09_quattro cantoni
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ovvero: nomine, lottizzazioni, relazioni, inciuci e simili
Appunti per eventuali studi futuri delle elite cittadine
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ASL — Si cambia
21 marzo 2009
Corriere del Mezzogiorno
Bassolino «commissaria» Montemarano
Asl, decide il governatore e l’assessore s’infuria. Ma (per ora) resta
di Simona Brandolini
NAPOLI — Le cronache presenteranno la rivoluzione sanità. La cura dimagrante necessaria ad allontanare la scure del governo nazionale: sette Asl al posto delle tredici esistenti, tutte commissariate fino al 30 giugno. Non parleranno però di ciò che c’è dietro questa scelta, dell’improvvisa accelerazione e di un braccio di ferro ormai in atto da mesi tra governatore e assessore regionale alla Sanità. Né diranno di un litigio tra Bassolino e Montemarano, ché i nomi dei commissari sono stati cambiati all’ultimo momento. Tutti funzionari troppo vicini al presidente, si dice, uno solo legato all’assessore. Si scommetterà che Montemarano è pronto a lasciare la guida della Sanità sanguisuga. Certo, può darsi. Ma pur di non dare la soddisfazione di aver mollato a Bassolino e poi a seguire a D’Antonio, a Velardi e a qualcun altro ex amico, no, per ora resta al suo posto. Resiste, resiste, borrellianamente resiste.
Come si fa a cambiare il volto della sanità campana in una sola notte? Perché con un blitz le aziende sanitarie sono state tutte commissariate? Perché i responsabili del tavolo tecnico nazionale, ovvero i funzionari dei ministeri della Sanità e dell’Economia, nell’ultima missiva inviata a Santa Lucia in vista dell’incontro previsto il 31 marzo prossimo, hanno eccepito che il piano di rientro fosse solo un restyling formale e non sostanziale. Ovvero che la legge votata in consiglio regionale nel novembre scorso che prevedeva appunto l’accorpamento delle Asl e una riduzione dei distretti esistesse solo sulla carta e che quindi fosse insufficiente nel quadro di razionalizzazione richiesto per rientrare dal debito sanitario. Dunque una mossa obbligata e una risposta forte alle richieste di austerity del governo. Qualcosa, però, non deve essere andata per il verso giusto. Il commissariamento delle Asl era stato concordato tra governatore e assessore. Anche i nomi dei funzionari regionali che dovevano prendere il posto dei manager sanitari. Ebbene qualcuno, pare, sia cambiato nella notte. Lo avrebbe cambiato Bassolino. Tant’è che ad una rapida scorsa della lista dei magnifici sette si capisce, tra i due, chi ha fatto la parte del leone. Ecco i nomi e le funzioni: il capo di gabinetto del presidente Bassolino, Maria Grazia Falciatore sostituirà Di Minno all’Asl Napoli 1, il suo vice, Mario Vasco, è stato nominato commissario della neonata Asl Caserta (accorpate Ce1 e Ce2), per le Asl Napoli 2 e 3 (accorpate), Lia Bertoli funzionaria dall’Arsan, ancora una donna, Antonietta Cici, per le Asl Napoli 4 e 5 (accorpate), funzionaria dell’assessorato al bilancio, e dal bilancio viene pure Nando De Angelis, che si occuperà dell’accorpamento delle Asl Salerno 1 e 3. L’ultimo nome, non certo per importanza, è quello di Albino D’Ascoli, capo area presso l’assessorato alla Sanità che guiderà la Asl di Avellino. Unica situazione invariata è quella di Benevento, dove resta il manager perché non subirà accorpamenti. I commissari appena nominati avranno tempo fino al 30 giugno per riorganizzare le aziende. In seguito verranno nominati nuovi direttori generali. Prevista anche la riduzione dei distretti, che passano da 97 a 72. Infine la giunta ha anche varato disposizioni urgenti per contrastare i ritardi nei pagamenti della aziende sanitarie regionali. Trecento milioni di euro recuperati da altri capitoli di spesa sanitaria e la richiesta ai manager-commissari di procedere con accordi con i creditori per evitare gli antieconomici decreti ingiuntivi.
Ultima annotazione, dalle scelte fatte dalla giunta si evince un’altra cosa, la dice Mariano D’Antonio: «I commissari scelti sono competenti sotto il profilo economico e anche giuridico. Quindi dal punto di vista gestionale. Ciò che serve al sistema sanitario campano». Insomma un altro cambio di marcia. La verità è che da mesi Bassolino e i nuovi assessori stanno tentando di mettere nell’angolo Montemarano. Neanche troppo velatamente. A Montemarano, però, in questa guerra di nervi va la palma della tenacia. Tant’è che dopo l’ennesima decapitazione, l’ennesimo colpo al suo potere, non solo dice con fermezza: «Non ho nessuna intenzione di andar via». Ma avverte, avendoci messo faccia e firma sotto quella delibera, «in questa fase di riorganizzazione la giunta ha provveduto ad indicare propri dirigenti investendoli del delicato ruolo di commissari straordinari ai quali va l’augurio di buon lavoro e l’assicurazione che saranno adeguatamente supportati dagli uffici dell’assessorato alla sanità. Sono fiducioso di poter completare il percorso avviato, di rilancio della sanità campana, nei tempi previsti e di poter procedere alle nomine dei nuovi direttori generali, selezionati fra le migliori professionalità presenti nella nostra regione, recuperando anche chi, fino ad oggi, ha dato già buona prova di sè».
Soddisfatto ovviamente il governatore Bassolino: «Abbiamo tagliato sprechi e contiamo di abbattere i contenziosi, vogliamo elevare la qualità delle prestazioni e avere una burocrazia più efficiente». E in serata ha tenuto la prima riunione con i commissari.
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L’Ordine dei medici di Napoli Allarme del presidente Peperoni
«Così si taglia l’assistenza. E al Governo non basterà»
di Roberto Russo
NAPOLI — «Non c’è dubbio, bisognava agire perché le spese della sanità sono enormi e poi c’è una grande pressione del Governo sulla Campania. Però…».
Gabriele Peperoni, presidente dell’Ordine dei medici di Napoli e provincia e segretario nazionale della Federazione medici e odontoiatri (Fnnomceo), non nasconde di essere preoccupato e allarmato.
Presidente Peperoni, qual è il problema?
«Che il provvedimento non tiene conto delle indicazioni delle associazioni di categoria. Temo che l’accorpamento delle Asl e la riduzione dei distretti provochino tagli all’assistenza. Ho chiesto un incontro urgente a Bassolino a tale proposito».
Ci sono già segnali di allarme? Se sì, quali?
«In molti ambulatori è difficile reperire il materiale per le analisi cliniche. Una collega allergologa ha dovuto comprare con i suoi soldi le lancette per i test sulla pelle. Tutto sommato costano dieci euro. Ma se a finire fossero state le gocce per la prova allergica, allora sarebbe difficile trovare un medico disposto a rimetterci centinaia di euro per acquistarle. Se i rifornimenti tardano è un problema grave. E poi ci sono ambulatori che stanno chiudendo. Quello del Distretto 51 di Napoli, via De Gasperi, è stato sfrattato dai locali di proprietà Inpdap. Serviva un’utenza di migliaia di persone, molte delle quali anziane e con varie patologie, e adesso sa che succederà?».
No, cosa?
«Che tutti i vecchietti, fino a qualche tempo fa assistiti in quei locali, al minimo malessere prenderanno d’assalto il pronto soccorso del Pellegrini. Ingolferemo quell’ospedale, aumenteranno i ricoveri e quindi anche la spesa. Non è forse uno spreco questo?».
Però è difficile sostenere che l’accorpamento delle Asl non faccia risparmiare risorse.
«Certo, ma anche qui occorre buon senso. Ad esempio, invece di accorpare Portici (ex Asl 5) all’Asl Napoli 1 sarebbe stato meglio scorporare qualche ospedale napoletano e decentrarlo in quel territorio per venire incontro alle esigenze di centinaia di migliaia di residenti. Invece, mettere insieme due Asl così grandi mi lascia perplesso sull’efficacia dell’assistenza che potranno erogare i presìdi di zona. Pensi ad esempio a cosa succederà a Salerno: una sola Asl competente dall’Agro Nocerino fino al Cilento, un territorio vastissimo con densità di popolazione molto disomogenea».
Nei piani della Regione l’area vesuviana è destinata in parte ad essere servita dall’Ospedale del Mare. Non basta?
«Anche per l’Ospedale del Mare occorre capire quali siano i tempi di realizzazione e le questioni ancora in sospeso».
A proposito di ospedali, sembra certo che a Napoli ne verrà chiuso più di uno, pare che il Governo anche da questo punto di vista abbia imposto tagli drastici alla Regione. E che da Santa Lucia debbano agire con la scure per evitare il commissariamento.
«Per quanto ne so chiuderanno certamente gli Incurabili. Ma io penso che sarebbe meglio riconvertire gli ospedali meno produttivi e trasformarli in hospice per anziani, potrebbero servire ad evitare ricoveri inutili».
Insomma, il commissariamento delle Asl non la convince proprio. « Noi medici non vogliamo fare una battaglia di retroguardia. Ma non possiamo evitare di sottolineare che si continua ad agire senza una vera riforma del Piano sanitario regionale. Non bastano né il Piano ospedaliero, né le norme per contenere la spesa farmaceutica. In Campania andiamo ancora avanti con la legge 32 del ‘94, invece serve un progetto credibile, condiviso ed efficace. I commissari inviati nelle Asl sono l’ultimo escamotage regionale per scongiurare il commissariamento, ma non so se il Governo si accontenterà di questo. La mia impressione è che decideranno altri invece che noi».
Secondo lei, in queste condizioni l’assessore Montemarano dovrebbe lasciare?
«L’ho chiamato ieri mattina ed era in riunione, lo chiamerò ancora perché voglio parlargli. Certamente Montemarano risulta superato dai fatti, dalle decisioni prese. Però non vorrei che diventasse l’agnello sacrificale di una situazione che si trascina irrisolta da anni. Non credo comunque che abbia bisogno dei miei consigli, poi è un uomo di spirito, saprà trovare la battuta adatta alla situazione. Invece mi preme rivolgere un appello ai cittadini».
Dica pure.
«Segnalino all’Ordine dei medici tutte le carenze e le disfunzioni conseguenti alla riorganizzazione. Noi vigileremo e interverremo come facciamo da sempre, nell’interesse della salute di tutti ».
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Repubblica - Napoli
Bassolino commissaria la sanità
Via i manager, nella nuove Asl arrivano i suoi più stretti collaboratori
Le strutture da 13 a 7. Montemarano: “Niente dimissioni, anch´io ho votato quelle decisioni”
di Roberto Fuccillo
TERREMOTO nella sanità campana. Antonio Bassolino prende tutti in contropiede e rivoluziona le Asl, affidandole a funzionari regionali. Finisce insomma la stagione dei manager, e il profilo dei nominati consegna la sanità campana più allo sguardo attento del presidente che non a quello dell´assessore Angelo Montemarano. L´occasione è stata data da un atto dovuto, ovvero l´accorpamento delle Asl secondo la legge approvata in Consiglio a novembre. Si passa da 13 strutture a 7, e in sei arrivano altrettanti commissari, che resteranno in carica fino al 30 giugno 2009, per preparare la ristrutturazione. Comunque i precedenti direttori sono decaduti.
Ecco il dettaglio. Asl Napoli 2 e Napoli 3 vanno a Lea Bertoli, capo di gabinetto dell´Arsan. Napoli 4 e Napoli 5 a Loredana Cici, capo dell´ufficio legislativo del presidente Bassolino. Le tre Asl di Salerno a Fernando De Angelis, coordinatore dell´area bilancio della Regione. Le due di Caserta a Mario Vasco, vicecapo di gabinetto del presidente. Le due di Avellino a Albino D´Ascoli, coordinatore del piano sanitario. Unica intatta è la Asl di Benevento. Non così invece per la Asl più grande, la Napoli 1: subisce una lieve variazione, acquisendo nella sua area anche Portici, ma è difficile che si debba a questo la nomina alla sua guida di Maria Grazia Falciatore, nientemeno che il capo di gabinetto di Bassolino. Prevista anche la riduzione dei distretti, da 97 a 72, e la possibile accelerazione dei pagamenti.
«Andiamo avanti con determinazione sulla strada del risanamento e della riqualificazione del servizio sanitario», dichiara Bassolino. É il tono col quale in questi mesi ha detto di non voler guardare in faccia a nessuno pur di tener fede al patto per la salute. Il che però rafforza la convinzione di quanti, nei partiti di opposizione, vedono nella manovra l´estremo tentativo di far vedere al governo che il possibile è stato fatto prima del commissariamento. Palazzo Chigi potrebbe occuparsene la settimana prossima, anche se l´assessore Angelo Montemarano, in una intervista all´agenzia “Il velino”, riferisce di un incontro a Roma per il 31 marzo. Ad ogni modo lui non si sente esautorato né prossimo alle dimissioni: «Non ci penso proprio, le decisioni le ho votate anch´io». D´altro canto c´è chi, come la Ugl/Medici, dà corpo a un sospetto diffuso: «Bassolino mira ad aumentare il consenso elettorale in vista delle europee che lo vedranno in corsa». E, mentre il presidente dell´Ordine dei medici Gabriele Peperoni dice di temere una riduzione dei servizi erogati, rischia di passare inosservato il fatto che l´altro assessore, Nicola Mazzocca, ha presentato ieri il centro unico delle prenotazioni, che consentirà di prenotare posti o prestazione ovunque a partire da qualsiasi sportello de servizio sanitario.
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Presidente unitario cercasi per Unione Industriali
20 dicembre 2008
Repubblica - Napoli
Lettieri resta in carica e attacca “Il sindaco non si ostini a continuare”
“Romeo ottimo imprenditore, ha fatto cose egregie”
L´albergo che ha realizzato è una iniziativa di livello mondiale. Che bella la festa di inaugurazione
di Patrizia Capua
La giunta Iervolino? «Da tempo non gode più della fiducia dei cittadini. È assurdo ostinarsi a continuare». L´inchiesta che ha travolto palazzo San Giacomo? «Non entro in questioni che competono alla magistratura». Il problema di Napoli? «L´inefficienza e la lentezza della macchina amministrativa». Alfredo Romeo: «Un ottimo imprenditore». L´accordo all´Unione? «In un quadro politico e sociale desolante e preoccupante, almeno noi dovevamo dare un segnale forte». Nel giorno della sua rielezione per due anni all´Unione industriali, soluzione che chiude un duello a muso duro tra Scudieri e D´Amato, Giovanni Lettieri, “presidente di garanzia” per volontà di Emma Marcegaglia, fa il punto e guarda avanti.
Presidente, si ritrova in trincea.
«Decisione sofferta. Ho riflettuto molto, ormai avevo in testa di dedicarmi in pieno alle attività imprenditoriali in corso. Nessuno, me compreso, immaginava che la soluzione potesse passare per un nuovo mandato biennale. Il nostro sistema industriale ha dato prova di grande sensibilità ma soprattutto ha dimostrato senso di responsabilità visto il momento terribile che sta attraversando la nostra città. È stato dato un segnale forte e inequivocabile che evidenzia il risultato positivo raggiunto dall´Unione in questi anni. Devo dare merito a Scudieri e D´Amato di aver posto le premesse per una ritrovata unione. Sento il dovere di ringraziare tre amici e galantuomini, Nicola Palumbo, Marco De Feo e Sergio Von Arx, i tre della commissione di designazione, che hanno svolto un lavoro eccezionale, dedicato tempo e hanno contribuito in maniera determinante alla soluzione. Hanno fatto in modo che la vicenda non degenerasse. Indipendentemente dall´esito, che sarebbe stato scontato, non potevamo permetterci di continuare a confrontarci sui giornali».
La giunta Iervolino, che lei ha tanto spesso e duramente criticato, ora è travolta anche da una bufera giudiziaria. Il sindaco dice: «Vado avanti». Lei che ne pensa?
«Che è assurdo ostinarsi a continuare, qualsiasi cambiamento si proponga, rimpasto di tre, quattro, cinque assessori, non può andare. Da tempo la giunta non gode più della fiducia dei cittadini, come confermano anche i sondaggi. Bisognerebbe prenderne atto. Cos´altro deve succedere per rendersi conto che questo percorso è chiuso, finito?».
La magistratura ha fatto il resto?
«Non vorrei entrare in questioni che competono alla magistratura e nel merito dei provvedimenti perché sono coinvolte persone che conosco e che stimo. Mi auguro che tutto venga chiarito al più presto. Spesso ciò che appare in un modo poi non corrisponde alla realtà dei fatti».
Vede l´inizio di una Tangentopoli bis?
«Non c´è paragone, sono due situazioni completamente diverse. Bisogna misurare costi e benefici per un´amministrazione, non ho sentito parlare di tangenti finora».
Alfredo Romeo, personaggio chiave degli appalti incriminati, è uno di voi, un big dell´Unione di questa città.
«Romeo è un ottimo imprenditore. Mi dispiace per quello che gli sta succedendo, ha lavorato ovunque in Italia, facendo cose egregie. Il mio giudizio su di lui è assolutamente positivo. Anche ora, con questo nuovo albergo “Romeo”, inaugurato con quella bella festa, è un´iniziativa di livello mondiale».
L´inchiesta disegna la ragnatela di interessi tra Romeo, assessori, consiglieri comunali e circoscrizionali. Come si governano i rapporti tra imprenditoria e politica?
«La politica deve porre condizioni agli imprenditori perché facciano investimenti. Gli imprenditori devono chiudere bilanci con utili, se non si fanno utili non si investe. Così succede nei paesi sviluppati. Non mi preoccuperei delle amministrazioni che creano le condizioni per far crescere le imprese anche economicamente. Mi preoccupano invece, come nel caso di Napoli, quelle amministrazioni immobili che non aiutano la crescita né delle imprese né del territorio. L´inchiesta avrà un inizio e una fine. Grave è l´assenza di una politica orientata alla crescita dell´economia in un territorio, e di una sana politica che sappia formare una nuova classe dirigente. Da questo deriva la ricerca di soluzioni nella società civile e tra gli imprenditori. Vedo la profondissima crisi del Pd. Raccapricciante. Non si riesce a programmare il futuro».
Al posto della Iervolino, lei che avrebbe fatto?
«Non mi sarei affannato a dire: “Non ho avuto e non avrò mai un avviso di garanzia”. Se si incappa in un problema lo si affronta. Proverei ad azzardare scelte coraggiose per attrarre investimenti imprenditoriali e posti di lavoro, sempre nel rispetto della legalità. Che il sindaco Iervolino abbia le mani pulite non credo ci siano dubbi, che rappresenti un baluardo di legalità è evidente, non solo lei, anche il vicesindaco Tino Santangelo. Il problema è che questa esperienza amministrativa non ha più spazio. Tutti, sia all´interno del Palazzo che fuori, mi riferisco alle società collegate, Asìa, Bagnoli futura, Napoli Est, non sono più motivati, anche se in alcuni casi si tratta di ottimi manager. Se si fosse ascoltata l´Unione industriali due anni fa, ci si fosse seduti attorno a un tavolo, dando un passo nuovo, con decisioni condivise, oggi non saremmo a questo punto».
Quale sarà la sua prima mossa da neo presidente?
«Convocherò i presidenti di sezione per definire assieme a loro un nuovo programma. I giovani soprattutto ci guardano, dobbiamo essere di esempio. Individuando priorità e esigenze della base associativa, nel proporre fatti concreti, e di qui partendo per formare la nuova squadra».
Ci sono già i nomi?
«La squadra è azzerata. Inizierò a pensarci dopo Natale».
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Corriere del Mezzogiorno
Industriali. Il presidente del Cis loda l’ex leader nazionale e Scudieri: veri altruisti
Punzo benedice il Lettieri-bis
«La strada scelta renderà l’Unione sempre più forte» D’Amato: «Ora un percorso rigoroso per il rilancio»
di Paolo Grassi
NAPOLI — Ieri sono state gettate le basi per il Lettieri- bis. Dopo il ritiro delle candidature da parte di Antonio D’Amato e Paolo Scudieri, il presidente uscente è stato ridesignato (dalla giunta) alla guida dell’associazione di Palazzo Partanna e costituirà a breve una nuova squadra di governo. Poi tornerà di fronte al parlamentino dell’Unione per presentare, appunto, il team di vicepresidenti e consiglieri incaricati scelti e per illustrare il programma che intende portare avanti nel terzo biennio di leadership. Quindi si terranno l’assemblea straordinaria necessaria per modificare lo statuto — nel senso che sarà possibile prolungare il mandato di timoniere, come ha stabilito ieri la giunta — e quella ordinaria per l’elezione, o meglio la rielezione. Un percorso che, se non ci saranno intoppi — e al momento lo spitiro unitario sembra a prova di bomba — si concluderà entro gennaio.
Lettieri, dunque, resterà alla testa degli industriali di Napoli fino alla fine del 2010. Questa la sintesi della mattinata di ieri a Palazzo Partanna. Manca solo un passaggio. Anche se non si tratta di un dettaglio: le dimissioni polemiche annunciate da Mimmo Giustino, vicepresidente agli Affari interni e rappresentante di una delle famiglie più note dell’imprenditoria partenopea (la rottura, per la cronaca, si è consumata nel corso del comitato direttivo che ha preceduto la riunione di giunta, alla quale lo stesso non ha poi preso parte).
Da Palazzo Partanna, tornando all’ufficialità, è stata diffusa una nota in cui si fa lungamente cenno alla decisione di D’Amato e Scudieri «di fare un passo indietro per il bene comune dell’associazione». Una scelta che «consente di ritrovare un quadro unitario». Ovvero «una soluzione in linea con gli auspici della presidente di Confindustria Marcegaglia e della vicepresidente per il Mezzogiorno Coppola, individuata nella consapevolezza dell’importanza per l’Unione di affrontare in maniera compatta e coesa un periodo difficile per l’economia internazionale e nazionale, con particolari criticità per Napoli e il Mezzogiorno». Il presidente uscente e rientrante commenta: «Mi adopererò affinché l’impasse che abbiamo tutti sofferto possa avere un epilogo che innalzi ancora di più il tenore della rappresentanza imprenditoriale».
