03_opere pubbliche

Legge Obiettivo

Repubblica - Napoli
2 agosto 2008

Alla Campania 4,5 miliardi per aeroporti, treni e porti
Siglato l´accordo. Cecchi commissario per il metrò
di Patrizia Capua

Il governo Berlusconi investe sulle infrastrutture di trasporto della Campania, e libera risorse per quattro miliardi e 460 milioni di euro fino al 2013. Ieri la firma dell´intesa generale quadro che ha riguardato anche le regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Umbria. Il “contratto istituzionale” porta la firma del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dei ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto. Per la Campania si tratta di un accordo integrativo dell´intesa generale quadro siglata da governo e Regione Campania nel 2001, sulle opere da finanziare con la legge obiettivo. I finanziamenti si aggiungono ad altri fondi europei, statali e regionali, per un totale di circa 14 miliardi di euro, di cui 12 già disponibili. Intanto il governo, su proposta del ministro Bondi, nomina Roberto Cecchi, direttore generale del ministero dei Beni culturali, commissario straordinario per le metropolitane di Roma e Napoli. Avrà il compito di velocizzare le opere «superando gli ostacoli» per la realizzazione di queste infrastrutture.
Tornando all´accordo di ieri, nell´elenco delle opere spiccano per importanza la realizzazione dell´aeroporto di Napoli-Grazzanise e l´ampliamento dell´aeroporto di Salerno-Pontecagnano. Per la prima volta, inoltre, si inserisce il potenziamento della linea ferroviaria ad Alta capacità Napoli-Bari tra le grandi opere strategiche del Paese da finanziare con la legge obiettivo. «Sarà possibile - ha detto il governatore Antonio Bassolino - chiudere tutti i cantieri delle opere prioritarie già aperti sul territorio campano e si avvierà a conclusione quasi il 100 per cento dell´intero programma regionale di potenziamento delle infrastrutture di trasporto regionali di rilievo nazionale».
Lungo l´elenco delle opere. La prima tratta beneventana della Napoli-Bari; il completamento delle linee 1, 6, 7 e 8 (quella all´interno dell´ex Italsider di Bagnoli) della metropolitana di Napoli, di quella di Salerno e della linea Piscinola-Aversa-Teverola della ex Alifana; le nuove stazioni di Pompei Scavi e Villa dei Misteri della Circumvesuviana progettate da Peter Eisenman; il completamento della Contursi-Lioni-Grottaminarda e della variante alla Domitiana; il potenziamento dei collegamenti stradali e ferroviari per i porti di Napoli e Salerno. Si confermano i finanziamenti già previsti dall´accordo preliminare del 28 febbraio 2007 firmato dal governo Prodi e dalla Regione: 812,9 milioni di euro di fondi europei del Pon, Piano operativo nazionale, e 915,1 milioni di fondi del Pnm, Piano nazionale per il mezzogiorno.
L´avvio dell´aeroporto di Grazzanise rappresenta una svolta per la Campania. Lo affermano i deputati casertani del Pd, Stefano Graziano e Pina Picierno, sottolineando che «permetterà al sistema aeroportuale campano di delineare con chiarezza il suo futuro ma anche, attraverso il sistema indotto, di creare le condizioni per uno sviluppo economico e occupazionale della provincia di Caserta strutturale e duraturo nel tempo». Positivo anche il giudizio del sindaco di Benevento, Fausto Pepe: «Non posso che associarmi alle parole di vivo apprezzamento e di grande soddisfazione espresse dal presidente della Provincia, Aniello Cimitile - dice Pepe - per il finanziamento delle opere infrastrutturali destinate a servire il territorio del Sannio». Stefano Caldoro, segretario nazionale del Nuovo Psi, però, fa notare che «lo sblocco dei fondi per le infrastrutture e l´avvio dei cantieri sono merito del governo Berlusconi. Per più di due anni la Regione Campania e il governo Prodi non erano riusciti ad avviare i progetti e a reperire i fondi». Per Francesco Maranta, segretario regionale del Pdci Campania, «le infrastrutture che stanno nascendo con il duo Bassolino-Cascetta sono troppo costose». E annuncia una grande mobilitazione dei lavoratori comunisti.
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Corriere del Mezzogiorno
Sviluppo e politica. Napoli Est, Torre Annunziata e Mondragone le aree «tax free»
Napoli-Bari, ok del Governo E martedì le zone franche
La linea veloce entra nella Legge Obiettivo

Il monito di Stefano Caldoro (Pdl): lo sblocco dei fondi non è merito di Bassolino ma del governo Berlusconi
di Paolo Cuozzo e Patrizio Mannu

NAPOLI — Alla fine l’hanno spuntata. Antonio Bassolino ed Ennio Cascetta sono riusciti a convincere il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli ad inserire nella Legge Obiettivo la linea ad Alta capacità Napoli-Bari e l’aeroporto di Grazzanise. Interventi che solo un mese fa erano stati cancellati dal piano di priorità per i trasporti nazionali. L’atto integrativo all’intesa generale quadro del dicembre 2001 è stata siglata ieri a Roma, alla presenza del premier una manciata di ore prima che arrivasse a Napoli.
In base a tale documento, complessivamente la nuova Legge Obiettivo destinerà 4 miliardi e 460 milioni di euro alle infrastrutture di trasporto della Campania fino al 2013. Grazie a queste risorse, che si aggiungono alle altre fonti di finanziamento europee, statali e regionali (per un totale di circa 14 miliardi di euro, di cui 12 già disponibili), si potranno chiudere tutti i cantieri delle opere prioritarie attualmente aperti sul territorio campano e si avvierà a conclusione l’86% per cento dell’intero programma regionale. In particolare si finanziano, tra gli altri, la prima tratta beneventana della Napoli-Bari, sulla base del progetto preliminare già realizzato da Rfi (5,2 miliardi di investimento) e finanziato dalla Regione con un milione e 150mila euro; la realizzazione dell’aeroporto di Napoli- Grazzanise (905 milioni di euro di fondi del Fas); l’ampliamento dell’aeroporto di Salerno- Pontecagnano, il completamento delle linee 1, 6, 7 e 8 (quella all’interno dell’ex Italsider di Bagnoli) della metropolitana di Napoli, di quella di Salerno e della linea Piscinola- Aversa-Teverola della ex Alifana, le nuove stazioni di Pompei Scavi e Villa dei Misteri della Circumvesuviana progettate da Peter Eisenman, il completamento della Contursi- Lioni-Grottaminarda e della variante alla Domitiana, il potenziamento dei collegamenti stradali e ferroviari per i porti di Napoli e Salerno (l’intero sistema ha un valore di 9 miliardi e 140 milioni di euro e per il periodo 2009-2013 la Legge Obiettivo destinerà alla metropolitana regionale circa 3,3 miliardi).
Governo e Regione costituiranno un comitato di monitoraggio che avrà la responsabilità di verificare l’avanzamento dei programmi di intervento, il rispetto dei tempi di esecuzione dei progetti e della realizzazione delle opere e di relazionare con periodicità semestrale sullo stato dello sviluppo degli obiettivi fissati dall’atto. Immediati i commenti. Consensi da parte dell’Api (l’associazione delle piccole imprese), seconda la quale «l’intesa è un atto di attenzione del governo in favore del Sud» e dal Pd casertano per bocca di Stefano Graziano e Pina Picierno («Si tratta di una svolta che permette al sistema aeroportuale campano, anche con Grazzanise, di delineare con chiarezza il proprio futuro da un punto di vista economico e occupazionale»). Infine, il monito di Stefano Caldoro, segretario nazionale del Nuovo Psi e parlamentare del Pdl, secondo il quale «il merito non è di Bassolino ma del governo Berlusconi. Per più di due anni la Regione Campania e l’esecutivo Prodi non erano riusciti ad avviare i progetti ed a reperire i fondi». Nel frattempo la giunta regionale campana, su proposta dell’assessore alle attività produttive, Andrea Cozzolino, ha approvato la relazione tecnica per l’individuazione e la delimitazione delle tre zone franche urbane per la Campania: una ricadente nel Comune di Torre Annunziata, un’altra a Mondragone e, l’ultima, a Napoli, nella zona Est. Proprio quella zona individuata da Bertolaso e dal Comune per ubicarci il termovalorizzatore annunciato ieri da Berlusconi. Entro martedì prossimo le indicazioni della Regione saranno comunicate al ministero dello sviluppo economico, che sceglierà le Zone franche ammesse in via definitiva. Per ogni Zfu urbana è previsto un finanziamento statale di 3 milioni di euro per il 2008, da confermare anche per il 2009. La Regione destinerà inoltre una quota di risorse su base annua pari al 20 per cento dell’ammontare complessivo di quelle nazionali per sostenere le azioni complementari alle iniziative, in particolare servizi di accompagnamento e formazione.
Le zone franche urbane sono aree infracomunali di dimensione minima prestabilita dove si concentrano programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro imprese. Obiettivo prioritario delle Zfu è favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri ed aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse.
Le agevolazioni consistono nell’esenzione totale dalle imposte sui redditi per 5 anni; decorso questo primo quinquennio, è prevista poi un’uscita graduale dal regime di esonero; l’esenzione dal-l’Irap fino al 2012 con il limite di 300mila euro per ciascun periodo d’imposta; l’esenzione dall’Ici, sempre fino al 2012, per soli immobili siti nelle Zfu, posseduti e utilizzati per l’esercizio delle nuove attività economiche; l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali dei lavoratori dipendenti per 5 anni, subordinato al fatto che almeno il 30 per cento degli occupati delle imprese beneficiarie risieda nel sistema locale di lavoro in cui ricade la Zfu. In misura minore e circoscritta, è previsto anche il sostegno ad imprese già operanti nelle aree ricadenti nelle zone franche.
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Fondi Europei - Nuova gestione

Repubblica - Napoli
22 giugno 2008

Santa Chiara, funicolare, metro progetti in corsa con i fondi Ue
Pressing di Bassolino sull´assessore D´Antonio: a giorni il verdetto
di Roberto Fuccillo

Mariano D´Antonio ha vinto. Dopo l´abbandono di Isaia Sales, anche il presidente Antonio Bassolino pressa l´assessore perché sul tavolo verde dei fondi Ue venga calata la prima fiche da un miliardo, quella per i primi progetti cantierabili da selezionare. Vanno scelti fra i circa 1200 già giudicati ammissibili e appaltabili dal nucleo di valutazione. Ecco dove potrebbero cadere i principali finanziamenti, in base alla idea di non disperdere i fondi.
A Napoli ci sono il restauro del chiostro di Santa Chiara e quello di Villa Ebe, revisione ventennale della funicolare di Mergellina, servizi igienici nelle stazioni della metro. Nel parco progetti ci sono però anche oltre 5 milioni per interventi di “communication technology” a fini informazione turistica, quasi 20 milioni per l´ampliamento del Ceinge, 6,5 milioni per San Giovanni a Teduccio con collettore di Volla, 9 milioni per la rete di drenaggio della zona est. Chiesto anche l´ampliamento degli impianti filoviari per la linee R4 (9 milioni circa) e 47 (6,5 milioni). Infine quasi 10 milioni per la riqualificazione dell´area ospedaliera con una seconda uscita della metro e un nodo di interscambio ferro-gomma. In provincia spiccano i 39 milioni per le fogne di Qualiano e i 5 per il Real sito borbonico di Portici.
A Salerno ecco quasi 11 milioni per sistemare il fiume Picentino, poi 5,5 per il mercato dei fiori. Mercato San Severino propone 25 milioni per il polo fieristico, quasi 7 per il polo della logistica, altrettanti per il parco del castello. Baronissi progetta 21 milioni per la città dei giovani e dell´innovazione, Montecorvino Rovella quasi 10 per un centro multimediale con planetario, Pollica 5,6 per l´adeguamento del porto di Acciaroli, Roccadaspide 13 per le fogne e 12 per la rete idrica. Romagnano al Monte stima quasi 10 milioni per il riuso del Borgo antico, mentre il consorzio per la bonifica del destra Sele prevede 43,5 milioni per opere di automazione.
Ad Avellino ecco 7,7 milioni per il parcheggio multiplo di piazza Belvedere, 31,6 per un sistema trasporti ad alimentazione elettrica, quasi 10 per la sistemazione del torrente Finestrelle. Anche Mercogliano “corre” con vari progetti, fra cui un parco urbano (quasi 10 milioni) e un parco divertimenti (6,4 milioni). Per Benevento ecco i 7,5 milioni su piazza Duomo, i 7 per un incubatore d´impresa, i quasi 6,5 per il parco archeologico, gli oltre 5 per la raccolta differenziata. Non manca in provincia la richiesta di Ceppaloni, 6,8 milioni per la ristrutturazione delle strade.
Nel casertano Cervino chiede oltre 11 milioni per rete idrica e fognaria, Pietravairano quasi 31 milioni per fogne e depuratore. La Provincia chiede oltre 65 milioni in tutto per tre strade: “Brezza”, “Telesina” e Statale 264. C´è anche una richiesta da Casal di Principe: 4,9 milioni per una strada di collegamento nel lato sud del paese. Infine la Seconda università; un progetto da 9,8 milioni per il complesso di San Francesco di Paola per la facoltà di Lettere, uno da 4,5 per un incubatore di biotecnologie, uno da 9,7 milioni per la Real Casa dell´Annunziata destinata a Ingegneria.
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Acquapark. A Chiaiano?

Corriere del Mezzogiorno
5 giugno 2008

A Chiaiano un acquapark finanziato dalla Regione
Già stanziati 1,3 milioni di euro per la progettazione. Lo sviluppo del Parco sostenuto con i contributi Por
Il progetto insiste su cave Fibe, comunali e della Zara Srl. Eventuali bonifiche e ricomposizioni ambientali potrebbe pagarle il Pubblico
di Luca Marconi

NAPOLI — Prima che il commissario De Gennaro decidesse sulla discarica di Chiaiano e prima dell’inchiesta sui passaggi di proprietà di alcune cave acquistate da Fibe la Regione aveva già deciso, con delibera 416 del 7 marzo scorso proposta dagli assessori Cundari e Cozzolino, di avallare lo sviluppo dell’Ente Parco delle Colline di Napoli, finanziando con 1 milione e 350 mila euro la stesura di sei progetti preliminari all’accesso ai fondi Por 2007-2013. Sei proposte dello stesso Ente comprensive del Parco Acquatico con impianto fotovoltaico nelle cave di via Cupa Vrito, un “giocattolone” da 38 milioni che per la verità un progetto finito con tanto di business-plan firmato dal Dipartimento di Progettazione Architettonica e Ambientale della Federico II già ce l’ha e coinvolge tre invasi della Fibe, uno di privati (della Zara Estrazioni Srl dell’acerrano Sposito) ed uno comunale, da trasformare ora con laghi artificiali (quello della Zara) e balneabili, ora con strutture turistico-ricreative, ristorazione compresa. La delibera che si rifà alla Convenzione Europea del Paesaggio (di cui la Regione Campania è capofila) attingendo al Paser (Piano d’azione per lo sviluppo economico regionale) che tra l’altro sostiene con 50 milioni di euro per il 2007-2010 la produzione di energia rinnovabile, indica l’Ente Parco quale soggetto intermedio della spesa ed individua le sei “azioni-pilota”: con gli impianti turistico ricettivi nelle cave, anche la realizzazione di un consorzio di agricoltori, ristoratori e artigiani del Parco; di un’enoteca regionale per la creazione di un vino ad hoc; di una rete turistico-agricola- ricettiva e di una Casa del Parco, tutti progetti che daranno la stura ai finanziamenti del Por. Un sogno sul quale calano le ombre della discarica e delle indagini sulle cave (a Chiaiano e Terzigno) laddove trattative fervono tutt’ora secondo il presidente della Commissione Ambiente Carlo Migliaccio: «Il nostro più grande timore è che si cerchi di far passare la Campania come mega discarica di polveri tossiche in deroga ad ogni normativa, emergenza e Governo permettendo». Il presidente del Parco, Agostino Di Lorenzo, si appella al Prg difendendo coi denti (anche) il laghetto con fotovoltaico da 38 milioni. Se andrà bene, come sarà realizzato il parco acquatico? «Con l’esproprio o l’acquisto (ed in questo caso sarebbe il terzo passaggio di proprietà, ndr) delle cave Fibe mentre per i soggetti privati c’è già la volontà di compartecipare ed una convenzione con l’Ente Parco e Architettura». Il che si traduce in fondi pubblici per il fotovoltaico. E le eventuali bonifiche da farsi? «Esiste un commissariato specifico e non saprei dire, toccherebbero al privato, ma c’è anche un Ufficio Cave della Regione che decide in merito. Il progetto del lago parte dall’obbligo della ricomposizione ambientale alla fine dell’attività estrattiva. Se questa prevede interventi di pubblico interesse, il Pubblico può cofinanziarla». Anche le Assise di Chiaiano di fresca formazione chiedono che le cave Fibe siano assegnate all’Ente Parco. Temono una discarica di ceneri italiane sotto casa. I comitati che oggi distribuiranno le famose ciliege annunciano che martedì saranno a Palazzo Chigi. Mentre il sindaco di Marano, Perrotta, sulle speculazioni edilizie ai confini del Parco ribadisce che «il Comune non ha mai rilasciato concessioni».
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discarica a Poggioreale ?

Repubblica - Napoli
10 novembre 2007

Poggioreale non vuole le ecoballe “Stanchi di pagare per la città”
Viaggio nell´area che dal 20 dicembre ospiterà la discarica
Il commissariato conferma alcuni siti di stoccaggio provvisori
Ancora emergenza in provincia, non si fermano le proteste
di Patrizia Capua

Via Cupa del Principe non fa onore al suo nome, meno che mai ora che a questo indirizzo entro il 20 dicembre si troverà una discarica di ecoballe. Copertoni e plastica bruciata, fango e rifiuti, un viottolo in pendenza, territorio senza fogne che al primo temporale più violento si allaga e trascina un fiume d´acqua e detriti. Sotto c´è il fiume Sebeto, sopra case popolari, molto abusivismo, dosi massicce di abbandono e degrado. La cava indicata in alternativa a Chiaiano è un pozzo profondo di 36 mila metri quadri, proprietà privata del signor Aniello Rosano. Sequestrata un anno e mezzo fa perché priva di licenza, era uno sversatoio di materiale ferroso e di inerti. Tutt´intorno Scirocco, Tramontana, Mongolfiera, Selva Cafaro, via del Riposo, strade ammalate di rumore a ridosso dell´aeroporto di Capodichino e la Tangenziale, il cimitero, un campo rom brutto e inospitale, scuderie piene di cavalli, depositi di marmo, segherie, piccole scuole calcio. Dall´altra parte la Base Us Navy, il centro di ricerca Bonifacio dell´Alenia, al confine quasi invisibile con San Pietro a Patierno.
I cittadini di questa Napoli da anni firmano petizioni per avere strade, fogne, pulizia. Ora gli tocca la discarica. «Scenderemo in piazza, faremo ferro e fuoco per bloccare questa follia» dicono nella piazza della chiesa, accanto all´edificio della Protezione civile. David Lebro, presidente della Municipalità di Poggioreale, non nasconde l´amarezza: «Si sta chiedendo a questo quartiere un grosso sacrificio» e annuncia: «Prima di ogni decisione chiederò una riunione con i tecnici del commissariato per sapere se è compatibile». Abitanti dei caseggiati si affacciano al balcone e gridano: «I disagi che abbiamo ci bastano, siamo pieni di immondizia». Giuseppe Esposito, che presiede la Municipalità di San Pietro a Patierno, accusa: «Qui c´erano piani di recupero, aree a verde, il parco pubblico. Siamo stanchi di pagare per Napoli». Intanto da Chiaiano la fiaccolata di ieri pomeriggio si è spostata in città, sotto la prefettura, dove anche senza l´ordinanza, sono stati confermati i siti di stoccaggio provvisorio della Campania: Buccino (Salerno), Petruro (Avellino), Casamarciano (Napoli), Morcone (Benevento), Carinola (Caserta). Quest´ultimo in forse per l´opposizione del presidente della Provincia De Franciscis. Ma l´emergenza rifiuti continua, soprattutto in provincia.
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La cava è all´interno di un´area agricola dove abitano diverse famiglie
La grande discarica sul cortile “Ma qui i Tir non passeranno”
Ci diranno di andarcene, ma questa è la nostra casa: qui è nata mia figlia e resteremo qui
di p. c.

