Storia di un fallimento
Anche oggi ho veramente fretta e ho troppe cose da fare. Però vi proporrei come spunto per proseguire la discussione il racconto (di due su tre consulenti) del perché è tramontato il piano strategico napoletano. In breve, le cinque ragioni che li hanno convinti di dover fare “due passi indietro”.
Metto l’articolo direttamente qui sotto. Accompagnandolo con due altre piccole segnalazioni, quasi per ridere.
La prima, per l’articolo del Cormez, con cui si prende sul serio il blob/blog di Tonino Amato, segnalato ieri da Norberto (ma lo rilinko ove mai ve foste perso), dal quale viene (anche) un plauso alla riflessione autocritica aperta da Isaia Sales.
E consiglierei anche uno sguardo ai commenti.
La seconda per l’articolo dal sito napoletano che (almeno a quest’ora, ma non è più prestissimo) viene segnalato sul sito web di Repubblica.it (clic sull’immagine per ingrandirla).
Come potete notare, trattasi di notizie assolutamente cruciali.
* * *
ps. Ah, poi (ovviamente?) in consiglio comunale, sulla Fondazione per il Forum 2013, è andata così…
update serale (pausa-lavoro prima del turno notturno). Si vede che oggi ce l’ho con i giornali. Ma mi dite se/in che voi riuscite a vedere il lavoro del giornalista in questo articolo (ancora sul Forum 2013, il Mattino)?
Eppure il titolo mi aveva fatto sperare, per un secondo: ambiziosamente, Forum delle Culture. Le opere, gli investimenti: il progetto ai raggi x …
E poi, grazie a Zetavu per il link. Ché ovviamente sul tema (blog e politica, o forse uso del blog da parte dei professionisti della politica) si potrebbe anche discutere sul serio, oltre che ridere.
23 settembre 2008
Corriere del Mezzogiorno
Piano strategico
Vi raccontiamo la storia di un fallimento
di Attilio Belli e Carlo Donolo
C’era una volta il Piano strategico di Napoli. Vi raccontiamo le cinque ragioni di un fallimento e di un’esperienza dalla quale era lecito aspettarsi di più.
L’assessore al turismo della Provincia di Napoli intervenendo nel dibattito sul Forum delle Culture 2013 ha dichiarato: «Non vorrei che la kermesse finisse nel dimenticatoio come il piano strategico». Già, dov’è finito il piano strategico? In merito non c’è stata nessuna risposta da parte delle autorità comunali. Ora, essendo stati consulenti al Piano strategico della principale città del Mezzogiorno, in una regione dove le tre istituzioni locali sono governate dal centrosinistra, ci riesce difficile continuare a tacere le ragioni che ci hanno indotto a interrompere questa attività di consulenza.
Bisogna costatare anzitutto che in Campania l’apporto tecnico critico soffre spesso. Un esempio tra i tanti è dato dal Piano territoriale regionale recentemente approvato e dove, diversamente da quanto avviene in tutte le regioni, è totalmente finito nel dimenticatoio un minimo riferimento all’apporto tecnico-scientifico di chi lo ha elaborato lungo tre anni di collaborazione con la Regione.
Per cercare di individuare le difficoltà incontrate nel processo di costruzione del Piano strategico, ci limiteremo a richiamare alcune questioni che documentano come, a nostro avviso, l’esperienza andava configurandosi sempre più come una «bad» piuttosto che come una «best practice», venendo meno le condizioni di fattibilità di un piano strategico all’altezza dei problemi della città.
Prima questione: la dimensione e le implicazioni territoriali dei programmi di sviluppo. Poiché il Piano strategico di una grande città come Napoli interessa ovviamente l’intera sua area metropolitana (secondo la stessa indicazione del Cipe), sin dall’inizio avevamo pressantemente suggerito che Comune, Provincia e Regione (che doveva definire la programmazione dei fondi strutturali) stipulassero un protocollo d’intesa per prendere decisioni convergenti. Nel marzo del 2006 il protocollo si firma. Ma da quel momento il comitato previsto non viene mai convocato fino al maggio 2008 quando si organizza la prima riunione, che però viene rinviata per l’assenza di uno dei tre enti. Se il comitato avesse operato, forse avrebbe potuto anticipare più produttivamente le funzioni recentemente sfiorate dalla supergiunta.
