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4-6 maggio 2007 / il Bertolaso affranto, e il seguito

6 maggio 2007

Corriere del Mezzogiorno
La discarica di Villaricca chiude a fine maggio
di Fabrizio Geremicca

Chiuderà il 26 maggio la discarica di Villaricca, realizzata nella cava Riconta e ormai satura di 400.000 tonnellate di rifiuti. Così ha detto Marta Di Gennaro, la vice di Guido Bertolaso, durante l’incontro con i sindaci di Qualiano, Villaricca e Giugliano, in Prefettura a Napoli. E’ stata respinta, invece, la richiesta del primo cittadino di Giugliano, Francesco Taglialatela, di bloccare l’ordinanza commissariale che prevede l’ampliamento del deposito di ecoballe a Taverna del Re. Sono andati via da Napoli con una mezza vittoria e tante perplessità, dunque, i sindaci Raffeale Topo (Villaricca), Tagliatatela e Pasquale Galdiero (Qualiano). Stesso stato d’animo per i 500 che avevano sfilato con loro in corteo e li hanno attesi fuori alla Prefettura, innalzando cartelli e striscioni. Venti giorni di tempo, dunque, per Bertolaso. Tre settimane per individuare almeno un nuovo invaso da destinare a discarica. Se non lo troverà, potrebbe riprendere persino l’esportazione dei rifiuti in Germania, quella che costa 150 euro a tonnellate. Il progetto Serre uno sversatoio in una cava a pochi passi dall’oasi del Wwf è stato infatti bocciato dal Tribunale di Salerno. La discarica Lo Uttaro domani Giuseppe Messina di Legambiente presenterà un esposto alla Procura, avendo rilevato venerdì copiose fuoriuscite di percolato dai camion che portano i rifiuti provenienti dall’impianto di tritovagliatura di S. Maria accoglie solo la spazzatura prodotta in provincia di Caserta. Se Bertolaso non troverà una soluzione entro fine maggio, l’emergenza si avviterà su se stessa. Potrebbe accadere anche prima, peraltro: a Villaricca arrivano infatti meno tonnellate che nei mesi passati. Lo ha deciso proprio il Commissario di Governo, per evitare che si formi altro percolato. Circa la metà delle 7500 tonnellate di immondizia che la Campania produce ogni giorno e ricicla pochissimo soli il 10% si accumula nei Cdr di Casalduni, Pianodardine e Battipaglia. Urge un piano B, dopo la bocciatura di Serre «Lo abbiamo e ci stiamo lavorando», garantiscono gli uomini di Bertolaso, ma non dicono quale sia. L’incertezza esaspera la preoccupazione dei cittadini. A Caserta, ambientalisti e comitati temono che il capo della Protezione Civile punti sulla cava Mastroianni. Il vescovo Raffaele Nogaro, per evitare tentazioni, celebrerà una messa all’aperto proprio vicino all’invaso, il 13 maggio. La Campania si ritrova, insomma, al punto di partenza.
I sindaci protestano contro le discariche non senza ragioni ma a volte dicono no perfino agli impianti di compostaggio, dove l’umido rivoltato in grandi capannoni ed ossigenato diventa fertilizzante. Ne servirebbero per una capacità di 600.000 tonnellate.
Centodieci milioni di euro di finanziamento europeo rischiano, invece, di restare inutilizzati, perché almeno 10 comuni hanno ritirato la propria disponibilità ad ospitare gli impianti. Distorsioni che non dipendono dalla mancanza di soldi, dunque, ma da inefficienze, pigrizie, paure, interessi contrastanti.
Di risorse ne sono state spese già tante, in 13 anni.
Sono, anzi, in arrivo nuovi finanziamenti dalla Regione. Ha detto ieri Bassolino: «E’ pronto il bando che concede 40 milioni di euro alle imprese impegnate nella filiera del riciclaggio. Dai fondi Por saranno destinati inoltre 300 milioni di euro per completare gli impianti, la differenziata, il riciclaggio e le bonifiche». «Massima collaborazione» da parte del Comune di Napoli con il commissariato per l’emergenza rifiuti in Campania. Il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino Russo, lo ribadisce al commissario straordinario. «Non so con chi ce l’avesse Bertolaso quando ha detto di essere stato lasciato solo, certo non con il Comune di Napoli. Bertolaso non si è mai rivolto al Comune che, quello che deve fare, lo sta facendo: l’Asia è deputata allo spazzamento e alla raccolta dei rifiuti e lo sta facendo. Noi non abbiamo campagne da offrire per fare siti di stoccaggio o siti di combustione dei rifiuti, se li avessimo li metteremmo a disposizione».
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5 Maggio 2007

Repubblica - Napoli
Oggi manifestazione in prefettura per la chiusura di Villaricca. Prosegue tra molte difficoltà la ricerca di nuove discariche
“Ecco 600 cave abbandonate”
Rifiuti, una proposta della Regione. “Ma Bertolaso non è solo”
Gli spazi possono essere colmati con “inerti” per ricomporre le montagne
L´assessore ai Lavori pubblici De Luca replica al commissario offrendo una soluzione
di Antonio Corbo

L´ira di Villaricca tocca oggi la prefettura di Napoli. Alessandro Pansa è stato già informato. È pronto a tollerare il breve sit-in annunciato dal sindaco Raffaele Topo. «Simbolico», in una parola c´è l´accordo. L´eleganza dei rapporti istituzionali nasconde la realtà: l´insofferenza di 165 mila abitanti stremati. La discarica è colma e immonda, i venti ne portano l´odore nauseabondo in tre Comuni: Giugliano e Qualiano oltre Villaricca. L´emergenza è acuita dalla polemica. «Bisogna chiudere, chiudere», adesso urlano anche i sindaci. Dieci maggio il termine ultimo. Bertolaso cerca altri spazi per scaricare l´immondizia di Napoli, non li trova, nella corsa contro il tempo rivela anche lui forti tensioni. «Mi hanno lasciato solo», ripete. E la frase ha un´eco in Regione.
«Solo? Non direi. Nessuno in Regione, in tutte le giunte, da Rastrelli a Losco a Bassolino, in tutte le forze politiche e sociali, nessuno può scagliare la prima pietra. Ma la Regione con Bassolino non ha mai mollato Bertolaso. Ed io posso mostrare i documenti», esce dal suo riserbo Enzo De Luca, assessore della Margherita tra i più vicini al governatore in questi ultimi tempi. Apre i cassetti.
«Ho scritto al Commissariato. C´è una strada seria. In Campania abbiamo 600 cave, per la precisione 633. Abbandonate. Sono a disposizione di Bertolaso. La legge, che io ho dato dopo 21 anni essendo commissario ad acta, prescrive il ripristino dei luoghi. Ci sono intere montagne divorate, ferite. Vanno ripianate. Ovviamente nel pieno rispetto delle norme. Ma ora dal 7 giugno 2006 ci sono gli strumenti normativi per farlo».
Oltre 600 cave abbandonate, possibile? «Possibile. Ho fatto preparare uno studio. Una cartografia delle cave. Attive, dismesse e abbandonate. Per quelle dismesse c´è una premialità, vogliamo che siano ricomposti i territori. Ho detto di più per favorire il Commissariato: applichiamo la stessa premialità anche a quelle abbandonate. Ce ne sono tante: 222 a Caserta che è la zona madre dello scempio, una zona franca tanto che c´è un commissario di governo, poi 154 a Salerno, 113 a Napoli, 73 a Benevento, 71 ad Avellino».
Non potranno mica sversare lì i rifiuti? «Rifiuti inerti. I miei tecnici danno una soluzione: dicono che si deve fare un “riempimento a terrazzamento” perché l´opera sia perfetta».
Il limite è tutto qui: inerti. Lo sono i rifiuti che escono dai Cdr? Sembra di no. La gestione di Fibe, esclusa più volte dal governo con decreto legge ma sempre più presente, ha subìto forti critiche. Dovrebbe bruciare le ecoballe, che intanto si accumulano: 5 milioni di tonnellate in mezza Campania. Alcune anche nel Parco del Vesuvio. La stessa discarica di Villaricca, con uno stagno di percolato in cima, dimostra la pessima qualità dei rifiuti. “Tritovagliati” e subito sversati.
De Luca insiste. «Bertolaso non può dire di essere stato abbandonato. Il lavoro dev´essere serio e anche lungo. Non illudiamoci che il 31 gennaio finisca il regime straordinario. È banale ipocrisia dirlo, è grave pensarlo. Con i sindaci che vanno in trincea con la fascia tricolore, con i vescovi che sbarrano la strada, con gli scontri giudiziari tra istituzioni, Stato contro Stato, come si può tornare all´ordinario? E con la camorra che non cede? No, occorrono poteri straordinari. Ma vanno esercitati con fermezza, dico questo a Bertolaso. E non solo a lui».
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Corriere del Mezzogiorno
Bonifiche, 174 milioni «dirottati» sull’emergenza
Rifiuti, Nicolais ai sindaci: necessarie scelte impopolari
Forza Italia contro Prodi: ha abbandonato Bertolaso
di Fabrizio Geremicca

NAPOLI — «Se portiamo i rifiuti in Germania non è impopolare da un punto di vista di impatto elettorale, ma lo è dal punto di vista economico. Serve il coraggio delle scelte impopolari». Il ministro dell’Innovazione nella Pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, ieri a Salerno, ha criticato i sindaci che si oppongono agli sversatoi progettati dal commissariato di Governo. Tempi e luogo della dichiarazione indicano chiaramente che le parole del ministro erano indirizzate a Palmiro Cornetta, il sindaco di Serre in prima fila contro la discarica progettata da Bertolaso a un passo dall’oasi del Wwf e bocciata dal tribunale. Cornetta corre, infatti, per le amministrative di fine maggio. Da Serre, la replica: «C’è una sentenza di un magistrato da rispettare. Serve coraggio, è vero, ma per cambiare una politica dei rifiuti basata su megadiscariche, che in 13 anni ha prodotto solo guadagni per le ecomafie».
Intanto, l’audizione di Guido Bertolaso in Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti continua a far discutere. Il Commissario, hanno riferito alcuni parlamentari — i verbali della seduta sono stati secretati —, ha rivolto un j’accuse al governo ed a Prodi: «Mi negano gli 80 milioni di euro promessi per far fronte all’emergenza». Ieri i collaboratori del capo della Protezione civile hanno smentito: «Sono state completamente travisate le parole di Bertolaso». Nicola Cosentino, il coordinatore per la Campania di Forza Italia, lancia comunque un duro attacco al centrosinistra, proprio a partire dalle dichiarazioni di Bertolaso riportate sui giornali di ieri: «La sciagurata gestione dell’ambiente e del territorio operata dal governatore Antonio Bassolino trova nel presidente del Consiglio un formidabile alleato. La mancanza di fondi mette una seria ipoteca sul lavoro sin qui svolto dal commissario Bertolaso». Per la verità, se c’è una cosa che non è mai mancata, in 13 anni di emergenza rifiuti, sono i soldi.
Sperperati, sprecati, dilapidati, ma tanti. Compresi quelli che avrebbero invece dovuto finanziare le bonifiche. «I nostri fondi sono stati dirottati in gran parte verso l’emergenza rifiuti», ha infatti detto il subcommissario alle Bonifiche, Arcangelo Cesarano, durante una recente audizione al Senato, in Commissione Ambiente. Dieci anni fa, per le bonifiche, lo Stato stanziò, infatti, 174 milioni di euro.
Divorati dal business dell’eterna emergenza spazzatura. «Ho chiesto alla Regione di ripristinare le somme distolte», ha riferito ai parlamentari Cesarano. «Fino ad ora sono stati però recuperati solo 50 milioni di euro di fondi ordinari». Meno di un terzo della cifra iniziale.
Altri 53 milioni di euro sono arrivati con i fondi Por 2000/ 2006. Insufficienti. Nel litorale Domitio Flegreo e Agro Aversano sono state rimosse solo 1400 tonnellate di materiale, prevalentemente inerti dell’edilizia. Briciole, perché nei 77 comuni del sito il commissariato stima che vadano portate via 800.000 tonnellate di materiali, almeno il 10% dei quali sono rifiuti tossici e nocivi.
«Non abbiamo neanche una conoscenza adeguata della situazione della falda sotterranea», ha riferito Cesarano ai senatori. Non si giustifica, perciò, l’entusiasmo col quale Antonio Bassolino, un mese fa, ha annunciato: «Sta per partire un piano di bonifica». Lo si aspetta da anni.

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La manifestazione /E il 19 maggio Zanotelli e Wwf tornano in piazza
NAPOLI — Raccolta differenziata porta a porta, realizzazione di impianti di compostaggio dove l’umido diventa fertilizzante, impianti di trattamento a freddo della percentuale residua dei rifiuti, in alternativa agli inceneritori ed ai gassificatori. E’ la ricetta dei Comitati campani e della rete Rifiuti Zero. Su questa piattaforma, è stata convocata la manifestazione nazionale che si svolgerà il 19 maggio a Napoli ed è stata annunciata ieri all’Orientale, presente Alex Zanotelli. «Non servono discariche sempre più grandi e inceneritori che avvelenano con la diossina e con le nanoparticelle — ribadiscono i promotori — ma una politica industriale che si basi sul riuso e una politica della raccolta differenziata fondata sul porta a porta». Quel che è mancato, dicono, «in 13 anni di gestione emergenziale, durante i quali hanno guadagnato solo la Fibe e la camorra». I Comitati denunciano anche che gli unici tre impianti pubblici di compostaggio in Campania sono inoperosi, perché adibiti a deposito delle ecoballe e della frazione organica del rifiuto.
Appuntamento in piazza il 19, dunque, insieme ai No Tav, No Dal Molin, associazioni e comitati da tutta Italia. «Ci sarà anche il Wwf», anticipa il presidente regionale, Ornella Capezzuto. (F. G.)
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4 maggio 2007

Repubblica - Napoli
L´EMERGENZA /Annuncio a sorpresa davanti alla Bicamerale
Bertolaso: “Per i rifiuti non ci sono più soldi”
“Mi sento accerchiato, è il momento peggiore per la Campania”
di Patrizia Capua

«Non ci sono soldi. Il Ragioniere dello Stato mi ha comunicato in una nota che non c´è disponibilità degli 80 milioni promessi da Prodi, cioè le risorse necessarie per mettere in moto la macchina». Drammatica testimonianza ieri di Guido Bertolaso, comparso dinanzi alla commissione Bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. A ciò, il commissario per l´emergenza rifiuti in Campania ha aggiunto la difficoltà a governare il processo di bonifica, in quanto affidato a un altro diverso commissariato, retto dal governatore della Campania, Antonio Bassolino. C´è di più. Bertolaso ha detto che le imprese che gestiscono la bonifica non operano a causa di un contenzioso con la Regione che deve dare loro 39 milioni di arretrati. Per portare via 1500 metri cubi di percolato dalla discarica di Villaricca avrebbero chiamato ditte municipalizzate di altri Comuni.
«Mi sento accerchiato. Per la Campania è il momento peggiore, la situazione più difficile e drammatica di questi ultimi 14 anni» si è sfogato Bertolaso di fronte alla commissione. Questa ha deciso di chiedere di convocare il presidente del Consiglio, Romano Prodi, sull´emergenza rifiuti in Campania, entro maggio. Lo ha annunciato il vicepresidente, Camillo Piazza, deputato dei Verdi. «O si restituiscono tutti i poteri alla Regione e si mette fine a questo eterno commissariamento, oppure è necessario accorpare le funzioni di bonifica e quelle dell´emergenza rifiuti». Per Bertolaso non ci sono altre soluzioni. Tra i problemi sospesi c´è la risposta, era attesa in aprile, del ministero dell´Ambiente sulla discarica di Santa Maria la Fossa. Intanto il sindaco Vincenzo De Luca rilancia la proposta di realizzare un termovalorizzatore a Salerno.
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1 maggio 2007 / il no dei giudici a Serre

Repubblica - Napoli
1 maggio 2007

“La discarica di Serre non è sicura”
Salute, ambiente e investimenti: il giudice blocca Bertolaso
di Dario Del Porto

Il commissariato straordinario per l´emergenza rifiuti non ha dimostrato di aver adottato «tutte le misure idonee ad escludere pericoli per la pubblica incolumità» legati alla realizzazione della discarica di Serre. «Nessuna dimostrazione in tal senso» è stata fornita e «nessuno studio di fattibilità, sul piano della saluta umana, risulta effettuato» dalla struttura guidata dal prefetto Guido Bertolaso. E invece, «considerata la pericolosità intrinseca dell´attività, sarebbe stato onere del commissariato dimostrare la totale sicurezza dell´impianto per la salute umana». Così, in 25 pagine dattiloscritte, il giudice del tribunale di Salerno ha motivato la decisione di sospendere in via cautelare la realizzazione della discarica come chiesto nel ricorso presentato dall´amministrazione comunale di Serre. Il magistrato ha riconosciuto il “fumus” richiesto dalla legge per il provvedimento d´urgenza con riferimento al diritto alla salute dei cittadini e al diritto all´ambiente salubre, tenuto anche conto delle caratteristiche «di eccezionale rilevanza paesaggistica» dell´area, dichiarata nel 2003 «zona umida di importanza internazionale», e della «ampiezza degli interessi coinvolti», compreso un «possibile disastro ecologico». Quindi sottolinea: l´emergenza rifiuti non può «giustificare la collocazione di una discarica in un´area di siffatto valore ambientale, in prossimità di abitazioni e aziende agroalimentari», anche perché la scelta del sito «appare dettata da ragioni di risparmio di tempo, come si rileva dal verbale della riunione dell´11 gennaio 2007 a Castel dell´Ovo». Ragioni «di opportunità o di carattere economico», è la tesi del giudice, non possono avere il sopravvento su diritti protetti dalla Costituzione. La decisione apre ora un altro fronte di crisi. Si profila uno scontro fra istituzioni: il commissariato straordinario impugnerà certamente l´ordinanza proponendo reclamo al collegio. Ma per ora il progetto-Serre si blocca. Scrive il giudice: «Una attenta ricerca della compatibilità di una megadiscarica come quella progettata con la salute dei cittadini sarebbe stata tanto più necessaria in quanto in prossimità dell´area insistono circa 80 abitazioni private, a distanza di circa 700 metri sono in corso di ultimazione insediamenti produttivi relativi ai settori “artigianale” e “agroalimentare” a basso impatto ambientale e a circa 100 metri è in corso la realizzazione di un campo da golf a 36 buche con un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro». Inoltre, si legge ancora nell´ordinanza, la «megadiscarica» potrebbe mettere in pericolo «un´identità storica, culturale ed economica di eccezionale valore» di tutto il territorio». Il sindaco del Comune salernitano, Palmiro Cornetta, accusa Bertolaso: «So che è suo diritto impugnare la decisione ma così facendo dimostrerebbe il suo accanimento. Il commissario ha sbagliato a creare tensione a Villaricca, perché ha rischiato di mettere le popolazioni una contro l´altra». La Procura di Salerno, aggiunge inoltre il sindaco Cornetta, «avrebbe aperto un fascicolo su una serie di compravendite che hanno riguardato l´area sulla quale dovrebbe sorgere la discarica».
L´emergenza rifiuti spinge intanto i cittadini di Cercola a chiedere al governo lo stato di calamità. «Siamo stanchi di vivere nell´immondizia», dicono. Primo firmatario della petizione, il sindaco, Giuseppe Gallo che ha sospeso dopo tre giorni lo sciopero della fame «perché - dice - altrimenti sarei stato destinato a morte sicura a causa dell´indifferenza delle autorità». Non sarà sversato a Ponticelli invece il percolato (rifiuti liquidi) proveniente dalla discarica di Villaricca: un sopralluogo effettuato dagli esperti ha concluso per la inidoneità della vasca di via De Roberto, nel quartiere della periferia orientale di Napoli. Il materiale sarà distribuito altrove presumibilmente con la collaborazione di privati e un prevedibile aggravio di costi.
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IL RETROSCENA /Quel conflitto senza sbocco tra istituzioni dello Stato
di Antonio Corbo

