01_rifiuti_laGara
fatti e opinioni su gara di Acerra, termovalorizzatori di Salerno e Napoli, e dintorni
8 agosto 2008
Repubblica - Napoli
Il retroscena
Colloquio tra Berlusconi e Bertolaso sulla gara di appalto per il termovalorizzatore in costruzione
Il grande accordo con i lombardi per la gestione di Acerra e Napoli est
di A. C.
Dietro la fiction del presidente “netturbino” ieri ballavano i miliardi delle multinazionali. Berlusconi ne ha parlato con Bertolaso. Solo loro hanno un quadro chiaro sulle prime offerte per ultimare Acerra, ma anche costruire e gestire gli inceneritori della Campania. E solo su questo tema è calato ieri il silenzio, ovvio. Girano tre messaggi in codice: fare presto, attivare entro l´anno la prima linea termica di Acerra, evitare ricorsi.
Acerra è la soluzione più agevole. In aereo ieri sono arrivati due funzionari dell´A2A, da Brescia: in un plico sigillato la prima offerta. A2A, colosso che riunisce Ams di Brescia e Amsa di Milano, conferma il suo progetto: completare l´opera avviata da Fibe. A maggio, quando Berlusconi annunciò la ripresa dei lavori ad Acerra e spuntò l´ipotesi di A2A, il titolo di Impregilo (che controlla Fibe, Fisia e Fisia Italiampianti) ebbe un balzo del 14 per cento. A2A aveva già in preselezione il 29 luglio con Actelios, gruppo Falck. Ieri concreta, formale proposta. Segue di un giorno la decisione del consiglio di amministrazione, presenti due banche. Popolare di Milano e Cassa di Risparmio di Torino con Mediobanca. Actelios non ha finora dato seguito al suo annuncio. È invece arrivata una lettera, non una formale offerta, dei francesi di Veolia. Il quadro sembra delinearsi, il riserbo dei dirigenti di A2A conferma che la società lombarda è favorita. L´operazione ha un valore finanziario di 70 milioni annui fino al 2023, con quota destinata allo Stato che dovrà risarcire Fibe. Un volume d´affari nei 15 anni che supera il miliardo di euro. Qui c´è un contenzioso. Fibe valuta l´opera, pronta all´87 per cento, 320 milioni. Sono tornate a lavorare, come ha spiegato Berlusconi, 39 aziende su 40. Il governo sulla scorta di analisi di mercato giudica la costruzione di poco superiore a 130 milioni.
A2A probabilmente sarà affiancata da Asia. L´intesa è data per certa. Ma proprio ieri, quasi a confermarla, erano diffuse informazioni ufficiose, tutte tese a smentire. Come dire: tutto vero. La partita si sposta infatti su Napoli, dove un accordo di programma dovrebbe privilegiare Asia, che ha grandi progetti e buona organizzazione, ma nessuna esperienza nei termovalorizzatori. Partner industriale non può essere che Asia, suggellando il grande patto che aleggia tra Napoli e la Lombardia. Daniele Fortini, l´amministratore delegato di Asia, considera la costruzione e la gestione dell´inceneritore di Napoli Est l´unica conquista che possa far decollare l´azienda. Il governo dà la concessione, la Regione il complesso industriale del depuratore di Napoli Est, il Comune i suoli: l´accordo di programma può scavalcare l´incognita di una gara pubblica, con affidamento diretto all´Asia, a sua volta garantita sul piano industriale da A2A. Operazione da condurre, però, con massima trasparenza sui due fronti. Acerra e Napoli Est.
A Salerno è da tempo in vantaggio la bolognese Hera. È considerata strategica l´offerta di A2A, più convinta ma non è ancora pervenuta quella dei francesi di Veolia. C´è una quarta cordata riammessa dal Consiglio di Stato: la “De Vizia transfer” di Avellino (125 milioni di fatturato, con 200 Comuni serviti e tremila dipendenti in Italia) abbinata all´industriale Lombardi presidente della Salernitana e ai francesi di Cnim. Emilio De Vizia, amministratore della società irpina, non molla: «Mi dispiace che Salerno sottovaluti la nostra presenza, basta informarsi sul Cnim, è una potenza industriale che fornisce le griglie agli inceneritori di Brescia e Piacenza». Potrebbe spuntare con De Vizia ancora una volta la società iberica Abertis. Per Santa Maria La Fossa tempi più lunghi. Può essere terra di conquista per spagnoli o francesi, ma neanche i deputati di punta del Pdl Nicola Costentino e Luigi Cesaro sono informati. L´altro, Paolo Russo, tra i primi registi dell´operazione condotta da Berlusconi sulla crisi rifiuti, assicura. «Si stanno muovendo in modo molto, molto ragionevole». Più chiaro di così? Già, tempi brevi e niente ricorsi.
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30 giugno 2008
Repubblica - Napoli
La Fibe ora chiede garanzie Agnano, scontro sulla gestione
Ad Acerra grandi manovre per l´affidamento diretto, ma ci sono anche gli spagnoli
di Antonio Corbo
C´è una doppia velocità. La spettacolare accelerazione per Acerra, con l´arrivo dei bersaglieri, scelta forse significativa, sono soldati che corrono. E la strana frenata per Agnano, il quartiere indicato dal Comune per il suo inceneritore, il quarto in Campania. A poche ore dalla quarta visita di Berlusconi a Napoli, si può guardare oltre? «Sono cominciate le grandi manovre per il colossale business degli impianti: chi dovrà costruirli o gestirli», spiegano gli osservatori più disincantati del settore rifiuti.
Per Acerra manca ancora il “rup”, responsabile unico del procedimento. Dovrà sostituire Giuseppe Sorace, indagato dopo l´ultimo blitz della Procura, agli arresti domiciliari finirono personaggi di rilievo: dalla prima assistente di Bertolaso, Marta De Gennaro, ai dirigenti di Fibe. Proprio la società di Impregilo torna in primo piano. Per decreto legge deve completare i lavori di Acerra, è scaduta intanto l´interdizione a trattare con enti pubblici il 26 giugno, solo quattro giorni fa. Gira un´indiscrezione: Fibe accetta, ma preferisce attendere che il decreto già modificato alla Camera sia convertito in legge dal Senato. Avverrà entro il 22 luglio.
Bertolaso ha annunciato che Acerra andrà in funzione a fine anno. Allude forse alle prime prove. Il “rup” dovrà vigilare sui lavori, e occorre almeno un altro anno di prove e collaudi: per sei mesi, devono lavorare insieme Fibe che ha costruito l´impianto e la società che dovrà gestirlo, chi? I tecnici spiegano con un esempio: «Non è come un´auto, chi la compra può subito guidarla. Vi sono meccanismi complessi da studiare». La gestione, ecco il nodo. Fibe accetta di ultimare la struttura, ma non intende gestirla. E chiede garanzie. Sono passati dieci anni dalla gara d´appalto. Anni tormentati per una società che altrove costruisce con miglior fortuna e in tempi brevi. Ha investito 280 milioni, per completare l´opera che a fine agosto 2007 era all´86 per cento mancavano sei mesi di lavori e 75 milioni. Il preventivo è ancora lo stesso o la struttura si è deteriorata durante la sosta? E dove sono i 550 specialisti che vi lavoravano?