Seconda questione: l’integrazione delle politiche. A fine luglio 2006, dopo l’insediamento della nuova amministrazione, il sindaco convoca opportunamente una riunione con gli assessori al Piano strategico, all’Urbanistica, alle Risorse strategiche e i consulenti al piano, per sostenere l’integrazione dell’attività dei tre assessorati più direttamente interessati. La disponibilità a convergere emersa nella riunione evapora però immediatamente dopo le dichiarazioni alla stampa dell’assessore al Piano strategico che afferma di volere con questo strumento modificare consistentemente il Piano regolatore. Il riemergere della contrapposizione tra piano strategico e piano urbanistico finisce per ostacolare anche una programmazione dei fondi strutturali convergente e fa svanire del tutto la prospettiva di un’azione integrata tra i tre assessorati. Di conseguenza l’ulteriore sollecitazione per un’integrazione dell’attività tra assessorati viene considerata un’ingenua interferenza che disturba personali e settoriali competenze. Eppure si doveva sapere fin dall’inizio che un piano strategico avrebbe comportato questo ordine di problemi.
Terza questione: la partecipazione alle decisioni. Tra l’ottobre e il dicembre 2006 vengono organizzati numerosi forum per far emergere, in rapporto alle linee strategiche dei documenti programmatici, primi progetti «partecipati», coerentemente all’impostazione di un piano che ambiziosamente si definiva «della» città e non «per» la città. I forum, per quanto condotti in un arco di tempo piuttosto limitato e con modalità migliorabili, offrono numerose proposte che chiedono solo di essere valutate. Ma non se ne fa nulla, riducendo così la possibilità di migliorare il rapporto di fiducia tra società e amministrazione comunale.
Quarta questione: rapporto tra grandi eventi e strategia generale per la città (e la sua area metropolitana). Nel 2007 i consulenti suggeriscono la necessità di ricondurre il Forum delle Culture, non solo formalmente, all’interno del piano qualificandolo come progetto strategico «trainante» dell’area occidentale e dell’intera città, precisando le coerenze, istruendo le adeguate sedi di confronto, ed estendendo la logica anche agli altri quadranti territoriali, a partire dal centro storico. I primi mesi dell’anno vengono spesi nel tentativo di organizzare iniziative in merito. Ma nell’amministrazione non emerge la disponibilità necessaria. E non se ne fa nulla.
Quinta questione: rapporto con il governo nazionale. Nei primi mesi del 2007 i consulenti vengono sollecitati a elaborare un documento quadro da portare alla cabina di regia promossa dal governo Prodi per Napoli, rispondendo all’interesse a inserire i progetti da finanziare in una visione generale. Ma il documento non viene mai preso in considerazione.
La segnalazione di queste difficoltà, fatta direttamente al vertice dell’amministrazione nel luglio 2007, non produce cambiamenti efficaci. Così, quando a gennaio 2008 ci viene proposto di riattivare il rapporto di consulenza scaduto ormai da due anni, i sottoscritti, con rammarico, riconoscono l’impossibilità di proseguire con risultati soddisfacenti e convengono di potere solo far risparmiare risorse finanziarie all’amministrazione rinunciando al rinnovo del contratto. E fanno due passi indietro.
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September 23rd, 2008 alle 10:20 am
Bene, anzi male.
A fronte della lettura, e non solo di quella, visto che ho personalmente partecipato a quei forum da cui dovevano emergere i primi progetti «partecipati», coerentemente all’impostazione di un piano che ambiziosamente si definiva «della» città e non «per» la città; chiederei all’assessore Oddati, di chiarire a che titolo urla ai quattro venti che è il solo ad aver titoli a presiedere la fondazione Forum, avendo tanto ben operato per portare a Napoli, questo “grande evento”.
Lasciando, per ora da parte, i contenuti, la progettualità e la levatura che l’evento sta assumendo già in questi prodomi di lotta per le poltrone; mi concentrerei, sulla rivendicazione e le sue motivazioni.
La rivendicazione di Oddati, sembra partire da un approccio mertitocratico, e Dio solo sa se questa città ne avrebbe bisogno, ma quale sarebbe questo merito. Quello di aver per una volta portato a termine un’azione che è parte del suo mandato, e per il quale percepisce il suo stipendio di assessore. E come si fa a non guardare questa azione portata a buon fine, in sinergia con il fallimento a cui si è portato il piano strategico, che pure rientra a maggior titolo in quelle che dovevano essere le priorità del suo mandato, vista la “strategicità” e la continuità di azione, fuori dalla politica dei grandi eventi, che un piano strategico ben gestito poteva portare?