Un frutteto di albicocchi di 3 ettari e una villa del Settecento ristrutturata ad arte. Raffaele Minutolo, piccolo costruttore che ci abita con la famiglia, dice perentorio: «Dal mio cancello i Tir pieni di spazzatura non passeranno. Che fanno, scassano e entrano lo stesso? Voglio proprio vedere».
La discarica nel cortile. Proprio dove Luigi, Valentina e gli altri giocano a pallone, a rincorrersi e girano tutto il giorno in bicicletta. La cava delle ecoballe è all´interno di questo grande spazio agricolo. A duecento metri, sempre in aperta campagna, c´è un casale di proprietà Rosano, rimesso a nuovo. Basta affacciarsi dal balcone di Marta Capano, per figurarsi l´effetto devastante che potrà avere l´invasione delle ecoballe. Nella palazzina a due piani vivono in affitto quattro famiglie, un condominio giovane, con ampi spazi comuni dove allevare in serenità i figli. Oltre il recinto un vigneto, dopo la vendemmia, le botti piene sono in ordine nel deposito al piano terra. Ora, però, ci sono tre mamme allarmatissime, i loro quattro bambini da uno a nove anni, e un quinto in arrivo. È di Marta. «Per me - dice la donna - è assurdo quello che sta per succedere. Sono venuta a stare qui perché il mio bambino soffre d´asma, stare in città sarebbe impossibile. E ora ne arriva un altro. Dove lo metto, nella discarica?». Lucia Aprea, la cognata, si sfoga: «Le autorità hanno parlato di una cava abbandonata, vi sembra abbandonato questo posto? Per noi è tutto, abbiamo vicine le scuole e anche l´ospedale Nuovo Pellegrini a due passi. Fuori di qui c´è già la spazzatura, siamo costretti a portarla via in macchina perché il Comune non mette nemmeno i contenitori, però la tassa sui rifiuti la pretende. Dice che la strada è privata: quando mai? Via Cupa del Principe è comunale».
E aggiunge: «Qualcuno ha detto che ci offriranno di andarcene, ma noi vogliamo stare qua, questa è la nostra casa, qui è nata mia figlia Valentina che ora ha sei anni, vive all´aria aperta, sarebbe impensabile un´altra soluzione. E poi, un´altra casa dove? Vorrei dare un consiglio al sindaco Iervolino: perché la discarica non la fa a casa sua?».
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Corriere del Mezzogiorno
10 novembre 2007

«Case con vista sulle ecoballe, ci stanno cacciando»
Per Iervolino Cupa del Principe sarà sito di stoccaggio. Le famiglie si oppongono
di Fabrizio Geremicca

NAPOLI — È un buco profondo 12 metri e largo 36.000, ma quadrati, la cava indicata dalla sindaca Rosa Russo Iervolino come deposito per le ecoballe della provincia di Napoli. Il primo pensiero di chiunque abbia visitato almeno una volta Taverna del Re e Tre Ponti — dove sono accatastati 5 milioni di cubi di immondizia pressata — è che l’invaso proposto dal primo cittadino di Napoli, in via Cupa del Principe, al confine tra Poggioreale e San Pietro a Patierno, non durerà più di un paio di mesi, ben che vada. La Campania produce infatti ogni giorno circa 2200 ecoballe, la metà delle quali in provincia di Napoli. La cava dista in linea d’aria 200 metri dalla 219 di San Pietro a Patierno, il quartiere realizzato con i fondi della ricostruzione post sisma, e un centinaio dalla base aerea americana.
In auto, dalla Doganella, per raggiungere il futuro deposito, s’impiegano 5 minuti. Si transita per una stradina che non è più larga di tre metri ed è costeggiata da quintali di immondizia: lastre di eternit, copertoni, suppellettili, plastica, residui alimentari. Ogni tanto qualcuno appicca il fuoco, come testimonia la poltiglia annerita e maleodorante. L’invaso è di proprietà di Aniello Rosano — nonno contadino, padre cavatore — il quale ha estratto per anni la pietra pozzolana e ha poi trasformato quel fosso in un deposito di inerti dell’edilizia che riciclava in un impianto autorizzato. Anche questa attività è cessata qualche tempo fa. Rosano ha appreso solo per posta di essere il proprietario del futuro sito napoletano delle ecoballe.
«Stamane(ieri ndr) mia moglie ha trovato nella cassetta della posta un volantino a firma del comitato Città senza periferie. Si parlava appunto del pericolo che nella cava di via Cupa del Principe fosse realizzata una discarica. È la mia, ho pensato, ed ho subito telefonato a Peppe Grazioso, il promotore del comitato. Che non ha potuto che confermarmi la pessima notizia».
Inaspettata, perché il sito scelto dalla sindaca in alternativa alle cave di Chiaiano — che fanno parte del parco delle Colline Metropolitane — è in un’area tutt’altro che disabitata. Almeno 13 persone vivono a pochi metri dalla cava, tra alberi di agrumi, qualche ulivo e ortaggi. Sono gli inquilini di Rosano, che ha adattato una vecchia masseria e l’ha affittata a tre nuclei familiari. «Siamo preoccupatissimi», dice Lucia Aprea, che vive lì con il marito e 4 figli. E aggiunge: «Preoccupati e arrabbiati. Qui non vengono neppure a prelevare la spazzatura perché, dicono, è una strada privata. Se però devono metterci le ecoballe, se ne dimenticano».
Marta Capano tiene in braccio Luigi, un anno. Aspetta un altro bambino. Racconta: «Mio figlio soffre d’asma. L’ho portato qui perché respiri aria buona. L’idea che viva a pochi metri da una discarica è inaccettabile». Tra Poggioreale e San Pietro a Patierno monta la protesta, che conta anche sul sostegno di esponenti della Municipalità. Come già a Chiaiano, sarà tutt’altro che agevole convincere i cittadini a convivere con balle che di eco hanno ben poco.
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stazione Tav di Afragola - anno 2007

Repubblica - Napoli
1 novembre 2007

Il Comune sciolto per camorra e i centri commerciali che cercano altri spazi. Il commissario straordinario: “Ho bocciato le nuove concessioni”
“Ecco gli speculatori del caso Tav”
Un prefetto ad Afragola protegge l´area del treno ad alta velocità
di a.c.

AFRAGOLA - Prefetto Noce, gira una frase. «La stazione del treno ad alta velocità non c´è ancora perché si oppongono le forze oscure». Prefetto, quali sono? «È il punto chiave della nostra attività». Alfonso Noce ha il giornale sul tavolo. Afragola, ore 11. «Le spiego tutto», promette il commissario straordinario, che guiderà fino a maggio il Comune sciolto per camorra. Il Comune capolinea della Roma-Napoli, il Comune dei potenti centri commerciali, il Comune delle “forze oscure”.
«Sulla costruzione della stazione non ci sono dubbi. Parlerò tra poco con il nuovo ad, Salemme. Loro hanno interesse ad accelerare». E Afragola? Sorride: «Per la gente, per la città la stazione Tav è un grande vantaggio. Per altri non so». Le rivelazioni di “Repubblica” hanno sorpreso Afragola, come i palazzi della politica a Napoli. Noce ammette di aver inviato una lettera («per sollecitare») all´assessore regionale Ennio Cascetta e al presidente della Provincia. La zona della stazione è definita, nel sottosuolo c´è l´apparato di controllo elettronico della linea. Ma i lavori non cominciano, l´impresa Saicam srl non è d´accordo sul progetto dell´irachena Zaha Adid e chiede una cifra adeguata alle difficoltà delle opere. Vinse l´appalto con un ribasso da 70 a 59 milioni. La Tav medita di escluderla, se non accetterà progetto e cifra offerta. Ma c´è un altro aspetto inquietante: che fare intorno alla stazione, quando finalmente ci sarà? Infuria lo scontro. I centri commerciali mirano all´ampliamento delle attività, il Comune invece per evitare una sperequazione nel valore dei terreni punta sul “Patto Cinque Comuni” che prevede una Stu (società urbana di trasformazione) per programmare “a iniziativa pubblica” opere strategiche. Centro congressi, alberghi e non supermarket a un´ora da Roma.
«Finché ci siamo noi, assicuriamo tutte le misure di salvaguardia. Per dirla in breve: niente speculazioni fondiarie e immobiliari. Stiamo bocciando tutte le richieste di concessione. Rispettiamo quindi il piano avviato dal collega Gaetano Piccolella, trasferito a Casoria», garantisce Alfonso Noce, indicando in Salvatore Napolitano, architetto che dirige l´ufficio “Assetto del territorio”, e nel comandante della polizia municipale Felice Esposito il tandem che vigila su eventuali speculazioni. In parallelo, il vicequestore Maurizio Casamassima indaga su eventuali legami tra camorra e centri commerciali. È egemone il clan Moccia. La serie di interdittive antimafia fa intravedere un fosco scenario. Alcune hanno colpito personaggi insospettabili. La missione di Noce è complessa, confida. «Ci tocca respingere attacchi portati anche attraverso il Tar». La prossima udienza oppone il Comune a “Innovazione commerciale”. I grandi centri, quindi.
Il caso arriva a Palazzo Chigi. Interpellanza urgente del deputato Domenico Tuccillo ai ministri Bianchi e Di Pietro sulla stazione che non c´è e sull´ultimo tratto da realizzare. Il treno da 300 orari infatti si ferma a Gricignano per poi infilare mestamente la vecchia linea. «Mi sono ferocemente battuto per il Patto dei Cinque Comuni, proprio per evitare speculazioni e nuovi centri commerciali». In serata, è intervenuto Ennio Cascetta. Tono rassicurante anche sulle rivelazioni del “Sole 24ore”. Non si allineano i binari a sud del Vesuvio con quelli dell´Alta Velocità. Questione di centimetri, ma molto rilevante. È in linea con le Ferrovie. Dice Cascetta: «Sono cose ordinarie in fase di cantiere. Ma a metà del 2009 il tratto Roma-Napoli sarà completo. Si viaggerà in 65 minuti. Pochi mesi dopo ci sarà anche la stazione di Afragola. Da Salerno a Napoli invece si arriverà già nel 2008 in 35 minuti e nella rete è coinvolta anche Caserta». Sulle date, il Comune di Afragola è apparso scettico. «È quello che ci auguriamo». Diplomatico Noce.
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Repubblica - Napoli
31 ottobre 2007

Un´altra grande incompiuta: contenzioso sull´appalto, ostruzionismo dei politici e l´ombra dei clan
Ad Afragola si blocca la Tav il treno c´è, manca la stazione
Un quartiere sventrato da un tunnel, ma il Comune non incassa 34 miliardi di lire. Il commissario straordinario scrive a Regione e Provincia per denunciare lo stop
di Antonio Corbo

AFRAGOLA - È il treno della modernità. Doveva avvicinare l´Italia all´Europa. Da Roma ogni giorno corre verso Napoli a trecento orari, ma fino ad un certo punto. Rallenta all´improvviso, a Gricignano, provincia di Caserta. Si ferma dinanzi ad un paradosso. Non trova la sua stazione. Ad Afragola non c´è. Non c´è mai stata, doveva essere costruita entro il 2008. Si ricordano solo tre cerimonie per l´annuncio. I vagoni rallentano, infilano i binari della vecchia linea, dopo venti minuti a Napoli Centrale la corsa è finita. Il sogno anche?
È scoppiato un nuovo caso Tav. La società che deve costruire la stazione si è bloccata: chiede più soldi e verifiche su progetto e terreno dei suoli. L´amministratore delegato Andrea Salemme, ex direttore generale, quindi uno che sa tutto sul Treno alta velocità, dopo quattro ore ammette attraverso l´ufficio stampa delle Ferrovie: «Una società vinse l´appalto. Se ritiene di eseguirlo ai costi previsti dal bando e accettando il progetto, può proseguire. Altrimenti si passa alla seconda». Un ultimatum alla Saicam srl che ha piantato l´ultimo ostacolo sulla più tormentata tratta del Treno alta velocità. Filerà anche a trecento all´ora, ma il treno accumula altro ritardo sul vecchio traguardo: toccare 61 comuni per 204,6 chilometri in meno di un´ora. Ora ne copre solo 186, manca l´ultima parte: Afragola-Napoli. Ma soprattutto manca la “stazione di porta”, lo snodo più importante del Sud. Una diramazione per Salerno, Calabria, Sicilia e l´altra per la Puglia, secondo il corridoio virtuale numero 8 che dal centro Europa punta sulla Grecia.
Ma è solo la prima grana. E si tende a coprirla. Una lettera riservata è stata venerdì scorso spedita all´assessore regionale Ennio Cascetta e al presidente della Provincia da Alfonso Noce, prefetto, commissario straordinario del Comune di Afragola, sciolto per camorra e in attesa delle elezioni di maggio 2008. Il ritardo era stato finora spiegato, in via ufficiosa e fantasiosa, con scoperte archeologiche. La Sovrintendenza invece da tempo ha raccolto, esaminato e accantonato i reperti. Via libera al supertreno, quindi.
Nelle riserve di Saicam c´è un disguido di fondo. La società si è aggiudicata l´appalto con un forte ribasso: da 70 a 59 milioni per costruire la stazione di Afragola. Il progetto è di Zaha Hadid, nata a Bagdad 57 anni fa, studio a Londra, descritta come «una delle più originali esponenti del decostruttivismo in architettura». La Saicam può farcela con 59 milioni? Contesta anche il progetto e discute sul suolo. Questi contenziosi in passato sono stati spesso evitati: chi otteneva l´appalto a prezzi stracci, li rianimava presentando riserve puntualmente accolte. Ora no.
Di velocissimo la Tav ha mostrato anche l´aumento dei costi: da una previsione del 1991 per un controvalore in euro di 1.994 milioni per la Roma-Napoli (costo al km 9,77 milioni) è passata a 6.235 secondo le cifre del settimanale “L´espresso”, 4 aprile. Dei prezzi gonfiati si è intuito qualcosa attraverso una inedita indagine della Procura di Napoli, quando Paolo Mancuso era capo della Dda su incarico di Agostino Cordova. Un sedicente ingegner Varricchio, di professione colonnello dei Ros, incontrò il boss Zagaria oggi superlatitante per farsi consegnare l´elenco delle aziende collegate al clan dei casalesi e trattare la sovrattassa per la camorra.
La Tav dalla Finanziaria non ottiene fondi euforizzanti, e i dirigenti mettono alle corde Saicam. Se accetta bene, altrimenti largo alla seconda del bando di gara. Mica facile. «Ci sono forze oscure che non vogliono», ammiccano negli ambienti politici di centrosinistra, ma senza esporsi. Ad Afragola c´era un altro prefetto, l´ex vicecapo della polizia Piccolella. È stato trasferito ad un altro Comune sciolto per camorra, Casoria, che pure rientra nella galassia del clan Moccia, egemone in una vastissima area, la stessa che ospita tutti i grandi centri commerciali. Il dirigente del commissariato di Afragola, Maurizio Casamassima, non ha mai smesso di indagare sui rapporti tra il clan e i megastore. Per molti titolari delle imprese è scattata l´interdittiva antimafia. Nella sola zona di Afragola, sono aperti Ikea (30 mila metri quadri), Leroy Merlin (15 mila) Ipercoop (45 mila), Mandi (30 mila) del presidente del Palermo Zamparini che si affidò alla società “Negri” per costruire un moderno centro e non ebbe alcun disturbo, Unieuro con quattro edifici. Sono tanti per un Comune di 27 km quadrati, per il 95 per cento urbanizzato.
La stazione di Afragola deve essere costruita nella zona di San Marco, un quartiere di 15 mila abitanti. Ma dove, si sa? Vi sono buoni motivi per nascondere il sito, gli stessi che spingono il vicequestore Maurizio Casamassima a scoprirlo. La polizia segue le trattative con i proprietari terrieri, alcuni sarebbero stati già avvicinati con modi spicci. «Questa terra la vendi a noi». Dalla scelta dipende il successivo valore. Quello dei suoli più vicini andrà alle stelle. È la rendita agraria. Va governata, secondo alcuni funzionari del Comune e il prefetto Noce, per evitare sperequazioni.
Per evitare che i forti mettano le mani sui terreni dei deboli e realizzino affari colossali fu sancito il Patto dei Cinque Comuni. Con Afragola, anche Acerra, Caivano, Casalnuovo, Casoria. Ecco: costituire una Stu (Società di trasformazione urbana) per gestire le aree, dopo aver fissato un prezzo unico per gli espropri. Gli ultimi hanno lasciato qualche traccia polemica tra gli insoddisfatti, come sempre accade: se n´è occupata la società Pratec, legata a Luigi Bassolino, ex candidato sindaco e cugino del presidente della Regione. Nel 1999 il piano fu accolto dal ministero dell´Ambiente che pose un limite: mitigare l´impatto ecologico. Lo affidò alla Regione, che a sua vola delegò la Provincia. L´ha redatto («con molto scrupolo» dicono ad Afragola) l´urbanista Paride Caputi, ex assessore ai Cimiteri di Napoli, ma è rimasto negli uffici di piazza Matteotti.
Dopo Piccolella, anche l´altro commissario straordinario Noce adotta il Patto Cinque Comuni. Lo trova equo. Ma i politici di Afragola aspettano il nuovo sindaco e magari il ritorno del centrodestra a Palazzo Chigi per annullarlo. La Stu prevede «opere di iniziativa pubblica». Le società della grande distribuzione hanno altri interessi. Iniziative private, chiaro. Ad Afragola c´è chi li interpreta.
La politica del rinvio mette d´accordo tutti. Niente è cambiato dopo la costruzione del tunnel Santa Chiara, «una cicatrice nel quartiere», è lo slogan che gira. La galleria c´è, è stato quindi realizzato un “accordo procedimentale” sottoscritto fra Tav e Comune. Risale al 1999. La Tav si impegnava a versare 34 miliardi di lire «per opere compensative al quartiere San Marco». Erano indicate tre scuole oltre ad un centro sociale. Il Comune accettava la galleria, in cambio. Ma quei 34 miliardi di lire non sono stati ancora pagati da Tav, perché il Comune non ha redatto i “progetti esecutivi”. Ha subìto pressioni e proposte, una ressa che in parte ha contribuito allo scioglimento. Sono stati assunti quattro tecnici a contratto per consegnarli entro maggio 2008. Quando Afragola avrà un nuovo sindaco. E forse l´accordo per dare finalmente una stazione al treno da 300 orari.
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Ok europeo ai fondi FESR nel programma 2007-2013

Corriere del Mezzogiorno
12 settembre 2007

Dalla Commissione europea arriva l’ok al principale programma d’intervento 2007-2013. Ora si attende il disco verde per Fse e Psr
Sette miliardi per lo sviluppo, da Bruxelles via libera al Fesr
Bassolino: un successo, finanziati i grandi progetti
di Paolo Grassi

NAPOLI — Un ok che «libera» 7 miliardi di euro (qualcosa come 14 mila miliardi di vecchie lire). La Commissione Europea, infatti, ha approvato ieri — «in via definitiva», informa una nota dell’amministrazione di Palazzo Santa Lucia — il Programma Operativo Fesr (acronimo che sta per Fondo Europeo per lo sviluppo Regionale) presentato dalla Regione Campania. Con il via libera da parte di Bruxelles, l’amministrazione regionale «potrà disporre fin da subito delle risorse finanziarie assegnate al nuovo fondo nel periodo 2007-2013, pari a circa 7 miliardi di euro (3.432.397.599 di fondi comunitari, a cui si aggiungono il cofinanziamento nazionale e regionale, per un totale di 6.864.795.198)».
Il programma concentra le risorse su alcune priorità strategiche di sviluppo come: dalla sostenibilità ambientale all competitività del sistema produttivo regionale. Il Fesr 2007-2013 rappresenta — insieme al Por FSE (Fondo Sociale Europeo) e al Psr (Programma di Sviluppo Rurale), i cui iter di approvazione in sede comunitaria si concluderanno entro settembre — «il quadro di riferimento per l’utilizzo dei nuovi fondi Ue.
«L’approvazione del Fesr da parte della Commissione Europea è il risultato di un intenso lavoro portato avanti nel corso di questi mesi tra Napoli, Roma e Bruxelles», ha dichiarato il governatore Bassolino. «Siamo tra le prime regioni italiane ad aver chiuso il negoziato, anticipando al massimo la disponibilità delle nuove risorse. In concreto, l’accordo ci permetterà di avviare fin da subito, per esempio, la realizzazione dei primi 15 grandi progetti, sui quali il confronto con Bruxelles è già a buon punto. Più in generale, il nuovo programma ci permetterà di fare un vero e proprio salto di qualità nel comparto energetico e della sostenibilità ambientale». Bassolino ha «ringraziato il Tavolo di Partenariato socio- economico e istituzionale, l’VIII Commissione del consiglio regionale e tutti coloro che hanno lavorato con grande impegno per raggiungere questo risultato in tempi rapidi. Andiamo avanti adesso con ancora maggiore celerità per attuare quanto prima tutte le iniziative previste dal programma. Se ai nuovi fondi europei si affiancheranno le dovute risorse ordinarie e se, come ho scritto ieri al presidente Prodi, nella prossima Finanziaria il governo porterà fino in fondo gli impegni assunti per la Campania e il Mezzogiorno, allora avremo davvero la possibilità di compiere una svolta importante sul fronte dello sviluppo». Ecco i «15 progetti».
LAGHI FLEGREI — «Risanamento ambientale e valorizzazione dei laghi dei Campi Flegrei »: il piano si pone come obiettivo il risanamento qualitativo ed ambientale dei laghi Miseno, Averno, Fusaro e Lucrino.
REGI LAGNI — «Risanamento ambientale e valorizzazione dei Regi Lagni »: il progetto è finalizzato al risanamento ambientale dei Regi Lagni attraverso la bonifica del territorio e la promozione di un progetto idraulico di canalizzazione e sistemazione idraulica.
FIERE — Polo regionale presso la Mostra d’Oltremare e nuovo quartiere fieristico in un’area (tra quelle possibili c’è Afragola) di circa 250.000 metri quadri comprendente padiglioni, strutture di servizio e spazi espositivi all’aperto, cui si andranno ad aggiungere la viabilità interna e le aree di parcheggio.
AGROALIMENTARE — «Polo agroalimentare regionale (Par)»: il progetto prevede la realizzazione di una piattaforma logistica polifunzionale nella Piana delle Sele.
LOGISTICA — «Polo logistico regionale a sostegno del comparto floro-vivaistico»: il progetto intende supportare il comparto florovivaismo, che con un’incidenza percentuale del 38% circa della produzione del Mezzogiorno e del 13% di quella nazionale, ha assunto importanza strategica per lo sviluppo dell’economia campana. Prevista la realizzazione della «Città del florovivaismo».
BIOTECNO — «CamBio: la rete delle eccellenze biotecnologiche della Campania»: il progetto è finalizzato alla creazione e al potenziamento di strutture di Ricerca, convertendole a strutture di trasferimento tecnologico.
METRÒ — «Sistema della metropolitana regionale »: il progetto di completamento della Linea 1 della Metropolitana di Napoli, tratta Dante(stazione esclusa)-Garibaldi-Centro Direzionale (opera già cantierata e inserita nel Por Campania 2000-2006), prevede il completamento delle opere civili, la realizzazione delle opere tecnologiche, dell’armamento e delle finiture. La tratta ha una lunghezza complessiva di 5,3 km con 6 stazioni. Il progetto della Linea 6 della Metropolitana di Napoli, tratta Mergellina(stazione esclusa)-San Pasquale- Municipio, è un’opera anch’essa già cantierata (la tratta Mostra-Mergellina, inserita nel Por Campania 2000-2006 è aperta all’esercizio dal febbraio 2007). La tratta ha una lunghezza complessiva di 3,8 km con 3 stazioni. Una prima apertura all’esercizio è prevista al 2011, l’ultimazione dei lavori al 2013. Il completamento del sistema metropolitano della conurbazione salernitana prevede la realizzazione di una linea ferroviaria a semplice binario in affiancamento alla linea Fs esistente sulla tratta Arechi(stazione esclusa)-Pontecagnano Fs-Pontecagnano Aeroporto. La tratta ha una lunghezza complessiva di 8,9 km con 5 fermate. Il primo lotto dell’opera, Salerno Centro- Arechi, inserito nel Por Campania 2000-2006, aprirà all’esercizio nel 2008. La tratta Arechi-Pontecagnano Fs sarà ultimata entro il 2012, mentre il completamento Pontecagnano Fs-Pontecagnano Aeroporto entro il 2014. Il completamento della Ferrovia Metrocampania Nordest, tratta Piscinola-Capodichino, costituirà la chiusura dell’anello della metropolitana di Napoli e la possibilità di accesso ferroviario al sito aeroportuale di Capodichino. Una prima tratta funzionale Piscinola- Miano sarà aperta all’esercizio entro il 2009, mentre l’ultimazione dei lavori è prevista al 2012.
MARE — «Logistica e porti»: il progetto prevede — tra l’altro — il rafforzamento dei collegamenti aerei e marittimi della regione con il resto del Mediterraneo.
SARNO — «Completamento e riqualificazione del fiume Sarno».
ALBERGO DEI POVERI — «Recupero e riuso del Real Albergo dei Poveri».
ALTA VELOCITÀ — «Interventi regionali complementari all’alta capacità Na-Ba».
AEROPORTI — «Sistema degli aeroporti campani »: il progetto è finalizzato alla realizzazione del sistema regionale di infrastrutture tese a garantire la migliore accessibilità a mezzi e presone all’aeroporto di Grazzanise.
STRADE — «Tangenziale aree-interne»: il progetto risponde all’esigenza di favorire l’accessibilità delle aree interne e di favorire la fluidità dei flussi di merci necessaria a sostenere le dinamiche di crescita e di incremento della competitività del sistema produttivo della Valle Caudina e dell’area Avellino-Pianodardine.
TECNOLOGIE — «Allarga la rete: banda larga e sviluppo digitale in Campania»: l’intervento prevede l’ampliamento dell’attuale copertura di servizi in larga banda in aree già parzialmente servite.
ITALSIDER — «Realizzazione di interventi del Piano urbanistico-attuativo per l’area dell’ex Italsider di Bagnoli»: il progetto prevede «la bonifica dell’area, la realizzazione di un Parco urbano con annesso Parco sportivo, la conversione di un sito di archeologia industriale dei residui impianti dimessi con annesse infrastrutture di accessibilità quali parcheggi, ecc».
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Riunione all’Unione industriali di Napoli
Le associazioni imprenditoriali: Paser, strumento fondamentale

