06_Bagnoli
gennaio - marzo 2007 aprile - …
31 marzo 2007
Repubblica - Napoli
LA POLEMICA/Bagnoli molte domande senza risposta
di Daniela Lepore*
Capisco che i politici napoletani, specie di centrosinistra, siamo impegnati da emergenze e congressi. Tuttavia, permetteranno che si desideri un cenno di risposta alle questioni poste dall´appello su Bagnoli, promosso da cinquanta persone e successivamente firmato da molte altre, che ne condividevano impostazione e contenuti. Perché sono passate due settimane, da quando “Repubblica” ha reso noto quel testo - che chiede più trasparenza sulle decisioni da prendere e sulla attuazione di quelle già prese - e tutto va come sempre: voci e notizie vaghe, nient´altro. Al punto che mi chiedo se - dopo tanti discorsi sull´ascolto - per avere risposte politiche, in questa città, siano obbligatori o i cortei o le raccomandate con ricevuta di ritorno.
Quando l´appello su Bagnoli è nato, sembrava che ci fosse di nuovo una spinta a mettere in discussione i piani esistenti. Questa almeno era l´impressione. In pochi giorni, però, i dubbiosi sul destino della colmata si sono ritirati. Il professor Benedetto Gravagnuolo ha chiarito che la sua ipotesi era virtuale, il vicesindaco attuale e quello precedente sono tornati silenziosi.
I portatori di interessi speculativi, per parte loro, tacciono da sempre, che notoriamente è una strategia conveniente. Dunque nessuno vuole cambiare rotta (almeno non ufficialmente): il tema non è in agenda, come si dice. È in agenda la scelta del luogo dove spostare i materiali della colmata. Di questo, dopo gli incontri romani, si occupa il gruppo tecnico composto da ministero, Autorità portuale, Sviluppo Italia e Commissariato alle bonifiche.
Il Comune di Napoli non partecipa al tavolo: ne accetterà il verdetto (si presume). Del resto, il sindaco ha chiarito che l´amministrazione è interessata solo alla rimozione della colmata. Si può quindi dedurre – per quanto sia un po´ curioso – che i progetti per la darsena di Levante sono non solo di competenza, ma anche di interesse esclusivo, del dottor Nerli, presidente dell´Autorità portuale.
Poi c´è stato il consiglio comunale, dove di Bagnoli si è solo iniziato a parlare, e solo dopo aver deciso su via/piazza Bettino Craxi. A quel punto, però, il sindaco ha abbandonato l´aula, il vicesindaco non ha parlato causa tempo e infine, come accade spesso, è mancato il numero legale. Ancora. Mentre si rinviavano decisioni e discussioni, si leggevano nei giornali nuove cose sconcertanti. Due esempi.
Il sottosegretario Casillo chiedeva (21 marzo) se l´ipotesi della colmata a Piombino non nasca per caso dall´esigenza di riempire un buco in una operazione in atto a La Spezia. E il cittadino ben informato si domandava perché un sottosegretario (non un passante) pone questo interrogativo dalla pagina delle lettere di “Repubblica”, invece di chiarirsi le idee nelle sedi del governo di cui è parte. Qualche giorno dopo, il professor De Vivo (”Repubblica”, 25 marzo) - dopo avere spiegato perché è normale che il soil washing a Bagnoli funzioni male - si interrogava sui controlli: ha utilizzato l´Arpac protocolli internazionali? O ha solo preso atto delle certificazioni di Bagnolifutura? E qui il cittadino preoccupato si chiedeva cosa leggere fra le righe. Il professore teme che tutte le bonifiche siano una presa in giro? Ma allora perché non lo dice più chiaro? In ogni caso, com´è che nessuno gli risponde?
Si potrebbe continuare, perché a tutt´oggi chi vuole capire cosa accade a Bagnoli deve contentarsi di sapere che l´assemblea di Bagnolifutura slitta, che il tavolo tecnico si è riunito (e allora?) o che il consiglio comunale su Bagnoli si farà, prima o poi. Perché ora sono all´odg altri temi urgenti, compresa la improrogabile “promozione di iniziative inerenti la famiglia fondata sul matrimonio”. Né si riescono a capire gli argomenti di Umberto De Gregorio. Che (”Repubblica”, 25 marzo) invocava una politica più responsabile, che decida da sola, e rapidamente. Anche cose imperfette. Perché il meglio è nemico del bene, e le correzioni sono preferibili alle mediazioni infinite. Tuttavia molti studi dicono il contrario. In campo ambientale, non sempre le scelte sbagliate sono reversibili. E nel campo del decision-making, non decidere è solo un modo di decidere. Che si usa quando sono impossibili (o scomode) altre strade: in assenza di risorse o in presenza di troppe “soluzioni” in conflitto. Cioè spesso.
Continuo quindi, modestamente, a pensare che istruttorie rigorose e concertazione trasparente - che sono cose assai diverse da assemblearismo e mediazioni confuse - potrebbero aiutare a decidere meglio, in modo più giusto e più efficace. Proprio l´esperienza di Bagnoli, del resto, insegna che il decisionismo non funziona troppo bene. Che le politiche varate (relativamente) in fretta - in nome di un interesse pubblico astratto o per cogliere occasioni - non riescono a diventare cose. Che i nodi non sciolti tornano al pettine, e conducono a situazioni di stallo.
Si potrebbe, allora, almeno provare davvero un altro metodo, prima di dire che non va bene: dare qualche risposta chiara, promuovere un vero dibattito pubblico. O si pensa che i napoletani debbano, come sempre, arrangiarsi anche per capire e discutere? Certo qui gli inciuci, nel senso originario del termine, non mancano, e i bar neppure: però la democrazia prevede altre forme.
*L´autrice è presidente dell´associazione “Decidiamo insieme”
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30 marzo 2007
News Bagnolifutura
Si è svolta presso il Ministero dell’Ambiente la riunione tecnica, presieduta dal Capo di Gabinetto Giancarlo Viglione, sulle diverse ipotesi progettuali relative alla rimozione della colmata di Bagnoli. All’incontro erano presenti il Vice Sindaco di Napoli Sabatino Santangelo, il Capo della Segreteria del Presidente della Regione Campania Gianfranco Nappi, il Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini, il Sub Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque nella Regione Campania Arcangelo Cesarano, l’Amministratore Delegato di Bagnolifutura Carlo Borgomeo, il Vice Presidente di Bagnolifutura Casimiro Monti, il rappresentante dell’Autorità Portuale Cascone e l’Amministratore Delegato di Sviluppo Italia bonifiche Luigi Bosso. Nel corso della riunione sono stati illustrati i dettagli delle due proposte dal punto di vista dei tempi necessari e dei costi: quella del conferimento dei materiali della colmata nella Darsena di levante del porto di Napoli e quella del conferimento a Piombino. In particolare, l’Autorità Portuale si è riservata di produrre ulteriore documentazione mentre Sviluppo Italia ha riferito che il suo progetto, che prevede il conferimento a Piombino, riguarda il ripristino della linea di costa e la rimozione della colmata secondo quanto previsto dal Piano urbanistico attuativo della città e quindi comprende anche la bonifica dei fondali, la rimozione dei pontili, la bonifica e il ripascimento della spiaggia. Il tavolo tecnico, accertata la fattibilità delle due ipotesi e ribadita la priorità della rimozione della colmata, ha condiviso l’esigenza che i due progetti tengano conto, in ogni loro aspetto, dei tempi e dei costi della trasformazione urbana del sito: questo consentirà un giudizio complessivo sull’impatto. Si è pertanto dato mandato a Bagnolifutura di incontrare la prossima settimana Sviluppo Italia e l’Autorità Portuale. All’esito di questi incontri Bagnolifutura trasmetterà una nota al Ministero dell’Ambiente entro la giornata di giovedì 5 aprile. Successivamente, il Ministero dell’Ambiente riconvocherà il tavolo politico-istituzionale per la decisione definitiva, che terrà comunque conto dell’esigenza dell’Autorità Portuale di realizzare la darsena di levante.
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Il Mattino
Roma conferma: via la colmata
Chi rimuoverà la colmata di Bagnoli? La decisione sarà presa entro il 5 aprile. Questo quanto deciso nella riunione tecnica di ieri al ministero dell’Ambiente. Presenti il presidente dell’Autorità portuale, Francesco Nerli, il subcommissario alle bonifiche, Arcangelo Cesarano, il vicecapo di gabinetto del ministero, Giancarlo Viglione, e l’amministratore delegato di Sviluppo Italia attività produttive, Luigi Bosso. La novità più rilevante è il coinvolgimento di Bagnolifutura nella vicenda relativa alla rimozione della colmata. Il tavolo tecnico ha infatti accertato la fattibilità delle due ipotesi e ha ribadito la priorità della rimozione della colmata. A far decidere per un progetto piuttosto che per un altro sarà la valutazione dei tempi e dei costi della trasformazione urbana del sito. Si è pertanto dato mandato a Bagnolifutura di incontrare la prossima settimana Sviluppo Italia e l’Autorità Portuale. Successivamente Bagnolifutura trasmetterà una nota al ministero dell’Ambiente entro giovedì 5 aprile. Intanto l’Autorità Portuale si è riservata di produrre ulteriore documentazione mentre Sviluppo Italia ha riferito che il suo progetto, che prevede il conferimento a Piombino, riguarda il ripristino della linea di costa e la rimozione della colmata secondo quanto previsto dal Piano urbanistico attuativo di Napoli e quindi comprende anche la bonifica dei fondali, la rimozione dei pontili, la bonifica e il ripascimento della spiaggia. In una fase successiva ci sarà un vertice tecnico sulla darsena di levante. (sa.sa.)
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Il Denaro
Colmata di Bagnoli, 7 giorni per decidere
di Sabrina Milano
Entro giovedì 5 aprile si saprà il destino della colmata di Bagnoli. E’ quanto è emerso dalla riunione tecnica di ieri al ministero dell’Ambiente, durante la quale sono stati discusse due proposte, quella del conferimento dei materiali della colmata nella Darsena di levante del porto di Napoli e quella del conferimento a Piombino. «L’Autorità Portuale - si legge nel comunicato emesso dal ministero al termine della riunione - si è riservata di produrre ulteriore documentazione mentre Sviluppo Italia ha riferito che il suo progetto, che prevede il conferimento a Piombino, riguarda il ripristino della linea di costa e la rimozione della colmata secondo quanto previsto dal Piano urbanistico attuativo della città e quindi comprende anche la bonifica dei fondali, la rimozione dei pontili, la bonifica e il ripascimento della spiaggia».
A Bagnolifutura toccherà valutare entro giovedì 5 aprile che impatto possono avere i due progetti alternativi elaborati da Sviluppo Italia e dall’Autorità Portuale di Napoli per la rimozione della colmata a mare sulla trasformazione urbana di Bagnoli. Questo è quanto ha stabilito il tavolo tecnico che si è svolto ieri al ministero dell’Ambiente, presieduto dal Capo di Gabinetto Giancarlo Viglione e composto da: il vice sindaco di Napoli, Sabatino Santangelo, il capo della segreteria del presidente della RegioneCampania, Gianfranco Nappi, il direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini, il sub commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque della RegioneCampania, Arcangelo Cesarano, il rappresentante dell’Autorità Portuale di Napoli, Massimo Cascone, l’amministratore delegato di Sviluppo Italia Attività Produttive, Luigi Bosso. Una valutazione che fornirà un elemento in più per la decisione definitiva che sarà presa al tavolo politico istituzionale. “Certamente — commenta l’amministratore delegato di Bagnolifutura, Carlo Borgomeo — è una buona notizia per la città e per la trasformazione urbana dell’ex area industriale dell’Italsider se la colmata viene rimossa, la linea di costa ripristinata e i fondali marini bonificati”. “Una bonifica complessiva in tempi — aggiunge Casimiro Monti, vicepresidente di Bagnolifutura — ridotti consentirà di valorizzare i suoli che verranno venduti all’asta ai privati”. Raggiunto telefonicamente, Francesco Nerli, prediente dell’AUtorità portuale di Napoli, commenta: “Che dire? Stanno continuando i tavoli tecnici a conclusione dei quali prenderemo decisioni insieme al Comune di Napoli, al Ministero dell’Ambiente: è tutto ancora da decidere. Nessuno si sbilancia sui due progetti alternativi ma è evidente che l’ipotesi che si fa strada è quella di una rivisitazione del piano elaborato da Sviluppo Italia e che venga contemplata allo stesso tempo anche la possibilità di colmare con materiali alternativi alla colmata a mare di Bagnoli la Darsena di Levante. Il progetto dell’Autorità Portuale di Napoli, predisposto da un accordo di programma del 2003, riguarda la realizzazione della darsena di levante mediante la colmata di Bagnoli quello di Sviluppo Italia invece predilige la darsena di Piombino per accogliere i materiali della banchina di cemento dell’ex area industriale e prevede anche la bonifica dei fondali e il ripristino della linea di costa. Cento quindici milioni di euro sono stati stanziati dal Ministero dell’Ambiente per realizzare il trasferimento a Piombino della colmata e ripristinare la balneazione delle acque. Adesso nel confronto si aggiungono altri elementi. Il piano elaborato da Sviluppo Italia rimuove ben 1 milione e 200 mila mc di colmata mentre quello messo a punto dall’Autorità portuale di Napoli solo 900 mc, ossia una parte della banchina inquinata, quanto basta per colmare la darsena di levante. Entro il mese di giugno del 2008, sempre secondo il progetto di Sviluppo Italia, la colmata sarà rimossa e anche la balneabilità di Bagnoli ripristinata solo il ripascimento delle spiagge terminato entro il giugno del 2009.
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28 marzo 2007
Repubblica - Napoli
Troppi errori nella storia di Bagnoli
di Aldo Loris Rossi
“Napoli, città non d´industria ma di consumo” (Benedetto Croce, 1924) non riesce a correggere il suo tradizionale ruolo parassitario che si esprime in due tecniche di governo del territorio premoderne. La prima nega l´evidenza dei problemi, rinvia le soluzioni, dilata i tempi di esecuzione. Quando i problemi sono incancreniti al punto giusto, scatta la seconda, opposta e complementare: il ricatto dell´emergenza. La vicenda Bagnoli oscilla tra queste fasi.
Il primo settembre ‘91 l´Italsider chiude. Ma due anni prima l´Iri progetta uno sfruttamento intensivo dell´area: un porto turistico tra i due pontili, un centinaio di fabbricati anche sulla colmata, una striscia verde lungo il costone mai soleggiato di Posillipo (Gregotti, Leon, Secchi, in Rassegna, 42/2 giugno ‘90). Nel ‘94, l´assessore Vezio De Lucia sposta il porto a La Pietra, elimina la colmata, ma conferma gli insediamenti urbani nella piana. L´anno seguente, accetta le critiche al porto (non ha spazi a terra), ma ripiega sul progetto Iri: ritornano il porto di 700 barche tra i due pontili e i fabbricati anche sulla colmata, ignorando l´inquinamento denunciato nel´88 (”L´utopia realizzabile”, pagina 142 e seguenti). In merito al porto assicura: «Si tratterebbe di riconvertire ad uso turistico, tramite un accorto restauro, le infrastrutture del porto industriale costruito dall´Italsider»; precisando: «I relativi servizi dovranno essere ospitati nel corpo del pontile grande» in «un doppio livello» (Variante per la zona occidentale, pagina 111). Ma è un infortunio tecnico. In quel sito, investito in pieno da libeccio, non c´è mai stato un porto industriale. L´assessore confonde il pontile alto 8 metri sul livello del mare che lo sottopassa, con un molo chiuso che, viceversa, lo blocca. Inoltre, nel pontile sostenuto da una selva di piloni, non è possibile inserire alcunché; e, qualora si realizzassero volumi, sarebbero spazzati via dalla prima mareggiata.
Questi clamorosi errori sono evidenziati in un Manifesto (‘95) firmato da 54 personalità tra cui: Eugenio Bennato, Achille Bonito Oliva, Massimo Caprara, Giulio De Luca, Geppy Rippa, Michele Serio, Vittorio Sgarbi, Turi Vasile. Esso ha un effetto decisivo. In consiglio comunale, il progetto dell´assessore è mutato da un maxiemendamento bypartisan (delibera n°14 del 15-1-96) che arretra gli insediamenti urbani a un chilometro dal mare per creare un parco verde di 120 ettari, come nel progetto Econeapolis (‘86-´94).
Nello stesso anno due atti confermano questa scelta: la creazione della Bagnoli s.p.a per bonificare l´area entro il ‘99 e la Legge 582/96 che prescrive “il risanamento … e la rottamazione delle aree fino alla profondità interessata dall´inquinamento”. Nel ‘97 il ministro dell´Ambiente ricorda all´amministrazione: «L´eliminazione del porto dalla spiaggia, la demolizione dei due pontili e lo smantellamento della colmata di detriti» (Repubblica, 7 marzo ‘97). La questione sembra risolta. Ma, contro la legge e l´equilibrato piano approvato dal Consiglio, iniziano le manovre culminanti nel Pue che ripropone porto, pontile e colmata, con un´aggravante. Se nel progetto dell´assessore i fabbricati sulla colmata si affacciavano sul porto tra i due pontili, il Pue, per collegare il porto ai fabbricati arretrati dalla costa, costringe il mare a penetrare nella spiaggia per oltre mezzo chilometro, squarciandola. Questa soluzione è battezzata: porto-canale. Ma si tratta di un falso. Un porto-canale nasce alla foce di un corso d´acqua, ma lì non c´è alcun fiume o canale. Questa scandalosa trovata comporta: lo scavo di un´area di 600×124 metri pari a 7 campi di calcio, spessa circa 7 metri, per metà nel fondo marino inquinato; un analogo scavo nell´avamporto; una palificata perimetrale di 2 km con pali da 10 metri di altezza e uno di diametro, inchiodati nel fondo marino; la cementificazione del pontile inutilmente restaurato (900 m); la costruzione di un nuovo molo (700m) e un antemurale (200 m); la rimozione di mezzo milione di metri cubi di materiale inquinato; costi abnormi. Con l´America´s cup, lo scavo è raddoppiato a 14 campi di calcio (600×250 m).
Ma in tale opera faraonica, cosa accade al sedicente porto-canale privo del flusso naturale dell´acqua? Esso nasce con quattro patologie congenite: sarà soggetto a insabbiamento permanente, perché affiancato alla spiaggia; l´acqua ristagnerà imputridendo, se non mossa artificialmente; nel porto stretto sarà difficile manovrare le barche, perciò l´America´s cup lo raddoppiava; esposto alla traversia dominante di libeccio, sarà arduo entrarvi con tale mare.
Di questo disastro annunciato si avvede in extremis l´amministrazione approvando col Pue tre ordini del giorno (2003) per verificare, attraverso modelli in vasca, “l´agibilità navigazionale del porto, il progressivo insabbiamento dell´imboccatura, l´assenza di circolazione del corpo idrico”. Ma tali verifiche, di capitale importanza, non sono effettuate, per cui il bubbone del falso porto-canale presto scoppierà. Intanto si persevera nell´errore di considerare separati colmata e porto canale, in realtà, interconnessi. Chi conserva la colmata dovrà sventrarla per realizzare il falso porto-canale situato alla radice del pontile restaurato; il quale dovrà essere cementificato e trasformato in una diga alta circa 16 metri (8 sul medio mare e altrettanti sotto) pari a un edificio di cinque piani lungo 900 metri. Inoltre, lo sventramento impatterà non solo con l´inquinamento da idrocarburi dei fondali, fatalmente messi in circolazione; ma con i gas idrotermali del sottosuolo, oggi evidenti dalle fumarole uscenti dall´Istituto Nautico sulla spiaggia. Insomma, si provocherà un dissesto ecologico a catena non accorgendosi, peraltro, che tale porto è un doppione di quello bimillenario di Nisida, non inquinato, con un migliaio di barche, destinabile, a costi irrisori, a polo velico di interesse mondiale. In conclusione l´annosa vicenda di Bagnoli rivela un´amara verità: l´intollerabile ritardo è dovuto a errori tecnici, furbizie, inadempienze che, violando la legge 582/96, hanno travolto il corretto piano varato dal Consiglio nel ‘96. Pertanto non si uscirà da tale labirinto se l´Amministrazione non effettuerà le verifiche suddette, dal cui esito dipenderà il destino del falso porto-canale e dell´intera area; e se continuerà a ostacolare l´azione ministeriale orientata da 11 anni a disinquinare l´area e a “ripristinare la morfologia naturale della costa”, da riservare alla balneazione, restituendo credibilità alle istituzioni e fiducia ai cittadini.
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Corriere del Mezzogiorno
Parla l’architetto che ha consegnato il progetto preliminare (ridimensionato) del parco urbano
Cellini: «Bagnoli è arida come la luna»
«Per rendere fertili i suoli serve un milione e mezzo di metri cubi di humus»
di Patrizio Mannu
in prima
«Il suolo di Bagnoli è sterile. Mi ricorda il paesaggio lunare», afferma l’architetto e preside della facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, Francesco Cellini. L’esperto ha ieri consegnato a Bagnolifutura il progetto preliminare del parco urbano dopo averlo rivisto così come la Stu gli aveva chiesto. Una « revisione » che ha interessato le essenze arboree («saranno messi a dimora platani, querce e pioppi», dice) e ridimensionato laghetti e fontane («ridotte le superfici del 30%», afferma il prof). Ma come si farà a rendere fertile il suolo arido di Bagnoli? «Occorrerà trasportarvi humus — spiega Cellini — vale a dire terreno fertile. Ne servirà un milione e mezzo di metri cubi». Tempi? «Magari un paio d’anni per poter girare nell’area verde di Coroglio. Un parco che, ovviamente, non sarà quello che i napoletani vedranno fra 20 anni al suo massimo splendore».
NAPOLI — Il progetto preliminare del parco urbano di Bagnoli è pronto; ieri il plico di quella che può essere considerata una copia pilota, inviata dall’architetto Francesco Cellini, è arrivata sui tavoli della Stu. Occorrerà che Bagnolifutura gli dia una scorsa, emendi laddove necessario qualcosa, prima di emettere l’ok definitivo. «In settimana — dice il progettista — lo studio è chiuso». Insomma, la zona a verde che abbellirà gran parte (150 ettari) dell’area ex Italsider ha una sua fisionomia di principio. «Rispetto all’impianto originale del concorso di idee, il preliminare ha modificato, per le necessità sopraggiunte, poco. Questioni tecniche che a occhio nudo quasi non si vedono ma che ci sono. Il progetto è costituito da cinque lotti: dove e come si interverrà è una decisione che spetta al Comune di Napoli», afferma Cellini, architetto e preside della facoltà di Architettura all’Università Roma 3.