Eppure, i consulenti, glielo avevano detto……
September 23rd, 2008 alle 10:56 am
Antonio Amato probabilmente pensa ad un ulteriore ‘avanzamento di carriera’. Del resto,
è sistemato…nel sistema da sempre, con qualche emblematica giravolta: ‘Socialismo 2000′, area Salvi-Villone; poi, d’un tratto, il ritorno alla Casa Madre; infine (?) la scelta pro-Nicolais.
Altrove, ho letto, in proposito, critiche specifiche sulla ‘capacità di persuasione’, ma in passato, Amato ha comunque ‘persuaso’ gli elettori, circa 25.000, se non ricordo male! Altri(Andrea Cozzolino), magari più…studiosi di Amato e meglio ancora posizionati dal Capo nel sistema locale, hanno…’persuaso’, ottenendo, anzi, consensi maggiori.
Altri ancora (Maria Fortuna Incostante, etc.), sono stati più ‘fortunati’.
Barbieri e Marone sono stati ’scaricati’ dal Capo e/o
dall’attuale Pd;
Massimo Paolucci, uno che pure ‘portava voti’, anche perché ottimo Assessore (a mio avviso) si è un pò defilato.
Molti, ‘non bassoliniani’, ma a loro volta storicamente sistemati nel sistema: credo di averlo già scritto in questo blog e me ne scuso, hanno ‘avuto il loro’, magari in collegi uninominali sicuri (ai ‘bei’ tempi).
… Molte ‘varie ed eventuali’.
Risultati REALI, per la collettività regionale, per Napoli, in 16 anni di Governo (o di ‘gestione’) ??
(E attenti a certe ‘nuove leve’!).
September 23rd, 2008 alle 1:13 pm
Belli e Donolo difronte alla palese impossibilità di fornire un contributo utile al proprio committente, hanno ritenuto opportuno dimettersi, rinunciando di conseguenza anche ai relativi compensi.
Se tutti i vari consulenti/consiglieri di amministrazione/esperti ecc. ecc., che a vario titolo operano per conto del Comune di Napoli, della Provincia, della Regione, si comportassero come Belli e Donolo il giudizio sulla vituperata società civile locale sarebbe sicuramente migliore!
Quanti sono i consiglieri di amministrazione e i consulenti che continuano a mantenere il proprio ruolo ed al tempo stesso criticano il proprio committente e si lamentano che non si riesce a far nulla?
Se non siete in grado di cambiare nulla (in meglio) andate via, Belli e Donolo hanno dimostrato che è possibile.
PS Il prof. Camagni intanto continua, invece, a percepire il suo “sudato” compenso
September 23rd, 2008 alle 6:57 pm
Pero’ questo Amato ha una dialettica avvincente…
September 23rd, 2008 alle 6:58 pm
@ Stefano
sì.
Poi resta l’altro problema, che si vede perfino qui (anche se Salvatore protesta). Del merito della cosa (qualunque cosa) si riesce a parlare molto poco…
September 30th, 2008 alle 11:33 am
chiedo scusa per la mia ignoranza ma, se non sbaglio (e quel che so lo devo a qualche lettura del corsera di Milano) il piano strategico dovrebbe servire per attuare il piano regolatore. Decidere per attuare significa concertare con tutti coloro he a diverso titolo (politici, imprenditori, finanziatori, utenti) sono interessati e coinvolti in tale attuazione.
Ma tutto ciò richiede una autentica e profondamente sentita cultura della concertazione: e in una città come la nostra che ha una gestione del più bieco centralismo possibile e, di conseguenza, il più sovietico dei piani regolatori, parlare di piano strategico mi sembra un ossimoro.
bisogna essere molto ingenui o molto vanitosi per partecipare alla redazione di tale piano.
e bisogna essere molto sciocchi o molto militanti per credere alle rassicuranti dichiarazioni dei diversi sponsor politici che sono recentemente intervenuti a garantire sulle magnifiche sorti e progressive di questa sempre più smandrappata amministrazione comunale.