I dinosauri piumati? Erano pericolosi ma morbidissimi

Un team di esperti  dell’Università di Bristol sono riusciti a creare un identikit completo dell’Archiornis, un uccello preistorico dalle dimensioni simili a quelli di un corvo, quindi non enorme. La scoperta dell’equipe guidata da Evan Saitta ci mostra che non tutti i dinosauri erano come ci hanno sempre mostrato nei film di fantascienza: pieni di zanne, artigli, corazze e di dimensioni enormi. Secondo la ricostruzione dell’Archiornis, infatti, c’erano anche animali piacevoli, dolci, carini e soffici con un corpo molto simile ai volatili odierni, con forme affusolate e aggraziate.

I risultati, pubblicati su Paleontology, sono emersi grazie allo studio di un fossile conservatosi in condizioni eccezionalmente perfette. Il volatile apparteneva alla famiglia dei paraviani, un gruppo di dinosauri che comprendeva uccelli o  similari.  Il fossile ha raccontato molte cose di questo volatile: aveva delle piume lunghe e molto larghe, indipendenti una dall’altra e molto flessibili. Dalla struttura, gli studiosi hanno stabilito che assomigliava decisamente ad un volatile dei giorni nostri, munito di un corpo incredibilmente soffice. Le similitudini con i volatili moderni, però, finiscono qui poiché l’Anchiornis era munito di 4 ali, ma faceva una gran fatica a spiccare il volo, non aveva un piumaggio idrorepellente e non era in grado di controllare la sua temperatura corporea. Le piume avevano più lo scopo di rallentare la frenata quando planava, ma erano poco aerodinamiche. Le quattro ali, le piume sulle zampe lo fanno assomigliare all’Hoatzin, il volatile che vive nel Rio delle Amazzoni.

Sicuramente era poco adatto al volo e, forse, in lui era già in atto una delle tante trasformazioni che hanno permesso a certi animali di adattarsi ai nuovi ambienti e sopravvivere ai grandi cambiamenti. Tutto sommato, però, fa piacere pensare che non esistessero solo animali mostruosi, ma che fossero presenti anche creature più belle, colorate e meno aggressive, almeno dal punto visivo.

Roma ospita la grande mostra su Monet

Roma è una città che non ha certo bisogno di un motivo particolare per essere visitata, ma quest’anno se capitate da quelle parti entro l’11 febbraio 2018, dovete assolutamente recarvi al Vittoriano dove, nell’Ala Brasini è ospitata la mostra dedicata a Monet.

L’evento nasce per commemorare il grande artista e ospiterà  60 opere dell’impressionista, provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi. Si tratta delle stesse opere conservate nella casa di Giverny famosa per i giardini che lo stesso artista aveva immortalato, e che il figlio ha donato al museo.

Monet fece del suo grande amore, la pittura en plein air, il suo unico stile di vita e proprio grazie a questo riuscì a catturare ogni singola tonalità di luce dettata dal variare della stagione  e trasformarla in pure pennellate piene di energia. Saranno proprio quelle pennellate ad eliminare confini, delimitazioni e rendere la natura ancora più indistinta e abbagliante nel contempo.

Il percorso dell’esposizione tiene conto della forma evolutiva del pittore, partendo dalle caricature della fine degli anni cinquanta del XIX secolo, fino ad arrivare ai meravigliosi paesaggi rurali o urbani delle grandi metropoli. Le sue tante abitazioni, i figli e i quadri che hanno reso famoso in tutto il mondo il giardino della dimora di Giverny. Tra i capolavori più famosi che si potranno contemplare durante la mostra si trova Portrait de Michel Monet bebè del 1878 (ritratto del figlio del pittore); Ninfee dipinto tra il 1916 e il 1919 e dedicato al giardino di Giverny; Le Rose; Londres – Le Parlament – Reflets sur la Tamise del 1905.

Il costo del biglietto intero, comprensivo di audioguida, è di 15,00 €. Sono previste riduzioni per ragazzi dagli 11 ai 26, adulti oltre i 65 anni, appartenenti alle forze armate, portatori di handicap, giornalisti tesserati, guide, gruppi e bambini dai 4 agli 11 anni.  Ovviamente è possibile prenotare anche una visita guidata e per avere tutte le informazioni basta andare sul sito ufficiale della mostra.

