche dalla Riviera di Chiaia e giù con un manto d´asfalto lungo la preferenziale dei bus, salvo rivedere i piani e smantellare tutto proprio in questi giorni, per rimettere le rotaie e portarle fino a ridosso della stazione di Mergellina della Linea 6, reincarnazione di quella Ltr degli scandali, mai completata. I Sirio sono destinati a spingersi lì. Una ventina in tutto. Per fare da interscambio verso la City. Il bello è che non si esclude di smontare di nuovo i binari nel 2013, quando la Linea 6 dovrebbe essere finalmente in grado di raggiungere da sola piazza Municipio.
«Fu sbagliato - dice Laudadio, oggi assessore a Edilizia, Gare e Contratti - privarsi del tram. Successivamente il piano di espansione ha previsto un´azione di riadattamento della rete, sia aerea sia alle rotaie, proprio per utilizzare i nuovi mezzi, straordinari per comfort e rapidità. Furono previsti corsi di formazione per il personale, curati direttamente dall´Ansaldo. Perché tuttora rimangano nei depositi, non lo so».
Sempre nello scorso gennaio, mentre l´indagine partiva, i Sirio continuavano a essere consegnati e ancora si proseguiva nel pianificare piani di rilancio per quei mezzi. Come il finanziamento del piano per portare al Vomero e nella zona ospedaliera i filobus. Anzi, per riportare. Pure quelli c´erano già, ma Napoli se ne privò. Salvo fare marcia indietro e cercare 14 milioni di euro tra fondi Por e ministeriali (chiesti a Pecoraro) per riportare in vita il numero 47 sulla collina e abbassare il tasso di smog in città. I sindacati sono perplessi da tempo su questa catena di passi avanti e marce indietro. Enzo Balzano, coordinatore di Faisa-Cisal, denuncia da un paio d´anni gli sprechi per tram e filobus cittadini. Ora dice: «Fa rabbia il fatto che i mezzi sono nuovissimi, efficienti, in regola con la normativa europea, ma rischiano di diventare dei rottami. La colpa non è dell´Anm. L´azienda ha fatto la sua parte comprandoli. La politica ha delle responsabilità. Sono Comune e Regione che non investono nella rete. I mezzi e gli autisti ci sono. Eppure i cittadini aspettano ore alle fermate».
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Freni taroccati blitz alla Sepsa
Si allargano le indagini della Guardia di finanza sui freni taroccati sui bus napoletani. Dopo i sopralluoghi e i sequestri nei depositi dell´Anm di via Nazionale delle Puglie e di via Cavalleggeri, i finanzieri sono passati agli autobus della Sepsa. Nel deposito di Agnano della società per le Ferrovie napoletane gli investigatori hanno sequestrato otto coppie di freni, probabilmente fabbricati in Cina, con il finto marchio “Iveco” e trafugati dal carico sequestrato lo scorso giugno al porto di Salerno. Sembra, infatti, che i freni “made in China” - e quindi senza nessuna garanzia di sicurezza - non siano stati istallati solo sui pullman urbani (”Alè” e “Pollicino”), ma anche sugli extraurbani. La Finanza ora sta studiando anche fatture e bolle di accompagnamento per capire quando, come e a che prezzi siano stati comprati i freni sospetti.
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Corriere del Mezzogiorno
23 ottobre 2007
«Tram e filobus con i Boc, sprecati 22 milioni»
Dossier della Finanza alla Corte dei Conti: i mezzi arrugginiscono nei depositi
di Titti Beneduce
NAPOLI — Filobus e tram comprati a caro prezzo dal Comune e dall’Anm, ma mai utilizzati e lasciati ad arrugginirsi nei depositi: uno spreco da 22 milioni di euro quello accertato dalla Guardia di Finanza e segnalato alla Procura della Corte dei Conti. Le indagini degli uomini del nucleo di polizia tributaria sono cominciate agli inizi dello scorso febbraio, all’indomani di un servizio — denuncia delle «Iene». Era proprio così, come avevano denunciato loro: automezzi di ultima generazione acquistati nel 2000 non vengono utilizzati perché la rete elettrica non è abbastanza potente da consentirlo. Giacciono allora nei depositi di Stella polare, Carlo III e via delle Puglie, dove lentamente si deteriorano. In alcuni casi sono utilizzati per prelevarne pezzi che fungono da ricambi. Una vicenda sconcertante, che è stata segnalata anche alla Procura ordinaria: benché gli investigatori non abbiano individuato elementi di immediata rilevanza penale, non è escluso che il pm possa invece ravvisare estremi di reato. A rendere ancora più grave lo sperpero è il fatto che i mezzi sono stati acquistati con denaro ricavato principalmente dall’emissione di boc, cioè buoni ordinari comunali: i napoletani ne pagano dunque gli interessi.
«Già in sede d’intervento — è scritto in una nota — i finanzieri avevano rilevato che ben 30 degli 87 filobus in dotazione all’Anm, ognuno dei quali costato circa 400.000 euro, erano parcheggiati, in uno stato di evidente non operatività, all’interno di depositi aziendali e, addirittura, presso l’impresa costruttrice.
In realtà, fin dal 2001, l’intera gestione del parco mezzi filotranviari, come emerso dai successivi accertamenti, è stata caratterizzata da un costante sottoutilizzo. Analizzando i dati relativi all’utilizzo dei singoli mezzi, infatti, gli ispettori hanno accertato che, giornalmente, in media, il 35 per cento circa del parco filobus e il 14 per cento dei tram Sirio (in totale 22, costati complessivamente 24 milioni di euro circa), pur efficiente, non è stato impiegato in servizio. I militari delle Fiamme Gialle hanno verificato che filobus e tram, in sovrannumero rispetto alle reali capacità ed all’attuale estensione della rete elettrica, vengono impiegati a rotazione e talvolta, nel caso dei nuovi Sirio, per una sola corsa giornaliera». La causa, è emerso dalle indagini, è una miope programmazione aziendale che risale alla metà degli anni Novanta. Una pianificazione così superficiale e pasticciata che non si sapeva neppure dove portare i mezzi acquistati: alcuni, infatti, sono rimasti per anni nei depositi della casa produttrice.
Il presidente dell’azienda di trasporto pubblico, Antonio Simeone, sostiene che, da quando le «Iene» hanno denunciato il caso, sono stati messi in circolazione una ventina di filobus in più: in gennaio erano 40 su 80 acquistati grazie ai boc, ora sono circa 60. «Quei venti in più — aggiunge — ci consentono di fare la manutenzione con tranquillità». C’è poi un progetto che prevede di portare i filobus fino al Vomero e alla zona ospedaliera, ma, ammesso che sia finanziato e realizzato, per quella data i mezzi comprati nel 2000 sarebbero ormai vecchi e inservibili. In serata è arrivato anche un comunicato dell’Anm: «L’azienda ha fornito tutta la documentazione utile per le indagini. In particolare sono stati forniti i programmi in base ai quali fu ravvisata l’esigenza di rinnovare il parco filotramviario e gli eventi che successivamente hanno inciso sui programmi stessi».
