La porta scorrevole e i suoi usi

La porta scorrevole è un articolo particolarmente adatto per chi, come molti di noi, ha necessità di risparmiare ogni singolo spazio possibile. Questo modello di porta infatti, a differenza del tradizionale a anta, non richiede nessuno spazio nel momento di apertura e chiusura.
In questo modo, nello spazio lasciato libero, è possibile la disposizione di oggetti o mobili che in altra forma andrebbero posizionati in un luogo differente della stanza occupando lo spazio di qualche altro articolo d’arredo.
PORTA SCORREVOLE CHE SCOMPARE
Il modello di porta scorrevole più diffuso è sicuramente quello a scomparsa. La porta è visibile quando chiusa e invisibile quando aperta, in quando scorre all’interno della parete scomparendo alla vista. Che c’è di più comodo e esteticamente flessibile?
L’unica scomodità presentata dalla porta scorrevole a scomparsa è la necessità di un controtelaio, che permette di offrire lo spazio apposito all’interno della parete dove la porta possa correre. Il controtelaio quindi deve essere della grandezza esatta per permettere il corretto scorrimento della porta. La collocazione del controtelaio non è quanto si possa definire pratico, in quanto necessita essere inserito all’interno della parete, che deve essere distrutta e ricostruita. Ciò comporta evidenti disagi in termini di costi e tempo, ma un lavoro ben fatto ci assicurerà la comodità di una porta scorrevole per gli anni a venire.
In caso non sia possibile l’installazione di un contretalaio, è necessario cercare delle soluzioni alternativi alla porta scorrevole a scomparsa. Le opzioni di certo non mancano.
La prima alternativa potrebbe essere quella della porta a scorrimento esterno, un poco più ingombrante dal punto di vista estetico, in quanto scorrerà su un binario posto sulla parte superiore della parete in cui la porta verrà collocata, ma non necessita la presenza di un controtelaio, con il conseguente beneficio in termini di risparmio di tempo e spazio.
Un’altra affermata alternativa alle porte scorrevoli a scomparsa è quella delle porte scorrevoli a vetro, eleganti e raffinate. Possono fungere da specchio e essere inserite in graziose cornici in legno colorato, o essere trasparenti e permettere di vedere cosa si trova al di là di esse.
Una soluzione intermedia tra lo specchio e la trasparenza è quella della porta scorrevole a vetro smerigliato, che regala una semtrasparenza esteticamente piacevole.
Tra le opzioni più originali sicuramente quella della porta scorrevole a mosaico, soluzione artistica per l’arredamento della nostra casa. Mosaici raffiguranti paesaggi naturali, figure religiose, motivi geometrici, piante, animali, insomma tutto ciò che ci piace e di buon gusto all’interno del nostro arredamento è possibile per la nostra porta scorrevole!