E torna a parlare anche Gianni Punzo, che nei giorni scorsi aveva sollecitato una soluzione unitaria: «Antonio D’Amato e Paolo Scudieri hanno dato prova di un grande senso di responsabilità, anteponendo ad ogni altra considerazione l’interesse dell’associazione. La soluzione adottata è la più indicata per far calmare le acque e riprendere a lavorare da subito per rendere l’Unione sempre più forte e autorevole».
L’ex leader di Confindustria, avvicinato dopo i lavori della giunta ha ribadito quello che già aveva scritto ai saggi nel momento in cui ha annunciato il ritiro della candidatura: «Sono sempre stato convinto che, in realtà, la vera sfida cui il ceto imprenditoriale della nostra città è chiamato a rispondere è soprattutto quella di assumersi le proprie responsabilità riguardo le grandi questioni che attengono ai temi dello sviluppo, dell’occupazione, della legalità e della vivibilità del nostro territorio. E questo lo possiamo realizzare solo se sapremo porci come punto di riferimento di quel ceto dirigente che purtroppo a Napoli stenta a prendere forma e contenuti». Poi il patron del gruppo Finseda, che — c’è da giuraci — sarà molto presente nella vita associativa, auspica «un percorso di grande chiarezza e rigore per aprire una fase in cui le forze migliori dell’imprenditoria napoletana possano partecipare insieme, con un rinnovato impegno, al rilancio dell’associazione e della città».
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10 dicembre 2008
Repubblica - Napoli
Industriali, stop di Marcegaglia
Pressing su D´Amato e Scudieri perché ritirino le candidature
di Patrizia Capua
Emma, aiutaci tu. Il grido è partito da Napoli. Ed Emma Marcegaglia scende in campo. La leader di Confindustria ha convocato per oggi alle 17,30, nella sede di viale dell´Astronomia, tre rappresentanti per ciascuno dei candidati alla presidenza dell´Unione, Antonio D´Amato e Paolo Scudieri. Chiederà ad entrambi di fare un passo indietro. Aveva detto e ridetto: «Lasciamo lavorare i saggi» e si era sfilata con non poco imbarazzo. I fatti l´hanno spinta a cambiare idea. Stop, azzeriamo. Default, si dice in economia. Le voci romane non lasciano spazio a dubbi. Il ricorso ai probiviri di D´Amato, l´arbitrato, pesanti rilievi sul rispetto dello statuto, la consultazione chiusa prima del tempo. Altro passo falso convocare la giunta straordinaria di ieri, iniziativa che non ha precedenti», si osserva da Roma, perché in una situazione tutta magmatica non ne esce bene né Confindustria locale né quella nazionale. A soffiare sul fuoco sarebbe stato Maurizio Beretta, a dispetto dello statuto, per i suoi rapporti di lunga data con la Fiat. Questo ed altro c´è sulla graticola delle elezioni di Napoli. La diplomazia sotterranea della Marcegaglia ha lavorato moltissimo in questa ultima settimana per raffreddare la tensione e non spingere oltre una situazione che rischiava di gettare fango su tutta Confindustria. «In una città dove tutto è sottosopra», si è sentito dire da più parti, «non è accettabile far finire nel caos anche il mondo imprenditoriale».
La riunione di oggi si annuncia ultimativa. «Noi andremo lì con una rosa di nominativi, da lì dovranno uscire il nome del candidato da eleggere e la squadra», fanno sapere i fedelissimi del patron della Seda. La Marcegaglia aveva chiesto che il nome fosse uno tra quelli della delegazione pro D´Amato che si è imbarcata per Roma il 26 novembre scorso. Si punta ad un accordo. «L´interesse è reciproco, comunque si metta hanno già perso entrambi», si osserva in viale dell´Astronomia. «Per quanto Scudieri possa vincere in giunta, poi si andrà in assemblea e lì potrebbe avere la meglio D´Amato. Ma se per ipotesi Scudieri ce la facesse per il rotto della cuffia, si ritroverebbe a guidare un´Unione spaccata».
Irrituale l´intervento della Marcegaglia per una situazione locale. Napoli, poi, sullo scacchiere assembleare, è al 45esimo posto, dunque non ha un significativo peso in termini di voti. Non è Assolombarda, insomma, che incide per il 10 per cento sulle decisioni dell´assemblea. Perché la presidente se ne occupa? Perché le elezioni per la successione a Giovanni Lettieri si sono impantanate nello scontro asperrimo tra i due sfidanti. E di fronte a una situazione ormai esplosa e assurta a caso nazionale, scende in campo per indurre tutti a senso di responsabilità e fermare la querelle.
Andrà a segno l´iniziativa di Emma Marcegaglia che, dicono i bene informati, non ha mai tifato per nessuno? A Roma sono convinti che ci siano tutti i presupposti perché si giunga a questo risultato. E dovranno impegnarsi a non ricandidarsi più, né l´uno né l´altro. Entrambi i candidati sono considerati già su un binario morto. Nessuno dei due può fare una brutta figura. D´Amato se non ce la fa si schianta, ne ha un danno per la sua immagine. L´altro può farcela, ma poi deve fare i conti con un pezzo consistente e rappresentativo che se ne va da Palazzo Partanna sbattendo la porta. Comunque vada hanno qualcosa da perdere. «Alla conta», osserva uno dei saggi, «si va se si è sicuri di vincere, altrimenti ci si ritira un minuto prima».
Il passo indietro, se ci sarà, allunga i tempi e rinvia la scelta del nuovo presidente. Ci sono due strade. O la commissione continua le consultazioni fino al 14 gennaio, si individua il nuovo candidato e in 15 giorni si risolve la partita. Oppure, opzione due: si ricomincia tutto da capo con la procedura fissata dallo statuto. A partire dalla nomina di una nuova commissione di saggi. L´individuazione di un candidato quando qualcuno finalmente scioglierà le riserve. E dovrà essere una proposta di raccordo, gradita sia a D´Amato, sia a Scudieri. Le consultazioni, i 60 giorni dal termine per convocare la giunta di designazione, la giunta per il voto, l´assemblea. In questa seconda ipotesi se ne potrebbe parlare a primavera inoltrata. Intanto la reggenza pro-tempore verrebbe affidata al presidente in carica Lettieri, in proroga.
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Corriere del Mezzogiorno
Industriali. Napoli Oggi summit convocato a viale dell’Astronomia con i delegati di Scudieri e D’Amato
Unione, scende in campo Marcegaglia
Stop allo scontro, si va verso l’azzeramento delle candidature
Gianni Lettieri guiderà l’associazione finché non ci saranno le condizioni reali per trovare una soluzione condivisa
di Paolo Grassi
NAPOLI — E alla fine intervenne Roma. Emma Marcegaglia, infatti, secondo indiscrezioni che hanno cominciato a circolare dalla tarda mattinata di ieri e che si sono via via trasformate in notizia concreta, ha convocato per oggi pomeriggio alle 17 — a viale dell’Astronomia — due delegazioni di imprenditori napoletani: una composta da «diplomatici » dell’area che sostiene Paolo Scudieri e una vicina ad Antonio D’Amato. Sette persone in tutto, compreso il leader uscente Gianni Lettieri (gli altri sarebbero Enzo Greco, Giorgio Fiore, Fortunato D’Angelo Nicola Coccia, Sergio Maione e Gennaro Moccia). L’obiettivo, per raggiungere il quale aveva già tentato una mediazione Gianni Punzo alla fine della scorsa settimana, è ritrovare unità e soprattutto serenità nell’associzione di Palazzo Partanna.
Ma cosa potrà chiedere la presidente? Posto che appare difficile sollecitare che uno solo lasci il campo, tra le ipotesi — a rigor di logica — c’è quella che entrambi gli sfidanti per la poltrona di Palazzo Partanna siano invitati a fare un passo indietro. E che, per giunta, si impegnino a non ricandidarsi una volta che la procedura elettorale sarà riattivata. Una situazione di default, come si dice in queste ore nella Capitale, in attesa che le acque tornino calme.
E cosa produrrà il summit odierno? Prima ipotesi, come detto molto complicata: uno tra Scudieri o D’Amato decide di uscire di scena e lascia spazio all’avversario. La seconda: tutti e due accettano di fare un passo indietro. La terza: uno solo si dice disponibile a lasciare, ma a condizione che l’altro lo segua. In questo caso, se le posizioni si irrigidiranno, appare chiaro che Roma non la prenderà bene. Vale a dire: tutti e due di nuovo in campo e probabile appoggio di viale dell’Astronomia a chi ha dimostrato più sensibilità al richiamo all’unità lanciato dalla presidente. Quarta ipotesi: entrambi si ritirano e gli ambasciatori dei due schieramenti cominciano già da domani a proporre nomi per la successione di Lettieri. In questo caso se ci sarà possibilità di un’intesa «indolore», le procedure per l’elezione del nuovo leader saranno brevi. Altrimenti, cosa più probabile, il numero uno uscente continuerà a governare l’associazione quantomeno finché non ci sarà una solida convergenza sul nome di un imprenditore; un industriale che sarà dunque in grado di guidare con forza e autorevolezza l’Unione partenopea (visto il difficile periodo per l’econonomia, e non solo, che sta attraversando la provincia partenopea).
Ieri pomeriggio, intanto, si è riunita la giunta di Confindustria Napoli, che era stata convocata per fare il punto sulle consultazioni svolte dai saggi. Di fronte, nel parlamentino di Palazzo Partanna, erano seduti anche Scudieri e D’Amato. I rappresentanti della commissione di designazione — Sergio Von Arx, Nicola Palumbo e Marco De Feo — hanno spiegato: «Dalle indicazioni raccolte a tutto il 28 novembre è risultato che due nominativi hanno ampiamente superato la soglia del 15% e c’è la ragionevole certezza di aver individuato, appunto, un’ampia maggioranza di indicazioni per uno dei due». Posto che le consultazioni proseguono per chi ne facesse richiesta, Scudieri ha più volte sostenuto di essere lui quello in vantaggio, sia in termini di voti assembleari, sia di pereferenze racimolate tra i membri di giunta. Ora i suoi gli dicono di proseguire o almeno di non accettare terzi nomi.
Infine, va precisato che è stata comunque convocata un’ulteriore giunta — il giorno 18 — durante la quale si sarebbe dovuto designare il nuovo presidente.
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I guai (e i nomi) della Sanità campana
27 novembre 2008
Corriere del Mezzogiorno
Bilancio e deficit. La giunta regionale corre ai ripari per scongiurare il commissariamento
Santangelo verso la poltrona di Montemarano
Negli ambienti politici gira il nome del direttore generale del Pascale
di Simona Brandolini
NAPOLI — Nel giallo della sanità campana (commissario sì o no?) spunta il nome di Mario Santangelo. Circola voce che il direttore generale del Pascale, da un anno coordinatore di tutti i manager di Asl e aziende ospedaliere della Campania, si starebbe riscaldando in vista di un incarico. Da assessore regionale alla Sanità o da subcommissario? Sia in ambiente politico (soprattutto romano), sia tra i medici la voce è insistente. Santangelo d’altronde assessore alla Sanità lo è stato per un anno, dal ‘94 al ‘95. Dipende ovviamente da governo e governatore.
Nonostante, infatti, il pressing del centrodestra campano, l’ipotesi di commissariamento della sanità, che è probabile, non ha però tempi strettissimi. L’altroieri Antonio Bassolino è stato a Palazzo Chigi a discutere del piano di risanamento dei conti. La prossima riunione del tavolo tecnico si terrà il 10 dicembre prossimo. «Come si fa a dare per scontato il commissariamento? — si chiede il governatore — Vuol dire avere un pregiudizio politico, significa immaginare una cosa assurda e cioé che ci possa essere un esito indipendente dai dati reali».
A dire il vero i dati reali non sono certissimi. Mentre il ministero dell’Economia prevede per il 2008 un disavanzo di 308 milioni di euro, l’assessorato guidato da Angelo Montemarano parla soltanto di una trentina di milioni. Che non è la stessa cosa. Inoltre in consiglio regionale di emendamento in emendamento si sta snaturando il piano ospedaliero varato dalla giunta annullando parte dei tagli previsti. La giunta potrebbe anche ritirare il disegno di legge oppure sperare che il fiume di emendamenti faccia saltare l’approvazione del piano nei tempi obbligati, cioé il 30 novembre. A quel punto varrebbe quello originario varato dall’esecutivo di Santa Lucia. Inoltre, sempre per scongiurare il commissariamento, la giunta regionale ha deliberato ieri provvedimenti sulla spesa farmaceutica. Ovvero il ricorso ai farmaci generici antiulcera e anticolesterolo e trigliceridi, con un risparmio previsto di 14 milioni di euro. Ma ai due ministeri, Salute ed Economia, occorrono segnali chiari di cambiamento gestionale per convincersi a stoppare le procedure di amministrazione straordinaria. E quali potrebbero essere? Per esempio il commissariamento di alcune aziende sanitarie non virtuose e il sacrificio dell’assessore Montemarano da immolare sulla pira della sanità campana. È qui che entrerebbe in ballo Santangelo. Che scalda i muscoli.
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Il dibattito in Consiglio regionale
Giusto: «Il piano va approvato. Ma non so se basterà»
di G. C.
NAPOLI — Mentre nell’aula del consiglio regionale si avviava il dibattito sulle misure straordinarie per il rientro dal disavanzo sanitario, continuava la trattativa della maggioranza con l’Italia dei valori in vista del ben più importante appuntamento di oggi per il voto. Secondo le voci di corridoio, i termini della questione sarebbero più o meno questi: la maggioranza dovrebbe impegnarsi a riconoscere ai dipietristi l’indicazione del manager della Asl Napoli 3 e questi ultimi ritirerebbero gli emendamenti. Il dibattito è stato aperto dalla relazione sulla rimodulazione del piano ospedaliero dell’assessore al ramo Angelo Montemarano. Che ha sintetizzato le linee direttrici dell’intervento. «La proposta — ha ricordato — prevede a regime 3,064 posti letto per pazienti acuti (gravi) per ogni mille abitanti e 0,516 per le attività di lungodegenza e riabilitazione. In totale si prevedono 20.733 posti letto con una riduzione di 689 unità ». Dal testo di legge è scomparsa un’altra Asl salernitana. In tutto sono sette (tre a Napoli, una in ognuna delle altre province). Un accorato appello all’approvazione del piano («anche se non so se sarà sufficiente ad evitare il commissariamento») è stato rivolto dal presidente della commissione sanità Angelo Giusto. Che ha ammonito: «Abbiamo il dovere di farlo per non perdere le risorse del piano di riparto ed evitare l’aumento automatico di Irpef e Irap che determinerebbe la fuga degli imprenditori dalle nostre contrade ». Il responsabile dell’opposizione Francesco D’Ercole ha espresso perplessità sugli effetti dell’approvazione del piano ospedaliero. «Gli eventuali effetti positivi — ha spiegato — si vedrebbero solo nel 2010 mentre l’obiettivo è il rientro del debito entro il prossimo 31 dicembre. Meglio, dunque, scorporare il piano».
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Repubblica - Napoli
Il retroscena
Dopo il faccia a faccia tra Bassolino e Letta a Roma, prende quota il direttore generale del Pascale
Spunta il nome di Santangelo come commissario anti-deficit
di Ottavio Lucarelli
Un nome per mettere tutti d´accordo: il professore Mario Santangelo, 74 anni, direttore generale dell´istituto tumori Pascale e presidente dei manager della sanità in Campania.
Ex assessore regionale, autore del primo trapianto di rene a Napoli, Santangelo è la carta, se non ci sarà altra via di uscita, per risolvere il rebus del commissariamento della sanità campana. Un nome che piace ad Antonio Bassolino, a Silvio Berlusconi, a Gianni Letta. Se nel Lazio è stato scelto il presidente di Regione del centrosinistra, Piero Marrazzo, in Campania Bassolino (dopo quattro anni e mezzo ai rifiuti) preferisce lasciare via libera a un uomo del Pd, che ha però sempre raccolto consensi bipartisan.
Un´indiscrezione che arriva dai palazzi romani della politica all´indomani del faccia a faccia tra Bassolino e Gianni Letta e nelle ore in cui non solo è in discussione il piano ospedaliero in consiglio regionale, ma anche un ulteriore provvedimento anti-deficit da parte della giunta regionale sui tagli alla spesa farmaceutica.
Ultimi tentativi per evitare il commissariamento. Ulteriori tagli che, se non dovessero essere sufficienti, saranno comunque utili anche al nuovo commissario. Una buona piattaforma di partenza per arrivare nel corso del 2009 al pareggio dei conti della sanità in Campania, regione che quest´anno, secondo il ministero dell´Economia, ha accumulato 308 milioni di passivo. Dati che potrebbero spingere proprio quel dicastero nel mese di dicembre a prendere una decisione nell´aria da diversi mesi.
Il chirurgo Santangelo, dunque, in pole position per il ruolo di commissario. Preferito al presidente dell´Ordine dei medici, il deputato Pdl Giuseppe Scalera, il cui nome era trapelato alla vigilia delle elezioni di categoria in cui è ricandidato contro il geriatra Gabriele Peperoni. Un´ipotesi che si è appannata dopo i veleni che hanno paralizzato lo spoglio delle schede, vicenda finita sui tavoli della Procura.
Scalera fuori dai giochi, insomma, per un commissariamento che comunque il presidente Bassolino cerca di evitare anche criticando chi, nel centrodestra napoletano, dà ormai per scontata la scelta del commissario nonostante i tagli previsti nelle Asl, negli ospedali e nella spesa farmaceutica. «Chi dà per scontata quella soluzione - commenta Bassolino - dimostra soltanto di avere un pregiudizio politico. Nei prossimi giorni invieremo a Roma una relazione su tutti gli interventi presi, sia dal consiglio sia dalla giunta».
Santangelo in pole position, ma il toto commissario impazza da mesi. A partire dalla provocatoria proposta lanciata dall´attuale ministro dell´Economia Giulio Tremonti nel corso dell´ultima campagna elettorale per le politiche: «Se dovessi nominare un commissario per la sanità in Campania, la prima figura che mi viene in mente è quella di un generale dei carabinieri, l´uomo giusto per andare a scovare i ladri». Segue la diffida formale da parte del governo Berlusconi fino all´avviso di metà ottobre del ministro del welfare Maurizio Sacconi: «Dopo aver commissariato la sanità dell´Abruzzo e quella del Lazio, ora purtroppo ci vediamo costretti a valutare di commissariare anche quella della Campania. L´ipotesi di disavanzo per il 2008 in Campania è infatti addirittura di 308 milioni di euro».
Da metà ottobre la corsa contro il tempo, il piano ospedaliero dell´assessore alla Sanità Angelo Montemarano, gli incontri a Roma, il tifo del centrodestra per Scalera. E ora l´ombra di Mario Santangelo. Pronto a tornare al timone della sanità, un nome che potrebbe mettere tutti d´accordo. Se ne è parlato a Roma martedì sera e nei due schieramenti c´è chi dà ormai per scontata l´intesa per la nomina che dovrebbe essere ufficializzata entro metà dicembre. L´ultima spiaggia.
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In nome del popolo sovrano
18 novembre 2008
Corriere del Mezzogiorno
L’intervista. D’Antonio, assessore regionale al Bilancio ed economista
«Lettieri è stato un presidente di alto profilo»
di Patrizio Mannu
NAPOLI — D’Antonio preventivo: stima D’Amato ma non si iscrive fra i damatiani («sbaglia chi lo pensa», tronca). D’Antonio profetico: la contesa a Palazzo Partanna è inquietante. Se i due contendenti (Paolo Scudieri e Antonio D’Amato in corsa, su fronti contrapposti, per la presidenza di Palazzo Partanna) dicessero qual è il loro programma, farebbero maggiore chiarezza.
Assessore che ne pensa di quel che sta accadendo dalle parti di piazza dei Martiri?
«Io non conosco gli ambulacri di Palazzo Partanna. So che ci sono due candidati antagonisti: Scudieri e D’Amato. Scudieri sarebbe la continuità con Lettieri; D’Amato sarebbe l’alternativa a Lettieri. Ma su quali basi D’Amato è alternativo a Lettieri? Lo sa lei?».
No, ma immagino che me lo spiegherà.
«So che D’Amato è stato molto critico su tutta la politica meridionale; ha definito i politici del Mezzogiorno come zombie. Cioè dei morti viventi».
E lei concorda?
«Gli zombie sono stati eletti dal popolo sovrano».
Ma non significa che siano stati capaci.
«Questo lo decide l’elettore; né io né lei né D’Amato».
Come la vede, allora?
«La situazione è molto complicata . Nel senso che sarebbe continuità contro discontinuità. Giusto?».
Diciamo.
«E’ così se guardiamo al ristretto club degli imprenditori locali ma se si guarda all’arena più ampia Lettieri, la cui presidenza è stata ‘‘alta'’, è stato officiato da Berlusconi come candidato in pectore a sindaco di Napoli o a presidente della Regione. Quindi Scudieri sarebbe la continuità rispetto a Lettieri; ma Lettieri rappresenta la discontinuità rispetto a Bassolino e Iervolino. E allora come la mettiamo? Chi è continuo e chi discontinuo? Guardi, questa vicenda degli industriali è inquietante, perché i due schieramenti che si fronteggiano non dicono con chiarezza cosa diavolo vogliono. Se Scudieri rappresenta la continuità con Lettieri è una continuità che non è stata dolce con i politici. Soprattutto con la sindaca».
Non parliamo di politica. Qui si discute di impresa e sviluppo.
«D’Amato non è un homo novus; è stato presidente di Confindustria nazionale e dell’Unione napoletana. Dov’è la novità, dov’è la discontinuità? D’Amato ha una forte personalità; è grintoso, dirompente. Mi auguro che negli anni si sia addolcito. D’Amato rompeva e molti di quelli che oggi lo avversano in realtà ne temono la personalità dilagante».
Ed è un male, l’irruenza?
«In un organismo rappresentativo collegiale è un male. In questi organismi occorre mediare, ascoltare e poi intervenire».
Fra i due chi avrebbe le qualità per guidare Palazzo Partanna?
