Tertium non datur (che già due sono troppi)
Franceschini segretario e Bersani candidato premier. Il massimo del ma-anchismo ispira la formula lanciata ieri da Pierluigi Castagnetti. Al quale evidentemente già due candidati sembrano troppi per il Pd: vorrebbe poter scegliere sia l’uno che l’altro.
Se poi addirittura si dovesse passare a tre candidati pesanti (ché in effetti altri nomi meno noti già hanno annunciato che correranno), capace che saltano tutti gli accordi. E come si fa?
Non sembra (invece) preoccupata del confronto Rosy Bindi, che spiega al Mattino il suo appoggio a Bersani (e anche di più il suo non-appoggio a Franceschini) e sostiene che se la paura del confronto dovesse portare (di nuovo) a un candidato unico sarebbe davvero il vecchio che avanza. Sul che è difficile darle torto, anche non simpatizzando e non condividendo il resto.
Note al margine (più locali).
Bassolino ci tiene a precisare che di tessere non si occupa. Lui. Altri, non si sa.
Quanto alla locale direzione del Pd, ieri hanno fatto l’analisi del voto, e non ci sono state né le dimissioni del segretario né bagni di sangue. Però si rivedono la settimana prossima. Qui e qui.


