07_Napoli Est
I nuovi progetti
30 gennaio 2009
Repubblica - Napoli
Una città della musica a Napoli est
Dal Centro direzionale a Ponticelli via libera a case e centri commerciali
Ok della giunta a quattro delibere Santangelo: rivoluzione in zone strategiche
di Ottavio Lucarelli
«Progetti che cambieranno il volto di Napoli» esulta il sindaco Rosa Russo Iervolino ad ora di colazione al secondo piano di Palazzo San Giacomo. La giunta rinnovata batte il primo colpo e affida al vicesindaco Tino Santangelo il varo di un corposo pacchetto urbanistico mirato sull´area est: delocalizzazione degli impianti petroliferi a San Giovanni, completamento del Centro direzionale con un massiccio intervento edilizio in project financing, costruzione del Palaponticelli dedicato ai giovani e alla musica e, nello stesso quartiere, due centri commerciali e un albergo. «Provvedimenti - avverte Santangelo - che avviano concretamente il cambiamento di alcune macro zone della città che hanno importanza strategica ma versano in condizioni di forte degrado».
A cominciare dal Palaponticelli che negli schizzi dei progettisti è una struttura coloratissima da realizzare lungo via Argine su un´area di circa 85 mila metri quadrati con una capacità di dodicimila posti per ospitare musica e grandi eventi, ma non manifestazioni sportive considerato che proprio nella stessa zona c´è già un grande Palazzetto dello sport. Il Palaponticelli comprende attrezzature di quartiere per un totale di cinquemila metri quadrati, un parcheggio per 1.793 posti auto, una piazza, aree a verde, riqualificazione delle strade circostanti, un centro commerciale da venticinquemila metri quadrati con un parcheggio sottostante per 1.250 posti. Intervento finanziato con capitali privati da realizzare entro quattro anni. A Ponticelli sorgerà anche un secondo centro commerciale, nel complesso industriale dismesso “Breglia” al confine con il Comune di Cercola, all´interno di un insediamento integrato con albergo e case. Un progetto proposto dalle società Siad, Idis e Immobiliare Ponticelli.
Altro progetto che «cambierà il volto della città» è il completamento del Centro direzionale da realizzarsi in project financing e presentato dal concessionario “Agorà 6″: una piazza pubblica, un centro sportivo esistente da recuperare, un nuovo centro natatorio con due piscine coperte, due scoperte, aree fitness, palestre e parcheggio per 132 auto, un cinema con sei sale, una scuola elementare con 15 aule, palestra, mensa e biblioteca. Nel progetto anche due edifici per un totale di 156 alloggi, destinate alla locazione agevolata per categorie sociali protette, e parcheggi pubblici per 1550 posti all´aperto e 430 al coperto.
In base alla convenzione al concessionario compete la progettazione e la realizzazione di tutte le opere. Parte delle opere pubbliche che si realizzano su aree pubbliche saranno cedute direttamente al Comune, altre saranno affidate in gestione per trent´anni al concessionario. Il Comune, a sua volta, cede al concessionario una quota delle proprie aree per la realizzazione di edifici privati per un volume complessivo edificabile, inclusa l´edilizia residenziale pubblica, pari a 354.957 metri cubi.
Infine l´area delle ex raffinerie a San Giovanni. La delibera firmata da Santangelo e votata in giunta vara un preliminare di piano (seguiranno i piani urbanistici attuativi) che segue il protocollo dell´11 dicembre 2006 tra Comune, Regione, “Napoli orientale” e Q8 aprendo la strada a un massiccio intervento di edilizia residenziale.
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L´urbanistica per ripartire
di Giuseppe Guida
“Alla ricerca dell´urbano”. Riprendendo il titolo di un libro su Napoli, potrebbe essere questo il senso delle prime azioni della nuova giunta. Messo da parte l´immobilismo spaurito, nel quale il “non fare” eliminava pericoli amministrativi ma rischiava di paralizzare definitivamente, per consunzione, piani, programmi e progetti in attesa da troppi anni, il nuovo percorso politico pare ripartire dall´architettura e dall´urbanistica, viste come gli attrezzi idonei a trasformare parti di città, ma anche come occasione per la città stessa di riflettere sul proprio futuro e, con un po´ di fortuna, di costruirlo.
E lo fa rimettendo in gioco progetti (alcuni già arrivati inutilmente in giunta diverse volte) con i quali la città può ricollocarsi in scenari credibili di sviluppo di medio e lungo periodo. Contemporaneamente e quasi casualmente, infatti, ieri sono stati approvati in giunta tre progetti urbani, localizzati in aree strategiche della città, periferiche o da riqualificare, e in grado, una volta attuati, di modificare radicalmente molte prospettive di sviluppo.
Il primo (e il più esteso) è il grande Ambito 13 del piano regolatore, ovvero l´area ad est delle raffinerie e della ex Q8. Di questo progetto è stato approvato il nuovo preliminare di piano esecutivo, con modifiche ed integrazioni, in seguito al quale potranno essere approvati i piani attuativi per i diversi sub-ambiti. Il piano, elaborato da Carlo Gasparrini, incide direttamente su uno dei tessuto “molli” di una città ormai satura, in cui le grandi riconversioni industriali rappresentano alcune delle poche carte ancora disponibili, e soprattutto ricuce la città verso est e, quindi, verso la grande “città pubblica” di Ponticelli e il sistema dei grandi assi infrastrutturali.
Proprio nell´area di Ponticelli è localizzato il secondo progetto approvato dalla giunta: il Palaponticelli, ovvero la “Città della musica”, un centro polifunzionale (progettato dallo studio Corvino + Multari) nel quale a prevalere sarà la funzione commerciale, ma dove gli spazi pubblici o di uso pubblico e le nuove attrezzature previste, saranno determinanti per un quartiere che, con i suoi circa 110.000 abitanti, ha le dimensioni di una città capoluogo.