Il caso Serre fissa due concetti. Il primo: l´emergenza rifiuti è infinita, ma la prossima crisi sarà ancora più grave, in un´estate condizionata dalla siccità. Il secondo: il successo giudiziario di Serre ha un fondo amaro, è una sconfitta dello Stato. Perché due istituzioni, il Comune salernitano e il Commissariato di Bertolaso, si erano illusi di trovare una soluzione condivisa attraverso un percorso di lealtà. Invece?
L´accordo fu trovato mentre Serre era circondata, la linea ferroviaria bloccata, altri poliziotti che scendevano dai gipponi con manganelli, divise e lo sguardo torvo delle ore cruciali. Fu il Senato a sventare gli scontri. Il presidente della Commissione Ambiente Tommaso Sodano strappò una tregua: fermatevi, decidete insieme. Fu un esempio alto di buona democrazia. Una commissione paritetica avrebbe svolto i sondaggi per garantire i cittadini, la loro salute, le bellezze naturali di terre tagliate dal fiume Sele, abitate dalle ultime lontre, un paesaggio incantato nel volo degli aironi. Furono fissati nuovi limiti: la discarica da regionale declassata a provinciale, solo 700mila tonnellate in una buca ben protetta dal fondo di argilla capace di ingoiarne due milioni. Quel patto è stato infranto. La scorciatoia giudiziaria per ora blinda la discarica, ma rimanda la Campania nel caos. Il giudice ha accolto il ricorso, il Commissariato era controparte, i suoi avvocati non hanno dimostrato che l´innocuità del progetto ed il totale rispetto del diritto dei cittadini alla salute. Bertolaso ricorrerà in appello. Ma sarà opportuno che rifletta anche lui. Dice che nessuno l´ha aiutato. Su Serre non è vero. Prodi ha sostenuto la sua richiesta, mettendo a tacere Pecoraro Scanio, suo ministro e leader dei Verdi nell´alleanza di governo. Neanche il Quirinale l´ha mai abbandonato. Napolitano l´ha incitato, bloccando le sue frequenti dimissioni. Lo stesso Bassolino si è schierato sempre in suo favore, non solo su Serre. Il prefetto Alessandro Pansa gli ha quasi risolto il caso Tufino, impianto chiuso da quasi un anno. E non aspetta altro per dimostrare una linea: ciò che il governo decide dev´essere realizzato. È lì per imporre il rispetto delle regole armonizzando soggetti pubblici e privati. Non aspetta altro che dimostrare di esserne capace. Ma anche Bertolaso poteva fare di più. Bonificare intanto la discarica attigua di Macchia Soprana, afflitta da percolato. Come dire: sono lo Stato e corro a sanare questa vostra piaga. Valutare poi il progetto di una strada che dalla Salerno-Reggio Calabria toccasse Valle delle Masserie, evitando ai camion di percorrere cinque chilometri all´interno dell´oasi. Doveva infine accreditarsi gestendo meglio Villaricca: l´apertura è stata protratta, ammette in una compiacente assise che le opere sono state imperfette, strappa l´applauso dei comitati e dei cittadini, ma due giorni dopo rompe con i sindaci per far slittare la chiusura sino a fine maggio, stipando una discarica che trasuda 5mila metri cubi di percolato. È una fogna immonda, avendo già superato il limite garantito delle 400mila tonnellate. Quelli di Serre e gli altri delle prossime discariche come possono fidarsi del suo Commissariato?
Con Serre protetta meglio dal tribunale che dal Wwf, l´emergenza si complica. Soprattutto per Napoli. Perché è passato il concetto dei limiti della provincia. A ciascuna il suo. Quella di Napoli è l´8 per cento del territorio regionale ma produce il 65 per cento dei rifiuti in Campania. E dopo Villaricca non ha una sola discarica. L´Asia, con il presidente Pasquale Losa e l´ad Ciro Turiello, ha spazzato via i cumuli e migliorato la differenziata dall´8 al 15 per cento. E ora? Stavolta è Pansa a dover interpretare le esigenze di Napoli chiamando Bertolaso ad un più profondo impegno, aprendo subito un tavolo istituzionale. Dovrà magari convincere Bertolaso che rischia di recitare parti non sue. Sembra fuori ruolo infatti quando va in televisione a scaricare le responsabilità sulle passate gestioni e sui politici. È una strategia che giova alla sua immagine, lo protegge a futura memoria dal rischio di un flop, ma non tampona l´emergenza. Non è un politico, non è un magistrato requirente, non ha funzioni di polizia giudiziaria. È un alto funzionario dello Stato, con poteri straordinari, inviato dal governo a risolvere la crisi. Gli riuscirà più difficile se incappa in altri contrattempi. Come lasciarsi sfuggire uomini chiave della struttura: il prefetto Catenacci, che gli regalò l´apertura di Villaricca prima di andar via; Ciro Turiello, la mente tecnica; Umberto Vecchione, il questore che provocava le interdittive antimafia; quindi il generale Alfiero, nominato e sparito. Si è ritrovato infine con dirigenti che non conoscono una realtà complessa e insidiosa, con un subcommissario arrestato in una retata di camorra, un altro che rischia l´incompatibilità. Per il capo della Protezione civile che deve e sa occuparsi anche di altro, dallo tsunami alla siccità, diventa impossibile chiudere un´emergenza così virulenta con interventi pari al suo prestigio, al volume delle sue iniziative, tutte molto sofferte e generose, ma finora senza esito.
Il decreto legge di ottobre gli affidava due traiettorie. La crisi immediata, indicando una serie di discariche, svanite una ad una, l´ultima è Serre. Soltanto quella privata di Lo Uttaro è stata aperta. L´altra era il piano regionale, da attuare “d´intesa” con ministero dell´Ambiente e Regione. Si evidenziano invece tre note. Manca il piano, in una Campania che a quel piano si rimette nel varare la legge regionale, che rimane vuota e larga come una “legge cornice”. Dalla “cabina di regia” affidata dal generale Iucci e una sessantina di unità non arrivano cenni. Sembrano interrotti i collegamenti con il ministero dell´Ambiente che ha suggerito due dei tre commissari, De Biasio precipitato nell´inchiesta sulla camorra casertana e il trevigiano Pierobon bersaglio delle critiche di Paolo Russo, deputato di Forza Italia. Era questo lo scenario, quando è riesploso il caso Serre.
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Corriere del Mezzogiorno
1 maggio 2007

Discarica, il giudice ferma Bertolaso
Accolto il ricorso contro il sito a Serre: «Rischi per la pubblica incolumità»
di Angela Cappetta

SALERNO — Discarica di Serre: il tribunale di Salerno dice no a Guido Bertolaso e inibisce l’accesso al sito di Valle della Masseria. Il provvedimento, emesso sabato scorso dal giudice del tribunale di Salerno, Antonio Valitutti, «ordina al commissario straordinario di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania di astenersi dall’installare e dal porre in esercizio l’impianto di discarica dei rifiuti nel comune di Serre, in località Valle della Masseria». L’ordinanza giudiziaria rileva anche un’ipotesi di «presunzione di colpa» della struttura commissariale, in quanto «incombeva sull’amministrazione resistente (struttura commissariale, ndr) dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee ad escludere pericoli per la pubblica incolumità. Tuttavia, nel caso di specie si legge nel provvedimento nessuna dimostrazione in tal senso risulta fornita, né nessun studio di fattibilità, sul piano della salute umana, risulta effettuato dal Commissario per l’emergenza rifiuti».
Trenta pagine fitte di motivazioni che individuano nei diritti alla salute ed alla salubrità dell’ambiente «diritti assoluti di libertà garantiti ai cittadini dalla Costituzione», di fronte ai quali «nessun potere discrezionale della pubblica amministrazione può configurarsi, non essendo gli stessi in alcun modo comprimibili, neppure per ragioni di interesse pubblico». Ma, anche trenta pagine in cui si riconoscono i «vincoli paesaggistici, naturalistici ed idrogeologici» su cui insiste il sito di Valle della Masseria, ritenuto, al contrario, dal commissario Bertolaso, «idoneo» ad ospitare la megadiscarica della capienza di 700mila tonnellate di rifiuti. Delle trenta pagine di provvedimento, basta un solo rigo per accertare che il sito in questione «costituisca un unicum che sottende un’identità storica, culturale ed economica di eccezionale valore». Un «unicum» che comprende in sé la contiguità territoriale all’Oasi protetta dal Wwf, la circostanza avvalorata dal decreto del Ministro dei Beni Culturali del 1993 che si tratta di «un’area di notevole interesse pubblico» e la dichiarazione del Ministro dell’Ambiente del 2003 secondo cui il sito di Valle della Masseria è «una zona umida di importanza internazionale». Tali considerazioni non basterebbero a «giustificare una collocazione di una discarica in un’area di siffatto valore», sconfessando così i verbali della riunione tenutasi a Castel dell’Ovo l’ 11 gennaio scorso e quelli sottoscritti dalla Consulta regionale per la gestione dei rifiuti lo scorso 25 febbra io, perché «l’opzione per il sito in questione appare dettata da ragioni di risparmio di tempo e di spesa».
Il provvedimento giudiziario viene emesso a seguito di un ricorso inoltrato dal Comune di Serre dopo l’ordinanza commissariale del 24 gennaio 2007 con cui il commissario straordinario Bertolaso, individuava nel sito di Valle della Masseria una megadiscarica di rifiuti. L’ordinanza non fu mai notificata al sindaco di Serre, Palmiro Cornetta, e l’accesso alle ruspe inviate da Bertolaso fu bloccato. Ma la battaglia si trasferì nelle aule giudiziarie. Gli avvocati del comune di Serre, Raffaele Falce e Gennaro Borriello, ricorsero al Tribunale civile di Salerno per ottenere un’azione cautelativa ed inibitoria.
Sabato scorso, il giudice Antonio Valitutti, ha accolto il ricorso dei legali, rigettando ogni eccezione sollevata dal commissario straordinario, rappresentato in giudizio dall’avvocato Rita Santulli per l’Avvocatura dello Stato. Dopo l’ordinanza inibitoria, il sindaco Cornetta ha presentato un esposto alla Procura di Salerno per accertare se nel comportamento di Bertolaso possano ravvisarsi i reati di falso ed abuso di ufficio. Il primo cittadino ha chiesto di essere sentito dal gip Angelo Frattini come persona informata sui fatti. «Il piano alternativo? Certo che ce lo abbiamo, ma non è il momento di parlarne». I collaboratori del commissario di Governo Guido Bertolaso rispondono così, se li si interroga circa le strategie che adotteranno dopo che ieri il tribunale di Salerno ha accolto il ricorso dell’amministrazione di serre contro la discarica. Mezze frasi, qualche commento: prevale lo sconforto. «Se ci si va a leggere il provvedimento del tribunale dicono nell’entourage di Bertolaso c’è da rimanere stupiti.
È scritto che una discarica è un impianto pericoloso, ma allora non ci sarà mai un posto dove realizzarne una». Concludono i collaboratori del commissario di Governo. «Aspettiamo di vedere come evolverà la vicenda giudiziaria». Proprio su Serre, un paio di mesi fa, Bertolaso presentò le dimissioni, in polemica con Pecoraro Scanio, che si opponeva alla discarica. Le ritirò quando Prodi lo invitò ad andare avanti e fu confermata la scelta di serre. Adesso il nuovo stop. Nuove dimissioni? «Oggi non è, domani neppure», la risposta degli uomini del commissariato. A questo punto forse davvero Bertolaso potrebbe giocare l’ultima carta, quella dell’Esercito.
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I sindaci del Vesuviano a Prodi: rifiuti per strada e noi ci ammaliamo
di Fabrizio Geremicca

NAPOLI — Nei comuni vesuviani si teme ormai un’epidemia per i rifiuti nelle strade. Epicentro della crisi Cercola, dove giacciono 30 tonnellate di immondizia non raccolta. I cittadini hanno sottoscritto una petizione e l’hanno indirizzata a Romano Prodi, a Bertolaso, a Pecoraro Scanio ed a Bassolino. Chiedono che si proclami lo stato di calamità in città. «Molti tra noi è scritto nella lettera degli abitanti di Cercola sono stati già colpiti da allergie e patologie varie, riconducibili all’emergenza igienico sanitaria». Primo firmatario è il sindaco Giuseppe Gallo, che per tre giorni ha effettuato un simbolico sciopero della fame. Difficoltà e problemi anche a San Giorgio, a Pozzuoli e negli altri comuni dell’area flegrea. A Napoli i cittadini lamentano disagi in periferia, soprattutto a Pianura. Tramontata l’ipotesi Serre, intanto, il commissario di Governo è di nuovo al punto di partenza. Su quella discarica, a un passo dall’oasi del Wwf, aveva puntato molto e per essa aveva anche affrontato lo scontro col ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Ne esce sconfitto. Come in un Monopoli dell’immondizia, ricomincia la ricerca di possibili discariche. Il tempo stringe: trenta giorni e scadrà anche la proroga che gli ha concesso venerdì scorso il sindaco di Villaricca, Raffele Topo, per la cava Riconta, l’unica che attualmente serve l’intera regione. Ieri il subcommissario Marta De Gennaro era a Caserta. I collaboratori di Bertolaso sostengono che fosse lì per concordare col consorzio Caserta 3, che gestisce la discarica Lo Uttaro, le opere tecniche indispensabili ad ultimare il primo anello. De Gennaro è però un medico, non un tecnico. La sua trasferta potrebbe nascondere l’intenzione del Commissariato di realizzare in Terra di Lavoro l’alternativa a Serre. Il sito potrebbe essere la cava Mastroianni, adiacente alla cava Mastropietro, che da 7 giorni accoglie i rifiuti della provincia. L’invaso possiede le dimensioni adeguate 100.000 metri quadri e sin da luglio è stato attrezzato con 4 pozzi di ispezione. Sarebbero anche in corso le procedure di esproprio, da parte del Commissariato. Altre possibili alternative a Serre: Eboli e Macchia Soprana, nel salernitano. Sono due cave e sono state già utilizzate come siti di stoccaggio provvisorio. A Macchia, solo poco più lontana di Serre dall’ oasi del Wwf, si ripresenterebbe peraltro il problema della compatibilità tra riserva naturale e discarica. Entrambi i siti, inoltre, non sono mai stati bonificati, dopo che furono utilizzati 6 anni fa per lo stoccaggio provvisorio di immondizia. A Villaricca, intanto, è iniziata la rimozione del percolato che si è accumulato nella discarica. Una ordinanza del Commissariato di Governo risale all’estate scorsa stabilisce che il liquido sia smaltito nei depuratori della Campania. Costa meno che negli impianti privati: 23 euro a metro cubo invece che 70. Molte aziende private sono state inoltre colpite dall’interdittiva antimafia, che impone la sospensione dei contratti che intercorrono con la pubblica amministrazione. Di qui la scelta verso i depuratori regionali. Secondo i tecnici del Commissariato, sono in grado di ripulire il percolato, purché in piccole quantità. Nicola Capone, segretario generale delle Assise di palazzo Marigliano, è perplesso: «Trentadue chilometri della costa casertana su 41 non sono balnenabili perché inquinati, lo dicono i dati Arpac. Evidente che i depuratori funzionano male. Il percolato finisce a mare così come è». Quello di Villaricca era destinato a Ponticelli. Ieri lo stop: l’Arpac ha prescritto adeguamenti all’impianto. Il percolato finisce dunque nel depuratore di Cuma, in quello dei Regi Lagni e negli impianti privati in Campania e fuori regione.
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26-28 aprile 2007 / Villaricca

Repubblica - Napoli
28 aprile 2007

Scontro tra il commissario e i sindaci di tre Comuni per i tempi di chiusura di Villaricca. L´ipotesi Vesuvio
Rifiuti, si avvicina la grande crisi
Bertolaso non riesce a trovare una discarica per Napoli
di Antonio Corbo

«Ma io non sono il parafulmine». Guido Bertolaso è livido. Arriva in ritardo, dopo due ore abbandona stremato la prefettura. Interrompe l´incontro con i sindaci di tre Comuni, nessun accordo sulla data della chiusura di Villaricca, mentre nelle strade della provincia di Napoli ormai riesplode l´emergenza rifiuti. Sta per uscire Bertolaso, quando uno dei suoi collaboratori si lascia sfuggire una frase sgradevole, raccolta dall´inviato di Legambiente. «Ha detto che se vanno via loro, l´immondizia rimane nelle strade, ed è peggio per noi», riferisce Raffaele Del Giudice, «docente di minori a rischio ed educatore ambientale da 17 anni», il solo ammesso al summit di ieri pomeriggio. Al centro lui, da una parte Bertolaso con tre del Commissariato rifiuti, dall´altra i sindaci dell´area martoriata, 38 fra discariche clandestine e autorizzate, come quella di Villaricca coperta da 5 mila metri cubi di percolato, uno stagno putrido.
Le posizioni rimangono molto distanti. Ci sarà un nuovo incontro a metà della prossima settimana, se i comitati non reagiranno. Bertolaso vuol far slittare al 30 maggio la chiusura di Villaricca, colma dopo 500 mila tonnellate di rifiuti. In cambio assicura che sarà rimosso il percolato, il lago nero che ricopre l´impianto. Percolato che offre due segnali contrastanti. Il primo: se c´è, vuol dire che sono stati riversati rifiuti della peggiore specie, umidi e non trattati. Il secondo: per quanto nauseabondo, quel lago nero dimostra che la discarica è stata messa bene in sicurezza, che è impermeabile lo strato di argilla. Altrimenti il liquido nero sarebbe filtrato nel terreno contaminandolo, un ulteriore disastro ambientale in una zona che era verde e fertile. Via Ripuana taglia i frutteti più generosi della Campania.
I sindaci, spinti da cittadini esasperati, concedono solo qualche giorno, massimo dieci. E sollecitano la bonifica. Sono Raffaele Topo di Villaricca, Francesco Taglialatela di Giugliano, da Qualiano sono arrivati il vicesindaco Ludovico De Luca e il presidente del Consiglio comunale Antonio Granata. Legambiente propone il 30 aprile come termine ultimo. Il balletto delle date è interrotto da Bertolaso. «Non sono un parafulmine». E addio.
«Bertolaso ha perso lucidità, pur avendo più poteri di Catenacci. Non ha dato uno straccio di piano, non ha strategie credibili da offrire in cambio di sacrifici ai cittadini. Per lui è tutto più difficile», interviene il presidente della Commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano. «Ed è ancora presente Fibe», accusa il senatore di Rifondazione. Ancora più polemico Francesco Taglialatela, sindaco di Giugliano. «Non solo la discarica che emana pessimo odore e inquina. C´è anche un piano per ampliare la piattaforma delle ecoballe da 80 mila a 120 mila metri quadrati. Ora basta. Ci stanno tartassando. Gli appetiti su questi territori, di tutti, dico di tutti, non sono ancora soddisfatti?» allude alle discariche clandestine.
Ma Bertolaso non ha vie di fuga. Lo Uttaro prende rifiuti solo da Caserta, e ieri il vescovo Nagaro è andato a visitarla, sollecitandone la chiusura. Serre appena possibile apre solo per Salerno. Napoli deve cercare la sua discarica. Sembra introvabile. Fa discutere la notizia di ispezioni nel Parco del Vesuvio. A Terzigno vi sono cave idonee. Sorprende l´idea di discariche in zona protetta. Ma dal Commissariato c´è chi fa notare che non è meno grave quanto accade: in quella zona sono state autorizzate cave, come a Tufino, «dove una montagna è divorata da un´attività estrattiva tollerata da sindaci, parroci e comitati, chissà perché…».

