dibattito in Comune/stampa

30 gennaio 2007 la Repubblica -Napoli

Municipalità in crisi
Clelia Modesti - Napoli

Le Municipalità, da poco nate, sono già in crisi, e in una crisi profonda, che vede già profilarsi lo spauracchio di una completa débâcle con la conseguente sparizione, per estinzione di fatto, di quello che avrebbe dovuto essere il nuovo strumento d’una conclamata apertura democratica alla partecipazione, il “fiore all’occhiello” dell’ultima campagna elettorale. Definite da un’autorevole voce «frutto della migliore cultura politico-istituzionale che il ceto di governo del centrosinistra abbia saputo esprimere», le M. vanno perdendosi nel guado paludoso d’un’attesa di fondi, di deleghe, di risorse di personale e di mezzi, previsti per norma, ma sempre più lontani per difficoltà di bilancio e per malavoglia della classe politica comunale, che va rinviando anche la discussione dopo sei mesi d’un “progetto organizzativo” delle Municipalità, che peraltro si vorrebbero già sottoporre al controllo di un Osservatorio, anch’esso da rinviare a un prossimo Consiglio (e questo pare un rinvio sacrosanto dal momento che, in assenza di funzioni, un controllo sul funzionamento assume un sapore kafkiano).

Alla riottosa passività centrale, si aggiunge bisogna riconoscerlo una sorta di spaesamento dei consiglieri municipali, che stentano a interpretare in modo adeguato il nuovo ruolo, forse per difficoltà personali: politiche, culturali, organizzative, o per neghittosità, o per altri motivi, che hanno dato luogo a malvagie illazioni di politici di rango, i quali hanno addirittura definito le M. «luoghi di legittimazione di avventurieri»; di fatto, il personale politico delle M. non ha saputo intravedere nella lunga fase di avvio, nell’attesa di trasferimenti di poteri e di deleghe, un’occasione preziosa per attivare i percorsi preparatori del processo di democratizzazione decisionale, che è indubbiamente l’obiettivo essenziale e primario, la ragione vera dell’istituzione degli organismi amministrativi decentrati.

Tali percorsi avrebbero potuto e dovuto: divulgare, far conoscere, assicurare il funzionamento degli strumenti messi a disposizione dalla legge per garantire la partecipazione dei cittadini alle scelte istituzionali. Predisporre e rendere disponibili gli spazi necessari alla partecipazione. Istituire le consulte previste dalla normativa. Monitorare i bisogni dei cittadini.

Quanto di tutto ciò è stato fatto, e dove? Allora, che fare? Attendere gli eventi, proseguendo in quella “politica dell’assenza” spesso considerata appannaggio della società civile napoletana, quel “mondo complicatissimo” a detta del governatore Bassolino, che è però anche un mondo ricco di risorse, capace se motivato di far sentire la propria voce interpretando finalmente un ruolo attivo di partecipazione alla cosa pubblica, collaborando con le istituzioni, ove del caso denunciando ritardi e omissioni.

Forse è vero che «solo i cittadini possono salvare le Municipalità»; i vari comitati nascenti stanno a indicare che i cittadini lo vogliono: hanno solo bisogno di unirsi, di riconoscersi in uno sforzo comune, per costituire massa critica, forza di pressione democratica, per convergere in un’azione volta a esigere da parte dell’istituzione comunale e dalle Istituzioni decentrate il rispetto delle norme attuative delle Municipalità e l’avvio di un processo di democratizzazione dal basso.



13 gennaio 2007 - la Repubblica Napoli

Municipalità abbandonate
Susy Esposito*

Il Consiglio comunale ha rinviato la discussione del “progetto organizzativo” delle Municipalità e, ancora una volta, l’argomento è stato accantonato. È evidente che bisogna uscire da “esitazioni e insofferenze” e il Consiglio comunale, la giunta e il sindaco devono deliberare velocemente il progetto organizzativo e le relative risorse in continuità con quanto già deciso nella passata consiliatura, altrimenti esplicitino all’intera cittadinanza che si è trattato di una mera “divagazione intellettuale”. In questo modo smetteremmo di “farci del male” ed eviteremmo accuse di spreco di denaro pubblico, spesso infondate, perché i parlamentini, che non hanno ancora poteri decisionali e deliberativi, sono subissati da richieste da parte della cittadinanza, alle quali tentano di dare risposte spesso non sufficienti proprio per mancanza di risorse. Non continuare sulla via del decentramento è un errore. E accantonando “misere” discussioni, oltre alla possibilità di rinnovare il rapporto tra cittadini e istituzioni, il decentramento potrebbe anche essere inteso come palestra per la selezione di una nuova classe dirigente politica.
Su temi come sicurezza e legalità, manutenzione urbana, traffico e viabilità, cultura, rifiuti si chiede una politica progettuale di tipo strutturale che non muova più dall’emergenza. Il governo della nostra città ha forza, capacità e competenze per dare risposte. Il senso di solitudine che attanaglia i tanti napoletani perbene può essere sconfitto e il progetto organizzativo delle municipalità, con il relativo trasferimento di risorse, può contribuire fortemente a rinnovare la fiducia.