Da Mortara parte il primo treno che arriverà in Cina

La globalizzazione ha ormai colpito vari settori e ora passa anche attraverso la ferrovia e il simbolo di questo evento è proprio il treno merci che, partendo da Mortara, unirà l’Italia alla Cina. Il viaggio, che si compirà in 18 giorni, terminerà a Chengdu nello Sichuan. Mortara, in provincia di Pavia, è il terminal di un importante polo logistico integrato e, il treno merci, in partenza alle 11.50, percorrerà 10.800 km per portare merci di vario genere in Cina.

Come mai si è resa obbligatoria questa scelta? La Cina, per il nostro settore commerciale è un paese emergente e , visto che sono molto interessati a macchinari, prodotti alimentari e articoli di design, è diventato indispensabile avviare una linea diretta di scambio economico. Per capire l’importanza di questo paese per la nostra economia basta pensare che la Coop è la prima GDO italiana ad aver avviato le vendite in Cina e lo ha fatto tramite a WeChat che conta oltre 880 milioni di utenti attivi.

Il treno trasporterà macchinari, mobili, prodotti in metallo, componenti per automobili e piastrelle. Ci si augura che i viaggi lungo questa nuova via della seta possano diventare una costanza, in modo da andare ad occupare quella fetta di mercato che per l’Italia è molto importante. Da gennaio  gli scambi aumenteranno ed entreranno in vigore due coppie di treni a settimana destinati, se cresce la domanda, a diventare tre!

Gang Chen, Vice presidente della Changjiu International Logistic, il partner cinese di questa operazione, si dichiara felicissimo della riuscita di questo progetto perché avevano tanti collegamenti con altri paesi europei, ma mancava quello con l’Italia che è la nazione che gli interessava di più. Auto, abbigliamento, pelletteria, vino, cibo, mobili e gioielli vanno a ruba in Cina e di contro, si importano prodotti di elettronica ed elettrodomestici. Speriamo che questo treno diventi veramente la nuova locomotiva trainante per l’economia italiana.

I Bitcoin: un boom che preoccupa la finanza

Quello che in principio sembrava un semplice gioco sta diventando un vero e proprio boom che sta attirando l’attenzione delle banche centrali. Fra alti e bassi, la criptovaluta è arrivata a superare quota 10 mila dollari.

Dall’inizio  dell’anno il bitcoin ha registrato un aumento del 900%, ma è particolarmente instabile poiché sono state registrati improvvisi crolli così come spericolati recuperi. Proprio per questo motivo l’alta finanza ha avviano un vero e proprio piano di osservazione nei confronti della valuta digitale, invitando tutti alla prudenza dell’utilizzo.

Intanto il mercato incomincia a farsi  affascinare da questo sistema di pagamento e sono in crescita gli esercizi che li accettano. La moneta teorizzata da Satoschi Nakamoto è stata usata nel mondo reale, per la prima volta, nel maggio 2010 da Laszlo Hanyecz che uso 10 mila bitocoin per comprare due pizze capricciose. Adesso, la stessa cifra di bitcoin ha raggiunto il valore di 66 milioni di dollari. Ma, in fondo, chi avrebbe mai pensato che una valuta scambiata tra pari, senza l’intermediazione di un’istituzione centrale che fa da garante, avrebbe preso piede? Invece è diventato un vero e proprio meccanismo globale dove server disseminati negli angoli più reconditi della Cina passano il tempo a validare transazioni e accumulare le ricompense.

Se prima erano considerati cose da mondo virtuale e basta, adesso che hanno raggiunto valori stratosferici, sono entrati nel mirino della finanza e presto arriverà il primo “future legato al bitcoin”. Sembra la moneta del futuro, eppure, nonostante in Gran Bretagna e Stati Uniti piovano fondi sulle start-up che si occupano di questo settore, il futuro della criptomoneta non è per nulla chiaro e definito. Quale sia la sua reale funzione, come si mantiene, cosa c’è dietro non è così lampante come dovrebbe essere e, a rendere il tutto ancora più inquietante, sono i grossi scossoni a cui è sottoposta la moneta digitale, scossoni che le leggi dell’economia non riescono a spiegare, quindi incomprensibili e imprevedibili.