Il terzo progetto è particolarmente simbolico e si colloca nel corpo denso della città: si tratta del completamento del centro direzionale. Da anni, infatti, il grande viale del centro direzionale termina in maniera brusca e irreale, come una quinta del film “The Truman Show”, in attesa di un completamento che, seppur progettato circa 30 anni fa, non fu mai realizzato. La nuova area, riprogettata da Francesco Cellini, con un´estensione paragonabile alla parte già realizzata, si caratterizzerà per una maggiore dimensione dello spazio pubblico e delle attrezzature collettive, grazie anche alla rinuncia del Comune a costruire la sua parte di edificato a vantaggio di un grande parco pubblico centrale. Il nuovo progetto urbano attenua il senso di spaesamento e di estraneità al luogo, e sarà caratterizzato da tre torri per residenze che prospettano su una nuova piazza, concepite dallo studio napoletano Vulcanica. Tutti e tre questi interventi sono previsti dal piano regolatore vigente, attorno al quale è sempre possibile e forse piacevole articolare critiche immaginando scenari cupi fatti di regole rigide e di ingessamento. Tuttavia, la storia di Napoli e degli anni mitici dell´urbanistica à la carte dimostrano il contrario, così come lo dimostra il chiaro segnale amministrativo dato ieri, sperando in tempi diversi da quelli di Bagnoli.
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Vigliena
4 giugno 2008
Corriere del Mezzogiorno
L’allarme. L’impianto deve entrare in funzione il primo luglio. Venerdì giornata di mobilitazione
Vigliena, spunta la grande ciminiera
Centrale finita, comitati dal prefetto: mancano certificazioni
di Vincenzo Esposito e Giuseppe Manzo
NAPOLI - Se il don Chisciotte di Cervantes lottava contro i mulini a vento, i comitati civici di Vigliena lottano contro le ciminiere. Una, per l’esattezza, che è spuntata giovedì scorso in tutta la sua inquietante «grandiosità». Una visione che ha fatto perdere la tranquillità agli abitanti, ma non la voglia di lottare. Enorme, alta, mastodontica: dal primo luglio dovrebbe iniziare a eruttare. Il condizionale è d’obbligo perché, per quanto la nuova centrale termoelettrica di Vigliena sia praticamente finita, mancano alcuni piccoli, ma importantissimi, adempimenti, perché possa entrare a regime. Ed è su questo che fanno affidamento i comitati civici che ieri hanno partecipato al vertice in prefettura convocato da Alessandro Pansa. Intorno al tavolo anche il Comune, l’Arpac e il commissariato straordinario per le bonifiche. Dal vertice sono arrivate nuove rassicurazioni per la verifica dell’impatto ambientale. Lo scorso 16 maggio la conferenza dei servizi, alla luce di un provvedimento preso dall’ex ministro Pecoraio Scanio, ha annunciato che ci sarà un monitoraggio sulla costruzione di tutte le centrali del territorio nazionale. Questa decisione servirebbe ad accertare che i lavori di riconversione dei vecchi impianti si svolgono secondo le normative europee. Un intoppo che potrebbe rimettere in discussione il progetto. Infatti le direttive del ministero e le date vanno applicate alla lettera. Nel 2005 con un decreto vennero fissate le scadenze: «I lavori di realizzazione della centrale a ciclo combinato hanno inizio entro il secondo semestre dell’anno 2005 e terminano entro il primo semestre del 2008. L’impianto deve essere in esercizio entro il 1 luglio 2008; l’impresa ne invierà preventiva informativa ai Ministeri». Nel caso di slittamento il decreto prevede: «Ciò al fine di consentire, nel caso di mancato rispetto dei termini medesimi, le verifiche circa la rispondenza del progetto alle migliori tecnologie eventualmente intervenute nel frattempo e il grado di attualità delle condizioni ambientali, programmatiche e progettuali esaminate nella presente procedura».
Inoltre ai partecipanti dell’incontro di ieri il comitato ha consegnato un dossier su tutti i passaggi e le presunte anomalie nei lavori della turbogas. Si punta il dito, infatti, contro la mancata installazione delle centraline per il controllo delle polveri sottili. Queste paline elettroniche avrebbero dovuto funzionare già da un anno prima della fine dei lavori. «E nel quartiere non c’è traccia di queste attrezzature - spiega Enzo Morreale, portavoce del comitato - . L’unica cosa che c’è sono le denunce contro due dei nostri attivisti per la manifestazione di un anno fa. Per questo venerdì ci sarà un’assemblea pubblica a San Giovanni. Vogliamo ribadire le nostre preoccupazioni e chiediamo con forza la sospensione dei lavori perché questa centrale non rispetta le norme sull’impatto ambientale e i tempi previsti per la sua realizzazione».
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Bonfica
16 novembre 2007
Corriere del Mezzogiorno
L’intesa Protocollo firmato a Roma: 158 milioni per riconvertire la zona orientale di Napoli
Bonifica veloce dell’area Est, intesa col Governo
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Un protocollo d’intesa «per rendere più veloci le operazioni di bonifica del sito d’interesse nazionale di Napoli Orientale» è stato firmato al ministero dal ministro, Pecoraro Scanio, dal presidente della Regione Campania, Bassolino, dal presidente della Provincia di Napoli, Di Palma, dal sindaco di Napoli, Iervolino, dal presidente dell’Autorità Portuale di Napoli, Nerli. L’accordo — si legge in un comunicato — riguarda «lo snellimento delle procedure, la bonifiche delle aree pubbliche, compreso lo specchio d’acqua antistante al sito di interesse nazionale, la bonifica delle acque di falda con sistemi che garantiscano il rispetto delle condizioni naturali delle aree», l’individuazione delle risorse finanziarie per attuare in tempi rapidi la bonifica delle aree pubbliche e le agevolazioni per i proprietari che aderiranno all’accordo, tra cui dei meccanismi di premialità per i soggetti privati che investiranno sulle aree bonificate
Iervolino e Pecoraro Scanio secondo criteri eco-sostenibili. Il fabbisogno complessivo degli interventi ammonta a 158 milioni 360 mila euro, così ripartiti: 13 milioni per la bonifica degli arenili di San Giovanni a Teduccio (di fondi regionali); 25 milioni per gli interventi di bonifica dei suoli e delle falde contaminate dell’impianto di depuraizone di Napoli Est (fondi ministeriali); 79 milioni per la realizzazione del terminal container e la bonifica dei sedimenti pericolosi dell’area portuale (coperti dai fondi stanziati dall’Accordo di programma quadro Bagnoli-Piombino). Poi ci sono 10 milioni stanziati sul fondo unico investimenti (Cipe) e 25 milioni stanziati dalla Regione Campania nell’ambito dei fondi europei 2007-2013. L’accordo complessivo prevede la messa in sicurezza delle acque di falda, la bonifica dei suoli e delle falde delle aree pubbliche e dei suoli e delle falde delle aree private (in sistituzione e in danno dei soggetti privati inadempienti), bonifca degli arenili e dei sedimenti delle acque marino-costiere. Il sito di Napoli Est viene suddiviso in quattro grandi sub-aree: polo petrolifero (345 ettari dove sono localizzate le aziende petrolifere e le industrie), zona Gianturco (175 ettari dove sono localizzate manifatture e commercio), zona Pazzigno (200 ettari, dove sono localizzate le piccole aziende) e fascia litoranea San Giovanni (100 ettari, dalla Darsensa Petroli a Pietrarsa).