Berlusconi punta sull´affidamento diretto. Niente gara di evidenza europea. Saranno richiamati i vecchi concorrenti: “Ams” di Brescia e i francesi di “Veolia”, che il 24 gennaio erano pronti a firmare grazie alla mediazione del prefetto Alessandro Pansa, ma Gianni De Gennaro preferì soprassedere. Il 7 febbraio andò quindi deserta per la terza volta una gara di 4,5 miliardi di euro per vent´anni. C´è un terzo concorrente: il gruppo spagnolo Abertis, abbinato a De Vizia transfer Spa. Dovrebbe avere, a sorpresa, un ruolo anche la Jacorossi. La società si è assicurata come amministratore delegato Ciro Turiello, l´ex di Asìa. L´affidamento diretto consente al governo di trattare su campi larghi. Le prime ipotesi: Veolia ad Acerra, magari con Jacorossi sul territorio, “2A2″ a Salerno e a Napoli, gli spagnoli di Abertis a Santa Maria La Fossa.
Il Commissariato non si pronuncia su Agnano. Ed è questo il secondo nodo. Richiede sondaggi e studi. Il Comune di Napoli gioca invece d´anticipo. Forte di una legge (”113 Testo unico degli Enti locali”) vuole assegnare progettazione, costruzione e gestione alla società che controlla con il cento per cento delle azioni: l´Asìa, oltre duemila dipendenti, sede proprio ad Agnano. Il suo ad, Daniele Fortini, conferma le ultime notizie. «È stato davvero svolto il “layout” in uno studio attrezzato, tutto ok, una meraviglia. Procediamo con le indagini anemometriche, quindi con i carotaggi. Sarà un progetto di qualità, potendo contare su 120 tra i tecnici migliori d´Italia, gli specialisti di Atia, e di ben tre università, la prima è la Federico II di Napoli, quindi Torino e Milano». Il “layout” ha configurato la sagoma (alta 40 metri) nel contesto. Superando così il test di impatto ambientale. Seguirà quello della Via.
Il governo pensa ad altri gruppi. Basta ascoltare nel Pdl Paolo Russo, deputato tra i più esperti di ambiente. «Dopo quella attuale, la prossima emergenza sarà la gestione degli impianti, se non si individuano i migliori gruppi d´Italia o del mondo per tecnologie d´eccellenza e uomini esperti». Lo scontro è palese ascoltando l´assessore Gennaro Mola. «Il Comune di Napoli nei termini ha indicato un sito, ha tutto l´interesse, il diritto, quindi l´obbligo di affidarlo alla sua società. È l´Asia. Si rivolgerà a quanto di meglio esista per tecnologie e serietà, ma il Comune di Napoli dopo tante sofferenze non rinuncia ad un ruolo da protagonista nella sua città». Né lascia ad altri il business: bruciare rifiuti vuol dire completare il ciclo, ricavare energia, quotata dal Cip 6 almeno venti centesimi a chilowattora. Provate a immaginare: 300 tonnellate al giorno nel forno di Agnano.
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14 giugno 2008
Repubblica - Napoli
Termovalorizzatore/1
La strategia di Palazzo Chigi per l´inceneritore di Acerra
La corsa si complica “Ma l´impianto aprirà a qualsiasi costo”
Nel ddl ci sarebbe una clausola: trattativa diretta per ultimare i lavori senza Fibe e avviare così l´attività
di co.sa.
Entra anche il nodo-Acerra nel decreto legge approvato ieri. Il termovalorizzatore di Acerra, anzi “la sperimentazione della prima linea”, si farà: al più presto e a qualunque prezzo. Ecco ciò che sembra emergere, con nitidezza, dalle decisioni assunte ieri.
Alla realizzazione dell´inceneritore di Acerra - un´opera cominciata nell´agosto 2004 sulla scia degli scontri di piazza, realizzata fino al 90 per cento, ormai ferma da oltre un anno - è infatti dedicato il comma 2 dell´articolo 1 del testo. Si legge: «Resta fermo l´obbligo del completamento del termovalorizzatore di Acerra». Ma, mentre nella stesura provvisoria, l´obbligo veniva confermato a carico delle “società già affidatarie del servizio di gestione rifiuti” - ovvero a carico del gruppo Impregilo - nel decreto licenziato ieri sembra che sia stata inserita una clausola secondo cui si potrebbe ricorrere anche ad una “trattativa diretta”, evidentemente rivolta a terzi, per poter vedere avviata la prima linea dell´impianto. Un affidamento senza gara, dunque. Procedura d´urgenza che già si prevede per il successivo affidamento della gestione del termovalorizzatore, sebbene l´Unione europea abbia espresso in più occasioni riserve su questa modalità.
La via di fuga che il governo sembra preparare è indirettamente legata alle complesse vicende giudiziarie che hanno coinvolto le società Fibe e Fisia del gruppo Impregilo, i cui vertici già risultano imputati nel processo che vede sotto accusa anche il governatore Bassolino. Solo tre settimane fa, scatta un nuovo blitz con 25 arresti, (nome in codice, Rompiballe) in cui tornano sotto accusa le società. E due giorni fa viene eseguito un altro sequestro di atti sia nella sede Fibe di Cimitile (Napoli), che negli uffici Fisia di Genova e nella sede centrale del gruppo Impregilo di Milano. Provvedimenti che hanno spinto il gruppo Impregilo ad abbandonare la gestione di ogni impianto sul territorio, parlando di “gogna mediatica” in una lettera indirizzata al sottosegretario Guido Bertolaso. È alla luce di questo strappo che si complica la corsa contro il tempo intrapresa da Berlusconi e Bertolaso sul fronte di Acerra. Il premier aveva infatti ribadito, solo tre giorni fa a Napoli: «Entro dicembre contiamo di far partire la prima linea di quell´inceneritore».
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4 aprile 2008
Corriere del Mezzogiorno
Rischio di blocco totale dei lavori nel cantiere
Termovalorizzatore di Acerra, Impregilo a Sottile: senza soldi non c’è alcuna manutenzione
Suscettibili di danni sarebbero alcune parti dell’impianto, tra cui i forni refrattari per la differenziata e le caldaie
di Angelo Agrippa
NAPOLI — Il rischio è quello della totale sospensione dei lavori nel cantiere del termovalorizzatore di Acerra. Beninteso, non quelli di completamento dell’impianto, fermi, di fatto, da agosto scorso, vale a dire dal sequestro giudiziario ordinato dal Tribunale di Napoli dei 750 milioni di euro di capitale di Impregilo su cui, di recente, la Cassazione si è pronunciata rinviando nuovamente ai giudici partenopei la revisione dell’entità del provvedimento. Ma quelli di manutenzione e conservazione: indispensabili per alcune delicatissime porzioni del termovalorizzatore particolarmente suscettibili di danneggiamento, come le caldaie e i forni per la differenziata. Ora, dato che l’ultima gara per Acerra è andata deserta e della prossima non si ha ancora alcuna notizia certa, il gruppo industriale ha inviato una comunicazione agli uffici del Commissariato liquidatore affinché provveda, con anticipazioni contabili, alle spese per le attività di conservazione dell’impianto. Non solo, Impregilo, a causa del prolungarsi della situazione di indisponibilità dei crediti, ha anche richiesto conferma che i versamenti alle ditte impegnate nel cantiere di Acerra siano direttamente eseguiti dal Commissariato o compresi nelle anticipazioni erogate nell’ambito delle attività di gestione del ciclo dei rifiuti. Tutto questo, a causa del fatto che Impregilo è tenuto anche a seguire la gestione degli impianti di Cdr fino a quando non sarà completata la nuova gara. D’altronde, l’ultimo bando per il termovalorizzatore prevedeva che la società aggiudicatrice avrebbe dovuto anticipare 150 milioni di euro al Commissariato per sostenere, tra l’altro, le spese del revamping dei Cdr. Circa la metà dei soldi, poi, sarebbe stata utilizzata per coprire i debiti pregressi con le aziende impegnate nel cantiere.
