08_sicurezza

Ronde (angeli) napoletani

22 febbraio 2009
Corriere del Mezzogiorno
L’iniziativa. La prima municipalità si organizza nonostante il no di Scotti: ma non saranno ronde alla padana
Chiaia ignora il Comune, sì alle ronde
In strada i «City Angels»: siamo un buon deterrente alla criminalità
Progetto voluto dal presidente Fabio Chiosi che ha fornito all’associazione una sede al vico Vasto
di Anna Paola Merone

NAPOLI — A Chiaia le ronde ci sono. E ci resteranno. Il «no» del Comune di Napoli, e dell’assessore Luigi Scotti, alla vigilanza privata non fermerà i City Angels che per due sere la settimana pattugliano il quartiere e una parte del centro occupandosi soprattutto di fornire aiuti a senzatetto e clochard. Un progetto voluto dalla prima municipalità — sostenuto dal presidente Fabio Chiosi e dall’assessore alla Politiche sociali Silvana Ippolito — che ha fornito all’associazione una sede al vico Vasto.
A Chiaia i City Angels sono il lunedì e il venerdì, dalle 21 alle 24. Giuseppe Mormile è il responsabile del gruppo. Nella vita di tutti i giorni si occupa di sicurezza, sul fronte associativo si fa chiamare Ursus — tutti i volontari hanno un nickname che utilizzano quando sono in strada — ed è a capo di quindici unità.
«Su Chiaia non c’è stato un ragionamento particolare — spiega Ursus —. Semplicemente è il quartiere per il quale abbiamo ottenuto l’appoggio, non da poco, della municipalità. Vogliamo ovviamente crescere e cercare di essere tutte le sere in strada su tutto il territorio cittadino, ma ci occorrono nuovi volontari. A Napoli siamo dal luglio 2008 e il consuntivo generale non è male».
Ursus ritiene che l’opposizione alle ronde nasca da un pregiudizio. «I City Angels, ad esempio, si occupano sostanzialmente di solidarietà differenziandosi dalle ronde, diciamo così, padane — precisa —. Il nostro è un contributo alla cittadinanza, alle forze dell’ordine per cercare anche di prevenire la criminalità, fare da deterrente».
C’è una condizione che — secondo le regole base dei City Angels — va assolutamente rispettata: la formazione. «In strada deve andare gente che sa cosa fare — avverte il responsabile dell’area napoletana —. Non si esce mai da soli, si va in giro sempre in divisa e, soprattutto, non si può parlare di ronde riferendosi a chi va in giro di notte senza sapere come muoversi, senza saper effettuare un intervento o affrontare una emergenza sanitaria».
La struttura nazionale prevede un corso di tre mesi che viene riproposto ciclicamente. «Le evoluzioni negative su strada sono continue — avverte Ursus — e dobbiamo essere sempre pronti se vogliamo crescere come associazione e offrire un servizio che sia più significativo».
La presenza dei City Angels in strada è stata inizialmente accolta a Napoli con un po’ di diffidenza e stupore. «L’atteggiamento di circospezione ha lasciato il posto, però, a quella che in certi momenti penso sia gratitudine per il nostro impegno — aggiunge Mormile — . Personalmente questa attività di volontariato mi dà la possibilità di aiutare tante persone che possono affrontare le loro giornate in maniera migliore grazie al nostro aiuto ».
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Legalizzare le ronde (padane)

11 ottobre 2008

Repubblica
La Lega: regolarizzare le ronde dei cittadini
Proposta shock del Carroccio. “Aiutano le forze di polizia, le usino gli enti locali”
di Liana Milella

ROMA - E adesso la Lega vuole regolarizzare, ufficializzare, statalizzare pure le ronde spontanee dei cittadini per venire in aiuto alle forze di polizia. Un leghista, Roberto Maroni, siede al Viminale, e delle ronde ha sempre parlato bene, ribadendolo perfino in un´intervista poche ore dopo la sua nomina a ministro. I leghisti, al Senato, stanno utilizzando il disegno di legge sulla sicurezza, quello che introduce il reato di immigrazione clandestina, come una testa d´ariete per riproporre tutto lo scibile del Carroccio per garantire il “loro” tipo di legalità e soprattutto contro gli immigrati. È tutto da vedere se il Pdl, Forza Italia e An, saranno d´accordo.
Fatto sta che, da ieri, le ronde entrano a pieno titolo tra le ipotesi possibili per aumentare i controlli del territorio. Accanto a un´altra proposta choc del partito di Bossi, quella di trasformare il permesso di soggiorno in una sorta di tessera obliterabile in negativo, da cui si possono scalare punti, fino all´azzeramento, se l´immigrato commette reati o infrazioni. Alla fine del percorso c´è l´espulsione. Sulle ronde i leghisti ipotizzano che gli enti locali si possano avvalere stabilmente «di associazioni tra cittadini con funzioni ausiliarie di sorveglianza nei luoghi pubblici, per segnalare alla polizia eventi che possano arrecare danno o disagio alla sicurezza o cooperare nel presidio del territorio». Una polizia privata a tutti gli effetti. Pugno durissimo dei leghisti con gli immigrati. Accanto al permesso a punti, ecco l´obbligo per lo straniero di esibire subito un documento in caso di controlli, pena un anno di carcere e duemila euro di multa. Ma anche l´obbligo di ricorrere a referendum prima di costruire luoghi di culto diversi dalle chiese cattoliche.
Di ben altro tenore i 18 emendamenti presentati dai relatori del ddl sicurezza Carlo Vizzini (presidente della commissione Affari costituzionali) e Filippo Berselli (omologo alla Giustizia). Il palermitano Vizzini, che ne ha fatto un punto fermo del suo lavoro a palazzo Madama, propone la revisione del regime del 41 bis (il carcere duro per i mafiosi), maggiori poteri ai prefetti per gestire i beni confiscati alle cosche, ma anche l´obbligo della custodia cautelare in carcere per chi commette delitti di terrorismo e criminalità organizzata.
Altre due proposte, nuove aggravanti di pena per chi si macchia di crimini contro persone deboli (anziani e bambini) e in zone a rischio come le scuole e per fatti commessi da minorenni, mirano a creare le cosiddette safety zone e a colpire il fenomeno delle baby gang. Dalla prossima settimana, nelle due commissioni congiunte, cominceranno le votazioni, e soprattutto la battaglia sul reato di clandestinità.
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Le lucciole? Nemmeno nelle case. Nasce una nuova sindrome

20 settembre 2008

Repubblica
Prostituzione, la rivolta dei condomini
Confedilizia e Uppi: serve una legge, anche l´arresto per chi affitta alle lucciole
“Il ddl Carfagna toglierà le ragazze dalle strade ma le costringerà a battere in casa”
di Vladimiro Polchi

ROMA - Strade chiuse, condomini aperti. La caccia alle lucciole nelle città italiane allarma i proprietari di casa: «Governo e sindaci non stanno risolvendo il problema, ma solo spostandolo: dal marciapiede, all´appartamento. E i condomini restano indifesi». Per questo, Confedilizia e Unione piccoli proprietari immobiliari chiedono una legge ad hoc contro il «proliferare di case chiuse e inquiline-squillo». Il modello? Le norme introdotte dal decreto sicurezza contro chi affitta agli immigrati clandestini.
Ad oggi sono già 21mila le prostituite che esercitano in appartamento: costituiscono il 20% dell´esercito di 70mila lucciole, che lavorano in Italia. Le prostitute d´appartamento si pubblicizzano su giornali e Internet, spendendo fino a 800 euro al mese per un annuncio con foto sui siti di «escort» o «girl» più cliccati: escortforumit.com, topclassescort.net, relazionisociali.ch, toplevelescort.com. Se il prezzo medio di una prestazione sessuale in strada o in auto si aggira sui 30 euro, in appartamento i costi crescono: da un minimo di 50 euro a un massimo di 500 (ma ci sono escort, che arrivano a chiedere anche di più).
La prostituta è un´affittuaria ambita, pronta a pagare canoni d´affitto ben al di sopra i prezzi di mercato: «In effetti non mancano proprietari di casa che ne approfittano - conferma l´avvocato Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia - affittando a caro prezzo l´immobile alle prostitute». Ne dà conferma Alison, escort franco-israeliana: «Nei miei giri in Italia, affitto piccoli appartamenti. Ce li passiamo tra colleghe. Il proprietario sa benissimo che lavoro facciamo, ma non se ne interessa, visto che da due camerette può incassare fino a tremila euro al mese».
Un mercato, quello degli affitti alle lucciole, che rischia ora di esplodere, alla luce delle ordinanze dei sindaci e del ddl governativo che vieta la prostituzione in strada. «Con le novità previste dal disegno di legge sulla prostituzione, che molti sindaci stanno già anticipando - denuncia il presidente di Confedilizia - i condomini si ritrovano con le armi spuntate. Attualmente, infatti, possono solo assumere con l´intervento del notaio delibere di assemblea con voto all´unanimità, per tutelarsi contro l´esercizio della prostituzione nei loro immobili». Per questo, Confedilizia chiede «l´introduzione nel disegno di legge governativo di una norma ad hoc, che consenta di istituire a maggioranza semplice il divieto di svolgimento dell´attività di prostituzione nei condomini».
Stesso l´allarme, ma diverso il rimedio proposto dall´Unione piccoli proprietari immobiliari (Uppi). «Oggi per approvare una clausola regolamentare che limiti a qualcuno l´uso pieno del proprio immobile ci vuole l´unanimità dei condomini - spiega l´avvocato Giacomo Carini, presidente nazionale dell´Uppi - per questo proponiamo al governo di approvare una norma che punisca con l´arresto e la confisca dell´appartamento, chi affitta a prostitute, così come previsto dal decreto sicurezza nei confronti dei proprietari di case affittate a immigrati irregolari».
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Anche per Napoli, ordinanze creative

16 settembre 2008

Repubblica - Napoli
Il Comune: multe ai clienti delle prostitute
Varato il piano sicurezza, guerra a parcheggiatori abusivi e mendicanti
L´assessore Scotti “Regole sugli appalti”. Nel mirino anche chi sfrutta i bambini
di Cristina Zagaria

Dieci obiettivi nel mirino del Comune per il “piano sicurezza”. Multe per chi costringe i bambini a chiedere l´elemosina, per i writers, i senza tetto, la movida violenta, gli spacciatori, i clienti delle prostitute, i furbi dell´abusivismo edilizio, i parcheggiatori abusivi, i venditori ambulanti. E, infine, una commissione di controllo per gli appalti pubblici. Ecco il decalogo sulla sicurezza stilato dall´assessore Luigi Scotti, in un Consiglio monotematico, nel nome di Giancarlo Siani. Il Consiglio, infatti, si apre con il ricordo del cronista ucciso dalla mafia e si chiude fissando la nuova seduta proprio nel giorno del 23esimo anniversario della sua scomparsa: il 23 settembre. In aula il fratello di Giancarlo, Paolo, e Geppino Fiorenza di “Libera”.
L´assessore Scotti apre la relazione con la statistica dei reati a Napoli che «registra un meno 13 per cento nel rapporto primo semestre 2007 - primo semestre 2008». E nel confronto con le altre grandi città «nel 2007 a Napoli risultano commessi 146.467 reati, a Roma 280.381, a Milano circa 332.000». Scotti dipinge una situazione stabile, ma anche una città in cui la percezione dell´insicurezza è alta. E a questo punto entra in campo la nuova strategia del Comune, grazie ai poteri conferiti ai sindaci con il decreto Maroni. L´assessore svela la volontà della giunta, in tempi brevissimi, di istituire «energiche sanzioni pecuniarie per chi impieghi minori o disabili nell´accattonaggio e per chi imbratta edifici pubblici e monumenti». Scotti valuta anche la possibilità di configurare una multa anche per chi realizza «bivacchi, con materassi, sacchi a pelo e suppellettili all´interno o in prossimità di edifici pubblici, monumenti, stazioni». E ancora, l´assessore parla di «presidi con etilometri in prossimità di locali» e «regolamentazione degli orari» e del controllo interforze per le piazze dello spaccio. Quanto alla prostituzione su strada, Scotti vuole aspettare le linee guida del governo per fare scelte di campo conformi a quelle nazionali, ma intanto pensa a multe per i clienti tramite il rispetto di «divieti di sosta e di fermata in strade, piazze e altri luoghi pubblici dove abitualmente si verifica la prostituzione». Un ruolo centrale nel piano sicurezza lo avrà la polizia municipale, che si concentrerà su abusivismo edilizio, ambulanti e parcheggiatori abusivi. Questi ultimi Scotti li definisce «taglieggiatori» e promette sanzioni maggiorate e accuse per invasione abusiva di suolo pubblico e truffa. Inoltre, «se sicurezza significa anche legalità, si sta mettendo a punto un sistema con clausole standard, anche avvalendosi di una commissione di amministrativisti, per garantire trasparenza e sicurezza alle gare e ai contratti». Per la prossima seduta Raffaele Ambrosino (Fi) annuncia un ordine del giorno (firmato anche da un consigliere Pd) sul «monitoraggio delle emergenze e l´utilizzo manganelli e spray per i vigili» e Luciano Schifone (An) chiederà la «linea dura per abusivi e prostituzione e coprifuoco per la vendita di alcolici».
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Corriere del Mezzogiorno
La riunione. Consiglio sulla sicurezza: nel mirino anche i clochard. Scattano i controlli anti alcol
«Prostituzione, tolleranza zero»
Il Comune: sarà combattuta facendo rispettare i divieti di sosta

Ai parcheggiatori abusivi verrà contestata l’infrazione di invasione abusiva di spazi pubblici o la truffa
di Paolo Cuozzo

NAPOLI — Il Comune di Napoli si adegua al decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che dà poteri specifici ai sindaci. La prima ordinanza, la Iervolino dovrebbe essere diramata tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre. E le direttrici intraprese sono molte, tutte all’insegna della tolleranza-zero, verso fenomeni che l’assessore alla Legalità, Luigi Scotti, ex ministro della Giustizia, ha definito ieri in Consiglio comunale «di patologia sociale». Nel mirino di Palazzo San Giacomo ci finiscono quindi i clienti delle prostitute, da punire col sistema del «divieto di sosta», e gli spacciatori di droga. Ma tempi duri potrebbero venire anche per i clochard, per chi occupa abusivamente il suo lo pubblico, per chi beve in stato di ubriachezza, per chiimbratta monumenti e ai parcheggiatori abusivi, «ai quali verrà contestata l’infrazione di invasione abusiva di spazi pubblici o la truffa, quando con artifici simuleranno un parcheggio regolare». Un giro di vite, insomma, con Scotti che prevede anche «un’energica sanzione pecuniaria per chi impieghi minori o disabili nell’accattonaggio, con contestuale informativa al Tribunale dei minori e all’Asl territoriale per quanto di competenza nonché all’autorità giudiziaria se si ravvisi l’ipotesi di sfruttamento». L’assessore alla Legalità vuole poi introdurre «un’altrettanto energica sanzione pecuniaria, salvo che il fatto costituisca vero e proprio reato di danneggiamento, per chi imbratti edifici pubblici, monumenti, oggetti e cose di arredo urbano». Nella relazione in aula l’assessore ha confidato nella «possibilità di configurare, tenuto conto di circostanze connesse alla miseria e al degrado sociale, un illecito sanzionabile per chi realizza una perdurante permanenza anche notturna di materassi, sacchi a pelo, suppellettili e analoghi oggetti ad uso personale o veri e propri bivacchi all’interno, a ridosso o nell’immediata prossimità di edifici pubblici, monumenti, stazioni, piazze con conseguente rimozione del materiale». Ed ancora: nelle ore serali e notturne, «d’intesa con le altre forze di polizia», il Comune organizzerà «presidi per l’accertamento a mezzo etilometri in prossimità di locali ove possono consumarsi sostanze alcoliche, per impedire la guida in stato di ebbrezza». C’è poi la lotta allo spaccio e a chi usa la droga, con controlli da fare «d’intesa con carabinieri, polizia e guardia di finanza, di strade, piazze ed altre aree pubbliche ove si pratica abitualmente lo spaccio di stupefacenti, per riferirne all’autorità giudiziaria». Nel piano del Comune si valuta anche di controlli sull’immigrazione con «segnalazioni di condizioni irregolari per i provvedimenti di espulsione o di allontanamento nei casi in cui ci siano stati interventi di rilievo per episodi che hanno reso necessario il ripristino della sicurezza urbana compromessa dai soggetti cui può riferirsi l’espulsione o l’allontanamento». Capitolo prostituzione. Iervolino e Scotti intendono affrontare così l’argomento: «Una possibile linea di intervento potrebbe essere quella di disporre, e far rispettare, divieti di sosta e di fermata in strade, piazze e altri luoghi pubblici dove abitualmente si verifica il fenomeno della prostituzione di strada». Ovviamente, l’iniziativa «può essere ampliata a condotte specifiche, ma poiché è opportuno che gli interventi siano calibrati nell’ambito delle scelte di politica legislativa che sul fenomeno si intendono portare avanti, è opportuno vedere quale sarà l’indirizzo del governo sulle recenti proposte in tema di prostituzione per poi orientarsi a livello locale». In aula, centrodestra e centrosinistra hanno trovato alcune convergenze su un ordine del giorno che prevede l’ipotesi di dotare i vigili urbani di manganelli e spray urticanti. L’argomento, che non trova d’accordo la Iervolino, verrà discusso probabilmente nel Consiglio comunale del 30 settembre prossimo.
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Quelli che loro capiscono il territorio

27 agosto 2008
Corriere della Sera
Sicurezza. Replica a «Liberazione»
Pd, nasce il partito dei sindaci-sceriffo «Capiamo il territorio»
di Lorenzo Salvia

ROMA — Il sindaco di Torre Annunziata che, dopo l’aggressione ai due campeggiatori, usa quasi le stesse (criticate) parole di Alemanno: «È mancata anche un po’ di diligenza da parte loro». Quello di Termoli che difende a spada tratta i suoi vigili urbani dopo la storia (smentita) dell’ambulante infilato nel bagagliaio dell’auto di servizio. Fossero stati della Lega o di An, probabilmente la sinistra sarebbe partita alla carica. E invece no. Torre Annunziata e Termoli sono in quota Pd, forse due esempi di come sia forte la tentazione di rincorrere la destra su un terreno, la sicurezza, che sembra diventato il centro della politica. «Finirà che il Pd accuserà Alemanno di non militarizzare abbastanza Roma» scriveva ieri Rina Gagliardi su Liberazione. Paradosso retorico, certo. Perché nessuno, a sinistra, è arrivato a far togliere le panchine dalla piazza per non far bivaccare gli extracomunitari (Giancarlo Gentilini, Treviso, 1997) oppure lasciato le panchine ma con l’obbligo di non sedersi in più di due (Voghera, pochi giorni fa).
Ma anche la sinistra è stata creativa: dall’ordinanza anti lavavetri di Firenze ai vigili con pit bull di Cava dei Tirreni, fino alle ronde con sindaco in carne ed ossa a Salerno. Ansia di rincorrere la destra? «Semmai è il contrario » se la ride Umberto Buratti, primo cittadino di Forte dei Marmi. Sua l’ordinanza che vieta la spiaggia ai massaggiatori, l’ultimo di una lunga serie di divieti, compresi venditori ambulanti e castelli di sabbia. «Dopo due mesi — dice — il governo ha fatto la stessa cosa. Si tratta solo di capire i problemi del territorio. La sicurezza non è di destra né di sinistra».
Eccolo il ritornello che ripetono uno dopo l’altro. Anche Piera Capitelli, sindaco di Pavia. Lei sta preparando un’ordinanza che multa per 500 euro chi scrive sui muri più un’altra antibivacco: «Sarà applicata in modo flessibile, perché non vogliamo colpire chi mangia un panino nei giardini del Castello. Insomma, non inseguo mica Maroni». Ammette invece qualche rischio d’imitazione Roberto Pucci, sindaco di Massa che, dissidente del Pd, sta per dare la pistola ai vigili urbani e piazzare venti telecamere in città: «Sì, qualcuno fa solo colore. Prendiamo la prostituzione. Molti hanno deciso di multare i clienti, non sono sicuro che serva». Tra i tanti che hanno previsto multe per prostitute e clienti (500 euro) c’è Padova. «In venti giorni — risponde il sindaco Flavio Zanonato — abbiamo fatto 25 multe e la situazione è migliorata. Ma nel tempo abbiamo anche recuperato 300 ragazze costrette a vendersi. Solo che di questo non parla nessuno».
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Super-poteri - Visti da quiggiù

23 agosto 2008

Corriere del Mezzogiorno
Salerno, costerà 250 euro chiedere ora l’elemosina
Ecco le nuove sanzioni approvate ieri in Giunta
Da oggi a Salerno prostituirsi, scrivere sui muri, abbandonare rifiuti e chiedere la carità costerà caro
di Umberto Adinolfi