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Zona Franca
3 maggio 2007
Corriere del Mezzogiorno
Zone franche, si fa strada l’ipotesi «unica»
di Paolo Grassi
NAPOLI — Se le risorse per la Campania resteranno quelle ipotizzate attualmente, vale a dire circa 10 milioni di euro statali più il cofinanziamento regionale paritario, le forze sociali — fatta salva qualche eccezione — propendono di sicuro per l’individuazione di un’unica zona franca urbana dove «concentrare i fondi a disposizione». In pratica, la linea tracciata dall’assessore alle Attività produttive dell’amministrazione di Palazzo Santa Lucia, Andrea Cozzolino, nell’intervista concessa sabato scorso al Corriere del Mezzogiorno («Tre Zfu? — aveva detto il rappresentante della giunta Bassolino — . Per ora sperimentiamo lo strumento su una sola area. Poi, magari dopo due anni, si potrà raddoppiare o triplicare: visto il quantum a disposizione per ottenere risultati seri bisogna concentrare»).
Ieri sera si è discusso dell’argomento Zfu nel corso di una riunione del Tavolo di partenariato della Regione: l’incontro è stato coordinato dal responsabile dell’organismo tecnico, Mario De Biasi, insieme con Cozzolino, Isaia Sales (consigliere economico del governatore) e Gianfranco Nappi (staff di Bassolino). I sindacati confederali, rappresentati dai leader campani Michele Gravano (Cgil), Piertro Cerrito (Cisl) e Anna Rea ( Uil), hanno espresso una posizione omogenea. Se restiamo fermi a 10 milioni, è opinione comune, meglio orientarsi sull’ipotesi unica. Per andare a tre indicazioni, servono più risorse. In questo caso Cgil, Cisl e Uil sono d’accordo: bisogna puntare su Napoli (prende quota anche Napoli Nord), Caserta (Aversa, come dice Cerrito o Marcianise Maddaloni) e Salerno (Agro Nocerino Sarnese). Ma l’idea di concentrare ha pure altri sostenitori. La Confapi, rappresentata da Dario Scalella, presidente regionale, e Emilio Alfano, numero uno Api Napoli, è stata dell’avviso di sperimentare su un’unica zona. Che poi «deve essere necessariamente quella di Napoli Est». Accorpare, poi, è anche la linea di Confcomemrcio Campania, guidata da Maurizio Maddaloni: «Credo sia l’ipotesi migliore. Su quale area puntare? La Finanziaria ha già individuato il Centro di Napoli. Cosa che a noi va benissimo, soprattutto per il tipo di strumento che si va ad applicare. L’importante è non pensare di accontentare tutti: non facciamo i provinciali e decidiamo cose serie».
E Confindustria? Ieri la federazione regionale ha tenuto una riunione del parlamentino interno sul tema. Stamattina Cristiana Coppola chiarirà che l’associazione che guida chiede innanzitutto criteri chiari. L’Unione di Napoli, intanto, come noto ha già benedetto l’ipotesi dell’area Est (prevista dalla giunta Iervolino). Il presidente Gianni Lettieri, dagli Usa, ha però chiarito: «Anche Napoli Nord, a partire da Scampia, è un’idea giusta. Il numero di Zfu? Non ritengo giusto limitarci a una». Il presidente di Assindustria Salerno, Andrea Prete, dal canto suo, lancia un allarme: «Troppe discussioni attorno a uno strumento che non è e non sarà salvifico. Finirà che il Nord ci rinfaccerà anche questo aiuto, nonostante non è proprio nulla di eccezionale».
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29 aprile 2007
Corriere del Mezzogiorno
I TEMI DELLO SVILUPPO /Zone franche urbane, Iervolino: «Napoli Est ha tutti i requisiti»
NAPOLI — E’ proprio la sindaca Rosa Russo Iervolino a «benedire» Napoli Est quale possibile zona franca urbana, le aree aregime fiscale agevolato per favorire sviluppo industriale e occupazione. «Pregherei chi fa dichiarazioni un po’ troppo leggere di leggersi i commi, dal 340 al 343, della Finanziaria 2007, dove si parla di “disponibilità di aree dove collocare nuovi insediamenti induistriali”. Napoli Est mi sembra abbia tutte le carte in regola. In centro storico quali insediamenti potremo mai portare?».
Iervolino torna a parlare dei destini delle Zfu a margine della presentazione dell’Acquario tematico delle tartarughe marine e sembra allinearsi alle ipotesi di Palazzo Chigi. Una risposta, quella di Iervolino, al limite della polemica con chi aveva individuato nei Quartieri Spagnoli la possibilità di realizzare una zone franche. Anche sul numero ventuale la sindaca non si sbilancia. «Non sta a noi — dice — indicare il numero», per una sorta di corretteza istituzionale, comunque «se ci danno dieci zone franche certamente non ci opporremo, ma il Comune aveva l’obbligo di dare indicazioni che rispondessero al le esigenze della legge». Il discoso sulle Zfu deve chiudersi, come indica Palazzo Chigi, entro giugno.
L’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Cozzolino (suo il compito di decidere come utilizzare la zona franca) sul Corriere del Mezzogiorno di ieri ha lanciato la proposta di «sperimentare lo strumento, per adesso, su una sola area». Il governo indirizzerà in Campania circa 10 milioni di euro ai quali si sommeranno il cofinanziamento paritario della Regione e gli sgravi comunali. Sulla vicenda prende posizione anche la Cgil Campania che in una nota esprime «il proprio dissenso sul metodo che si sta seguendo e sul dibattito in corso». Una modalità «che è più dettata da motivi di carattere politico, elettorale e di visibilità che da una valutazione prettamente economica e sociale. Sollecitiamo il Governo e la Regione ad attivare il tavolo di concertazione propedeutico alla definizione di contenuti e finalità in attesa che ne venga definito il numero. Su questo — conclude la Cgil Campania — le forze sociali e imprenditoriali, sono parte fondamentale della decisione». (Pa. Man.)