«Non ho titolo per intervenire. La mia sarebbe un’invasione di campo non desiderata».
Conosce Scudieri?
«No, non lo conosco personalmente. Non l’ho mai incontrato.».
Scudieri è appoggiato dall’universo Fiat.
«Non lo so».
Può essere la chiave di volta della contesa?
«Non credo. A suo tempo D’Amato prevalse nella corsa a viale dell’Astronomia sul candidato Fiat che era Carlo Callieri. Ma che significa: riproponiamo la sfida in periferia?»
Conosce D’Amato.
«L’ho conosciuto e lo stimo. E un uomo di qualità ».
Dopo questa affermazione la definiranno un damatiano.
«Non sono un damatiano. No, no».
Come giudica la sua presidenza nazionale?
«E’ stato troppo amico di Tremonti».
Non necessariamente è un male.
«Aspetti: quando D’Amato flirtava con Tremonti, non è il Tremonti di oggi. Era il propugnatore della finanza creativa. Era il Tremonti che aspettava la ripresa per dire a Bruxelles che i nostri conti erano in ordine. E la ripresa non è arrivata».
Chi fra i due le fa una maggiore simpatia umana?
«Guardi non posso dare giudizi; né fare l’estimatore dell’uno o dell’altro. Prenderei una parte che non è la mia».
Ha sentito dell’assessore Claudio Velardi che s’avanza quale mediatore fra D’Amato e Scudieri?
«Velardi è una persona d’ingegno che ha un difetto: gli piace stare sulla scena. Lo invidio, perché se fossi giovane e capace di assortire così bene i colori del proprio abbigliamento anch’io mi metterei sulla scena».
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Elezioni e nomine varie
11 novembre 2008
Repubblica - Napoli
D´Amato torna in pista
Sì alla richiesta degli industriali: “Devi candidarti”
di Patrizia Capua
Antonio D´Amato torna in pista e accetta di candidarsi alla presidenza dell´Unione industriali di Napoli, per succedere a Giovanni Lettieri. Il sì di D´Amato era un po´ nell´aria ma la certezza è arrivata ieri sera, nel corso della riunione convocata all´hotel Vesuvio, affollata da almeno 150 imprenditori napoletani. Sono stati in molti a chiedergli di scendere in campo, con una serie di interventi aperta dal padrone di casa, Sergio Maione, patron del prestigioso albergo del lungomare. Lo hanno sollecitato, «nell´interesse della città». E lui ha accettato. Il raggruppamento di sostenitori è cresciuto nel corso delle settimane, riunione dopo riunione. Spiega Maione: «Lo abbiamo pregato di candidarsi perché riteniamo sia necessaria una presenza forte, autorevole, eticamente inappuntabile. Antonio ha accettato con grande spirito di servizio e sacrificio».
Ricomincia da Napoli Antonio D´Amato. L´imprenditore di Arzano che è stato presidente di Confindustria nazionale, che ha rifiutato le proposte politiche di Berlusconi, accetta di correre per la poltrona di Palazzo Partanna. A chiedergli di entrare in lizza sono stati imprenditori del calibro di Marco Zigon, Guido Moschini, Ambrogio Prezioso, Tommaso Iavarone, Anna Ummarino, Alfredo Gaetani, Nicola Coccia, Gianpiero De La Feld, Mario Maione, Carlo Boffa, Salvatore Paliotto, Gianni Carità, Carlo Mensitieri, e poi De Falco, Izzo, Graziano e tanti altri.
Un candidato però “super partes”: così D´Amato s´intende e così lo vedono i suoi sostenitori. Che dicono: «Ci auguriamo che questa candidatura possa coagulare se non la totalità ma certamente la maggioranza degli associati e che Antonio D´Amato possa diventare il candidato unico dell´Unione». Buone intenzioni che contrastano però con la singolare coincidenza di ieri sera. Mentre D´Amato veniva acclamato al Vesuvio, Lettieri era infatti a Palazzo Partanna con il suo comitato di presidenza. All´ordine del giorno c´era la possibile designazione di Paolo Scudieri, il candidato da sempre del presidente uscente. Non se ne è fatto nulla, di sicuro c´è solo l´uscita dal mazzo dei papabili di Domenico Giustino.
Nella partita industriale c´è anche la individuazione del nuovo presidente al Porto di Napoli. Ieri gli operatori hanno ribadito il loro no alla designazione di Luigi Iavarone, indicato dalla Camera di Commercio di Gaetano Cola. A loro dire Iavarone è privo delle qualificazioni professionali previste dall´articolo 8 della legge 84 del 1994. Armatori, terminalisti e così via hanno però ottenuto incontri in settimana con gli enti locali per dire la loro sulle designazioni. Superato lo scoglio di Iavarone, potrebbe maturare un accordo per un nome riconosciuto autorevole da tutti: molto gettonato l´ammiraglio Luciano Dassatti, già comandante generale delle Capitaneria di porto.
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Corriere del Mezzogiorno
Il comitato di presidenza dell’Unione ha intanto deciso di appoggiare la linea della continuità
D’Amato: torno per unire gli industriali
L’ex leader nazionale scioglie la riserva: si ricandida a Palazzo Partanna
di Paolo Grassi
La decisione, dopo un lungo pressing, è arrivata ieri sera all’Hotel Vesuvio: D’Amato torna in campo per l’Unione industriali di Napoli
NAPOLI — Alla fine, dopo un pressing durato settimane (tra gli appelli più accorati quello di Sergio Maione, che molti avevano indicato come uno dei possibili aspiranti alla successione di Gianni Lettieri), il tanto atteso sì è arrivato. Antonio D’Amato, predecessore di Luca di Montezemolo a viale dell’Astronomia e appena qualche mese fa in predicato di entrare nella squadra di ministri di Silvio Berlusconi (pare sia stato lui stesso a rifiutare l’invito del premier), ha sciolto la riserva e ieri sera, di fronte a oltre 140 imprenditori riuniti all’Hotel Vesuvio — tra cui nomi importanti del panorama produttivo e anche della stessa associazione di Palazzo Partanna — ha annunciato: mi candido (alla guida dell’Unione di Napoli, ndr) per unire gli industriali partenopei. Una discesa in campo alla ricerca di un ricompattamento, ha spiegato più volte il patron del gruppo Finseda, che si è materializzata però proprio nelle stesse ore in cui a Piazza dei Martiri si riuniva il comitato di presidenza dell’Unione. Un summit durante il quale, secondo quanto trapelato, si è deciso di appoggiare la strada della continuità. E siccome al momento la strada della continuità significa Paolo Scudieri, attuale vicepresidente e candidato fino a ieri sera unico per il dopo-Lettieri (il timoniere del gruppo Adler Plastic ha reso nota la sua ambizione con un’intervista concessa al Corriere del Mezzogiorno a ridosso del convegno caprese dei Giovani) c’è il rischio che si arrivi al momento del dunque — ossia del confronto associativo — con due aspiranti.
Un sano esercizio di democrazia, spiega qualcuno. Altri invece parlano di tentativi già in atto della diplomazia confindustriale, o meglio di una parte della diplomazia di Palazzo Partanna, per trovare una soluzione positiva (vale a dire unitaria: già, ma chi si sfila?).
Fatto sta che i «saggi» dell’Unione industriali di Napoli cominceranno il loro lavoro in settimana: il 14 per la precisione (poi si rivedranno il 21 e il 28 novembre).
Cosa potrà accadere? Magari il cavaliere del lavoro Scudieri - che, ironia della sorte, fa parte del gruppo Mezzogiorno degli imprenditori insigniti dell’onorificenza guidato dallo stesso D’Amato — arriverà in giunta con un buon margine di consensi. E sarebbe di conseguenza il candidato «forte» che approda all’assemblea. È proprio in quest’ambito allargato, però, che l’ex presidente nazionale di Confindustria, ma anche già numero uno dell’Unione (dal 2000), potrebbe scendere effettivamente in campo e piazzare i suoi numeri.
Nella successione di Lettieri — ad ogni buon conto — giocheranno un ruolo importante tanti fattori: innanzitutto il posizionamento dei grandi gruppi (la Fiat, per esempio, ha già espresso un apprezzamento di massima per Scudieri) ma anche quello delle sezioni dell’Unione.
Oggi andrà in scena la prima discussione sul tema: si riunisce infatti il direttivo della Piccola industria. Il gruppo guidato da Bruno Scuotto, la scorsa estate candidato alla leadership regionale e non eletto per mancanza del quorum necessario, potrebbe essere un buon indicatore per comprendere cosa sta succedendo e soprattutto cosa succederà.
Il nuovo presidente dell’associazione di Piazza dei Martiri, peraltro avrà un ruolo decisivo per due nomine altrettanto importanti: quella del leader campano di Confindustria (carica alla quale ambisce anche Lettieri, neo rappresentante nel Cda de Il Sole 24 Ore) e quella di timoniere della Camera di commercio partenopea (Gaetano Cola attende ancora l’ufficializzazione della sua nuova candidatura alla guida dell’ente).
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Geronimo al controllo strategico
15 ottobre 2008
Corriere del Mezzogiorno
L’intervista. «Il mio compenso? Zero. La libertà di Geronimo (che non ha sotterrato arco e frecce) è senza prezzo»
Pomicino darà i voti ai ministeri
Guida il Comitato governativo di controllo strategico: ottimizzeremo le funzioni
di Gimmo Cuomo
NAPOLI — Dopo poco più di un mese e mezzo di lavoro effettivo, o «di servizio», come lui stesso precisa, l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino traccia un primo bilancio, sembra il caso di dirlo considerate le competenze antiche e attuali, sulla sua nuova attività di presidente del Comitato tecnico scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato ( nella scheda in pagina le funzioni). La nomina risale al 15 luglio scorso, ad opera del ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi. Ma, probabilmente a causa del clima vacanziero, è passata praticamente sottotraccia. Ieri l’altro Sergio Rizzo, coautore, con Gian Antonio Stella, del best seller «La Casta» ha acceso i riflettori sul nuovo incarico dell’ex braccio destro di Giulio Andreotti con un ampio articolo sul CorrierEconomia.
Onorevole Pomicino, come si trova nel nuovo ruolo?
«Abbiamo iniziato a lavorare a luglio. Poi abbiamo ripreso a settembre con un incontro con tutti gli organismi di controllo interno (tecnicamente si chiamano Secin) delle amministrazioni centrali dello Stato per verificare quali funzioni devono essere ridotte sulla base dei tagli ai budget dei singoli ministeri che la manovra di giugno ha determinato ».
Riuscirebbe a spiegare al portinaio che la vede uscire al mattino cosa va a fare al ministero?
«Il problema che dobbiamo affrontare è far emergere le difficoltà che le singole amministrazioni hanno nell’espletare le proprie funzioni. E far emergere gli eventuali rimedi. In parole più semplici la questione che stiamo ponendo, che peraltro il Parlamento e lo stesso Governo non hanno ancora affrontato, è che si tolgono poco più di 15 miliardi alle amministrazioni centrali dello Stato, si devono indicare anche quali sono le funzioni che bisognerà dismettere. Diversamente se si taglia e non si eliminano le funzioni avremo debiti sommersi. Ma più che dedicarci all’enunciazione e alla denuncia, dobbiamo elaborare soluzioni».
Sembra contento del suo nuovo lavoro.
«Nè contento, nè scontento. Svolgo questa attività per dare una mano a un ministro amico. Lo considero un servizio per il ministro e amico Rotondi. Cerco di mettere a frutto la mia antica esperienza per aiutare la riforma del bilancio pubblico iniziata nella scorsa legislatura dal Governo e proseguita da quello attuale».
La nomina si può considerare una sorta di risarcimento per la mancata ricandidatura al Parlamento?
«Ma quale risarcimento? Su questa vicenda evito di parlare, innanzitutto perché non voglio essere risarcito, ma anche perché ciò che è accaduto non è risarcibile».
Domanda inevitabile. Quanto costa il servizio che presta al ministero?
«Zero, zero. Ho rinunciato agli emolumenti previsti prima di accettare l’incarico. È stata la condizione che ho posto per accettare. Il prezzo della libertà. Geronimo non ha ancora deciso di seppellire definitivamente l’arco e le frecce».
Per passare alla sua grande passione, la politica, lei nel giugno scorso denunciò «la tragedia del governo regionale». Cosa fare?
«Con semplicità, e senza alcuna polemica, bisognerebbe tornare al voto popolare. C’è, infatti, una responsabilità oggettiva di cui la politica deve sempre farsi carico. Ricordo due episodi emblematici. Nel 1977 il ministro della Difesa Vito Lattanzio si dimise dopo la fuga dall’ospedale militare del Celio dell’ex colonnello delle Ss Herbert Kappler. Eppure non spettava a lui il compito di montare la guardia. L’altro episodio, ancora più drammatico, fu quello delle dimissioni da ministro dell’Interno di Francesco Cossiga dopo l’uccisione di Aldo Moro. Davanti all’avvitamento del governo regionale, e alla difficoltà della classe dirigente, in particolare napoletana, l’unico tentativo da esperire è rimettere in pista un rinnovamento complessivo. Questo è il motivo per il quale insieme a tantissimi amici abbiamo costituito Campania Futura che è il contenitore di energie libere che fanno della democrazia una religione di vita. E riteniamo di poter concorrere a costruire una nuova classe dirigente a partire dai prossimi appuntamenti».
Alla Regione e al Comune di Napoli si sta tentando di riprendere quota con l’ausilio di tecnici.
«Non concordo. Non capisco perché anche alla regione si estenda di fatto la previsione normativa sbagliata, riguardante Comuni e Province, che stabilisce l’incompatibilità tra membro dell’assemblea e componente dell’esecutivo. È un grave errore. Il consenso è essenziale per governare».
Chi è messo peggio in Campania, il centrosinistra che governa o l’opposizione?
«La verità è che nè l’uno, nè l’altro hanno un candidato a sindaco di Napoli, presidente della Provincia, alla presidenza della Regione. Un candidato che venga riconosciuto dal proprio schieramento non esiste».
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totoministri berlusconici - fatti di casa nostra
23 aprile 2008
Repubblica - Napoli
Rifiuti, 1400 tonnellate in strada. De Gennaro verso il governo
Berlusconi prenota stanze al Vesuvio dal 22 maggio
di Conchita Sannino
Dietrofront. Forse non parte più. L´ex capo della polizia De Gennaro potrebbe cambiare incarico, ma senza voltare le spalle all´immondizia campana. Anzi. Diventerebbe ministro, con delega alla crisi rifiuti che avviluppa la Campania e minaccia altre regioni.
Mentre Napoli e la sua provincia continuano a riempirsi di cumuli maleodoranti (siamo a quota 1400 tonnellate sulle strade) e resta altissima la tensione sia in Irpinia che a Chiaiano per le rispettive discariche da realizzare, l´ultima indiscrezione romana indica De Gennaro candidato ad un posto di rilievo a Palazzo Chigi.
Due le ipotesi per l´attuale commissario: sottosegretario incaricato dell´”Obiettivo rifiuti zero” su scala nazionale; oppure titolare del ministero del Mezzogiorno, con specifica delega all´emergenza. Una nomina che incrocerebbe più sfide, compresa quella di confermare un mandato così centrale per l´immagine del nuovo governo nelle mani di una personalità ritenuta autorevole e bipartisan, nominata dal precedente premier. De Gennaro gestirebbe, stavolta con pienezza di poteri politici, la crisi che rischia di travolgere la Campania alla vigilia dell´estate, ma anche di correggere situazioni di stallo che insidiano da tempo Sicilia ed altre aree del sud. Un´ipotesi su cui trapela il secco no comment dal secondo piano di Palazzo Salerno, dove il commissario si è insediato l´8 gennaio. Ma su cui si esprime favorevolmente la parlamentare del Pdl, lei stessa in odore di ministero, Mara Carfagna, supporter di De Gennaro dalla prima ora. «Non intendo entrare nel merito dell´indiscrezione - spiega la Carfagna a Repubblica - ma non ho difficoltà a dire che secondo me sarebbe una scelta azzeccatissima, e ne sarei felice come cittadina campana».
Per la Carfagna, «De Gennaro è un uomo di grandi capacità, un prefetto la cui storia parla chiaro, da gennaio ad oggi ha svolto un lavoro durissimo». Ma se questa fatica «non ha dato tutti i risultati sperati - ammette la parlamentare salernitana - è perché egli non poteva disporre dei necessari poteri politici che consentono di essere conseguenti nelle scelte adottate per l´interesse della collettività. Anzi, gli è mancato totalmente l´appoggio delle comunità locali, dei vari amministratori e persino quello del governo centrale, al di là di una investura ufficiale alla quale non si riusciva neanche ad assicurare adeguati finanziamenti. La Campania ha bisogno di tornare a ossigenarsi: De Gennaro investito di pieni poteri sarebbe, amesso che la voce sia fondata, un nuovo inizio». Eppure, deputato Carfagna, la cronaca più recente racconta che tanti esponenti del Pdl, dai parlamentari ai consiglieri comunali, si sono opposti alle scelte del commissario, ultimo caso Chiaiano. «Lo so, e questo richiama tutti ad un assoluto senso di responsabilità. Quello che si è verificato finora è contro ogni senso dello Stato. Ora bisogna agire, ovvio che debba farlo una personalità di spessore».
Aspettando le prossime mosse del premier in pectore e dell´attuale supercommissario, restano due certezze. La minaccia di una nuova crisi, innanzitutto. Con il pacchetto dei treni speciali per la Germania ancora bloccato, con la chiusura del Cdr di Casalduni e il sito di Ferrandelle giunto all´apertura di una quarta piattaforma, Napoli ed altri comuni vedono ridotte le possibilità di sversare l´immondizia di ogni giorno. Secondo: Berlusconi sarà a Napoli tra poche settimane. Al Grande hotel Vesuvio lo staff del Cavaliere avrebbe prenotato un bel numero di camere e suites - per il primo Consiglio dei Ministri a Napoli - dal 22 maggio. Al Vesuvio De Gennaro “abita” già. E qualcuno nota che da ieri, sul sito del Commissariato, è sparita la finestra con il « - 18 giorni» per la fine del suo mandato.
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Corriere del Mezzogiorno
Landolfi: «Ha lavorato bene». Russo: «Una ricchezza per il Pdl»
La sorpresa Berlusconi: De Gennaro nel governo con delega al Mezzogiorno
Al prefetto pieni poteri sui rifiuti. Ma lui frena
Secondo una indiscrezione circolata nelle ultime ore il Cavaliere vorrebbe affidare al prefetto un incarico di governo ad hoc
di Angelo Agrippa
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Corriere della Sera
Caos rifiuti
Berlusconi: De Gennaro? Bravo, ma non sarà ministro
ROMA — ( r. r.) La sorpresa di Silvio Berlusconi? Gianni De Gennaro ministro per il mezzogiorno con pieni poteri per risolvere l’emergenza dei rifiuti in Campania. È pomeriggio inoltrato quando l’agenzia Dire dirama due lanci nei quali si dilunga su questa ipotesi avvalorando la tesi che questo sarebbe il colpo di teatro al quale lo stesso Cavaliere starebbe lavorando in gran segreto con il suoi più stretti collaboratori. Ma gli uomini più vicini al presidente del Consiglio in pectore escludono che se ne sia parlato. Anzi. «È un’ipotesi che non esiste», è il commento ricorrente.
In ogni caso, secondo quanto riferisce l’agenzia Dire, martedì scorso De Gennaro sarebbe stato ricevuto da Berlusconi a Palazzo Grazioli. Un primo incontro, per preparare al meglio gli interventi in materia di rifiuti, una delle «priorità» indicate da Berlusconi in campagna elettorale.
Ma a mezzanotte arriva la smentita del premier in pectore, Silvio Berlusconi.
Sui rifiuti, ha assicurato, «Ho una formula in mente. De Gennaro? È stato un buon commissario, ma mi sembra che sia in scadenza nei prossimi giorni». E alla domanda se De Gennaro sarà ministro, Berlusconi risponde di no. L’ex capo della Polizia è commissario straordinario per i rifiuti dall’8 gennaio, scelto dal governo Prodi con un incarico di 120 giorni. Berlusconi ai suoi fedelissimi non ha mai nascosto «apprezzamento» e «grande stima» per De Gennaro. Fino a qualche giorno fa nel centrodestra circolava il nome di Barbara Contini, ex governatrice di Nassiriya e neoeletta senatrice nelle liste del Pdl. A lei si era pensato in un primo momento come sottosegretario all’emergenza rifiuti.
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nomine Asia
6 marzo 2008
Repubblica - Napoli
Si dimette Turiello, ad sempre in prima linea durante la crisi
Lascia il manager dell´Asìa è già corsa alla successione
Per sostituirlo ci sono due candidati: un nome di caratura nazionale e un politico locale
di Cristina Zagaria
Se ne va il supermanager dei rifiuti. Lascia un´azienda con sei milioni di euro di utile e una città che, nel bene e nel male, ha resistito fino all´ultimo alla crisi più lunga dell´emergenza-immondizia. Se ne va l´uomo che negli ultimi 12 mesi ha lavorato sul campo, lottando con il personale, i cdr in sciopero, i siti di stoccaggio che chiudevano a raffica, le tonnellate di spazzatura che si accumulava per strada, in ogni angolo della città. Saluta. Si dimette. E va a Roma, Ciro Turiello, amministratore delegato dell´Asìa. E l´azienda che si occupa dell´igiene urbana in città, nel suo momento più difficile, si trova con il posto di amministratore delegato vacante.
Oggi in Consiglio comunale si discute anche il piano per la raccolta straordinaria, una lotta contro il tempo (il termine ultimo è sabato) e contro le spaccature interne alla maggioranza (mercoledì la Sinistra Arcobaleno, in aula, ha detto no alla delibera). E le dimissioni di Turiello, certo, amplificheranno divisioni e confusione.
Perché va via? Perché ora? «Vado in un´azienda che non si occupa solo di rifiuti - ripete Turiello ai colleghi dell´Asìa - A quarantadue anni ho ancora voglia di mettermi in gioco e di crescere». I maligni dicono che Roma gli offre uno stipendio da capogiro. Gli amici ribattono che lui non ha mai lavorato per i soldi, ma per i risultati.