Il Paser «deve andare avanti con speditezza. Si tratta di uno strumento innovativo concertato con tutte le associazioni di categoria e le parti sociali, fondamentale per il rilancio del territorio campano e le ricadute positive che può avere per l’area metropolitana di Napoli». Lo hanno affermato i vertici delle associazioni di categoria riuniti presso la sede dell’Unione Industriali (c’erano anche Api, Ascom, Casartigiani, Claai, Cna, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confartigianato, Confcooperative, Legacoop). «L’importanza del Paser impone un controllo costante delle sue fasi attuative da parte delle forze sociali. Va ricompreso in questa attività il monitoraggio dell’efficienza e dell’efficacia dell’utilizzo delle pubbliche risorse. Gli sprechi danneggiano la collettività e le imprese, come evidenzia la vicenda dell’aggravio Irap imposto per far fronte al deficit sanitario regionale». I rappresentanti delle associazioni intervenute hanno convenuto sull’opportunità «di dare vita a una Consulta permanente delle associazioni provinciali su tematiche di interesse comune agli operatori economici dell’area napoletana: dalla sicurezza alla sburocratizzazione dei rapporti fra le imprese e le pubbliche amministrazioni, alle politiche di sviluppo dei settori prioritari per la crescita economica e sociale del territorio provinciale».
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di nuovo Miano

Corriere del Mezzogiorno
2 agosto 2007

L’assessore Ponticelli: «Sorgerà una nuova struttura insieme a centri per l’attività fisica dei disabili»
Comune di Napoli: intesa per un palazzetto dello sport a Miano
di Al. Ch.

NAPOLI - Un palazzetto dello sport sorgerà nell’area nord di Napoli, a Miano. Ad annunciarlo è l’assessore comunale Alfredo Ponticelli, che ha ricevuto notizie positive da Roma in merito allo sblocco delle non poche procedure burocratiche e finanziarie utili alla causa. Palazzo San Giacomo conferma la propria attenzione per la zona nord, particolarmente degradata, con un progetto di riqualificazione urbana «dalla connotazione fortemente sportiva». Attenzione che sembrava essere stata congelata dopo la forte delusione per la mancata assegnazione all’Italia dei campionati europei di calcio.
L’addio alla kermesse - che verrà ospitata nel 2012 da Polonia e Ucraina - ha significato anche la rinuncia al nuovo stadio, da costruirsi proprio nella zona di Scampia e Miano. Ora però si fa largo il progetto per l’edificazione di un palazzetto «moderno e funzionale per uso sportivo e non», dice Ponticelli, al quale dovrebbero aggiungersi impianti satelliti minori e strutture ricettive anche per l’accoglienza dei disabili.
«Ho molta fiducia - spiega l’esponente con delega allo sport della giunta Iervolino - nel lavoro che sta svolgendo il dottor Luca Pancalli su incarico del ministro allo sport Giovanna Melandri, sia sotto il profilo della semplificazione delle procedure amministrative per la realizzazione di tali opere, sia per lo sforzo finanziario che verrà messo in campo e sia, infine, per la regia che centralmente può essere realizzata per indirizzare tali progetti verso il corretto sviluppo». L’area metropolitana attende da tempo la creazione di nuove strutture sportive: basti pensare che il rapporto tra abitanti e numero di impianti sportivi a Napoli (e in Campania) è tra i più bassi d’Italia. «Bisogna intendere lo sport come momento di incontro e socialità tra i giovani e quindi come occasione di sviluppo per Napoli. La città deve attrezzarsi sempre di più per attivare percorsi finalizzati alla diffusione della cultura sportiva, utilizzando la vetrina costituita dai campioni del mondo agonistico quale strumento di aggregazione e diffusione di valori e principi di convivenza e tolleranza. Metteremo in campo il massimo sforzo per realizzare un impianto che possa non sfigurare rispetto a quelli presenti in altre città europee». «Ritengo - conclude Ponticelli - che a breve possiamo avere, finalmente, gli strumenti adatti per avviarci con speditezza verso questo obiettivo che riteniamo possa favorire un concreto sviluppo».
Un fatto sembra certo: accanto al Comune per la realizzazione del nuovo palazzetto dello sport nel quartiere dell’area nord, dovrebbe schierarsi una cordata di imprenditori privati. Nomi ancora riservati ma la trattativa sarebbe già a un punto avanzato.
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Mostra d’oltremare

Corriere del Mezzogiorno
1 agosto 2007

PIANO QUASI PRONTO / La Mostra raddoppia: a Napoli consumer e congressi Fiere business verso Afragola
di P.G.
NAPOLI — «Stiamo ultimando lo studio di fattibilità per il nuovo quartiere fieristico napoletano: alla Mostra d’Oltremare, infatti, resteranno le manifestazioni cosiddette consumer, che poi sono quelle aperte al grande pubblico (Fiera della Casa, Tuttospossi etc). Mentre le iniziative catalogate come business to business, cioé le specializzate (Exposudhotel, Mediel, Edilmed), troveranno collocazione proprio nella nuova struttura». Lo ha detto Raffaele Cercola, presidente della Mostra d’Oltremare, a margine della conferenza di presentazione di Exposudhotel (a cui hanno partecipato il presidente del Cis Gianni Punzo, il dirigente di staff dell’assessorato regionale alle Attività produttive Alberto Caronte e Francesco De Masi, amministratore unico di Promhotel Italia).
Secondo Cercola il nuovo quartiere fieristico — circa 70 mila metri quadrati coperti più ampi spazi dedicati ai parcheggi — «sarà localizzato tra Afragola, Napoli Est e Marcianise». La prima città, comunque, per motivi logistici (collegamenti stradali e ferroriari, Altà velocità innanzitutto) appare la favorita. Lo studio di fattibilità, che sarà consegnato a settembre, individuerà tra l’altro gli strumenti finanziari per rendere possibile l’iniziativa: project financing, fondi Ue e così via. Il «quartiere» è figlio della riforma del settore impostata dall’assessore Andrea Cozzolino.
«In parallelo — riprende Cercola — la Mostra sta portando avanti un altro studio: visto che alcune funzioni verranno a mancare, puntiamo a sviluppare il Parco Congressi Mediterraneo». Nel dettaglio: «L’idea è di realizzare due centri congressi: uno è già in costruzione dove una volta c’era l’Isef. In questi giorni è stata insediata la commissione ed entro novembre sarà chiussa la gara. Per i lavori sono necessari due anni pieni a partire da gennaio. Il complesso prevede una sala grande da 1300 postia». La seconda iniziativa: «Si realizzerà dove oggi c’è una tensostruttura Rai e potrà ospitare 5 mila persone. Questo complesso ci porterà ai massimi livelli continentali ».
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fondi UE, perduti

Corriere del Mezzogiorno
9 giugno 2007

Anarchia napoletana
di Marco Demarco
«Perdere quei fondi è una colpa di una gravità inaudita. Quello che è accaduto qui, in quest’amministrazione, facendo scadere i termini per le gare, è una cosa che il sindaco non dimenticherà». E se non dimenticherà la Iervolino, figuriamoci noi. Per incapacità amministrativa si sono persi i fondi per ristrutturare la bellissima villa Ebe di Lamont Young o rilanciare il glorioso museo Filangieri. Ma l’ira della nostra sindaca non incanta più nessuno. Troppo facile ricordare che bisognava intervenire prima. O richiamare il principio di coerenza secondo cui se c’è un errore c’è anche chi lo ha commesso, il quale andrebbe immediatamente rimosso dal suo ufficio. Ma alzi la mano chi, in questi anni, ha saputo di un assessore rimosso per la sua incapacità. E allora di che cosa stiamo parlando? A nulla vale, ora, addossare le responsabilità sulle amministrazioni passate. Anche questo andava fatto prima.
Per non dire della pessima abitudine di scaricare tutto su qualche dirigente o funzionario a contratto, come se fossero stati scelti a caso.
Ma la giornata di ieri ci dice molte altre cose. Nelle stesse ore, infatti, la Iervolino ha letteralmente mandato a quel paese anche il suo collega di Torino invitato a Napoli da De Mita e Polito per un confronto sul Partito democratico, come se si potessero nascondere sotto il tappeto i gravi giudizi espressi da Chiamparino a proposito dei rifiuti e dell’inefficienza napoletana.
Imprevedibile come al solito, la Iervolino si è avvolta nel velo dell’ipocrisia, ma ha strappato l’analogo velo che copre i comprimari della vicenda politica cittadina. Una sindaca che si arrabbia perché il Comune perde oltre 11 milioni di fondi europei è una sindaca che non è informata dello stato di avanzamento dei progetti, che non ha preteso dai propri assessori rigore e efficienza, e che dà, ancora una volta, l’impressione di cadere dalle nuvole. Allo stesso tempo, però, i comprimari (Polito e De Mita), non possono improvvisarsi equilibristi. Non possono, da un lato, evitare di giudicare il cattivo governo napoletano, e, dall’altro, aggirare l’ostacolo invitando a Napoli, come se nulla fosse, l’uomo che ha umiliato la Iervolino.
Fino a quando la sindaca avrebbe dovuto fare buon viso a cattivo gioco? Tutto ciò accade per una ragione di fondo che abbiamo già altre volte sottolineato. A Napoli è saltata la catena istituzionale. Nessuno è più al suo posto. Ognuno svolge un ruolo improprio. La Regione assegna fondi anche quando sa che non c’è alcuna possibilità concreta di spenderli, in nome unicamente di una logica propagandistica. Il Comune prende i soldi e scappa, organizza una conferenza stampa, dà incarico a qualche progettista, guadagna titoli sui giornali e poi si inabissa. I singoli assessori, solo quando sono sorpresi in fallo, scoprono che governare è difficile, ma guarda un po’, e che implica istruttorie, controlli e decisioni. La sindaca li guarda sbagliare e non muove un dito.
Il problema è: si può andare avanti così? Possono bastare i ripetuti appelli di Napolitano o le continue picconate di Nicolais? Ieri il ministro ha detto che è stato un peccato perdere quesi fondi; mesi fa aveva detto la stessa cosa per non aver Napoli accettato le pre regate della Coppa America.
Se il centrosinistra continuerà a coltivare l’illusione che il tempo per un chiarimento definitivo è sempre rinviabile, ora alla costituzione del Partito democratico, ora ad una scadenza elettorale, Napoli non troverà mai una via d’uscita. A meno che un’opinione pubblica, ripresasi dal coma, non decida di mandare all’aria l’intero tavolo. Tanto, in una città senza governo, il non governo di una gestione commissariale non può spaventare più di tanto.
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Fondi europei revocati, Iervolino: vicenda grave
«Inaudito far scadere i termini». Laudadio: iter obsoleti Fi attacca. Valiante: «La Regione non ha perso un euro»
di Paolo Cuozzo

NAPOLI — I quasi 54 milioni di fondi Por non sfruttati dai Comuni per 51 progetti e revocati dalla Regione scatenano la bagarre politica col valzer delle responsabilità che s’è messo in moto. Da Palazzo Santa Lucia, che distribuisce i fondi e che, nel caso specifico, li ha dirottati altrove, si attribuisce il ritardo agli uffici comunali e si spiega come nemmeno un euro sia andato perso; sul fronte degli enti locali, invece, ci si difende invocando un sistema più veloce per giungere alle gare d’appalto.
Entrambe le realta, però, si dicono comunque fiduciose che una soluzione si troverà e che i progetti verranno ugualmente rifinanziati.
Nel frattempo scende in campo il governo, col ministro per l’Innovazione tecnologica, Luigi Nicolais, che si rammarica per la vicenda: «Che peccato — dice —, mi dispiace, mi dispiace molto, è un’occasione persa. So per certo, però, che finora la Regione aveva lavorato bene spendendo sempre tutti i fondi Ue e ottenendo delle premialità.
Credo che ci sia stata qualche contingenza negativa». Mentre l’assessore regionale all’Innovazione, Teresa Armato, un po’ ammette: «Per il futuro bisognerà cercare di accelerare i tempi. Ma sono fiduciosa — ha aggiunto — voglio ricordare che la Regione Campania ha ottenuto dei riconoscimenti per la capacità di spesa dei fondi Ue». Speranze a parte, perdere soldi per progetti già finanziati quando poi ti tocca tagliare drasticamente le spese per far quadrare il bilancio — questo perché le gare sono state bandite in ritardo — è una cosa che toglie il sonno alla sindaca di Napoli, Rosa Russo Iervolino, che per il momento vede tramontare ben 6 progetti per oltre 11 milioni persi: Villa Ebe, la Tomba di Virgilio, i lavori stradali a Mergellina, la fontana nella Mostra d’Oltremare, ma, soprattutto, il Museo Filangieri, a pochi passi dall’abitazione della sindaca; interventi che non partiranno, almeno per ora, perché gli Uffici di Palazzo San Giacomo non hanno fatto in tempo a convincere il nucleo di valutazione dei progetti della Regione Campania. In ogni caso non cerca alibi la sindaca Iervolino che spara a zero partendo proprio dal Museo Filangieri. E il motivo è semplice: «È vicino casa mia — dice la sindaca —, l’ho voluto molto, quindi figuriamoci quanto sono arrabbiata. Perdere quei fondi è una cosa di una gravità inaudita; quello che è accaduto qui, in quest’amministrazione, facendo scadere i termini per le gare, è una cosa che il sindaco non dimenticherà». Cosa che la Iervolino ha già fatto, non rinnovando il contratto dirigenziale al dirigente che doveva seguire i lavori. Si assume «tutte le responsabilità perché le deleghe le ho io» l’assessore all’Edilizia, Felice Laudadio, che ha anche la competenza alla gestione della città storica e all’ufficio gare e contratti. Laudadio si dice comunque «indignato per quello che è successo», condividendo «pienamente l’analisi del sindaco» ma attribuendo però la cosa anche «alla politica, certo, ma soprattutto al metodo ormai obsoleto e non solo alla responsabilità dei miei dirigenti». Laudadio fa due esempi: spiega che nel caso del Museo Filangieri, tra richiesta di finanziamento, approvazione della Regione, progetto preliminare, progetto definitivo e firma della convenzione con la Fondazione del museo, «si è arrivati all’ 8 novembre 2006». Stessa cosa per Villa Ebe, dove un iter analogo, cominciato nel 2004, «si è concluso solo il 31 dicembre 2006. Dunque — conferma Laudadio —, tempo per fare le gare non ce n’era più». L’assessore promette però battaglia. E annuncia: «Alla luce di quanto accaduto, pretenderò l’applicazione rigorosa della legge 15 del 2005 per evitare che si verifichi nuovamente una cosa simile: la legge impone infatti la conferenza di sevizi, quindi mette tutti intorno a un tavolo dove si decide a maggioranza entro 60 giorni. Ma decidi senza rinvii. In ogni caso ho parlato con Isaia Sales (consigliere economico di Bassolino, n. d. r. ) perché stiamo studiando come recuperare Villa Ebe e il Museo Filangieri, cercando di inserirli nel pacco progetti regionali approvato con delibera 1041 del primo agosto 2006».
L’opposizione attacca. Il coordinatore regionale di Forza Italia, Nicola Cosentino, definisce la revoca dei fondi «un altro tassello al mosaico di disastri operati da Bassolino in Campania», aggiungendo che «l’azione di governo di Bassolino e dal suo esecutivo continua a dimostrarsi inadatta a tutelare gli interessi dei cittadini della Campania.
Non è quindi — spiega il parlamentare forzista — solo l’emergenza rifiuti a creare disagio nella popolazione amministrata. Bassolino deve dimettersi». A Cosentino replica Antonio Valiante, assessore al Bilancio di Palazzo Santa Lucia: «La Regione Campania non ha perso un solo euro di risorse europee.
Proprio per evitare che l’Ue potesse tagliare queste risorse del Por 2000 2006 — ha aggiunto —, la giunta regionale ha deciso di revocarne la disponibilità ad alcuni comuni ed enti della Campania che, per i motivi più diversi, non sono ancora stati in grado di cantierare i progetti. I soldi sono stati già riprogranmmati. Quianto ai progetti in questione, potranno essere completati attraverso nuovi fondi». Critiche anche dal centrosinistra, col consigliere regionale diessino, Ugo Carpinelli, che punta il dito sui fondi persi dal Parco del Cilento: «È grave che un territorio importante come il Cilento sia privato di risorse comunitarie a causa dell’incapacità amministrativa dell’ente parco che non ha saputo rispettare la tempistica dettata dalle procedure europee». Dal canto suo, il commissario del Parco del Cliento, Giuseppe Tarallo, ricorda come «i tredici interventi infrastrutturali in questione sono in realtà riconducibili a un’unica tematica, relativa al piano Boschi vetusti che include progetti di rinaturalizzazione e arricchimento della biodiversità dei boschi. I progetti già pronti alla scadenza richiesta, sono stati bloccati da un disguido dovuto all’inadeguatezza della normativa regionale, corretta solo in seguito, con il varo della nuova finanziaria regionale del 2007».
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L’INTERVISTA / Sales: «Una giusta politica di rigore Salveremo i progetti»
NAPOLI — Isaia Sales, consigliere economico di Bassolino, cura la programmazione dei fondi europei. Cerca di farlo con attenzione, «ma soprattutto con rigore, così come ci richiede giustamente l’Unione europea». Ecco perché non si sente, come rappresentante della Regione Campania, «in colpa» per aver revocato i finanziamenti ai 51 progetti. «Anzi». «Significa che abbiamo attuato una politica di rigore che altri avrebbero dovuto apprezzare senza criticarci». «L’opposizione. Avessero letto con attenzione la delibera, avrebbero dovuto esprimere apprezzamenti per la nostra severità sulla gestione dei fondi europei, non critiche».
Sarà. Però i Comuni lamentano tempi impensabili e che il sistema di assegnazione dei fondi, così com’è, non regge.
«Con i Comuni dobbiamo essere molto severi. Nel caso specifico, abbiamo chiesto una verifica se si era o meno nelle condizioni di poter completare tutte le opere di loro competenza con fondi europei entro dicembre 2008».
Però la revoca parlava di gara d’appalto entro dicembre 2006.
«Certo. Perché per fare questo avevamo solo un dato: verificare se gli appalti erano stati completati e le gare espletate entro il 31 dicembre 2006, visto che abbiamo calcolato due anni dalla gara alla realizzazione dell’opera. Quindi, un metodo assolutamente rigoroso e condiviso che ci permette di non perdere un euro».
Rigidità che però ha, di fatto, bloccato l’avvio delle opere.
«Abbiamo deciso di finanziare quelle opere quando avrebbero completato tutto il loro iter. In questo modo, usando il bastone e la carota, i Comuni, avendo la certezza che l’opera viene finanziata, dicono la verità e noi non perdiamo risorse».
Questo significa che a volte, i Comuni, pur di avere i fondi, annunciano progetti che poi non si fanno?
«In genere succede che un Comune, per paura di perdere le risorse, a volte non dica la verità dichiarandosi sicuro di poterla realizzare; poi, al primo intralcio, non si ha più la possibilità di recuperare».
Che speranze ci sono per Villa Ebe e il Museo Filangieri? Si faranno?
«Risolveremo il problema. Finanzieremo i lavori o con il Por 2007 - 2013 o con i fondi Fas; in ogni caso i lavori si faranno perché sappiamo quanto le due opere siano strategiche per Napoli. E per la Regione». (Pa. Cu.)
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Corriere del Mezzogiorno
8 giugno 2007