Preside, partiamo dalle modifiche necessarie. Di cosa si tratta? «Prima di tutto, la superficie dei laghetti e delle fontane presenti nel parco. Abbiamo dovuto ridurle del 30%. Inoltre, abbiamo lasciato in parte, quale reperto di archeologia industriale, una tettoia; quella dove oggi vengono ammassati i materiali della bonifica. E’ molto bella, in un primo tempo s’era deciso di abbatterla noi abbiamo proposto di salvarla».
Un parco è fatto di essenze arboree, cosa troveranno i napoletani.
«Dirlo in due parole non è possibile, un parco è un insieme di strategie. Diciamo che saranno messe a dimora decine di migliaia di miscele. A seconda delle zone pianteremo querce, platani, pioppi».
C’era anche un roseto nel progetto… «E c’è ancora. Sarà uno dei più grandi d’Europa, veramente molto bello. Un vivaista della Lucchesia fornirà centinaia di specie diverse di rose».
Sul quel suolo c’era un’acciaieria. In che condizioni è oggi il terreno? «Sterile. Lo definirei un paesaggio lunare. Per capire, basta che pensiate a una landa che ha in superficie cemento armato triturato. Oggi buono al massimo per farci atterrare gli aerei».
Impossibile, quindi, che ci cresca alcunché. Come si farà, allora? «Occorrerà portarvi humus utile alla crescita delle piante. Terreno fertile, diciamo». Bisognerà ricoprire l’intera area? «Sì, tutti i 150 ettari» . Un’impresa ciclopica. «Infatti. Basta fare un piccolo calcolo matematico: un metro quadrato di terra vegetale — vale a dire quello strato superficiale fertile e prezioso di circa 60 centimetri — per 150 ettari, corrisponde a un milione e mezzo di metri cubi di terreno. Una quantità introvabile sull’intero pianeta. All’interno del parco è stato ipotizzato il posizionamento di un sito di compostaggio che tratterà humus da materiali vegetali. Ad esempio i residui della potatura degli alberi, o il tagliato dell’erba dei parchi di Napoli. Ebbene, opportunamente lavorati produrranno materiale fertile».
E’ una sua idea quella dell’impianto di compostaggio? «No, fu una delle richieste avanzate da Giuseppe Pulli, dirigente del Dipartimento autonomo ambiente del Comune».
Il terreno del parco urbano è risultato inquinato da cosa? «Da idrocarburi e metalli pesanti. Questi ultimi soprattutto». Si parlava anche di catrame; ingenti quantità, tanto da rendere difficile ogni intervento sul suolo. «Io di catrame non ne ho trovato. Eppure Bagnolifutura mi forniva di volta in volta gli esami della bonifica e i materiali che impregnavano il terreno. Ripeto, soprattutto metalli pesanti. Lo si sta pulendo, grazie ad una tecnica complessa di emunzione che, detto in due parole, lava il terreno. E’ un po’ come sciacquare e strizzare una spugna in conti nuazione. Alla fine si pulisce».
Che tempi prevede per la realizzazione del parco? «Difficile dire. Non spetta a me, visto che ho redatto solo il progetto preliminar e e non quello esecutivo. Occorre conoscere il destino di quelle strutture che ricadono nel parco o ne sono ai limiti. La città della musica. Sarebbe stupido realizzarla dopo il parco. Sono interventi che vanno fatti in parallelo. Anche la colmata, non ho idea se resta o meno. Ma la sua presenza o la sua assenza vanno incastonati strategicamente nel parco. Se c’è o meno ha la sua importanza e quel lotto di parco nei pressi della colmata dovrebbe essere realizzato in situazione di certezza».
Per pura discettazione accademica, una stima dei tempi? «Magari un paio d’anni per poter girare nel parco. Un parco che, ovviamente, non sarà quello che i napoletani vedranno fra 20 anni. Anche a Barcellona c’è una area simile, i cittadini ci girano già oggi ma non è quello che fruiranno al suo massimo splendore».
Che idea s’è fatto dell’operatività di Bagnolifutura? «Da romano, quindi da persona esterna agli equilibri che la politica impone, mi sembra una struttura efficiente. Non ho avuto l’impressione di una società allo sbando. In certe occasioni a Roma ho lavorato peggio».
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25 marzo 2007
Repubblica - Napoli
L´ANALISI /I tempi lunghi della politica
di Umberto De Gregorio
C´è chi pensa (ad esempio Marco Rossi-Doria nell´articolo su queste pagine pubblicato il 18 marzo) che il nodo politico irrisolto che impedisce lo sviluppo nella nostra città sia che «la politica decide da sola», ossia che non esiste un vero processo democratico nella formazione delle decisioni. E c´è chi pensa che il nodo politico nel nostro territorio sia esattamente l´opposto, ovvero che la politica non decide da sola (nel senso che è troppo condizionata da fattori esterni) o, peggio, che spesso non decide affatto.
Sono due concezioni diverse della democrazia che si contrappongono da anni all´interno della sinistra: la prima teorizza che le decisioni, per essere credibili, devono passare per un processo democratico vissuto dal basso; la seconda che le decisioni devono essere prese “autonomamente” dai rappresentanti politici eletti dal popolo, che lo sviluppo capitalistico non consente – se non in limitati casi – un coinvolgimento diretto del popolo nelle decisioni. I sostenitori della prima tesi sostengono ad esempio che le decisioni prese relativamente alle questioni Bagnoli e rifiuti non riescono a conquistare il consenso popolare e quindi ad imporsi sul territorio, proprio perché partorite troppo in fretta ed in tavoli troppo ristretti, senza il necessario coinvolgimento popolare. I sostenitori della seconda tesi sostengono esattamente il contrario: ovvero che il metodo di formazione delle decisioni su tali questioni è stato inficiato sin dall´origine proprio dall´eccessivo uso di compromessi e mediazioni, che la politica ha peccato d´efficienza, si è lasciata troppo intimorire dall´ansia di non scontentare nessuno, ha deciso troppo poco e troppo poco in fretta.
Insomma mentre per alcuni occorre una svolta che consenta maggiore partecipazione popolare nelle decisioni strategiche relative allo sviluppo della città, che occorre discutere tutti assieme (e non solo tra politici); per altri quest´impostazione rappresenta esattamente l´estremizzazione di un male da combattere. La politica è distante dalla sensibilità dei cittadini: su questo concordano tutti. Ma perché ciò accade? Perché i cittadini vogliono essere coinvolti di più o piuttosto perché i cittadini vogliono che i politici facciano davvero il loro mestiere (assumere decisioni nell´interesse generale) e sono stanchi e sfiduciati delle estenuanti ed eterne trattative, anche con l´opinione pubblica, che concludono poco e male?
Il problema di dove dislocare una discarica non si risolve con assemblee infinite dove ognuno fa il legittimo tifo per il proprio Comune, ma con scelte ponderate, a tavolino, di costi-benefici tra siti alternativi, che presuppongono tuttavia il coraggio d´assumere decisioni sgradite a qualcuno e, soprattutto, l´autorevolezza morale d´assumerle. Il basso tasso di democrazia nel nostro territorio non è ravvisabile nel difetto di partecipazione popolare, ma piuttosto nei meccanismi di rappresentanza che non legittimano evidentemente a sufficienza i rappresentanti delle istituzioni. Occorre abbreviare i meccanismi che consentono il raggiungimento di decisioni efficienti e non allungarli. La nostra crisi è una crisi di tempi di realizzazione dei progetti: la politica ha il dovere di trovare tecniche di formazioni decisionali rapide, perché il tempo è oggi l´elemento dominante tra i fattori di sviluppo. Da noi sembra invece che il tempo sia una variabile indipendente (come se un business plan si potesse fare senza timetable). Assomigliamo tanto a quel ragazzo che invece di laurearsi in cinque anni, di anni ne impiega venti e quando stringe tra le mani il pezzo di carta tanto sospirato, scopre che esso è oramai obsoleto. Siamo stati troppo lenti, è vero, nel realizzare il progetto Bagnoli. Tuttavia la soluzione al problema (la lentezza) non è ravvisabile in nuove assemblee e forum strategici, bensì nell´individuare soluzioni semplici e praticabili in tempi definiti e brevi. Meglio una scelta sbagliata in tempi ragionevoli che una non scelta eterna: la prima consente rimedi, la seconda no. Meglio un progetto imperfetto ma realizzato che un progetto perfetto ma irrealizzabile. Forse il vero problema della nostra città non è che i politici decidono da soli, ma che peccano di rappresentatività e forse proprio per questo spesso non hanno l´autorevolezza di decidere affatto e/o di decidere da soli, senza condizionamenti impropri.
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Bagnoli, i danni della colmata
di Benedetto De Vivo
L´articolo di Benedetto Gravagnuolo su Bagnoli pubblicato su queste pagine il 20 marzo scorso, contiene diverse inesattezze tecniche, fermo restando, come giustamente egli sostiene, che le responsabilità delle scelte tecniche sancite in un Accordo di Programma del 2003 e deliberato dal Consiglio comunale, competono al ministero dell´Ambiente.
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici della questione, tengo a precisare che un´efficace e completa bonifica degli Ipa (Idrocarburi Policiclici Aromatici) dalla colmata di Bagnoli si può ottenere solo attraverso la totale rimozione del materiale contaminato ed un successivo trattamento dello stesso per mezzo di soil washing seguito da desorbimento termico e/o altre tecniche, ivi comprese quelle biologiche.
Per quanto riguarda l´ipotesi di un disinquinamento per mezzo di tecniche biologiche in situ, c´è da specificare che gli Ipa, ben noti per essere composti organici idrofobici, sono caratterizzati da una limitata biodisponibilità e da una scarsa suscettibilità alla fitodepurazione, dal momento che tendono a rimanere adsorbiti sui granuli costituenti la matrice ambientale (suoli, terreni o altro).
Per questo processo di adsorbimento, le matrici ambientali trattengono più del 95% della massa totale degli Ipa, favorendone la permanenza nei terreni contaminati per lunghissimi periodi di tempo (centinaia di anni). Il materiale che costituisce la colmata, seppure inquinato da Ipa, può essere collocato nella Darsena di Levante, a Napoli (o a Piombino) in quanto la stessa sarebbe costruita a tenuta stagna, in modo da non permettere la migrazione degli inquinanti nell´ambiente marino; inoltre l´ubicazione della darsena in area non residenziale, rende possibile la presenza di concentrazioni più elevate di Ipa nelle matrici ambientali (Vedi Decreto ministeriale numero 152/2006).
La migrazione continua di contaminanti dalla colmata di Bagnoli verso i sedimenti e le acque marine avviene in quanto la sua base è completamente permeabile. La colmata, difatti, è stata messa in sicurezza, parzialmente, attraverso impermeabilizzazione (geotelo) per le infiltrazioni superficiali e attraverso la costruzione di una barriera idraulica, per le infiltrazioni laterali, provenienti dalle acque sotterranee a monte della colmata stessa.
La ricostruzione della linea ideale di spiaggia è, quindi, un falso problema, o quantomeno un problema secondario rispetto al quello prioritario dell´eliminazione degli Ipa.
A questo punto, devo, anche, ribadire che non è per nulla sorprendente la notizia riportata da “La Repubblica” del 10/3/2007 a firma di Angelo Carotenuto, che il solo soil washing utilizzato dalla società De Vizia per eliminare gli Ipa non abbia funzionato per le sabbie dell´arenile (a seguito di verifiche effettuate dall´Arpac), essendosi avuto un abbattimento di solo il 10% della quantità di inquinanti. È notorio che questa tecnica consente solo un abbattimento molto parziale (5-10 %) degli Ipa. Risulta strano quindi che tale tecnica avrebbe funzionato (miracolosamente!?) per il disinquinamento dei suoli dei siti ex-industriali. L´Arpac ha effettuato anche per questi ultimi i controlli dovuti secondo protocolli e procedure internazionalmente riconosciuti? Oppure si è limitata a prendere atto delle “certificazioni” fornite dal laboratorio interno della Bagnolifutura?
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* L´autore è Ordinario di Geochimica ambientale presso l´università “Federico II” - Dipartimento di Scienze della terra
24 marzo 2007
il Mattino
BAGNOLIFUTURA/Santangelo: atti top secret
di Salvo Sapio
«Siamo una commissione consiliare cui viene impedito di esercitare il suo ruolo di controllo. Secondo una circolare del vicesindaco alcuni documenti vanno addirittura secretati». Mariano Malvano, presidente della commissione comunale di controllo su Bagnoli, ha attaccato duramente la giunta nel corso del Consiglio comunale con all’ordine del giorno lo sviluppo nell’area occidentale. Al centro della polemica una lettera firmata dal vicesindaco Santangelo e indirizzata all’assessore Enrico Cardillo (titolare della delega alle partecipate) e al presidente del consiglio Leonardo Impegno.
«I consiglieri comunali - è scritto - hanno diritto di ottenere estratti solo del libro soci e del libro verbali delle assemblee, ovviamente gli stessi consiglieri hanno diritto di ottenere copia dei bilanci già approvati dalle assemblee. Ogni altra richiesta di documenti è illegittima poichè qualunque ulteriore documentazione societaria è coperta dall’assoluta riservatezza, come si ricava dall’articolo 2421 del codice civile». «Massima riservatezza» che di fatto paralizza le attività della commissione di controllo. «Il dato singolare - conclude Malvano - è che l’ex presidente di Bagnolifutura si sia preoccupato di avvisare l’assessore competente e quindi anche l’attuale presidente Rocco Papa di non divulgare alcune notizie». Al centro della polemica la figura dei consiglieri comunali che sono considerati, comunque, soci delle partecipate ma che sono comunque esclusi dall’accesso a tutti i documenti delle stesse. Il Consiglio comunale su Bagnoli si è, poi, arenato per il lunghissimo dibattito aperto con interventi di Signoriello e Ambrosino (Forza Italia), Renzullo, Schifone e Lamura (An), Fiola (Sdi), Sannino (Pdci) e Carotenuto (Prc). Sostenuta in tutti i passaggi la necessità espressa dal sindaco di bonificare integralmente l’area, con attenzione alla spiaggia oltre che ai fondali. «Non si possono mettere a bando dei suoli - l’esortazione del consiglio - se la bonifica non è completa». Assente il sindaco, Tino Santangelo si è detto disposto a proseguire ad oltranza per chiudere il dibattito. Il vicesindaco, al centro di una polemica nei giorni scorsi per la sua dichiarazione sulla volontà di non rimuovere la colmata, non ha potuto però tenere il suo intervento per il termine di durata precedentemente imposto all’assemblea. Ma è stato scontro anche sul proseguimento dei lavori: bocciata per mancanza di numero legale la proposta di tenere un Consiglio monotematico il 3 aprile, la seduta è stata sciolta e aggiornata al 27 marzo, una decisione accolta con palese fastidio da parte della giunta. Oggi alle 10, il vicesindaco Santangelo sarà comunque protagonista di un incontro proprio a Bagnoli con i vertici della società di trasformazione e una delegazione di sindacati e dei disoccupati. L’ultimo incontro aveva avuto toni molto accesi con la minaccia da parte di società e istituzioni di interrompere la trattativa di fronte ad altre intemperanze.
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Repubblica - Napoli
Il pm: autorizzazioni illegittime, sulle spiagge sostanze tossiche pericolose per i bambini. La difesa: chiariremo tutto. Bagnoli, in 5 rischiano il processo
Chiusa l´inchiesta sulle concessioni, tra gli indagati Monti e Nerli
Manca il numero legale, si scioglie l´assise
di Dario Del Porto
Rischia di finire davanti al giudice il caso delle quindici concessioni rilasciate nel 2003 al consorzio Comaba per l´insediamento di 15 stabilimenti balneari sulla spiaggia di Bagnoli. Il pm Ettore La Ragione ha chiuso l´inchiesta che conta cinque indagati e ora si profila la richiesta di rinvio a giudizio. Con l´ipotesi di abuso d´ufficio sono indagati il presidente dell´Autorità portuale, Francesco Nerli, l´ex assessore comunale Casimiro Monti, da un anno vicepresidente di Bagnolifutura, e il dirigente Gennaro Cuccaro. L´ipotesi di favoreggiamento reale è configurata invece nei confronti del subcommissario per le bonifiche Arcangelo Cesarano e dell´ex direttore generale dell´Arpac Antonio Tosi, al quale è contestata anche l´omissione in atti d´ufficio. Secondo la Procura, le concessioni vanno ritenute illegittime in quanto dagli accertamenti condotti era emerso che gli arenili erano inquinati da sostanze tossiche, circostanza che avrebbe suggerito di evitare le esposizioni anche solo potenziali lungo la costa dei bagnanti e soprattutto dei bambini, ai quali i materiali inquinanti avrebbero potuto arrecare, in base a quanto emerso dagli studi, «deficit di attenzione, ritardo mentale e disordini neuro-inerenti allo sviluppo». Da qui le accuse ipotizzate all´indirizzo degli indagati, diversificate a seconda dei ruoli ricoperti nell´iter che ha riguardato le concessioni.
Tutti respingono le accuse. Afferma l´avvocato Alfonso Maria Stile, difensore di fiducia di Nerli: «L´Autorità portuale rilascia concessioni solo sotto il profilo demaniale, inoltre non avrebbe avuto senso avvantaggiare persone che il presidente non conosceva neanche. Anche il pm, che si è molto impegnato in questa indagine, mi sembrava convinto delle nostre argomentazioni ma, data la delicatezza della vicenda, immagino che vorrà sottoporre la questione al controllo del giudice». Dice di attendere gli sviluppi «con la massima serenità» l´assessore Monti, che aggiunge: «Ho fornito al magistrato tutti gli elementi. Nel frattempo comunque continuiamo a lavorare sulla bonifica, Bagnoli e il nostro impegno vanno avanti». L´avvocato Giambattista Vignola, che difende Cesarano, commenta: «Viene attribuita rilevanza penale a circostanze che presentano, al massimo, profili di carattere amministrativo, peraltro comuni a tutti gli enti che si sono interessati della vicenda». L´avvocato Emidio Della Pietra, difensore di Cuccaro, ricorda che il suo assistito «ha reso un ampio interrogatorio nel corso del quale ha chiarito i limiti dell´incarico da lui ricoperto e tutte le attività realizzate dal suo ufficio». L´ex direttore generale dell´Arpac Tosi, difeso dall´avvocato Amedeo Di Pietro, dichiara: «L´Arpac ha rispettato i compiti attribuiti dalla legge che impedivano all´agenzia di intervenire al di là del ruolo meramente tecnico fissato dalle norme. Abbiamo fornito al magistrato, che ci ha ascoltato con grande disponibilità, tutta la documentazione a sostegno delle nostre ragioni».
La bonifica di Bagnoli tiene banco anche nei palazzi della politica. Ieri ne ha discusso il Consiglio comunale, prima di sciogliersi per mancanza del numero legale. I gruppi di Prc, Verdi e Comunisti italiani hanno presentato un ordine del giorno nel quale si chiede alla giunta di ribadire il divieto di balneazione e di intervenire per sospendere le concessioni
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23 marzo 2007
il Mattino
IERVOLINO/“Rivoglio la spiaggia a Bagnoli”
di Luigi Roano
Mercoledì il vertice a Roma con il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio per la rimozione della colmata a mare. Ieri nuova riunione in città: lo sviluppo dell’area occidentale e in particolare della società di trasformazione urbana Bagnolifutura, è stata al centro di un incontro fra il sindaco Iervolino, il vicesindaco Tino Santangelo, il presidente della società Rocco Papa e Carlo Borgomeo amministratore delegato dimissionario. Oggi invece l’area ovest sarà al centro del dibattito monotematico in Consiglio comunale, al quale assisteranno anche gli imprenditori Sergio Fedele e Rossella Paliotto.
Intenso il lavoro sullo sviluppo dell’area ovest. A tenere banco è la colmata, con i tempi della sua rimozione, ma anche con la restituzione ai napoletani, una volta rimossa la banchina, di quel pezzo di arenile oggi scomparso sotto una montagna di veleni. I due progetti di dissoluzione della colmata - quello del presidente dell’Autorità portuale Francesco Nerli e quello del ministero dell’Ambiente - nella sostanza non contemplano la ricomposizione della linea di costa, vale a dire il ripristino della spiaggia. La Iervolino su questo punto è categorica, quello che lancia è un appello: «Con Pecoraro Scanio - spiega la Iervolino - non c’è conflitto - i tecnici ci diranno come rimuovere la colmata. Il documento comprenderà anche i costi, voce per voce, e i cronoprogrammi». Poi l’invito: «A noi quello che interessa è che, con un’attenzione rimarcata sia dal presidente Bassolino che da me, ci sia chiarezza su quello che sarà il dopo-rimozione. A noi interessa che la zona di mare davanti Bagnolifutura sia pulita e rimessa in sesto, con il ripascimento della spiaggia, rivogliamo la spiaggia». Tra due settimane questo nodo dovrebbe essere sciolto nuovamente a Roma. Ieri la presenza di Borgomeo a Palazzo San Giacomo ha suscitato qualche interrogativo: l’ad ci ripensa? C’è un pressing perché ritiri le dimissioni? Il Comune non riesce a trovare il sostituto? Difficile capire. Borgomeo nella sostanza ieri ha ribadito che approverà il bilancio e rimarrà in carica per un altro mese. Tuttavia l’addio potrebbe slittare ancora di qualche tempo. Iervolino - stando a quanto trapela - gli avrebbe chiesto di rimanere in sella fino a luglio, quando Romano Prodi emanerà il decreto attuativo della Finanziaria riguardo alla composizione dei consigli di amministrazione delle società pubbliche. A quel punto il sindaco avrebbe tre mesi di tempo per adeguare la Bagnolifutura. Borgomeo starebbe riflettendo, potrebbe rimanere, in ultima analisi fino a settembre. E chissà che la sua riflessione non potrebbe prolungarsi anche oltre. Intanto Cgil, Cisl e Uil fanno sentire la loro voce e chiedono «un incontro immediato con il sindaco su Bagnoli e sullo stato dei conti dell’ente. Prendiamo atto con sconcerto - si legge in un comunicato congiunto - che, a fronte di un tavolo di concertazione in corso dobbiamo apprendere dai giornali di riunioni e di decisioni non concordate con le organizzazioni sindacali».