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Corriere del Mezzogiorno
4 settembre 2007
Abbamonte: «In Regione 80 consulenti Ma nelle società miste non lo sappiamo»
«Abbiamo decine di controllori dei fondi Ue, però il sindacato ne blocca l’impiego»
di Simona Brandolini
NAPOLI — Assessore quanti dipendenti ha la Regione Campania?
«Dopo una dieta dimagrante, attualmente abbiamo 7400 unità, di cui, però, solo 391 dirigenti».
Quanti consulenti diretti?
«Ottanta, censiti al 31 dicembre 2006».
Quanti consulenti, invece, hanno società miste ed enti strumentali?
«Non lo so. Ma perché non lo posso sapere».
Si arena su un punto una lunga e aperta chiacchierata con l’assessore regionale al Personale Andrea Abbamonte. Perché se è vero che Palazzo Santa Lucia, secondo le ultime classifiche, è in coda per numero e spesa per consulenze dirette, è altresì vero che un controllo sulle consulenze delle società partecipate e sugli enti strumentali non avviene.
Perché?
«Perché non esiste una norma che lo prevede ».
Ma sono enti che dipendono dalla Regione, cui la Regione elargisce fondi.
«È vero, ma non essendo prevista un’anagrafe delle consulenze, una volta approvato il bilancio e autocertificato che c’è stata la riduzione delle spese per collaborazioni esterne del 10 per cento prevista da una delibera di giunta, non si può fare altro. Non esiste controllo sugli atti».
E dai bilanci non si evincono le spese per consulenze, non è così?
«Certo potremmo non approvare i bilanci.. Ma ora entriamo in discorsi che non sono di mia competenza. C’è la Corte dei conti che può effettuare tutti i controlli del caso ed è stata istituita presso la presidenza della giunta regionale un’unità che sta gestendo il riordino delle società miste».
Quindi sta dicendo che la Regione non può controllare se stessa?
«Beh, dobbiamo ringraziare Bassanini e la sua legge di riordino della pubblica amministrazione. Tutti pensano abbia snellito la burocrazia, invece l’ha appesantita ulteriormente ».
Allora veniamo alle sue competenze. Esiste un’anagrafe dei consulenti regionali?
«Certo. Ma noi ci stiamo lavorando dal febbraio di quest’anno».
E prima? «Quando scoppia il caso consulenze nel 2004-2005 presso la presidenza della giunta viene istituita un’unità per monitorare la spesa».
Quindi ha trovato già il materiale pronto.
«Macché. Erano dati disaggregati, mai aggiornati, messi in un cassetto. Dopo la Finanziaria nazionale..».
Cioé quando il governo lo ha imposto…
«La competenza è passata al Personale e abbiamo censito sia le collaborazioni esterne dei dipendenti regionali, sia le consulenze al 31 dicembre scorso».
E sono ottanta e sono sul sito del ministero della Funzione pubblica, ma, per questioni di privacy, può accedervi solo la pubblica amministrazione. Da dicembre in poi, invece?
«Stiamo continuando il monitoraggio ma non possiamo immettere i dati nella rete del ministero perché sta cambiando ancora la normativa».
A parlare con lei si ha la sensazione di una macchina regionale pesante, complessa, che si autotutela.
«Abbiamo problemi seri di sprechi, è vero, perciò non capisco la polemica sul Paser».
Mi scusi cosa vuol dire? Si riferisce al girotondo di mercoledì intorno a Palazzo Santa Lucia organizzato da alcune associazioni?
«Ma come può diventare uno scandalo un piano che ha avuto 52 giorni di pubblicazioni? È sballato. L’assistenza tecnica prevista dal Piano è trasparente. Siccome non abbiamo competenze su settori specialistici come l’aeronautica facciamo una gara europea per trovare un soggetto terzo che realizzi un bando con tutti i crismi».
Ma lei si riferisce all’advisor. Sono solo quattro dei 16 milioni che saranno spesi in modo più o meno discrezionale.
«Se si riferisce a come e da chi vengono dati i punteggi è una materia in cui non entro».
Va bene, allora andiamo oltre. Lei prima ha parlato di sprechi, quali sono?
«La questione più delicata è che abbiamo una serie di risorse che vengono spese male».
Facciamo un esempio.
«Siamo abituati a fare una formazione generalista, invece pochissima specialistica che serve soprattutto perché mai come in questi ultimi anni abbiamo funzioni e materie nuove da gestire. Prendiamo i fondi europei. Per la rendicontazione abbiamo formato 80 giovani, gli ultimi entrati per concorso, sono bravissimi. Ebbene, una volta formati, non riesco a smistarli dove dovrebbero andare».
Cioé? La Regione ha formato 80 giovani ma non fanno niente?
«Non è che non fanno niente, sono rimasti al loro posto, chi all’avvocatura, chi altrove. Non svolgono, però, il lavoro per cui sono stati formati. Quindi abbiamo buttato tempo e denaro».
Ma chi li trattiene?
«I loro uffici».
E’ paradossale.
«No, è drammatico. In Regione Campania ne devi formare cento, per riuscire a trasferirne un paio da un ufficio all’altro. Le riorganizzazioni passano attraverso la contrattazione sindacale, per questo ti trovi 1600 dipendenti all’Agricoltura e 100 all’Industria».
E la rendicontazione chi la fa?
«Chi la faceva prima, ma non è formato».
Un’ultima domanda: faccia outing, quanti consulenti ha?
«Ho un comitato tecnico formato da sette- otto docenti universitari che si sono occupati della legge sul decentramento. Tutti costano 60 mila euro l’anno».
Ne mancano ancora 72 da scovare in altri assessorati.
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Corriere del Mezzogiorno
31 luglio 2007
Tagliandi (e tagli)
di Luigi Labruna
Oltre all’occasione, anche il luogo è ameno. Alla Favorita, la villa di Ercolano che Ferdinando IV mise a disposizione dell’irresistibile Maria Carolina, il governatore ha convocato per l’11 settembre l’intera brigata dei suoi assessori e consiglieri regionali con la presidente Lonardo. Non per una scampagnata ma per una giornata di riflessione. Di autoanalisi. E, si spera, per il necessario, di ravvedimento. Sul fatto ed il non fatto in questa prima parte della consiliatura. Dovranno “fare il tagliando” e “guardare avanti”. Ne avranno di cose su cui meditare.
