Sweet home
Case. What else?
ps. Io non sono contro l’idea che servano case. Perfino in città. Nonostante (o proprio perché) non troppi anni fa si diceva “nemmeno più un vano a Napoli”.
E nemmeno sono così astratta da ignorare che l’edilizia è un classico per rimettere in moto l’economia (come si dice) in tempi cupi.
Però credo che andrebbe aperta una riflessione pubblica, lucida, serissima, spietata, sul fatto che — in chiusura di quel famoso lungo ciclo di governo del centrosinistra di qui — sembra che non ci resti altro da fare che case, o comunque cose di mattoni (e che non esistano attori economici altri dai costruttori con cui dialogare). Di nuovo. Come (quasi) sempre nella storia nostrana.
E a promuovere la riflessione — a dire qualcosa — dovrebbe certamente essere chi (come noi) aspira a fare l’osservatore di politiche e politica locale, ma anche — e direi prima, soprattutto — chi di quel ciclo è stato animatore e protagonista. Ma non mi pare proprio che tiri quest’aria come cercavo di far notare già per il caso di Bagnoli.
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Credit. La dolce casa viene dalla mostra di Banksy in quel di Bristol.