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Repubblica - Napoli
Tre gli indagati nell´inchiesta torinese. Il 10 per cento dei lavoratori colpito dal mesotelioma
Bagnoli, 470 decessi da amianto verso la chiusura dell´indagine
Oggi Consiglio comunale su colmata e questione Eternit. E sull´area occidentale i sindacati chiedono un incontro urgente con il sindaco. Prc: “Subito l´espropriazione di quei suoli, basta soluzioni pasticciate”
di Sarah Martinenghi
Sono i numeri di una strage lenta e inesorabile: oltre 400 persone decedute per aver lavorato a Bagnoli, nella fabbrica della “morte”, ma il conto delle vittime dell´amianto è destinato a crescere, coperto da una coltre di silenzio. A distanza di quattro anni dall´apertura del fascicolo, l´inchiesta sull´Eternit è arrivata alle sue battute conclusive: la fredda contabilità dei decessi tocca quota 2000 aggiungendo gli ex dipendenti degli altri 3 stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), e Rubiera (Reggio Emilia). E il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello si appresta a concludere la fase delle indagini preliminari, contestando i reati di disastro doloso e omissione volontaria di cautele contro gli infortuni ai tre indagati: i miliardari svizzeri Thomas e Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis de Cartier de Marchienne.
È un tema che oggi arriva in Consiglio comunale, dove Rifondazione ribadirà la sua posizione alla luce dell´indagine torinese: «Sui suoli ex Eternit bisogna espropriare immediatamente il proprietario con l´unica procedura “politicamente” sostenibile dell´indennizzo dell´area ai sensi di legge, senza permettere altre soluzioni pasticciate e dannose», così una nota firmata dal segretario provinciale Di Martino e dal capogruppo Carotenuto. Rifondazione chiede che sia ribadito il divieto di balneazione e che vengano rivisti gli accordi con il consorzio Comaba. Sulla rimozione della colmata, il sindaco Iervolino giura che non c´è conflitto con Pecoraro: «Darsena o Piombino, a noi interessa che il mare davanti Bagnolifutura sia pulito, con il ripascimento della spiaggia. Ai primi di aprile ci rivedremo». E su Bagnoli chiedono un incontro immediato Cgil, Cisl e Uil per chiarire la reale situazione relativa ai conti dell´amministrazione comunale. «No a un ruolo solo consultivo», dicono.
La procura di Torino aveva avviato proprio a Bagnoli un´indagine epidemiologica per ricostruire quanti, fra gli ex dipendenti della fabbrica, si fossero ammalati di tumori da amianto: secondo le stime almeno 470 i decessi. Dei 2600 lavoratori, circa il 10 per cento è stato colpito dal mesotelioma, una forma di tumore causata dall´esposizione alle fibre. «Quando ho saputo dell´apertura dell´inchiesta, ho presentato le denunce e la documentazione che riguarda circa 120 vittime di Bagnoli», spiega l´avvocato Massimo Di Celmo, responsabile legale della Cgil Campania, «qui a Napoli nel corso degli anni c´erano state diverse inchieste, ma tutte archiviate. Ho passato sei mesi a contattare gli ex dipendenti, cercando fra chi era stato iscritto alle nostre liste e avviando un passaparola. L´80 per cento delle vittime è deceduto, gli altri sono tutti ammalati».
Bagnoli, che negli anni ‘70 contava 1200 operai, 350 al momento della chiusura, tra gli ex stabilimenti italiani della multinazionale svizzera è secondo per decessi solo a Casale Monferrato. Lì, ai casi di 650 ex dipendenti, si aggiungono le morti di 409 abitanti della zona. Su Bagnoli, l´inchiesta riguarda solo i lavoratori. «Da noi - commenta l´avvocato Di Celmo - non è stato possibile estendere l´indagine perché l´Asl non ha mai fatto una stima; probabilmente tanta gente si è ammalata e non sa nemmeno perché: una strage silenziosa, costellata dalla totale mancanza di sensibilità. A Torino, invece, le autorità sono state più vigili e sono state create associazioni tra i familiari delle vittime». Gli ex proprietari della multinazionale rischiano una condanna fino a 12 anni; secondo la procura non è applicabile l´indulto, per via della continuazione del reato. Tra il 1988 e il 2006 l´Inail ha dovuto sborsare 152 milioni di indennizzi per i lavoratori dell´Eternit ammalati.
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22 marzo 2007
Repubblica - Napoli
Il vertice convocato da Pecoraro Scanio a Roma conferma le scelte del piano urbanistico. A giorni il tavolo tecnico
Bagnoli via la colmata ma non si sa dove andrà
La colmata di Bagnoli sarà rimossa, ma sulla destinazione è scontro al ministero dell´Ambiente. Per Nerli il materiale va alla Darsena di Levante. In piedi la soluzione Piombino
di Ottavio Lucarelli
Unica certezza è che la “colmata” di veleni ex Italsider sarà rimossa con i fondi del ministero dell´ambiente per fare spazio alla nuova Bagnoli con la spiaggia e il porto turistico da costruire con un project financing. Per il resto, per la destinazione del milione e 200 mila metri cubi di detriti ammassati tra costa e mare, non c´è accordo tra ministero e Autorità portuale. Fumata nera, in ballottaggio restano due soluzioni: la Darsena di Levante disegnata per l´area orientale o il porto di Piombino, in Toscana, dove i lavori di ampliamento sono già a buon punto.
«Un passo in avanti lo abbiamo comunque compiuto perché tra dieci giorni sarà presa la decisione in un nuovo incontro quando sapremo con precisione costi e tempi delle due ipotesi sul tavolo» è il commento del sindaco Rosa Russo Iervolino che in serata ha partecipato a Roma al vertice convocato dal ministro Alfonso Pecoraro Scanio con i presidenti di Regione e Provincia, Antonio Bassolino e Dino di Palma, con il presidente del porto Francesco Nerli e il commissario per le bonifiche in Campania Arcangelo Cesarano.
«Si va avanti - dichiara dopo la riunione Pecoraro Scanio - e viene confermata la decisione del ministero di rimuovere la colmata di Bagnoli». Sarà un gruppo tecnico a studiare la “soluzione” per la rimozione e per la bonifica dei sedimenti sui fondali di Coroglio. Il tavolo tecnico, che sarà presieduto dal capo di Gabinetto del ministero Giancarlo Viglione, lavorerà assieme all´Autorità portuale, a Sviluppo Italia e al Commissariato per le bonifiche. «Obiettivo - aggiunge il ministro - è raggiungere un risultato condiviso sulle due ipotesi oggi in campo, quella di Sviluppo Italia e quella dell´Autorità portuale. Occorre verificare costi, tempi e modalità. Bisogna togliere la colmata e rendere agibile Bagnoli e, per farlo, occorre trovare una soluzione comune dopo un attento esame».
Via al tavolo tecnico coordinato da Viglione e nuova riunione politica ad inizio aprile. «C´è la volontà condivisa da tutti - conferma Bassolino - di risolvere due questioni, Bagnoli e la Darsena di levante. Ci rivedremo presto. Bisogna avere un quadro di certezze più definite sui tempi e sulle risorse». Giudizio condiviso da Dino Di Palma: «Ora c´è un tavolo con tutti i protagonisti per chiarire e concordare la soluzione».
Giornata che era stata aperta da un nuovo scontro, nella commissione ambiente del Senato presieduta dal comunista Tommaso Sodano, tra Nerli e il direttore generale del ministero Gianfranco Mascazzini. Con quest´ultimo favorevole alla soluzione Piombino mentre il presidente del porto insiste per trasferire i materiali di Bagnoli nella futura Darsena di levante. «La colmata - avverte Nerli - serve a riempire la “cassa” di Levante del porto. C´è un accordo del 2004 e se pensano di non lasciarcela devono prevedere altro materiale con ulteriori spese. Non solo. In quel caso certamente ci saranno ritardi che consideriamo inaccettabili»
Riunione chiusa da un commento di Sodano che ha anticipato solo di qualche ora Pecoraro Scanio: «La colmata va rimossa rapidamente».
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21 marzo 2007
Repubblica - Napoli
2 lettere
Bagnoli e la Darsena vadano di pari passo
di Tommaso Casillo (sottosegretario alle Infrastrutture)
Dunque, secondo il dottor Mascazzini, protagonista per oltre un decennio delle alterne vicende dell’ambiente italiano, la colmata di Bagnoli, una volta rimossa, non potrà che prendere la via della cittadina toscana, dove esisterebbero casse di contenimento già pronte per l’uso.
Il disegno è in apparenza semplice, anche se mette in discussione il complicato gioco di incastri che, come è noto, collegava l’intervento di Bagnoli con la realizzazione della nuova darsena di levante del Porto di Napoli.
Riunioni, scambi di accuse, ripensamenti, lettere personali che hanno il tono della baruffa condominiale: questa è la cornice, tutt’altro che rassicurante, nella quale si affronta e si elabora uno dei principali problemi della capitale del Mezzogiorno. Nessuno, però, si chiede da dove venga fuori la “variabile Mascazzini”. La risposta è ardua, ma qualche tentativo può essere fatto.
Dunque, da un bel po’ di mesi circola la bozza di un Accordo di Programma avente ad oggetto “interventi di bonifica e sviluppo portuale all’interno dei siti di interesse nazionale di Pitelli (La Spezia) e Piombino (Livorno)”. Il documento, proposto alla sottoscrizione delle principali amministrazioni statali, regionali e locali (primo firmatario la Presidenza del Consiglio) configura una iniziativa pressoché analoga a quella napoletana.
Il sedime rimosso per escavo dei fondali ed interventi di bonifica del porto di La Spezia dovrebbe consentire il riempimento di casse di colmata e vasche di refluimento a Piombino per una capacità volumetrica di circa 7 milioni e mezzo di metri cubi. Il fabbisogno complessivo dell’intera operazione supera i 500 (cinquecento) milioni di euro, a fronte di una disponibilità accertata di 143 milioni di euro. Ora ferma restando la necessità di approfondire la componente tecnica della questione la domanda sorge spontanea: non sarà che, come in un gioco delle tre carte, il ministero dell’Ambiente voglia acquisire la colmata e le risorse di Bagnoli per riempire un buco finanziario e materiale nell’articolata e spericolata operazione La Spezia Piombino? Non abbiamo elementi sufficienti per affermare questa tesi, anche se appare un po’ strano e sospetto che i presunti ritardi dell’Autorità Portuale di Napoli vengano tirati in ballo solo adesso.
Sta di fatto, in ogni caso, che la città ha bisogno che si realizzino entrambi gli interventi: non possiamo dire di sì alla soluzione proposta da Mascazzini, senza essere contemporaneamente certi del fatto che i lavori per l’ampliamento della Darsena di Levante prendano il via in tempi rapidissimi, provvisti di tutte le necessarie autorizzazioni, tecniche e amministrative. Si tratta di fare sul serio, chiamando le istituzioni ad un chiaro pronunciamento: prendere o lasciare.
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Il giallo della colmata: è inquinante o no?
di Luigi Cosentini (Napoli)
A detta dei fautori del trasferimento a Piombino della colmata, i materiali della stessa sono altamente tossici e quindi è opportuno sdoganarli lontano da Napoli. Intanto dalla lettura del giornale “il Tirreno” risulta che i suddetti materiali saranno trasferiti a Piombino solo se certificati in quanto privi di qualsiasi tossicità. C’è qualcuno che può chiarire?
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20 marzo 2007
Repubblica - Napoli
Borgomeo conferma le dimissioni
Neanche Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino sono riusciti a convincerlo. Carlo Borgomeo, amministratore delegato di Bagnolifutura, ha confermato ieri mattina in un vertice a tre di essere dimissionario e di lasciare entro aprile la palazzina ex Italsider a Coroglio. Un consiglio di amministrazione, dunque, da rifondare considerato che altri cinque componenti su undici hanno già annunciato di voler chiudere l´esperienza nella società di trasformazione urbana.
In attesa del nuovo organigramma, che sarà dunque pronto non prima di un mese, la telenovela Bagnoli si sposta domani a Roma con due appuntamenti in calendario. A cominciare dalle audizioni in commissione ambiente del Senato per il presidente del porto Francesco Nerli e per il direttore generale del ministero dell´ambiente Gianfranco Mascazzini. Audizioni per fare il punto sullo stato di avanzamento della bonifica.
Entrambi sono anche tra i protagonisti del vertice convocato sempre per domani dal ministro Alfonso Pecoraro Scanio su una questione specifica: lo smaltimento del milione e 200 mila metri cubi di detriti ex Italsider della cosiddetta “colmata” di Bagnoli che impedisce il recupero della linea di costa. Al tavolo anche Comune e Regione.(o. l.)
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LA POLEMICA/Le utopie di Bagnoli
di Benedetto Gravagnuolo
Torno sulla questione della colmata a Bagnoli, solo per una brevissima replica. Il dibattito su questo argomento ha assunto un´enfasi del tutto sproporzionata alla semplice domanda da me formulata. La responsabilità delle scelte tecniche, già sancite in un Accordo di Programma del 2003 e poi deliberate dal Consiglio comunale, compete nell´attuale fase attuativa al ministero dell´Ambiente (che si è già espresso in termini inequivocabili per l´immediata rimozione).
(segue dalla prima di cronaca)
Lascio dunque “a futura memoria” l´ipotesi (meramente virtuale) di un disinquinamento della colmata affidato a tecniche biologiche che avrebbe comportato un minor tempo e un minor costo, offrendo alla città un giardino fruibile vicino al mare. Se fosse vero, come alcuni sostengono, che la colmata è costituta da un velenoso accumulo di detriti tossici, allora sarebbe a dir poco irresponsabile traslocarli nella Darsena di Levante, a Napoli, oppure a Piombino, in Toscana. Se invece - come a me sembra più plausibile - siamo in presenza di sedimenti di idrocarburi policlinici presenti sui fondali ed in prossimità dei pontili, allora la rimozione della colmata da sola non può bastare. Sarà necessario mettere in bilancio anche le risorse per il disinquinamento dei fondali, e, a rigore, demolire gli stessi pontili. Se infine la finalità della rimozione della colmata mira (anche e soprattutto) a ripristinare la linea naturale di costa, allora che senso ha aver restaurato il Pontile Nord e, ancor più, che senso avrà realizzare il Porto Canale? Mi fermo qui, perché il ritorno ad una condizione di natura pre-moderna dovrebbe condurre, per quanto possa apparire paradossale, a ripristinare l´intera geomorfologia del sito, dall´isola di Nisida fino alla preesistente palude (bonificata in età borbonica). Sarà interessante conoscere da chi ha il diritto-dovere di decidere, la sequenza programmata delle priorità attuative, per valutare i costi della rimozione della colmata in relazione al più complessivo quadro di un coerente disegno di rivalorizzazione di Bagnoli.
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19 marzo 2007
Repubblica - Napoli
Il grottesco di Bagnoli troppi dubbi sulla colmata
di Cesare De Seta
La querelle sulla colmata di Bagnoli assume di giorno in giorno toni sempre più grotteschi. Qui non c´è nulla di poco chiaro, a me pare tutto di una trasparente evidenza: ma gli amministratori, l´Autorità portuale, i vari responsabili ai livelli ministeriali sembrano voler fare di tutto (del tutto involontariamente) per imbrogliare le carte in un modo così parossistico da non venirne più fuori.
Una cosa risultata chiara dalle indagini scientifiche che si sono fatte sui contenuti chimici di quella “bella terrazza a mare”, come ha detto pure qualcuno incline al Bello. È quella colmata un serto di veleni che per tale ragione - se una ragione ancora c´è e ancor più il semplice senso comune - essa va semplicemente rimossa e non trasferita in altro sito del golfo (quale che esso sia), perché non farebbe che riproporre gli stessi problemi ecologici che pone dove sta, cioè a Bagnoli. Se si accetta l´ipotesi del trasferimento nel golfo (malaugurata ipotesi) vuol dire che fin qui si è giocato con i soldi dell´erario come alla roulette.
La confusione che regna è resa in modo chiarissimo da una pagina che un quotidiano locale ha dedicato ai favorevoli alla rimozione e ai contrari: sono tutti uomini d´onore sa va sans dire. Ma sgomenta il fatto che sono contrari alla rimozione della colmata persone autorevolissime che hanno avuto responsabilità dirette importanti nella gestione trascorsa di Bagnolifutura. Cosa può aver indotto il vice sindaco Sabatino Santangelo, uomo saggio e prudente, che è stato presidente di Bagnolifutura a cambiare opinione? Mi pare che il sindaco Rosa Russo Iervolino ha la mano ferma e continua a sostenere quello che il buon senso (oltre che le indagini scientifiche) richiedono, cioè la rimozione.
È evidente che c´è uno scontro all´interno dei Ds e della sinistra con responsabilità di governo di cui non si capiscono le ragioni, sempre che abbia senso stare a invocare la ragione come mi ostino a fare. Da uomo della strada non riesco a capire dove possa tale scontro andare a parare. Nell´incontro di mercoledì a Roma tutte le parti in causa - locali e nazionali - decideranno speriamo per il bene della città: ma se c´è ragione nella testa di costoro (e non ne dubito) la soluzione è una sola: la rimozione e l´allontanamento dal golfo di Napoli di questa bomba inquinante. I cinquanta intellettuali e tecnici che hanno firmato un documento sui nodi irrisolti di Bagnoli dicono cose sagge: non conosco il documento nella sua integrità, ma i problemi sollevati sono importanti e meritano risposta. A cominciare dal quel porto-canale che subito denunciai come pure stupidità più che follia quando comparve alla ribalta. Tuttavia un´opinione chiara e inequivocabile mi sarei atteso da questi cinquanta volenterosi e valenti sulla questione cruciale della colmata, della sua rimozione e del suo trasferimento irrinunciabile dal golfo di Napoli.
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La città sia chiamata a scegliere
di Lucio Iaccarino
Eternamente sospesi tra l´utopia ambientalista e le razionalità urbanistiche, corriamo il rischio di ritardare ulteriormente la riqualificazione di Bagnoli. E prima di archiviarla, per lasciare campo aperto ai disfattisti o agli opportunisti, sarà bene mantenere alto il livello d´attenzione, e riflettere sui tratti di questa politica pubblica e trarne qualche lezione per il futuro. Mentre la società civile napoletana sembra aver sposato le ragioni dell´ambientalismo, con un quartiere ostaggio di visioni post-industriali, autorevoli figure istituzionali manifestano forti perplessità sulla necessità di rimuovere la colmata a mare. Se i piani in vigore sono espressione della razionalità dei primi pianificatori, oggi collidono con le visioni urbanistiche di quelli in carica. Ammettendo pure che rimossa la colmata non vi siano altri sedimenti sui fondali, tali da compromettere la sicurezza dei bagnanti, ulteriori rischi si nascondono dietro le faraoniche opere di bonifica, tanto invocate dalle Assise cittadine.
Nel luglio 2003, l´allora vicesindaco ebbe a dichiarare: «Non so se ci sia la necessità della bonifica dei fondali. Che un fondale dal punto di vista tecnico possa essere bonificato, non so se sia possibile. C´è un problema di rimozione della colmata. I metalli pesanti, in quanto pesanti, vanno giù nell´acqua. Se si mette mano alla rimozione della colmata, bisogna far sì che questa rimozione avvenga in un´area esterna a quella marina. Voglio dire che bisogna fare movimenti di terra sempre in area non marina, perché se si sbaglia la rimozione della colmata, i materiali in essa contenuti entrano nel circuito marino causando l´inquinamento del mare. Bonificare i fondali è una cosa difficile. Non vorrei che ci fosse qualcuno che pensi che Bagnoli debba diventare una specie di isola felice, all´interno di un mondo tutto inquinato» (”La rigenerazione”, Ancora del Mediterraneo, p.162). I dubbi sui rischi d´inquinamento nelle zone marine circostanti andrebbero dissipati con la stessa urgenza assunta dalla disputa tra Darsena di Levante e Piombino.
È paradossale assistere ad una contesa istituzionale volta all´aggiudicazione di 200 mila metri cubi di materiali inquinanti. Evidentemente, la posta in gioco sono gli appalti e le somme da stanziare per l´eliminazione e il trasporto della colmata bagnolese. La Bagnoli dei ritardi si conferma, ancora una volta, come una formidabile opportunità per recuperare finanziamenti pubblici. Da questo punto di vista, per quanto riguarda gli ultimi tre lustri non si può certo dire che non sia convenuto aspettare. E le alternative non si riducono a colmata sì o colmata no, poiché anche per lasciarla lì dov´è, sarebbe necessaria una messa in sicurezza per ridurne l´impatto ambientale. Mancano, quindi, gli elementi necessari a chiarire i termini della comparazione tra la soluzione toscana e quella campana; termini che dovrebbero ruotare attorno tre variabili: la durata delle operazioni, i costi e rischi.
L´urbanistica è una politica costitutiva ma non è certo la Costituzione. Per variarla, anziché appaltare strabilianti progetti d´idee alla creatività urbanistica, basterebbe mettersi d´accordo, magari prima ascoltando più attentamente i bisogni del territorio. Se oggi si vuole cambiare rotta, occorre convenire sulle modalità di progettare il futuro di Bagnoli (in quel poco che resta di non deciso o negoziabile) e l´intelligenza delle istituzioni dovrebbe manifestarsi proprio dinanzi ai paradossi normativi che gli attuali piani sollevano. La dilatazione temporale è imputabile alla riqualificazione regolativa intrapresa dall´establishment bassoliniano il cui imperativo è stato quello di costruire delle regole sufficientemente forti da reggere dinanzi ai continui salti in avanti, oltre agli interessi sottesi a tali spinte immaginifiche. Niente più del litorale di Coroglio, infatti, per il suo spettacolare panorama mozzafiato, è in grado di risvegliare appetiti speculativi e progetti altisonanti.