FV di Seconda Generazione, scopriamo di cosa si tratta

Il Fotovoltaico di seconda generazione è quello dei moduli a film sottile, che promette di realizzare una riduzione dei costi di produzione dei moduli sostituendo il silicio cristallino con altri materiali semiconduttori meno costosi e con tecnologie più produttive.
Lo sviluppo delle TFCs è legato sia alla ricerca di materiali alternativi al silicio, sia alla nascita del concetto thin film.
Le celle CIS (rame-indio-selenio) furono sviluppate già a partire dagli anni ’70 con risultati molto promettenti. Erano oggetto di studio, però, solamente le celle composte da singoli cristalli.
Fu solo nel 1980 che Wolf e Lofersky, studiando celle composte da strati sottili di silicio, notarono che la diminuzione dello spessore dello strato attivo della cella aumenta la tensione di circuito aperto a causa della riduzione della corrente di saturazione. Questo concetto venne inizialmente applicato al silicio, ottenendo le crystalline silicon thin film solar cells (c-SiTFC); in seguito, grazie all’introduzione a metà degli anni ’80 della tecnologia di fabbricazione sputtering, è stato possibile costruire celle sottili con materiali alternativi, meno costosi del silicio cristallino, come quali il silicio amorfo (a-Si), il telluluro di cadmio (CdTe), il diseleniuro di rame e indio (CIGS), l’ arseniuro di gallio (GaAs).
TFC, Thin Film Solar Cells
Le celle a film sottili vengono create grazie ad una deposizione consecutiva di strati molto sottili di atomi, ioni o molecole. Queste celle, i cui spessori vanno dall’1 ai 10 μm, hanno diversi vantaggi rispetto a quelle tradizionali, come afferma il sito http://www.fotovoltaicoinfo.it
Le celle a film sottile non hanno, al contrario delle celle tradizionali, una griglia come elettrodo superiore, ma utilizzano uno strato sottile di TCO (Transparent Conductive Oxide), formato da materiali trasparenti e conduttivi, per non causare perdite ottiche e ohmiche. In caso il TCO non riesca a compiere questa funzione, può essere aggiunto un ricoprimento antiriflesso.
Lo strato attivo delle celle policristalline a film sottile è costituito da grani di diametro piccolissimo di materiali semiconduttori che hanno proprietà molto diverse da quelle del silicio, come ad esempio un bandgap diretto. Questi materiali riescono a creare un campo elettrico se è presente un’interfaccia costituita da diversi materiali, detta eterogiunzione.

Buoni consigli per realizzare le tende a pacchetto in casa

Per gli amanti degli hobby casalinghi, dei lavori manuali, o semplicemente coloro che vogliono risparmiare e a tempo da dedicare a lavori di decoro, fabbricare le proprie tende a pacchetto al posto di comprarle in negozi o online è sicuramente una buona scelta! Informarsi e documentarsi riguardo alle procedure di realizzazione, ai tessuti da utilizzare, misure eccetera, è di fondamentale importanza per la buona riuscita del nostro lavoro. Se seguiamo le istruzioni necessarie, saremo capaci di dar forma a tende a pacchetto personalizzate che daranno un tocco unico alla nostra casa.
Il sito sulle tende a pacchetto , ci fornisce diversi consigli riguardo le tende a pacchetto home made. Ago, filo e tanta volontà sono gli ingredienti di base, ma molti altri sono gli accorgimenti a cui dovremo far fronte. Dai costi ridotti e fonte di soddisfazione, la soluzione fai date permette l’applicazione di colori e fantasia che più ci piacciono, senza dover essere vincolati dai gusti di un produttore.
Gli strumento necessari per la realizzazione di tende a pacchetto fai da te
Riportiamo una breve lista degli strumenti di base che dobbiamo procurarci per la realizzazione delle nostre personali tende a pacchetto.
Innanzitutto niente potrà essere creato senza ago, forbici, filo di cotone e macchina da cucire. Sicuramente la maggior parte di voi si sta lanciando in questo progetto avrà già altre esperienze in settore “taglia e cuci” e di conseguenza avrà questi materiali a portata di mano.
Il tessuto più facilmente lavorabile, soprattutto se alle prime armi, è il cotone. Assicuriamoci al momento dell’acquisto di avere ben chiare le misure necessarie per nostre finestre, e quindi della quantità di materiale che ci serve.
Federa e velcro saranno i materiali essenziali per il fissaggio delle nostre tende, mentre metro e gesso per sarte gli strumenti necessari affinché il lavoro sia preciso e corretto.
Ultimo ingrediente necessari ad una buona realizzazione: cordini o fili di nylon.
Si comincia!
Prendiamo quindi forbici e tessuto ed iniziamo a tagliare. Il nostro taglio dovrà essere il più preciso che possiamo. Il passo successivo sarà unire la stoffa con la federa, la prima col dritto verso l’alto, la seconda col dritto verso il basso. Dopo aver rivoltato il bordi di almeno 1,5 cm potremo iniziare a cucire. Le pieghe saranno ottenute creando guaine.
A lavoro terminato dovremo inserire gli anelli e successivamente far passare il cordino all’interno di essi in modo da poter alzare la tenda. La distanza ottimale tra i cordini deve essere superiore ai 30 cm. Nella parte superiore della tenda si dovrà cucire il velcro, nella parte che dà verso la finestra, in quanto necessario per l’installazione. Attraverso i fili di nylon la tenda verrà appesa ad una asta di supporto e collocata alla finestra. Lavoro compiuto!

