Immagini di città
Benjamin non c’entra (magari!): trattasi solo di nuove puntate delle nostre inutilissime polemiche e anche un po’ ridicole che a volte, tuttavia, producono esiti abbastanza sconcertanti e/o perfino pericolosi.
1. Partiamo dal caso del manifesto che offenderebbe la dignità umana, che pare concluso. Grazie al pronto intervento del Sindaco Iervolino, infatti, il fronte dei censori e delle censore (vedi per es. qui) può vantare una (prima?) vittoria: da domani, rimozione dell’oggetto dai muri di Napoli e, per soprammercato, d’ora in poi, “disposizione a tutti gli agenti pubblicitari di sottoporre preventivamente alle valutazioni degli uffici comunali i bozzetti delle campagne pubblicitarie“.
Come dire? Un risultato meraviglioso per la libertà di espressione. Per ora, “in un solo Comune” (ente che, peraltro, credo/spero non abbia ancora il diritto di intervenire in materia).
Per la felicità degli offesi, poi, contro la Relish scendono ora in guerra anche il prefetto di Rio de Janeiro e il locale segretario del Turismo, il quale invierà all’ambasciata italiana (che aveva già alquanto da fare per altre questioni) una richiesta ufficiale di rimozione immediata della pubblicità dalle strade delle città italiane. Dunque — chi sa?– risultati analoghi a quelli napoletani potrebbero aversi sull’intero territorio nazionale. Una vera delizia…
Ovviamente, la Relish ringrazia. Mai avrebbero pensato di ottenere a un costo tutto sommato limitato una così ampia diffusione del loro messaggio.
Poi ci sarebbe il piccolo dettaglio che a Napoli c’è tuttora qualche benaltro problema, ma lasciamo perdere.
2. Al margine di questo principale “caso”, poi, si apre un casetto Velardi.
Riassuntino per chi si fosse perso le prime puntate: due giorni fa, l’assessore al turismo ha presentato al pubblico i risultati di un’analisi di mercato sull’andamento del turismo campano. Dalla quale analisi emergeva (com’è ovvio) che la situazione napoletana (immagine negativa della città compresa) ricopre un certo ruolo nello scoraggiare il turista dal venirci a visitare. Il tutto, ieri, è stato ampiamente raccontato, più o meno interpretativamente, da vari giornali.
Così oggi Velardi scrive al direttore del Corriere del Mezzogiorno chiarendo che pure lui, come altri, non condivide “quanto afferma Velardi a proposito delle colpe dei media nella crisi del turismo”. Però aggiunge: “Dato che frequento il tizio in questione, ho chiesto direttamente a lui ragione di queste stupidaggini. Mi ha giurato di non averle mai pronunciate, e mi ha ricordato di aver ribadito, proprio ieri mattina: ‘La colpa della cattiva immagine di Napoli e della Campania sta nei cattivi fatti, non nella cattiva informazione’. Poi mi ha chiesto se fossi un giornalista. Gli ho risposto di sì, anche se a volte non ne sono contento”.
Il direttore Demarco, ovviamente, pubblica e risponde. “Volante 1 a volante 2, ricordate gli Squallor? Ora abbiamo Velardi 1 e Velardi 2. Il primo commissiona un’analisi di mercato secondo cui le cause dell’immagine negativa di Napoli e della Campania sono da ricercare nelle campagne mediatiche; il secondo polemizza con chi gli attribuisce tale semplificazione. Urge una reductio ad unum“.
Che altro dire? Di nuovo Uffa!, o anche Poveri a nnoi! A voi la scelta…
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Credit. La cover relishbenjaminiana è una mia fantasia (sia lodata la riproducibilità tecnica): l’ultima copertina vera sta per es. qui.



February 1st, 2009 alle 12:04 pm
In merito alla faccenda Relish, da commerciale, quoto in pieno quando scrivi “Mai avrebbero pensato di ottenere a un costo tutto sommato limitato una così ampia diffusione del loro messaggio.”. Oliviero Toscani, insegna….