Ma quella gara, come si sa, è andata deserta. Mentre oggi il ritardo che si accompagna all’espletamento della nuova, che il commissario Goffredo Sottile ha sempre tenuto a sottolineare di voler «confezionare in modo da assicurare un esito positivo», sortisce più di una preoccupazione sui tempi. Appena lo scorso 30 marzo Sottile aveva lanciato il suo grido di allarme: la difficoltà a reperire soldi. E chiesto piena collaborazione alle amministrazioni locali, in particolare quelle morose, e alle popolazioni campane per facilitare il percorso di avvicinamento all’affidamento dell’appalto e spianare la strada alla soluzione definitiva.
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5 marzo 2008
Repubblica - Napoli
La Regione stanzia 75 milioni. De Luca: lavorerò lì, non c´è rischio salute
Salerno, l´ufficio del sindaco nell´area dell´inceneritore
di Patrizia Capua
Settantacinque milioni di euro per il termovalorizzatore di Salerno. Li stanzia la Regione, che ha firmato un´intesa con il Comune guidato dal sindaco Vincenzo De Luca. L´impianto sorgerà nella Piana di Sardone, i cantieri potrebbero essere inaugurati il prossimo settembre. La Regione contribuirà a finanziare la realizzazione del termovalorizzatore che servirà sia Salerno che la provincia, e inoltre l´impianto per il trattamento finale della frazione organica dei rifiuti e ulteriori opere connesse, la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico, la riorganizzazione del sistema della mobilità a servizio di Salerno e dei comuni limitrofi, nonché il potenziamento della raccolta differenziata.
Le risorse finanziarie verranno dai Fondi fas (Fondo aree sottoutilizzate) e dai fondi europei della programmazione 2007-2013. Antonio Bassolino ha chiarito che sono «un primo significativo finanziamento che potrà essere ulteriormente accresciuto a fronte di ulteriori esigenze e progetti presentati dal Comune di Salerno». Lo scorso 8 febbraio, l´amministrazione salernitana aveva formalmente chiesto alla Regione di sostenere i costi dell´impianto. «Ci siamo arrivati in tempi straordinariamente rapidi - ha commentato De Luca. - Parte, è bene precisarlo, un doppio programma che prevede un forte piano di raccolta differenziata, tra il 40 e il 50 per cento, e il termovalorizzatore, per realizzare il quale in tempi brevi dobbiamo avere turni di notte e lavorare 24 ore su 24». Il prossimo 21 marzo De Luca incontrerà, a Los Angeles, l´architetto Frank Gehry, «che spero possa disegnare l´impianto». Il sindaco avrà un ufficio nell´area del termovalorizzatore, alle porte della città. «Così dimostrerò ai cittadini, direttamente, che non c´è nessun rischio per la salute», spiega il primo cittadino.
De Luca ha già parlato con i cittadini della Piana di Sardone. «Ho mostrato loro studi, ricerche, le foto dei grandi impianti che sono stati costruiti a Vienna, Parigi, nel pieno centro delle città - ha aggiunto - . L´ho fatto per evitare che ci possano essere proteste e, soprattutto, per procedere con il consenso della popolazione».
«Quando c´è una collaborazione forte e convinta tra i vari riferimenti istituzionali, le risposte arrivano in modo giusto e tempestivo», ha commentato il vicepresidente della Regione, Antonio Valiante. «In sole tre settimane - sottolinea Valiante - abbiamo definito il protocollo. È la conferma non soltanto della grande sinergia istituzionale, ma anche la dimostrazione che la Regione sta affrontando concretamente il superamento dell´emergenza rifiuti e l´organizzazione della gestione ordinaria». «Sui rifiuti dobbiamo parlare il linguaggio dei fatti - ha affermato De Luca - le storie, gli ideologismi non servono a niente. La Regione ha compiuto un atto di grande responsabilità e io ragiono sui fatti».
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Corriere del Mezzogiorno
De Luca: il mio ufficio nel termovalorizzatore
La Regione finanzia il nuovo impianto di Salerno con 75 milioni di euro
Via ai fondi per costruire l’impianto a Salerno. Intanto Acerra ricorre al Tar contro Prodi per le ecoballe da bruciare
di Angelo Agrippa
NAPOLI — L’avevano annunciato e hanno mantenuto la loro promessa, mettendo tutto nero su bianco: la giunta comunale di Acerra ha deliberato di impugnare davanti al Tar del Lazio l’ordinanza con la quale il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha autorizzato a bruciare nel termovalorizzatore in costruzione in località Pantano anche le ecoballe prodotte finora negli impianti Cdr della Campania. «Dispiace - ha commentato il sindaco Espedito Marletta che oggi incontrerà in delegazione un funzionario della Presidenza della Repubblica che Romano Prodi, in passato alla guida della Commissione Europea, continui ad infrangere norme del diritto europeo, esponendo il paese a pericoli di infrazione comunitaria e, soprattutto, la nostra comunità ad un ulteriore sopruso democratico ed ambientale». Secondo gli amministratori acerrani l’ordinanza «è palesemente illegittima, in quanto il costruendo inceneritore di Acerra non può essere alimentato con tali tipologie di rifiuti ». Il comune di Acerra ha già impugnato l’ordinanza che autorizza le agevolazioni tariffarie per la vendita dell’energia elettrica del provvedimento Cip6 e sta valutando eventuali iniziative da adottare in sede penale o presso la Commissione Europea.
Salerno, sì all’impianto
Ieri, giornata significativa sul fronte salernitano con la firma dell’intesa tra Antonio Bassolino e il sindaco Enzo De Luca per la realizzazione del termovalorizzatore nella Piana di Sardone, il cui cantiere potrebbe essere aperto già nel prossimo mese di settembre. Settantacinque milioni di euro (Fondo aree sottoutilizzate) e di fondi europei della programmazione 2007-2013 che, come sottolineato dal presidente Bassolino, «sono un primo significativo finanziamento che potrà essere ulteriormente accresciuto a fronte di ulteriori esigenze e progetti presentati dal Comune ». «Ci siamo arrivati in tempi straordinariamente rapidi. Allestirò il mio ufficio — ha commentato il primo cittadino di Salerno, De Luca — all’interno dell’impianto, così dimostrerò ai cittadini che non c’è da temere alcun rischio ».
Napoli in sofferenza
Intanto, Napoli appare in queste ore particolarmente in sofferenza sul fronte della raccolta dei rifiuti. Sono, infatti, circa 3800 le tonnellate di spazzatura che giacciono lungo le strade, anche nei quartieri centrali e residenziali che finora erano stati solo in parte toccati dalla crisi. L’altra notte i compattatori dell’Asia, l’azienda cittadina di igiene ambientale, hanno rimosso circa 1600 tonnellate, più una quota aggiuntiva di arretrato, tra le 300 e le 400 tonnellate.
