Problemi di decoro (discussioni estive/2)

di d.l.

la vasca di Tatafiore a via ScarlattiLa signora Elvira Pierri scrive spesso ai giornali, che spesso la pubblicano. Oggi, su Repubblica, ci parla della fontana di via Scarlatti: “oggetto di controversi giudizi estetici da parte dei vomeresi”.
La fontana — dice la signora Elvira — “è usata di buon mattino da alcuni commercianti della zona anche come vasca cui attingere acqua con secchi, per lavare i pavimenti dei propri negozi o per innaffiare fiori e fioriere”. Conclusione lapidaria: “Quando l’arte è al servizio del cittadino”.
Ora, la fontana in questione (benchè di Tatafiore, o forse proprio per questo), a me pare un esempio perfetto di cosa non è l’arte pubblica. E la trovo perfino “brutta”. Però il punto non è qui: de gustibus è notoriamente impossibile discutere, e neppure mi interessa. E’ che la lettera permette di farsi domande di altro tipo, che provo a girarvi.

Per esempio: ma che fastidio da, alla signora Elvira, l’uso che quelle persone fanno della pubblica acqua, peraltro di buon mattino? (Risparmiano due euro sulla bolletta? Non glielo possiamo perdonare, se comunque innaffiano anche i fiori, oltre a lavare il pavimento? Ma poi il proprio pavimeno o quello della strada?  Magari mi preoccuperei di più se svuotassero i secchi nella fontana, compresi sporcizia e detersivo utilizzato). E anche: perchè si dovrebbe avere per la discussa opera una reverenza tale da vietarsi di attingervi? (Con il secchio, certo, e come se no?) E perfino: ma, in fondo, le fontane artistiche non sono il sostituto colto, e decorativo, di oggetti urbani funzionali nati proprio per fornire acqua al pubblico?
Insomma, per farla breve: non è che a Napoli siamo un po’ (inutilmente) ossessionati da questa storia del decoro pubblico? E invece non ci occupiamo per nulla di spazio (del) pubblico?

estate lungo la Senna

Perchè poi quando uno va in altre città (europee e anche no), vede frequentemente bambini e adulti che giocano, attigono o si rinfrescano con l’acqua di fontane e di giochi d’acqua, senza che nessuno si scandalizzi. Intorno, poi, ci sono città che più o meno funzionano — per le esigenze austere di ogni giorno e anche per regalarsi quelle (e altre simili) pause di piacere — mentre qui tutto è sempre faticoso, e nulla è comodo. Però siamo pieni di oggetti bellissimi e pregiati, antichi o (post)moderni, a volte “degradati” e a volte “restaurati”. Chiedo: tutte cose da guardare e non toccare? E noi, tutta gente da educare?

Questo articolo è stato pubblicato il 10.08.07 @ 1:38 pm nelle categorie: Varie

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