i costi/rassegna stampa

il Roma
sabato 14 ottobre 2006

Municipalità? Non servono!
di Corvo Rosso

Quanto ci costano le Municipalità e a cosa servono? La domanda è legittima perché la riforma, che doveva realizzare un vero decentramento, è abortita in una piccola truffa istituzionale. Le Municipalità non hanno (e non avranno) una vera autonomia di bilancio (San Giacomo eroga in base alle richieste) e quindi non sono in grado di amministrare il territorio se non per interposta persona. Rispetto alle vecchie Circoscrizioni non è cambiato niente. Eppure il decentramento era ed è una ottima idea (Parigi, Londra, si governano attraverso le Municipalità), vanificata da una sinistra conservatrice. La conclusione è che le Municipalità non servono alla gente, ingolfano la vita democratica, concentrano privilegi e costano molto. Norberto Gallo, professore di storia e filosofia dai Salesiani al Vomero, un passato diessino e cgiellino, unico eletto alla municipalità Vomero Arenella per “Decidiamo Insieme”, ha sollevato il problema richiamando la necessità di evitare degenerazioni e realizzare la riforma, così come era stata annunciata.
«Nelle Municipalità invece di rivendicare poteri si accumulano privilegi. Non ha alcun senso disporre di cinque anni di aspettativa pagata dal proprio posto di lavoro senza poter esplicare una effettiva funzione di governo del territorio. Idem per gli emolumenti, che sarebbero giustificati ed anzi insufficienti, se ci fosse da amministrare una Municipalità grande come un capoluogo di Provincia del centro nord (Vomero Arenella ha più di 120mila abitanti), ma che, invece, nelle condizioni attuali, diventano una specie di “reddito politico”. E questo è inaccettabile!».
È come se il sistema vi pagasse per non farvi lavorare?
«Sì, in qualche modo è così, una sorta di patto tacito per cui siamo retribuiti non per fare ma per parlare, per discutere, dibattere; ma alla fine sempre a San Giacomo ci dobbiamo raccomandare».
Più o meno come a San Gennaro?
«Sì, la riforma si è impantanata nel burocraticismo politico per cui per risolvere un problema si devono attraversare più crune, col rischio di non arrivare mai a destinazione». Fammi qualche caso concreto. «Per riparare un dissesto o anche una buca a via Cilea, a via Bernini, a via Scarlatti, deve intervenire San Giacomo perché la nostra competenza si ferma alle stradine ed ai vicoli. Palazzo San Giacomo resta competente per l’occupazione di suolo pubblico, l’illuminazione delle strade, la nettezza urbana, la vigilanza urbana, il commercio e l’artigianato, la gestione degli spazi pubblicitari, ecc…»
Ma allora voi che ci state a fare?
«La riforma è stata un pacco elettorale, la giunta l’ha pubblicizzata con manifesti sei per tre e costose brochure per dire che le istituzioni si avvicinavano ai cittadini. La realtà è ben altra».
Tutto come prima allora?
«Anche peggio. Perché sono decuplicate le sedute di consiglio e di commissione e, di conseguenza, centuplicati i costi. Un po’ come avviene al Comune ed alla Regione dove hanno moltiplicato anche le commissioni».
Che fare dunque?
«Al punto in cui siamo o si attua la riforma e si dotano le Municipalità di un loro autonomo bilancio o si ritorna alle vecchie Circoscrizioni con poteri consultivi. Viceversa saranno solo un incubatore di personale politico per i partiti a spese dei cittadini».
Camorra, rifiuti, povertà diffusa, proletarizzazione del ceto medio, disoccupazione, difficoltà ad investire, consumi bassi, addizionali regionali e comunali su Irpef, gasolio, ora anche su Ici, per pagare una sanità malata e sprechi di ogni tipo. Ora anche su un decentramento fantasma. E poi spartizioni su tutto, anche per le “giunte” delle Municipalità. Ma mica per far qualcosa. Solo per “occupare” poltrone e gestire il potere. Se ci fosse un nuovo Percy Allum scriverebbe sul neo-doroteismo di questo centrosinistra. È tale da far rimpiangere il vecchio.

* * *

la Repubblica - Napoli
sabato 14 ottobre 2006

In Consiglio si è passati dai 79 miliardi di lire del 2000 ai 74 milioni di euro del 2005. Brancaccio: commissione di inchiesta
Regione, spesa raddoppiata in 6 anni
Tra indennità, fitti e costi extra un aumento di 37 milioni di euro
Spuntano 3 milioni di euro scoperti Il diessino Caiazzo: qualcuno ne dovrà rispondere

