Chiaro e tondo
Così parlarono. Prima Venanzoni (che ora è consigliere del Pd) e poi Santangelo (che ora è, notoriamente, vicesindaco) . O viceversa (ma fa lo stesso)
Immagino che la tre-giorni di consiglio comunale sull’applicazione napoletana del piano casa regionale ci proporrà il consueto teatrino, da decifrare essenzialmente alla luce delle mosse pre-elettorali di molti dei protagonisti.
La storia del piano caso, però, prima o poi dovremmo approfondirla in relazione ad altri punti di vista.
Per esempio, a me non pare vero che sul documento che arriverà in consiglio non sia stato fatto “nessun lavoro tecnico e politico”. Probabilmente, semplicemente, non è stato fatto abbastanza “lavoro politico” nel senso che questa espressione ha assunto da un bel po’ in città (e anche altrove). Ovvero lavoro di “compensazione” tra interessi di politici che (più o meno) contano (nel ceto politico locale).
E però a me pare invece che dentro (dietro) questa riabilitazione delle case come volano di sviluppo ci sia un tema più serio e più di fondo. Lo dico in breve così.
Probabilmente sbagliando, il centrosinistra napoletano, a metà degli anni ‘90, sosteneva “nemmeno più un vano in città”. Ora, invece, per quel (poco) che di tanto in tanto si riesce a capire (di norma a cose fatte), in molti hanno cambiato idea.
Solo che di questa nuova linea (di politica urbanistica e anche di politica urbana) non si è mai discusso da nessuna parte. E solo che (causa questo cambio, mai esplicitato, di vision) di quelle altre attività economiche da promuovere, attirare, facilitare, eccetera — che avrebbero dovuto permettere a Napoli di puntare su altro rispetto alle vecchie, care, case — non si parla più (seriamente), da nessuna parte.
Che non mi pare un problema da poco.