Lettera motivata alla Ue
La Rappresentanza dell’Italia a Bruxelles presso la Ue ha inoltrato alla Commissione europea la risposta del Commissariato straordinario al parere motivato sulla procedura di infrazione relativa all’emergenza in atto. L’Italia ha così rispettato i 30 giorni di tempo imposti da Bruxelles per rispondere ai rilievi della Commissione, la quale, il 31 gennaio scorso, aveva deciso l’invio dell’ultimo avvertimento della procedura d’infrazione prima di un’eventuale deferimento alla Corte di giustizia.
Giugliano, no a proroga
Lucia De Cicco, la donna che alcuni giorni fa si è data fuoco per protestare contro la riapertura del sito di stoccaggio di Taverna del Re (che da ieri notte accoglie conferimenti in proroga per altri cinque giorni), sta proseguendo lo sciopero della fame. Alcuni manifestanti da Giugliano hanno organizzato nel pomeriggio anche un sit-in nei pressi del Cardarelli. I familiari della De Cicco hanno comunicato che la donna, ricoverata all’ospedale Cardarelli, ha rifiutato la flebo che i medici volevano utilizzare per alimentarla.
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20 febbraio 2008
Repubblica - Napoli
Le società chiedono di chiarire i rapporti con Fibe per concludere il termovalorizzatore
Si complica la gara per Acerra bando pronto, slitta l´annuncio
Ordine pubblico e siti difficili da aprire: i timori dei candidati
Attesa una risposta dalla Germania per nuove spedizioni di rifiuti. Richieste navi con container
La gara per il termovalorizzatore di Acerra è pronta. Fissato anche il piano di comunicazione per il quarto bando. Ma quando? L´annuncio, previsto per lunedì scorso, slitta alla prossima settimana. Il commissario liquidatore era a Roma ieri, il governo ha pensato a lui per affidare un altro settore tormentato, l´ippica. L´Unire è in crisi. Ma l´assenza del prefetto Goffredo Sottile non spiega il rinvio. Nella sede di via Medina non c´è neanche Giovanni Corona, il pm anticamorra, che per il momento si è trasferito nel Commissariato. È il consulente giuridico di Sottile. È stato ieri a controllare Ferrandelle, dove un macchinoso circuito con due consorzi, porta i rifiuti casertani nel sito di stoccaggio. Corona è stato visto a Marcianise, dove arriva il carico da inviare in Germania con il servizio ferroviario di Ecolog, il primo creditore del Commissariato, e ad Acerra. Su questo trasporto Gianni De Gennaro investe parte dei 50 milioni in dotazione. Quanto basta per aprire tre discariche. Ma è questo il nodo.
C´è chi è disposto a spiegare il retroscena. «C´è un po´ di freddezza tra i candidati. Sono preoccupati: l´investimento è molto impegnativo, ma come fanno a lanciarsi se per motivi di ordine pubblico si stenta ad aprire una sola discarica, e se l´unica via è quella di mandare i rifiuti all´estero? Si aspetta quindi che qualcosa si sblocchi». La formula è quella di una “procedura ristretta accelerata”, richiede 35 giorni. Tramontata l´ipotesi di un affidamento diretto. L´attenzione della magistratura sul caos rifiuti ha sconsigliato soluzioni rischiose. Deficit di trasparenza e possibili ricorsi al Tar da parte dei terzi esclusi. Occorre comunque tempo: le società concorrenti hanno bisogno ciascuna di 25 giorni per interpellare le banche, che riuniscono i consigli di amministrazione prima di finanziare impegni così importanti. Altra perplessità è legata a Fibe, che non ha completato l´opera di Acerra né può farlo avendo la sua capofila Impregilo i conti bloccati.
Chi subentra, chiede poi di essere sollevato da azioni giudiziarie per inadempienza se il lavoro ultimato eventualmente non rispondesse a quanto sancito dal contratto. Una preoccupazione che non hanno nascosto i possibili candidati. Ai francesi di “Veolia” e ai lombardi di “A2A” si è aggiunto il gruppo spagnolo Abertis, agganciato a “De Vizia Transfer”. È stata quindi prospettata anche l´ipotesi di un amministratore giudiziale scelto dalla magistratura per interloquire meglio con il Commissariato. È interessata alla gara Asìa che potrebbe presentarsi con Arin, proponendo di gestire il ciclo dei rifiuti e delle acque.
In un incontro in Regione con il Commissariato sono state avviate le procedure per il trasferimento della gestione dei fondi Por e Apq, previsti per gli impianti di Cdr. Impianti che, secondo una stima della società Hera, chiedono una spesa di 4 milioni per il “revamping”, devono essere rimessi a norma. È al lavoro il nuovo assessore regionale Walter Ganapini, presidente di Greenpeace. Tra i suoi impegni, anche la presidenza di “Macroscopio Spa”, società di consulenza con clienti nel settore ambiente.
Sono ripresi i viaggi su ferrovia. Alcuni treni sono partiti per la Germania. Si tratta però di piccole boccate d´ossigeno, trasferimenti gestiti dalla Ecolog in base a contratti firmati in passato e poi confermati da De Gennaro. Hanno un loro effetto: i Cdr si svuotano un po´ e dunque può aumentare il conferimento in impianto da parte dei Comuni allo stremo. Ci vorrà invece ancora qualche giorno perché dalla Germania giungano risposte precise, con tanto di definizione dei quantitativi accettati e dei costi, in merito alla richiesta di De Gennaro di portare in Germania le 200 mila tonnellate di arretrati per strada, viaggio della speranza in attesa del difficile allestimento delle discariche. Si cercano anche navi con container per portare attraverso l´Adriatico rifiuti nei Balcani, senza impegnare camion attrezzati per la raccolta.
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15 febbraio 2008
Repubblica - Napoli
Il leader di Palazzo Partanna: “Le nostre proposte per aiutare De Gennaro”
Lettieri: “Aggiudicazione diretta per l´inceneritore di Acerra”
Assumiamo nelle nostre aziende 50 giovani disoccupati nei Comuni in cui si aprirà una discarica. La crisi ci ha fortemente danneggiato, vogliamo uscirne il più velocemente possibile
di Cri. Z.
È andato a Roma, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, a chiedere di sbloccare il finanziamento di altri 100 milioni di euro per l´emergenza rifiuti. Lo ha fatto e si è vergognato. «Mi sono vergognato di chiedere ancora soldi, dopo 14 anni di crisi, ma bisogna togliere i rifiuti dalla strada e risalire la china, perciò ho messo una maschera sul viso, una bella faccia tosta, e sono andato». Il presidente dell´Unione industriali di Napoli, Gianni Lettieri, dopo l´incontro a Roma di due giorni fa, scende in campo per «sbloccare questa situazione di stallo».
Presidente Lettieri lei offre ai comuni che ospiteranno una discarica, come previsto nel piano De Gennaro, forti aiuti. Cosa intende?
«Al governo ho chiesto fondi, risposte chiare sul Cip 6, e l´assegnazione diretta per l´appalto del termovalorizzatore di Acerra. Noi, però, ci siamo impegnati ad appoggiare il piano De Gennaro, cioè: ad assumere nelle nostre industrie 50 giovani disoccupati, residenti nei comuni in cui si aprirà una discarica; a realizzare una scuola, una piscina o una qualsiasi struttura di cui la municipalità ha bisogno; ad organizzare un tavolo permanente con una delegazione dei residenti per nominare, a nostre spese, un tecnico di standing internazionale, che valuti i rischi per l´ambiente e la salute».