di Conchita Sannino

Un raddoppio in sei anni, altro che autostrada. Analisi della spesa del consiglio regionale: metti le indennità di consiglieri e dipendenti, i costi extra e quelli di base, le infinite articolazioni di organismi permanenti, temporanei e speciali, e soprattutto i canoni delle numerose sedi prese in affitto, quelle occupate e quelle misteriosamente inutilizzate. La somma darà un diagramma tutto in ascesa: si è passati dai 79 miliardi e 350 milioni di vecchie lire (circa 39 milioni di euro) dell´anno 2000 ai 73 milioni 140 mila e 186 euro del parziale rendiconto del 2005 (ancora da approvare). Cifra alla quale vanno aggiunti, ecco il punto, circa 3 milioni di euro per i quali è in corso di verifica la copertura finanziaria. Un aumento di 37 milioni. Numeri che accendono la polemica. E spingono persino il consigliere segretario Ds della presidenza del consiglio, Angelo Brancaccio, a chiedere una commissione di accertamento.
Inchiesta di Repubblica, terza tappa. Il buco nero, gli sprechi paralleli che affiorano. Dalle radiografia dei 12 organismi speciali - quanto costano e quando hanno prodotto in anno e mezzo di vita - alla loro percentuale di incidenza sulla spesa. Gli zeri in crescita nell´ultimo lustro. Proprio sui conti che dovranno passare al vaglio dell´assemblea si annuncia un duro scontro dentro e fuori la maggioranza. Il primo ad aprirlo è il gruppo Ds. Sulla base di un dettaglio che potrebbe provocare la paralisi: quei 3 milioni di euro in buona parte scoperti; che comportano lo sforamento del tetto previsto dall´ultima legge finanziaria regionale. Lo conferma il consigliere Ds del Collegio dei revisori, Michele Caiazzo: «Al di là delle valutazioni politiche sull´utilità degli organismi, all´opinione pubblica interessa conoscere la verità comprovata sui costi; per cui occorre uno scrupoloso esame. Ricordiamo che la nostra finanziaria 2005 ha stabilito all´articolo 7 che “la spesa di funzionamento degli organi consiliari per il 2005 non deve superare quella del consuntivo 2004″. Quindi: se qualcuno ha autorizzato spese e uscite indebite, con conseguenze che assumono vari profili, ne risponderà». Tre milioni di euro che non dovrebbero essere lì. Spese inutili. Anche An, con Pietro Diodato, si prepara a dare battaglia. «Sono stati spesi 400 mila euro nel 2005 - denuncia - solo per ristrutturare e fittare i locali dell´agenzia regionale per il marketing territoriale dello sviluppo, affaccio nobile su via dei Mille, belle stanze non inaugurate».
L´esame della spesa presuntiva è bloccato in commissione Bilancio da giugno. Di pochi giorni fa una nota del settore Ragioneria con cui si segnala l´urgenza di approvarla con l´integrazione: pena la possibilità di bloccare i pagamenti. Fa un appello severo Angelo Brancaccio, che parla «a nome del gruppo Ds», già sostenitore della linea tolleranza zero su quei contratti per sedi mai utilizzate che costano 416 mila euro di fitto l´anno (isola G5 e Centro servizi di Santa Maria del Pianto). «La seria riflessione che si è dispiegata in queste ore su funzionalità e costi delle commissioni speciali serve a porre riparo agli errori, ma che siano un dato di partenza». Poi alza il tiro: «Bisogna agire. Esempio: quei contratti d´affitto per le sedi nuove, tuttora avallati, sono da gettare: esistono a nostro parere profili di illegittimità forti nell´atto amministrativo. Chiedo una commissione di inchiesta. C´è anche il versante dei dipendenti “distaccati”, che dilagano anche nelle commissioni; infine, una spesa di 600 mila euro per l´attribuzione di servizi giornalistici di agenzie ed emittenti. Su carta sembra autorizzata ma non risulta che sia mai stata votata la relativa delibera di indirizzo nell´Ufficio di Presidenza del Consiglio».
(3. continua)

L´INTERVISTA
Antonio Scala, indipendente di sinistra, è presente in 18 organismi regionali e 6 della Provincia
“Io, primatista delle commissioni perché dovrei far posto agli altri?”

“Sono forte e pieno di energie, la politica è il mio lavoro e penso anche di farlo bene”