Tra l’altro, rinfrancati dalla spregiudicata scenografia in cui si riuniranno ed invogliati dal verde del parco, i più responsabili fra loro potrebbero anche trovare il respiro per dire qualcosa a proposito di quanto dichiarato dal presidente della Commissione ambiente del Senato e dal senatore Villone (entrambi di centrosinistra) sulla “storica intesa” raggiunta fra Stato, Regione e proprietari circa l’ecomostro di Alimuri. Sarà poca cosa, ma — a parte ogni altra ovvia considerazione — i meditanti potrebbero forse pensare anche al modo di risparmiare le centinaia di migliaia di euro che la Campania dovrà sborsare per ottenere di spostare, tutt’intero, con soldi pubblici, il megaedificio privato da una località scempiata ad un’altra.
All’uopo si potrebbe invitare a partecipare all’adunata vesuviana uno degli esperti giuristi di cui la Regione è certamente dotata come dimostra il successo (sacrosanto) ottenuto dinanzi alla Corte costituzionale perché non si estendessero ai vertici regionali campani i tagli imposti dalla finanziaria a tutti i poveri cristi che lavorano nel pubblico in Italia. Quella normativa era anch’essa un’indecenza perché violava la Costituzione invadendo prerogative regionali; ma il Parlamento, composto come sappiamo, aveva lasciato correre. E la Campania giustamente si è fatta sentire.
Ma ora non sa a che santo rivolgersi per mungere dalle risorse a disposizione i vari milioni di euro necessari per corrispondere ai consiglieri regionali le somme tagliate dalla legge impugnata e non messe in bilancio. Passeggiando tra i viali ricchi di essenze mediterranee ed esotiche rare, anche a questo forse i nostri eroi potrebbero pensare. Prendendo esempio (per dirne una) dal presidente Napolitano, che senza perdersi in chiacchiere e utilizzando con pronta sensibilità gli strumenti giuridici e politici a disposizione, ha fatto sì che il Quirinale intervenisse autonomamente a moderare, sia pure per ora in maniera quasi solo simbolica (ma anche di simboli e segni vive la credibilità politica e personale in democrazia) gli spropositati (rispetto agli altri pubblici servitori) emolumenti dei propri dipendenti. Altrettanto potrebbero decidere nel corso del conclave i governanti campani, impegnandosi a varare con urgenza un’apposita legge che, salvaguardando l’autonomia regionale, desse l’esempio. E autonomamente tagliasse, non del dieci voluto dallo Stato ma del nove e novanta (o, meglio, del venti) per cento, le retribuzioni esagerate, equiparate a quelle dei parlamentari nazionali, dei consiglieri regionali campani, che tra l’altro non sono ancora riusciti ad approvare in queste due ultime legislature uno straccio di Statuto. E meno male che per ora è stata mantenuta ferma la data del 19 settembre per la discussione in aula della bozza varata, Dio sa come, in Commissione e che, fra parentesi, in nessun luogo appropriato è stata ancora resa agevolmente nota. Se sarà approvata, bisognerà attendere la seconda lettura. Nella scorsa consiliatura, con la stessa maggioranza di adesso, non se ne fece niente. Ma allora non fu evocato ufficialmente in aula, come stavolta, San Gennaro. Da laico, debbo purtroppo riconoscere che anche in questo caso, come per i rifiuti, un suo miracolo resta la sola vera speranza.
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Repubblica - Napoli
30 giugno 2007
LA POLEMICA /Il gioco delle poltrone a punti specchio della malapolitica
di Massimo Villone
Forse non avevamo capito. Più volte abbiamo lamentato che la vicenda politica locale rimaneva oscura e impermeabile al controllo democratico. Abbiamo chiesto a gran voce trasparenza. Abbiamo censurato il carattere oligarchico, la mancanza di partecipazione. Ebbene, è ora pubblica la modulistica per il riparto clientelare delle poltrone in Campania. Sembra lo studio di un commercialista. Un registro della contabilità che mostra i posti da distribuire, misurati in punti per l´importanza, il compenso previsto, i rimborsi.
Il valore totale di ogni poltrona, dato dalla somma dei vari punteggi. A fronte, le forze politiche, misurate in punti anch´esse per i voti riportati, con l´indicazione della quota di punti già utilizzata nella spartizione, e di quella ancora da utilizzare. Fogli che circolavano in Consiglio regionale.
Possiamo finalmente dire: esistono regole. Pensavamo a confuse colluttazioni, e troviamo invece una ordinata contabilità. Poltrone e forze politiche, indicazione del già avuto e dell´ancora a pretendere. Pensavamo di essere strangolati da una politica stracciona, rissosa, affamata oltre ogni limite. Invece vediamo a ciascuno pacificamente assegnata una casella, secondo criteri oggettivi. A ognuno il suo, un posto per ogni cosa. Per maggioranza e opposizione.
Ordine ed efficienza. Il sistema meriterebbe una applicazione generalizzata, magari anche ai risultati della politica. Quanti punti diamo a chi risolve il problema dei rifiuti? Quanti per un decente servizio sanitario, un traffico scorrevole, o una buona manutenzione stradale? E quanti ne togliamo se non si fa quel che si deve? Se stabilissimo soglie minime di decenza, potremmo con una semplice operazione aritmetica sostituire un amministratore, o un dirigente. Risparmieremmo fatica, stress e soldi dei contribuenti. Potremmo persino dire che una forza politica perde per l´assessore incapace tot crediti sul totale cui ha titolo. E avremmo di sicuro governanti migliori.
Non chiediamo troppo. Già con quel che c´è siamo di fronte a una best practice, sia pure della lottizzazione. Se dovessimo credere che non è stata mai applicata, lo riterremmo un grave passo indietro. Ci rassicura il fatto che per una quota i punti risultano già utilizzati. E siamo comunque sicuri che le altre regioni ci invidiano e ci copiano. Certo, meglio sarebbe stato affaticarsi per il buon governo. Ma contentiamoci di capire. Perché, ad esempio, un Corecom vale tanto, al punto che il suo presidente è equiparato al vicepresidente del Consiglio regionale? Eppure, quest´ultima carica sembrerebbe assistita da un ben maggiore peso politico e istituzionale, oltre che da più alti emolumenti. La risposta è semplice. La modulistica, con precisione degna della migliore burocrazia, debitamente tiene conto dell´utile che la poltrona può offrire alla politica che la concede. Il Corecom ha un ruolo non marginale per quanto riguarda il mondo delle Tv e delle radio locali. Un rapporto privilegiato con queste potrebbe essere obiettivo appetibile per un politico.