Visto che siete industriali, qual è il vostro guadagno in quest´operazione?
«Ovviamente facciamo business. I nostri profitti sono due. Innanzitutto chiediamo ai Comuni, come contropartita, di non far pagare ai cittadini la Tarsu, l´Ici e le tasse universitarie, in modo che i nostri giovani non emigrino in altre regioni. Guadagniamo cioè forza lavoro giovane. Il secondo profitto è più diretto. Questa crisi ci ha fortemente danneggiato: per le industrie del turismo parliamo di mancati profitti del 50%; per il comparto agro-alimentare del 30-40%. Sono cifre spaventose. Ora basta, vogliamo uscire dalla crisi il più velocemente possibile».
Lei chiede un´aggiudicazione diretta per l´inceneritore di Acerra. In gara ci sono una multinazionale, la Veolia, e il gruppo lombardo A2A. Così non va contro gli interessi degli industriali campani?
«Tre anni fa io stesso ho partecipato a una gara per la gestione del termovalorizzatore di Acerra, con un´Ati, perché volevo risolvere il problema e perché mi volevo accaparrare questa fetta di mercato. Ma la gara andò deserta. Ora siamo in una situazione talmente grave che l´importante è sbloccare il termovalorizzatore, perciò credo che l´aggiudicazione diretta sia la scelta migliore e più veloce. C´è il rammarico perché in gara non ci sono imprese campane, ma ben vengano i lombardi o gli stranieri, l´importante è che facciano bene… se poi guadagnano buon per loro, a noi interessa solo superare l´emergenza».
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Corriere del Mezzogiorno
Gli industriali: lavoro e scuole per chi accetta la discarica
Lettieri: piano di aiuti per i cittadini. «Niente Ici e Tarsu»
Lettieri: «Mi sono vergognato, l’altra sera, quando sono andato con Beretta a sollecitare ancora soldi al Governo per l’emergenza»
di Paolo Grassi
NAPOLI — Disponibilità a pagare la parcella di un tecnico di fama internazionale, scelto dagli stessi cittadini, che dovrà verificare ogni possibile impatto negativo dell’insediamento; possibilità di realizzare, su richiesta delle amministrazioni locali e della gente del posto, una scuola, una struttura sportiva o quant’altro fosse necessario per migliorare la qualità della vita; assunzione di cinquanta giovani residenti nell’area ad opera delle aziende associate all’Unione industriali; richiesta di azzerare Tarsu, Ici e tasse universitarie per i comuni o i quartieri della provincia partenopea che accetteranno di ospitare una discarica. Gianni Lettieri, presidente di Confindustria Napoli, annuncia le iniziative messe in campo dall’associazione di Palazzo Partanna per aiutare il commissario Gianni De Gennaro a condurre la regione («e in particolare la nostra area») fuori dall’emergenza rifiuti.
«Innanzitutto — spiega il numero uno degli imprenditori — auspichiamo che De Gennaro resti fino al termine reale dell’emergenza. Dunque, se sarà necessario anche oltre i 120 giorni prestabiliti». Poi spiega: «Abbiamo già presentato il nostro progetto al commissario e abbiamo registrato un’ottima propensione nei nostri confronti». La zona interessata dalle misure non è ancora stata individuata: «È compito di De Gennaro farlo», ha continuato il presidente degli industriali.
«Lo devo confessare — ha quindi raccontato Lettieri —: mi sono quasi vergognato nell’andare a sollecitare ancora soldi per l’emergenza rifiuti in Campania. Eppure l’altra sera, insieme con il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, che ringrazio moltissimo per l’impegno, abbiamo incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta per parlare anche e soprattutto di questo tema. Gli abbiamo chiesto di velocizzare il più possibile l’iter per lo stanziamento dei 100 milioni destinati alla Campania, di confermare le indicazioni sul Cip6 e soprattutto abbiamo ribadito la nostra convinzione che la gestione del termovalorizzatore di Acerra debba essere assegnata senza far ricorso a un’uletriore gara». In pratica «abbiamo chiesto un approfondimento vero per comprendere se si può arrivare all’assegnazione diretta a un’azienda o a un consorzio che dia le massime garanzie. Letta, dal canto suo, ha promesso il masssimo impegno sul tema, annunciando che già nella prossima settimana il decreto sui fondi e sul Cip6 dovrebbe arrivare alle Camere già in settimana». Proprio in vista di questo appuntamento il leader degli imprendotori sollecita «i parlamentari tutti della Campania ad adoperarsi affinché il testo sia approvato». Infine una frecciatina al neo assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapini. «Le sue prime affermazioni sono incoraggianti, ma io ritengo che nella sola provincia di Napoli servano almeno due termovalorizzatori. Basti pensare che il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, sta pensando al raddoppio degli impianti».
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14 febbraio 2008
Corriere del Mezzogiorno
La holding francese «Occorrono ordinanze in deroga per poter bruciare il tal quale nell’impianto»
Veolia: sul termovalorizzatore il peso dei comuni morosi
di Angelo Agrippa
NAPOLI — Ufficialmente i vertici della multinazionale francese, Veolia, non rilasciano dichiarazioni ufficiali «per evitare turbolenze - sostengono - sui mercati azionari». E la partita di Acerra, definita dagli addetti ai lavori non proprio ininfluente per gli effetti che potrà produrre sulle dinamiche finanziarie europee, se alla fine sarà aggiudicata ai francesi produrrebbe un vero scossone sulle quotazioni del gruppo. «Su Acerra — spiegano comunque i vertici della multiutility — occorre trovare soluzioni intermedie. Che consentano di bruciare rifiuti senza correre rischi. Auspichiamo che si intraprendano iniziative in deroga alla normativa attuale, eccessivamente restrittiva, che ci consentano condizioni sufficienti per poter lavorare». In soldoni, Veolia chiede espressamente garanzie, a partire dalla domanda più elementare: «Chi paga?». Sì, giacché il nodo principale resta quello legato all’oscuro scenario attuale: «Con il 30 o il 40 per cento dei comuni morosi — spiegano dal quartiere generale italiano di La Spezia — e altri sciolti e commissariati, quindi con il rischio di registrare un effetto domino di inadempienze, diventa oltremodo rischioso riscuotere il pagamento dagli enti locali per i rifiuti che saranno bruciati. Il termovalorizzatore di Acerra, per essere completato, necessita almeno di altri ottanta milioni. Inoltre, si spera che intervenga un’ordinanza per evitare di procedere al revamping dei Cdr, in modo da risparmiare un altro centinaio di milioni».