«Sono io, l´Acchiappatutto». L´ironia non gli fa difetto. Lui è contro il decentramento: soprattutto delle cariche proprie. Antonio Scala, 32 anni, di Castellammare di Stabia, come tutti i bulimici non chiede “perché”, ma “perché no”. Consigliere regionale e anche provinciale, ex dei Comunisti italiani, oggi è indipendente e siede in tutte le commissioni: le 18 della Regione, le 6 della Provincia.
Consigliere Scala. Lei è stato eletto nelle fila dei Comunisti italiani, alla Provincia, e nel 2005 in Regione. Poco dopo ha rotto con il partito. Oggi rappresenta se stesso. E per farlo ha bisogno di due consigli e ben 24 commissioni complessivamente ?
«Vengo da una seria militanza nella sinistra di grandi tradizioni storiche. Nell´esperienza con i Comunisti italiani credevo molto. Ma è finita male perché volevano che fossi un oppositore a prescindere: volevano spingermi a votare per forza contro il bilancio in Regione. “O fai così, o fuori”. Meglio fuori».
Si fa per dire. I comunisti italiani raccontano altro: lei non ha mai voluto mollare una poltrona, e non ha neanche versato i contributi al partito a dispetto di un raddoppio di indennità. A parte questo: è il record-man delle commissioni, di chi è la colpa?
«Di nessuno. Compaio in tutte e 18 le commissioni della Regione, nelle altre 6 della Provincia. Ma lavoro: quella speciale da me presieduta, Osservatorio anticamorra, è tra le più attive».
O lei vive nelle commissioni, con brandina e caffè; o se ne fa gioco.
«Ho il fuso orario, sono appena tornato dalla missione in America e ho anche un po´ di febbre. Sorrido anche della definizione di Repubblica: Tonino Acchiappatutto. Ma la singolarità della mia situazione io sono stato il primo a segnalarla… C´è la norma del regolamento regionale che impone a un indipendente come me di presenziare in ogni commissione. La mia assenza invaliderebbe tutto: così penalizzarei anche il lavoro degli altri».
Non se la sente di dimettersi, da una magari.
«A cosa servirebbe? Sulla scarsa efficacia delle 12 commissioni speciali, sulla necessità di rimodulare per tematiche ed impegno anche le 6 permanenti, sono stato tra i primi a pronunciarmi. Ci sono verbali di numerose sedute che si aprono con la mia dichiarazione su questo, perché dimettermi?».
Per fare qualcosa di sinistra, terra d´origine.
«Resto di sinistra. Ma non ci tengo a diventare un caso».
Non dev´esser facile, la mattina e deve fare mente locale: dove sono, chi sono oggi. Alla numero 3 o 6 della Provincia, o nella settima speciale della Regione?
«Mettiamola così: ho 32 anni, sono forte e pieno di energie. Guadagno ogni mese al netto 4900 euro in Regione e 1500 alla Provincia. Mi impegno tanto, la politica è la mia passione e il mio lavoro, penso di farlo bene e non vedo perché dovrei smettere. Per fare posto ad altri?».
(conchita sannino)

la Repubblica - Napoli
venerdì 13 ottobre 2006

Il gettone di presenza
di Raffaele Porta*

I costi della politica. Quanto abbiamo scritto e letto in proposito. A volte anche a sproposito, dimenticando i benefici che ne derivano o utilizzando l´argomento per secondi fini. La politica necessita di risorse. E nessuno, spero, vuole sostenere che esse devono essere messe a disposizione da chi ne ha le possibilità: così la politica non contemplerebbe la democrazia. E il potere verrebbe esercitato solo e sempre dai detentori del potere economico. E tra i vari costi della politica c´è una voce che fa riferimento al personale eletto. Dai parlamentari - europei o nazionali che siano - ai presidenti di Provincia e Regione, ai sindaci, fino ai consiglieri regionali, provinciali, comunali e municipali.
Fatta questa doverosa premessa veniamo alla coraggiosa denunzia del neo-consigliere della neo-Municipalità “Vomero-Arenella”, che si è autosospeso dalla commissione consiliare di cui fa parte con la motivazione che i lavori di quella commissione - e pare non solo di quella - siano talmente poco “usuranti” da non giustificarne addirittura lo svolgimento. E di conseguenza da non giustificare né la contribuzione di un gettone né il rimborso, dovuto per legge da parte del Comune, ai datori di lavoro dei consiglieri che hanno partecipato alle riunioni della commissione. Mettendo al bando ogni forma di ipocrisia, la mia esperienza pluriennale di assessore mi porta a testimoniare l´esistenza di un´abitudine consolidata - e anche di un patto che l´uomo della strada non esiterebbe a definire scellerato - in tutti i consessi istituzionali considerati “poveri”. Cioè quelli dove la legge prevede indennità inferiori ai duemila euro mensili. Mi riferisco ai consiglieri comunali e provinciali perché per quelli circoscrizionali, oggi chiamati di Municipalità, il gettone non arriva neppure ai mille euro al mese. Compensi ritenuti magri rispetto alle oggettivamente laute corresponsioni - dieci o anche venti volte superiori - percepite, oltre ad una congrua pensione e a tanti altri benefits, sia dai consiglieri regionali che dai parlamentari.
L´abitudine consolidata ed il patto di cui parlo - prassi sia delle vecchie Circoscrizioni che di Comuni e Province - prevedono che, per raggiungere il tetto massimo di retribuzione consentito dalla legge, si debba convocare un numero minimo di riunioni ogni mese, a prescindere dalla loro effettiva necessità ed utilità. Questo modo di fare viene considerato legittimo in quanto il concetto di “utilità” dei lavori di una commissione, o anche di un consiglio, è assolutamente relativo. Chi ha infatti il potere di giudicare utile o inutile un pacato intervento o una veemente arringa - anche se talvolta ricchi entrambi di strafalcioni linguistici - di un eletto dal popolo in un qualsiasi consesso istituzionale? Certo, mi si dirà, a tutto c´è un limite, e forse il neoconsigliere in questione ha colto in una delle prime riunioni della sua Municipalità un eccesso di inutilità e, da persona responsabile, ha giustamente sollevato una questione che è di pura etica politica.
Invito pertanto, senza alcuna polemica, chi mi chiama in causa in quanto ex-assessore al Decentramento, a non confondere l´abuso in un istituto con l´istituto stesso. Quando auto private percorrono le corsie riservate ai mezzi di trasporto pubblico, è giusto colpire gli autori dell´infrazione e non colpevolizzare le corsie preferenziali. Ho sempre sostenuto, in epoca non sospetta, che la riforma del decentramento, dopo essere stata scritta ed approvata, doveva essere anche applicata. Ho nelle passate settimane denunziato l´indecorosa spartizione dei posti di assessore nelle Municipalità. Altra questione di etica politica. E ho anch´io il fondato timore che esista negli attuali organi di governo del Comune chi è impegnato a non far decollare le Municipalità. Ritengo però che, essendo passati appena tre mesi dall´insediamento dei nuovi consigli, corra a tutti l´obbligo di conservare una ragionevole fiducia, essendo il sindaco in carica lo stesso che ha sostenuto la stesura e l´approvazione della riforma nel corso della passata consiliatura. Aspettiamo di leggere il bilancio preventivo 2007.
Concordo infine sulla proposta che il Parlamento riveda quella parte del Testo Unico riguardante le indennità ed i rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri eletti, anche se mi dichiaro pessimista sulla circostanza che ciò possa essere fatto da chi non è stato eletto dai cittadini, ma che per la prima volta è stato direttamente e scandalosamente “nominato” deputato o senatore dalle segreterie dei partiti. Forse sarà più produttivo nei prossimi mesi lavorare per raccogliere le firme e svolgere al più presto un referendum abrogativo della legge elettorale per il Parlamento, voluta sì dal centrodestra ma non adeguatamente contrastata dal centrosinistra.

