Se si vive di sola tattica (forse non si vive)
Proprio ieri sera, chiacchierando con Francesco (Fiacot) si diceva che forse pure del Referendum si dovrebbe un po’ discutere.
Ecco, oggi apro i giornali e la frase che qui fa da titolo, anche senza parentesi, è quello che mi viene in mente, per prima cosa, leggendo di ripensamenti in casa Pd.
Perché qualcuno, lì — ora con più argomenti, dopo le dichiarazioni di voto del Cav — comincia a porre il problema (già ben visibile prima, per la verità) che “con il bipartitismo Berlusconi si prende tutto. Torna al voto e fa cappotto”. Ergo, occorre studiare una contromossa.
Non tanto ripensare o forse costruire una linea, a giudicare dalle notizie di stampa: rivedere le mosse dell’ennesima partita di scacchi. Eventualmente anche considerando le possibilità e l’utilità di flirtare un po’ con la Lega (già, perché no?).
Solo che, poi, più che la discussione potè il patto elettorale (di non belligeranza fra le sensibilità) — quel “ci siamo dati la regola di non alimentare polemiche prima delle elezioni” — e dunque tutto rinviato, come al solito.
Ché tanto, calendario alla mano, fra 7 e 21 giugno passano ben due (due) settimane.
Poi magari gli elettori non ci capiranno nulla e/o si orienteranno altrimenti, ma a chi importa? Dopo il 7 giugno, si potranno finalmente fare quei conti da tempo rinviati (e perfino a partire da numeri certi come i dati elettorali). E allora… via verso il congresso.
ps. Su Napoli, per il momento, passo.