SALERNO — Il pacchetto sicurezza adottato dal governo Berlusconi viene recepito dall’amministrazione comunale che ufficializza le nuove misure contro tutte le forme d’illegalità. Ieri mattina (come anticipato dal Corriere del Mezzogiorno)
la giunta presieduta da Vincenzo De Luca ha approvato una specifica delibera contenente la tabella delle nuove ammende per tutta una serie di infrazioni. L’inasprimento delle sanzioni è notevole se si considera che per alcune fattispecie di illeciti fa aumentare di dieci volte l’ammontare del verbale. Da 50 a 500 euro per i clienti delle lucciole e per le prostitute vestite in modo succinto, stessa cifra dovrà pagare anche chi, non residente a Salerno, verrà sorpreso ad abbandonare rifiuti sul territorio comunale. Cinquecento euro di multa anche per i graffitari e per tutti i vandali e teppisti, sorpresi ad imbrattare e danneggiare mura, segnali ed opere pubbliche. Multe più leggere da 250 euro, invece, per i lavavetri, per chi dorme e bivacca nei giardini o nelle pubbliche strade e per tutti i mendicanti e i questuanti. «L’odierna delibera di giunta comunale - ha detto il sindaco De Luca - s’inserisce nel contesto del grande impegno che la civica amministrazione riserva alla sicurezza, vivibilità e decoro urbani. Il grande lavoro di trasformazione e riqualificazione urbanistica che ha reso la città più bella ed attraente in tutti i quartieri va quotidianamente difeso da comportamenti incivili ed illegali. In tale prospettiva, la polizia municipale ha già dimostrato sul campo grande efficienza operativa nel contrasto all’abusivismo, alla prostituzione, all’abbandono dei rifiuti. Con questa delibera rafforziamo le nostre potenzialità operative. È indispensabile, però, che il Governo nazionale assicuri maggiori risorse ai Comuni per programmi ed interventi dedicati alla sicurezza urbana». Dal punto di vista dei controlli, essendo la delibera immediatamente esecutiva, la polizia municipale è già operativa su tale fronte ed i primi blitz con le nuove ammende potrebbero scattare già questa sera nel corso del penultimo week-end di agosto.
Intanto sulla battaglia per la legalità si registra la presa di posizione del consigliere comunale del Pdl Roberto Celano: «il sindaco De Luca ridicolizza con i fatti le posizioni assunte dal suo stesso partito nei confronti del pacchetto sicurezza varato dal governo Berlusconi evidenziando così inesorabilmente la strumentalità delle critiche ideologizzate».
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Repubblica - Napoli
Salerno, pugno duro di De Luca maximulte ai clienti delle lucciole
Fino a 500 euro a chi s´intrattiene con prostitute
Nel pacchetto sicurezza anche i rifiuti e sanzioni per mendicanti, lavavetri e writers

Il sindaco “Così si migliorerà la vivibilità e il decoro urbano”
di Clemy De Maio

Pugno di ferro aveva annunciato prima delle ferie, e pugno di ferro è stato. Nel suo municipale pacchetto sicurezza il sindaco Vincenzo De Luca ha varato ieri mattina la linea dura che i vigili urbani di Salerno sono chiamati a far rispettare con altrettanta fermezza. Pagheranno salato i clienti delle prostitute (fino a 500 euro per il solo intrattenersi con le lucciole), i mendicanti, i lavavetri, i senzatetto che si accampano su aiuole e marciapiedi, i writers che imbrattano muri e arredi pubblici e anche i cittadini che lasciano il loro sacchetto di immondizia fuori dagli orari consentiti e dalle modalità prescritte. Infrazioni che costeranno a chi le commette fino a cinquecento euro di multa, e che nelle intenzioni del sindaco sceriffo serviranno a migliorare, in un colpo, «vivibilità e decoro urbano». Guerra aperta all´illegalità e ai “cafoni”, per dirla nel gergo deluchiano.
Un giro di vite di cui il sindaco aveva preavvertito i suoi assessori prima della pausa estiva, annunciando ferie brevi e convocando per ieri la prima giunta della ripresa d´agosto. Gli assessori richiamati dalle vacanze si sono riuniti alle 10.30. Hanno approvato il pacchetto di provvedimenti che aumenta gli importi delle contravvenzioni, mentre in un´altra stanza i dirigenti della polizia municipale portavano al sindaco il testo di un´ordinanza che, per la prima volta, esce dall´equivoco della sanzione per intralcio al traffico e punisce i clienti delle prostitute con una sanzione che passa da cinquanta a cinquecento euro. D´ora in poi ai vigili basterà notare un´auto ferma davanti a una lucciola, per far scattare l´ipotesi della contrattazione e con essa la nuova maxi multa prevista dal decreto del ministro Maroni. Il comandante della polizia municipale, Eduardo Bruscaglin, non aspettava altro: «Finora la lotta al meretricio è stata impari. Noi fermiamo le prostitute ma loro tornano già il giorno dopo, alcune le abbiamo identificate settanta volte. Spostando l´attenzione dalle ragazze ai clienti contiamo di farcela a debellare il fenomeno, almeno dal nostro territorio comunale». E non è escluso che a seguire le prime operazioni ci sia anche il sindaco, che già altre volte ha guidato i blitz dei caschi bianchi lungo la litoranea.
Ma il pacchetto De Luca non coinvolge solo il mercato del sesso a pagamento. Con la delibera di ieri il sindaco iscritto al Pd - che col partito è in contestazione perenne e il centro destra considera il più leghista dei primi cittadini meridionali - si iscrive nella lista dei primi sindaci che sfruttano l´opportunità governativa del rafforzamento dei poteri. Il pugno duro coinvolge anche l´accattonaggio, prevedendo per i mendicanti multe da 250 euro. Medesima sanzione per i lavavetri e anche per i clochard che bivaccano su strade e giardini, e che poche settimane fa lo stesso De Luca sgomberò di peso da aiuole e panchine del lungomare. Giro di vite anche su vandali e bombolette spray: chi sarà sorpreso a scrivere sui muri, a imbrattare o danneggiare tabelle e attrezzature pubbliche, dovrà versare alle casse comunali la somma considerevole di cinquecento euro.
E lotta pure a “sacchetto selvaggio”, con cinquecento euro di multa per i residenti di altri comuni che buttano la loro spazzatura nei cassonetti di Salerno. Nell´ultimo anno i vigili ne hanno sorpresi a decine, ma finora se la cavavano con cinquanta euro. Anche i salernitani doc non possono considerarsi al riparo: per chi getta l´immondizia in giorni od orari sbagliati (violando le regole della differenziata) scatterà la prima volta la contravvenzione di cento euro, che aumenterà a centocinquanta e duecento in caso di seconda o terza trasgressione. «La delibera di giunta - commenta De Luca - s´inserisce nel contesto del grande impegno che la civica amministrazione riserva alla sicurezza, alla vivibilità e al decoro urbano. Il grande lavoro di trasformazione e riqualificazione urbanistica, che ha reso la città più bella e attraente in tutti i quartieri, va quotidianamente difeso da comportamenti incivili ed illegali». Dichiarazioni che raccolgono il plauso dall´opposizione («Mi complimento - dichiara il capogruppo di Alleanza nazionale, Roberto Celano - per l´adozione di un provvedimento di destra, che smentisce e ridicolizza le critiche mosse dal Pd nazionale»), ma lasciano titubante la Chiesa. Padre Claudio Luciano, direttore del settimanale “Agire” della Curia salernitana, ci va cauto: «La repressione dei comportamenti violenti va benissimo, anche nei confronti dei mendicanti molesti, ma non può essere l´unica soluzione e non è nemmeno la più efficace. Ci vogliono accoglienza, servizi sociali. E bisogna distinguere caso per caso, evitando di innescare pericolose micce di intolleranza». Perplessità prevedibili, che in maniera altrettanto prevedibile non faranno arretrare di un centimetro la linea De Luca. Il sindaco, anzi, rilancia, e già ieri si è rivolto al governo nazionale chiedendo di assicurare più risorse ai Comuni, per potenziare «programmi e interventi dedicati alla sicurezza urbana».
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Corriere del Mezzogiorno
L’assessora regionale alle Politiche sociali
«Non è con le misure spot che si risolvono i problemi»
di Stefania Marino

SALERNO — «Non c’è nessun giudizio morale sul provvedimento del sindaco De Luca, ma è illusorio pensare che con la repressione si possano risolvere certi problemi». Commenta così Lilli De Felice, assessore regionale alle politiche sociali, il nuovo piano di sicurezza pubblica approvato ieri mattina dalla giunta comunale di Palazzo di Città. «De Luca è un sindaco attratto dai temi della sicurezza e della legalità, che rispondono sicuramente al volere degli amministratori, ma penso che le misure spot vanno accompagnate a politiche di inclusione sociale». Secondo l’assessore salernitano, insomma, occorre un controllo capillare del territorio per arginare il fenomeno degli ubriaconi, dei vagabondi, delle prostitute, ma è fondamentale la collaborazione tra istituzioni e mondo del volontariato. «Queste sanzioni hanno un effetto deterrente ma bisogna vedere la tenuta nel tempo. Poi bisogna anche capire qual è l’entità di questi fenomeni, conoscere la platea, i dati». L’assessore De Felice però fa una distinzione tra provvedimenti legati alla prostituzione e quelli legati alla marginalità. «La marginalità in questo caso esce fuori con un giudizio da codice Rocco, quando appunto il vagabondo andava punito perché era un fannullone. Oggi il soggetto marginale va aiutato attraverso le politiche sociali». Poi un ricordo personale che passa al sindaco De Luca: quel barbone che nei primi anni ‘70 vagava nei pressi di piazza Malta. «Indossava un eskimo verde, stava sempre davanti alle scuole, e si diceva che veniva da una famiglia molto ricca. Noi studenti non avevamo nessun timore di lui, ci accompagnava anche durante le manifestazioni, era diventato una figura familiare. Un amico silenzioso».
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8 agosto 2008

Repubblica - Napoli
Rosa Russo Iervolino chiede risorse finanziarie per rendere operativo il decreto del governo
Poteri speciali, le priorità del sindaco “Lotta allo spaccio e agli abusivi”
di Patrizia Capua

Lotta ai venditori abusivi e allo spaccio di droga. Nella mattinata a Marechiaro, fra i ragazzi ospiti del centro polifunzionale comunale San Francesco d´Assisi, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino abbozza la strategia del Comune sui poteri speciali ai sindaci assegnati dal decreto del governo. Cammina sorretta dalle stampelle, con la gamba destra ingessata e infagottata in un ingombrante sostegno ortopedico. «Vorrei partire con un pacchetto di iniziative - dice - in modo che non sembri mirato contro una sola categoria, ma diretto a una maggiore sicurezza dei cittadini e vivibilità della città». La guerra agli spacciatori è un tema per la Iervolino già noto: «Se la legge Iervolino-Vassalli fosse stata rispettata - commenta il sindaco - avremmo evitato il diffondersi della droga». E sottolinea che nel decreto Maroni «c´è un passaggio che differenzia l´uso dallo spaccio».
Per combattere la criminalità e l´uso delle droghe da parte dei giovani, a Palazzo San Giacomo si sta pensando di aprire una rete di impianti sportivi, come luoghi di aggregazione, «almeno una struttura per ognuna delle 10 municipalità» spiega il sindaco. «L´Istituto di credito sportivo - aggiunge - ha messo a disposizione mini impianti del valore di 30mila euro ciascuno. Noi abbiamo già chiesto all´assessore alle Risorse strategiche, Enrico Cardillo di interessarsi all´acquisto e trovare 300 mila euro dal bilancio». Non basta il controllo delle piazze di spaccio, «sarà importante offrire ai ragazzi qualcosa di alternativo, altrimenti ci vorrebbero vigili ad ogni angolo della città».
Poteri straordinari sì, dunque, ma con il sostegno economico del governo. «Il ministro Maroni ha detto che metterà in campo per tutte le città italiane, cento milioni di euro. Bisogna capire quando arriveranno. Se li inserisce nella prossima finanziaria saranno a disposizione solo da gennaio. E come verranno distribuiti. Spero che sia data la precedenza alle grandi città metropolitane, senza nulla togliere ai piccoli centri». I mezzi economici sono necessari, ha continuato Iervolino, «per esercitare i poteri straordinari, altrimenti ci sarà qualche sindaco di buona volontà che metterà in carcere chi mendica e ci rimetterà la povera gente. E´ un modo di fare leggi, che non mi piace».
La struttura di Marechiaro, minori ospitati a gruppi di 50, per una settimana di vacanza fino a settembre, ha più di un problema. Abbracci, strette di mano, anche autografi per il sindaco. Ragazzi provenienti da tutti i quartieri di Napoli settimane. Fra di loro anche numerosi disabili. La discesa a mare, cala San Basilio, è chiusa da tre anni dopo il cedimento del costone roccioso, che non è mai stato riparato. I ragazzi, perciò, devono andare ogni giorno in bus fino a Ischitella. Al sindaco hanno regalato delle cartoline con disegni e pensieri. Il più frequente: «Grazie per averci ospitato in questo posto magnifico».
Il sindaco ha detto che il Comune di Napoli è stato lasciato solo nella gestione dell´emergenza sfollati di via dell´Avvenire a Pianura. «A Pianura abbiamo cercato di affrontare al meglio l´emergenza, che purtroppo non è ancora finita, ma come al solito siamo stati lasciati assolutamente soli. Molte volte abbiamo rischiato posizioni di difficoltà e scontro sociale, io avevo il potere di fare ordinanze ma senza soldi le case non crescono da sole».
Esprime con chiarezza la sua posizione in merito alla petizione del Pd contro il governo, al centro delle polemiche nei giorni scorsi per la mancata adesione del governatore Bassolino. Cita una frase latina di Sant´Agostino, “in necessariis unitas, in dubiis libertas”: «Siamo persone libere, ognuno sceglie secondo la propria coscienza».
Ad accompagnare il sindaco, l´assessore alle Politiche sociali, Giulio Riccio. «Nel 2009 - ha annunciato - anche i ragazzi italiani e stranieri verranno ospitati nei nostri campi estivi, per favorire un´integrazione tra nativi e immigrati, superando il clima di intolleranza che si respira nel nostro paese». Gli operatori sociali, però, protestano contro il blocco dei fondi che servono a pagare i loro stipendi.
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Veltroni a Casal di Principe

8 giugno 2008

Repubblica
Il leader del Pd chiede al governo di inserire nel decreto sicurezza un pacchetto di proposte per combattere le cosche
Veltroni a Casal di Principe sfida la camorra “È una guerra che non ammette armistizi”
di Dario Del Porto

dal nostro inviato
Casal di principe -«Qui c´è una guerra che non ammette armistizi e deve essere vinta dallo Stato»: nella Casal di Principe ferita dall´offensiva scatenata dalla camorra, Walter Veltroni chiama alla ribellione contro le cosche e mette in campo un pacchetto di misure straordinarie che, afferma, dovrebbe entrare a far parte del decreto sicurezza allo studio del Parlamento. «Ci vuole un intervento incisivo e veloce - dice il segretario del Pd - perché le pallottole corrono più della burocrazia». Più che una “piovra”, agli occhi di Veltroni questa criminalità organizzata è una «sanguisuga che si è impadronita di pezzi del territorio, succhia il sangue della gente e poi lo sputa uccidendo. Un paese democratico non può accettare altro che la distruzione della camorra», scandisce il segretario in una piazza che si riempie lentamente e accoglie comitive provenienti anche da altre città. «Siete assassini», manda a dire Veltroni ai boss.
Sei giorni dopo l´ultimo omicidio, a poco più di un mese di distanza dall´inizio di una strategia del terrore che ha colpito familiari di pentiti, un imprenditore che aveva denunciato il “pizzo” e un altro, Michele Orsi, che aveva cominciato a rendere dichiarazioni ai magistrati, il leader del “governo ombra” del Pd raggiunge la piazza a piedi, senza la scorta. «Bisogna recidere il filo spinato della paura», sottolinea. Lo affiancano i “ministri ombra” Marco Minniti (Interno) e Lanfranco Tenaglia (Giustizia) e gli ex prefetti, oggi parlamentari, Luigi De Sena e Achille Serra. «Non siamo venuti per fare chiacchiere», avverte Veltroni. Ed elenca le proposte: costituzione presso la prefettura di una stazione unica appaltante, che permetta di spezzare «il rapporto tra politica, criminalità, imprenditoria», e di un´agenzia che consenta di accelerare le pratiche per la confisca e la consegna dei beni acquisiti illegalmente dei boss. E poi, «applicazione rigorosa» del 41 bis sul carcere duro. Per la zona casertana, si pensa a un patto per la sicurezza sul quale «anche il ministro dell´Interno, Roberto Maroni, è d´accordo». Altra priorità, scandisce Veltroni, «arrestare i latitanti che operano in quest´area». Dopo aver incontrato i magistrati di Santa Maria Capua Vetere e del pool anticamorra di Napoli, il leader democratico telefona al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e chiede auto blindate per le toghe. Con il governatore Antonio Bassolino, visita la villa sequestrata al boss Walter Schiavone e realizzata sulla falsariga della struttura immortalata nel film “Scarface”: «È vero, sembra quella», commenta. «La nostra agricoltura ha prezzi più alti perché qui, direttamente o indirettamente, pagano tutti», gli dicono durante l´incontro con le associazioni di categoria. Veltroni ribadisce: «Dobbiamo distruggerli, radere al suolo la criminalità organizzata».
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Rutelli/Alemanno e il ri-dibattito sulla sicurezza

23 aprile 2008

Corriere del Mezzogiorno - Bari
Vivibilita’ urbana e corsa al voto
La sicurezza «elettorale»
di Giandomenico Amendola

La sicurezza è oggi iscritta al primo posto dell’agenda politica. Non si tratta solo di contrastare il pericolo reale del crimine ma, anche e soprattutto, di tranquillizzare un cittadino che è oggi spaventato come, probabilmente, mai lo era stato prima. Poco importa che Roma sia di gran lunga più sicura di New York o di Londra. La gente non legge le statistiche, è spaventata e basta. Del resto, la paura è un sentimento tautologico: è giustificata per il solo fatto di esserci.
Non c’è perciò da meravigliarsi se quello della sicurezza sia stato il tema principe della recente campagna elettorale e se ormai a Roma, dove domenica c’è il ballottaggio, i candidati non parlino di altro. Sollecitati, tra l’altro, da alcuni episodi di violenza di cui sono stati protagonisti, nel bene e nel male, personaggi e luoghi emblematici dell’immaginario collettivo: il rumeno violento, la stazione ferroviaria di una periferia dimenticata, la studentessa che torna a casa, gli abitanti perbene, veri, anche se involontari, presidi di un mondo senza legge.
Rutelli ed Alemanno si sono, perciò, lanciati a capofitto — probabilmente con diversi gradi di entusiasmo — sul tema sicurezza. Avendo, però, rapidamente esaurito il repertorio delle accuse al concorrente, i due sono stati costretti a mettere le carte in tavola ed a rivelare i propri progetti per rendere più sicura e, soprattutto, più serena la capitale.
A questo punto hanno entrambi superato se stessi. Rutelli ha proposto di affiancare il sindaco con un comitato di generali — in prevalenza carabinieri — che abbia il compito di impostare le politiche di sicurezza dell’amministrazione. Affermando ciò, il candidato del Pd ha fatto un doppio salto mortale all’indietro abbracciando una visione della sicurezza locale tutta muscolare e militarizzata, molto di moda una decina di anni fa, oggi assolutamente improponibile non tanto per ragioni giuridiche — la Costituzione riserva perentoriamente la sicurezza pubblica al controllo del governo centrale — quanto perché rivelatasi, quando è stata applicata, assolutamente inefficace. Alemanno ha risposto al comitato dei generali di Rutelli con la proposta di un «commissario straordinario governativo per la sicurezza» che collabori con il sindaco di Roma. Idea interessante solo che il già ministro Alemanno ha probabilmente dimenticato che questo «commissario governativo» in Italia esiste già da un pezzo e si chiama Questore.
L’augurio è che tra pochi giorni, finite le campagne elettorali, si cominci finalmente a parlare seriamente di argomenti seri come la sicurezza delle città e la paura della gente abbandonando le proposte ad effetto. Come quella di fornire alle donne un braccialetto elettronico di protezione dimenticando, forse, che analogo braccialetto era stato senza successo sperimentato, con finalità certo diverse, per pregiudicati e criminali pericolosi.
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Corriere della Sera
Via ai «cittadini vigilanti» Bologna e Firenze in campo
In Emilia e Toscana si «arruolano» giovani e pensionati
Nella città di Cofferati i volontari dovranno superare un concorso. Per i vigili urbani arrivano i «bastoni distanziatori»
di Francesca Basso