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Repubblica - Napoli
Il sindaco torna a bocciare il centro storico come area con fiscalità di vantaggio: “Il Comune si è attenuto alle esigenze dettate dalla legge”
Doppia zona franca il no della Iervolino
“L´area individuata è a Napoli est”
di Ottavio Lucarelli
Il sindaco dice no alla zona franca nel centro storico e conferma la decisione già presa alcune settimane dalla giunta comunale. L´area individuata, in base alle norme dell´ultima legge Finanziaria, è Napoli est. In quella porzione di territorio c´è spazio sufficiente per insediare nuova aziende e sfruttare tutte le occasioni offerte dalla fiscalità di vantaggio.
Un no secco alla doppia zona franca che arriva da Rosa Russo Iervolino alla stazione zoologica “Anton Dohrn” al termine della presentazione del progetto per l´ospedale delle tartarughe che nasce a Bagnoli: «C´è chi individua nei Quartieri spagnoli, o comunque nel centro storico, la possibilità di realizzare zone franche, le aree a regime fiscale agevolato per favorire lo sviluppo industriale e occupazionale. Bene. Pregherei, chi fa queste dichiarazioni, di leggere almeno i commi 340 e seguenti della legge Finanziaria 2007. In quei commi si parla di disponibilità di aree in cui collocare nuove industrie. Mi spiegano quei signori come si possono insediare nuove industrie nei Quartieri spagnoli?».
La Iervolino conferma che la scelta del Comune «è a Napoli est perché lì c´è il territorio e ci sono i giusti collegamenti per insediare nuove industrie». E aggiunge: «In ogni caso nessuna polemica. Certo, se ci danno dieci zone franche certamente non ci opporremo, ma il Comune aveva l´obbligo di dare indicazioni che rispondessero alle esigenze della legge e la nostra risposta è a Napoli orientale. Una scelta, peraltro, che abbiamo varato nei tempi giusti».
Una zona franca in città, dunque, in attesa che la Regione ratifichi entro il 15 maggio le decisioni emerse dalle città e dal Tavolo per il Mezzogiorno. Una zona franca a Napoli mentre per la seconda area in Campania, cancellati i Quartieri spagnoli, resta il ballottaggio Nola-Marcianise.
Modalità che comunque non convincono il sindacato. È la Cgil-Campania, soprattutto, a criticare il percorso già tracciato esprimendo in una nota «il proprio dissenso sul metodo che si sta seguendo e sul dibattito in corso rispetto alla questione delle zone franche, caratterizzato da una eccessiva enfasi e da una dimensione quasi catartica dell´insieme dei problemi che ci affliggono».
Per il sindacato «senza intaccare le specificità e gli obiettivi che lo strumento deve realizzare nel contesto di una politica di sviluppo, resta la contrarietà alla modalità che si sta seguendo che è più dettata da motivi di carattere politico, elettorale e di visibilità che da una valutazione prettamente economica e sociale».
«Sollecitiamo dunque il governo e la Regione - conclude la Cgil Campania - ad attivare il tavolo di concertazione propedeutico alla definizione di contenuti e finalità in attesa che sia definito il numero delle zona franche. Su questo le forze sociali e imprenditoriali sono parte fondamentale della decisione».
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28 aprile 2007
Corriere del Mezzogiorno
La proposta: ora concentriamo le risorse, fra due anni bissiamo
Cozzolino: meglio partire da una sola zona franca
L’assessore regionale: «L’area va scelta insieme con enti locali e parti sociali»
di Paolo Grassi
NAPOLI — «Tre zone franche urbane? Per ora sperimentiamo lo strumento su un’unica area. Poi, magari dopo due anni, si potrà raddoppiare o triplicare. Questa è lamia proposta. Un’idea semplice che parte da un dato di fatto: le risorse complessive che il governo indirizzerà alla Campania ammontano a circa dieci milioni di euro, ai quali si dovranno aggiungere il cofinanziamento paritario della Regione e gli sgravi comunali. Visto il quantum, insomma, per ottenere risultati seri bisogna concentrare». Andrea Cozzolino, assessore alle Attività produttive dell’amministrazione guidata da Bassolino, ossia il rappresentante dell’ente che dovrà decidere su come utilizzare la formula Zfu, prende una posizione netta. «La Regione dovrà stabilire i confini di questa zona franca urbana unica al termine del giusto percorso di concertazione con comuni, province e forze sociali — riprende l’esponente del Ds — L’importante è evitare lo stillicidio che già si intravede all’orizzonte, con i vari rappresentanti territoriali in guerra per ottenere le agevolazioni».
Poi un riferimento al centro storico di Napoli: «È un’area che Palazzo Santa Lucia vuole aiutare. Detto questo, le iniziative collegate alle Zfu non mi sembrano le più adeguate. Si può fare altro, magari attraverso il programma Urban e grazie all’utilizzo dei fondi europei». Fin qui Cozzolino, che peraltro lancia una proposta condivisa in parecchie stanze che contano dell’amministrazione regionale. Dal canto suo Pasquale Sommese, presidente della commissione regionale Urbanistica ritinene «giusta» la strada «di indicare l’area compresa fra Nola e Marcianise» per lo status di zona franca. «Mi pare — spiega il consigliere regionale dl — il giusto riconoscimento ad un territorio che soddisfa i criteri dello strumento e che merita di completare il proprio sviluppo economico anche con l’utilizzo dei vantaggi fiscali previsti».
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IL RETROSCENA / Stop al centro storico di Napoli
Zfu, a Roma si fa strada l’ipotesi del polo della logistica
di Rosanna Lampugnani
ROMA — La Campania ha in mano la chance per costruire il proprio futuro. Può scegliere le zone franche urbane ragionando strategicamente o muovendosi nella logica del piccolo cabotaggio, per accontentare le tante spinte territoriali. Questo il ragionamento che si sta facendo a Palazzo Chigi, dove l’altro giorno il sottosegretario Enrico Letta ha convocato le parti sociali e i rappresentanti delle Regioni meridionali per fare il punto anche sulle zone franche che Prodi e i suoi più stretti collaboratori ritengono debbano servire a «incentivare lo sviluppo economico endogeno, nell’ambito di una programmazione capace di intercettare investimenti per beni e servizi». E’ evidente, quindi, che in questa logica la zona franca individuata nel centro storico napoletano non ha senso. Restaurare palazzi, ripulire quartieri degradati appartiene all’esperienza francese, al Mezzogiorno italiano serve altro. Gli interventi per la riqualificazione urbana si possono fare utilizzando altri strumenti, quelli Urban, non gli incentivi destinati alle zone franche urbane che, in Campania, possono essere altre.