 

Conoscere i propri diritti: il cellulare all’estero

Spesso ci troviamo ad affrontare situazioni in cui non sappiamo come muoverci ma, fortunatamente, esistono associazioni come Federconsumatori che possono, non solo aiutarci in quel determinato momento, ma anche fornire delle informazioni che aiutano a prevenite le problematiche. Visto che la conoscenza è un diritto/dovere, in questa pagina cercheremo di inserire sempre qualche argomento nuovo che vi aiuterà ad affrontare eventuali situazioni nel migliore dei modi.

Oggi parliamo del Roaming sempre pronto a svuotare il credito. Quando si parte per una vacanza all’estero è bene valutare attentamente le tariffe di telefonia mobile e, in particolare, il traffico dati. Le trappole “svuota credito” infatti arrivano proprio dal traffico dati. Prima dell’eliminazione del roaming, si faceva attenzione a controllare che il blocco di traffico dati fosse operativo, ma oggi che il cittadino pensa che il traffico sia libero, non fa più caso a questi particolari, ma sbaglia. Qui di seguito vi forniamo alcuni elementi a cui fare molta attenzione:

  • Alcune persone non sanno che quando ci si trova in alto mare su navi da crociera o traghetti, si utilizzano i collegamenti satellitari che sono particolarmente costosi (le cifre possono arrivare anche a 3 euro al minuto!). Per ritrovarsi senza credito basta un attimo poiché i cellulari continuano a scaricare dati e aggiornamenti. Quindi meglio bloccare  il traffico dati. La compagnia telefonica, comunque, è obbligata ad informare l’utente sulle tariffe applicate e se non si ricevono comunicazioni si può richiedere il rimborso dell’addebito.
  • Altro caso  riguarda la cifra utilizzata per internet che, in caso superi i 50 euro, deve scattare il blocco della rete per legge. Se il blocco non avviene è possibile richiedere il rimborso della quota che supera i 50 euro!
  • Se ci si trova in paesi extra Ue (Albania, Montenegro, San Marino, Svizzera) bisogna sapere che il Roaming non è stato abolito quindi, per evitare brutte esperienze, è bene valutare i costi che vengono applicati. Anche in questo caso le compagnie dovrebbero inviare, appena passato il confine, tutte le tariffe applicate. In caso non avvenga è possibile fare un reclamo.

Se, nonostante tutte le precauzioni doveste incappare in qualche problema potete rivolgervi agli sportelli di associazioni per la diversa dei consumatori in modo da poter essere assistiti nella richiesta dei rimborsi.

Mondiali di Calcio Femminile: niente diretta

La Nazionale Femminile di calcio sta cercando di qualificarsi per il Campionato del Mondo di Francia 2019 ma nessuna rete nazionale trasmetterà le partita di questa sera: perché?

Forse perché il mondo del calcio è stato sempre di dominio maschile? Forse perché lo scotto della qualifica della nazionali maschile è ancora troppo forte? Oppure perché le atlete femminili non hanno gli stessi diritti di quelle maschili? Ebbene si, c’è una discriminazione di sesso ma va ben oltre alla semplici considerazioni che abbiamo fatto fino ad ora.

Ci sono quattro sport in cui solo gli uomini sono considerati professionisti, mentre le donne sono dilettanti: calcio, la A1 di pallacanestro, ciclismo su strada e golf. Questo succede perché nello sport le donne non hanno tutele: non potendo essere professionisti, non hanno un contratto quindi niente tutele previdenziali e altro. Ovviamente il punto più discutibile è la gravidanza. Anche se hai un contratto, è stagionale e la gravidanza potrebbe far saltare il contratto, quindi niente compenso. Indubbiamente diventa impossibile dal punto di vista delle squadre garantire le stesse tutele che una donna può avere in un ufficio, ma è pur vero che una ragazza che vuole emergere nello sport non ha nei suoi progetti a breve termine un figlio. Quindi cosa realmente frena lo sport femminile?

A frenare questa ascesa sono solo gli interessi economici: le televisioni non trasmettono le partite femminili perché c’è ancora poco seguito (secondo loro) quindi questo non gli garantirebbe il giro di soldi che c’è dietro una qualsivoglia partita di serie A. L’unico modo per gli atleti (anche maschili) dilettanti, di sfondare è entrare nei gruppi militari: basta pensare che abbiamo lo sport più “militarizzato” al mondo.

Comunque le cose, a breve, non cambieranno. Per quanti successi potrà riportare la squadra femminile di calcio, prima che possa “gareggiare” con quelle maschili a livello di sponsor, ci vorrà molto tempo. Per ora non ci resta che dire “Forza azzurre”!