in prima:
L´emergenza riesplode, Napoli rischia di essere di nuovo sommersa dai rifiuti. I sindaci di Villaricca, Giugliano e Qualiano con il sostegno di Legambiente hanno sollecitato la chiusura immediata dell´unica discarica aperta in provincia. L´impianto, dopo circa cinquecentomila tonnellate, presenta 5 mila metri cubi di percolato, un manto liquido maleodorante e nocivo. Bertolaso ha invece chiesto una proroga fino al 30 maggio. Al no dei sindaci ha abbandonato la prefettura. «Non sono un parafulmine». Il vescovo di Caserta, Nogaro, raggiunge la discarica di Lo Uttaro senza poter accedere al suo interno. E chiede anche lui la chiusura dell´impianto. Lo Uttaro riceve solo i rifiuti di Caserta. E Serre aprirà solo per quelli di Salerno.
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Corriere del Mezzogiorno
28 aprile 2007

Bertolaso torna a sbattere la porta
Lite in prefettura tra Bertolaso e alcuni sindaci dell’area Nord di Napoli per la chiusura della discarica di Villaricca. Il commissario sbatte la porta e se ne va.
di Fabrizio Geremicca

NAPOLI — «Non posso continuare a fare il parafulmine». Era trascorsa un’ora dall’inizio della riunione alla prefettura di Napoli, ieri pomeriggio, quando il commissario di Governo, Guido Bertolaso, è sbottato ed è andato via. Chi c’era racconta che, assai più che con i rappresentanti delle amministrazioni locali e di Legambiente, Bertolaso ce l’avesse con il presidente del Consiglio e con chi due mesi fa gli ha chiesto di ripensarci, dopo che aveva presentato le dimissioni in seguito allo scontro su Serre con Pecoraro Scanio. Ipotesi. Quel che è certo è che l’incontro di ieri al palazzo di Governo si è concluso senza che i sindaci di Villaricca, Giugliano e Qualiano portassero a casa la data di chiusura della discarica realizzata in autunno nella cava Riconta.
Il primo cittadino di Giugliano Francesco Tagliatatela ha anzi ricevuto l’ordinanza del Commissariato che decreta l’ampliamento del sito di stoccaggio delle ecoballe a Taverna del Re: tre milioni di metri quadri da dove emana un persistente cattivo odore. Come, del resto, dalla cava di Villaricca; l’invaso è ormai saturo raggiunta la capienza massima di 400.000 tonnellate di immondizia e per di più è allagato da 4.500 metri cubi di percolato. Va chiuso ma, non essendoci al momento alternative (LoUttaro accoglie solo i rifiuti del casertano e per Serre, se si farà, i tempi non sono brevissimi) Bertolaso ha chiesto ai sindaci una proroga di trenta giorni. Si è impegnato, però, come d’altronde prevede la legge, a iniziare fin dalla prossima settimana le operazioni di rimozione del percolato, che se la cava fosse stata perfettamente a norma non avrebbe dovuto accumularsi in simili quantità. Sarà trasportato agli impianti di depurazione campani ed anche fuori regione.
Eliminando il liquido copiosamente colato dai rifiuti, hanno detto i tecnici del Commissariato, nella cava si libererà uno spazio sufficiente ad accogliere immondizia per ancora un mese ed a raggiungere quota 120 metri, l’altezza massima prevista per la discarica di Villaricca.
Per l’ipotesi della proroga, il commissario di Governo ha detto anche che, essendo stata aperta Lo Uttaro, a Villaricca non saranno più portati i rifiuti prodotti dalla provincia di Caserta: circa un migliaio di tonnellate al giorno. Le parole del capo della Protezione civile, però, non convincono Raffele Del Giudice, il rappresentante di Legambiente che ha partecipato all’incontro in Prefettura: «La rimozione del percolato è un dovere, non un favore. La discarica va chiusa subito, ricoperta con tre metri di terreno e dotata di più adeguati sistemi di drenaggio del percolato».
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Il Mattino
28 aprile 2007

BERTOLASO, DENUNCIA IN TV /«Cittadini sfiduciati colpa delle Istituzioni»
Guido Bertolaso, commissario per l’emergenza rifiuti, ha spiegato ieri sera a Tv7, il settimanale condotto dal direttore del Tg1 Gianni Riotta, i perché dei 14 anni di emergenza che hanno fatto della Campania e di Napoli le capitali dei rifiuti. Bertolaso, sollecitato da Riotta, è stato chiaro: «Quattordici anni di emergenza si spiegano con la mancanza di fiducia dei cittadini verso le Istituzioni. Ben giustificata perché le Istituzioni non hanno saputo mantenere le promesse e gli impegni. Dovevano fare impianti per il ciclo completo dei rifiuti che non sono stati mai fatti. Si speigano così anche le proteste di questi giorni verso le discariche». E mentre si teme una nuova esplosione dell’emergenza, il Comune guarda oltre e candida la municipalizzata Asìa alla «gestione autonoma dell’intero ciclo dei rifiuti». In futuro, secondo l’assessore Enrico Cardillo, «Asìa potrebbe anche gestire il termovalorizzatore di Acerra». L’assessore ha presentato a Palazzo San Giacomo il piano di riordino delle società partecipate del Comune. «Intendiamo dotare l’azienda Asìa - ha detto - in modo da poterla candidare alla gestione del ciclo integrato del rifiuto nel suo insieme. Questo significa attrezzarsi di aree e impianti in via di ultimazione: potremmo candidare Asìa anche alla gestione del termovalorizzatore di Acerra», ha continuato, sottolineando che «tutti lavoriamo al superamento della fase commissariale». Non a caso nel bilancio di pevisione 2007 sono stati appostati per Asìa ben 173 milioni di euro. «Nel piano - ha concluso l’assessore Cardillo - è anche previsto che, insieme, Asìa, con la gestione di termovalorizzatore, ed Arin in altro modo, possono creare un polo pubblico di produzione di energia insieme ad altre opportunità pubbliche di produzione di energia pulita». sa.sa.

mappa discariche dal Mattino

gli altri articoli del Mattino (per ingrandire la mappa, clic sull’immagine)
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Repubblica - Napoli
27 aprile 2007

Lo Uttaro apre solo per Caserta e Villaricca sta per chiudere: l´Asìa teme un´altra crisi
Rifiuti, Napoli cerca discariche. Ispezioni nel Parco del Vesuvio
di Antonio Corbo

E dopo Villaricca? La chiusura slitta a fine maggio, non oltre. Sono cinquemila metri cubi di percolato, il liquido scuro e maleodorante in superficie. La discarica è ormai una vasca immonda. Bertolaso si sente tradito dai suoi: gli avevano detto che l´impianto era in sicurezza. Si è scusato con cittadini, sindaci, comitati dopo il burrascoso incontro di mercoledì. Chiuderà l´unica discarica della provincia, poi? Per Bertolaso l´emergenza non finisce mai. Dovrà cercarne un´altra, intorno alla città. Perché Caserta non accetta che Lo Uttaro riceva rifiuti da Napoli. Decisione difficile, ancora più delicata se i siti idonei indicati dai tecnici sono in area protetta. Nel Parco del Vesuvio.
Bertolaso torna a Napoli oggi, si ferma in prefettura. La chiusura di Villaricca insospettisce Caserta. I comitati hanno accettato che i camion scaricassero nella discarica privata di Lo Uttaro a due condizioni: garanti per controllare che cosa va in discarica e da dove arriva, rispetto dei confini provinciali. Come dire: Napoli non può sversare qui. Non giova un ammasso di rifiuti abbandonato proprio lì sotto un tendone di plastica. La forma di un circo. Il colore nero lo rende ancora più sgradevole. Nasconde i rifiuti della Notte Bianca di Napoli trasferiti a Caserta, sterilizzati solo dal quotidiano spruzzo di sostanze antisettiche.
Villaricca, fanno notare a Napoli, ha raccolto finora rifiuti di tutte le province, anche Caserta. Non solo: Napoli ospita ecoballe casertane. Lo Uttaro, insistono, non può chiudere le porte. La polemica si è ormai estesa. Bertolaso cerca quindi una discarica nei dintorni di Napoli, essendo anche Serre difesa da vincoli. Declassata da regionale a provinciale. E per non più di 700 mila tonnellate contro i due milioni possibili. I tecnici ispezionano tutte le cave idonee. Sono nella zona vesuviana. Ercolano ha “Amendola Formisano” afflitta da 200 ecoballe, rifilate dal Commissariato nel 2003. Definita “area di stoccaggio provvisorio”. Termine che nel tempo è diventato sempre più elastico. A Terzigno c´è l´ex Sari. Altre a Trecase.
In molte cave sono già sversati “rifiuti ingombranti” in sistematica violazione di metodi e norme. Nessuno interviene. Fa scalpore tuttavia annunciare che quelle cave, nel perimetro del Parco del Vesuvio, debbano ufficialmente accogliere rifiuti. Prevedibile il no del presidente del Parco, Amilcare Troiano, che si è già rivolto al ministro Pecoraro Scanio. Chiede che il Commissariato rimuova le ecoballe nella zona protetta. Fu proprio Troiano a far inserire Boscoreale, Castellammare, Trecase e Terzigno nel “Litorale Vesuviano”, definito “sito di interesse nazionale per urgente bonifica”.
Nell´area vesuviana l´emergenza rifiuti torna ai picchi estivi. Il sindaco di Cercola annuncia per oggi l´inizio di uno sciopero della fame. Altri si sono rivolti al prefetto Pansa, alcuni saranno ricevuti oggi da Bertolaso. Preoccupata sembra l´Asìa, che a Napoli in poco tempo con la guida tecnica dell´ad Ciro Turiello ha portato dall´8 al 15 per cento la raccolta differenziata. Che però non trova sbocco per carenze del circuito. Ieri mattina Raiuno ha dedicato uno speciale all´ultimo paradosso: va al Nord la plastica della Campania, ma un´azienda di Gricignano ad alta tecnologia rischia di fermarsi. Sono dirottati altrove i carichi utili, benché scarsi. Oggi la Sri (Società recupero imballaggi) sospende l´attività, trenta operai a casa. Un sistema che non funziona. Produce solo polemiche. Paolo Russo, parlamentare di Forza Italia, preannuncia una grana per l´altro subcommissario. «È pronta una interrogazione su un presunto conflitto di interessi di Alberto Pierobon. Chiederò chiarimenti al ministro che l´ha nominato, forse senza sapere». L´altro, Claudio De Biasio, fu arrestato. E scatta ora l´interdizione.
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Corriere del Mezzogiorno
Bertolaso: «Dobbiamo rivedere qualcosa». L’invaso ormai saturo sarà chiuso tra pochi giorni
Allarme a Villaricca: discarica piena di percolato
di Fabrizio Geremicca

Sarebbe dovuta essere una discarica modello, avrebbe dovuto funzionare come un orologio svizzero, secondo quanto aveva garantito il commissario di Governo Guido Bertolaso, lo scorso autunno. È invece piena di percolato, sostanza che trasuda dai rifiuti e che, evidentemente, non è stata portata con la necessaria regolarità agli impianti di smaltimento. La cava Riconta di Villaricca, il primo sversatoio realizzato sotto la gestione del capo della Protezione civile, rischia di diventare il simbolo delle discrepanze tra promesse e realtà. Ne ha preso atto lo stesso capo della Protezione civile, invitato a Villaricca dal sindaco Raffele Topo, durante il sopralluogo che ha effettuato ieri mattina.
Raffele Del Giudice, dirigente di Legambiente, ha infatti gettato un grosso masso nell’invaso. Si è sollevato uno poderoso spruzzo di percolato. «Ci sono effettivamente delle sfasature», riconoscono i collaboratori di Bertolaso, garantendo però che il liquido sarà rimosso anche con trasferimenti speciali fuori regione, oltre che con le autobotti che lo portano ai depuratori campani. «Sfasature è un eufemismo ribatte Del Giudice — quella discarica contiene almeno 300 metri quadri di percolato per sedici metri di profondità. Lo stesso Bertolaso ha ammesso pubblicamente che non è a norma». Incalza Nunzia Lombardi, del comitato rifiuti tossici. «Il caso Villaricca è la lampante testimonianza che l’operato di Bertolaso è fallimentare come quello dei suoi predecessori. Bisogna pianificare interventi seri di riduzione della frazione da smaltire». È stato un incontro teso, quello di ieri, tra il capo della Protezione civile e i cittadini del comune a nord di Napoli. A chi gli contestava di non aver portato ancora fuori la Campania dall’emergenza rifiuti, cinque mesi dopo il suo insediamento, Bertolaso ha replicato: «Se avessi avuto una collaborazione vera da parte di tutti il problema sarebbe stato almeno avviato a soluzione».
Nonostante l’apertura della discarica casertana Lo Uttaro, invece, ed essendo ancora la differenziata a percentuali risibili, si preannunciano mesi difficili. Tra tante incertezze, l’unica sicurezza è che l’invaso della cava Riconta sarà chiuso entro pochi giorni. Ha ormai raggiunto la capienza massima di 400.000 tonnellate. La data definitiva sarà decisa nel corso di un vertice che si terrà domani tra il sindaco di Villaricca, Raffaele Topo, e Bertolaso. «Gestiremo anche la fase post mortem — garantiscono dal Commissariato di Governo — attraverso la messa in sicurezza e la realizzazione di sistemi adeguati di captazione del percolato e del biogas».
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Repubblica - Napoli
Tensioni durante il sopralluogo, tre Comuni in rivolta. Commissariato rifiuti sotto accusa
Villaricca, allarme discarica
“Troppi veleni”. Bertolaso pronto a chiuderla
di Antonio Corbo

Non è più una discarica. Ma uno scandalo a cielo aperto. La lealtà di Guido Bertolaso è pari alla gravità della sua denuncia. Ammette a Villaricca, nell´aula consiliare di un Comune in rivolta: «Il percolato va immediatamente prelevato. La situazione non è quella che io pensavo dovesse essere. Non sono state eseguite opere perfette». Conferma i pericoli, le tre frasi inchiodano il suo Commissariato. Chi doveva risolvere l´emergenza rifiuti ne ha creato un´altra: la discarica “Riconte” tra Villaricca, Qualiano e Giugliano ha ingoiato oltre 400 mila tonnellate di nauseabonda “immondizia tritovagliata”. Aldilà delle norme sanitarie, delle garanzie del decreto, degli impegni e dei limiti che un organo dello Stato avrebbe dovuto rispettare. Ci sarà un´inchiesta? Bertolaso, amareggiato, confida: «Rischio di rimanere solo».
Aveva appena detto a sindaci, comitati e cittadini raccolti nel Comune di Villaricca. «È stata fatta pulizia etica. Un po´ la magistratura, un po´ io, ma è stata fatta». Chiara allusione all´arresto di un suo vice, l´architetto Claudio De Biasio, nelle telefonate intercettate era cordialmente definito dai camorristi «uno dei nostri». Martedì Franco Roberti e Raffaele Cantone, magistrati della Procura antimafia, hanno riferito alla Commissione parlamentare d´inchiesta altri dettagli dell´indagine. Coperti dal segreto nomi insospettabili e vicende inedite. Lo stesso De Biasio era il responsabile tecnico della discarica di via Ripuana, ora sotto accusa. Bertolaso l´ha visitata ieri mattina. È turbato. L´immondizia supera di sei metri l´orlo della buca profonda 114 metri. I venti ne portano il pessimo odore in un´area di 160 mila abitanti. Che siano stati scaricati rifiuti umidi lo dimostra il torrente di percolato, il liquido che si accumula e inquina l´ambiente. Secondo l´ordinanza di marzo il cumulo può innalzarsi fino a metri 137.50, più tre per la copertura. Sorgerà quindi una collinetta di 26. Apparirà alta come un palazzo di sette piani la massa di rifiuti che da agosto tampona l´emergenza. Ma fino a quando?
Bertolaso, messo alle corde in ore di forte tensione, guadagna l´applauso con tre promesse. Torna domani per fissare la data di chiusura della discarica. Entro maggio Prodi firmerà un´ordinanza. Finché ci sarà lui, a capo del Commissariato, in tutta la zona non sarà mai più aperto un impianto. «Perché a voi tocca lo scudetto dei soprusi subiti».
È stato il sindaco di Villaricca a invitare Bertolaso. «Solo vedendo la scena e certe facce sconvolte si può finalmente decidere di chiudere la discarica. Chiusura e bonifica sono urgenti», è la sintesi del discorso accorato di Lello Topo. Bertolaso ha visto più di quanto temesse. Un disastro. «Sono morte anche le mosche», giurano. «La presenza dei gabbiani, la puzza da due mesi, la nausea, l´invivibilità sono danni gravissimi che bisogna risarcire, guiderò la protesta mettendo io stesso le manette ai polsi, ma ora basta», urla Pasquale Galdiero, sindaco di Qualiano. Ha già inviato due denunce in Procura e incontrato il prefetto Pansa. Francesco Taglialatela, sindaco di Giugliano, ha chiesto a 42 medici un rapporto sull´aumento di tumori. L´area è martoriata: non solo la discarica Riconte, quella di Sette Cainate, poi invasi abusivi con rifiuti tossici, un cdr proprio a Giugliano.
Toni e immagini da day after nell´incontro con Bertolaso. «In questa aula parlano quelli che non ci sono più: i nostri morti». «Nel mio Comune a Qualiano viene gente che vuol bruciarsi viva o gettarsi dalla finestra». «Siamo fuggiti perché i bambini vomitano, le case non valgono nulla e paghiamo i mutui». C´è chi minaccia di portare domani duemila bambini sulla discarica, «noi fummo massacrati, la polizia non potrà picchiare i bambini, se bloccano gli scarichi». Due giovani consiglieri puntano sul dramma dei piccoli. Il commercialista Francesco Guarino (Forza Italia) ricorda che sta per aprire una scuola per 800 alunni. E implora: «Mettiamo da parte le bandiere della politica, facciamo territorio». Raffaele Cacciapuoti dell´Udc, negozio di alta moda a Giugliano, affronta Bertolaso con la più cruda cortesia. «Lei fu bravo per il funerale di un Papa. Qui organizzi quello della politica e della legalità». Bertolaso si impegna: domani fissa la data della chiusura, manderà il percolato chissà dove, e l´immondizia di Napoli? Apre in tempo Lo Utaro a Caserta, toccherà poi a Serre. Inevitabile.
Ma Villaricca lascia troppi veleni e responsabilità. Chi ha sbagliato? Due parlamentari hanno denunciato ormai tutto. E non è finita. Osserva Paolo Russo, Forza Italia, Commissione rifiuti: «È inquietante come l´attività del Commissariato risulti inficiata da cattiva gestione. Vanno riverificate le prossime scelte. Non ha saputo assicurare impermeabilità criminale. Ora neanche efficienza negli impianti. Che doveva essere un punto di eccellenza». Incalza Tommaso Sodano, Rifondazione comunista, presidente della Commissione Ambiente in Senato: «Avevo già visto foto allucinanti di Villaricca. Superficialità e niente strategie. Mi conforta per Lo Uttaro sapere che finalmente non c´è più Fibe». Ma Lo Uttaro non accetta immondizia da altre province. Dove finisce Villaricca ricomincia l´emergenza di Napoli.
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22-23 aprile 2007 /Bertolaso e l’emergenza eterna

Repubblica - Napoli
23 aprile 2007
Anche il vescovo di Caserta Nogaro e padre Zanotelli presenti alla protesta dei comitati contro la discarica
Rifiuti, bloccati i camion a Lo Uttaro
Nella notte presidio dei residenti per impedire lo sversamento
di Patrizia Capua e Raffaele Sardo