Por 2000-2006, l’amministrazione Bassolino ha cancellato i finanziamenti per 51 progetti
Fondi europei non spesi e revocati. In Campania persi quasi 54 milioni
Sul Burc la delibera di annullamento firmata dalla giunta regionale
di Paolo Cuozzo (p.cuozzo/at/corriere delmezzogiorno.it)

NAPOLI — Le gare d’appalto per la realizzazione dei lavori non sono state aggiudicate in tempo, cioè entro il 31 dicembre scorso, e i finanziamenti, addirittura 53.466.343,00 euro la Regione Campania li ha revocati.
In questo modo ben 51 progetti di recupero e valorizzazione già finanziati, che avevano avuto accesso ai fondi Por Campania (nelle misure 1.5, 1.9, 2.1, 4.1, 4.6 e 6.1 per le annualità 2000 2006), non potranno essere realizzati.
Anche se la Regione ha deliberato nello stesso Burc di «rimandare a successivi provvedimenti di programmazione la copertura finanziaria con risorse differenti da quelle relative al por Campania». Sarà. Viene però da chiedersi, visti i tempi, tanti soldi, ora, la Regione dove li troverà? La decisione di revoca dei finanziamenti, riportata sul Bollettino ufficiale della Regione Campania (Burc) numero 29 del 28 maggio scorso, è stata presa all’unanimità il 9 marzo scorso dalla giunta Bassolino. Tutto nasce da quanto l’Unione Europea stabilisce in materia di utilizzo delle risorse comunitarie, ma soprattutto, da quanto l’Ue decreta relativamente ai tempi di spesa. E non solo. Perché, si legge tra le considerazioni riportate nel Burc che hanno generato la revoca dei finanziamenti, «l’Autorità di gestione del Por ha chiesto al nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Campania di pronunciarsi in relazione alla natura di taluni interventi la cui assegnazione alla categoria delle infrastrutture risultava dubbia».
Tra i progetti tramontati spiccano quelli che avevano come «beneficiario finale» il Comune di Napoli, ben 6, per un totale di 11.225.707,00. E sono tutti di grande rilievo e tutti varati dalla precedente giunta Iervolino. Il più significativo, nonché quello che aveva diritto a maggiori fondi tra i 51 in elenco, è quello del restauro di Villa Ebe, il castello di Lamount Young alle rampe del Monte Echia distrutto da un rogo anni fa e per il quale l’architetto Benedetto Gravagnuolo aveva realizzato il progetto di restauro: in questo caso sono volati via ben 3 milioni e 340mila euro. Così come non si potrà restaurare, almeno per ora, Palazzo Co mo, cioè la sede del Museo Filangieri che per i ritardi non potrà utilizzare 2 milioni 311.139 euro. Da trovare altrove anche i 2 milioni e 750mila euro che dovevano servire per la sistemazione della viabilità dell’area com presa tra Mergellina e Largo Sermoneta, oramai ridotta malissimo. In fumo sono andati anche i 600mila euro che servivano per restaurare la chiesa di Santa Maria in Cosmodin che doveva essere destinata a Museo Orafo; così come «addio» si rischia di dover dire al restauro delle aree perimetrali della fontana dell’Esedra, nella Mostra d’Oltremare, a cui erano stati destinati altri 400mila euro di fondi Por.
L’arte e la storia ci rimettono, dunque. E anche molto. È il caso della Cripta Neapolitana, qui doveva essere restaurata la strada romana di collegamento tra Napoli e l’Ager Puteolanus II nel tratto che va verso Fuorigrotta: anche in questo caso, però, i progetti c’erano ma i lavori invece non sono stati assegnati per tempo.
Perde soldi anche la società di trasformazione urbana Bagnolifutura, che non ha bandito la gara per la realizzazione del sistema integrato della mobilità comprensivo dei sottoservizi. E sono altri 234.590 euro. Soldi tramontati anche per la Soprintendenza per i Beni Architettonici di Napoli e Caserta, che doveva sfruttarli per la messa in sicurezza del sito e la realizzazione della viabilità alle catacombe di San Gennaro: si tratta di 2 milioni e 667.385 euro. Accorpando per voci omogenee, si nota che il colpo più duro è stato inferto alla portualità turistica (misure 1.5 e 4.6), in una regione che dovrebbe fare del mare e del turismo i due elementi trainanti: complessivamente, la Regione ha revocato fondi Por per 18 milioni 424.374 e relativi a 17 progetti distribuiti in varie località: da Capri a Ischia, da Agropoli a Sorrento, da Bacoli a Torre Annunziata a Torre del Greco, fino ad Ascea e Agropoli.
Perde molti soldi anche il Parco Nazionale del Cilento per interventi di varia natura, ben 13, per 7 milioni e 170.449 euro. Di chi è la colpa? Della politica, certo, lo scorso anno troppo distratta dalle elezioni, ma anche degli Uffici e di molti dirigenti, come nel caso del Comune di Napoli sempre troppo lenti. Così come non si può escludere un mutato interesse verso un recupero privilegiandone magari un altro.
Il ritardo nelle gare d’appalto penalizzerà anche i fedeli di Padre Pio. A Pietrelcina, infatti, hanno perso 3 milioni 150.000 euro indispensabili per la realizzazione del Terminal dei bus. E questo è davvero troppo.
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STADIO. San Paolo, questa volta

Repubblica - Napoli
3 maggio 2007

De Laurentiis pronto a investire 30-40 milioni nella ristrutturazione
Senza tetto e senza pista ecco il nuovo San Paolo
Iervolino: “Bisognerà risolvere anche il grave problema delle vibrazioni ai palazzi”
di Ottavio Lucarelli

Via la pesante copertura, via la pista di atletica, spazio ai tabelloni luminosi. «Il Napoli in seria A - commenta la Iervolino - dovrà avere uno stadio adeguatamente attrezzato». Un San Paolo adeguatamente attrezzato perché, sfumato il sogno degli Europei, si polverizza anche l´idea di un nuovo impianto a Miano. Di questo hanno parlato per due ore a casa Iervolino il sindaco e Aurelio De Laurentiis che con decisione hanno bocciato definitivamente l´area nord della città.
Sfuma il sogno del nuovo stadio a Miano con un De Laurentiis che torna all´offensiva perché, in realtà, non ha mai sostenuto quell´idea europea del Comune. Anzi, l´ha osteggiata e ora pone sul tavolo la sua consolidata convinzione di trasformare il San Paolo in un catino all´inglese. Senza la devastante copertura realizzata inutilmente ai tempi di Tangentopoli. Senza una pista di atletica mai utilizzata seriamente ma piuttosto, eliminato, il terzo anello dei Mondiali ‘90, con il pubblico più vicino al terreno di gioco. Un´idea da trenta-quaranta milioni di euro che il presidente del Napoli potrà portare avanti con l´aiuto degli sponsor in una prospettiva che vede la squadra non solo in serie A il prossimo ma al più presto di nuovo anche in Europa.
Dopo averne parlato due ore con De Laurentiis, la Iervolino stavolta sembra essersi convinta: «Un fatto è certo. Il Napoli deve avere uno stadio adeguato alle sue giuste e ambiziose prospettive e, poiché De Laurentiis boccia l´area Nord, dovremo pensare a ristrutturare il San Paolo. C´è un´ipotesi di progetto che dovrà anche risolvere il grave problema delle vibrazioni ai palazzi adiacenti. C´è chi parla di inquinamento statico e chi di inquinamento acustico». Nel bilancio 2007 l´amministrazione comunale ha investito 200 mila euro per uno studio di fattibilità sulle vibrazioni.
«Solo una visita di cortesia. Abbiamo parlato da buoni amici» è il commento di De Laurentiis che lavora comunque in prospettiva promozione in serie A. E che a casa Iervolino ha avuto anche un lungo colloquio in francese con Vincent, nipote del sindaco che vive a Bruxelles. «Hanno parlato - racconta la Iervolino - della situazione del calcio in Francia. Della nazionale e delle squadre di club. Poi ho spiegato a De Laurentiis che il mio nipotino è di nazionalità francese perché il papà è transalpino».
Rosa Russo Iervolino sembra ottimista sul futuro del calcio in città e sulla ristrutturazione del San Paolo. Più cauto del sindaco è invece l´assessore allo sport, il repubblicano Alfredo Ponticelli, che nel progetto Miano ci aveva creduto e lavorato sodo: «Ora è importante che il Comune e il Napoli agiscano d´intesa senza commettere passi falsi. Certo, per rimettere in sesto lo stadio San Paolo occorrono forti investimenti. Bisogna fare bene i conti perché gli interventi dovranno essere seri e corretti. Noi diciamo no e ancora no, con grande fermezza, a qualsiasi idea di fare solo qualche riverniciata o, peggio ancora, qualche semplice rattoppo».
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Dallo Sferisterio al Palaghiaccio

Corriere del Mezzogiorno
25 aprile 2007

VIA AL PROGETTO / Sferisterio, diciotto mesi e diventerà Palaghiaccio

Il progetto del palaghiaccio Sembra che il progetto per l’ex sferisterio di Fuorigrotta vada avanti: domani verrà approvato in giunta comunale il piano per trasformare quello che una volta era il tempio della pelota, in un palaghiaccio con tanto di parcheggio auto interrato e carwash. A marzo del 2006 l’amministrazione comunale diede l’annuncio: «Verrà allestito uno splendido palazzetto per il pattinaggio sul ghiaccio, con attrezzature per il fitness e la danza, spogliatoi, negozi e uffici vari».
Diciotto mesi, il tempo previsto per la realizzazione dell’opera. Poi non se n’è saputo più niente. Nel grosso edificio, vittima nell’ 86 di un disastroso incendio, hanno trovato casa i barboni come raccontato dal Corriere del Mezzogiorno nel febbraio scorso che posseggono le chiavi per aprirne il cancello d’ingresso. Il 24 febbraio, il vicesindaco Tino Santangelo (che segue personalmente il progetto) aveva dichiarato che non c’erano novità.
Ora, finalmente, la notizia: il progetto esecutivo sarà ufficialmente approvato negli uffici comunali. E successivamente si spera a breve termine nell’edificio di via Giulio Cesare cominceranno i lavori. «Non posso che essere contento e soddisfatto — dichiara il presidente di municipalità Giuseppe Balzamo. Stiamo mantenendo gli impegni presi con gli elettori e con tutti i cittadini. Il nostro lavoro, che ci vede impegnati nel risanamento delle strutture abbandonate di Fuorigrotta, sta andando avanti». (Stef. Pied.)
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Stadio anche senza i mondiali?

Corriere del Mezzogiorno
19 aprile 2007

Delusione della prima cittadina: «Stavolta, però, non è come per la Coppa America: non è Napoli il capro espiatorio»
Iervolino: il nuovo stadio resta una priorità
La sindaca: addio agli Europei ma puntiamo sempre sull’area Nord
di Paolo Cuozzo

NAPOLI — Forse con meno pathos, perché la scelta non riguardava solo Napoli ma l’Italia tutta, ma almeno in parte Rosa Russo Iervolino ha rivissuto per qualche minuto gli istanti di quel 26 novembre 2004, quando a Ginerva Ernesto Bertarelli sceglieva Valencia e non Napoli come sede per l’America’s Cup. Ieri è stata la volta di Michel Platini, presidente dell’Uefa, che alle 11.40 ha scartocciato la busta dalla quale non è uscito il nome dell’Italia, quindi anche di Napoli, come sede per gli Europei di calcio del 2012, ma dell’accoppiata Polonia Ucraina. L’espressione di amarezza della Iervolino è stata grande, come quella dell’assessore allo sport, Alfredo Ponticelli, al suo fianco. «Portate un corno», aveva detto la Iervolino, seduta in una saletta dell’ufficio stampa del Comune, prima della verdetto di Cardiff. «Con la Coppa America non ha portato bene», le ha però suggerito un collaboratore. Niente corno, dunque.
Ma — ugualmente — niente Europei. «Stavolta, però, non abbiamo colpa, non potremo essere noi napoletani il capro espiatorio», dichiara subito la sindaca, delusa e convinta del fatto che si sarebbe trattato di un’occasione per rilanciare l’immagine di Napoli. Dunque, non se l’aspettava? «Assolutamente no. Non credo che Polonia e Ucraina siano all’altezza di un compito come questo». Perché? «Perché non hanno le nostre infrastrutture. Una scelta veramente allucinante, noi siamo anni luce più avanti di loro». Forse, dall’Italia, non tutti hanno fatto il massimo? «Non penso. In Figc, Pancalli e Abete rappresentano una garanzia; così come la Melandri e i sottosegretari Lolli e Forcieri, che tra l’altro ringrazio per quello che hanno fatto per Napoli. Comunque». Ma allora che spiegazione si dà per questa bocciatura? «Parlo a caldo, quindi potrei dire cose sulla scia della rabbia. Penso però che l’Italia, e Napoli, abbiano subito con l’esclusione dagli Europei un’altra ingiustizia. Solo questo». Si riferisce a quando Napoli perse la Coppa America.
«Proprio così». Gli scandali nel calcio, con l’inchiesta peraltro nata a Napoli, «Certo non ha aiutato». A questo punto cade ogni discorso sullo stadio nuovo? «Il problema stadio resta. Il San Paolo continua infatti a essere uno stadio poco idoneo, con le sue vibrazioni e le proteste degli abitanti di Fuorigrotta, per questo ritengo che il problema stadio sia una priorità in ogni caso». Sempre costruendo uno stadio nuovo a Miano? «Non lo so. Anche perché certi accordi col ministero della Difesa per le caserme erano ovviamente subordinati all’arrivo degli Europei». «Assolutamente no. Il nostro impegno per quell’area resta.
Col Demanio abbiamo patti chiari, poi c’è il Prg che stabilisce che in quell’area è possibile mettere in piedi piani di sviluppo». Prima di tornare nel suo ufficio, la Iervolino si volta verso il suo vice, Santangelo, e con rammarico gli dice: «Caro Sabatino, andiamo a mangiarci il sapone. Peccato che dobbiamo farlo sempre noi».
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Il Mattino
19 aprile 2007

«San Paolo insicuro, il nuovo stadio si farà»
Delusa la Iervolino: «Roba da matti, stesso dolore dell’America’s Cup». Maggioranza divisa: i Dl frenano
di Luigi Roano

Stavolta nessun rito scaramantico, nessun cornetto per chiedere i favori della sorte. Ma la delusione per la Iervolino è stata la stessa di quattro anni fa, quando Napoli non fu scelta per le regate dell’America’s cup. L’Italia è stata bocciata dalla Uefa, l’organizzazione degli Europei di calcio del 2012 è andata alla Polonia e all’Ucraina, ma Napoli potrebbe avere lo stesso il nuovo stadio a Scampia. Il sindaco - un minuto dopo il verdetto arrivato da Cardiff - atteso e vissuto nell’ufficio stampa di Palazzo San Giacomo insieme a quella che lei chiama «la mia famiglia allargata» ovvero i giornalisti, ha le idee chiare. «Roba da matti - si lascia scappare - davvero allucinante. Con tutto il rispetto per la Polonia stanno dietro anni luce rispetto a noi. Mi sento come chi ha subito una seconda ingiustizia dopo la Coppa America». «Bisogna ricominciare - riprende la Iervolino in riferimento allo stadio di Scampia - mi pare che il discorso non si possa chiudere così. Abbiamo la priorità di rilanciare e sviluppare l’area nord della città. E poi c’è l’obiettiva realtà di un San Paolo che dimostra una serie di inidoneità e che ha problemi di staticità, ho sempre gli inquilini di Fuorigrotta nella mia stanza a protestare. E non è che lo stadio non vibra più perché non ci hanno dato gli Europei». La strada però è in salita, e se prima il no al pensionamento del San Paolo del patron del Calcio Napoli Aurelio De Laurentiis si poteva ipotizzare di trasformarlo in un sì in ragione degli Europei, oggi convincerlo a far parte nell’impresa di riqualificare un quartiere di Napoli è difficile. E poi, i militari sono ancora disponibili a cedere i suoli dove costruire il nuovo impianto e a traslocare? Il sindaco è consapevole delle difficoltà ma non si arrende: «Bisogna riverificare - dice - la disponibilità del ministero della Difesa che era subordinata agli Europei 2012. E devo dire che mi sento molto più sicura sul fronte della permanente disponibilità del Demanio della Elisabetta Spitz. Bisogna riverificare inoltre la disponibilità degli investitori privati. Quindi il lavoro ricomincia con la società di calcio che diventa ancora più importante per il progetto». Palazzo San Giacomo però ci crede, del resto il ministro Giovanna Melandri è stata chiara: «Gli stadi italiani vanno rinnovati comune». Un dicktat raccolto dall’assessore allo Sport Alfredo Ponticelli che lancia all’esecutivo una proposta: «Per invogliare i privati a investire il governo mantenga l’opzione di accollarsi gli interessi dei mutui». Ci credono anche i Ds e il capogruppo Antonio Borriello con una nota lo sottolinea: «La mancata assegnazione all’Italia degli Europei non può e non rappresenterà un disincentivo nei confronti dell’area nord, nella quale il Consiglio Comunale e il sindaco sono impegnati per la realizzazione del nuovo stadio e della cittadella dello sport». Alla Iervolino fa appello la Quercia ma la Margherita - il suo partito frena - e lo fa con il senatore Scalera: «La sconfitta dell’Italia - dice Scalera - interrompe, oggettivamente, l’affrettato dibattito sulla costruzione di un secondo stadio. Ci sarà tempo e modo ora per valutare, con assoluta serenità tempi di esecuzione, localizzazioni e disponibilità economiche evitando accelerazioni». Il sindaco sgombra però il campo da ogni equivoco sull’effetto negativo della decisione della Uefa. Ovvero su ripercussioni sul Comune come avvenne per la Coppa America: «Veramente credo che anche l’altra volta - il riferimento è alla competizione velica - non avemmo nessuna colpa e a dire la verità come ho sempre riconosciuto anche il governo ci aiutò. Fu qualcun altro che non ci aiutò. Poi si è voluto costruire per forza un capro espiatorio. Ma non avevamo nessuna colpa né noi né il governo». L’esclusione dell’Italia dagli Europei - secondo molti osservatori - tuttavia nasce a Napoli. L’inchiesta della Procura che ha scatenato lo scandalo calciopoli ha avuto effetto sulla Uefa. Franco Carraro, fra gli indagati, anche ieri rappresentava il Paese: «Non voglio esprimere giudizi su Carraro. Certamente calciopoli non ha giovato conclude la Iervolino - su questo non c’è nessun dubbio».
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le facce della iervo

IL COMMENTO /La vera scommessa
di Eugenio Mazzarella

Non è nata sotto una buona stella l’idea di dotare di un nuovo stadio l’area nord di Napoli, una sorta di traino per una più complessiva riqualificazione dell’intera zona, quella di Scampia, tra le aree metropolitane più in sofferenza del Paese. Dopo tante polemiche, la decisione dell’Uefa di assegnare a Polonia e Ucraina gli Europei 2012 potrebbe tagliare definitivamente le gambe al progetto.
E questo nonostante la disponibilità manifestata dal Demanio, che ha deciso di assegnare al Comune le aree delle caserme, e la convinzione del sindaco della inadeguatezza, che resta, del San Paolo. A questo punto il nuovo impianto dovrebbe sostanzialmente essere finalizzato al campionato ma il presidente del club azzurro, Aurelio De Laurentiis, ha in più occasioni dichiarato che mai il Napoli giocherà a Scampia. Il che, certo, non agevola l’iter di un progetto ancorato fondamentalmente al nuovo stadio. Né è plausibile realizzare una struttura così particolare solo per un capriccio creando una cattedrale nel deserto, insomma. A questo punto si tratta di fare di necessità virtù e non demordere dall’idea di riqualificare l’area nord anche in assenza del pungolo e della cornice temporale dell’evento calcistico venuto meno. Bisogna agire come se gli Europei ci fossero, e se necessario anche rinunciando allo stadio. C’è un altro campionato da vincere: quello del rilancio della città, e su questo siamo già in ritardo. Se un piano complessivo di riqualificazione dell’area c’era prima, ora non può e non deve sparire assieme allo stadio, che ha una funzione importante ma non è l’unica opzione immaginabile per il rilancio della zona. Si tratta allora di capire se c’è nei cassetti del Comune un vero e proprio disegno strategico per l’area individuata, che possa essere realizzato a prescindere dagli Europei ormai sfumati. Perché, se così non fosse, l’assegnazione della kermesse calcistica all’Italia ed il successivo coinvolgimento di Napoli sarebbero stati non l’evento che dà un impulso positivo a tutto il resto ma una mera toppa edilizia ad un buco di progettazione urbanistica. Le dichiarazioni del sindaco fanno sperare che così non sia, e che in realtà, stadio o non stadio, la riqualificazione urbanistica della periferia andrà avanti: «Il nostro lavoro - dice - non sarà vanificato». È quello che la città si aspetta, e non può non aspettarsi, perché la semplice repressione dell’economia malata di Scampia, Miano e zone limitrofe non può bastare. A un’economia malata va sostituita, anche tramite la necessaria leva urbanistica, un’economia sana, foriera di una rigenerazione sociale. Il che vuol dire che il Comune deve fare la sua parte, ma anche gli imprenditori di questa città devono fare la loro: non possono pensare che si tratti solo di andare a Scampia a costruire e poi sparire, lasciandosi alle spalle manufatti ben pagati senza futuro.
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Asse mediano