Il passato di Bagnoli imponeva, tuttavia, una scelta ponderata, basata su vincoli di natura razionale, tradottisi in impegni prescrittivi, grazie alla frangia più intransigente dell´urbanistica italiana. Garante di questo disegno è stato Vezio De Lucia, guru del rispetto paesaggistico. In questo percorso sofferto di trasformazione urbana, gli abitanti del quartiere, privati della loro centrale lavorativa, dovevano essere risarciti con la forza riparatrice dei piani, capaci di privilegiare l´interesse pubblico su quello privato. Ma ben presto, a questa presa di coscienza, se ne è affiancata un´altra. Tutte le volte che il processo decisionale si è inceppato, si è ricorso ad un accordo di programma per sbloccarlo. Gli accordi si fanno per aggirare norme, per fare in fretta e per recuperare nuovi investimenti.
Così sono arrivati gli accordi per assestare la Fondazione Idis, garantendo la sua presenza sulle rive di Coroglio, fino a quando i suoi investimenti non saranno ammortizzati. Accordi per sbloccare dai veti del centrodestra nazionale la tranche dei 75 milioni di euro e completare la bonifica. Accordi per far transitare l´imponente colmata verso i lidi della Toscana. E, chissà, accordi anche per prelevare la sabbia da Castelvolturno, dissipando i potenziali attriti provenienti dal litorale domizio. Accordi e disaccordi, come è emerso dal ricorso presentato dagli ex proprietari dei suoli della dismissione per avvalersi nei confronti dell´ente pubblico espropriante, e rivendicare il proprio diritto a negoziare un indennizzo più alto. Il paradosso vuole che proprietarie fossero le industrie di Stato, per cui al cittadino è sfuggito del tutto, dove si annidasse l´interesse pubblico. Pezzi di Stato che fanno causa ad altri pezzi? A vantaggio di chi? Non sarebbe stato meglio accordarsi prima? E non dimentichiamo Coppa America, la cui collocazione bagnolese avrebbe significato il sovvertimento subitaneo del lungo e faticoso lavoro per approvare il Prg. L´unica strada per uscire dal dilemma tra pianificazione e negoziazione è la partecipazione.
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18 marzo 2007
Repubblica - Napoli
Se la politica decide da sola
di Marco Rossi-Doria
Tra il 1906 e il 1911 fu costruita l´Ilva di Bagnoli che ha segnato la storia industriale, sociale e politica della città: centoventi ettari di costruzioni industriali, un porto capace di fare approdare carbone e minerale di ferro in grande quantità, vie di accesso efficienti, officine dove, generazione dopo generazione, furono impiegati migliaia di lavoratori. Una prospettiva nata in soli sei anni.
La grande fabbrica ha avuto le sue vicende eroiche, ha prodotto e ha anche inquinato. È stata dismessa definitivamente, dopo lunga agonia, come è avvenuto in altre aree metropolitane del mondo avanzato.
Nel tempo trascorso quell´esito ha prodotto un bel romanzo, molto dibattito, una variante generale che pianificava nuovamente l´area occidentale di Napoli e un piano esecutivo. E sono passati, senza esiti, ben più del doppio degli anni necessari a costruire l´Ilva all´inizio del secolo scorso.
È bizzarro: oggi si ripete che c´è fretta, ma questo argomento fu usato anche nel 1998 e nel 2002. E non ha impedito di perdere tempo. Lo ha impedito di più, forse, l´aver preso decisioni riguardo a cosa fare dopo la de-industrializzazione che non coinvolgevano, in modo esplicito e pubblico, tutti i reali portatori di interesse e le diverse legittime istanze in gioco: Comune, ambientalisti, imprese, finanziatori, costruttori, associazioni, cittadini. In altre aree metropolitane nel mondo, in Europa e anche in Italia i piani sono stati accompagnati da una condivisione negoziale con chi rappresentava interessi e posizioni diverse.
Perché si sa che i piani, da soli, non evitano i nodi su chi fa cosa. E rischiano di restare virtuali se non ha luogo un vasto e ben istruito processo atto a creare una agenda di decisioni condivise. Oggi è proprio su questo punto che c´è bisogno di una svolta che consenta alle diverse ipotesi (sulla colmata, sul porto-canale e più in generale sul futuro dell´area ex-Ilva) di misurarsi e di essere misurate, attraverso una istruttoria. E di venire dunque “ufficializzate” e vagliate secondo criteri e procedure trasparenti, relativi ai costi e ai benefici e alla possibilità di fissare tempi certi per azioni e risultati.
Attenzione, dunque, ai ristretti tavoli dove si dice di decidere in fretta, come è già avvenuto altre volte senza esiti o dove si decide lontano da ogni possibile crescita della partecipazione civile. Serve invece una grande prova di dibattito pubblico, che si affidi a regole rigorose, con i passaggi e i risultati di ogni istruttoria sulle decisioni resi pubblici, comprese le prossime nomine del consiglio di amministrazione della Stu Bagnolifutura per le quali sono necessari criteri - espliciti e comprensibili - di competenza e di efficienza, al di là di patti tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione, magari con una procedura di evidenza pubblica aperta a tutti, per la selezione del miglior candidato.
Ma ben oltre Bagnoli, più in generale, la nostra città è stata segnata in questi mesi da annunci e proponimenti che, in modo ormai quotidiano, martellante ci piovano addosso da amministratori o politici o, altre volte, tecnici o pensatori che, a vario titolo, sono accreditati come prossimi a chi dovrebbe o potrebbe decidere. Questo modo di fare sta diventando una sorta di ridda di ipotesi sul modo in cui viene trasformata la città. Cose magari vere o forse verosimili oppure auspicate o incerte o inattendibili, ogni volta esposte, rimosse, confermate, smentite, riproposte e così via. È una ridda di futuri virtuali che ai cittadini fanno pensare o che non sia possibile decidere affatto a Napoli o che le vere decisioni avvengono altrove. Crescono disillusione, sospetto, sfiducia, passività.
Così è per la proposta di stadio a Miano che suscita polemiche continue. Così rischia di essere anche per i temi quali traffico, parcheggi, vigili - legati ai nuovi poteri speciali del sindaco. Va evitato questo vociare virtuale e la speculare tendenza a un decisionismo lontano dai cittadini, magari nel nome della fretta efficientista. La città ha sete di riconquistare una dimensione decisionale democratica.
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17 marzo 2007
Repubblica - Napoli
LA POLEMICA/ Oltre alla riunione convocata da Pecoraro una indagine conoscitiva del Senato. Ma scendono in campo professionisti e intellettuali
Bagnoli, l´appello dei Cinquanta “Alla città le scelte sul futuro dell´area”
di Ottavio Lucarelli
Una riunione straordinaria al ministero dell´Ambiente ma anche un´indagine conoscitiva da parte del Senato. Saranno due gli appuntamenti a Roma mercoledì prossimo, giornata decisiva per la bonifica del litorale di Bagnoli.
Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio riunirà tra gli altri il presidente della Regione Antonio Bassolino e il sindaco Rosa Russo Iervolino per sbloccare la rimozione della colmata di veleni ex Italsider pari a un milione e 200 mila metri cubi che impediscono il recupero della spiaggia mentre Tommaso Sodano, presidente della commissione Ambiente del Senato, ha convocato a Palazzo Madama per un´audizione il direttore generale del ministero, Gianfranco Mascazzini, e il presidente dell´Autorità portuale di Napoli Francesco Nerli che nei giorni scorsi hanno litigato sul piano di smaltimento della colmata. Il ministero punta decisamente a trasferire i materiali nel giro di pochi mesi a Piombino mentre Nerli sventola un accordo di programma di fine 2003 che prevede di riutilizzare la colmata per costruire la Darsena di Levante nell´area orientale del porto.
Riunione al ministero, dunque, e un´indagine del Senato per verificare lo stato della bonifica di Bagnoli, il rispetto del cronoprogramma, lo stato di avanzamento dei progetti pubblici e dell´iter per le aree in vendita. «Ma la prima audizione sarà anche l´occasione per fare il punto - sottolinea il senatore Tommaso Sodano - sulle diverse posizioni circa la destinazione finale dei materiali provenienti dalla dismissione della colmata a mare e sapere dagli interessati quali soluzioni ritengono più opportune».
Polemiche che hanno fatto riaprire il dibattito in città. Cinquanta professionisti, docenti e intellettuali (con loro l´ex candidato sindaco Marco Rossi-Doria) hanno firmato un nuovo “Appello per Bagnoli” dove «in riferimento alle notizie degli ultimi giorni sul destino della colmata a mare, su possibili nuovi accordi di programma, sulla riorganizzazione della società Bagnolifutura e sull´attuazione di altre tappe previste dal piano esecutivo per l´ambito di Coroglio, al di là di atteggiamenti ideologici, chiediamo di restituire alla città le scelte sul futuro dell´area di Bagnoli».
Appello in cui si fissano alcuni paletti e si propone: «che l´amministrazione comunale istituisca una sede pubblica di discussione»; «che le diverse ipotesi sulla colmata, sul porto-canale e più in generale sul futuro dell´area ex-Ilva siano vagliate secondo criteri e procedure trasparenti»; «che per le prossime nomine del consiglio di amministrazione della società Bagnolifutura il sindaco utilizzi criteri di competenza e di efficienza»; «che l´eventuale sostituzione della figura dell´amministratore delegato della Stu con un direttore generale si accompagni alla istituzione di una procedura di evidenza pubblica aperta a tutti, per la selezione del miglior candidato possibile»; «che una sede pubblica di dibattito permanente accompagni la prossima asta dei suoli, di cui sono a tutti evidenti i rischi di infiltrazioni da parte della camorra». Un documento firmato tra gli altri da Roberta Amirante, Stefano Consiglio, Alessandro Dal Piaz, Daniela Lepore, Oscar Nicolaus, Domenico Pizzuti, Enrico Rebeggiani, Monica Tavernini, Annamaria Zaccaria.
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15 marzo 2007
Repubblica - Napoli
Un milione e 200 mila metri cubi di detriti ex Italsider saranno rimossi per recuperare la spiaggia
Bagnoli, la colmata verso Piombino
Lettera del ministero al presidente del porto Nerli
“Troppo lunghi i tempi per costruire la Darsena di Levante”
di Ottavio Lucarelli
«Caro presidente Nerli, Piombino sta finendo la costruzione della sua cassa “grande” delle nuove banchine e fra otto mesi ci si potrà trasferire la colmata di Bagnoli. Ce lo ha detto il segretario generale dell´Autorità portuale toscana. E non solo. Ha aggiunto che per portare il materiale da Bagnoli è necessario firmare uno specifico accordo di programma che regoli tutti i rapporti». Una lettera di due pagine ricca di cifre. L´ha inviata Gianfranco Mascazzini, direttore generale del ministero dell´ambiente, al presidente del porto di Napoli Francesco Nerli. Una lettera dopo la lite di due giorni fa al tavolo che lo stesso Mascazzini aveva convocato a Roma per accelerare i tempi di rimozione della colmata ex Italsider. Tavolo a cui erano presenti, oltre a Mascazzini e Nerli, il commissario alle bonifiche della Regione Campania Arcangelo Cesarano con funzionari di Sviluppo Italia e dell´Autorità portuale di Piombino.
Un´area di 220 mila metri quadrati che impedisce il recupero della linea di costa e della spiaggia di Coroglio. Una massa di veleni dell´acciaieria, pari a un milione e 200 mila metri cubi, che continua a far litigare ministero, Authority e Comune con il vicesindaco Tino Santangelo che, dopo aver sollevato dubbi nei giorni scorsi sull´opportunità di rimuovere la colmata, ieri ha ribadito che «la partita è ancora aperta e si giocherà tutta sui costi».
Martedì la riunione a Roma, con una serie di rilievi fatti da Nerli contro il piano di trasferimento della colmata di Bagnoli a Piombino che creerebbe problemi al progetto della Darsena di Levante. Ieri una lunga lettera in cui il direttore generale Mascazzini, in sostanza, conferma che i detriti ex Italsider andranno in Toscana e non saranno riutilizzati per la costruzione della Darsena del porto a Napoli est. E spiega il perché: «La cassa di colmata di Napoli levante non sarà utilizzabile prima di venti mesi dalla data di inizio dei lavori. Una data che tu, Nerli, non hai precisato e che neppure puoi prevedere perché dipende da un appalto che non hai lanciato, dall´aggiudicazione dei lavori che non puoi dire quando avverrà e dalla consegna dei lavori che rischia di incontrare ritardi di ogni tipo. Tanto più che si tratta di un appalto di oltre 170 milioni di euro esposto a ricorsi di ogni genere».
Mascazzini affronta quindi il problema dei costi: «La rimozione della colmata e il trattamento del materiale, per renderlo idoneo ad essere accolto in “cassa”, costa ovviamente una cifra identica, finisca a Napoli o a Piombino. Ciò che cambia, nel conferimento in Toscana, è il costo di trasporto. Si tratta di una decina di milioni di euro in più». Sui costi il ministero dell´ambiente ha previsto una spesa complessiva di centodieci milioni di euro per eliminazione e trasporto della colmata di Bagnoli, messa in sicurezza dell´area e bonifica del mare.
Colmata in direzione Piombino, ma la lettera del direttore generale del ministero si chiude con un ulteriore richiamo: «Sempre per essere chiari e costruttivi, ricordo che nella riunione abbiamo approfondito le modalità tecniche, amministrative e finanziarie per riempire la Darsena di levante, non appena sarà pronta, con i sedimenti presenti nel porto di Napoli. In altri termini, non ci siamo preoccupati solo di Bagnoli». Partita aperta. Ma questa volta per la colmata, dopo dieci anni di chiacchiere, sembra davvero la partita finale.
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14 marzo 2007
Repubblica - Napoli
Il presidente dell´Autorità portuale blocca l´intesa sul nuovo piano del ministero dell´Ambiente
Colmata, Nerli contro Pecoraro
Braccio di ferro sul trasferimento dei detriti a Piombino
«Il piano per trasferire a Piombino la colmata di Bagnoli è incompleto. Signori cari, non c´è neppure il cronoprogramma. Ma di che parliamo?». Punta i piedi il presidente dell´Autorità portuale Francesco Nerli e il braccio di ferro con il ministro dell´ambiente Alfonso Pecoraro Scanio sullo smaltimento della gran mole di detriti, un milione e 200 mila metri cubi di veleni ex Italsider ammassati tra la costa e il mare di Coroglio, si sposta nel corso della giornata da Napoli a Roma. Parte dalla prefettura dove Pecoraro in mattinata avvisa: «Su Bagnoli io punto a risolvere il problema. Abbiamo trovato i soldi e la destinazione della colmata a Piombino. Spero che altri non continuino a bloccare».
Braccio di ferro che nel pomeriggio arriva al tavolo di concertazione convocato al ministero dell´ambiente dal direttore generale Gianfranco Mascazzini. In discussione è il nuovo progetto di smaltimento che prevede la riutilizzazione della colmata di Bagnoli non più per la costruzione della Darsena di Levante nel porto di Napoli ma, piuttosto, per le nuove banchine del porto di Piombino. Il tutto per accelerare di trenta mesi i tempi rispetto a una Darsena che non sarà pronta prima del 2010. Da qui il tavolo fissato da Mascazzini con Nerli assieme ad Arcangelo Cesarano, commissario per le bonifiche della Regione, e ad esponenti di Sviluppo Italia e del porto di Piombino. Qui Nerli punta i piedi e fissa i paletti: «Se vogliamo andare verso un nuovo accordo di programma devono essere chiari i tempi e i costi». La scorsa settimana lui stesso era già stato protagonista di una lite in commissione comunale di vigilanza sulla validità di un precedente accordo di programma per il trasferimento della colmata da Bagnoli a Napoli Est. Intesa che per Nerli è tuttora valida mentre per Arcangelo Cesarano è scaduta dal 2005: «La modifica è scontata perché, ove si decidesse che il Commissario deve farsi carico dell´attività di rimozione della colmata e dei sedimenti inquinati almeno fino a cinque metri di profondità bisognerà per forza di cose riscrivere l´accordo».
In discussione, dunque, anche una nuova intesa sulla quale dovranno però essere tutti d´accordo: ministero, Authority, commissariato per le bonifiche. Al tavolo Nerli ha chiesto garanzie sul cronoprogramma e il rappresentante dell´Autorità portuale di Piombino ha risposto stimando in otto mesi i tempi necessari per consentire l´avvio del trasporto dei materiali. Stima che non convince Nerli. Da qui l´intervento di Mascazzini che ha invitato l´Autorità toscana a confermare formalmente i tempi in un documento ufficiale da inserire nel testo del nuovo accordo. Mascazzini ha anche aggiunto che il ministero ritiene “preferibile” la scelta di Piombino sulla base delle garanzie tecniche ma anche per i tempi di avvio dell´operazione sottolineato che saranno risparmiati circa trenta mesi rispetto al progetto della Darsena di Levante.
Braccio di ferro tra Napoli e Roma e tavolo da riconvocare entro una decina di giorni mentre a Coroglio la società di trasformazione urbana Bagnolifutura ha aggiunto un altro tassello al mosaico di progetti. Dopo l´avvio dei primi due cantieri, la Porta del parco e il Parco dello sport, tocca ora all´Acquario scientifico che sorgerà all´interno del manufatto di archeologia industriale “Tna”, l´ex impianto di raffreddamento dell´acqua del treno a nastri. Con il via ai lavori sarà firmata un´intesa con la Stazione zoologica per la gestione della parte espositiva e del settore scientifico destinato all´attività di ricerca.
(o. l.)
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12 marzo 2007
Repubblica - Napoli
La giunta è divisa sulla scelta di mantenere o rimuovere la terrazza di Bagnoli formata dai detriti dell´ex acciaieria
La colmata della discordia
Il sindaco frena il suo vice: “No ai colpi di spot”
di Patrizia Capua
Le Assise di Palazzo Marigliano chiedono le dimissioni del vicesindaco Tino Santangelo dopo le sue dichiarazioni sulla colmata di Bagnoli. «Da cittadino napoletano dico - aveva affermato - che la colmata ex Italsider deve restare dov´è, perché una terrazza sul mare di tale bellezza non ce l´ha nessuna città al mondo ed è un peccato che venga rimossa». Dichiarazione particolarmente grave, secondo le Assise, perché il vicesindaco deplora e contesta le decisioni assunte dallo stesso Consiglio comunale e più recentemente anche quelle del ministro dell´Ambiente, Pecoraro Scanio, che sostiene l´ipotesi di portare i materiali inquinanti a Piombino. Grave sul piano della correttezza amministrativa e politica, insistono le Assise, in quanto Santangelo «dovrebbe essere il garante dell´attuazione del Piano regolatore. A questo punto dovrebbe comprendere che la sua posizione non è compatibile con la sua carica. Si dimetta, dunque», esortano, «tenendo anche conto che non è stato eletto al Comune dai cittadini napoletani».
Posizioni contrastanti con quelle dello stesso sindaco Iervolino che ieri non ha perso tempo e ha frenato Santangelo. «Lasciatemi dire una cosa su Bagnoli - ha detto il sindaco nel corso del congresso della Margherita a Città della Scienza - vorrei proprio pregare di non aizzare più polemiche sul tema. Ci sono ormai progetti che sono partiti e che vanno governati, senza strattoni alimentati dalla stampa. Dico a tutti che il confronto va fatto nelle istituzioni, non a colpi di spot sui giornali».
Bellissima terrazza a mare o un milione e 200 mila metri cubi di sedimenti tossici dell´ex acciaieria, che impediscono il recupero della linea di costa e della spiaggia? Scontro a Palazzo San Giacomo ma anche al ministero dell´Ambiente, all´Authority portuale, al commissariato per le bonifiche della Regione. Più di dieci anni di polemiche, la città divisa in due blocchi trasversali. Il sindaco Rosa Russo Iervolino ribadiva che «per Bagnoli bisogna spegnere le polemiche e attuare i piani di disinquinamento già approvati». Francesco Nerli, presidente del porto, giudica valido l´accordo del 2003 per il riutilizzo della colmata nella Darsena di Levante.
Le Assise hanno ricordato che Santangelo nel mese scorso aveva detto di voler sollecitare un´altra relazione tecnico-scientifica. «Il vicesindaco tratta Bagnoli come una collezione di gouaches» affermano Donatone, Francesco de Notaris, Nicola Capone, Francesco Iannello e Luigi De Falco.
Sulla polemica interviene il deputato Marcello Taglialatela, componente della commissione parlamentare Bilancio e coordinatore cittadino di Alleanza Nazionale. «Il vicesindaco Santangelo prende finalmente atto della realtà di Bagnoli e ci dà ampiamente ragione sulla questione della colmata e sulla scelta negativa intrapresa dal centrosinistra di rimuoverla. La rimozione peraltro - aggiunge Taglialatela - richiede tempi lunghi e allungherà inevitabilmente quelli per il definitivo rilancio e sviluppo dell´area di Bagnoli».
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Ma se non verrà rimossa il mare non sarà balneabile
di Guido Donatone
Ci domandiamo che cosa debbano pensare gli imprenditori e i futuri investitori, che hanno da tempo mostrato interesse per il piano comunale di recupero di Bagnoli e dell´area occidentale di Napoli, di fronte alle ricorrenti dichiarazioni rese alla stampa dal vicesindaco Tino Santangelo, il quale ancora una volta ha dichiarato (”Repubblica” dell´11 marzo) a proposito della colmata a mare di Bagnoli: «… deve restare dov´è perché una terrazza sul mare di tale bellezza non ce l´ha nessuna città del mondo».
È probabile che Santangelo non abbia consapevolezza alcuna delle decennali istanze ambientaliste accolte dal Consiglio comunale di Napoli di cui fa parte. Le finalità delle associazioni ecologiche per la riqualificazione dell´area occidentale di Napoli prevedevano precise priorità: la rimozione della colmata dell´ex Italsider, il disinquinamento dei fondali marini e il ripascimento degli arenili; tutte necessarie per la restituzione del mare e della spiaggia alla libera fruizione dei cittadini.
Il vicesindaco Santangelo evidentemente non segue nemmeno il dibattito politico-culturale che si svolge sulla stampa.
Su “Repubblica” del 23 febbraio scorso, Giovanni Squame, già presidente del Consiglio comunale, ha infatti sottolineato che da parte del Comune sono necessari «forti segnali di affidabilità per gli investitori… circa il grande progetto di riconversione urbana in via di attuazione».
Quello di Bagnoli, appunto, su cui, aggiunge Squame, «c´è un accordo di programma e un cronoprogramma sui quali dar conto alla città: il Consiglio comunale eserciti la sua funzione di controllo per garantire sul perseguimento coerente di scelte ampiamente condivise, e degli accordi sottoscritti tra le pubbliche istituzioni».
