Fare i conti con la monnezza

di d.l.

E’ da parecchi giorni che provo a capire come (se) stanno insieme diverse notizie che continuano a giungere, e che tutte mettono in primo piano la questione dei rifiuti, non tanto intesa in senso tecnico (che lì non ci sono grosse novità), quanto in senso — oserei dire — culturale. Provo a condividere questi appunti, allora, ancora imprecisi e probabilmente troppo lunghi (ma è sempre lecito saltare il post a pié pari).
E partirei da un invito arrivato qualche giorno fa, da Alberto Abruzzese, il quale rendeva noto ad amici e parenti un evento di cui potete trovare già in giro le prime tracce ma che, ufficialmente, viene lanciato con Galassia Gutenberg di quest’anno (28-31 marzo alla Stazione Marittima: il sito è questo, e non lo commentiamo, se non per dire che talvolta non funzia).

Il titolo (provvisorio) dell’evento (sic) è Mondospazzatura: il tentativo è parlare di Immondizia e Occidente, il progetto (in costruzione) — scrive Abruzzese (anche qui) — ha bisogno di tutti noi per decollare.
Madre - Pigliatevi sta munnezza Tra i primi spunti visitabili, i collage fotografici su Flickr, o, più propriamente, sull’apposito sito mondospazzatura, “un’operazione virale ispirata all’immagine catastrofica e insieme paradossale della spazzatura a Napoli”. Più ragionamenti in questo post di Nimmagazine, dove Abruzzese riparte dalle polemiche di qualche settimana fa (la pubblicità del Madre, quella qui a fianco, o l’intervista a Hirst) per dire che bisogna sforzarsi “di dimenticare Hirst e Bassolino, due figure dissanguate dal tempo moderno: fantasmi delle belle arti e delle cattive politiche”.
L’artista e il governatore diventano infatti, per Abruzzese, “due figure di una sola dannazione. Due testimonial di una stessa pubblicità”, mentre invece “bisogna salvare la spazzatura dalle estetiche degli artisti e dalle etiche del giornalismo”, dalla “impostura che – nell’immaginazione collettiva locale, nazionale e internazionale – sta trasformando Napoli nella pattumiera del mondo quando invece è il modello di sviluppo occidentale a coprire il mondo di spazzatura”.
In questa logica, Napoli diventa (come altre volte, del resto) un luogo paradossale, dove si vede (prima, meglio, senza mediazioni …) “ciò che altrove viene nascosto”: una realtà che “ci costringe ad affrontare ciò che altrove viene rimandato”.

Lo so, questi ragionamenti appariranno a molti delle pippe un po’ snob e ad altri raffinata propaganda. Però non è (solo) così. E in ogni caso, la domanda che mi faccio da tempo è se c’è modo di prenderli sul serio (i discorsi di questo tipo) e di costruire su questa base anche modi per ripartire, che (per esempio) rendano anche il fatidico rilancio dell’immagine di Napoli un’operazione meno artificiale.

monnezza a chi - PlebiscitoPerché la nuova campagna commissionata dal nostro efficientissimo e sprezzante assessore al turismo — più o meno spiritosa che sia (a me non fa troppo sorridere e sembra sempre basata sulla rimozione) — non mi pare che possa funzionare.
Capiamoci. Non ne faccio una questione di creativi (e/o di eventuale spreco di danaro).
E’ che, al fondo dell’operazione, io vedo un nodo complicato, che riguarda soprattutto il modo in cui si costruiscono — a strati, collettivamente e semi-volontariamente — le immagini pubbliche dei luoghi. Mentre Velardi sembra credere (ma poi davvero ci crede?) che quel lavoro si possa fare “a tavolino”. Che si possa agire (razionalmente) in modo da oscurare l’immaginario cumulato in questi mesi anche grazie a km di film e foto, immettendo nel flusso nuovi film e poster (da piazzare negli aeroporti e/o altrove) che, al solito, mostrano un’altra città. Quella buona, piena di arte o natura.