Nasce allora il sospetto che la malapolitica non si fermi all´assegnazione della poltrona. Ne vengono, magari in qualche caso ingiustamente, dubbi sulla qualità delle scelte volte a coprire le poltrone. Di sicuro, nella modulistica non c´è alcun punteggio attribuito alla qualificazione degli assegnatari. A quanto pare, non rileva. Le battute sono facili, ma il pericolo è alto. I risultati della politica sono in Campania molto al di sotto del limite della decenza. Qui si muore prima che altrove, si è più poveri, si hanno drammatici problemi di sicurezza e qualità della vita. Qui il “cencellismo” esasperato si somma all´incapacità di offrire soluzioni, di rispondere ai bisogni. Qui la politica espone le sue ultime e definitive miserie.
E allora cosa si aspetta? Qualcuno, oltre i pochi e ben noti grilli parlanti anche da queste pagine, vorrà ammettere che la malattia è grave, e richiede interventi immediati? Si avrà il coraggio di dire che un modello istituzionale è arrivato al capolinea, con le forze politiche che in esso operano? Che è giunto il momento di cambiare? E non si dica, per favore, che tutto si risolverà con il Partito democratico, visto che ad esso danno vita proprio i protagonisti di quel che oggi accade. E soprattutto, qualcuno – nei partiti e nelle istituzioni - comincerà ad assumersi una responsabilità, a dire che sono stati commessi errori, a offrire o chiedere dimissioni, a sostituire un assessore o un dirigente, ad annunciare credibilmente un cambio di passo nella gestione del potere politico-amministrativo? Si ritiene davvero che il muro di gomma sia la tattica migliore? E per fare cosa?
«Te piace ‘o presepe?». Tutti ricordiamo la domanda di Eduardo, e la risposta che segue. La facciamo nostra. Di sicuro, questo presepe non ci piace. Per niente.
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Corriere del Mezzogiorno
29 giugno 2007
Regione, Cencelli: si scopre che tutti sapevano
Sena (Dl): esiste, ma non c’è accordo. Amato (Ds): è vero, c’erano delle tabelle
di Gimmo Cuomo
NAPOLI — Il manuale Cencelli per le nomine regionali (con la valutazione del peso delle singole poltrone da attribuire e del credito assegnato ai partiti) esiste davvero ed è stato utilizzato anche nel corso di questa legislatura, quando, per la prima volta, il Consiglio è riuscito a procedere all’elezione, evitando che la presidenza dell’assemblea provvedesse in surroga. Il giorno dopo le rivelazioni della stampa, sono fioccate le ammissioni. Ecco il capogruppo della Margherita Mario Sena. «È vero - ha confermato - in passato si sono utilizzati metodi comparativi. Ma attualmente non c’è alcun accordo. Volendo restare nella logica cencelliana, la bozza circolata in Consiglio e pubblicata dai giornali è stata elaborata male: i valori riportati sono ingiusti, inadeguati, inapplicabili. Alcune cariche sono sopravvalutate, altre sottovalutate. Quei numeri si potrebbero al massimo giocare al lotto. Il fatto è che sono anche perdenti». Sena ha ricordato di essere stato da sempre favorevole al trasferimento dei poteri di nomina dall’assemblea all’esecutivo. E ha sollecitato per iscritto alla presidente del Consiglio Sandra Lonardo «la trasmissione delle domande già pervenute alla commissione regionale competente per le necessarie valutazioni». Anche il capogruppo dei Ds Antonio Amato ha confermato. «Sapevo che c’erano le tabelle. Due anni fa se ne parlò in una riunione dei capigruppo nella quale si discusse di regole. Chi ha fatto uscire quelle carte, però, le regole non le vuole. Comunque sia, la lista pubblicata dai giornali è stata modificata. In ogni caso, la maggioranza si è sempre battuta per la rappresentatività e la professionalità degli incarichi ».
Il manuale ha origini antiche. Pare, infatti, che l’elaborazione del sofisticato sistema matematico di pesi e contrappesi per la divisione delle poltrone risalga addirittura al 1995, all’inizio, cioè del primo mandato alla Provincia di Napoli dell’ex presidente Amato Lamberti. L’ideatore sarebbe stato Antonio Giordano, ex capogruppo provinciale della Quercia: sua l’idea dei crediti assegnati ad ogni partito in base al peso elettorale e della valutazione di tutte le nomine di competenza dell’assemblea da effettuarsi nel corso della consiliatura. «Un modo democratico», si disse all’epoca, per garantire qualcosa anche ai partiti più piccoli della coalizione di maggioranza. E proprio quell’elaborato, con opportune correzioni, sarebbe successivamente approdato in Consiglio regionale (e chissà in quanti altri enti pubblici).
La questione della lottizzazione è entrata di prepotenza nella seduta di ieri del Consiglio. Ad aprire le danze è stato il capogruppo dell’Udc Pasquale Marrazzo che ha detto chiaro e tondo che «il Consiglio non avrebbe più potuto procedere alle nomine seguendo lo schema del cosiddetto manuale Cencelli». Parole pesanti contro la lottizzazione sono state pronunciate anche dal capogruppo di Alleanza nazionale Francesco D’Ercole. «Certi metodi spartitori — ha affermato — deprimono il ruolo dell’assemblea e ne delegittimano la funzione». L’argomento è stato affrontato da quasi tutti i consiglieri intervenuti. Verso la fine della seduta, è arrivata la proposta eclatante di Fausto Corace, dello Sdi. «Nel 2000 — ha premesso il consigliere socialista — il Cencelli lo elaborai io per tutti. Quel metodo andò bene a tutti: nessuno si lamentò e sui giornali non uscì neanche un rigo sull’argomento. Ma il Cencelli può andare bene quando si tratta di assegnare assessori o incarichi interni al Consiglio. Quando si arriva all’esasperazione non va bene più. Ora, l’unica risposta seria che possiamo immaginare è procedere al sorteggio pubblico». An ha subito aderito alla proposta. Che, tuttavia, dovrà essere discussa. Freddo Amato. «Il sorteggio — ha commentato il capogruppo della Quercia — si potrebbe eccezionalmente anche prendere in considerazione. Ma non è certamente il sistema migliore. L’obiettivo è varare una legge ad hoc che preveda il meccanismo dei concorsi».
Un’amara riflessione sul ricorso al manuale Cencelli per le nomine regionali è arrivato dal senatore di Dl Antonio Polito. «Quel testo — ha affermato — è una fotografia triste, e anche sbiadita, dello stato attuale della politica al quale non sfugge nessuna forza politica».
