La tv che non ci sarà più

… anche perché, da ieri, non c’è più Beniamino Placido.
Troppo complicato scegliere fra i tanti che lo ricordano, mentre (ancora, ma non dispero) non trovo in rete qualche pezzetto di 16 e 35, che per me resta una delle sue produzioni più significative. Anche di ciò che si può (si poteva, probabilmente) fare in/con quella scatola, benché piccola — e collocata nel salotto o nella cucina di casa, con conseguenti tentazioni alla visione distratta — come sosteneva lui.
Allora mi limito a rubare la foto sopra (dalla galleria di Repubblica) e a segnalarvi questo pezzo, che mi pare rappresenti a meraviglia la cifra di questo (anomalo) intellettuale meridionale (senza corsivi né virgolette): la sua capacità di mescolare alto e basso, come si dice, “di prendere la più complicata espressione russa o il libro … più difficile, aprirlo come una mela, renderlo semplice, comprensibile e arricchire il suo interlocutore con nuovi significati. … “.
Ciao, Beniamino, già ci mancavi. Ora ci mancherai un po’ di più …