Scegliere come asciugare i panni

La scelta tra i differenti modelli di asciugatrice richiede sempre tempo e attenzione, ma è necessaria per trovare la soluzione più idonea alle nostre necessità. Meglio impiegare tempo nella scelta, che effettuare un acquisto frettoloso e poi pentirsene!
Qui ci vengono dati alcuni acquisti per comprare l’asciugatrice migliore!
Come scegliere tra diversi modelli di asciugatrici: optare per l’acquisto di una asciugatrice o asciugabiancheria significa scegliere l’opportunità di migliorare la propria vita domestica, grazie ai pratici vantaggi che questo apparecchio può offrire, in particolar modo per chi vive in zone umide e poco toccate dal sole nella stagione invernale. In questi infatti,casi stendere il bucato è una vera e propria tortura! La prima decisione da prendere al momento dell’acquisto è se abbiamo bisogno di una semplice asciugatrice, in quanto già siamo in possesso di una lavatrice, o se al contrario ci verrebbe più utile l’acquisto di una lavasciuga, in quanto ci manca anche la lavatrice. La lavasciuga necessita di due cicli per asciugare completamente tutta la biancheria.
A seconda del modello di funzionamento possiamo classificare le asciugatrici in tre categorie:
1. Asciugatrici a espulsione
Le asciugatrici ad espulsione o evaquazione furono le prime conosciute in Italia e rimangono un efficiente e collaudato prodotto. Questi elettrodomestici funzionano tramite ventilazione ad aria calda. Un tubo flessibile viene collegato ad uno scarico sottrae umidità alla biancheria. Per questo è imprescindibile la vicinanza ad uno scarico per l’acqua, che può essere per esempio quello della lavatrice.
2. Asciugatrici a condensazione e a pompa di calore
Le asciugatrici a condensazione sono attualmente le più vendute del mercato, probabilmente grazie all’estrema comodità, dovuta alla mancata necessità di un tubo di scarico: gli indumenti deumidificati espellono acqua che viene condensata, incanalata in appositi recipienti interni successivamente svuotati. La nostra asciugatrice ci segnalerà, tramite luci e suoni, il momento in cui sarà necessario svuotare i recipienti. L’acqua così ottenuta, essendo demineralizzata, può essere riutilizzata, ma a scopi non alimentari.
Le asciugatrici a pompa di calore, invece, funzionano come un climatizzatore. Un compressore a gas refrigerante riscalda l’aria e successivamente raffredda l’elemento di condensazione.
3. Asciugatrici a gas
Le asciugatrici a gas sono le più costose al momento d’acquisto, ma a lungo termine risultano essere le più efficienti ed economiche a livello di consumo energetico. Raggiungono la temperatura di esercizio molto più rapidamente delle asciugatrici elettriche, riducendo di molto il tempo per asciugare i nostri vestiti. In Italia sono ancora poco diffuse, ma presto i vantaggi che presentano le renderanno famose a livello nazionale!

