Il mercato del ricondizionato: perché è importante?

Anche in Italia sta pian piano prendendo piede il mercato del ricondizionato, settore che nel mondo ha già raggiunto quota 17 milioni di dollari, ma per quale motivo è così importante?

Ricondizionare vuol dire amare il pianeta?

Dall’Unione Europea arriva il seguente preventivo: entro il 2020 ci saranno 12 milioni di tonnellate di RAEE, i rifiuti causati da apparecchi elettronici ed elettrici. La quantità, già di per sé, è un grosso problema, ma se si pensa che questi rifiuti contengono anche materiali pericolosi o molto rari, ecco che si comprendono in pieno le proporzioni disastrose del problema.

Lo smartphone: un oggetto distruttivo

Per approfondire l’argomento basta sapere che il 10% dell’oro estratto annualmente (stime UE) viene impiegato negli apparecchi elettronici. Possiamo parlare anche del Tantalio, un metallo rarissimo che viene, per la maggior parte, estratto in Congo e venduto per finanziare gli acquisti delle armi per la guerra. Dura realtà ma tutti quelli che posseggono un cellulare sono, inconsapevolmente, finanziatori di guerre.

Tutto questo, grazie ad aziende che si sono dedicate al ricondizionamento di smartphone, tablet e pc, può essere drasticamente ridotto. I vari dispositivi vengono rigenerati grazie ad una serie di test, sostituzioni di pezzi e, una volta igienizzati, rimessi in vendita. La secondlifephone.it è una delle aziende che ha deciso di dedicarsi a questo settore che dimostra grandi potenzialità.

Cosa contiene uno smartphone

Quando si scarta un cellulare, ci si chiede mai cosa si sta gettando? Buttiamo esattamente (dati del Politecnico di Milano) 9 grammi di ferro, 24 milligrammi d’oro, 250 milligrammi d’argento e 1 grammo di terre rare. Moltiplicando il tutto per 35 milioni di cellulari (vendite del 2014) si ottiene un valore di 195 milioni di euro! Sempre continuando con i numeri, approdiamo alla ricerca di Deloitte che ci dice che solo il 28% degli italiani acquista un cellulare per necessità. Il rimanente della popolazione lo cambia solo per questioni di gusto, questo vuol dire che 120 milioni di smartphone sarebbero pronti a trasformarsi in rifiuti. Quindi, ecco perché un device ricondizionato è amico della natura:

  • Si elimina emissione di Co2;
  • Non si perdono minerali o terre preziose;
  • Si riduce l’impatto ambientale dei rifiuti;
  • Riduce l’inquinamento di produzione;
  • Si riduce lo sfruttamento di paesi come l’Africa (sia a livello umano che a livello di energie) visto che il grosso delle materie prime arriva dai territori africani, dove l’estrazione viene effettuata da persone ridotte quasi in stato di schiavitù, le stesse persone che passano giornate nelle discariche a cielo aperto (dove finiscono tutti i cellulari europei) alla ricerca di qualche pezzo di ricambio da rivendere per una miseria.

Riciclare e rigenerare è diventato un bisogno impellente ed essenziale per il bene del pianeta e dell’umanità.

I Bitcoin: un boom che preoccupa la finanza

Quello che in principio sembrava un semplice gioco sta diventando un vero e proprio boom che sta attirando l’attenzione delle banche centrali. Fra alti e bassi, la criptovaluta è arrivata a superare quota 10 mila dollari.

Dall’inizio  dell’anno il bitcoin ha registrato un aumento del 900%, ma è particolarmente instabile poiché sono state registrati improvvisi crolli così come spericolati recuperi. Proprio per questo motivo l’alta finanza ha avviano un vero e proprio piano di osservazione nei confronti della valuta digitale, invitando tutti alla prudenza dell’utilizzo.

Intanto il mercato incomincia a farsi  affascinare da questo sistema di pagamento e sono in crescita gli esercizi che li accettano. La moneta teorizzata da Satoschi Nakamoto è stata usata nel mondo reale, per la prima volta, nel maggio 2010 da Laszlo Hanyecz che uso 10 mila bitocoin per comprare due pizze capricciose. Adesso, la stessa cifra di bitcoin ha raggiunto il valore di 66 milioni di dollari. Ma, in fondo, chi avrebbe mai pensato che una valuta scambiata tra pari, senza l’intermediazione di un’istituzione centrale che fa da garante, avrebbe preso piede? Invece è diventato un vero e proprio meccanismo globale dove server disseminati negli angoli più reconditi della Cina passano il tempo a validare transazioni e accumulare le ricompense.

Se prima erano considerati cose da mondo virtuale e basta, adesso che hanno raggiunto valori stratosferici, sono entrati nel mirino della finanza e presto arriverà il primo “future legato al bitcoin”. Sembra la moneta del futuro, eppure, nonostante in Gran Bretagna e Stati Uniti piovano fondi sulle start-up che si occupano di questo settore, il futuro della criptomoneta non è per nulla chiaro e definito. Quale sia la sua reale funzione, come si mantiene, cosa c’è dietro non è così lampante come dovrebbe essere e, a rendere il tutto ancora più inquietante, sono i grossi scossoni a cui è sottoposta la moneta digitale, scossoni che le leggi dell’economia non riescono a spiegare, quindi incomprensibili e imprevedibili.