Camion carichi di rifiuti inviati dal commissariato straordinario per l´emergenza, Guido Bertolaso, sono stati bloccati alle 3 di domenica notte davanti alla discarica di Lo Uttaro, località alle porte di Caserta, individuata come discarica provinciale dall´ordinanza del 12 gennaio scorso. Soltanto due su una dozzina di automezzi pesanti sono riusciti a entrare nello sversatoio, un altro si è quasi impantanato, tutti gli altri sono stati costretti al dietrofront. Tensioni e nuove proteste tra gli abitanti di Terra di Lavoro. Mentre l´emergenza rifiuti incombe su Napoli e rischia di causare gravi problemi di salute pubblica nei Comuni della provincia dove la raccolta è in fase di stallo da giorni.
Il comitato dei cittadini “resistenti” di Caserta ha fatto in tempo a organizzarsi per impedire che la discarica di Lo Uttaro entrasse in funzione. La loro tesi è che è stato violato un patto. Risposta pacifica ma fermissima a quello che è stata considerata una «forzatura inaccettabile» da parte di Bertolaso. «La discarica non è pronta, non possono venire qui ad avvelenarci», protesta Antonio Roano, del Comitato, «e poi - aggiunge - hanno già sversato in questo territorio 6 milioni di metri cubi di immondizia».
Si prospetta un altro duro braccio di ferro. Bertolaso, che l´altro ieri ha ventilato il possibile ricorso all´esercito, se entro maggio tutti gli impianti disponibili non andranno in funzione, replica che la gestione dell´invaso è stata affidata al Consorzio Caserta 3, sotto la diretta responsabilità del presidente della Provincia De Franciscis. «Tocca a lui adesso risolvere questi problemi - dicono al commissariato - noi abbiamo preparato, allestito e consegnato le chiavi dell´invaso in base al protocollo d´intesa. Ora questi nodi li deve gestire De Franciscis. L´apertura tempestiva della discarica ci sta molto a cuore» fanno sapere ancora dal quartier generale di Bertolaso, «quella dell´altra notte è stata l´apertura formale ai conferimenti, e speriamo possa procedere senza ostacoli perché la provincia sta andando in difficoltà e perché la discarica di Villaricca si sta esaurendo».
Alle 8 alla discarica è arrivato il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro, che nei giorni scorsi ha tuonato contro l´illegalità di Lo Uttaro. Tre ore dopo c´era anche padre Alex Zanotelli, promettendo che sarebbe rimasto tutta la notte successiva con i manifestanti ad attendere l´arrivo degli altri camion dopo la raccolta dei rifiuti. Decisi a bloccare i conferimenti, i manifestanti hanno chiesto subito un incontro con il commissario Bertolaso, il presidente della Provincia, Sandro De Franciscis e il sindaco di Caserta, Nicodemo Petteruti «al fine di ricercare tutte le idonee soluzioni alternative che tutelino la nostra salute».
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Corriere del Mezzogiorno
22 aprile 2007

Salvare capra e cavoli: missione impossibile
di Amato Lamberti

Il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso, comincia evidentemente a sentire puzza di bruciato, almeno per quanto riguarda gli scarsi risultati conseguiti, nonostante il piglio decisionista sempre ostentato. Finora aveva attaccato come responsabili dello sfascio i nemici «esterni», a partire dai sindaci che con tanto di fascia tricolore (ma era per farsi riconoscere dalle telecamere) guidavano le proteste dei cittadini che li avevano eletti. Poi i parroci che con la cotta bianca e la stola rigorosamente viola (anche qui per farsi riconoscere dalle televisioni) partecipavano ai presidî contro le discariche individuate dal commissario, fino ad attaccare il vescovo Nogaro e padre Zanotelli. Ora, con un’intervista, proprio al quotidiano dei vescovi, Avvenire, passa ad attaccare i nemici «interni», quelli che hanno avuto responsabilità dirette nella gestione dell’emergenza rifiuti in Campania.
Bertolaso non risparmia nessuno, a partire dai commissari straordinari che l’hanno preceduto — di alcuni ricorda che sono stati presidenti della Regione — per finire alla Protezione civile, ai Consorzi «che sono stati di fatto solo delle strutture clientelari», alle amministrazioni pubbliche, alle aziende «che hanno costruito impianti che non erano a norma», ai sindaci «che pagavano il contributo ai Consorzi per la raccolta differenziata e poi affidavano a una società privata il compito di fare la stessa cosa e quindi pagavano due volte per avere un servizio comunque carente». È colpa di tutti se in Campania non si riesce a uscire dall’emergenza per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, perché nessuno ha fatto, e fa, il proprio dovere.
Una denuncia, più che un’analisi, che però evita di affrontare il nodo vero della questione emergenza rifiuti in Campania, vale a dire la questione del piano elaborato dalla Fibe, cioè da un’azienda privata, e fatto proprio, non dico senza leggerlo, ma sicuramente senza discussione a tutti i livelli amministrativi interessati, dal commissario straordinario — anche presidente della Regione — con la previsione di una spesa tanto ridotta che si è dimostrata del tutto insufficiente a coprire non solo il costo del servizio, ma addirittura quello degli impianti.
L’impressione è che Bertolaso si sia assunta — o gli abbiano affidato — una mission impossible, quella di «salvare capra e cavoli», vale a dire risolvere la questione dell’emergenza rifiuti in Campania e, nello stesso tempo, «parare le terga» a tutti quelli che l’hanno preceduto, almeno per quanto riguarda la possibile accusa di spreco di risorse pubbliche e, quindi, di danno all’erario. Per questa ragione non pone la questione di ripartire da capo, visti gli errori insanabili di impostazione. Ma se vuole ottenere dei risultati, quelli che tutti noi cittadini campani auspichiamo e attendiamo, con lo stesso coraggio che gli riconosciamo e che l’ha portato a denunciare il sistema che lo ha preceduto, dovrebbe ripartire dall’obbligo per tutti i Comuni di provvedere allo smaltimento dei rifiuti che ciascuno produce secondo le indicazioni della legge che prevede la differenziazione delle frazioni di rifiuto riutilizzabili. Così nessuno potrà più tirarsi indietro. Nessuno potrà più dire «non nel mio giardino», perché gli unici rifiuti di cui si deve preoccupare sono i suoi.
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L’INTERVISTA / Sodano: «Questo allarmismo non serve. E per la differenziata non ha fatto nulla»

NAPOLI — «Sembrerebbe si voglia creare il panico nella popolazione, per far passare scelte come le discariche che, da sole, non risolvono nulla». Il presidente della commissione Ambiente al Senato, Tommaso Sodano, commenta criticamente le parole di Bertolaso, il quale paventa epidemie e ipotizza che intervenga l’esercito per rimuovere l’immondizia e completare le discariche.
La situazione però è di nuovo difficilissima. Immondizia in strada, il caldo alle porte. Non è mica una invenzione del commissario di governo, questa.
«Gli annunci e gli allarmi coprono una realtà sconfortante: non c’è alcuna discontinuità tra la gestione Bertolaso e quelle che la hanno preceduta. Come gli altri, si limita a cercare discariche da riempire».
Cos’altro dovrebbe fare? «Avrebbe dovuto prevedere misure concrete ed efficaci per incrementare la differenziata. A oggi non ci sono. Le discariche sono mali necessari, ma se la differenziata resta a questi livelli ridicoli, 10 per cento scarso, non basteranno mai. Su questo fronte Bertolaso non è che abbia fatto molto».
Al Commissariato sostengono che c’è il rischio di perdere 110 milioni di euro di finanziamento europeo, per costruire im pianti di compostaggio, dove l’umido diventa fertilizzante. I comuni hanno prima dato la loro disponibilità ad ospitarli, poi si sono tirati indietro. Che c’entra Bertolaso? «Se gli sforzi fossero indirizzati non solo a imporre discariche in zone a volte discutibili Serre in primis ma pure a costringere i comuni ad adottare misure drastiche relative alla differenziata, sarebbe un passo in avanti importante. Bertolaso invece resta fermo al binomio discarica termovalorizzatore».
Il generale Iucci ha detto che, senza l’inceneritore, la Campania non uscirà mai dall’emergenza. Lei che propone? «Nel mondo ormai fanno altro — impianti di trattamento a freddo, gassificatori — e noi stiamo costruendo ad Acerra un perfetto esempio di archeologia industriale. Inquinerà molto nanoparticelle nell’aria e ceneri contaminate da stoccare e non risolverà nulla».
Bertolaso accusa Bassolino di non avere fatto il suo dovere. Ha ragione? «L’emergenza rifiuti va avanti da 14 anni, centrodestra e centrosinistra. Bassolino ha le sue colpe, come altri prima e dopo di lui». (F. G.)

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Bertolaso: «O le discariche o l’Esercito»
«Possibile entro maggio, ho già parlato con la Difesa»
di Fabrizio Geremicca

NAPOLI — «O entro fine maggio in Campania si apriranno le discariche, o dovrà intervenire l’esercito». Lo ha detto Guido Bertolaso, in una intervista al quotidiano dei vescovi Avvenire. Proprio dalla Conferenza episcopale era arrivato il sostegno contro la mobilitazione del vescovo casertano Raffele Nogaro e del comboniano Alex Zanotelli, i quali sono scesi al fianco della popolazione che protesta contro la discarica casertana di Lo Uttaro. I militari — chiariscono al Corriere del Mezzogiorno i collaboratori di Bertolaso — avranno il compito di raccogliere l’immondizia con le ruspe e di realizzare le discariche. Se per fine maggio il Commissario di Governo non sarà riuscito a rendere operativo lo sversatoio previsto a Serre — 400.000 tonnellate — quello del Beneventano Dugenta è saltata e i sindaci si preparano a proporre siti alternativi — e Lo Uttaro, Bertolaso potrebbe chiedere aiuto all’esercito, per scongiurare il rischio epidemie. «Abbiamo già preso contatti con il Minisero della Difesa e ci sono stati già alcuni colloqui fanno sapere dallo staff di Bertolaso anche se sui tratta ancora di una ipotesi e non di una decvisione operativa».
Come, peraltro, quella di ricominciare ad esportare immondizia all’estero. Se l’emergenza dovesse aggravarsi, è concreta la possibilità che tornino a viaggiare i treni carichi di immondizia verso la Germania, quelli che costano 150 euro a tonnellata esportata. Nell’intervista al quotidiano della Cei, Bertolaso critica anche Antonio Bassolino, senza nominarlo però esplicitamente. Dice, infatti: «Non hanno fatto il loro dovere i Commissari — alcuni erano presidenti della Regione — che firmavano le carte senza sapere cosa stessero facendo». Chiaro il riferimento: nell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti — che riguarda anche gli ex subcommissari Giulio Facchi e Raffele Vanoli e il vice attuale di Bertolaso, Claudio De Biasio, poi coinvolto anche nella recente indagine della Direzione distrettuale antimafia — il governatore si è difeso proprio affermando di essersi limitato a firmare ciò che i tecnici gli sottoponevano. Nell’elenco dei «cattivi» entrano pure le autorità sul territorio, che avrebbero dovuto sorvegliare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, i consorzi — «strutture clientelari» — e la Fibe, «ha costruito impianti non a norma». Ce n’è pure per Alfonso Pecoraro Scanio. Dice, infatti, il capo della Protezione Civile: «Avevo suggerito che qualche funzionario del Ministero dell’Ambiente prendesse il mio posto. Mi sembrava la logica conseguenza di divergenze di vedute con quel ministero. Non hanno voluto darvi seguito e io per questo vado avanti». Non senza critiche, però. Il comitato contro i rifiuti tossici scende in campo a difesa del comboniano Alex Zanotelli e di Raffaele Nogaro, criticati duramente da Bertolaso: «Il loro impegno è per la vita e per la salute. La scelta di Lo Uttaro è sbagliata perché ci sono già migliaia di tonnellate di rifiuti mai rimossi. Serre è a un passo da un’oasi del Wwf». Si associa il responsabile dell’ufficio legale di Legambiente, Maurizio Montalto, membro della task force sui rifiuti istituita dalla Presidenza del Consiglio: «Le parole contro Zanotelli e Nogaro sono ingiuste e frutto di una caduta di stile». A Lo Uttaro, nelle prossime ore dovrebbe iniziare il conferimento dei rifiuti della provincia di Caserta, ma in molti comuni della Regione le strade sono invase dai rifiuti. Lavora a scartamento ridotto il Cdr di Giugliano, stracolmo di immondizia. Si continua a scaricare a Villaricca, ma la discarica è quasi satura, e si spera nella prossima riapertura del Cdr di Tufino.
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Repubblica - Napoli
22 aprile 2007
Rifiuti, è crisi in provincia Bertolaso pensa all´esercito
di Patrizia Capua

Rifiuti, la città resiste ancora all´emergenza, la provincia, invece, è in forte sofferenza. A Napoli l´Asìa ha 20 tonnellate di arretrato da raccogliere. Altra musica nei Comuni della cintura urbana, da Melito a Pozzuoli, dove la raccolta procede stancamente a causa del rallentamento delle attività dell´impianto di Cdr di Giugliano e col passare dei giorni nelle strade crescono montagne di spazzatura. Il commissario straordinario Guido Bertolaso rilancia l´ipotesi esercito. In tutta la Campania c´è un unico sversatoio, Villaricca, la cui chiusura è prevista a giorni per esaurimento. L´invaso in circa sei mesi ha inghiottito circa 400 mila tonnellate di spazzatura.
Lo scenario prefigurato al ministro della Difesa, Arturo Parisi è questo: «Se la situazione non dovesse sbloccarsi in pochi giorni con l´apertura della discarica casertana di Lo Uttaro - ha detto Bertolaso - si potrebbe passare all´utilizzo dell´esercito per la rimozione dei rifiuti e il completamento delle discariche». Entro fine maggio, secondo Bertolaso, in Campania devono partire gli impianti di smaltimento, ha spiegato anche in un´intervista ad Avvenire: «Non credo che ci sia un solo cittadino italiano disposto a vedere le repliche delle passate estati con la spazzatura per la strada».
L´assessore all´Igiene urbana, Gennaro Mola, sostiene che è necessario attrezzare dei siti di stoccaggio. E su questa emergenza incontrerà martedì prossimo i rappresentanti delle Municipalità.
Il capo della Protezione civile sottolinea i rischi sanitari che si annidano nell´emergenza: «Le previsioni meteo sono tutte, purtroppo, ottime per le prossime settimane. Temperatura in aumento, spazzatura in aumento: un binomio micidiale che porta verso la strada dei cassonetti bruciati, dell´emissione di diossina, dei sorci che girano per strada». Bertolaso prosegue: «Le emergenze e le proteste favoriscono la camorra, tutto quello che è connesso all´emergenza significa situazione di criticità e spazio all´illegalità».
Ma il ventilato intervento dell´esercito resta per ora solo un´ipotesi secondo i tecnici sia a livello locale che a Roma. Mentre si cercano soluzioni, prosegue la polemica tra Bertolaso, appoggiato dalla Cei, e il vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro e padre Alex Zanotell contrari alle discariche di Lo Uttaro e Serre. In una lettera al segretario generale monsignor Giuseppe Betori, il presidente del Comitato per l´emergenza rifiuti, Francesco Bernieri, dice: «L´utilizzo di tali discariche è dettato da logiche di potere (…) Nella discarica già costruita a Lo Uttaro sono stati sepolti rifiuti tossici, mentre Serre è l´unico paradiso naturale della Campania».
La Campania ha, però, fame di discariche. Attualmente le 7200 tonnellate di spazzatura prodotte al giorno, (1200 solo a Napoli), vengono trattate nei sei impianti di Cdr in attività. Il settimo, a Tufino nel nolano, è stato dissequestrato dalla magistratura che ha disposto lo svuotamento dei depositi. Situazione difficile anche nel salernitano con 300 tonnellate di rifiuti non smaltite nei Comuni cilentani, dove per il ponte del 25 aprile è previsto il primo, consistente esodo turistico della stagione.
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Il Mattino
22 aprile 2007
Cassonetti pieni in periferia e in provincia. Il commissario: colpa delle passate gestioni. A Serre indaga la Procura
di Salvo Sapio

La richiesta per l’intervento dell’Esercito sarebbe già sul tavolo del ministro della Difesa Arturo Parisi. Il commissario per l’emergenza rifiuti Guido Bertolaso è stato chiaro: «O si realizzano subito gli impianti o dovranno intervenire i soldati». Allarme già lanciato nell’autunno dello scorso anno, alla vigilia di una crisi come quella che si prospetta per i prossimi giorni. Napoli accerchiata, l’Asia lavora ogni giorno con l’angoscia di non riuscire a liberare le strade dai rifiuti. Da domani l’emergenza, tamponata in queste ore, potrebbe esplodere come i cassonetti stracolmi di sacchetti. E Bertolaso (ospite della Cei e avvicinato dai giornalisti del quotidiano dei vescovi italiani) torna a martellare: «Queste emergenze favoriscono la camorra. Tutto quello che è connesso alle situazioni d’allarme significa situazione di criticità e spazio all’illegalità. Non posso escludere che la camorra sia nell’ordinaria gestione dei rifiuti». Le critiche, durissime, sono rivolte alle vecchie gestioni dell’emergenza. «C’è qualcuno che spinge perché questa emergenza sia senza fine. L’emergenza fa comodo perché dà gli alibi a quelli che devono essere eletti e che possono dire: io non c’entro niente perché ci sta un commissario. Dà gli alibi ai consorzi che dicono: non tocca a noi, c’è un commissario che ha pieni poteri. Dà gli alibi a tutti quelli che in questo modo possono lucrare a danno, invece, di una gestione trasparente». Nelle parole di Bertolaso un passato pieno di ombre: «Dove erano i sindaci, i comitati di quartiere, i professori universitari quando negli anni passati arrivavano tonnellate di sostanze tossiche pericolose? Possibile che nessuno abbia mai visto nulla? Solo quando arriva lo Stato si fanno le manifestazioni? Non ha fatto il suo dovere la protezione civile; non hanno fatto il loro dovere i diversi commissari che si sono avvicendati, alcuni erano presidenti della Regione, che hanno firmato le carte senza sapere cosa stessero firmando; non hanno fatto il loro dovere le aziende che hanno costruito impianti non a norma; non hanno fatto il loro dovere i consorzi, solo strutture clientelari; non hanno fatto il loro dovere alcuni sindaci; non hanno fatto il loro dovere i cittadini che non fanno la differenziata». Dopo le accuse l’ennesimo allarme: «Caldo e spazzatura sono in aumento. Siamo al rischio sanitario». E il capoluogo sembra sempre più stretto nella morsa dell’invasione dei rifiuti. Al momento nell’intera regione c’e un unico sversatoio (Villaricca) la cui chiusura è prevista a giorni. Il commissariato di governo, anche in attesa dell’entrata in esercizio della discarica di Lo Uttaro, nel Casertano, e di Serre, nel Salernitano, ne vorrebbe prorogare la chiusura ma le popolazioni locali chiedono il rispetto dei patti. Per Caserta la soluzione potrebbe arrivare già stasera ma anche aprendo Lo Uttaro domani sarebbe emergenza per Napoli e provincia, il sito casertano potrebbe evitare solo lo sversamento da Terra di Lavoro. Per Serre è stata aperta un’inchiesta sull’area scelta per ospitare la discarica. La Procura ha aperto un fascicolo sull’idoneità del sito per lo smaltimento dei rifiuti in una zona tutelata da una serie di vincoli. Martedì, infine, l’assessore comunale Gennaro Mola ha convocato i presidenti delle dieci municipalità. L’obiettivo è attrezzare dei siti di stoccaggio che servano solo Napoli.
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20 arile 2007 /Bertolaso, Zanotelli e mons. Betori

Corriere del Mezzogiorno
Bertolaso accusa il vescovo Nogaro e Zanotelli
Il commissario: «Stanno dall’altra parte del campo». Asìa lancia l’sos per Napoli
di Nino Femiani