Corriere del Mezzogiorno
15 aprile 2007

Casillo, assessore provinciale ai Trasporti: «Servono due anni per spostare il traliccio della Terna»
L’asse mediano? Finisce su un pilone Così la strada diventa pista d’atletica
Frattamaggiore, i lavori della bretella sono fermi da 13 anni
di Alessandro Chetta e Stefano Piedimonte

NAPOLI — Un’autostrada per fare footing. Due corsie, guardrail, sole a picco. Non potrebbero chiedere di più gli abitanti di Frattamaggiore. E invece, quell’ex statale 87 — meglio nota come Asse mediano — che improvvisamente si spalanca sul vuoto, proprio non gli piace.
Forse perché è costruita per il traffico autostradale e non per i corridori della domenica. Forse perché nessuno di loro, nessuno, riesce a spiegarsi come si possa cominciare a costruire una strada con i soldi pubblici e poi interrompere i lavori a causa di un pilone dell’elettricità che sbarra il percorso. Da quelle parti tempo fa c’è passata pure «Striscia la notizia». Non è successo niente. Nessuna replica, nessun intervento; non si seppe di chi fosse la colpa, né furono svelati i perché di un progetto così imbarazzante.
La grande incompiuta sta ancora lì dopo tredici anni di «stagionatura»: si nota subito all’altezza dello svincolo per Frattamaggiore venendo da Napoli. È un mostro di cemento, sovvertimento di qualsiasi logica progettuale. Una carreggiata autostradale che si interrompe bruscamente creando un chilometro e mezzo di vuoto. Dall’altra parte, imboccando l’autostrada da Crispano, il paradosso è evidente: una torre per i fili dell’elettricità spunta proprio davanti al precipizio, a pochi metri di distanza dal centro del manto stradale. Praticamente, hanno costruito fino a quando si sono trovati il palo di fronte. E ora i residenti vanno a farci footing. Tanto, prima che il pilone — di proprietà della rete elettrica nazionale Terna — possa essere spostato, ci vorranno almeno due anni. Proprio così.
«Questi sono i tempi tecnici e burocratici», assicura l’assessore provinciale ai Trasporti, Mario Casillo.
Un’operazione complessa, non c’è dubbio, ma non stiamo parlando di smuovere la torre Eiffel. Frattamaggiore intanto soffoca nello smog, proprio a causa della bretella interrotta. Le macchine che arrivano da Napoli sono costrette ad incanalarsi nello svincolo non avendo altre opzioni, concentrandosi all’incrocio tra via Arena e via Vergara, con relativo caos. Per chi deve raggiungere Crispano, Cardito, Frattaminore, Orta di Atella, la scelta è obbligata: uscita per Frattamaggiore. Dal canto suo, la Regione avrebbe disposto ad hoc più di 14 milioni di euro, «ma la condizione posta dall’assessore regionale Cascetta per erogare le risorse — ricorda Casillo — è la sistemazione del traliccio».
Qualcosa pare si stia muovendo.
Un mese fa è stato trasmesso a piazza Matteotti il preventivo stilato dalla Terna per l’operazione: «La richiesta è di 3 milioni e mezzo di euro — spiega l’assessore —. Ora dobbiamo valutarne la congruità e poi sbrigare i passaggi amministrativi del caso». Tempo previsto, come già accennato, due anni. Durante i quali verrà spostato il pilone dell’elettricità e verrà interrato l’elettrodotto ad alto voltaggio che porta energia anche nel casertano, pomo della discordia tra Enel e Anas già nel 2000 quando fu spostato un altro traliccio. Perché di piloni ce n’erano due, in origine. Uno (quello che già è stato spostato) all’altezza dello svincolo per Frattamaggiore, venendo da Napoli. L’altro (quello che resterà al suo posto ancora per un bel po’) subito dopo aver imboccato l’autostrada da Crispano. Una volta ultimati i lavori di spostamento e interramento, partiranno quelli per il completamento della strada. Nel frattempo, la sopraelevata che sbatte contro la piramide di ferro continuerà a fare da pista d’atletica per la «polisportiva dell’Asse Mediano».
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LA REPLICA /E l’Anas si difende: «Non riusciamo a risalire al progettista»

NAPOLI — La strada che «sorvola» i centri dell’hinterland e si interrompe davanti ad un pilone dell’elettricità è stata progettata dall’Anas venti anni fa. Sembra che le cose siano andate come segue: un certo ingegnere dell’ente nazionale per le autostrade ha concepito l’opera, a quanto pare, senza tener conto della torretta. Sembra assurdo, paradossale, ma tant’è. A riprova di tutto ciò, le dichiarazioni ufficiali della stessa azienda, che racconta (tramite l’addetto alle relazioni con la stampa Mario Avagliano) testualmente: «L’Anas non riesce a risalire alla persona che ha progettato la strada. Il progetto è stato formulato negli anni ‘80, ed è dunque trascorso troppo tempo perché l’azienda possa risalire all’ingegnere che l’ha concepito». Questa, dicevamo, la risposta ufficiale dell’ente ex gestore (ora la responsabilità è della Provincia di Napoli), giunta dopo diverse richieste di spiegazioni e parecchie telefonate cadute nel vuoto. Atteggiamento di chiusura, dunque. Contro lo spreco di denaro pubblico, contro gli errori che non ammettono scuse, contro una figuraccia sulla tv nazionale e sui media locali, l’Anas risponde laconica che «non riesce a risalire» al progettista.
I disagi causati da quel chilometro d’asfalto mancante sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto dei cittadini di Frattamaggiore. Da oltre dieci anni (i lavori si sono interrotti verso la metà degli anni Novanta) la cittadina dell’hinterland soffoca di smog. Le macchine che arrivano da Napoli verso Cardito, Frattaminore, Crispano, Orta di Atella, sono costrette ad incanalarsi nello svincolo a causa della bretella interrotta, ingolfando il traffico dall’incrocio tra via Vergara e via Arena in poi. È lo stesso giovane sindaco, Francesco Russo, a fornire i dati sull’inquinamento: «Il campionamento in 20 punti diversi della città ha fatto registrare ben tredici microgrammi per metrocubo di benzene». Tasso di smog rilevato dall’Amra, centro regionale di competenza per i monitoraggi ambienta li. «E pensare — aggiunge il primo cittadino — che la soglia massima è di 11 microgrammi. Nel 2008 sarà di 8 e nel 2010 di 5». Su chi ricadono le colpe per questo stato di cose? «Innanzitutto sull’Anas — avverte Russo — che per un decennio ha avuto la gestione. Come amministrazione possiamo soltanto sollecitare gli organi competenti a darsi una mossa». Nel frattempo, ecco la soluzione tampone: l’unica carreggiata percorribile, afferma il sindaco, diventerà «entro luglio» a doppio senso. Dovrebbe essere già pronto un progetto esecutivo concordato dalla giunta frattese con l’assessore provinciale ai Trasporti Mario Casillo. Una modalità, si spera, temporanea perché lo spazio delle corsie generate da un’unica carreggiata divisa artificiosamente in due parti è minimo, con relativa difficoltà di intervento in caso d’emergenza. (A. C. e S. P.)
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NUOVO STADIO. 3a Il governo torna amico

Repubblica - Napoli
14 marzo 2007

Stadio, passo avanti per Miano bocciato il restyling del San Paolo
Il commissario Figc: Napoli protagonista degli Europei 2012
di Ottavio Lucarelli

Bocciato l´ennesimo restyling del San Paolo, che ha “troppi problemi strutturali”, nella corsa dell´Italia agli Europei di calcio del 2012 segna un passo in avanti la costruzione di un nuovo stadio a Miano. «Un passo incoraggiante» commenta il sindaco Rosa Russo Iervolino per un impianto da 65 mila posti sui suoli della caserma “Boscariello” dove in mattinata è arrivato il commissario della Figc Luca Pancalli assieme ai sottosegretari Lorenzo Forcieri (Difesa) e Giovanni Lolli (Sport). Un sopralluogo per verificare due punti: fattibilità del piano del Comune e disponibilità dell´Esercito a smilitarizzare le aree. Centomila metri quadrati per stadio e parcheggi sotterranei ai quali aggiungere altri 80 mila metri quadrati della caserma “Bichelli”, in via Limitone di Arzano (a un chilometro dalla prima), su cui costruire alberghi, ristoranti e altri servizi. Il tutto in un project financing con investimenti e gestione dei privati. Centosedici milioni il costo del nuovo stadio.
Un sopralluogo durato oltre due ore. Un passo in avanti ma una strada ancora ricca di ostacoli e incognite. E non solo per gli investimenti. Secondo il sottosegretario Forcieri la Difesa è infatti disposta a liberare le due caserme ma in cambio il Comune dovrà trovare un´area da cinquantamila metri quadrati da dare in permuta all´Esercito. Non solo. Sulle slide consegnate al sindaco e all´assessore allo sport Alfredo Ponticelli, arrivato con il consulente Dario Boldoni, è scritto che il solo trasloco delle strutture costerà 28 milioni di euro: 23.5 milioni per la “Boscariello” e 4.5 milioni di euro per la “Bichelli” che oggi funge da Ufficio tecnico territoriale. Due strutture dove, complessivamente, operano duecento militari e cinquanta civili.
Strada ricca di incognite ma la città resta in piena corsa. «Non immagino assolutamente gli Europei senza Napoli - commenta Pancalli - che deve essere e sarà protagonista del progetto Europei 2012. Abbiamo costruito la candidatura in poco tempo e sono certo che, con lo spirito di squadra mostrato anche oggi, ci saranno Napoli e l´Italia». E aggiunge, rispondendo al no del presidente De Laurentiis che non vuole far giocare la squadra nell´area Nord della città: «Sono certo che il tempo porterà Aurelio al buon consiglio. È una persona che stimo e, dunque, sono convinto che ci sarà un dialogo».
D´accordo il sottosegretario allo sport Lolli: «Napoli avrà una semifinale e puntiamo su un nuovo stadio a Miano perché la ristrutturazione del San Paolo comporta costi eccessivi e, soprattutto, non attira imprenditori. Il nuovo progetto vede invece il favore di imprenditori internazionali». Come confermato dall´assessore Ponticelli che nelle scorse settimane ha ricevuto a Palazzo San Giacomo esponenti di una banca d´affari americana e anche di un gruppo olandese.
Ottimismo che più tardi il sindaco Iervolino ha cercato di trasmettere ai consiglieri comunali in via Verdi: «Ce lo hanno detto con chiarezza. Napoli deve essere una delle città che ospiterà gli Europei 2012, oppure gli stessi potrebbero non essere assegnati all´Italia. Abbiamo fissato il termine di dieci giorni per individuare un´area da cinquantamila metri quadrati da dare in permuta all´Esercito e per definire con precisione i costi della delocalizzazione delle caserme “Boscariello” e “Bichelli”. Saranno i nostri uffici, con l´assessorato allo sport e in contatto con la Difesa, a valutare la fattibilità del progetto».
Un consiglio comunale diviso trasversalmente. Tra i più convinti Raffaele Ambrosino di Forza Italia che aveva sulla giacca un cartoncino con la scritta “Stadio a Miano sì” e che ha sottolineato «il silenzio assordante della Regione». Tra gli scettici Roberto De Masi dello Sdi che vede «troppi problemi da superare e uno scarso sostegno all´azione del sindaco».
Ma la Iervolino va avanti: «Certo, il cammino è ancora in salita. Non voglio illudere, ma per la prima volta il governo ha dichiarato la disponibilità a spostarsi». E i rapporti con De Laurentiis? «Sono sempre grata al presidente per ciò che ha fatto quando ha salvato la nostra squadra, ma la ristrutturazione del San Paolo costa poco meno della realizzazione del nuovo stadio. Il rispetto delle norme Uefa e delle disposizioni ambientali e sociali non consente trasformazioni e, inoltre, non sapremmo dove far giocare il Napoli durante i lavori». Poi cerca un segnale di distensione: «Il nuovo stadio di Miano lo chiameremo Dino». Come lo zio di Aurelio De Laurentiis.
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NUOVO STADIO. 2a PUNTATA

Repubblica - Napoli
2 marzo 2007

I PROBLEMI DELLA CITTÀ/La rabbia della Iervolino “Noi, traditi dal governo”
Il Comune cerca suoli a nord e nell´area orientale. Abbiamo una convenzione dal 2001 ma la nota della Difesa parla di mutamenti avvenuti. Quali? Mica siamo in guerra. Amarezza a Palazzo San Giacomo dopo lo stop del ministero alla cessione delle tre caserme a Miano
di Ottavio Lucarelli

«Non illudiamo la gente, non illudiamo i tifosi di calcio. Il governo ci ha tradito, è stata una scoppola, si è rimangiato la parola ma non ci arrendiamo. Si è rimangiato quanto stabilito nel 2001 e prima ancora. Miano è tramontata e il San Paolo non può essere utilizzato per gli Europei del 2012. Se in un paio di giorni non troveremo una soluzione alternativa in città, bisognerà cercare fuori le mura. Parlerò anche con il sindaco di Acerra che già si è fatto avanti». La scoppola lascia il segno su Rosa Russo Iervolino. Il decreto del ministero della Difesa, che esclude dalla lista dei duecento beni in dismissione le tre caserme del quartiere di Miano sui cui suoli il Comune voleva costruire lo stadio per gli Europei del 2012, è una batosta che fa rivivere a Palazzo San Giacomo le immagini ginevrine per la scelta della sede per la finale di Coppa America.
«È stata - commenta la Iervolino - un´altra brutta sorpresa. Noi per settimane abbiamo parlato con mezzo mondo. E non solo. Abbiamo una convenzione dal 2001 con il ministero per l´area di Miano e, dunque, certamente il Comune non è partito per questa operazione in modo avventuroso. Nella nota della Difesa si sostiene che la decisione deriva da “mutamenti avvenuti” e allora mi chiedo quali mutamenti esistano per le Forze armate visto che rispetto al 2001 non siamo in guerra. Soprattutto non mi convince il fatto che il problema sia sorto per le due caserme dell´esercito, Bighelli e Boscariello. Un discorso a parte riguarda la caserma dei carabinieri, la Caretto, perché in effetti da alcuni mesi c´è un piano Napoli per la sicurezza che li coinvolge. Parliamo, in ogni caso, di tre strutture che erano inserite addirittura dal 1997 nel piano di dismissione dello Stato».
A Palazzo San Giacomo è il giorno della rabbia, ma non della resa incondizionata. La Iervolino parla di tradimento da parte del ministero della Difesa ma cerca di reagire. Aspetta le motivazioni di Arturo Parisi e avvisa: «Miano è ormai saltata e il San Paolo non sarà utilizzabile per il 2012, ma non dobbiamo ancora dire addio alla candidatura di Napoli agli Europei di calcio. Cercheremo altri suoli nell´area Nord e nella zona orientale, poi telefonerò anche al sindaco di Acerra, Espedito Marletta. Non dobbiamo avere paura di ragionare in un´ottica metropolitana per un impianto da sessantamila posti. Ma, sia chiaro, è inutile sognare ancora Miano. Ed è inutile guardare al San Paolo. I lavori sarebbero costosissimi, quasi come costruire un nuovo stadio. E poi qualcuno mi dica dove giocherebbe il Napoli per alcuni anni durante il riammodernamento globale della struttura di Fuorigrotta?».
L´ufficio urbanistico è di nuovo freneticamente al lavoro per individuare un´area e cerca a tutto campo: Pianura, zona orientale, area Nord. «Entro due giorni - conclude la Iervolino - valuteremo le alternative e decideremo, ma non vogliamo adesso dare false speranze a nessuno perché bisogna individuare un´area che risponda a precise caratteristiche e soprattutto sia ben collegata o collegabile facilmente». Ben collegata. Un paletto che per tante ragioni, a cominciare dall´aeroporto e dall´intero sistema dei trasporti, conduce verso l´area Nord di Napoli e della provincia o, in alternativa, verso la zona orientale.
L´ufficio urbanistico è al lavoro ma la scoppola scuote la giunta. Delusa la Iervolino, l´assessore allo sport, Alfredo Ponticelli, continua a sostenere che la scelta di Napoli resta prioritaria. Non tutta la squadra è però allineata. Sorride Giuseppe Gambale, assessore alla legalità e all´istruzione, che già una settimana fa aveva suonato un campanello di allarme. «Siete così sicuri che tutto sia a posto?», avvisava Gambale. Che ieri ha ricordato quella sua soffiata: «Non si farà lo stadio a Miano? Meglio così, io sto con i carabinieri. E poi l´avevo detto che non è possibile sfrattare i militari da un giorno all´altro. Io spero che Napoli ospiti gli Europei, ma quella soluzione era sballata».
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IL RETROSCENA

«Non ci sono margini tecnici per dismettere ora le caserme». Nessun margine per trattare, dunque. Con questa motivazione il ministero della Difesa ha bocciato il piano del Comune per costruire uno stadio da sessantamila posti e una Cittadella dello sport nel quartiere di Miano sulle macerie di tre grandi caserme che il sindaco e la sua giunta vorrebbero demolire.
Una motivazione tecnica che ha fatto saltare ogni intesa politica causando non solo l´esclusione delle caserme Caretto (carabinieri), Bighelli e Boscariello (esercito) dall´elenco dei duecento beni della Difesa da dismettere ma ponendo in discussione anche il futuro disegno dell´area Nord della città.
Impedimenti tecnici e mutamenti riconducibili a due questioni fondamentali. Innanzitutto il lento ma progressivo decollo del piano “Napoli sicura” che vede ogni mese il ministro dell´Interno Giuliano Amato in città per fare il punto sui passi in avanti nella lotta ai clan. E, rispetto ad una riorganizzazione dei commissariati di polizia, il piano prevede anche un rafforzato impegno dei carabinieri dal punto di vista numerico e strategico.
«Sarebbe stata in sostanza una contraddizione - spiegano al ministero della Difesa - svuotare proprio una caserma dell´Arma in una fase in cui c´è, da parte dello Stato, uno sforzo economico notevole per contrastare la criminalità. E sarebbe stata una contraddizione smilitarizzare l´area Nord, cioè una delle zone sempre calde nelle guerre tra cosche».
Impedimenti tecnici e mutamenti. Non c´è margine per trattare e il sindaco lo ha ribadito mettendo il sogno Miano nel cassetto. Ma il Comune sotto sotto spera ancora e da ieri mattina sono ripresi i contatti tra Palazzo San Giacomo e diversi dicasteri. Contatti con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. Contatti con il ministro della Difesa Arturo Parisi che ha parlato a sua volta nel corso della giornata con Giovanna Melandri, la regista dell´operazione Europei 2012 che un mese fa a Napoli aveva ribadito l´importanza, ma anche le difficoltà della candidatura di Napoli nella griglia di città in lizza.
Il sindaco Iervolino, oltre ad avere in mano un Protocollo di intesa del 2001 in cui ministero della Difesa e Comune concordarono di «destinare l´area occupata dalle caserme Caretto, Boscariello e Bighelli alla realizzazione di un insediamento urbano integrato, privilegiando la formazione di impianti sportivi», nelle scorse settimane aveva incontrato due volte a Roma Elisabetta Spitz, direttore centrale del Demanio, trovando l´accordo su una sostanziale cessione a costo zero dei suoli ponendo a carico del Comune (o dei privati che avrebbero realizzato lo stadio) solo i costi della demolizione delle tre caserme. Mai, nelle scorse settimane, era stato sollevato nei vari incontri tra i ministeri il rischio che il piano “Napoli sicura” finiva inevitabilmente per scontrarsi con la smilitarizzazione di ben tre strutture sebbene tutte già inserite nella lista dei beni da dismettere.
Da qui la doccia gelata e le critiche inevitabili del centrodestra. A cominciare dall´ex sottosegretario di Forza Italia Antonio Martusciello: «La totale assenza di coordinamento tra governo e amministrazioni locali campane prosegue senza soluzione di continuità e questa volta investe la costruzione dello stadio di Miano. La Iervolino, dopo aver sbandierato precipitosamente la disponibilità del governo Prodi, ora è costretta a registrare un deludente nulla di fatto. L´area dove sorgono le tre caserme dell´esercito che il Comune ha erroneamente ritenuto come sicuramente dismesse dal ministero della Difesa, risulta tuttora indisponibile e lo sarà, nella migliore delle ipotesi, fino a luglio. Nel frattempo, tra una dichiarazione ottimistica e l´altra, il sindaco e la sua giunta non hanno provveduto ad individuare siti alternativi rendendo ancora più problematica la soluzione». (o. l.)