Manutenzione dell’usato ed il generatore di corrente

L’acquisto di un articolo di seconda mano offre un considerevole risparmio iniziale rispetto all’acquisto di uno nuovo, ma poi sarà necessario affrontare maggiori costi di manutenzione. Questo vale particolarmente se parliamo di apparecchiature elettriche, come ad esempio i generatori di corrente, che se comprati usati necessiteranno costante supervisione e pulizia per garantire il buon funzionamento.
Provvedere ad una buona manutenzione richiede di conoscere specificatamente i singoli componenti che compongono un generatore di correte. Rivolgersi ad esperti è sempre una soluzione efficace, anche perché mettere mano a componenti elettrici senza essere molto esperti in settore non è mai una buona idea!
Avere un’idea di come funzionino i procedimenti di manutenzione e supervisione è comunque interessante, anche se poi a svolgere questi compiti saranno degli esperti. In caso di rottura o mal funzionamento del generatore di corrente si avrà un’idea di quali possano essere state le cause, ma mi raccomando prestate veramente tanta attenzione se decidete di tentare degli aggiustamenti fai da te. Come ripetuto più volte, consultare un esperto è certamente la soluzione più sicura.
Che tipo di verifiche vengono effettuate sui generatori elettrici?
Da effettuare in primis sicuramente una pulizia profonda e generale dell’apparecchio e di tutti i componenti che ne fanno parte. Una apparecchiatura sporca e intasata non potrà sicuramente permettere il buon funzionamento del generatore. Successivamente, lo specialista provvederà a verifiche di natura tecnica a livello di componentistica generale: saranno controllati il livello dell’olio, quello della miscela refrigerante, lo stato di manicotti e tubazioni e la tensione delle cinghie degli ammortizzatori. In aggiunta verranno sicuramente controllati i funzionamenti di elettromagneti, termostati, pressostati e motori di avviamento.
Spesso risulterà necessario sostituire olio e relativi filtri, cos’i come quelli del gasolio e della miscela refrigerante. Potrebbe essere momento di sostituire le batterie di avviamento o semplicemente di procedere ad alcune piccole riparazioni.
Quadro elettrico e impianto combustibile:
Di primaria importanza sarà procedere ad una verifica dei vari componenti che si trovano a far parte del quadro elettrico del nostro generatore elettrico di seconda mano, tra i quali:
- check up fusibili;
- check up temporizzatori;
- check up carica della batteria;
- check up strumenti di misurazione;
- check up contatti relè e teleinterruttori;
–check up sistemi di allarme;
Per quanto riguarda l’impianto combustibile, gli interventi necessari riguarderanno ovviamente il controllo del livello di combustibile e successivamente la verifica della eventuale presenza di acqua nella cisterna e la verifica del pescaggio.

Seggiolini per auto: consigli utili

L’acquisto di un seggiolino per auto deve essere fatto con la totale attenzione, in quanto c’è in gioco la sicurezza dei nostri figli. I modelli sono in numero svariato, ognuno con differenti prestazioni e caratteristiche estetiche, ma ci sono degli elementi che possono essere considerati validi per qualsiasi tipo di seggiolino, come si afferma qui. Vediamo quindi di quali si tratta.
1.Che auto abbiamo?
La prima considerazione da fare sarà ovviamente riguardo al tipo di macchina in cui dovremo collocare il nostro seggiolino. Se i sedili sono adattabili agli attacchi Isofix, è consigliabile proceder all’acquisto di un seggiolino che possieda questo tipo di agganci. In caso di mancanza, assicurarsi comunque di scegliere un seggiolino totalmente sicuro e stabile, che protegga il bimbo da possibili urti o frenate brusche.
2.quanti anni ha il nostro bambino?
La scelta del seggiolino dipende per la maggioranza dall’età del nostro bambino e conseguente peso e altezza. Esistono seggiolini provvisti di adattatore, che ci permette di continuare a utilizzare lo stesso seggiolino anche una volta che il bambino sia cresciuto in altezza.
3.quanto possiamo spendere?
Le considerazioni economiche come ben sappiamo sono di primaria importanza in qualsiasi acquisto. Ma quando le variabili in gioco sono di vitale importanza, come la sicurezza di nostro figlio, dobbiamo mettere in primo piano considerazione di tipo tecnico, di qualità e affidabilità piuttosto che quelle di livello economico. Comprare un seggiolino di seconda mano, per esempio, ci consentirà sicuramente di risparmiare al momento d’acquisto, ma assicuriamoci che l’articolo scelto abbia mantenuto le sue corrette funzionalità!
4.quanto viaggiamo?
Le esigenze saranno sicuramente diverse per chi deve affrontare lunghi viaggi in macchina con i propri figli piuttosto che brevi spostamenti. Più tempo programmiamo di passare in auto più attenzione dovremmo porre alla stabilità e sicurezza del nostro seggiolino!
5.controllo dell’omologazione e certificazione secondo le leggi europee.
Assicurarsi che il seggiolino corrisponda alle norme di sicurezza vigenti!
6.cinture di sicurezza a 5 punti
assicuriamoci che le cinture di sicurezza del nostro seggiolino siano quelle a 5 punti, ovvero le migliori ai fini di garantire una perfetta tenuta.
Regola generale: mai utilizzare accessori o componenti che non siano inclusi nel seggiolino stesso.
Il seggiolino acquistato ci viene dato completo e funzionale, e deve mantenere i suoi componenti tal come sono. In questo modo sarà anche possibile restituirlo in garanzia in caso di eventuale mal funzionamento o rottura.