Sempre su “Repubblica” (22 febbraio scorso) avevamo ricordato a Santangelo che la rimozione della colmata è prevista dalla legge 582 del 1996, che impone il risanamento ambientale del litorale e dei fondali marini, nonché il ripristino della morfologia naturale della linea di costa a Bagnoli.
Tutto ciò è stato anche recepito dalla normativa urbanistica del vigente piano regolatore di Napoli, con cui Santangelo dovrebbe avere qualche dimestichezza dal momento che ricopre pure la carica di assessore all´Urbanistica.
Lo stesso sindaco Rosa Russo Iervolino è stata votata dalla maggioranza dei napoletani perché nel suo programma era indicata come prioritaria l´attuazione del piano regolatore. E va dato atto al sindaco per la sua coerenza in quanto la sua posizione, anche recentemente ribadita, è quella della attuazione del piano regolatore e in particolare della sollecita rimozione della colmata.
Nella seduta di ieri delle Assise di Palazzo Marigliano sono state rilette le risultanze della relazione tecnico-scientifica del professor Benedetto De Vivo, docente di Scienze della Terra e già componente della commissione di controllo e monitoraggio delle attività di bonifica di Bagnoli, che hanno evidenziato una contaminazione delle acque profonde per la presenza di sostanze tossiche: idrocarburi policiclici e fluorantene nell´area della colmata, per cui senza la rimozione della stessa il mare di Bagnoli non sarà mai balneabile. E a tal proposito va sottolineato che quella di Coroglio è l´unica spiaggia a disposizione dei napoletani.
Di fronte alle predette provocatorie dichiarazioni di Santangelo, che ostenta un estetizzante disinteresse per la salute pubblica e non sembra rendersi conto che il vicesindaco dovrebbe essere il garante dell´attuazione del piano regolatore, le Assise di Palazzo Marigliano hanno approvato all´unanimità un ordine del giorno in cui si chiedono le sue dimissioni dalla carica di vicesindaco di Napoli.
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Rimuoverla è velleitario e frutto solo dell´ideologia
di Benedetto Gravagnuolo
Circa due anni fa, in un´intervista a “Repubblica” (18 febbraio 2005) fui tra i primi a sollevare dubbi sull´opportunità di rimuovere la colmata a Bagnoli. Proposi di valutare di trasformare quell´informe massa di terriccio in un gradevole giardino sul mare, applicando collaudate tecniche biologiche di disinquinamento dei detriti, mediante adeguate essenze arboree. Mi fu obbiettato che le mie erano osservazioni tardive, avendo il Consiglio comunale già deliberato di procedere a un immediato sgombero di quell´ingente massa di detriti dell´ex Italsider al fine di ripristinare la naturale linea di costa.
Per il rispetto che nutro verso le istituzioni, preferii non insistere sulla mia proposta. D´altronde il mio voleva essere solo un contributo teso a favorire la rapida e piena attuazione dell´obbiettivo primario del piano, vale a dire la realizzazione del grande parco sul sedime delle fabbriche dismesse. L´ostinazione polemica avrebbe allora potuto dare adito al sospetto di volere alimentare una strumentale controversia per rallentare i lavori.
Sta di fatto però che la colmata è ancora lì. Ed è divenuta anzi il pomo della discordia tra tecnici e politici che remano sulla stessa barca. Sperando dunque di non fomentare dissidi, provo a riproporre in estrema sintesi le mie considerazioni.
Innanzitutto, se valutata nei termini del rapporto tra costi e benefici, la rimozione della colmata appare con tutta evidenza un´opera ciclopica, per non dire velleitaria. Rimuovere circa 220 metri quadrati (tralasciando la disputa sui mezzi di trasporto e scartando per ovvie ragioni i camion) comporta una spesa già di per sé ingente, alla quale va aggiunto il costo dell´immissione di una notevole quantità di sabbia nuova per ridare una forma plausibile alla spiaggia da ripristinare. Si sa che il fine giustifica i mezzi. Ma, in questo caso, c´è da chiedersi che cosa giustifica il fine.
La volontà di riportare la linea di costa a uno stato di natura preesistente agli insediamenti industriali novecenteschi è una buona intenzione, ma in palese contraddizione logica con la volontà di realizzare più avanti un porto-canale che recherebbe un vulnus in un tratto di linea di costa non ancora alterato. Come hanno dimostrato vari esperti (con reiterate osservazioni tecniche, senza mai ricevere repliche) il disegno del porto-canale non è solo “contro legge”, ma anche “contro logica”. Questo tipo di porto implica l´incisione di un lungo taglio nella morfologia esistente, disattendendo così la legge n.582/96, nonché i vincoli sanciti dal Piano Paesistico del 1999. Ancor più paradossale è constatare che per la sua stessa conformazione, tale “canale” produrrebbe insabbiamenti e altre inefficienze nautiche.
Di “naturale” peraltro è rimasto ben poco in quel sito. Dagli stessi assertori del ripristino della linea di costa preesistente viene vantato con orgoglio il recupero del Pontile-Nord, vale a dire di un artefatto industriale che si protende per circa 900 metri tra le onde del mare. Senza contare che Nisida era un´isola (”e nessuno la sa”, come canta Bennato).
Insomma, non è comprensibile l´accanimento a volere rimuovere a tutti i costi (è proprio il caso di dirlo) la colmata, lasciando però inalterati tutti altri segni della trasformazione del luogo recati dall´uomo nel corso del tempo. Le risorse pubbliche stanziate per tale opera ciclopica, potrebbero (forse) più utilmente essere finalizzate ad altri interventi per attuare (in tempi ragionevolmente programmati) l´anelato disegno della trasformazione di Bagnoli. D´altronde, un giardino sul mare resta un´ipotesi altrettanto “naturalistica” del grande parco retrostante.
Perché allora non provare a discuterne tecnicamente, senza innalzare barricate ideologiche? In fin dei conti, il Consiglio comunale potrebbe legittimamente emendare alcuni aspetti tecnici del piano esecutivo precedentemente approvato, laddove riscontrasse l´opportunità di miglioramenti attuativi. Non si tratta di rimettere in dubbio le scelte di fondo, ma anzi di rafforzarne la validità attraverso correttivi ben calibrati e condivisi.
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11 marzo 2007
il Roma
BAGNOLI/E’ l’ennesima faida interna al centrosinistra
di Corvo Rosso
Ma cosa c’è dietro il braccio di ferro sulla rimozione della colmata a mare di Bagnoli tra il ministro verde Pecoraro Scanio ed il presidente dell’Autorità portuale, il dalemiano Nerli? L’ennesimo scontro all’interno del centrosinistra ha contorni poco chiari e suscita perplessità. Il ministro ha deciso di avocare alla sua competenza l’affaire della rimozione della colmata di Bagnoli sottraendola letteralmente a Nerli cui era stata affidata precedentemente. Motivo ufficiale dell’irruzione verde i ritardi accumulati dall’Autorità portuale a fronte della necessità di procedere con speditezza. E dunque, lancia in resta, Pecoraro ha commissionato uno studio a Sviluppo Italia, ha stanziato 90 milioni di euro, ha predisposto un accordo di programma con Campania, Toscana, Liguria ed il comune di Piombino e si accinge ora a procedere a carro armato contro un Nerli piuttosto basito dinanzi all’incursione ambientalista.
Il presidente del Porto ha tentato una reazione. Ha negato i ritardi adducendo motivi tecnici a suo dire ineccepibili, ha ribadito la volontà di utilizzare i materiali di risulta per il terminal di levante a Vigliena nel porto di Napoli (Pecoraro li vuole spedire a Piombino e La Spezia) ed ha insistito su due aspetti: i costi che nel progetto di Pecoraro lieviterebbero a 94 milioni di euro, 63 per la rimozione e 31 per la bonifica, a fronte dei 18 milioni per la sola rimozione del progetto dell’Autorità portuale e dei tempi, poco più di un anno, che sarebbero sostanzialmente equivalenti. Insomma perché tutto questo gran da fare intorno alla colmata, perché sottrarla a Nerli per darla al ministero con costi maggiori ed a parità di durata dei lavori? Ma Pecoraro sembra irremovibile ed ha perfino deciso di accelerare la firma dell’accordo di programma, previsto per i prossimi giorni. Molti si chiedono cosa mai abbia spinto il ministro ad una azione così drastica. I ritardi di Bagnoli sono un dato scandaloso, ma non riguardano solo la colmata e non si possono ascrivere a Nerli ed all’Autorità portuale. Ed i verdi, dopo una prima fase “negoziale” sul piano urbanistico ed una attenzione di stampo contrattuale ai tempi della America’s Cup, hanno poi manifestato un sostanziale disinteresse su Bagnoli. Oggi (ri)entrano a gamba tesa su un’opera specifica del piano, forti dei soldi e delle competenze ministeriali, con l’intento, che appare francamente prevalente (se non esclusivo), di togliere di mezzo l’Autorità del Porto ed il suo presidente. È l’ennesima faida all’interno del centrosinistra? Ciò che sconvolge è l’assenza delle istituzioni locali, sindaco, Giunta, Consiglio comunale, e della Regione che pare disinteressata alla faccenda. Che dire? Staremo a vedere se Nerli subirà e se i sedimenti della fu colmata a mare di Bagnoli resteranno a Vigliena o espatrieranno a Piombino. Sempre che poi tutta l’operazione avrà un inizio ed una fine.
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2 marzo 2007
Repubblica - Napoli
La Soprintendenza autorizza il deposito di inerti per consolidare Posillipo
Bagnoli, sì alla bonifica del costone
La Soprintendenza per i Beni architettonici e il paesaggio ha fatto pervenire alla Bagnolifutura, al Comune e alla Regione il decreto con il quale si autorizza l´intervento per la messa in sicurezza delle aree pedemontane di Posillipo, che sarà realizzato nell´area di Bagnoli Coroglio. Grazie al definitivo via libera al progetto, presentato dalla Bagnolifutura, che prevede un´altezza fino ad un massimo di 13 metri rispetto al piano di campagna, si avviano a soluzione due problemi: la definitiva messa in sicurezza del costone di Posillipo e l´individuazione di un sito dove portare i materiali inerti della bonifica. Il progetto è stato redatto con la collaborazione dell´architetto Andreas Kipar, uno dei maggiori esperti di architettura del paesaggio a livello europeo. L´area, ubicata ai margini del costruendo Parco dello Sport - si sottolinea - sarà sistemata a verde anche con alberi di alto fusto.
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Ufficio comunicazione BagnoliFutura
(news del 1 marzo)
La Sovrintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio e per il Patrimonio Storico e Artistico ha fatto pervenire oggi alla Bagnolifutura, al Comune e alla Regione il decreto con il quale si autorizza l’intervento per la messa in sicurezza delle aree pedemontane di Posillipo che sarà realizzato nell’area di Bagnoli Coroglio.
Grazie al definitivo via libera al progetto, presentato dalla Bagnolifutura, che prevede un’altezza dei rilevati fino ad un massimo di 13 metri rispetto al piano di campagna, si potranno finalmente avviare contestualmente a soluzione due annosi problemi: quello della definitiva messa in sicurezza del costone di Posillipo che nel corso degli ultimi anni è stato numerose volte colpito da fenomeni di dissesto e quello di un sito dove conferire i materiali inerti della bonifica.
L’intervento di messa in sicurezza che si va a realizzare rappresenta una significativa novità nel campo dell’ingegneria naturalistica, come è attestato anche dalla stessa Facoltà di Ingegneria, in quanto si basa sull’integrazione del necessario intervento di consolidamento con le straordinarie caratteristiche naturali e paesaggistiche dell’area connotata da una diffusa macchia mediterranea. Non a caso, e proprio al fine di ottenere il miglior risultato in termine di integrazione paesaggistica dell’intervento, il progetto è stato redatto con la collaborazione dell’architetto Andreas Kipar, che è uno dei maggiori esperti di architettura del paesaggio a livello europeo.
E’, altresì, previsto che tali rilevati siano opportunamente rinverditi per integrarli nel contesto, perché l’intera area oggetto dell’intervento, ubicata ai margini del costruendo Parco dello Sport, sarà sistemata a verde anche con alberi di alto fusto. La Bagnolifutura ha già concordato con l’Orto Botanico quali essenze vegetazionali utilizzare a tal fine.
“Grazie all’approvazione definitiva della Sovrintendenza non ci sono più ostacoli per completare le operazioni di bonifica dei suoli nei tempi previsti dal crono programma” - commenta il Presidente della Stu, Rocco Papa. Il quale, in merito anche alle polemiche sorte in questi giorni circa i ritardi di suddette operazioni, ricorda : “Il Ministero dell’Ambiente il 26 novembre ha approvato, su progetto della Bagnolifutura, la Variante al Piano di Completamento della Bonifica che modifica radicalmente il progetto iniziale, legando le modalità della bonifica alle diverse destinazioni d’uso dei terreni previste dal Piano Urbanistico Esecutivo, definitivamente approvato solo qualche mese prima. Ciò ha ridotto del 35% il volume dei materiali da riutilizzare ma non poteva non comportare una sia pur parziale sospensione dei lavori in attesa delle indispensabili autorizzazioni”.
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1 marzo 2007
Repubblica - Napoli
Il diktat del Comune
AMIANTO/ “La Cementir bonifichi area”
«Il Comune disporrà un atto nei confronti della Cementir che deve mettere in sicurezza l´area in cui è stato trovato l´amianto e verificare tutto il territorio di sua proprietà. E se c´è altro amianto dovrà bonificarlo». Il verdetto di Rino Nasti, assessore all´Ambiente, arriva dopo il vertice serale in Comune con i funzionari della Asl Napoli 1 che una settimana fa hanno chiuso il cantiere del nuovo collettore di Coroglio per aver trovato sostanze cancerogene. Riunione a cui hanno partecipato anche Arcangelo Cesarano, commissario alle Bonifiche, ed esperti dell´Arpac, l´agenzia regionale per l´ambiente.
Verdetto annunciato da parte del Comune. L´amianto trovato dalla Asl, intervenuta in seguito ad un esposto, è venuto alla luce in un cantiere per il nuovo grande collettore fognario, ma si trova nel perimetro Cementir e «trattandosi di suoli privati - spiega Nasti - tocca dunque ai privati bonificare il tutto».
Ma la Cementir è di tutt´altro avviso. L´ufficio stampa dell´azienda di Francesco Gaetano Caltagirone ha comunicato che la bonifica spetterebbe invece al Commissario straordinario per l´emergenza sottosuolo guidato dal sindaco Rosa Russo Iervolino e dal capo di gabinetto del Comune Enzo Mossetti. Questo in base a un verbale redatto nei mesi scorsi tra le due parti. (o. l.)
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24 febbraio 2007
Repubblica - Napoli
Amianto a Bagnoli, sigilli al cantiere
E il quartiere si ribella: “Bonifica e lavoro per i disoccupati”
Una denuncia e scatta il sopralluogo dell´Asl nei pressi dell´Eternit
Bloccati i lavori del nuovo collettore fognario di Coroglio
Verificata la presenza di ingenti quantità di materiale cancerogeno
di Ottavio Lucarelli
C´è ancora amianto a Bagnoli. C´è tanto materiale cancerogeno nel sottosuolo che circonda l´ex fabbrica Eternit smantellata da diversi anni. Sembrava che tutto fosse stato impermeabilizzato e messo in sicurezza e, invece, c´è così tanto amianto che la Asl Napoli 1 è stata costretta a bloccare i lavori del nuovo collettore fognario di Coroglio e a chiudere gran parte del cantiere per evitare danni agli operai. Una denuncia, il sopralluogo e la scoperta che, nonostante la costosissima opera di messa in sicurezza nell´area ex Eternit, a Bagnoli c´è ancora amianto nel sottosuolo che circonda l´ex stabilimento di produzione di un materiale messo al bando dalla legge 257 del 1992. Fabbrica che, dunque, ha prodotto disastri ben al di là di quell´area limitata che era stata inclusa nel perimetro della bonifica.
«Qui c´è ancora amianto dappertutto», denuncia Gennaro Di Caprio degli edili Filca-Cisl. «Ed è stato scoperto - racconta il sindacalista - in uno dei pochi cantieri aperti nella zona occidentale, il nuovo collettore fognario di Coroglio commissionato dal Comune per un importo di diciotto milioni di euro. Giovedì scorso sono venuti i tecnici dell´Azienda sanitaria locale, su esplicita segnalazione, e hanno verificato la presenza di ingenti quantità di materiale che certamente risale ai tempi dell´Eternit, alla lavorazione che veniva eseguita nell´ex area adiacente la Cementir e l´Italsider. L´Asl è intervenuta, ha chiuso gran parte del cantiere e non si sa quando riaprirà. La cosa che stupisce, il fatto incredibile è che quella zona non sia stata preventivamente bonificata. Una questione che ripropone drammaticamente il tema della sicurezza sul lavoro in tutta la città ma, soprattutto, nei cantieri dell´area occidentale».
Un collettore progettato per riorganizzare il sistema di deflusso delle acque nella zona ovest, un sistema squilibrato e insufficiente rispetto alla popolazione dei quartieri flegrei, come denunciato alcune settimane fa in un documento del “Terzo piano autogestito”, attivisti vicini al laboratorio occupato “Ska” e ai collettivi no global. Un collettore che si sviluppa con un lungo percorso curvilineo da Soccavo a Coroglio, passando attraverso il margine occidentale del rione Cavalleggeri, incuneandosi tra le aree ex Eternit ed ex Italsider e correndo poi lungo via Cattolica fino a sboccare a mare nella cala Badessa. E una condotta che emerge per circa tre metri dal piano di campagna, passando nell´area di un nuovo depuratore costruito recentemente a Coroglio alle spalle del capannone Cementir.
Un´altra grana che apre un nuovo fronte di problemi nella costruzione della Bagnoli dedicata al turismo e al tempo libero. Problemi che vanno dal recupero della linea di costa, dove bisogna rimuovere la grande colmata di detriti ex Italsider, fino al sottosuolo ancora così carico di veleni. La bonifica, dunque, è ben lontana dall´essere compiuta e il quartiere dopo decenni di attesa comincia a ribellarsi. È accaduto due settimane fa nella sede della Municipalità, durante una manifestazione di Rifondazione comunista, quando fu minacciata l´occupazione della sede della società di trasformazione urbana Bagnolifutura. Protesta ripresa ieri mattina. Una minaccia che stava per concretizzarsi quando cinquanta aderenti al “Movimento disoccupati di Bagnoli” prima hanno manifestato all´esterno dei cancelli e poi sono entrati nella palazzina al grido “lavoro, lavoro”, presidiando un incontro tra società e sindacati.
La lista vanta un migliaio di iscritti e chiede posti per la gente della zona. «Noi - spiega il leader dei disoccupati di quartiere Giovanni Iumiento - non vogliamo morire per far vivere gli altri. Abbiamo respirato amianto, catrame e polvere per decenni. Guai se continueranno ad ignorarci». Da Rocco Papa, presidente di Bagnolifutura, la prima risposta: «Oggi abbiamo aperto un tavolo tecnico con i sindacati e nei prossimi giorni dovremo allargarlo al Comune».
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Corriere del Mezzogiorno
Polemiche alla Stu: una delegazione del Comitato «Cocchia» invitata all’incontro. Parco dello sport, firmati i contratti
Bonifica, i bagnolesi: priorità nelle assunzioni
«Nei cantieri e nei servizi dev’esserci lavoro per chi è disoccupato nel quartiere»
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Da ieri per Bagnoli c’è un problema in più: i disoccupati del quartiere chiedono una corsia preferenziale nelle assunzioni future; sia per quelle temporanee, legate ai lavori di trasformazione dell’area, sia per quelle connesse ai servizi futuri che si andranno a realizzare con le strutture che nasceranno sui suoli dell’ex Italsider (albeghi, centri comerciali, servizi). E la voce grossa, il «Comitato di disoccupati di via Cocchia» l’ha fatta proprio ieri, quando nella sede della Bagnolifutura hanno incontrato il presidente della Stu, Rocco Papa, i sindacati, il presidente della Municipalità di Bagnoli, Giuseppe Balzamo, e il Comune di Napoli (quest’ultimo assente perché il vicesindaco Santangelo ha dovuto presenziare ad un incontro al Caan di Volla). «Non staremo qui a vedere come fate Bagnoli. Non moriremo per far vivere altri», hanno detto i rappresentanti del Comitato. «Bagnoli è dei bagnolesi», sottolineava uno di loro in sala mentre la discussione si trasformava in un tavolo sindacale nel quale, però, anche per l’assenza del Comune di Napoli, azionista di maggioranza della Bagnolifutura, nessuno ha preso o sottoscritto impegni. Il presidente della Stu, Papa, ha provato però ad individuare un metodo. Questo il suo ragionamento: «Siccome Bagnoli ha già tanti nemici — ha detto —, facciamo sì che la potenziale forza lavoro disponibile diventi una risorsa che vuole il bene di Bagnoli, ma, soprattutto, vuole che a Bagnoli si crei sviluppo. Individuiamo quindi tutti insieme un percorso che ci permetta di chiedere, a chi poi dovrà stabilire chi prendere a lavorare, di tener presente chi è di Bagnoli». Analogo ragionamento ha fatto il presidente della Municipalità, Balzamo, dell’idea che «qui c’è gente che da troppi anni attende sbocchi occupazionali, perciò occorre trovare una soluzione». La Cgil, rappresentata in aula da Giovanni Sannino (gli altri sindacalisti presenti erano Correale e Lanzetta della Feneal Uil), ha affidato ad una nota ufficiale il suo pensiero. Nota nella quale si legge: «Il sindacato ritiene che dagli interventi possa e debba determinarsi tanta occupazione che, nel pieno rispetto delle regole e dei diritti di tutti, potrebbe rispondere alle aspettative e alle attese sedimentate da anni sul territorio flegreo». Ieri, intanto, luci accese fino a tarda sera alla Bagnolifutura dove è stato firmato il contratto per l’avvio dei lavori da 30 milioni per la realizzazione del parco dello sport: il cantiere dovrebbe partire la prossima settimana. A Coroglio, invece, in una zona che non è della Bagnolifutura, l’Asl ha chiuso un collettore fognario per la presenza di amianto pregresso.