Sul concetto di libertà di espressione della Sindaca e dei suoi degni compagni di merende, bhe, ci sarebbe molto da scrivere. Qualche settimana fa è stato emanato un ordine di servizio da parte della reale ancella, che vieta agli assessori qualsivoglia contatto con la stampa se non attraverso l’ufficio stampa ed un successivo “recintamento” dei giornalisti durante l’ultimo consiglio comunale.
Ora uno di fronte a tutto ciò, si aspetterebbe un pata-pata di paginate sulla libertà di stampa, sul diritto di cronaca e quant’altro, che occupasse i media locali per settimane. Invece, tolta una paginetta di comunicato di Lucarelli (a dir poco discutibile), nessuno (tranne uno o due addetti ai lavora) ne ha fatto cenno. Tutti appecorati come sempre.
Di fronte ha tutto ciò mi viene da pensare che la reale ancella si senta quindi più che legittimata a voler da oggi in poi, intervenire nei messaggi che le nostre pie e sensibili anime possono metabolizzare senza alcun problema. Ma tant’è….
Quanto al “casetto Velardi” (sei geniale!), c’è molto poco da dire. Un comunicatore che inanella una raffica di errori di comunicazioni o è un incompetente (e non è certo il caso di Claudio Velardi), o dietro queste poco felici “uscite” c’è qualcos’altro. Seguendo l’operato di Velardi da un po di tempo, propenderei per questa seconda ipotesi….
Del resto, il diretto interessato è un tuo abituale lettore. MAgari vorrà chiarirci lui questo ennesimo “casetto”…..
February 1st, 2009 alle 1:28 pm
velàh! fa l’assessore e fa un fatto x la felicità quasi universali: fa’ fernì ‘e chiovere! mo’ vene ‘a staggione!
February 1st, 2009 alle 1:43 pm
Eh no, ragazzi, non facciamo finta di non capire. L’indagine parla (slide 56) di “attenzione della stampa in relazione a fatti negativi specifici…”. Quindi sono i fatti sotto accusa, non la rappresentazione dei media. Poi, come dice Demarco, la stampa napoletana “semplifica”. E, con questa espressione, ha detto tutto… A Fraba svelo il mistero. Lascia perdere le fesserie sugli errori di comunicazione (ma comunicazione a chi, e per chi? io parlo quotidianamente con centinaia di persone vere, che sono più di quanti leggono e credono ai giornali napoletani) Mi sono seccato dell’appecoronamento nei confronti dei giornali, e, siccome sono un uomo libero, ogni volta che mi va lo dico… Sia detto anche alla nostra Danielina, non è che anche voi ne dipendete eccessivamente? Senza fare gli ingenui e i velleitari, ma guardate che c’è una realtà crescente di persone che ne prescinde tranquillamente…
February 1st, 2009 alle 4:28 pm
@ Claudio
mah!
Per la verità a me interessa più il primo dei due argomenti del post, il secondo (che invece appassiona Fraba, anche in ragione dei suoi interessi professionali) lo avevo associato per la questione (eterna) dell’immagine (o non) — più che altro — e perché mi divertiva la tua letterina (più della risposta di Demarco). Ma effettivamente si poteva glissare anche oggi, come avevo fatto ieri.
Poi … sì, è vero, siamo tutti un po’ troppo dipendenti dai giornali, talvolta, magari perché non si ha il tempo di seguire le cose in diretta. E solo quando si può, si evita (di dipendere). Ancora più raramente, solo quando ci si arrabbia troppo per la semplificazione (o il silenzio), si lancia qualche freccetta. Piccola piccola.
Però, non temere … almeno io non è che ai giornali ci “credo” più di tanto. E comunque mi interessa più il ruolo che giocano nel costruire le cose del modo in cui raccontano (o non raccontano) fatti (e/o, più spesso, opinioni).
Per dire, le slide dell’indagine regionale me le sono religiosamente scaricate appena le hai messe, l’altro giorno (anche perché ero certa che l’abituale teatrino sarebbe immancabilmente seguito al seminario).
Dunque prima o poi me le guarderò pure (più poi, temo, perché il tempo è tiranno).
Inoltre, non ti faccio così scemo da dire stupidaggini come quelle che dice quel tipo che conosci anche tu, e nemmeno ti immagino così irrispettoso delle autonomie di chi ti circonda (o lavora per te) da voler condizionare i risultati di una ricerca.