Impianto di riscaldamento: si va verso la ecosostenibilità

I nostri classici termosifoni, scaldabagno, gli umidificatori o i deumidificatori che ci aiutano a superare il freddo invernale soprattutto nei mesi che vanno da ottobre a marzo, risultano rappresentare un grave problema in termini di eco sostenibilità per il nostro amebinte. I problemi che abbiamo causato al nostro pianeta ignorando gli effetti collaterali che comportano la maggior parte dei nostri comfort, stanno diventando sempre più reali, evidenti e impossibili da ignorare. Impegnarci a vivere una vita responsabile e rispettosa della nostra Terra, coscienti delle conseguenze delle nostre azioni, è un inizio verso una Era più prospera e felice. Perché non iniziare dai metodi di riscaldamento?

Riscaldamento moderno
I primi termosifoni come quelli che abitano le nostre case, nacquero nella seconda metà del 1800 come “radiatori”, in quanto irradiano calore. La fonte di calore è costituita da una caldaia a gas. Le correnti d’aria convettiva, che portano a riscaldare prima l’aria del soffitto e poi quella sottostante, rendono i radiatori tradizionali sistemi di riscaldamento a alta dispersione di calore.
La versione più ecologica ai radiatori tradizionali è il riscaldamento con stufe a pallet. Queste stufe di ultima generazione utilizzano materiale ligneo biocombustibile che comporta numerosi miglioramenti di tipo ecologico e energetico. Il legno, venendo completamente bruciato, non genera inquinamento. I residui di cenere sono facilmente smaltibili come fertilizzanti. I costi sono inferiori rispetto a gas a metano e elettricità.

Le nuove frontiere
La scarsa efficienza termica delle costruzioni, provoca grandi dispersioni dell’energia impiegata per riscaldare le nostre case. Qualsiasi edificio dovrebbe ridurre drasticamente questo spreco. Un ottimo isolamento termico ottenuto grazie l’installazione di materiali e infissi isolanti, è la soluzione giusta per aumentare l’efficienza del nostro impianto di riscaldamento.
L’impiego di pannelli solari nella produzione di acqua calda, è una scelta efficiente e eco sostenibile. Nella speranza che gli incentivi tornino ad aumentare, rimane sempre una soluzione più che valida alle classiche caldaie.
Altra importante fonte di risparmio energetico, e sempre più utilizzato negli ultimi anni, è il riscaldamento a pannelli radianti. Il calore che proviene da sotto il pavimento o dietro le pareti, si propaga nell’ambiente da riscaldare senza dispersioni. Il risparmio energetico ottenuto rispetto a un tradizionale radiatore si aggira in intorno al 35%.
Molto interessante è il nuovo arrivato impianto di riscaldamento a raggi infrarossi, onde elettromagnetiche che scaldano direttamente persone e oggetti presenti nelle stanze, senza disperdere calore nell’ambiente circostante. Questo sistema offre ottima condizione di benessere in cambio di ridotti consumi.