Di Napoli est si è detto e a questa si è aggiunta quella di Nola, piuttosto che di Marcianise (che potrebbe essere la terza se si sfila dal computo massimo il centro storico napoletano). Nola, con il Cis le 1000 aziende, i collegamenti ferroviari e autostradali è già oggi un interporto e centro economico importante. Se vi si interviene come zona franca e se la si collega a quella di Napoli est allora come si sottolinea a Palazzo Chigi davvero può diventare «la più importante piattaforma logistica dell’intero Paese».
Un’occasione straordinaria, osserva anche il forzista Paolo Russo, che non sfugge nemmeno ai vertici confindustriali nazionali e nemmeno al presidente Antonio Bassolino. Il quale per ora non è intervenuto ufficialmente nella discussione, perchè deve tenere insieme anche le richieste che arrivano dal territorio casertano, di cui è ben noto lo sforzo immane in atto per per la sua riconversione industriale. Caserta ha tutte le carte in regole per chiedere una zona franca urbana nel proprio territorio, ma sarebbe certamente altra cosa rispetto a Nola Napoli est, che di fatto diventerebbe un’unica zona franca. Le prossime settimane saranno fondamentali. Si vedranno i i tecnici dei ministeri allo Sviluppo economico e alle Politiche europee per delineare le modalità con cui poi le Regioni dovranno compiere le loro scelte. Certamente non verrà rispettato il termine del 15 maggio, in ogni caso il governo ha intenzione di chiudere la parte italiana del progetto entro giugno.
Nel frattempo emissari dei ministri Pierluigi Bersani ed Emma Bonino ragioneranno a Bruxelles con i tecnici della commissione europea per avere a settembre un progetto definitivo e approvato in sede europea ed essere pronti a inserirlo nella finanziaria 2008, nel caso ci fosse bisogno di risorse aggiuntive.
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26 aprile 2007
Corriere del Mezzogiorno
Napoli Est e centro storico, le opportunità
Servono due zone franche
di Attilio Belli
Torna oggi a riunirsi il Tavolo del Sud. Si discuterà di zone franche urbane.
Per Napoli, la Finanziaria ha indicato un «particolare riguardo per il centro storico», il Comune ha candidato l’area orientale, i sindacati avevano proposto l’area Nord. In Francia l’esperienza delle zone franche urbane si è ormai consolidata, arrivata com’è alla terza generazione (nel 2006 ne sono state aggiunte 15 nuove alle precedenti 85). Il governo ha assicurato la trasparenza, istituendo nel 2004 l’Osservatorio sulle zone urbane sensibili, che pubblica un rapporto annuale. Ne emerge una realtà caratterizzata dalla piccola dimensione (10 mila abitanti circa), costituita da imprese «micro o piccole», escludendo siderurgia, costruzioni navali, fibre sintetiche, costruzione di auto, trasporto su strada di merci. Le 100 zone coprono il 2,6% della popolazione totale. Lo strumento è rivolto soprattutto alla lotta all’esclusione sociale nei quartieri sfavoriti interessati dalle rivolte del 2005. Il regime di esoneri fiscali e sociali è sottoposto all’approvazione della Commissione europea, a tutela della concorrenza e del commercio internazionale.
Quando nel giugno scorso la richiesta francese è stata approvata dalla Commissione, le modifiche proposte sono state giudicate favorevolmente anche perché collocate in una strategia per la coesione sociale nei quartieri sensibili, a sostegno di uno degli obiettivi comunitari individuati negli articoli 2 e 3 del Trattato. In sostanza, il regime delle Zfu in Francia mira a intensificare programmi più vasti per l’impiego di giovani, per integrare azioni di rinnovo urbano e misure sociali (prevenzione, salute, inserimento professionale, integrazione).
Da noi, questo riferimento francese alla necessità d’un raccordo con una strategia generale dovrebbe suggerire a Ministero dello Sviluppo e regioni un rimando ai piani strategici promossi ora anche nel Sud. Il Piano strategico di Napoli ha costruito un quadro di senso, ha avviato una fase di ascolto e mobilitazione e propone oggi una sorta di renovatio urbis affidata a interventi che cerchino, per quanto limitati, di modificare il modo di funzionare dell’insieme. Le Zfu potrebbero servire ma, proprio sulla base dell’esperienza francese, dev’esser chiaro che non sono la panacea. Il piano strategico propone di utilizzarle come politiche attive e selettive da intrecciare con altri strumenti, riferiti all’ housing sociale, alla riqualificazione di insediamenti e infrastrutture, alle politiche su lavoro e formazione, all’inclusione e alle pari opportunità, alla sicurezza, alle nuove infrastrutture.
Serve non solo un’adeguata selezione dell’area, ma anche dei destinatari delle agevolazioni. In questa prospettiva, sembra possibile, data la rilevanza di Napoli nel Mezzogiorno, sostenere un ricorso alle Zfu sia nella zona orientale, sia nel centro storico.
Nella prima andrebbe perseguita l’esigenza di rivitalizzare il tessuto produttivo, ricercata la presenza di aree facilmente accessibili, connesse o da connettere a reti materiali e immateriali e collegate allo sviluppo della logistica, con un’attenzione alle imprese del settore tecnologico e della conoscenza, a sostegno anche della localizzazione d’imprese promossa dal ministro Nicolais. Nel centro storico non è più rinviabile una strategia generale, per la rigenerazione complessiva della città, come luogo urbano per eccellenza e non tanto come bene patrimoniale produttivo di rendita.
È un’eredità che va rigenerata rispetto all’economia della conoscenza, ad attività creative e d’intrattenimento di qualità, all’emersione di attività e servizi. Bisogna avviarne il recupero innescando punti d’innovazione «prudente», recuperando la sicurezza, sostenendo un turismo integrato con l’industria culturale.
