Malumori

di d.l.

non solo il culetto, anche il nasoQuando si parla di tramonto del prodismo e di una scommessa invecchiata e morta conviene tenere a mente qualche realtà. Non saprei dire meglio di Barbara Spinelli certi sentimenti, più che pensieri, di questi giorni.

Se poi, invece, vi sentite freddi e ragionatori, provate ad aiutarvi con alcuni degli altri pezzi di oggi. A cominciare dalle riflessioni sul (futuro) ventennio berlusconiano di Luca Ricolfi. Che riparte dai carri armati sovietici che invadevano l’Ungheria, mentre “la stragrande maggioranza dei dirigenti del Pci (compreso l’attuale Presidente della Repubblica)” non batteva ciglio. E finisce sostenendo che il limite di Veltroni, D’Alema, Fassino, Rutelli e soci è di aver aspettato troppo a lungo, talché “a fronte di un ritardo di mezzo secolo, vent’anni di Berlusconi sono una punizione fin troppo lieve”.
Poi magari si può riflettere sui pensamenti di Massimo D’Alema (nel decennale di ItalianiEuropei che, per carità, non è una corrente del Pd), nella versione-breve del Corsera, o in quella del Sole, o ancora sulle parole di Giulio Tremonti, che rivendica il copyright sulla formula della grande coalizione (da fare, però, dopo).

Oppure, provate a tradurre lo Scalfari-pensiero di questa domenica, che io (di politica non capirò nulla, ma) trovo alquanto originale il passaggio sul che fare e l’interpretazione dei poteri del capo dello Stato che mi pare ci venga proposta. Secondo la quale, la sola regola del gioco dettata dalla Costituzione è che il Presidente «dopo avere ascoltato le opinioni dei presidenti delle Camere, nomina il presidente del Consiglio dei ministri e su sua proposta i ministri. Il governo, dopo aver prestato giuramento, si presenta entro quindici giorni alle Camere per ottenerne la fiducia». Tutto il resto è prassi, dice Scalfari: non è scritto nella Carta.

Dunque — io tradurrei così — morto un governo, se ne può sempre e comunque fare un altro, anche se nessuno ci sta (almeno, ufficialmente). Dopo di che, il nuovo presidente del consiglio va, e si vede.
Alla peggio, il governo che cade dopo 15 giorni (e questa volta irrimediabilmente) è quello nuovo. Ed è quel governo, dunque, a portare il paese al voto.
Cosicchè non si capisce più a che pro Prodi abbia parlamentarizzato la crisi (cosa che tutti, sempre ufficialmente, dicono di avere apprezzato). E almeno io non capisco più neppure perchè gli appelli alle piazze perchè si voti senza indugi, ventilati dai più scalmanati, dovrebbero ancora essere visti come inaccettabili.

Questo articolo è stato pubblicato il 27.01.08 @ 12:31 pm nelle categorie: Politica italiana

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8 Commenti per 'Malumori'

fraba ha scritto:
January 27th, 2008 alle 12:42 pm

Che Dio ci scampi dal ricominciare a demonizzare berlusconi!

Djstivo ha scritto:
January 27th, 2008 alle 1:06 pm

Lo Scalfari pensiero:
“Quali vantaggi possono venire da questa correttissima procedura? Non sarebbe il governo presieduto da Prodi ad “accompagnare” le elezioni, ma un nuovo governo istituzionale. Berlusconi e Fini preferiscono avere Prodi ancora in carica per poter scaricare pugni a volontà su un “punching ball” che non ha titolo né mezzi per rispondere. I pugni sferrati su Prodi colpirebbero inevitabilmente il Partito democratico che anziché presentarsi come l’unica novità in campo verrebbe incastrato sotto il patronimico prodiano.

L’arrivo in campo d’un governo composto interamente da personalità indipendenti e tecnicamente competenti metterebbe il Parlamento nelle condizioni migliori per votare o negare la fiducia, senza doversi far carico di proporre questa o quella soluzione. Al governo del Presidente i partiti e i singoli parlamentari debbono solo rispondere sì, no, astenuto, o disertare la riunione.
Nessuna forza politica rinuncerebbe a nulla. La conta non si fa in piazza ma in Parlamento dove ognuno risponde di sé “senza vincolo di mandato”.