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22 febbraio 2007
Il Denaro
Colmata, Cesarano: A noi la rimozione
di Sabrina Milano
Il ministero dell’Ambiente, guidato dal verde Alfonso Pecoraro Scanio accelera i tempi per la rimozione della colmata a mare di Bagnoli. A sostenerlo è il Commissario straordinario per le Bonifiche della Regione Campania, Arcangelo Cesarano il quale conferma che entro questa settimana sarà presentato lo studio di fattibilità per la dismissione della colmata di Bagnoli e la bonifica dei sedimenti marini. “La colmata a mare di Bagnoli — commenta il commissario Cesarano — deve essere rimossa per legge, così come previsto dal piano regolatore e dagli accordi di programma. Lo studio di fattibilità che tra qualche giorno presenterà Sviluppo Italia è stato commissionato dal Commissariato straordinario d’intesa con il ministero dell’Ambiente e chiarirà quali sono i costi, i tempi e le modalità per rimuovere la colmata”.
Dunque per il commissario straordinario per le bonifiche non ci sono dubbi: la lunga banchina di cemento situata tra il pontile nord e quello a sud di Bagnoli deve essere eliminata. “Lo studio condotto da Sviluppo Italia — continua Cesarano — esamina diverse modalità per rimuovere la colmata, tutto sarà comunque più chiaro quando mi sarà consegnato e potrò esaminare i documenti”.
Al vaglio vi sono più soluzioni che sicuramente offrono tempi di rimozione più rapidi rispetto al progetto dell’Autorità portuale di Napoli che garantiva la dismissione della colmata solo tra tre anni, quando la darsena di Vigliena era pronta ad accogliere la lunga banchina di cemento situata sul lungomare di Bagnoli. Non solo.
La rimozione della colmata a mare finora di competenza dell’Autorità portuale di Napoli potrebbe, con un nuovo accordo di programma, spettare proprio al Commissario straordinario per le bonifiche. Ma intanto se da un lato il ministero dell’Ambiente e il Commissario straordinario per le bonifiche stanno accelerando i tempi per la rimozione della colmata e la bonifica dei fondali marini, le forze politiche in consiglio comunale si dividono sulla questione. Dopo le affermazioni del vicesindaco Tino Santangelo sulla eventualità di lasciare la colmata a Bagnoli e di modificare di conseguenza il piano urbanistico esecutivo che ne prevede la rimozione, il dibattito tra i partiti di maggioranza è ancora aperto. Incerta la posizione del partito del sindaco Rosa Russo Iervolino. “Il partito e il gruppo consiliare — afferma Giovanni Palladino capogruppo della Margherita in consiglio comunale — si riuniranno per prendere una posizione su Bagnoli”. Pronti a valutare anche la possibilità di non rimuovere la colmata i Ds. “Siamo disponibili a valutare tutte le novità — commenta Antonio Borriello, capogruppo dei Ds — inerenti la rimozione della colmata a condizione che le stesse siano supportate da un serio e rigoroso studio scientifico. Il bene comune della città è vedere il prima possibile la realizzazione di Bagnoli e i Ds sono disponibili affinchè tutto sia fatto bene e in fretta”. Chiara e precisa la posizione dello Sdi. “Credo che la soluzione migliore — commenta il consigliere comunale Roberto De Masi, segretario cittadino dello Sdi — anche per recuperare il ritardo accumulato sia quella del mantenimento della colmata, supportata da una rigorosa valutazione tecnico ambientale. Ho valutato positivamente — conclude De Masi — l’apertura del vicesindaco Santangelo su questo punto”. Compatti invece Verdi, Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani nel rivendicare la necessità di rimuovere la colmata e di non modificare il piano urbanistico esecutivo di Bagnoli. “Siamo sempre — afferma Ciro Borriello, capogruppo dei Verdi - per la rimozione della colmata a mare”. “Non siamo favorevoli — aggiunge il consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Francesco Minisci — alla modifica del piano urbanistico esecutivo perché potrebbero celarsi dietro altri interessi”. “Il piano urbanistico — conclude Gaetano Sannino, capogruppo in consiglio comunale dei Comunisti Italiani — è il punto di mediazione più alto tra le forze politiche e non può essere rimesso in discussione. L’apertura del vicesindaco Santangelo sulla colmata di Bagnoli ci preoccupa”. Dall’opposizione i partiti di An e Forza Italia si dichiarano favorevoli alla rimozione della colmata. “Formalmente il vicesindaco — commenta Luciano Schifone, capogruppo di An - dichiara il rispetto del piano regolatore ma nei fatti crea le condizioni per poter non rimuovere la colmata a mare. Noi siamo contrari alla modifica del piano per Bagnoli non solo per motivi ecologici ma anche paesaggistici. Non rimuovere la colmata a mare significherebbe realizzare una bonifica solo per metà e non consentirebbe il ripristino della linea di costa”. “L’area occidentale — aggiunge Salvatore Varriale, capogruppo di Forza Italia - deve essere restituita alla città come un polo turistico ed è necessario sia rimuovere la colmata sia ripristinare la balneabilità.
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21 febbraio 2007
Repubblica - Napoli
Dopo la lettera di accuse di Papa ai membri dimissionari del Cda, scendono in campo la Iervolino e il ministro
Bagnolifutura, frustata del sindaco
“Subito un manager”. Nicolais: basta liti, ci giochiamo la faccia. Santangelo: “Occorre anche riportare un clima di serenità per definire bene i ruoli”
“Se avessi il nome giusto firmerei il decreto già domani mattina”
di Ottavio Lucarelli
Rosa Russo Iervolino accelera sulla nomina di un nuovo manager mentre Luigi Nicolais annuncia: «Basta liti su Bagnoli. Qui Napoli si gioca la faccia». Intervengono il sindaco e un ministro per riportare un po´ di ordine nel caos dell´ex Italsider dopo la lettera in cui il presidente di Bagnolifutura, Rocco Papa, ha messo sotto accusa le “dimissioni a mezzo stampa” di metà del consiglio di amministrazione.
«A Bagnoli ci vuole subito un manager. Avessi già il nome firmerei il decreto domani mattina». La Iervolino taglia corto sulle polemiche nei confronti dei tanti consiglieri dimissionari della società di trasformazione urbana che Papa governa da pochi mesi e che dopo l´approvazione del bilancio, entro la fine di marzo, dovrà essere in sostanza rifondata dal sindaco che ha chiesto aiuto a Luca Cordero di Montezemolo e al ministro Pierluigi Bersani per avere indicazioni su un possibile manager. Il problema è però che, dopo le dimissioni dell´amministratore delegato Carlo Borgomeo, si è innescato un processo che ha portato all´annunciato commiato, via e-mail e non solo a mezzo stampa, dei tecnici di area Ds Biagio Grasso e Ugo Marani e poi anche del consigliere di Forza Italia Silvio De Angelis mentre il presidente dei costruttori Ambrogio Prezioso da tempo aveva annunciato l´addio.
A fine marzo, insomma, resteranno in carica sei consiglieri su undici. Bagnolifutura da ricostruire e il vicesindaco Tino Santangelo sostiene il piano di rilancio della Iervolino: «Sì, ci vuole un manager. In queste ore appare sempre più necessaria la nomina di una persona che conosca tecnicamente la materia e che si occupi sia della vendita dei suoli sia della realizzazione delle infrastrutture. Nell´ex Italsider occorre però anche riportare un clima di serenità. In questo modo si potranno definire i ruoli senza più ambiguità e incomprensioni».
Preoccupato è il ministro della funzione pubblica, il napoletano Luigi Nicolais: «Spero che a Bagnoli si raggiunga una situazione stabile perché così non si può lavorare. Napoli qui si gioca la faccia. Si chiariscano tutte le condizioni e si chiuda questa fase di difficoltà. Bagnoli non è un problema di spartizioni ma si tratta, piuttosto, di superare un´emergenza che dura da troppi anni».
Raffica di dimissioni che non fa passare in secondo piano le questioni tecniche. Per il deputato dei Verdi Tommaso Pellegrino «il primo passo per la riqualificazione è, senza esitazioni, la rimozione della colmata di detriti ex Italsider e per farlo ci sono sia le risorse sia il pieno sostegno del ministero dell´Ambiente».
D´accordo un altro deputato, Giuseppe De Cristofaro di Rifondazione: «Siamo contrari a qualsiasi modifica al piano urbanistico esecutivo già approvato. La colmata va rimossa, così come stabilisce il piano e come ci chiedono i cittadini di Bagnoli e di tutta Napoli. Il ministero dell´Ambiente ha già detto che, se non sarà eliminata, i danni per l´intera area saranno incalcolabili».
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CONCORSO PUBBLICO PER IL MANAGER
di Antonio Noto
Manager cercasi. Il metodo con cui il Comune di Napoli è in cerca del nuovo manager di “Bagnolifutura” è davvero paradossale e rappresenta il segnale evidente di come nelle società pubbliche, in Campania più che altrove, ci sia scarsa attenzione verso le professionalità e molta invece verso i curricula politici. Eppure, dopo il caso delle società pubbliche scoppiato proprio in Campania, in cui si è constatato che spesso ci sono più uomini in consiglio di amministrazione che dipendenti, ci si sarebbe aspettato un diverso modo di procedere alla prima prova utile, Bagnolifutura, appunto. Il buon senso porterebbe a pensare che quando una azienda pubblica è alla ricerca del suo principale manager, convochi una gara in cui chiede a chi è interessato a ricoprire il ruolo di presentare un progetto strategico di sviluppo imprenditoriale, in modo da valutare le candidature e scegliere la persona più adatta. Invece nel caso di Bagnolifutura pare che si navighi a vista, o meglio che si stiano seguendo due metodi di pura spartizione politica e per nulla manageriale. Bisogna anche dire che il tutto sta avvenendo con il silenzio dell´opposizione che, paga dall´aver ricevuto la presidenza della commissione di controllo su Bagnolifutura, adesso spera di conquistare qualche pedina nel nuovo consiglio di amministrazione.
Pertanto oggi si fronteggiano due sistemi per la scelta del nuovo manager, nessuno di questi, però, sembra essere quello giusto attraverso cui potrà imporsi la professionalità.
Da una parte ci sono quelli che possiamo denominare gli “indigeni”, cioè coloro i quali spingono per una soluzione locale e di pura spartizione partitica, più che politica. Tra questi si dice infatti che se è vero che l´attuale presidente di Bagnolifutura è diessino, essendo stato questi voluto dal sindaco Iervolino che è della Margherita, oggi sarebbe in quota del partito del sindaco, pertanto il nuovo ammnistratore-manager dovrà spettare ai Ds che altrimenti non risulterebbero rappresentati nella cabina di regia. Un copione da teatro dell´assurdo. I seguaci di questa teoria sostengono nella rosa dei papabili i soliti noti “ex di turno”, ex stretti collaboratori di amministratori pubblici, ex manager di aziende pubbliche ridotte al collasso, ex politici ora a spasso, insomma una pattuglia di “ex” nei cui curricula fanno spicco incarichi politici, ma nessun punto di forza rispetto alle professionalità richieste per portare avanti la mission di una società come Bagnolifutura, destinata a cambiare il volto di gran parte della città di Napoli.
Dall´altra parte ci sono gli “esterofili”, cioè coloro che ritengono che per individuare un buon manager ci si debba rivolgere al presidente di Confindustria, al ministro Bersani o ad altre personalità di spicco a livello nazionale, come se ci fosse un protocollo di comportamento che prevede che le nomine di un manager pubblico di una società pubblica napoletana debbano essere decise, o almeno indirizzate, dal governo e dalla Confindustria.
Invece, finora, non si è sentita la proposta più razionale, quella che tutti i cittadini si sarebbero aspettata, la “terza posizione”, il metodo più trasparente quando si tratta di individuare il manager di una azienda: un vero concorso tra aspiranti che, per essere scelti, devono presentare obiettivi, strategie, modelli di organizzazione, insomma quello che nel linguaggio del marketing si chiama un business plan strategico. In seguito a questo concorso si potrebbe optare per una scelta condivisa in cui si premia la professionalità, la motivazione, le idee e non il solo curriculum politico o le relazioni istituzionali. Eppure sarebbe questo il vero banco di prova per dimostrare ai cittadini che i politici campani scelgono manager veri, in maniera democratica, con il consenso popolare e non attraverso le “nomination” provenienti dagli interessi partitici.
D´altronde il metodo che il Comune di Napoli prediligerà per l´individuazione del manager sarà di per sé il banco di prova della trasparenza dell´azione del Comune e, al contempo, l´elemento di garanzia per le scelte future.
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Corriere del Mezzogiorno
IL MINISTRO/Bagnolifutura, l’ira di Nicolais: «Basta con il transitorio, la città ora si gioca la faccia»
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — «Spero che a Bagnoli si raggiunga una situazione stabile, perché in regime di transitorietà non si può lavorare». Stavolta l’invito a non perder tempo non arriva da questo o quel consigliere o assessore, da un professore universitario o da un altro rappresentante della società civile, ma da un esponente del governo. A parlare è il ministro della Funzione pubblica e dell’Innovazione, Luigi Nicolais, a margine di un convegno della Cgil a Napoli. L’argomento è relativo al fuggi fuggi generale dalla Bagnolifutura, la società di trasformazione urbana partecipata dal Comune di Napoli, dalla Regione Campania e dalla Provincia, che si occupa della riqualificazione del territorio ex Italsider, dalla quale, recentemente, ben cinque consiglieri su 11 si sono dimessi. «Napoli su Bagnoli si gioca la faccia», spiega il ministro, secondo il quale è bene che «si chiariscano tutte le condizioni e si chiuda questa fase di difficoltà» . Qualsiasi scelta, secondo il ministro napoletano, deve essere fatta «al di fuori delle parti.
Quello di Bagnoli — ha concluso — non è un problema di spartizioni. Si tratta di superare una emergenza che dura da troppi anni» . L’incognita è la scelta dell’amministratore delegato, un manager che in queste situazioni appare necessario anche se la sindaca Iervolino, alla quale spetta l’indicazione, ancora non ha trovato la soluzione: «Lo sto cercando ma non è facile, perché in queste condizioni, con i pochi soldi che possiamo offrire, non è semplice cercare qualcuno e convincerlo a venire a lavorare a Napoli». Ecco allora che si studia un’alternativa: nominare un amministratore delegato da assumere con contratto di direttore generale, carica che però i Ds spingono perché venga assegnata a Mario Hubler, già dirigente della Bagnolifutura. «Il problema, in ogni caso, è trovare la persona giusta — rimarca la Iervolino — . E se ci fosse, il contratto, glielo faremmo anche subito. Ma non c’è». Intanto, dopo le accuse del presidente della Bagnolifutura, Rocco Papa, ai consiglieri che si sono dimessi «a mezzo stampa», interviene Rifondazione Comunista col capogruppo in Consiglio comunale, Raffaele Carotenuto, che si dice «meravigliato per le finte dimissioni di parte del consiglio di amministrazione di Bagnolifutura e la guerra di nervi innanzitutto scatenata da Ds e Margherita». Con una nota, Carotenuto ricorda che «se l’amministratore delegato e alcuni consiglieri di amministrazione sottoscrivono una missiva dove annunciano che dopo l’approvazione del bilancio d’esercizio di tale società si dimetteranno, la cosa risulta, a parere dei più, non credibile». Infine, il capitolo colmata. I segretari regionali di Verdi e di Rifondazione, Pellegrino e De Cristofaro, ribadiscono: «Deve essere rimossa».
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20 febbraio 2007
Repubblica - Napoli
I PROBLEMI DELLA CITTÀ/ Bagnolifutura, l´ira di Papa
“No alle dimissioni a mezzo stampa: procedura anomala”
Il presidente della società striglia i consiglieri. Marani “Sbaglia, l´ho avvertito”. Santangelo: uno studio sulla colmata. Sì alla Fondazione del teatro San Ferdinando
di Conchita Sannino
«Mi aspettavo il dramma collettivo, anche qualche componente sull´orlo di una crisi di nervi… Tuttavia è la prima volta che assisto ad alcune richieste di dimissioni consegnate ai giornali anziché agli organi previsti».
Il presidente della società di trasformazione urbana, Rocco Papa, rompe il silenzio sui difficili giorni del suo consiglio di amministrazione e striglia con una lunga lettera inviata al Cda (e alla stampa) quei consiglieri (come Biagio Grasso, Ugo Marani e Silvio De Simone) che, dopo l´obbligo della riduzione del consiglio dettata dalla Finanziaria, hanno annunciato l´addio ma non ancora lasciato la poltrona. La polemica sul futuro di Bagnoli tiene banco ieri anche nella seduta del Consiglio comunale. Con il vicesindaco Tino Santangelo che accredita nuove perplessità e chiede per la prima volta «un accurato studio tecnico-scientifico per valutare fino in fondo le conseguenze ambientali della eliminazione della colmata, insomma i pro e i contro della scelta». E infine l´ultima grana riguarda la società De Vizia, vincitrice dell´appalto per la bonifica sui suoli di Bagnoli: alla ditta sarebbe stata ritirata dal ministero l´attestazione Soa (Società organismo di attestazione), uno dei requisiti previsti per legge. È il terzo nodo della giornata: i ricorsi sono già partiti, mentre i lavori non avrebbero subito - stando alla versione ufficiale - alcuno stop. Ma quanto inciderebbe un eventuale esito negativo della vertenza sull´intero appalto?
Primo nodo, le dimissioni fantasma. Da Bagnolifutura, ecco la stoccata del presidente Papa in risposta alla settimana di defezioni del Cda. «A differenza di quanto hanno fatto l´ad Carlo Borgomeo e Ambrogio Prezioso - sottolinea Papa - risultano davvero incomprensibili le dimissioni a mezzo stampa» degli altri. Papa chiede «ai consiglieri che sono ancora in carica, di utilizzare le normali procedure così da consentirmi di informare la società e dare seguito alle disposizioni dello statuto». Poi si affida ad una chiosa cinematografica: «Non ho sindrome da generale Custer: primo, sono dalla parte degli indiani; secondo, Bagnoli guarda il mare e non Little Big Horne, e terzo non sono in cerca di gloria, anche se il mio compenso previsto in finanziaria lo lascerebbe pensare». Gli risponde il docente Ugo Marani: «Voglio troppo bene a Papa per entrare in polemica. Ma sbaglia: gli ho mandato una e. mail in cui lo avvertivo della mia intenzione di dimettermi».
Poche ore dopo, sulle opzioni inevase di Bagnoli parla in aula vicesindaco Tino Santangelo. Il futuro di Bagnoli - scandisce - «è reale, non virtuale», ha «sì macinato dei ritardi, ma di 10 mesi, che sono stati recuperati» grazie anche ad un diverso meccanismo di bonifica, «con la possibilità di utilizzare “in situ”, nella collina di Posillipo», i materiali inerti (che di fatto sono stati ridotti da 800mila a 500mila metri cubi). «Con la definitiva autorizzazione da parte della Soprintendenza ai beni paesaggistici, attesa ad ore - afferma Santangelo - si può finalmente considerare conclusa la vicenda della bonifica». Anzi, «tra pochi giorni partirà anche il cantiere del Parco dello Sport». Tuttavia è lo stesso Santangelo ad avvertire: «Riguardo all´intervento da eseguire sulla colmata non esiste allo stato, così come da più parti della città viene sollecitato, una elevata analisi tecnico-scientifica che definisca le conseguenze ambientali e di inquinamento sull´ipotesi della rimozione». Certo, aggiunge subito il vicesindaco, «l´eliminazione della colmata è approvata, prescritta dal Piano urbanistico. Ma il Consiglio sappia che uno studio accurato sui pro e i contro di questa scelta non c´è». Doveva seguire discussione in aula, poi rinviata: su richiesta del consigliere di Fi Mariano Malvano perché «da Bagnolifutura non sono arrivati gli atti», la maggioranza approva e si chiude. E gli azzurri si scagliano contro il fratello del senatore Franco Malvano accusato di «aver fatto un bel favore al centrosinistra».
Tra polemiche e dubbi, il Consiglio comunale si chiude almeno con una certezza: è stata votata l´autorizzazione al sindaco affinché si costituisca la Fondazione teatro San Ferdinando, in piazza Eduardo de Filippo, Foria. Una vittoria dell´assessore Nicola Oddati che ha disposto un mutuo di 250 mila euro «per dotare delle prime risorse la Fondazione». Ma sono comunque trascorsi ben 11 anni dalla donazione di Luca De Filippo, 7 anni dall´apertura del cantiere, e il teatro non è ancora aperto, così come la piazzetta, ridotta ad eterna discarica.
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Corriere del Mezzogiorno
BAGNOLI/Bonifica ridotta del 40%
di Paolo Cuozzo
A 15 anni esatti dall’ultima colata dell’Italsider, e dopo anni di discussioni e un accordo di programma col governo che per Bagnoli prevedeva 75 milioni di euro per bonificare 800 mila metri cubi di terreno dell’ex Italsider, il piano di bonifica dei suoli è cambiato. D’ufficio. Conti alla mano, infatti, l’intervento si è ridotto di circa il 40 per cento passando da 800 mila metri cubi da bonificare a poco più di 500. Una novità di non poco conto che si è appresa ieri in Consiglio comunale.