E a questo processo potrebbero fornire un sostegno anche le Zfu.
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13 aprile 2007
Corriere del Mezzogiorno
Ossorio: aggiungere il centro storico all’area orientale
Zone franche urbane Napoli ne chiede due
Il sindaco di Caserta: «Una spetta a noi»
di Angelo Agrippa
NAPOLI — Ora si proverà a chiedere due zone franche urbane per Napoli, dato che una, quella indicata dalla giunta comunale per l’area di Napoli Est, potrebbe scontentare molti, compresi i presidenti delle quattro municipalità che il 5 marzo scorso avevano proposto all’unanimità, come perimetro della zona franca, il centro storico, patrimonio dell’Unesco.
Dunque, l’unico modo per evitare che i dissidi politici possano esplodere e spingere le municipalità contro l’amministrazione della sindaca Rosa Russo Iervolino, ecco l’ipotesi del raddoppio.
Un raddoppio, peraltro, che finisce per scontentare le altre province campane.
Nel frattempo, i presidenti delle municipalità napoletane I, II, III e IV Fabio Chiosi, Alberto Patruno, Alfonso Principe e David Lebro hanno convocato una conferenza stampa per domani alle 11,30 presso la sede di piazza Dante per contestare come «a tutt’oggi — scrivono — nessuno ci ha ancora convocato. Abbiamo ascoltato tante belle parole come decentramento, partecipazione ed altro. Ma solo oggi apprendiamo dalla stampa che la giunta comunale ha approvato un deliberato che indica come zona franca Napoli Est. Perché non indicare anche il centro storico, patrimonio Unesco? Siamo decisi — continuano i quattro — a portare avanti la nostra battaglia assieme ad intellettuali, artisti, associazioni e società civile che da tempo chiedono un rilancio complessivo del centro storico di Napoli».
I quattro presidenti si appellano al rispetto della proposta del deputato dell’Italia dei Valori, Giuseppe Ossorio,, approvata in Finanziaria, con la quale si stabilisce che «al fine di favorire lo sviluppo economico e sociale, anche tramite interventi di recupero urbano, di aree e quartieri degradati nelle città del Mezzogiorno, identificati come zone franche urbane, con particolare riferimento al centro storico di Napoli, è istituito un apposito fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009».
Ora, però, l’ipotesi della doppia candidatura di Napoli viene sposata anche dal parlamentare dipietrista, giacché anima l’appello che Ossorio ha rivolto ieri al viceministro Sergio D’Antoni: «Napoli — afferma l’esponente dell’Italia dei Valori — ha necessità di veder riconosciute due zone franche: non potrà esserci una prospettiva europea per la città se non si parte dal risana mento urbanistico del centro storico partenopeo e dal recupero dell’ex complesso industriale. Se ne faccia carico D’Antoni che ha sempre assicurato la fattibilità dell’estensione della zona franca urbana ad un’area che tenga conto dell’ex complesso industriale».
Ma da Caserta fa sentire la sua voce di protesta il sindaco, Nicodemo Petteruti: «Il nostro territorio — incalza Petteruti — non può essere considerato strategico solo quando diventa indispensabile al processo di decongestionamento industriale di Napoli. Si parla tanto di città continua e di area metropolitanai, eppure si punta esclusivamente a preservare le funzioni privilegiate per la città capoluogo regionale, escludendo Caserta e il suo territorio che oggi rappresentano il vero polo industriale e commerciale della Campania. Pertanto — conclude Petteruti — chiedo la convocazione di un tavolo interistituzionale di concertazione per elaborare proposte condivise ed eque in ordine all’assegnazione delle zone franche».
Ovviamente, il capogruppo dei Ds nel consiglio comunale di Napoli, Antonio Borriello, giudica «interessante e di grande rilievo strategico per lo sviluppo dell’intera città la scelta compiuta dalla giunta Iervolino di proporre al comitato interministeriale Cipe l’adozione di una zona franca urbana per l’area orientale di Napoli. Si tratta — prosegue il diessino — di una scelta che guarda a tutto il territorio napoletano». Infine, Borriello fa riferimento all’area Nord, per la quale — spiega — occorre la massima attenzione da parte del Comune di Napoli, della Regione Campania e del Governo nazionale affinché sia da subito istituita la società di trasformazione urbana attraverso la quale promuovere e rilanciare una dinamica di crescita economica dell’intera area». Il consigliere comunale di Forza Italia, Ciro Signoriello, invece, ritiene che la decisione della giunta Iervolino sia «riduttiva e cirscoscritta», non rientrando «in un progetto complessivo di rilancio delle periferie». Infine, d’accordo con il raddoppio proposto da Ossorio si dice Luciano Schifone, capogruppo di An in consiglio comunale: «Non è possibile scartare il centro storico dalla zona franca — commenta —. Si tratta di un’area che rientra nelle caratteristiche indicate nella Finanziaria e che ha le potenzialità per poter utilizzare i benefici fiscali per le piccole aziende artigianali».
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12 aprile 2007
Corriere del Mezzogiorno
Ieri la decisione. Gravano: sarebbe stato meglio Scampia
«Napoli Est zona franca. Lo ha voluto il Sindaco»
Santangelo annuncia: la giunta ha scelto
di Antonio Scolamiero
NAPOLI — «L’indicazione è stata del sindaco: Napoli Est è l’area nella quale attuare la zona franca urbana cittadina».
Tino Santangelo, vicesindaco, annuncia con queste parole la decisione del Comune, sancita da una riunione di giunta svoltasi ieri (la Iervolino era assente, impegnata a Roma per un summit dedicato alla questione stadio). «La proposta dell’onorevole Giuseppe Ossorio che, in Finanziaria, ha fatto indicare il centro di Napoli come zona franca? Certo che lo sapevamo — riprende Santangelo — ma, ripeto, l’indicazione del Comune è quella di Napoli Est». Per l’esattezza la proposta del repubblicano Ossorio è stata recepita all’articolo 18 della manovra economica varata a fine anno scorso: «Per favorire lo sviluppo economico e sociale — recita il comma 62 — anche tramite interventi di recupero urbano, di aree e quartieri degradati nelle città del Mezzogiorno, identificati quali zone franche urbane, con particolare riguardo al Centro Storico di Napoli, è istituito nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo economico un apposito Fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Il Fondo provvede al cofinanziamento di programmi regionali di intervento nelle predette aree». L’indicazione comunale di Napoli Est, peraltro, fu benedetta mesi fa anche dal governatore Bassolino e, di certo, non scontenta Palazzo Partanna, quartier generale degli industriali napoletani. Qualche mugugno, invece, arriva dal sindacato. Dalla Cgil per la precisione. Michele Gravano, segretario regionale, avrebbe preferito l’indicazione di Napoli nord. «Fermo restando l’impegno contuinuo per il rilancio dell’area orientale, prova ne sia la mole di investimenti pubblici in via di realizzazione nella zona (da ultimo la Cittadella della polizia), per il tipo di intervento delineato dalla Finanziaria sarebbe stato meglio proporre il perimetro che va da Scampia ad Arzano.