MILANO — Rotto il tabù della sicurezza, tema sdoganato ormai anche a sinistra, specie in campagna elettorale, ora tocca alle «scandalose» ronde padane, nuova frontiera bipartisan dei Comuni (rossi compresi) alle prese con il problema del degrado. Anche in questo caso a fare da apripista — come in altre battaglie scomode (due esempi: sgomberi e accattonaggio) — sono Bologna e Firenze. Certo, il nome è cambiato e non c’è la divisa, ma se ne parla. E si comincia pure a discutere di dotare i vigili urbani di spray urticante al peperoncino e bastoni distanziatori (definizione di sinistra) o manganelli (definizione di destra).
A Bologna preferiscono chiamarli «assistenti civici»: «Una ventina di studenti avrà il compito di vigilare sulla zona universitaria — spiega l’assessore alla Sicurezza Libero Mancuso —. Per diventare assistenti civici dovranno vincere un concorso. Saranno poi educati a garantire la loro sicurezza personale e dotati di telefonino per le emergenze». Guai, però, a ricordare le “sorelle” padane. «Non sono delle ronde e non vanno definite come tali — puntualizza Mancuso —. Non hanno un orientamento repressivo, dovranno con il dialogo coinvolgere e sensibilizzare gli altri giovani al rispetto della città». Intanto a Bologna, da meno di un mese sono in azione squadre di pensionati che controllano il Villaggio Ina, nel quartiere Borgo Panigale. Anche in questo caso il Gruppo Primavera preferisce definirsi «cittadinanza attiva». Il nome ronda lo usano ancora quelli della Lega, che vogliono arruolare volontari «per partecipare all’attività di controllo della città». Comunque, qualcosa sta cambiando a Bologna. Proprio ieri il Partito democratico ha annunciato l’ordine del giorno per la modifica del regolamento comunale per dotare i vigili di spray e bastoni distanziatori, «non manganelli» come tiene a sottolineare il capogruppo del Pd in Comune Claudio Merighi: «Il primo fa pensare alla difesa personale — argomenta —, la parola manganello al bastone fascista. Oggi abbiamo incontrato il comandante dei Vigili di Modena, dove sono già in uso, e ci ha raccontato la sua esperienza. «È ora di togliere dall’oggetto la velleità ideologica: spray e bastone sono strumenti che aiutano i vigili a difendersi». È probabile che i consiglieri di An e FI voteranno a favore. Del resto anche ieri il leader di An Gianfranco Fini, pur prendendo le distanze dalle ronde di Maroni, ha dato la sua benedizione «ai cittadini che si organizzano per difendere il proprio quartiere, a patto che non sostituiscano le forze dell’ordine».
Un po’ quello che accade a Firenze dal 2002, cioè da tempi non sospetti: i vigili urbani con il Comune hanno lanciato il progetto di «Marketing della sicurezza», che coinvolge circa seicento cittadini, selezionati, impegnati a segnalare alla polizia locale situazioni di degrado nei quartieri e a seguire progetti di rilancio, come spiega oggi il Corriere fiorentino.
«La politica delle ronde non mi convince — risponde al telefono l’assessore alla Sicurezza, Graziano Cioni —. La percezione di insicurezza dipende spesso da elementi di degrado, come scritte sui muri, lampade rotte, atti vandalici. La polizia municipale ha nei quartieri dei “partner”: possono essere il barista, il parroco, il barbiere o il pensionato, che fanno rapporto e segnalano quello che non va». L’informatore dei telefilm americani? «Non sono un gruppo di spie sul territorio — mette le mani avanti Cioni —. Si tratta di una collaborazione civile». La conferma arriva da Patrizia Verrusio, vicecomandante vicario della Polizia locale di Firenze: «Dei 21 progetti avviati, come il rifacimento di piazze o il recupero di alcune aree, il 90% è stato portato a termine. La logica di invertire il meccanismo, sentendo i cittadini prima di agire ha funzionato».
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Corriere della Sera
Tuttifrutti
Sicurezza e razzismo: il confine esiste
di Gian Antonio Stella

«Mi davano del razzista e adesso mi copiano anche i sindaci del Pd», ha detto il «vero sindaco» di Treviso, Giancarlo Gentilini (vice-sindaco, d’accordo, ma lui nel cuore si sente il titolare), in un’intervista a Stefano Filippi del Giornale. Il tema della sicurezza per le strade? Copiano da lui. Quello dei venditori ambulanti abusivi? Copiano da lui. Quello dei campi nomadi? Copiano da lui. E chiede, parlando in terza persona come Giulio Cesare: «È Gentilini un grande amministratore o sono i giornali falsi?». Forse è lui che, ormai vegliardo, non ha ancora afferrato un punto: un conto è la polemica politica, un altro il razzismo. Gli piace ammiccare agli anni di «Giovinezza!» al punto di dire che «questa amministrazione va verso il ventennio leghista, e voi capite che il ventennio è una cosa che mi ricorda il passato, la maschia gioventù che lavorava, faceva il suo dovere e obbediva alle leggi»? Gioca a fare il balilla come se fosse stata abolita la legge Scelba che vieta l’apologia del fascismo, ma non è razzista. Bolla La Tribuna di Treviso come la Pravda? Fa ridere, ma non è razzismo. Chiama Furio Colombo e i suoi compagni «leninisti, stalinisti, bolscevichi, trinariciuti»? È come dare del nazista a lui (che giustamente pretese le scuse da chi lo aveva dipinto coi baffetti e la scritta «Genthitler») ma fa parte della politica volgare di questi anni: non è razzismo. Come non è razzismo avere posizioni durissime sui clandestini, decidere lo sgombero di case occupate, pretendere che chi viene in Italia rispetti le leggi o chiedere pene severe per chi le viola. E infatti nessuno si è mai sognato di dare del razzista a tanti amministratori locali, leghisti compresi, che abbiano espresse solide, convinte, granitiche posizioni ispirate alla «tolleranza zero» ma esenti da quell’inconfondibile fetore che è la xenofobia. I più scalmanati no-global si sono spinti a dire il peggio del peggio di Sergio Cofferati. Ma razzista no, neanche loro gliel’hanno detto.
Come mai? «SuperG», come ama essere chiamato il «vero sindaco» trevisano, doveva capirlo almeno il giorno in cui, dopo aver detto «darò subito disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni», fu scaricato da Giancarlo Galan e perfino da Roberto Calderoli («Ben vengano le pulizie delle zone degli scambisti e della prostituzione, ma parlare di “pulizia etnica dei culattoni” proprio no») e dal sindaco di Verona Flavio Tosi: «Pulizia etnica è un’espressione che, per le tragiche vicende che richiama, non dovrebbe essere usata, nemmeno metaforicamente». Un conto è chiedere l’espulsione degli immigrati clandestini e un altro è invocare, come lui, i «vagoni piombati». Un conto è difendere la propria identità e un altro sparare contro chi «inquina la razza Piave». Un conto è essere fieri della propria terra e un altro marchiare gli africani come «gente che a casa sua era inseguita dalle gazzelle e dai leoni» e sostenere che «la nostra civiltà è superiore a quella della savana». Crede di essere solo un po’ spiritoso? Si rilegga i diari degli emigranti veneti in Australia, in Svizzera, in Belgio. Anche loro avevano a che fare con dei Gentilini locali. Ma non li trovavano spiritosi per niente.
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Ottobre. Immigrati e Pianura

Repubblica - Napoli
10 ottobre 2007

Per la seconda volta in tre settimane i carabinieri irrompono nella baraccopoli abitata da clandestini
Fermati 42 immigrati, è polemica
Pianura: An plaude al blitz, l´assessore D´Aimmo protesta
di co. sa.

Abbandonati alla loro vita di tuguri e lamiere da oltre dieci anni. Lasciati al destino di abusivi di un centro storico-fantasma, a Pianura, lato nord della periferia degli ultimi. Fino a quando, per la seconda volta in tre settimane, all´alba di ieri, i carabinieri mettono piede nella baraccopoli africana di Pianura, e portano via 42 extracomunitari di Costa d´Avorio e Burkina Faso per sottoporli a controlli. Mentre divampa la polemica politica. I consiglieri di An contro gli assessori del centrosinistra, che tacciano l´iniziativa di razzismo e chiamano in causa il prefetto Alessandro Pansa, «affinché convochi un incontro sulla questione».
Quella di ieri a Pianura è un´operazione che l´Arma esegue con tre obiettivi fondamentali: accertare la presenza di eventuali pregiudicati, di ogni nazionalità; indagare su presunte attività illecite; e monitorare anche l´evidente situazione di rischio di quegli edifici. Sui quali incombe - peraltro - un pericolo di crollo, con relativo provvedimento di sgombero firmato dal Comune sei mesi fa e non ancora eseguito. Invece esplode così la storia del ghetto di via dell´Avvenire a Pianura. Al centro dello scontro ci sono loro, circa 200 extracomunitari, tutti provenienti dall´Africa occidentale, etnìe da sempre sfruttate come manodopera clandestina dai caporali napoletani dell´edilizia o dei campi; mentre a pochi metri il business dello spaccio di droga e della prostituzione viene gestito da floride famiglie autoctone.
Dei 42 extracomunitari a fine serata, due verranno arrestati e 29 segnalati al prefetto per l´espulsione. Ma scattano le reazioni a catena: i pacifici presìdi di protesta dei connazionali, che chiedono «condizioni di vita umane per questi onesti fratelli lavoratori, alcuni dei quali hanno già presentato richiesta di asilo politico»; il plauso dei consiglieri di An, Piero Diodato e Andrea Santoro che definiscono l´iniziativa «un primo passo verso il ripristino della legalità»; e sul fronte opposto, l´aspra reazione degli amministratori di centrosinistra.
Dallo stupore dell´assessore provinciale di Rifondazione, Isadora D´Aimmo, che definisce il blitz «un atto contrario alla politica degli enti locali», spingendosi a chiedere «come mai nessuno ci aveva avvertiti del blitz», fino all´indignazione del collega del Comune, Giulio Riccio, che parla di «campagna demagogica e caccia all´uomo». E c´è poi la preoccupazione dell´assessore comunale Giorgio Nugnes, che si rivolge direttamente al comandante provinciale dell´Arma. «Chiederò rispettosamente al colonnello Gaetano Maruccia perché c´erano i consiglieri di An alle 5 del mattino accanto ai suoi militari impegnati nelle operazioni - sottolinea Nugnes - e come mai ogni blitz contro gli africani viene anticipato da un manifesto di An che ricopre i muri di Pianura». Controreplica di Alessandro Sansoni, presidente provinciale di Azione Giovani: «Il sindaco Iervolino dica da che parte sta. Ci aspettiamo da lei piena solidarietà verso i carabinieri».
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IL REPORTAGE / Arrivano da Burkina Faso e Costa d´Avorio, alloggiano nelle case pericolanti di via dell´Avvenire
L´odissea dei nostri africani lavoro nero, sospetti e tuguri
di Conchita Sannino

Brandine, tavolo, ventilatore per l´afa e termosifone contro il gelo, le sedie e la tazza del water in 10 metri quadri. Per sei persone. Moltiplicato per dieci anni, per alcuni di loro. Il lavello con i piatti e le pentole stanno invece in bilico sul balcone irrisorio e probabilmente pericolante che affaccia su un cortile fatto di altre lamiere, altre tende e sedie di plastica, ennesimi abusi spuntati su vecchi abusi. Una ferita orizzontale nell´ammasso informe di tramezzi, lamiere, catapecchie e cemento grezzo: questo è un balcone nel ghetto grande di Pianura, abitato da immigrati del Burkina Faso e di Costa d´Avorio.
Repubblica lo aveva già raccontato sei mesi fa, un´inchiesta sui tuguri e la vita impossibile di 200 immigrati. Il Comune si impegnò: «Presto una casa ai 200 immigrati». Ma i carabinieri, com´era ovvio e più che legittimo da parte delle forze dell´ordine, sono arrivati prima. E dopo il blitz, la polemica politica e le accuse incrociate, gli immigrati sono tornati a notte nei loro tuguri. In quello che chiamano sempre “centro storico”: in attesa di “risanamento”, ovvio. In una strada il cui nome rischia di suonare come un´ultima beffa: via dell´Avvenire.
È da lì, dal loro passato immobile e fragile, che sono stati portati via, ieri per i controlli di rito gli immigrati come Gané, Yayà, Abouba. Alcuni non avevano fatto la colazione, quasi d´obbligo alle 5 per chi alle 6 deve già stare ritto in piedi alla rotonda di via Montagna Spaccata ad aspettare che passino i camion dei “padroncini” che gli offrono magari di scaricare sacche di cemento di 25 chili, per 12 ore al giorno, per una paga di 20 euro. Altri vanno nei campi, altri a vendere paccottiglia, qualcuno fa il guardiano abusivo. Chi abita a Pianura e anche tutti le altre migliaia di napoletani pendolari del lavoro lo sanno. Alle 7 c´è un popolo silenzioso e ordinato di ragazzi neri, su quella Rotonda: dai 18 ai 40 anni, aspettano la loro occasione del giorno. Ma ieri, chi non ha fatto colazione causa blitz, è rimasto poi digiuno fino a notte come prescrive in questo periodo, per quelli che hanno abbracciato la fede musulmana, il ramadan.
«Il peggio è stato essere trattati come sospetti terroristi, come ospiti pericolosi, mentre viviamo in condizioni disumane, anche se tanti di noi non hanno ancora il permesso di soggiorno», spiega uno di loro. Ganè, Aboubakar, Yaya e gli altri sorridono di tanto in tanto mentre raccontano la loro odissea fatta di sopravvivenza allo squallore e alla misera, della loro “lotteria” giocata ogni mattina per guadagnarsi una giornata nei cantieri o nei campi. Alcuni sono in attesa di un permesso da «esiliato politico», come Honoré Bertien: «La mia famiglia è stata perseguitata in Costa d´Avorio, la corruzione è diffusa, i miei parenti ne hanno pagato le conseguenze, io non posso tornarci». Mentre un altro connazionale, Yayà Zigane, ha denunciato per truffa un datore di lavoro della Puglia, che gli aveva promesso un lavoro e invece ha intascato solo la tangente.
Parla a nome anche di chi non sa parlare il più “italiano” degli immigrati del Burkina Faso di stanza a Pianura. Si chiama Soumahoro, ha quasi 29 anni, di giorno operaio edile a 25 euro al giorno, di sera studente a Sociologia («Ho superato l´esame di Diritto pubblico tre giorni fa, è andata bene. È contenta la mia fidanzata, è di Pianura»). Ha idee chiare e proprietà di linguaggio da vendere, Soumahoro. «Sono anni che partecipiamo ad incontri e ci promettono condizioni di vita umane. Invece anche oggi finiamo solo al centro di uno scontro elettorale tra An, che cavalca questa caccia all´uomo “nero” e Rifondazione che ci è vicina, anche se io non vedo alcun segnale di cambiamento». Soumahoro mostra i segni della miseria e della solitudine in cui vivono tanti suoi connazionali. «Io denuncio che durante il blitz condotto all´alba i carabinieri sono venuti solo verso di noi, gli uomini neri, mentre altri occupanti abusivi napoletani non sono stati neanche sfiorati, e io dico meno male, mi fa piacere per loro, non saremmo noi a dividerci in una guerra tra poveri. Però, al di là delle operazioni di polizia, è assurdo pensare che finiamo al centro della conversazione soltanto per diventare strumento di attacco politico. Pianura è un bacino elettorale, perciò ci usano», dice il quasi sociologo Soumahoro. Sa bene che le cose non cambieranno facilmente. Anche se il presidente della municipalità Fabio Tirelli ha spesso invocato «tempi brevi per il trasferimento di questi immigrati in alloggi vivibili», adombrando anche «possibili interessi malavitosi» su alcuni casolari dati in fitto agli extracomunitari; anche se lo stesso assessore della municipalità Giorgio Lanzaro ricorda che «almeno c´è un luogo di vera e profonda accoglienza a Pianura per loro: è la parrocchia di San Giuseppe operaio». Piccole oasi. Mentre il ghetto africano di Pianura torna invisibile. E pesa come un macigno l´ultima annotazione di Soumahoro. «A Pianura fui investito, mesi fa - racconta - mentre ero insieme alla mia ragazza. Un napoletano mi passò la targa dell´automobilista-pirata. La consegnai ai carabinieri, pensavo che avrei avuto giustizia. Non ne ho mai saputo nulla: come se avessero investito un fantasma. Quel carabiniere l´ho rivisto stamane, durante il blitz nei nostri tuguri. Faceva il suo dovere, lo so. Ma il dovere non può essere di parte».
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Corriere del Mezzogiorno
10 ottobre 2007
IL RETROSCENA /Sulla zona una pioggia di milioni tra «contratto di quartiere» e 219
di Luca Marconi

NAPOLI — Quel che appare chiaro come il sole è che gli immigrati fermati ieri, tutte le mattine, all’alba, si recano alla Rotonda Don Giustino non per delinquere, ma «per essere scelti dal caporale di turno che li fa sgobbare sui cantieri abusivi per 15-25 euro fino al tramonto». E che dietro l’operazione definita xenofoba dal Prc e condotta autonomamente dai carabinieri e con tutta An in prima fila (prima, durante e dopo lo sgombero a mezzo di manifesti, sul posto di persona e con comunicati-stampa) ci sono opere per decine di milioni di euro attualmente in stand-by. Ma attese già dalla ricostruzione post-terremoto e successivamente col «contratto di quartiere» per la riqualificazione delle aree periferiche «a rischio » che il governo Berlusconi ha assegnato, a Napoli, a San Giovanni e Pianura: oltre otto milioni anche per via Avvenire, ieri sgomberata dei soli immigrati, in buona parte, però, regolari, richiedenti asilo o in attesa di permessi di lavoro, permessi che si ottengono con una causa. Nemmeno il Comune sapeva del blitz, ma l’assessore delegato ai contratti di quartiere, Giorgio Nugnes, nato a Pianura, si è detto «soddisfatto» perché «proprio ieri ha spiegato - è scattato il conto dei 270 giorni entro i quali devono iniziare i lavori del contratto per Pianura». Gli immobili sgomberati non ne fanno parte, precisa Nugnes, tuttavia «ci interessano nell’ambito del recupero del cosiddetto “terzo stralcio” della legge 219: insistono su una zona storica che doveva essere recuperata dopo il terremoto e in parte sarà riqualificata con gli 8 milioni del contratto e per il resto ho chiesto un finanziamento di 12 milioni alla Regione o attingeremo ai 550 milioni previsti in Finanziaria per le politiche affidative ». Abbattimenti, «purtroppo », non ne sono previsti. «Quegli edifici sono antichi (settecenteschi , ndr) e si possono solo riqualificare - aggiunge Nugnes - . È certo che siamo interessati al ripristino della legalità, questi immigrati hanno commesso reati penali. Certo è singolare che gli interventi dei carabinieri sono stati preceduti da manifesti di An (firmati dal consigliere comunale Marco Nonno e titolati “Ordine e legalità a via Avvenire”, ndr)». Anche il consigliere regionale Diodato (An), che ieri era ad assistere i carabinieri col fratello Nicola, consigliere municipale (An) ed il comunale Andrea Santoro (An) conosce tutta la trafila dell’opera in stand-by, compresa tra via Giorgio de’ Grassi e via dell’Avvenire, il cuore storico circondato da costruzioni abusive. «Me ne sono sempre occupato - ricorda Diodato - . Le imprese concessionarie della ricostruzione del consorzio Co.Ri. annullarono gli impegni col Comune nel 2000, quando si profilava un accordo per riaffidare i lavori. Avremmo ripreso il percorso progettuale previsto alla vigilia del voto, ma su pressione del Prc, venne bloccato uno sgombero. Intanto gli occupanti abusivi sono aumentati e quelli italiani oggi usufruiscono della sanatoria: con Amato all’Edilizia dovevano essere costruiti 60 appartamenti a piazza Municipio, lì vicino, per la rotazione. Niente di fatto. Poi Berlusconi concesse il contratto di quartiere: feci presentare il progetto al Comune quando la delega ai “contratti” era di Ugo Martinat, viceministro alle Infrastrutture, ed io ero suo consigliere per i problemi della casa. Ora il Comune ha 270 giorni per iniziare i lavori. Ma non c’era nemmeno allo sgombero di via Trencia, al T1, 20 giorni fa. Con le ruspe le operazioni avrebbero maggior efficacia. Perché mi batto? Lo faccio da sempre, questo è il quartiere dei miei genitori e voglio che sia recuperato ». In progetto, spiega Emilia Lanzaro, capogruppo municipale del Prc (sul posto col consigliere Pino De Stasio) per via Avvenire ci sarebbe la creazione di 14 mini appartamenti. «Se riusciranno a sgomberare la strada, si abbatterà dove possibile o si amplieranno gli ambienti, come accade ovunque a Pianura, e potrebbero spuntare anche parcheggi». Intanto, «durante lo sgombero, dal cellulare dei carabinieri — racconta Lanzaro — l’autista rideva e urlava sornione: “Iatevenne ‘o paese vostro”. Ma lì dietro non c’è droga, non c’è illegalità, questi ragazzi lavorano sodo, fanno costruzioni abusive sul nostro territorio. Questi non prendono più gli italiani a lavorare, prendono gli immigrati, più ricattabili, che senza documenti vengono subito espatriati ed è meglio se non parlano italiano perché non sono in grado di riferire nomi. A via Catena, dal T1 occupato da 125 italiani e 26 immigrati, hanno portato via solo gli immigrati. Ma la gran parte è tornata, perché sono soprattutto ragazzi col permesso di soggiorno e rifugiati politici, che abitano in topaie».
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Ottobre. Proposta per il vigile di quartiere

Corriere del Mezzogiorno
10 ottobre 2007

Polito attacca la sindaca: troppi caschi bianchi non sono in strada
In Parlamento pronto un emendamento per i «vigili di quartiere»
di Rosanna Lampugnani

ROMA — Potrebbe diventare un emendamento alla prossima Finanziaria il disegno di legge che si prefigge di istituire nei grandi centri urbani le «unità di prossimità», composte da vigili urbani con poteri di polizia locale per contrastare la criminalità.
L’iniziativa è di alcuni senatori e deputati, di destra e sinistra e tutti campani, i quali hanno preparato un testo composto da un unico articolo dopo aver incrociato l’associazione «L’altra Napoli», da tempo impegnata nel rilancio della città, e dopo aver costituito il gruppo interparlamentare Napoli 2012.
Quello delle «unità di prossimità» è il primo risultato concreto dell’azione sinergica: si tratta di modificare la legge 65 del 1986 per consentire ai vigili urbani, dopo opportuno corso di formazione gestito dal ministero dell’Interno, di svolgere azioni di polizia; e per permettere ai sindaci di aree metropolitane di partecipare a pieno titolo ai comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza. Il testo è stato illustrato ieri alla Camera da alcuni degli aderenti al intergruppo: Antonio Polito (Dl), Claudio Azzolini e Franco Malvano (Fi).
L’elaborazione del disegno di legge è partita dallo studio dell’associazione sulla realtà napoletana, per giungere alla costruzione di misure di deterrenza nei confronti della criminalità comune. Di qui la proposta di rafforzare le funzioni dei vigili urbani, arrivata nel fuoco delle polemiche sulla sicurezza innestate da alcuni sindaci del centro-nord e contemporaneamente alla presentazione del «pacchetto sicurezza» preparato dal governo con l’ausilio dell’Anci. «Se passa il disegno di legge i sindaci potranno, se vorranno, distaccare un certo numero di vigili sul territorio per rafforzarne il controllo. Parlare di costi è prematuro», ha spiegato il senatore Malvano, il quale ha anche ricordato che dei 2300 vigili napoletani solo 500 stanno per strada. E allora, rivolto alla sindaca Rosa Iervolino, Polito ha aggiunto: «Capisco che lei, come altri amministratori, chieda più fondi allo Stato, ma non si può continuare su questa strada senza aver prima dimostrato come si spendono quelli di cui i Comuni sono dotati». E dunque, ha concluso Azzolini: «Iervolino ci dica come sono impiegati i 1800 vigili che non sono sul territorio».
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Repubblica - Napoli
10 ottobre 2007

Sicurezza, Napoli 2012 propone il vigile urbano “di prossimità”

Creare all´interno della polizia municipale delle “Unità di prossimità”, che contrastino efficacemente sul territorio alcuni reati come scippi, rapine. E trasformarli sul piano giuridico in autentici “agenti di polizia locale”, in grado di interagire con carabinieri, finanzieri, polizia. È l´obiettivo della proposta di legge presentata alla Camera dai parlamentari del Gruppo bipartisan Napoli 2012 (primi firmatari i senatori Polito e Azzolini). Il gruppo Napoli 2012 è nato per iniziativa dell´associazione onlus “L´Altra Napoli”, guidata da Ernesto Albanese (foto), che assicura «ogni sforzo e mobilitazione affinché il provvedimento sia approvato in tempi brevi».
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11-12 settembre. Ganasce in corso e feeling con Firenze. Ma il sindaco ha sempre dubbi, o forse no.