Veolia, insomma, è sulla stessa linea della lombarda A2A che, ieri, attraverso il suo patron, Renzo Capra, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno
ha chiesto la cancellazione della fase di trasformazione dei rifiuti in cdr definendola «inutile e dispendiosa». La multinazionale francese riprende la riflessione di Capra per farla propria: «Ha ragione Capra — dicono —: l’unico scoglio vero, nel caso dei Cdr, è rappresentato dalle centinaia di addetti che quella linea di trasformazione si porta dietro. Tuttavia, non sarebbe complicato elaborare una soluzione alternativa per la ricollocazione dei dipendenti». Quanto al ripristino del beneficio del Cip6, poi, si ritiene fondamentale ottenere il sostegno finanziario, così come disposto dalla recente ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri: «È indispensabile per poter lavorare — affermano i vertici della multiutility — altrimenti, con i comuni morosi che ci ritroviamo, la gestione dell’impianto di Acerra diventerebbe rapidamente un investimento fallimentare». Infine, la società francese, leader internazionale del settore, lamenta anche un certo immobilismo da parte degli uffici commissariali: «Abbiamo inviato una nostra lettera — spiegano — senza ottenere ancora una risposta o una convocazione. Gara o trattativa per noi fa lo stesso, basta che siano stabilite condizioni chiare e precise».
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3 febbraio 2008
Corriere del Mezzogiorno
Emergenza e tariffe scontate
La favola del cip6
di Marco Demarco
Il Cip6, come molti ormai sapranno, non ha nulla a che vedere con la sesta mano di una partita di poker o con il sesto capitolo del romanzo di Willem Elsschot, che usò il vezzeggiativo Cip per chiamare un bambino la cui nascita interruppe un lungo fidanzamento. Il Cip6 è la sesta disposizione di un comitato interministeriale prezzi che nel lontano 1992 decise di accordare contributi pubblici a chi avrebbe prodotto energia con fonti rinnovabili. Si discute ancora se le nostre ecoballe, ossia l’immondizia avvolta in una leggera pellicola di plastica, possano considerarsi fonti rinnovabili. Il discorso è lungo, ma basti sapere che gli ecologisti lo escludono, mentre i pragmatici ne sono convinti.
Perché questa premessa? Perché finora si è sempre detto che l’esclusione del Cip6 nel caso del costruendo termovalorizzatore di Acerra avrebbe messo in fuga i privati investitori. In effetti, ben due gare, approntate per la gestione di quell’impianto, sono andate deserte. Non i francesi della Veolia, né i bresciani della A2A, né chiunque altro si è fatto avanti per accendere i forni di Acerra e liberarci dalle ecoballe che ogni mese, ormai da diversi anni, accatastiamo in uno spazio equivalente a quello di quattro campi di calcio.
Così, quando l’altro giorno il governo Prodi, seppur sfiduciato, ha varato l’estensione del Cip6 a tutti i sedici termovalorizzatori in costruzione in Italia, in molti hanno esultato con l’entusiasmo di una squadra di ragazze pon-pon. Finanche Francesco Boccia, capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi, braccio destro di Enrico Letta, ieri su Il Mattino ha spiegato che ora il futuro di Acerra è meno fosco. Ma se il problema era solo quello, gli è stato giustamente chiesto, perché non intervenire prima? «Non potevamo farlo — si è addirittura giustificato Boccia — perché avremmo invalidato la gara stessa e magari sarebbe piovuto qualche avviso di garanzia».
Orbene, c’è finalmente chi ha letto il bando di gara, e che cosa ha scoperto? Semplicemente questo: che gli incentivi di cui parliamo erano già inseriti nel capitolato. Era già stabilito, cioè, che al nuovo gestore di Acerra si estendessero «le agevolazioni previste dal titolo II paragrafo 4 bis del provvedimento Cip6/92». Ciò nonostante i privati non si sono fatti vivi. Tutto questo la dice lunga sulla complessità della vicenda e sull’approssimazione con cui si attende all’emergenza rifiuti. «E che cosa facevano i savi?», verrebbe da chiedersi alla maniera di Carlo d’Angiò.
Ora chi ha inutilmente esultato ha già pronta un’altra soluzione: quella della trattativa privata con i possibili gestori di Acerra. Può darsi che funzioni, e in cuor nostro ce lo auguriamo. Ma può darsi anche che non ci siano scorciatoie al groviglio finanziario e legale in cui la vicenda di Acerra si è avviluppata. E allora nessun ottimismo è più giustificato. Prima di allettare i privati con altro dispendio di denaro pubblico sarà bene rifare più volte i calcoli, perché i rifiuti no, ma noi siamo stati già bruciati.
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2 febbraio 2008
Repubblica - Napoli
Dopo gli incentivi Cip 6 per Acerra, parla un manager del gruppo
“Termovalorizzatore ora siamo disponibili”
I lombardi A2A di nuovo in corsa
di An. Car.
Le buste vuote della gara, e subito dopo il Cip6 per Acerra, l´ordinanza firmata da Romano Prodi con la quale si prevede la possibilità di utilizzare incentivi pubblici per gli impianti di termodistruzione della Campania. Acerra, e non solo. Anche Santa Maria la Fossa, anche Salerno. Ma è su Acerra che l´effetto è immediato, se una delle aziende scappate dalla prima gara, i lombardi di A2A, si dicono pronti a tornare in corsa. «L´interesse e la disponibilità rimangono», la dichiarazione ufficiale che giunge dalla cordata italiana.
L´altra compagnia in corsa nei mesi passati era francese, Veolia, l´ex Vivendi, passata alla gestione del ciclo dei rifiuti dopo essersi fatta un nome nel ciclo delle risorse idriche. Circostanza, questa, che già aveva mandato in allarme i movimenti protagonisti giusto due anni fa della battaglia contro la privatizzazione del processo a Napoli. Oggi Veolia è l´azienda numero 2 al mondo nel suo settore. Ha poco meno di mezzo milione di clienti e poco più di 6 miliardi e mezzo di euro di fatturato. Lavora in 35 Paesi, dall´Australia al Brasile, dalla Colombia alla Germania. Con la prospettiva che si vada a trattativa privata, tornano in gioco pure i francesi.
Il Cip6 per Acerra riapre le polemiche e di fatto riapre la partita per completamento e gestione del primo termovalorizzatore. «Un provvedimento che giudico un aiuto alla Campania, un contributo a sbloccare la situazione. La nostra disponibilità e il nostro interesse rimangono. Altro non dico». Così spiega Antonio Bonomo, l´ingegnere che guida il settore Energia di Asm Brescia, società fusa in A2A insieme coi milanesi di Aem.
Direttore Bonomo, cos´è successo? Perché la gara deserta?
«Secondo noi non c´erano le condizioni. Sono state valutate onerosità e rischi: il bando non è stato ritenuto accettabile».
Quali erano le condizioni inaccettabili? Le condizioni politiche?
«Non spetta a me dirlo. Credo debba rispondere il commissariato».
È una rinuncia definitiva?
«L´interesse e la disponibilità rimangono».
Ma dinanzi alla possibilità che si vada a trattativa privata?
«Non decidiamo noi. Se ci chiamano, rispondiamo».
Ora Veolia è la favorita?
«Rispondano i francesi. Sia chiaro che non siamo animati da spirito di conquista. Nel nostro dna c´è lo spirito di servizio. Siamo in Federambiente, nella nostra azienda ci sono anche capitali pubblici».
Chi vince la gara, deve completare i lavori. Come giudicate quelli fin qui eseguiti ad Acerra, e fermi all´85 percento?
«Di dettagli non vorrei parlare».
Dica almeno se l´impianto è adeguato alle esigenze della Campania.
«Non è concepito in maniera negativa, ma avrebbe bisogno di un adeguamento. È molto complesso da gestire».
Settori della società napoletana, consiglio comunale compreso, sono preoccupati per l´arrivo di un gestore estraneo alla città. Il suo pensiero?