* L’autore è portavoce dell’associazione “laboratoriopolitico”

Municipalità
di Roberto De Masi*

Il “caso Municipalità” sollevato su “Repubblica” e l’intervento di Marco Rossi-Doria richiedono un’attenzione molto seria. I punti principali mi sembrano due. Il primo riguarda il funzionamento delle Municipalità. Il rischio è che vengano deluse le attese che i nuovi organismi di decentramento avevano suscitato. Si è partiti male, nominando le giunte all’insegna di una mediocre spartizione. Si sta proseguendo tra difficoltà oggettive e soprattutto in assenza di certezze sul futuro. Quando e come saranno trasferite le funzioni amministrative, le risorse finanziarie e umane, gli strumenti di supporto indispensabili per far decollare il sistema delle Municipalità? L’interrogativo è legittimo e lo è ancora di più se si considera la scure che si abbatterà sul nostro già fragile bilancio con la prossima Finanziaria.
L’assessore al Decentramento ha rinviato “l’ora x” al bilancio preventivo 2007. Io penso che sarebbe necessario invece conoscere sin d’ora quantomeno quali sono gli orientamenti dell’amministrazione comunale e quali le scelte anche finanziarie che è disposta a compiere, in coerenza con la centralità che si è assegnata alla riforma del decentramento.
Occorre agire con rapidità, anche per evitare che si sedimenti una sensazione di disillusione in città. Il secondo punto riguarda l’invito di Rossi-Doria ad aprire una stagione di confronto rispetto al tema del decentramento e dello stesso status degli amministratori locali. Da parte nostra vi è il massimo interesse a parteciparvi. In particolare sono convinto che lo status dei consiglieri possa e debba essere profondamente rivisto. Siamo rimasti fermi ad un modello a mio giudizio vecchio e superato, i cui limiti sono evidenti, e che produce effetti negativi sullo stesso funzionamento delle assemblee elettive. Credo invece che la nostra democrazia, soprattutto nel mezzogiorno, abbia bisogno di un sistema delle autonomie efficiente e partecipato. Occorre certamente rivedere il rapporto tra l’espletamento del mandato e l’attività lavorativa. La decisione spetta al legislatore, ma anche noi possiamo fare la nostra parte nell’individuare soluzioni e aprire strade nuove.

