… Non fate troppi pettegolezzi
C’era un’altra inchiesta che probabilmente preoccupava Giorgio Nugnes più di quella sugli scontri a Pianura. Se ne parla un po’ su tutti i giornali, oggi. Nei retroscena di Antonio Corbo su Repubblica, qui nella versione delle pagine nazionali, e nel pezzo di Marco Imarisio su Corsera. E poi di nuovo nelle cronache locali di quegli stessi giornali e (immagino) anche su Mattino e Roma, che tra poco leggerò nella versione cartacea.
Poi ci sono i tentativi di ragionare sul senso del gesto dell’ex-assessore. Sul significato che quel gesto ha (o dovrebbe avere) per la città, e per la politica.
Ieri pomeriggio, poco dopo le prime notizie, ci aveva provato Velardi sul suo blog, subito ripreso dalla stampa, e oggi ci provano Paolo Macry e Giuseppe D’Avanzo.
E in questo secondo caso a venire in primo piano è innanzitutto il discorso su Napoli. Che divora i suoi figli, stremata dalla solita classe dirigente, che affonda sempre più, dice Macry. E dove a uccidere Nugnes, forse, è stato davvero lo scuorno, come azzarda D’Avanzo, che tuttavia non smuove di un millimetro un ceto politico che sembra avere smarrito il senso della vergogna, le tante persone che danno corpo a quelle istituzioni cittadine assediate dalle inchieste giudiziarie, le quali anche oggi “appaiono aggrappate — tenacemente — alle proprie rendite politiche”.
E difatti, nonostante l’ombra della morte, non mancano né le opinioni degli assessori — che si sentono troppo esposti – né i giudizi di un parlamentare dei più ineffabili, come Villari.
Solo ieri, del resto, avevamo letto tutta una serie di improbabili racconti sulle dimissioni di un assessore-chiave del Comune di Napoli, ufficialmente legate soltanto a motivi privatissimi e (dunque) non dicibili, e non detti.
A me, allora, per la verità non tornano alla memoria i suicidi illustri di Tangentopoli (ha ragione D’Avanzo, il paragone con Cagliari, Gardini o Moroni è incongruo), e neppure accosterei il caso di Nugnes a quello di Enzo Tortora (ché forse la distanza fra Tortora e Nugnes è ancora più forte), ma semmai un altro piccolo suicidio.
Poi, ovviamente, pure i fatti che ricordo io conservano la loro unicità e diversità — e inspiegabilità — ma mi pare che più direttamente chiamino in causa i meccanismi perversi di cui era stata (e forse è ancora, di nuovo) responsabile – politicamente (poi si vedrà se le responsabilità sono dimostrate anche sul piano giudiziario) — la macchina della politica. Locale, e non solo locale.
Con conseguenti tragedie private, a volte.