I requisiti di accesso alla fecondazione assistita

Perché si possa vedere riconosciuto un accesso alle tecniche di fecondazione assistita, non è sufficiente promuovere una richiesta, o recarsi in un centro specializzati, o ancora pagare un ticket o cose simili. È infatti necessario anche possedere tutta una serie di requisiti inderogabili, senza i quali, a norma della legge numero 40 del 2004, la struttura è in dovere di rifiutare che il richiedente si sottoponga alle tecniche di procreazione assistita.

È la stessa legge numero 40 del 2004 a dettare i requisiti in specie richiesti e necessari per poter ottenere il diritto di accedere alla procedura di procreazione assistita. Tali requisiti sono in specie e con spirito analitico elencati nel primo articolo della legge. Essi devono essere posseduti tutti, e non dunque solo in alternativa l’uno all’altro, in entrambi i membri della coppia che intende prendere parte alla procedura di fecondazione assistita.

Chi può accedere alla P. M. A.?

È necessario prestare molta, molta attenzione a ogni singolo requisito indicato dalla legge. In mancanza, la struttura ha l’obbligo di rifiutare il vostro accesso alla P. M. A., perché la legge così ha deciso. Vediamo allora insieme quali sono questi molti requisiti indicati dalla norma:

  • Bisogna essere una coppia sposata o convivente
  • Bisogna essere una coppia eterosessuale, composta quindi da un uomo e una donna
  • Bisogna che entrambi i singoli membri della coppia siano vivi

 

Inoltre, è possibile solamente ricorrere alla fecondazione assistita omologa in Italia, cioè in cui si ricorra ai gameti della donna, moglie o convivente della coppia, e uomo, marito o convivente della coppia. E questo significa dunque che non si può ricorrere alla fecondazione assistita eterologa, in cui si fa ricorso ai gameti di un soggetto terzo, che nulla a che fare con la coppia.

Fecondazione omologa o eterologa?

Questo divieto infatti dipende dalla legge e non può essere aggirato. L’unica possibile strada da perseguire in questo caso è il sottoporsi alla fecondazione assistita all’estero, con tutti i costi del caso. Questo potrebbe casomai essere utile per quanto riguarda i casi di sterilità o infertilità assoluta, ma fino a eventuali interventi sulla legge, in Italia non potrà mai essere attuata.

Molti infatti vi ricorrono in Spagna, che permette tali trattamenti a costi piuttosto ridotti e contenuti, ma pur sempre elevati: insomma, possiamo definirli come contenuti solo se facciamo riferimento alla media di tali tipologie di trattamento. Si tratta di descrivere questi casi come di turismo procreativo.

Ci sono nuove fonti per le cellule staminali!

È uno dei momenti meno indicati, forse, per affrontare il discorso delle cellule staminali: risultati positivi e paure in senso negativo si rincorrono senza freno, fuori e dentro i media, nelle strade, nelle case, nei bar, nei telegiornali. Insomma, un po’ dappertutto non si può fare a meno di parlare e discutere del possibile ruolo attuale e futuro delle cellule staminali: le notizie sempre più recenti che appaiono e compaiono a ripetizione, a ritmo serrato, non possono che alimentare il dibattito (clicca qui per informarti in maniera indipendente).

Come sapete, le fonti da cui i medici e gli scienziati attingono le cellule staminale per cominciare e iniziare i loro trattamenti sono discussi. Anzi, una di queste è anche il fulcro di quella che è la discussione etica e il serrato dibattito etico intorno al loro utilizzo. Non vogliamo per nulla, qui in questa sede, addentrarci in discussioni e disquisizioni di carattere medico, etico o scientifico, dato che non ne abbiamo per nulla le competenze e potremmo rischiare solo di sbagliare.