«La nostra logica aziendale prevede interventi che contemplino la rappresentanza delle comunità locali».
Dunque la società comunale, la Asìa, sarebbe un vostro partner?
«Non sono automatismi, ma logiche aziendali. Quel che conta è altro».
Cosa?
«Conquistare la fiducia della città nel nome della trasparenza. Tutto va fatto alla luce del sole».
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1 febbraio 2008
Repubblica - Napoli
Dopo la gara per l´affidamento dell´impianto andata deserta il premier dà un´accelerata per la realizzazione della struttura
Scontro Pd-Rifondazione sull´inceneritore di Acerra
Prodi firma l´ordinanza sugli incentivi
Iannuzzi e Della Seta: subito la trattativa privata. Sodano: no alla deroga sui Cip6
di Roberto Fuccillo
È di nuovo rissa sul termovalorizzatore di Acerra. Stavolta la materia del contendere è il Cip6, quella sigla da “Guerre stellari” che in realtà identifica il meccanismo di incentivi da concedere a chi si applica alla gestione dell´impianto. La questione si è riaperta dopo il fallimento della gara per l´affidamento dell´impianto, andata deserta. L´assenza di contributi è una delle condizioni che rendono antieconomico l´investimento. La svolta l´ha data ieri sera Romano Prodi, firmando la relativa ordinanza. Nel frattempo era già ripartita la polemica fra i partiti. Il Pd ha infatti prodotto una nota firmata da Roberto Della Seta, responsabile nazionale per l´Ambiente, e Tino Iannuzzi, segretario regionale del partito. I due invitano a stringere i tempi, chiedono al governo di ricorrere alla gara a trattativa privata e di «autorizzare la possibilità di accedere a quegli incentivi e a quei contributi statali che possono favorire il completamento del termovalorizzatore». In coda poi attaccano anche il centrodestra per «il moltiplicarsi di manifestazioni strumentali e propagandistiche di esponenti che contestano le scelte del prefetto De Gennaro».
Ma il Cip6 riapre un fronte a sinistra, con la polemica fra gli ambientalisti del fare (Della Seta viene dal gruppo dirigente di Legambiente) e quelli del no a tutto. D´altronde la abolizione del Cip6 è una vecchia battaglia dei verdi, che la inserirono in Finanziaria. E già allora il “Sole che ride” andò ai ferri corti con il ministro Pierluigi Bersani. Così ecco Tommaso Pellegrino, deputato e presidente regionale dei Verdi, replicare oggi: «Basta con la demagogia. Il termovalorizzatore di Acerra può fruire dei contributi del Cip6 entro marzo: il ministero dello Sviluppo economico può dare, infatti, l´autorizzazione all´erogazione di questi finanziamenti agli impianti che sono già stati autorizzati. É dunque ora di dire basta agli alibi e di tirare in ballo il ministero dell´Ambiente, che sulla questione non c´entra nulla». Insomma Pellegrino indica al governo la via legislativa già esistente, al fine proprio di evitare che sui verdi e sul loro leader Alfonso Pecoraro Scanio torni a cadere l´accusa di boicottaggio.
Più duro il senatore Tommaso Sodano di Rifondazione: «Sia chiaro che mi rendo perfettamente conto che l´inceneritore è ormai strategico per risolvere la situazione dei rifiuti in Campania, ma mi opporrei con ogni forza alla deroga sui Cip6, perché si tratta di una autentica truffa ai danni dei cittadini». Sodano spiega che la Finanziaria ha abolito la concessione di questi fondi agli investimenti sulle cosiddette “fonti assimilate” alle energie rinnovabili. E aggiunge che «i costruttori, che hanno fatto altri inceneritori in Europa senza contributi statali aggiuntivi, qui vogliono i Cip6, ma mi chiedo perché per Acerra sia necessario reperire altri fondi dalle tasche degli italiani che credono di pagare quel contributo per le energie rinnovabili». A sua volta Pellegrino aggiunge che «su questa questione è aperta una procedura di infrazione da parte dell´Unione europea, e vale la pena di ricordare che in nessun paese d´Europa esiste questo meccanismo di erogazione di fondi pubblici alla termovalorizzazione».
Come se non bastasse, arriva anche la proposta di Rosario Giudice, consigliere comunale di Napoli del Pd. Quest´ultimo chiede nuove indicazioni sul termovalorizzatore al fine di rendere possibile una gestione diretta dell´impianto da parte dell´Asìa, l´azienda napoletana, «tutt´al più supportata da un´altra impresa pubblica o privata dello stesso settore». Un progetto non nuovissimo. Di un coinvolgimento dell´Asìa sull´impianto che in fin dei conti dovrà servire Napoli si era già parlato in passato, magari in combine con la “A2A”, il gruppo lombardo che pure aveva manifestato interesse insieme alla francese Veolia. Ora che quell´interesse è venuto meno, Asìa si ripropone fra i possibili concorrenti.
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31 gennaio 2008
Repubblica
Se anche i francesi si arrendono ai rifiuti di Napoli
di Maurizio Ricci
Chi pensa che Napoli, sepolta dalla spazzatura, stia scivolando nel Terzo Mondo è un ottimista istupidito dalle illusioni. Una delle più grandi città italiane, sotto il peso di tonnellate di rifiuti, è, in realtà, già sprofondata al di sotto del Quarto Mondo, quella costellazione di megalopoli-baraccopoli che, a colpi di 10-20 milioni di abitanti ognuna, sfigurano, i paesi ad urbanizzazione esplosiva dell´Africa, dell´Asia, dell´America latina, da Lagos a Calcutta, da San Paolo a Douala.
In queste città, con il loro contorno di slum e favelas, fogne a cielo aperto, strade precarie, infrastrutture fatiscenti, la raccolta e il trattamento dei rifiuti sono compiti difficili, spesso proibitivi. Però si fanno, a volte meglio, a volte peggio, ma esistono le competenze tecniche e le volontà politiche per gestire i rifiuti. A Napoli no, Napoli è più in là, al di là del Quarto Mondo, ormai in un buco nero su cui manca solo il cartello: irrecuperabile. Lo certifica la notizia che l´asta per il termovalorizzatore di Acerra, attorno a cui ruota tutta la strategia di trattamento dell´immondizia campana, è andata ancora una volta deserta. Hanno rinunciato i bresciani e i milanesi di A2A, il colosso lombardo dei servizi pubblici locali.
Ma, soprattutto, ha sbattuto la porta un gigante mondiale come Veolia. Il nome è nuovo, ma Veolia non è altro che l´ex Vivendi, a sua volta ex Compagnie Générale des Eaux. Dalla gestione delle acque è passata recentemente all´industria dei rifiuti, arrivando rapidamente in prima fila. Veolia è, oggi, l´azienda numero 2 al mondo per la gestione dei rifiuti, con un giro d´affari di 6,6 miliardi di euro nel 2005. Tratta, ogni anno, 53 milioni di tonnellate di spazzatura, per conto di quasi mezzo milione di clienti, grazie a oltre 80 mila dipendenti. In 35 paesi. Fra i quali ci sono Germania, Australia, Nuova Zelanda, Francia. Ma Veolia non tratta solo l´immondizia delle graziose villette di Wellington e Sydney o dei megaquartieri di edilizia popolare di Parigi o Berlino. Veolia lo fa anche nel pieno del Quarto Mondo, nelle megalopoli-baraccopoli dell´India, del Brasile, della Colombia, dell´Egitto. Accetta ogni giorno la sfida di San Paolo, del Cairo, dell´inferno urbano di Calcutta. Ha appena deciso di poter affrontare anche le difficoltà dell´Africa equatoriale, sbarcando in Camerun, a Douala e Yaoundé. E´ a Napoli che ha gettato la spugna: troppo difficile.