Repubblica - Napoli
1 marzo 2007

Finisce in alto mare il progetto di realizzare il nuovo impianto sportivo. Il decreto: quelle aree sono utili alle forze dell´ordine
Stadio a Miano, stop dal ministero
La Difesa non dismette le tre caserme. Europei a rischio. L´amarezza della Iervolino: ” Che brutta sorpresa”. E il Comune si mette alla ricerca di altri siti: tra le ipotesi Ponticelli, Castelvolturno e Acerra
di Ottavio Lucarelli

SFUMA il sogno del nuovo stadio di Miano e Napoli ora rischia di perdere gli Europei del 2012 a favore di Acerra. «C´è una brutta notizia, una bruttissima notizia». Il sindaco stava per andar via da Palazzo San Giacomo quando in serata è arrivata l´ultima delusione. Il decreto del ministero della Difesa sugli immobili dello Stato da trasmettere all´Agenzia del demanio per essere dismessi non comprende le tre caserme del quartiere Nord della città (Caretto, Boscariello e Beghelli) che il Comune vuole demolire per realizzare su quei suoli il catino da sessantamila posti nel cuore di una avveniristica Cittadella dello sport.
«Non le hanno comprese - commenta incredula la Iervolino, che ancora non ha cicatrizzato lo schiaffo della Coppa America di vela - e per me è davvero una brutta sorpresa». Soprattutto dopo le garanzie che il sindaco aveva avuto da parte di Elisabetta Spitz, dirigente del Demanio. Non solo. Nel 2001 era stato firmato un protocollo tra la Difesa e il Comune in cui si concordava di “destinare l´area occupata dalle caserme Caretto, Boscariello e Beghelli alla realizzazione di un insediamento urbano integrato, privilegiando la formazione di impianti sportivi». Nella nota di ieri, invece, lo stesso ministero ha dichiarato l´indisponibilità rispetto al protocollo in quanto le caserme sono «necessarie alle esigenze delle Forze armate e, in particolare, dei carabinieri».
Incassato il dietrofront, la Iervolino ha chiamato nella sua stanza l´assessore allo sport Alfredo Ponticelli avviando la ricerca di altre aree “urbane ed extraurbane” per non far escludere Napoli dalla lista delle città italiane in corsa per ospitare gli incontri del 2012.
Cancellata l´area delle caserme, si cercano in città altri suoli nella stessa zona Nord e nell´area orientale di Ponticelli anche se a questo punto tramonta l´idea di una Cittadella e si punta al solo stadio. Ma si guarda anche ad aree extraurbane. A Castelvolturno, ad esempio, così cara al presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Mentre si fa avanti il sindaco di Acerra, Espedito Marletta, che rilancia Acerra “d´intesa con Napoli” che lui stesso aveva già proposto nel 2005 come sede per gli Europei. Ma resta scettico l´assessore allo Sport Ponticelli: «Continuiamo a credere nel progetto di uno stadio nuovo, ma non fuori città. Riflettiamo, piuttosto, su un recupero del San Paolo».
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CITTADELLA DELLA MUSICA (?)

Corriere del Mezzogiorno
20 febbraio 2007

IL FORUM/ discussione con Scialò, Coppeto, Ottieri, D’Errico. «Troppi concerti gratis, i privati non possono competere»
Una Fondazione per la Città della musica
Oddati: « Albergo dei Poveri o Mercato ittico? Prima il progetto »
di Stefano De Stefano

Il Palazzo della musica di Napoli, o se preferite, in versione più domestica, la Casa della musica. Il progetto lanciato nelle scorse settimane dal «Corriere del Mezzogiorno» è approdato ieri mattina a un forum sulle prospettive di una struttura del genere, svoltosi nella redazione del nostro giornale, a cui hanno partecipato l’assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nicola Oddati, il musicologo e musicista Pasquale Scialò, il pianista Francesco D’Errico, il presidente della Fondazione «Roberto Murolo» Nando Coppeto e il direttore dell’associazione Scatola Sonora Eugenio Ottieri.
Corriere del Mezzogiorno: Da tempo si avvertiva il bisogno di allargare il discorso sulla cultura a Napoli anche ad altri settori che non fossero solo quelli artistico visivi. Molti sono stati i luoghi indicati come possibili sedi per la Casa della musica: la scuola di Miano, Bagnoli, l’area di Vigliena, il Mercato Ittico di Luigi Cosenza e Ponticelli. Ma quali sono allora le idee in campo e quale può esserne la regia?
Pasquale Scialò: «Credo che bisognerebbe partire da una doppia articolazione, legata alla costruzione e alla diffusione di una cultura musicale della contemporaneità in relazione a quella della tradizione. Per obbedire alla vocazione stessa della città che è polifonica e non armonica, in grado di favorire le interferenze fra le diverse arti e il sempre più evidente sistema di multiculturalismo, proprio di quest’angolo di Mediterraneo. Il modello dovrebbe comprendere quindi sale prove, studi di registrazione, luoghi per concerti, iniziative didattiche, sede documentaria e storica. Il tutto all’insegna dell’incontro fra musicisti, anche portatori di linguaggi asimmetrici, ma che sin qui fanno fatica a elaborare confronti produttivi».
Cdm: E per quanto riguarda la sede?
Scialò e Ottieri: «Fra tutte ci convince molto l’idea del Mercato Ittico, sia per la sua posizione strategica, sia per la possibilità di rimodellarlo sulle necessità di un progetto del genere. Non condivido l’ipotesi di una cattedrale nel deserto da impiantare in periferia. Gli esempi sin qui sperimentati, infatti, non hanno funzionato.
Penso alle difficoltà quotidiane a cui va incontro Renato Carpentieri ad Area Nord. La riqualificazione di determinate aree va pensata con ben altri investimenti e soprattutto progetti complessivi e di lunga lena».
Oddati: «Il comune è convinto della necessità di un luogo di produzione e di sperimentazione musicale. Tant’è che anche in tempi passati si era ragionato sulla possibilità di destinare a questo obiettivo una delle strutture della Bagnoli che verrà, soprattutto per eventi di media e grande portata. Concerti che sappiamo benissimo quanto sia sempre più difficile organizzare a Napoli, vista la progressiva indisponibilità di sedi storiche (penso al Maschio Angioino e ai suoi spalti) ma anche ad alcune piazze del centro cittadino, fra cui la stessa piazza Plebiscito, dove in futuro gli eventi saranno senmpre più rari. Ma quella di Bagnoli è oggettivamente una prospettiva di lunga lena quindi…».
Cdm: Ancora una volta si parla di utopie futuristiche?
Oddati: «No. L’importante è studiare innanzitutto il tipo di modello. Ad esempio a Roma, Parma e Mantova, l’orientamento è stato quello di puntare sul pubblico (comuni, regioni, province, camere di commercio, ecc.). Noi al momento abbiamo un discorso aperto rispetto al Palazzo delle Arti di Napoli, che non è una galleria d’arte contemporanea come il Madre — che fa bene il suo mestiere piaccia o non piaccia — , ma piuttosto un luogo di incroci. Come dimostrato per esempio da alcune recenti esperienze: visive ( Dedica), teatrali (”L’altro viaggio di Rainer Maria Rilke”), fotografiche e così via. Certo si tratta, anche in considerazione degli spazi, di eventi di nicchia, ma con l’istituzione di una Fondazione, potrebbe diventare un polo di riferimento da cui partire».
Cdm: Per dove?
Oddati: «Davanti a noi abbiamo soprattutto due possibilità: il Mercato ittico alla Marina e Palazzo Fuga a piazza Carlo III. Entrambi legate al centro della città. Sul primo c’era una proposta espositiva di Lia Rumma e Mimmo Iodice, una sorta di Kunsthalle che dovrebbe collegarsi oltre che al Pan anche alla Galleria civica dell’arte napoletana, che dovrebbe trovare spazio al Maschio Angioino. Entro il 1 marzo il mercato floreale e agro alimentare dovrebbe spostarsi a Volla. A quel punto entro giugno anche il mercato del pesce dovrebbe trovare lì posto, liberando la struttura di Cosenza per altre destinazioni. Che peraltro saranno monitorate da Giancarlo Cosenza, architetto e figlio di Luigi, il quale ben presto mi consegnerà uno studio di fattibilità per la ristrutturazione, compresa l’ipotesi di destinazione. Per quanto riguarda l’Albergo dei Poveri, che diventerà la città dei giovani, vista la grandezza dell’edificio, potrebbe ospitare in un’ala il palazzo della musica. Fermo restando anche qui i tempi di una ristrutturazione sicuramente complessa».
D’Errico: «E intanto io non posso che testimoniare la difficoltà di fare il musicista in questa città. A giorni abbiamo un progetto con il grande chitarrista Marc Ribot, ma siamo in diffcoltà nel reperire un luogo dove poter elaborare questo incontro. E così la nostra vocazione originaria di esportare modelli musicali in tutto il mondo, anche contaminati, si allontana sempre più».
Cdm: Il rischio che si avverte anche in questa discussione è che ancora una volta le attese prevalgano sulle urgenze del fare. Non sarebbe meglio inziare a operare, caso mai mettendo in rete le strutture già disponibili in attesa della sede istituzionale? La Mostra d’Oltremare, ad esempio, dove oltre al Mediterraneo, teatro storico della pop music, ci sono numerose sale dove alcune attività potrebbero essere avviate.
Coppeto: «L’idea può essere interessante, perchè già in passato se ne parlò. Occorrerebbe avviare un processo fondativo e uno screening delle strutture, pubbliche e private, da mettere in rete. In proposito la nostra Fondazione intitolata a Murolo, e che ha per statuto gli stessi obiettivi di cui abbiamo parlato oggi, si rende disponibile».
Scialò: «Perché no. Però attenzione non vorrei che questa precarietà iniziale divenisse strutturale».
Oddati: «Bisogna partire da un soggetto pubblico che provi a mettere in moto il motore. sale a Napoli non ne mancano, anche se spesso sono sottoutilizzate: penso all’auditorium del San’Elmo, alle sale dei musei, ai teatri, all’Arena Flegrea per l’estate e così via. Badando bene a non favorire la gratuità dei concerti, che alla lunga potrebbe mettere in ginocchio un settore, cosa che del resto sta già avvenendo. Nel frattempo io proverò a raccogliere i dati sulle strutture e sui possibili finanziamenti. Mentre a voi tocca sicuramente l’elaborazione delle idee».
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Corriere del Mezzogiorno
18 Febbraio 2007

Il Palazzo della Musica
Napoli e i progetti mai realizzati Bennato: mi offrirono la direzione
di Mirella Armiero

Sono quasi dieci anni che Napoli sogna il suo Palazzo della Musica. Con diversi nomi il progetto è stato più volte lanciato senza che poi accadesse nulla né che alle parole e alle idee seguissero i fatti. Così mentre Roma, Parigi, Barcellona — e altre città in tutta Europa — si attrezzavano per realizzare i loro centri di produzione e sale concerto, Napoli rimaneva ferma.
Ora l’idea riprende corpo dopo il concerto dei Bang on a can, gruppo sperimentale newyorchese che si è esibito al teatro Delle Palme e ha tenuto una lezione al Suor Orsola Benincasa. Nell’occasione è stato il musicologo Pasquale Scialò a rilanciare il progetto di un Palazzo della musica, auspicando un’attenzione dell’amministrazione anche verso la musica e non solo nei confronti delle arti visive. In altre parole, per Scialò e gli altri partecipanti al dibattito, non bastano il Pan e Madre: Napoli ha bisogno anche di spazi per altri linguaggi artistici. Una sede ideale? L’ipotesi è quella del citatissimo Mercato Ittico di Luigi Cosenza, che è evidentemente una delle più belle architetture della città ma che a tutt’oggi non ha trovato ancora una destinazione culturale idonea.
In realtà ci sono altri luoghi che potrebbero diventare la sede della «Citta della musica». Per esempio Bagnoli. Un’area adatta a far sorgere qualcosa di simile all’auditorium di Renzo Piano a Roma. Michele Campanella ha additato, sulle pagine di questo giornale, proprio l’esempio virtuoso della capitale che ha trovato nella struttura ideata da Piano il suo «salotto», un laboratorio di idee e un luogo di incontri, aperto a tutte le arti, dall’architettura al cinema. Un modello da importare, dunque. Ma, come regolarmente avviene a Roma, a Napoli vedremo mai spettatori in fila davanti alle sale concerto per accaparrarsi un biglietto, lì dove sorgeva l’acciaieria? Probabilmente se lo è chiesto anche Edoardo Bennato che a Bagnoli doveva essere impegnato in prima persona. «Sono stato contattato un paio di anni fa dal sindaco Iervolino e da Grazia Francescato (già vicepresidente di Bagnolifutura, ndr)», rivela il cantautore, «che mi offrirono in maniera ufficiosa ma decisa la direzione di una Città della musica che sarebbe dovuta nascere a Coroglio. Sembrava che fosse già tutto stabilito, ma poi non ne ho saputo più nulla. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto quel progetto».
Una risposta a Bennato è nelle dichiarazioni dell’assessore comunale Nicola Oddati: «È vero, una Città della musica è prevista nel piano di Bagnoli. Ma in attesa della sua concretizzazione trovo interessante an che la proposta di Pasquale Scialò. Tra l’altro, l’una cosa non esclude l’altra. Anzi si potrebbe pensare a un’iniziativa più veloce. Sono disposto a parlarne». E proprio per discuterne, l’assessore Oddati con Scialò e altri partecipanti al dibattito saranno ospiti domani mattina al «Corriere del Mezzogiorno» per un forum sull’argomento, coordinato dal direttore Marco Demarco.
Sarà bene allora ricordare in quali altre occasioni, negli anni passati, si era parlato a Napoli del Palazzo della musica. Nel 2002 il tema fu trattato quando una delibera fece del Mercadante il nuovo Teatro stabile della città di Napoli. L’allora assessora comunale alla Cultura Rachele Furfaro illustrò il piano di una rete di strutture che avrebbero ruotato intorno al Mercadante: «I due teatri di ricerca Galleria Toledo e Nuovo; il San Ferdinando e il progetto Teatri di Napoli e infine una Casa della Musica completeranno l’intero sistema pubblico cittadino legato allo spettacolo».
L’annuncio rispondeva all’esigenza più volte manifestata da musicisti come Marco Pierno, coordinatore di Viva Musica Viva, che già da anni auspicava «di ottenere una struttura per poter suonare e lavorare» .
Fu quindi individuata a Miano la possibile sede della Casa, nella quale avrebbero trovato spazio una fonoteca e una biblioteca di musica multietnica: l’ex plesso scolastico del ventiduesimo circolo didattico Mianella, in via Cupa Mianella 20. I locali della scuola furono allo scopo ristrutturati, con una spesa di 500 milioni di vecchie lire. La Casa della musica, però, non ha mai aperto nemmeno a Miano, anche perché non sono mai stati disponibili fondi per la gestione. E anche quel progetto è caduto nel dimenticatoio. Se ne lamentava tempo fa sul «Corriere del Mezzogiorno» il segretario della sezione di Miano dei Ds, Giuseppe Privitera che ci scriveva: «Forse essendo Miano un quartiere abitato, in larga misura, da strati sociali marginali, qualcuno pensa che non vale la pena impegnarsi per iniziative che sarebbero mal comprese da una popolazione ignorante e preda delle peggiori sirene del consumismo mediatico. Oppure, più realisticamente, l’incapacità amministrativa è la causa di questa vicenda».
L’interrogativo è ancora aperto, con la speranza che i sogni si concretizzino e che i napoletani non debbano necessariamente spostarsi di duecento chilometri per ascoltare concerti classici e sperimentazioni sonore all’avanguardia in una struttura avveniristica come quella di Renzo Piano. E che, d’altra parte, gli auditorium per il grande pubblico in Campania non siano pensati per luoghi come Ravello, dove stravince il palcoscenico naturale.
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al contorno

IL DIBATTITO

PASQUALE SCIALÒ Napoli è aperta allo scambio però nel settore della musica mostra un vuoto imbarazzante. Perché, come è avvenuto con le iniziative del Madre e del Pan, non creare un Palazzo della Musica, magari nel Mercato ittico?
FRANCESCA SELLER Sarebbe bello e opportuno oggi a Napoli avere una struttura dedicata alla musica, dove poter coniugare le tradizioni con la valorizzazione e lo sviluppo dei linguaggi della contemporaneità.
EUGENIO OTTIERI Non c’è un progetto e non c’è uno spazio per la musica a Napoli. Come spiegare che anni di produzioni musicali di livello internazionale siano potuti scorrere senza sedimentarsi in un interesse da parte delle istituzioni?
NANDO COPPETO L’urgenza che anche Napoli debba avere un luogo dove la musica sia lingua comune per lo sviluppo delle varie culture non può che trovarmi d’accordo, e ritengo che tutto ciò possa essere attuabile.
MICHELE CAMPANELLA Il dibattito aperto da Scialò sullo stato dei fatti musicali a Napoli mi invita a pensare a quanto si è fatto in altre realtà. Roma si è data un luogo per la musica che ha rivoluzionato il nostro mondo.
FRANCESCO D’ERRICO Sono convinto che anche a Napoli gli spazi realmente voluti e immaginati verranno in fine alla luce. Così potrebbe accadere anche per i luoghi da destinare alla musica che vanno edificati in base alla loro funzione
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In Italia e all’estero
ROMA/ Auditorium, una fabbrica di cultura
«Più che una serie di sale da concerto l’Auditorium è una fabbrica di cultura». Sono le parole profetiche di Renzo Piano, l’architetto che ha disegnato e realizzato il complesso capitolino, nato per la musica e poi utilizzato per tutte le altre attività artistiche. Tutto nasce dalla creazione della «Fondazione Musica per Roma» istituita nel 1999. Un ente fondato dalla Regione Lazio, la Provincia ed il Comune di Roma che ha conferito in comodato d’uso per 99 anni, l’Auditorium alla Fondazione. Inaugurato nel dicembre 2002, l’Auditorium Parco della Musica è diventato la sede dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ma oltre ai concerti di musica sinfonica e cameristica nella programmazione musicale c’è jazz, pop, rock, world mu sic ma anche prime cinematografiche rappresentazioni teatrali, mostre d’arte, performance letterarie. Per come è stata organizzata ormai la struttura si autofinanzia (la quota supera il 65% del bilancio). Il complesso si trova sotto la collina dei Parioli nei pressi del Villaggio Olimpico. La struttura è circondata da un parco ed attrezzata da vari parcheggi sotterranei ( 700 posti auto in totale). Tutti gli spazi, sia esterni che interni, sono stati pensati in maniera funzionale alla musica. Tre le sale principali. La Santa Cecilia, destinata ai concerti sinfonici; la Sala Sinopoli che è adattabile ai più svariati tipi di musica; la Sala Detrassi che grazie alla possibilità di variare la posizione di seduta dei pubblico e delle sorgenti sonore è destinata ai generi musicali contemporanei, comprese le pieces teatrali e il cinema. Ma ci sono anche il Teatro Studio con 350 posti, gli Studi 1, 2, 3, che sono spazi musicali più tecnici per le prove sempre in condizioni acustiche ottimali. Si può suonare anche nel foyer e in uno spazio all’aperto che può ospitare anche 3.000 spettatori. Sempre all’aperto tre casse armoniche costruite nel parco. Funziona una biblioteca ed un’audioteca, bar ristoranti, negozi tematici. In totale possono accedere quasi ottomila spettatori simultaneamente.
Biagio Coscia
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PARIGI/Sting dal vivo. E concerti ogni giorno
A parte le attività culturali, che includono quelle musicali, del Centre Pompidou con l’Ircam, e istituti come il Centre de musique médiévale de Paris, la ville lumière possiede una vera e propria Cité de la Musique con programmi eclettici: i concerti, la mediateca (600 concerti audio, 150 concerti video), il museo con strumenti musicali antichi e moderni, attività editoriali e didattiche, seminari sulla musica per esempio, per i bambini ma anche per le famiglie.
Nella prima settimana di marzo, per rendere l’idea, ci saranno ben 10 concerti di musica barocca europea, anche in orari mattutini e pomeridiani oltre che serali, dal costo di 17 e 22 euro e sconti comitiva. E c’è anche la Salle Pleyel: il ministero della cultura e della comunicazione ne ha autorizzato l’affitto da parte della Cité de la musique, palazzo pubblico posto sotto la sua tutela e chiamato a gestire questa grande sala da concerto dotata di tutte le caratteristiche di un auditorium di qualità e di prestigio.
Nel 1927, la maison Pleyel, ultracentenaria, confermò la sua gloria con questa «nouvelle salle» , destinandola esclusivamente alla musica da camera: un vasto spazio non lontano dalla place de l’Étoile, che comprende un auditorium da 3.000 posti, all’avanguardia per quei tempi. È così che si apre, il 19 ottobre 1927, la Salle Pleyel, opera dell’architetto Gustave Lion.
L’Orchestre de Paris è l’orchestra permanente della Salle Pleyel, e si esibisce coi suoi cinquanta concerti parigini; l’Orchestre Philharmonique de Radio France propone dal canto suo una ventina di concerti, e una convenzione con la London Symphony Orchestra accorda alla Salle Pleyel il privilegio di accogliere diverse volte per stagione la prestigiosa filarmonica londinese.
Oggi per esempio, ci sarà un concerto di Sting, che costerà dai 20 agli 85 euro, e tra pochi giorni serata «Istanbul, dialogo delle musiche», con canti ortodossi, musiche e canti soufi con un ensemble vocale di musica bizantina e dervish (costo 30 euro). Escluso il lunedì, ci sono concerti ogni giorno.
Emilia Saggiomo
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BARCELLONA/Al Palau c’è Patti Smith. A 6 euro
Patrimonio dell’umanità Unesco dal 1997, il Palau de la música catalana è una delle principali sale da concerto del mondo. Considerato uno dei maggiori esempi del modernismo, fu opera dell’architetto Lluís Domènech i Montaner negli anni 1905 1908.
Com’è nato? Grazie all’Orfeò Català. Cos’è l’Orfeò? È il primo gruppo corale della Catalogna, col suo vastissimo repertorio di opere a cappella di tutti i tempi, oggi patrocinato dalla Fundació Caixa Penedès. Ebbene, l’Orfeò, dopo diversi cambiamenti di sede a Barcellona vecchia, posò la prima pietra di un edificio singulare: il Palau de la música catalana, appunto. Era l’anno 1905. L’ente aveva allora 184 cantors e 1.358 socis. Dal 9 febbraio 1908, data dell’inau gurazione, il Palau è un centro musicale di grande prestigio: dopo tre mesi dall’apertura ospitò l’Orchestra Filarmonica di Berlino diretta da Richard Strauss, programmando poi un ciclo di concerti straordinari con la Filarmonica di Berlino e con il compositore tedesco a dirigerla.
Nell’ottobre del 1908 il primo concerto di Pau Casals al Palau nel pieno della sua gloriosa carriera, mentre nel dicembre del 1909 si esibisce Wanda Landowska, tra i più eminenti clavicembalisti di tutti i tempi. Oggi al Palau de la musica ci sono anche concerti di musica leggera, miti del rock e il costo del biglietto è decisamente basso: per intenderci, un concerto di Patti Smith a soli 6 euro. Né il Palau è la sola istituzione per la musica nella capitale catalana: c’è l’Ateneu Barcelonés, biblioteca e centro culturale fondato nel 1872 che ha sede da oltre cento anni (1906) nel Palau de Sabassona, monumento storico nazionale nel cuore del barrio gotico, da allora sede di corsi universitari. Nello stesso quartiere, il Palau Moja, costruito dal marchese di Moja a partire dal 1774 nell’arco di 10 anni, al carrer Portaferrisa dove un tempo sorgevano la torre e la muraglia della «porta di ferro». Oggi entrambi ospitano concerti di musica classica. Per soli 10 euro. E.S.
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NUOVO STADIO