Corriere del Mezzogiorno
12 settembre 2007

«Sosta selvaggia», Iervolino contro Mola
Niente ganasce, siamo napoletani
di Antonio Fiore

Dubbi sul divieto di circolazione alle auto non catalitiche. Ostilità all’uso delle ganasce nella campagna contro il parcheggio abusivo. E un monito: basta perseguitare i poveri napoletani.
Il punto di vista potrebbe anche essere legittimo, se a esprimerlo non fosse il capo dell’amministrazione cittadina che quel divieto e quel provvedimento ha varato: Rosa Russo Iervolino, la quale ha evidentemente opinioni che i suoi assessori non condividono. Non è la prima volta che ciò accade, ma quest’ultima uscita del sindaco di Napoli si inoltra nei territori del surreale anche per i toni usati. Che sono quelli di chi sembra vivere in un’altra città, e fare un altro lavoro. Eppure la Iervolino, di Napoli, è il votatissimo sindaco, e non un abitante (o un turista) qualunque come lascerebbero intuire le sue dichiarazioni: quelle secondo cui avrebbe appreso dal Tg3 della notte le ferali notizie circa le draconiane decisioni prese da un suo assessore, talmente inique da avvilirla e da spingere a chiedersi «e i poveri cittadini che fanno?».
I poveri cittadini — intanto — non hanno ancora capito bene se ridere o piangere, perché se un giorno l’assessore alla Mobilità dichiara guerra a «sosta selvaggia» e il giorno dopo il suo sindaco prende sdegnosamente le distanze da «tolleranza zero», allora vuol dire che la schizofrenia è al potere, e che in materia di rispetto delle regole il Comune ha certo una linea, ma è una linea a zig-zag. Nei giorni zig si punisce, nei giorni zag si blandisce, e quest’alternanza di bastone e carota serve solo a mantenere la città in un perenne stato d’incertezza, e ad alimentare il sordo risentimento di chi si ritiene ingiustamente (ora più che mai, visto che anche il sindaco è dalla sua parte) perseguitato da aguzzini comunali desiderosi solo di imporre illegali ceppi e inique multe. In realtà, tutto questo strepitare contro le ganasce inflitte alle auto non regolarmente parcheggiate non avrebbe ragion d’essere, trattandosi di una misura utilizzata stabilmente da tante amministrazioni comunali italiane: qui il malcontento «popolare» trova un qualche fondamento nel fatto che l’automobilista non si ritiene mai un complice, bensì sempre una vittima (consenziente e abituale) dell’abusivo di turno, un onesto cittadino costretto a sottomettersi all’odioso «minipizzo» dalla carenza di strisce blu e di parcheggi. Il che, pur richiamando in causa le responsabilità di un Comune che non è mai stato in grado di approntare gli indispensabili posti-auto, non può servire a perenne giustificazione dell’andazzo attuale, quello che recita più o meno così: siamo meridionali, storicamente disgraziati, generalmente disoccupati, lasciateci almeno circolare in pace con i nostri macinini inquinanti e parcheggiare dove possiamo. È purtroppo questo il messaggio che le accorate parole della Iervolino avallano, e che in breve riporterà la situazione napoletana alla sua anormale «normalità», perché, ed è sempre la Iervolino che parla, «se ho una macchina vecchia e devo accompagnare una persona anziana, come posso regolarmi? Sono costretta per forza di cose a prendere una contravvenzione». Parole che sembrano quasi preludere, da parte di un sindaco che è stato anche ministro dell’Interno, a un inedito invito alla disobbedienza civile. Di cui non ci sarà però alcun bisogno perché sappiamo già come andrà a finire: tolleranza zero a giorni alterni come le targhe, linea dura all’inizio e morbida dopo una settimana, i posteggiatori abusivi che rispuntano come funghi dopo la pioggia di (inutili) multe, e le ganasce che di colpo scompaiono nel tripudio generale. Una risata le seppellirà. Sarà, s’intende, una risata a quattro ganasce.
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Ganasce, il Comune: pronti a modificare il dispositivo
Da Chiaia la task force si sposta nella city, centinaia i verbali
di Paolo Cuozzo

NAPOLI — Sedici parcheggiatori abusivi contravvenzionati contro i 19 del primo giorno; 103 ganasce alle auto contro le 91 dell’altro ieri. Ed ancora: 172 verbali per divieto di sosta, tre auto rimosse e 167 multe per sosta sulle strisce blu senza grattino o per auto in doppia fila. È il bilancio del secondo giorno di lavoro della task force di vigili, coordinata dal comandante Schettini, contro i parcheggiatori abusivi. Solo che da Chiaia l’operazione si è spostata nella city, trascinandosi però un mare di polemiche. Polemiche politiche, che certo non entrano nel merito di un provvedimento che contrasta la piaga tutta napoletana dei parcheggiatori abusivi. Tutto è nato dalle parole della Iervolino che, dopo la chiusura di via Acton di fine di luglio senza che nessuno ne sapesse nulla, e dopo il provvedimento che vietava la circolazione delle auto euro 1 (ma poi le euro zero, che non potrebbero circolare cinque giorni su sette, chi le controlla più?) che inizialmente sarebbe partito dopo sette giorni dal suo annuncio, deve ora arrabbiarsi nuovamente per una decisione maturata sempre da un suo assessore ma senza il suo avallo a priori. È il caso dall’assessore alla Mobilità, Mola, che ha dichiarato tolleranza-zero a parcheggiatori abusivi e ai loro clienti, con l’utilizzo a pieno regime delle ganasce: una decisione forte, «che andava però presa collegialmente», ha detto la sindaca. Ecco perché le polemiche non si placano, nonostante i tentativi messi in campo ieri dal Comune di Napoli che, con una nota divulgata dall’ufficio stampa, senza che le dichiarazioni riportassero alcuna firma, quindi formalmente riconducibili al sindaco, parlava di «gelo che non c’è» tra la Iervolino e Mola, «in merito alle iniziative messe in campo nei giorni scorsi dall’assessorato alla Mobilità per contrastare con maggiore efficacia il fenomeno della sosta abusiva in centro». Il comunicato di Palazzo San Giacomo prova a gettare acqua sul fuoco delle polemiche. Ecco perché si parla dell’assessore che «agisce con l’intento di snellire il traffico e di rendere più vivibile il centro della città». Ma il passaggio-chiave del documento è questo: «Il sindaco condivide questi obiettivi, ma si preoccupa degli eventuali disagi per i cittadini. Fra qualche giorno sarà valutato l’impatto pratico del provvedimento per valutarne gli effetti e decidere eventuali modifiche». Insomma, il documento conferma le preoccupazioni della Iervolino che s’è detta scettica su decisioni «troppo repressive» e ha parlato di «napoletani perseguitati», e ribadisce la rivedibilità di un piano preso dagli assessori che fanno parte della cabina di regia dei poteri speciali in materia di Mobilità, come Mola, senza che la sindaca ne sapesse nulla. Da qui le dichiarazioni pesanti dell’altro ieri della Iervolino, che — giura chi le sta vicino — non ha digerito quest’episodio. Perché mediaticamente l’ha messa sullo stesso piano dei sindaci che hanno dichiarato guerra ai lavavetri, anche se qui si parla di parcheggiatori abusivi. E, spesso, dei loro clienti.
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Repubblica
11 settembre 2007

Gli assessori Gambardella e Valente dalla parte di Mola, ma An attacca: “Offesa alla società civile”
“Provvedimento un po´ forte ma c´era bisogno di una scossa”
di Dario Del Porto

«Qui a Firenze, su diciannove parcheggiatori abusivi, quindici o sedici arrivano da Napoli. Ve li potremmo rimandare indietro, non trova»? Nel giorno in cui nel centro del capoluogo campano scatta l´offensiva a colpi di ganascia, scende in campo contro i “professionisti della sosta selvaggia” anche l´assessore fiorentino Graziano Cioni, ovvero l´amministratore locale che, dichiarando guerra ai lavavetri, ha acceso il dibattito sulla “tolleranza zero” nelle città. Certo, le due realtà non sono paragonabili. «Le ganasce sono uno strumento che può andar bene a Napoli - afferma Cioni - a Firenze mi sembrerebbe una misura eccessiva. Da noi non c´è rapporto confidenziale tra l´automobilista e l´abusivo.
«Un fiorentino, se viene avvicinato da un parcheggiatore non autorizzato, chiama la polizia, non gli affida mica le chiavi», assicura Cioni. Ma fatta questa premessa, il problema esiste e dunque «bisogna togliere di mezzo queste persone - dice l´assessore fiorentino - Con il foglio di via o anche con le norme del codice penale, visto che in alcuni casi abbiamo contestato l´estorsione o la truffa. Non è possibile che Firenze si faccia taglieggiare da 19 individui». Cioni non vuol dare consigli ai colleghi napoletani: «Non mi permetterei, ognuno ha la sua specificità. Noi per fortuna non abbiamo la camorra. Anzi, accetterei i loro suggerimenti se volessero darmene». Quindi ribadisce il caposaldo della sua battaglia che ha infiammato l´estate: «Ho solo posto il problema della legalità, che rappresenta un rospo sullo stomaco della sinistra. E guardi che, secondo me, la legalità è di sinistra. È un problema di strumenti».
E a ben vedere è proprio questo il vero nodo, perché nessuno vuole (e difficilmente potrebbe) sollecitare tolleranza verso comportamenti illegali. Il sindaco Rosa Russo Iervolino ha già chiarito di non volere «poteri di polizia giudiziaria» per gli amministratori locali, ricorda la sua cultura giuridica e il fatto che «a Napoli esiste un patto per la sicurezza siglato con il Viminale».
Nel frattempo l´assessore al Traffico Gennaro Mola ha provato a colpire la piaga della sosta abusiva sanzionando non solo i parcheggiatori ma anche gli automobilisti che in questo modo provano a eludere i divieti. L´iniziativa ha aperto un dibattito anche all´interno della giunta, dove si sono registrate posizioni diverse fra i singoli assessori. E c´è chi, come Elisabetta Gambardella, titolare della delega all´Arredo urbano, intravede nella mossa del collega di giunta «anche la giusta dose di provocazione: si è scelto un provvedimento un po´ forte per ottenere i risultati - commenta Gambardella - per quanto mi riguarda, in materia di controllo della legalità tutti i passi decisi sono i benvenuti. Ed è evidente che il fenomeno dei parcheggiatori abusivi è una materia complessa, sulla quale i cittadini devono collaborare. Non sempre infatti gli automobilisti subiscono minacce, spesso lasciano tranquillamente le auto in seconda fila con le chiavi. E sarebbe opportuno mettere un freno alla sosta selvaggia anche nei pressi di sedi istituzionali, dove invece spesso si vedono molte auto in seconda fila».
L´assessore al Turismo, Valeria Valente, evidenzia: «Ben venga tutto quello che può aiutare la città ad essere più vivibile e più ordinata. Ripristinare la legalità è indispensabile per migliorare l´immagine di Napoli in Italia e nel mondo». Tutt´altra opinione invece quella che ha ispirato la lettera indirizzata al sindaco Iervolino dal consigliere regionale di An Enzo Rivellini. «Ritengo che i napoletani onesti, se lasciano l´auto in sosta vietata, debbano naturalmente pagare la relativa contravvenzione - premette Rivellini - ma non devono subire un´ulteriore offesa dall´amministrazione. A un pacifico cittadino o a una semplice massaia bisognerebbe garantire che non siano assaliti dai parcheggiatori abusivi, piuttosto che equipararli a chi commette reati. Le ganasce sono un´offesa per quella Napoli civile che auspica di vivere pacificamente e rifiuta l´idea di dover compiere una rissa con il parcheggiatore di turno».
Qualche perplessità arriva anche da sinistra. Mariano Anniciello, consigliere comunale diessino e presidente napoletano dell´Arci, chiede di «difendere innanzitutto i cittadini dai parcheggiatori abusivi, che spesso sono protagonisti di vere e proprie aggressioni violente. Solo dopo si può chiedere di non favorire questo fenomeno. La tolleranza zero - conclude Anniciello - deve essere verso tutti i reati e chi li commette, non verso chi li subisce».
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Parte l´operazione contro la sosta selvaggia e la viabilità nella City va in crisi anche per le proteste degli automobilisti
Ganasce e multe, il traffico in tilt
Ma i parcheggiatori abusivi non mollano: di qui non andiamo via
Stop a 91 vetture elevate 324 sanzioni Niente maxi multa
di Maria Pirro

Il primo giorno di tolleranza zero contro la sosta selvaggia finisce con multe severe per 19 parcheggiatori e 305 automobilisti. E dunque con le ganasce a 91 vetture fermate, nonostante i divieti, nelle strade presidiate dagli abusivi. In una giornata, vigili e ausiliari hanno elevato sanzioni per oltre 30 mila euro. Ma per nessuno ieri è scattata la maxi-multa di 370 euro per incauto affidamento dell´auto. Il Comune è sceso in campo contro gli abusivi con 68 uomini, tra vigili e ausiliari della Napolipark. Un blitz vistoso. Con carri gru. Furgoni. Pattuglie.
«A metà mattinata, tutti i parcheggiatori erano già spariti», dice il comandante dei vigili Carlo Schettini. Libera dagli abusivi piazza Municipio. Via Oberdan. Via Bracco. Via Cervantes.
Ore 9: “Missione Ganascia” comincia da qui. Nel cuore nella City. La linea dura “sfila” sotto il balcone del sindaco e quello del questore. Parte, immediata, una raffica di multe. E scattano le ganasce anche alle ruote delle auto del console della Norvegia, di un assessore comunale di Portici (che esibiva il disco di riconoscimento del Comune sul cruscotto di una Toyota parcheggiata nei posti riservati ai disabili) e di diversi funzionari della questura. E ancora, colpiti dal giro di vite: avvocati, dipendenti comunali, pensionati. Le sanzioni maggiori riguardano proprio loro, gli automobilisti. In tanti scendono dalle auto per far valere le loro ragioni. E il traffico va in tilt, nella City.
Ore 11: Antonio Esposito con i vestiti da lavoro si precipita in piazza Matteotti per spostare la sua Punto nera, prima dell´arrivo del carro gru. Esposito protesta: «Ho fatto il giro della piazza quattro volte. Non c´è un buco», dice al vigile e gli porge le chiavi: «Se me la parcheggia lei, le do 100 euro». La carenza di posti auto è un leitmotiv, il “cavallo di battaglia” degli automobilisti. Protesta Armando Esposito, barbiere in pensione, davanti al teatro San Carlo: «Veniamo tutti trattati alla stessa stregua dei delinquenti. Il Comune dovrebbe perseguire l´illegalità vera». Trova le ganasce anche Rita, 21 anni, arrivata da Corso Garibaldi per comprare il vestito da sposa. Cerca di giustificarsi l´avvocato Vittorio Emanuele Valanzano: «Sono andato alla Gest line, ma solo per pochi minuti». Il blitz, però, non scoraggia i parcheggiatori abusivi che continuano a presidiare il “proprio” territorio sperando che i controlli, con il passare delle ore, si allentino. Ma il Comune stavolta non molla. Ore 17: i vigili ritornano in piazza Matteotti, via Verdi, piazza Municipio.
Due parcheggiatori sono colti sul fatto e multati una seconda volta. «Alla terza sanzione - avverte il tenente Michele Esposito - faremo scattare la denuncia penale per invasione di suolo pubblico». Ganasce anche in via Tarsia e a Monte Oliveto. E i parcheggiatori minacciano di scendere in piazza. «Non abbiamo motivo di nasconderci - dice Giuseppe Rizzo, classe 1938 - anche i vigili ci conoscono. Se non ci lasciano in pace, andremo a protestare sin sotto Palazzo San Giacomo. Non abbiamo nessuna intenzione di andarcene, il lavoro ci serve». Molti commercianti della City sono dalla parte degli abusivi. «Se questo è l´inizio di un servizio costante di rimozione della auto in sosta in quarta e quinta fila - dice Luigi Grimaldi, titolare di un negozio di abbigliamento - ben vengano i controlli del Comune. Ma sia chiaro che il problema vero non sono i parcheggiatori abusivi. Anzi, loro sono ben voluti anche dai miei clienti. Risolvono problemi per la sosta. E da quando ci sono non rubano più le auto». Ma l´operazione non finisce qui.
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Corriere del Mezzogiorno
11 settembre 2007

Iervolino: ganasce e auto vecchie, i napoletani sono perseguitati
La sindaca sconfessa l’assessore Mola: si decide insieme
di Paolo Cuozzo

NAPOLI — La linea dura voluta dal suo assessore alla Mobilità, Gennaro Mola, contro parcheggiatori abusivi e clienti che se ne «avvalgono», la convince poco. Ancora meno alla Iervolino piace il metodo utilizzato da Mola per decidere il pugno di ferro, certo non il merito della questione, «perché vorrei che i problemi venissero affrontati dopo averli discussi in giunta », dice la sindaca, che parla anche di «napoletani perseguitati» a proposito di una decisione che ha portato nel primo giorno di attuazione alla multa per 19 parcheggiatori abusivi e a 91 auto bloccate con le ganasce. Quindi la Iervolino fa un ragionamento semplice semplice, ma che lascia perplessi: «Ieri — dice — ho ascoltato il Tg3 della notte e, santa pazienza, ho sentito che i napoletani non potevano transitare con le vetture vecchie, quelle non catalitiche, e che gli mettevamo pure le ganasce. Mi sono chiesta: e i poveri cittadini che fanno?». Strano. Soprattutto se si considera che la prima cittadina napoletana s’interroga su provvedimenti voluti dalla sua giunta. «Voglio solo riflettere su questo — dice ancora l’ex ministra — pur capendo l’intento, giustissimo, dell’assessore Mola di volere snellire il traffico. Dico però che se non ho partecipato ai tric trac sulla sicurezza di quest’estate, non vorrei che Napoli, dopo i fuochi della Piedigrotta, facesse altri fuochi d’artificio». Dunque, è chiaro: la sindaca, un nuovo tam tam per i parcheggiatori, dopo quello per i lavavetri, vuole evitarlo. Ecco perché a lei, che da alcuni mesi è commissario per i temi legati alla Mobilità, apprendere dai giornali che il suo assessore aveva dichiarato guerra sostanzialmente ai clienti dei parcheggiatori (e meno a questo ultimi) con l’utilizzo delle ganasce — con le polemiche che ne sarebbero seguite — non è piaciuto affatto. E così ieri, a margine della giunta, ha convocato Mola nel suo studio per parlargli con franchezza. E durezza. In ogni caso la Iervolino precisa che «questo provvedimento è una prova, sebbene Mola lo consideri di carattere permanente». «Io — conclude la sindaca di Napoli — osservo se le cose vanno bene, altrimenti si cambia. Anche perché ho una vecchia convinzione: quando le misure sono fortemente repressive, finiscono per non avere effetto».
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«Vorrei assumere 300 vigili ma non ho i soldi per farlo»
di ( pa.cu.)
«Con i poteri speciali potrei assumere a tempo indeterminato ben 300 vigili urbani, solo che il governo, quando mi ha dato i poteri speciali, s’è dimenticato di darmi una cosa piccola piccola: i soldi per assumerli». Torna su un argomento che le sta molto a cuore, la Iervolino. Quello dei vigili, che ora, alla luce dell’operazione di prepensionamento che riguarda circa tremila dipendenti comunali, potrebbero finalmente essere assunti. Dei tremila dipendenti, infatti, circa 300 sono proprio vigili urbani che nel 2008 avranno 60 anni. Ecco perché la Iervolino non vorrebbe perdere l’occasione di svecchiare non solo Palazzo San Giacomo, ma anche il Corpo dei vigili immettendo 300 giovani da destinare presumibilmente alla Mobilità. «Se avessi i soldi — rimarca — potrei bandire subito il concorso, ma così come faccio?». Intanto a destra come a sinistra piace l’ipotesi di nuove assunzioni nei vigili, ma sia An che i Ds sostengano considerano prioritaria la riforma della macchina comunale.
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9 settembre. Cofferati a Veltroni. I cardinali a tutti. Rosetta a Mola