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Repubblica - Napoli
6 maggio 2007
Palmari, pc, ticket per i taxi: è scontro sui fondi stanziati nel bilancio 2007
Il sindaco dà via libera ai benefit per i consiglieri. Ma i sindacati: “È un pessimo segnale”
In media 3700 euro in più a testa. Iervolino: “Se mi chiedono soldi per lavorare meglio, perché negarglieli?” L´assessore Cardillo difende la manovra. Bobbio (An): “Grave se il mio partito ha condiviso l´accordo”
di Ottavio Lucarelli
«Un brutto, bruttissimo segnale. Soprattutto in questo momento». Arriva da Michele Gravano, segretario regionale della Cgil, il commento più duro al regalo di diverse centinaia di migliaia di euro per i consiglieri comunali arrivato non sotto la limpida forma dell´indennità, cioè della retribuzione ben visibile ma, piuttosto, con una sorta di manovra di aggiramento che, nascosta nel bilancio 2007 del Comune, fa lievitare le spese con una raffica di benefit, consulenze e lussi stile parlamento: 150 mila euro per palmari e personal computer; 430 mila euro, il doppio rispetto allo scorso anno, per il funzionamento dei gruppi; 400 mila euro per il lavoro straordinario dei dipendenti addetti ai gruppi. Complessivamente, 3700 euro in più di spesa per ogni consigliere comunale. Il tutto all´interno di un bilancio in cui la giunta, dopo i tagli del governo, ha dovuto fare le capriole per evitare di ridurre, ad esempio, l´investimento per le politiche sociali.
«Un bruttissimo segnale», accusa Gravano. E non è da meno Lorenzo Medici, segretario regionale della Cisl funzione pubblica: «Nessun aumento di spesa pubblica è giustificabile in un momento in cui tutto il paese sta stringendo la cinghia per risanare i conti».
I sessanta consiglieri comunali gongolano, già sognano palmari, ma anche i ticket per i bus e i taxi. E il sindaco Rosa Russo Iervolino li difende: «Da quando sono sindaco non c´è mai stato un aumento per loro. Se, dunque, mi chiedono fondi per gli strumenti di lavoro non posso negarglieli».
E li difende, difendendo anche se stesso e il suo bilancio tuttora all´esame delle commissioni comunali, l´assessore alle Finanze Enrico Cardillo: «Voglio ricordare che le indennità dei consiglieri, essendo collegate a quella del sindaco e degli assessori, così come quelle dei consiglieri di Municipalità, non soltanto sono le più basse tra le grandi città italiane ma anche quest´anno, come nel 2006, avranno un taglio del dieci per cento». Quindi entra nel dettaglio: «L´incremento per il funzionamento dei gruppi consiliari vale appena 160 mila euro e tutto ciò non prevede assolutamente benefit mentre si tratta unicamente di tener conto di costi che si incrementano fisiologicamente per svolgere il mandato. A tutto ciò si aggiungono ottantamila euro di incremento di spesa per il funzionamento burocratico a partire dalla stenotipia per i lavori del dipartimento Consiglio».
Cardillo ci prova, ma nel corso della giornata scoppia un caso in Alleanza nazionale. «Se è vero quello che scrivono i giornali, sarebbe scandaloso se anche noi avessimo aderito a un accordo di potere mentre la città affonda nel degrado». Il commissario del partito, Enzo Nespoli, ne parla nella relazione di apertura del congresso di partito. Critiche sottolineate dal presidente provinciale Luigi Bobbio: «Se risultasse vera la sottoscrizione, da parte del gruppo di An, del provvedimento che aumenta i benefit, saremmo di fronte a un fatto gravissimo».
Con la replica del capogruppo comunale, Luciano Schifone, che arriva in serata via sms: «Nelle tasche dei consiglieri comunali non entrerà un solo euro. Si tratta di richieste che mirano soltanto a dotarli di strumenti fondamentali per la propria attività. Il budget della giunta è di gran lunga superiore a quello del consiglio e poi, dare 100 euro in più per gli straordinari ai dipendenti è uno scandalo così grande?».
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Il Roma
5 maggio 2007
COMUNE/Una vicenda indecente
di Corvo rosso
Quatti quatti, nottetempo, come i ladri di galline, i capigruppo del Consiglio Comunale, d’accordo sindaco e Giunta, si sono fatti nuovi regali, naturalmente a spese dei cittadini. Agendo con inusitata riservatezza, tutti d’accordo, hanno redatto e poi rifilato all’assessore un “documento” di tre paginette zeppo di nuove spese e di indecenti privilegi. L’assessore, uomo di mondo, senza batter ciglio lo ha fatto proprio e, con furbizia, lo ha inserito nel bilancio comunale di modocchè, per far passare il pacchetto dei nuovi benefit i consiglieri tutti, maggioranza e opposizione, avrebbero dovuto votare il bilancio senza dare troppo fastidio. Un do ut des in piena regola.
Nessun rischio sull’approvazione del documento contabile, nuove spese, meglio, nuovi sprechi, a favore dei consiglieri, con l’aumento del 150% del “fondo unico” per avere buoni taxi, costosi computers, nuovi collegamenti Ansa, addirittura telefoni palmari, altri indebiti vantaggi e, ciliegina sulla torta, attribuirsi il prezioso contrassegno per transitare, tronfi ed arroganti, nelle corsie preferenziali e parcheggiare in aree vietate. Il tutto senza rischi di dannosa pubblicità. La vicenda è indecente. Per il merito ed il metodo. Invece di occuparsi dei problemi della città, invece di far funzionare il Consiglio che non si riunisce per mancanza del numero legale, invece di concentrarsi sulle tragedie quotidiane che ci affliggono, dal traffico all’immondizia, i nostri “rappresentanti” nel chiuso dell’edificio di via Verdi, pomposamente chiamato “palazzo della politica”, costato salato e con un’Aula che nemmeno li contiene tutti, si attribuiscono nuovi privilegi senza neppure il coraggio di dirlo apertamente. Se si volesse essere cattivi ci sarebbe da chiedersi se è sicuro che tutti sanno usare un computer, se i palmari comprati col pubblico danaro magari poi non finiscono a figli, mogli o amanti, se i buoni taxi non servano ad alimentare miserabili greppie clientelari e se è accettabile, in un paese civile, che mentre la gente normale agonizza nel traffico i “figli della gallina bianca” sfrecciano nelle corsie preferenziali. Per questo, e perché nessuno ci giudichi moralisti, il che sarebbe un’enormità, proponiamo: invece di computers, palmari e corsie preferenziali, corsi di lingue (anche l’italiano) e scarpe da jogging per i consiglieri. E poi magari buoni per acquistare il libro di Rizzo e Stella uscito per Rizzoli, “La casta”, dove si racconta di un assessore comunale napoletano che a 42 anni prende due pensioni “istituzionali” e di altre storie di privilegi vari, o il numero in edicola del Mondo, dove si denunciano i costi spaventosi della politica, o anche il libro di Salvi dove sono documentati gli enormi sprechi e le moderne forme clientelari del regionalismo di sinistra.