Troppo difficile, perché? I francesi hanno avuto la cortesia di spiegarlo. Non per motivi tecnici. E neanche economici. Perché mancano le condizioni politiche, hanno scritto. In buona sostanza, non ritengono affidabili le garanzie che forniscono politici e istituzioni. Il governo in crisi, certo, ma anche gli organi locali. E´ l´atto d´accusa più bruciante perché pone al centro della crisi dell´immondizia gli uomini, prima che le circostanze. Ma è difficile dare torto ai dirigenti di Veolia. Ieri, mentre il termovalorizzatore di Acerra ripiombava nel limbo delle imprese impossibili (chi c´è, dove non osa inoltrarsi Veolia?), la classe politica napoletana si mobilitava per un consiglio comunale che deve abbozzare un piano per la raccolta differenziata dei rifiuti. Tutti i protagonisti erano impegnati a rimpallarsi le responsabilità. E il governatore Bassolino, sul suo blog, si complimentava per gli esperimenti di raccolta differenziata compiuti dagli ambientalisti in un quartiere di Napoli, scorgendovi un´importante indicazione per il futuro. Quale futuro, governatore? Il problema è qui, ora, subito.
Paradossalmente, quando guardiamo crescere le montagne di spazzatura di Napoli, ne vediamo la parte migliore. L´ultima. Quella appena arrivata. Lì sotto, c´è ancora il primo sacchetto, fermo dal 29 dicembre. Sepolto da un mese, fra milioni di altri sacchetti, tutti potenzialmente una bomba biologica. Presto – soprattutto visti i tempi della crisi della spazzatura napoletana – arriverà il caldo. E, allora, l´emergenza può deflagrare.
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30 gennaio 2008
Dopo gli italiani, si ritirano i francesi del colosso Veolia: termovalorizzatore fermo
Acerra, salta la gara d´appalto “Mancano le garanzie politiche”
di Antonio Corbo
È nero anche il futuro. Salta la terza gara per gestire ad Acerra l´inceneritore, il terminale del ciclo di smaltimento, la stazione d´arrivo dei rifiuti. Proprio in attesa del termovalorizzatore, il governo riapre le discariche. Ma ieri mattina “Veolia”, colosso francese, ha scritto al commissario De Gennaro una lettera cortese, ma molto chiara. Si ritira perché mancano le garanzie politiche, valutata la crisi di governo. La società di Parigi era l´unica candidata, lunedì si era già sfilata l´altra, la lombarda “A2A”, sintesi tra la bresciana “Asm” e la milanese “Aem”. «Mancano garanzie normative ed economiche, dispiace per la Campania che rispettiamo molto», dice a “Repubblica” Antonio Bonomo, vicedirettore generale. La holding da ieri è al centro di una trattativa tra i sindaci Moratti e Chiamparino, obiettivo il Piemonte. La doppia notizia, il no a Napoli e l´interesse per Torino, ha rilanciato il titolo. Dopo un avvio positivo in Borsa (0, 51) il gruppo “A2A” ha registrato un picco alle 11 con 1,44, chiusura buona a 0,79.
L´inceneritore è quasi ultimato. Opera di Fibe e Fisia, due società di Impregilo, che ha avuto ieri un boom a Piazza Affari: 4,23. Non risente quindi della paralisi di Acerra, dove invece affiorano preoccupazioni per il lavoro. Aspettano il passaggio di cantiere 400 addetti. Da ricordare anche l´indotto. Si profila un´altra crisi, l´occupazione. Ieri sera, un portavoce di Impregilo ha confermato da Milano che Fibe e Fisia non completeranno i lavori, che pure superano già la soglia del 90 per cento. Mancano cinque mesi e 75 milioni di spesa. Fibe e e Fisia hanno i conti chiusi dalla magistratura, non possono chiudere accordi con il Commissariato, sono interdette. Erano assenti anche in questa gara.
Si è concluso ieri il decennio terribile di Acerra. Comincia nel 1998 con un bando considerato infelice. Vince Fibe (allora Impregilo, con Romiti nell´orbita Fiat) grazie ad una offerta economica molto bassa: si accontenta di 63 lire al chilo contro le oltre cento chieste da Enel e dalla stessa “Ams” di Brescia, allora in cordata con “De Vizia transfer srl”, attuale proprietaria della discarica di Difesa Grande ad Ariano. Il bando ha previsto che bruciassero combustibili da rifiuti con un livello calorico minimo molto elevato, per ogni chilo almeno 15mila “kilojoule” (è una unità di misura). Questa prescrizione in linea con la legge Ronchi ha messo in crisi il sistema: le ecoballe non superano quota 12mila, i sette impianti di Cdr quindi sono inadeguati, tutti da rimettere a norma. Ecco il primo motivo di fuga per i candidati della gara saltata ieri. Ma ce ne sono almeno altri due. Il primo è ambientale e segreto: le società temono intralci, tra politici locali, comitati di protesta, clan. Il secondo è economico: Acerra conviene se c´è un incentivo statale (il Cip6) che incoraggia la produzione di energia da fonti alternative. I rifiuti erano, ma non sono più equiparati ad altre fonti: eoliche e solari. Sembra che vi fosse un accordo non ufficiale per una deroga, solo per Acerra. La crisi di governo cancella qualsiasi impegno non scritto. Rimaneva solo una clausola nel bando: senza Cip 6 il contratto sarebbe stato più lungo, da 15 a 25 anni. Neanche questo convince le due candidate. Solo due, perché il prefetto Alessandro Pansa ha firmato a settembre un bando molto selettivo: tra i requisiti, un patrimonio netto di 500 milioni (erroneamente si è detto 800 nei giorni scorsi). In caso di Ati (associazione temporanea di imprese) la capofila doveva avere il 60 per cento, 300 milioni. Il partner il 40, quindi 200. Investimento da circa un miliardo con requisiti proibitivi: sono sparite le cordate tra società pubbliche. Alto anche il canone: 801 milioni per 15 anni.
Tra le clausole più allarmanti, completare la costruzione di Acerra secondo le disposizioni del Commissariato. Cioè, secondo il progetto Fibe. Un impianto considerato «efficiente e molto avanzato» da “Veolia”, ma Federambiente con il presidente Daniele Fortini auspica qualche collettivo per aumentare la produttività. «Va accelerato il rapporto tra combustibili e megawattora». Non influisce sul nuovo gestore, ma non è sfuggito il contenzioso tra Commissariato e Fibe: si sono costituiti l´uno contro l´altra, tutt´e due rivendicano un miliardo e mezzo di danno di immagine, non solo. Fibe avanza 667 milioni, il governo tira fuori i suoi conti, e ne chiede 700. Brutto clima.
Il bando fu firmato da Alessandro Pansa. La nuova grana passa a Gianni De Gennaro. Ha in astratto i poteri per rimediare con una trattativa privata. Gli restano cento giorni. Avrebbe anche i tempi, ma da Palazzo Chigi quale segnale arriva, e da chi?
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