Ciro Tutiello, 42 anni, aveva annunciato le sue dimissioni a dicembre, presentando una lettera di congedo nelle mani del sindaco. Erano i giorni in cui stava esplodendo l´emergenza e Rosa Russo Iervolino gli chiese di rimanere, almeno fino alla presentazione del bilancio. Oggi si presenta il bilancio e Turiello mantiene la parola.
Anche perché a dicembre quando annunciò le sue dimissioni il sindaco lo trattenne, prospettando con l´assessore Gennaro Mola l´ipotesi di un Comune autosufficiente, con una discarica e un inceneritore. Siamo a marzo, la crisi è esplosa e Napoli non ha né una discarica né un inceneritore; veramente non ha ancora neanche un vero piano per la differenziata. E l´estate è vicina, con il caldo che rischia di trasformare l´emergenza rifiuti in emergenza sanitaria. Ecco forse perché Turiello va via. Anche se non lo dice. «Non ho mai parlato, non parlo ora» taglia corto, facendo capire che vuole tenersi fuori da possibili strumentalizzazioni. Lui non parla, ma parlano i fatti.
Napoli è sull´orlo del collasso, con l´estate sempre più vicina, un piano per la differenziata ancora incerto, 4.000 tonnellate di immondizia per strada, ma l´Asìa (società privata, con capitale pubblico interamente versato dal Comune) in questo 2007 ha fatto piccoli miracoli. Il primo è che Napoli, fino a dieci giorni fa, ha resistito all´invasione dell´immondizia, almeno rispetto alla provincia, che ne è rimasta completamente travolta. Ma non solo. L´Asìa, nata nel maggio del ‘99, e diventata spa nel 2003, ha visto l´insediamento del nuovo cda nel gennaio scorso: dodici mesi fa i conti registravano un debito di 30.000.00 euro (soldi che hanno rosicchiato il patrimonio aziendale); oggi e domani viene presentato il bilancio di esercizio 2007 e l´Asìa ha 6 milioni di euro di utile. Un bilancio florido e un lento lavoro di ripresa, negli ultimi 12 mesi, per esempio, sono raddoppiati i contributi del Conai (consorzio per il recupero di imballaggi), che passano da 1.300.000 euro a 2.600.000, con ovviamente il doppio dei conferimenti.
Turiello ha cominciato a lavorare “con i rifiuti” nel 1993, a Cagliari, dal ‘98 al 2000 si è fatto le ossa in Emilia Romagna e nel 2001 è diventato il direttore operativo della neonata Asìa napoletana; un passaggio nel 2003 alla “Napoli servizi” come direttore generale e tre anni di Commissariato per l´emergenza (dal 2004 al 2007). E ora andrà a Roma.
Chi prenderà il suo posto? Al timone dell´Asìa resta Pasquale Losa, ma ovviamente è già partito il totonomine per il posto di amministratore delegato: un posto ambito, ma anche molto scomodo. Sul tavolo del vice sindaco Tino Santangelo ci sono due curriculum. E c´è un gran fermento in Comune. Nessun nome ufficiale, ma al momento solo due opzioni, c´è chi sponsorizza un navigato politico locale e chi chiede un nome di rilievo nazionale, cioè un garante super partes.
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Assessori che vanno e che vengono
26 febbraio 2008
Corriere del Mezzogiorno
Velardi fa l’ottimista: turismo, nulla è perduto
Il neoassessore regionale: mi hanno dato del pazzo, ma io ritengo che la sfida sia ancora tutta da giocare
Ai giornalisti si è presentato in mise sportiva e ha detto che non prenderà compenso e rinuncerà all’auto blu: «Preferisco muovermi con i mezzi pubblici»
di Gimmo Cuomo
NAPOLI — Pantaloni di velluto e polo chiara. «Devo proprio mettermi la giacca? », chiede ai fotografi accorsi a Palazzo Santa Lucia per catturare le prime immagini del nuovo assessore regionale al Turismo. «Non mi vedrete spesso — informa Claudio Velardi — con la giacca e la cravatta ». «Ma solo in occasione di incontri con autorità superiori», precisa indicando la foto del presidente Giorgio Napolitano. Ha il sorriso dell’ottimismo stampato sul volto, in linea col quel cliché di napoletano simpatico che ha certamente ha contribuito ai suoi successi politici e professionali. Mentre inizia a parlare con i cronisti, squilla il cellulare. «Era Enrico Paolini, il coordinatore di tutti gli assessori al Turismo d’Italia nell’ambito della conferenza Stato-Regioni», informa prima di affrontare le domande. Anticipa la prima. E marzullianamente si dà la risposta. «Volete sapere come sono arrivato qui? Ebbene, l’idea mi è venuta ieri (domenica, ndr) mentre stavo correndo in via Caracciolo. Sapevo che c’erano problemi e ho deciso di propormi. Sì, avete capito bene, non mi ha chiamato Bassolino, mi sono fatto avanti io». Il grande capo non partecipa all’incontro con la stampa. «Alla mia proposta - assicura l’uomo della comunicazione — Antonio ha detto subito di sì. Da quando ho accettato mi hanno chiamato in tanti. Molti mi hanno dato del pazzo, considerato il momento. Ma io trovo che sia ingiusta, moralmente scorretta, la rappresentazione dell’approdo dei 14 anni dell’esperienza di governo di Bassolino. Così come trovo ingiusta la rappresentazione mediatica della realtà».
Arriva puntuale la domanda sull’eventuale incompatibilità tra l’attività di imprenditore della comunicazione e l’incarico istituzionale. «Il gruppo Reti, di cui sono fondatore e azionista — puntualizza Velardi — si asterrà durante il mio mandato dallo svolgere qualsiasi iniziativa ricadente nel territorio regionale». Del resto, il neoassessore considera il suo come un impegno rigorosamente a termine, «un periodo di servizio civile» perché «ormai ho smesso di fare politica e non tornerò indietro». E quando gli viene chiesto di quantificare il tempo, Velardi risponde che al massimo potrà restare in carica fino alla fine della legislatura. Comunque più dell’altra volta, quando fu assessore alla Cultura nella prima giunta comunale di Bassolino per circa un mese? «Non lo so — risponde — vedremo tra un mese». Viene incalzato. E gli viene ricordato che fu proprio lui il grande tessitore del “complotto” che portò al ribaltamento dell’esito del referendum sul successore di Achille Occhetto alla segretaria del Pds. Veltroni, acclamato dalla base, fu trombato in congresso. «Ho rivisto il mio pensiero su Veltroni da tempo. E sono stato tra i primi a dire che sarebbe stato il candidato ideale per Palazzo Chigi. Ma non da oggi. Da prima delle ultime politiche». Tra i colpi a sorpresa già sparati prima della conferenza stampa l’annuncio della rinuncia agli emolumenti. Niente stipendio e niente auto blu. Torna sull’argomento: «Eppure non sapete com’è difficile. Forse per consentirmi di rinunciare in favore di un’istituzione che si occupa di disagio si dovrà varare una norma ad hoc. Non sono per l’antipolitica o per il grillismo, ma noto che il sistema difende le proprie prerogative. Perché non incasso io lo stipendio e poi lo giro al beneficiario? Perché almeno sui compensi non percepiti non vorrei pagare le tasse. E rinuncerò anche all’auto blu e all’autista. Giro meglio in bus, in metropolitana, in taxi». A chi andranno i soldi? «Deciderò nelle prossime ore, dopo aver chiesto un consiglio al cardinale Sepe, che per quanto mi riguarda, a Napoli sta facendo cose magnifiche». Politicamente corretto, il grande comunicatore. «Ma per favore non chiamatemi guru». Si arriva al merito, cioè alle ricette per arginare la grande fuga dei turisti dalla Campania. Gli viene ricordato che De Masi, e in un certo senso anche il vicepremier Rutelli, hanno considerato irrimediabilmente compromessa la prossima stagione turistica, affermando che è meglio investire sulla successiva. «No, io non la considero persa. Nessun uomo che s’intende di comunicazione, lo direbbe. Anche se lo pensasse. Ma non è questo il caso. Forse, questo sì, sarà una stagione più debole di altre. Ma voglio comunque verificarlo. Sono qui per avere un turista in più, non in meno. E, in ogni caso, la ripresa del turismo non si ottiene solo con la campagna di comunicazione. Quest’ultima serve, ma deve essere messa in campo alla fine di un processo». Come dire: inziamo a togliere i rifiuti dalle strade perché per i miracoli ci stiamo ancora attrezzando. Buon senso da (ex)guru.
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Assessori per caso
di Marco Demarco
Claudio Velardi non è solo il dalemiano che tutti conoscono o l’editore del Riformista, o l’autore di un libro di successo in cui si rivela che Berlusconi aveva una copia del contratto con gli italiani affissa nel bagno del suo studio, proprio di fronte alla tazza del water. Non è neanche, in modo esclusivo, il lobbista moderno e brillante che molti ingaggiano per tutelare e incrementare gli affari. Qualcuno ancora associa il suo nome all’immagine di Napoli come «città porosa», felice intuizione che fu in realtà di Walter Benjamin e che venne poi riutilizzata negli anni Ottanta dal filosofo Bruno Moroncini. Claudio Velardi è, a voler essere precisi, il teorico della catallassi, dell’ordine naturale delle cose, dell’inutilità di un piano o di un programma. «Il rompicapo Napoli non ha soluzioni », scrisse molti anni fa, aggiungendo compiaciuto: «per fortuna». A quel tempo, siamo nel 1992, la teoria della catallassi piacque molto anche a Massimo Cacciari, il quale però si è ravveduto. Tanto da confessare quanto segue a Edmondo Berselli: «Appena scendi sotto un certo parallelo, sarà il caldo, sarà il cattolicesimo borbonico, sarà il prevalere del dionisiaco, in ogni caso e sia come sia, c’è poco da sperare nell’ordine spontaneo: prevale un casino organizzato in quanto casino. Creativo anche. Ma poco filosofico e non si sa quanto liberale, seppur crociano».
Claudio Velardi, l’uomo della catallassi, è dunque il nuovo assessore al turismo della regione Campania. Non sappiamo se nel frattempo si sia convertito come Cacciari. Sappiamo però che il modo in cui si è arrivati al suo incarico ci fa sospettare che la teoria della catallassi sia ancora dominante. Quale programma o quale progetto può esserci nella mente di chi prima sceglie come assessore il sociologo Domenico De Masi, sostenitore dell’ «ozio creativo» ma pure amante dell’organizzazione e della programmazione, e poi approda al suo contrario, e cioè al catallattico Velardi?
La questione è più seria di quanto sembri. Nel giro di poche ore, infatti, è successo che De Masi sia stato scelto e nominato, si presume dopo una non attenta valutazione dei pro e dei contro; si sia dimesso con una motivazione che riguarda incompatibilità che poteva accertate prima; e sia stato sotituito con un nuovo assessore che ha dichiarato di essersi autocandidato dopo averci riflettuto mentre faceva jogging.
Un esempio migliore di catallassi applicata al governo di una grande regione?
In questa vicenda, come si vede, ci sono troppe scelte lasciate al caso, frutto di leggerezze senza alibi e di una «creatività» di cui si potrebbe fare volentieri a meno.
Su cinque nuovi assessori, Bassolino ha già commesso due errori: nel vivo di un’emergenza senza precedenti, quella dei rifiuti, ha scelto Ganapini, che è contrario ai termovalorizzatori e ha scelto De Masi, che ha preferito Ravello alla Regione Campania.
Se come Velardi, Bassolino è convinto che «il rompicapo Napoli non ha soluzione», è bene che lo dica chiaro e tondo.
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25 febbraio 2008
Repubblica
La nomina
Regione Campania Velardi assessore
ROMA - «Ho deciso di rinunciare all´incarico di assessore al Turismo e ai Beni culturali della Regione Campania perché, a seguito di un attento esame normativo, tale ruolo è risultato incompatibile con la presidenza della Fondazione Ravello e con la cattedra universitaria di cui sono titolare». Così ieri il sociologo Domenico De Masi. Al suo posto il presidente Bassolino ha conferito l´incarico a Claudio Velardi, imprenditore nel settore della comunicazione ed ex braccio destro di D´Alema. «Ho accettato l´invito - ha dichiarato -per due motivi: per l´amore che nutro per la mia terra e per la stima e l´affetto che ho per Bassolino. Concepisco questo compito come un atto di servizio civile per la mia terra. Destinerò l´indennità di assessore ad una associazione operante nel difficile territorio sociale della regione».
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Repubblica - Napoli
Turismo, De Masi lascia al suo posto arriva Velardi
Il nuovo assessore: “Rinuncio all´indennità”
Dopo il rimpasto ennesimo cambio in giunta regionale
Sostituzione decisa per incompatibilità con altri incarichi
An all´attacco per l´assenza della Regione alla Bit
di Ottavio Lucarelli
Doveva essere il fiore all´occhiello della giunta rimpastata, ha gettato la spugna dopo appena dieci giorni. Il sociologo Domenico De Masi lascia e in Regione, alla guida dell´assessorato al Turismo e ai beni culturali, arriva un vecchio pallino di Antonio Bassolino, il dalemiano Claudio Velardi, il giornalista che inventò la sua prima campagna elettorale per il Comune nel ‘93 e che un anno dopo fu anche assessore alla Cultura a Palazzo San Giacomo, ma solo un mese per via di una vicenda di abusi edilizi.
Non si placa il terremoto in Regione e l´ultima scossa di assestamento riguarda quello che tutti dal primo attimo avevano individuato come il punto più debole del rimpastino di via Santa Lucia, vale a dire il groviglio di incompatibilità per i molteplici incarichi del vulcanico De Masi il quale non è solo professore alla Sapienza ma, soprattutto, è presidente della Fondazione Ravello e del Parco del Cilento oltre a controllare la società romana “S3 studium” che fornisce servizi accademici. Ebbene, il sociologo ha scelto di non lasciare i suoi incarichi, ha snobbato nel fine settimana il padiglione della Regione Campania alla Borsa del turismo di Milano e ha chiuso rapidamente la sua esperienza: «Ho deciso di rinunciare perché, in seguito a un attento esame normativo, tale ruolo è risultato incompatibile con la presidenza della “Fondazione Ravello” e con la cattedra universitaria. Voglio ribadire la mia stima nei confronti della giunta regionale e del presidente Bassolino, al quale ho confermato la disponibilità a collaborare in forma gratuita».
De Masi va via inseguito dalle accuse del consigliere regionale di An Salvatore Gagliano: «Ha brillato per l´assenza alla Bit di Milano che doveva essere un´ottima occasione per cercare di rilanciare i nostri territori. Una possibilità vanificata nei giorni scorsi dall´assenza sua e di qualsiasi altra figura politica. Un vuoto. Nulla è stato pubblicizzato, né pacchetti-vacanza, né proposte per promuovere la Campania».
Via De Masi, arriva Claudio Velardi. Anzi torna. Con un annuncio: «Ho accettato di far parte della giunta regionale per due motivi, l´amore che nutro per la mia terra e la stima e l´affetto che ho per Bassolino. Concepisco questo compito come un atto di servizio civile. La mia sarà un´attività di volontariato e destinerò l´indennità di assessore ad un´associazione, che sceglierò nelle prossime ore, che opera nel territorio sociale della regione. Il gruppo Reti, di cui sono fondatore e azionista, si asterrà durante il mio mandato dallo svolgere qualsiasi iniziativa nel territorio regionale».
Velardi mette le mani avanti perché proprio Reti, la società di cui è azionista e fondatore, ha diversi rapporti con la Regione Campania. Ma chi è Claudio Velardi? È una delle poche persone in buoni rapporti sia con Bassolino sia con D´Alema, di cui è stato braccio destro nel ‘94 alla segreteria del Pds e poi al suo fianco a Palazzo Chigi dall´ottobre del ‘98 al maggio del 2000. A quel punto Velardi si è inventato imprenditore: fondatore e azionista di Reti e di una serie di società nel campo della ricerca sociale e della comunicazione, nonché editore del quotidiano “Il Riformista”, che poi ha ceduto alla famiglia romana Angelucci. Da un anno è editore di Sherpa tv, web channel di informazione dedicato alle istituzioni. E proprio il ruolo di imprenditore lo ha fatto spaziare negli ultimi anni a tutto campo nel centrodestra e nel centrosinistra. Le sue società si trovano a Palazzo Grazioli, dove c´è la residenza romana di Berlusconi e, alle ultime elezioni politiche ha votato Rosa nel pugno.
Va via De Masi, ma in Regione già si annuncia un ulteriore distacco. È pronto a lasciare per passare in Senato l´assessore ai Lavori pubblici, l´irpino del Pd Enzo De Luca.
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Il sociologo che esce dall´esecutivo di Santa Lucia
“Preferisco Ravello e l´Università”
di o.l.
Professore De Masi, tanta paura della Regione?
«Mi sono dimesso per non lasciare il Ravello festival. Quando Bassolino mi aveva proposto l´impegno, che sembrava interessantissimo, ho accettato a condizione di verificare le mie eventuali incompatibilità con l´Università e la Fondazione Ravello, la cosa che mi sta più a cuore, un laboratorio utilissimo per tutta la Campania».
Ravello più importante del resto della Campania?
«Nella mia scelta non vi è nulla contro la giunta Bassolino né vi è stato alcun tipo di dissidio, ma se devo scegliere fra l´assessorato alla Regione, che pure dà maggior prestigio e potere, e il Ravello Festival con tutto quello che rappresenta preferisco Ravello».
Anche perché a Ravello potrà rimanere altri cinque anni mentre alla Regione chissà quanto si andrà avanti.
«Certo, in Regione era un incarico a termine».
Ma questo amore per Ravello dov´era dieci giorni fa quando su tutti i giornali sono emerse le sue tante incompatibilità?
«Ho chiesto e aspettato il parere di esperti di diritto amministrativo, i quali mi hanno detto che non posso conciliare Ravello con la Regione. Preferisco perciò continuare laddove ho già esperienza».
Ma lei è anche presidente del Parco del Cilento.
«Lì non c´era incompatibilità».
Ed è titolare di una società romana, la S3 studium. Di che si tratta?
«È una società di ex allievi della Sapienza. Guardi che io avevo accettato l´invito di Bassolino per spirito di servizio, non per fare affari».
Cosa le resta di questi dieci giorni oltre alla serata trascorsa in Rai nel salotto di Anna La Rosa?
«Vado in televisione solo quando mi invitano».
Ma cosa le resta di questi dieci giorni?
«Ho conosciuto assessori di alto livello e di grande impegno. Ho trovato un assessorato che potrà fare cose interessanti, ma ho anche toccato con mano la debolezza del nostro sistema turistico».
Professore, un consigliere regionale di An ha denunciato la sua assenza alla Borsa del turismo di Milano. Lei cosa risponde?
«Che non sono andato perché l´organizzazione l´aveva curata il mio predecessore Marco Di Lello».
Intanto la Campania non era rappresentata. Ma lei da assessore cosa avrebbe fatto?
«In questa fase la Regione deve avere un basso profilo comunicativo. Non può dire che la Campania in parte è pulita quando c´è la copertina di Newsweek. Bisogna lavorare sui contenuti. Il turismo religioso e culturale, termale e balneare. Fare leva, insomma, sui singoli turismi».
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Ricambio in Procura
Repubblica - Napoli
18 ottobre 2007
Lepore ha diramato un provvedimento di assegnazione per i pm
Valzer di poltrone in Procura nuovi ingressi nell’anticamorra
di Dario Del Porto
Il Procuratore capo Giandomenico Lepore ha diramato il provvedimento di assegnazione dei singoli sostituti alle undici sezioni che compongono l’ufficio inquirente: entro il 31 ottobre potranno essere presentate osservazioni, poi l’ordine di servizio diventerà esecutivo. È l’inizio, per la Procura napoletana, di un ricambio accelerato anche dagli effetti della riforma dell’ordinamento giudiziario, che impone un severo turn over negli incarichi direttivi e semidirettivi di tutta Italia.
Hanno appena lasciato la Procura i pm Raffaele Cantone e Salvatore Sbrizzi, destinati rispettivamente alla Corte di Cassazione e alla Procura generale, più avanti toccherà a Raffaele Marino, nominato procuratore aggiunto a Torre Annunziata. Entrano a far parte del pool anticamorra Maria Cristina Ribera, che erediterà il ruolo di Marino, e Catello Maresca, che sarà assegnato al gruppo di lavoro impegnato nelle indagini sui clan della provincia di Caserta. Alla sezione Reati contro la pubblica amministrazione arrivano tre nuovi sostituti: si tratta di Giuseppe Noviello, uno dei titolari dell’inchiesta sul ciclo dei rifiuti nella quale è imputato, fra gli altri, anche il governatore Antonio Bassolino, Valter Brunetti e Ettore La Ragione. Sono assegnati alla sezione Criminalità economica, i pm Vincenzo Piscitelli e Maria Di Mauro, quest’ultima proveniente dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere come Paolo Di Sciuva, assegnato alla sezione Criminalità predatoria ma applicato al pool che si occupa di colpa professionale. Oltre a Noviello, lascia la sezione Ecologia anche l’altro pm dell’inchiesta su Bassolino, Fibe e Impregilo, Paolo Sirleo, che si occuperà di Misure di prevenzione. Entrambi, come previsto dalle regole organizzative dell’ufficio, continueranno comunque a coordinare il procedimento sui rifiuti. Quando diventerà esecutivo il provvedimento riguardante i sostituti, il procuratore procederà all’interpello riservato alle scelte dei procuratori aggiunti: l’organico di vertice della Procura è attualmente composto da Franco Roberti, che guida il pool anticamorra, Paolo Mancuso, che coordina le sezione Criminalità economica e antirapine, Giuseppe Maddalena, vicario del procuratore e coordinatore della sezione Mani pulite, Alessandro Pennasilico (sezione Famiglia), Rosario Cantelmo (antiterrorismo e colpa professionale) Federico Cafiero de Raho (Misure di prevenzione e ufficio notizie di reato), Aldo De Chiara (Ecologia ed Esecuzione) e Camillo Trapuzzano, che guida il pool Ecologia insieme a De Chiara e gli affari civili. Nei prossimi giorni prenderà servizio un nuovo procuratore aggiunto, Francesco Greco, che torna a Napoli dopo sette anni come numero due della Procura di Nola. Resta da vedere ora quali saranno le scelte dei magistrati interessati a presentare domanda per gli incarichi messi a concorso dal Csm dopo la riforma dell’ordinamento: Roberti e Mancuso (che fra circa due anni, per effetto delle nuove norme, dovrebbero lasciare l’ufficio) potranno infatti concorrere a pieno titolo per la carica di procuratore in sedi prestigiose, come Potenza, Santa Maria Capua Vetere, Catanzaro e altre; ma anche sostituti anziani potrebbero presentare domanda come aggiunto o come pm alla Direzione nazionale antimafia.