* segretario dello Sdi di Napoli

Alla fine pagano i cittadini
di Massimo Villone>

Esplode il caso degli sprechi e dei costi inaccettabili della (cattiva) politica. “Repubblica” lo ha documentato. Municipalità buone per vacanze pagate dal posto di lavoro, costosi ectoplasmi istituzionali come le commissioni speciali del Consiglio regionale, viaggi, rappresentanze all´estero. Non interessa qui rilevare se vi siano responsabilità penali, amministrative, contabili. Questo spetta ad altri. Ma una riflessione va fatta. Anzitutto, era fatale che accadesse. Il trasferimento di imponenti poteri dal centro alla periferia realizzato negli ultimi anni ha prodotto un effetto collaterale. Di questo effetto, gli studiosi più attenti erano ben consapevoli. Il ceto politico regionale e locale non lo era per niente o quasi. Quale effetto? Lo sintetizzerei così: Pantalone non paga più.
Nell´epoca del centralismo statalista, fino a pochi anni fa, le risorse nazionali affluivano in un calderone unico. Ai territori si distribuiva anzitutto secondo i rapporti di forza nel sistema politico, ed in specie nei partiti. Se la coperta era corta, si allargava un po´ sul debito pubblico. Era il tempo, per capirci, in cui qualche potente ministro napoletano poteva tornare da Roma a Natale con in tasca un bel pacco di miliardi da distribuire. Che di quei soldi si facesse buon uso o no, poco importava. Anzi, era scontato che ci vivessero sopra anche le clientele. Tanto, come allora usava dire, pagava Pantalone (lo Stato). Era il paese di Bengodi? No. Quel paese rischiò la bancarotta nei primi anni ´90, e vide la corruzione profonda della politica. Quel paese si è messo con l´euro su un binario di necessario rigore. Quel paese ha inteso ridisegnare la politica e le istituzioni. Un paese che oggi vorrebbe e dovrebbe essere più serio. Ma che a quanto pare non ci riesce, o almeno non sempre.
Con il maggior potere, è arrivata in periferia anche una maggiore responsabilità. La questione è complessa, ma possiamo semplificarla – magari un po´ rozzamente – così: chi spreca paga. Se in Campania oggi si spreca nella sanità, nella raccolta dei rifiuti, nel moltiplicarsi di burocrazie e superfetazioni istituzionali, alla fine pagano i cittadini campani. Lo stesso accade altrove. Ma è chiaro a tutti che lo spreco è particolarmente odioso e pesante per i cittadini nei territori economicamente più deboli. In realtà, il ceto politico regionale e locale unanimemente ha plaudito – com´era ovvio – ai maggiori poteri. Ma delle maggiori responsabilità non ha mai voluto sapere. Lo spreco del denaro pubblico, con l´invenzione di livelli istituzionali sovrapposti, di inutili società miste, di consulenti più o meno eminenti, di comitati e comitatini, di amministrazioni più o meno parallele, di appalti più o meno pilotati, non è fine a se stesso. Si punta a un consenso clientelare, per la persona e non per il partito o il progetto politico. È funzionale ad un fare politica che paradossalmente mette insieme arroganza e debolezza. Per questo è assai difficile uscirne.
Che fare? Anzitutto, ristabilire regole chiare, che impongano il rigore politico-amministrativo in tutto o in parte smarrito. Ovviamente, non solo in periferia. Il cattivo uso del denaro pubblico a Roma non è meno odioso che altrove, soprattutto in presenza di una legge finanziaria di quasi 35 miliardi di euro. La proposta del governo contiene alcune timide iniziative. Bisogna rafforzarle, disboscando con l´accetta, e certo senza dimenticare le questioni emerse sulla stampa cittadina. Con altri, al passaggio della finanziaria in Senato proporrò emendamenti. Sarà curioso vedere come reagiranno il governo, e i diretti interessati. Ma in ogni caso all´iniziativa romana deve affiancarsi in sede locale una forte pressione da parte di chi ha a cuore l´interesse pubblico, o anche solo il proprio interesse di cittadino contribuente. Ribadisco: oggi chi spreca paga. O direttamente dal portafogli, con l´aumento di tariffe e tasse locali. O indirettamente, ricevendo servizi quantitativamente e qualitativamente minori. In termini più generali, una battaglia per il Sud incontra ovviamente condizioni peggiori se mancano trasparenza, rigore e correttezza nei conti pubblici regionali e locali. Poi, siamo tutti felici di apprendere che c´è una commissione speciale del Consiglio regionale che si occupa dell´allevamento dei tonni. Non può far male. Almeno finora, quelli non pagano tasse.

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Corriere del Mezzogiorno - opinioni
mercoledì 11 ottobre 2006

Napoli ETICA E POLITICA/2. L’unico dimissionario
Caro direttore,
nella Municipalità del Vomero un consigliere (fesso? moralista?), tale Norberto Gallo, unico eletto della lista Rossi Doria, si è autosospeso dalle commissioni perché ha fatto notare come, utilizzando « al meglio » le possibilità offerte dalla legge e dai regolamenti comunali, i suoi colleghi, se lavoratori dipendenti, possono smettere di lavorare e il Comune paga loro l’intero stipendio, più i gettoni di presenza delle commissioni, appositamente « prolungate » ad arte e convocate con alacre frequenza. Non riesco a calcolare quanto si risparmierebbe se solo si ottimizzasse il lavoro dei consigli di municipalità, concentrandolo su due giorni due giorni e mezzo ed evitando, tra l’altro, che quello di consigliere municipale diventasse un « ceto » professionale completamente stipendiato dal danaro pubblico.
Michele Mangano

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la Repubblica - Napoli
mercoledì 11 ottobre 2006