Un modo serio per legare i problemi di riqualificazione urbana e sociale ad agevolazioni fiscali per attrarre investimenti nazionali e internazionali».
Detto questo, se venisse confermata l’ipotesi di realizzare due zone franche urbane nelle regioni meridionali più grandi (quindi Campania compresa), si potrebbe riaprire qualche spiraglio per Napoli Nord. Naturalmente, però, bisognerebbe battere la concorrenza delle altre province regionali che, altrimenti, verrebbero tagliate fuori dal provvedimento. E Napoli centro? A Palazzo Santa Lucia pensano che si potrebbe puntare su agevolazioni di altro tipo, magari collegate alla defiscalizzazione delle opere di miglioramento urbanistico.
In termini tecnici, le zone franche urbane (Zfu) consistono in aree create in quartieri con più di 10mila abitanti, particolarmente svantaggiati: tasso di disoccupazione, proporzione dei giovani usciti dal sistema scolastico senza diploma, proporzione dei giovani di età inferiore a 25 anni e il potenziale fiscale dei Comuni interessati. Tali aree offrono una fiscalità di vantaggio a beneficio di piccole imprese allo scopo di imprimere dinamicità alla zona e contrastare la disoccupazione e delinquenza.
Tuttavia, per non creare uno squilibrio della concorrenza, il Governo francese — modello di riferimento — ha dovuto prendere una serie di impegni che si sono concretizzati in una revisione della disciplina per rispettare la definizione comunitaria di zona a fiscalità preferenziale. In Italia l’idea è di sgravare Irap e contributi previdenziali per chi investe nelle «Zfu» (parte statale) e, nel contempo, agevolare lo sviluppo attraverso diminuzioni o tagli completi delle imposte comunali.
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PORTO/Darsena di Levante
Lunedì, 5 febbraio 2007
il Mattino
«Subito la darsena o i cinesi vanno via»
di Emiliano Fittipaldi e Francesco Vastarella
«Del Terminal di levante ne parliamo da dieci anni, dal 1997. Noi di Msc e i cinesi della Cosco siamo pronti a mettere la nostra parte, circa 220 milioni di euro. Ma per ora gli enti pubblici, che dovrebbero investire il 50% del totale, non si sono ancora mossi. Bisogna far presto, o il governo di Pechino potrebbe decidere di puntare su altri porti, Anversa e Amburgo in primis». Pasquale Legora De Feo, amministratore delegato della Conateco, senza giri di parole punta il dito contro le lentezze burocratiche e la mancanza di decisionismo di governo ed enti locali. Che rischiano di far saltare il progetto della darsena di Napoli Est, un piano che permetterebbe - raddoppiando lo spazio destinato ai container - di aumentare sensibilmente il traffico merci del porto di Napoli, oggi sull’orlo della saturazione. Il piano prevede l’operatività della nuova darsena entro il 2010: in prospettiva degli investimenti privati, è stata già deliberata dal Comitato portuale la concessione per 50 anni proprio alla Conateco, il Consorzio napoletano terminal containers costituito nel 1995 dalle imprese marittime di Napoli con i colossi Msc e Cosco. «Con i soldi pubblici - 180 milioni - bisognerebbe aprire anche i cantieri per i servizi accessori retroportuali: snodi autostradali e tratte ferroviarie» spiega Legora De Feo. Grazie alla realizzazione della darsena Conateco prevede l’assunzione di 500 persone in più e nel frattempo si prepara a ordinare le gru destinate alla movimentazione dei container, otto per la nuova banchina e 34 per il piazzale. «Ma il ministero dell’Ambiente rallenta i tempi dei lavori a causa delle autorizzazioni sulla compatibilità ambientale. Speriamo che l’Unità speciale di Francesco Boccia ci convochi presto». Se Regione e Comune - questa la critica - non sembrano aver fatto pressioni sul governo centrale per velocizzare le procedure, la società italo-cinese punta molto sull’Autorità portuale di Francesco Nerli («stanno facendo tutto il possibile»), che pochi giorni fa ha ribadito che i progetti del terminal e del porto di Vigliena «vanno avanti». Per ora, però, è in corso solo la gara per la messa in sicurezza della falda acquifera e il circuito di raffreddamento della centrale di Napoli Orientale. Per la nuova darsena-contenitori (da effettuare mediante colmata «nonché rimozione colmata di Bagnoli») il bando è previsto per il prossimo giugno. Ma tutto dipende dalle decisioni del ministero di Alfonso Pecoraro Scanio. Oltre, ovviamente, dalla disponibilità economica della Regione Campania. «I partner della Cosco ogni anno chiedono l’autorizzazione al governo di Pechino per reinserire nel loro bilancio l’investimento previsto per la darsena», conclude il numero uno della Conateco. Il viceministro dei Trasporti cinese Wei Jafu ultimamente non ha infatti nascosto le sue preoccupazioni, anche perché per gli investimenti nella logistica servono tempi certi. Il sindacato, con Federico Libertino, responsabile regionale Cgil per i trasporti e componente del Comitato portuale, sembra ottimista. Libertino ricorda che nelle recenti visite delle delegazioni del governo e della regione a Pechino «è stato riconfermato l’impegno a investire». Dunque, «a Roma, come in Regione e al Comune, sanno bene l’attesa che c’è intorno al progetto». Secondo la Cgil la strada è stata spianata e, «completate le procedure, date le ultime risposte ai ministeri -chiosa Libertino - non resterà che accelerare per assicurarsi quote del traffico merci e poter competere a livello mondiale».