A questo approccio, molto semplicemente, io non ci credo. Non credo che questa sia l’operazione giusta (ma di questa sfumatura, quasi etica, Velardi&Co potrebbero altamente fregarsene) e soprattutto non credo che sia efficace (e questo invece dovrebbe essere un punto chiave per chi si occupa di politiche, pubbliche).

E non ci credo per il banale motivo che l’immagine interna che ormai abbiamo della nostra terra è troppo distante da quella delle cartoline buoniste (o c’è-dell’altriste) prodotte da AM Newton 21. E non basta una battuta da stadio (“monnezza a chi?”) a rendere quei poster brillanti (e quindi riusciti). Sono … vecchi.
Tornano in qualche modo, stancamente, sugli stessi oggetti che negli anni ‘90 hanno incarnato il successo di Napoli, ma lo fanno senza più alcun rapporto con passioni e azioni che allora vivevano (e crescevano) in città, e in un clima di sfiducia che è esattamente l’opposto di quello speranzoso che allora ha facilitato il successo di quelle immagini (perfino “eccessivo”: qualcuno si ricorda la pubblicità del Mulino bianco in una piazza del Plebiscito tipo campo di grano?)
Del resto, queste (e analoghe) cose sono ben note a chi si occupa seriamente di marketing urbano: leggetevi per es., anche se è un po’ lungo, questo brano (datatissimo: siamo nel 1996) di Giuseppe Dematteis, dove si parla di retorica come forma di conoscenza (il resto del ragionamento — ove mai interessasse qualcuno — è qui).

All’inizio dei suoi Essais — , scrive il geografo — Montaigne ci ricorda una grande verità, che stranamente tendiamo a ignorare. Gli esseri umani, dice, “sono tormentati dalle opinioni che hanno delle cose, non dalle cose stesse”. È quindi anzitutto dall’immagine che ci facciamo della città che derivano le nostre valutazioni, perciò il nostro agire e, in definitiva, la città stessa.
Questo l’ha capito molto bene quella nuova disciplina pratica che è il marketing urbano e che, nella sua forma più completa ha due facce: una rivolta all’esterno e una rivolta all’interno della città. Quella rivolta all’esterno è la più nota, ma se si limitasse ad essa il marketing urbano sarebbe solo promozione pubblicitaria. Se invece colleghiamo l’immagine destinata ad attrarre soggetti esterni all’immagine interna, capace di comunicare ai soggetti interni i contenuti di un comune progetto, il marketing urbano si presenta come un potente mezzo di costruzione di identità nel senso che ho già ricordato, cioè di connessione di attori in reti sociali tanto più estese e coese quanto più l’immagine della città riesce a rappresentare gli interessi e le attese di tutti i soggetti che vivono e operano nella città stessa.
Qui la retorica cessa di essere semplice artificio persuasivo per diventare conoscenza. In particolare conoscenza di quelle componenti soggettive necessarie per fondare il progetto urbano su una realtà che pur essendo invisibile, non è meno importante di quella visibile e oggettivabile nelle cose che si vedono e che si toccano.

Gli articoli sulla nuova campagna campana, e sulla possibile “rimonta” del turismo di maggio, sono qui. Ho messo in rassegna anche una interessante intervista di Corsera a Daniel John Winteler — il numero uno di Alpitour, qui in veste di presidente della Federturismo — che prova a ragionare dell’assenza di una politica turistica in Italia (monnezza, Alitalia e Malpensa comprese). E appena lo riesco a trovare aggiungerò anche l’articolo del Sole con il giudizio di Mimmo De Masi, che Sergio cita nei commenti. (Però, per una volta, si potrebbe tentare una discussione un po’ meno dipendente dalle vicende di singole persone, e inciuci, di qui?)