Municipalità, gli eletti si difendono
di Conchita Sannino>

Costano complessivamente al Comune di Napoli 4 milioni e 815mila euro l´anno (con risparmio, sembra, di almeno 1 milione e mezzo rispetto a quando esistevano le più ramificate circoscrizioni). Hanno risorse zero e molte domande da evadere, ma 80 giorni dopo l´insediamento della nuova amministrazione eccoli i dieci “contenitori”: nuovi di zecca e in cerca di identità politico-istituzionale. Nei quali opera - in attesa di seri mandati e di autentici capitoli di spesa legati al prossimo bilancio - una schiera di consiglieri e personale politico non sempre all´altezza dell´auspicato cambiamento.
Sos Municipalità. Aspro dibattito aperto. Il giorno dopo la denuncia a Repubblica di Norberto Gallo, consigliere di “Decidiamo Insieme” al Vomero - che si autosospende dalle commissioni del Quinto municipio e paventa il rischio assai concreto della nascita di una «nuova minima casta nella città delle caste» - scrivono presidenti e consiglieri. Accuse di ritardi, autocritiche, mancanza di approdi certi. Ma anche difese ad oltranza. Come se uno scossone avesse svegliato i quartieri burocraticamente assopiti nella loro mutazione d´autunno. E il primo a intervenire è proprio l´assessore al Decentramento di Palazzo San Giacomo, Bruno Terracciano. «C´è molto da fare, vero. Ma iscriversi al partito degli scettici a priori è errore che condanna la città. Le nostre prossime tappe: ordinamento e pianta organica delle municipalità. E, naturalmente, l´ok al bilancio preventivo entro il 31 dicembre 2006. Ma nessuno liquidi la storia appena cominciata come una corsa al mangia-mangia. Quello che il consigliere Gallo racconta può presentare aspetti seri, problematici, eventualmente da monitorare. Ma ciò che più mi colpisce è altro: c´è sete di conoscenza tra gli stessi consiglieri. Mi farò promotore di un breve stage di formazione nei vari municipi».
A “scuola” di politica nelle municipalità. E intanto emergono, tra le pieghe del caso sollevato dal consigliere di “Decidiamo Insieme” nodi, casi politici e complicanze. A Fuorigrotta resta in piedi l´incredibile caso dei due capigruppi-doppione della Margherita (il più anziano è un fuoriuscito dalla Cdl, osteggiato dal recordman di voti per i Dl) che di fatto blocca la creazione delle commissioni. Alla IV Municipalità di San Lorenzo Vicaria, il consigliere di An Enrico Cella coglie la polemica di oggi per rilanciare «il tema sprechi ma rivoltandolo contro assessori e maggioranza che intascano ben più del nostro gettone, e qui, ad esempio, lasciano andare deserto il consiglio anche per tre volte: infischiandosi delle attese del territorio. Pulizia, decoro, sicurezza». Da Montecalvario interviene il presidente Alberto Patruno: «È vero che se le municipalità non decollano secondo gli intendimenti, rischiano di diventare spreco di risorse… Ma di qui a generalizzare un comportamento, ne corre. Inoltre si ricordi che il nuovo assetto ha contratto i presidenti da 21 a 10, i consiglieri da 414 a 330, tra membri del consiglio ed assessori, e questo è già un risparmio».
Il Vomero è già terra di scontro, dopo la denuncia-provocazione di Gallo, oggi c´è Consiglio. Il presidente Mario Coppeto sintetizza: «Qui da noi c´è stata solo una commissione che si é riunita in maniera difforme, e tutte le altre hanno argomenti a proprio ordine del giorno. Mi sembra esagerato e forse criminalizzante partire da un esordio magari incerto per condannare un intero sistema. Noi nel decentramento crediamo. Se vedessi atti fuori norma sarei il primo a porre veti». Lo avrebbe già posto invece Giovanni Tajani, di An, presidente di commissione dello stesso Municipio, che se la prende con il collega Gallo «per aver descritto tutti noi consiglieri come abili imbroglioni», ma poi implicitamente conferma il dissenso quando annuncia che dopo il consiglio di oggi «sarà ristabilito l´iter da noi voluto che restituisce competenze, cioè contenuti, ai lavori delle commissioni». L´ultima parola spetta all´ex assessore Raffaele Porta, “padre” della riforma sul decentramento. «Ottanta giorni sono pochi per tracciare impressioni. Capiremo solo dopo il bilancio quale reale volontà ci sia di traghettare i municipi verso la nuova ossatura istituzionale. Quanto al personale politico, i vari partiti della maggioranza hanno ragionato in termini più di logiche spartitorie che di servizio al territorio, e ciò lo ha sottolineato anche il sindaco. Speriamo non siano scelte che incidano nel quotidiano dei cittadini».