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Abbiamo il difensore civico
Repubblica - Napoli
25 settembre 2007
Eletto con consenso bipartisan. Signoriello (Fi) attacca il suo partito: un patto scellerato
Pedersoli nuovo difensore civico assisteva Maradona contro il fisco
di Angelo Carotenuto
Sono serviti sei anni di proroga, altre tre votazioni ieri mattina e 42 schede nell´urna col suo nome. Giuseppe Pedersoli è il nuovo difensore civico del Comune di Napoli, il commercialista che dovrà garantire - d´ufficio o su richiesta - i diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione. «Un uomo di proposta e non di protesta», si definisce così, «una nomina al di fuori degli schemi partitici». Anche se coi partiti ha dovuto ovviamente fare i conti. A modo suo. S´è presentato nelle scorse settimane dentro le stanze dei consiglieri comunali e li ha affrontati. «Gli ho detto: voi che fate sempre campagna elettorale, stavolta ne dovete subire una. La mia. I primi tre mi hanno preso per matto». Un´elezione che il sindaco Iervolino definisce come figlia di «un consenso trasversale che fa onore all´aula», ma contro la quale alza la voce fino al punto da doversi scusare più tardi Ciro Signoriello. Attacca Forza Italia, il suo partito. «È un patto scellerato. La maggioranza - urla in via Verdi - aveva i 41 voti per votarselo da solo, e non l´ha fatto. Dai nostri banchi è arrivato il consenso decisivo nella speranza di avere un canale privilegiato per un elettore di Miano o di Chiaia. Espedienti di cui mi vergogno. Io non mi sento garantito». Tira in ballo «una regia dall´alto a cui non presto il fianco», in riferimento alla presenza nello stesso studio professionale di Pedersoli e Saggese, uno dei revisori dei conti del Comune. Polemica a cui Pedersoli risponde così: «Di Saggese sono amico dai giorni della prima media. Ognuno ha la sua partita Iva. Lavoriamo insieme in uno studio di 20 persone, perché nessuno si scandalizza se nello stesso studio professionale operano Abbamonte, Tuccillo e Soprano? Allora aggiungo che nel nostro studio c´è pure Raffaele Giglio, revisore in Provincia in quota opposizione».
È la prima dimostrazione pratica dello slogan con cui si presenta: «Chi gioca in difesa entra anche duro». Metafora calcistica. Del resto, Pedersoli fu il difensore di Maradona nella vertenza contro il fisco italiano, vicenda sulla quale sta preparando un libro. Titolo provvisorio: “Sloggiato e sconosciuto”. Entro 15 giorni Pedersoli presenterà al sindaco il suo programma; poi ha intenzione di chiedere una modifica al regolamento per l´elezione del difensore civico. Per battere al ballottaggio De Simone, il Consiglio va alla terza votazione (10 schede bianche, 2 nulle). Nelle prime due non si raggiunge il quorum di 41 voti; una settimana fa il Consiglio comunale era stato addirittura sospeso per mancanza del numero legale. Varriale, capogruppo di Fi, spiega: «Abbiamo votato per l´appello alla responsabilità del sindaco, che non è più in grado di mettere d´accordo i suoi consiglieri. La maggioranza non c´è più». Il presidente dell´aula, Leonardo Impegno: «È significativo che sia stato eletto un quarantenne per un ruolo di responsabilità». Soddisfazione che esprimono anche Massimo Paolucci (Ds) e Ciro Borriello (Verdi). Nella Commissione per l´aggiornamento degli elenchi dei giudici popolari entrano Domenico Palmieri (Nuovo Psi) e Francesco Nicodemo (Ds). Venerdì nuovo Consiglio dedicato al bilancio.
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Corriere del Mezzogiorno
25 settembre 2007
Dalle tasse del Pibe a difensore civico: via libera a Pedersoli
Il commercialista napoletano sta scrivendo un libro sui problemi del «Pibe de oro» con le tasse. Per lui un incarico da 75 mila euro l’anno
Difensore civico, eletto il fiscalista di Maradona
Dopo sei anni di flop l’aula ha nominato Pedersoli successore di Schiano di Colella
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Quarantadue anni, commercialista, professore a contratto alla Federico II in Consulenza aziendale e una passione per il giornalismo. È questo il profilo di Giuseppe Pedersoli, l’uomo che dopo sei anni di votazioni andate a vuoto è stato indicato dal Consiglio comunale come difensore civico del Comune di Napoli. Pedersoli, che succede a Vincenzo Schiano di Colella, primo difensore civico del Comune eletto nel 1997 e in proroga dal 2001, guadagnerà 75 mila euro l’anno.
Di lui, di Pedersoli, si ricorda soprattutto che è stato insieme con l’avvocato penalista Vincenzo Maria Siniscalchi il curatore della difesa di Diego Armano Maradona nella battaglia legale tra l’erario italiano e l’ex calciatore argentino in Commissione tributaria; vicenda che ha visto l’ex Pibe al centro di un procedimento per presunta evasione fiscale. Una storia che evidentemente ha coinvolto parecchio Pedersoli, al punto da invogliarlo a scrivere un libro a quattro mani col giornalista Luca Maurelli. Libro che presto sarà in libreria.
Alla sua elezione il Consiglio comunale è giunto ieri dopo una mattinata convulsa. L’argomento, infatti, era diventato ormai delicatissimo. E politico. Nonostante il difensore civico sia figura slegata dalla politica e dai partiti. Ma sei anni di flop del Consiglio comunale, l’ultimo lunedì scorso, rischiavano di costar caro alla giunta Iervolino con la sindaca che aveva messo tutti in guardia: «O il consiglio riesce a far sintesi su un nome, oppure porto io una rosa di nomi in aula e ci misuriamo tutti», aveva sentenziato la prima cittadina sfidando la sua maggioranza a colpi di fiducia. È stato venerdì scorso, quindi, che è iniziato il lavorìo dei capigruppo di maggioranza che ha coinvolto l’opposizione, senza la quale la nomina di Pedersoli non ci sarebbe stata. Per eleggere il difensore civico, infatti, erano necessari almeno 41 voti, cioè i due terzi dell’aula, con la maggioranza che a pieno regime può contare su 38 elementi e qualche transfugo. E così ieri in Consiglio— cosa mai avvenuta in questa consiliatura, tranne che nella seduta d’insediamento — erano presenti addirittura 56 consiglieri su 60 al momento del voto, con Pedersoli che ha sommato 42 preferenze diventando il secondo difensore civico della storia municipale di Napoli.
Pedersoli ha svolto una campagna porta a porta, contattando uno ad uno i consiglieri comunali per farsi conoscere. Dunque, una scelta maturata non nei partiti ma fuori. E forse per questo è stato votato anche da chi non lo conosce affatto, con un voto trasversale, con molti consiglieri di centrosinistra che hanno votato scheda bianca.
A concorrere per la carica di difensore civico i pretendenti erano 27, ma solo un ricorso al Tar di una delle candidate aveva costretto il Comune a proseguire nelle votazioni per eleggere il difensore civico; diversamente, infatti, sarebbe intervenuto il prefetto Pansa con la nomina di un commissario ad acta. L’elezione di Pedersoli ha però scatenato la reazione del forzista
Ciro Signoriello, che ha lamentato un clima di accordi sottobanco ma, soprattutto, ha posto l’accento sul fatto che Pedersoli lavora col dottore Michele Saggese, revisore dei conti del Comune: «Nomina che vanno sempre tutte nello stesso segno», ha spiegato Signoriello. Il Consiglio comunale ha anche eletto i due consiglieri che faranno da componenti la commissione per l’aggiornamento degli elenchi dei giudici popolari. Si tratta di Domenico Palmieri del nuovo Psi e di Francesco Nicodemo dei Ds.
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IL NEOELETTO / «Io socio di Saggese? Facciamo lavori differenti»
di Pa. Cu.
NAPOLI — «Per prima cosa ringrazierò la Iervolino, poi mi metterò subito a lavoro». Sa di essere in pole position per la nomina ma aspetta fuori dall’aula, Giuseppe Pedersoli, da ieri nuovo difensore civico. Vuole entrare «in punta di piedi» e «solo dopo aver letto tutte le carte», dichiara a caldo mentre i suoi telefonini sono roventi per le telefonate di rito per i complimenti. Prima di parlare con i giornalisti, però, chiama Schiano di Colella, il suo predecessore in prorogatio
da sei anni. «Grazie, spero che mi aiuti». Ed ancora. «Questa vicenda mi è servita per capire che non sarò mai un politico. Troppa fatica, troppo difficile farsi conoscere».
Dopo i ringraziamenti di rito che farà per prima cosa?
«Mi tufferò nel lavoro con la speranza che il presidente uscente, Schiano di Colella, mia affianchi almeno per una ventina di giorni per agevolarmi nel lavoro».
Immagina le difficoltà che incontrerà? Sul suo tavolo giungeranno tutte le lagnanze dei cittadini.
«Il lavoro non mi fa paura e il sentimento che mi distingue è quello di lasciare una traccia».
Che rapporto ha con la politica e con i politici?
«Di rispetto e di equidistanza. Dal canto mio, spero di fare un po’ da collante tra cittadini e Comune. Ma senza attriti, perché mi ritengo un uomo di proposta non di protesta ».
Tutti, in ogni caso, cercano di affibbiarle un colore politico.
«Sbagliano».
Signoriello, di Forza Italia, lamenta il fatto che lei, essendo socio di studio con Michele Saggese, presidente dei revisori dei conti, avrebbe quasdi un conflitto di interesse.
«Ma quale conflitto di interesse. Io e Saggese siamo amici da 32 anni, ma abbiamo partite iva differenti e lavori differenti. Facciamo parte di uno studio che conta 20 collaboratori, non siamo solo noi. Studio dove peraltro è presente anche il dottor Giglio, che è presidente dei revisori dei Conti alla Provincia in area di centrodestra. Ma questo che vuol dire?».
«Che non esiste alcun nesso tra il revisore dei conti e il difensore civico. Eppoi perché certi ragionamenti la politica non li fa se si parla dei vari Soprano, Tuccillo, Abbamamonte, Laudadio o De Masi?».
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Borgomeo (and Hubler) forever
Repubblica - Napoli
30 luglio 2007
Si scende da 11 a 5 componenti, Papa confermato presidente
Bagnolifutura: oggi nominato il cda. Il centrodestra sceglie di stare fuori
Alle 12 l´appuntamento dal sindaco Rosa Russo Iervolino. Si riunisce a Palazzo San Giacomo l´assemblea dei soci (Comune, Provincia, Regione) per nominare il nuovo consiglio di amministrazione della società di trasformazione urbana Bagnolifutura prosciugato da undici a cinque componenti in base alle regole fissate dall´ultima legge Finanziaria.
Presidente e vice sono confermati Rocco Papa (foto a destra) dei Ds e Casimiro Monti dei Verdi. Del vecchio consiglio restano in carica Carlo Borgomeo (Margherita), Giancarlo Aiello (Rifondazione) e Antonio Ruggiero (Udeur). Resta fuori per propria scelta il centrodestra, nonostante i ripetuti inviti della Iervolino. Promosso a direttore generale Mario Hubler, fedelissimo del segretario provinciale dei Ds Massimo Paolucci.
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Il Mattino
29 luglio 2007
Bagnolifutura, Borgomeo nel cda
di Paolo Russo
L’addio, il lungo pressing, ieri la decisione. Una sorta di «obbedisco» per l’ad che aveva già salutato tutti dal pontile. C’è infatti anche Carlo Borgomeo tra i cinque «nuovi» consiglieri d’amministrazione di Bagnolifutura che domani sarà insediato dal sindaco Rosa Iervolino. Da «delegato» con potere di firma, ad amministratore semplice. Un passo indietro che si spiega con l’obiettivo strategico più volte indicato dall’azionista di maggioranza della società, il Comune e quindi il sindaco: «continuità». Cinque consiglieri invece di undici, vertice più che dimezzato come previsto dalla cura dimagrante antisprechi decisa dal governo. Ma in realtà cambia poco sul piano dei nomi. Il puzzle si è ricomposto con l’ultimo tassello nella giornata di ieri, quando l’amministratore delegato dimissionario Carlo Borgomeo ha rotto gli indugi: «Avevo chiesto e ottenuto di andar via - ha spiegato ieri - perché non più in grado di garantire una presenza costante a Napoli. Poi il sindaco ha insistito perché rimanessi nel consiglio d’amministrazione, e alla fine ho accettato». Domani a Palazzo San Giacomo il via libera al nuovo cda composto da altrettanti «ex». Presidente designato è Rocco Papa. Una conferma nell’incarico ma stavolta con maggiori deleghe e poteri. Con Carlo Borgomeo, gli altri consiglieri saranno altri tre uscenti: Casimiro Monti (Verdi), Giancarlo Aiello (Prc) e Antonio Ruggiero (Udeur). Continuità, dunque. Un concetto che vuole premiare quanto è stato fatto negli ultimi due anni (l’apertura di tre cantieri, ad esempio). Alla vigilia della decisiva riunione degli azionisti di Bagnolifutura il quadro già definito è questo, salvo colpi di scena. Al palo l’opposizione, che pure aveva avanzato alcune candidature per essere presente nel cda. Cda a cinque, Borgomeo consigliere e domani dovrebbe essere affidato anche un nuovo incarico tecnico a Mario Hubler, attuale direttore dei progetti della Stu, anche in questo caso per confermare l’obiettivo di puntare sulla continuità. A surrogare, almeno in parte, le funzioni dell’amministratore delegato dovrebbe essere un direttore generale che potrebbe essere indicato contestualmente alla nomina del nuovo consiglio d’amministrazione. Escono di scena invece, oltre a Ugo Marani e Biagio Grasso (vicini ai Ds), i consiglieri dimissionari Vincenzo Auricchio (che da An è passato al nuovo Pd), Silvio De Simone (Forza Italia) e Ambrogio Prezioso (presente nel cda in rappresentanza degli imprenditori). Il sindaco stringe i tempi e punta su Bagnoli. Vuole definire i nuovi assetti prima della pausa di agosto. Domani, dopo la riunione che definirà il nuovo vertice di Bagnolifitura, si riunirà il consiglio comunale. Sarà in quella sede che probabilmente la Iervolino annuncerà il nuovo cda di Bagnolifutura.
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Sandra Lonardo in Mastella, et alii
Repubblica - Napoli
8 giugno 2007
Sandra Lonardo avverte Ds e Margherita: vuole la conferma al vertice del Consiglio regionale alla verifica di novembre
Lady Mastella mostra i muscoli
“Se non resto presidente è in discussione la leadership di Prodi”
di Ottavio Lucarelli
Questa volta più che Sandra Lonardo sembra di ascoltare Sandra Mastella. Dal sorriso ai muscoli in dissolvenza incrociata: «La mia presenza alla guida del Consiglio regionale fu decisa due anni e mezzo fa sulla base di una più ampia intesa siglata in ambito nazionale che, in caso di una mia non riconferma, tornerebbe in discussione assieme alla leadership nazionale di Romano Prodi». Un intervento atteso, che era nell´aria da quando al Centro direzionale circola con insistenza la voce che la Lonardo-Mastella possa traslocare in autunno dalla guida dell´assemblea a un assessorato in via Santa Lucia.
Lei sorride, poi sbotta: «La riconferma non la chiedo io ma il mio partito, l´Udeur. Del resto su questo punto mi sembra che ci sia già un accordo all´interno della maggioranza. Io, del resto, sono contenta delle cose che faccio solo quando riesco a portarle a termine e, dunque, preferisco rimanere dove sono. Non lascio mai le cose a metà».
Il rinnovo delle cariche istituzionali, previsto dal regolamento interno del Consiglio a metà legislatura, sarà affrontato nel suo complesso ed è per questo che l´Unione avvierà, a partire dalla prossima settimana, un confronto politico rispetto al rinnovo delle cariche istituzionali dell´assemblea. Oltre alla poltrona della Lonardo-Mastella sono in ballo i due vicepresidenti. Uno spetta alla maggioranza, oggi c´è Gennaro Mucciolo dello Sdi, e uno all´opposizione con Salvatore Ronghi di An. Due i questori: Fulvio Martusciello di Forza Italia (personale), Roberto Conte della Margherita (finanze). Due i segretari: Antonio Milo (ex Udc oggi con l´Italia di mezzo) e Angelo Brancaccio che è stato sospeso dal Consiglio con decreto del governo del 29 maggio perché arrestato in un´inchiesta relativa a presunti irregolarità su appalti nel periodo in cui era sindaco a Orta di Atella. Brancaccio sarà rimpiazzato (surroga temporanea) con Adolfo Villani, oggi vicepresidente della provincia di Caserta.
Questo il quadro delle poltrone, ma la Lonardo non ha dubbi sulla necessità di una verifica che riguardi anche l´andamento delle attività del Consiglio: «Due anni e mezzo sono passati e i cittadini devono sapere come si è lavorato, quali obiettivi sono stati raggiunti e, laddove si è lavorato male, è opportuno anche procedere a correttivi. Come presidente, in ogni caso, ritengo che si sia lavorato molto bene in questa prima metà di legislatura dimostrando sempre senso di responsabilità e impegno».
Si avvicina la verifica di metà legislatura e d´incanto, dopo cinque anni di attesa, si sblocca il braccio di ferro sul Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni) con l´intesa istituzionale tra la Lonardo e il presidente della giunta, Antonio Bassolino, relativa alla terna di candidati (tra quelli che hanno proposto domanda) da sottoporre al Consiglio regionale per l´elezione del presidente. Si tratta dei professori Felice Casucci, Ferdinando Pinto e Salvatore Sica. Resta fuori gioco, dunque, l´attuale presidente Samuele Ciambriello.
Casucci è direttore del Dipartimento degli Studi giuridici, politici e sociali dell´Università del Sannio. Pinto è un costituzionalista ordinario alla Federico II. Sica è il direttore del laboratorio di informazione, comunicazione e diritto dell´Università di Salerno. Tre nomi individuati in una rosa di 160 candidati. La legge istitutiva del Corecom prevede che spetta all´Assemblea regionale, nella prima seduta utile dopo le designazioni, la scelta definitiva con votazione segreta e a maggioranza dei due terzi. Lo stesso Consiglio dovrà poi procedere all´elezione degli altri componenti con votazione separata.
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Città della Scienza
Repubblica - Napoli
24 maggio 2007
Dimissioni a sorpresa dello scienziato appena cinquanta giorni dopo la nomina a presidente della società
Silvestrini lascia Città della Scienza
“C´è troppa burocrazia, le competenze sono mortificate”
di Antonio Tricomi
Cinquanta giorni e poi le dimissioni. Vittorio Silvestrini lascia la presidenza di Città della Scienza. Era stato nominato il 13 aprile, in sostituzione di Antonio Bassolino, che ricopriva l´incarico pro-tempore al posto di Luigi Nicolais, nominato ministro. Silvestrini se ne va denunciando «la sistematica mortificazione e il progressivo smantellamento del sistema delle competenze» e la «ipertrofia burocratica» che affliggono la società onlus promossa dalla Fondazione Idis con la finalità di diffondere il sapere scientifico.
Della Fondazione Idis il fisico mantiene però la presidenza: da quella posizione si augura di «portare un positivo contributo a Città della Scienza, pur consapevole che per raggiungere questa sinergia è necessario un simmetrico atteggiamento costruttivo anche da parte della società consortile».
Insomma, se dato lo stile del personaggio non si può dire che lo scienziato se ne vada sbattendo la porta, il suo j´accuse è preciso e circostanziato. I suoi toni sono duri e definitivi. «Ho accettato la nomina per mero spirito di servizio e per affezione verso una struttura alla cui realizzazione ho dedicato con successo un pezzo importante della mia vita lavorativa», scrive ancora Silvestrini nella lettera con cui si dimette tanto dalla presidenza che dal consiglio d´amministrazione. Lettera indirizzata al cda e a Bassolino: la Regione Campania è socio di maggioranza della società.
Il fisico, all´atto di accettare la presidenza di Città della Scienza, espresse immediatamente forti perplessità «sui ruoli prefigurati per gli organi societari».
Lo scienziato adesso denuncia la crescente burocratizzazione della struttura, che «si configura sempre più decisamente secondo il modello dell´amministratore unico, che relega il presidente a un mero ruolo di immagine». Sostiene, però, di non essere stato ascoltato.
Il presidente non può dunque influire sulle scelte gestionali, che il professore giudica in stretta continuità con quelle del cda uscente «nel corso dell´ultimo, disastroso anno». Silvestrini, «formalmente esposto ma emarginato nella sostanza», parla di un «processo degenerativo irreversibile». E firma la sua lettera di dimissioni.
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Corriere del Mezzogiorno
24 maggio 2007
Il presidente resta in Fondazione Idis. L’assessora Armato: «Spero ci ripensi, lo chiamerò»
Città della Scienza, Silvestrini se ne va
Lettera a Bassolino: «Il mio ruolo relegato a pura immagine»
di Patrizio Mannu
NAPOLI — Un addio con rammarico e molto polemico quello di Vittorio Silvestrini a Città della Scienza, cui segue la speranza di un «ripensamento», dice Teresa Armato, assessora campana alla Ricerca. Silvestrini ha rassegnato le sue dimissioni, «irrevocabili», da presidente e da componente del cda della società consortile Città della Scienza. La decisione è stata annunciata con una lettera ai componenti del consiglio di amministrazione ed al governatore Bassolino, essendo la Regione socio di maggioranza dell’organismo.