Ci rimettiamo invece, insomma, a quelle che sono le risultanze restituite dalle notizie e dalle news di cui siamo tutti e un po’ sempre bombardati in questi giorni e, in specie, nel periodo più recente. Un esempio dunque sono le cellule staminali raccolte a partire da cordoni ombelicali, dunque solo ed esclusivamente in corrispondenza della nascita di un bambino, e delle presenza di un feto.

Addio al topino dei denti con l’avvento delle cellule staminali?
E invece, in India, si è scoperta una ulteriore fonte a partire dalla quale è possibile prelevare cellule staminali da poter utilizzare a scopo di trattamento medico, una fonte che, a sentirla dire da profano, pare quasi far ridere. E infatti abbiamo, in maniera simbolica ed emblematica, aperto questo paragrafo con una domanda simpatica e provocatoria, ma del cui senso, se proseguirete qui nella lettura, sarete ben presto illuminati.

Gli scienziati indiani hanno appunto scoperto la possibilità di estrarre cellule staminali idonee per i trattamenti medici da esse derivanti dai denti da latte dei bambini. Ripetiamo, sembra quasi una idea comica che non passerà più il topino dei denti, o da certe parti la così chiamata fatina dei denti, a prelevare queste preziose fonti di cellule staminali, ma che invece molti andranno a donarli ad appositi centri o banche di cellule staminali. Eppure sarà questa una pratica che molti, presto o tardi, cominceranno ad adottare, se i risultati qui esposti risulteranno corretti.

Pressoterapia: soluzione universale o aiuto particolare?

Non è raro che, non appena la scienza idea e rilascia un nuovo metodo per combattere una particolare problematica, una patologia o un inestetismo, ci si riferisca subito a esso, senza le necessarie conoscenze particolari e a volte anche senza un reale fondamento scientifico, come se fosse la panacea, la cura per tutti i mali. La realtà è che non esistono panacee, e che ogni invenzione o scoperta deve essere analizzata per quella che è veramente.

Dobbiamo qui, evidentemente, ridurre il discorso generale cui abbiamo fatto riferimento, al quadro invece assai particolare del trattamento di pressoterapia, specie se ricondotto alla necessità di combattere o curare i problemi e gli inestetismi derivanti da cellulite, o ritenzione idrica, o ancora da lassismo del sistema circolatorio di fluidi e di sangue.

Non si può infatti affermare, senza se e senza ma, che questa metodologia di trattamento sia la soluzione definitiva a ogni problema, in specie femminile, alle problematiche cui essa mira. È, questo è sicuro, una ottima soluzione aggiuntiva, o comunque una buonissima soluzione lenitiva: i casi in cui essa ha determinato un successo al 100% sono però, probabilmente, più unici che rari.

Chi sono i pazienti di pressoterapia?
Non è possibile per chiunque sottoporsi ai trattamenti di pressoterapia. Esistono infatti una serie di controindicazioni, e in specie di situazioni sanitarie e patologiche rispetto alle quali non è non solo consigliabile, ma addirittura non deve essere permessa una combinazione rispetto alla pressoterapia. In tal senso, allora, ti dobbiamo per forza consigliare di informarti quanto più possibile in ordine a tali rischi di combinazioni.

A maggior ragione, deve per forza essere un consiglio che deve esserti trasmesso quello di riferirti a un esperto, e in particolare di chiedere a questi un consulto. Nel momento in cui il medico avrà verificato la tua reale situazione, dal punto di vista sanitario e dal punto di vista medico e patologico, allora sarà possibile verificare per davvero se sia possibile o meno sottoporti al trattamento di pressoterapia.

I rischi della pressoterapia
Nel momento in cui ti presenterai dal tuo medico per il necessario consulto, informati e richiedi anche tutte le informazioni di cui dovessi avere bisogno con riguardo ai rischi che possono sorgere dal sottoporsi al trattamento di pressoterapia.

In questo modo potrai essere sicuro della assenza di combinazioni rischiose, o anche di conseguenze indesiderate. Poter essere sicuri e tranquilli è una base fondamentale per quanto riguarda interventi di tipo medico o estetico.

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