Insomma, qualsiasi cosa sia scrita nella slide 56 (come nelle altre), io mi guardo bene dal pensare che sia stata scritta direttamente da te. Tendo a credere, invece, che le slide siano più o meno frutto della capa di chi ha svolto la ricerca, magari discutendone con la committenza. E che a te, invece, va attribuito quello che hai detto nel seminario e l’eventuale uso che farai delle ricerche.
February 1st, 2009 alle 4:36 pm
@ daniela. guardatela la ricerca, ché è interessante. Poi mi viene un’idea. Ma perché, invece di commentare la stampa locale, non costruisci il tuo blog su quello che dice la rete su Napoli?
February 2nd, 2009 alle 1:46 am
bell’idea, Claudio, quella della rete…
solo che (tra l’altro) ci vuole ancora più tempo (prova a chiedere Zamba quanto ci si mette a fare Netmonitor, per es.)
(e io già ne rubo troppo alle altre cose che devo fare anche se-quando mi rompono)
February 2nd, 2009 alle 12:33 pm
@claudio
Pur avendo letto con attenzione il materiale da te reso disponibile, non ritengo questo il contesto per entrare nel merito. Non che la fattispecie non meriti osservazioni, sia chiaro (anzi!), ma solo perchè la cosa sarebbe lunga e molto poco “leggibile” (discussioni adeguate in adeguati ambiti…)
In ogni caso, e lungi da me qualsivoglia vis polemica, la mia esperienza professionale mi ha sempre condotto a trattare le indagini di mercato con le dovute ed opportune cautele. Mi spiego. Pochi anni fà scoprii, grazie ad un mio pari grado in un’azienda direttamente concorrente alla mia, che Nielsen (e non l’ultima arrivata in materia di rilevazioni di mercato), “aggiustava” le quote d’incidenza a seconda del committente. Ovvero, napoletanamente parlando, “acquaiò, l’acqua è fresca?….”.
Stesso dicasi invertendo i fattori. Gli obiettivi commerciali, o anche l’esigenze produttive, spesso e volentieri giustificano “aggiustamenti” o anche il commissionamento d’indagini di mercato “profilate” espressamente ad una specifica (ipotesi di) politica commerciale e/o distributiva. Ergo, possiamo serenamente affermare che spesso e volentieri, le indagini altro non sono che una precisa “leva” che nelle mani di un buon “venditore” possono rappresentare un plus da non trascurare…..
Ciò detto, personalmente mi ritengo come te: un uomo libero. Non vivo “appecoramenti” nei confronti di qualsivoglia fonte d’informazione che, anzi, spesso e volentieri critico ed aspramente per un appiattimento generale che predilige la polemica al merito dei fatti.
Ne tanto meno patisco qualsivoglia “dipendenza” nei confronti della WB che ammiro profondamente, come Donna, come Urbanista e come blogger: tutto ciò in rigoroso ordine prioritario.
LA questione a mio parere è un’altra e ben più seria. Il turismo, a mio parere, si sviluppa partendo da progetti infrastrutturali seri ed organici. Comprendo che la gestione dell’arredo urbano, la sicurezza, la gestione delle infrastrutture stradali e del pubblico trasporto non rientrano nelle tue specifiche competenze amministrative, ma senza qeulle, mi spiace dirlo, tutto il tuo impegno rischia di essere vanificato. E su quel versante, personalmente, non vedo nulla di veramente concreto nel breve e medio termine, anzi. (Bagnoli, giusto per citare un concreto esempio….)
Chiudo citando un esempio molto pratico. Se il prodotto che pubblicizzo non è BUONO, maggiore è l’investimento comunicazionale, maggiore sarà la negativa ripercussione sul prodotto stesso per il futuro. Se tu mangi un cioccolattino, oggetto di una faraonica campagna pubblicitaria, e quel cioccolattino è OGGETTIVAMENTE un prodotto qualitativamnte PESSIMO, non solo non lo comprerai più, ma tu stesso diventerai testimonial in negativo del tuo disgusto, diffondendo la tua idea ad altre persone che mai e poi mai compreranno in futuro quel cioccolattino.
UN effetto volano che oggi, con i nuovi strumenti, è ancora più rapido e doloroso…..