NAPOLI — L’Asìa lancia un sos per la città di Napoli: nei prossimi giorni non potremo garantire la racconta dei rifiuti. E Guido Bertolaso, commissario straordinario all’emergenza lancia una «fatwa» contro i preti campani (a partire dal vescovo Raffaele Nogaro e dal missionario comboniano Alex Zanotelli) ricevendo l’appoggio diretto e incondizionato della Conferenza episcopale italiana.
La giornata è segnata da un’altra spia accesa l’emergenza rifiuti.
Proprio mentre si avvicinano i «ponti di primavera» con il loro carico di turisti e all’orizzonte appare la sagoma del «Maggio dei monumenti», ecco che l’Asìa alza le mani e dichiara: «A causa del rallentamento delle operazioni di conferimento dei rifiuti presso gli impianti di raccolta regionali non sarà possibile, nei prossimi giorni, assicurare un regolare servizio di prelievo». In pratica, migliaia di tonnellate di rifiuti rischiano di restare a terra nel corso di giornate decisive per l’immagine della città.
Questo perché la discarica di Villaricca — che dovrebbe chiudere al massimo entro maggio — non riesce ad assorbire più di 2.000 tonnellate di rifiuti al giorno (in Campania se ne producono 7 mila). E per Serre bisognerà attendere almeno altre due settimane per dare il via ai lavori dell’invaso.
Una crisi che fa andare su tutte le furie il commissario Bertolaso che, di fronte alla bandiera gialla alzata (più volte è stato denunciato un pericolo di epidemie) si scaglia contro gli esponenti della Chiesa che con le loro iniziative hanno legittimato e avallato le proteste di molte comunità locali (nel Casertano e nel Salernitano, soprattutto).
«Ci sono autorità religiose che pensano di giocare dall’altra parte del campo», denuncia senza peli sulla lingua Bertolaso. Il capo della Protezione Civile non li nomina, ma il riferimento è chiaro: nel mirino, il vescovo di Caserta e il missionario comboniano.
«È abbastanza paradossale — aggiunge Bertolaso — che chi si è impegnato per ripristinare la legalità debba confrontarsi con autorità religiose o anche con missionari che ha conosciuto anni fa in Africa in tutt’altre situazioni». «I problemi dei rifiuti in Campania — conclude — si risolvono affrontandoli insieme, non con lo scontro». Parole dure e chiare a cui fa seguito l’appoggio immediato dei vertici della Cei. «La Conferenza episcopale italiana appoggia pienamente il lavoro del dottor Guido Bertolaso sul problema dei rifiuti in Campania», dichiara il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori. «L’affermazione della legalità, su cui insiste Bertolaso — sottolinea Betori — è una cosa da condividere in assoluto».
È rottura, quindi, con i «pasionari» in tonaca. Una rottura che assume sapore più amaro soprattutto per i rapporti avuti in passato con Zanotelli: quando Bertolaso svolgeva l’incarico Unicef (di cui è stato vicedirettore esecutivo a New York) intervenne più volte a favore dell’attività di Alex in Africa.
A determinare la resa dei conti, la goccia finale delle dichiarazioni di Nogaro che giorni fa inviò ai componenti della giunta provinciale di Caserta e al sindaco Petteruti una lettera contro l’apertura della discarica di «Lo Uttaro».
«Le nostre terre — scrisse il vescovo di Terra di Lavoro — sono state interessate nei decenni passati dallo sversamento di quantità incalcolabili di rifiuti tossici. Sversamenti illegali in discariche illegali che hanno compromesso quasi definitivamente l’equilibrio ecologico con inquinamento mortale di acqua, terreni e ciclo alimentare. Da questo traffico la camorra ha ottenuto elevatissimi proventi». Il presule, pur condividendo la decisione che ogni provincia si faccia carico dei propri rifiuti, lanciò un appello: «La vita di tutti noi è in pericolo, soprattutto quella dei bambini destinati ad accumulare nel tempo sostanze altamente nocive. È a nome loro e a nome dei tanti cittadini già ammalati che mi appello alle vostre coscienze di donne e uomini impegnati nell’amministrazione del bene comune, perché al di là delle appartenenze di partito, oltre qualsiasi calcolo elettorale, personale, di gruppo o di corrente facciate prevalere la legalità e la giustizia per queste nostre terre sfigurate da cave, rifiuti tossici e camorra».
Un vero schiaffo per Bertolaso che si aggiunge ad altre clamorose iniziative come quelle delle vie crucis contro l’apertura delle discariche, con parroci e religiosi in prima fila. Tanto che subito dopo Pasqua, il commissario aprì le sue batterie contro le «tonache militanti». Così sbuffò contro «con vie Crucis emesse» celebrate non contro lo sversamento illegale dei rifiuti in Campania e non contro la decisione dello Stato «di fare impianti puliti, sottoposti a vigilanza, a controlli e nel pieno rispetto della legge». Sulla correlazione tra rischio ambientale da rifiuti, mortalità e malformazioni congenite, cavallo di battaglia anche di molte associazioni ambientaliste, Bertolaso si rammaricò che quanto avvenuto negli anni passati in Campania «sia avvenuto all’insaputa di tutti. Si sono tollerati comportamenti e atteggiamenti illegali o per paura o per connivenze». Perciò, quasi scandendo le parole e riferendosi chiaramente a religiosi e politici aggiunse: «Si dovrebbe scendere in piazza facendo i nomi del clan che hanno avvelenato la regione, non contro di noi».
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7 marzo 2007/Bertolaso si dimette (forse) e la legge sui rifiuti ri-slitta (certamente)

Ansa 03:13
Rifiuti Campania. Bertolaso lascia

ROMA - “Il tempo sta scadendo per trovare soluzioni indolori. Una sola persona non può risolvere il problema in questa regione e non può essere resa responsabile di quelle che sono state le vicende degli ultimi 14 anni, visto che se ne sta occupando da soli 4 mesi”. Che fosse intenzionato a lasciare l’incarico di commissario per l’emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso lo aveva in qualche modo fatto intendere già ieri ai giornalisti con i quali ha parlato a margine dell’audizione della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti.
Ieri sera le dimissioni, durante un incontro con il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, anche se da ambienti della Presidenza del Consiglio viene sottolineato che nel corso della riunione a Palazzo Chigi non sono state prese decisioni di alcun tipo. A far precipitare la situazione, secondo quanto si è appreso, è stata ancora una volta la realizzazione di una discarica a Serre, nel salernitano, ad una manciata di chilometri dall’oasi di Persano. Di questo Bertolaso e Pecoraro Scanio avrebbero discusso anche nella riunione.
La conferma arriva dallo stesso Pecoraro Scanio: “Una grande discarica regionale dentro un’oasi? Una scelta che non condivido, spero che la notte porti buon consiglio”, ha detto stasera il ministro dell’Ambiente, uscendo da Palazzo Chigi al termine della riunione. “E’ stata una riunione abbastanza intensa - ha ammesso il leader dei Verdi - domani valuteremo in Consiglio dei ministri, ovviamente i poteri ce li hanno il presidente del Consiglio e il commissario straordinario. Spero solo che la notte porti buon consiglio e si riesca a trovare una soluzione positiva”.
Quando si insediò lo scorso 9 ottobre alla guida del commissariato, convinto da una telefonata del Capo dello Stato, Bertolaso parlò di una calamità paragonabile al terremoto e di un libro dove era necessario cambiare pagina: “Ricominciamo da capo” disse. Ma ben presto dovette fare i conti con i problemi che avevano portato il suo predecessore, il prefetto Corrado Catenacci, ad andarsene sbattendo la porta. Bertolaso ha insistito su linee ben chiare: avanti con la realizzazione dei termovalorizzatori, osteggiati dalle comunità, accelerare le procedure di raccolta differenziata per ridurre sensibilmente i volumi di rifiuti da trattare negli impianti di cdr e ottimizzare il lavoro all’interno delle stesse strutture. Ma negli ultimi cinque mesi, così come avvenuto negli ultimi quattordici anni, l’emergenza si è chiamata soprattutto mancanza di discariche, ovvero sversatoi dove poter smaltire gli scarti della lavorazione degli stessi cdr, scongiurando così la paralisi del ciclo di lavorazione delle ecoballe e di conseguenza l’accumulo della spazzatura lungo le strade.
Ancor prima di assumere l’incarico di commissario, in qualità di capo della Protezione Civile, Bertolaso aveva affiancato l’ex commissario Catenacci ed era toccato a lui mediare prima con la popolazione di Acerra, in strada per dire no alla costruzione del termovalorizzatore, poi con i cittadini di Campagna, con quelli di Montesarchio e infine con le comunità dell’area giuglianese. L’ultima sfida di Bertolaso è stata quella di una discarica da attivare in previsione della chiusura dell’invaso “Riconte” di Villaricca. Uno sversatoio che secondo i progetti del commissariato doveva esser realizzato proprio a Serre. E alla quale la popolazione si oppone.
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Repubblica - Napoli
LA POLEMICA/Per due volte, si infuria la presidente Lonardo
Regione, stop alla legge manca il numero legale

Per due volte salta la seduta del Consiglio regionale, per mancanza del numero legale. Proprio mentre è in votazione la legge sui rifiuti. Poche ore prima delle dimissioni di Guido Bertolaso a Palazzo Chigi, in Campania parte un pessimo segnale per la maggioranza di centrosinistra. Non è il primo, era già capitato nei giorni scorsi che saltasse il Consiglio. E tra i partiti esplode subito la polemica, mentre si infuria Sandra Lonardo Mastella, presidente dell´assemblea.
«È un problema etico - afferma la Mastella - tutti i consiglieri devono garantire la loro presenza e venire in aula, altrimenti tornassero a casa». Insorge il consigliere regionale della Margherita Pasquale Sommese. I capigruppo di Prc e Verdi, Vito Nocera e Stefano Buono, sottolineano che la nuova seduta del consiglio, oggi, «diventa decisiva per la legge sui rifiuti e per la coesione della maggioranza». Il capogruppo Ds Antonio Amato e il segretario regionale Enzo Amendola ricordano che «il gruppo dei Ds era presente al 100%. La legge sui rifiuti - aggiungono - interessa l´intera comunità regionale e obbliga tutti i consiglieri a dare dimostrazione di senso di responsabilità. Le istituzioni - proseguono - sono una cosa seria e non si può tollerare che continui un ingiustificato e irresponsabile assenteismo». La seduta viene sciolta per mancanza del numero legale dopo la votazione di un emendamento presentato da An. Trenta i consiglieri in aula su 60, di cui 29 della maggioranza. «Il centrosinistra viene meno per due volte - attacca Franco D´Ercole, capogruppo di An - e dimostra la sua incapacità di respingere un emendamento dell´opposizione». «La maggioranza si dissolve», tuona il capogruppo di Forza Italia, Cosimo Sibilia. «Ciò che è accaduto è un fatto di inaudita gravità politica e sociale», ammette il capogruppo della Margherita, Mario Sena.
E mentre in Consiglio regionale esplode la polemica, emergono i retroscena sulla mega-discarica che ha provocato le dimissioni di Bertolaso. Il governo aveva scelto Serre. È durata due giorni la mediazione di Enrico Letta per evitare lo scontro fra il commissario e Pecoraro Scanio. Il capo della Protezione civile era certo di risolvere così la crisi in Campania, e non cedeva. «Serre o non c´è altro da fare». Ma dal 25 febbraio, la domenica dell´improvvisa convocazione della Consulta a Napoli, il ministro dell´Ambiente difendeva Serre, località 50 km a sud di Salerno, ai confini dell´oasi di Persano. La regia di Letta aveva scelto Napoli come base operativa: era qui, convocata non a caso, la Commissione bicamerale per il ciclo di smaltimento rifiuti, presidente il senatore diessino Roberto Barbieri.
In prefettura è stata lunedì mostrata a tutti i commissari una lettera in fotocopia arrivata da Palazzo Chigi, firmata Enrico Letta. Filtra in via riservata. «La delicata fase di governo dell´attività di smaltimento dei rifiuti che in Campania sta vivendo una situazione di vera e propria emergenza, rappresenta un nodo da affrontare con determinazione e competenza; nonostante le citate difficoltà ripongo grande fiducia nell´operato che tu e la Commissione da presieduta stai svolgendo», si raccomanda Letta con Barbieri. Tra le righe sollecitava un appoggio a Bertolaso.
Erano convocati tutti, quindi, nella prefettura di Napoli. Regione, Province, Comuni, magistrati, ambientalisti. Era sicuro ieri pomeriggio Barbieri di aver compiuto la missione. Dichiarava: «Il caldo è vicino. C´è un rischio di ordine pubblico che può esplodere a livello nazionale. Serre è una soluzione transitoria, massimo un anno o poco più, con tutte le garanzie che Bertolaso offre per evitare un brusco impatto ambientale». In attesa di Serre, avrebbe operato fino a giugno la discarica di Villaricca.
Bisognava però placare la protesta dei sindaci salernitani ricevuti ieri da Bassolino. Offrono quattro piccoli siti, uno per consorzio, in cambio di Serre. «Non è possibile violare sette vincoli e un terreno a rischio idrogeologico in una oasi faunistica», si dispera Palmiro Cornetta, sindaco di Serre.
Osservava ancora Barbieri: «Quasi un paradosso. È meno complessa la fase dei progetti che quella immediata. Per il futuro vi sono due termovalorizzatori: uno pronto per ottobre ad Acerra, l´altro a Santa Maria La Fossa. Salerno dà la sua disponibilità. Il quarto impianto, di tipo sperimentale, sarà a metà tra Avellino e Benevento».
Barbieri lancia intanto un appello anche alla Regione. «Che non delegittimi le Province con il suo nuovo piano».
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2 marzo 2007/REGIONE/sempre ferma la legge sui rifiuti

Repubblica - Napoli
Burrascosa seduta in Regione: il governatore bacchetta il centrosinistra ma la legge sui rifiuti slitta a martedì
Asìa, assunti 360 operai dal Consorzio Napoli 5
Il via libera dalla giunta comunale. I lavoratori saranno adesso impiegati nel settore della raccolta differenziata
di Roberto Fuccillo

«QUESTA legge s´ha da fare». Perde la pazienza anche Antonio Bassolino. È ora di pranzo, la sua maggioranza traccheggia, ha passato una intera mattinata a cercare un accordo sugli emendamenti alla agognata legge sui rifiuti e ora, in aula, si accapiglia ancora su un sub-emendamento che invoca l´adozione di due principi, quello del «chi inquina paga» e quello dei «rifiuti zero», ovvero la minor produzione possibile di rifiuto. Si è appena all´articolo 1, Bassolino insorge: «Siamo in aula per fare una legge, non a una manifestazione di partito. Credo sia saggio che l´assessore e il presidente di commissione si confrontino con maggioranza e opposizione». Il vicepresidente Gennaro Mucciolo, esponente di quello Sdi che ha preso la via della opposizione interna, sospende la seduta. Sarcasmo e indignazione nella opposizione. Quando si riprende, la pausa non ha portato consiglio, e la discussione si impantana dopo soli due articoli, peraltro approvati grazie alla presenza in aula del centrodestra.
La svolta la dà un emendamento di Salvatore Ronghi (An) che invoca l´obiettivo della trasformazione dei rifiuti come fonte di energia. È il cavallo di Troia con il quale rientrano i termovalorizzatori che il testo base aveva evitato di citare espressamente. Tonino Amato dei Ds interviene: «La tecnologia sta facendo passi da gigante, è possibile avere strumenti più evoluti». Parte il dibattito, lo Sdi si associa a Ronghi, Amato chiede il rinvio a martedì prossimo: concesso. Resta lettera morta il richiamo di Bassolino. «Ds e Margherita non garantiscono la maggioranza in aula», denuncia il capogruppo Sdi Gennaro Oliviero. Dietro la gran confusione è palese l´assenza di accordo soprattutto sull´articolo 30, quello per il riassorbimento nei futuri Ato del personale finora utilizzato, compresi i dipendenti del commissariato straordinario. Tema su cui si abbatte la decisione del Comune di Napoli, che ieri ha autorizzato l´Asìa ad assumere i 360 lavoratori del Bacino Napoli 5. Sono quelli che furono pescati in totale inattività da «Report», ora l´Asìa dovrà impiegarli per aumentare la raccolta differenziata. Garantendo, come dice la delibera comunale, che «non subiscano una riduzione degli emolumenti attualmente percepiti».
Altre nubi si addensano sulla valle del Sele. I comitati di lotta della zona hanno indetto per domani alle 15 un presidio a Valle della Masseria, la località scelta da Guido Bertolaso per la nuova discarica. È previsto anche l´arrivo di mezzi agricoli, poi una assemblea per decidere ulteriori forme di lotta. E stamattina a Napoli, alle 12 presso la Chiesa di San Biagio Maggiore, si apre una personale di Lello Gaudiosi sul fiume Sele, ovvero come difendere l´Oasi del Wwf e dintorni. Ci sarà il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta, ma anche, fra i tanti, il ministro Alfonso Pecoraro Scanio e l´assessore comunale Nicola Oddati: la conferma di un fronte istituzionale avverso alle scelte di Bertolaso e Bassolino.
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21 febbraio 2007/REGIONE/la legge sui rifiuti

Repubblica - Napoli
Salta la seduta, cancellata anche oggi. I socialisti annunciano “l´assessore di opposizione”
Regione, manca il numero legale la legge sui rifiuti può aspettare
Lo Sdi si sgancia dall´Unione. Ma Di Lello resta in giunta

Maggioranza in consiglio regionale senza il numero legale: e slitta l´inizio della discussione sulla legge per lo smaltimento dei rifiuti. Si arena un progetto considerato urgente. E va all´aria anche l´esame delle delibere amministrative. Poche ore prima, ad aumentare il clima di immobilismo e veleni, lo Sdi aveva dichiarato ufficialmente “guerra” a Bassolino e De Mita. «È ormai sciolto il vincolo di maggioranza che ci legava all´Unione», attacca il gruppo dirigente. E l´assessore Marco Di Lello annuncia: «Sarò assessore di opposizione».
Consiglio regionale, fumata nera. Vincono i contrasti trasversali e quelli ordinari, vincono i 104 emendamenti dello Sdi in rivolta e sparisce ogni buon proposito di dare un segnale «di buona pratica», come auspicato dalla presidente del Consiglio Sandra Lonardo.
Per la legge sui rifiuti, non si riesce neppure a incardinare la discussione. La maggioranza si ritrova senza numero legale quando si passa all´esame del punto relativo al riconoscimento di debiti fuori bilancio legati a sentenze esecutive. Così il presidente Lonardo chiude la seduta, cancellando anche quella di oggi. In precedenza, il tentativo di affrontare il trattamento dei rifiuti era naufragato in apertura dei lavori con la proposta del presidente della quarta commissione Ambiente Sommese (Margherita), di sospendere i lavori «per consentire alla commissione di lavorare ad oltranza sul progetto di legge in materia». Il capogruppo dello Sdi Gennaro Oliviero aveva invece lamentato in una nota alla stampa, poco prima, che alla riunione congiunta di ieri mattina tra le due commissioni interessate all´esame del provvedimento erano in ritardo tutti i componenti.
Proprio dallo Sdi, in mattinata arrivano le bordate anti-Bassolino. Il gruppo dei socialisti riunito in Regione (con il segretario regionale e consigliere Fausto Corace, e i consiglieri Mucciolo e Corace, oltre a Di Lello) annuncia che è saltato «il nostro vincolo con la maggioranza». Sciolto, ma fino a un certo punto. «Le dimissioni? No: avremmo fatto un favore ai famelici di questo centrosinistra, ci avrebbero subito sostituito con i loro uomini e detto “grazie”. Invece così è meglio: voteremo in assoluta autonomia, non faremo più finta, come talvolta è successo, di non vedere. E incideremo di più», spiega pacatamente l´assessore Di Lello. Che resta in giunta, ma farà «l´assessore di opposizione: è sempre stato il più autonomo di tutti», sottolinea Corace. Lo strappo dello Sdi era ormai annunciato, dopo lo scontro consumato sulle presidenze delle nuove commissioni permanenti, poltrone dalle quali è stato appunto escluso il loro partito. «Ma non abbiamo paura di rivendicare ciò che ci spetta», sottolineano Corace e Iossa. Corace punta soprattutto il dito contro Bassolino: «Ha smesso da un pezzo di fare il leader dell´Unione in Campania. Ormai gli interessa altro: fare la propaganda al Partito democratico. E la maggioranza in Regione si è avvitata su se stessa, con Margherita e Ds lacerati dalle loro lotte intestine». (co.sa.)
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13 febbraio 2007/L’INCHIESTA/la verità di Facchi

Corriere del Mezzogiorno
L’INTERVISTA/ Giulio Facchi «A Bassolino dissi di non firmare il contratto Fibe»
di Simona Brandolini

