sulla zona franca
Corriere del Mezzogiorno
17 aprile 2007
Nasce il partito per la zona franca Unesco
Sos a Napolitano: firmano il sovrintendente Guglielmo, Aldo Loris Rossi e Uberto Siola. Crescono le adesioni alla petizione delle prime quattro municipalità per gli incentivi allo sviluppo del centro antico. Gli esperti si dicono contro l’indicazione della giunta, discordante dalla Finanziaria, per Napoli Est
di Luca Marconi
NAPOLI — Il sovrintendente Enrico Guglielmo e due dei maggiori esperti della Napoli antica, gli architetti Aldo Loris Rossi e Uberto Siola, hanno firmato l’appello delle prime quattro municipalità al presidente della Repubblica Napolitano ed al governatore Bassolino per la cosiddetta zona franca al centro storico di Napoli. All’iniziativa che rivendica per il perimetro Unesco (Patrimonio dell’Umanità) i benefici e gli investimenti per il recupero e lo sviluppo espressamente previsti nel testo della Finanziaria 2007 (contro la scelta diversa della giunta comunale su Napoli Est, deliberata in vista del tavolo di contrattazione delle Regioni del Sud col ministro D’Antoni) avevano già aderito intellettuali (Alda Croce e Marta Herling), associazioni per la tutela del patrimonio storico (Antonio Pariante, Tiziana Iorio), consiglieri comunali e municipali di diversi schieramenti (da Pino De Stasio del Prc a Luciano Schifone di An) e artisti (Rosaria De Cicco, Marco Zurzolo, Daniele Sepe). Anche il consiglio comunale, il 7 febbraio scorso, aveva rivolto un appello al Governo per la valorizzazione del centro storico.
Coi suoi 350 mila abitanti, il perimetro delimitato dal Bureau du Patrimoine Mondial nel 1995 si estende dalla linea di costa al corso Vittorio Emanuele, dalla Napoli angioina alle pendici di Posillipo, comprendendo Capodimonte, Castel Sant’Elmo e la Floridiana che « ne costituiscono quasi una sorta di corona verde monumentale» (Ugo Carughi). «Intanto — spiega il sovrintendente Guglielmo — nel leggere l’articolo 1 della Finanziaria 2007 sembra di poter individuare l’area del centro storico come quella destinata ai benefici, poi mi sembra un obbligo adoperarsi per assicurare la tutela e la valorizzazione di un patrimonio tra i più rilevanti d’Europa, al quale sono destinate risorse largamente insufficienti. Sono numerose le chiese e gli edifici storici che richiedono manutenzione e restauro e senza sottovalutare le necessità di altre aree cittadine, ritengo giustificato destinare il massimo di risorse possibile in via prioritaria al cen tro storico. Un esempio fra tutti, la Farmacia degli Incurabili, gioiello unico nel suo genere, resta chiusa da anni». «La salvaguardia, integrale, del centro antico — prosegue l’architetto Loris Rossi —, appena 750 ettari ma un bene unico e irriproducibile, può passare per la creazione di centri di produzione artigianale nei molteplici conventi abbandonati, che potrebbero ospitare esposizioni e vendita di pastori, fiori di cera e carta, restauro delle statue lignee e di marmo, liuterie, incisioni artistiche di legatoria, laboratori di ceramica e porcellana. Credo che il cardinale Sepe possa dare un contributo determinante al riuso e restauro di questi monasteri abbandonati, al rilancio delle attività artistiche e artigianali tradizionali e un ruolo straordinario possono giocarlo le municipalità che da tempo attuano una politica di coordinamento degli interventi». Nel centro storico Rossi ha contato 300 chiese e «di queste solo 80 officiano funzioni sacre, le altre sono chiuse, abbandonate o in distruzione nell’indifferenza generale. I grandi proprietari sono quattro: Curia, Comune, Risanamento e Provincia ed è fondamentale che finalmente decidano di coordinarsi in una strategia di restauro e rilancio delle attività storiche». Conclude Uberto Siola: «La possibilità è rappresentata nella legge Finanziaria, il concetto di zona franca va applicato al centro storico, punto. Poi il sindaco nella sua totale e giustificata autonomia chiede anche che ci sia attenzione per la zona orientale. Il conflitto a mio avviso non c’è, sarebbe possibile comporre tutte e due le esigenze. È importante che si riconosca al centro storico anche un carattere produttivo, in quest’ottica anche pochi milioni di euro potrebbero essere l’avvio di un volano di crescita e la fine di una fase di non regolamentazione».
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Corriere del Mezzogiorno
15 aprile 2007
Zona franca, gli «esclusi» si appellano a Napolitano
NAPOLI — Intellettuali e artisti soccorrono i presidenti delle quattro municipalità di Chiaia Posillipo e del centro storico, ieri riuniti a piazza Dante con un gruppo trasversale di consiglieri comunali e le associazioni cittadine, sottoscrivendo un appello al Capo dello Stato, al premier Prodi, al ministro D’Antoni, sindaco e governatore contro l’esclusione dell’area antica dal deliberato per la Zona Franca: «Il centro storico di Napoli è zona franca — si legge nella lettera destinata a Napolitano —. Tale definizione è stata inserita nella Finanziara 2007 per favorire lo sviluppo economico e sociale con particolare riguardo al centro storico di Napoli. Ora con la scelta di Napoli Est la giunta comunale non ha tenuto conto dell’indicazione importante del parlamento. Un deliberato unanime delle quattro municipalità con i rispettivi consigli ed i presidenti Chiosi, Patruno, Principe e Lebro, che rappresentano circa 400.000 napoletani…aveva posto per il sito Unesco la priorità di intervento (il 5 marzo le municipalità nell’antisala dei baroni hanno approvato la delibera che recepisce quanto proposto dall’onorevole Ossorio e approvato in Finanziaria: «… al fine di favorire lo sviluppo.. con particolare riferimento al centro storico di Napoli è istituito un apposito fondo di 50 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009»). Rilevanti istituzioni — prosegue la lettera — quali il Comitato Unesco presieduto da Raffaele Raimondi, l’Assise di Palazzo Marigliano con Gerardo Marotta e Giulio Pane, l’Istituto Croce con Marta Herling e Alda Croce hanno da sempre sorretto tale battaglia di civilità… L’adozione di quegli sgravi fiscali e contributivi rivendicati.. avrebbe un effetto risolutivo.. la forte incentivazione invoglierebbe Università e privati ad avviare progetti di recupero di cui l’area necessita… immediatamente ne beneficerebbero dal turismo all’artigianato, dal commercio ai servizi…». Firmano, con la Herling, la Croce e gli altri già citati, anche Luciano Schifone (An), Mario D’Esposito (Verdi), Pino De stasio (Prc), Alfredo Taglialatela (Idv), Antonio Pace (Ascom), Antonio Pariante (Comitato Portosalvo), Augusto de Luzemberger, Rosaria De Cicco, Daniele Sepe, Marzo Zurzolo, Gianfranco Wurzburger, Carmine Barbato, Salvatore Lezzi. (L. M.)
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