Repubblica - Napoli
5 Febbraio 2007

Il nuovo stadio rallenta la corsa
Iervolino e Ponticelli: “Senza Europei progetto più difficile”
Il sindaco e l´assessore allo Sport cauti sulla struttura di Miano senza l´evento del 2012. A mezzogiorno la questura commemora l´agente ucciso a Catania con una messa
di Roberto Fuccillo

Oggi la riunione del governo, domani la convocazione delle parti dal prefetto Alessandro Pansa. Questa la più che probabile sequenza degli incontri delle prossime ore sul fronte “violenza negli stadi”. Lo conferma indirettamente l´assessore comunale allo Sport Alfredo Ponticelli, riferendo di essere ancora in attesa di una convocazione ufficiale da parte di Pansa, laddove si era invece pensato che l´allarme Catania inducesse a serrare i tempi già oggi. Più probabile invece che si aspetti a questo punto la decisione del governo sul prosieguo del campionato, prima di vedersi e prendere le contromisure.
Obiettivo San Paolo, perché è quotatissima l´ipotesi che lo stadio di Fuorigrotta sia colpito da uno dei provvedimenti draconiani che Palazzo Chigi sta studiando a carico degli impianti non ancora a norma del cosiddetto decreto Pisanu. «Noi - dice Ponticelli, in realtà abbiamo ottenuto una proroga al 31 marzo dalla commissione di vigilanza». Potrebbe non bastare: Prodi e i ministri potrebbero dire basta da subito a quegli stadi non ancora a norma, nonostante l´ultima proroga che il ministro dell´Interno Giuliano Amato aveva concesso fino a fine dicembre. In quel caso il San Paolo rischia, almeno per qualche domenica. «Per marzo siamo a buon punto, ce la facciamo sicuramente», dice Ponticelli. Se invece la mannaia cade prima, «ci daremo da fare, sempre insieme alla società sportiva, per fare il più presto possibile. Cercheremo di fare di più. D´altronde i progetti sono stati completati, bisogna solo mettere mano ai lavori». Il clima è in effetti favorevole a misure drastiche. Le chiede ad esempio l´esponente di Forza Italia Antonio Martusciello, che sposa le iniziative del prefetto su uno stadio che è ormai «un colabrodo, senza protezioni adeguate e non a norma».
Se il San Paolo rischia la squalifica per qualche turno, ombre più pesanti paiono addensarsi sul nuovo impianto di Miano. Ombre legate alla improvvisa paura che la tragedia di Catania ci faccia a tal punto scivolare nella stima del continente da mettere a rischio l´assegnazione, ad aprile, degli Europei del 2012. Evento per il quale era stato appunto pensato il nuovo stadio, con annessa cittadella dello sport a Miano, essendo da tutti ritenuto eccessivo l´impegno finanziario che occorrerebbe comunque mettere in campo per riadattare il San Paolo alle norme europee.
Ora è evidente il dubbio che, se l´Uefa fa un passo indietro, la strada per Miano si fa più lunga, se non del tutto impraticabile. Ponticelli è realisticamente pessimista: «Quello è un progetto legato al 2012. I trasferimenti del governo sono certamente finalizzati allo svolgimento degli Europei. Basterebbe questo per mettere tutto a rischio». Certamente il progetto Miano non è solo lo stadio, il Comune ha a cuore l´idea più complessiva della cittadella dello sport, ma senza fondi da Roma Ponticelli vede nero: «Certo, se gli Europei venissero meno potremmo comunque sederci al tavolino per vedere se e con quali risorse fare la cittadella. Ma a quel punto ci sarebbe solo l´investimento privato sotto il controllo dell´ente pubblico». Un po´ pochino, ragiona Ponticelli. Dubbi peraltro avallati dallo stesso sindaco Rosa Russo Iervolino, in una intervista al quotidiano “Napolipiù”: «In quel caso sarebbe tutto più difficile, sarebbe complicato trovare imprenditori che scommettano su un progetto che non dà rientro economico immediato».
Un altro sindaco, il salernitano Enzo De Luca, è andato intanto ieri in questura, insieme ad altri colleghi della provincia, per esprimere solidarietà alla polizia. A Napoli invece la questura commemorerà oggi Filippo Raciti, la vittima di Catania, con una messa in suffragio che si terrà alle 12 nella chiesa San Ferdinando di Palazzo, in piazza Trieste e Trento.
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Il Mattino
3 febbraio 2007

La giunta dà il via libera al nuovo stadio
Ora occorrono 400 milioni di euro per il progetto. L’impianto dovrà essere pronto entro la fine del 2010
di Luigi Roano

La giunta ha detto sì al nuovo stadio di Napoli. Il sindaco ha riunito la sua squadra al secondo piano di Palazzo San Giacomo: la discussione è cominciata alle 18.30, semaforo verde meno di 60 minuti dopo al provvedimento che contempla pure la convenzione con la Uefa e la Figc. Lo skyline del disegno dello stadio ricorda un baco da seta, forma fortemente voluta dalla Iervolino perché simboleggia la rinascita della città e di un pezzo di Napoli particolarmente degradato, la periferia nord. L’impianto sarà sempre illuminato e cambierà di colore sul modello dell’Allianz Arena di Monaco di Baviera. La copertura dell’impianto sarà composta di filamenti, i led a elettroluminiscenza, che a seconda degli impulsi cambieranno di colore. L’impianto sarà a energia pulita e dotato di pannelli fotovoltaici che saranno in grado e produrre energia da fornire anche a terzi. Il Comune dunque fa sul serio, lo stadio nuovo è l’unica opportunità perché la città possa ospitare gli Europei di calcio in programma nel 2012 nel caso in cui vengano assegnati all’Italia. La scommessa della Iervolino e dell’assessore allo Sport Alfredo Ponticelli, che ha lavorato e sta lavorando alla concretizzazione del progetto, è tuttavia di respiro più ampio. L’obiettivo è quello di riqualificare l’area a nord, lo stadio sorgerà a Scampia - nella zona delle caserme dei carabinieri Boscariello e Caretto - ed è solo un pezzo di un progetto che prevede un palazzetto dello sport, piazze sociali, attività per il tempo libero. Si tratta di opere di urbanizzazione in una periferia che conta mezzo milione di napoletani. Sono coinvolti, infatti, i quartieri di Miano, Scampia, San Pietro a Patierno, Chiaiano e i comuni limitrofi di Melito e Casoria. La scommessa si vincerà o ci sarà un’altra delusione come quella per la Coppa America? Il dato di cronaca è che Palazzo San Giacomo ci crede. Intanto però servono soldi, almeno 400 milioni di euro. Al momento il Comune mette sul piatto della bilancia i suoli gratis ceduti dal Demanio, quelli delle caserme. Valgono il 35 per cento del progetto. Però entro un anno - l’iter amministrativo per indire la gara e posare la prima pietra dura 12 mesi - bisognerà trovare sistemazione agli 850 carabinieri e alle loro famiglie che alloggiano ancora in quelle strutture. Ma c’è il sostegno del governo e dello stesso Demanio nel trovare soluzioni. Ma cosa è stato approvato ieri dalla giunta? Il sì politico al nuovo stadio ma anche il sì allo studio di fattibilità per la sua costruzione. In realtà da un punto di vista progettuale però si è molto più avanti. Perché sul tavolo la Iervolino e la sua squadra avevano già pronto il progetto della Open Project, di Innovare stadi e di Dario Boldoni. Rivisitato dagli architetti del Comune, in particolare da Ferdinando Di Palo, che lo ha reso compatibile con le esigenze urbanistiche. Il Testo unico dei contratti - è una norma del 2006 - prevede del resto che in questa fase preliminare le amministrazioni si avvalgono gratuitamente di questi studi. Gli altri step sono serrati: entro due settimane bisognerà portare in giunta l’altro pezzo del progetto che prevede la cittadella dello sport e del tempo libero. Poi l’intero pacchetto deve andare nel bilancio preventivo 2007-2009. Approvato il bilancio - a fine mese al massimo inizio marzo - bisognerà indire una gara internazionale per individuare il sogetto promotore del progetto che decollerà attraverso il project financing. Lo stadio dovrà essere pronto entro giugno 2010, la cittadella un mese prima dell’inizio degli Europei.
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I primi imprenditori martedì in Comune

«L’approvazione del progetto per il nuovo stadio dimostra che questa amministrazione crede concretamente nella fattibilità del progetto e che Napoli vuole gli Europei». Alfredo Ponticelli - assessore allo Sport del Comune - è naturalmente soddisfatto dei passi in avanti e della velocità che sul progetto il Comune sta facendo. Oggi l’assessore sarà a Roma e consegnerà alla Figc, nelle mani del commissario Luca Pancalli, il provedimento approvato ieri. A testimonianza di come l’organismo che gestisce il calcio segua da vicino quanto sta accadendo a Napoli. La città - se tutto dovesse filare liscio - potrebbe ospitare una delle due semifinali. La parola d’ordine è fare presto e, appianata la parte politica e amministrativa, ora è necessario mettere mano ai finanziatori e recuperare Aurelio De Laurentiis, il patron del calcio Napoli. Senza la squadra cittadina l’impianto che si vuole mettere in piedi a Scampia rischia davvero di essere una cattedrale nel deserto. La prossima settimana - secondo indiscrezioni che trapelano da Palazzo San Giacomo - potrebbe essere importante da questo punto di vista. Martedì è infatti in programma un incontro in Comune con due gruppi, uno italiano l’altro straniero, che dovrebbero manifestare concretamente il loro interesse al progetto. Molta attenzione continua a manifestare l’Acen con il presidente Ambrogio Prezioso: «Pronti a scendere in campo - dice Prezioso - in quell’area abbiamo effettuato degli studi, insistono mezzo milione di napoletani e c’è bisogno di portare funzioni di eccellenza oltre che di tempo libero». Prezioso in queste ore ha già incontrato il sindaco e presto ci sarà un nuovo faccia a faccia. Il presidente dell’Acen con il Comune ha inoltre in essere il project financing per il porto di Vigliena. Tutto bene dunque? No, perché c’è la necessità di recuperare il patron De Laurentiis, il quale continua a rimanere scettico sul pensionamento del San Paolo e sulla possibilità di costruire un nuovo stadio. Anche se qualche apertura c’è stata. Se il progetto è davvero allettante, potrebbe far parte anche lui della scommessa per gli Europei del 2012. Il governo segue con grande attenzione la vicenda e secondo fonti romane De Laurentiis potrebbe incontrare al più presto il sottosegretario allo Sport Giovanni Lolli, il membro dell’esecutivo che sta curando per l’Italia il pacchetto stadi. Il vertice potrebbe esserci già nella prossima settimana. Palazzo San Giacomo ci crede e sul sito del Comune già c’è in costruzione uno spazio da dedicare alla kermesse calcistica. Nicola Oddati, assessore allo Sviluppo lancia un’altra sfida: «Lo stadio si può fare, ma bisogna metterci intorno non case ma funzioni. Potrebbe essere per esempio il luogo dove attrezzare il forum mondiale delle culture. In questo modo otterremo anche altri finanziamenti pubblici». (lu.ro.)
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La Repubblica - Napoli
26 gennaio 2007

Anche una banca americana interessata alla Cittadella dello sport a Miano. I particolari del piano
La scommessa dei costruttori “Investiremo nel nuovo stadio”

L´incontro Imminente un vertice tra Iervolino e De Laurentiis
Nel complesso anche alberghi, parcheggi e centri commerciali
di Ottavio Lucarelli

Per i campionati Europei di calcio del 2012 scendono in campo i costruttori dell´Acen e all´operazione, oltre a una cordata olandese, è interessata una banca di investimenti newyorchese. Ma è imminente anche un incontro tra il sindaco Rosa Russo Iervolino e il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis che finora ha mostrato scarso interesse verso il progetto per uno stadio nell´area nord tra Miano e Secondigliano.
Decisamente di altro avviso i costruttori napoletani. «Siamo pronti a partecipare al project financing per lo stadio così come stiamo investendo in operazioni per altre aree della città», annuncia il presidente dell´Acen Ambrogio Prezioso che raccoglie e rilancia l´intesa raggiunta mercoledì a Roma dal sindaco Rosa Russo Iervolino con l´Agenzia del Demanio. Come confermato ieri dal direttore generale Elisabetta Spitz, i suoli delle tre caserme di Miano “Bichelli”, “Caretto” e “Boscariello” saranno ceduti gratuitamente all´amministrazione comunale che potrà demolire le strutture per realizzare un impianto da sessantamila posti per la semifinale degli Europei del 2012 che vedono l´Italia in corsa per l´assegnazione da parte dell´Uefa.
Complessivamente un´area di 310 mila metri quadrati per una cittadella dello sport. Un progetto a cui gli uffici tecnici e urbanistici del Comune stanno lavorando giorno e notte per consegnarlo alla Fgic entro il termine del 31 gennaio: uno stadio di forma ellittica, un palazzo della musica, parcheggi sotterranei, due alberghi, centro congressi e centri commerciali. Il tutto con un project financing, cioè con la formula che prevede investimenti e gestione da parte dei privati per la realizzazione di opere pubbliche.
Si muovono i costruttori, dall´estero si moltiplicano i segnali di attenzione e il Comune insiste per tenere dentro l´operazione anche il proprietario del Napoli. Segnali che arrivano sempre più insistentemente anche da Dario Boldoni, titolare della società “Innovare stadi”: «In questa vicenda sono totalmente al fianco dell´amministrazione comunale».
Oltre al progetto, e alla variante urbanistica da votare in consiglio comunale (che ha già approvato all´unanimità un documento per la costruzione dello stadio nell´area nord), a Palazzo San Giacomo si sta lavorando per mettere a punto la convenzione che la Iervolino dovrà firmare con la Figc. Lunedì scorso il ministro dello Sport Giovanna Melandri, a Castel dell´Ovo per presentare alcuni progetti per le periferie, ha ribadito con chiarezza che il governo non prevede trasferimenti di risorse pubbliche per gli Europei ma, piuttosto, un intervento finalizzato all´abbattimento dei tassi di interesse, alla concessione di credito in forma agevolata. Massacrato dagli interventi per i Mondiali del ‘90, il San Paolo per ospitare gli Europei 2012 dovrebbe essere pesantemente ristrutturato per la seconda volta con una spesa vicina ai cento milioni di euro. Da qui, con un costo compreso tra i 120 e 130 milioni, la scelta di costruire un impianto all´avanguardia nell´area Nord.
Caccia agli investimenti per lo stadio ma anche caccia a sponsor per il teatro San Carlo con la Iervolino impegnata in questi giorni in una doppia missione. E un messaggio lo ha lanciato Maurizio Iapicca, vice coordinatore regionale di Forza Italia: «Sulla vicenda del teatro San Carlo ho parlato personalmente con Sandro Bondi chiedendo un intervento diretto del presidente Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ama molto Napoli e sono sicuro che potrebbe considerare positivamente l´ipotesi di prendere parte alla cordata di imprenditori napoletani guidati dal presidente Gianni Lettieri per salvare il San Carlo». Imprenditori che oggi si riuniscono per investire sul teatro due milioni e seicentomila euro. Ieri, dopo l´appello del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, è intervenuto anche il cardinale Crescenzio Sepe che ha ricevuto il premio “Leonardo Renaissance Mediterraneo”: «Il San Carlo è un´istituzione che qualifica la città e tutti devono fare il proprio dovere. Il teatro non può morire».

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Un racconto degli accordi in corso - molto ufficiale - è anche sul sito dell’agenzia del demanio, nelle news (nazionali), con foto del nostro sindaco.



La Repubblica - Napoli
25 gennaio 2007

IL RETROSCENA/ Intanto a Miano i residenti si aspettano l´impianto e il centro commerciale. Ma i dubbi resistono
Spunta un gruppo olandese per costruire il nuovo stadio
di Antonio Corbo

L´area è circondata dai rioni dei clan più pericolosi. Ieri blitz di cento poliziotti. Il sindaco visita una scuola ma evita annunci.
Gli olandesi sono interessati. Un gruppo finanziario (”Multi Investment”) prepara l´offerta per Genova e Napoli. Tanto per non sbagliare. Una delle due città, «l´una o l´altra», sarà tra le otto sedi degli Europei 2012. «Noi del Comune non sappiamo nulla», la smentita ma anche la speranza di Alfredo Ponticelli, assessore allo Sport. L´altro giorno ha visitato l´area interessata. Lo conferma il colonnello Fiorella, che finalmente appare all´ingresso della caserma “Caretto”, Commissariato della Regione Militare Sud. In questi 210 metri quadrati, tra appartamenti per ufficiali e depositi divisi da aiuole discretamente curate, si raccoglie e si smista tutto. Divise, attrezzi, suppellettili. «È venuto l´assessore Ponticelli, ma anche a lui non ho potuto dire altro», si scusa il colonnello Fiorella.
Ma non sapete che siete sotto sfratto? «Noi?». Il comandante è investito da un ciclone di frammentarie notizie. Legge che sul suolo demaniale della caserma, con 150 che vi lavorano, sorgerà il nuovo stadio. Con cinema, teatro, ristoranti, alberghi. Si insiste, e lui con burocratico imbarazzo respinge le domande. «La visita di un giornalista nel nostro codice è un evento di tipo “E”. Tra un giorno, consulto i miei superiori al Comiliter, potrò ricevere e rispondere come il cerimoniale prevede». La verità affiora subito, però. In caserma sanno dai giornali che il sindaco Iervolino è a Roma proprio per chiedere l´area demaniale a costo zero. Solo la caserma dell´Esercito, non quella del Battaglione carabinieri. Che non sarà spostata. «Ma noi eravamo già a via Campegna e fummo mandati via per costruire una zona residenziale che non s´è mai vista, dove ci mandano adesso?» domanda qualcuno. Per i militari c´è il rischio di un trasferimento in un´altra città, per i civili l´incubo di mobilità ed esuberi.
«L´area è divisa in due: questa caserma e quella di via Limitone Arzano, 210 mila e 90 mila metri quadrati», precisa Claudio Renzullo, An. È uno dei tre consiglieri comunali che firmarono il piano stadio. Franco Moxedano, diessino, e Carlo Migliaccio dell´Udeur gli altri. Ieri Renzullo ha provocato la Iervolino. È venuta per ricordare Attilio Romanò, ucciso per errore nel suo negozio di telefonini a Miano, strage del 2005. Le scuole medie gli hanno dedicato un concorso, tre i temi premiati. «Sindaco, prenda un impegno. I ragazzi cresceranno sapendo che c´è una nuova realtà dinanzi a loro». La replica è stata cortese, ma nessun impegno. Prudenza o eleganza, nella città dei troppi annunci. «Ma per noi lo stadio è l´ultima spiaggia», insiste Renzullo. Il progetto riguarda Miano, che è nella municipalità di Secondigliano e San Pietro, 98 mila abitanti. Scampia non c´entra. «Tra dieci anni che senso avrà rimanere qui se non cambierà nulla? Fuggiremo tutti, lasceremo la zona a quei mille che l´hanno rovinata. Mille che sfidano lo Stato, assurdo».
Si vedono intanto cento poliziotti: è sotto assedio il lotto G, una piazza di spaccio. La caserma che dovrebbe diventare stadio è circondata da nomi che sono spettri: Masseria Cardone dominata dai Licciardi sino al confine segnato dal clan Lorusso, Don Guanella a ovest, via Monterosa con i Prestieri, il più estroso si è dato all´arte. Canzoni, teatro, scultura. A est il Lotto H. Uno stadio in un circuito tutto da bonificare: basteranno i gol? Nel grigio dei muri le sigle azzurre dei tifo più vivace: Mastiff e altre. Le voci del quartiere indicano sequenze di surreale normalità: «Qui c´è la bisca, la sera pistole e fasci di soldi, a fianco un centro sociale e i frati minori che danno da mangiare a 26 povericristi…». La camorra è l´unico datore di lavoro. Gira droga, ma anche danaro. A cento metri, l´ex fabbrica della Birra Peroni con 150 lavoratori è stata ceduta per 20 milioni al sardo Gualbu, che progetta per Auchan. Il centro commerciale non avrà ostacoli, un custode allarmato non dà notizie, si sa però che il vicesindaco Santangelo dovrà dare chiarimenti alla commissione urbanistica quanto prima. Più dello stadio, sarà l´indefinito ma gigantesco progetto a sollecitare due interventi: svincolo dell´Asse mediano che passa su Miano e la stazione, per ora ha solo il nome. Regina Margherita. Storico.