NAPOLI — Fa freddo a Santa Maria la Nova quando arriva l’ex subcommissario ai rifiuti Giulio Facchi. La Sinistra ecologista parla del partito democratico, Facchi si prende pacche sulle spalle e tanti «come stai?». Faccia di circostanza. Tanto bene non sta.
Ne parliamo?
«Parliamo dell’indagine giudiziaria?».
Sì.
«Indagine che parte dalla denuncia di Tommaso Sodano, che terminò di scriverla nel mio ufficio. Sono stato il primo a parlare con la Procura».
Perché fa questa premessa?
«Perché fatico a parlarne. C’è una vicenda complessa e il pericolo adesso è che qualsiasi cosa dica venga intrepretata in senso giudiziario e non politico».
Ma il tema è anche la responsabilità politica.
«Il tema è se c’era o meno dialettica con Bassolino. È ovvio che c’era. Sarebbe stato impossibile e irresponsabile se non ci fosse stata».
Bassolino si difende dicendo: ho firmato, ma non ho letto il contratto. Lo giudica verosimile oppure responsabile?
«Le rispondo senza dare un giudizio. Raccontando quello che accadde allora».
Beh, meglio di niente. Dica.
«Io non conoscevo bene Bassolino. Una delle prime volte in cui ci siamo visti e ci siamo permessi di alzare la voce l’uno con l’altro è la mattina della firma del contratto con la Fibe. Io gli dissi, testualmente: se firmi questo contratto entriamo in un senso unico da cui non usciremo più. Mi rispose: se non la firmo? Era una domanda retorica, sapevamo cosa sarebbe successo: emergenza, rifiuti per strada e tutto il resto».
Quindi non era d’accordo, ma comprende il gesto?
«Capisco che l’abbia firmato in quel momento, per come erano le cose in quel momento. C’era un percorso maturato prima di Bassolino che aveva indicato la Fibe come unica soluzione per uscire dall’emergenza».
E non era così?
«No, per me no. E infatti mi opposi. Perché legare il decollo del progetto Fibe all’emergenza indubbiamente avrebbe favorito la Fibe, faceva bruciare i tempi. Ma quella parte vinse su Bassolino. Io ero in minoranza».
Quella parte, quale parte?
«Chi aveva operato prima aveva creato le condizioni per lo scacco matto. Nella mia esperienza amministrativa e politica so che i terreni di confronto, chiamamoli così, col soggetto affidatario sono i progettisti, gli incarichi, i subappalti, le consulenze. C’erano già quando è arrivato Bassolino».
Non è ancora chiaro, lo sia di più.
«Guardi da una parte c’era un prefetto che voleva andare a Roma e togliersi dai piedi il problema rifiuti chiudendo le discariche. Dall’altra c’erano una serie di persone che avevano gestito la gara e quindi progetti, subappalti e quant’altro e che erano rimasti nel commissariato».
Per esempio?
«Puppi Vanoli ed Enrico Soprano».
Però le indagini della magistratura riguardano il contratto, non la gara.
«È una scelta dei pm, che non condivido ma è così. D’altronde l’atto formale è il contratto».
E c’è una nota dolente: l’ordinanza con la quale si diceva a Fibe di stoccare i rifiuti. Nel contratto c’era scritto che dovevano essere bruciati.
«Non nel contratto, ma nel capitolato e nell’ordinanza ministeriale. Ma guardi che anche se la firma dell’ordinanza è quella di Bassolino, l’orientamento precedente era quello. Agli atti del commissariato è scritto: stoccaggio».
Ma lei lo lesse il contratto?
«Non subito. Me lo diedero dopo un mese».
Lei in un’intercettazione ha detto però di aver coperto nove anni di cazzate.
«Mi ha fatto ridere quella frase. Tra l’altro se non mi sbaglio non mi riferivo a Bassolino. Ma queste sono cose che non mi preoccupano. Rivendico quello che ho fatto e sottoscritto».
Anche Bassolino dice che sono stati commessi errori politici. Secondo lei qual è il più grave?
«Lo sbaglio, in buona fede, fu far credere che il progetto Fibe serviva a risolvere l’emergenza. Invece bisognava tenere aperte ancora le discariche, uscire dall’emergenza, far partire la differenziata e poi cominciare con il ciclo. Questo errore ha alterato il rapporto tra il commissariato e la Fibe»
E’ arrabbiato …
«Quello che mi fa più rabbia è che la partita Fibe è legata agli impianti, alla ricerca di siti per lo stoccaggio e per le discariche, ai trasporti, insomma a molti interessi. Qualcuno li ho denunciati. Se è vero che la camorra è attenta ai fenomeni economici, è difficile pensare che non sia intervenuta in questo caso».
Però?
«Però per la presenza della camorra, gli sprechi del commissariato e i grandi favori io so che l’unico indiziato sono io».
Cosa intende fare?
«Probabilmente essendo indagato in più procedimenti chiederò l’unificazione. Almeno dovrò sostenere un solo processo».
E a Bassolino cosa direbbe oggi?
«Che lui sa che ero la parte critica, d’altronde è tutto scritto nelle mie relazioni, ebbene, caro Antonio, perché sono l’unico disoccupato?».

in prima
«Una delle prime volte che incontrai Antonio Bassolino, fra di noi ci fu uno scontro. Era la mattina della firma del contratto con la Fibe. Io gli dissi: se firmi, non ne usciamo più». L’ex subcommissario ai rifiuti Giulio Facchi spiega le tante contraddizioni dell’emergenza rifiuti: «Anche a me fecero leggere il contratto dopo un mese».
E al governatore dice: «Caro Antonio, io ero l’unico critico, adesso sono il solo disoccupato»

6 febbraio 2007/L’INCHIESTA/2a puntata

Repubblica - Napoli

Rifiuti, l´accusa dei pm alla gestione Bassolino
Intercettato Facchi: “Ho coperto 9 anni di errori”. Il dossier della Procura sul ruolo del presidente della Regione. Commissario fino al 2004. E per i magistrati “ebbe un atteggiamento radicalmente diverso da quello dovuto”. Si parla anche di un interessamento del politico per raccomandare tre assunzioni nella società Fibe
di Dario Del Porto

Il governatore Antonio Bassolino non può appellarsi al principio di separazione tra attività politica e attività amministrativa per replicare all´ipotesi di truffa che gli viene contesta nell´ambito delle indagini sul ciclo dei rifiuti.
È la tesi della Procura che si sofferma a lungo sul ruolo del presidente della Regione nelle oltre 100 pagine con le quali, nei giorni scorsi, ha chiesto la misura interdittiva delle sei società, fra cui Impregilo, Fibe e Fisia, componenti dell´Associazione temporanea di imprese aggiudicataria dei contratti per lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Il comportamento tenuto da Bassolino nella qualità di commissario straordinario, carica ricoperta fino al febbraio 2004, appare agli occhi degli inquirenti caratterizzato «da un atteggiamento radicalmente diverso da quello dovuto». Agli atti dell´indagine dei pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore aggiunto Camillo Trapuzzano, sono richiamate intercettazioni telefoniche e anche un interrogatorio nel quale si parla di un presunto interessamento di Bassolino, tramite la sua segreteria particolare, per raccomandare tre assunzioni in Fibe.
Le ordinanze. La ricostruzione della Procura, non ancora passata al vaglio del giudice, prende in esame il periodo fino al maggio 2004 e ipotizza una serie di inadempienze del contratto, come ad esempio la produzione di cdr (combustibile derivato dai rifiuti) ritenuto non a norma. La gara d´appalto, ricordano i magistrati, aveva come «obiettivo primario» l´eliminazione della situazione di emergenza nel settore dei rifiuti che si trascina sin dal 1994. Ciò nonostante, secondo gli inquirenti, molti punti dell´accordo non sarebbero stati rispettati e il commissariato straordinario avrebbe posto in essere «comportamenti assolutamente distonici rispetto ai propri doveri e alle proprie prerogative giustificandoli in quella “emergenza” che proprio il puntuale e corretto esercizio dei poteri-doveri era preordinato a fronteggiare». In altre parole, l´emergenza sarebbe stata utilizzata come paravento per la «mancata attuazione di un progetto», nato invece con l´obiettivo di eliminare proprio quella situazione.
Il commissariato, pur avendo ricevuto «comunicazioni allarmanti» dagli organi delegati per la vigilanza, si sarebbe comportato con inerzia «rispetto al comportamento manifestamente inadempiente» delle imprese oppure addirittura «mediante la redazione di provvedimenti che, lungi dal rivestire un pubblico interesse, hanno direttamente agevolato le inadempienze». Fra questi provvedimenti, vengono citate anche ordinanze firmate da Bassolino.
Attività politica e amministrativa. In due interrogatori sostenuti in Procura, il presidente della Regione si è difeso spiegando di aver sempre impostato la propria attività istituzionale su una rigida separazione fra attività politica e amministrativa. «Mi sono occupato di scelte strategiche quali ad esempio la localizzazione degli impianti», ha ricordato Bassolino, aggiungendo di aver demandato alla struttura commissariale il compito di predisporre gli atti che venivano comunque vistati da un consulente giuridico. Ma è una versione che non convince la Procura. I pm Noviello e Sirleo sono convinti che «il ruolo amministrativo imponesse a Bassolino di sovrintendere personalmente alla cura della gestione del servizio». E questo perché «ogni eventuale, scellerata, scelta di non occuparsi dei compiti affidatigli per legge lasciandoli alle determinazioni dei suoi collaboratori avrebbe avuto il senso di un consapevole abbandono dei propri doveri». Alcuni testimoni sentiti dai pm hanno affermato che Bassolino, almeno fino 2003, aveva chiesto ai suoi collaboratori di essere informato «solo delle soluzioni e non dei problemi». Tesi definita dai pm «logicamente singolare» e che in ogni caso, a giudizio degli inquirenti, non esimerebbe «Bassolino dalle sue responsabilità in termini di doloso omesso controllo e quindi di compartecipazione alla truffa».
Le intercettazioni. L´inchiesta si avvale anche di intercettazioni telefoniche. Tutti gli atti (oltre centomila pagine) sono stati depositati dopo la chiusura delle indagini. Alcuni colloqui vengono richiamati nel capitolo della richiesta di misura interdittiva per le società nel quale si fa riferimento a Bassolino. Viene citata una conversazione del maggio 2004 nella quale l´ex subcommissario Giulio Facchi (anche lui indagato nel procedimento) si lamenterebbe dell´obbligo, che gli sarebbe stato imposto da Bassolino, di redigere una relazione finale sul periodo trascorso dal governatore al vertice del commissariato perché, è il resoconto citato nell´istanza, così avrebbe dovuto «coprire 9 anni di cazzate» di Bassolino. In un´altra conversazione l´ex vicecommissario Raffaele Vanoli (a sua volta indagato) avrebbe parlato con una donna di una «cattiva gestione del commissariato» ad opera del presidente della Regione. La Procura ritiene che le intercettazioni facciano emergere «la attiva partecipazione di Bassolino alla vicenda in esame».
Le assunzioni. Uno degli indagati, l´ingegnere Salvatore Acampora, ha riferito di aver appreso da Vanoli della richiesta di assunzione in Fibe «di tre nominativi» che sarebbe stata avanzata allo stesso Vanoli «dal segretario particolare di Bassolino, tal Boffa». Il quale non è indagato. Acampora ha aggiunto di non conoscere l´esito di questa presunta richiesta. Il particolare viene valutato dai pm come conferma di una «forte contiguità tra commissario di governo e affidataria».
Le tappe del procedimento. L´istanza di interdizione delle società contiene anche la richiesta di sequestro del termovalizzatore di Acerra (impianto ancora in costruzione) e sarà esaminata dal giudice il 26 febbraio prossimo alla presenza dei difensori. Impregilo ha già replicato alle contestazioni assicurando di essere in grado di provare la piena trasparenza del proprio operato. Agli inizi di settembre i pm hanno chiuso l´inchiesta per 28 indagati (fra cui Bassolino) per i quali si attendono, nei prossimi giorni, le richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione. Tutti hanno respinto le accuse.
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Corriere del Mezzogiorno

Ecco tutte le accuse della Procura all’ex commissario straordinario: «L’emergenza rifiuti usata per celare le inadempienze»
Bassolino, favori e raccomandazioni
I pm: «Aiutava la Fibe. E si è spinto a chiedere assunzioni»
di Gianluca Abate (g.abate/at/corriere delmezzogiorno.it)

:: (il richiamo in prima)
L’ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti Antonio Bassolino ha tenuto «comportamenti distonici rispetto ai propri doveri» , ha «celato le inadempienze della Fibe» e ha emesso « provvedimenti che l’hanno agevolata». Eccole qui le 103 pagine d’accusa della Procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti. Le contestazioni sono contenute nella richiesta di sequestro degli impianti di cdr e del termovalorizzatore di Acerra (la stessa con cui si chiede di vietare a Impregilo di contrattare con le pubbliche amministrazioni), e i magistrati spiegano: «Non è vero che Bassolino non sapeva. Risulta da diverse dichiarazioni che veniva costantemente informato. E il suo interesse si spingeva addirittura, attraverso la sua segreteria particolare, a raccomandare talune assunzioni in Fibe, sostenuto in ciò dal suo braccio operativo Raffaele Vanoli» . Il presunto tramite, Costantino Boffa, smentisce e accusa: «Querelerò chi ha tirato in ballo il mio nome».
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NAPOLI — Comportamenti «distonici rispetto ai propri doveri» , raccomandazioni «per assunzioni in Fibe», condotte «commissive e omissive» per «dissimulare la responsabilità delle imprese addossando le colpe proprio a quell’emergenza che doveva fronteggiare». Eccole qui tutte le accuse all’ex commissario straordinario per i rifiuti Antonio Bassolino. La Procura le ha messe nero su bianco nella richiesta con cui chiede di sospendere tutte le società del gruppo Impregilo dalla contrattazione con la pubblica amministrazione. E le ha allegate agli atti depositati dopo la chiusura dell’inchiesta sul governatore e altri ventisette indagati. Tecnicamente è una «richiesta di misure interdittive e sequestro preventivo». Fuor di giuridichese, quelle 103 pagine raccontano come è stato gestito l’affare rifiuti in Campania. Una storia scritta per ora solo dalla Procura, e che perciò merita una doverosa premessa. C’è un capitolo fondamentale, in questa ricostruzione, che ancora non è del tutto noto. Ed è quello contenente le versioni dei diretti interessati. Qualcuno ( Impregilo) ha già parlato di «iniziativa infondata». Qualcun altro (Antonio Bassolino) s’è già difeso davanti ai magistrati. Quelle che seguono, dunque, sono ricostruzioni investigative che dovranno passare al vaglio del giudice.
LE «COPERTURE» — L’emergenza rifiuti sarebbe stata uno scudo.
Un «paravento» dietro cui celare le inadempienze dell’impresa cui era affidata la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania. E Antonio Bassolino e la struttura del commissariato «erano a conoscenza» di quelle inadempienze. Ecco cosa scrivono i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo nella richiesta al gip vistata dal capo del pool Camillo Trapuzzano: «La struttura commissariale, nella piena consapevolezza delle inadempienze di Fibe, ha permesso con condotte attive e omissive di creare una situazione di apparenza che, dissimulando le responsabilità precise delle aziende, ha addossato le colpe a problematiche emergenziali» . E ancora: «Il commissario di governo ha posto in essere comportamenti assolutamente distonici rispetto ai propri doveri e alle proprie prerogative, giustificandoli addirittura con quell’emergenza che proprio il corretto esercizio dei poteri doveva fronteggiare.Così veniva dissimulata la mancata attuazione di un progetto preordinato a fronteggiare l’emergenza, con il paradossale richiamo all’emergenza stessa».
È in quest’ambito che, scrivono i pm, «il comportamento di Antonio Bassolino e dei suoi collaboratori si è distinto per un atteggiamento radicalmente diverso da quello dovuto», innanzitutto con «una generale condotta omissiva da parte dello stesso commissario di governo e del suo staff, che nulla hanno avuto da ridire pur a fronte di evidenti e costanti inadempienze». L’operato del governatore, però, non si sarebbe «limitato alla sola inerzia, ma al contrario si è tradotto in un contributo fattivo, mediante la redazione di provvedimenti che hanno direttamente agevolato le inadempienze delle ditte affidatarie, occultandole all’esterno (…). Il di segno del commissario di governo e del suo staff era volto a evitare ogni contestazione che pregiudicasse in qualche modo le imprese», e «solo con l’avvento di Corrado Catenacci queste imprese hanno finalmente ricevuto formali diffide ad adempiere».
LE ASSUNZIONI — C’è un episodio che, sostiene la Procura, «testimonia la forte contiguità tra commissario di governo e impresa affidataria» del servizio. È la «raccomandazione» per far assumere tre persone. Ed è ipotesi delicata che va presa con le molle, ché questo filone è ancora aperto e tutto da chiarire.
Scrivono i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo: «L’interesse di Antonio Bassolino si spingeva addirittura, attraverso la propria segreteria particolare, a preoccuparsi di raccomandare talune assunzioni in Fibe, in ciò sostenuto dal braccio operativo Raffaele Vanoli» . L’episodio lo racconta Salvatore Acampora, ingegnere a capo dei lavori per gli impianti della provincia di Napoli. Ecco il suo interrogatorio: «Ricordo in particolare di un occasione in cui Vanoli mi riferì che il segretario particolare del presidente Bassolino, tale Boffa ( estraneo all’inchiesta, ndr ), gli aveva chiesto di interessarsi per l’assunzione di tre nominativi, tra cui in particolare ricordo (…)». Che quella segnalazione sia davvero partita, o che abbia avuto seguito, è vicenda che però l’ingegnere non sa: «La questione fu oggetto di numerose conversazioni tra Vanoli e Armando Cattaneo (ex amministratore delegato di Fibe, ndr), perché nonostante le richieste tali persone non venivano assunte». Domanda: com’è andata a finire? Risposta: «Sinceramente non so dire se tali persone siano state poi assunte, posso solo dire che a un certo punto Vanoli ha smesso di parlare con Cattaneo di questa questione, almeno per quanto ne sappia io».
LA DIFESA — La Procura, nelle 103 pagine d’accusa, contesta anche la linea scelta da Antonio Bassolino, che durante l’interrogatorio spiegò ai pm: «Firmo atti predisposti dalla struttura commissariale sul presupposto della sussistenza del necessario visto tecnico e giuridico (…), non ho mai considerato il merito delle singole ordinanze che mi sono limitato a sottoscrivere. Io mi occupo di scelte strategiche, e nella mia attività ho avuto sempre come stella polare il principio della separazione tra attività politica e amministrativa». Una separazione che, scrivono i magistrati, è «inapplicabile», perché «Antonio Bassolino era commissario delegato dal presidente del consiglio dei ministri, e in tale veste era preposto a un organo amministrativo e non politico. (…) Ogni eventuale scellerata scelta di non occuparsi dei compiti affidatigli per legge avrebbe avuto dunque il senso di un consapevole abbandono dei propri doveri», atteggiamento «insuscettibile di essere considerato addirittura un alibi». L’ipotesi formulata dai pm, al contrario, è che il governatore fosse a conoscenza di tutto: «Risulta da più dichiarazioni che veniva costantemente informato (…), e appare logicamente singolare che venisse messo a conoscenza solo delle soluzioni e non dei problemi sottesi» . Forse perché, chiosano i pm, è «difficile ipotizzare le modalità concrete» con cui si può illustrare a qualcuno «la soluzione a un problema che neppure conosce».