Secondo Silvestrini, «già dai primi atti della nuova gestione l’assetto dell’alta direzione si è configurato sempre più decisamente secondo il modello dell’amministratore unico (ad è Clementina Chieffo), che relega il presidente a un mero ruolo di immagine e adotta e consolida invece scelte organizzative e gestionali interne in continuità con quelle adottate dal Cda uscente nel corso dell’ultimo, disastroso anno, durante il quale è stato dissipato un patrimonio di risorse e competenze riconosciute in ambiti internazionale, e costruite in decenni di duro, qualificato lavoro».
«Non me la sento, francamente, di partecipare a questo processo de generativo da una posizione formalmente esposta, essendo d’altro lato emarginato nella sostanza dalla possibilità di portare un mio positivo contributo. Con grande rammarico e tristezza, rassegno dunque con effetto immediato le mie irrevocabili dimissioni», spiega Silvestrini. «Cercherò comunque di portare un positivo contributo al sistemà Città della Scienza assicurando una buona gestione e sinergica della Fondazione Idis, alla cui presidenza sono stato recentemente confermato, pur consapevole che per raggiungere questa sinergia è necessario un simmetrico atteggiamento costruttivo anche da parte della Società consortile», conclude la nota.
La notizia delle dimissioni piomba nelle stanze dell’assessorato alla Ricerca nel monento in cui Armato è in riunione. «Non ho ricevuto la lettera», dice a caldo, «e sicuramente domani sarà mia premura chiamarlo e chiedergli cosa sia successo. Sono amareggiata». Il malumore di Silvestrini per essere stato messo in un angolo va chiarito.
«La riforma del management — afferma l’assessora — di Città della Scienza aveva anche l’obiettivo di fortificare la preziosa collaborazione del professore. Non c’era nesuna volontà di indebolire la sua figura, né credo che i nostri obiettivi siano stati traditi dalla realtà».
Se la lettera di Silvestrini possa essere individuata come aperta polemica nei confronti della Regione, Armato non conferma, mentre giudica «impietose e forse azzardate, perché fatte sull’onda dell’emozione» le accuse di Silvestrini in merito al «patrimonio di risorse e competenze dissipato».
Come si ricorderà, Città della Scienza è una onlus società consortile per azioni, posseduta per il 99% dalla Regione Campania e per l’1% dalla Fondazione Idis, ente originario. Città della Scienza rappresenta una delle iniziative più avanzate in Italia per quanto attiene alla creazione di un sistema organico di diffusione e trasferimento delle conoscenze scientifiche e tecnologiche alla società.
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saga di Bagnolifutura
Corriere del Mezogiorno
24 aprile 2007
Bagnoli, stipendi ridotti. Il consiglio resta a undici
Cda, taglio dei compensi da gennaio 2007. Iervolino: il board sarà snellito quando Roma indicherà il tetto dei componenti
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Doveva essere l’assemblea dei soci che avrebbe cambiato il volto del cda della Bagnolifutura; e doveva essere pure la riunione che avrebbe cambiato il volto del cda, riducendolo nel numero dei componenti e, eventualmente, individuando una nuova figura per il ruolo di amministratore delegato. Doveva essere tutto questo.
Invece, eccezion fatta per il via libera al Bilancio 2006, tutti rimarranno al loro posto. Compreso i cinque consiglieri dimissionari e l’amministratore delegato, Carlo Borgomeo, che aveva da tempo dichiarato la sua indisponibilità a proseguire. Tutti restano in attesa che il governo divulghi la direttiva sul numero di consiglieri per i cda delle Partecipate, anche se tutti, Papa e Borgomeo in testa, si ridurranno da subito lo stipendio, come prevede la Finanziaria. In buona sostanza, la Iervolino, prendendo la parola, ha spiegato a tutti: «Inutile procedere ad un taglio da undici a cinque membri — ha detto — e magari dover poi procedere ad un nuovo tagli a tre. Meglio attendere ancora, poi rivederci e adeguare il cda». La sindaca, però, che presiede l’assemblea come azionista di maggioranza, ha chiesto ai dimissionari di rimanere. «Ma non per forma, ma per la vorare per Bagnoli fino a quando il quadro non sarà più chiaro». Su un punto, però, come dicevamo, la Finanziaria 2007 è stata già applicata: sulle indennità.
Per tutti, infatti, valgono le riduzioni imposte dal governo e con decorrenza retroattiva da gennaio 2007. La Finanziaria fissa infatti in misura non superiore all’ 80 per cento dell’indennità del sindaco il compenso annuale lordo spettante al presidente delle società controllate, e in misura non superiore al 70 per cento per tutti gli altri consiglieri. Alla luce di ciò — hanno stabilito i rappresentanti dei soci — è stato deciso di confermare in circa 25mila euro annui l’indennità per i consiglieri di amministrazione. Un importo che è aumentato di una indennità di carica di ulteriori 25mila euro per il vicepresidente (Casimiro Monti), di circa 34mila euro per l’amministratore delegato (Carlo Borgomeo) e di circa 42mila euro per il presidente (Rocco Papa). Restano inalterate le indennità per i componenti del collegio sindacale. Il bilancio 2006 approvato ieri, già predisposto dal cda il 9 marzo scorso, riporta quindi una perdite per 9 milioni frutto dell’acquisizione dei suoli e del pagamento degli ultimi «caschi gialli» andati in pensione poche settimane fa.
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Cosa dice la Finanziaria
i compensi - La Finanziaria 2007, al comma 725 dell’articolo 1, prevede: «Nelle società a totale partecipazione di comuni o province, il compenso lordo annuale, onnicomprensivo, attribuito al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione, non può essere superiore per il presidente all’ 80 per cento e per i componenti al 70 per cento delle indennità spettanti, rispettivamente, al sindaco e al presidente della provincia ai sensi dell’articolo 82 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Resta ferma la possibilità di prevedere indennità di risultato solo nel caso di produzione di utili ed in misura ragionevole e proporzionata». 726. «Nelle società a totale partecipazione pubblica di una pluralità di enti locali, il compenso di cui al comma 725, nella misura ivi prevista, va calcolato in percentuale della indennità spettante al rappresentante del socio pubblico con la maggiore quota di partecipazione e, in caso di parità di quote, a quella di maggiore importo tra le indennità spettanti ai rappresentanti dei soci pubblici».
il numero dei consiglieri - Il comma 729 recita: «Il numero complessivo di componenti del consiglio di amministrazione delle società partecipate totalmente anche in via indiretta da enti locali, non può essere superiore a tre, ovvero a cinque per le società con capitale, interamente versato, pari o superiore all’importo che sarà determinato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato città e autonomie locali, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Nelle società miste il numero massimo di componenti del consiglio di amministrazione designati dai soci pubblici locali comprendendo nel numero anche quelli eventualmente designati dalle regioni non può essere superiore a cinque. Le società adeguano i propri statuti e gli eventuali patti parasociali entro tre mesi dall’entrata in vigore del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri».
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Repubblica - Napoli
24 aprile 2007
IL CASO /Su richiesta della Iervolino restano in carica tutti gli 11 membri del Cda fino alla direttiva del governo
Bagnolifutura, dimissioni ritirate
Il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino, ha chiesto ai consiglieri di Bagnolifutura spa di ritirare le dimissioni e di continuare il loro lavoro nell´ambito della bonifica dell´area ex Italsider. La richiesta è stata accolta e il consiglio di amministrazione continuerà a essere formato da 11 persone. Il 3 maggio nuovo cda: al primo punto l´aggiornamento della situazione su trasformazione, progetti e strategie. I dimissionari erano l´amministratore delegato Carlo Borgomeo, i consiglieri, professori universitari, Biagio Grasso e Ugo Marani e il presidente dei costruttori napoletani, Ambrogio Prezioso. Nell´assemblea dei soci (Comune, Regione e Provincia) e poi nel cda presieduto da Rocco Papa, il sindaco ha detto di essere in attesa della direttiva di Prodi sul numero dei componenti. «Il consiglio continua in piena legittimità» ha dichiarato Papa. «La revoca delle dimissioni è la solita sceneggiata» ha reagito il parlamentare e commissario di Forza Italia a Napoli, Paolo Russo.
Sempre in base alla Finanziaria, l´assemblea ha deliberato la riduzione delle indennità dei consiglieri. Non superiore all´80 per cento di quella del sindaco, circa 60 mila euro, per il presidente, e non superiore al 70 per cento per i consiglieri, circa 25mila euro annui. Altri 25mila euro (indennità di carica) per il vice presidente, il verde Casimiro Monti, circa 34mila euro per l´amministratore delegato e circa 42mila euro per il presidente. Inalterate le indennità per il Collegio sindacale.
«Sono contenta che i consiglieri abbiano accettato di continuare il lavoro iniziato e l´apertura dei 3 cantieri dimostra che a Bagnoli si lavora - ha detto Iervolino - inoltre, abbiamo chiesto di quantificare il valore delle aree considerando la rimozione della colmata e la bonifica delle spiagge». (p.c.)
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Comune & Municipalità
Corriere del Mezogiorno
14 marzo 2007
Palazzo San Giacomo e Municipalità, pronta un’ondata di 137 nomine
Spunta anche un «negoziatore»
di Paolo Cuozzo
Da ieri a Palazzo San Giacomo c’è una nuova figura: quella del «negoziatore», com’è scritto nel provvedimento di nomina. Un nome che sa tanto di titolo d’un film, anche se si tratta di un nuovo dirigente «esterno» le cui mansioni, per ora, sono sconosciute, con le bocche di tutti che sono molto cucite.
A ricoprire questo ruolo è stato chiamato Roberto Americioni, ex city manager del Comune di Spoleto, poi in forze al Comune di Montesilvano nel Pescarese, ora approdato a Palazzo San Giacomo. A volerlo è stato il direttore generale del Comune di Napoli, Luigi Massa, anche se il decreto di nomina porta la firma della sindaca Iervolino. In tanti, però, si chiedono nella sostanza quale sarà il suo ruolo preciso nel rapporto con i 13 mila dipendenti del Comune e i 10.300 impiegati nelle Partecipate. L’idea che circola è quella di un nuovo negoziatore sindacale. Anche se un altro dirigente, sempre a contratto, starebbe per approdare al Comune proprio con l’incarico di responsabile delle relazioni sindacali. Per far ciò, circola il nome di Vera Giuliani, già dipendente del Comune di Napoli, oggi all’ospedale Monaldi — dove svolge analogo compito — che farebbe così ritorno a Palazzo San Giacomo, stavolta però come dirigente a contratto. Si tratta di una figura che solleverebbe dal peso delle relazioni sindacali il direttore centrale della Funzione pubblica, Antonio Ruggiero, di fatto il numero tre della burocrazia comunale (dopo Massa e il capo di Gabinetto, Mossetti) che a sua volta ha ereditato ad interim questo gravoso compito dall’ex responsabile, Paonessa.
Un’altra scuola di pensiero porta invece a pensare che la Iervolino, d’intesa col direttore generale, stia pensando ad una struttura che gestisca i rapporti sindacali. Su tutti, quelli sempre molto conflittuali, con i sindacati dei vigili urbani con i quali si sta discutendo una difficilissima riorganizzazione del corpo, e senza dimenticare che a novembre si svolgeranno le elezioni delle Rsu comunali. Poi c’è la terza ipotesi. Che «il negoziatore» vada a presiedere la cabina di regìa per il coordinamento dei poteri speciali in tema di Mobilità, che, da un punto di vista burocratico, afferiscono sempre al direttore generale, Massa.
Ma le nomine del «negoziatore» e dell’addetto alle relazioni sindacali non sono le uniche che stanno interessando la Iervolino. Il 31 marzo scadono infatti i contratti da dirigente per i 61 dipendenti comunali «interni» e altri 26 «esterni» , già prorogati di 6 mesi lo scorso 31 ottobre, per complessivi 2.553.763,50 euro di spesa annua per i loro contratti. Al Comune c’è grande fibrillazione anche perché per fine mese l’assessore al Personale, Terracciano, sempre entro fine mese dovrebbe presentare la riforma della macchina comunale che riorganizzerà tutti i settori. A essere in fibrillazione sono ovviamente i 26 «esterni» , alcuni dei quali indicati da assessori che al Comune non ci sono più. Anche se parliamo di dirigenti che da anni mandano avanti servizi essenziali del Comune, dunque non è facile farne a meno. L’orientamento che in queste ore si fa strada a Palazzo San Giacomo è di procedere ad una nuova proroga. Forse di tre mesi.
Oltre alle 87 nomine dirigenziali a Palazzo San Giacomo, altre 50 (in tutto, quindi, 137) si profilano all’orizzonte per quella che sarà una vera e propria ondata di nomine. Sono quelle nelle Municipalità. Si tratta di 10 — uno per Municipio — ben remunerati direttori centrali, e 40 dirigenti tecnici e amministrativi. Per sceglierli, con delibera del primo marzo scorso, il Comune ha predisposto un albo interno che dovrà essere composto da 100 nomi, esattamente il doppio dei dirigenti che verranno poi scelti e formati dalla «Stoà».
Conterà il curriculum, ovviamente. Ma se tra gli uscenti nelle Municipalità e quelli attualmente impiegati a Palazzo San Giacomo non si raggiungerà quota 100 nell’albo, la differenza sarà composta da impiegati comunali che negli ultimi due anni hanno avuto una funzione organizzativa.
Infine il Global service. La delibera per la manutenzione delle strade ieri è stata licenziata dalla Commissione Ambiente. Il centrodestra contesta la mancanza di una discussione più approfondita. Ambrosino (Fi) e Schifone (An) parlano di «blitz».
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Finanziaria & Società partecipate
Repubblica - Napoli
18 febbraio 2007
Ora spazio a chi merita
di Massimo Villone
Ammetto che, nel votare la fiducia sul maxiemendamento finale, pensavo che la legge finanziaria fosse discutibile per molti versi. Ma non guardavo certo a quel che oggi a Napoli - e probabilmente anche altrove - tanto fa discutere. E cioè alla riduzione di poltrone e di emolumenti per le società miste. Si dice: con la riduzione la finanziaria ha creato un problema. Ma a chi? Non si può dubitare che la norma fosse in principio giustificata, nel quadro di una stretta durissima che ha colpito tutti, talora in modo indiscriminato.
Ed è ovvio che fosse nell´interesse dei soggetti pubblici che partecipano nelle società. Proprio quella stretta li obbliga a razionalizzare l´uso delle risorse disponibili. E allora? Il problema nasce anzitutto da un modello sbagliato di amministrazione. L´outsourcing delle funzioni fuori dell´organizzazione dell´ente con l´affidamento a privati, l´utilizzazione delle competenze esterne attraverso consulenze ed incarichi, le società miste sono stati visti come strumenti moderni per gestire la cosa pubblica e il rapporto con il privato. In principio, potrebbero esserlo. Ma nel giusto modo, e con la giusta misura.
Certo, non quando l´obiettivo diventa creare poltrone all´infinito, o distribuire a spese del contribuente costose regalie ad amici, sodali e compagni di cordata. Poltrone e regalie che il cittadino utente paga due volte: finanziandole con le tasse, e subendo i disservizi che direttamente o indirettamente ne traggono origine. Azzeriamo le clientele e investiamo le risorse risparmiate nella qualità dei servizi. Così si evitano dimostrazioni come quella sui ticket sanitari. E speriamo che dalla voglia di poltrone non vengano errori politici manifesti: come ad esempio privatizzazioni dichiarate o di fatto dell´acqua, nonostante il largo favore popolare per la gestione pubblica. Abbiamo amministratori che dovrebbero dare le dimissioni non ogni settimana o mese, ma ogni giorno, subito dopo la lettura mattutina dei quotidiani.
Basta cincischiare. Legge finanziaria o no, bisogna chiudere le baracche clientelari. Bisogna smetterla con l´outsourcing selvaggio. Bisogna riportare nell´organizzazione amministrativa propria le competenze che consentano all´ente di gestire le funzioni in casa, e limitare ai casi di stretta necessità il ricorso a risorse esterne. Scommettiamo che assumendo nelle strutture tecniche degli enti giovani professionisti, architetti e ingegneri neolaureati, bravi e motivati, o mettendo su un buon ufficio legale, adeguatamente diretto e gestito, rendiamo inutili tante società miste, e tagliamo le consulenze milionarie agli studi professionali? Col doppio risultato di risparmiare, e di aprire una strada ai giovani? E perché non diciamo una buona volta che o il soggetto pubblico opera in prima persona con i suoi uffici e le sue strutture, oppure c´è il ricorso al mercato, quello vero, con vere gare? Mettendo fine alla farsa di un pubblico che non è pubblico, e di un privato che non è privato?
E riportiamo sulla giusta via il rapporto tra la società civile e la politica. Saperi e competenze sono una ricchezza, e vanno favoriti, sostenuti, utilizzati. Ma nei modi giusti. Privilegiando di regola il rapporto tra istituzioni, e non quello fiduciario e personale tra l´esperto e il professionista da un lato, il politico e l´amministratore dall´altro. Diversamente, come succede in Borsa, prima o poi la bolla speculativa scoppia.
Diciamo infine che la buona società civile non considera il soggetto pubblico come una mucca da mungere, o l´occasione di un potere spicciolo. Piuttosto, guarda all´impegno civico, e ad orientare scelte rilevanti per la comunità. Non sono provocatorio se dico che si può fare magari anche gratis, e comunque senza pensare che sia occasione di arricchirsi. Chiunque ha diritto di rifiutare una responsabilità perché non ha tempo, o interesse. Ma spero di non sentire mai un professionista affermato che rifiuta solo perché non lo pagherebbero abbastanza. Di sicuro, niente impedisce a quel professionista di prestare la propria opera anche per un solo euro, per la gloria e la nazione. Se ci sono volontari, si facciano avanti. E la politica li accetti, rinunciando a qualche clientela.
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Repubblica - Napoli
15 febbraio 2007
Il diritto come paravento
di Massimo Villone
Qualche giorno fa ho scritto di società partecipate e consigli di amministrazione. Mi spiace se qualcuno si è sentito chiamato in causa a titolo personale. Il tema aveva e ha una portata assolutamente generale. Qual è il problema? La legge finanziaria pone norme per ridurre il numero dei componenti dei consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica.
È una volontà legislativa inequivoca. Si è inteso dar seguito alle polemiche che da tempo investono in specie il governo regionale e locale. È chiaro, ormai, che le società miste sono strumento cardine di una moderna politica clientelare. Che oggi si fa, in modo formalmente legale, anche gestendo le poltrone in tali società. E le risse che puntualmente scoppiano tra le forze politiche quando è tempo di nomine forniscono ampia prova.
Non v´è dubbio che bene possono esistere, e di certo esistono, società che non sono volte a obiettivi clientelari, e perseguono utilmente i fini a esse assegnati. Proprio per questo ho preferito non fare nomi. Dunque, nessuno si senta offeso. E tuttavia la misura di moralizzazione posta dalla legge finanziaria deve essere a mio avviso condivisa. Tra vecchio e nuovo, non ho dubbio che il nuovo sia appunto questo.
Mi sarei anzitutto aspettato, come ho scritto, una raffica di dimissioni volontarie. Chi siede in un consiglio di amministrazione occupa quella posizione in virtù di una scelta politica. E quando la politica per voce del legislatore modifica le condizioni nelle quali quella scelta è maturata, chi ne è beneficiario dovrebbe, a mio avviso, trarne le conseguenze.
Rispetto chi non avverte questo bisogno. Ma dubito che sia davvero conclusivo l´argomento che la legge interviene su una società di diritto privato, e che tale intervento dovrebbe ritenersi in principio precluso, non potendosi modificare il termine di durata di un rapporto privatistico in corso. Con la conseguenza che i consiglieri rimangano in carica fino alla naturale scadenza del mandato.
La tesi non convince. Da ultimo, abbiamo modificato a favore del consumatore la disciplina di contratti di assicurazione e contratti bancari. Non mi pare si argomenti che le innovazioni si applicano solo alla scadenza dei contratti in corso. Né, se oggi si approvasse una nuova legge sull´equo canone, si penserebbe a un´applicazione solo al rinnovo dei contratti di affitto.
E nella specie, se lo statuto della società prevedesse, ad esempio, che i consiglieri durano in carica dieci anni, e i consiglieri medesimi fossero stati appena nominati? Potremmo mai pensare che se ne riparli nel 2017?
L´argomento prova troppo. Consideriamo invece un altro punto di vista. La legge pone condizioni di legittimità per le società in questione. Gli organi devono avere una configurazione determinata. Non si incide sul modello societario. Semplicemente, il soggetto pubblico può partecipare solo a queste condizioni. Diversamente, la partecipazione è illegittima. E se è tale, è illegittimo tenere una carica negli organi societari in rappresentanza di quegli stessi enti. Come sono illegittimi gli atti adottati, e l´utilizzazione di risorse pubbliche da parte della società.
C´è poi la posizione di chi ha il potere di nomina. In presenza di una nuova e specifica normativa, il soggetto pubblico nominante potrebbe e dovrebbe richiedere immediate dimissioni. E se non venissero, non pare davvero peregrino ipotizzare un potere di revoca, diretto all´autotutela della legittima partecipazione dell´ente pubblico alla società medesima. Diversamente, si dovrebbe ipotizzare un´uscita del soggetto pubblico dalla società, con la fine della partecipazione.
Quand´anche tutto si volesse rigettare, di certo gli organi della società potrebbero approvare una modifica dello statuto societario che lo rendesse conforme a legge. Per poi procedere ciascun componente alle conseguenti determinazioni: e dunque alle inevitabili dimissioni. Nel caso di partecipazione pubblica maggioritaria, la cosa sarebbe agevole. Basterebbe che i soggetti pubblici rappresentati dessero specifico mandato per la modifica statutaria ai propri rappresentanti negli organi di governo della società.
Le opzioni e gli argomenti sono dunque molteplici. Davvero vogliamo dire che il diritto offre una via, e una sola? E che tutto va bene, madama la marchesa?