Conosco la possibile obiezione: se attorno ad un simile governo si formasse una inedita maggioranza, saremmo in presenza di un ribaltone. Obiezione che non ha alcun sostegno. Infatti il ribaltone, o cambiamento di maggioranza, non è previsto né vietato in nessun articolo della nostra Costituzione ed è in palese contrasto con la libertà del singolo parlamentare di comportarsi come meglio ritiene nell’interesse del paese. ”

Purchè sia a favore, la “compravendita” di deputati e senatori non è disdicevole.Anzi..

monica ha scritto:
January 27th, 2008 alle 1:27 pm

non ho capito: scalfari propone che Napolitano incarichi un tecnico di fare un governo che va in Parlamento a cercarsi gli (improbabili) voti allo scopo di proteggere il PD, cui non gioverebbe “incastrarsi sotto il patronimico prodiano”? Alla faccia del ruolo di garanzia del Presidente!
Se è così, è fatale che Berlusconi minacci la marcia su Roma…

monica ha scritto:
January 27th, 2008 alle 1:43 pm

Aggiungo che la spinelli scrive un articolo bellissimo e in gran parte condivisibile, ma lascia senza risposta l’interrogativo: un centrosinistra senza i “conservatori di sinistra”, in Italia non si potrà mai fare?
E qui devo dire chi sono per me i “conservatori di sinistra”. Sono quelli che sostituiscono il duro sforzo necessario a veri, seppur graduali, cambiamenti con la proclamazione del desiderio di un mondo perfetto e con l’ideologia sulle insegne.
Gli stessi, però, non appena si siedono su una poltrona di governo, la pensano (e la fanno) esattamente come Mastella & famiglia: “così fan tutti”, “questa è la politica”…
Ne conoscete anche voi, o no?
(Guardatevi su napolionline.org l’intervista a Bassolino del ‘93 …)

monica ha scritto:
January 27th, 2008 alle 1:57 pm

e aggiungo, ovviamente, che luca ricolfi ha perfettamente ragione … (grazie webmasta!)
da vecchia (e sconfitta) occhettiana, posso dire che l’avevo detto per tempo (e tengo pure le prove).
Ma è una magra consolazione: nel 2014 avrò sessant’anni …

Djstivo ha scritto:
January 27th, 2008 alle 2:31 pm

@Monica
Dalla lettura dell’articolo sembra così.Scalfari però sa perfettamente che quella libera “adesione” avrebbe, ed ha, un ” costo politico”.Chi sarebbe o chi è disposto a pagarlo.E in cambio di che?

zetavu ha scritto:
January 27th, 2008 alle 5:50 pm

Monica, a me non pare che Ricolfi, col quale non concordo, consideri Occhetto e occhettiani se non ritardatari.

Ma proprio non conta niente la “costituzione materiale” del malaffare, che sopravvive al terremoto del ‘92, e il fatto che quell’anno si scava un vuoto di classe dirigente che viene riempito come viene riempito?

Provo a rubare le parole a uno che ho votato spesso: non si può finalmente riconoscere che, già ai tempi in cui il partito della fermezza “uccide” Moro, nasce in Italia un monopartitismo imperfetto, un regime a due ali, che prosegue ancora oggi?

Ciccio Formaggio ha scritto:
January 27th, 2008 alle 6:57 pm

Gli alibratori di Londra a quanto danno elezioni subito e a quanto un governo che faccia una legge elettorale accettabile da tutti gli alberi e i cespugli e pure sotto elezioni? E’ più probabile che si vada al voto subito e con la vecchia legge. E infatti D’Alema - che di tal cose ne capisce - suona la tromba e fa capire che non si lascerà solo Walter a fare le elezioni, Walter che è buono per fare opinioni ma un ben noto disastro sul piano organizzativo.
A meno che…. non intervenga - ma per davvero - il disposto combinato santa romana chiesa + confindustria. E allora inizierà un altro balletto, soprattutto al centro.
Comunque Napolitano può ricevere tutti i suggerimenti di questo mondo, @Monica. Ma non è tipo che passa alla storia per avere cambiato le prassi consolidate…. E’ persona nota per essere di gran garbo e ottime maniere. Ma non è mai stato coraggioso. E questa cortese sua pusillanimità - vedrai - gli eviterà di venir meno ai compiti di garanzia.
Se i poteri forti non creano la fronda nella parte centrale della destra, magari intorno al nome del presidente del senato, il signore del colle assolverà alla funzione notarile. E’ questa la cifra dell’uomo: mai uscire dalla traccia rassicurante.


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