A darne notizia è stato il vicesindaco, Sabatino Santangelo, responsabile dell’urbanistica e ex presidente della Bagnolifutura. Ma non solo. Perché la relazione di Santangelo in Consiglio ha offerto molti spunti di riflessione, come quello sulla colmata («uno studio valuterà se rimuoverla»). E molte novità. A cominciare da fatto che il numero due della Iervolino ha parlato di «bonifica che a luglio scorso si è fermata per ritardi dovuti alla scelta del sito per il trasferimento dei materiali inerti. Cosa che ci ha costretti a ingiungere alla società che sta effettuando la bonifica, la De Vizia, l’interruzione dei lavori». Tutto nasce dal fatto che per un anno e mezzo non si è saputo che farne dei materiali inerti. E Santangelo spiega perché: «Prima — dice — dovevamo portarli a Pianura, in una cava. Poi però ci siamo resi conto che, per un anno, circa ottanta camion al giorno sarebbero dovuti transitare per Pianura. Quindi abbiamo provato a portarli a Foggia, ma anche lì la trattativa si è interrotta. Come si è interrotta col Comune di Formia. Infine il ministero dell’ambiente non ci ha dato l’autorizzazione a riutilizzare in sede i materiali per farne collinette, stile Ruhr tedesca. Per fortuna, però, che a volte le frane portano bene, col costone di Posillipo ha avuto bisogno di lavori di consolidamento che effettueremo proprio grazie agli inerti con i lavori che verranno eseguiti sempre dalla società che sta occupandosi della bonifica». Dunque, il piano per la bonifica cambia ancora generando anche un possibile contenzioso con la De Vizia che, come ha detto Santangelo nel suo intervento, «ha dovuto suo malgrado rallentare dei lavori. Anche se i tecnici di entrambe le parti stanno discutendo per trovare in fretta una soluzione». Sempre il vicesindaco ha però anche ricordato che «nel frattempo la De Vizia si è vista ritirare dall’Autorità per i lavori pubblici un’autorizzazione Soa; provvedimento contro il quale la stessa De Vizia ha fatto ricorso al Tar, col cda della Bagnolifutura che, conseguentemente, ha stabilito che ogni decisione in merito sarà presa a completamento dell’iter della giustizia amministrativa. Dunque, solo dopo l’eventuale ricorso e pronunciamento, sia del Tar che del Consiglio di Stato, si deciderà cosa fare. Nel frattempo, ovviamente, il contratto non è in discussione, quindi la bonifica può proseguire». In queste ore dovrebbe poi giungere il parere della soprintendenza sul progetto per realizzare quelli che tecnicamente vengono definiti barbacani a sostegno del costone di Posillipo. Opere che Santangelo spiega «saranno alte tra i 13 e i 15 metri». Tutte questioni che Mariano Malvano di Forza Italia, presidente della commissione di vigilanza sulla Bagnolifutura, rivendica di voler discutere in commissione.
«Commissione che però — spiega Malvano — da quasi due anni attende di ricevere dalla Stu le relazioni sulla gestione che la Bagnolifutura sarebbe tenuta a consegnare ogni sei mesi».
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Corriere del Mezzogiorno
LETTERE/Chiedo una nomina non lottizzata
di Fabio Vinci (Napoli)*
Caro direttore, con le dimissioni di Carlo Borgomeo da amministratore delegato di Bagnolifutura, si apre un ampio terreno di confronto su chi dovrà sostituirlo. Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino nel commentare a caldo l’accaduto, afferma di aver già chiesto a Bersani, Micheli e Montezemolo una rosa di nomi, di persone dalle spiccate capacità, competenze ed esperienze. In più il sindaco ha aggiunto, quale caratteristica principe, che dovrebbe avere questo manager, la «volontà di vincere a Bagnoli».
Mi chiedo. Perché il sindaco non si guarda bene intorno e sceglie finalmente e autonomamente a pari condizioni un giovane napoletano, pronto ad affrontare e vincere una sfida così ambiziosa?
Perché continuare a passare per i canali partitici, mentre invece si potrebbe dare fiducia a tanti giovani capaci, con esperienze realizzate anche fuori da Napoli oppure all’estero, e che non hanno nulla a che vedere con i contorti canali della politica? Parlare della fuga dei cervelli e poi non fare nulla di concreto quando ce ne sarebbe l’occasione, affinché delle ottime, qualificate e giovani menti provano la loro professionalità nell’interesse pubblico della propria città? Coraggio sindaco, la sfida la si può vincere anche con le proprie forze, senza dover ricorrere sempre alla politica.
risponde Marco Demarco
Come non essere d’accordo? Una volta tanto si potrebbero rispettare spirito e lettera della legge per l’elezione diretta, perché è vero o no che eleggiamo direttamente il sindaco e non una oligarchia di segretari di partito? E tuttavia, quando bisogna procedere a nomine pubbliche è sempre ai partiti che si va a chiedere, come se fossero agenzie di collocamento. La Iervolino è al suo secondo mandato, non può più essere rieletta e dunque non ha nulla da perdere. Perché non ne approfitta per affrancarsi da pratiche di governo ormai insopportabili?
* con qualche variante minima, e senza risposte, la stessa lettera era già stata pubblicata da Repubblica il 18 febbraio
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13 febbraio 2007
Repubblica - Napoli
Fischi al vicesindaco e al presidente della società. Che annuncia: a giugno suoli in vendita
L´assemblea di Bagnoli contesta Santangelo e Papa
“Tradita la nostra fiducia, date lavoro ai giovani”
di Ottavio Lucarelli
«Avete tradito il nostro voto e la nostra fiducia. Se non arriva al più presto lavoro per i giovani occuperemo la sede di Bagnolifutura». È l´annuncio di Aldo Velo, leader degli ex caschi gialli, davanti al popolo dell´ex quartiere siderurgico riunito in serata nell´ampio anfiteatro della Municipalità, in via Acate, per rispondere a un invito di Rifondazione comunista. Fischi, contestazioni e continue interruzioni durante gli interventi del vicesindaco Tino Santangelo e del presidente di Bagnolifutura, Rocco Papa. Ovazione e applausi, invece, per Aldo Velo che, mentre l´atmosfera si surriscalda, riesce così a canalizzare la protesta di genitori ed ex operai: «Noi abbiamo respirato per anni l´Italsider, la Cementir, l´Eternit e ora la Napoli bene, quella Napoli con la puzza sotto il naso, vorrebbe escluderci dalla nuova Bagnoli». Una protesta partita dagli spalti della palazzina: «Nella bonifica non è impegnato un solo ragazzo nato in queste strade. Solo gente venuta da fuori, a noi neppure le briciole». E Santangelo, di professione notaio, quasi straccia la sua laurea in Giurisprudenza: «Vedremo se sarà possibile, ma non ve lo giuro, prevedere nei prossimi bandi una quota di manodopera riservata ai disoccupati del quartiere».
Gli ex caschi gialli si ribellano e Rocco Papa, anche lui contestato, si sfoga pubblicamente: «Su Bagnoli chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Ogni giorno escono professori, Assise o il genio di turno. Chi vuole il porto turistico da una parte, chi lo vuole da un´altra parte. Ora basta. Adesso bisogna realizzare le cose su cui si è già deciso».
Lo stesso Papa, ascoltato in mattinata in via Verdi dalla commissione comunale di vigilanza, aveva annunciato: «A giugno Bagnolifutura metterà all´asta una prima parte dei suoli pronti ed edificabili». I suoli su cui costruire gli alberghi, alcuni tra i terreni più appetibili nella riconversione siderurgia-turismo. E non solo. Il presidente della società di trasformazione urbana promette anche che «entro il 2011 l´intera area di Bagnoli sarà consegnata ai cittadini» e aggiunge: «Sono in corso le trattative per un intervento immediato in via Leopardi, nell´area delle Ferrovie, con la realizzazione di un supermercato e un parcheggio all´interno di una nuova stazione metropolitana».
Restano, però, alcune incognite. Ad esempio la grande colmata ex Italsider tra i due pontili che inquina e impedisce il recupero della linea di costa. Venerdì prossimo il commissario per le bonifiche, Arcangelo Cesarano, presenterà un nuovo progetto per la demolizione e Francesco Nerli, presidente dell´Autorità portuale, è in attesa di conoscere le carte: «Mi auguro solo che il nuovo progetto sia compatibile con la nostra soluzione di utilizzare i materiali della colmata realizzare nell´area orientale la darsena di Levante».
Ieri i cittadini, riuniti in assemblea nella sede della municipalità, hanno ribadito che va eliminata la colmata e va risanato l´intero litorale. Il consigliere comunale del nuovo Psi, Domenico Palmieri, ha chiesto analisi sulla presenza di sostanze chimiche nelle acque e nei fondali: «L´Arpac deve intervenire ed eseguire i rilievi per verificare la presenza di sostanze chimiche cancerogene a Coroglio». Mentre il diessino Giuseppe Balzamo, presidente, di Bagnoli-Fuorigrotta, annuncia entro maggio un referendum: «Colmata sì, colmata no. Deciderà la gente del quartiere».
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9 febbraio 2007
Il Mattino
—— (in prima) ———————————————————————-
Muro anti-inquinamento sulla spiaggia, stop ai camion con i massi. Area presidiata dai manifestanti
Rivolta contro la barriera di Coroglio
Bagnolifutura, il sindaco sul cda: «Non posso mandarlo via». Apertura alla Cdl
Ruspe e camion in azione sull’arenile, Coroglio si ribella. Arrivano i massi, che dovranno alzare una barriera alta circa 50 centimetri sulla battigia per impedire l’accesso al mare, e scoppia la protesta. Un blocco stradale e i camion non scaricano. Conseguenza: lavori fermi. A impedire l’accesso dei mezzi pesanti sono stati gli abitanti della zona, guidati dal comitato di Coroglio che si sta mobilitando per impedire la realizzazione dell’opera che ha l’obiettivo di creare una netta separazione tra la spiaggia e il mare non balneabile. Il comitato ha deciso di presidiare l’area. Sul fronte Bagnolifutura, il sindaco Iervolino apre alla Cdl. E sull’eventuale azzeramento, precisa: «I consiglieri non posso mandarli a casa, altrimenti mi denunciano».
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Blocco stradale a Coroglio, chiuso il cantiere
Ruspe e camion in azione sulla spiaggia, Coroglio si ribella. Arrivano i massi che dovranno alzare una barriera alta circa 50 centimetri sulla battigia per impedire l’accesso al mare, e scoppia la protesta. Un blocco stradale, e i camion non scaricano. Conseguenza: lavori fermi ieri. A impedire l’accesso dei mezzi pesanti sono stati gli abitanti della zona, guidati dal comitato di Coroglio che si sta mobilitando per impedire la realizzazione dell’opera che ha l’obiettivo di creare una netta separazione tra la spiaggia e il mare non balneabile. Con un blocco stradale è stato impedito l’accesso al cantiere e dopo l’intervento della polizia, i lavori sono stati sospesi. Niente operai a lavoro e ruspe ferme. Anzi, il comitato ha deciso di presidiare l’area e di controllare 24 ore su 24 l’eventuale arrivo di camion. Dietro la vicenda, oltre alla bonifica della zona, c’è soprattutto la fruibilità delle spiagge in vista della prossima stagione. La barriera, in questo quadro rischia di diventare, non solo di dividere la spiaggia dal mare, ma anche le opinioni e le tesi di chi a Coroglio vive e lavora, e intravede già da adesso «un’estate da prigionieri», come dice Luigi Rigillo, tra i protagonisti della protesta che ha bloccato i lavori. Il cantiere rimane presidiato. Tutto era cominciato all’inizio dello scorso mese di gennaio. Con un progetto e una scadenza da rispettare. In pratica dalla prossima estate, a Bagnoli si potrà andare sulle spiagge a prendere il sole ma senza fare il bagno perché troveranno come ostacolo la stessa piccola scogliera frangiflutti che è sta già realizzata più avanti, oltre il pontile. Non cemento, almeno per ora, ma massi. Il progetto è stato definito con il commissariato straordinario per le bonifiche nell’accordo di programma del 12 gennaio scorso. Il piano prevede entro marzo il completamento del lotto A (lido comunale e lido Fortuna), del lotto B (Arenile) e del lotto C (solo la parte nord di Coroglio). Per fine maggio dovrebbe essere ultimata l’intera area di Coroglio per una spesa complessiva di 18 milioni di euro. Martedì prossimo i rappresentanti del conmitato incontreranno il commissario straordinario per le bonifiche Arcangelo Cesarano. La barriera già nelle scorse settimane aveva solevato polemiche anche sul versante politico. Contro l’intervento, predisposto dal Commissariato straordinario bonifiche della Regione, si erano espressi i consiglieri comunali del Pdci, Gaetano Sannino e Antonio Fellico: «La realizzazione di questa divisione tra mare e litorale dimostra l’incapacità delle menti pensanti, pagate profumatamente e che non hanno ipotizzato una bonifica complessiva e contemporanea, di mare e spiagge». No anche da Rifondazione. «Mi sembra una farsa» - aveva detto il consigliere Alessandro Fucito. E lo stesso assessore dei Verdi Gennaro Nasti aveva puntualizzato: «Bisogna garantire l’ingresso gratuito, se non si usufruisce dei servizi del lido». p.r.
7 febbraio 2007
Ufficio comunicazione BagnoliFutura
Il Consiglio di Amministrazione di Bagnolifutura ha riconvocato con il medesimo odg l’assemblea, ordinaria e straordinaria, della società di trasformazione urbana per venerdì 16 febbraio alle ore 10 a Palazzo San Giacomo.
Il CdA ha approvato il progetto esecutivo per la realizzazione del Parco dello Sport, che è stato immediatamente inviato al Comune per la formale approvazione in giunta, così da poter aprire entro fine mese il secondo cantiere per la trasformazione urbana dopo la Porta del Parco, già avviato nei giorni scorsi.
Il Consiglio ha deciso di promuovere la nascita di una Fondazione per tenere viva la memoria del lavoro: la Fondazione avrà, tra i propri compiti, quelli di recuperare l’Archivio dell’Ilva e di costituire e gestire il Museo del Lavoro che sorgerà nell’ex Altoforno.
Non essendosi tenuta oggi l’assemblea della Stu, il CdA non ha ritenuto opportuno discutere la questione delle deleghe di poteri, rinviandola alla seduta del 16 febbraio.
Il CdA si è poi riconvocato per le ore 12 dello stesso giorno nella sede di Bagnolifutura.
1 febbraio 2007
Il Mattino
—— (in prima) ———————————————————————-
L’INIZIATIVA/Bagnoli, il Senato indagherà sulla bonifica
La commissione Ambiente del Senato promuoverà una indagine conoscitiva sui tempi di riqualificazione e sulla bonifica di Bagnoli. A renderlo noto è lo stesso presidente della commissione, Tommaso Sodano (Rifondazione), che ha accolto la proposta lanciata dal compagno di partito Raffaele Tecce di aprire «al più presto una serie di audizioni parlamentari». Ancora sette giorni per chiudere la prima trattativa sul cda di Bagnolifutura. Si profila un consiglio con sei membri (rispetto a undici), composto da soli tecnici.
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LO SVILUPPO LE STRATEGIE/I posti nel cda scenderanno da 11 a 6, tagli ai compensi
Ma i partiti chiedono tempo decisione entro otto mesi
di Salvo Sapio
Sette giorni per chiudere la prima trattativa sul consiglio d’amministrazione di Bagnolifutura e il parlamento che si muove per chiedere conto dei tempi di riqualificazione dell’area. Giorni importanti per l’ex area industriale ad ovest, con due date cerchiate in rosso sull’agenda di febbraio. Si parte con l’assemblea dei soci del 7 che dovrà deliberare sulla riduzione degli stipendi di presidente e amministratore delegato e, soprattutto, sul ridimensionamento del consiglio d’amministrazione che dovrebbe scendere da undici a sei elementi. Sul tema dei compensi dei manager non dovrebbe esserci dibattito: la scelta è dettata dai vincoli per le partecipate inseriti nella Finanziaria. Diverso il discorso sulla composizione del nuovo consiglio d’amministrazione. L’attuale comprende undici persone: il presidente Rocco Papa, il vicepresidente Casimiro Monti, l’amministratore delegato Carlo Borgomeo, i consiglieri Giancarlo Aiello, Vincenzo Auricchio, Silvio de Simone, Biagio Grasso, Ugo Marani, Ambrogio Prezioso, Antonio Ruggiero, Vincenzo Sica. La strategia è quella di rinviare la decisione finale e avviare un confronto politico sui nomi da designare. Per svincolarsi dal pressing dei partiti, che attualmente sono largamente rappresentati nel cda, la scelta dovrebbe premiare dei tecnici «di area», personalità su cui possano convergere, cioè, «larghe intese». Un’operazione complessa che richiede, appunto, del tempo. Quello che l’assemblea dei soci ha intenzione di prendere, sfruttando, forse fino in fondo, gli otto mesi che la legge consente. Seconda data in evidenza è il 19, quella del consiglio comunale monotematico. Si discuterà, neanche a dirlo, della rimozione della colmata su cui Rifondazione ha aperto una discussione. Adesso la decisione della commissione Ambiente del Senato di promuovere «un’indagine conoscitiva sui tempi di riqualificazione e sulla bonifica di Bagnoli in quanto sito con una specificità e un interesse di carattere nazionale». Ad annunciarlo è Tommaso Sodano (Prc), presidente della commissione Ambiente: «La scelta di eliminare la colmata è stata presa dal consiglio in base ad una valutazione di carattere ambientale condivisibile, quindi è una decisione che non si discute». A riportare Rifondazione su posizioni ancora più intrasigenti sulla colmata è, quindi, il senatore Raffaele Tecce: «Capisco la lodevole intenzione del nostro consigliere Minisci di essere aperti ad ogni dialogo, senza ideologismi, per accelerare la realizzazione della nuova Bagnoli, ma penso che un tale dibattito, per non aprire pericolosi varchi, debba eventualmente seguire e non precedere studi tecnici sul mare e sull’ambiente che dimostrino il superamento dell’efficacia dei documenti tecnici sulla base dei quali il consiglio comunale ha approvato il Pue. Ridiscutere la scelta di rimuovere la colmata rischia di allungare i tempi, non di ridurli». Posizione apprezzata dai Verdi che con il senatore Pellegrino affermano: «Le parole di Tecce riportano nella giusta direzione anche Rifondazione comunista». E in consiglio? La Margherita, con Rosario Giudice, si dice «pienamente d’accordo a ridiscutere la rimozione della colmata a mare e della realizzazione del porto canale» e Franco Verde (Ds) incalza: «La gente vuole vedere gru, operai, cantieri. La cosa importante è che i lavori vadano avanti velocemente». Infine una notizia che rimbalza da Torino. Nell’ambito di un’inchiesta sulla multinazionale Eternit, il giudice Guariniello ha accolto la documentazione del «Comitato parenti vittime dell’amianto» in riferimento anche alla filiale di Bagnoli.
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Repubblica - Napoli
Gli intellettuali contrari alla Porta del Parco e al muretto del litorale
Lite sulla nuova Bagnoli “Stop ai lavori, ascoltateci”
Le associazioni: città non coinvolta
E sulla colmata centrosinistra sempre più diviso. Sodano: indagine sulla bonifica
di Angelo Carotenuto
Sono cominciati da due giorni, e c´è chi vuole già fermarli. I lavori per la realizzazione del centro di turismo e benessere a Bagnoli, non piacciono agli ambientalisti più convinti e ad alcuni comitati civici. Sette sigle in tutto, unite nel ritenere che il primo cantiere nato dentro l´area dell´ex Ilva, la Porta del Parco, «debba essere bloccato». Parlano di scelta gravissima l´Unicef Campania, Italia Nostra, l´Assise di palazzo Marigliano, la Fondazione Iannello, il Comitato giuridico di difesa ecologica, il Centro studi di partecipazione democratica e il Comitato per la difesa del centro storico. Sotto accusa la mancata discussione delle scelte con i cittadini in udienza pubblica: «Come previsto dal Parlamento europeo». Ma dirigenti di Bagnolifutura sono stati più volte ricevuti dall´ex circoscrizione, e ancora due mesi fa Papa e Borgomeo riferirono in Municipalità. Sotto accusa la scogliera di settanta centimetri che verrà alzata per impedire l´arrivo via mare degli idrocarburi sulla spiaggia bonificata: «Muretto della vergogna, spreco di danaro pubblico». Sotto accusa la Porta del Parco, definito «un complesso di strutture funzionali al porto canale». In realtà sono due progetti distinti. In rappresentanza dei movimenti, firmano Alda Croce, Margherita Dini Ciacci, Giacomo Buonomo, Nicola Capone, Guido Donatone, Francesco Iannello e Raffaele Raimondi. E aggiungono: «Vanno eliminati tutti i pontili ex Italsider e la colmata a mare».
Una colmata a mare che giorno dopo giorno apre crepe dentro la maggioranza di centrosinistra alla guida del Comune, divisa sull´opportunità di una revisione ai piani già approvati a proposito della linea di costa (il sì alla rimozione), dopo l´apertura al dialogo annunciata da un consigliere di Rifondazione (Francesco Minisci). La stessa Rifondazione è però in preda a tormenti interni. Dal Senato Raffaele Tecce e Tommaso Sodano “sconfessano” la linea napoletana e ribadiscono il loro sì alla rimozione. Tecce: «Andiamo avanti senza offrire alibi a nessuno» Sodano: «La scelta del Consiglio comunale non si discute». Lui stesso, presidente della commissione ambiente, promuoverà un´indagine conoscitiva sui tempi della bonifica: annunciate audizioni di tutti i soggetti interessati alla riqualificazione dell´ex area industriale.
Spiazzati dalle mosse napoletane di Rifondazione, sono andati in allarme i Verdi. Il gruppo consiliare, guidato dal capogruppo Ciro Borriello, ha chiesto e ottenuto per oggi un appuntamento con il sindaco Iervolino. Si parlerà ovviamente di Bagnoli, ma non solo. Al centro del colloquio pure la riqualificazione dell´area esterna al terminal della Circumvesuviana.
31 gennaio 2007
Repubblica - Napoli
IL CANTIERE/Via ai lavori per realizzare la Porta del Parco: finiranno il 15 giugno 2008
A Bagnoli terme e sala congressi così rinasce l´area dell´ex Ilva
Bassolino: “È una nuova fase”. Iervolino: “Porteremo qui Napolitano”
Il costo dell´opera finanziata con fondi europei è di 40 milioni di euro
C´è una ruspa che scava e c´è una data promessa. Quindici giugno 2008. «Ce la faremo». Si chiama Misha Rae l´uomo che mette il sigillo al certificato di nascita della seconda vita di Bagnoli. È il direttore tecnico del primo cantiere che nasce dentro l´area dell´ex Ilva, uno dei titolari della Sled Costruzioni, la prima impresa che arriva per costruire e non per abbattere. Pronti, via. Da ieri. Dodici ore di lavoro al giorno su 12 mila metri quadrati, 80 operai, e si chiude così l´era infinita della grande attesa. Si comincia da qui, Porta del Parco, un centro su tre livelli: 600 posti auto interrati, sala congressi, centri termali, solarium e tre piscine. Massaggi, saune, shiatsu e bagno turco. L´acqua, 40 gradi, arriva da una falda ferrosa. Qui, dove un tempo si fondeva l´acciaio. Tra l´incrocio di via Cocchia e via Nuova Bagnoli, a ridosso del grande deserto in cui costruiranno alberghi e studios cinematografici, alle spalle della piazzetta in cui il regista Antonio Capuano girò scene della vita maledetta di “Vito e gli altri”.