* Assessore commercio e artigianato, igiene urbana, personale della seconda Municipalità



10 gennaio 2007 - la Repubblica Napoli

Alla vigilia dell´arrivo di Prodi il sindaco insiste: non voglio chiudere il San Carlo
Iervolino al premier “Qui non solo progetti”. E su piazza Craxi è bagarre in aula

Il primo cittadino “Accompagneremo il presidente del Consiglio a vedere i plastici del metrò esposti in mostra”

Mica ci sono solo i progetti. «Accompagneremo il presidente Prodi a vedere i plastici delle stazioni del metrò esposti in mostra». È il secondo messaggio in due giorni spedito dal sindaco Iervolino al premier, alla vigilia del suo arrivo in città. Come dire: progetti, plastici, ma i fondi? «Viviamo in un contesto economico diverso da quello di Milano, ma questo non mi fermerà. Non voglio chiudere il teatro San Carlo», insiste il sindaco nel giorno in cui il Consiglio comunale viene convocato per una seduta monotematica sul nodo delle Municipalità e finisce per discutere di tutt´altro. I presidenti di quartiere chiedono poteri effettivi per riparare buche nelle strade e lampioni pericolanti, ma l´aula di via Verdi si blocca per due ore su un bisogno che giudica più impellente. Dedicare una piazza a Bettino Craxi.
Gli ordini del giorno sono due, entrambi con radici socialiste. Uno è firmato Palmieri (Nuovo Psi), l´altro De Masi (Sdi). In tutto ci sono una quarantina di consiglieri a sostenerli, ma il regolamento impedisce la discussione in aula senza il consenso di tutti i gruppi. Consenso che fanno venire meno Rifondazione, Verdi e Pdci. Un dissenso nel metodo. «Non si cambiano i regolamenti». Ma anche nel merito. Fucito (Rc): «Siamo qui per altro. Quando affronteremo la discussione, diremo no senza se e senza ma. Semmai penso che manca una strada per De Martino e Vera Lombardi. Ma non sono impressionato dal fatto che una trentina di consiglieri abbiano come riferimento l´architrave del pentapartito e dell´età delle clientele». Posizione condivisa da Ciro Borriello, capogruppo dei Verdi: «Piazza Craxi? Non se ne parla».
Finisce in bagarre quando è il sindaco a prendere la parola. «Sarei per il sì come privata cittadina, ma intitolare una piazza - dice Rosa Russo Iervolino - significa rendere omaggio a una persona, e se il processo è frutto di una lacerazione, non mi pare che porti onore. Parliamo di una persona condannata dalla giustizia italiana: serve un consenso ampio. Come già dissi per Almirante». Ecco la bagarre. «Ero favorevole a una strada anche per lui, mi sono bloccata quando l´associazione partigiani mi ha mostrato un documento di Salò in cui Almirante ordinava fucilazioni alla schiena. Se anche fossero passati 300 anni sarebbe inaccettabile». La destra s´indigna. «È un documento falso». Rifondazione alza la voce dalla sponda opposta. Il capogruppo di An Schifone promette di regalare al sindaco “Autobiografia di un fucilatore”. La Iervolino precisa che l´analisi vera spetta alla commissione toponomastica, proprio nel momento in cui lascia l´aula l´assessore che detiene la delega, Donata Rizzo.
E le Municipalità? Dimenticate. Finiscono in un angolo dopo la relazione dell´assessore Terracciano, che ne sottolinea «esitazioni e insofferenze». Rinvio della discussione con voti trasversali, e lo Sdi parla di «aria di inciucio: si voleva passare senza intralci e perdite di tempo alle nomine dei revisori e della commissione edilizia». Votazioni a cui lo Sdi non prende parte. I membri dell´Osservatorio sul decentramento sono Russo (Margherita), Santoro (An) e Borriello (Ds). La nuova commissione edilizia integrata è composta da Esposito, Pennino, Diana, Verniero e Marotta. Nel collegio dei revisori dei conti accanto ai confermati Saggese e Trivellini entra Gabriella Napoli. Non è finita. Stasera il sindaco incontra a Palazzo San Giacomo i capigruppo di maggioranza e opposizione per spiegare i criteri delle nomine a pioggia in arrivo nei prossimi mesi. In ballo le poltrone di Asìa, Centro agro alimentare, Stu Napoli Nord ed Ente Parco delle colline. (an.car.)