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Stu BagnoliFutura
Repubblica - Napoli
17 febbraio 2007
Bagnolifutura, cercasi manager
Lasciano Borgomeo e altri due membri del Cda
L´ad della società e i tecnici di area Ds annunciano le dimissioni dal vertice. Iervolino chiede una rosa di nomi a Montezemolo e Bersani: “Ma si va avanti”
di Ottavio Lucarelli
Una raffica di dimissioni. Si sgretola Bagnolifutura mentre Ds e Margherita litigano per il nuovo vertice da reinventare. Dimissioni a catena. Ben quattro consiglieri su undici: il presidente dei costruttori napoletani Ambrogio Prezioso, l´amministratore delegato Carlo Borgomeo (Margherita), i due tecnici di area Ds Ugo Marani e Biagio Grasso. Ma anche Forza Italia avvisa che sono da considerare in libera uscita tutti i propri consiglieri presenti nei consigli di amministrazione delle aziende comunali, a cominciare da Bagnoli dove siede il commercialista Silvio De Simone.
Salta per la seconda volta consecutiva l´assemblea dei soci (Comune proprietario al 90 per cento) e durante la giornata emergono via via le ragioni. Il cda della società di trasformazione urbana, che ha la missione di ribaltare l´ex Italsider in terra di turismo e tempo libero, si frantuma tra ritardi e nodi mai risolti, da una bonifica eterna a una colmata di detriti dell´acciaieria che tutti dicono di voler rimuovere e che invece continua a inquinare il mare e la costa. Nei giorni scorsi il primo a dire basta era stato il presidente Acen Ambrogio Prezioso. A ruota il professore Biagio Grasso. Ieri le ultime due bordate. Carlo Borgomeo gioca d´anticipo e non aspetta la scadenza naturale di settembre. Passano pochi minuti e lo segue anche l´altro professore diessino, Ugo Marani. Tutte dimissioni da ratificare nella prossima riunione del cda.
La società sembra insomma al capolinea anche se il sindaco Rosa Russo Iervolino cerca in tutti i modi nuovo ossigeno: «Aspetto un decreto del Consiglio dei ministri, attuativo della legge Finanziaria, per capire di quante persone, tre o cinque, dovrà essere composto il futuro consiglio d´amministrazione delle società comunali. Il dimissionario Borgomeo, attuale amministratore delegato, rimarrà comunque in carica fino alle nuove nomine e le dimissioni di altri tre componenti del cda, Grasso, Prezioso e Marani, non compromettono il prosieguo dell´attività perché di consiglieri in carica ce ne sono tanti altri».
Il sindaco è alla ricerca un manager per rimpiazzare Borgomeo: «Ho chiesto al presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, al ministro Luigi Bersani e al sottosegretario Enrico Micheli di indicare una rosa di nomi per l´incarico di amministratore di Bagnolifutura. Cerchiamo una persona che abbia capacità, competenza ed esperienza, che abbia la volontà di vincere a Bagnoli. Abbiamo inviato messaggi in giro e attendiamo una rosa da cui scegliere il successore di Carlo Borgomeo e tutto questo accade in un momento difficile, ma anche bello, perché si avvia a conclusione la bonifica dell´area, il lavoro meno appariscente, e comincia quello più visibile con la lottizzazione delle aree e la riqualificazione».
La questione più urgente è la sostituzione del manager e, mentre la Iervolino cerca di volare alto, Ds e Margherita già litigano. La Quercia considera infatti il presidente in carica, l´ex vicesindaco Rocco Papa, da sempre diessino, in quota Iervolino e rivendica dunque la poltrona lasciata da Borgomeo che è uomo della Margherita. E dietro la manovra aleggia il nome di Mario Hubler, oggi dirigente a Bagnoli, ma in passato nello staff dell´attuale segretario Ds Massimo Paolucci.
La Iervolino cerca un manager di livello nazionale e il Comune attende di sapere da Roma anche di quanto dovranno essere ridotti gli stipendi dei vertici delle aziende. Questione contenuta nella legge Finanziaria, ma su cui la discussione all´interno del governo è ancora aperta. Nella Finanziaria è previsto che l´amministratore delegato di un´azienda comunale non possa percepire oltre il 70 per cento dello stipendio del sindaco, anche se la stessa manovra economica prevede un aumento del compenso se la società produce utili e se subentrano soci privati.
Caos Bagnoli. Su ritardi e recupero, intanto, tornano a tuonare le Assise. Appuntamento domani alle 10.30 a Palazzo Marigliano.
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Corriere del Mezzogiorno
17 febbraio 2007
IL MANAGER/Borgomeo: «Dimissioni obbligate dopo lo tsunami della Finanziaria»
di Carlo Franco
NAPOLI — «Dopo lo tsunami della Finanziaria questa per me era una scelta obbligata. La mia decisione, quindi, non deve sorprendere anche perchè era annunciata. Voglio evitare, tra l’altro, che insorgano questioni politiche più complicate. Meglio andare via». «Di questo parleremo a bocce più ferme».
Carlo Borgomeo, 59 anni, professione manager pubblico di collaudata esperienza e con spalle (politiche) molto forti, da ieri non è più l’amministratore delegato di BagnoliFutura. Ma resterà in carica fino all’approvazione del bilancio: «L’ho redato io e, quindi, mi tocca l’obbligo di accompagnarlo fino in fondo. E poi non mi sembrerebbe corretto interrompere il lavoro della società fino all’assemblea dei soci; questa per l’operazione Bagnoli è una fase delicata e cruciale». Lo diciamo da molti anni, ma poi si trova sempre il tempo per rimandare gli appuntamenti con la storia.
Prima della risposta ci giunge, attraverso il telefono, il rimbalzo di un sorriso. «Questa volta è davvero così, anzi mi sento di dire che dopo le tribolazioni di questi anni, l’operazione sta per entrare nella fase cruciale. Il crinale che separa il bene dal male, insomma, è stato superato e da ora, ne sono certo, la strada sarà più facile, forse addirittura in discesa». Ottimismo di facciata o certezza di poter dire finalmente tutto quello che pensa? «Ne l’una nè l’altra cosa, ragiono con il conforto delle assicurazioni che abbiamo ricevuto».
E qui, prima di continuare il colloquio diretto, è giusto ricapitolare le tappe del lavoro di Carlo Borgomeo nella Bagnolifutrura. Creatura che lui, in pratica, ha visto nascere. La prima operazione di grossa portata, nel frastuono delle plemiche e dei veti incrociati, fu la bonifica del sottosuolo alla quale l’Iri non aveva messo meno: 41 milioni di euro impegnati, l’operazione è in corso e la prima area che è stata copnsegnata è la struttura sulla quale sorgterà il Centro integrato per i servizi al turismo. Ma ora lasciamo di nuovo la parola al manager che si accinge a rientrare a Roma dove lavora da sempre. Quali saranno le prossime tappe per Bagnoli? «La porta del Parco, il Parco sportivo e le residenze. Si entra nel vivo».
«Non mi riferivo a questo, ma al programma che finalmente potrà procedere più fluidamente». Tentiamo di fare un bilancio di quasi sei anni intensi di lavoro. Gioia e dolori, più i secondi dei primi, o no? «Beh, non è che si sia viaggiato in Rolls Royce, abbiamo dovuto tirare la carretta e procedere quasi sempre in salita». E’ vero che il rapporto con il presidente Santangelo è filato via più liscio rispetto a quello con Rocco Papa? «No, nel modo più assoluto. E’ vero, ad ogni buon conto, che Rocco Papa, del quale sono sinceramente amico, ha molto tempo a disposizione e non è disponibile a fare il presidente decorativo». (Una verità sussurrata a Bagnolifutura vorrebbe che qualche attrito ci sia stato, ma su questo punto Borgomeo rifiuta qualsiasi approccio). E’ vero che ha molto sofferto la mancata assegnazione della Coppa America? Ora che va via di questo si può finalmente parlare.
«Credo di aver già espresso il mio pensiero, ma non non difficoltà a ribadirlo: se avessimo ottenuto il grande evento Bagnolifutura avrebbe corso con gli stivali delle sette leghe». Non ha mai commentato, però, la rinuncia alla manifestazione di riserva che ha fatto la fortuna di Trapani.
«Su questa affermazione mi consenta di nutrire molte riserve». «Da qui a qualche tempo, quando le cose saranno più chiare, chi sostiene che Trapani ha tratto grande giovamento dalle regate di consolazione potrebbe essere smentito dai fatti». «Niente che al momento possa interessare, solo dubbi, ma ora mi lasci ritornare a Roma».
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Il Mattino
15 febbraio 2007
Bagnolifutura, Borgomeo verso l’addio
Il manager: «Vogliono che vada via? Da tempo chiedo di lasciare per altri impegni»
di Salvo Sapio
Il Comune cerca una soluzione concordata con il governo per il cda di Bagnolifutura. Ci sarebbero, infatti, dei contatti tra il sindaco, il ministro Bersani e il sottosegretario Micheli per una scelta di metodo sul nuovo consiglio d’amministrazione che vedrà scendere da 11 a 5 i propri componenti e che probabilmente vedrà uscire di scena molti degli attuali protagonisti. In primis l’amministratore delegato Carlo Borgomeo. Proprio sul nome del nuovo manager si sarebbe, infatti, aperto il confronto in sede istituzionale. «Evidentemente - commenta lo stesso Borgomeo - il sindaco ha deciso di accogliere una mia vecchia richiesta, quella di lasciare, per motivi professionali, l’incarico di amministratore delegato di Bagnolifutura. Una volontà che da tempo ho manifestato al primo cittadino». Con le probabili, imminenti, dimissioni del manager si apre il tavolo di confronto politico per il futuro della società di trasformazione. Domani sarebbe dovuto essere un giorno importante per la sorte del consiglio d’amministrazione di Bagnolifutura. L’assemblea dei soci era stata, infatti, riconvocata dopo la fumata grigia di mercoledì 7, quando fu deciso un rinvio. Stessa sorte potrebbe, però, toccare alla riunione di domani, fortemente in dubbio per le condizioni di salute del sindaco Iervolino. La seconda convocazione, fissata per lunedì 19, potrebbe quindi essere la data utile anche il per il consiglio d’amministrazione che dovrebbe registrare le dimissioni non solo di Borgomeo. Se, però, l’accordo politico dovesse tardare a concretizzarsi il rinvio potrebbe essere ulteriore, con un confronto dai tempi più lunghi. Proprio lunedì, infatti, è convocato anche il consiglio comunale monotematico sui problemi di Bagnoli, un’assemblea che si annuncia delicata anche alla luce degli ultimi sviluppi che hanno interessato la società di trasformazione e gli interventi di bonifica. A conferma del susseguirsi di appuntamenti importanti, venerdì è anche la data in cui si riunirà la commissione di vigilanza comunale (presieduta da Mariano Malvano) e sarà ascoltato un rappresentante dell’autorità portuale. Al centro della seduta il confronto su porto canale e colmata. Sullo sfondo la possibilità che il ministero dell’Ambiente assuma il problema, gestendo direttamente anche l’impegno finanziario relativo all’eventuale rimozione della colmata. Oggi, poi, sarebbe stata la giornata dell’incontro tra la Municipalità di Bagnoli e la società. «La riunione è stata rinviata a venerdì 23 - spiega il presidente di BagnoliFutura, Rocco Papa - in quella data sarà presente anche il vicesindaco Tino Santangelo. Trattandosi di un argomento tanto delicato e di chiara specificità politica è, infatti, doveroso che al confronto partecipi anche l’amministrazione comunale. Siamo aperti al confronto purché non travalichi i limiti del rispetto reciproco, quando accaduto nell’ultimo incontro non serve a nessuno. Certo è che sarebbe strano porre dei vincoli a una società che lavora su finanziamenti europei».
in prima
IL RETROSCENA/Bagnoli, il Comune cerca a Roma l’erede di Borgomeo
Il Comune cerca una soluzione con il governo per il cda di Bagnolifutura e il futuro amministratore delegato. Il sindaco ha già avuto contatti con il ministro Bersani e il sottosegretario Micheli per trovare un sostituto di Borgomeo.
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Corriere del Mezzogiorno
15 febbraio 2007
IL NUOVO CDA/Bagnolifutura, Iervolino chiama Bersani per avere il nome di un manager per la Stu
Aspettando il piano del ministero dell’Ambiente per la rimozione della colmata di Bagnoli che sarà presentato domani, alla Bagnolifutura si interrogano su come sarà il futuro consiglio di amministrazione. Se, cioè, sarà composto sempre da 11 membri oppure da 5, così come prescrive la Finanziaria 2007. Deciderà tutto la sindaca Iervolino. Incerta è pure la riconferma dell’amministratore delegato, Carlo Borgomeo.
Analogo ragionamento va fatto per Rocco Papa, il presidente della Stu che per proseguire il suo mandato è stato messo in aspettativa all’Università. Ma Papa si è impegnato personalmente con la Iervolino a portare a termine il lavoro prima di rinunciare. Anche rinunciando a guadagni da prof superiori a quelli da manager. La Iervolino ha parlato col sottosegretario alla presidenza, Enrico Micheli, e col ministro per lo Sviluppo, Pierluigi Bersani, per avere suggerimenti su nomi di manager di livello nazionale disposti a raccogliere l’eredità di Borgomeo. E, eventualmente, anche di Papa. Ma a basso costo. (p.c.)
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Corriere del Mezzogiorno
14 febbraio 2007
Sto difendendo lo Stato di diritto
di Biagio Grasso*
Caro direttore, devo approfittare ancora della sua ospitalità per chiarire alcuni punti della mia lettera apparsa sul Corriere del Mezzogiorno di ieri che — evidentemente per un mio difetto di comunicazione — mi sembra non siano stati colti pienamente dalla sua risposta. La questione che intendevo porre in realtà trascende di molto la mia persona e lemie irrilevanti aspirazioni, riguardando piuttosto un principio di civiltà giuridica la cui tutela ha una notevole valenza politica (che io considero superiore anche a quella, pure assai rilevante, del mai troppo vituperato ricorso al cosiddetto manuale Cencelli), giacché riguarda le fondamenta dello Stato di diritto.
Diversamente da quanto sembra da lei adombrato nella sua risposta, io penso che la «volontà» del legislatore non vada colta alla luce degli «umori» popolari o sull’onda del «clima» politico del momento, bensì sulla base delle regole tecniche dell’ermeneutica giuridica, in grado di segnalare quale parte dell’intento del legislatore sia penetrato effettivamente nella norma. In questa direzione è agevole costatare che la Finanziaria non ha previsto esplicitamente la decadenza immediata dei consiglieri in carica e il «venticello» popolare che spinge nella direzione demagogica della loro immediata destituzione, si scontra con le norme del codice civile che prevedono soltanto la revoca per «giusta causa» (inconfigurabile nel nostro caso) ovvero, quando questa «giusta causa» non c’è, la revoca accompagnata dal versamento di tutti gli emolumenti ai quali i consiglieri avrebbero diritto fino alla loro naturale scadenza (il che, com’è evidente, aggraverebbe di molto le spese per la società, così contraddicendo lo stesso «intento» che si pretende in tal modo di realizzare). Inoltre, vale la pena segnalare rapidamente — senza voler così indulgere in noiosi tecnicismi — che qui si sta discutendo di diritti soggettivi scaturiti da contratti di diritto privato disciplinati dalle norme del codice civile e, dunque, azionabili dinanzi ai tribunali ordinari; non di «interessi legittimi», esercitabili mediante ricorsi amministrativi. Devo, invece, stendere un velo pietoso sulla bizzarra e sconcertante posizione espressa dal collega Massimo Villone (la Repubblica di ieri), il quale crede di poter incidere sull’assetto della governance di una società di diritto privato comune (tal è Bagnolifutura Spa) — che è espressione dell’autonomia privata — , come se si trattasse di disegnare la pianta organica di un ministero. Il che rappresenta un rigurgito di veterobolscevismo del tutto inaspettato in un uomo della sua finezza culturale! Insomma: il punto è questo: è lecito ignorare la legge e perciò «violarla» per perseguire il risultato che si pretende voluto dallo «spirito» della Finanziaria anche quando questo «spirito» non si è materializzato nella norma? In altri termini: il fine giustifica i mezzi? Come vede, da una banale questione si arriva al cuore del problema, sul quale mi premeva di sollecitare una sua riflessione e che riguarda addirittura il senso civico del nostro Paese e il rispetto della legalità in uno Stato di diritto, che non tollera applicazioni della legge condizionate dagli umori popolari o dal clima politico ed anzi pretende che queste pulsioni siano vissute nel rispetto del quadro normativo disegnato dall’intero ordinamento giuridico.
Sono certo che lei e il suo giornale — che si è sempre storicamente contraddistinto per le sue battaglie liberali — non possa non condividere le mie perplessità per il tono superficiale e giustizialista che sta prendendo la questione, ancorché sia legittimamente preoccupato — come lo sono anche io — dei ritardi accumulati dall’intervento di bonifica di Bagnoli e magari nutra, si intende, altrettanto legittimamente, dubbi sulla capacità dell’attuale Consiglio di svolgere con efficacia il suo lavoro. Anche se, su questo ultimo punto, senza voler tentare una difesa di ufficio che mi sembrerebbe quanto meno inelegante, mi consenta di avere una idea diversa dalla sua, fondata sulla costatazione che la responsabilità dei ritardi va imputata più a quei politici che ora si ergono a censori (offrendo le nostre teste ad un pubblico giustamente sensibile al risparmio della spesa), che ai seri e competenti professionisti che stanno cercando di fare, col consueto impegno, il loro dovere.
* Docente di Diritto civile alla Federico II, membro del Consiglio di amministrazione di Bagnolifutura
risponde Marco Demarco
Una soluzione c’è
Condivido le preoccupazioni del professor Grasso, e in verità le condividevo già ieri. Ma la discussione è utile, ed eccoci qui ad approfondirla. Apprezzo il coraggio di chi per ragioni di principio si sta esponendo su un fronte assai disagevole.
Non tutti, infatti, sono disposti a credere che il professor Grasso stia difendendo non la poltrona ma lo Stato di diritto. Conoscendolo, io gli credo. Al punto in cui siamo, però, penso che ci sia bisogno di uno scatto, di un gesto clamoroso capace di convincere anche gli scettici. Dopo essermi confrontato con un maestro del diritto, la cui acuta saggezza è da tutti riconosciuta, provo a metterla così. E se Grasso sorprendesse tutti e si dimettesse chiedendo di verbalizzare le motivazioni delle sue dimissioni? Non sarebbe questo un modo per difendere lo Stato di diritto senza inoculare il dubbio che con lo Stato di diritto si voglia difendere anche la poltrona? E non sarebbe anche un modo per replicare non solo a Villone, ma a coloro i quali, con la nuova Finanziaria, intendono fare del moralismo senza però assumersi alcuna responsabilità? Mi permetto di essere così franco e diretto perché confido nel fatto che si intenda la sostanza vera del mio ragionamento. So ancora che le dimissioni potrebbero apparire una resa al giustizialismo e al dilagante populismo. E, dunque, non trarrò affrettate conclusioni se il professor Grasso non vorrà accogliere questo mio modesto suggerimento.
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Corriere del Mezzogiorno
13 febbraio 2007
«Perché non intendo lasciare Bagnolifutura»
di Biagio Grasso*
Caro direttore, Fabio Ciaramelli inizia il suo articolo di fondo sul Corriere del Mezzogiorno del 9 febbraio scorso sostenendo che «Nonostante le indicazioni della Finanziaria, il Consiglio di amministrazione di Bagnolifutura resta in carica fino a nuovo ordine». La perentorietà dell’affermazione non ammetterebbe repliche! E tuttavia provo a porre delle domande che mi auguro possano insinuare qualche dubbio. Risulta che la Finanziaria abbia previsto l’automatica decadenza dei consiglieri in carica? In mancanza di una tale previsione — che invero non c’è e forse non avrebbe mai potuto esserci — , come si pensa che le indicazioni della Finanziaria possano incidere immediatamente sui consigli in corso? In realtà se la legge non prevede alcuna automatica decadenza, i consiglieri possono soltanto essere revocati dall’assemblea dei soci secondo le norme del codice civile vigente (che è una legge in vigore non meno della Finanziaria!) che, all’articolo 2383, III comma, prevede il risarcimento dei danni per l’amministratore revocato «senza giusta causa» (che ricorre soltanto quando i consiglieri abbiano tenuto comportamenti contrari alla legge o all’atto costitutivo, tali da fare venire meno il rapporto di fiducia tra la maggioranza dei soci e l’amministratore stesso). Dunque, non c’è bisogno di ricorrere a nessuna dietrologia: in realtà le indicazioni richiamate potranno applicarsi soltanto quando il consiglio scadrà o, com’è ovvio, qualora vi fossero spontanee dimissioni di massa! È inutile dire che questa realtà non può certo essere modificata da nessun «salvifico» decreto di Prodi (relativo alla determinazione del numero dei consiglieri), alla cui emanazione, invece, anche politici di livello hanno inteso rinviare la soluzione del problema, che potrà essere correttamente risolto soltanto alla scadenza dell’attuale consiglio. È appena il caso di segnalare che anche il tema della revisione degli emolumenti ai consiglieri e all’amministratore delegato deve, secondo legge, essere affrontato nel quadro dell’intero sistema, che certo non consente la modificazione unilaterale del contenuto di un contratto di diritto privato, qual è quello che lega gli amministratori alla società. (Spero che non mi si faccia il torto di pensare che sto così difendendo il mio reddito, che — si tranquillizzino i lettori — può agevolmente sopportare, senza apprezzabili conseguenze, la prevista decurtazione).
Credo che si debba riprendere la sana abitudine di discutere dei problemi partendo da una competente analisi della situazione che, nel nostro caso, non può prescindere dai suoi profili tecnico giuridici, anziché lasciarsi andare alla vuota «chiacchiera», secondo un andazzo che dispiace veder seguito, con inspiegabile e colpevole superficialità, anche da un intellettuale di livello qual è il suo collaboratore.