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L’INTERVISTA/ Nerli: regole complesse ma siamo al rush finale
«Abbiamo inviato qualche settimana fa le ultime precisazioni tecniche chieste dal ministero dell’Ambiente. Aspettiamo la risposta». Il presidente dell’Autorità portuale, Francesco Nerli, comincia con questa premessa. Resta il timore di altri intralci e pastoie burocratiche. «Avessimo scritto noi le regole per le procedure, probabilmente i lavori sarebbero finiti da tre anni. Però le varie Finanziarie hanno fissato procedure lunghe che, sia chiaro, non riaguardano soltanto il porto di Napoli ma tutti gli scali italiani, da Genova a Venezia a Livorno. In ogni caso, ci sono i soldi pubblici, e i privati al momento giusto saranno chiamati a metterci la loro parte. Sul progetto, su cui lavoriamo da quattro anni, c’è accordo da parte di tutti. Se qualcuno ha dei timori perché sa qualcosa in più, allora lo dica». La gara per i lavori si farà a giugno o ci saranno rinvii? «Giugno, certo, al massimo i primi giorni di luglio. Ma c’è da precisare che siamo già in gara. Ci sono i lavori propedeutici da fare, ovvero il nuovo circuito di presa d’acqua di raffreddamento per la centrale di Napoli Est e la messa in sicurezza della falda. Finita qusta fase si passerà alla gara definitiva».
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VIGLIENA/Acquario
un po’ di storia
Rassegna stampa Europa Concorsi -
OK Napoli
Rivista del mare
Lunedì, 5 Febbraio 2007
Repubblica - Napoli (e anche Napoli.com)
A Est nulla di nuovo
di Mimmo Carratelli
Riscatto morale, materiale e comunale di Napoli Est, terra di rogne e di chimere, di là del fumo tra i pochi alberi. Vent´anni dopo il sogno della Scandinavia partenopea (con i soldi del terremoto 1980) e a dieci dalla nascita della Società consortile Napoli orientale, il fantasma delle opere, quando tutti dicevano che a oriente fa acqua ‘a pippa, ecco l´acqua dell´Acquario annunciato ai giornali (fax vobiscum) con la firma dell´architetto valenciano Santiago Calatrava (ccà la trava e ccà ‘u sapone). Si festeggia a Palazzo San Giacomo: sciacqua Rosa ebbiva Agnese. Sette anni fa il manager etrusco Fabiano Fabiani abbandonò la società consortile A Est Nulla Di Nuovo dopo che imprenditori canadesi, modenesi e reggiani vennero, videro e se ne andarono. Anche l´esimio Antonio Scarpetta, amministratore della Fox Bit, azienda di progettazioni, proclamandosi “ingannato dalle planimetrie del Comune” e protestando che a Napoli “troppe persone parlano e nessuno fa”, se ne andò lasciandoci alle nostre miserie e nobiltà. Il ciuffo di Montezemolo annunciò: investire a Napoli Est non conviene. La variante della zona orientale è una scatola vuota, dichiararono i sindacati rompendo tutte le scatole. Ma il magico Francesco Nerli, l´uomo del Porto accanto, assumendo il comando di Napoli Est fra le beccate di Enrico Cardillo, le scomuniche di Rocco Papa, i bargigli di Nicola Oddati («basta chiacchiere da pollaio») e Rosa che gli toglieva le spine, leggeva finalmente nell´Ecosfera, azienda di progetti supremi, il presente e il futuro dell´area orientale. Risvegliatosi l´entusiasmo, la riscossa di Napoli Est fu paragonata alla resurrezione di Dresda dalle bombe, alla rinascita di Londra dalle V2 e fu segnalata ad esempio la Development Agency, poi trionfò la suggestione dei Paesi Bassi con la previsione di isole rialzate (polder) dove edificare, infine il polo high-tech scambiato malevolmente per una partita di ping-pong. Ora tra il dire e il fare c´è di mezzo l´Acquario col Porto Fiorito (se son rose fioriranno) per 750 barche, e, quando verrà il tempo in cui saranno giudicati i vivi e i morti, ci saranno il Campus universitario, l´Ospedale del mare, la Cittadella della polizia, alberghi, piscina, cinema, eliporto, e la Darsena di levante nell´umiliazione dei depositi petroliferi. Il 16 novembre 2004 il vicesindaco Rocco Papa disse: «Napoli Est corre più veloce di Bagnoli». Dopo questo orgoglio atletico, Papa è stato confinato a Bagnolifutura così imparerà a correre a ovest.
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Martedì, 30 Gennaio 2007
Repubblica - Napoli
L´INCARICO/Calatrava firmerà il progetto per l´acquario di Vigliena
L´acquario di Vigliena sarà firmato da Santiago Calatrava, uno dei maestri dell´architettura contemporanea, già realizzatore del più grande acquario d´Europa (80 mila metri quadri) a Valencia, la sua città. Nelle intenzioni della giunta si tratta di un progetto destinato a far decollare l´area di Napoli est: esercizi commerciali, un centro di ricerca, bar e ristoranti. Tutto a ridosso del futuro porto turistico, i cui lavori però non sono ancora partiti.
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Corriere del Mezzogiorno
Acquario a Napoli Est. Il progetto a Calatrava
NAPOLI — Sarà Santiago Calatrava, architetto valenciano che ha realizzato il più grande acquario d’Europa proprio nella sua città (nella foto), a progettare l’acquario di Napoli. L’incarico gli è stato affidato dai privati, con in testa il gruppo «Costa», che realizzaranno l’acquario a Napoli Est nella zona di Vigliena.
Dove peraltro verrà realizzato anche il porto per 750 barche.
Nelle prossime due settimane dovrebbe essere già pronto il progetto preliminare dell’acquario, anche se i lavori non dovrebbero partire prima della prossima estate.
Se non oltre.
Al progetto sta lavorando da circa due anni l’assessore allo Sviluppo, Nicola Oddati. L’acquario è parte integrante del progetto ben più ampio di riqualificazione della zona orientale della città. Un progetto che però ancora non decolla, anche se all’acquario, che inizialmente doveva essere sul genere di Barcellona, poi di Genova, oggi di Valencia, è stato detto praticamente tutto e il contrario di tutto. Oggi però, con la scelta dell’architetto, peraltro di colui che ha fatto il più grande acquario d’Europa, le cose sembrano avviarsi su una strada più concreta. (Pa.Cu.)