10 gennaio 2007 - Corriere del Mezzogiorno

Nominati i revisori dei conti. Si discute sulla vendita di Capodichino
In 35 chiedono « piazza Craxi » E scoppia la lite su Almirante

Consiglio comunale: alla fine la richiesta è stata rinviata

NAPOLI — Il consiglio comunale, convocato per fare il punto sulla riforma delle Municipalità, era cominciato in maniera solenne con la commemorazione di Fabiola De Capua, la giovane donna uccisa dal crollo del palo della luce in via Caracciolo il 22 dicembre scorso. A tutti è parso un modo molto serio e rigoroso di prendere atto di una situazione dolorosa da parte di un’assemblea politica cittadina, che peraltro s’interrogava su come intervenire e come migliorare il servizio d’illuminazione, rendendolo soprattutto più sicuro. Poi, però, nel corso dei famigerati articoli 37, cioè gli interventi a tema libero chiesti dai consiglieri, è venuta fuori la proposta d’intitolare una piazza o una strada a Bettino Craxi. Cosa, questa, che ha paralizzato la seduta del Consiglio per oltre due ore producendo un mare di polemiche. L’assemblea si è infatti divisa sulla richiesta di dedicare al leader socialista una piazza, così come ha cercato di fare anche il Comune di Milano. La proposta è stata formalizzata con la presentazione di due ordini del giorno dalle due forze che si richiamano socialista, una a firma del consigliere del Psi, Roberto De Masi, e l’altra a firma dell’esponente del Nuovo Psi, Pal mieri, che prendono spunto da quanto accadrà il 19 gennaio prossimo ad Hammamet, in Tunisia, dove appunto una strada verrà intitola allo statista italiano morto proprio in quel paese. Alle due proposte, firmate da 35 consiglieri comunali, si sono opposti Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani. Il dibattito ha evidenziato differenti posizioni che sono poi sfociate in un confronto sul regolamento che non prevede la discussione in aula di ordini del giorno che non abbiano avuto il consenso di tutti i gruppi consiliari. Sulla questione è intervenuta anche la sindaca Iervolino che, «in linea di principio» , non s’è detta contraria, pur ricordando, però, che «il problema non è solo regolamentare, poiché è necessario il parere della commissione toponomastica, ma anche sostan ziale. Siamo infatti alla presenza di una persona condannata dalla giustizia italiana e l’obiettivo di una iniziativa di toponomastica è quello di rendere onore ad una persona e non di lacerarla, quindi è necessario un ampio consenso». La sindaca, però, nel suo intervento ha anche ricordato l’analoga richiesta, fatta da An, d’intitolare una piazza a Giorgio Almirante. E qui è scoppiata la polemica. «In quella occasione dissi che da cittadina potevo essere favorevole, rispettando la persona che peraltro per 45 anni ha abitato nel mio stesso palazzo, a Roma. Quando però ho appreso attraverso un volantino consegnatomi dall’Anpi che Almirante ordinò una fucilazione alle spalle dei partigiani a Salò, come capo di gabinetto di un ministro, non ho accettato la proposta perché Napoli non può ricordare chi ha commesso un atto così grave. Portatemi prove contrarie e sono pronta a cambiare idea». A questo punto il discorso su Craxi è stato accantonato. Ma solo per ora. Palmieri ha annunciato infatti che riproporrà l’ordine del giorno alla conferenza dei capigruppo affinché calendarizzi la discussione. E da mettere in calendario c’è anche la discussione sull’aeroporto di Capodichino al centro di possibili acquisizioni. Il consigliere di FI, Ambrosino, ha chiesto una seduta monotematica sul problema. L’aula ha anche scelto il collegio dei revisori dei conti che sarà composto dai riconfermati Michele Saggese e Roberto Trivellini, e da Gabriella Napoli, prima donna revisore nella storia municipale. Il consiglio ha poi nominato la nuova commissione edilizia integrata che sarà composta da Rosario Esposito, Carlo Pennino, Nicola Diana, Vincenzo Verniero e Diego Marotta. Mentre stasera la Iervolino dovrebbe nominare il nuovo cda dell’Asìa, l’azienda di igiene urbana. (Paolo Cuozzo)

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