Municipalità, ecco come risparmiare
di Marco Rossi Doria

Ieri Conchita Sannino ha descritto per filo e per segno la storia di come Norberto Gallo, neo-eletto consigliere di “Decidiamo Insieme” nella neonata municipalità Vomero-Arenella - 120.000 abitanti, una media città italiana - si sia autosospeso dal lavoro delle commissioni con la documentata argomentazione che queste hanno modi di funzionamento non illegali, ma non per questo accettabili.
E, anzi, tali da contribuire ad allontanare i cittadini dalla politica. Il gesto di Norberto Gallo, unico isolato caso su 300 consiglieri delle Municipalità, di maggioranza e di opposizione, mostra come oggi i nostri dieci piccoli consigli — che erano stati annunciati come l’autentica opera di decentramento finalmente compiuta — non solo non possono funzionare perché “non decidono, non legiferano, non spendono” — ma, nei fatti, mettono in piedi un meccanismo atto a garantire ai consiglieri delle municipalità, privi di potere effettivo di lavorare secondo il mandato promesso ai cittadini elettori, “di essere, tuttavia, esentati dal lavoro dal lunedì al venerdì, percependo comunque regolare stipendio oltre al (risibile a dire il vero) gettone di presenza” e di entrare così a far parte di “un meccanismo, che a suo tempo fu chiaramente descritto come un sistema attraverso il quale il ceto politico si compattava consociativamente e si dava uno status da privilegiato, e che viene riprodotto in sedicesimi” all’interno delle municipalità.
È una questione importante, che va dibattuta guardando a ciò che è possibile fare, in termini propositivi. Infatti i cittadini — con davanti al naso e dentro le narici l’olezzo dei nostri rifiuti o con la sofferenza per i figli che escono la sera e ormai rischiano di venire picchiati solo perché non hanno il “telefonino giusto addosso che è appetibile per chi ruba” o che anelano a nuovi luoghi di cultura, studio e aggregazione che non ci sono — hanno il diritto di sperare che la Municipalità possa davvero rappresentare il forum politico potenziale dell’insieme dei quartieri di un certo territorio. E hanno il diritto di avere dei consiglieri eletti che, più prossimi a loro, possano riunirsi, ascoltare proteste, aspirazioni e proposte, ma poi anche decidere e spendere per il bene comune. Invece non è così. E per diverse ragioni sia di carattere generale che di carattere contingente. In generale il consiglio è privo di poteri che vengono, invece, concentrati nella figura del presidente della Municipalità. Pertanto le sue strutturazioni interne, quali sono le commissioni, dicono di fare cose che non possono corrispondere a quello che fanno. Ma lo stesso presidente di ogni Municipalità, a sua volta, oggi, a Napoli, è una “anatra nata zoppa” perché non ha bilancio disponibile. Difatti solo nel “Peg” del 2007 si stabiliranno le somme da dare alle Municipalità che, nella migliore delle ipotesi, ne potranno disporre nel 2008. Non solo: il bilancio è fortemente vincolato dal centro — dal sindaco e dalla giunta — per quanto riguarda tutti gli indirizzi di spesa. La media città del Vomero- Arenella e tutte le altre restano, dunque, in realtà, subordinate a decisioni centralistiche.
Siamo lontani sia dal decentramento, che dalla crescita della democrazia partecipativa nei territori che, a Roma o a Torino, non senza difficoltà, si nutre del rapporto tra cittadini e consigli. Tanto è vero che, in queste realtà, cresce il dibattito sulla estensione o meno dei poteri dei presidenti. Si deve dunque riaprire una stagione costituente che possa invertire la rotta. E la storia esemplare dell’auto-sospensione di Gallo ce ne può fornire l’occasione.
Ma siamo disposti a questa occasione? Quali partiti di centrosinistra o di centrodestra e quali esponenti della cultura e della politica sono disposti a una battaglia che, come questa, riporta nella nostra città un principio che sta, per esempio, nel Codice dei poteri locali del Consiglio dell’Europa, il quale asserisce che l’eletto “nell’esercizio delle sue funzioni, risponde ai cittadini e persegue l’interesse generale e non esclusivamente il proprio interesse”. È possibile una stagione di ripensamento e partecipazione su questi temi?
Che ne pensa l’assessore uscente al Decentramento, Raffaele Porta? E l’assessore Nicola Oddati, che proprio oggi presenta il piano strategico come occasione di costruzione della città e non per la città? E che ne pensa il senatore Massimo Villone che ha studiato i costi della politica?
E forse il caso di Gallo va anche immesso, con doverosa onestà intellettuale, entro un serio dibattito nazionale. Infatti, se la disciplina del trattamento dei consiglieri comunali (e di circoscrizione) prevede (Decreto legislativo 267/2000 — Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, in particolare agli articoli 79 e 80) che i consiglieri possano assentarsi per l’intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli e che gli oneri per i permessi retribuiti sono a carico dell’ente presso il quale i lavoratori dipendenti esercitano le funzioni pubbliche e che il datore di lavoro è tenuto a rimborsare quanto dallo stesso corrisposto, per retribuzioni ed assicurazioni, per le ore o giornate di effettiva assenza, allora qualcosa va rivisto. Perché si tratta di un meccanismo che favorisce le anomalie denunciate da Norberto Gallo.
E — a patto che i consigli stessi abbiano maggiori poteri effettivi e che i consiglieri possano esercitare la necessaria mediazione tra politica e società in ambito locale, ma anche mantenere un piede nel proprio lavoro “normale” — si potrebbe chiedere che i permessi non siano retribuiti e che l’indennità sia aumentata. Insomma: il tempo ci vuole per fare questa preziosa attività e allora diamogli un’indennità per esempio di 1400 euro mensili e però organizziamo le attività del consiglio tra il lunedì mattina e le ore 12,30 del mercoledì. Il dipendente si assenterà dal lavoro, ma perderà il corrispondente salario. I contributi per le ore di assenza potrebbero essere figurativi come nel caso dell’aspettativa per cariche pubbliche o sindacali, si potrebbero mettere i contributi a carico del Comune e un risparmio ci sarebbe comunque su quanto oggi il Comune esborsa, mentre sarebbe più difficile l’estendersi di quell’ulteriore “ceto” di politici professionali mantenuti che Norberto Gallo ha giustamente denunciato.