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il richiamo in prima di cronaca

I militari di Miano: “E noi dove andiamo?”
Il viaggio nel 2012 di Napoli comincia davanti a una caserma senza garitta né sentinelle. La “Caretto” di Miano. È qui che dovrebbe essere costruito lo stadio per gli Europei? Due impiegati civili parlano dalla spioncino. «Può rispondere solo il comandante, andiamo a chiamarlo». Pregano di attendere. Si attraversano i dubbi di un quartiere. Tutti sanno, nessuno sa. Sono più informati ad Amsterdam.
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Il Mattino
25 gennaio 2007

Stadio a Scampia, il Demanio concede i suoli

«Il Demanio ci ha concesso gratis i suoli delle caserme di Miano e Scampia, 300mila metri quadrati per fare lo stadio. Qualcuno ha detto che sono pazza e non penso alle cose di Napoli. Ora faccio un’offerta agli imprenditori, do io loro un’opportunità vediamo se l’afferrano». Il sindaco - dopo il vertice con il direttore del Demanio Elisabetta Spitz - lancia una nuova sfida al mondo delle imprese. «Sì - conferma - il direttore del Demanio è una persona meravigliosa e vuole bene a Napoli. Oltre a concedere i suoli gratis al Comune ci ha anche dato semaforo verde per abbattere le caserme nel caso fosse necessario. Al netto dei vincoli, ammesso che ce ne siano». Che la visita della Iervolino avrebbe avuto esito positivo lo si era intuito da piccoli particolari come l’ampio spazio dedicato al sindaco sul sito del Demanio. Iervolino è raggiante, la possibilità di avere Napoli protagonista degli Europei di calcio 2012 ora è più concreta. Il 31 gennaio presenterà alla Figc il progetto stadio inserito nel più ampio scenario di una cittadella dello sport dell’area nord. Progetto da 300-400milioni di euro, da realizzare in project financing. Con una dote come i suoli, le agevolazioni sui mutui concesse dal Credito sportivo e i fondi europei - tuttavia - molto più che la metà della cifra è già abbondantemente coperta. A rendere ancora più appetibile l’area sono gli elevati indici di fabbricabilità che consentiranno il sorgere di alberghi e altre attività a sostegno del tempo libero e dello sport. Inoltre, altro elemento fondamentale del piano è la possibilità - già riconosciuta nell’attuale Finanziaria - per chi investe di avere le attività e i suoli dell’area in concessione per 50 anni a titolo quasi gratuito. Come essere in una zona franca. Ma cosa c’è attualmente su questi 300mila metri quadrati? Sono occupati dalle caserme Boscariello, Caretto e Bighelli dislocate in 25 edifici. Che si possono abbattere oppure trasformare in strutture adibite a varie funzioni: dagli alberghi ai teatri. Non sembra preoccupare la Iervolino neanche la necessità di una variante al Prg, del resto lo strumento urbanistico per quell’area già prevede «insediamenti di attività terziarie, produttive e di servizio alle imprese e alle residenze finalizzato alla riqualificazione del tessuto urbano della periferia settentrionale». Bisogna solo stabilire che la cittadella dello sporto riqualifica i quartieri. E su questo ci sono pochi dubbi, specialmente se si considera lo stato di degrado attuale. lu.ro.



La Repubblica - Napoli
24 gennaio 2007

Il progetto del Comune nell´area delle tre caserme. L´opera da realizzare con fondi europei e il project financing
Una Cittadella dello sport a Miano

Stadio e palazzetto per il basket, ma occorre cambiare il Prg
Effettuato un primo sopralluogo dei tecnici Un´operazione da 400 milioni su un´area di 300 mila metri quadrati La gestione ai privati

Non solo gli Europei di calcio del 2012 ma una Cittadella dello sport e del divertimento da 300 mila metri quadrati con uno stadio da sessantamila posti, il nuovo “Pala Argento” per basket e pallavolo (oggi demolito a Fuorigrotta), un palazzo della musica, residenze, alberghi, centro congressi e centri commerciali. Una Cittadella da realizzare tra Miano e Secondigliano con fondi europei, intervento dei privati e la formula del project financing, sulle macerie di tre caserme di esercito e carabinieri tutte da “dismettere”: Boscariello (117 mila metri quadrati), Caretto (93 mila) e Bichelli (90 mila).
Ecco il progetto segreto che sta realizzando in queste ore l´ufficio tecnico del Comune guidato da Nando Di Palo con la supervisione di Roberto Giannì, l´uomo macchina del nuovo piano regolatore della città. Da alcuni giorni Giannì è una presenza fissa a Palazzo San Giacomo, e non a caso. Per realizzare lo stadio e il nuovo “Pala Argento” a Miano è infatti necessaria una variante al Prg mentre tutti gli altri insediamenti sono perfettamente compatibili con le norme urbanistiche oggi in vigore dopo una maratona comunale durata dieci anni.
Un progetto da consegnare alla Figc entro il 31 gennaio, ma già oggi il sindaco Rosa Russo Iervolino presenterà a Roma ad Elisabetta Spitz, direttrice dell´Agenzia del demanio, la richiesta di “dismettere” le tre caserme (ci sarebbe qualche resistenza in più solo per la Caretto) inserite peraltro già da alcuni anni in una lista di beni di cui lo Stato intende liberarsi.
Un progetto ambizioso. Tra i 120 e i 150 milioni di euro per il nuovo stadio, complessivamente un´operazione da 3-400 milioni con l´idea di attrarre investimenti con la formula del project financing che consente ai privati di realizzare e poi gestire le opere pubbliche.
Ieri mattina il sopralluogo a Miano, a cui hanno partecipato i tecnici del Comune (l´architetto Di Palo e l´ingegnere Langella) e l´assessore allo Sport Alfredo Ponticelli. Positivo l´esito: l´area prescelta avrebbe tutti i requisiti necessari per ospitare il nuovo stadio, che dovrà essere pronto per ospitare gli Europei del 2012. Il futuro del San Paolo, invece, potrebbe appartenere alla musica e al rugby. L´ha annunciato il presidente della Commissione Ambiente e Territorio, Carlo Migliaccio. Novità in vista anche per il Palabarbuto (dove oggi giocano Eldo e Phard Basket), che sembra destinato a traslocare a Ponticelli.
(marco azzi e ottavio lucarelli)
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La Repubblica - Napoli
22 gennaio 2007

Ma banche e imprese non sono coinvolte
di Antonio Corbo

A Napoli i campionati europei di calcio del 2012 cominciano oggi. La città gioca per non esserne esclusa. Ha un mese per presentare progetti credibili e inserirsi tra le otto sedi italiane. La visita del ministro dello Sport Giovanna Melandri dimostra l´interesse del paese: non può ospitare un evento internazionale di forte impatto mediatico senza Napoli. Il ritardo stavolta non è da attribuire a Regione, Provincia e Comune, ma alla Federazione.
Il presidente Franco Carraro era coinvolto nello scandalo del calcio ma non lasciava il suo ruolo nella commissione europea. Questione di stile e di interessi. Ora però il nuovo governo accelera. Chiede a Napoli di adeguarsi. E condivide il progetto più affascinante: piuttosto che spendere 80 milioni per rinnovare il San Paolo, cifra ipotizzata dall´architetto Fernando Di Paolo del Comune, meglio uno stadio nuovo. L´idea è ancora più alta: scegliere un quartiere difficile per dare un segnale alle periferie, finora consegnate all´egemonia del clan e agli affari delle piazze di spaccio. Dopo l´università, tante volte annunciata, anche lo stadio può arginare le emergenze sociali. Splendido progetto, ma deve misurarsi da oggi con una serie di dubbi. Rosa Russo Iervolino lo sostiene con sincero entusiasmo, ma lascerà la carica nel 2011, Bassolino nel 2010, uno e due anni prima dell´evento. Vi sarà pari impegno e fervore? Nella città che ha atteso 20 anni per la Linea 6, per tacere di Bagnoli e Napoli Est, il 2012 sembra troppo vicino per realizzare un´opera pubblica. Una bella idea ancora priva di tre elementi concreti.
1) Il suolo. È da scegliere. Se quello ideale non è tollerato dal piano regolatore occorre che entri in azione la Stu (Società di trasformazione urbana) per la variante urbanistica. Su efficienza, velocità e intesa nel Consiglio comunale c´è un´ampia letteratura.
2) Le infrastrutture. Fuorigrotta è collegata bene: tre ferrovie urbane, la tangenziale, strade ampie. Ed è già in una cittadella di sport e verde con Mostra, piscine, palasport, ippodromo. Scampia aspetta la linea Alifana, la Tangenziale è distante come l´unica metropolitana.
3) I fondi. Il project financing prevede che i privati paghino la costruzione e godano poi della gestione. Chi investe 200 milioni? Gli industriali, non consultati prima, hanno rivelato alla Iervolino le loro perplessità. Può confermarlo il presidente, Gianni Lettieri. Non solo, Montezemolo oggi è a Napoli ma parla di Bagnoli, l´impresa punta su area flegrea, Napoli Est, zone franche e Tac Napoli-Bari. Da formare un consorzio di investitori ed un comitato. Si sa inoltre che le banche non hanno neanche studiato la “finanziabilità” del progetto. Occorre molto ottimismo per annunciare uno stadio nuovo se manca di suoli, di servizi, di fondi certi.
La volontà politica di sostenere questo piano, eccellente ma ancora troppo vago, gonfia un equivoco. Che Napoli perda gli Europei se non costruisce il nuovo stadio. Non è vero. L´Uefa chiede che nel 2012 vi sia un impianto con taluni requisiti. Che si adegui il San Paolo alle prescrizioni o che in periferia ne sorga un altro all´Uefa non interessa. Importante che Napoli ne abbia uno e regolamentare: per sicurezza, tabellone, spazi stampa e tv, centri di comunicazione di alta tecnologia.
Lo stesso project financing può valere per il San Paolo. Va migliorato e completato senza alterare il perimetro, fasciato e chiuso per accogliere negli spazi circolari all´ombra delle tribune tutto quello che i privati chiedono: cinema, discoteche, gallerie commerciali, teatri, palestre, persino scuole e uffici oltre ai parcheggi sotterranei già esistenti e ancora chiusi.
Il buonsenso consiglia non uno, ma due progetti. Presentarli e dire: eccoli, Napoli li ha preparati tutt´e due, vi sarà un confronto con i privati, si deciderà per tempo il migliore, quello più facilmente finanziabile. Che almeno uno dei due sia realizzato, potrà e dovrà garantirlo il Comune al governo, il governo all´Uefa. I due progetti prescindono dal Napoli, inquilino con contratto decennale. Se De Laurentiis non ci sta, rimanga pure al San Paolo in un cono d´ombra. E il Comune se vuole e può realizzi tutto quanto è negli interessi della collettività. Non è però corretto dire che svaniscono gli Europei se il Napoli si astiene dal progetto del nuovo stadio. Dopo aver perso la Coppa America di vela, si cerca a futura memoria il colpevole del nuovo flop?
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In città il ministro Melandri con il sottosegretario Lolli
“C´è poco tempo” Messaggio ai privati per il project financing
Anche Roma rilancia l´impianto a Miano per gli Europei 2012
Doppio pressing su De Laurentis
Sindaco e governo: “Costruiamo lo stadio nella periferia nord”
di Conchita Sannino

«Con il ministro Giovanna Melandri stiamo lavorando intensamente, e parleremo durante il nostro incontro di oggi anche dell´obiettivo di realizzare lo stadio nell´area nord per il 2012». A Palazzo Fuga Rosa Russo Iervolino partecipa alla giornata di memoria, testimonianza ed incontro sulla Shoa promossa dall´Associazione 27 gennaio. Il sindaco lancia un messaggio di benvenuto e collaborazione alla titolare del ministero per lo Sport e al suo sottosegretario Giovanni Lolli. Entrambi attesi oggi in città (ore 12 a Castel dell´Ovo, ore 15 a Città della Scienza, ore 17.30 all´auditorium di Scampia) per aprire ai ragazzi (non solo agli allievi delle scuole) tre centri polivalenti: a Scampia, San Giovanni a Teduccio e Bagnoli. Anche Lolli, come la Iervolino, rilancia il progetto dello stadio a Miano, a ridosso di Scampia, e anticipa a “Repubblica” il senso della missione napoletana: «Mi auguro che De Laurentiis, imprenditore di grande qualità, voglia essere al nostro fianco nella corsa contro il tempo che il ministero sta facendo, per recuperare un grave ritardo di cui non è responsabile», ribadisce il sottosegretario. «La questione va chiusa entro pochi giorni. Se De Laurentiis non ritenesse interessante la costruzione dello stadio nella periferia nord della città - prosegue Lolli - tutta l´operazione potrebbe saltare e Napoli rischierebbe di rimanere fuori dagli Europei. Sarebbe un grave danno per tutto il paese», conclude il sottosegretario. Sollecitazione rivolta agli imprenditori privati in vista di un project financing ritenuto indispensabile. Lolli conferma: «Non daremo soldi, non ce ne sono».
L´incontro di oggi è anche la prima presentazione ufficiale di un impegno appena previsto in Finanziaria: aprire in via sperimentale spazi e esercizi di attività motoria anche ai bambini piccoli. Un incontro su cui, tuttavia, la Iervolino punta anche per riaffermare la necessità dello stadio del futuro a Miano-Scampia: tema su cui si è aperta l´aspra divergenza proprio tra il primo cittadino ed il produttore e patron degli azzurri Aurelio De Laurentiis, che invece spinge per la ristrutturazione dello storico e malridotto stadio San Paolo di Fuorigrotta. «Possono esserci gli Europei senza Napoli? - si chiede il sindaco - . Se, come credo, la risposta è no, allora dobbiamo fare di tutto per spingere verso la soluzione della costruzione del nuovo impianto in periferia settentrionale. Ecco: tra l´opzione dell´eventuale recupero del San Paolo che costa almeno 80 milioni di euro e l´obiettivo di realizzare un impianto nuovissimo tra Miano, Scampia e Secondigliano, in una periferia che ci sta a cuore e che ha voglia di esprimere le sue risorse positive, non vi è dubbio che io propenda per quest´ultima soluzione».
Segnali di forte collaborazione con il ministro Melandri. Ma anche stoccate al ministro Luigi Nicolais, che l´altro giorno aveva definito «inutili polemiche» le parole del sindaco sull´alta velocità Napoli-Bari. Replica la Iervolino: «Nicolais si scandalizza tanto solo se alzo la voce io e chiedo a Prodi di tenere fermi gli impegni su Napoli, ma non si sorprende mai quando a farlo è il nostro amico e governatore Bassolino. Ciò detto, Nicolais può dire quello che vuole, rispetto tutti. Tanto io continuerò a fare le mie rispettose richieste ed obiezioni verso il premier e verso il governo tutte le volte che, lealmente, riterrò lesi i diritti e le attese dei napoletani. Così era con l´alta velocità, e sono felice che Prodi ci abbia rassicurato, così è stato purtroppo con la Lotteria di Agnano, che ci hanno ingiustamente sottratto». La domenica mattina della Iervolino finisce oltre le 14, con tutti i testimoni, gli osservatori e i docenti che partecipano alla giornata della Memoria. Ci sono Luca Zevi del museo della Shoah di Roma, il giornalista Vittorio Dell´Uva, Paolo Jedlowski dell´Orientale, e Marco Rossi-Doria, rivale della Iervolino alle recenti elezioni comunali. Ma finisce che i due si abbracciano: «Grazie Rosetta», dice Rossi-Doria.
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La Repubblica - Napoli
17 gennaio 2007

STADIO/Nuovo stadio, braccio di ferro via al progetto senza il Napoli
L’ impianto per gli Europei dovrebbe sorgere a Miano, su un’area di 210 mila metri
Volata per il titolo di inverno: azzurri a Lecce con al seguito 3 mila tifosi. Chance per Pià Il no di De Laurentiis non ferma il Comune. Scelto il terreno, incontri con governo e Figc
di Marco Azzi

Ormai è un braccio di ferro, che Napoli rischia di pagare con l’addio agli Europei del 2012. Al centro della contesa la costruzione del nuovo stadio: diventato improvvisamente il pomo della discordia tra società azzurra e amministrazione pubblica. Da una parte c’è l’ostracismo di Aurelio De Laurentiis, fermamente contrario all’idea di traslocare dal San Paolo. Dall’altro il disagio e le difficoltà del Comune: messo spalle al muro dall’ultimo sopralluogo dei commissari dell’Uefa, che hanno bocciato senza alcuna possibilità d’appello l’impianto di Fuorigrotta. «Non abbiamo scelta: se la città vuole ospitare gli Europei di calcio, bisognerà costruire un nuovo stadio entro il 2012. C’è una delibera, in tal senso, dell’ intero consiglio comunale. Non c’è tempo da perdere», è il grido d’ allarme dell’assessore allo sport, Ponticelli. Troppo alto il costo della ristrutturazione del San Paolo: quasi cento milioni di euro per rientrare nei parametri dell’Uefa. «Ma la realizzazione di un altro impianto costerebbe quasi il doppio: cifra esagerata per le esigenze di una città come Napoli…», è la obiezione di De Laurentiis, che ricorda al Comune l’esistenza di emergenze più gravi. «Immagino molti modi per spendere meglio tutti quei soldi», è la tesi del presidente azzurro. Muro contro muro, insomma. Senza margini, allo stato attuale, per trovare un punto di incontro ed evitare uno scenario paradossale. Col Comune deciso ad andare avanti da solo, anche contro la volontà del futuro inquilino del nuovo stadio. Le scadenze incombono: entro il 31 gennaio bisognerà consegnare un progetto, il 15 febbraio firmare con l’Uefa il contratto che impegnerà ufficialmente la città. Il primo passo è già stato fatto, con la scelta del suolo dove dovrà sorgere l’impianto: a Miano, su una ex area militare di 210 mila metri quadri, di pubblico demanio. A metà marzo, infine, partirà la gara per il project financing. Il dato è tratto: difficile tornare indietro. Ma il Napoli insiste per la ristrutturazione del San Paolo, anche se comporterebbe il lungo esilio della squadra dalla città: per permettere l’esecuzione a Fuorigrotta di lavori strutturali. De Laurentiis, però, non se ne cura e resta della sua idea: dedicandosi alla squadra. Elettrizzante il testa a testa con la Juve (vittoriosa ieri sul Cesena) per il titolo di campione d’ inverno. Nella trasferta di Lecce, sabato, al seguito degli azzurri ci saranno almeno tremila tifosi. Reja pensa a Pià per sostituire Calaiò. Mercato: nuova offerta al Palermo per Capuano.



Corriere del Mezzogiorno
17 gennaio 2007

La polemica sul progetto a Scampia
Ponticelli: «Lo stadio? Non sarà De Laurentiis a farci cambiare idea»
di Anna Paola Merone

NAPOLI «Il Consiglio comunale mi ha chiesto il nuovo stadio, votando all’unanimità un documento in cui si indicava la necessità di realizzare un nuovo impianto sportivo nell’area Nord di Napoli. Io vado avanti su questa strada. Posso fare marcia indietro solo di fronte ad un cambiamento d’opinione dell’asseblea consiliare, non certo per il no di De Laurentiis». Così l’assessore Alfredo Ponticelli replica ad Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, che si è detto contrario alla costruzione di un nuovo stadio a Scampia. «La condizione perché gli Europei del 2012 vengano a Napoli — aggiunge Ponticelli — è la realizzazione di una nuova struttura. I tecnici della Federazione nazionale gioco calcio si sono detti del tutto scettici rispetto alla possibilità di recuperare il San Paolo che hanno definito antiquato. Si sono anche impegnati a portare a Napoli la semifinale se dovessimo avere la nuova struttura e ci hanno anche detto che difficilmente gli Europei si faranno in Italia se Napoli non sarà disponibile ad ospitare qualche incontro».
Insomma uno stadio da fare a tutti i costi anche se de’ Laurentiis ha detto che gli sembra «ignobile investire 200 milioni in un nuovo stadio, quando le priorità della città sono altre».
«Insieme allo stadio si creeranno strutture sportive per i giovani e lo stesso stadio avrà un indotto interessantissimo — conclude Ponticelli — senza considerare, da tifoso, che se si facessero i lavori al San Paolo per due anni la squadra del Napoli non avrebbe uno stadio dove giocare. A Scampia, inoltre, verrà trasferito anche il Palabarbuto. Insomma lo stadio non sarà una cattedrale nel deserto».
Sulle dichiarazioni di De Laurentiis è intervenuto anche Ciro Signoriello, consigliere comunale di Forza Italia. «Ciò che ha detto è sconcertante — dice — , soprattutto perché parla da politico e non da presidente di una squadra di calcio».

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