LA REPLICA/Il deputato ds: «Querelerò chi mi tira in ballo»
NAPOLI — Smentisce categoricamente qualsiasi coinvolgimento nella vicenda delle assunzioni sospette. E passa al contrattacco, annunciando querela per calunnia «nei confronti di chiunque abbia tirato in ballo il mio nome». È calmo, ma deciso Costantino Boffa, per anni l’uomo più vicino al governatore Antonio Bassolino a Palazzo Santa Lucia, da alcuni mesi approdato alla Camera dei Deputati in quota Ds. «Cosa avrei fatto?», chiede.
E poi, quando apprende dell’ipotesi formulata dai pm napoletani nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti, esclude la fondatezza della stessa. «No, non mi sono mai occupato di assunzioni o di cose del genere. Non so nemmeno di cosa stiamo parlando». E per rendere ancora più esplicito il concetto aggiunge: «Nessuno mi ha mai chiesto di occuparmene, il presidente Bassolino non mi ha mai chiesto niente del genere, nemmeno in altri ambiti. E, naturalmente, io non ho mai pensato di prendere iniziative in prima persona». Per Boffa, insomma, le dichiarazioni acquisite all’inchiesta non sarebbero veritiere. «Anzi, conclude, si tratta di affermazioni che rifiuto del tutto e dalle quali mi tutelerò querelando chi mi ha attribuito un comportamento del genere». G. C.

LE INTERCETTAZIONI/Così Facchi si sfogò al telefono « Ora devo coprire le sue c… te»
NAPOLI — Giulio Facchi, ex subcommissario all’emergenza rifiuti, il quattro maggio del 2004 parla al telefono.
Non sa che la Procura di Napoli lo sta intercettando.
E così si lascia andare a una serie di commenti. Ecco come i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo riassumono quella conversazione nella richiesta di sequestro del termovalorizzatore avanzata al gip: «Giulio Facchi si lamenta del suo obbligo, impostogli dallo stesso Antonio Bassolino, di fare la relazione finale illustrativa della gestione del commissariato nel periodo in cui vi era lo stesso Bassolino, dicendo che così dovrebbe coprire nove anni di c… te dello stesso».
La frase «c… te dello stesso» è quella (testuale) pronunciata al telefono dall’ex subcommissario. C’è da chiarire perché si riferisca a nove anni (la gestione dell’emergenza da parte del governatore è stata decisamente inferiore), ma quella telefonata serve alla Procura per provare il «diretto coinvolgimento» di Antonio Bassolino nelle scelte operative. Citano intercetta zioni «che attestano l’attiva partecipazione dell’ex commissario alla vicenda». E tra queste, per provare «la sua piena consapevolezza degli inadempimenti delle imprese», inseriscono anche una conversazione tra il suo ex vice Raffaele Vanoli e una donna. Parlano al cellulare il 4 maggio 2004, lo stesso giorno di Giulio Facchi. La Procura sintetizza il tutto in diciannove parole: «Viene messa in risalto da Vanoli e da una donna la cattiva gestione del commissariato da parte di Bassolino».
I pm dicono che sono queste conversazioni a testimoniare una partecipazione «attiva» del governatore anche nelle vicende operative del commissariato. E scrivono: «Appare francamente difficile pensare che vicende quali l’invio di rifiuti all’estero a spese del commissariato, la realizzazione di siti di ecoballe in tutta la Campania o il conferimento di fos puzzolente potessero reputar si cose di minima importanza tali da non meritare la cura di Bassolino». Quale sia il risultato di questa ipotesi è cosa nota. Comportamenti «commissivi e omissivi» finalizzati a «favorire la Fibe» e che al governatore sono costati un avviso di garanzia con l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello stesso commissariato che ha guidato. I magistrati dicono che «la persona indotta in errore» dai presunti «raggiri» è stato «direttamente il presi dente del consiglio» , ma la vittima della (altrettanto presunta) truffa è «la stessa struttura commissariale, ad onta del fatto che taluno dei truffatori abbia ricoperto le varie posizioni di vertice all’interno dell’organo governativo».
Dovrà decidere un giudice, cui la Procura (se non deciderà di archiviare l’inchiesta) avanzerà una richiesta di rinvio a giudizio, passaggio che potrebbe avvenire tra le fine di questa settimana e l’inizio della prossima. Il 26 febbraio, invece, davanti al gip Rosanna Saraceno si discuterà la doppia richiesta dei pm. Una è quella relativa al sequestro dei sette impianti di cdr e del termovalorizzatore (in costruzione) di Acerra, l’altra riguarda invece il divieto per tutte le società dal gruppo Impregilo di contrattare con le pubbliche amministrazioni. Questa mattina, intanto, Palazzo Chigi darà il via libera (con tanto di prescrizioni) alla costruzione del termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa, in provincia di Caserta. G. A.
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20 gennaio 2007/L’INCHIESTA

Corriere del Mezzogiorno

Se si governa ad occhi chiusi
di Marco De Marco

Negli atti dell’inchiesta sui rifiuti, in cui è coinvolto, Antonio Bassolino sostiene di essersi sempre attenuto al principio della distinzione tra responsabilità politica e attività amministrativa, e in ragione di questo principio di aver governato, per sua stessa ammissione, senza neanche leggere gli atti che firmava. Una prima questione è se si può davvero governare in questo modo, senza cioè essere consapevoli di tutto ciò che si autorizza con la propria firma. Certo che si può. L’istituto delle delega esiste proprio per velocizzare i tempi della decisione e per «gestire» organismi complessi, altrimenti costretti alla paralisi. Tuttavia, inutile nasconderlo, l’immagine di un politico che governa con la benda sugli occhi o con il pilota automatico è di quelle che fanno venire le vertigini. Ciò spiega, del resto, perché una delibera regionale sul ticket farmaceutico sia stata di recente precipitosamente ritirata e riscritta; o perché lo stesso Prodi abbia dovuto correggere la Finanziaria là dove prevedeva lo sconto per i reati amministrativi. Una seconda questione è se, oltre che inconsapevole, chi firma possa essere anche non responsabile. E se il sindaco, il governatore e il commissario possono essere inconsapevoli e irresponsabili circa le decisioni che prendono, chi risponderà dell’atto i cui effetti ricadono sui cittadini? Bassolino dice che quando era commissario all’emergenza rifiuti si occupava unicamente di strategia, non di ordinaria amministrazione. Ma più volte ha anche detto che per quanto riguarda la strategia, questa era stata già definita dal suo predecessore, Antonio Rastrelli. Fu infatti Rastrelli a indire la gara, poi vinta dalla Fibe, che prevedeva quanti Cdr e quanti termovalorizzatori costruire e dove costruirli. Se tutto era dunque già predeterminato, e non dovendo il commissario occuparsi della mera amministrazione, perché scomodare il presidente della giunta regionale per un incarico tanto formale quanto inutile? Non solo. Risulta che anche un vice di Bassolino, il sub commissario Vanoli, per sua stessa ammissione, abbia letto solo in un secondo momento il contratto Fibe della cui esecuzione si doveva in parte occupare. Ne dobbiamo dedurre che il principio della inconsapevolezza e della irresponsabilità sia valso anche per i «delegati». E se così, dove sarà mai l’ultimo anello di questa catena di Sant’Antonio? Tanto perché si sappia, in un giornale la regola è un’altra. Il direttore anche se a letto immobilizzato o assente per grave motivo, continua a rispondere di tutto quello che viene pubblicato, in prima o in ultima pagina, nell’edizione centrale o in quella periferica. Il lettore è più garantito dell’elettore. C’è poi un’altra questione. Se sindaci e governatori firmano solo atti vistati dai loro avvocati amministrativisti, non dovremmo noi elettori conoscere in anticipo i veri «gestori» della cosa pubblica? E non si dica che il lavoro dei consulenti legali è un lavoro neutro, perché allora bisognerebbe spiegare come mai sindaci e governatori si avvalgono di professionisti di fiducia e non delle avvocature degli enti che presiedono. Si dirà: ma alla fine sarà proprio l’elettore a punire chi ha governato male. Non è detto. La inconsapevolezza e la irresponsabilità nella spesa pubblica, ad esempio, possono produrre poco sviluppo ma molto consenso, provocando di fatto il corto circuito della democrazia.
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Corriere del Mezzogiorno

Bassanini: «Un politico deve sempre conoscere quello che firma»
di Rosanna Lampugnani

Dunque chi meglio dell’ex parlamentare ds per capire come si sta muovendo il presidente della Campania nella vicenda giudiziaria sui rifiuti che lo vede coinvolto in qualità di commissario?
Professore, Bassolino, riferendosi alle leggi Bassanini, afferma di avere come stella polare «il principio della separazione tra politica e attività amministrativa». Da dove nasce questa separazione?
«Non conosco la vicenda giudiziaria. Posso dire, però, che bisogna parlare non di separazione, ma di distinzione dei ruoli politici e amministrativi, che è fondamentale nel nostro ordinamento e che era implicita nella Costituzione, anche se non effettiva fino alle riforme varate nella XIII legislatura. Implicita, dato che nella Carta costituzionale si parla dell’imparzialità dell’amministrazione, dei funzionari che sono al servizio esclusivo della nazione; e imparzialità significa non essere al servizio della politica e di chi dalla politica è espresso. Ma la Carta parla anche del principio democratico che si esercita raramente direttamente con i referendum quasi sempre eleggendo le assemblee e in alcuni casi anche il capo dell’istituzione locale, a cui si conferisce il mandato politico di governare, esercitato attraverso la programmazione. Come conciliare questi due principi? Distinguendo i ruoli: il politico fissa gli obiettivi e i programmi, indica i risultati da raggiungere. La gestione degli atti necessari a rendere concreti programmi e obiettivi è esercitata dai funzionari, che devono applicare le leggi ed essere leali con le direttive politiche».
Il politico, dunque, firma atti che hanno ricevuto il suo input?
«In astratto deve dare gli indirizzi politici; in concreto, per fare un esempio, in consiglio comunale un sindaco presenta il piano regolatore che prevede magari celerità nel rilascio delle concessioni edilizie, che però non devono esse re firmate da lui. Se gli atti hanno aspetti illegali il sindaco non ne è responsabile, lo diventa, e doppiamente, se li firma. La vicenda che coinvolge Bassolino mi pare più complessa, perchè lui ha firmato atti in qualità di presidente commissario. C’è un’oggettiva ambiguità in questa figura che è a metà tra il politico e l’amministratore, a causa di una situazione confusa che nel nostro paese è perdurata per cent’anni e che solo da un decennio è stata chiarita, anche se con forti resistenze da parte dei sindaci, che hanno la tendenza a voler firmare tutti gli atti, assumendosi funzioni amministrative non proprie; e da parte di tanti funzionari che volentieri lasciano svolgere ai sindaci e ai presidenti le proprie funzioni, per non assumersene la responsabilità. Invece idealmente ciascuno dovrebbe essere responsabile di ciò che firma».
Bassolino al magistrato ha risposto di non aver letto il contratto con la Fibe. Chi firma deve conoscere l’atto che gli sta davanti?
«Certamente. Spesso questo non accade proprio per la confusione tra i ruoli. Bisogna, però, distinguere il profilo penale da quello amministrativo. Nel penale, per perseguire un soggetto, è necessario l’accertamento della componente soggettiva dell’atto illegale.
Vale a dire che chi firma un documento può farlo convinto che i meccanismi di controllo predisposti da lui stesso siano attivi e sufficienti. In caso di atto illegale non può essere accusato di reato a meno che non si dimostri l’intenzionalità del dolo».
Se i funzionari hanno un tale potere non c’è il rischio di una sovraesposizione del profilo amministrativo su quello politico?
«Qualcuno lo sostiene. Ma prima, quando vigeva la più grande confusione tra i ruoli, accadeva che il politico svolgesse non solo quello della programmazione, ma molto quello burocratico. Contemporaneamente il funzionario lasciava volentieri al sindaco o al presidente spazio per piccoli atti, mantenendo nelle proprie mani la competenza di quelli grandi, così diventando lui, di fatto, il soggetto politico».



Repubblica - Napoli

L´INCHIESTA/Bassolino si difende
“Ho lavorato nell´interesse dei cittadini”
È indagato anche per truffa ai danni dello Stato

«Dai verbali della mia deposizione emergono con chiarezza i principi che hanno orientato il mio lavoro da commissario. Emergerà con chiarezza che mi sono mosso, in questo come in altri campi, nell´interesse esclusivo dei cittadini»: così Antonio Bassolino commenta le notizie dell´indagine sull´attività di smaltimento dei rifiuti svolta dalle società Fibe e Fisia che lo vede indagato insieme ad altre 27 persone. L´inchiesta è chiusa da settembre, da qualche giorno gli avvocati hanno ricevuto copia di tutti gli atti (oltre 100mila pagine) e la Procura si accinge a presentare le proprie richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione. Bassolino è indagato per abuso d´ufficio, frode in pubbliche forniture e anche di truffa ai danni dello Stato. Secondo i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, infatti, la presidenza del Consiglio dei ministri (preposta alla protezione civile) sarebbe stata indotta in errore facendo apparire rispettati i contratti siglati con l´associazione temporanea di imprese quando in realtà, è il giudizio della Procura, così non era: questo avveniva, ad esempio, attraverso una «falsa rappresentazione della corretta attività di gestione degli impianti». In due interrogatori Bassolino si è difeso affermando di aver sempre distinto attività politica e amministrativa. E ora aggiunge: «Quando ho assunto la responsabilità del commissariato - si legge in una nota - il bando, il capitolato, la gare e l´aggiudicazione dell´appalto per lo smaltimento dei rifiuti erano stati portati a compimento dal precedente commissariato, la firma del contratto rappresentava un atto dovuto». Bassolino afferma che «in presenza di clausole contrattuali ormai definite e dopo l´attenta lettura e l´analisi tecnica e giuridica degli esperti della struttura commissariale diveniva impensabile, da parte mia, immaginare di poter apportare modifiche a valle di un iter così lungo». In Consiglio regionale intanto l´esponente della Margherita, Pasquale Sommese, chiede di portare subito in assemblea la legge sullo smaltimento dei rifiuti. (d.d.p.)
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L´inchiesta della Procura scopre i vantaggi della società riaprendo la polemica sul suo impiego. Un nuovo piano industriale
Rifiuti, Asìa pronta a sostituire Fibe
Ma Bertolaso perde il generale Alfiero, in arrivo il prefetto Forleo. L´azienda legata al Comune ha presentato il suo progetto al Commissariato. Forza Italia spiazza An sulle nomine
di Antonio Corbo

L´emergenza rifiuti piega anche i generali. Carlo Alfiero ha diretto tutti i carabinieri del Sud, prima della Dia. Prefetto in pensione, ha sostituito Corrado Catenacci a settembre. Nemmeno cinque mesi: se ne va anche Alfiero, subcommissario operativo. La notizia sarà diffusa quando Bertolaso indicherà il successore, forse un altro prefetto: Francesco Forleo, un esperto, presiede il bacino Napoli 4, area nolana. La sua nomina non esclude il passaggio al commissariato di Mariella D´Ascia, vice di Renato Profili, destinata anche lei a Roma. Alessandro Pansa ha cambiato i vertici degli uffici di punta della prefettura, dove ieri Bertolaso ha gestito una delle giornate cruciali. Ha una struttura da reinventare. È fuori anche l´ex questore Umberto Vecchione, che arginava le infiltrazioni dei clan, provocò lui la raffica di interdittive antimafia. Bertolaso ha intanto ritrovato l´intesa con la nuova Asìa, candidata a sostituire Fibe.
Villaricca, Giugliano e Qualiano hanno tollerato la riapertura della discarica di via Ripuana, in un triangolo già martoriato da rifiuti speciali. Tampona per ora l´emergenza. Ma è stata sovraccaricata: ingoia oltre 500 tonnellate al giorno. Chiuderà in anticipo: a fine marzo. Dove saranno sversati i rifiuti di Napoli? Occorre individuare una discarica, metterla in sicurezza prima di aprirla: mancano sia sito che fondi. Bertolaso ha fatto girare una nota d´agenzia l´altro giorno per ricordare che Prodi proprio a Napoli lo aveva convinto a proseguire, promettendo aiuti. Era uno squillo a Palazzo Chigi. Sarà poi decisivo il contatto con la Procura di Nola per disporre di Tufino, dove la raccolta differenziata ha indici alti. L´esemplare gestione di quei sindaci consente al consorzio diretto da Francesco Forleo e dal viceprefetto viceprefetto Carolina Iovino, un test. Affidare al consorzio il cdr, gestito come gli altri sei campani da Fibe. È l´ipotesi prospettata dal senatore Tommaso Sodano nel suo lungo incontro con Bertolaso. Il presidente della Commissione ambiente considera ormai chiusa la parentesi Fibe. «È da espellere dal ciclo di smaltimento dei rifiuti dopo quello che è emerso», è drastico Sodano, mentre Bertolaso sembra orientato ad un graduale distacco. Fibe è stata estromessa ufficialmente nel novembre 2005, ma da allora ha persino migliorato i suoi rapporti e i suoi incassi. Non ha responsabilità diretta nel termovalorizzatore, affidato tanto per cambiare a Fisia un´altra società controllata da Impregilo, ma lavora presentando fatture. In dieci mesi, nel 2006 ha presentato un conto di 85 milioni. Su altri 400 ha un contenzioso con il governo. Fibe custodisce anche ecoballe per cinque milioni di tonnellate. Un solo termovalorizzatore (quello di Acerra è pronto a settembre) potrebbe smaltirle in 35 anni. Questo disastro ambientale rende una fortuna a Fibe: è emerso ormai nelle carte dell´inchiesta sui rapporti tra la società e il Commissariato rifiuti, retto dal 2000 al 2004 da Antonio Bassolino, che rischia con altri 27 indagati il rinvio a giudizio.
L´inchiesta fa scoprire i macroscopici vantaggi ottenuti da Fibe con le ordinanze del Commissariato: motivi di opportunità, se non di incompatibilità, suggeriscono l´esonero del concessionario, che dovrebbe essere già fuori avendo il governo rescisso il contratto un anno e mezzo fa. Bertolaso ha recepito la soluzione proposta dall´Asìa, guidata dal presidente Pasquale Losa e da Ciro Turiello, amministratore delegato. Il nuovo tandem non vuole che la società di limiti a svuotare cassonetti e a sversare, accumulando debiti. L´Asìa e il Commissariato hanno smesso di litigare. Comincia un´intesa che consente a Bertolaso di bandire la nuova gara senza fretta e senza Fibe. In virtù di un vecchio accordo che pone Napoli nello stesso Ato (Ambito territoriale ottimale) di Acerra e Caivano, può l´Asìa candidarsi a gestire sia il termovalorizzatore di Acerra che il cdr. Questo progetto di crescita di Asìa accredita le recenti scelte del sindaco Iervolino. La società privata con capitale pubblico (il Comune unico azionista) vara un piano industriale insperato fino a qualche giorno fa. Per Fibe la sorte sembra segnata. La stessa Asìa individuerà con Turiello nuovi centri di stoccaggio per Napoli. Si placa così la polemica sulle nomine: il capogruppo di Forza Italia in Comune, Salvatore Varriale, scrive a Bertolaso e alla Commissione parlamentare sui rifiuti per interrompere le contestazioni del centrodestra alle nomine. Condivide la scelta di Ciro Turiello, che per «spessore di conoscenze ed esperienze manageriali potrà elaborare e attuare un piano industriale tale da imprimere una svolta nella gestione dei rifiuti in città». Un intervento inatteso che ha spiazzato An.
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19 gennaio 2007/L’INCHIESTA

Repubblica Napoli

IL CASO/L´inchiesta sui rifiuti ecco i verbali di Bassolino

Ancora qualche giorno, poi la Procura tirerà le somme dell´inchiesta sull´attività di smaltimento dei rifiuti effettuata dalle società Fibe e Fisia che coinvolge, fra gli altri, anche il presidente della Regione Antonio Bassolino. Il governatore è indagato nella qualità di commissario straordinario per l´emergenza rifiuti, ruolo ricoperto dal 2000 fino alle dimissioni del 2004. Nei suoi confronti i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo ipotizzano i reati di abuso d´ufficio e frode in pubbliche forniture. Accuse che Bassolino ha respinto nel corso di due interrogatori sostenuti in Procura il 23 aprile 2004 e il 19 luglio 2006.
Nei giorni scorsi è stato completato il deposito integrale degli atti del procedimento, imposto dalla legge dopo la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini. Si tratta di oltre centomila pagine, consegnate agli avvocati su supporto informatico. Sotto inchiesta ci sono complessivamente 28 persone: oltre a Bassolino, Piergiorgio Romiti, vertice dell´Impregilo, società alla quale fanno capo Fibe e Fisia, l´ex vicecommissario Raffaele Vanoli, l´ex subcommissario Giulio Facchi, il rappresentante legale della Fibe Armando Cattaneo, l´amministratore di Fisia, Roberto Ferraris, oltre a tecnici ed ingegneri dei sette impianti di cdr (combustibile derivato dai rifiuti) realizzati dalla concessionaria Fibe, che nel corso delle indagini sono stati anche sottoposti a sequestro. La Procura ritiene che sia stata commessa una serie di irregolarità, a cominciare dal presunto mancato rispetto dei parametri per la lavorazione del cdr. Alcuni indagati hanno presentato memorie o chiesto nuovi interrogatori. Dopo aver ascoltato le repliche della difesa (fra gli altri sono impegnati gli avvocati Luigi Tuccillo, Giuseppe Fusco, Giambattista Vignola, Riccardo Polidoro, Michele Cerabona) si prepara a depositare le proprie conclusioni: i pubblici ministeri dovranno decidere se chiedere il rinvio a giudizio per tutti o solo per alcuni indagati. Poi la parola passerà al gip. L´indagine condotta dai pm Noviello e Sirleo, costituisce uno degli oltre quaranta fascicoli aperti dalle procure del distretto di Napoli sul nodo dell´emergenza rifiuti. Se ne occupano diverse sezioni della Procura del Centro direzionale, da quella competente per i reati contro la pubblica amministrazione al pool anticamorra.
(d.d.p.)