Beauty Farm Italsider. Costa 40 milioni di euro. Meno di un centravanti brasiliano. «Ma così faremo lo stesso un mucchio di gol», la metafora dell´architetto Giancarlo Graziani. Soldi che arrivano dai fondi europei e messi a disposizione dall´assessorato regionale al Turismo di Marco Di Lello. Erano già stanziati per Bagnoli, ma per le sue strade e le sue fogne. Ora la conversione in corsa voluta dal socialista, al servizio - dice - di «un´economia che deve credere di più in questo settore fondamentale». Alla fine la cosa che più conta è che si parte. Bassolino, Iervolino e Di Palma pendono dalle labbra di Mario Hubler, il coordinatore di piani e progetti, l´ingegnere che illustra loro la nuova creatura. «Così la prossima volta portiamo il presidente Napolitano a vedere un altro pezzo di Bagnoli», già non vede l´ora il sindaco Iervolino. «È fra le tre opere più importanti finanziate in questi anni», puntualizza Rocco Papa, presidente della Stu, e Bassolino parla di fase nuova, mentre si illumina al pensiero dei due musei che nasceranno nei paraggi. Quello del lavoro dentro l´ex acciaieria e quello sul corpo umano (”Corporea”) a Città della Scienza.
È attento pure lo sguardo dei costruttori. «Finalmente», si fa sentire Ambrogio Prezioso, presidente Acen. Si fa sentire pure Giuseppe Balzamo, il diessino alla guida della Municipalità. Per altri motivi. «È emozionante che si parta, ma prevale la paura. Temo che i poteri forti si chiudano in una stanza e decidano cosa fare di Bagnoli senza interpellarci. Non so se agli abitanti di Bagnoli serve un centro termale, sono scelte che non coinvolgono la popolazione. Vedo i poteri forti, e mi chiedo dov´è la gente che in acciaieria ha perso i suoi familiari o si è ammalata».
Altri dubbi prendono corpo nell´ala sinistra della coalizione. Dove Rifondazione e il suo consigliere comunale Minisci precisano la posizione assunta due giorni fa in commissione, e chiedono garanzie per i residenti con l´ex presidente di circoscrizione Antonella Cammardella (consigliere regionale), ricordando «le conquiste sociali come la costruzione degli insediamenti di edilizia pubblica residenziale e convenzionata, e i lavori per l´interramento della linea Cumana». E la colmata? «Siamo per il ripristino della linea di costa e la riqualificazione ambientale». Però. «Guardiamo al futuro, recuperiamo il tempo perso». Anche a costo di lasciare la colmata lì dov´è, ammettono. Per i Verdi non se ne parla proprio. Ciro Borriello, capogruppo in Consiglio comunale: «Gli accordi raggiunti vanno mantenuti, la rimozione della colmata non è in discussione». Niente modifiche anche per i Comunisti italiani. Wwf e animalisti aggiungono che va rimossa senza indugio. Nel centrodestra, An (con Renzullo) chiude a ripensamenti, mentre Ambrosino (Fi) chiede al sindaco di aprire un tavolo per le modifiche al piano regolatore. Bagnoli e il suo futuro tornano il 19 febbraio all´ordine del giorno in Consiglio comunale con una seduta monotematica. Oggi Pecoraro Scanio riceve il primo report mensile sull´andamento della bonifica.
(an.car.)
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Corriere del Mezzogiorno
La Bagnoli del lusso con bagno turco e massaggi
Si spenderanno 40 milioni: dovevano servire per rifare fogne e strade
di Simona Brandolini
NAPOLI — Quindici anni fa chiude l’acciaieria. Grandi progetti si annunciano per Bagnoli. Il «futuro dietro la collina» è più vicino. Non è così. Passano quindici anni. Ma ieri le ruspe sono tornate a Bagnoli. E l’immagine, senza per questo dimenticare anni di stallo, è davvero suggestiva. Pensiamo all’ex Ilva come ad una torta tagliata in otto fette. È la «Porta del parco» a partire, il lotto «ludico». Se vogliamo l’area dedicata al lusso, quella blasonata, con tanto di stelle, per il turismo d’èlite. La «Porta del parco» è un’opera da 40 milioni di euro, che dovrà essere consegnata tra un anno e un soffio: giugno 2008. Se fossimo in Giappone tempi biblici, per l’Italia un periodo breve. Troppo breve. Ma la Sled, società che ha vinto l’appalto per la costruzione del centro multifunzionale, ha clausole contrattuali rigidissime. Perderebbe i soldi se non onorasse gli impegni. È l’Unione europea che lo impone. Meglio così. A impegni onorati il centro multifunzionale, su tre livelli, ospiterà una beauty farm, tre piscine, solarium, terrazze. Ma anche aree per l’esposizione, la promozione e l’informazione turistica, una sala conferenze da 200 posti, un parcheggio da 600 posti auto. Ma la chicca è l’area spa.
Piscine termali (sono state trovate falde acquifere a seicento metri), hammam, bagno turco, medical wellness, watsu, docce emozionali, scozzesi e vichy. Il tutto utilizzando i fondi europei appunto: misura 4.6 destinata a interventi infrastrutturali per migliorare l’offerta turistica, soldi in dotazione dell’assessorato al Turismo. Ed è proprio la coppia Marco Di Lello e Mario Hubler (direttore dei progetti della Bagnolifutura) ad aver cambiato completamente strada. I 40 milioni di euro erano stati, infatti, stanziati sempre per l’area dell’ex Ilva ma per rifare strade e fogne, senza creare l’offerta turistica. Ribaltando la filosofia (giusta o sbagliata non importa) ora si parte dall’offerta turistica. Poi per le fogne si vedrà. La struttura a regime, secondo le stime della società, potrà occupare anche 60 80 unità. Una volta terminati i lavori la palla tornerà alla società. Bagnolifutura, infatti, dovrà bandire una nuova gara per trovare sul mercato il gestore.
Nonostante il giro turistico con autorità e giornalisti al seguito, rigorosamente in bus separati, l’aria non è quella delle feste (a cui di solito siamo abituati). Nonostante le ruspe e gli operai siano tornati a far vivere Bagnoli, cautela e sobrietà non fanno spingere molto in là governatore e sindaca.
Non più del dovuto. Nessun eccesso di entusiasmo. Per Bassolino «è una fase nuova e ci sono tutte le condizioni per creare una nuova area di benessere e servizio per i cittadini». E poi: «Rispetteremo la scadenza imposta dalla Unione europea perché noi, quando abbiamo le spinte giuste, sappiamo rispettare tempi e dimostrare la nostra efficienza e professionalità». Anche la sindaca considera «i lavori una svolta significativa nel futuro di Bagnoli e l’opera sarà il nucleo vivo di quello che dovrà essere l’intero intervento nell’area. In questo modo la prossima vol ta possiamo portare il presidente Napolitano a vedere anche un altro pezzo di Bagnoli». Oltre al Pontile nord che il capo dello Stato ha già visitato.
Il più entusiasta è, manco a dirlo, l’assessore regionale al Turismo, Marco Di Lello. «Prende corpo, finalmente, la Bagnoli turistica tanto auspicata e l’offerta turistica del termalismo e del benessere della Campania si arricchirà ulteriormente — spiega —. Siamo riusciti a concentrare risorse europee nella direzione dello sviluppo». E guarda più in là, ad un’altra sua creatura.
Un capannone, che per ora è molto lontano dall’essere gli Universal studios partenopei. Ma è il momento per ricordarli comunque: «Si delinea e comincia a concretizzarsi la Bagnoli del futuro, dove, a pochi metri dai lavori per la realizzazione del centro de la Porta del Parco saranno realizzati già nei prossimi mesi i Film studios e quindi gli alberghi. Sono tutte opportunità nuove».
Tra un mese sarà la volta dell’apertura dei centieri nell’area destinata allo sport. Proprio sotto la collina di Posillipo 30 ettari di campi sportivi. Campi di calcio, tennis, volley, basket, per pattinaggio, griffati dall’architetto Pica Ciamarra. Un’altra ruspa. Altri operai al lavoro. Ma si è molto lontani ancora dalla bonifica, dalle grandi opere e dalla vendita dei suoli. Ma anche, per ricordare minuzie, dalla costruzione di un bar, un punto ristoro, sul Puntile nord. È agli atti, ora dov’è? Una quisquilia rispetto al momento «emozionante», afferma il presidente della municipalità Fuorigrotta Bagnoli Peppe Balsamo. Che però si sente piccolo «tra i potenti». Unico rappresentante dei cittadini, dei bagnolesi, «tenuti lontani dalle stanze dove si decid e e fuori dalle scelte strategiche». E allora Balsamo? «Se si inaugura la stagione del fare, inauguriamo anche l’era della condivisione. Mi dispiace registrare che in un giorno importante come questo i potenti hanno fatto capannello tra di loro. Noi siamo pronti a vigilare».
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LA POLEMICA/Ds e Sdi con Rc: «La colmata resti». No di Verdi e Pdci
di Paolo Cuozzo
NAPOLI — Rifondazione comunista, tramite il consigliere comunale Francesco Minisci, per Bagnoli cambia registro. E sull’ipotesi di rimuovere la colmata per realizzare un porto canale, dice no. Valutazioni frutto di discussioni che nascono nella Capitale, con un’indicazione che parte — pare — dalla direzione nazionale di Prc. Parole che rimettono in moto la discussione sulla colmata, da più parti, a cominciare dall’Autorità portuale, considerata utilizzabile per realizzare un porto turistico. La sindaca Iervolino metabolizza in fretta il cambio di rotta di Prc, e dice: «Ogni discussione sulla colmata andrà fatta in Consiglio comunale». L’ «apertura» di Prc viene accolta con favore dai Ds, partito leader nel centrosinistra. Per il capogruppo della Quercia in Consiglio, Antonio Borriello, «la presa di posizione di Minisci rompe un’impostazione ideologica consentendo alla città di aprire una riflessione senza vincoli e senza tabù su colmata e porto canale». Per Borriello «occorre però capire bene cosa è più utile fare.
Anche se è chiaro che mantenendo la colmata si ridurrebbero drasticamente i tempi della bonifica, si di sporrebbe di un’area in più, appetibile dagli investitori privati, e non si incorrerebbe nei problemi dovuti allo smaltimenti dei materiali della colmata con relativo risparmio di molti soldi». Insomma, una linea pienamente condivisa dai Ds, convinti che in questo modo si agirebbe non solo nell’interesse di Bagnoli, ma di tutta la città, «con una sintesi che andrà ricercata nella sede più opportuna, cioè il Consiglio comunale». Analogo ragionamento fa Roberto De Masi, segretario cittadino dello Sdi e consigliere comunale, dell’idea che «finalmente il Piano per Bagnoli non è più un tabù. La disponibilità di Rifondazione a riflettere sulla colmata e sul porto canale è molto positiva». Per De Masi, quindi, «il Consiglio Comunale già fissato su Bagnoli per il prossimo 19 febbraio è la sede giusta per aprire, in modo costruttivo, un confronto di merito, all’interno della coalizione ma anche con il centro destra». Come De Masi, anche il capogruppo in Consiglio dei socialisti democratici plaude al «ripensamento» di Rifondazione sul Pue di Bagnoli. Eppure, a sinistra non tutti fanno salti di gioia. È il caso dei Verdi che, puntando i piedi, ricordano chiaro e tondo che «gli accordi raggiunti vanno mantenuti», e che «la rimozione della colmata non è in discussione». A parlare stavolta è il capogruppo in consiglio dei Verdi, Ciro Borriello, che ricorda come «da quando Pecoraro Scanio è alla guida del Ministero dell’Ambiente ha contribuito all’accelerazione del recupero di Bagnoli firmando una serie di decreti che, nei fatti, hanno sbloccato la situazione che ri schiava di arenarsi. I Verdi hanno sempre chiesto che Bagnoli sia un’occasione di sviluppo, ma anche di riqualificazione di un’area importante e di conseguenza dell’intera città. Tutti abbiamo l’obiettivo di velocizzare i tempi di realizzazione dei lavori previsti a Bagnoli ha concluso l’esponente dei Verdi ma non bisogna mettere in secondo piano il rispetto dell’ambiente e non si deve tornare indietro per non fermare lo sviluppo dell’area». Ma a sinistra non sono solo i Verdi a dire no. Anche i Comunisti italiani ricordano che il Piano di Bagnoli «rappresenta il punto più alto di accordo rag giunto tra le diverse forze politiche e sociali, in quanto tutela i molteplici interessi in gioco relativi alla trasformazione della zona occidentale della città». «In particolare — sottolinea una nota del segretario provinciale Giuseppe Scotto Di Luzio e dei consiglieri comunali Gaetano Sannino Antonio Fellico — assume sempre più rilievo la necessità di concludere in tempi rapidi la bonifica della area ex Italsider e realizzare le opere infrastrutturali.
Queste condizioni, infatti, costituiscono i necessari presupposti per qualsivoglia investimento, sia di natura pubblica che privata». Il Pdci definisce addirittura «censurabile la proposta di sostituire il porto canale con un porto molto più grande e va respinta la richiesta di mantenimento della colmata, atteso che la stessa è costituita da materiale di risulta, altamente inquinante». Poi l’affondo a Rfodnazione: «Apprendiamo con stupore e rammarico che nelle ultime ore Rifondazione, attraverso i suoi principali rappresentanti politici ed istituzionali, apre a possibili modifiche del Pue che vanno proprio in questa direzione, ovvero verso lo stravolgimento del Piano stesso».
Nel centrodestra è soddisfatto invece Raffaele Ambrosino, ex presidente della Commissione urbanistica ai tempi in cui il Piano per Bagnoli veniva licenziato, ma soprattutto da sempre contrario all’idea del porto canale e di rimozione della colmata. Ambrosino tira in ballo il sindaco, invitandola ad aprire subito un tavolo per la modifica delle norme del Prg e del piano urbanistico attuativo o promuova un accordo di programma per superare le irrealizzabili previsioni di un progetto che giorno dopo giorno mostra i lati inattuabili e utopistici che abbiamo da sempre evidenziato».
«La rinascita dalle ceneri dell’ex Itasider di una nuova Bagnoli ha aggiunto non può essere condizionata dal capriccio ideologico di una singola forza politica che non vuole confrontarsi con la realtà e i necessari e indispensabili compromessi per la effettiva realizzazione di un progetto».
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FUORI DAL CORO/Il dissenso di Mazziotti: «Altro che beauty farm. Lì servono solo industrie di quarta generazione»
Architetto Gerardo Mazziotti, ha visto si è aperto il primo cantiere? «Credo che ci siano ben altre priorità che la beauty farm o la pista di pattinaggio. Oltre al fatto che la bonifica è ancora incompleta». Quali priorità? «In tempi non sospetti Sergio Cofferati, allora segretario Cgil, disse che il vuoto lasciato dall’Ilva doveva essere colmato con industrie di quarta generazione. Condivido in pieno. Solo con imprese che non inquinano e sposano la sostenibilità dei luoghi è possibile creare sviluppo e soprattutto posti di lavoro. Bisogna, prima di ogni altra cosa, puntare su questi insediamenti». Il problema della colmata — sulla cui rimozione Rifondazione e ora altri partiti nutrono dubbi — però resta.
«La solita storia. Esiste già un accordo di programma del 2001 e un progetto da 80 miliardi di euro per rimuovere la colmata. Non se ne è fatto ancora niente, né è stato siglato un accordo che suggelli il dietrofront. La serietà tra gli enti deputati, cioè Autorità portuale, Comune, Bagnolifutura, è pari a zero». (Al. Ch.)
30 gennaio 2007
Il Mattino
Rifondazione: la colmata può rimanere
di Salvo Sapio
Bagnoli, la rimozione della colmata a mare non è considerata più un obbligo. A rompere «l’ortodossia» della linea di costa da recuperare è Francesco Minisci, consigliere comunale di Rifondazione comunista e componente della commissione di controllo sulle attività di Bagnolifutura. Tanti distinguo, numerose le riserve, ma il senso dell’intervento di Minisci, nel corso della prima riunione della commissione consiliare di controllo, è molto chiaro: «Dobbiamo velocizzare il processo e c’è la necessità che la società faccia cassa per non bloccare il procedere dei progetti. Sul tavolo ci sono due nodi importanti da sciogliere: il porto canale e la colmata a mare. Io pongo due questioni centrali. A che punto è il progetto per il porto canale? E, ancora: quali sono i costi reali per la rimozione della colmata a mare?». Domande che il componente della commissione comunale pone con urgenza: «Dobbiamo ragionare senza impianti ideologici. Io sono il primo a sostenere la posizione di chi vuole ripristinare la linea di costa, ma occorre chiarezza. La città deve sapere quali sono i costi di quest’operazione e a chi spetta togliere eventualmente la colata. A valle ci può essere un discorso molto laico: se i costi dovessero essere troppo alti e non ci fosse chiarezza su come completarli, sarebbe prioritario far partire i bandi per attirare gli investimenti. Mettere in vendita i lotti per fare cassa e non far arenare l’intero progetto. Restiamo, invece, in una fase in cui è difficile avere chiarezza. Ci vuole il coraggio di aprire la discussione». Il problema dei fondi coincide con quello degli investimenti privati. «In caso di progetti cantierabili - conclude Minisci - ci attendiamo che gli imprenditori locali diano seguito a quanto affermato. Del resto non ci sarebbe alcuna preclusione rispetto a investitori provenienti da altre parti». Una posizione forte quella di Rifondazione, strategia comune ai diversi livelli del partito. «Abbiamo offerto elementi di riflessione importanti - commenta Giuseppe De Cristofaro, parlamentare e segretario cittadino di Prc - Ripristinare la linea di costa è importante: se si può fare, siamo per farlo. Ma vogliamo capire bene. Ci vogliono impegni forti anche dal punto di vista politico e la maggioranza, in questo senso, deve dare segnali di chiarezza». L’apertura di Rifondazione piace a buona parte della coalizione. A partire dai Ds. «A Bagnoli dobbiamo accelerare - commenta il segretario provinciale della Quercia, Massimo Paolucci - dobbiamo fare presto e bene. Tutto quello che va in questa direzione è ben accetto. Bagnoli sta finalmente partendo e non si possono porre più indugi anche se servono delle garanzie. In primis la certezza che l’ambiente venga preservato e garantito. Il dibattito su Bagnoli dura da troppo tempo e va concluso. Occorre imboccare una strada che porti a risultati». Tema politico e non solo tecnico, quindi, quello della colmata a mare. Argomento che viene indicato come centrale anche dall’opposizione «Dopo le rilevanti dichiarazioni del consigliere Minisci di Rifondazione Comunista sulla questione di Bagnoli - afferma il consigliere di Forza Italia, Raffaele Ambrosino - ho richiesto un’urgente riunione della commissione Urbanistica per discutere, insieme al presidente dell’autorità portuale, Francesco Nerli, sulle spinose e ancora controverse questioni della colmata a mare e del porto canale. Le perplessità del collega, in ordine agli altissimi e indefiniti costi per rimuovere la colmata e i dubbi sulla effettiva fattibilità tecnica del porto canale, coincidono con le valutazioni che ho espresso da presidente della commissione urbanistica nel 2004».
Ma la rimozione va effettuata
«Va ultimata anche la rimozione della colmata. Su Bagnoli bisogna che tutti facciano la propria parte e soprattutto che la si smetta di strumentalizzare». Questo l’invito lanciato dal ministro del’Ambiente e leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, a margine della presentazione del Ptr della Campania, in corso a Napoli. «Nei prossimi giorni - ha aggiunto Pecoraro - il mio direttore generale mi darà il primo rapporto mensile sullo stato dell’arte». Pecoraro ha parlato di una brutta situazione ereditata e ha invitato tutti a fare la propria parte tenendo conto che non c’è da attuare solo la bonifica del suolo ma anche quella della spiaggia di competenza del commissario per la bonifica, quella del fondale marino e che va ultimata anche la rimozione della colmata. «Stiamo lavorando - ha concluso il ministro - per un progetto serio e non per rimuovere l’immondizia e metterla sotto il tappeto». L’intervento di ieri fa seguito a quello di inizio anno quando, facendo seguito a un messaggio del presidente della Repubblica Napolitano, il ministro spiegò la strategia: «Abbiamo avviato un monitoraggio mensile per accelerare i tempi della bonifica. Ogni mese il direttore generale Gianfranco Mascazzini relazionerà sull’avanzamento dei lavori. Abbiamo intenzione di dividere la zona in quattro macroaree per accelerare».
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Corriere del Mezzogiorno
Elezione bipartisan del presidente tra i mugugni
Commissione vigilanza, c’è Mariano Malvano
NAPOLI — Elezione di un esponente dell’opposizione che piace più alla maggioranza che alla minoranza. Il paradosso si è verificato per la nomina del forzista Mariano Malvano (fratello di Franco, senatore di Forza Italia) a presidente della Commissione di vigilanza sull’attività della società Bagnolifutura. Sul suo nome sono confluiti i voti dei diessini, ma non quelli di segmenti importanti della opposizione. E anche esponenti del partito di Forza Italia, come il consigliere comunale azzurro, Ciro Signoriello, parlano di una «ennesima sconfitta per la città». A parere di Signoriello, infatti, si «è pervenuti alla nomina attraverso un bieco consociativismo tra maggioranza e opposizione e (…) si è assistito a scene indecorose dove il leit motiv non era il futuro di Bagnoli ma la mera logica spartitoria e consociativa».
La poltrona di presidente toccava all’opposizione che, non riuscendo a indicare un nome unitario, si divideva su Malvano, Ciro Monaco (Iniziativa Popolare) e Pietro Mastranzo (gruppo indipendente).
Mancando l’accordo si arrivava al voto con Malvano eletto con dieci voti (Monaco sei, Mastranzo due). Soddisfatti i diessini Salvatore Parisi e Franco Verde e anche Carlo Lamura di An («Spero possa recuperare i ritardi»), mentre l’Udc, per bocca del coordinatore provinciale, Ciro Alfano e del capogruppo comunale. Stanislao Lanzotti, stigmatizzava il comportamento della minoranza. «Non vogliamo creare nessun inciucio politico con questa maggioranza», tuonava Lanzotti. Critico anche il consigliere Domenico Palmieri del Nuovo Psi che ha ritirato la sua candidatura: «Per evitare di creare altra confusione». A pesare nella polverizzazione del centrodestra il sospetto che la nomina di Malvano sia la chiave per rendere più malleabile l’opposizione sulle future mosse nell’area occidentale. (ni. fe.)


