Idee ragionevoli su Bagnoli
Il professor Ugo Leone ha certamente i suoi difetti, però ha il pregio — rarissimo in città — di dire quello che pensa senza troppe mediazioni.
Poi, incidentalmente, sull’eterno caso della colmata di Bagnoli (che ha ripreso a spostarsi o a non spostarsi a giorni alterni e verso luoghi variabili) mi capita di avere da sempre pensieri straordinariamente simili ai suoi, che leggo in una lettera a Repubblica.
Da non tecnico — scrive Leone — ho sempre pensato che il problema si può descrivere in 2 modi. Se la colmata è costituita da materiali non pericolosi, “la spesa della rimozione non vale la bontà del risultato (il fantomatico recupero della linea di costa)”. Se invece i materiali che la compongono fossero davvero “di eccezionale pericolosità anche se non se ne conosce a pieno la natura” è come essere davanti a un tumore sconosciuto, “la cui rimozione potrebbe mettere pericolosamente in circolo cellule impazzite produttrici di metastasi”.
Per cui — conclude — “per quanto mi riguarda, la colmata sta bene dove sta e, una volta tanto, i mali (mancanza di fondi) non vengono per nuocere”.
Mi associo, e spero che almeno in questo caso i soldi non riappaiono all’istante (come è già accaduto per gli Studios).
Segnalerei ancora solo il contenuto di un’altra lettera allo stesso quotidiano, a sostegno dell’idea (questa volta mia) che istituzioni locali e governo nazionale potrebbero davvero prendere in considerazione l’ipotesi di risparmiare, imprimendo una svolta a questa storia. Senza neppure temere di perdere troppo consenso (salvo che in ambienti iperambientalisti e/o interessati).
Come scrive il signor Del Pizzo, infatti, “non è vero che nessuno vuole la colmata di Bagnoli: la vogliono tanti cittadini che sognano un parco sul mare con tanto verde, giochi per bambini, panchine per anziani, bar e ristoranti”. I quali cittadini si chiedono pure perché rimuovere quell’oggetto “a ogni costo spendendo inutilmente danaro pubblico e lasciando, come è già avvenuto in altri luoghi della nostra regione, delle ferite oscene”.
Osate, mi viene da dire, che i cittadini possono capire che si cambi linea.
Poi, certo, resta ancora l’ostacolo del solito, potentissimo (ed eterno pure lui) direttore generale del Ministero dell’ambiente, che oggi starebbe “salvando” il progetto di delocalizzazione della colmata, come spiegava qualche giorno fa l’acutissimo e informatissimo prof. Mazziotti.
Pure il Mascazzini, tuttavia, prima o poi, andrà in pensione (dove peraltro già dovrebbe essere se non godesse di una stra-ordinaria stima bipartisan).
Anzi, con l’occasione: non è che qualche ministro amante dei risparmi e dei pensionamenti ci volesse aiutare su questo preciso punto?
ps. Insieme alle lettere già citate, nella pagina dedicata a Bagnoli ho messo un po’ di altri articoli (o link). Non commento oltre, però, ché domani il tema potrebbe tornare di attualità, aiutato dai domenicali.