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Corriere del Mezzogiorno
15 febbraio 2007
SOCIETA’ COMUNALI/Napoli Est: 15 amministratori, un dipendente
E nelle 21 «partecipate» consulenze per oltre 10 milioni
di Nino Femiani
In breve
Rosso fisso nei conti di molte delle società partecipate dal Comune di Napoli. Poche le virtuose: tra queste Gesac, Sirena e Metronapoli.
Ma la maggior parte arranca con i bilanci in disordine o appena sopra la linea di galleggiamento. In totale, nel triennio 2003 2005, la perdita complessiva delle partecipate supera i 165 milioni
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I numeri
- 21 società
- 10.595 dipendenti
- 10 milioni per consulenze, 3,7 milioni per componenti cda e sindaci
- 164 componenti cda e sindaci (compenso medio annuo 22.890 euro)
- 165 milioni di perdite 2003-2006
- 25 milioni di perdite nel 2005
NAPOLI — Rosso fisso acceso nelle partecipate del Comune di Napoli con poche società virtuose e tante che arrancano con i conti in disordine o appena sopra la linea di galleggiamento. Facendo intravedere tra le perdite di esercizio anche bizzarie che potrebbero fare la felicità di qualche iena televisiva.
Ad esempio, c’è il caso di «Napoli Orientale», un tempo governata dall’«etrusco» Fabiano Fabiani e oggi da Francesco Nerli, capo dell’Authority portuale. La società — che vede una partecipazione del 9,8 per cento del Comune nel capitale sociale (50 mila euro versati da Palazzo San Giacomo) — registra la bellezza di 12 componenti nel consiglio di amministrazione più tre sindaci. Quindici membri del pletorico organo sociale mentre la forza lavoro si ferma ad una sola unità. Sì, avete letto bene: un solo impiegato addetto alla struttura immaginifica di Nerli che non si capisce bene cosa debba fare a Napoli Est, visto che gli stessi sindacati hanno definito la variante orientale una «scatola vuota» (dovrebbe riempirla Napoli Orientale, o no?). Per la verità, a fronte della penuria di dipendenti — «one man band» che lavora a tutto campo — si è pensato di spingere sulle consulenze, secondo un trend molto radicato nelle società miste o partecipate (la spesa complessiva è di 10 milioni e 201 mila euro, dati 2005) del Comune di Napoli e altrove. Così 73 mila euro sono volati via per consulenze varie mentre tra l’affollato cda e il collegio sindacale sono distribuiti in gettoni altri 70 mila euro. Per la verità questo insolita architettura societaria — una cda da politburo e pochi o punto dipendenti da amministrare — , non è un fatto insolito nelle partecipate del Comune. Nel centro agroalimentare di Volla — al quale il Comune partecipa con il 54,02 di quote azionarie e ha già versato 15 milioni di euro di capitale — c’è un organismo di 9 componenti con tre sindaci. Un consiglio già «dimagrito» rispetto ai 21 di qualche tempo fa, ma che costa al contribuente 164 mila euro (più i 77 mila dei sindaci). Una cifra, tutto sommato, niente affatto scandalosa se non fosse che il centro di Volla non è mai decollato e che i dipendenti di questo bulimico organismo sono solo due. Anzi uno e mezzo: uno è di ruolo, l’altro è un co. co. pro. Non bastas se, anche qui 147 mila euro di consulenze nel 2005, per una struttura che annega nei pantani dei ritardi e delle litigiosità.
Un mondo pieno di sorprese quelle delle partecipate. Ad esempio, il Ctp, Consorzio trasporti provinciale, (la quota del Comune è al 50 per cento, l’altra metà è nelle mani della Provincia di Napoli) chiude da anni i conti con «rossi» spaventosi, nonostante metta in strada sempre meno automezzi. Ebbene a dispetto dei suoi quasi duemila dipendenti, e della opportunità di dare una sforbiciata ai costi, il consorzio sente il bisogno di far lievitare le consulenze. Che sono passate dai 629 mila euro del 2003 ai 992 mila euro del 2005, con una crescita del 30 per cento.
Senza ripetere i rilievi e i dati su Asìa (la società di raccolta rifiuti) e Bagnolifutura, due autentiche zavorre nei bilancio complessivo delle partecipate (la prima perde nel 2005, 5 milioni; la seconda 9,4) c’è da rilevare l’andamento di Terme di Agnano, 100% partecipata dal Comune. Dal 2003 al 2005, il «rosso» della società è volato ad oltre un milione di euro, con i dipendenti cresciuti da 46 a 66. Eppure nonostante i nuovi arrivi, cresce l’abituale e «rassicurante» area di consulenza che sfiora il mezzo milione di euro all’anno.
Ci sarebbe, infine, da riflettere sulla necessità di tenere nel «portafoglio» comunale partecipazioni che talvolta non hanno ragione d’essere e che potrebbero essere trasferite al mercato, come avviene altrove.
Al di là dei servizi essenziali, trovano poca giustificazione nella «mission» comunale gestioni come quelle della Mostra d’Oltremare, della suddetta Terme di Agnano, di Sirena (che ha i conti in attivo), di Stoà, di Napoli sociale e via dimagrendo.
Un tema sollevato timidamente anche dall’opposizione che lancia all’amministrazione un’offerta di collaborazione. «Intendiamo aprire un costruttivo confronto tra maggioranza e opposizione — dice Salvatore Varriale di Forza Italia — . E’ prioritario adottare azioni per rilanciare la gestione delle partecipate, al riguardo mi dichiaro disponibile ad avviare un positivo dibattito sul tema con l’assessore Cardillo il quale ha ribadito in più occasioni la necessità di un dialogo con la minoranza».
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Repubblica - Napoli
martedì, 13 febbraio 2007
IL CASO/I conti della politica non tornano mai
di Massimo Villone
L´inaugurazione dell´anno giudiziario della Corte dei conti per la Campania ci consegna un quadro assai negativo, e in via di peggioramento. Non solo per lo stretto profilo contabile, ma anche – e forse soprattutto – quanto al rispetto da parte di Regione ed enti locali di principi di correttezza e rigore nell´amministrare.
D´altra parte, lo sapevamo già. La stampa è da tempo il bollettino quotidiano di una malattia terminale. Di best practices nell´azione politico-amministrativa non si vede traccia alcuna. Che l´amministrazione – e gli amministratori – esistano per servire il cittadino utente, e non il contrario, è affermazione che appare fantasiosa, se non irridente.
E dunque non è una sorpresa leggere di decine di milioni di euro buttati al vento, mentre le funzioni fondamentali degli apparati pubblici non sono adeguatamente presidiate.
I casi riportati sono numerosi ed emblematici. Non manca la critica alla proliferazione delle società miste, per le quali si rileva che la fornitura di servizi può essere per i contribuenti ben più costosa, e che i profili della responsabilità diventano evanescenti. Abbiamo anche casi che fanno sorridere. Come quello – se abbiamo ben capito - dell´amministratore oggetto di procedimento giudiziario che ha, come avvocato, difeso se stesso, riscuotendo poi anche la relativa parcella.