Questo articolo è stato pubblicato il 24.03.08 @ 1:00 pm nelle categorie: Rifiuti, Napoli, Campania, Turismo, Campagne

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10 Commenti per 'Fare i conti con la monnezza'

paolo pantani ha scritto:
March 24th, 2008 alle 1:21 pm

monnezza a chi? A noi!
Mi ricordo una vecchia propaganda democristiana: la democrazia cristiana ha venti anni e sotto una ragazza bionda in fiore, stile primavera del Botticelli.
Sotto ci scrivevamo è giunta l’ora di fotterla.

napolipuntoacapo ha scritto:
March 24th, 2008 alle 2:08 pm

Naturalmente buona pasquetta, in primis a daniela.Volevo se possibile una breve risposta su 3 argomenti.il primo è sulla petizione di affiancare una colonnina di idrogeno a ogni colonnina di benzina , petizione che è in circuito su molti siti e spero che decidiamo insieme la diffonda nel suo stile.Il secondo è un commento sulle dichiarazioni di De Masi sul Sole 24 ore di Domenica che definisce demenziale la campagna di Velardi.Sull’argomento noi pensiamo ,con la nostra proposta, (www.napolipuntoacapo.it) che solo la competenza può sconfiggere l’improvvisazione. Infine su Californiadreaming abbiamo lanciato la proposta di fare un lavoro tra 10 associazioni per la formulazione di una recall campana (speriamo per la pasqua ma al momento nessun commento). Mentre apprendiamo in questo momento che la Corea ha bloccato le importazioni dall’Italia della Mozzarella di bufala,salutiamo tutti.
Sergio Fedele

d.l. ha scritto:
March 24th, 2008 alle 3:52 pm

sergio,
buona pasqua fatta anche a te…
Vado veloce, se no incremento l’OT (e non sta bene, per la wm)
:)
- colonnina, alla prima occasione ne parliamo, ma non è che proprio mi pare decisiva (confesso)
- De Masi. Vorrei leggere per intero (e ieri non ho comprato il Sole). In generale, non mi pare “elegante” parlare male del “collega” che ti ha sostituito… Ma qui quasi nulla è elegante.
- Recall. Mi interessa, ma non mi pare un tema locale. Il ragionamento che faceva Imbruglia era (giustamente) molto generale, e metteva il dito nella cultura (politica) italiana. Dunque parliamone, se vogliamo, ma a quel livello e con tutti i tecnicismi necessari.

Su Corea e mozzarella, mi viene di dire che ce ne faremo una ragione, ma è solo una battutaccia…
Solo che qui (troppo spesso, quasi sempre) le cose sono — à la Flaiano — gravi, ma non serie.

francesco ha scritto:
March 24th, 2008 alle 9:07 pm

A me questa pubblicità ricorda la pubblicità dell’omino che andava con la busta di plastica gialla a coprare l’impossibile e tutti gli dicevano grazie! Ecco la nostra piccola crisi (non dei consumi ma della mmonnezza) ed ecco che ora Velardi tira fuori dal cappello un magico velo dietro cui tutti i cumuli scompaiono e rimane la bellezza dei nostri monumenti e paesaggi. A saperlo chiamavamo mago copperfield come assessore al turismo!

dikaion ha scritto:
March 24th, 2008 alle 9:47 pm

Innanzitutto, buona Pasqua a tutti (anche se ormai passata).
Poi, scusate se sono sempre critica e diffidente, ma questa campagna di Velardi e il brano indicato dalla webmasta di Dematteis, mi fanno venire in mente Aristotele: della serie, non esiste il “sasso”, esiste solo l’idea che noi abbiamo in testa del sasso…
allo stesso modo dietro il velo (dell’ignoranza?) di velardi si nasconde la vera spazzatura… che l’assessore fa passare per idea!
Se può consolarvi: ho invitato un po’ di amici milanesi e bolognesi a fare un week end qui a Napoli: hanno accettato! E guardano pure il telegiornale…