Repubblica
9 settembre 2007

Cofferati a Veltroni: non ho chiesto un´altra polizia, ma competenze per rispondere ai cittadini
“Caro Walter, siamo in trincea ecco perché voglio nuovi poteri”
di Luciano Nigro

Bologna - «No, non l´ho sentito Walter Veltroni negli ultimi giorni. Ma non ce n´è bisogno. Io non chiedo né un´altra polizia, né di cambiare i compiti dei vigili urbani. E´ per i sindaci che voglio più poteri sulla sicurezza, sull´esempio delle emergenze sanitarie». Sergio Cofferati rilancia e avverte i colleghi che storcono il naso: «Attenti, ad Alessandria e Verona, a forza di sottovalutazioni, si è perso il Comune». Il sindaco della legalità ha appena affrontato le Jene-tv in una specie di Ok Corral sull´ordine pubblico.
Davvero non si sente sconfessato da Veltroni?
«No, affatto. Ho posto un problema oggettivo. Un nodo che verrà al pettine. E ho letto molti giudizi singolari, che non c´entrano nulla. Ma sono testardo e insisto».
Per il ministro Ferrero lei l´ha sparata grossa, Liberazione parla di “giunta militare”, Marta Vincenzi da Genova dice che Tex Willer è infantile. Che effetto le fa?
«Non mi sono particolarmente emozionato. È accaduto qualcosa di simile mesi fa quando ho sollevato il tema della legalità e della sicurezza, che in breve ha assunto il rilievo che vedono tutti».
Oggi lei vuole poteri di polizia giudiziaria.
«Compiti di polizia giudiziaria li hanno già i vigili. La mia proposta riguarda i sindaci e nasce da un´esigenza oggettiva. Le nuove leggi del 2000 ci attribuiscono funzioni importanti: sovrintendiamo all´ordine pubblico e abbiamo compiti di vigilanza, ma scarsi poteri reali. Una contraddizione che va affrontata. I cittadini si aspettano risposte da noi».
Dunque?
«In casi particolari, affiderei maggiori poteri ai sindaci, sull´esempio già previsto per emergenze sanitarie e di igiene pubbliche».
Vuole comandare la polizia?
«Voglio evitare che prima o poi accada un guaio. Sa che, come ufficiale del governo, in casi di grave pericolo, posso adottare provvedimenti urgenti e chiedere l´assistenza della forza pubblica?».
E se il prefetto non gliela dà?
«Per fortuna io ho un ottimo rapporto con Prefetto e Questore. Ma se accadesse ci sarebbe un conflitto, magari di fronte a un´emergenza. Con inevitabili danni».
Vuole diventare il Rudolph Giuliani italiano?
«Giuliani non c´entra, come non c´entrano i lavavetri e il resto».
Molti sindaci non condividono la sua campagna.
«Non faccio campagne, cerco di affrontare i problemi. E´ vero, purtroppo, che il centrosinistra mostra difficoltà su questo problema. Le ultime amministrative sono state negative…».
Avete perso sulla sicurezza?
«Penso che alcuni temi non affrontati, o rimossi, o mal interpretati hanno contribuito all´insuccesso. Se in città del nord sindaci uscenti raccolgono risultati pesantemente negativi, se a Verona c´è un sindaco della Lega aggressivo e siamo sotto il 40%…».
Meglio rincorrere il centrodestra che perdere?
«Ho detto fino alla noia che la sicurezza è un diritto fondamentale, non è di destra o di sinistra, anche se parte di noi fino a ieri negava persino l´esistenza del problema e oggi ci arriva in ritardo».
Dove sta il ritardo della sinistra, per lei?
«Nel comprendere che anche l´azione repressiva è importante. C´è attenzione alla prevenzione, all´attenuazione del danno, all´inclusione. Ma se queste sono insufficienti, cosa fai? Giustifichi o diventa necessario anche reprimere?».
Ma se poi gli allarmi si trasformano in “gride”?
«Una multa può avere un effetto consistente come deterrente. Una parte della microcriminalità conta sulla debolezza e l´ignavia dell´interlocutore».
Ventotto multe ai lavavetri di Bologna sono un risultato?
«Sì, senz´altro. E così la denuncia per chi imbratta un muro».
Davvero vuole arrestarli?
«Voglio che i muri non vengano sporcati. E´ il codice che prevede la reclusione fino a un anno o la multa. Io intendo denunciare con il massimo rigore chi deturpa case e monumenti. Poi il magistrato deciderà».
Lavavetri, imbrattamuri, prostitute, parcheggiatori… Ve la prendete solo con i disperati?
«E quali sono quelli con cui non ce la prendiamo? Ce lo dicano. Abbiamo dato la caccia a chi affitta in nero agli studenti, colpito gli evasori fiscali con la villa mascherata da casa colonica. Sono stati arrestati due imprenditori perché ho portato 13 moldavi irregolari a denunciarli… Sa qual è il problema? Tutto questo non fa notizia».
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Sulla sicurezza il monito dei cardinali
Tettamanzi e Antonelli: la legalità vale per tutti, ascoltare chi ha bisogno
Il Comune di Napoli: ora linea dura contro i parcheggiatori abusivi
Ferrero e la Bindi: bravo Veltroni a stoppare l´idea dei sindaci-sceriffi
L´arcivescovo di Milano critico su lavavetri e rom sgomberati con la forza
di Zita Dazzi

Milano - Anche la Chiesa interviene nel dibattito sulla sicurezza nelle città. A Milano ieri ha parlato l´arcivescovo Dionigi Tettamanzi: «Parlare di sicurezza senza pensare all´ascolto, all´integrazione e alla prevenzione è una cosa senza logica. La sicurezza deve essere umana, deve passare dall´educazione. È un diritto di tutti. Non solo dei cittadini milanesi, ma anche di quelli che vivono nell´emergenza cronica, i rom e i lavavetri». Non fa giri di parole, il cardinale, quando gli si chiede dei sindaci in lotta contro gli accattoni e gli zingari: «Bisogna intervenire con il cuore e con la mente, senza alimentare le contrapposizioni, senza soluzioni unilaterali che fanno crescere la paura della gente». Nelle stesse ore a Firenze un altro porporato, Ennio Antonelli, mette in guardia dalle semplificazioni: «Bisogna che la legalità sia sempre curata e sia fatta rispettare. Il fenomeno dei lavavetri dobbiamo cercare di capirlo ma anche dobbiamo stare attenti a non fare di ogni erba un fascio».
Anche nel mondo politico la polemica non si placa. Se il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro spiega che «prendersela con i lavavetri, ultima ruota del carro, è un modo per coprire la malattia non per curarla», Massimo Donadi, capogruppo dell´Italia dei Valori alla Camera, minaccia: «Se non passa la linea della tolleranza zero, mettiamo a rischio non la tenuta del governo ma lo stesso nostro futuro nel centrosinistra».
Il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero plaude a Veltroni per la stroncatura dei sindaci-sceriffi: «Auspico che questi primi timidi segnali aprano la discussione nel Partito democratico. La lotta ai criminali non diventi lotta ai poveracci». E il ministro della Famiglia Rosy Bindi chiosa: «Stavolta vado d´accordo con Walter, sono contenta che Cofferati dica una cosa e Veltroni un´altra». La proposta del sindaco di Bologna viene bocciata anche dal ministro Fabio Mussi: «Propaganda che liscia il pelo alle paure». Molti sono i sindaci che prendono le distanze da Cofferati e Domenici, le cui proposte anti-lavavetri vengono definite «ridicole» da Silvio Berlusconi. Rosa Russo Iervolino, primo cittadino a Napoli, invita i suoi assessori a una «maggiore discussione» sul provvedimento anti parcheggiatori abusivi appena votato. E sul dibattito nazionale aggiunge: «Non ho apprezzato i fuochi d´artificio di questi giorni, e lo dico anche da ex ministro dell´Interno. Mi sono astenuta finora da sparare anch´io tric-trac. E continuerò, con la tecnica di chi parla poco e lavora molto». Il sindaco di Palermo Diego Cammarata distingue: «Da noi, non è certo dando poteri di polizia ai sindaci che si offre più sicurezza. La nostra emergenza è la mafia, non certo i lavavetri». Da Bari incalza il sindaco Michele Emiliano: «Ultimamente va di moda dare la colpa ai lavavetri, ai parcheggiatori abusivi. Noi non ce la caviamo così a buon mercato».
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Repubblica - Napoli
9 settembre 2007

Ganasce, Iervolino frena Mola
L´assessore: “Vado avanti, ma tra noi nessuno contrasto”
“Questione sicurezza: non apprezzo questi fuochi d´artificio”
“Sono argomenti che si affrontano in giunta o in prefettura”
Altolà del sindaco all´iniziativa sui parcheggiatori abusivi
di Dario Del Porto e Maria Pirro

Ha seguito a distanza, e in silenzio, il dibattito sulla “tolleranza zero” che negli ultimi giorni ha occupato la scena politica nazionale. Ma al ritorno dal breve periodo di vacanza trascorso a Bruxelles, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino chiarisce subito di non aver gradito i toni e i contenuti che hanno caratterizzato la discussione su una materia da lei ben conosciuta, per il periodo trascorso al Viminale e per l´esperienza maturata alla guida di Palazzo San Giacomo. «Su questo argomento, come avete visto, fino a questo momento ho taciuto e continuerò a tacere ancora per un po´». Quindi aggiunge: «Non ho apprezzato tutti i fuochi d´artificio attorno a un tema, quello della sicurezza, che è sempre esistito e non può essere risolto a forza di dichiarazioni di principio».
Un altolà che il sindaco detta non solo con riferimento al confronto in atto fra gli amministratori di alcune fra le più importanti città italiane, come Bologna e Firenze, ma anche con riguardo a quanto sta accadendo nel capoluogo campano. Quando infatti le viene chiesto di commentare l´iniziativa dell´assessore al Traffico della sua giunta, Gennaro Mola, che ha annunciato, a partire da lunedì, sanzioni più severe per i parcheggiatori e ganasce alle ruote di chi affida l´auto agli abusivi, Iervolino replica: «Non è con questo sistema che si fa, io sparo una proposta e poi il sindaco dice sì o no. Sono argomenti che si discutono in giunta, nelle riunioni del comitato provinciale per l´ordine e la sicurezza pubblica. La sicurezza dei cittadini - sottolinea il sindaco di Napoli - è un fatto importante, non un pallone che si gira di qua e di là. La proposta di Mola è rispettabilissima - chiosa la Iervolino - io la rispetto e la discuteremo».
Prima di affrontare il merito della proposta elaborata dall´assessore al Traffico, il sindaco aveva ricordato che «Firenze non è Napoli, qui abbiamo un patto per la sicurezza (sottoscritto a novembre con il ministro dell´Interno Giuliano Amato ndr) un comitato provinciale per l´ordine pubblico e un consiglio comunale dove si deciderà il da farsi». Porta chiusa anche all´ipotesi di attribuire ai sindaci speciali poteri di polizia giudiziaria per intervenire direttamente contro alcune forme di illegalità: «Dico no a una possibilità di questo tipo - spiega la Iervolino - perché vengo da una cultura giuridica molto precisa, dove lo Stato si occupa di garantire l´ordine pubblico e i comuni si occupano del benessere sociale». E in serata, da Pontecagnano, rincara la dose: «Mi astengo dallo sparare tric-trac». Ma l´assessore Mola, da parte sua, assicura: «Non c´è scontro con il sindaco. Anzi, da domani partono i controlli». E dunque scattano le ganasce per le automobili di chi paga i parcheggiatori abusivi. La linea dura prevede multe che sfiorano i 500 euro e una segnalazione all´autorità giudiziaria per «incauto affidamento del veicolo» nei confronti dei clienti degli abusivi. «Non voglio assumere atteggiamenti da sceriffo. Ma serve una nuova strategia - ribadisce Mola - per reprimere un fenomeno che dilaga». L´assessore, dunque, va avanti, nonostante l´altolà del primo cittadino. Mola spiega: «Non c´è distinzione di posizione sul tema della sicurezza tra me e il sindaco Iervolino». Anche perché, per far partire la task-force, «non c´è bisogno di un´ordinanza. Si applicheranno le norme previste dal codice della strada e le ganasce saranno di supporto a quest´azione».
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29 agosto - 8 settembre - La ricetta fiorentina sui lavavetri e Napoli

Repubblica - Napoli
8 settembre 2007

I PROBLEMI DELLA CITTÀ /Ganasce anti-parcheggi abusivi “Una task force per i controlli”
I magistrati: sì a rigorose sanzioni amministrative
di Maria Pirro

Una task-force con 48 uomini e 200 ganasce. Ecco il piano del Comune contro parcheggio selvaggio: 18 vigili in campo e 30 ausiliari schierati da Napolipark. Sei squadre munite di ganasce in giro per la città con l´ordine di bloccare le auto di chi paga i guardamacchine abusivi. Il Comune è pronto, il via dopodomani. Contro il dilagare dei parcheggiatori abusivi. E contro i loro clienti. L´iniziativa trova l´appoggio della Procura: «Giusto punire chiunque violi le regole, occorrono sanzioni amministrative rigorose».
Da dopodomani, oltre all´azione nei confronti del parcheggiatore (a cui verrà inflitta una sanzione di 675 euro), l´assessore alla Mobilità Gennaro Mola punterà il dito contro chiunque lascerà le chiavi dell´auto all´abusivo, laddove la sosta è vietata. L´automobilista rischia di ritrovarsi le ganasce alle gomme, 500 euro di sanzioni amministrative e la segnalazione all´autorità giudiziaria per «incauto affidamento» del veicolo.
Al fianco del Comune scende in campo Napolipark, «il braccio operativo» della polizia municipale nei controlli. «Da parte nostra - interviene il direttore generale della società, Antonio Gianni - c´è pieno appoggio all´operazione. L´iniziativa del Comune è meritevole, come tutte le attività di contrasto della sosta illegale e dell´abusivismo, un fenomeno molto consistente». Basti pensare «al lato est di via Caracciolo». Continua Gianni: «Lì le strisce blu sono state cancellate. E il lungomare è completamente in mano agli abusivi». Anche la società che gestisce i parcheggi infatti ha mappato la presenza dei parcheggiatori fuorilegge in città. «Ne abbiamo individuati e denunciati circa 400 che operano nei pressi delle strisce blu, che quindi potrebbero interferire con le operazioni di sosta autorizzate». Ma da dopodomani scatterà la linea dura del Comune. Il comandante dei vigili, Carlo Schettini, ribadisce che «i controlli saranno a tappeto» e che «i blitz scatteranno soprattutto nei Intanto il piano del Comune trova l´incoraggiamento della Procura. Il procuratore aggiunto Paolo Mancuso, che coordina la sezione che si occupa di criminalità comune, indica la linea da seguire nel fenomeno dei parcheggiatori abusivi e dei loro clienti: «Si tratta di comportamenti che vanno certamente fronteggiati con sistemi amministrativi molto rigorosi, perché sono segno di inciviltà e fonte di grave disagio per i cittadini. Vanno, però, combattuti con strumenti di natura amministrativa. E spero che effettivamente lo saranno. Infatti, l´attività dei parcheggiatori abusivi, come quella del lavavetri, non è reato, ad eccezione naturalmente dei casi nei quali viene usata violenza». Sul caso interviene anche il giudice Francesco Menditto, ex consigliere del Csm, che, nel 1991, quando a Napoli scattarono i sequestri delle piazze, per strapparle ai parcheggiatori abusivi, era nel pool dei pm titolari dell´inchiesta. «C´è tanta buona volontà in questa iniziativa del Comune - dice Menditto - ma il rischio è che si tratti di iniziative episodiche». Quindi, «ben vengano ganasce alle auto di chi paga gli abusivi. Chiunque violi le regole deve essere sanzionato. Ma l´azione deve essere continua e il Comune dovrebbe anche assicurare maggiore vigilanza nelle aree adibite a sosta ordinaria. La sorveglianza costante nelle piazze principali basterebbe a dare un segnale chiaro, liberando dai parcheggiatori le zone centrali».
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IL PRECEDENTE / Nel ´91 il sequestro di 15 piazze nell´inchiesta dei pm della Circondariale
C´è un precedente importante nella guerra contro i parcheggiatori abusivi. Risale al 1991. È l´anno in cui la Procura circondariale (tra i pm Francesco Menditto) sequestra una quindicina di piazze, da largo San Martino a Santa Maria La Nova, l´area nei pressi della chiesa di San Domenico Maggiore e quella del chiostro di Santa Chiara, tutte adibite a luoghi illegali per la sosta. Il braccio di ferro tra Procura e guardamacchine va avanti per due anni, fino al 1993. Intanto le piazze vengono recintate con le fioriere per impedire ai parcheggiatori abusivi di riprendere l´attività. E affidate al Comune che comincia l´opera di riqualificazione. I guardamacchine fuorilegge, invece, sono stati processati per occupazione di suolo pubblico e deturpazione della bellezza naturale del luogo. E condannati, con sentenze confermate in Cassazione.
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Corriere del Mezzogiorno
8 settembre 2007

Caos sosta, Napolipark accusa: più permessi che strisce blu
«Venticinquemila solo quelli per disabili». Centinaia sono falsi
di Stefano Piedimonte

NAPOLI — «I permessi-parcheggio per disabili vengono concessi con troppa faciltà», diceva ieri al Corriere del Mezzogiorno Giuseppe Sannino, presidente dell’Anida, l’associazione nazionale italiana per i diversamente abili. E i disabili, quelli che del tagliando «H» non possono realmente fare a meno, non sanno più dove parcheggiare l’auto. A dargli ragione, interviene il direttore generale di Napolipark Antonio Gianni, snocciolando cifre che rendono il quadro preciso di uno tra i più grandi drammi napoletani: l’impossibilità di parcheggiare l’auto. Ormai, non si può più dire che la situazione è al collasso, ché il collasso già l’ha superato da un pezzo. L’ingegnere Gianni è «pienamente d’accordo con l’Anida» sul fatto che i tagliandi vengano concessi con troppa faciltà: «E’ l’Asl che stabilisce a chi concedere il permesso, ma il problema non dipende tanto da loro, è il regolamento che dovrebbe essere modificato». Le cifre, dicevamo: «I posti disponibili a Napoli, all’interno delle strisce blu, sono 22 mila. Bisogna considerare che vanno sempre e rapidamente diminuendo, in seguito ai lavori cittadini e agli interventi di arredo urbano. Invece, 23 mila sono soltanto i permessi rilasciati ai residenti». Praticamente, 23 mila autorizzazioni a parcheggiare gratis nelle strisce blu vengono concesse a chi abita in una determinata zona, per consentirgli di lasciare l’auto vicino casa propria. «Circa 25mila, sono i tagliandi H rilasciati a Napoli alle persone diversamente abili». In tutta la Campania, i dischetti sono oltre 150mila. Il dato influisce anche su Napoli, andando a peggiorare le condizioni della sosta cittadina, già di per sé tragiche. «Ciò vuol dire — spiega Gianni — che i napoletani diversamente abili, quelli che hanno bisogno del permesso e che lo utilizzano correttamente, per parcheggiare la propria auto devono lottare con le migliaia di persone che usano il dischetto impropriamente (senza l’invalido a bordo), con i 23 mila residenti che sostano gratuitamente, e con tutti gli altri titolari di tagliando H che provengono dalla provincia e dalle altre zone della Campania». Anche Napolipark si schiera contro la delibera regionale che estende il permesso di parcheggiare anche a chi riporti patologie diverse dai «seri e gravi problemi di carattere motorio». L’ingegnere Gianni sostiene che «La normativa nazionale prevede che il tagliando H venga rilasciato solo a chi ha seri e gravi problemi di carattere motorio. La delibera regionale sembra ispirata ai tempi in cui era possibile parcheggiare a piazza Plebiscito, a via Roma e così via. Dovrebbe essere rivista, considerando che in molte zone della città adesso non si può più circolare o parcheggiare l’auto». La situazione generale è resa tanto più critica dal fatto che buona parte dei permessi viene utilizzata illegalmente, senza che in auto vi sia la persona titolare della concessione. Ma scovare i furbi è difficile: richiede lunghi appostamenti, e la collaborazione tra ausiliari e forze dell’ordine. «In un mese — racconta il direttore di Napolipark — vengono sequestrati circa 30 permessi falsi. Molti altri (più o meno il 60% del totale, ndr) vengono utilizzati impropriamente. Ma per scovare i trasgressori dobbiamo fare una grande fatica: un impiegato va a lavorare alle 8 ed esce alle 17. Si deve restare lì appostati fin quando l’autista non viene ad aprire l’auto». Impiegati, ma non solo. La tipologia dei trasgressori comprende le più svariate categorie professionali. «Dall’impiegato al professionista, alla moglie del professionista e al giovane studente di legge. Anzi — dice Gianni — vorrei approfittarne per lanciare un ammonimento. Mi rivolgo a tutte quelle persone che usano permessi falsi o espongono impropriamente il tagliando H: state molto attenti. Sembra una sciocchezza, ma ci si macchia la fedina penale, perché da due anni Napolipark si costituisce parte civile nei processi. Una volta che si viene condannati (con pene fino a 6 mesi) non si possono più fare concorsi nella pubblica amministrazione, e gli studenti di legge non possono far più carriera nella magistratura». Le zone in cui spopola l’utilizzo improprio del tagliando «H» sono quelle in cui si trovano gli uffici. «E’ la zona “city” quella a più alta incidenza: da piazza Municipio al Centro Direzionale, a via De Gasperi, via Depretis. Forse che gli impiegati e tutti quelli che frequentano gli uffici, sono diversamente abili?».
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Corriere del Mezzogiorno
5 settembre 2007