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la Repubblica - Napoli
martedì 10 ottobre 2006

Municipalità molte spese pochi risultati
di Conchita Sannino

Basterebbe saltare su una funicolare. Se cercate sprechi, non arrivate a New York. Se «la classe dirigente intende davvero interrogarsi sulla scadente gestione del potere e sui cosiddetti costi di gestione della politica territoriale», basta spostarsi al Vomero. Ad esempio. Municipalità 5, lavoro delle commissioni. Un parlamentino che da ieri detiene il suo amaro record: l´unico in cui un consigliere, Norberto Gallo, a sua volta unico eletto in città nella lista “Decidiamo Insieme” di Marco Rossi Doria, ha deciso di autosospendersi dalle commissioni permanenti in segno di protesta «verso un meccanismo che serve, oggi, solo per esentarsi dal lavoro dal lunedì al venerdì, percepire regolare stipendio e incassare anche il (risibile, comunque) gettone di presenza. Volete sapere come ho trascorso questi sei giorni?». Diario del consigliere a metà.
Premessa: il gettone “risibile” consta di 52 euro lordi per seduta, e a Napoli sono 20 sedute ogni 30 giorni; mentre a Roma in quasi tutte le municipalità esse si riuniscono solo una volta a settimana. Moltiplicati per un mese, i gettoni fanno un arrotondamento di circa 700 euro netti che si sommano a stipendi percepiti integralmente grazie alla giustifica relativa a quelle ore impegnate in riunione; e per il cui mantenimento il Comune versa comunque un “rimborso” pari a 50 mila euro al mese agli enti da cui dipendono i consiglieri. Sono membri di parlamentini alacremente impegnati, per ora, a: non legiferare, non decidere, non spendere, ma solo “indirizzare” il lavoro di un Comune non florido e ulteriormente vessato dalla Finanziaria. Ecco il punto, esamina il consigliere di Vomero-Arenella Norberto Gallo: «Pongo sul tavolo il tema della responsabilità: non si può, come fa il nostro sindaco, inveire giustamente contro il governo per una brutta Finanziaria e poi lasciare che il denaro pubblico venga impiegato per costruire una nuova casta in una città che per caste continua ad essere organizzata».
Gallo è docente di Storia e Filosofia all´Istituto salesiano del Vomero. E da ieri, per sua ammissione, anche qualcosa di più: «Quando ho preso la parola in consiglio per dire che finché le commissioni si svolgeranno in questo modo bizzarro non vi parteciperò più da membro (ma solo da esterno), sono diventato anche il fesso e il moralista…».
La critica? «È ad un sistema che fa delle municipalità carrozzoni in tutto identici alle vecchie e inutili circoscrizioni di prima». Dunque, questo è il suo diario di una settimana. Lunedì (scorso): «La commissione si apre alle 9, alle 11 è sospesa, la sede del Vomero non funziona per raccogliere le istanze dei cittadini, queste vengono tutte smistate all´Arenella, dunque di che parliamo: la commissione si riapre alle 13.50, si chiude alle 14.30 senza aver trattato nulla e solo per chiedere documentazione al presidente». Ancora lunedì: altre due commissioni insediate, stessa sorte. Martedì: «Si svolge un consiglio in cui esprimo tutte le mie perplessità». Mercoledì: «Si riuniscono altre tre commissioni». Una presenta l´ordine del giorno diverso da quello previsto, litigio sulla proposta di sospensione, c´è chi vuole fare un sopralluogo in una scuola: insomma «c´era il solo intento di garantire l´apertura della commissione per tutta la giornata»; inoltre in un clima di rissa «che ormai trascende qualsiasi limite di civiltà», annota ancora il professor Gallo. Giovedì: «Si riuniscono le tre commissioni rimanenti e conferenza dei capigruppo. Dai verbali risulta il solito procedimento di apertura, sospensione e chiusura dopo le 13». Metodo panino: sempre per consentirsi «copertura e assenza giustificata e pagata dal proprio lavoro». Oltre al gettone. Venerdì: si riprova con le commissioni, «ma io comunico la decisione di starne fuori». Tra ironia e indifferenza. Ora ragiona Gallo: «Il meccanismo attraverso cui il ceto politico si compatta e si dà status da privilegiato è riprodotto in sedicesimi all´interno delle municipalità. Tutte, credo». Un quadro avvilente. Ma replica alle critiche il presidente del V Municipio Mario Coppeto: «La severa osservazione di Gallo incita ad una ulteriore vigilanza. Ma non ci sto a crocifiggere il lavoro nostro, proprio ora che si avrà un´incidenza sul territorio. Io lavoro da mattina a notte, siamo i terminali dei bisogni dei cittadini: i costi della democrazia sono alti? È vero. Ma non mi sembra si debba cominciare dalle nostre commissioni».
Eppure la filippica di Gallo trova isolate ma profonde condivisioni. Come quella di Pino De Stasio, Municipalità Montecalvario. «Anche io avevo deciso di non partecipare alle commissioni, e ciò anche in segno di protesta verso una separazione netta e discriminante tra la sede “ufficiale” del Municipio e quelle “cenerentola”. Vedi il caso degli uffici Mercato-Pendino, che tra l´altro non è a norma e risulta inaccessibile per i portatori di handicap». Per completezza. Gli interi costi delle dieci municipalità cittadine ammontano tra i 5 e i 7 milioni di euro all´anno. Se rappresentano il prezzo di una politica poco utile al territorio e non aderente ai bisogni quotidiani del cittadino, fanno una cifra tutt´altro che risibile: persino vista da New York.

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