Le segnalo, infine, che le mie banali quanto inoppugnabili considerazioni sono già state esternate da me in varie occasioni e in luoghi diversi. Ma delle stesse si continua a non dare alcun conto, quasi che si trattasse di irrilevanti e fastidiosi accidenti e non dello sfondo nel quale necessariamente allocare la corretta soluzione del problema. Il che sconcerta e preoccupa, perché segnala la pericolosa inclinazione a sottrarsi all’impero della legge per piegarla strumentalmente alle «emozioni» ed agli «umori» del momento, secondo una prassi, peraltro, sempre più diffusa, che rappresenta la negazione dei principi dello Stato di diritto.
* Docente di Diritto civile alla Federico II, membro del Cda di Bagnolifutura
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risponde Marco Demarco
Il professore Grasso si tranquillizzi, in questo giornale non troverà pasdaran della Finanziaria. Ciaramelli si limitava a descrivere una situazione e il centro del suo ragionamento era tutt’altro: l’oppurtunità o meno di reintrodurre il manuale Cencelli nelle nomine pubbliche. Stupisce che, proprio su questo aspetto, il professor Grasso abbia preferito sorvolare per «atterrare» invece su una dimensione per così dire più specifica e personale. La sua posizione è più che legittima. La parte della Finanziaria di cui stiamo discutendo è sicuramente scritta con i piedi, e anche nel merito non è sempre condivisibile. Faccio qualche esempio. Nel testo si parla di consigli di amministrazione e non di organi di amministrazione: ciò vuol dire che i consigli di gestione sono esclusi dalle prescrizioni? Ancora: nello stesso testo non si tiene conto delle performance delle società, per cui, paradossalmente, si penalizzano quegli amministratori che pur passando da un deficit 100 a un deficit 1 non riescono a uscire da un bilancio in rosso; e si premiano invece quegli amministratori che da un attivo 100 scendono a un attivo 1 pur avendo mantenuto positivo il bilancio. Inoltre, la riduzione drastica dei compensi, questa sì frutto di un fondamentalismo completamente disgiunto dai risultati concreti, rischia di ripristinare proprio quel sistema lottizzatorio che a noi poco piace. Grasso ha dunque ragione, formalmente non c’è nulla che obblighi lui e gli altri componenti di Bagnolifutura ad abbandonare prima del tempo. E analogamente non c’è nulla che obblighi il consiglio di amministrazione ad autoridursi il compenso. Ma qual è la reale volontà del legislatore? È evidente che l’intento è quello di alleggerire le società. E che cosa vieta alla sindaca di Napoli di convocare l’assemblea dei soci e di revocare le nomine? Si teme un ricorso amministrativo? Ebbene, perché una simile ipotesi dovrebbe condizionare una decisione politica di tale portata simbolica? Infine, la questione più importante: vogliamo spendere una parola sui risultati ottenuti nel corso di questi anni da Bagnolifutura? E vogliamo divertirci con uno studio comparativo sui risultati raggiunti da altre società simili? Trovo quest’ultimo aspetto della discussione forse più utile e di maggiore interesse.
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Repubblica - Napoli
9 febbraio 2007
Bagnolifutura, spazio al centrodestra
di Ottavio Lucarelli
«Bagnoli è un´opera troppo importante e tutti devono essere rappresentati. Anche nel nuovo consiglio di amministrazione a cinque ci sarà spazio per il centrodestra. Intanto, però, bisogna ridurre subito gli stipendi di presidente e consiglieri». Dopo il flop di due giorni fa, quando il sindaco ha disertato l´assemblea dei soci di Bagnolifutura per le polemiche tra Ds e Margherita sui nuovi assetti societari, Rosa Russo Iervolino prepara la prossima nuova riunione del 16 febbraio a Palazzo San Giacomo.
Norme anti sprechi e adempimenti alla legge Finanziaria saranno però eseguiti a metà. Via libera alla riduzione dei mega stipendi di presidente e amministratore delegato, ma il dimezzamento del Cda da undici a cinque componenti è rinviato a settembre. Dei cinque, comunque, almeno uno sarà di opposizione rispettando la proporzione che vede oggi due poltrone al centrodestra nel pletorico parlamentino della società di trasformazione urbana, guidato dall´ex vicesindaco Rocco Papa, di cui il Comune è proprietario al 90 per cento.
«Nell´assemblea dei soci del 16 febbraio - avvisa la Iervolino - c´è da discutere l´attuazione della legge Finanziaria. Per la riduzione dei componenti del Cda c´è un problema tecnico. Prima di diminuire il numero dei membri bisogna aspettare il decreto attuativo della presidenza del Consiglio dei ministri. Dobbiamo aspettare la firma di Prodi, altrimenti eventuali consiglieri che io mando a casa fanno ricorso e vincono. Sugli emolumenti, invece, non è scritto in Finanziaria che occorre un altro provvedimento e, dunque, possiamo ridurli con effetto immediato».
Stipendi ridotti e spazio al centrodestra. Oggi la maggioranza è rappresentata nel Cda con Ds, Margherita, Rifondazione, Verdi e Udeur ed è chiaro che con un Consiglio a cinque e con una poltrona all´opposizione qualcuno dovrà farsi da parte. Per questo i Ds chiedono di creare la figura del direttore generale per il fedelissimo Mario Hubler, ex uomo di staff dell´attuale segretario Massimo Paolucci. Per questo chiedono di riequilibrare i poteri tra presidente e amministratore delegato, carica oggi nelle mani del plenipotenziario Carlo Borgomeo della Margherita.
Giochi di assetti e di potere che non piacciono agli alleati. Polemico, non a caso, il segretario regionale dell´Udeur Antonio Fantini: «Si sta celebrando uno strano rito nella società Bagnolifutura. È noto che l´amministratore delegato Borgomeo è un manager capace e preparato ma, nonostante ciò, c´è chi opera affinché il suo impegno sia ridotto e le sue responsabilità limitate e non si comprende perché non reagisca. Credo sia tempo di fare massima chiarezza su questa vicenda perché non sono in gioco solo i destini personali ma qualcosa di molto più importante per il futuro e lo sviluppo della città di Napoli».
La Iervolino offre continuità di spazio all´opposizione ma non tutti nel centrodestra sono d´accordo. Tra questi il consigliere comunale Raffaele Ambrosino di Forza Italia: «La disponibilità del sindaco ad ospitare ancora l´opposizione nel Cda di Bagnoli, nonostante la ristrettezza imposta dell´articolo 80 della legge Finanziaria, è un miserevole tentativo di addolcire, ammansire e indebolire ulteriormente il centrodestra che già sconta in Consiglio comunale l´inefficacia e l´inconsistenza del senatore Franco Malvano, un fantomatico capo dell´opposizione finora assente dal dibattito politico cittadino». Mentre un altro Malvano, il fratello Mariano, è invece al lavoro e ieri mattina si è insediato alla guida della commissione comunale di vigilanza sull´attività della Bagnolifutura.
Grandi giochi sull´ex Italsider ma oggi la Iervolino andrà a parlare ai vertici dell´Eni a Roma per strappare una sponsorizzazione per il teatro San Carlo.
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Corriere del Mezzogiorno
8 febbraio 2007
BAGNOLIFUTURA/La sindaca: avanti così, nomine ai partiti più votati
di Patrizio Mannu
Sarà un’operazione di alta chirurgia la riduzione del numero dei consiglieri di Bagnolifutura. Chirurgia politica, visto che Rosa Russo Iervolino annuncia che un posto nel Cda è sotteso «alla rappresentatività elettorale delle forze politiche». Il tutto interpretando, esplicitando vuol dire nomine lottizzate dai partiti. Se volete, manuale Cencelli da risfogliare. Ma per adesso nulla questio , il consiglio di amministrazione della società che deve provvedere alla rinascita di Bagnoli andrà avanti con tutti e undici i suoi esponenti. E nella peggiore delle ipotesi lo farà fino a settembre. Le prescrizioni della Finanziaria possono attendere.
Anche se il segretario cittadino dei Ds, Massimo Paolucci dice di «far presto per non bloccare le attività di riqualificazione dell’area di Coroglio».
Del caso si sarebbe dovuto discutere ieri durante un’assemblea dei soci che, però, non si è riunita per impegni che hanno tenuto lontana la sindaca e non le hanno permesso di partecipare; lei, cioè il Comune, socio di maggioranza della Stu.
«Nulla di problematico — afferma Iervolino — ho avuto da fare con la questione dello Stadio e non ho potuto partecipare alla riunione».
Sindaca, ci si era cominciati a preoccupare. «No, no. L’assemblea dei soci è slittata. Ci rivedremo giorno 16 febbraio. Tutto qui».
La materia del contendere è di spessore. La riduzione dei consiglieri di amministrazione di Bagnolifutura. «La Finanziaria lo prescrive, ma noi non possiamo ancora operare».
Perchè? «Perché stiamo aspettando un decreto del Consiglio dei ministri che verifichi l’entità delle riduzioni».
Quindi? «Quindi Prodi dovrà decidere se i Cda devono essere ridotti di cinque unità o di tre. E’ la riduzione sarà effettuata in base all’entità del capitale sociale. Per farlo ha sei mesi di tempo dall’approvazione della Finanziaria».
Si arriva cioè a giugno? «Esattamente. Dopo tale adempimento il sindaco avrà ulteriori tre mesi di tempo per decidere le riduzioni».
E siamo più o meno a settembre? «Si può arrivare a settembre ma anche no. Il premier deve decidere entro sei mesi. Ma potrebbe farlo domani e noi dopodomani».
I Ds s’erano già fatti venire il mal di pancia. Il capogruppo Borriello ha affermato che «è giusto applicare la Finanziaria da subito». «Di cosa dicano i Ds non mi interessa. Non mi interessano le loro soluzioni. Guardi, io sono laureata in Legge e so leggere una legge. Occorre che il Consiglio dei ministri emani tale decreto per poter operare».
Improbabile il taglio immediato dei consiglieri così come pensano i diessini? «Bravi loro. Se riducessi il numero dei consiglieri domani, dopodomani avrei tanti ricorsi al Tar dei quali preoccuparmi».
Sindaca chi sarà titolare delle decisioni che ridurranno i membri del Cda? «Io. E devo dire che la legge in questo non aiuta noi sindaci».
Signora, diciamoci la verità. Il nodo reale è chi resta dove. Si rende conto che si preparano giorni difficili? «Ma no, solo giorni di normale politica».
Tutti metteranno sul tavolo le loro richieste. «Vede, io sono stata ministro della Pubblica istruzione; la stessa cosa accadeva per la nomina dei provveditori. Non mi spavento».
Sindaca, in base a cosa lei farà le scelte? Da chi non si potrà prescindere nel Cda di Bagnolifutura? «Conta la rappresentatività elettorale delle forze politiche».
Cioè? «I partiti piccoli non troveranno spazio».
E quali sono i partiti piccoli? «Vada a guardare i risultati delle ultime elezioni comunali».
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Repubblica - Napoli
8 febbraio 2007
Bagnolifutura: è scontro tra DS e Margherita
di Ottavio Lucarelli
È scontro su Bagnolifutura. È scontro sui futuri assetti della società, su poltrone, deleghe e poteri. Un braccio di ferro tra Ds e Margherita così violento da spingere Rosa Russo Iervolino a disertare all´ultimo momento l´assemblea straordinaria dei soci (il Comune ha una quota del 90 per cento) che aveva all´ordine del giorno gli adempimenti alla Finanziaria. Vale a dire la riduzione del consiglio di amministrazione da undici a cinque componenti e il drastico taglio degli stipendi di presidente e amministratore delegato (da 100 mila a 55 mila euro) con un lieve ritocco al ribasso per gli altri componenti (da 25 a 20 mila euro).
Salta l´assemblea e più tardi il consiglio di amministrazione si limita a promuovere la nascita di una Fondazione per gestire Archivio e Museo del lavoro e ad approvare il progetto per il Parco dello sport. Il prossimo appuntamento è venerdì 16 febbraio a Palazzo San Giacomo, ma trapela la notizia che, in attesa dei nuovi assetti, uno degli undici consiglieri, il presidente dei costruttori napoletani Ambrogio Prezioso, ha annunciato le proprie dimissioni per sopravvenuti impegni professionali.
Nella sede di Bagnoli, alle 11, c´erano quasi tutti quando è arrivata la telefonata da Palazzo San Giacomo: la Iervolino non partecipa. In municipio, intanto, il sindaco prova a smorzare: «L´importante è che Bagnoli vada avanti in fretta, che si proceda il più rapidamente possibile con altre inaugurazioni e bandi di gara».
Cosa era accaduto nel frattempo? Era accaduto che il vicesindaco diessino, il notaio Tino Santangelo, aveva comunicato alla Iervolino la posizione dei Ds rispetto a Bagnolifutura. La Quercia con l´attuale presidente Rocco Papa (ex vicesindaco) non si sente sufficientemente rappresentata e, nel caso di una sua riconferma in una società con sole cinque poltrone, chiede di inventarne una sesta, quella del direttore generale. A chi pensano i Ds? Tre i nomi in ballo: in pole position Mario Hubler, oggi dirigente di Bagnolifutura, ma in passato braccio destro dell´attuale segretario dei Ds Massimo Paolucci ai tempi in cui quest´ultimo era assessore al Traffico. Come possibile carta di riserva circola il nome di Lino Bonsignore, altro fedelissimo di Paolucci, per molti anni amministratore delegato e ormai direttore a termine (scade tra due mesi) nell´azienda rifiuti Asia. Nelle retrovie si delinea anche un terzo uomo, l´ex consigliere comunale di Scampia Mario Maffei, finora calamitato dal sogno di una fantomatica società di trasformazione urbana per lo sviluppo dell´area Nord della città.
I Ds chiedono più spazio rispetto a un assetto che vede oggi le deleghe pesanti tutte in mano all´amministratore delegato di area Margherita Carlo Borgomeo, il quale controlla tutto il management, dall´organizzazione alla gestione fino alla firma degli atti rispetto a un presidente che rischia di incagliarsi in meri compiti di rappresentanza. Non a caso ieri era all´ordine del giorno un punto specifico “deleghe e poteri” per rafforzare il ruolo di Rocco Papa. Ma qui la Margherita si oppone, soprattutto se la Quercia avrà anche un direttore generale.
Braccio di ferro e paralisi. Con Giovanni Palladino, capogruppo comunale della Margherita, che invita ad attuare la legge Finanziaria riducendo il cda da undici a cinque consiglieri: «Così facendo la politica contiene i suoi costi e allo stesso tempo un consiglio di amministrazione meno pletorico può finalizzare i progetti più rapidamente».
Un cda in cui siedono dalla nascita anche due esponenti del centrodestra, Vincenzo Auricchio di An e Silvio De Simone di Forza Italia. E proprio un consigliere comunale azzurro, Raffaele Ambrosino, chiede a entrambi di dimettersi: «La lotta di poltrone e di potere e l´incapacità del sindaco di trovare la sintesi politica bloccano la lodevole intenzione di applicare subito l´articolo 80 della Finanziaria e di realizzare in anticipo il risparmio di risorse pubbliche. Forza Italia e il centrodestra approfittino di questa occasione ed escano subito da Bagnolifutura».
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Il Mattino
8 febbraio 2007
BAGNOLIFUTURA/Ecco il retroscena
di Luigi Roano
Alle 21 di martedì il sindaco aveva rassicurato i vertici della Bagnolifutura: «All’assemblea dei soci ci sarò - raccontano dalla palazzina di via Cocchia - la linea sarà quella di non far dimettere nessuno, almeno per ora il consiglio resta a 11 membri». Poi la Iervolino alle 22 ritelefona annunciando che invece non parteciperà più ai lavori. Che l’assemblea va congelata e rinviata di 8 giorni. Cosa è successo in quell’ora? Il braccio di ferro fra i Ds e il primo cittadino fino a quel momento rimasto sullo sfondo è venuto in primo piano.
In quei sessanta minuti il sindaco ha incontrato il suo vice Tino Santangelo e l’assessore al Bilancio Enrico Cardillo, due esponenti di spicco della Quercia a Palazzo San Giacomo. I quali - questo trapela - le avrebbero accennato ad alcune richieste del partito. Fra queste, un direttore generale dal profilo giovane. A quel punto il quadro si è complicato. La Iervolino aveva altri progetti, se l’assemblea si fosse tenuta avrebbe conferito al presidente Rocco Papa la delega alla trasformazione dell’area - strategica - bilanciando così quella che i Ds ritengono «l’anomala concentrazione» di potere in mano a Carlo Borgomeo, manager in quota Margherita e vicino a Ciriaco De Mita. Borgomeo è insoddisfatto e potrebbe lasciare al più presto. Un sacrificio che il sindaco aveva fatto digerire al suo partito, appunto la Margherita, ma quando ha capito che i candidati alla carica di direttore generale erano tutti diessini la situazione si è bloccata. Chi sono? Nomi noti a partire da Mario Hubler, già dirigente della Bagnolifutura, ingegnere assegnato al settore progettazione. Poi Ciro Accetta, ma anche Mario Maffei, per ora fuori dalla società di trasformazione Napoli Nord, e addirittura Lino Bonsignore in uscita da Asìa. Un poker che ha frenato la Iervolino e indispettito moltissimo la Margherita. Come finirà? Il 16 febbraio a Palazzo San Giacomo si riunirà di nuovo il cda e l’assemblea dei soci della Bagnolifutura: se per quella data non si saranno chiarite le parti in campo allora il sindaco potrebbe decidere di non toccare nulla in attesa che la situazione si sblocchi. Non è il solo aspetto a tenere la Iervolino in ansia, la maggioranza è divisa sul da farsi anche su di un altro punto nodale della questione. Il cda ha subito ottemperato alla norma dell’abbassamento dello stipendio ma nel centrosinistra ci sono voci contrastanti sulla data delle dimissioni. C’è chi vorrebbe che l’organismo si dimettesse subito per poi mettere mano al nuovo cda; chi invece la pensa diversamente, ritenendo la questione anche giuridica e non solo politica, ed è più attendista. Una vicenda che vede in prima linea anche la Cdl. Due sono i membri nell’attuale cda: Silvio De Simone e Vincenzo Auricchio, rispettivamente in quota Forza Italia e An. Per uno ci sarebbe la possibilità di riconferma. Ma in Forza Italia Raffaele Ambrosino, consigliere comunale, è scettico: «Forza Italia e il centrodestra approfittino di questa occasione per uscire subito dal Cda e per sfuggire da ogni sospetto di consociativismo».
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Repubblica - Napoli
8 febbraio 2007
Fermi: sta arrivando il Partito Democratico
di Giustino Fabrizio
L´ultima legge finanziaria prevede consigli di amministrazione per le società pubbliche formati da tre a cinque membri, con un tetto agli emolumenti. Una decisione dettata da esigenze di risparmio e di moralizzazione, ampiamente condivisibili. Ci saremmo aspettati che appena approvata la Finanziaria il Comune, che è il socio di maggioranza di Bagnolifutura con il 90 per cento delle azioni, avesse preso una decisione chiara e immediata. Invece l´assenza di decisioni sembra l´unica scelta che le istituzioni campane siano in grado di adottare con tempestività. Bagnolifutura, che si occupa o dovrebbe occuparsi della riconversione dell´ex area Ilva, ha un Consiglio di amministrazione di undici persone: tre nominate dai Ds, due dalla Margherita, una dai Verdi, una dall´Udeur, una da Rifondazione, una da An, una da Forza Italia e una dai costruttori.
Il rappresentante degli imprenditori, non essendo un politico e non avendo quindi tempo da perdere, è l´unico che si è dimesso. Per tutti gli altri è cominciato invece il solito balletto degli azzeccagarbugli pronti a spaccare il capello in quattro: la decisione non ha valore retroattivo, noi restiamo fino alla scadenza del mandato, io non mi dimetto tu sì, tu ti dimetti io no, a chi giova tutto questo, ci ridurremo lo stipendio (a chiacchiere, finora naturalmente non è stata presa alcuna decisione in questo senso), e via così. Sullo sfondo si combatte l´ennesimo episodio dell´eterna guerra di poltrone tra Ds e Margherita: chi farà il presidente e chi l´amministratore, quanto potere avrà l´uno e quanto l´altro. E dunque, di fronte all´impossibilità di decidere, il sindaco ha preso l´unica decisione possibile: l´assenza, che tutto fa rinviare.
Ma anche su altri versanti la politica campana brilla per assenza di decisioni. Per esempio sul fronte delle commissioni regionali. Ieri il presidente del Consiglio regionale ha fissato un termine, il 15 febbraio, per l´insediamento delle nuove commissioni e l´elezione delle presidenze. Ma su questo punto manca l´accordo, sia nella maggioranza che nel centrodestra. La prima deve dividersi otto commissioni ordinarie, l´opposizione quattro speciali. La decisione sulla ristrutturazione delle commissioni risale addirittura al 13 novembre: in quella data fu approvata la eliminazione delle 18 precedenti e la creazione delle 12 nuove. Da allora il mancato accordo sulle presidenze tiene tutto bloccato, comprese le vecchie commissioni ordinarie. Le uniche che hanno tuttora licenza di riunirsi sono quella speciale sullo Statuto e quella sul bilancio. Insomma, quando si tratta di moralizzare, i politici campani non guardano in faccia a nessuno.
Anzi, sono disposti a fare carte false, come dimostra la vicenda dell´election day (quando si prepara un imbroglio chissà perché si ricorre sempre a un nome straniero) della Margherita napoletana, naufragato su certificati elettorali falsi usati dal 90 per cento dei votanti. La commissione di garanzia nazionale ha accertato le contraffazioni, anche piuttosto goffe, ma intanto si aspetta da settimane una decisione da Roma.
Così si muove la politica campana, e napoletana in particolare, sullo sfondo maleodorante dei sacchetti di rifiuti legali che non si riescono a smaltire e di quelli illegali che invece si riesce a smaltire molto bene. Tutti protestano per i primi, ben pochi per i secondi, mentre la magistratura è arrivata a indagare il presidente della Regione, le cui responsabilità penali sono tutte da dimostrare, ma quelle politiche sono già evidenti da tempo.
In questo quadro, questi stessi soggetti politici dovranno dare vita al Partito democratico, che ha l´ambizione (giusta) di riunire tutti i riformisti che le vecchie ideologie del Novecento hanno separato. Come si coniuga un´operazione di così alto profilo con le vicende che abbiamo per sommi capi narrato?
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