I VERBALI/La difesa del governatore negli interrogatori davanti ai magistrati
“Non ho letto quel contratto mi occupavo solo di strategie”
di Dario Del Porto

«Ho sempre assunto come mia stella polare il principio della separazione tra politica e attività amministrativa», dice Antonio Bassolino nell´interrogatorio del 19 luglio 2006, il secondo sostenuto davanti ai magistrati che indagano sull´attività di smaltimento dei rifiuti effettuato dalle società Fibe e Fisia. La difesa del governatore parte da questa premessa: «Mi sono occupato solo di scelte strategiche, come la localizzazione degli impianti di cdr», afferma il presidente della Regione. Al resto pensava la struttura amministrativa. Prima di essere firmata dall´allora commissario straordinario, ogni ordinanza doveva passare al visto del consulente giuridico, l´avvocato Enrico Soprano. E a una domanda degli inquirenti, che gli chiedono se fosse stato a conoscenza di una clausola contrattuale in base alla quale Fibe era obbligata a ricevere «comunque» i rifiuti solidi urbani raccolti in Campania per poi smaltirli, Bassolino sostiene: «Non ho mai saputo dell´esistenza di questa clausola. Ribadisco di non aver letto il contratto da me firmato pur avendo assunto con tale firma la responsabilità di assicurare l´avvio di un iter amministrativo già concluso e formalizzato».
I due interrogatori resi da Bassolino alla presenza del suo difensore di fiducia, l´avvocato Giuseppe Fusco, sono all´esame dei pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo che insieme a Marco Del Gaudio (ora al pool anticamorra) hanno condotto l´indagine. Bassolino è indagato per abuso d´ufficio e frode in pubbliche forniture. L´inchiesta è chiusa, i pm dovranno decidere se presentare una richiesta il rinvio a giudizio o di archiviazione. È facile immaginare che il confronto fra accusa e difesa, nel caso in cui la Procura dovesse decidere di chiedere il processo per il governatore, si giocherà principalmente sull´interpretazione del «principio di separazione tra politica e attività amministrativa» enunciato da Bassolino, previsto anche dalla legge Bassanini ma, almeno in questa fase, non condiviso dai pm che non hanno fin qui ritenuto di proporre l´archiviazione per il presidente della Regione.
Bassolino ha risposto ai magistrati per due ore in tutto, una per ogni interrogatorio, riempiendo complessivamente otto pagine di verbale. «Le ordinanze che mi sono state contestate - afferma Bassolino il 19 luglio - sono state da me firmate sul presupposto della sussistenza del necessario visto giuridico e tecnico delle apposite strutture». Poi, a domanda specifica del magistrato, il governatore dice: «Non ho mai discusso nel merito delle singole ordinanze». Quindi spiega: «Durante gli anni in cui ho ricoperto la carica di commissario straordinario, ho partecipato a discussioni sulle grandi scelte di fondo, ad esempio la localizzazione di un termovalorizzatore o di un impianto di cdr oppure quando si è dovuto decidere se riaprire qualche discarica». Ma si tratta di una tesi che non convince del tutto i magistrati. Secondo i pm, l´ordinanza di attribuzione dei poteri commissariali avrebbe imposto al commissario straordinario l´analisi non solo delle linee strategiche generali ma anche delle scelte più specifiche, tenuto conto peraltro della natura amministrativa e non politica dell´incarico.
A questa contestazione, Bassolino replica: «La predisposizione degli atti era realizzata dai vertici del commissariato che mi coadiuvavano insieme all´apparato amministrativo e al consulente giuridico», l´avvocato Enrico Soprano (che non è indagato) del quale i collaboratori del governatore, prima di sottoporre un atto alla sua firma, «avrebbero dovuto ottenere prima il parere giuridico». La Procura però insiste e chiede a Bassolino come mai non si sia occupato di un tema, ritenuto dai pubblici ministeri di grande profilo come l´ordinanza sulla individuazione e destinazione del cosiddetto “compost” che doveva essere prodotto negli impianti di cdr: «Non sono mai stato investito dalla struttura commissariale del merito della questione - risponde Bassolino - lo stesso dicasi per le singole altre ordinanze commissariali».



Corriere del Mezzogiorno

RIFIUTI/Il contratto che nessuno ha letto
di Gianluca Abate

Tutti gli atti sui rifiuti firmati dal governatore Antonio Bassolino «sono stati predisposti dal Commissariato» e «sottoscritti senza considerarne il merito», perché quella sigla è stata apposta «con il presupposto che sussistesse il necessario visto giuridico e tecnico delle apposite strutture». Quel visto, anche «se non accompagnato da alcuna attestazione grafica», lo doveva apporre il consulente legale della Regione. E l’ordine arrivava dallo stesso Antonio Bassolino: «Tutti i documenti che venivano sottoposti alla mia firma dovevano aver ricevuto il visto dell’avvocato Enrico Soprano».
I particolari emergono dal verbale di interrogatorio dell’ex Commissario straordinario per i rifiuti depositato dalla Procura dopo la chiusura dell’inchiesta.
Il governatore risponde alle domande dei pm che l’hanno indagato (insieme con altre 27 persone) per abuso, frode in pubbliche forniture e truffa. E spiega l’accordo con la Fibe: «Ribadisco che non ho letto il contratto da me firmato, la procedura e l’appalto erano stati decisi con un bando della precedente giunta regionale. Io mi sono solo assunto la responsabilità della firma per assicurare l’avvio di un iter amministrativo ormai già concluso e formalizzato».
LE DECISIONI — Mercoledì 19 luglio 2006, dieci minuti dopo le tre del pomeriggio, uffici della Procura. Antonio Bassolino, coinvolto nell’inchiesta sui rifiuti, viene sentito dal pm Giuseppe Noviello e spiega: «Tutte le ordinanze che mi sono state contestate sono state da me firmate sul presupposto della sussistenza del necessario visto giuridico e tecnico (…) Io assumo come mia stella polare il principio della separazione tra politica e attività amministrativa, e con riferimento a quelle ordinanze posso quindi aggiungere che non ne ho mai considerato il merito ma mi sono limitato a sottoscriverle» .
Il governatore torna più volte sul punto, ripete ancora che non ha «mai discusso nel merito» di quegli atti, e spiega che «le discussioni che mi vedevano partecipe vertevano in realtà sulle grandi scelte» . Il resto erano tutti «atti predisposti dalla struttura» e «previamente esaminati dall’avvocato Enrico Soprano. C’è il visto, e se non c’è devo ritenere comunque che i miei vice prima di sottopormi l’ordinanza abbiano preventivamente ottenuto il nulla osta» . Era un prassi, dice Antonio Bassolino. E la spiega così: «Vanoli, Paolucci o Facchi, dovevano ottenere il parere giuridico dell’avvocato Soprano prima di sottopormi un’ordinanza da firmare (…) Quanto ai visti della struttura tecnica, mi bastava che ci fosse la firma di Vanoli, Facchi o Paolucci (…) I vertici del Commissariato mi coadiuvavano con l’apparato amministrativo e il consulente giuridico, non sono mai stato investito del merito delle ordinanze» . Il pm, ormai sono le 16, chiede al governatore di quella clausola che imponeva a Fibe di ricevere e smaltire comunque i rifiuti. Antonio Bassolino risponde di non aver «mai saputo» dell’esistenza della clausola, dice che il contratto lui l’ha firmato «per avviare un iter già concluso» dalla precedente giunta regionale, e per far capire quanto sia estraneo a quelle scelte spiega secco al magistrato: «Io ribadisco di non aver letto il contratto da me firmato» .
Risposta analoga la fornisce Raffaele Vanoli, che interrogato risponde così a una domanda del pm: «Non ho letto la lettera d’invito e il bando di gara, all’epoca dell’ordinanza contestatami davo semplicemente per scontato che il provvedimento disponesse un’attività legittima, pur non avendo esaminato i predetti documenti» .
I RIFIUTI — C’è un altro verbale di interrogatorio depositato agli atti dell’inchiesta. È quello di Armando Catta neo, ex amministratore delegato della Fibe, anche lui sott’inchiesta. Ed è lui a spiegare ai pm la strana storia della fos, la «frazione organica stabilizzata» proveniente dal ciclo dei rifiuti che nel progetto della Fibe doveva servire per il recupero ambientale e che invece è finita nelle discariche. Il pm gli chiede perché, l’ingegnere risponde così: «Il nostro progetto non aveva precedenti, perché nessuno aveva mai maneggiato queste quantità di fos. E in effetti la fos che si produce nel ciclo previsto dal sistema dei rifiuti in Campania non è compost di qualità e a mio avviso non può essere utilizzato per recupero ambientale, perché il processo che tale materiale segue non consente di scartare materiali inquinanti».

IL SENATORE DI RIFONDAZIONE/Sodano: «La gara che vinse Fibe è sospetta»

NAPOLI — «Sono un garantista e come tale aspetto il giudizio finale. Certo però l’inchiesta giudiziaria rappresenta il riconoscimento e la conferma di un lavoro cominciato tempo fa». Il senatore di Rifondazione comunista, Tommaso Sodano, nel febbraio del 2003 denunciò alla Procura della Repubblica possibili illegittimità nella gara di appalto con la quale veniva affidata alla Fibe la costruzione dei termovalorizzatori e dei cdr in Campania. «Perché dalla lettura degli atti ebbi la sensazione che si trattasse di una gara, come dire, condizionata». «In primo luogo si dava un punteggio alto per l’offerta economica e i tempi di costruzione degli impianti. Ma basso per le tecnologie utilizzate. E parliamo di impianti ad alto impatto ambientale, quindi una tecnologia avanzata è condizione necessaria e indispensabile. Ebbene la Fibe non solo vinse per una manciata di giorni previsti per la costruzione, 35 per la precisione, ma ebbe un punteggio bassissimo per la tecnologia. Tant’è che alcuni componenti della commissione di gara, è a verbale, dissero che si trattava di una tecnologia obsoleta».
«Sì. Con un’ordinanza commissariale di Bassolino, per esempio, si dava la possibilità alla Fibe di stoccare le ecoballe, quando nella gara era invece previsto lo smaltimento delle stesse». «Soldi per la Fibe. Le ecoballe stoccate valgono mille miliardi». Secondo lei che responsabilità ha il governatore? «Sarà la magistratura a stabilire le eventuali responsabilità penali. Ma sicuramente politiche ne ha». (S. B.)

16 gennaio 2007/NOMINE ASIA

Repubblica Napoli

I PROBLEMI DELLA CITTÀ/“Nuova Asìa, si cambia tutto”
di Ottavio Lucarelli

(il richiamo in prima di cronaca)
All´Asia dopo otto anni si volta pagina. Riorganizzare l´azienda, potenziare la raccolta differenziata, ricostruire il rapporto con i duemila dipendenti. Questo il messaggio del tandem Pasquale Losa presidente e Ciro Turiello amministratore delegato che si è insediato ad Agnano in un edificio assediato dall´immondizia. Da tempo Rosa Russo Iervolino, dopo gli interventi del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, criticava la gestione della raccolta rifiuti e ora il sindaco ha nominato il Cda sostituendo il vecchio guidato da Gennaro Biondi che si era dimesso in blocco a fine anno. Oggi, intanto, a Palazzo Chigi è prevista la riunione con il commissario Guido Bertolaso per individuare fonti di finanziamento per gli 80 milioni promessi da Prodi per l´emergenza in Campania.

Il nuovo presidente di Asia è dunque l´ex assessore comunale Pasquale Losa (Margherita) assistito da Ciro Turiello dei Ds, che si è dimesso da vice commissario per l´emergenza rifiuti in Campania. Con loro entrano nel consiglio di amministrazione Fabio Matteo (Rifondazione), Michele Sannino (Verdi) e il tecnico Domenico Acierno, unico uscente confermato. Il collegio sindacale è composto da Alfredo Mazzei dei Ds, Gaetano Giudice (fratello di Rosario, consigliere comunale della Margherita) e Antonio D´Antonio con Paolo Longoni e Tonino Ragosta supplenti. Un Cda che il Polo definisce lottizzato con il consigliere comunale di Forza Italia, Ciro Signoriello, che denuncia: «Tra agosto e settembre l´Asia ha assunto 81 persone e in questi giorni sta per aggiungerne altre 60 con contratti di breve periodo». In questa situazione Losa e Turiello hanno preso il timone nella sede di Agnano.
Presidente Losa, per arrivare qui in via Antiniana ha visto le montagne di rifiuti che circondano il suo nuovo ufficio?
«Certo, ho detto di pulire ma mi hanno spiegato che non è possibile».
Perché?
«Perché siamo nel territorio del Comune di Pozzuoli che non pulisce quasi mai la strada».
Bene, bel biglietto da visita.
«Non possiamo farci nulla».
Cosa potrete fare, allora?
«Stamattina appena insediati abbiamo risolto la prima grana. In prefettura è stata raggiunta un´intesa con la Siet, azienda che raccoglie i rifiuti a Stella-San Carlo all´Arena. Aveva minacciato di sospendere il servizio perché in perdita a causa degli straordinari da pagare agli autisti che trascorrono diverse ore in fila con i camion prima di poter scaricare i sacchetti. Abbiamo chiesto e ottenuto che proseguano il servizio fino a fine febbraio senza licenziare, nel frattempo troveremo una soluzione».
Il suo secondo atto?
«Il passaggio di consegne assieme a Turiello con l´amministratore delegato uscente Lino Bonsignore».
Che resta, però, direttore generale dell´Asia a 20 mila euro al mese?
«Il contratto di Bonsignore scade a fine febbraio. Noi, in ogni caso, guadagneremo molto meno».
Oltre agli stipendi ridotti come pensate di concretizzare la svolta?
«Lavorando sedici ore al giorno assieme al Commissariato rifiuti e all´amministrazione comunale. Potenziando la raccolta differenziata e, soprattutto, riorganizzando l´azienda, motivando i nostri dipendenti, creando un rapporto con la città».
Superate le montagne di rifiuti tra via Scarfoglio e via Antiniana, quale è stata la sua impressione in azienda?
«Dirigenti e dipendenti sono molto motivati ma, ripeto, occorre una nuova organizzazione».
Chiederete di far costruire un termovalorizzatore in città?
«La scelta è politica, ma tutti conoscono l´opinione della Iervolino».
Che è favorevole, no?
«Certo».
Davvero si volta pagina?
«Occorre un´inversione di tendenza. La raccolta dei rifiuti a Napoli è un nervo scoperto».



Corriere del Mezzogiorno
Centrodestra all’attacco: «Spartizione politica». Bonsignore ( per ora) resta direttore
Asìa, Losa detta il programma: «L’azienda è da riorganizzare»
Il nuovo presidente: basta con la logica dello scaricabarile

NAPOLI — Dopo otto anni di conduzione nel segno di Lino Bonsignore, l’Asìa cambia management. La «svolta» è arrivata il 18 dicembre scorso, giorno in cui si è dimesso il professor Biondi dalla presidenza, col cda che vede da ieri Pasquale Losa, ex capo della segreteria politica della Iervolino, nuovo presidente, e Ciro Turiello amministratore delegato. Il cda si completa con i nomi di Fabio Matteo, Michele Sannino e Domenico Acierno. Nomine tutte duramente contestate del centrodestra, che parla di «spartizione politica». Varato anche il collegio sindacale: ne fanno parte Alfredo Mazzei, Gaetano Giudice e Antonio D’Antonio. La ratifica delle nomine da parte della Iervolino è arrivata ieri mattina, e alle 15 il cda si è riunito per il passaggio di consegne. Turiello e Losa sono entrati in Asìa «in punta di piedi», ma con un curriculum di tutto rispetto. Losa, ex sindacalista della Cisl, per 11 anni assessore comunale, è infatti un esperto di rapporti col Personale; Turiello, invece, dirigente della «Napoli Servizi», proviene dal commissariato per i rifiuti dove ricopriva l’incarico di subcommissario. Dunque, sulla carta, due che sanno dove mettere le mani. A Turiello, inoltre, spetterà il compito di fare da anello di congiunzione tra il Comune di Napoli e la struttura retta dal capo della protezione civile, Bertolaso, con la quale di recente si erano deteriorati i rapporti.
«Quando sono stato chiamato dalla Iervolino per fare l’amministratore delegato, non ho pensato ai soldi o ad altro, ma solo ad una missione da svolgere» , ha spiegato Turiello. E di «scelta di servizio» ha parlato anche Pasquale Losa, che, senza girarci attorno, ha sottolineato «l’esigenza di migliorare la gestione aziendale, evitando lo scaricabarile delle responsabilità» . Una dichiarazione molto politica per tagliare i fili col passato, per una società che ha la necessità di migliorare un servizio finora non all’altezza e con un (recente) scampato tracollo finanziario.
Un’azienda che comunque, fino a fine febbraio, vedrà nel ruolo di direttore generale proprio Lino Bonsignore, il manager di area ds al quale Losa e Turiello riconoscono «il coraggio di essersi messo sul mercato», senza per ora escludere nulla su un suo eventuale riutilizzo in Asìa.
Nel primo giorno di lavoro il nuovo tandem dirigenziale ha dovuto porre rimedio ad una prima grana: la Siet, la società che si occupa della raccolta a Stella San Carlo che per motivi di costi elevati per gli straordinari, «dovuti alle lunghe attese che i suoi autisti sono costretti a sostenere per il conferimento», aveva rinunciato al servizio: decisione per ora congelata, come ha spiegato Losa, che, nel giorno del suo arrivo nella sede di via Antiniana, ha dovuto fare lo slalom tra i rifiuti che albergano in gran quantità di fronte la sede dell’Asìa. Ma la spiegazione c’è. Anche se grottesca: «Il nostro civico ricade nella competenza di Puzzuoli, dunque non possiamo raccogliere noi quella spazzatura». Al termine del cda giunge una telefonata di Bassolino: il governatore augura buon lavoro ai due dirigenti i quali devono fare i conti innanzitutto con il miglioramento della differenziata. In tal senso, Turiello e Losa si augurano che i ragionamenti politici in corso sul completamento del ciclo dei rifiuti possano proseguire. Non a caso, nella sala riunioni dell’Asìa campeggia un poster del termovalorizzatore di Vienna: «Un esempio», dicono i due neodirigenti. Per Napoli, però, solo un sogno. Almeno per ora. (Paolo Cuozzo)

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