I soldi, che non ci sono
In fondo, un po’ mi colpisce la scarsità di opinioni di oggi sulle misure anticrisi del governo. Che forse avrà un suo significato, a meno che non sia solamente un segno che quasi tutti stanno preparandosi bene i compiti, in vista degli editoriali della domenica (che pure può darsi).
Al momento — non che la cosa stupisca più di tanto — si colpisce duro da Repubblica, dove Massimo Giannini sostiene che “di veramente ‘eccezionale’, nel provvedimento, c’è solo la rapidità con la quale è stato licenziato dal Consiglio dei ministri: dieci minuti”. Una manciata di secondi in più dei mitici 9 minuti con cui fu licenziata la Finanziaria estiva. Per il Sole24ore, invece (?), si tratta pur sempre di un passo avanti, benché il decreto varato ieri — se il linguaggio delle leggi potesse lasciare spazio ai sentimenti — dovrebbe intitolarsi: «Disposizioni urgenti sulla fiducia e l’ottimismo di Stato».
Sul Corsera, però, se non mi sono persa qualcosa, c’è solo un dubbio di Piero Ostellino (poi ve lo linko dall’archivio, ché al momento non è online), il quale vorrebbe salvare Tremonti “dalla sua stessa intelligenza”. Ma lì si propongono questioni moooolto più generali. In sostanza, si dubita che si debba mandare in soffitta de Mandeville — l’autore della Favola delle api — per accedere a una ipotesi di rifondazione del capitalismo fondata sul legame “fra Diritto e morale dello Stato teocratico”.
Qualche blog, infine (perdonassero Michele Serra e Wittgenstein), ricorre (pertanto?) alla stampa estera e cita il Financial Times, dove si giudica “modesto” lo stimolo all’economia che potrà venire da quel pacchetto.