Sorprende, invece, che la risposta delle istituzioni sia debole ed evanescente, come invece è stata. Di fronte a una requisitoria, chi ha la responsabilità della cosa pubblica è chiamato a rispondere in modo chiaro e preciso. O contrapponendo cifre a cifre, argomento a contestazione; ovvero dando conto di quel che si mette in campo per correggere gli errori e riprendere la giusta rotta. Quel che non può ammettersi è far finta di niente, balbettando qualche difesa di ufficio. Invece, proprio questo è sostanzialmente accaduto.
Il punto è che la politica fatica a uscire dagli schemi che hanno prodotto il disastro. Ne abbiamo la prova con la paradossale querelle seguita alle norme della legge finanziaria che hanno ridotto il numero dei componenti dei consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica. Una misura di moralizzazione assolutamente blanda, certo. Ci si poteva aspettare una raffica di dimissioni volontarie. Ma era troppo per i nostri eroi.
Non a caso, si ha invece notizia di una raffinata teoria per cui i consiglieri nominati prima della legge suddetta avrebbero una sorta di diritto al mantenimento del posto. E che quindi la riduzione del numero varrebbe a partire dalla scadenza naturale del mandato per i consiglieri ora in carica. Ma diritto a che, visto che le poltrone sulle quali vorrebbero rimanere seduti non esistono più? E se parlassimo invece di una decadenza immediata per la mutata composizione ex lege dell´organo, e del contestuale ritorno del potere di nomina ai soggetti che ne sono titolari? Con l´effetto che quel potere deve essere esercitato. Diversamente, potrebbero aversi da un lato omissioni, e dall´altro danni erariali se qualcuno pagasse emolumenti non più dovuti ad amministratori fantasma. Per non parlare, infine, del dubbio sulla legittimità degli atti da questi adottati.
Ci consola solo che siamo in ottima compagnia. Questo giornale ci ha informato ieri che il governatore del Molise è andato, a spese dei contribuenti, a un raduno di preghiera negli Stati Uniti. Speriamo almeno che – per il rapporto costi-benefici – abbia chiesto qualche miracolo. E se poi non l´ottenesse, davanti alla Corte dei conti ci finirebbe di sicuro.
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Corriere del Mezzogiorno
domenica 11 febbraio 2007
CORTE DEI CONTI/«Società miste, scatole cinesi fuori controllo»
di Antonio Scolamiero
«Si avverte la consapevolezza diffusa del momento che si vive in Campania e a Napoli per i problemi legati ad una certa concezione del modo di amministrare la cosa pubblica, che viene percepito come distorto e lontano dai bisogni dei cittadini». Parole amare, pesanti come macigni, quelle usate dal procuratore regionale presso la Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scalfizzi, nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario dell’organismo di giurisdizione contabile. Tanti i riferimenti ai guasti e ai problemi legati alle gestione della «res pubblica», riferimenti e fatti particolari, elencati davanti alla sindaca Iervolino e al governatore Bassolino.
Sindaca e governatore che non parteciparono alla cerimonia di Castelcapuano, questa volta ci sono e ascoltano senza batter ciglio.
Il procuratore spiega che nonostante l’organico ridotto («nove magistrati, sono davvero pochi per una Procura contabile come quella campana») il lavoro svolto nel 2006 è positivo: aumentati gli atti di citazione depositati alla Corte (circa 100); accresciuti gli importi di risarcimento danni (137 milioni e 600 mila euro). «Cifra ha detto Martucci di Scalfizzi sestuplicata rispetto allo scorso anno». Cifre imponenti anche per i sequestri conservativi: sette ordinanze per un importo che supera i 7 milioni e 500 mila euro.
DEBITI FUORI BILANCIO — «Ancora una volta destano preoccupazione» esordisce il procuratore. In base ai dati (rilevati tra il novembre 2005 al novembre 2006), gli importi ammontano ad oltre 62 milioni di euro. «Per il prossimo anno — aggiunge — si può prevedere, statisticamente, che perverranno comunicazioni di debiti fuori bilancio, pari a circa il 50% degli importi dello scorso anno, giungendo ad un importo presunto di debiti riconosciuti per oltre 53 milioni di euro». Un capitolo a parte lo merita il Comune di Napoli. Per Martucci di Scalfizzi i dati provenienti da Palazzo San Giacomo non sono concordanti: «Mentre si apprende dal verbale della seduta del consiglio comunale del settembre 2006, che i debiti fuori bilancio nel periodo gennaio settembre ammontano a 5.750.000 euro, alla Corte risultano invece pervenute comunicazioni per appena 547 mila euro». Una stranezza che viene giudicata «alquanto inverosimile che non sussistono debiti fuori bilancio con altre causali da quelle indicate». Diplomatica, in serata, la replica dell’assessore al Bilancio Enrico Cardillo: «Faremo tesoro dei contenuti della relazione». E ancora: «Sono soddisfatto perché il procuratore ha citato una mia delibera di monitoraggio dei debiti fuori bilancio».
MANUTENZIONE STRADALE — Altro argomento spinoso. Sulle spese per le strade gruviera e per i pali della luce che cadono, il procuratre sottolinea che la Corte non può avere un controllo dettagliato: «Le sentenze di risarcimento danni vengono comunicate alla Corte come debiti fuori bilancio. In generale, si può dire che abbiamo uno stato di manutenzione della città, che prima o poi provoca incidenti».
ASÌA ED EMERGENZA RIFIUTI — L’Asìa è stata citata nel 2006, per danno patrimoniale e non patrimoniale «per non aver conseguito, nel periodo che va dal 2002 al 2004, i livelli minimi di raccolta differenziata (35%) previsti dalla legge». Un danno che ammonta a 5 milioni e 700 mila euro. Altro caso emblematico, che ha destato l’attivazione della Corte con una citazione per danni pari a oltre 3 milioni e 900 mila euro è quella della società partecipata Pan (Protezione Ambiente e Natura), nata per diffondere informazioni ambientali, e collegata ad un consorzio, con quote poi confluite nella Regione Campania e nel Commissariato ai rifiuti. Al centro dell’attenzione dei magistrati è lo strumento operativo, un call center rimasto inattivo e costituito al di fuori delle funzioni commissariali che erano di diversa natura. Sull’emergenza rifiuti in Campania, nella relazione Scarfizzi sottolinea che dallo stato del ciclo dei rifiuti: «Emerge un quadro pregiudizievole per le pubbliche finanze». Insomma, sprechi che si collegano «anche alle scelte discrezionali di natura tecnica» e a «una molteplicità di singole erogazioni». Ma «se può apparire chiara l’esistenza di un danno pubblico si duole il procuratore — non è agevole individuare singoli e puntuali comportamenti antidoverosi nella catena della responsabilità amministrative».