Napoli e la provocazione del «Foglio»
La tolleranza immaginaria
di Antonio Fiore

Chi non ha mai provato un moto d’insofferenza davanti all’ennesimo lavavetri che gli si para dinanzi pretendendo di dare una pulita al parabrezza alzi la mano, o meglio azioni il comando del tergicristalli: non c’è da stupirsi se, da Firenze a Torino, monta e miete consensi la campagna contro «questua molesta », linea dura nei confronti di lavavetri, mendicanti, ambulanti e affini, ora punibili anche con l’arresto.
Il grido d’allarme lanciato da alcuni sindaci e accolto dal ministro Amato sembra un appello, per la verità improvvisato, a quella «tolleranza zero» sempre invocata e mai applicata. Almeno fino a ora, quando viene però esibita in una versione non particolarmente coraggiosa, quella che vuole stabilire una draconiana applicazione della legge a partire dagli ultimi della scala sociale. Da coloro, cioè, che stanno su quel gradino o su quel marciapiede perché ce li hanno messi le organizzazioni criminali di cui il clandestino o il nomade rappresentano l’anello più debole e meno problematico da colpire. E verso i quali le istituzioni non sanno far altro che alternare la faccia accondiscente a quella feroce, due modi opposti ma ugualmente inadatti a risolvere il «problema».
Fatto sta che il tema ha scatenato gli opinionisti: tra i commenti più taglienti quello di Andrea Marcenaro, che nella rubrica «Andrea’s Version» sul Foglio mette in risalto come tutto questo agitarsi contro le angherie di lavavetri, posteggiatori abusivi, venditori di falsi e via delinquendo, converga verso un solo punto, anche topografico: e adesso — si chiede il giornalista — «chi di noi va a Napoli per avvisarli che ci vorremmo civilmente costruire un campo di sterminio»? Ora, pur esprimendo il nostro stupore per la scivolta di gusto in cui è incappato Marcenaro — il campo di sterminio non si augura a nessuno nemmeno per scherzo, c’è sempre il rischio che qualche cretino ci creda e ne chieda l’istituzione — è pur vero che il columnist pone indirettamente in evidenza il paradosso partenopeo: perché se c’è una città in Italia dove l’invadenza della questua stradale o dell’offerta di prodotti di dubbia provenienza raggiunge livelli sesquipedali, questa è Napoli. Però, ecco il paradosso, mentre nel resto d’Italia non si parla d’altro, proprio a Napoli il dibattito sulla questione langue. Forse è un bene, perché il pericolo del cretino sedotto dall’idea dello sterminio può sempre saltar fuori. O forse è un male, perché una città che si è autonominata la più tollerante d’Italia potrebbe cominciare a interrogarsi sul fatto che l’ospitalità non consiste nel lasciar libero qualunque disgraziato di scegliersi il suo semaforo o il suo marciapiede, ma nell’offrirgli alternative dignitose. Il sospetto è che la tolleranza, qui, sia il cosmetico del menefreghismo. Che ognuno faccia i propri comodi dove e come vuole a patto che non mi rompa le scatole, è la cinica parola d’ordine. Zingari, slavi, arabi, clochard d’ogni etnia e nazionalità: dall’innocua pretesa del lavavetri all’odioso «minipizzo » imposto dal parcheggiatore abusivo, non dovete fare altro che arrangiarvi, come del resto fa la maggioranza dei napoletani. La cui soglia di sopportazione è da tempo a prova di scippatori, accoltellatori e spacciatori, figuriamoci se si fa turbare dalle richieste del barbone che a Toledo ricorda a chiunque lo incroci che «tengo famme».
Morale triste della favola: in una città dove sopravvivere è una condanna e dove gli indigeni infrangono ogni regola di civiltà, persino il Rom che in funicolare strazia «My Way» sulle corde d’un violino scordato può rappresentare un momentaneo sollievo dal castigo quotidiano. Marcenaro sbaglia: Napoli non ha bisogno di un campo di sterminio, ciò che le occorre è un piano d’evasione da esso.
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Corriere del Mezzogiorno
4 settembre 2007

L’insofferenza non diventi intolleranza
di Amato Lamberti

Sulla questione dei lavavetri si è innescata in tutta Italia una discussione spesso falsata da presupposti ideologici. Personalmente, ho già detto che trovo insopportabile il fatto che a Napoli si sia sottoposti ad un continuo assalto di mendicanti, accattoni, lavavetri, venditori di fazzoletti, di accendini, di pelli di daino, di profumatori per auto, di accendigas per cucina, di penne biro, di taccuini per appunti, e quant’altro ancora, magari ad opera di ragazzini e ragazzine che si capisce bene essere guardate a vista da ignobili adulti non sempre in rapporto di parentela. Una condizione insopportabile e assolutamente destabilizzante dal punto di vista nervoso quando sei in automobile incolonnato nel traffico sempre lentissimo e a singhiozzo, con i semafori che scattano sempre sul rosso quando c’è strada e sul verde quando la fila si è accatastata.
Chi è costretto a percorrere via Marina sa già che sarà sottoposto a cinque vigorosi assalti di lavavetri slavi di Polonia, neolatini di Romania, magrebini di Algeria, magrebini di Marocco, zairesi e centroafricani, nell’ordine, a semafori dove il rosso è eterno e il verde solo una apparizione. Questo naturalmente al mattino, perché nel corso della giornata il controllo delle postazioni subisce numerosi cambiamenti. Chi la percorre tutti i giorni ha il problema di decidere come fronteggiare gli assalti.
Se non vuole iniziare la giornata sommerso e incrostato di maledizioni in tutte le lingue del mondo, anche solo per scaramanzia, deve decidere la cifra da investire per pagare i balzelli e, soprattutto, come suddividerla vista la numerosità dei posti di blocco. Un euro si può suddividere in cinque monete da venti centesimi, ma la cifra è considerata quasi offensiva per cui si finisce per scegliere una soluzione diversa: o quella, con benedizione e ringraziamenti, di un euro al primo assalitore, o quella, senza maledizioni, dei cinquanta centesimi a due assalti, magari non consecutivi.
Ma questa «via crucis» quotidiana può sì giustificare atteggiamenti di insofferenza da parte dei cittadini, ma non giustifica reazioni di intolleranza repressiva da parte delle istituzioni, che sono chiamate a risolvere, non a nascondere i problemi, specie quando sono di natura sociale. Lo slittamento in atto, anche in Italia, dello «Stato sociale» verso una «Stato sicuritario», che esalta e realizza il ritorno alla legge e all’ordine, come se il potere pubblico dovesse mobilitarsi solo attorno all’esercizio dell’autorità, non rende meno ansiogene le città e meno insicuri i cittadini, perché lascia irrisolti i problemi, favorisce la loro immersione nella sentina della devianza e della criminalità, fa crescere il crimine organizzato, perché aumenta l’acqua nella quale può muoversi e riprodursi.
Non sono possibili semplificazioni. Bisogna muoversi sempre su due fronti: da un lato rendere impraticabili e perseguire le «incivilities», dai lavavetri ai graffitari, alle vandalizzazioni, alle prepotenze, ai comportamenti incivili a piedi, in auto e in moto; dall’altro, sostenere l’osservanza delle regole con servizi adeguati, come mense e centri di accoglienza e di ristoro per immigrati e senza fissa dimora, senza delegare tutto a Caritas e Sant’Egidio, ma anche agenzie per l’impiego temporaneo di lavoratori immigrati, anche per liberarli dallo sfruttamento malavitoso, oltre che per favorirne la regolarizzazione e l’integrazione.
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Lavavetri, Fi deposita la richiesta di ordine del giorno. I Ds: contrari
di Pa. Cu.

Se al Comune di Napoli ci sarà una maggioranza bipartizan che sosterrà il pugno di ferro con i lavavetri, come deciso dal Comune di Firenze, si vedrà presto. Da ieri, infatti, è al protocollo dell’ufficio del presidente del consiglio comunale, Leonardo Impegno, un ordine del giorno firmato dal consigliere di Forza Italia, Raffaele Ambrosino, sulla questione. Un atto «che potrà essere discusso già dal prossimo consiglio comunale — dice Ambrosino — se la maggioranza dei componenti la conferenza dei capigruppo, convocata per domani, lo riterrà opportuno». Una sfida politica, quella di Ambrosino, perché se è vero che nella Cdl quasi tutti vorrebbero seguire le orme del sindaco di Firenze, è vero pure che anche nella maggioranza c’è chi, come l’ntero gruppo della Margherita, partito della sindaca (che invece è contraria, come l’assessore alla Legalità, Gambale, sempre della Margherita) ha detto che una decisione sui lavavetri dev’essere presa. Di diverso avviso il capogruppo Ds al Comune, Antonio Borriello, che dice chiaro e tondo: «Non firmeremo quell’ordine del giorno, ci sono questioni più serie da risolvere». Pensiero simile a quello di Francesco Nicodemo, consigliere Ds, che critica «chi ancora si attarda a sentenziare sulla questione lavavetri», ricordando come invece sia «ancora più grave dei parcheggiatori abusivi, del racket e della micro-delinquenza, la drammatica emergenza sociale dei senza fissa dimora», problemi che per Nicodemo «non riscuotono alcun successo tra i professori di retorica». La notizia del «pizzo» su alcuni clochard che dormivano nella stazione Campi Flegrei «urge — dice — dell’attenzione della politica e delle istituzioni, che devono necessariamente affrontare la questione che per sua natura è complessa e richiede coraggio e rigore. Il numero degli homeless, accresciutosi con i nuovi arrivi dall’est Europa, richiama inevitabilmente ciascuno di noi, rappresentanti delle istituzioni, alla responsabilità di non lasciare soli gli ultimi della terra».
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Corriere del Mezzogiorno
29 agosto 2007

Mancuso: «Foglio di via per i lavavetri violenti»
Il vice del procuratore: «Un errore arrestarli, ma quelli aggressivi vanno espulsi»
di Gianluca Abate

NAPOLI — Chissà se anche loro, quando hanno finito di pulir parabrezza ai semafori, si attaccano alla bottiglia. E chissà se anche loro, quando l’alcol della sera cancella la realtà, pensano a quel locale dove si mangia e si balla che sognava Zygmunt nella «Ballata dei lavavetri», film di Peter Del Monte (nel 1998 fu presentato anche alla mostra del cinema di Venezia, fuori concorso) che racconta la storia di una famiglia polacca arrivata in Italia per ottenere un visto per il Canada e costretta a pulire i parabrezza per sopravvivere. Finisce che Zygmunt si dà all’alcol, quello che gli farà sognare quella stanza della sua casa dove si mangia e si balla, perché il figlio Rafal uccide un boss napoletano. Beninteso, non che nella realtà qualche lavavetri abbia mai ammazzato un boss. Le violenze, però, quelle sì. Botte agli automobilisti che non vogliono farsi pulire il parabrezza, danni alle auto quando girano i nervi, risse in strada delle quali si ricordano soprattutto quella a piazza Sannazaro a Napoli e quelle, più frequenti, sul litorale domizio. Episodi che accadono un po’ dappertutto, in Italia. E se a Bologna il 10 ottobre 2005 il sindaco Sergio Cofferati si guadagna l’appellativo di «sceriffo» per il suo giro di vite, due giorni fa a Firenze l’assessore comunale alla sicurezza Graziano Cioni (diessino) firma un’ordinanza che prevede la denuncia penale con possibilità di arresto fino a tre mesi e sanzione pecuniaria di 206 euro. E a Napoli? «Meglio un foglio di via per i lavavetri violenti», dice Paolo Mancuso. Che è un magistrato. Che è uno dei vice del procuratore Giovandomenico Lepore. Che è il capo del pool che su questi episodi dovrebbe indagare. E che, soprattutto, è fratello di Libero Mancuso, ex magistrato e oggi assessore proprio a Bologna, lì dove i lavavetri hanno deciso di cacciarli tutti, non solo quelli violenti. «Un errore sparare nel mucchio».
Paolo Mancuso, che fa: dà torto a suo fratello?
«Lavora in un contesto sociale talmente diverso dal mio che il confronto è impossibile. E poi mica è detto che dobbiamo pensarla allo stesso modo».
Diatribe familiari a parte, resta il fatto che a Bologna i lavavetri li cacciano via e a Firenze ora li vogliono anche arrestare. Che dice, è giunto il momento di un giro di vite anche a Napoli?
«Ricorrere a un provvedimento amministrativo perché si arrestino i lavavetri mi sembra una scelta poco razionale, uno sparare nel mucchio, come a Bologna».
Sarà, ma non è che poi a colpire nel mucchio sono loro? Qualche esempio: un automobilista pestato a sangue perché non dà la mancia, un altro colpito con i bastoni, uno preso a spatolate perché non vuole farsi lavare il vetro, una donna picchiata per aver tirato fuori solo 50 centesimi. Continuo?
«Il problema esiste, è chiaro. E a rischiare sono soprattutto le donne sole in auto, soggetti privilegiati delle attenzioni di questi tizi».
E allora?
«E allora è difficile pensare di regolare una condotta che per la maggior parte dei casi è poco più dell’accattonaggio. Dietro poi ci possono essere tante cose, compresi comportamenti violenti e racket, ma il lavavetri in sé non è un personaggio da criminalizzare, è solo una delle tante espressioni di un’immigrazione incontrollata».
Che fa, la butta sul sociale?
«No, ma quello dei lavavetri è solo il fenomeno più visibile, il discorso riguarda tutti. E poi che pensate, che invece di fare i lavavetri si dedichino ad attività lecite? Guardate gli ex contrabbandieri, oggi vendono droga».
Vuoi vedere che è una forma di ammortizzatore sociale?
«No, assolutamente. Ma dico che non si può risolvere il degrado attraverso la semplice punizione di chi si presenta agli incroci. E poi diciamoci la verità, qui non si riescono a fermare i gruppi di ragazzini che sputano sui turisti al centro storico, chi dovrebbe reprimere l’attività dei lavavetri?».
Beh, a Firenze e Bologna ci pensa la polizia municipale…
«Ma se qui non fermano neppure chi va sulle corsie preferenziali. È la stessa storia dei parcheggiatori abusivi: abbiamo dispiegato vigili e su vigili, e cosa abbiamo ottenuto? Niente».
E allora che si fa, si attende il verde al semaforo sperando che a nessuno salti in testa di picchiarti se non vuoi che ti lavi il vetro?
«No. I lavavetri violenti, quelli che aggrediscono gli automobilisti, devono essere espulsi. Foglio di via. Come per quelli che dormono sui cartoni della stazione centrale».
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L’assessore Gambale: «Iniziativa estiva, non seguiremo Firenze»
di Paolo Cuozzo

NAPOLI — Quando Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, annunciò la linea dura contro i lavavetri, Rifondazione minacciò la crisi al Comune emiliano. Ma da tutt’Italia giunsero al cinese attestati di solidarietà; Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, fu il primo, poi si accodò Veltroni. Mentre da Palazzo San Giacomo la Iervolino non disse nulla. Stessa cosa accade oggi. La sindaca napoletana, in un città dove i problemi dei lavavetri si mescolano ai mille altri guai, preferisce non mettere altra carne al fuoco. Nonostante il 18 dicembre del 2001 la sua giunta licenziò un un documento simile a quello oggi ha messo in pratica Firenze, con una delibera che prevedeva interventi per contrastare il fenomeno dei parcheggiatori abusivi poi ampliata per combattere anche quello dei lavavetri ai semafori. Fu prevista anche una sanzione, da 103 a 516 euro, e il sequestro dell’incasso illecito. La decisione suscitò un enorme polemica nel centrosinistra: si parlò di razzismo e di leghismo. L’assessore proponente fu l’ex responsabile della polizia municipale, Luca Esposito dell’Udeur, convinto della bontà della decisione. La delibera era la numero 3527. In giunta la delibera passò senza problemi. Anche Rifondazione, da sempre contraria a provvedimenti contro i lavavetri, diede il suo voto. Ma in quel testo si parlava solo dei parcheggiatori abusivi. La discussione si aprì invece in commissione consiliare, dove, su suggerimento del diessino Salvatore Guerriero, fu inserito anche l’emendamento sui lavavetri. Ma tutto si fermò in Consiglio, con Rifondazione che minacciò la crisi. Ora dal Comune di Napoli interviene l’ex deputato, Giuseppe Gambale, assessore alla legalità, che definisce «quella del Comune di Firenze un’iniziativa estiva, un segnale che non ha molto senso perché per reprimere queste attività non servono nuovi provvedimenti». Perché per Gambale «le leggi già ci sono, tocca alla polizia municipale e alle forze dell’ordine farle rispettare. A Napoli, piuttosto, la vera priorità sono i posteggiatori abusivi ». Di segno opposto l’intervento di Fabio Chiosi, presidente di An della Municipalità di Chiaia, la più attanagliata dai lavavetri. «L’iniziativa del Comune di Firenze è più che mai opportuna e risponde alle esigenze di sicurezza e vivibilità dei cittadini. Ricordo — continua Chiosi — che quando nella scorsa consiliatura fu aggiunto al Regolamento di Polizia Urbana di Napoli l’articolo 7 bis, con il quale si prevede il sanzionamento dei parcheggiatori abusivi e la confisca degli illeciti proventi, il centrosinistra in Consiglio comunale bocciò l’emendamento di An che chiedeva lo stesso trattamento per i lavavetri». «In Consiglio comunale — conclude Chiosi — riproporremo un emendamento all’articolo 7 bis del regolamento di polizia urbana, con un richiamo al codice penale sul modello di Firenze, per colpire anche i lavavetri».
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10 luglio - Amato a Napoli

Corriere del Mezzogiorno
10 luglio 2007

Amato: «Fate rispettare i divieti di sosta»
Iervolino: «A Napoli non siamo cannibali». Nuovo tribunale a Giugliano
di Carlo Franco

NAPOLI — Giuliano Amato è uno dei colleghi con i quali Rosetta Iervolino, di norma, intrattiene rapporti cordiali, ma quando c’è Napoli di mezzo la sindaca non fa sconti. Il motivo del contendere questa volta è una frase che Amato avrebbe pronunciato alla vigilia della sua venuta a Napoli(«Oltre quello per la sicurezza la città ha bisogno di un patto di civiltà» che la scuota dalle fondamenta e impegni le risorse istituzionali ma anche quelle della comunità entrambe scarsamente collaborative) che Rosetta ha considerato una provocazione inaccettabile. Ed ha subito respinto con un linguaggio molto sopra i toni. Ecco la sua risposta: «Napoli è una città civile da duemila anni e non abbiamo bisogno di stipulare patti per vivere civilmente. Se patto di civiltà significa proseguire il percorso che la città ha intrapreso allora l’accetto, ma Amato deve sapere che i napoletani non sono cannibali e non accettano di passare per tali per le nefandezze di un gruppo di delinquenti e di narcotrafficanti».
Questo scontro verbale - al quale non c’è stata replica perché Giuliano Amato da vecchio gentiluomo non è sceso in competizione con la collega - ha aperto l’ennesimo «sicurezza day» illuminato questa volta da una iniziativa de «L’altra Napoli» che ha organizzato un convegno («Metropoli e criminalità: binomio inscindibile?) mettendo a confronto le strategie vincenti messe in campo a Sofia, New York, Bogotà e Curitiba in Brasile che hanno affrontato di petto gli stessi problemi che ha a Napoli senza vergognarsene. E senza bluffare con affermazioni del tipo: la situazione a Napoli è uguale a quella di tutte le altre metropoli del mondo. Sono balle e di questo si è detto convinto anche Giuliano Amato il quale ha detto: «Ottenere il rispetto del divieto di sosta è importante quanto entrare in uno dei santuari della camorra e fare arresti clamorosi», colpevolizzando i comportamenti della società bene che in materia di circolazione vive in regime di anarchia, sensi vietati a go-go come e peggio dei peones.
NIENTE FONDI — Giuseppe Gambale, assessore comunale alla legalità, ha provato a incamminarsi sulla strada della benevola comprensione ma è stato immediatamente contestato dai soci de «l’altra Napoli». Ernesto Albanese, l’ispiratore dell’associazione ha affermato che «in questa città non servono le Coppe Americhe ma c’è soprattutto bisogno di facce nuove, non solo in politica, e di una nuova leadership». Applausi a scena aperta bissati un attimo dopo quando l’ingegnere ha detto che le istituzioni locali (criticate perchè sono andate subito via dopo aver parlato)non devono avere vergogna di chiedere aiuto a Roma perché la qualità della vita è davvero indecente. Anche per colpa del Comune che continua a respingere tutte le proposte di collaborazione, anche quella di una cooperativa di giovani della Sanità che intendevano collaborare alla raccolta differenziata. «A Curitiba in Brasile lo hanno fatto ottenendo un successo clamoroso, da noi ci hanno fatto andare avanti e indietro per tre mesi fino a che non ci siamo stufati».
NERVOSISMO — Il tono del dibattito si è mantenuto sempre sui nervi, ma alla fine i politici, dopo che Luigi Merola l’ex parroco di Forcella aveva rotto il ghiaccio, sono riusciti in qualche modo a recuperare. Ha iniziato Antonio Polito il quale, parlando a nome di «Napoli 2012» l’associazione che riunisce parlamentari bipartisan, il quale, ispirandosi alla lezione di Blair (prima colpiamo i criminali poi risaliamo alle cause storiche della criminalità) ha illustrato due proposte che davvero consentirebbero quel passo in avanti agognato: portare quasi a zero il livello tolleranza; costituire un corpo altamente specializzato all’interno della polizia municipale obbligando il Governo a varare una modifica del codice di procedura penale. A questo proposito, tra l’altro, ha denunciato di non avere i soldi per assumere i vigili e Amato questa volta è stato d’accordo con lei: «Il governo ha essiccato alcune funzioni essenziali». Il pubblico ha gradito e ha condiviso anche il discorso del governatore febbricitante il quale ha annunciato due iniziative che vanno nel segno di una sinergia più incisiva tra le istituzioni centrali e locali. «La Regione ha avviato l’informatizzazione della Procura e del Tribunale facendoci carico di un onere che toccherebbe al Governo centrale e stamattina (ieri mattina) abbiamo firmato l’accordo per insediare il tribunale di Giugliano nella villa confiscata ad un camorrista». Bassolino ha anche fatto un riferimento insieme storico e polemico: c’è bisogno di introdurre nel nostro sistema giudiziario la certezza della pena. Fa specie vedere in libertà lo scippatore pochi giorni dopo l’arresto e fa ancora peggio constatare che si ignori le capacità della camorra imprenditrice: il clan dei casalesi si è inserito sul mercato nazionale e internazionale del grande business da oltre venticinque anni».
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LA SITUAZIONE / Allarme da uno studio Censis: nel capoluogo primato nazionale di rapine e furti d’autovetture
di Titti Beneduce