spartaco vitiello ha scritto:
March 25th, 2008 alle 2:02 am

@ napolipuntoacapo : per l’idrogeno non preoccuparti, ci penseranno le case automobilistiche appena il petrolio diventa troppo caro. Per l’energia per i trasporti sarebbe meglio chiedere parcheggi con colonnine di ricarica( magari alimentate da pannelli solari) per gli scooter ed auto elettriche nelle scuole e nei luoghi di lavoro…
@ tutti: inoltre penso che un migliormento dell’immagine di Napoli si avrebbe se tutti firmassero la petizione su http://differenziatanapoli.blogspot.com

o direttamente su:

http://gopetition.com/petitions/napoli-differenziata-subito.html Per sollecitare il comune di Napoli ad attuare al più presto e in modo estensivo la raccolta differenziata dei rifiuti

luciano brancaccio ha scritto:
March 25th, 2008 alle 8:26 am

La campagna pubblicitaria di Velardi per me è penosa. Ha ragione Daniela quando dice che le sembra vecchia. Pare che abbiano preso i poster della prima fase anni 90 e ci abbiano appiccicato sotto una serie di battute banali.
A Pasquetta mi è capitato di pranzare con un turista milanese che si è detto stupito di come l’immagine giornalistica non coincida con la realtà. Secondo lui i media hanno una grande responsabiliutà in questa crisi economico-turistica. Il fatto è che per contrastare gli interessi di tanti tour operator concorrenti (che approfittano del nostro disastro) bisognerebbe poter contare su una coesione “civile” e culturale della classe dirigente (di cui in senso lato facciamo parte anche noi) che a Napoli non si è mai data (se non per brevi ed effimeri periodi).

fraba ha scritto:
March 25th, 2008 alle 9:58 am

Velardi è l’esempio di un opportunismo politico cresciuto e pasciuto sull’incapacità di fare un informazione corretta. Certo, in questi giorni (auguri a tutti post-festività) la città è stata ripulita, onde evitare che quei pochi turisti presenti avessero un effetto “volano” negativo. E lo sarà anche per i prossimi due mesi (si spera) sempre per lo stesso identico motivo. A ciò si aggiunga che velardi mobiliterà le sue truppe “d’informazione” per spargere ai quattro venti l’immaggine dell’ennesimo “risorgimento”. Il giochino ha funzionato altre volte, hai visto mai che anche sta volta….??!?!

Da uomo di MKT giudico la campagna di comunicazione a dir poco penosa. Aldilà della sciatteria nel confezionamento della stessa, è il messaggio che è inefficace. Mostrare i monumenti stile cartolina non funziona neanche per il più scalcagnato dei tuor-operator. Oggi l’efficacia del messaggio si misura nella capacità di trasmettere la reale essenza del luogo e da questo punto di vista, siamo messi male. Molto male.

paolo ha scritto:
March 28th, 2008 alle 9:24 am

Tra l’altro la campagna pubblicitaria è anche COPIATA lo stesso slogan compariva in alcune foto inviate da una proloco campana sul blog del nostro assessore http://www.flickr.com/photos/claudiovelardi/2333537212/in/set-72157604092071664/ .Speriamo almeno che la “geniale” campagna d’immagine non sia costata troppo.Un grande esempio di “Riciclaggio” da parte di Velardi o l’ennesima dimostrazione di scarsa fantasia?

C’è munnezza e monnezza « Antorra’s Weblog ha scritto:
April 9th, 2008 alle 10:24 am

[…] è un manifesto della nuova campagna commissionata dall’assessorato al turismo. Credete possa oscurare l’immaginario cumulato in questi ultimi mesi? Per approfondire, io ho cominciato da qui. Se qualcuno ha una foto della “vecchia propaganda democristiana” commentata a cui si fa riferimento nel primo commento al post, è pregato di renderla pubblica! […]


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