SANITA’ E SORESA — Il procuratore regionale rileva che l’accumularsi del debito sanitario ha determinato una serie di riflessi negativi, sia sul riparto delle quote del fondo sanitario nazionale, sia sull’efficienza dei servizi, sia sugli oneri aggiuntivi che inevitabilmente conseguono alle azioni giudiziarie intraprese dai creditori. «Non è un caso che nel quinquennio 2001-2005, il 23% del disavanzo sanitario nazionale si è formato in Campania». Scarfizzi commenta anche l’istituzione da parte della Regione di Soresa, la società che dovrà provvedere all’estinzione del debito stimato in circa 5 miliardi di euro. «Si tratta di un’operazione estremamente complessa — afferma — e proprio per questo, potremo avanzare i nostri rilievi e valutare il rapporto costi benefici, solo fra qualche mese. Seguiremo con attenzione gli sviluppi anche per l’attuale incertezza dovuta alla frammentarietà degli atti conosciuti, che ha spinto la Regione ad avviare un’indagine conoscitiva e alla non ufficialità delle fonti».
SOCIETA’ PARTECIPATE — Agiscono come soggetti privati ma hanno un potere maggiore. Non sono soggette né a concorrenza né a rischio d’impresa. Eppure sono tutte in disavanzo. L’ultimo affondo, ma non meno importante, Martucci di Scarfizzi lo riserva alle società miste. «Sono scatole cinesi, che a volte vengono smembrate — accusa — , andando a confluire in altre società, con grosse difficoltà di controllo da parte nostra».
Insomma, sia quelle della Regione che del Comune vengono bocciate dalla Corte. La quale ammette che nel rompicapo di nomi di amministratori, sigle, trasferimenti di quote ecc… i giudici contabili si muovono come nel labirinto di Minosse.
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Repubblica - Napoli
domenica 11 febbraio 2007
CORTE DEI CONTI/L’accusa: “ecco gli sprechi della politica”
di Conchita Sannino
Comuni che spendono senza controllo: con debiti fuori bilancio che oggi si attestano a 62 milioni di euro, «cifra approssimata per difetto». Poi c´è il nodo della sanità regionale: «panorama dominato da una variegata tipologia di illeciti», con un disavanzo che «determina una serie di riflessi negativi sui servizi e sugli oneri aggiuntivi». E infine il riverbero del caos rifiuti sulla pubblica contabilità: una «spesa di oltre 160 milioni per le varie crisi tra 2001 e 2003» e, per quanto riguarda Napoli, «una citazione per danno patrimoniale di 5 milioni e 700 mila euro a carico dell´Asìa». Per non parlare della spina delle «società partecipate».
Atto d´accusa in 140 pagine. L´impietoso ritratto della politica degli sprechi («Lo spreco non è ancora un illecito contabile, ma ne è la premessa, l´anticamera»), emerge dalla relazione del procuratore della Corte dei conti campana, Arturo Martucci di Scarfizzi, che ieri mattina ha inaugurato l´anno giudiziario nella sede di via Piedigrotta, dopo l´analisi del presidente Salvatore Staro. Sotto la lente finisce «un diffuso modo di amministrare contrario ai principi di legalità, trasparenza, economicità, con conseguente spreco del pubblico denaro», scrive Martucci. Toni severi censurano anche «il penoso stato delle strade» cittadine (servizio affidato alla Romeo, ndr), e i servizi pubblici che costano di più e non funzionano. Fa effetto il riferimento alla voragine Sanità regionale, cui si tenta di porre rimedio con la «complessa operazione Soresa: forse troppo complessa rispetto al sistema approntato in altre regioni», annotano il procuratore. E un´altra stoccata è diretta all´Asìa: che si merita «una citazione per danno patrimoniale di 5 milioni e 700 mila euro a carico dell´Asìa per l´assenza di introiti dovuta al mancato raggiungimento dei livelli minimi di raccolta differenziata». Un male comune «a tutte e cinque le province campane».
Parole pronunciate in presenza dei vertici delle istituzioni: in prima fila siedono - contrariamente a quanto registrato a Castelcapuano - il sindaco Iervolino e il governatore Bassolino (che per impegni di lavoro, spiegazione ufficiale, lascia la sala a metà mattinata), con la presidente Sandra Lonardo. Proprio tra la Lonardo e la Iervolino sembra - per pochi minuti - pace fatta dopo l´aspra polemica che seguì l´assenza del sindaco o di un suo rappresentante nel Salone dei Busti. «Se abbiamo fatto pace? Ma ci siamo sempre stimate, siete voi dei giornali che ingigantite», sorride la Lonardo.
Nel dossier della Procura entrano per la prima volta le società partecipate, «sono 20 e con decine di milioni di disavanzo». «Spesso sono scatole - le definirà a margine il procuratore - agiscono come aziende private, ma sono protette dal mercato, non sempre gestite con professionalità e non competitive». Le criticità «della Regione peggiorano - sintetizza il procuratore Martucci - i debiti fuori bilancio, la Sanità e i rifiuti sono i 3 fronti su cui abbiamo rilevato gravi irregolarità». A ciascuna “patologia”, si accosta un segno di crescita: sono cresciuti del 33 per cento negli ultimi quattro anni «gli atti di citazione depositati alla Corte dei conti, sfiorando il numero di 100». Aumentati di 6 volte in un anno gli importi di danno di cui è chiesto il risarcimento che ammontano, anche a titolo di pregiudizio all´immagine, a quasi 138 milioni. Anche i soggetti convenuti in giudizio, nel 2006, sono aumentati del 50 per cento. Un volume di lavoro «che - invoca Martucci - avrebbe bisogno di più magistrati, di più funzionari». Unanime auspicio, espresso anche dal loro organo di autogoverno e dal presidente dell´Ordine degli avvocati Francesco Tortorano. I magistrati requirenti sono 9, compreso il procuratore, per 9 mila vertenze pendenti.
Spiccano poi i «seri dubbi» sui debiti del Comune di Napoli. Si fa riferimento alla nota vicenda degli “stipendi d´oro”: per l´indebita percezione di assegni familiari da parte di 280 dipendenti, accertato un danno di 6 milioni. Quanto al Palazzo guidato dalla Iervolino, i giudici contabili rilevano che «i dati non sono concordanti: da un verbale del Consiglio si apprende che i debiti ammontano a oltre 5 milioni, mentre risultano pervenute comunicazioni per 547 mila euro (gli straordinari dei vigili, ndr) risultando inverosimile che non sussistono debiti fuori bilancio con altre causali».
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