NAPOLI — A parte la videosorveglianza a macchia di leopardo perché i vari sistemi non sono interconnessi, il ministro Amato è soddisfatto dei risultati ottenuto dal patto per la sicurezza. Nel primo semestre del 2007, spiega, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, gli scippi e le rapine in città sono diminuiti rispettivamente del 25 e del 14 per cento. Uno studio del Censis, presentato proprio ieri a Castel dell’Ovo, conferma che la situazione è grave: Napoli ha il primato per rapine e furti d’auto (625 su 100mila abitanti contro 85,5 su 100mila) ed è seconda solo a Bari per il numero di omicidi. «Il patto funziona anche se il problema criminalità rimane di primaria grandezza — insiste il ministro —. Il cittadino, a volte, non percepisce i cambiamenti in meglio perché l’illegalità è talmente diffusa da creare una sensazione di rischio criminale anche se il rischio non c’è».
Il patto, aggiunge Amato, va allargato verso la legalità: e l’esempio che fa è quello del contrasto all’abusivismo edilizio. Il ministro dell’Interno e quello della Giustizia ieri hanno discusso con il procuratore Giovandomenico Lepore e il capo del pool anticamorra Franco Roberti anche del caso Riesame, dopo la lettera inviata dai giudici della libertà al presidente del tribunale per sottolineare che l’aumentata mole di lavoro e la carenza di magistrati rendono concreto il «rischio di scarcerazioni » per «l’impossibilità di depositare le decisioni entro dieci giorni dall’istanza ». La Procura antimafia, al ministro, ha spiegato che ormai il Riesame è «uno snodo fondamentale per l’efficacia dell’azione penale» e pertanto «va rafforzato, perché altrimenti l’allarme legato alle scarcerazioni per decorrenza termini «rischia di diventare concreto». Nel corso della conferenza stampa, Amato ha rilanciato: «Entro l’anno dovrebbero essere istituiti i primi sette distretti di polizia sui dieci previsti. Più complicato è, per i magistrati napoletani, gestire gli accresciuti arresti e trasferire in provvedimenti cautelari, procedimenti giudiziari e condanne penali tutto il materiale delle forze dell’ordine, perché non hanno risorse. C’è bisogno di più uomini». Il prefetto Pansa ha illustrato il protocollo per la legalità negli appalti pubblici di prossima sottoscrizione. Tra le novità figura l’obbligo, per le imprese, di comunicare gli assetti societari e le loro variazioni. In Prefettura, inoltre, sarà istituito un gruppo di lavoro, composto da appartenenti alle forze di polizia, che farà accertamenti sulle ditte che concorrono agli appalti.
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17 giugno - Parla il prefetto

Repubblica - Napoli
17 giugno 2007

L´INTERVISTA /Parla il prefetto di Napoli Alessandro Pansa
“Dobbiamo uscire dal marasma”
L´appello di Pansa alla città che non conosce regole
di Dario Del Porto

A sei mesi dall´insediamento nell´ufficio affacciato su piazza del Plebiscito, il prefetto Alessandro Pansa sfoglia le statistiche sui reati di strada e i delitti di camorra. Numeri tutto sommato incoraggianti, ai quali però non corrisponde un maggiore senso di sicurezza dei cittadini. «Anzi, c´è questa situazione: scippi e rapine sono diminuiti, rispetto al 2006, del 16 per cento, eppure oggi la gente si sente meno sicura di quando il bilancio era meno positivo».
Perché accade questo?
«Innanzitutto esiste una difficoltà a far conoscere quel che di buono si riesce a fare. Posso dire che a Napoli le forze dell´ordine e la magistratura lavorano in maniera eccellente. Dall´inizio del 2007 66 operazioni hanno portato all´arresto di 507 indagati per reati legati a fatti di camorra. Però, inevitabilmente, se un turista americano viene scippato nei pressi del teatro Mercadante, ricorderà questo episodio per tutta la vita, racconterà di aver subito la rapina e non che, pochi minuti più tardi, l´aggressore è stato arrestato».
E l´altra ragione qual è?
«È arrivato il momento di lavorare a un terreno di legalità che permetta di uscire dal marasma con il quale, ogni giorno, il cittadino napoletano deve confrontarsi. In occasione della prossima verifica del patto per la sicurezza (il ministro dell´Interno Giuliano Amato sarà a Napoli il 9 luglio) proporrò io stesso una rimodulazione del piano che venga incontro a questa esigenza».
Ma non è un compito che spetterebbe principalmente al Comune e agli altri enti locali?
«La legge finanziaria prevede che gli enti locali possano impiegare risorse per la sicurezza. Insieme possiamo individuare le soluzioni migliori».
Una delle spie maggiori di questo contesto è costituita dalla violazione delle norme stradali.
«Da quando sono arrivato questo è proprio uno dei problemi che mi fa soffrire di più. Ho invitato le forze dell´ordine a controlli accurati. So bene che la questione è complessa, perché se le forze dell´ordine finiscono per fare prevalentemente controlli di viabilità, non riescono a svolgere i compiti primari. Però stiamo adottando qualche accorgimento».
Ad esempio?
«Ci sono servizi nei quali la polizia municipale è affiancata dalle forze dell´ordine. E faremo in modo che una aliquota, sia pure minima, possa essere impegnata in servizi di viabilità».
Siamo proprio sicuri che il personale delle forze dell´ordine faccia tutto il possibile quando si trova in strada? Spesso fermano cittadini tranquilli e lasciano sfrecciare motociclisti senza casco o autisti dalle facce poco rassicuranti.
«Sarò molto chiaro: le forze dell´ordine hanno tutto il mio apprezzamento e la mia solidarietà. Ma devono sapere che qui devono fare più quel che verrebbe loro chiesto in altre realtà, perché lo stesso discorso vale per il prefetto, il questore, il comandante dei carabinieri, il sindaco e così via. Per dirlo in altri termini: se un cittadino, in auto con la cintura allacciata, vede tre persone senza casco a bordo di un ciclomotore che non vengono fermate dalla pattuglia, rischia di perdere la speranza. Non possiamo permettercelo. Ciò nonostante, non bisogna neanche caricare gli agenti di eccessive responsabilità. È una questione che va affrontata in maniera sistemica, guardando alla realtà. Faccio una riflessione: a Napoli, stranamente, non c´è grande litigiosità tra automobilisti».
Lei come se lo spiega?
«Sicuramente perché sono in molti a violare le regole, dunque la sensibilità è minore rispetto ad altre città. Ma poi incide un altro fattore: molti hanno paura di reagire. Li capisco. Perché le tre ragazze in motorino che scendono dal Pallonetto di Santa Lucia e restano ferme a bloccare la circolazione, molto probabilmente risponderanno in maniera aggressiva all´automobilista che chiederà loro di spostarsi. Allo stesso modo, la donna che si vede scavalcata mentre fa la fila ci penserà due volte prima di protestare, perché sa di rischiare insulti e forse anche di peggio».
Un quadro allarmante.
«Direi una situazione che va studiata, analizzata. Ho la sensazione che si stiano sedimentando sub culture di quartiere che possono diventare di ghetto. Gruppi di giovanissimi stanno creando delle proprie identità che li caratterizzano per l´abbigliamento, il modo di parlare, i luoghi dove si danno appuntamento. Persino il modo di guardare. Arrivano principalmente dalla provincia o dalle periferie. Ogni gruppo è diverso dall´altro. Basta osservarli nel fine settimana, ci sono quelli che scelgono la zona degli chalet di Mergellina, gli altri che privilegiano Posillipo. Ma questi processi possono sfociare in fenomeni di ribellione».
Come accaduto nelle banlieue parigine?
«No, l´esempio più calzante mi sembra quello delle bande etniche americane, dove si registra la creazione di una identità che proviene da una base culturale e da modelli comuni. E attenzione, non parliamo di diseredati. Questi hanno sempre qualche soldo da spendere, un´auto sulla quale muoversi».
Dunque in futuro potranno diventare anche classe dirigente?
«Una parte di loro certamente lo diventerà, è anche legittimo che sia così. Auguriamoci solo che vadano avanti i migliori».
Intanto gli omicidi continuano a ritmo incessante.
«Se guardiamo il trend che va dagli ultimi cinque mesi del 2006 ai primi cinque mesi del 2007, c´è una diminuzione del 60 per cento a Napoli e un aumento del 6 per cento in provincia. Ma ripeto, si sta lavorando e sotto questo profilo i risultati arriveranno. Ci sono numerosi progetti in campo. Sul traffico di stupefacenti, per dirne uno, insieme alla Procura stiamo lavorando in stretto contatto con la Direzione centrale dei servizi antidroga. Gli ufficiali di collegamento di tutte le polizie internazionali vengono a Napoli per discutere degli interventi e il problema viene affrontato anche sul piano politico, soprattutto con la Spagna. Abbiamo presidiato le piazze di spaccio a Scampia, Secondigliano e Torre Annunziata, con il risultato che è diminuito il numero di viaggiatori degli autobus di linea diretti in quelle aree».
Spesso beni che dovrebbero essere stati sottratti alla camorra sono ancora nelle mani dei boss.
«È una materia delicata, ma la stiamo affrontando anche su impulso del presidente del Tribunale, Carlo Alemi. È stato costituito un gruppo insieme alla Dia e al procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, che coordina la sezione Misure di prevenzione».
Lei ha detto che forze dell´ordine e magistratura stanno facendo il massimo. E le altre istituzioni?
«Il governo ha compiuto per Napoli uno sforzo straordinario, anche perché c´è la consapevolezza dell´importanza di questa città per tutto il sistema economico meridionale».
Allora è il Comune ad aver bisogno di uno scatto?
«Non direi questo. In realtà, spesso questi due soggetti si muovono in un clima di diffidenza reciproca. Da un lato si teme che gli sforzi possano essere vanificati a livello locale, dall´altra parte si guarda al governo come a una realtà troppo lontana. Però lo strumento per superare questa riserva mentale fra istituzioni esiste, è l´Unità speciale per lo sviluppo istituita presso Palazzo Chigi. Quella è la sede per affrontare questi problemi».
Prefetto Pansa, qual è la cura di cui ha bisogno Napoli per battere il diabete di cui parlavamo all´inizio?
«Fiducia, innanzitutto. E cooperazione a tutti i livelli per ottenere un risultato comune. Come accadde quando il Paese aveva la necessità di entrare nell´euro. Quell´obiettivo rese possibili sforzi che parevano insopportabili».
La realtà però è diversa. Pensiamo ai rifiuti. Il deputato Francesco Caruso annuncia già un «muro umano» contro l´apertura della discarica di Difesa Grande.
«Non ho poteri operativi su quel territorio. Però una cosa deve essere chiara: non vogliono la discarica lì? Benissimo, allora ci dicano a mezzanotte di domenica, quando chiuderà Parapoti, dove dobbiamo andare a scaricare l´immondizia».
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5 giugno

Corriere del Mezzogiorno
Il vuoto che ci prende
di Antonio Fiore

Morte di un rapinatore. Solo che stavolta il rapinatore aveva la faccia d’un bravo ragazzo, veniva da una famiglia che tirava a campare come tante, e soprattutto aveva sedici anni. Sedici anni. Fino a quando non saremo capaci di immaginare, oltre quella mano che stringe minacciosa una pistola (pistola giocattolo, ma questo si capisce sempre quando è troppo tardi) e dietro quel casco dalla visiera abbassata gli occhi di un nostro figlio, non potremo mai capire fino in fondo in quale inferno ci è toccato vivere.
Gli inquirenti dovranno ora ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, stabilire se la morte di Marco si sarebbe potuta evitare. Ma tutto questo, pur se importantissimo ai fini della verità, non conta niente di fronte alla nuda realtà. E la realtà è che un adolescente che compie una rapina — e viene ucciso per le tragiche conseguenze di quel gesto — rappresenta un evento contro natura; contiene una dose di orrore uguale, se non superiore, a quello incarnato dai bambini soldato di certe guerriglie africane. E invece no, tra qualche giorno a stento ce ne ricorderemo: a Napoli può accadere anche questo, che un sedicenne dalla faccia pulita e con in testa il Napoli, le ragazzine e gli stessi sogni di tanti coetanei non veda più il confine tra la bravata e il crimine, e si arruoli con il branco per un viaggio senza più ritorno. Accade dovunque, ma a Napoli di più. Perché qui s’è fatto via via più sottile, ormai impalpabile, il confine tra ciò che è lecito e ciò che è incivile, e — subito dopo — tra ciò che è incivile e ciò che è criminale. A Napoli l’emergenza criminalità è a livelli altissimi, ma la pur indispensabile lotta alle holding della malavita non può far dimenticare che c’è un’ampia fascia giovanile che, pur non essendo direttemente camorristica, cresce nella certezza dell’impunità. Una sensazione che, dalla famiglia alla scuola fino ad arrivare alle istituzioni che dovrebbero garantire la legalità, non trova ostacoli ma riceve continue istigazioni a non fermarsi davanti a nulla: le regole minime della convivenza civile vengono progressivamente infrante, nell’indifferenza colpevole dei «grandi». La famiglia coccola, la scuola finge di non vedere, il vigile volta la testa dall’altra parte.
E le istituzioni non sanno neppure far funzionare le mille volte annunciate telecamere anticrimine. In questo vuoto pneumatico ogni ragazzo napoletano è solo e disperato: se uno si fa delinquente e l’altro no, è solo statistica. E se muore in una rapina è solo un criminale in meno: fino a quando non solleviamo la visiera, e scopriamo che è nostro figlio. E’ indagato per omicidio volontario (ma è un atto dovuto) il sottotenente dei carabinieri che nella notte tra domenica e lunedì ha ucciso, in via Posillipo, a Napoli, il rapinatore Marco De Rosa. Marco, 16 anni, incensurato (nella foto gli amici disperati), aveva una pistola finta ma priva del tappo rosso. Preso l’incasso di un pub, stava fuggendo, ma i complici in moto l’hanno lasciato a piedi. I fratelli: «Avrebbero potuto solo ferirlo»
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Repubblica
Stefano Trapani: bisogna abbassare l´età imputabile
Il presidente del tribunale minori “Coprifuoco, a casa dopo le 21″

NAPOLI - Identificare i minori che dopo le 21 sono ancora in strada: è la proposta del presidente del tribunale per i minorenni di Napoli, Stefano Trapani, che parla di «provvedimento impopolare» eppure necessario. «Bisogna verificare - spiega il magistrato - se i genitori sono a conoscenza che i loro figli, dopo una certa ora, sono ancora in strada. I minori devono essere in compagnia di almeno un adulto che ne sia responsabile nelle ore serali, altrimenti è giusto disporre una sorta di “coprifuoco” perché se i ragazzini sono in strada dopo una certa ora significa che non vanno a scuola. Il provvedimento - ammette Trapani - contrasta con la libertà personale ma bisogna attuarlo se si vuole evitare che i minori siano coinvolti in fatti di cronaca».
Il presidente del tribunale per i minorenni riafferma inoltre la validità della proposta di abbassamento dell´età imputabile, da lui lanciata per la prima volta oltre dieci anni fa e all´epoca accolta da aspre polemiche: «Oggi a 12 anni si è maturi e si sa cosa significa sbagliare, credo che entro due legislature il Parlamento varerà questa riforma». La morte del rapinatore di 16 anni spinge il parroco del quartiere napoletano di Forcella, don Luigi Merola, a una riflessione: «Stava delinquendo, stava commettendo una reato, tuttavia una morte è sempre una vita spezzata. A Napoli si muore per niente, poi questa città va subito oltre».
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18 marzo 2007

Corriere del Mezzogiorno
Nord Sud, i sindaci e l’illegalità
La severità e il populismo
di Paolo Macry

Severo municipalismo contro populismo folcloristico. Sul tema della criminalità, la distanza che separa il messaggio politico proveniente dalle metropoli del Nord e da Napoli si va facendo abissale. Negli ultimi tempi, i sindaci di Bologna, Milano, Torino e Venezia hanno portato coraggiosamente all’attenzione del paese i problemi delle loro comunità. Mesi fa, con la scelta della tolleranza zero, Cofferati rischiò una clamorosa rottura a sinistra. Oggi, di fronte all’allarme dei suoi concittadini, Letizia Moratti promette di scendere in piazza. Con ogni evidenza, denunciando il dilagare del crimine, l’ultima cosa di cui si preoccupano quei sindaci è di macchiare l’immagine delle proprie città.
L’esatto opposto avviene all’ombra del Vesuvio, dove Rosa Russo Iervolino sembra assillata sempre e soltanto dal buon nome di Napoli e, in omaggio ad un orgoglio malinteso, non esita a prendersela con quanti, da Bocca a Saviano, osano parlarne come di un portofranco del crimine e della violenza. In ciò assecondando non solo il classico collateralismo tra camorra e napoletanità ma anche il farisaico torpore con cui, in questa città, fior di intellettuali, scienziati, accademici, benpensanti non perdono occasione per dire che, basta, non si può sempre parlar male di tutto, meglio guardare alle cose fatte, eccetera, eccetera. Un grumo di provincialismo e di furbesco ossequio a chi governa la città. E poco male se è Napoli — non Milano, né Bologna — ad assommare alla criminalità comune la piovra camorrista e la cultura del microillegalismo. E se, naturalmente, questa triplice piaga impedisce alla città di essere attrattiva per gli investitori. L’importante, secondo la più classica delle logiche familistiche, è difendere l’onore di casa. Ma c’è un secondo elemento che separa le città settentrionali del buon governo da questa metropoli di amministratori napoletanisti, borghesie compiacenti e reticoli del malaffare. Al Nord, i sindaci si preoccupano di costruire un ambiente decoroso e di sanzionare con rigore i comportamenti trasgressivi, implicitamente dando ragione alla «teoria della finestra rotta» (un’auto con un finestrino a pezzi verrà più facilmente vandalizzata di un’auto nuova, ovvero un ambiente degradato aumenta la disponibilità degli individui a degradarlo ulteriormente). A Napoli, la tendenza degli stessi amministratori a leggere la trasgressione come una sorta di genius loci si traduce nella loro cronica passività di fronte alle mille finestre rotte di questo territorio urbano. Ivi compresi i rifiuti a cielo aperto, le strade dissestate, i semafori rotti, i lampioni pericolanti, i parchi pubblici in decomposizione. Ma anche le corsie preferenziali violate, i limiti di velocità ridicolizzati, le famigliole senza casco sui motorini, gli ambulanti in Galleria, i camerieri bambini, le ruberie dei tassisti di piazza Garibaldi. E, naturalmente, l’innummerevole fantasia edilizia che — dalle periferie fino a Chiaia — è sotto gli occhi di tutti, eccezion fatta per gli uomini dell’antiabusivismo.
Timoroso di svelare al mondo il segreto di Pulcinella, ovvero che questa città muore strangolata dal racket, Palazzo San Giacomo si dimostra incapace anche di stimolare la civiltà dei comportamenti collettivi, costruendo attorno ad essi un ambiente più decoroso e vigilato. Ciò che, a dire il vero, gli competerebbe istituzionalmente. Ma la Iervolino può sempre dire di essere stata eletta con il 57 per cento dei consensi, un punto in più di Cofferati, cinque in più della Moratti.
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14 febbraio 2007

Repubblica - Napoli
Annunciato il via per domani. Scontro tra gli ufficiali e il Comando. E Mola blocca l´attività
Vigili, i furgoni restano nei depositi
I tenenti: stop al nuovo servizio per i rilievi dopo gli incidenti. Oggi doppio vertice a Palazzo San Giacomo Si discute anche della riforma del Corpo. I dieci mezzi sono costati all´amministrazione circa 200 mila euro. I graduati sono necessari a bordo per svolgere funzioni di polizia giudiziaria
di Angelo Carotenuto

I tenenti dei vigili urbani sono in rivolta. Una protesta che blocca la partenza di un nuovo servizio della polizia municipale: gli uffici mobili per i rilievi post incidenti. Su quei furgoncini non vogliono salire. Perciò hanno spedito una lettera di diffida al loro comandante, 54 righe e 60 firme sotto. Volevano fermare tutto, ci sono riusciti. Il via era previsto per domani, l´assessore Mola ha ceduto e rinviato di una settimana. Costati intorno ai 200 mila euro - computer di bordo compresi - i mezzi restano così ancora in deposito. Per vedere i 10 furgoncini in strada servirà addirittura un vertice, oggi pomeriggio, e i tenenti fanno trapelare l´intenzione di sedere intorno al tavolo dello scontro in alta uniforme. Battaglia che coincide con il giorno dell´incontro fissato col vicesindaco Santangelo per la riforma del corpo.
La nuova grana scoppia intorno a dieci Scudo, i furgoni Fiat da poco a disposizione dei “caschi bianchi”. Nel linguaggio della burocrazia si chiamano uffici mobili per l´infortunistica stradale, in campo per rilievi, sequestri e l´ascolto di testi. Perciò devono avere a bordo un ufficiale di polizia giudiziaria, compito che tra i vigili è riservato agli “istruttori direttivi di vigilanza”. I tenenti. «Tale necessità è opportuna, se non addirittura doverosa, in considerazione della consistenza e della complessità degli incidenti. Tale esigenza è supportata dalla consistente e significativa disponibilità numerica», la replica inviata dal comandante Schettini a sindaco, assessori, Consiglio comunale e sindacati. Messaggio tra le righe: i tenenti sono 440, non possono restare tutti in ufficio. Due conti per capire la mole di lavoro richiesta: dieci mezzi in servizio, dieci tenenti a bordo, quattro turni al giorno, quaranta tenenti in tutto. Risultato: 6 ore di lavoro a testa in strada ogni 11 giorni. Dev´essere troppo, sui furgoni i tenenti non vogliono mettere piede. La definiscono «una precisa volontà di diminuzione del ruolo». Hanno dalla loro parte il sindacato di categoria più potente, lo Snavu, e la Uil, il cui coordinatore aziendale Giuseppe Martorano ricorre a un neologismo per descrivere l´attribuzione di «compiti demansionanti». Contesta la disposizione «perché precostituisce un´organizzazione di lavoro che invece deve essere portata in discussione».
Le conseguenze. Il lavoro ricade sulle spalle della polizia di Stato, che infatti ieri al suo interno ha contestato quest´ulteriore carico; e poi c´è il malumore della base, gli agenti veri e propri. Antonio Zuppieri, ottava unità operativa di sezione, 25 anni di servizio, ha scritto ai colleghi: «Non prestatevi al gioco voluto da chi la strada non la conosce. Dopo aver svolto per anni il ruolo di postino e accertatore, si riuniscono e parlano di proteste, avvocati e lotta quando il comandante del Corpo decide di impiegarli a bordo degli uffici mobili. Se vanno in strada dobbiamo considerarli eroi? E allora gli ultrasessantenni impiegati alla viabilità cosa sono: santi?». Prende le distanza il coordinatore Cgil, Umberto Cacace: «Il primo interesse è la città. Il suo bisogno di servizi. L´arroccamento corporativo danneggia gli stessi tenenti e impedisce una nuova progressione di carriere». Eppure, ieri pomeriggio dall´ufficio dell´assessore Mola di Palazzo San Giacomo è partito un fax per il generale Schettini: «Si invita il comando a dare ulteriori informazioni». Subito. Oggi. «Nello spirito delle autonomie gestionali e operative delle municipalità - scrive - e della necessità di perequare i reparti di polizia municipale operanti e coincidenti sul territorio, si ritiene opportuno rinviare di una settimana quanto nella nota in riferimento». Traduzione: io sto con i tenenti.
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Corriere del Mezzogiorno
14 febbraio 2007
Riforma dei caschi bianchi, si seguirà il modello romano
di Anna Paola Merone

NAPOLI — Primo appuntamento, questa mattina, per la commissione che lavorerà alla riforma della Polizia municipale napoletana. A Palazzo San Giacomo il vicesindaco Tino Santangelo, in rappresentanza del primo cittadino Rosa Russo Iervolino, l’assessore al Personale Bruno Terracciano e quello alla Mobilità Gennaro Mola affronteranno, alla presenza del Comandante dei vigili, il generale Carlo Schettini, e delle organizzazioni sindacali, lo spinoso tema della riorganizzazione del Corpo. Da alcune indiscrezioni filtrate nei giorni scorsi, pare che il modello di riferimento per avviare l’ammodernamento in via De Giaxa sia quello romano. Cosi come avviene già nella capitale, i vigili urbani saranno riorganizzati sulla base delle Municipalità. Una divisione che agevolerà l’organizzazione nei diversi quartieri secondo la distribuzione più equa del personale. Ma non è tutto: il comitato tecnico valuterà con priorità assoluta come sfoltire le funzioni assegnate ai caschi bianchi. Al momento sono trentadue: verranno distribuite a tutto il personale comunale creando nuovi nuclei di ausiliari. Ausiliari a tutti gli effetti che già sono dipendenti del Comune, e dunque non sarà necessario procedere a nuove assunzioni, che avranno compiti non strettamente legati alla viabilità.
Ma nella riforma sarà contemplato anche il rafforzamento vero e proprio dell’organico dei vigili urbani.
Un potenziamento che prevede l’introduzione di almeno cento nuove unità e, come auspica l’assessore Mola, l’istituzione di una leva dei caschi bianchi. L’acquisizione di nuovi elementi potrebbe passare anche attraverso i Poteri speciali per il traffico, che potrebbero consentire l’attivazione di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato. Al momento il documento — elaborato negli uffici della Protezione Civile presso la presidenza del Consiglio dei ministri — è in Regione ed è auspicabile che entro fine mese i poteri speciali saranno effettivi. «Il direttore generale Massa — spiega l’assessore Mola — ha calcolato i tempi con precisione. Per l’inizio di marzo sarà possibile dunque poter contare su questo strumento in più ed anche i tempi per attivare la riforma saranno stringati. Basteranno poche riunioni per avere un profilo nuovo del Corpo dei vigili che prevederà anche un nuovo assetto del vertice del Corpo».
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2 febbraio 2007

Corriere del Mezzogiorno
Amato: Campania sommersa dalla cocaina
«Nel 2006 sequestrata una tonnellata di droga». Contro i clan negli appalti arriva la «stazione unica»
di Titti Beneduce

NAPOLI — Scardinare il sistema camorristico partendo dagli appalti. L’obiettivo è difficile da raggiungere, ma si cercherà di centrarlo. Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha parlato di « stazione appaltante unica» per definire l’ufficio, da istituire in ogni provincia, in cui far confluire tutti i dati sugli appalti pubblici. Amato era ieri a Napoli per fare il punto sul piano per la sicurezza firmato a novembre, ma anche per rilanciare un’offensiva alla criminalità più ampia e svincolata dagli ambiti locali. Ha scioccato tutti con il dato sul consumo di cocaina in Campania: nel 2006 ne è stata sequestrata una tonnellata. Una montagna. «C’è un problema ampio nei confronti di amministrazioni infiltrate — ha detto durante la rituale conferenza stampa in Prefettura —. Uno dei rafforzamenti può essere la stazione appaltante unica».
Per ora, ha spiegato Amato, «stiamo valutando a livello provinciale. Nessuno impedisce ai comuni o ad un certo numero di comuni di convenire tra di loro che il conferimento dei loro appalti avvenga avvalendosi di un unico, chiamiamolo ufficio, che è la stazione appaltante» .
Quale l’effetto? «L’effetto è che rafforza le singole amministrazioni e rende tutto più trasparente», ha chiarito. Il ministro ha chiamato in causa un «nodo delicato, sul quale noi stiamo lavorando, del rapporto tra organi elettivi e apparati rispetto all’infiltrazione mafiosa. È indiscutibile che ci sono delle situazioni nelle quali gli organi elettivi sono stati eletti puliti e con un mandato anti camorra — ha aggiunto Amato — alle prese con un apparato infiltrato possono cedere non perché sono collusivi ma perché sono più deboli, non riescono a rimuovere l’apparato».
Alla riunione presieduta dal ministro hanno partecipato i prefetti di tutte e cinque le province campane.
L’orientamento è quello di istituire un tavolo permanente per contrastare la criminalità organizzata a livello globale: è evidente che i clan non rispettano i confini amministrativi delle province. Una notizia positiva è arrivata dalla sindaca Iervolino. Sembra aggirato l’ostacolo che impediva il deposito dei motorini sequestrati nell’ex poligono militare di via Campegna. «L’area — ha spiegato Iervolino — è in parte inagibile per problemi alle fogne. La parte agibile, però, sarà utilizzata già da lunedì. E gli uffici, in attesa che sia ristrutturato l’edificio destinato ad accoglierli, saranno ospitati in un prefabbricato che la Protezione civile metterà a nostra disposizione». Positivi anche i dati forniti dal prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, sull’attuazione del piano per la sicurezza. Pansa ha parlato di un incremento di circa il cinque per cento degli arresti e di una diminuzione di circa il due per cento dei reati. Mentre era in corso la riunione è giunta la notizia dell’arresto del boss Felice Graziano, bloccato nel primo pomeriggio dai carabinieri del comando provinciale di Avellino nella sua abitazione di Quindici. I Graziano sono protagonisti di una faida ultradecennale con i Cava e la cattura del boss latitante è considerata di particolare importanza per la zona del Vallo di Lauro.

1 febbraio 2007

Corriere del Mezzogiorno
Nuove tecniche per una città più sicura
L’anticrimine situazionale
di Amato Lamberti

Ben venga la “rivoluzione” del prefetto Pansa in materia di sicurezza e di contrasto alla violenza. Era da tempo che si avvertiva l’esigenza di idee e strategie nuove.
Pensare che una città, con la struttura urbanistica più agglomerata d’Europa, possa essere controllata da pattuglie fisse o in movimento sul territorio, non può più essere considerata una ipotesi praticabile, ed anzi ha, francamente, la caratteristica di una esibizione muscolare poco utile al raggiungimento di risultati concreti, anche a prezzo di molti sforzi. È comunque una scelta molto costosa che prima o poi costringerà i responsabii del settore a fare i conti con la scarsezza delle risorse disponibili e, in caso di risultati limitati, non si potranno evitare la prevedibile accusa di aver sprecato danaro pubblico. Anche sulla tanto esaltata videosorveglianza sarà bene essere chiari, lasciando da parte facili ottimismi. In primo luogo, la videosorveglianza della città sconta, in parte, le perplessità di cui sopra per quanto riguarda il controllo diffuso e minuto di un territorio nel quale gli interstizi sono più vasti e numerosi degli spazi. In secondo luogo, i sistemi di videosorveglianza prevedono tempi di reazione e di intervento, utili per il lavoro d’indagine, ma eccessivi per quanto riguarda la repressione.
La criminalità, inoltre, ha già messo a punto la sua strategia di difesa, tanto è vero che camorristi e scippatori si muovono sul territorio regolarmente e continuano a commettere aggressioni e rapine celando abitualmente la loro identità, magari sotto un casco integrale.
Comunque, il dato più importante è che questi modelli d’intervento, nel resto d’Europa, vengono considerati “residuali”, segnati come sono da una rapida obsolescenza, e non “centrali” di una qualsiasi strategia di contrasto.
Altrove, in Francia, Belgio, Olanda, Germania, si parla di sicurezza “situazionale”, che significa modificare le situazioni che attirano e rendono produttivo e praticabile il crimine. Ad esempio, passare dall’uso del contante all’uso della carta di credito, anche per pagare il taxi e acquistare le sigarette; dotare di doppia porta a chiusura elettrica con vetri antisfondamento, non solo le banche, ma anche gli uffici postali e i negozi dove si realizza un accumulo di contante; dotare gli stessi esercizi commerciali di casseforti di cui i commessi non posseggono le chiavi di apertura; adottare modalità di versamento del contante più frequente agli sportelli bancari o alla Cassa continua. Degli interventi di sicurezza “situazionale” fanno parte anche le telecamere collegate a sistemi d’allarme acustico attivati da computer in grado di leggere situazioni di pericolosità criminale, come soggetti armati di pistola o fucile; ma anche interventi per illuminare fortemente zone di transito, con fotocellule che si attivano al passaggio di persone o di auto; come pure, dotare tutte le auto e i motorini di microchip che ne consentono la continua tracciabilità.
Una strategia, come si vede, molto diversa da quella messa in atto, con grande dispendio di risorse, per tentare di mettere in sicurezza Napoli, e che, soprattutto, ha il grande pregio di costringere il cittadino, come l’operatore economico, a partecipare, a farsi carico, a diventare protagonista nella ricerca di soluzioni al problema, che lo riguarda in prima persona, della sicurezza, e a convincersi che non può scaricare tutto sulle spalle dello Stato.
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Corriere del Mezzogiorno
Sicurezza, scontro Pansa Bassolino
Il prefetto: «Bisogna cambiare strategia». Il governatore: «No, occorrono più agenti»
di Anna Paola Merone

NAPOLI — Su quale piano si deve organizzare la lotta per garantire più sicurezza a Napoli? Meglio prediligere il fronte dell’intelligence, delle strategie, o quello della presenza in massa delle forze dell’ordine sul territorio? Il dibattito è apertissimo e, su due fronti opposti, sono il prefetto Alessandro Pansa e il governatore Antonio Bassolino. Mediatrice fra le posizioni il sindaco Rosa Iervolino, cauta e possibilista.
Il sasso nello stagno lo ha gettato proprio il prefetto stroncando, senza tante cerimonie, l’ottimismo ostentato dai rappresentanti degli Enti locali. «Così non va bene, la pressione è poca. Bisogna cambiare l’angolo di osservazione per trovare un modo incisivo di combattere la criminalità a Napoli» : il pensiero di Pansa è chiarissimo e pochi minuti prima di un incontro ufficiale, alla sindaca e al governatore, lo sostiene chiare lettere, sottolineando che è ora di cambiare sistema.
L’appuntamento, del resto, si presta a parlare di sicurezza. Iervolino e Bassolino sono in Prefettura, con il presidente della Provincia Dino Di Palma, per la firma della convenzione tra Ministero, Regione, Provincia e Comune, che destina fondi all’attuazione di progetti previsti per il Patto sicurezza per Napoli. Nel Palazzo del Governo a Napoli si sottoscrive un impegno finanziario — da parte degli Enti locali — che contribuirà all’acquisto di auto per polizia e carabinieri e all’installazione di nuove telecamere. Ma occorre altro: e il Prefetto ha le idee chiare.
Idee delle quali parlerà oggi con il ministro degli Interni Giuliano Amato, che sarà a Napoli per la terza volta in pochi mesi (prima un incontro «privato» con Bassolino, poi in Prefettura alle 15 e 20), per fare il punto della situa zione sull’attuazione del «Patto». «Per combattere la criminalità a Napoli — sottolinea Pansa — bisogna cambiare strategia: non partire più dall’individuazione dei fenomeni criminali, ma dalle esigenze di sicurezza delle potenziali vittime. Perciò siamo pronti a partire con un’indagine sui bisogni della sicurezza, sulla ” vittimizzazione”».
Uno studio nuovo, insomma, con implicazioni sociologiche che possa dare un incisivo impulso all’attività svolta fino ad ora, che il prefetto definisce «notevole, con risultati che vanno ben al di là delle forze che tutti dispongono». Ma, e il vero nodo è proprio questo, «non occorre una maggiore presenza di forze dell’ordine in strada, non serve avere più divise dislocate sul territorio per far diminuire la sensazione di insicurezza e vulnerabilità che i cittadini provano — dice il Prefetto —. Non sono le idee che risolvono i problemi, ma è un approccio professionale, un’analisi scientifica, una mappa del territorio, dei suoi disagi. L’elemento importante, quello da cui partire, sono le vittime potenziali». Un’indagine, quella sui bisogni della sicurezza, che all’estero è stata già messa in atto con successo in Olanda, in Svizzera, a Birmingham, a Londra, dove ha consentito una capacità di previsione dei re ati nell’ 80 dei casi, e in parte a Milano. Una vera e propria rivoluzione copernicana che punta, prima ancora che a reprimere, a capire i bisogni della gente ed attuare tutte le misure per ridurre la vulnerabilità dei cittadini: dalla minaccia della camorra allo scippo del telefonino.
«Napoli ha primati tristissimi — insiste Pansa — ma la possibilità di essere un grande laboratorio. Partiamo dunque con una rivoluzione che darà i suoi frutti».
Ma il governatore Bassolino dissente. «Dobbiamo portare avanti sempre con più ef ficacia la lotta ai santuari e ai fortini della camorra e poter avere più forze dell’ordine in strada è importante e dovremo averne sempre più man mano che il patto troverà attuazione — insiste —. Ben vengano le nuove strategie, ma solo per arricchire, non per rivoluzionare».
Più possibilista Rosa Russo Iervolino. «Il procuratore Piero Grasso ha ragione — sostiene — a Napoli ci sono quartieri militarizzati dai clan. Ma guai a combatterli con un’altra militarizzazione. E’ necessaria un’azione di intelligence profonda, intensa, per far saltare i punti nodali. Un’azione di scontro rischierebbe invece di far peggiorare le cose».
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Repubblica - Napoli
Il ministro dell´Interno oggi in città. Annunciato l´invio di 150 agenti. Da Regione e Provincia risorse per 5 milioni di euro
Amato, vertice con cinque prefetti
Verifica del piano sicurezza. Ma Alemi: ora va persino peggio
di Dario Del Porto

Il ministro dell´Interno Giuliano Amato arriva oggi a Napoli per una ricognizione del piano per la sicurezza varato lo scorso novembre. Sarà annunciato l´invio di 150 agenti, il patto potrà contare su ulteriori risorse per oltre 5 milioni di euro che saranno messi a disposizione da Regione e Provincia così come previsto dalla convenzione siglata ieri alla presenza del prefetto Alessandro Pansa. Ma a due mesi dalla sua entrata in funzione, il piano fa ancora discutere. Il presidente del tribunale, Carlo Alemi, e il segretario provinciale dell´Associazione funzionari di polizia, Paolo Iodice, scuotono il capo.
«Al di là di qualche operazione di polizia - dice Alemi - che peraltro c´è sempre stata, non vedo né telecamere, né più uomini nelle strade. Anzi, se possibile la situazione mi sembra addirittura peggiorata, soprattutto sul versante del controllo del territorio e della circolazione stradale. Mi è capitato - racconta il presidente del tribunale - di ritrovarmi alle otto di sera, in piena piazza Trieste e Trento, con l´auto bloccata da decine di motorini fermi a due passi dalla prefettura e sotto gli occhi di un camper delle forze dell´ordine. Ho dovuto aspettare che qualcuno decidesse, bontà sua, di farmi passare. E mi è andata bene, perché ho temuto seriamente di poter essere aggredito. I cittadini non chiedono solo singole operazioni ma vorrebbero sentirsi più sicuri quando escono per lavorare o per qualsiasi altra esigenza». Secondo Iodice «di fatto non è cambiato niente. Certo, sono arrivate circa 180 autovetture che ci hanno garantito la possibilità di svolgere i servizi in maniera decorosa e alcuni nuovi funzionari, ma niente di più. Anche il disegno di accorpamento dei commissariati mi sembra destinato a essere profondamente ridimensionato».
Di diverso avviso il governatore Antonio Bassolino: «Il piano sta andando avanti con serietà, cominciamo ad avere più forze dell´ordine in strada e questo è importante», afferma. Oggi Amato presiederà la conferenza regionale sulla sicurezza alla quale prenderanno parte i prefetti delle cinque province. «È fondamentale affrontare il problema su scala regionale - argomenta Bassolino - basti pensare al clan dei Casalesi che non rispetta certo i confini della provincia di Caserta».
La Regione, così come stabilito dalla convenzione firmata ieri, verserà un milione di euro per acquistare mezzi destinati a polizia e carabinieri e finanzierà con altri 800mila euro progetti predisposti dalla Provincia e diretti ad andare incontro alle esigenze dell´Arma e della polizia mentre un milione riguarderà iniziative per la Guardia di Finanza. Mezzi per polizia e carabinieri saranno inoltre acquistati con un milione 350 mila euro della Provincia, che finanzierà con 500 mila euro ciascuno la ristrutturazione di un immobile destinato alle forze dell´ordine e la realizzazione di un sistema di controllo a fibre ottiche per alcuni nodi viari dell´area metropolitana di Napoli. Altri 425 milioni di euro saranno messi a disposizione non appena la Società autostrade e la Gesac avranno versato alla Provincia i crediti maturati dai bilanci 2005. Per il progetto di videosorveglianza, uno degli elementi qualificanti del piano per Napoli sicura, il presidente della Provincia Dino Di Palma garantisce tempi brevi: «Un appalto è già stato aggiudicato, riguarderà cinque punti della città e l´area vesuviana, altre due gare sono in corso di aggiudicazione».
Il prefetto Pansa sottolinea l´intenzione di lavorare a una mappa del disagio dei cittadini. L´obiettivo è quello di mettere al primo posto «le esigenze di sicurezza delle vittime potenziali» che saranno rilevate attraverso una valutazione dei bisogni per ridurre la vulnerabilità», un metodo che nelle di città inglesi di Londra e Birmingham, aggiunge il prefetto, ha permesso di prevedere l´80 per cento dei delitti prima che fossero consumati e ha garantito positivi risultati anche in Svizzera, Olanda e in parte a Milano. L´obiettivo sarà quello di «mappare con strumenti scientifici il bisogno di sicurezza dei cittadini perché la presenza visibile delle forze dell´ordine non è sufficiente», evidenzia Pansa il quale ricorda che a Napoli ci sono «le migliori professionalità d´Italia per il lavoro e i risultati ottenuti» sul piano investigativo e giudiziario. Il sindaco Rosa Russo Iervolino auspica «un´azione di intelligence profonda, intensa» per combattere i clan nei quartieri che, come evidenziato martedì dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, sono «militarizzati dalla camorra».

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